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n° 48 Sabato  8 Dicembre 2018

 

EDITORIALE

 I GIOVANI

 Quante volte nelle nostre discussioni parliamo dei giovani? Quante volte diciamo: sono senza speranza, non fanno nulla, bisogna lasciare loro spazio (ma molte volte vogliamo solo che facciano quello che diciamo noi), non sanno fare niente, dove sono?

Beh, se permettete, ho qualcosa da dire ai giovani e agli adulti.

Iniziamo dagli adulti.

Dobbiamo iniziare a smettere di lamentarci, dobbiamo pregare per i giovani, hanno bisogno di punti fermi nella loro vita, hanno bisogno di coerenza, di scontrarsi contro chi vuole fargli capire cos’è la cosa giusta, ma allo stesso tempo non affossate o soffocate i loro sogni, aiutateli a realizzarli, a portarli avanti…. Ma soprattutto siate voi i primi testimoni della fede; tutta la comunità si faccia carico di questa importante missione.

A voi giovani: non esitate ad avere più fiducia in voi stessi e in quegli adulti che sono vicino a voi per accompagnarvi nel vostro cammino, iniziando dai genitori, dagli insegnanti, dagli educatori… non abbiate paura di mostrare i vostri sogni e i vostri progetti, ma soprattutto crescete nel sentirvi partecipi della comunità, sia civile e sia religiosa. Voglio riprendere le parole di San Giovanni Paolo II che proprio ai giovani diceva: “Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo” solo Lui può cambiare la vostra vita.

Don Davide Mela

 

  RAGGI DI SOLE

“FA FREDDO, STASERA….”

 Figlio: «Avete sentito quello che è successo in Siria?».

Padre: «Bah! ».

Madre: «È abbastanza salata la minestra?». Figlio: «È un problema, no?».

Padre: «Sì».

Figlio: «Allora che ne pensi?».

Padre: «Hai ragione, manca un po' di sale».

Madre: «Eccolo, tieni».

Figlio: «È strano come si sia potuti arrivare a tanto».

Madre: «Quanto hai preso di matematica?». Padre: «Io non ho mai capito niente di matematica».

Madre: «Fa freddo, stasera... ».

famiglia-alimentazione-620x350 1588397E ci credo! Televisore, cellulare, smartphone, computer…: tutti strumenti importanti e utili (se usati con prudenza), ma quando s’impadroniscono di noi finiscono per mortificare il dialogo interpersonale e diretto, faccia a faccia. E in famiglia si sta a tavola assorbiti da questi aggeggi, smanettando e frugando alla ricerca di messaggi e curiosità. E si mangia in modo automatico, mettendo anche in difficoltà la stessa digestione. E tra marito e moglie e figli si parla magari a monosillabi, inaridendo la conversazione senza più il gusto e la gioia di comunicarsi a vicenda le belle notizie della giornata (o anche le brutte, per affrontarle insieme). E allora, anche se la stufa è accesa, nel cuore fa freddo…              

   Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Cuore grande e generoso!

Sabato 1 dicembre durante la Colletta Alimentare sono state raccolte 4209 kg di vari generi alimentari ( per la cronaca sono 296 kg in meno rispetto all’anno scorso). GRAZIE DI CUORE A TUTTI!!!! Prima di tutto ai volontari che hanno reso possibile lo svolgimento di questa giornata, sono quasi 40 persone tra giovani e adulti che si sono messi a disposizione. Un grazie particolare ai ragazzi del liceo che hanno partecipato alla Colletta. Grazie alle Caritas e al Volontariato Vincenziano per l’organizzazione. Grazie a tutti quelli che hanno sostenuto la nobile causa: Panificio Benatti e supermercati Dettori via Principe Amedeo e Padule, Conad, Pam di via Balbo e Cala Chiesa, Comiti Maria e via Terralugiana, Nonna Isa, Ld Santina Market, Miro Battaglia, Sa buttega e Loverci Peppino. Grazie a tutte le persone che hanno contribuito con grande generosità a questa raccolta. Il ricavato è stato diviso tra le Caritas parrocchiali di Santa Maria Maddalena, Moneta e il volontariato Vincenziano e sarà a disposizione delle famiglie bisognose.

 

■ Il Vescovo a La Maddalena per Santa Barbara.

Messa per Santa Barbara"Vedere tanti giovani in quest'aula, così gremita come da tempo non si vedeva, è motivo di grande gioia", ha detto il vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti, lo scorso 4 dicembre, nell’aula magna Primo Longobardo, in occasione delle celebrazioni per Santa Barbara, patrona della Marina Militare e dei Vigili del Fuoco.

  Il vescovo ha concelebrato con don Andrea e don Domenico. "La fede cristiana non ci porta fuori dalla realtà" ha detto il vescovo. "Il Vangelo è portatore di verità e di libertà. La libertà è ciò che ci consente di vivere in pienezza la verità". Dove mi si riconosce la mia dignità - ha proseguito - mi si porta a riconoscere la dignità dell'altro. "Dio è garante della libertà e della dignità di tutti". Santa Barbara, ha ricordato il vescovo, è stata uccisa dal suo stesso padre perché aveva abbracciato la fede cristiana, padre che era convinto di poter disporre della sua vita. Anche oggi, come allora, succede ancora questo in tante parti del mondo. Alla celebrazione era presente il comandante del presidio e della scuola sottufficiali, Domenico Usai, la vicesindaca Mariapia Zonca, il comandante della Capitaneria di Porto, Alessio Loffredo, gli altri comandanti degli enti militari del territorio, i militari e civili di Mariscuola, compresi i giovani che frequentano i corsi VFP1, i carabinieri in servizio presso la base della Marina, quelli della Stazione, i Carabinieri Forestali, la Guardia di Finanza, le associazioni d'arma. La Messa è stata animata dal Coro della Parrocchia Militare.

Claudio Ronchi

 

Una rappresentanza di volontari maddalenini dal Papa.

Sardegna solidale dal PapaUdienza speciale di Papa Francesco per il volontariato sardo.

Per celebrare i vent'anni del Centro Servizio Volontariato di Sardegna Solidale, Papa Francesco ha concesso un'udienza speciale ai volontari sardi, ricevendoli il 30 novembre nell'aula Paolo VI. Il Centro di Servizio per il Volontariato SARDEGNA SOLIDALE nato nel 1998 persegue le seguenti finalità: sostenere e qualificare l’attività di volontariato promossa dalle organizzazioni di volontariato presenti e operanti in Sardegna; attivare servizi a favore del volontariato favorendone la crescita organizzativa, culturale e sociale; promuovere con idonee iniziative la cultura della solidarietà. Per questo il CSV SARDEGNA SOLIDALE promuove, attraverso un sistema organico di servizi a favore delle organizzazioni di volontariato, le risorse espresse nelle e dalle diverse realtà associative, mettendo in rete coerentemente ciò che già esiste e che gli organismi di volontariato già realizzano in termini di servizi e di attività.

Valorizzare il patrimonio di ricchezza di risorse umane e di esperienze significa sostenere maggiormente le risposte di solidarietà in atto e quelle allo stato nascente promosse dalle organizzazioni di volontariato operanti nell’Isola e finalizzate principalmente alla tutela dei diritti umani e civili, alla individuazione e alla rimozione delle cause che determinano situazioni di disagio e di esclusione sociale, soprattutto nelle fasce più deboli, al rispetto dell’ambiente e alla crescita della cultura della solidarietà nella nostra società.

Sono stati individuati oltre 600 volontari in rappresentanza di 1725 associazioni presenti in Sardegna e facenti parte di CSV Sardegna Solidale.

Possiamo dire che con grande entusiasmo abbiamo partecipato anche noi facenti parte di Moneta Solidale, Oasi Serena e AVIS in rappresentanza di tutte le associazioni di La Maddalena. Siamo partiti in nave da Olbia ed è stato un incontro, ha detto il presidente del CSV Giampiero Farru, che segnerà un nuovo inizio dopo questi vent'anni di attività.

È stata una gioia ritrovarci tutti insieme già in nave, dove il cuore dei sardi ha prevalso condividendo gustosi prodotti nostrani. Dopo una notte di calma piatta, che ci ha consentito di viaggiare tranquilli, arrivati a Civitavecchia ci aspettavano i pullman diretti in piazza San Pietro e avendo tempo a disposizione prima dell'udienza, abbiamo potuto cogliere l'opportunità di entrare e visitare la basilica di San Pietro che quasi tutti abbiamo avuto modo di visitarla nel corso della nostra vita, ma ogni volta colpisce per la magnificenza e la ricchezza artistica e la suggestione che si prova in quel luogo è forte! Grande emozione abbiamo provato davanti alla tomba di S. Giovanni Paolo e lì, inginocchiati, abbiamo pregato per i nostri cari e per tutta la comunità maddalenina. Ci siamo soffermati a pregare anche nella cappella del SS. Sacramento e davanti alle spoglie di S. Giovanni XXIII. Dopo i consueti controlli abbiamo potuto accedere all'ampia e luminosa sala Paolo VI, che può contenere 12 mila persone e, dopo pochi minuti di attesa, un grande applauso e sventolii di foulard con l'immagine del Papa, hanno accolto l'entrata del Pontefice. Non sono voluti mancare il cardinale Giovanni Angelo Becciu, il presidente della Conferenza Episcopale sarda arcivescovo di Cagliari mons. Arrigo Miglio, l'arcivescovo di Oristano mons. Ignazio Sanna, il presidente della Regione della Sardegna Francesco Pigliaru, il presidente e alcuni componenti del CO. GE Sardegna, le fondazioni bancarie che sostengono le associazioni e tanti amici e collaboratori sardi e continentali. Appena il Presidente Giampiero Farru ha iniziato il suo discorso dicendo "caro Papa Francesco”, tutti in coro abbiamo gridato BUONGIORNO! Seguito da un grande applauso ed è stato un bellissimo momento. "Grazie Santità" ha proseguito il presidente, "di averci voluto accogliere in questa udienza speciale che, per il volontariato sardo resterà storica!" Al termine del suo discorso dicendogli che pregheremo per lui, gli ha augurato a chent'annos e in salute! Ha preso poi la parola il Papa dicendosi lieto di ospitarci: voi rappresentate la moltitudine di volontari sardi che si adoperano per un generoso quanto necessario servizio agli ultimi e desidero esprimere il mio apprezzamento per quanto avete operato e state operando a vantaggio delle fasce più deboli della popolazione sarda e con un'attenzione rivolta anche ad alcuni fra i paesi più poveri del mondo e questo va sottolineato perché è segno che non vi siete isolati, ma avete tenuto aperto l'orizzonte della vostra solidarietà!" Dopo il nostro scrosciante applauso Sua Santità è sceso dal palco per salutare i vescovi e le autorità presenti e, dopo aver fatto una foto tutti insieme è passato fra di noi per salutarci personalmente! È stata per noi un'emozione unica e tanti non hanno potuto trattenere le lacrime: non potevamo avere regalo più bello, incontrare Il successore di Pietro, incontrare Papa Francesco! Al Pontefice è stato fatto dono, oltre al nostro obolo, di un bronzetto nuragico che, ha detto Farru "rappresenta la cultura sarda, la nostra terra, la nostra identità. Raffigura un capo-tribù nel quale vogliamo riconoscere lei Santità, quale Padre della Chiesa e nostro imprescindibile e costante riferimento!" Credo che siamo stati davvero privilegiati per aver condiviso questo straordinario evento e il ricordo ci accompagnerà tutta la vita. Sardegna Solidale ha poi offerto a tutti noi il pranzo e, condividendolo, abbiamo avuto l'occasione di conoscerci meglio. Ritornati poi a Civitavecchia abbiamo ripreso la nave, stanchi ma felici di aver vissuto insieme questa preziosa e indimenticabile esperienza!         

  Maria Vitiello

 

 

 

■ Immacolata, perché?

immacolata2015 (2)Maria, la madre di Gesù, è proclamata dalla Chiesa cattolica “Immacolata”, cioè senza macchia di peccato fin dal suo concepimento nel grembo della madre, cioè senza quella inclinazione al male, l’amore disordinato di sé, segno del peccato originale. Come si fa ad affermare una cosa simile e che importanza può avere per la nostra società tecnologica. La Chiesa è arrivata a questa affermazione scrutando il deposito della rivelazione contenuta nelle Sacre Scritture e nella divina tradizione che il suo maestro, il Cristo, le ha affidato con l’assistenza dello Spirito Santo. La cosa sorprendente è che la stessa beatissima Vergine ha confermato con eventi soprannaturali quanto la Chiesa proponeva a credere. Infatti nel 1830, la Vergine Santissima, apparendo a Parigi a Santa Caterina Labouré, le suggeriva una preghiera da far coniare nella medaglia detta Miracolosa: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”. Apparendo poi nel 1858 a Lourdes, ad una ragazzina, Bernadette Soubirou, che le chiedeva: “Chi siete?” Ella rispose: “Io sono l’Immacolata Concezione”. Questa verità, proclamata dalla Chiesa Cattolica e celebrata con la festa solenne dell’Immacolata Concezione l’8 dicembre, cosa può dire alla società di oggi? È vero che la concezione immacolata di Maria è un privilegio unico in vista della sua maternità divina, non era infatti ammissibile che il Figlio di Dio, che veniva nel mondo a porre inimicizia col peccato, nascesse da una madre inquinata dal peccato, tempio contaminato. Perciò fu liberata dal peccato in previsione dei meriti di Cristo. Essa diventa modello per tutti i cristiani perché vadano incontro con purezza di cuore, al Signore che viene, viene col Natale, viene con i sacramenti, verrà nell’ultimo giorno. Ma la festa dell’Immacolata, cosa dice al mondo di oggi? Maria Immacolata è modello della vera bellezza. La bellezza solo esteriore può essere conturbante, la bellezza interiore, l‘armonia con Dio, con se stessi, con gli altri, col creato, dà splendore anche alla bellezza esteriore. La Chiesa acclama Maria la ”Tutta bella”, interiormente ed esteriormente perché “piena di grazia”, come l’ha salutata l’angelo Gabriele. Il mondo di oggi non ha forse bisogno di cercare e di trovare una simile bellezza? Maria Immacolata ci ricorda che la santità a cui tutti siamo chiamati, ognuno per la sua via, è la grande bellezza.                  

     D.D.

 

 

 

■ Difficilmente, almeno per ora, tornerà un cappellano militare fisso

La mancanza di un cappellano militare fisso alla Maddalena, dopo il trasferimento a Gaeta di don Giuseppe Achkarian, non è dovuta soltanto alla consistente diminuzione dei militari presenti nel presidio della Marina negli ultimi anni, né alla crisi delle vocazioni, cosa che si riflette di conseguenza anche sul numero dei preti militari. È notizia di pochi giorni fa: Il Ministero della Difesa avrebbe deciso di ridurre di circa il 25% l'organico dei cappellani (organico che è di 204 unità sebbene di cappellani in servizio ora ce ne siano soltanto 140) che prestano servizio nelle basi, nelle caserme e sulle navi militari. Il Ministero conterebbe così di risparmiare circa 3 milioni di euro l’anno. Se ciò fosse confermato, per la parrocchia militare della Madonna della Medaglia Miracolosa si farebbero più tenui le speranze di veder tornare, quanto meno in tempi brevi, un parroco-cappellano titolare fisso. Attualmente la parrocchia è retta dal cappellano della Brigata Sassari, che però ha sede a Sassari, e presta le proprie funzioni tra Sassari appunto, Macomer, Nuoro e La Maddalena. Qui da tempo non viene più celebrata regolarmente Messa né nella chiesa militare di Lungomare Mirabello né all'interno della Scuola Sottufficiali (il cappellano militare viene una volta ogni tre settimane). Anche il catechismo, fino a pochi anni fa fiore all'occhiello della parrocchia militare, è passato sotto le cure dei sacerdoti diocesani. I bambini della prima comunione e della cresima non frequentano più l'oratorio militare, che è chiuso, ma ricevono le lezioni presso l’oratorio San Giovanni Bosco di via Balbo e San Domenico Savio di Moneta. Responsabile del catechismo per le tre parrocchie è don Davide.                       

         Claudio Ronchi

 

 

 

■ Sacerdoti maddalenini in 250 anni di storia della parrocchia. In 250 anni sono stati 11 i maddalenini che sono stati ordinati sacerdoti. Nessuno nel’700, uno nell’800, ben 10 nel ‘900 e fin ora nessuno nel terzo millennio.

 

don Silvestro Zicavo (2) 1) Don Silvestro Zicavo è stato il primo maddalenino diventato prete, nato nel 1804 ed ordinato sacerdote a Tempio nel 1853. Detto “Preti isulanu”, di lui si hanno poche notizie. Esercitò sempre a La Maddalena dove morì nel 1880.

 

 

 

 

 

 

 

Don Giuseppe Millelire 2) Il secondo sacerdote maddalenino fu don Giuseppe Millelire detto “Mambrì”, discendente dell’eroico Domenico, nato nel 1876 e ordinato nel 1913. Un sacerdozio difficile il suo, che lo vide errare per molte parrocchie della Diocesi e morire a Baunei nel 1952.

 

 

 

 

 

 


Padre Salvatore Vico
3) Assai noto in Diocesi e non solo, è stato ed è padre Salvatore Vico, nato a La Maddalena nel 1896. Bonario e roccioso, uomo della carità, di grande statura umana e spirituale, parroco della cattedrale di Tempio, fondatore della congregazione delle Missionarie Figlie di Gesù Crocifisso (attualmente impegnate in ben 81 opere missionarie, alcune delle quali all’estero, in Africa e America Latina). Padre Vico è morto a Tempio nel 1991.

 

 Don Silvestro Zonza (2)4) Del 1905 era invece don Silvestro Zonza, per circa trent’anni segretario del vescovo di Gravina di Puglia, fra Giovanni Maria Sanna, già Vescovo di Tempio – Ampurias, e poi parroco di Irsinia. Don Zonza fu ordinato sacerdote nel 1929 ed è morto ad Irsinia (Puglie) nel 1986.

 

 

 

 Don Giuseppe Riva w (2)5) Del 1921 era invece don Giuseppe Riva, ordinato sacerdote nel 1945. Vice parroco di Santa Maria Maddalena, nel 1964 fu nominato parroco di Moneta, dove realizzò il grandioso complesso dell’Oasi Serena (ricovero per anziani) e la nuova chiesa. È morto a La Maddalena nel 1996.

 

 

 

Mons. Carlo Curis6) Mons. Carlo Curis, arcivescovo di Medeli e diplomatico, era nato nel 1923, ordinato sacerdote nel 1945. È stato Delegato Apostolico a Ceylon; Pro Nunzio in Nigeria; Delegato Apostolico di Gerusalemme, Giordania e Cipro; Nunzio Apostolico in Canada. Morto a Roma nel 2014 è sepolto a La Maddalena.

 

 

 

 

 

 

VICO Don Salvatore Giovanni7) Maddalenino è anche don Salvatore Vico, nipote di padre Salvatore Vico (figlio del fratello Battista) e fratello di suor Battistina Vico, maddalenina delle Figlie di Gesù Crocifisso, per molti anni missionaria in Africa. Don Salvatore Vico è nato nel 1932 ed è stato ordinato nel 1955. Nel 2005 ha festeggiato, proprio a La Maddalena, cinquant’anni di sacerdozio. È stato tra l’altro parroco della chiesa del Sacro Cuore a Tempio, oggi è in pensione.

 

 

 

 

 

PIRAS Don Paolo8) È maddalenino anche don Paolo Piras, nato nel 1945 ed ordinato sacerdote nel 1992.

 Prima cappellano dell’ospedale civile di Tempio, poi vice parroco a S.Maria Maddalena e cappellano dell’ospedale Paolo Merlo. Oggi in pensione, vive a La Maddalena e collabora con le parrocchie cittadine.

 

 

 

 

 

 

 

Padre Massimo Terrazzoni9) Prima sacerdote diocesano (ordinato nel 1995) poi monaco (dal 2004), il 48enne padre Massimo Terrazzoni è appartenuto alla Comunità Monastica di Gerusalemme, con casa madre a Parigi e convento a Firenze (del quale è stato priore).

 Fondatore del monastero benedettino Mater Dei, a Porto Istana, Olbia, ne è il priore.

 

 

 

 

 

TAMPONI don Antonio10) Pur calangianese è tuttavia nato a La Maddalena (nel 1972) dove ha frequentato il Liceo e conseguito la maturità classica al Liceo Garibaldi don Antonio Tamponi, sacerdote dal 1999, prima parroco di Sant’Antonio, è attualmente parroco della cattedrale di Tempio. È delegato vescovile per la Vita Consacrata e delegato per gli Affari Giuridici ed economici. È segretario aggiunto della Conferenza Episcopale Sarda.

 

 

 

 

 

AVERSANO Don Roberto11) Don Roberto Aversano è stato ‘Ammesso fra i Candidati agli Ordini Sacri’ nel 1999, istituito ‘Lettore’ nel 2000 a Cagliari, ‘Accolito’ nel 2003, ordinato ‘Diacono’ nel 2004. È stato ordinato sacerdote a La Maddalena il 17 settembre 2005 da mons. Carlo Curis, Nunzio Apostolico. Dopo alcuni anni trascorsi da vice parroco a Olbia-La Salette, è parroco di Badesi dal 2010.       

  Claudio Ronchi

 

 

 

 

 

Messe e informazione a Radio Arcipelago

LOGO RADIO ARCIPALEGO (2) Radio Arcipelago trasmette, nei giorni feriali, le Messe alle 8:30 da Santa Maria Maddalena e alle 17:30 da Moneta.

 Il sabato e prefestivi alle 16:15 da Moneta e alle 18:00 da Santa Maria Maddalena.

 La domenica e festivi alle 9:00 da Moneta; alle 11:00 e alle 18:00 da Santa Maria Maddalena.

 L'informazione inizia alle ore 9:15 al mattino e alle 19:00 nel pomeriggio.

 

 

 

Condoglianze ai familiari di Domenico Catuogno, Giovanna Bulciolu ved. Comiti, Speranza Sassu ved. Pes e Gasparino Murgia che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

 

 

Avvisi

 Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

  1. Continua la visita agli ammalati.

 2. Martedì 11 dicembre ore 18.15 Lectio Divina.

 3.Giovedì 13 dicembre ore 21.00, nella biblioteca parrocchiale, prima convocazione della classe ‘69 per costituire il nuovo Comitato Festeggiamenti.

 4.Venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 dicembre Mercatino natalizio di beneficenza del Gruppo Missioni di Moneta nella Biblioteca Parrocchiale di S. Maria Maddalena.

 5. Domenica 16 dicembre ore 17.15 – inizia la Novena di Natale. Nei giorni feriali la Santa Messa sarà dopo la Novena. Per l’ora della Novena le attività dell’Oratorio sono sospese.

 6. Martedì 18 dicembre ore 21.00, nella biblioteca parrocchiale, seconda convocazione della classe ‘69 per costituire il nuovo Comitato Festeggiamenti.

 7. La Messa di mezzanotte di Natale sarà celebrata nella chiesa di S. Maria Maddalena. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

 

 

 

Avvisi

 Parrocchia Santa Maria Maddalena

  1) Continua la visita ai malati.

 2)Lunedì 10 dicembre ore 18,30: Lectio divina all’ Istituto San Vincenzo.

 3) Giovedì 13 dicembre ore 21.00, nella biblioteca parrocchiale, prima convocazione della classe ‘69 per costituire il nuovo Comitato Festeggiamenti.

 4)Venerdì 14 dicembre

 Ore 16.00 rappresentazione natalizia delle scuole elementari di Via Carducci.

 Ore 17.00 S.Messa nella chiesa del Bambino Gesù.

 5)Sabato 15 dicembre ore 10.00 rappresentazione natalizia delle scuole elementari di Moneta.

 Ore 16.00 S. Messa alla Trinita.

 6)Venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 dicembre mercatino natalizio di beneficenza del Gruppo Missioni di Moneta nella Biblioteca Parrocchiale.

 7) Domenica 16 dicembre – inizia la Novena di Natale. Ore 17.00 al Bambino Gesù: novena di Natale (in italiano).

 Ore 17.15 a Moneta per bambini e ragazzi.

 Ore 18.30 nella chiesa S. M. Maddalena in latino.

 8) Martedì 18 dicembre ore 21.00, nella biblioteca parrocchiale, seconda convocazione della classe ‘69 per costituire il nuovo Comitato Festeggiamenti

 

 

 

Orari delle Messe

 nelle Chiese dell’Isola

 

 

 

Giorni Festivi

  Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

 Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

 Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

 Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

  

Sabato e Prefestivi

  Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

 Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

    

Giorni Feriali

  Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 08.30 S. Maria Maddalena

 Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

  Ogni prima domenica del mese:

 Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

  Ogni secondo sabato del mese:

 Ore 16.00 SS.Trinità

  Ogni primo mercoledì del mese:

 Ore 15.45 in cimitero

 

 

M A G I S T E R O

 L’AVVENTO È IL TEMPO LITURGICO CHE CI PREPARA AL NATALE

L’Avvento ci invita ad alzare lo sguardo e ad aprire il cuore per accogliere Gesù. In Avvento non viviamo solo l’attesa del Natale; veniamo invitati anche a risvegliare l’attesa del ritorno glorioso di Cristo – quando alla fine dei tempi tornerà –, preparandoci all’incontro finale con Lui con scelte coerenti e coraggiose. Ricordiamo il Natale, aspettiamo il ritorno glorioso di Cristo, e anche il nostro incontro personale: il giorno nel quale il Signore chiamerà. In queste quattro settimane siamo chiamati a uscire da un modo di vivere rassegnato e abitudinario, e ad uscire alimentando speranze, alimentando sogni per un futuro nuovo.

Stare svegli e pregare: ecco come vivere questo tempo da oggi fino a Natale. L’Avvento ci invita a un impegno di vigilanza guardando fuori da noi stessi, allargando la mente e il cuore per aprirci alle necessità della gente, dei fratelli, al desiderio di un mondo nuovo. È il desiderio di tanti popoli martoriati dalla fame, dall’ingiustizia, dalla guerra; è il desiderio dei poveri, dei deboli, degli abbandonati. Questo tempo è opportuno per aprire il nostro cuore, per farci domande concrete su come e per chi spendiamo la nostra vita.

Il secondo atteggiamento per vivere bene il tempo dell’attesa del Signore è quello della preghiera. «Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina» , ammonisce il Vangelo di Luca. Si tratta di alzarsi e pregare, rivolgendo i nostri pensieri e il nostro cuore a Gesù che sta per venire. Ci si alza quando si attende qualcosa o qualcuno. Noi attendiamo Gesù, lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza. Pregare, attendere Gesù, aprirsi agli altri, essere svegli, non chiusi in noi stessi. Ma se noi pensiamo al Natale in un clima di consumismo, di vedere cosa posso comprare per fare questo e quest’altro, di festa mondana, Gesù passerà e non lo troveremo. Noi attendiamo Gesù e lo vogliamo attendere nella preghiera, che è strettamente legata alla vigilanza.

Noi cristiani, che siamo popolo di Dio, rischiamo di mondanizzarci e di perdere la nostra identità, anzi, di “paganizzare” lo stile cristiano. Perciò abbiamo bisogno della Parola di Dio che attraverso il profeta ci annuncia: «Ecco, verranno giorni nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto [...]. Farò germogliare per Davide un germoglio giusto, che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra». E quel germoglio giusto è Gesù, è Gesù che viene e che noi attendiamo. La Vergine Maria, che ci porta Gesù, donna dell’attesa e della preghiera, ci aiuti a rafforzare la nostra speranza nelle promesse del suo Figlio Gesù, per farci sperimentare che, attraverso il travaglio della storia, Dio resta sempre fedele e si serve anche degli errori umani per manifestare la sua misericordia. (ANGELUS - Domenica 02/12/2018)

 

OGNI GIORNO POSSIAMO INCONTRARE GESÙ: NELL’EUCARESTIA

 

Un Avvento tridimensionale, tra «passato, presente e futuro», per non dimenticare che a Natale si celebra la nascita di Gesù e non un albero decorato: un avvenimento che riguarda ciascun uomo e la sua vita concreta, sia oggi sia al momento dell’incontro col Signore faccia faccia.

L’Avvento è un tempo tridimensionale per così dire, un tempo per aggiustare lo spirito, per purificare lo spirito, per far crescere la fede con questa purificazione.

L’Avvento è proprio per rinnovare la fede, per purificare la fede perché sia più libera, più autentica. E ho detto che è tridimensionale perché l’Avvento è un tempo di memoria, è la purificazione della memoria. Si tratta di purificare la memoria del passato, la memoria di cosa è successo quel giorno di Natale: ritrovarci con Gesù appena nato cosa significa?. Una domanda da fare a se stessi, perché la vita ci abitua a considerare il Natale come una festa: ci incontriamo in famiglia — bello, bello — andiamo alla messa — bello, bello — ma ti ricordi bene cosa è successo quel giorno? La tua memoria è chiara?.

L’Avvento purifica la memoria del passato, cosa è successo quel giorno: è nato il Signore, è nato il Redentore che è venuto a salvarci . Sì, la festa; ma noi sempre abbiamo il pericolo, avremo sempre in noi la tentazione di mondanizzare il Natale. E questo avviene quando la festa non è più contemplazione, una bella festa di famiglia con Gesù al centro, e incomincia a essere festa mondana: fare le spese, i regali, e questo e l’altro, e il Signore rimane lì da solo, dimenticato. Tutto ciò avviene anche nella nostra vita: sì, è nato, a Betlemme, ma rischiamo di perderne la memoria.

Ma l’Avvento ha anche un’altra dimensione: è per purificare l’attesa, purificare la speranza, perché quel Signore che è venuto là, tornerà, tornerà. E tornerà a chiederci: “com’è andata la tua vita?”. Sarà un incontro personale: noi l’incontro personale con il Signore, oggi, lo avremo nell’Eucaristia e non possiamo avere un incontro così, personale, con il Natale di duemila anni fa, ma abbiamo la memoria di tale avvenimento. Però, quando lui tornerà avremo quell’incontro personale. Questo è purificare la speranza: dove camminiamo noi, la strada dove ci porta? Ma, non so, hai sentito è morto, poveretto! Preghiamo per lui. È morto, sì, ma domani morirò anche io, incontrerò il Signore, questo incontro personale, e anche tornerà il Signore dopo, per aggiustare il mondo. Purifichiamo la memoria di cosa è successo a Betlemme, purifichiamo la speranza, purifichiamo il fine. Perché noi non siamo animali che muoiono, ognuno di noi incontrerà faccia a faccia il Signore: faccia a faccia. Ed è opportuno chiedersi: Tu ci pensi? Cosa dirai?. Ecco, l’Avvento serve a pensare a quel momento, all’incontro definitivo con il Signore.

Invece, la terza dimensione è più quotidiana: purificare la vigilanza. Del resto, vigilanza e preghiera sono due parole per l’Avvento, perché il Signore è venuto nella storia a Betlemme e verrà, alla fine del mondo e anche alla fine della vita di ognuno di noi. Però, il Signore viene ogni giorno, ogni momento, nel nostro cuore, con l’ispirazione dello Spirito Santo. E così è bene domandare a se stessi: Io ascolto, io conosco cosa succede nel mio cuore ogni giorno? O sono una persona che cerca le novità, con l’aspettativa degli ateniesi che andavano in piazza quando è arrivato Paolo: quale novità c’è oggi?. E dunque vivere sempre delle novità, non della novità.

In conclusione, preghiamo affinché il Signore ci dia questa grazia della purificazione del passato, del futuro e del presente per trovare sempre la memoria, la speranza e l’incontro quotidiano con Gesù Cristo. (Meditazione nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 03 Dicembre 2018) 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI: "Insegnaci a pregare"

 

gesu-in-preghieraOggi iniziamo un ciclo di catechesi sul “Padre nostro”.

I Vangeli ci hanno consegnato dei ritratti molto vivi di Gesù come uomo di preghiera: Gesù pregava. Nonostante l’urgenza della sua missione e l’impellenza di tanta gente che lo reclama, Gesù sente il bisogno di appartarsi nella solitudine e di pregare. La giornata inaugurale di Gesù a Cafarnao si era conclusa in maniera trionfale. Calato il sole, moltitudini di ammalati giungono alla porta dove Gesù dimora: il Messia predica e guarisce. Si realizzano le antiche profezie e le attese di tanta gente che soffre: Gesù è il Dio vicino, il Dio che ci libera. Ma quella folla è ancora piccola se paragonata a tante altre folle che si raccoglieranno attorno al profeta di Nazareth. Lui non finisce ostaggio delle attese di chi ormai lo ha eletto come leader. Fin dalla prima notte di Cafarnao, dimostra di essere un Messia originale. Nell’ultima parte della notte, i discepoli lo cercano ancora, ma non riescono a trovarlo. Dov’è? Finché Pietro finalmente lo rintraccia in un luogo isolato, completamente assorto in preghiera. E gli dice: «Tutti ti cercano!». Ma Gesù dice ai suoi che deve andare altrove; che non è la gente a cercare Lui, ma è anzitutto Lui a cercare gli altri. Per cui non deve mettere radici, ma rimanere continuamente pellegrino sulle strade di Galilea. E anche pellegrino verso il Padre, cioè: pregando. In cammino di preghiera. Gesù prega. E tutto accade in una notte di preghiera.

Nella notte del Getsemani, l’ultimo tratto del cammino di Gesù (in assoluto il più difficile tra quelli che fino ad allora ha compiuto) sembra trovare il suo senso nel continuo ascolto che Gesù rende al Padre. Una preghiera sicuramente non facile, anzi, una vera e propria “agonia”, nel senso dell’agonismo degli atleti, eppure una preghiera capace di sostenere il cammino della croce. Ecco il punto essenziale: lì, Gesù pregava. Le ultime parole di Gesù, prima di spirare sulla croce, sono parole dei salmi, cioè della preghiera, della preghiera dei giudei: pregava con le preghiere che la mamma gli aveva insegnato. Gesù pregava come prega ogni uomo del mondo. Eppure, nel suo modo di pregare, vi era anche racchiuso un mistero, qualcosa che sicuramente non è sfuggito agli occhi dei suoi discepoli, se nei vangeli troviamo quella supplica così semplice e immediata: «Signore, insegnaci a pregare». Loro vedevano Gesù pregare e avevano voglia di imparare a pregare. E Gesù non si rifiuta, non è geloso della sua intimità con il Padre, ma è venuto proprio per introdurci in questa relazione con il Padre. E così diventa maestro di preghiera dei suoi discepoli, come sicuramente vuole esserlo per tutti noi. Anche noi dovremmo dire: “Signore, insegnami a pregare. Insegnami”. Anche se forse preghiamo da tanti anni, dobbiamo sempre imparare! E non sappiamo nemmeno se le preghiere che indirizziamo a Dio siano effettivamente quelle che Lui vuole sentirsi rivolgere. La Bibbia ci dà anche testimonianza di preghiere inopportune, che alla fine vengono respinte da Dio: basta ricordare la parabola del fariseo e del pubblicano. Solamente quest’ultimo, il pubblicano, torna a casa dal tempio giustificato, perché il fariseo era orgoglioso e gli piaceva che la gente lo vedesse pregare e faceva finta di pregare: il cuore era freddo. E dice Gesù: questo non è giustificato «perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato». Il primo passo per pregare è essere umile, andare dal Padre e dire: “Guardami, sono peccatore, sono debole, sono cattivo”, ognuno sa cosa dire. Ma sempre si incomincia con l’umiltà, e il Signore ascolta. La preghiera umile è ascoltata dal Signore. (Udienza Generale - Mercoledì 05/12/2018)

 

 
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