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N°42 Sabato 18 ottobre 2014

 

EDITORIALE

SENZA FAMIGLIA. SENZA SOCIETA'.

La Chiesa Cattolica dedica un Sinodo sulla famiglia, e la società cosiddetta civile, si occupa di polemiche su unioni gay. Non voglio entrare nel merito della confusione legislativa delle nostre istituzioni e di tanti sindaci desiderosi di prime pagine: esiste una legge sulla famiglia? Rispettiamola o se volete cambiatela, ma far finta che non esista non è buono per nessuno. Io, e come sapete non ne so granché, penso (anche questo è un esercizio in me assai raro) che stia prevalendo la società dei diritti individuali rispetto alla società della comunione, che è appunto la famiglia. Il crollo dei matrimoni nel decennio trascorso, che ha riguardato i matrimoni religiosi ( dai 170 mila del 2004 ai 120 mila del 2013), non ha favorito i matrimoni civili che sono rimasti stabili a 85 mila l’anno. In crisi è la coppia. In crisi è il rapporto individuo-comunità. I dati generali sono sconfortanti: aumento dei divorzi (un matrimonio dura al massimo 15 anni), delle convivenze, crescita dei figli nati fuori dal matrimonio, et cetera. Il rapporto individuo-gruppo si è invertito. Ormai prevale il punto di vista individuale. La famiglia è vista come un ostacolo alla realizzazione sociale e professionale individuale. Infatti ci si sposa più tardi (35 anni); si tiene aperta la possibilità di ricominciare; si praticano le proprie preferenze sessuali; si parla di “diritto” ad avere un figlio, programmato! L’individualismo ha ridefinito la famiglia e la società in base alle proprie esigenze. E questo, purtroppo, vuol dire che non si fanno figli. Il declino demografico dell’occidente è ormai al minimo storico. E a nulla valgono le politiche di incentivo: la benestante Germania, con politiche all’avanguardia sul sostegno alla natalità, ha un tasso di 1,3 figli per donna fertile. Occorre ripensare a tutto il concetto di “uomo individuale” che in questi anni abbiamo teorizzato. E, forse, tornare all’uomo come il Creatore lo ha fatto: uomo in relazione, con se stesso, con l’Altro, con Dio; custode della natura, principe della creazione, ma anche e solo creatura. Se scomparirà la famiglia scomparirà l’uomo-relazione … rimarrà l’uomo-se stesso. E questo la Bibbia lo chiama: Inferno.

                               Don Antonello Tumminello

 

RAGGI DI SOLE

IL RACCOLTO

MENDICANTE-18102014“Un giorno di molto tempo fa, in Inghilterra, una donnetta infagottata in un vestito lacero percorreva le stradine di un villaggio, bussando alle porte delle case e chiedendo l’elemosina. Non aveva gran fortuna. Molti le rivolgevano parole offensive, altri incitavano il cane a farla scappare. Qualcuno le versò in grembo tozzi di pane ammuffito e patate marce. Solo due vecchietti, che abitavano in una piccola casa ai confini del villaggio, fecero entrare in casa la povera donna. «Siediti un po’ e scaldati», disse il vecchietto, mentre la moglie preparava una scodella di latte caldo e una grossa fetta di pane. Mentre la donna mangiava, i due vecchietti le regalarono qualche parola e un po’ di conforto. Il giorno dopo, in quel villaggio, si verificò un evento straordinario. Un messo reale portò in tutte le case un cartoncino che invitava tutte le famiglie al castello del re. L’invito inaspettato e improvviso provocò un gran trambusto nel villaggio, e nel pomeriggio tutte le famiglie, agghindate con gli abiti della festa, arrivarono al castello. Furono introdotti in un’imponente sala da pranzo e ad ognuno fu assegnato un posto. Quando tutti furono seduti, i camerieri in livrea cominciarono a servire le portate. Immediatamente si alzarono dei borbottii di disappunto e di collera mal dissimulata. I solerti camerieri infatti rovesciavano nei piatti bucce di patate, pietre, tozzi di pane ammuffito. Solo nei piatti dei due vecchietti, seduti in un angolino, venivano deposti con garbo cibi raffinati e pietanze squisite. Improvvisamente entrò nella sala la donnetta dai vestiti stracciati. Tutti ammutolirono. «Oggi - disse la donna - avete trovato esattamente ciò che mi avete offerto ieri». Si tolse gli abiti malandati che la coprivano. Sotto gli stracci, indossava un vestito dorato, tempestato di pietre luccicanti. Era la Regina”. Vengono in mente le parole di San Paolo quando dice che “ognuno nella vita raccoglie ciò che ha seminato (Galati 6,7). E anche le parole di Gesù nello scenario del “giudizio universale” alla fine dei tempi: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Matteo 25,40).                               

         Don Paolo Piras

 

DALLE PARROCCHIE

ZIRANO Beatificazione di padre Francesco Zirano. Circa diecimila persone hanno partecipato a Sassari, nel piazzale Segni, alla beatificazione di padre Francesco Zirano. Ha presieduto la celebrazione il card. Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le cause di Santi. Era presente la Chiesa sarda con tutti i suoi vescovi, con molti sacerdoti, nonostante fosse domenica, e con molti fedeli convenuti dalle diverse parrocchie del Sassarese e dal resto della Sardegna. Era presenta anche l’arcivescovo di Algeri Mons. Ghaleb Moussa Abdallà Bader che ha portato un sacchetto della terra dove fu martirizzato il frate sassarese. Da La Maddalena c’era una piccola rappresentanza: don Domenico e la famiglia di GianPaolo Sanna. Il Padre Zirano frate francescano conventuale voleva liberare un suo cugino frate che era stato rapito in Sardegna dai pirati saraceni e poi venduto ad Algeri. Aveva chiesto al Papa il permesso di questuare per raccogliere l’ingente somma necessaria per il riscatto. Giunse nelle vicinanze di Algeri travestito da mercante moro venditore di stoffe, con un compagno che fungeva da interprete. Non riuscì ad entrare ad Algeri per liberare il cugino. Si allontanò dalla città portando con sé quattro schiavi cristiani liberati. Sulla via del ritorno fu tradito dai mori di scorta e consegnato alle autorità di Algeri. Imprigionato fu condannato ad essere scorticato vivo. Gli fu proposto di rinnegare la fede per salvare la vita. Ma egli rispose: “Io sono cristiano e religioso, del mio padre S. Francesco e come tale voglio morire. E supplico Dio che illumini voi perché l’abbiate a conoscere”. La sua pelle, riempita di paglia fu appesa per alcuni giorni alle porte della città. L’attualità della testimonianza di padre Zirano che sulla via del martirio per tre volte rifiutò la proposta dei suoi carnefici di diventare musulmano per salvarsi, è stata evidenziata dal Card. Amato: “Ancora oggi c’è questo atteggiamento forte e coraggioso di molti cristiani di fronte alla persecuzione soprattutto in Medio Oriente. Anche oggi i martiri restano saldi nella fede costituendo i punti di riferimento della comunità cristiana. Il beato Zirano ci invita a pregare e perdonare, ma non a dimenticare. Non si devono ripetere tali eventi, che offendono la dignità e la libertà di ogni persona umana, anche degli stessi carnefici”.

Convegno pastorale diocesano.

Il Convegno annuale diocesano si è svolto nel pomeriggio di giovedì 16 e venerdì 17 ottobre. Il tema era la recente lettera pastorale del Vescovo: “Siamo membra gli uni degli altri per essere Chiesa educante e missionaria”. La partecipazione è stata notevole. Mai si sono visti tanti partecipanti negli ultimi vent’anni. La sala gremita e tanta gente in piedi. Anche da La Maddalena c’è stata una buona partecipazione di fedeli impegnati nei vari gruppi ecclesiali. Nella presentazione della lettera il Vescovo ha ricordato il suo ingresso in Diocesi nella festa della SS.Trinità nel 2006. Alla Trinità si ispira la sua lettera presentando la Chiesa come comunione missionaria. Una Chiesa ridimensionale in uscita, con riferimento anche alle tre zone: Alta Gallura, Gallura Costiera, Anglona. Ci sono state poi tre relazioni: una del prof. Tommaso Panu sulla storia della Chiesa della Gallura e dell’Anglona (capitolo 2° della lettera) con le trasformazioni degli ultimi anni. Il giorno dopo la relazione di don Raimondo Satta sull’idea di Chiesa (3° capitolo della lettera) che ha la sua sorgente nella liturgia e nei Sacramenti contro l’individualismo che è il tarlo della nostra comunità. C’è stata poi la relazione di don Paolo Pala sulla Chiesa in stato di missione permanente (4° capitolo della lettera) sottolineando la formazione dei formatori, la catechesi degli adulti, le tante belle iniziative diocesane l’educazione delle nuove generazioni, la pietà popolare, la mentalità progettuale. Diversi e interessanti sono stati pure gli interventi dell’assemblea alla fine il Vescovo ha conferito il mandato ai catechisti e agli operatori pastorali. Un buon gruppo anche dalle due parrocchie di La Maddalena.                                         

   D.D.

 

MANIFESTO-RELIQUIE-18102014 Le reliquie di San Giovanni Paolo II a Moneta.

La memoria. Ciò che mantiene viva nel nostro cuore la presenza di chi non c’è più è la memoria, mantenuta attraverso il ricordo dei loro pensieri, degli episodi della loro vita, attraverso la custodia dei loro oggetti, che gelosamente serbiamo con affetto e gratitudine. Così anche per le reliquie dei Santi. Non dunque soltanto retaggio medievale, non semplice devozione popolare, ma gesto autentico di affetto e comunione nei confronti dei nostri Padri, dei nostri Fratelli, di quanti ci hanno preceduti e talvolta accompagnati lungo il cammino della nostra vita, soprattutto spirituale. Questo sono le reliquie: segno tangibile di una presenza ininterrotta, di una famiglia che conserva con affetto “le reliquie” dei propri “genitori”. Dal momento dell'incarnazione di Gesù, Dio è diventato “tangibile”. Basti pensare all’episodio della donna che soffriva di emorragia e che si accosta con fede a Gesù per toccargli il mantello, certa di trarne la guarigione. Questo episodio mette in evidenza tre elementi: il primo: è la potenza di Dio che opera la guarigione; il secondo: la fede della persona che chiede l'aiuto e il terzo: una cosa concreta che favorisce incontro tra la fede e la potenza di Dio. Affetto, pietà, richiesta d’intercessione e di grazie, richiesta di benedizione sono solo alcune motivazioni che sostengono la venerazione delle reliquie. E’ con questi sentimenti che il prossimo mercoledì 22 ottobre 2014 dobbiamo accostarci alle reliquie di San Giovanni Paolo II, donate dal suo fidato segretario Stanislaw Dziwisz, oggi cardinale e arcivescovo di Cracovia, che verranno esposte (per restarvi) presso la Parrocchia dell’Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo. Due gli appuntamenti legati a questo importantissimo avvenimento: martedì 21 ottobre ore 21.30 la veglia di preghiera nella chiesa di Moneta; mercoledì 22 ottobre ore 17.30 l’arrivo delle reliquie e a seguire la Santa Messa, officiata da Monsignor Sebastiano Sanguinetti nel giardino dell’Oasi Serena.

Margherita Scarpaci

 

Auguri ai neo battezzati Rachele e Pietro.

Auguri ai novelli sposi Salvatore e Monica Angela.

Condoglianze ai familiari di Pietro Carlo Acciaro, Costanza Laura Flora Maestrale, Euro Orioni e Luigia Piras che sono tornati alla casa del Padre.

 

 

 

Avvisi

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

 

 

1) Domenica 19 ottobre

 

Giornata Missionaria.

 

Le questue delle Messe sono destinate alle Pontificie Opere Missionarie.

 

Beatificazione a Roma di Papa Paolo VI.

 

 

 

2) Mercoledì 22 ottobre

 

Ore 17.30 giardino dell’Oasi Serena – S. Messa con esposizione permanente delle reliquie di San Giovanni Paolo II presieduta da Mons. Sebastiano Sanguinetti.

 

Non verrà celebrata la Messa delle ore 19,00 nella chiesa di S. Maria Maddalena.

 

 

 

3) Venerdì 31 ottobre

 

Conclusione del mese di ottobre dedicato alla Madonna del Rosario. Con recita del Santo Rosario presso la statua della Madonna del Sorriso alle ore 16,00.

 

 

 

4) Sabato 25 ottobre

 

Memoria dei Santi Gavino, Proto e Gianuario, martiri Sardi.

 

Domenica 2 novembre

 

Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

 

S. Messa interparrocchiale in cimitero alle ore 11,00. Non ci sarà in parrocchia la S.Messa delle ore 11,00.

 

 

 

 

 

Avvisi

 

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. - Moneta

 

 

 

1. Sabato 18 ottobre

 

Festa di S. Luca evangelista e medico, patrono del personale medico e sanitario.

 

 

 

2. Domenica 19 ottobre

 

Giornata Missionaria Mondiale e questua per le Missioni nelle Messe domenicali.

 

Ore 15.30 - incontro dei ragazzi del primo campo scuola interparrocchiale a Porto Istana.

 

 

 

3. Martedì 21 ottobre

 

Ore 21.30 – veglia di preghiera in preparazione all’accoglienza delle reliquie di San Giovanni Paolo II.

 

 

 

4. Mercoledì 22 ottobre

 

Ore 17.30 giardino dell’Oasi Serena – S. Messa con esposizione permanente delle reliquie di San Giovanni Paolo II presieduta da Mons. Sebastiano Sanguinetti.

 

 

 

5. Sabato 25 ottobre

 

Ore 18.00 – S. Messa con amministrazione delle cresime.

 

Le attività dell’oratorio San Domenico Savio:

 

calcio: martedì e giovedì ore 17 – 18 – bambini 5-8 anni

 

ore 18 – 19 – bambini 9 -10 anni

 

mercoledì – venerdì ore 16.45 – ragazzi 11 -14 anni

 

basket: mercoledì e venerdì 17 -19

 

pallavolo: mercoledì e venerdì 17 -19

 

difesa personale: martedì e giovedì 17- 18.30

 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 
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N°42 Sabato 18 ottobre 2014

 

TESTIMONIARE LA CARITÀ VERSO DIO E VERSO IL PROSSIMO

BANCHETTO-DI-NOZZENel Vangelo odierno, Gesù ci parla della risposta che viene data allinvito di Dio - rappresentato da un re - a partecipare ad un banchetto di nozze (cfr Mt 22,1-14). Linvito ha tre caratteristiche: la gratuità, la larghezza, luniversalità. Gli invitati sono tanti, ma avviene qualcosa di sorprendente: nessuno dei prescelti accetta  di prendere parte alla festa, dicono che hanno altro da fare; anzi alcuni mostrano indifferenza, estraneità, perfino fastidio. Dio è buono verso di noi, ci offre gratuitamente la sua amicizia, ci offre gratuitamente la sua gioia, la salvezza, ma tante volte non accogliamo i suoi doni, mettiamo al primo posto le nostre preoccupazioni materiali, i nostri interessi e anche quando il Signore ci chiama, tante volte sembra che ci dia fastidio. Alcuni invitati addirittura maltrattano e uccidono i servi che recapitano linvito. Ma, nonostante le mancate adesioni dei chiamati, il progetto di Dio non si interrompe. Di fronte al rifiuto dei primi invitati Egli non si scoraggia, non sospende la festa, ma ripropone linvito allargandolo oltre ogni ragionevole limite e manda i suoi servi nelle piazze e ai crocicchi delle strade a radunare tutti quelli che trovano. Si tratta di gente qualunque, poveri, abbandonati e diseredati, addirittura buoni e cattivi – anche i cattivi sono invitati – senza distinzione. E la sala si riempie di “esclusi”. Il Vangelo, respinto da qualcuno, trova unaccoglienza inaspettata in tanti altri cuori. La bontà di Dio non ha confini e non discrimina nessuno: per questo il banchetto dei doni del Signore è universale, per tutti. A tutti è data la possibilità di rispondere al suo invito, alla sua chiamata; nessuno ha il diritto di sentirsi privilegiato o di rivendicare unesclusiva. Tutto questo ci induce a vincere labitudine di collocarci comodamente al centro, come facevano i capi dei sacerdoti e i farisei. Questo non si deve fare; noi dobbiamo aprirci alle periferie, riconoscendo che anche chi sta ai margini, addirittura colui che è rigettato e disprezzato dalla società è oggetto della generosità di Dio. Tutti siamo chiamati a non ridurre il Regno di Dio nei confini della “chiesetta” – la nostra “chiesetta piccoletta” – ma a dilatare la Chiesa alle dimensioni del Regno di Dio. Soltanto, c’è una condizione: indossare labito nuziale cioè testimoniare la carità verso Dio e verso il prossimo. Affidiamo allintercessione di Maria Santissima i drammi e le speranze di tanti nostri fratelli e sorelle, esclusi, deboli, rigettati, disprezzati, anche quelli che sono perseguitati a motivo della fede. (Angelus - Domenica 12 Ottobre 2014)


 

DIO DELLE SORPRESE

Nel Vangelo di Luca (11, 29-32) Gesù apostrofa le folle che si accalcavano per ascoltarlo come una generazione malvagia perché cerca un segno. E’ evidente che Gesù parla ai dottori della legge, che parecchie volte nel Vangelo gli chiedono «un segno». Essi, infatti, non vedevano tanti segni di Gesù. Ma proprio per questo Gesù li rimprovera in diverse occasioni: Voi siete incapaci di vedere i segni dei tempi, dice loro nel Vangelo di Matteo ricorrendo allimmagine dellalbero del fico: Quando il suo ramo diventa tenero e germogliano le foglie è vicina lestate; e voi non capite i segni dei tempi. Perché i dottori della legge non capivano i segni dei tempi, invocando un segno straordinario? Perché erano chiusi. Erano chiusi nel loro sistema, avevano sistemato la legge benissimo, un capolavoro. Tutti gli ebrei sapevano che cosa si poteva fare, che cosa non si poteva fare, fino a dove si poteva andare. Era tutto sistemato. Ma Gesù li spiazza facendo «cose strane», come andare con i peccatori, mangiare con i pubblicani. E questo ai dottori della legge «non piaceva, era pericoloso; era in pericolo la dottrina, che loro, i teologi, avevano fatto nei secoli. Era una legge fatta per amore, per essere fedeli a Dio, ma era divenuta ormai un sistema normativo chiuso. Essi semplicemente avevano dimenticato la storia. Avevano dimenticato che Dio è il Dio della legge, ma è anche «il Dio delle sorprese. E anche al suo popolo, Dio ha riservato sorprese tante volte»: basti pensare a come li ha salvati nel mar Rosso dalla schiavitù dEgitto. Nonostante ciò, comunque, essi non capivano che Dio è sempre nuovo; mai rinnega se stesso, mai dice che quello che aveva detto era sbagliato, mai; ma sorprende sempre. E loro non capivano e si chiudevano in quel sistema fatto con tanta buona volontà; e chiedevano a Gesù di dar loro «un segno», continuando a non capire invece i tanti segni che faceva Gesù e rimanendo in un atteggiamento di totale chiusura. Essi avevano dimenticato che erano un popolo in cammino. E quando uno è in cammino trova sempre cose nuove, cose che non conosce. E queste cose dovevano assumerle in un cuore fedele al Signore, nella legge. Ma, anche in questo caso, un cammino non è assoluto in se stesso, è il cammino verso un punto: verso la manifestazione definitiva del Signore. Insomma, questa generazione cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona: ovvero il segno della risurrezione, della gloria, di quella escatologia verso la quale andiamo in cammino. Però molti dei suoi contemporanei erano chiusi in se stessi, non aperti al Dio delle sorprese; erano uomini e donne che non conoscevano il cammino e nemmeno questa escatologia, al punto tale che quando in Sinedrio, il sacerdote domanda a Gesù: “Ma di, tu sei il Figlio delluomo?” e Gesù dice: “Sì, e vedrete il Figlio delluomo seduto alla destra della potenza, venire sulle nubi del cielo”, questi si stracciarono le vesti, si scandalizzarono. “Ha bestemmiato! Bestemmia!”, gridavano». Il segno che Gesù dà per loro era una bestemmia. Per questo motivo, Gesù li definisce «generazione malvagia», in quanto non hanno capito che la legge che loro custodivano e amavano era una pedagogia verso Gesù Cristo. Infatti se la legge non porta a Gesù Cristo, non ci avvicina a Gesù Cristo, è morta. E per questo Gesù rimprovera i membri di quella generazione di essere chiusi, di non essere capaci di conoscere i segni dei tempi, di non essere aperti al Dio delle sorprese, di non essere in cammino verso quel trionfo finale del Signore, al punto che quando lui lo esplicita, essi credono che sia una bestemmia. Da qui la consegna finale a riflettere su questo tema, a interrogarsi sui due aspetti, chiedendosi: «Io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso? O sono aperto al Dio delle sorprese?». E ancora: «Sono una persona ferma o una persona che cammina?». E in definitiva «io credo in Gesù Cristo e in quello che ha fatto», cioè «è morto, risorto... credo che il cammino vada avanti verso la maturità, verso la manifestazione di gloria del Signore? Io sono capace di capire i segni dei tempi ed essere fedele alla voce del Signore che si manifesta in essi?». (Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 13 ottobre 2014 )

 

 

LA CHIESA: LA CHIESA SPOSA ASPETTA IL SUO SPOSO

DIECI-VERGINI18102014Alla fine, che cosa sarà del popolo di Dio? Che cosa sarà di ciascuno di noi? Che cosa dobbiamo attenderci? Lapostolo Paolo rincuorava i cristiani della comunità di Tessalonica, che si ponevano queste stesse domande, e dopo la sua argomentazione dicevano queste parole che sono tra le più belle del Nuovo Testamento: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17). Sono parole semplici, ma con una densità di speranza tanto grande! È emblematico come nel libro dellApocalisse Giovanni, riprendendo lintuizione dei Profeti, descriva la dimensione ultima, definitiva, nei termini della «Gerusalemme nuova, che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). Ecco quello che ci attende! Ed ecco, allora, chi è la Chiesa: è il popolo di Dio che segue il Signore Gesù e che si prepara giorno dopo giorno allincontro con lui, come una sposa con il suo sposo. E non è solo un modo di dire: saranno delle vere e proprie nozze! Sì, perché Cristo, facendosi uomo come noi e facendo di tutti noi una cosa sola con lui, con la sua morte e la sua risurrezione, ci ha davvero sposato e ha fatto di noi come popolo la sua sposa. E questo non è altro che il compimento del disegno di comunione e di amore tessuto da Dio nel corso di tutta la storia, la storia del popolo di Dio e anche la storia propria di ognuno di noi. Eil Signore che porta avanti questo.

Noi che cosa aspettiamo: che Gesù ritorni! La Chiesa sposa aspetta il suo sposo! Dobbiamo chiederci però, con molta sincerità: siamo davvero testimoni luminosi e credibili di questa attesa, di questa speranza? Le nostre comunità vivono ancora nel segno della presenza del Signore Gesù e nellattesa calorosa della sua venuta, oppure appaiono stanche, intorpidìte, sotto il peso della fatica e della rassegnazione? Corriamo anche noi il rischio di esaurire lolio della fede, e lolio della gioia? Stiamo attenti! Invochiamo la Vergine Maria, madre della speranza e regina del cielo, perché ci mantenga sempre in un atteggiamento di ascolto e di attesa, così da poter essere già ora permeati dellamore di Cristo e aver parte un giorno alla gioia senza fine, nella piena comunione di Dio e non dimenticatevi, mai dimenticare: «E così per sempre saremo con il Signore!» (1Ts 4,17).

(Udienza Generale - Mercoledì, 15 Ottobre 2014 )

 
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