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N°25 Sabato 20 giugno 2015

EDITORIALE

TESTIMONIARE IN PIAZZA LE RAGIONI DELLE FAMIGLIE.

Perché è giusto che le famiglie italiane scendano in piazza per esporre le proprie ragioni? Perché è da tempo che quelle ragioni sono estromesse dalle sedi istituzionali, sia quelle rappresentative (parlamento ed enti territoriali) sia le altre, tribunali in testa. E perché le esigenze delle famiglie, messe alla porta, sono state sostituite da quelle di realtà che godono di diritti individuali, ma non sono famiglie. È urgente che le famiglie si facciano portavoce di se stesse. Mai come negli ultimi due anni l’aggressione legislativa, giudiziaria e di azione di governo, nazionale e locale, verso le famiglie è stata così intensa e negativamente efficace. Nel giro di pochi mesi l’Italia si trova su un piatto della bilancia l’affievolimento del vincolo matrimoniale (col divorzio breve e col divorzio facile e privatizzato) e sull’altro piatto il rafforzamento delle unioni fra persone dello stesso sesso, per le quali il testo all’esame del Senato, il cosiddetto ddl Cirinnà, prevede un rito formale di avvio, alla presenza di due testimoni, una sostanziale apertura all’adozione e il richiamo esplicito del medesimo regime del matrimonio: si legge “unioni civili”, ma la sostanza è “matrimonio gay”. Contestualmente la Consulta ha completato la considerazione del figlio come un oggetto: è “costituzionale” rifiutarlo in nome del diritto all’autodeterminazione se viene quando non lo si vuole; è “costituzionale”, e va realizzato a ogni costo, perfino col patrimonio genetico di altri, quando non viene e lo si vuole. Nel secondo caso lo si può scegliere “à la carte”, visto che è “costituzionale” la selezione genetica dell’embrione. Tutto questo accade mentre la vita di ogni giorno delle famiglie è sottoposta a un carico fiscale che ha superato la soglia della oppressione, e l’ordinamento si disinteressa del numero dei figli o della presenza di anziani in casa. L’Italia dopo l’Irlanda? Ecco, le famiglie scendono in piazza per dire che tutto questo non va bene: non va bene per la loro concreta quotidianità e non va bene per il futuro della nostra comunità nazionale, che invecchia sempre di più, e per questo offre sempre minori prospettive di sviluppo effettivo a chi ne fa parte. La presenza in strada non esclude il valore delle singole testimonianze e degli approfondimenti culturali, anzi concorre positivamente con le une e con gli altri. È un segno di speranza e di non rassegnazione: come tale fu dieci anni fa la pressione culturale che portò alla legge sulla fecondazione artificiale e alla sua efficace difesa referendaria, sconfiggendo luoghi comuni, pregiudizi e manipolazioni mediatiche. O la vittoriosa resistenza dell’Italia di fronte alla imposizione della estromissione del Crocifisso dai luoghi pubblici. L’Italia dopo l’Irlanda? Solo se la deriva libertaria e antiumana non incontra – come è accaduto a Dublino e dintorni – nessun tipo di reale resistenza. Ma non finiamo come a Dublino se da fuori i Palazzi in tanti diciamo che non si può fare a meno della famiglia; che la categoria famiglia non esiste più se è sostituita da plurime categorie di famiglie; che è senza logica mettere sullo stesso piano realtà diverse, privilegiando convivenze nelle quali la rivendicazione dei diritti va di pari passo con l’abbandono dei doveri; che, per riprendere un punto su cui papa Francesco torna di frequente, il «degrado culturale» consiste nel preferire a un figlio il «più facile» e «maggiormente programmabile (…) rapporto affettivo con gli animali». È tornato il momento di dirlo a tutti. In strada. Forte e chiaro.

Don Antonello Tumminello

 

RAGGI DI SOLE

IL FILOSOFO E IL BARCAIOLO

NAUFRAGIO-GIUGNO-2015Il mio buon vecchio zio prete don Paolo mi ripeteva spesso che “la pratica vale più della grammatica”: le buone idee e le parole servono poco se non sono accompagnate da opere concrete. E mi raccontava la storiella di un filosofo che doveva attraversare il fiume. Si recò al punto di attracco e chiese al barcaiolo di traghettarlo. Durante la traversata il filosofo volle fare sfoggio del suo sapere e cominciò a porre delle domande al barcaiolo. «Senti, amico: ma tu conosci la filosofia?». «Purtroppo no», rispose il barcaiolo «Da quando ero bambino ho cominciato a fare questo lavoro con mio padre e non ho potuto studiare». «Ahi, ahi» sentenziò il filosofo, «hai perso un quarto della tua vita». Poco più avanti ritornò alla carica: «Allora barcaiolo, nomi come Platone, Aristotele, Socrate, a te non dicono nulla?». «No! Purtroppo a me non dicono niente, non so neanche chi siano», rispose il barcaiolo. «Ahi, ahi», rincarò il filosofo, «hai perso metà della tua vita!». Intanto si era alzato un forte vento, l’aria si era rabbuiata e la riva era ancora lontana. Il barcaiolo faceva fatica a mantenere la rotta. All’improvviso un colpo di vento più forte degli altri rovesciò la barca. Allora il barcaiolo gridò: «Filosofo, sai nuotare?», «No!», rispose quello. «Mi dispiace per te, hai perso tutta la tua vita!». E il barcaiolo si diresse a nuoto verso la riva. Ora, divenuto sacerdote anch’io come mio zio, penso anche alle parole di Gesù, quando ammoniva i suoi discepoli (e noi oggi) avvertendo che: “Non chiunque mi dice «Signore, Signore» entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (…….). teniamolo presente e così non affogheremo come il filosofo, ma giungeremo sani e salvi al Porto sicuro.                       

                Don Paolo Piras

 

DALLE PARROCCHIE

 

■ Il premio del Rotary a Don Domenico, Don Francesco e Don Salvatore. Per la sua quarta edizione, il premio ROTARY-GIUGNO2015Giuseppe Garibaldi istituito con l’obiettivo di riconoscere il merito a persone o istituzioni che si siano distinti in azioni meritevoli a livello locale, regionale o nazionale a favore della comunità,  è stato conferito a Don Domenico Degortes, Don Francesco Cossu e Don Salvatore Matta rispettivamente parroci di La Maddalena, Arzachena e Palau. Il conferimento è avvenuto nel pomeriggio di domenica 14 giugno presso la splendida sede del teatro Montiggia di Palau che per l’occasione è stato gentilmente concesso dall’amministrazione comunale palaese presente in delegazione con il Sindaco Francesco Pala che ha fatto impeccabilmente gli onori di casa. L’uditorio composto da persone accorse da tutta la Gallura, è stato particolarmente caloroso nei confronti di questi tre validissimi parroci ai quali ha tributato numerosi applausi evidentemente sinceri. Il moderatore dell’incontro è stato il “gallurese doc” dottor Giacomo Pala, già assegnatario del premio e attuale socio onorario del Rotary Club La Maddalena Costa Smeralda, che ha tenuto una pregevole relazione molto curata e dettagliata sull’opera svolta dai singoli sacerdoti ai quali è legato da evidente stima e profondo affetto. Nel tracciare il ritratto di ciascuno si è soffermato sulle innumerevoli attività a favore della comunità, dedicando un passaggio molto significativo sulla fedeltà di Don Domenico al suo maestro monsignor Salvatore Capula del quale è naturale successore seppure diverso nello stile e nel carattere. Il sindaco di Arzachena Alberto Ragnedda ha sottolineato la figura di Don Francesco che oltre ad essere una guida sicura per i parrocchiani, è anche un attento studioso del territorio e dell’antropologia gallurese e lo testimoniano gli oltre venti saggi pubblicati su svariati temi di interesse storico e culturale. ROTARY-1-GIUGNO-2015A rappresentare il neo sindaco Luca Montella, bloccato da un problema di salute, il consigliere comunale Roberto Ugazzi, che ha ricordato le numerose scelte indovinate di Don Domenico sia nel campo della formazione che della comunicazione, elencando una lunga serie di intuizioni come il lancio di Radio Arcipelago, del settimanale Il Vento e il coinvolgimento dei cinquantenni nell’organizzazione dei festeggiamenti della Santa patrona. Molto puntuale la considerazione di Don Salvatore Matta, che da persona acuta ha rilevato come i criteri di servizio al prossimo che ispirano il Rotary International siano gli stessi che guidano la scelta sacerdotale. Erano visibilmente emozionati i nostri parroci, vuoi per l’età che avanza vuoi per l’inatteso premio che hanno voluto indirettamente riconoscere alle rispettive comunità che vivono di tanti gesti piccoli e grandi che dobbiamo alimentare giorno per giorno con devozione e dedizione. Nelle sue precedenti edizioni il prestigioso riconoscimento è stato assegnato alla Marina Militare, al magistrato Giacomo Pala e alla Brigata Sassari, pertanto possiamo andare veramente fieri di questi tre uomini di valore e di valori………..

Grazie Don Domenico, Grazie Don Salvatore, Grazie Don Francesco !      

     Marco Annunziata

 

Condoglianze ai familiari di Lina Asara ved. Ligas che è tornata alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 21 giugno

Gita pellegrinaggio all’Isola di Santo Stefano. Per informazioni rivolgersi a Pierluigi Aversano.

 

2) Mercoledì 24 giugno

Solennità della Natività di San Giovanni Battista. Dopo la Messa delle 19,00 processione fino a Cala Gavetta e benedizione del mare e dell’attività estiva.

 

3) Domenica 28 giugno

Giornata per la carità del Papa.

 

4) Continua la recita della coroncina del Sacro Cuore di Gesù tutti i giorni del mese di giugno alle ore 18,30.

 

5) Questa settimana, con Famiglia Cristiana la nuova enciclica di Papa Francesco Laudato Si’.

 

6) Sono aperte le iscrizioni per il Campo-Scuola interparrocchiale per i bambini dagli 8 ai 12 anni che si terrà a Tegge dal 16 al 21 agosto 2015.

7) Dal 6 al 14 settembre

Pellegrinaggio parrocchiale a Lourdes e Nevers. Per informazioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. – Moneta

 

1. Lunedì 22 giugno

Ore 21.00 – veglia di preghiera per San Giovanni Paolo II

 

2. Martedì 23 giugno

Vigilia della festa della natività di S. Giovanni Battista

Ore 19.00 – S. Messa in piazza don G. Riva. Festa della Fogarina di San Giovanni –

 

           programma vedi la locandina

clicca per ingrandire

 

FOGARINA-SMAL-2015

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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N°25 Sabato 20 Giugno 2015

 

LA PAROLA DI DIO FA CRESCERE,

DÀ VITA

FRASE-GIUGNO-2015Attraverso le immagini tratte dal mondo rurale, Gesù presenta l’efficacia della Parola di Dio e le esigenze del suo Regno, mostrando le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno nella storia. Il seme, gettato nella terra, attecchisce e si sviluppa da solo, sia che il contadino dorma sia che vegli. Egli è fiducioso nella potenza interna al seme stesso e nella fertilità del terreno. Nel linguaggio evangelico, il seme è simbolo della Parola di Dio, la cui fecondità è richiamata da questa parabola. Come l’umile seme si sviluppa nella terra, così la Parola opera con la potenza di Dio nel cuore di chi la ascolta. Dio ha affidato la sua Parola alla nostra terra, cioè a ciascuno di noi con la nostra concreta umanità. Possiamo essere fiduciosi, perché la Parola di Dio è parola creatrice, destinata a diventare «il chicco pieno nella spiga». Questa Parola, se viene accolta, porta certamente i suoi frutti, perché Dio stesso la fa germogliare e maturare attraverso vie che non sempre possiamo verificare e in un modo che noi non sappiamo . Tutto ciò ci fa capire che è sempre Dio, è sempre Dio a far crescere il suo Regno - per questo preghiamo tanto che “venga il tuo Regno” - è Lui che lo fa crescere, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti. La Parola di Dio fa crescere, dà vita. Leggere ogni giorno un brano del Vangelo, un brano della Bibbia dà la forza che fa germogliare in noi la vita del Regno di Dio. Il granello di senape, pur essendo il più piccolo di tutti i semi, è pieno di vita e cresce fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto». E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola e apparentemente irrilevante. Per entrare a farne parte bisogna essere poveri nel cuore; non confidare nelle proprie capacità, ma nella potenza dell’amore di Dio; non agire per essere importanti agli occhi del mondo, ma preziosi agli occhi di Dio, che predilige i semplici e gli umili. Quando viviamo così, attraverso di noi irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è piccolo e modesto in una realtà che fa fermentare l’intera massa del mondo e della storia. Da questo ci viene un insegnamento importante: il Regno di Dio richiede la nostra collaborazione, ma è soprattutto iniziativa e dono del Signore. La nostra debole opera, apparentemente piccola di fronte alla complessità dei problemi del mondo, se inserita in quella di Dio non ha paura delle difficoltà. La vittoria del Signore è sicura: il suo amore farà spuntare e farà crescere ogni seme di bene presente sulla terra. Questo ci apre alla fiducia e alla speranza, nonostante i drammi, le ingiustizie, le sofferenze che incontriamo. Il seme del bene e della pace germoglia e si sviluppa, perché lo fa maturare l’amore misericordioso di Dio.

(Angelus -Domenica, 14 giugno 2015)

 

IL CUORE DI CRISTO

È LA TENEREZZA DI DIO

 

Dio racconta al suo popolo quanto lo ama, quanto lo cura. Quello che Dio dice al suo popolo, nella lettura del profeta Osea, capitolo 11, lo dice a ciascuno di noi. E sarà bene prendere questo testo, in un momento di solitudine, metterci alla presenza di Dio e ascoltare: “Quando tu eri bambino, io ti ho amato; ti ho amato da bambino; ti ho salvato; ti ho portato dall’Egitto, ti ho salvato dalla schiavitù”, dalla schiavitù del peccato, dalla schiavitù dell’autodistruzione e da tutte le schiavitù che ciascuno conosce, che ha avuto e che ha dentro. “Io ti ho salvato. Io ti ho insegnato a camminare”. Che bello ascoltare che Dio che mi insegna a camminare! L’Onnipotente si abbassa e mi insegna a camminare. Sulle coste della Libia, i ventitré martiri copti erano sicuri che Dio non li avrebbe abbandonati. E si sono fatti decapitare pronunciando il nome di Gesù! Sapevano che Dio, mentre tagliavano loro la testa, non li avrebbe abbandonati. “Come ti posso trattare come nemico? Il mio cuore si commuove dentro di me e si accende tutta la mia tenerezza”. La tenerezza di Dio si accende, questa calda tenerezza: è l’Unico capace di una calda tenerezza. Non darò libero sfogo all’ira per i peccati che esistono, per tutte queste incomprensioni, per il fatto di adorare idoli. Perché io sono Dio, sono il Santo in mezzo a te. E’ una dichiarazione di amore di un padre a suo figlio. E a ciascuno di noi. Il Cuore di Cristo è la tenerezza di Dio. “Come posso farti venir meno? Como posso abbandonarti? Quando sei solo, disorientato, perso, vieni da me, e io ti salverò, ti consolerò”. Oggi chiedo a voi di essere pastori con la tenerezza di Dio. Di lasciare la “frusta” appesa nella Sacrestia e di essere pastori con tenerezza, anche con coloro che vi creano più problemi. E’ una grazia. E’ una grazia divina. Noi non crediamo in un Dio etereo, crediamo in un Dio che si è fatto carne, che ha un cuore e questo cuore oggi ci parla così: “Venite a me. Se siete stanchi, oppressi e io vi darò ristoro. Ma i più piccoli trattateli con tenerezza, con la stessa tenerezza con cui li tratto io”. Questo ci dice oggi il Cuore di Gesù Cristo, ed è ciò che in questa Messa chiedo per voi, e anche per me.

 (Omelia S.Messa terzo ritiro mondiale dei Sacerdoti -- Basilica di San Giovanni in Laterano - Venerdì, 12 giugno 2015)

 

LA FAMIGLIA - ( LUTTO)

 

LUTTO-2015In Lc 7,11-15 è’ descritta una scena molto commovente, che ci mostra la compassione di Gesù per chi soffre – in questo caso una vedova che ha perso l’unico figlio – e ci mostra anche la potenza di Gesù sulla morte.

La morte è un’esperienza che riguarda tutte le famiglie, senza eccezione alcuna. Fa parte della vita; eppure, quando tocca gli affetti familiari, la morte non riesce mai ad apparirci naturale. Per i genitori, sopravvivere ai propri figli è qualcosa di particolarmente straziante, che contraddice la natura elementare dei rapporti che danno senso alla famiglia stessa. La perdita di un figlio o di una figlia è come se fermasse il tempo: si apre una voragine che inghiotte il passato e anche il futuro. La morte, che porta via il figlio piccolo o giovane, è uno schiaffo alle promesse, ai doni e sacrifici d’amore gioiosamente consegnati alla vita che abbiamo fatto nascere. Tante volte vengono a Messa a Santa Marta genitori con la foto di un figlio, di una figlia, bambino, ragazzo, ragazza, e mi dicono: “Se ne è andato, se ne è andata”. E lo sguardo è tanto addolorato.

La morte tocca e quando è un figlio tocca profondamente. Tutta la famiglia rimane come paralizzata, ammutolita. E qualcosa di simile patisce anche il bambino che rimane solo, per la perdita di un genitore, o di entrambi. Quella domanda: “Ma dov’è il papà? Dov’è la mamma?” – Ma è in cielo” – “Ma perché non lo vedo?”. Questa domanda copre un’angoscia nel cuore del bambino che rimane solo. Il vuoto dell’abbandono che si apre dentro di lui è tanto più angosciante per il fatto che non ha neppure l’esperienza sufficiente per “dare un nome” a quello che è accaduto. “Quando torna il papà? Quando torna la mamma?”. Cosa rispondere quando il bambino soffre? Così è la morte in famiglia. In questi casi la morte è come un buco nero che si apre nella vita delle famiglie e a cui non sappiamo dare alcuna spiegazione. E a volte si giunge persino a dare la colpa a Dio. Ma quanta gente - io li capisco - si arrabbia con Dio, bestemmia: “Perché mi hai tolto il figlio, la figlia? Ma Dio non c’è, Dio non esiste! Perché ha fatto questo?”. Tante volte abbiamo sentito questo. Ma questa rabbia è un po’ quello che viene dal cuore del dolore grande; la perdita di un figlio o di una figlia, del papà o della mamma, è un grande dolore. Questo accade continuamente nelle famiglie. In questi casi, ho detto, la morte è quasi come un buco. Ma la morte fisica ha dei “complici” che sono anche peggiori di lei, e che si chiamano odio, invidia, superbia, avarizia; insomma, il peccato del mondo che lavora per la morte e la rende ancora più dolorosa e ingiusta. Gli affetti familiari appaiono come le vittime predestinate e inermi di queste potenze

 

ausiliarie della morte, che accompagnano la storia

dell’uomo. I nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio. L’amore è più forte della morte. Per questo la strada è far crescere l’amore, renderlo più solido, e l’amore ci custodirà fino al giorno in cui ogni lacrima sarà asciugata, quando «non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno». Se ci lasciamo sostenere da questa fede, l’esperienza del lutto può generare una più forte solidarietà dei legami famigliari, una nuova apertura al dolore delle altre famiglie, una nuova fraternità con le famiglie che nascono e rinascono nella speranza. Nascere e rinascere nella speranza, questo ci dà la fede.

(Udienza Generale - Mercoledì 17/06/2015)

 

 

 

 
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