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n° 7 Sabato 18 Febbraio 2017

EDITORIALE

 Ospiti: una famiglia di profughi

PROFUGHI-18022017È una famiglia siro-palestinese, di religione musulmana, composta di cinque persone, madre e quattro figli, una di 10 anni, uno di 14, uno di 17 e uno di 19. Sono scappati da Damasco a causa della guerra e sono stati accolti in un campo profughi in Libano. Fanno parte di un gruppo di profughi, che periodicamente, con i così detti “corridoi umanitari”, vengono accompagnati in Italia per opera della Comunità di Sant’Egidio. Giungeranno a Roma il 24 febbraio (sciopero aereo permettendo) e saranno subito assegnati alle parrocchie o istituzioni che avevano dato la disponibilità ad accoglierli. Tra queste anche la parrocchia di Santa Maria Maddalena disponibile ad accogliere una famiglia di profughi. Verrà ospitata in una casa della parrocchia, fino a qualche mese fa utilizzata dall’ associazione Il Delfino e dal C.A.V. Molti hanno partecipato a preparare la casa. Non c’era cucina e allora tanti volontari hanno collaborato, chi a creare la cucina, chi a predisporre gli impianti, chi a donare il letto, chi il frigo, chi la lavatrice, chi il divano, chi le coperte e le lenzuola, chi i piatti e le stoviglie, insomma una bella gara di solidarietà. Qualcuno potrebbe dire: perché non si aiutano prima i nostri poveri, disoccupati, senza casa, invece di aiutare questi che vengono da fuori? La risposta è semplice. I nostri poveri, possono comunque avere degli aiuti, per esempio dai parenti, dal Comune con i servizi sociali, lavori socialmente utili, Protezione civile, pronto intervento, palazzo Scala di Ferro, aiuti dalla Chiesa con la Caritas, col Volontariato, con le Case di accoglienza per i senza tetto quella di Suor Nicoli per gli uomini  e quella di San Francesco per  le donne, possono usufruire di una assistenza sanitaria. I profughi invece non hanno tutto questo, sono soli, non conoscono neppure la lingua per spiegarsi. Sono come quando si corre in pronto soccorso, quelli contrassegnati col bollino rosso, cioè i più gravi, hanno la precedenza su tutti gli altri.                                                             

D.D.

 

RAGGIO DI SOLE

 UN CHICCO DI FRUMENTO

CAMPO-DI-GRANO-18022017Erano nati a primavera con i raggi del sole in un campo di un luminoso verde tenero. Tutti nella loro culla che mamma Spiga aveva preparato con cura. Tanti lettini allineati che il vento cullava, mentre grilli e cicale cantavano la ninna nanna. Dal verde tenero diventarono di un bel giallo brillante, sempre più grassottelli e chiacchieroni. Dondolare in cima al lungo stelo della Spiga insieme a migliaia di altri chicchi di frumento sempre più allegri e rubicondi era molto divertente. «Piano, ragazzi!», li ammoniva mamma Spiga. «È ora che dimostriate un po' di maturità, presto comincerà la mietitura». «Che cos'è la mietitura?», chiese un chicco. «È quando cominciate a fare quello per cui siete nati», rispose la mamma. In un'assolata giornata di fine giugno, una grossa macchina rossa passò veloce fra le spighe mature e raccolse i chicchi di grano con la sua grossa bocca spalancata. «Addio!», «Arrivederci!», «Buona fortuna!», si sentiva da tutte le parti. I chicchi di grano furono raccolti in grossi sacchi e poi in enormi depositi. Addio al sole, al vento, al canto dei grilli. Nel deposito era tutto buio. «Che succederà adesso?». Un vecchio topo con gli occhiali, che da tempo immemorabile viveva tra due travi del granaio, lo spiegò pazientemente ai più vicini, i quali lo raccontarono a quelli che avevano accanto e così via. «La missione dei chicchi di grano è una gran missione», esordì il vecchio topo. «Seconda, appena a quella dei topi, che come ognuno sa sono la razza eletta della Creazione…. Alcuni di voi saranno seminati, cioè messi dentro la terra». Un brivido passò tra i chicchi. «Altri saranno macinati». Un altro brivido percorse i granelli di frumento. «Ma diventeranno farina, e poi pane profumato o deliziosi biscotti». I baffi del topino vibravano di soddisfazione. Tirò su con il naso e continuò: «Gli uomini portano il pane a tavola, lo benedicono, lo dividono. È molto importante per loro: porta gioia, porta la vita: sono grandi e grossi grazie al pane. Grazie a voi!». I chicchi di grano trattenevano il fiato sospesi alle parole del vecchio topo. Ora sapevano. Ed erano orgogliosi della loro missione. Solo un granello di frumento si lasciò scivolare al fondo del mucchio di chicchi e si nascose in una fessura nel pavimento del granaio. Non voleva essere seminato. Non voleva morire. Non voleva essere sacrificato. Voleva salvarsi. Non gliene importava niente di diventare pane. Né di essere portato a tavola. Né, tantomeno, di essere benedetto e condiviso. Non avrebbe mai donato vita. Non avrebbe mai donato gioia. Un giorno arrivò il contadino. Con la polvere del granaio spazzò via anche il granello di frumento. Disse un giorno Gesù a tal proposito: «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, ma se muore porta molto frutto» (Giovanni 12,24). E inoltre: “Se un uomo vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per me e per il Vangelo, la salverà” (Luca 9,24). Impiegare la propria vita testimoniando Verità e Amore è l’unico modo di assicurarla per sempre in un destino di gioia infinita.       

        Don Paolo Piras

 I FATTI DELLA SETTIMANA

 La 25° giornata mondiale del malato

MESSA-AMMALATI-18022017L’11 febbraio, nella ricorrenza dell’apparizione della Beata Vergine di Lourdes, è stata celebrata la 25° giornata mondiale del malato, giornata che fu istituita da San Giovanni Paolo II. Questo il tema: ”Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. Nella nostra isola è stata celebrata la Messa nella cappella dell’ospedale Paolo Merlo dal cappellano Don Paolo Piras e ha visto la partecipazione di tutti i volontari ospedalieri, i quali al termine della celebrazione, hanno portato in dono alle persone ricoverate un fiore in segno di affetto e vicinanza. Il nostro Vescovo S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti, dopo aver fatto visita sabato 11 agli ammalati degli ospedali di Olbia e Tempio, domenica 12 Febbraio è venuto a La Maddalena.

Alle ore 18 nella Chiesa di S. Maria Maddalena ha celebrato la S. Messa insieme ai sacerdoti dell’isola D. Domenico Degortes, D. Paolo Piras, D. Andrea Domanski, D. Davide Mela e, proveniente da Badesi, D. Roberto Aversano, alla presenza di tante persone e, trasmessa in diretta da Radio Arcipelago, ha dato la possibilità alle persone anziane o ammalate di poterla seguire da casa. Per questa occasione sono state le voci del coro della SS. Trinità ad eseguire i canti con il loro bel repertorio, mentre i volontari ospedalieri si sono occupati della liturgia, partecipando così alla Messa con particolare cura e dedizione. Nell’omelia il Vescovo, dopo aver commentato il Vangelo del giorno, parlando della malattia ha fatto presente che l’ammalato ha sì bisogno di cure, di medicine e di qualcuno che gli stia affianco per alleviarne il dolore, ma non ha bisogno solo di quello, ha bisogno di trovare un senso, un significato anche alla malattia e alla morte, perché, come ci insegna Maria, queste fanno parte della nostra esistenza, ma non sono l’ultima parola, non sono il termine di tutto. La Risurrezione è l’ultima parola e perciò nella malattia, noi possiamo fare esperienza di Dio, sentendo la sua presenza e sperimentando il suo amore per noi. Al termine della celebrazione Don Domenico ha ringraziato il Vescovo per la sua presenza e ha esteso i ringraziamenti anche agli operatori sanitari e ai volontari ospedalieri che con grande impegno ogni giorno si dedicano alle persone ammalate cercando di alleviarne le sofferenze. È stata poi recitata la preghiera per la XXV Giornata Mondiale del malato rivolta a Maria, mentre le note di Deus ti salvet Maria, hanno concluso la celebrazione. Prima della Messa aveva visitato gli ospiti della Comunità Alloggio Padre Salvatore Vico a Moneta. Tra questi alcune dicevano al Vescovo con orgoglio: “Io sono stata una catechista”. Ha poi visitato l’ospedale Paolo Merlo, accompagnato dal direttore dr. Mariolu. E’ stato triste vedere alcuni reparti come quello di ostetricia, il nido, la camera iperbarica, belli, accoglienti, ma vuoti, totalmente vuoti. Speriamo che la forte protesta del Consiglio Comunale di qualche giorno fa, incatenato davanti al nostro ospedale, ottenga il risultato di far vivere l’ ospedale come richiede la nostra insularità.

 Maria Vitiello

 ■ Danneggiate le chiese di Santa Maria Maddalena e della Trinita

Le ultime abbondanti piogge hanno causato gravi danni alla chiesa di Santa Maria Maddalena e a quella della Trinita. Nella prima, la cappella di san Filippo è stata invasa dall’acqua da cima a fondo tanto che si è dovuto rimuovere il quadro di San Filippo Neri del Cano e quello della Madonna della Guardia che rischiavano di essere seriamente danneggiati. La chiesa della Trinita si è allagata con quattro dita d’acqua e con infiltrazioni dal tetto. Pochi giorni fa abbiamo avuto la visita di don Francesco Tamponi, direttore regionale dell’Ufficio Beni Culturali della Chiesa in Sardegna, con alcuni tecnici, ed hanno visto i danni provocati dall’acqua nelle due chiese. In quella di santa Maria Maddalena si è provato ad aprire una finestra per vedere il tetto della cappella danneggiata dalla pioggia ma non stato possibile perché arrugginita. Ci sono tanti interventi da fare: eliminare l’umido anche in altre cappelle e nell’arco principale, riparare tutte le finestre, imbiancare la chiesa dentro e fuori, qualche intervento anche nella casa parrocchiale. Dove trovare i soldi prima che il danno diventi ancora più grave? La precedente Giunta aveva stanziato 80 mila  euro per i lavori nella chiesa di Santa Maria Maddalena e 30 mila  per quella della Trinita. Il parroco ha fatto presente all’attuale Amministrazione l’impegno preso dalla precedente, inoltre che le due chiese sono un monumento storico della nostra città e, ricorrendo quest’anno i 250 anni dalla nascita della comunità, meriterebbero una attenzione particolare. Ha pure citato la legge regionale, del 28 gennaio 1977, che destina il 10% della Bucalossi di ogni anno agli edifici di culto, cosa che nell’ultima decina di anni non si è fatta. Ma al momento, in Comune, soldi disponibili non ce ne sono. Il Parroco dovrà fare un appello alla comunità, per poter riparare i danni più urgenti. 

 

■ Consiglio pastorale blindato

Nelle prossime settimane si sarebbero dovute tenere le votazioni per rinnovare il Consiglio Pastorale Parrocchiale. Ma è sorta una perplessità. Il parroco, avendo compiuto 75 anni, ha presentato al Vescovo le dimissioni come raccomanda il Codice di Diritto Canonico. Il Vescovo si riserva di lasciarlo ancora qualche anno oppure di trasferirlo in una parrocchia più piccola o comunque affidargli un compito più leggero. Difficilmente gli concede, data la carenza di clero, che un prete faccia del tutto il pensionato. Ecco allora la domanda: durante questo intervallo è opportuno eleggere un nuovo Consiglio Pastorale Parrocchiale che automaticamente decade appena cessa il mandato del parroco? È stato chiesto un parere alla Curia. Il consiglio è stato di mantenere, provvisoriamente, il precedente Consiglio Pastorale Parrocchiale.

 Banco farmaceutico

La Caritas di Moneta ringrazia tutte le persone che hanno risposto all’invito e hanno partecipato nella raccolta del farmaco per il Banco Farmaceutico 2017. Iniziativa presente nella nostra isola ormai da alcuni anni. Quest’anno sono stati raccolti i Buoni farmaci per un valore di € 1050. Questi buoni saranno gestiti dalla Caritas di Moneta a favore di tutte le persone che si trovano in difficoltà. Ringraziamento va anche alla farmacia “Maddalena” in via Principe Amedeo - Due Strade che ha aderito all’iniziativa.

 ■ Calcio CSI

Buona vittoria per una rete a zero a Siniscola nella quarta giornata del girone di ritorno che ha consentito di conservare il quarto posto in classifica e di recuperare due punti a due delle tre squadre che la precedono, avendo le stesse pareggiato nello scontro diretto. Sabato prossimo 18/02/2017 Santo Stefano gioca di nuovo in trasferta alle ore 15,00 a Santa Teresa di Gallura.  

                           Tore D’Apice

 Il Gruppo Socio Politico Cristiano invita la cittadinanza a partecipare agli incontri che si terranno tutti i giovedì alle ore 18 presso la biblioteca Parrocchiale in piazzetta Amsicora. Nel prossimo incontro si parlerà di come valorizzare i nostri beni identitari in occasione dei 250 anni dalla sua fondazione; verranno inoltre trattate le problematiche connesse al nostro ospedale. Gruppo Socio Politico Cristiano

 

Condoglianze ai familiari di Antonietta Demartis ved. Tosciri e Vincenzo D’Oriano che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Sabato 18 febbraio

Dalle ore 16,00 festa in maschera all’Oratorio San Giovanni Bosco che avrà come ambientazione il mare.

 2) Mercoledì 22 febbraio

* Festa della cattedra di San Pietro.

 3) Giovedì 23 febbraio

S. Messa votiva per San Pio da Pietrelcina alle ore 18,00.

 4) Venerdì 24 febbraio

Alle ore 17,30 nella Biblioteca del Circolo Ufficiali l’Università della Terza Età organizza un concerto tenuto dal Maestro Vincenzo La Cava dal titolo “L’accordatura aurea e la musica del futuro, un anno dopo”.

4) Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Bonifacio ed Ajaccio per la festa della Madonnuccia. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero: 3491534378.

 5) Dal 2 al 9 maggio pellegrinaggio parrocchiale a S.Giovanni Rotondo e Roma. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1.Domenica 19 febbraio

Dalle ore 16.00 festa mascherata in Oratorio: musica, balli, giochi, frittelle, cioccolata calda e molto altro.

 2.Martedì 21 febbraio

Ore 17.30 S. Messa per San Giovanni Paolo II.

Ore 18.00  veglia di preghiera .

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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n° 7 Sabato 18 Febbraio 2017

NON INSULTARE MAI! NON GUADAGNIAMO NIENTE…

Nel Vangelo di Matteo (cfr 5,17-37), Gesù vuole aiutare i suoi ascoltatori a compiere una rilettura della legge mosaica. Quello che fu detto nell’antica alleanza era vero, ma non era tutto: Gesù è venuto per dare compimento e per promulgare in modo definitivo la legge di Dio, fino all’ultimo iota. Egli ne manifesta le finalità originarie e ne adempie gli aspetti autentici, e fa tutto questo mediante la sua predicazione e più ancora con l’offerta di sé stesso sulla croce. Così Gesù insegna come fare pienamente la volontà di Dio e usa questa parola: con una “giustizia superiore” rispetto a quella degli scribi e dei farisei. Una giustizia animata dall’amore, dalla carità, dalla misericordia, e pertanto capace di realizzare la sostanza dei comandamenti, evitando il rischio del formalismo. Il formalismo: questo posso, questo non posso; fino a qui posso, fino a qui non posso … No: di più, di più. Gesù prende in esame tre aspetti, tre comandamenti: l’omicidio, l’adulterio e il giuramento. Riguardo al comandamento “non uccidere”, Egli afferma che viene violato non solo dall’omicidio effettivo, ma anche da quei comportamenti che offendono la dignità della persona umana, comprese le parole ingiuriose. Certo, queste parole ingiuriose non hanno la stessa gravità e colpevolezza dell’uccisione, ma si pongono sulla stessa linea, perché ne sono le premesse e rivelano la stessa malevolenza. Gesù ci invita a non stabilire una graduatoria delle offese, ma a considerarle tutte dannose, in quanto mosse dall’intento di fare del male al prossimo.  Chi insulta il fratello, uccide nel proprio cuore il fratello. Per favore, non insultare! Non guadagniamo niente… L’adulterio era considerato una violazione del diritto di proprietà dell’uomo sulla donna. Gesù invece va alla radice del male. Come si arriva all’omicidio attraverso le ingiurie, le offese e gli insulti, così si giunge all’adulterio attraverso le intenzioni di possesso nei riguardi di una donna diversa dalla propria moglie. L’adulterio, come il furto, la corruzione e tutti gli altri peccati, vengono prima concepiti nel nostro intimo e, una volta compiuta nel cuore la scelta sbagliata, si attuano nel comportamento concreto. E Gesù dice: chi guarda una donna che non è la propria con animo di possesso è un adultero nel suo cuore, ha incominciato la strada verso l’adulterio. Pensiamo un po’ su questo: sui pensieri cattivi che vengono in questa linea. Gesù, poi, dice ai suoi discepoli di non giurare, in quanto il giuramento è segno dell’insicurezza e della doppiezza con cui si svolgono le relazioni umane. Si strumentalizza l’autorità di Dio per dare garanzia alle nostre vicende umane. Piuttosto siamo chiamati ad instaurare tra di noi, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità un clima di limpidezza e di fiducia reciproca, così che possiamo essere ritenuti sinceri senza ricorrere a interventi superiori per essere creduti. La diffidenza e il sospetto reciproco minacciano sempre la serenità!    

                             (Angelus - Domenica, 12/02/2017)

 

LA STORIA DI CAINO ED ABELE

CAINO-E-ABELE-18022017Quella di Caino e Abele è la storia di una fratellanza che doveva crescere, essere bella ma invece finisce distrutta. E la storia incominciò con una piccola gelosia: Caino, quando ha visto che il suo sacrificio non è stato accettato, fu molto irritato e incominciò a cuocere quel sentimento dentro. Quell’irritazione non era solo nell’anima, anche nel corpo: il suo volto era abbattuto. Ed ecco che il Signore, come Padre, gli parla: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il tuo istinto”. Alla fine, Caino preferì l’istinto, preferì lasciar cuocere dentro di sé questo sentimento, ingrandirlo, lasciarlo crescere. Questo peccato che farà dopo, che è accovacciato dietro il sentimento, cresce. Proprio così crescono le inimicizie fra di noi: cominciano con una piccola cosa, una gelosia, un’invidia e poi questo cresce e noi vediamo la vita soltanto da quel punto e quella pagliuzza diventa per noi una trave: Ma la trave l’abbiamo noi, è là. Tanto che poi la nostra vita gira intorno a quello, e quello distrugge il legame di fratellanza, distrugge la fraternità. Insomma, finisce che io mi distacco da mio fratello: “Questo non è mio fratello, questo è un nemico, questo dev’essere distrutto, cacciato via!”. Ed è proprio così che si distrugge la gente, così le inimicizie distruggono famiglie, popoli, tutto. È quel rodersi il fegato, sempre ossessionato con quello. Proprio questo è accaduto a Caino e, alla fine, ha fatto fuori il fratello: “No, non c’è fratello, sono io soltanto; non c’è fratellanza, sono io soltanto!”. Ciò che è successo all’inizio può accadere a tutti noi, è una possibilità. Per questa ragione è un processo che dev’essere fermato subito, all’inizio, alla prima amarezza. Bisogna fermarlo, perché l’amarezza non è cristiana: il dolore sì, l’amarezza no. Anche il risentimento non è cristiano: il dolore sì, il risentimento no. Invece quante inimicizie, quante spaccature ci sono. Anche oggi la voce di Dio, non solo a ognuno di noi, ma a tutta l’umanità, domanda: “Dov’è tuo fratello? Dov’è tua sorella?”. E la nostra risposta è: Io so dove sono quelli che sono bombardati là, che sono cacciati via da lì, ma questi non sono fratelli, ho distrutto il legame. Allo stesso modo, quanti potenti della terra possono dire: “A me interessa questo territorio, a me interessa questo pezzo di terra, questo altro, se la bomba cade e uccide duecento bambini non è colpa mia: è colpa della bomba; a me interessa il territorio”. Dunque, tutto incomincia da quel sentimento che ti porta a staccarti, a dire a l’altro: “Questo è tizio, questo è così, ma non è fratello”. E finisce nella guerra che uccide. Ma tu hai ucciso all’inizio: questo è il processo del sangue e oggi il sangue di tanta gente nel mondo grida a Dio dal suolo. 

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 13 febbraio 2017) 

 

LA SPERANZA CRISTIANA NON DELUDE

(cfr RM 5,1-5)

SFONDO-18022017L’Apostolo Paolo ci sorprende, in quanto per ben due volte ci esorta a vantarci. Di cosa allora è giusto vantarsi? Nel primo caso, siamo invitati a vantarci dell’abbondanza della grazia di cui siamo pervasi in Gesù Cristo, per mezzo della fede. Paolo vuole farci capire che, se impariamo a leggere ogni cosa con la luce dello Spirito Santo, ci accorgiamo che tutto è grazia! Tutto è dono! Se facciamo attenzione, infatti, ad agire – nella storia, come nella nostra vita – non siamo solo noi, ma è anzitutto Dio. È Lui il protagonista assoluto, che crea ogni cosa come un dono d’amore, che tesse la trama del suo disegno di salvezza e che lo porta a compimento per noi, mediante il suo Figlio Gesù. A noi è richiesto di riconoscere tutto questo, di accoglierlo con gratitudine e di farlo diventare motivo di lode, di benedizione e di grande gioia. Se facciamo questo, siamo in pace con Dio e facciamo esperienza della libertà. E questa pace si estende poi a tutti gli ambiti e a tutte le relazioni della nostra vita: siamo in pace con noi stessi, siamo in pace in famiglia, nella nostra comunità, al lavoro e con le persone che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino. Paolo però esorta a vantarci anche nelle tribolazioni. Questo non è facile da capire.

Questo ci risulta più difficile e può sembrare che non abbia niente a che fare con la condizione di pace appena descritta. Invece ne costituisce il presupposto più autentico, più vero. Infatti, la pace che ci offre e ci garantisce il Signore non va intesa come l’assenza di preoccupazioni, di delusioni, di mancanze, di motivi di sofferenza. La pace che scaturisce dalla fede è  un dono: è la grazia di sperimentare che Dio ci ama e che ci è sempre accanto, non ci lascia soli nemmeno un attimo della nostra vita. E questo, come afferma l’Apostolo, genera la pazienza, perché sappiamo che, anche nei momenti più duri e sconvolgenti, la misericordia e la bontà del Signore sono più grandi di ogni cosa e nulla ci strapperà dalle sue mani e dalla comunione con Lui. Ecco allora perché la speranza cristiana è solida, ecco perché non delude. Mai, delude. La speranza non delude! Non è fondata su quello che noi possiamo fare o essere, e nemmeno su ciò in cui noi possiamo credere. Il suo fondamento, cioè il fondamento della speranza cristiana, è ciò che di più fedele e sicuro possa esserci, vale a dire l’amore che Dio stesso nutre per ciascuno di noi.  Adesso comprendiamo perché l’Apostolo Paolo ci esorta a vantarci sempre di tutto questo. Io mi vanto dell’amore di Dio, perché mi ama. La speranza che ci è stata donata non ci separa dagli altri, né tanto meno ci porta a screditarli o emarginarli. Si tratta invece di un dono straordinario del quale siamo chiamati a farci “canali”, con umiltà e semplicità, per tutti. E allora il nostro vanto più grande sarà quello di avere come Padre un Dio che non fa preferenze, che non esclude nessuno, ma che apre la sua casa a tutti gli esseri umani, a cominciare dagli ultimi e dai lontani, perché come suoi figli impariamo a consolarci e a sostenerci gli uni gli altri. E non dimenticatevi: la speranza non delude.  

                 (Udienza Generale - Mercoledì, 15/02/2017)

 
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