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n°24 Sabato 15 Giugno 2019

 

EDITORIALE

 Preghiamo per le vocazioni.

 Cari fratelli e sorelle, il mese di Giugno è dedicato al Sacro Cuore e proprio in questo periodo la Chiesa invita a pregare in modo particolare per le vocazioni, offrendo la propria preghiera al Signore Gesù, attraverso la contemplazione del Suo Cuore, mite ed umile. Cosa significa per una comunità pregare per le vocazioni? Innanzitutto significa pregare per coloro che dentro di essa hanno una vocazione di speciale consacrazione: sacerdoti e religiose; significa sostenere con la preghiera coloro che vivono la vocazione al matrimonio, sostenerli e difendere la sacralità del matrimonio tra l’uomo e la donna. Nella chiesa poi ci sono tante altre vocazioni, tutte guidate dallo Spirito, che riguardano la vita quotidiana della persona e un servizio specifico in quel momento per la comunità, pensiamo a chi svolge un servizio nell’ambito della catechesi, della liturgia, della carità…. Il Signore chiama a tutti, anche a te: Ti sei mai chiesto a cosa il Signore ti sta chiamando?

Pregare per le vocazioni significa chiedere al Signore che chiami uomini e donne a consacrarsi a Lui. Chiediamo, come ci ha invitati un anno fa il Vescovo, al Signore che doni nuovi operai nella sua messe; ma noi stessi per primi facciamoci promotori di vocazione, cosa vuol dire? Preghiamo per i vocati, per coloro che sono in cammino, per coloro che sono nel dubbio. Diventiamo una comunità che sostiene le vocazioni, soprattutto di speciale consacrazione, non basta la preghiera, bisogna sostenere, accompagnare e stare vicino a coloro che il Signore ha chiamato a seguirlo in modo speciale. Pregare significa anche stare vicino e sostenere chi il Signore ha scelto.                  

Don Davide

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Giornata Diocesana OFTAL (OPERA-FEDERATIVA-TRASPORTO- AMMALATI-LOURDES) a La Maddalena.

GIORNATA OFTAL 15062019L'associazione OFTAL opera a favore di persone malate e disabili organizzando pellegrinaggi a Lourdes e in altri santuari. L'OFTAL si occupa dell' ammalato prima, durante e dopo il pellegrinaggio grazie allo spirito di gratuità e di servizio di tanti volontari: medici, infermieri, sacerdoti, religiosi, dame e barellieri. L'OFTAL è presente in tutte le diocesi sarde e compie un percorso di fede che si sviluppa nel corso dell' anno con momenti di catechesi, di formazione e di svago , offrendo vacanze estive e invernali, giornate di convivialità, di amicizia sia diocesane che regionali, condividendo il piacere di stare insieme abbattendo ogni genere di barriera.

 Domenica 9 giugno con questo spirito di fede e di servizio si è svolta a La Maddalena la giornata diocesana con circa 20 disabili e alcuni volontari provenienti da varie parrocchie. Ad accoglierli, all'istituto San Vincenzo: don Davide, don Andrea e don Domenico, la superiora suor Maria Rosaria con le sue consorelle e alcuni volontari, molti dei quali l’anno scorso hanno partecipato al pellegrinaggio. Alle 11 è stata celebrata la S.Messa all’aperto presieduta da don Davide. A seguire si è vissuto il momento conviviale del pranzo, presso i locali delle suore, preparato con cura da alcuni giovani cinquantenni facenti parte del comitato Classe 69, guidati del loro presidente Luigi Macciocu. Dopo il bellissimo, gustoso e allegro pranzo, vista la bella giornata il gruppo ha potuto fare un giro panoramico dell’isola con una sosta a Caprera per un gelato. Questa giornata è stata possibile grazie alle tante persone che si sono messe a disposizione e a servizio dei “più piccoli”. Un grazie alla Delcomar che si è mostrata sensibile a questo evento; un grazie al Comitato Classe 69 per il prezioso contributo, un grazie ai volontari che hanno aiutato in maniera diversa, dall’accoglienza ai dolci offerti; un grazie speciale alle suore per l’accoglienza e ai sacerdoti per aver desiderato e voluto questa giornata. L’invito per tutti voi a nome dell’ OFTAL è quello di vivere quest’esperienza associativa al servizio dei più sofferenti e bisognosi, ricordando che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.     

  Angela Canu

 

■ La Beatificazione di Edvige Carboni a Pozzomaggiore.

BEATA EDVIGE CARBONI 15062019Sabato 15 giugno, nell'area dell'Ippodromo Comunale di Pozzomaggiore alle ore 10.30 durante la celebrazione Eucaristica, ci sarà il rito della Beatificazione della Venerabile Serva di Dio Edvige Carboni. La celebrazione sarà presieduta da S. Em.za Rev.ma Cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, rappresentante del Sommo Pontefice Francesco. Concelebreranno il Vescovo di Alghero-Bosa, Padre Mauro Maria Morfino, gli Arcivescovi e i Vescovi delle Chiese che sono in Sardegna, i rappresentanti dei Superiori della Congregazione della Passione del Signore, i sacerdoti della Diocesi ospitante e ogni altro convenuto dalle Chiese sorelle dell'isola e della penisola. Sará presente anche don Domenico Degortes e avrá la gioia e l'onore di concelebrare questo speciale rito. Arriverá a Pozzomaggiore con il pullman insieme a un gruppo di maddalenini che non vogliono mancare a questo straordinario evento. Il viaggio é stato organizzato da Pier Luigi Aversano.

La Venerabile nacque a Pozzomaggiore (SS)  il 2 maggio del 1880 e ricevette il battesimo il giorno 4. Fin da bambina si mostrò di indole docile e buona, ubbidiente ai genitori e portata alla preghiera. Ricevette la Cresima nel 1884 e fece la sua Prima Comunione nel 1890. Amante della penitenza e della Passione di Gesù, fu arricchita dal Signore di doni straordinari e tutta la sua vita fu preghiera: furono numerosissimi i fenomeni mistici, bilocazioni, estasi, visioni di Santi e misteriosi profumi. Il 14 luglio 1911 ricevette le stimmate ed ebbe impresse nelle mani, nel costato e nei piedi i segni della Passione.

La sua esistenza terrena così ricca di virtù e fatti straordinari si concluse il 17 febbraio 1952 e a fronte della sua crescente fama di santità, nel 1968 fu deciso di aprire la causa di Beatificazione e Canonizzazione.

Le sue spoglie sono custodite nella parrocchia di S.Giorgio Martire a Pozzomaggiore. Domenica 16 giugno il Santo Padre Francesco nella preghiera dell'Angelus in piazza S. Pietro citerà la nuova Beata Edvige Carboni. Un altro evento straordinario per la terra di Sardegna c'è stato il 17 settembre 2016 quando è stata proclamata Beata a Saccargia, Elisabetta Sanna, anche lei una laica sarda con il cuore semplice e la fede immensa.

Le accumuna la vita vissuta nel più umile nascondimento, nella carità e nella fervente preghiera. Mentre scrivo vengo a conoscenza di un'altra grande gioia: mercoledì 11 giugno Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei Santi, a promulgare un decreto per le virtù eroiche della Serva di Dio, Maria Paola Muzzeddu, fondatrice della società delle figlie della Madre Purissima, nata ad Aggius il 26 febbraio 1913 e morta il 12 agosto 1971. Così ora è dichiarata Venerabile: la purezza è stata la sua vocazione e la sua missione. Queste donne che hanno saputo, nella loro semplicità e umiltà vivere in modo esemplare l'amore verso Dio e verso i fratelli, sono sicuramente un grande orgoglio e una vera grazia per la Chiesa sarda e per la Chiesa tutta!                                     

             Maria Vitiello

 

■ Nell’Isola una luce abbagliante. È bello come Chiesa locale rendersi conto dei frutti grandi di vita cristiana e di vangelo che la nostra Chiesa ha saputo partorire. Edvige è nata nella nostra Diocesi, qui ci sono i luoghi che, misteriosamente, l’hanno scolpita umanamente e spiritualmente. Abbiamo una di noi che ci viene presentata come Beata, una persona che ha saputo incarnare in sé gli stili di vita di Gesù in modo talmente grande e visibile che il Signore stesso le ha donato i segni della sua Passione e la Chiesa la propone come testimone credibile verso la vita eterna.

Tutto in lei si è attivato perché i sentimenti di Cristo diventassero veramente la sua vita: donna che ha corso la sua esistenza conservando la fede.

Ciò che stupisce nell’esistenza di questi uomini e donne straordinari, come lo sono stati i Beati e i Santi, è la semplicità della loro quotidianità. Edvige ha saputo unificare la sua realtà familiare – fatta di mansioni umili, abitudinarie, comuni – con la sete spirituale propria della sua anima, instancabilmente assetata della Parola vera, di preghiera, di dialogo, di Eucaristia.

 Papa Francesco ci ricorda che «la santità è il volto più bello della Chiesa: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore.

Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano ». E ancora: «Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare – dice il Papa - che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi». Edvige interceda per noi in questo nostro cammino di santità verso l’incontro con il Padre. Questa Beatificazione non è un punto di arrivo ma di partenza. Incominciamo a convertire i nostri cuori, ad iniziare da quello del vescovo per arrivare al cuore di ciascuno. Non possiamo invocare la canonizzazione se non facciamo unità tra di noi scegliendo l’unica via possibile per umanizzare l’umano che siamo: assumere gli stili di vita di Gesù.

Edvige per Pozzomaggiore, per la Chiesa di Alghero-Bosa e per tutta la Chiesa sarda è una luce abbagliante e sono certo che farà la sua parte per conservarci nell’unità.

S. Ecc. Mons. Mauro Maria Morfino – Vescovo di Alghero – Bosa - dall’Unione Sarda

 

■ La croce presso la chiesa del Bambin Gesù a Due Strade, eretta al termine di una Missione Popolare nel 1999 alle soglie del nuovo millennio, è stata restaurata grazie alla generosità della famiglia del donatore e della ditta Orecchioni. Un grazie di cuore per aver reso nuovamente visibile quest'importante segno di fede .          

Don Andrea

 

■La Beata Antonia Mesina, martire ragazzina.

BEATA ANTONIA MESINA 15062019 Il 21 giugno ricorre il centenario della nascita ad Orgosolo della beata Antonia Mesina martire della purezza. La sua è una storia di sangue e di luce che si rivela come uno straordinario affresco del ‘900 in Barbagia. Seconda di dieci figli, la ragazza era dedita ai suoi doveri di famiglia, scuola, lavoro, religione. Faceva parte dell’associazione di Azione Cattolica. Celebrava il mese di maggio in onore della Madonna e il primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore. Leggeva la vita di Bernadette di Lourdes e di Maria Goretti anch’essa martire della purezza. Aveva sedici anni quando il 17 maggio 1935 andò in campagna a raccogliere legna per fare il pane “carasau” assieme ad un’amica dodicenne Annedda Castangia ancora vivente (97 anni) . Nel bosco fu aggredita da un giovane.

  Nonostante le grida di aiuto e la resistenza disperata della giovane, venne uccisa a colpi di pietra che le fracassarono la testa. Dopo alcune ore venne trovata addossata a dei cespugli ancora in atto di difesa della sua purezza. Su alcuni massi di granito esistenti in quel sito, fu subito scritto: Antonia Mesina, pura e forte. L’uccisore, un povero giovane del paese che commise il delitto in un momento quando era fuori di testa, secondo la legge di allora fu condannato alla fucilazione. Per commutare la pena capitale in ergastolo la condizione era il perdono della famiglia della vittima. Ma il padre, Agostino Mesina respinse le pressioni di quanti chiedevano di firmare la lettera di perdono, a cominciare da Armida Barelli presidente nazionale della Gioventù Feminile di A.C. La firma di Agostino Mesina non è arrivata e la giustizia fece il suo corso. Antonia Mesina è stata beatificata il 4 ottobre 1987. dal papa san Giovanni Paolo II. (da Unione Sarda e p. F. Ciomei).

 

■ Grazie e Permesso.

Alla fine di quest’anno di impegno educativo oratoriale e catechistico credo sia giusto rivolgere dei ringraziamenti a coloro che si dedicano alla formazione e all’educazione delle nuove generazioni. Ringraziamo il Signore che anche quest’anno ha fatto sentire la Sua presenza e ci ha accompagnati nella nostra giornata, è Lui il centro di tutto, ciò da cui ogni nostra attività ha il suo inizio e il suo compimento. Come presidente dell’oratorio è giusto ringraziare innanzitutto tutti i membri del consiglio direttivo, che si impegnano nel coordinare e portare avanti le attività. Un ruolo molto importante lo svolgono le catechiste e gli educatori dell’oratorio che, come volontari a titolo gratuito, si mettono al servizio del Signore, della comunità e delle famiglie trasmettendo ai più piccoli la fede. Un ruolo molto importante, come direbbe don Bosco, lo svolgono i cantori, quindi desidero ringraziare i due cori che animano le messe dei ragazzi: San Giovanni Bosco e San Giovanni Paolo II. Oltre costoro è giusto ringraziare tutti i volontari che a vario titolo o in base alla situazione sono stati vicino alle esigenze dell’oratorio e alla formazione dei ragazzi. Non può mancare un ringraziamento ai genitori, in modo particolare coloro che mantengono un rapporto vero e autentico con noi e che si fanno primi testimoni della fede. Quest’anno le nostre attività hanno visto il coinvolgimento anche di esperti esterni, quindi ringraziamo il comando dei carabinieri e il comando della guardia di finanza e al gruppo di pedagogiste che hanno collaborato nel lavoro di gruppo; una collaborazione che è solo all’inizio. Infine il ringraziamento va a tutte le attività commerciali di La Maddalena che in vario modo hanno sponsorizzato le attività educative e ricreative dell’oratorio.

Alla fine si fa un piccolo bilancio dell’anno e si inizia a programmare il nuovo, tante cose sono in cantiere per la crescita dei bambini e dei ragazzi della nostra isola, ma abbiamo bisogno di altri collaboratori per portare avanti le tante attività. Invito tutti coloro che desiderano mettersi al servizio dei bambini e ragazzi di farsi avanti, ogni piccolo contributo e aiuto può diventare prezioso, proprio come direbbe don Bosco: tutti siamo educatori.                          

                  Don Davide

 

■ Documento vaticano sul gender: sì al dialogo sugli studi, no all’ideologia.

Debora Donnini – Città del Vaticano

Uno strumento per affrontare il dibattito sulla sessualità umana e le sfide che emergono dall’ideologia gender, in un tempo di emergenza educativa. Questo vuol essere il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” a firma del cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, e dell’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario del Dicastero

L’obiettivo del documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” è di sostenere quanti sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni ad affrontare “con metodo” le questioni oggi più dibattute sulla sessualità umana, alla luce del più ampio orizzonte dell’educazione all’amore. In particolare è diretto alle comunità educative delle scuole cattoliche e a quanti, animati da una visione cristiana, operano nelle altre scuole, a genitori, alunni, personale ma anche a vescovi, a sacerdoti e religiosi, a movimenti ecclesiali e associazioni di fedeli. La Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha preparato il testo, parla di “un’emergenza educativa”, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità davanti alla sfida che emerge da “varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la reciprocità e le differenze tra uomo e donna, “considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. L’identità verrebbe, quindi, consegnata ad “un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”. Si parla di “disorientamento antropologico” che caratterizza il clima culturale del nostro tempo, contribuendo anche a destrutturare la famiglia. Un’ideologia che, tra l’altro, “induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina”, si evidenzia citando Amoris laetitia. Questo il contesto in cui si colloca il Documento che vuole promuovere, appunto, una “metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre”. Un testo che si ispira al documento “Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale” del 1983 ed è anche arricchito da citazioni di Papa Francesco, Benedetto XVI, San Giovanni Paolo II, ma anche del Concilio Vaticano II, della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri documenti.

Dialogo con ascolto, ragionamento e proposta

Nell’intraprendere la via del dialogo sulla questione del gender nell’educazione, il Documento opera una distinzione fra “l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane”, notando che l’ideologia “pretende, come riscontra Papa Francesco, di ‘rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili’ ma cerca ‘di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini’ e quindi preclude l’incontro”, mentre non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna. Il Documento specifica quindi che “è in relazione con queste ricerche che è possibile aprirsi all’ascolto, al ragionamento e alla proposta”.

Nel breve excursus storico sull’avvento delle concezioni gender nel XX secolo, si rileva come all’inizio degli anni ’90 si sia arrivati perfino a “teorizzare una radicale separazione fra genere (gender) e sex (sesso), con la priorità del primo sul secondo. Tale traguardo viene visto come una tappa importante dell’evoluzione dell’umanità, nella quale ‘si prospetta una società senza differenze di sesso’”. E in “una crescente contrapposizione fra natura e cultura”, le proposte gender confluiscono nel “queer”, cioè in una “dimensione fluida”, “al punto da sostenere la completa emancipazione dell’individuo da ogni definizione sessuale data a priori, con la conseguente scomparsa di classificazioni considerate rigide”.

Punti di incontro e criticità

Quindi, il Documento individua “alcuni possibili punti di incontro per crescere nella comprensione reciproca” nel quadro delle ricerche sul gender. Si apprezza l’esigenza di educare i bambini a rispettare ogni persona nella sua peculiare e differente condizione in modo che “nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), possa diventare oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste”. Si sottolinea che un altro punto di crescita nella comprensione antropologica sono “i valori della femminilità, che sono stati evidenziati nella riflessione sul gender”. Si rileva l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specie a vantaggio dei più deboli: le donne realizzano “una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l’incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società”.

In merito alle criticità che si presentano nella vita reale, si evidenzia che le teorie gender - specialmente le più radicali - portano ad un allontanamento dalla natura: “identità sessuale e famiglia” divengono fondate su “una malintesa libertà del sentire e del volere”. Il Documento si sofferma, poi, sugli argomenti razionali che chiariscono la centralità del corpo come “elemento integrante dell’identità personale e dei rapporti familiari”: “il corpo è soggettività che comunica l’identità dell’essere”. Il dimorfismo sessuale, cioè la differenza sessuale fra uomo e donna, è infatti comprovato dalle scienze, ad esempio dai cromosomi. Si rileva anche “il processo di identificazione è ostacolato dalla costruzione fittizia di un ‘genere neutro’ o ‘terzo genere’”. Ci si richiama poi ad alcuni esempi di analisi filosofica. La formazione dell’identità si basa proprio sull’alterità: nel confronto con il “tu”, si riconosce il proprio “io”. Ad assicurare la procreazione è proprio la complementarietà fisiologica, basata sulla differenza sessuale, mentre il ricorso a tecnologie riproduttive può consentire la generazione ma comporta “manipolazioni di embrioni umani”, mercificazione del corpo umano, riduzione del bambino a “oggetto di una tecnologia scientifica”. Ricordata anche l’importante prospettiva di un dialogo fra fede e ragione.

Proporre l’antropologia cristiana

Il terzo punto è l’offerta della proposta che nasce dall’antropologia cristiana. Il primo passo consiste nel riconoscere che l’uomo possiede una natura che non può manipolare a piacere. Questo è il fulcro dell’ecologia integrale dell’uomo. Si ricorda, quindi il “maschio e femmina li creò” della Genesi e che la natura umana è da comprendere alla luce dell’unità di anima e corpo, in cui si integra la dimensione orizzontale della comunione interpersonale e quella verticale della comunione con Dio. In merito all’educazione si sottolinea, quindi, che il diritto-dovere educativo della famiglia non può essere totalmente delegato né usurpato da altri, che il bambino ha diritto a crescere con una mamma e un papà e che proprio all’interno della famiglia possa essere educato a riconoscere la bellezza della differenza sessuale. Da parte sua la scuola è chiamata a interagire con la famiglia in modo sussidiario e a dialogare rispettandone la cultura. In questo processo educativo, centrale è a anche ricostruire un’alleanza fra scuola, famiglia e società, che possono articolare “percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità finalizzati al rispetto del corpo altrui”, per accompagnare i ragazzi in maniera sana e responsabile. In questo senso si mette in luce l’importanza che i docenti cattolici ricevano una preparazione adeguata sui diversi aspetti della questione del gender e siano informati sulle leggi in vigore e in discussione nei propri Paesi.

Via del dialogo percorso per trasformare incomprensioni in risorse

Nelle conclusioni si ribadisce che “la via del dialogo – che ascolta, ragiona e propone – appare come il percorso più efficace per una trasformazione positiva delle inquietudini e delle incomprensioni in una risorsa per lo sviluppo di un ambiente relazionale più aperto e umano” mentre “l’approccio ideologizzato alle delicate questioni del genere, pur dichiarando il rispetto delle diversità, rischia di considerare le differenze stesse in modo statico, lasciandole isolate e impermeabili l’una dall’altra”. Si ricorda anche che lo Stato democratico non può ridurre la proposta educativa a pensiero unico, sottolineando la legittima aspirazione delle scuole cattoliche a mantenere la propria visione della sessualità umana. Infine, si ricorda anche, per i centri educativi cattolici, l’importanza di “un percorso di accompagnamento discreto e riservato”, con cui si vada incontro anche “a chi si trova a vivere una situazione complessa e dolorosa”. La scuola deve, quindi, proporsi come un ambiente di fiducia, “specialmente in quei casi che necessitano tempo e discernimento” e creare “le condizioni per un ascolto paziente e comprensivo, lungi da ingiuste discriminazioni”.      Dal sito Vatican News

 

Auguri ai genitori del neobattezzato Giovanni Maia Andrea.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Domenica 16 giugno Solennità della Santissima Trinità. Vedi il programma nella locandina.

 2. Domenica 23 giugno Solennità del Santissimo Corpo e del Sangue del Signore (le Messe del mattino come tutte le domeniche). H 18.00: S.Messa solenne (unica per tutta la Città) e processione con tre stazioni eucaristiche: per via Italia, via XX Settembre, Piazza Garibaldi, via Garibaldi, Piazza Comando, via Magnaghi, via Balbo, via Cairoli, via Ilva, Piazza Santa Maria Maddalena.

 5. Lunedì 24 giugno solennità della Natività di San Giovanni Battista. H. 19.00 la S. Messa in piazza don G. Riva e in seguito la festa della Fogarina preparata dal Comitato delle Feste Patronali classe 1969.

 

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 16 giugno Solennità della Santissima Trinità. Vedi il programma nella locandina.

 2. Lunedì 17 e martedì 18 giugno Causa presenza dei sacerdoti isolani alla due giorni di fraternità col Vescovo, non verrà celebrata la S.Messa del martedì mattina delle 08.30.

 3. I lavori nella chiesa di S. Maria Maddalena stanno per finire. Invito le persone di buona volontà, che hanno a cuore la casa del Signore, a dare una mano nelle pulizie il martedì e mercoledì mattina dalle 9.30 e il pomeriggio dalle 15.00.

 4. Domenica 23 giugno Solennità del Santissimo Corpo e del Sangue del Signore (le Messe del mattino come tutte le domeniche). H 18.00: S. Messa solenne (unica per tutta la Città) e processione con tre stazioni eucaristiche: per via Italia, via XX Settembre, Piazza Garibaldi, via Garibaldi, Piazza Comando, via Magnaghi, via Balbo, via Cairoli, via Ilva, Piazza Santa Maria Maddalena. Un invito di cuore a tutti gli abitanti e commercianti delle vie sopra citate per l'addobbo a festa di vie, case e vetrine in segno di accoglienza del Signore che viene a visitarci.

 5. Lunedì 24 giugno solennità della Natività di San Giovanni Battista. H. 19.00 la S. Messa in piazza don G. Riva e in seguito la festa della Fogarina preparata dal Comitato delle Feste Patronali classe 1969.

 6.Sabato 6 luglio

Pellegrinaggio a Lavezzi. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano.

7.Dal 25 settembre al 7 ottobre pellegrinaggio parrocchiale a Cracovia - Czestochowa- Auschwitz - Vienna e Praga. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 PELLEGRINAGGI-2019-BIG

 

Dal 30 giugno fino all’ultima domenica di agosto

gli orari delle S.Messe domenicali nelle Chiese dell’Isola saranno:

 

07.30 Bambino Gesù - Due Strade

09.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

10.00 Santa Maria Maddalena

18.00 Sacra Famiglia – Padule

19.00 Madonna della Pace – Stagnali

20.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e prefestivi

17.00 Cappella Ospedale Civile

18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

19.00 Santa Maria Maddalena

19.00 Villaggio Piras

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

fino al 30 giugno

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

M A G I S T E R O

 LO SPIRITO SANTO È LA PERSONA PIÙ CONCRETA, PIÙ VICINA, QUELLA CHE CI CAMBIA LA VITA

 SPIRITO SANTO 15062019Pentecoste arrivò, per i discepoli, dopo cinquanta giorni incerti. Da un lato Gesù era Risorto, pieni di gioia lo avevano visto e ascoltato, e avevano pure mangiato con Lui. Dall’altro lato, non avevano ancora superato dubbi e paure: stavano a porte chiuse, con poche prospettive, incapaci di annunciare il Vivente. Poi arriva lo Spirito Santo e le preoccupazioni svaniscono: ora gli Apostoli non hanno timore nemmeno davanti a chi li arresta; prima preoccupati di salvarsi la vita, ora non hanno più paura di morire; prima rinchiusi nel Cenacolo, ora annunciano a tutte le genti. Fino all’Ascensione di Gesù attendevano un Regno di Dio per loro (cfr At 1,6), ora sono impazienti di raggiungere confini ignoti. Prima non avevano quasi mai parlato in pubblico e quando l’avevano fatto avevano spesso combinato guai, come Pietro rinnegando Gesù; ora parlano con parresia a tutti. La vicenda dei discepoli, che sembrava al capolinea, viene insomma rinnovata dalla giovinezza dello Spirito: quei giovani, che in preda all’incertezza si sentivano arrivati, sono stati trasformati da una gioia che li ha fatti rinascere. Lo Spirito Santo ha fatto questo. Lo Spirito non è, come potrebbe sembrare, una cosa astratta; è la Persona più concreta, più vicina, quella che ci cambia la vita. Come fa? Guardiamo agli Apostoli. Lo Spirito non ha reso loro le cose più facili, non ha fatto miracoli spettacolari, non ha tolto di mezzo problemi e oppositori, ma lo Spirito ha portato nelle vite dei discepoli un’armonia che mancava, la sua, perché Egli è armonia.

Armonia dentro l’uomo. Dentro, nel cuore i discepoli avevano bisogno di essere cambiati. La loro storia ci dice che persino vedere il Risorto non basta, se non Lo si accoglie nel cuore. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da Risorti. Ed è lo Spirito che fa vivere e rivivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro. Per questo Gesù, incontrando i suoi, ripete: «Pace a voi!» e dona lo Spirito. La pace non consiste nel sistemare i problemi di fuori – Dio non toglie ai suoi tribolazioni e persecuzioni – ma nel ricevere lo Spirito Santo. In questo consiste la pace, quella pace data agli Apostoli, quella pace che non libera dai problemi ma nei problemi, è offerta a ciascuno di noi. È una pace che rende il cuore simile al mare profondo, che è sempre tranquillo anche quando in superficie le onde si agitano. È un’armonia così profonda che può trasformare persino le persecuzioni in beatitudini.  

Egli è pace nell’inquietudine, fiducia nello scoraggiamento, gioia nella tristezza, gioventù nella vecchiaia, coraggio nella prova. È lo Spirito che, come dice oggi San Paolo, ci impedisce di ricadere nella paura perché ci fa sentire figli amati (cfr Rm 8,15). È il Consolatore, che ci trasmette la tenerezza di Dio. Senza lo Spirito la vita cristiana è sfilacciata, priva dell’amore che tutto unisce. Senza lo Spirito Gesù rimane un personaggio del passato, con lo Spirito è persona viva oggi; senza lo Spirito la Scrittura è lettera morta, con lo Spirito è Parola di vita. Un cristianesimo senza lo Spirito è un moralismo senza gioia; con lo Spirito è vita.

(S.Messa nella Solennità di Pentecoste - OMELIA - Domenica, 9 giugno 2019)

 

 

 

LO SPIRITO SANTO È IL BISOGNO PRIMO E ULTIMO DELLA CHIESA

 

Lo Spirito Santo non porta solo armonia dentro, ma anche fuori, tra gli uomini. Ci fa Chiesa, compone parti diverse in un unico edificio armonico. Lo spiega bene San Paolo che, parlando della Chiesa, ripete spesso una parola, “diversi”: «diversi carismi, diverse attività, diversi ministeri». Siamo diversi, nella varietà delle qualità e dei doni. Lo Spirito li distribuisce con fantasia, senza appiattire, senza omologare. E, a partire da queste diversità, costruisce l’unità. Fa così, fin dalla creazione, perché è specialista nel trasformare il caos in cosmo, nel mettere armonia. È specialista nel creare le diversità, le ricchezze; ognuno la sua, diversa. Lui è il creatore di questa diversità e, allo stesso tempo, è Colui che armonizza, che dà l’armonia e dà unità alla diversità. Soltanto Lui può fare queste due cose.

Oggi nel mondo le disarmonie sono diventate vere e proprie divisioni: c’è chi ha troppo e c’è chi nulla, c’è chi cerca di vivere cent’anni e chi non può venire alla luce. Nell’era dei computer si sta a distanza: più “social” ma meno sociali. Abbiamo bisogno dello Spirito di unità, che ci rigeneri come Chiesa, come Popolo di Dio, e come umanità intera. Che ci rigeneri. Lo Spirito Santo, invece, congiunge i distanti, unisce i lontani, riconduce i dispersi. Fonde tonalità diverse in un’unica armonia, perché vede anzitutto il bene, guarda all’uomo prima che ai suoi errori, alle persone prima che alle loro azioni. Lo Spirito plasma la Chiesa, plasma il mondo come luoghi di figli e di fratelli. Figli e fratelli: sostantivi che vengono prima di ogni altro aggettivo. Va di moda aggettivare, purtroppo anche insultare. Possiamo dire che noi viviamo una cultura dell’aggettivo che dimentica il sostantivo delle cose; e anche in una cultura dell’insulto, che è la prima risposta ad un’opinione che io non condivido. Poi ci rendiamo conto che fa male, a chi è insultato ma anche a chi insulta. Rendendo male per male, passando da vittime a carnefici, non si vive bene. Chi vive secondo lo Spirito, invece, porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso.

Per essere spirituali, per gustare l’armonia dello Spirito, occorre mettere il suo sguardo davanti al nostro. Allora le cose cambiano: con lo Spirito la Chiesa è il Popolo santo di Dio, la missione il contagio della gioia, non il proselitismo, gli altri fratelli e sorelle amati dallo stesso Padre. Ma senza lo Spirito la Chiesa è un’organizzazione, la missione propaganda, la comunione uno sforzo. E tante Chiese fanno azioni programmatiche in questo senso di piani pastorali, di discussioni su tutte le cose. Sembra che sia quella strada ad unirci, ma questa non è la strada dello Spirito, è la strada della divisione. Lo Spirito è il bisogno primo e ultimo della Chiesa . Egli «viene dov’è amato, dov’è invitato, dov’è atteso». Fratelli e sorelle, preghiamolo ogni giorno. Spirito Santo, armonia di Dio, Tu che trasformi la paura in fiducia e la chiusura in dono, vieni in noi. Dacci la gioia della risurrezione, la perenne giovinezza del cuore. Spirito Santo, armonia nostra, Tu che fai di noi un corpo solo, infondi la tua pace nella Chiesa e nel mondo. Spirito Santo, rendici artigiani di concordia, seminatori di bene, apostoli di speranza.

(Solennità di Pentecoste- OMELIA - Domenica, 09 /06/2019)

 

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI: «Fu associato agli undici apostoli» (At 1,26).

 

La Risurrezione di Cristo non è un evento tra gli altri, ma è la fonte della vita nuova. I discepoli lo sanno e – obbedienti al comando di Gesù – rimangono uniti, concordi e perseveranti nella preghiera. Si stringono a Maria, la Madre, e si preparano a ricevere la potenza di Dio non in modo passivo, ma consolidando la comunione tra loro.

Quella prima comunità era formata da 120 fratelli e sorelle più o meno: un numero che porta dentro di sé il 12, emblematico per Israele, perché rappresenta le dodici tribù, ed emblematico per la Chiesa, per via dei dodici Apostoli scelti da Gesù. Ma ora, dopo gli eventi dolorosi della Passione, gli Apostoli del Signore non sono più dodici, ma undici. Uno di loro, Giuda, non c’è più: si è tolto la vita schiacciato dal rimorso. Giuda aveva ricevuto la grande grazia di far parte del gruppo degli intimi di Gesù e di partecipare al suo stesso ministero, ma ad un certo punto ha preteso di “salvare” da sé la propria vita con il risultato di perderla (cfr Lc 9,24). Ha smesso di appartenere col cuore a Gesù e si è posto al di fuori della comunione con Lui e con i suoi. Ha smesso di essere discepolo e si è posto al di sopra del Maestro. Lo ha venduto e con il «prezzo del suo delitto» ha acquistato un terreno, che non ha prodotto frutti ma è stato impregnato del suo stesso sangue.

Se Giuda ha preferito la morte alla vita e ha seguito l’esempio degli empi la cui via è come l’oscurità e va in rovina, gli Undici scelgono invece la vita, la benedizione, diventano responsabili nel farla fluire a loro volta nella storia, di generazione in generazione, dal popolo d’Israele alla Chiesa.

L’evangelista Luca ci fa vedere che dinanzi all’abbandono di uno dei Dodici, che ha creato una ferita al corpo comunitario, è necessario che il suo incarico passi a un altro. E chi potrebbe assumerlo? Pietro indica il requisito: il nuovo membro deve essere stato un discepolo di Gesù dall’inizio, cioè dal battesimo nel Giordano, fino alla fine, cioè all’ascensione al Cielo. Occorre ricostituire il gruppo dei Dodici. Si inaugura a questo punto la prassi del discernimento comunitario, che consiste nel vedere la realtà con gli occhi di Dio, nell’ottica dell’unità e della comunione.

Due sono i candidati: Giuseppe Barsabba e Mattia. Allora tutta la comunità prega così: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto … che Giuda ha abbandonato» (At 1,24-25). E, attraverso la sorte, il Signore indica Mattia, che viene associato agli Undici.

I Dodici manifestano negli Atti degli Apostoli lo stile del Signore. Sono i testimoni accreditati dell’opera di salvezza di Cristo e non manifestano al mondo la loro presunta perfezione ma, attraverso la grazia dell’unità, fanno emergere un Altro che ormai vive in un modo nuovo in mezzo al suo popolo. E chi è questo? È il Signore Gesù.

Anche noi abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza di testimoniare il Risorto, uscendo dagli atteggiamenti autoreferenziali, rinunciando a trattenere i doni di Dio e non cedendo alla mediocrità. Il ricompattarsi del collegio apostolico mostra come nel DNA della comunità cristiana ci siano l’unità e la libertà da sé stessi, che permettono di non temere la diversità, di non attaccarsi alle cose e ai doni e di diventare martyres, cioè testimoni luminosi del Dio vivo e operante nella storia.

(Udienza Generale - 12/06/2019) a cura di A. Panzera

 
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n°23 Sabato 8 Giugno 2019

EDITORIALE

 Pentecoste per chi è debole nella fede.

Passando per la benedizione delle famiglie nelle case ho notato, rispetto a dieci o vent’anni fa, che è aumentato il numero di quelli che si professano atei o agnostici, cioè credenti vagamente in un Essere superiore che però non interessa. C’è una minoranza di praticanti che si sforzano di seguire il Vangelo, partecipano alle Messe domenicali e godono delle feste più importanti come la Pentecoste. C’è poi una maggioranza che dichiara di credere in Dio ed in Gesù Cristo uomo e Dio, persone che pregano ogni tanto, partecipano alla Messa a Natale e a Pasqua, ai funerali (magari fuori della chiesa), ai Matrimoni, alle feste di Prima Comunione e Cresima, non partecipano alla Messa domenicale, dicono: “Ciò che importa è praticare l’onestà”. Questi ultimi trovano difficile capire la festa della Pentecoste. Come aiutarli? Pentecoste vuol dire cinquantesimo giorno dopo Pasqua. Era già una festa ebraica, che celebra l’alleanza con Dio con la consegna delle tavole della legge (i dieci comandamenti) a Mosé sul monte Sinai. Al cristiano la festa di Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo promesso da Gesù agli apostoli ed effuso su di loro, su Maria, madre di Gesù e su alcune donne come Maria Maddalena, nel cinquantesimo giorno dopo la Pasqua. Questo evento è accompagnato da un fragore di vento impetuoso, da lingue di fuoco che si posano su ciascuno dei presenti e dal miracolo delle lingue per cui ciascuno, sebbene proveniente da nazioni diverse, udiva parlare gli apostoli nella propria lingua. Questo ci riferisce san Luca, l’autore degli Atti degli Apostoli, dopo aver fatto ricerche accurate su ogni circostanza. Chi è debole nella fede come si pone di fronte a questi fatti? Resta sorpreso, un po’scettico, incredulo. Si domanda: “Cosa vuol dire Spirito Santo, perché quel vento impetuoso, le lingue di fuoco? Sembra incomprensibile. Eppure si è avuto un cambiamento sconvolgente. Gli apostoli e i fedeli discepoli di Gesù, dopo la condanna a morte del loro Maestro, erano impauriti. Temevano per la loro vita. Avevano accolto non senza esitazione la realtà della sua risurrezione, ma avevano paura di ritorsioni da parte dei Giudei che li avevano accusati di aver rubato il corpo morto di Gesù per dire che era risorto e si tenevano nascosti. Come si spiega che improvvisamente hanno il coraggio di uscire in pubblico e di annunziare senza paura Gesù risorto e per questo non temono di affrontare catene, prigioni, esilio, fame, fuoco, morsi delle fiere. Tutto questo grazie al dono dello Spirito Santo, dono del Padre celeste e di Gesù. Lo Spirito è l’Amore del Padre e del Figlio comunicato ai credenti nel Battesimo, nella Cresima e negli altri sacramenti, per i meriti della Pasqua di Cristo. Egli ne parla come di una persona, lo chiama “Paraclito” cioè Difensore, Consolatore. Il vento impetuoso è segno della sua forza irresistibile, le lingue di fuoco, come il miracolo delle lingue, indicano il linguaggio dell’Amore che tutto intende e comprende. Lo Spirito Santo santifica continuamente la Chiesa, la comunità dei credenti, suscitando in essa doni e movimenti diversi, purificando, rinnovando, guidando verso tutta intera la verità. La Pentecoste segna il culmine della Pasqua di Cristo e, molto opportunamente, la Chiesa raccomanda nel tempo pasquale, che termina a Pentecoste, la Confessione e la Comunione come partecipazione alla Pasqua di Cristo e al dono del suo Spirito.

D.D.

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Festa della Visitazione 31 Maggio

SANTA MESSA MADONNINA PANORAMICA 2019Come ogni anno alla fine del mese di maggio, l'Associazione Mariana si è ritrovata nella strada della panoramica, per festeggiare la Vergine Maria.

Una natura splendida ha fatto da cornice alla Celebrazione Eucaristica presieduta da don Davide e don Andrea. Numerosi i partecipanti.

Durante l'omelia don Davide ha preso spunto dall'atteggiamento di Maria: dopo l'annuncio, ella si mette in viaggio per rendere un servizio a Elisabetta, lei pure in attesa, comunicarle la gioia di essere madre e premurosa di portarle la salvezza. Un grande esempio per noi cristiani che, spesse volte, forse per pudore, non manifestiamo la gioia di appartenere al Signore.

Maria, nella sua umiltà, ci insegna a comunicare ai fratelli ciò che pur senza merito abbiamo ricevuto, riconoscendo, come ha fatto Lei nel Magnificat, che tutto è dono di Dio.

Alla fine della Messa don Andrea ha ringraziato i presenti, in particolare il coro del Bambin Gesù che ha animato la celebrazione rendendola festosa e partecipata. Non poteva mancare il comitato, che ha trattenuto l'assemblea con un rinfresco molto gustoso e fraterno.    

Associazione Mariana Vincenziana

  

La Messa alla Madonnina della panoramica.

Come ha detto don Davide Mela all'inizio della celebrazione della Messa davanti alla Madonnina della panoramica il 31 di maggio, tanti sono nella nostra isola i luoghi che richiamano la fede cristiana attraverso la devozione mariana. Noi isolani siamo particolarmente legati sia alla Madonnetta di Carlotto, dove il mese di maggio è iniziato con una bella festa, che alla Madonnina della panoramica dove, ormai da lunga tradizione, si è concluso con una grande partecipazione di fedeli. È stato proprio don Davide a presiedere la celebrazione, concelebrata da don Andrea Domanski e quella bella serata, col cielo azzurro, davanti allo spettacolo del nostro bel mare, ha ispirato il celebrante a elogiare quella cattedrale naturale. "È proprio bello riunirci qui in questo splendido luogo, custodito dalla comunità e in modo particolare dall'Associazione Mariana, e pregare il Signore attraverso l'intercessione della Vergine Santissima" ha detto don Davide e commentando il Vangelo di Luca della Visitazione, ha posto l'accento sul doppio incontro, tra Maria ed Elisabetta ma anche tra Gesù e Giovanni. "Come il bambino ha sussultato di gioia nel grembo di Elisabetta, così anche noi dobbiamo sussultare di gioia per l'annuncio della salvezza e portarlo agli altri". Don Davide ha anche ricordato la riscoperta delle formelle sparse per le vie del centro storico che ci hanno fatto riflettere sui misteri del rosario e ha invitato tutti , passando, a soffermarsi un attimo davanti per un segno di croce e una preghiera.

La celebrazione è stata preceduta dalla recita del rosario ed è stata animata dal coro di Due Strade "Gesù Bambino di Praga" che l'ha resa più gioiosa e solenne.

Il ringraziamento finale è stato fatto da don Andrea con queste parole "ringraziamo il Signore per averci donato sua Madre e ringraziamo le persone di cui Egli si serve. Grazie a chi ha preparato il posto, grazie all'Associazione Mariana per aver curato questa celebrazione, grazie al coro e al comitato "69" che ha preparato per tutti un bel rinfresco e grazie a tutti voi per la presenza!" La benedizione finale ha concluso questa bella celebrazione che ha avuto luogo in una delle tanti cattedrali del creato della nostra isola!

                                              Maria Vitiello

 

Conclusione Anno Catechistico.

CONCLUSIONE ANNO CATECHISTICO 2019 Sabato 1 Giugno nella bellissima colonia di Tegge delle suore abbiamo concluso in maniera allegra il cammino di quest'anno di catechesi. I bambini, i ragazzi e le famiglie di entrambe le comunità parrocchiali si sono ritrovate alle 16 dove ci si è potuto salutare e preparare. Alle 16,30 don Andrea ha iniziato la Santa Messa, l'omelia è stata tenuta da don Davide, responsabile dell'oratorio. La bellissima celebrazione è stata arricchita dalla vestizione di 12 bambini che hanno deciso di mettersi al servizio del Signore nell'altare durante la celebrazione. Alla fine don Andrea ha fatto i ringraziamenti e ha ricordato l' importanza della Messa, fonte di vita nel cammino del cristiano.

Un ringraziamento particolare ai genitori che si affidano a noi e anche a tutti coloro che danno una bella testimonianza ai loro figli nel vivere per primo il cammino di fede.

Dopo la celebrazione la festa è continuata con un bellissimo rinfresco, dove tutte le famiglie hanno collaborato. Ancora i nostri auguri a tutti i bambini che si sono accostati ai sacramenti per la prima volta quest'anno, ai cresimandi che continuano la loro preparazione e ai ministranti per il loro prezioso servizio.

Don Davide

 

PRIME CONFESSIONI SM MADDALENA 2019

 

Prime confessioni a Santa Maria Maddalena

 

 

■ Noa e noi. Solo in Cristo la sofferenza acquista senso

di Roberto Marchesini

 Una ragazza di 17 anni si lascia morire perché oppressa dalla sofferenza, ma cosa sta dietro a una scelta simile? Non siamo fatti per la sofferenza, eppure essa è fisiologica, non patologica. Se liberamente accettata e offerta, rende l'uomo simile a Cristo, acquistando valore redentivo. Una società materialista non la comprende: per vivere nonostante la sofferenza, infatti, serve un fine. Che trascende l'uomo.

Il caso di Noa Pothoven, la ragazza olandese di 17 anni che si è lasciata morire di fame e di sete, sta già facendo discutere. E non senza motivo. Da bambina, Noa è stata stuprata almeno tre volte: a 11, 12 e 14 anni. Non metto in dubbio la notizia, ma sicuramente qualche interrogativo sorge spontaneo. Com'è possibile? E da chi, è stata stuprata?

Questi episodi sarebbero la causa di depressione, disturbi alimentari, autolesionismo e crisi d’ansia; nessuno può mettere in discussione che gli abusi sessuali abbiano causato delle profonde ferite, ma limitarsi a questa relazione causa-effetto potrebbe essere riduttivo. Anche in questo caso, i dubbi si affollano.

Infine, l’ovvia polemica: se avesse potuto avere l’eutanasia, Noa non si sarebbe suicidata. Eppure - anche questo va ricordato - alla ragazza era stata rifiutata l’eutanasia perché una psicoterapia è ritenuta un trattamento più idoneo, nei confronti della depressione.

Resta il fatto: al di là delle polemiche, dei dubbi e delle questioni rimaste aperte, una ragazza di 17 anni si è lasciata morire di fame e di sete perché oppressa dalla sofferenza.

Mi torna alla mente il caso di Eelco de Gooijer, il trentottenne olandese che ha chiesto insistentemente l’eutanasia fino a ottenerla. Era obeso; aveva varie diagnosi psichiatriche non meglio specificate. «Eelco non era felice nella vita. Voleva smettere di soffrire e la morte era l'unica via», dichiarò la madre. In entrambi i casi, questi giovani hanno deciso di smettere di vivere a causa della sofferenza. Cosa significa?

Sappiamo che la sofferenza è compagna di viaggio dell’uomo su questa terra, conseguenza del peccato originale. Noi non siamo fatti per la sofferenza, eppure la sofferenza è fisiologica, non patologica.

Ma, soprattutto, sappiamo che la sofferenza, se liberamente accettata e offerta, ha un valore redentivo. Rende l’uomo simile a Cristo che, con la sua sofferenza, ha pagato la salvezza degli uomini. È, in qualche modo, il télos dell’uomo: fine e, insieme, piena realizzazione.

Sono recentemente venuto a sapere di una giovane consacrata (per la quale spero inizi presto un processo di beatificazione), costretta a letto tra grandissime sofferenze, che ha offerto il suo dolore per chi glielo chiedeva. E ha ottenuto molto. Ma, al di là di questo, il fatto che la sofferenza sia un motivo per decidere di morire è tutt’altro che scontato.

Potremmo citare i soldati italiani dell’ARMIR (Armata italiana in Russia), costretti a ritirarsi per settimane, senza viveri, a temperature proibitive, combattendo continuamente per liberarsi la strada e tornare in Italia. Chi sopravvisse, vi tornò. Oppure Giovannino Guareschi, che sopravvisse ai lager tedeschi per tornare dai suoi figli: «Non muoio neanche se mi ammazzano», si disse.

Esperienza condivisa dallo psichiatra Viktor Frankl, che osservò come alcuni compagni di prigionia morivano mentre altri sopportavano sofferenze indicibili, sopravvivendo. I secondi, rifletté, hanno un motivo per vivere. Da queste osservazioni nacque la sua «Logoterapia», una psicoterapia che consiste nel cercare un significato della propria esistenza.

Forse il punto è proprio questo: per vivere nonostante la sofferenza (che lo ripeto, accompagna l’esistenza umana) serve un motivo, uno scopo, un fine. Un fine che trascende noi stessi, che è altro da noi.

Noa ed Eelco avevano un motivo per vivere e sopportare la sofferenza? Evidentemente no. In un mondo materialista, senza un’ombra di trascendenza, perché soffrire? Non mi viene in mente alcuna risposta.

(dal sito www.lanuovabq.it)

 

■Il caso Noa ci dice che abbiamo tollerato troppo

di Giampaolo Crepaldi (Vescovo di Trieste e Presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân.)

Se ci sforziamo di non nascondere la realtà, la morte di Noa è l’ulteriore tassello che prefigura questo torbido futuro: il male democraticamente celebrato, contemplato per legge, pianificato, come si pianifica la soddisfazione di un diritto.

La tragica conclusione della vicenda terrena della giovane olandese Noa Pothoven è l’indubitabile segno dell’avanzata feroce della cultura della morte nelle nostre società, che si sviluppa sul dogma dell’autodeterminazione psicologica, principio dottrinale assoluto della nuova religione della disperazione.

La società e lo Stato inducono alla disperazione, insegnando che tutto può essere vero e giusto se è voluto dal soggetto e che niente è vero e giusto in sé, niente vale la pena, e poi eliminano i disperati con la motivazione di ottemperare ai loro desideri. Il principio di autodeterminazione assoluta non è naturale, è indotto dall’ideologia della morte, e poi ad esso ci si appella come se fosse un principio naturale per infliggere la morte ai disperati, o per indurli a morire, o astenendosi dall’aiutarli a vivere.

Stando alle notizie finora emerse, strutture sanitarie private hanno collaborato alla morte di Noa, assistendo il suo suicidio per renderlo meno doloroso in fase terminale. Quelle strutture hanno di fatto preso parte alla sua morte: la collaborazione al suicidio moralmente si configura come partecipazione ad un omicidio. Non ci sono, allo stato attuale, prove di intervento in questo senso da parte di strutture sanitarie pubbliche, anche se per lo Stato si configura almeno la colpa dell’omissione ed anche se il clima eutanasico favorito dalla legge ha fatto certamente la propria parte.

Da molto tempo gli Stati si mettono a disposizione per l’uccisione nel ventre materno dei bambini innocenti cui viene impedito di nascere. Da molto tempo lo Stato olandese dà la propria collaborazione a chi chiede di essere ucciso in virtù della legge sull’eutanasia. I dati, che sanno essere spietati nella loro nudità, ci dicono che la pratica è in aumento vertiginoso e che le motivazioni per l’eutanasia possono ormai essere anche molto deboli e, ciononostante, venire soddisfatte.

Il caso Noa non è un evento nuovo e inaspettato. Sconvolgente, certo, ma non inaspettato per chi segua lo sviluppo della lotta tra cultura della vita e cultura della morte nei Paesi della post-umanità. E siccome alla ragazza era stata negata l’eutanasia per legge, ecco i fautori della morte a chiederne la liberalizzazione più completa. Tutte cose, purtroppo, già viste.

La morte di Noa, tuttavia, colpisce: per la giovane età, per la sua debolezza che implicitamente chiedeva aiuto, per la sostituzione di questo aiuto umano, morale, materiale e spirituale, con la spinta ad uscire da questo mondo, per lo stato di perversione delle leggi e del “sistema” socio-sanitario nel suo complesso. Noa è l’ultimo e più recente caso di un mondo che, sconvolto, si scuote dal suo colpevole torpore… oppure è il primo caso del mondo invivibile che ci aspetta in futuro?

Molte volte in passato si è detto che certe soglie di non ritorno erano state superate … e purtroppo la storia successiva ha confermato queste previsioni. Molte volte si era detto che, superato quel punto, altri punti sarebbero stati superati in seguito, perché anche la cultura della morte ha una sua logica interna. In molti di quei casi, però, abbiamo continuato a camminare in avanti senza prestare troppa attenzione alle sconvolgenti novità cui, pian piano, ci si abituava.

Dare la morte e darsi la morte sempre più sono intesi come diritti e siccome lo Stato garantisce i diritti, lo Stato dà la morte, quando questa sia voluta da un soggetto, oppure non si impegna ad aiutarlo a conservarsi in vita. Se ci sforziamo di non nascondere la realtà, la morte di Noa è l’ulteriore tassello che prefigura questo torbido futuro: il male democraticamente celebrato, contemplato per legge, pianificato, come si pianifica la soddisfazione di un diritto.

La domanda su come siamo potuti arrivare a questo punto dovrebbe interrogare tutte le coscienze. Gli esiti della storia sono sempre effetti di lunghi processi che richiamano a delle responsabilità. Abbiamo tollerato troppo. Ci siamo impegnati troppo poco. Abbiamo pensato che la cultura del dialogo potesse coprire la lotta tra il bene e il male che sempre ha caratterizzato la storia umana. Abbiamo sofisticato sulle forme della lotta da farsi più che sui contenuti. Abbiamo diviso il fronte della vita per motivi marginali. Abbiamo ampliato e diluito la nostra attenzione al tema della vita, perdendo di vista le tematiche bioetiche e biopolitiche, che invece rimangono prioritarie. Abbiamo eliminato alcuni temi dalla predicazione ecclesiastica, ritenendoli troppo duri per l’uomo di oggi. Siamo stati presi da una pastorale conciliante anche circa l’inconciliabile. Su certi temi non siamo più stati capaci di aggiungerci a chi scendeva nella pubblica piazza.

Con Noa la deriva antropologica ha fatto un ulteriore passo in avanti. Però la deriva antropologica rimanda ad un’altra deriva, ben più importante: la deriva teologica. L’uomo non spiega mai completamente se stesso, sia nel bene che nel male. Al congedo da Dio delle nostre società non può che derivare il congedo dall’uomo. Bisogna chiedersi se a questo proposito non stiamo sbagliando indirizzo: troppo spesso noi cristiani guardiamo all’uomo per trovarvi Dio, anziché guardare a Dio per trovarvi l’uomo.

(dal sito www.lanuovabq.it)

 

■ Per l'ennesima volta a Venezia accade il prevedibile, una delle tante navi di crociera, perde il controllo nei labirinti delle vie d'acqua e va a sbattere.

Siate certi, che le polemiche non impediranno questo business, si troverà la giusta soluzione per non perdere i vantaggi di questo turismo che viaggia sul filo del rasoio.

Stessa situazione ad Olbia dove questi palazzi d'acqua fanno la gincana per arrivare al porto per poi sbarcate migliaia di turisti che vengono accolti a braccia aperte perché portano benessere.

Noi a La Maddalena, per motivi da capire abbiamo bloccato questa risorsa, e le uniche presenze che accogliamo sono quelle dei barconi che comprensibilmente i turisti hanno in tasca solo il fazzoletto!

Per quale motivo non si riapre questa risorsa? Perché Venezia, Olbia ed altri riescono a gestire questo turismo di massa e noi.........DORMIAMO???

Se La Maddalena deve vivere dal turismo la deve smettere di remare contro, la si deve finire di pensare di risolvere i problemi coprendoli di SILENZI. Non è possibile continuare a pensare che la bellezza dell'arcipelago sia usufruibile da tutto il mondo, ma chi ci vive, commercio compreso devono solo pagare restrizioni che nulla hanno a che fare con il buon senso e tanto meno con il turismo!!!

Vincenzo La Cava per il Gruppo Socio Politico Cristiano

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Domenica 9 giugno Solennità di Pentecoste, h. 10.30 S. Messa a Stagnali.

 2. Giovedì 13 giugno memoria di Sant’Antonio da Padova.

● h.21.15 Consiglio Pastorale Parrocchiale nel salone dell'Oasi Serena.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1. Domenica 9 giugno Solennità di Pentecoste. Sarà ospite della nostra Parrocchia il Gruppo Diocesano dell’OFTAL (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes).

 2. Mercoledì 12 giugno h. 21.15 Consiglio Pastorale Parrocchiale nell'Oratorio Don Bosco.

 3. Giovedì 13 giugno memoria di Sant’Antonio da Padova. Inizio del triduo in onore della Santissima Trinità.

 4. Domenica 16 giugno Solennità della Santissima Trinità. Vedi il programma nella locandina.

 5. Sabato 6 luglio

Pellegrinaggio a Lavezzi. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano

 6. Dal 25 settembre al 7 ottobre pellegrinaggio parrocchiale a Cracovia - Czestochowa- Auschwitz - Vienna e Praga. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

FEST MARIANA 8062019

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

  

M A G I S T E R O

 

 POSSIAMO ESSERE TESTIMONI DI LIBERTÀ E DI MISERICORDIA

 «Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» (Gv 9,2).

Gesù, come i suoi discepoli, vede il cieco dalla nascita, è capace di riconoscerlo e di metterlo al centro. Dopo aver dichiarato che la sua cecità non era frutto del peccato, mescola la polvere della terra alla sua saliva e la spalma sugli occhi; poi gli ordina di lavarsi nella piscina di Siloe. Dopo essersi lavato, il cieco riacquista la vista. È interessante notare come il miracolo è narrato in appena due versetti, tutti gli altri portano l’attenzione non sul cieco guarito, ma sulle discussioni che suscita. Sembra che la sua vita e specialmente la sua guarigione diventi banale, aneddotica o elemento di discussione, come pure di irritazione e fastidio. Il cieco guarito viene prima interrogato dalla folla stupita, poi dai farisei; e questi interrogano anche i suoi genitori. Mettono in dubbio l’identità dell’uomo guarito; poi negano l’azione di Dio, prendendo come scusa che Dio non agisce di sabato; giungono persino a dubitare che quell’uomo fosse nato cieco. Tutta la scena e le discussioni rivelano quanto risulti difficile comprendere le azioni e le priorità di Gesù, capace di porre al centro colui che stava alla periferia, specialmente quando si pensa che il primato è detenuto dal “sabato” e non dall’amore del Padre che cerca di salvare tutti gli uomini; il cieco doveva convivere non soltanto con la propria cecità ma anche con quella di chi gli stava attorno. Così sono le resistenze e le ostilità che sorgono nel cuore umano quando, al centro, invece delle persone, si mettono interessi particolari, etichette, teorie, astrazioni e ideologie, che, là dove passano, non fanno altro che accecare tutto e tutti. Invece la logica del Signore è diversa: lungi dal nascondersi nell’inazione o nell’astrazione ideologica, cerca la persona con il suo volto, con le sue ferite e la sua storia. Le va incontro e non si lascia raggirare da discorsi incapaci di dare la priorità e di mettere al centro ciò che realmente è importante.

Queste terre conoscono bene la sofferenza della gente quando il peso dell’ideologia o di un regime è più forte della vita e si antepone come norma alla stessa vita e alla fede delle persone; quando la capacità di decisione, la libertà e lo spazio per la creatività si vede ridotto e perfino cancellato. Fratelli e sorelle, voi avete sofferto i discorsi e le azioni basati sul discredito che arrivano fino all’espulsione e all’annientamento di chi non può difendersi e mettono a tacere le voci dissonanti. Pensiamo, in particolare, ai sette Vescovi greco-cattolici che ho avuto la gioia di proclamare Beati. Di fronte alla feroce oppressione del regime, essi dimostrarono una fede e un amore esemplari per il loro popolo. Con grande coraggio e fortezza interiore non rinnegarono l’appartenenza alla loro amata Chiesa. Questi Pastori, martiri della fede, hanno recuperato e lasciato al popolo rumeno una preziosa eredità che possiamo sintetizzare in due parole: libertà e misericordia.

Questo luogo dove stiamo celebrando, richiama l’unità del vostro Popolo che si è realizzata nella diversità delle espressioni religiose: ciò costituisce un patrimonio spirituale che arricchisce e caratterizza la cultura e l’identità nazionale rumena.

L’altro aspetto dell’eredità spirituale dei nuovi Beati è la misericordia. Alla tenacia nel professare la fedeltà a Cristo, si accompagnava in essi una disposizione al martirio senza parole di odio verso i persecutori. Questo atteggiamento di misericordia nei confronti degli aguzzini è un messaggio profetico, perché si presenta oggi come un invito a tutti a vincere il rancore con la carità e il perdono, vivendo con coerenza e coraggio la fede cristiana.

Vorrei incoraggiarvi a portare la luce del Vangelo ai nostri contemporanei e a continuare a lottare, come questi Beati, contro queste nuove ideologie che sorgono. Tocca a noi adesso lottare, come è toccato a loro lottare in quei tempi. Possiate essere testimoni di libertà e di misericordia, facendo prevalere la fraternità e il dialogo sulle divisioni, incrementando la fraternità del sangue, che trova la sua origine nel periodo di sofferenza nel quale i cristiani, divisi nel corso della storia, si sono scoperti più vicini e solidali.

(Viaggio apostolico in Romania - Divina Liturgia con beatificazione dei 7 Vescovi Greco-Cattolici martiri - OMELIA - Domenica, 2 giugno 2019)

 

È NELL’INDIFFERENZA CHE SI ALIMENTANO PREGIUDIZI E SI FOMENTANO RANCORI

 

Nella Chiesa di Cristo c’è posto per tutti, altrimenti non sarebbe la Chiesa di Cristo. Il Vangelo della gioia si trasmette nella gioia di incontrarsi e di sapere che abbiamo un Padre che ci ama.

Nel cuore porto un peso. È il peso delle discriminazioni, delle segregazioni e dei maltrattamenti subiti dalle vostre comunità. La storia ci dice che anche i cristiani, anche i cattolici non sono estranei a tanto male. Vorrei chiedere perdono per questo. Chiedo perdono – in nome della Chiesa al Signore e a voi – per quando, nel corso della storia, vi abbiamo discriminato, maltrattato o guardato in maniera sbagliata, con lo sguardo di Caino invece che con quello di Abele, e non siamo stati capaci di riconoscervi, apprezzarvi e difendervi nella vostra peculiarità. A Caino non importa il fratello. È nell’indifferenza che si alimentano pregiudizi e si fomentano rancori. Quante volte giudichiamo in modo avventato, con parole che feriscono, con atteggiamenti che seminano odio e creano distanze! Quando qualcuno viene lasciato indietro, la famiglia umana non cammina. Non siamo fino in fondo cristiani, e nemmeno umani, se non sappiamo vedere la persona prima delle sue azioni, prima dei nostri giudizi e pregiudizi. Sempre, nella storia dell’umanità, ci sono Abele e Caino. C’è la mano tesa e la mano che percuote. C’è l’apertura dell’incontro e la chiusura dello scontro. C’è l’accoglienza e c’è lo scarto. C’è chi vede nell’altro un fratello e chi un ostacolo sul proprio cammino. C’è la civiltà dell’amore e c’è quella dell’odio. Ogni giorno c’è da scegliere tra Abele e Caino. Come davanti a un bivio, si pone tante volte di fronte a noi una scelta decisiva: percorrere la via della riconciliazione o quella della vendetta. Scegliamo la via di Gesù. È una via che costa fatica, ma è la via che conduce alla pace. E passa attraverso il perdono.

 

 


Non lasciamoci trascinare dai livori che ci covano dentro: niente rancori. Perché nessun male sistema un altro male, nessuna vendetta soddisfa un’ingiustizia, nessun risentimento fa bene al cuore, nessuna chiusura avvicina.

Cari fratelli e sorelle, voi come popolo avete quelle specifiche caratteristiche che vi costituiscono e che segnano il vostro cammino, e delle quali abbiamo tanto bisogno: il valore della vita e della famiglia in senso allargato (cugini, zii, …); la solidarietà, l’ospitalità, l’aiuto, il sostegno e la difesa dei più deboli all’interno della loro comunità; la valorizzazione e il rispetto degli anziani – questo è un grande valore che voi avete –; il senso religioso della vita, la spontaneità e la gioia di vivere. Non private le società in cui vi trovate di questi doni e disponetevi anche a ricevere tutte le cose buone che gli altri vi possano offrire e apportare. Perciò desidero invitarvi a camminare insieme, lì dove siete, nella costruzione di un mondo più umano andando oltre le paure e i sospetti, lasciando cadere le barriere che ci separano dagli altri alimentando la fiducia reciproca nella paziente e mai vana ricerca di fraternità. Impegnarsi per camminare insieme, con la dignità: la dignità della famiglia, la dignità di guadagnarsi il pane di ogni giorno – è questo, sì, che ti fa andare avanti – e la dignità della preghiera. Sempre guardando avanti .

(Viaggio apostolico in Romania - Incontro con la comunità ROM - Domenica 02/06/19)

 

 

 

CATECHESI SUL VIAGGIO APOSTOLICO IN ROMANIA

 

PAPA FRANCESCO COMUNITA ROM 2019Rendo grazie a Dio che ha permesso al Successore di Pietro di ritornare in quel Paese, vent’anni dopo la visita di S.Giovanni Paolo II.

In sintesi, ho esortato a “camminare insieme”. E la mia è gioia è stata il poterlo fare non da lontano, o dall’alto, ma camminando io stesso in mezzo al popolo romeno, come pellegrino nella sua terra. I diversi incontri hanno evidenziato il valore e l’esigenza di camminare insieme sia tra cristiani, sul piano della fede e della carità, sia tra cittadini, sul piano dell’impegno civile. Come cristiani, abbiamo la grazia di vivere una stagione di relazioni fraterne tra le diverse Chiese. In Romania la gran parte dei fedeli appartiene alla Chiesa Ortodossa, guidata attualmente dal Patriarca Daniel, al quale va il mio fraterno e riconoscente pensiero. La Comunità cattolica, sia “greca” sia “latina”, è viva e attiva. L’unione tra tutti i cristiani, pur incompleta, è basata sull’unico Battesimo ed è sigillata dal sangue e dalla sofferenza patita insieme nei tempi oscuri della persecuzione, in particolare nel secolo scorso sotto il regime ateistico. C’è anche un’altra comunità luterana che professa anche la fede in Gesù Cristo, ed è in buoni rapporti con gli ortodossi e con i cattolici. Con il Patriarca e il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Romena abbiamo avuto un incontro molto cordiale, nel quale ho ribadito la volontà della Chiesa Cattolica di camminare insieme nella memoria riconciliata e verso una più piena unità. Questa importante dimensione ecumenica del viaggio è culminata nella solenne Preghiera del Padre Nostro, all’interno della nuova, imponente cattedrale Ortodossa di Bucarest. Questo è stato un momento di forte valore simbolico, perché il Padre Nostro è la preghiera cristiana per eccellenza, patrimonio comune di tutti i battezzati. Nessuno può dire “Padre mio” e “Padre vostro”; no: “Padre Nostro”, patrimonio comune di tutti i battezzati. Abbiamo manifestato che l’unità non toglie le legittime diversità. Possa lo Spirito Santo condurci a vivere sempre più come figli di Dio e fratelli tra di noi.

Come Comunità cattolica abbiamo celebrato tre Liturgie eucaristiche.

Particolarmente intenso e festoso è stato l’incontro con i giovani e le famiglie a Blaj. Un luogo che invita ad aprire strade su cui camminare insieme, nella ricchezza delle diversità, in una libertà che non taglia le radici ma vi attinge in modo creativo. Anche questo incontro ha avuto carattere mariano e si è concluso con l’affidamento dei giovani e delle famiglie alla Santa Madre di Dio.

Ultima tappa del viaggio è stata la visita alla comunità Rom di Blaj. In quella città i Rom sono molto numerosi, e per questo ho voluto salutarli e rinnovare l’appello contro ogni discriminazione e per il rispetto delle persone di qualsiasi etnia, lingua e religione. (Udienza Generale - 05/06/2019) a cura di A. Panzera

 
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