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n° 34 Sabato 20 Agosto 2016

 

EDITORIALE

 Cuore dell’estate: Maria

ASSUNZIONE-S.S.-MARIAFerragosto è il centro dell’estate, piena di sole e di vita, tempo che favorisce l’incontro tra gli uomini per superare barriere e differenze sociali e costruire una sola famiglia. Il cuore del Ferragosto è Maria. La Chiesa, celebrando in quel giorno la solennità di Maria, assunta in cielo in anima e corpo, vuole insegnare ai suoi figli a guardare il cielo che è la nostra patria, ma senza dimenticare ciò che avviene sulla terra. Lo hanno ricordato anche i vescovi italiani nelle loro riflessioni. L’Assunta è la festa della vita. I cristiani non stanno in questo mondo come i passeggeri di una astronave, pronti ad abbandonarla per approdare in un pianeta sconosciuto: il cielo. Ci stanno come cittadini responsabili a cui è affidato il compito di rinnovare il mondo. Il corpo di Maria è un pezzo di terra che si fa cielo senza perdere nulla della sua appartenenza alla nostra umanità. Dice un modo nuovo di stare nel mondo. Alla scuola della Vergine è possibile trasfigurare il mondo, immettere nel mondo il fermento nuovo dell’umanesimo cristiano. Una sfida è quella del silenzio. Le feste come questa sono fatte anche per pensare, per mettere nella vita qualcosa di buono e di bello. Siamo in una società piena di rumori. Padre Davide Maria Turoldo, sacerdote e poeta, definiva la Madre di Dio “cattedrale del silenzio”. Il silenzio richiama all’essenza della vita. Sant’Agostino ci ricorda che la verità abita all’interno di noi. Ma se siamo proiettati soltanto all’esterno, come facciamo a comprendere ciò che è vero, bello e buono? Un’altra sfida è quella dell’umiltà. Maria, fedele discepola di Cristo, umile ed alta più creatura, magnifica la potenza di Dio che disperde i superbi ed esalta gli umili. Essa ci invita ad essere umili e accanto agli umili. La terza sfida è quella del corpo, degno di rispetto e di onore. Se il corpo è destinato alla gloria del cielo, come quello di Maria, non esiste un corpo, seppure malato, anziano, disabile, profugo, che non esprima la dignità e la grandezza di cui l’ha rivestito Dio. Papa Francesco ha ricordato all’Angelus le donne vittime della violenza, anche all’interno delle mura domestiche, e il silenzio vergognoso sui massacri in Africa e in altre parti del mondo. Nella festa dell’Assunta si ascolta il passo dell’Apocalisse che parla del drago, immagine del male che anche oggi opera e rovina la vita, la sciupa, la uccide. Esempio ne sono le tante guerre, gli attentati e le migliaia di migranti che muoiono affogati o anziani che sono lasciati soli. L’amore innalza verso Dio ma è lotta, per vincere il nostro egoismo, la paura, il rimandare sempre. Oggi la sfida appassionante è ricostruire quello che la crisi, le sfide epocali e la “guerra a pezzi” hanno distrutto. Guardare il cielo per guardare gli uomini; lasciarsi sollevare dalla misericordia vuol dire anche imparare a sollevare gli altri con la misericordia.                  

      D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 Il baffo della tigre

la-tigre“Una giovane donna di nome Yun Ok si recò a casa di un eremita che viveva su una montagna, per chiedergli una pozione magica. «Mio marito», spiegò Yun Ok «mi è molto caro. Negli ultimi tre anni è stato lontano a combattere in guerra, e ora che è ritornato mi parla a malapena. Voglio una pozione da dare a mio marito, in modo che ritorni amorevole e gentile come era un tempo.» «La pozione si può fare, ma l'ingrediente essenziale è il baffo di una tigre viva. Portamelo e io ti darò ciò che ti serve.» «Il baffo di una tigre viva!» esclamò Yun Ok. «Come posso procurarmelo?» «Se la pozione è importante per te, ci riuscirai», concluse l'eremita. Yun Ok andò a casa e pensò intensamente a come fare per procurarsi l'ingrediente fondamentale. Poi una notte, uscì furtivamente di casa con in mano una ciotola di riso e sugo di carne e si recò nel luogo dove viveva la tigre, e la chiamò. La tigre non uscì.

La donna si recò ogni notte alla montagna, portandosi sempre qualche passo più vicino alla grotta, tanto che un po' alla volta la tigre si abituò alla sua presenza. Una notte la bestia feroce e la donna rimasero a guardarsi al chiaro di luna; la notte seguente Yun Ok poté parlare alla tigre con voce dolce e tranquilla. L'indomani, la tigre mangiò il cibo che le veniva porto. Finché, quasi sei mesi dopo, la giovane poté sfiorarle gentilmente la testa con la mano. Infine una notte, dopo aver accarezzato la testa della belva, Yun Ok disse: «O tigre, animale generoso, devo avere uno dei tuoi baffi; non arrabbiarti con me!» Detto questo le tagliò un baffo. La tigre non si arrabbiò. Yun Ok scese lungo il sentiero, non camminando, ma correndo, tenendo il baffo stretto in mano, fino alla casa dell'eremita. «Maestro! Ho il baffo della tigre! Ora potete preparare la pozione che mi avete promesso, in modo che mio marito torni a essere amorevole e gentile!» L'eremita prese il baffo e lo esaminò e lo lasciò cadere nel fuoco che bruciava nel camino. «Oh, signore!» esclamò la giovane donna, angosciata. «Che cosa ne avete fatto!» «Raccontami come te lo sei procurato», disse l'eremita. «Be', sono andata ogni notte alla montagna con una piccola ciotola di cibo. Dapprima mi sono tenuta a distanza, poi mi sono avvicinata ogni volta un po' di più, conquistando la fiducia della tigre. Le ho parlato con gentilezza e in tono rassicurante, per farle capire le mie buone intenzioni. Sono stata paziente.

Ogni notte le ho portato del cibo, sapendo che non l'avrebbe mangiato; tuttavia non ho rinunciato e sono tornata ripetutamente da lei. Non ho mai parlato aspramente, non l'ho mai rimproverata...» «Certo, certo, hai reso mansueta la tigre e conquistato la sua fiducia e il suo affetto.» «Ma voi avete gettato il baffo nel fuoco!» esclamò Yun Ok. «Ora è tutto inutile!»

«No, non c'è più bisogno del baffo. Yun Ok, lascia che ti chieda una cosa: un uomo è forse più feroce di una tigre? È meno sensibile alla cortesia e alla sollecitudine? Se sei in grado di conquistare l'amore e la fiducia di un animale feroce, tramite la gentilezza e la pazienza, certamente potrai fare lo stesso con tuo marito, non credi?»”.

Per essere amati è indispensabile essere amabili.

È più facile conquistare qualcuno con un cucchiaino di miele che con un barile di aceto.

   Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Pellegrini in mare per un abbraccio a Maria Assunta.

ISOLA-S.-MARIA-2016Come tutti gli anni, il 15 Agosto, ci siamo messi in cammino o meglio in mare, per raggiungere la chiesetta della Madonna nell'isola di Santa Maria. È un appuntamento con la Mamma celeste al quale nessuno vuole rinunciare ed è bello guardare, riflesso nel volto di ognuno, la gioia e l'entusiasmo che ci accomunano. La natura, invece, splendida nei suoi colori e sfumature, ci sorprende sempre come se fosse la prima volta, non finisce mai di regalarci nuove emozioni e fa da cornice alle innumerevoli foto-ricordo.

Ma l'emozione più grande è sempre quando si intravede la chiesetta persa in un panorama mozzafiato.

È lì che Maria, ogni anno, ci aspetta con pazienza per darci il benvenuto e ricoprirci di tante Grazie, proteggendoci sotto il Suo Manto. Non appena ci scorge da lontano, è come se iniziasse a fare l'appello, chiamandoci ognuno per nome, per assicurarsi che nessuno manchi per la Sua festa in cielo.

Sì, Maria, anche quest'anno, Margherita, Elena, Roberto, Pierluigi, Vittoria, Maria Giovanna, insieme a tantissimi altri tuoi figli, sono presenti e ti rispondono: eccoci! E siamo tutti qui per rinnovare il nostro Sì, a te Madre premurosa e al Tuo amato figlio Gesù.

Un Sì al rispetto della vita, della natura e della solidarietà fraterna. Un Sì anche a fare sempre la tua volontà nel realizzare il progetto d'Amore di Gesù nella nostra vita, anche quando, partiti da questa meravigliosa isola, e tornati nel quotidiano delle nostre città, ci troveremo ad affrontare situazioni, spesso lontane dalla limpidezza del Tuo cuore, o Madre purissima, e dalla trasparenza di questo mare.

Grazie Maria perché ci doni, ogni anno, il privilegio di stringerti la mano.

Maria Giovanna Cilla

 

Camposcuola 2016:

“Per riassumere in una parola questa esperienza: Magnifica …”

ESCURSIONE-CALA-COTICCHIO“Né pianto e né dolor avrò più, mi stringi a Te, mi stringi a Te…” questo uno dei tanti versi intonato all’unisono, come un’unica voce, da 43 ragazzi e i loro animatori che hanno partecipato al Camposcuola 2016 tenutosi a Marinella dal 26 al 31 luglio c.m.

Un’esperienza tutta da scoprire per coloro che non l’hanno mai fatta: in meno di 4 giorni bambini, ragazzi e adulti erano uniti come un unico gruppo, una famiglia. Partecipare ad un camposcuola non significa solamente divertirsi, ma anche responsabilizzarsi, ecco perché siamo stati divisi in gruppi, ognuno dei quali con una mansione precisa a seconda del giorno, per esempio apparecchiare e sparecchiare la tavola, pulire la stanza o i bagni, nessuno ne era esonerato, grandi e piccoli al lavoro!

Diversamente da come molti penseranno l’andare al mare non è stata l’unica attività svolta: sotto l’attenta guida di Don Joseph siamo riusciti a dipingere un’icona di Gesù utilizzando la stessa tecnica dei monaci russi, la pittura a strati; e sempre sotto la sua direzione abbiamo provato la Cena Pasquale ebraica, anche se fuori stagione, ma è stato interessante e divertente!

E la sera dopo cena? Beh, dopo cena la musica era d’obbligo! Sia sacra che profana che poteva essere la musica non mancava mai: musica profana come “Andiamo a comandare” o “Bring ‘em out” sui quali ritmi grandi e più piccoli si scatenavano oppure musica sacra come “Beato il Cuore”, “Mi stringi a te” che, in occasione della GMG 2016 a Cracovia, in Polonia, abbiamo cantato insieme a “dj” Don Mirco, sacerdote presso la Porziuncola, comunità che si trova vicino Cugnana; intonando quei canti e sapendo che nello stesso istante una miriade di giovani faceva lo stesso ti sentivi parte di qualcosa, qualcosa di grande, ti sentivi lì a Cracovia, immerso nei ritmi, nei suoni, nelle parole, nel significato di quei canti…

Per riassumere in una parola questa esperienza: Magnifica.

Mi ha insegnato tanto. A stare in gruppo, a sopportare gli altri e a farmi sopportare (cosa non facile), a dare una mano, aiutare, mi ha fatto capire cosa è il perdono o la misericordia, che per vedere i miracoli non serve andare a Medjugorje o Lourdes, il più grande miracolo è svegliarsi ogni giorno e ricevere un messaggio dalla persona amata, sapere che sta bene, oppure dai familiari, sapere che sono tranquilli e felici; come ci ha spiegato don Mirco c’è chi la mattina non si sveglia, o chi si sveglia ma non riesce più a parlare o camminare. Ecco, quindi solo per essere svegli e stare bene dobbiamo ringraziare Dio, è questo il piccolo miracolo che ci capita tutti i giorni e che diamo per scontato, quindi gli si dà poco conto, dopo questa esperienza al camposcuola non sarà più così.

Con la fine di questo “soggiorno” a Marinella lo spirito che ci ha animato in questi giorni non è morto mica! La festa a sorpresa per un nostro compagno di avventure ne è stata la prova, così come l’escursione per l’impervia strada che porta a Cala Coticcio, le cui acque sono invidiate in tutto il mondo. Non sappiamo cosa il futuro abbia in serbo per noi, esso è tutto da scrivere, di certo c’è soltanto un grande gruppo, quasi come una famiglia, sul quale poter contare e fare affidamento.       

                         Lorenzo Boragine

Santa Chiara – 2016

CHIARALa Comunità dei Focolari per ricordare nel giorno di Santa Chiara, la fondatrice del Movimento, invitata dal parroco, ha animato la Santa Messa nell’Oasi di San Francesco e la sera come avviene da tanti anni, si è ritrovata nel cortile dei Sias per trascorrere alcune ore in lieta armonia secondo lo spirito evangelico di amore scambievole raccomandato da Chiara Lubich in una lettera testamento che dice: - “Se oggi dovessi lasciare questa terra e mi si chiedesse una parola come ultima che dice il nostro ideale, vi direi, sicura di essere capita nel senso più esatto -: “SIATE UNA FAMIGLIA”. Questo è stato il clima della serata. La testimonianza, carica di entusiasmo e buoni propositi, di una giovane che ha partecipato alla G.M.G. ha ancora più scaldato i cuori dei presenti.

 

Santa Messa per i malati

Venerdì 12 agosto alle ore 19,00 don Adriano Gennari del San G.B. Cottolengo di Torino; ha presieduto la celebrazione eucaristica concelebrata dal nostro parroco don Domenico.

Al termine della santa Messa, ha pregato intensamente intercedendo presso il Signore, per ottenere in dono guarigioni del corpo, dell’anima e della psiche.

La chiesa piena di fedeli, che con fede e attenta partecipazione si sono uniti alle preghiere di intercessione per gli ammalati, sofferenti e famiglie.

Abbiamo sentito forte, la presenza di Gesù Misericordioso e compassionevole che si prende cura anche di coloro che stanno vivendo momenti difficili e faticosi.

Abbiamo inoltre affidato a Maria Madre di Dio, della Chiesa, di tutta l’umanità, le persone care, bisognose della sua materna intercessione per crescere nella fede, nella speranza e per essere sempre più operosi nella carità.

Grazie a don Adriano, a nome anche dei presenti, per averci regalato momenti di grandi emozioni e spiritualità.  

                                                   Lilly

 

 

■ Condoglianze ai familiari di Paolo Ticali che è tornato alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 21 agosto

* Ore 19.00: S. Messa presieduta da S. Ecc. Mons.Paolo Atzei, arcivescovo di Sassari, presente a La Maddalena con i suoi seminaristi.

 2) Lunedì 22 agosto

* Memoria della Beata Maria Vergine Regina, nell’ottava dell’Assunta.

 3) Mercoledì 24 agosto

* Festa di San Bartolomeo Apostolo.

 4) Venerdì 26 agosto

* Visita a La Maddalena dei seminaristi della nostra diocesi col vescovo Mons. Sanguinetti.

 5) Sabato 27 agosto

* Pellegrinaggio all’isola di Spargi. Partenza dalla chiesa alle ore 10.00. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano.

* Ore 18.30: S. Messa in onore della Madonna della Medaglia Miracolosa nella chiesa militare.

 6) Il mercatino di beneficenza, nella Biblioteca Parrocchiale, rimane aperto fino a martedì 23 agosto.

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Venerdì 26 agosto

Piazza S. Maria Maddalena ore 21.30 concerto della Banda San Domenico Savio

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 


 
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n° 34 Sabato 20 Agosto 2016

L’ASSUNZIONE DI MARIA È UN MISTERO GRANDE CHE RIGUARDA CIASCUNO DI NOI

MARIA-ASSUNTA-20082016Maria è stata la prima a credere nel Figlio di Dio, ed è la prima ad essere assunta in cielo in anima e corpo. Per prima ha accolto e preso in braccio Gesù quando era ancora bambino, ed è la prima ad essere accolta dalle sue braccia per essere introdotta nel Regno eterno del Padre. Maria, umile e semplice ragazza di un villaggio sperduto nella periferia dell’impero romano, proprio perché ha accolto e vissuto il Vangelo, è ammessa da Dio a stare per l’eternità accanto al trono del Figlio. È così che il Signore rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili (cfr Lc 1, 52). L’Assunzione di Maria è un mistero grande che riguarda ciascuno di noi, riguarda il nostro futuro. Maria, infatti, ci precede nella strada sulla quale sono incamminati coloro che, mediante il Battesimo, hanno legato la loro vita a Gesù, come Maria legò a Lui la propria vita. La festa di oggi ci fa guardare al cielo, preannuncia i “cieli nuovi e la terra nuova”, con la vittoria di Cristo risorto sulla morte e la sconfitta definitiva del maligno. Il Signore si china sugli umili, per alzarli, come proclama il cantico del Magnificat. Questo canto di Maria ci porta anche a pensare a tante situazioni dolorose attuali, in particolare alle donne sopraffatte dal peso della vita e dal dramma della violenza, alle donne schiave della prepotenza dei potenti, alle bambine costrette a lavori disumani, alle donne obbligate ad arrendersi nel corpo e nello spirito alla cupidigia degli uomini. Possa giungere quanto prima per loro l’inizio di una vita di pace, di giustizia, di amore, in attesa del giorno in cui finalmente si sentiranno afferrate da mani che non le umiliano, ma con tenerezza le sollevano e le conducono sulla strada della vita, fino al cielo. Maria, una fanciulla, una donna che ha sofferto tanto nella sua vita, ci fa pensare a queste donne che soffrono tanto. Chiediamo al Signore che Lui stesso le conduca per mano e le porti sulla strada della vita, liberandole da queste schiavitù.

(Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria - Angelus Lunedì, 15 agosto 2016)

 

LA CHIESA HA BISOGNO

DI MISSIONARI APPASSIONATI

 Il Vangelo di questa domenica (Lc 12,49-53) fa parte degli insegnamenti di Gesù rivolti ai discepoli lungo la sua salita verso Gerusalemme, dove l’attende la morte in croce. Per indicare lo scopo della sua missione, Egli si serve di tre immagini: il fuoco, il battesimo e la divisione. Oggi desidero parlare della prima immagine: il fuoco. Gesù la esprime con queste parole: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!». Il fuoco di cui Gesù parla è il fuoco dello Spirito Santo, presenza viva e operante in noi dal giorno del nostro Battesimo. Esso – il fuoco - è una forza creatrice che purifica e rinnova, brucia ogni umana miseria, ogni egoismo, ogni peccato, ci trasforma dal di dentro, ci rigenera e ci rende capaci di amare. Gesù desidera che lo Spirito Santo divampi come fuoco nel nostro cuore, perché è solo partendo dal cuore che l’incendio dell’amore divino potrà svilupparsi e far progredire il Regno di Dio. Non parte dalla testa, parte dal cuore. E per questo Gesù vuole che il fuoco entri nel nostro cuore. Se ci apriamo completamente all’azione di questo fuoco che è lo Spirito Santo, Egli ci donerà l’audacia e il fervore per annunciare a tutti Gesù e il suo consolante messaggio di misericordia e di salvezza, navigando in mare aperto, senza paure. Nell’adempimento della sua missione nel mondo, la Chiesa - cioè tutti noi che siamo la Chiesa - ha bisogno dell’aiuto dello Spirito Santo per non lasciarsi frenare dalla paura e dal calcolo, per non abituarsi a camminare entro i confini sicuri. Questi due atteggiamenti portano la Chiesa ad essere una Chiesa funzionale, che non rischia mai. Invece, il coraggio apostolico che lo Spirito Santo accende in noi come un fuoco ci aiuta a superare i muri e le barriere, ci rende creativi e ci sprona a metterci in movimento per camminare anche su strade inesplorate o scomode, offrendo speranza a quanti incontriamo. Con questo fuoco dello Spirito Santo siamo chiamati a diventare sempre più comunità di persone guidate e trasformate, piene di comprensione, persone dal cuore dilatato e dal volto gioioso. Più che mai oggi c’è bisogno di sacerdoti, di consacrati e di fedeli laici, con lo sguardo attento dell’apostolo, per commuoversi e sostare dinanzi ai disagi e alle povertà materiali e spirituali, caratterizzando così il cammino dell’evangelizzazione e della missione con il ritmo sanante della prossimità. È proprio il fuoco dello Spirito Santo che ci porta a farci prossimi degli altri, dei bisognosi, di tante miserie umane, di tanti problemi, dei rifugiati, dei profughi, di quelli che soffrono. In questo momento, penso anche con ammirazione soprattutto ai numerosi sacerdoti, religiosi e fedeli laici che, in tutto il mondo, si dedicano all’annuncio del Vangelo con grande amore e fedeltà, non di rado anche a costo della vita. La loro esemplare testimonianza ci ricorda che la Chiesa non ha bisogno di burocrati e di diligenti funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’ardore di portare a tutti la consolante parola di Gesù e la sua grazia. Questo è il fuoco dello Spirito Santo. Se la Chiesa non riceve questo fuoco o non lo lascia entrare in sé, diviene una Chiesa fredda o soltanto tiepida, incapace di dare vita, perché è fatta da cristiani freddi e tiepidi. Ci farà bene, oggi, prendere cinque minuti e domandarci: “Ma come va il mio cuore? È freddo? È tiepido? È capace di ricevere questo fuoco?” Prendiamoci cinque minuti per questo. Ci farà bene a tutti.                  (Angelus - Domenica, 14 agosto 2016)

 

LA MISERICORDIA STRUMENTO

DI COMUNIONE

MOLTIPLICAZIONE-PANIAll’inizio del racconto che ne fa Matteo (cfr 14,13-21), Gesù ha appena ricevuto la notizia della morte di Giovanni Battista, e con una barca attraversa il lago alla ricerca di «un luogo deserto, in disparte». La gente però capisce e lo precede a piedi così che «sceso dalla barca, egli vide una grande folla, e sentì compassione per loro e guarì i loro malati». Così era Gesù: sempre con la compassione, sempre pensando agli altri. Impressiona la determinazione della gente, che teme di essere lasciata sola, come abbandonata. La sua compassione non è un vago sentimento; mostra invece tutta la forza della sua volontà di stare vicino a noi e di salvarci. Ci ama tanto Gesù, e vuole essere vicino a noi. Sul far della sera, Gesù si preoccupa di dar da mangiare a tutte quelle persone, stanche e affamate e si prende cura di quanti lo seguono. E vuole coinvolgere in questo i suoi discepoli. Infatti dice loro: «Voi stessi date loro da mangiare». E dimostrò ad essi che i pochi pani e pesci che avevano, con la forza della fede e della preghiera, potevano essere condivisi per tutta quella gente. Gesù fa un miracolo, ma è il miracolo della fede, della preghiera, suscitato dalla compassione e dall’amore. Così Gesù «spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli alla folla». Il Signore va incontro alle necessità degli uomini, ma vuole rendere ognuno di noi concretamente partecipe della sua compassione.

Ora soffermiamoci sul gesto di benedizione di Gesù: Egli «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede». Come si vede, sono gli stessi segni che Gesù ha compiuto nell’Ultima Cena; e sono anche gli stessi che ogni sacerdote compie quando celebra la Santa Eucaristia. La comunità cristiana nasce e rinasce continuamente da questa comunione eucaristica. Vivere la comunione con Cristo è perciò tutt’altro che rimanere passivi ed estraniarsi dalla vita quotidiana, al contrario, sempre più ci inserisce nella relazione con gli uomini e le donne del nostro tempo, per offrire loro il segno concreto della misericordia e dell’attenzione di Cristo. Mentre ci nutre di Cristo, l’Eucaristia che celebriamo trasforma poco a poco anche noi in corpo di Cristo e cibo spirituale per i fratelli. Gesù vuole raggiungere tutti, per portare a tutti l’amore di Dio. Per questo rende ogni credente servitore della misericordia. Gesù ha visto la folla, ha sentito compassione per essa ed ha moltiplicato i pani; così fa lo stesso con l’Eucaristia. E noi credenti che riceviamo questo pane eucaristico siamo spinti da Gesù a portare questo servizio agli altri, con la stessa sua compassione. Questo è il percorso. Gesù riempie il nostro cuore e la nostra vita del suo amore, del suo perdono, della sua compassione. Gesù dunque ha permesso ai suoi discepoli di eseguire il suo ordine. In questo modo essi conoscono la strada da percorrere: sfamare il popolo e tenerlo unito; essere cioè al servizio della vita e della comunione. Invochiamo dunque il Signore, perché renda sempre la sua Chiesa capace di questo santo servizio, e perché ognuno di noi possa essere strumento di comunione nella propria famiglia, nel lavoro, nella parrocchia e nei gruppi di appartenenza, un segno visibile della misericordia di Dio che non vuole lasciare nessuno nella solitudine e nel bisogno, affinché discendano la comunione e la pace tra gli uomini e la comunione degli uomini con Dio, perché questa comunione è vita per tutti.

(Udienza Generale - Mercoledì, 17 agosto 2016)

 
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