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N°16 Sabato 18 aprile 2015

EDITORIALE

UNA GIORNATA PARTICOLARE PER TUTTI I CATTOLICI ITALIANI

Domenica 19 aprile si celebra in tutta Italia la Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore, la più grande università cattolica d’Europa. Ha cinque sedi, quella centrale a Milano, il Policlinico Gemelli a Roma e altre tre in diverse città della Penisola. Ispirata dal Beato Giuseppe Toniolo, “Luminosa figura di laico”, sociologo ed economista, per favorire nei cattolici la conoscenza dei fenomeni sociali e non limitarsi ad un atteggiamento caritativo nei confronti della classi povere. Fu fondata nel 1921 da padre Agostino Gemelli, francescano, medico di fama europea, con l’aiuto di Armida Barelli, “Sorella maggiore” della Gioventù Femminile di Azione Cattolica, che era la “cassiera” e si adoperò perché l’università fosse intitolata al Sacro Cuore, e di Vico Necchi. Attualmente l’Università Cattolica ha 14 facoltà e 42.000 studenti e svolge un servizio alla comunità cristiana e a tutto il Paese. In essa si studiano le questioni cruciali del vivere e del convivere, le nuove frontiere dell’economia e della bioetica, il recupero dei beni culturali, le trasformazioni nel campo del diritto, le dinamiche familiari, il fenomeno dei mass media, l’evoluzione dei sistemi politici, i traguardi della medicina, le applicazioni tecnologiche della matematica e della fisica e le più recenti scoperte nella ricerca ambientale. Come si vede, l’Università Cattolica è un qualificato strumento di elaborazione culturale in cui scienza e fede si completano. Scriveva papa Benedetto XVI: “Il fare è cieco senza il sapere e il sapere è sterile senza l’amore.” (Caritas in Veritate). Questo patrimonio va alimentato, ha bisogno per proseguire il suo compito della vicinanza della comunità cristiana. Ecco perché il 19 aprile si chiede, in tutte le parrocchie, un contributo libero per sostenere l’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Giovani, periferie al centro” è il tema del Messaggio della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) per la Giornata. L’impegno dell’ateneo dei cattolici è ridare speranza ai giovani, ha detto il rettore dell’Università Cattolica Franco Anelli. Molte famiglie sono in difficoltà economiche. Siamo impegnati a favorire l’accesso all’istruzione universitaria di studenti bisognosi e meritevoli con investimenti in borse di studio e agevolazioni.

Don Domenico Degortes

 

RAGGI DI SOLE

IL PESCIOLINO GUGLÙ

PESCI-TROPICALI-2015Mi hanno raccontato che “c’era una volta un pesciolino di nome GUGLÙ. Viveva in fondo al mare nella sua conchiglia, dove era nato. Se ne stava sempre là, sempre là, nella solita conchiglia. Sentiva le voci e i rumori che venivano dal di fuori, ma a lui non interessavano: aveva troppa paura di uscire. Passarono gli anni e GUGLÙ invecchiò. Invecchiò anche la conchiglia, rosicchiata dall’acqua del mare che fece tanti piccoli buchi da ogni parte. Povera conchiglia: sembrava una grattugia! Per caso un giorno GUGLÙ mise gli occhi in quei buchi e guardò fuori. Che meraviglia! Che splendore! Ciò che vide fu davvero indescrivibile: pesci di mille specie, alghe colorate, coralli, luci scintillanti e tante, tante altre conchiglie… Allora con le pinne si picchiò la testa e sospirò: «Che stupido sono stato! E guarda che cosa ho perso nel buio della mia conchiglia!»”. Che senso ha vivere tappati nel buio, rannicchiati nel comodo guscio del proprio «io», quando fuori c’è tanta luce e vitalità? Chiusi in se stessi si finisce per passare il tempo in modo sterile e logorante: si rimugina continuamente sui propri guai e ci si intristisce fra sospiri e lamenti, rischiando la depressione……. Mentre fuori il mondo è pieno di meraviglie, di sorprese, di incanto! Basta osservare la natura brulicante di creature viventi, di colori e di suoni. E cogliere la preziosa opportunità d’incontrare gente e dialogare: ascoltare, curiosare, rispondere, consolare, testimoniare la propria Fede con parole e soprattutto gesti di bontà…. E scoprire che, nonostante le ombre, nel mondo c’è tanta luce perché vi splende il sole di Dio!

                                                Don Paolo Piras

 

DALLE PARROCCHIE

 

Testimonianza di don Joseph sul Genocidio Armeno.

OSSA-DEGLI-ARMENI-2015urante la prima guerra mondiale il governo dei Giovani Turchi decise con inganno e discrezione di annientare tutti gli Armeni, che per loro rappresentavano l'ostacolo contro l’espansione e il benessere futuro del governo Turco. Dal 1915 le persecuzioni e i massacri divennero frequenti e atroci nei territori Armeni. Tante città e villaggi, se anche hanno cercato di difendersi, sfortunatamente non hanno potuto liberarsi dagli assassini, ed una volta catturati hanno visto bruciate le loro chiese, stuprate le loro mogli, violentati i loro bambini, rubati i loro tesori, e uccisi brutalmente tutti quelli che si opponevano al volere degli aguzzini Turchi. Io provengo da Svedia, una regione dell'estremo sud del regno della Cilicia Armena che si chiama Musa Dagh cioè monte del profeta Mosè molto vicino alla città di Antiochia. Quando i Turchi si sono avvicinati con grandi lusinghe per deportare la popolazione, gli abitanti dei sette villaggi del monte di Mosè, conoscendo bene l'inganno Turco, si sono ribellati scappando e difendendosi nelle alture del monte. I "ribelli" Armeni hanno visto dal monte con grande orrore con quale atrocità i Turchi decapitavano e impiccavano tutti quelli che avevano deciso di rimanere giù per trovare un dialogo civile con loro. I Turchi hanno deciso di attaccare la popolazione diverse volte anche con l'aiuto di alcuni ufficiali tedeschi. (Queste vicende mi ha raccontato personalmente mio nonno defunto Isaia, che in quel tempo aveva 11 anni). Il popolo ha affrontato i Turchi con grande eroicità per 40 giorni e perse solo 18 guerrieri ma la situazione cominciò a cambiare perchè mancavano cibi e guarnigione e soprattutto cura medica per la popolazione rifugiata sulla cima della montagna. Il popolo decise il suicidio di massa per non cadere nelle mani dei Turchi, ma per caso, nel Mediterraneo hanno visto una nave da guerra francese comandata dall'Ammiraglio Luigi D’artige De Furnè che personalmente decise di liberare 4.000 Armeni perseguitati accettandoli nelle sue navi da guerra dopo aver letto la lettera a lui spedita da loro. Intanto il popolo aveva preparato un grande falò e le donne avevano ricamato su una grandissima tela bianca una croce rossa per attirare l'attenzione della nave da guerra. Il mio villaggio fu risparmiato per la grazia Divina e con l'aiuto di un marinaio cristiano nobile mentre l'intera popolazione Armena fu vittima delle atrocità Turche che fino ad oggi gli Armeni sopravissuti nella Diaspora cioè in tutti i paesi del mondo, ricordano e custodiscono nel loro ricordo e nel loro DNA l'orrore genocida che i Turchi di allorahanno commesso nel nome di Allah il loro Dio che secondo loro chi non l'accetta è un Ghiavur (cioè infedele) e merita solo la morte. Tante storie ci sono riguardo il genocidio ma bisogna tenere conto che mentre la Germania ha riconosciuto il genocidio degli Ebrei, i Turchi fino ad oggi rinnegano tutto; e chi parla del genocidio lo considerano bugiardo e contro la nazione Turca. I cristiani sono invitati ad essere buoni come le colombe ma scaltri come i serpenti come ha comandato il nostro Sign ore Gesù. Gli Armeni non c'è l'hanno fatta.

 

■ To Be Happy (per essere felici)

GIORNATA-GIOVENTU-201512 Aprile 2015 - Giornata Diocesana dei Giovani. Golfo Aranci. Parrocchia San Giuseppe. Amministrazione comunale in festa. Giovani in delirio folli per Gesù. Hanno partecipato, più di 320 giovani, alla “Happy Connection day”. Una giornata per la fede nella Diocesi del Nord Sardegna. “Beati i puri di cuore” il leitmotive estrapolato dal Vangelo. Cosa è accaduto? Partiamo dalle parole del Vescovo Monsignor Sebastiano Sanguinetti... (arrossito per il felice rimprovero dei ragazzi per un’ora di ritardo - troppi impegni!): <<Connection è connettersi “con”! Connettersi con chi? Io devo avere un interlocutore! Questo è Dio! Dobbiamo connetterci con colui che è la nostra Misericordia. Colui che sa tutto di noi e che ci può plasmare all’ascolto fraterno. Buona connessione dunque. Se ci connettiamo col cielo scopriamo di poter vivere due dimensioni, quella verticale, con Dio ed in Dio e quella orizzontale, cioè quella di Dio che cammina nel nostro destino individuale. Dobbiamo essere misericordiosi, cioè puri di cuore, cioè aperti alla carità dell’ascolto reciproco. Oggi qui è gioia, capita anche nel giorno della Festa dedicata alla Divina Misericordia, tanto cara a Papa Wojtyla. Ecco che dopo anni riprende questa splendida iniziativa... prepariamoci anche per la GMG di Cracovia 2016. Grazie giovani, avanti nella purezza di cuore!>>.

 

 

 

 

 

 

 

GIORNATA-GIOVENTU-MONETA-20Il Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile ha dato il meglio di se. Lo ha fatto nell’accoglienza dei teenager (Arrivi-iscrizioni e colazioni); nella presentazione dinamica e di gioco delle diverse foranie presenti (sul prato con il pallone della gioia); lo ha fatto nella preparazione di una Santa Messa celestiale (con il coro della Parrocchia di Arzachena), dinamico e con musiche giovanili; lo ha fatto nell’animazione post pranzo (un piatto caldo offerto dal Comune e dalla Proloco di Golfo Aranci; lo ha fatto anche tramite il suggestivo saluto finale con la musica dei nostri giorni, quella tanto cara ai ragazzi, quella del cantante tempiese Mario Garrucciu (ex X-Factor). Che cosa aggiungere se non questo: “Una splendida giornata, carica di emozioni, suscitate dallo Spirito Santo, in azione prima e dopo, sul lungomare di una cittadina accogliente sotto molti punti di vista”. Grazie al Parroco di Golfo Aranci Don Alessandro Cossu, a tutti gli altri presbiteri e seminaristi (sempre più giovani e valorosi), ed anche al Sindaco Giuseppe Fasolino - tutti qui in foto! - Ulteriori fotografie su: LMDBA

 

RITIRO DEI CRESIMANDI Ritiro dei cresimandi Si è svolto a Stagnali nella Chiesa della Madonna della Pace il ritiro dei cresimandi della Parrocchia di Santa Maria Maddalena. I ragazzi e le catechiste accolti da una bella giornata di sole, sabato 11 aprile, hanno avuto il piacere e l’onore di essere guidati da Don Joseph da alcuni mesi nella nostra Parrocchia, don Joseph custode dei luoghi sacri in Gerusalemme e precisamente del Santo Sepolcro, ha subito catturato l’attenzione dei ragazzi (e garantiamo che ai giorni d’oggi non è facile) e li ha guidati sia nella riscoperta della preghiera che del dialogo introspettivo, insegnandogli le tecniche per ritrovare ed ascoltare lo Spirito Santo. All’ora di Pranzo don Joseph ha incontrato i genitori, e poi dopo tutti insieme abbiamo pranzato nell’area ed i locali adiacenti la Chiesa di Stagnali che gentilmente ci sono stati messi a disposizione per l’occasione. Ringraziamo Don Joseph per aver aiutato i ragazzi a trovare un modo profondo per “connettersi” con lo Spirito Santo e don Andrea per l’ospitalità.

Le catechiste

 

Catechesi sulla Cresima.

Mercoledì scorso il parroco ha dedicato la catechesi settimanale per gli adulti al tema della Cresima in preparazione alla celebrazione nella quale 22 cresimandi riceveranno sabato prossimo il sacramento della Confermazione. Ha detto che insieme col Battesimo e l’Eucaristia, la Cresima è il terzo sacramento della iniziazione cristiana per avere un cristiano completo. La Cresima è necessaria per rafforzare la grazia battesimale, infatti è chiamata anche Confermazione perché conferma e rafforza la grazia del Battesimo, aumenta i doni dello Spirito Santo, rende più perfetto il legame con la Chiesa, infatti generalmente è il Vescovo che amministra la Cresima e inoltre dona una speciale forza dello Spirito nel difendere e diffondere la fede. Il rito della Cresima o Confermazione comporta il rinnovamento delle promesse battesimali, l’imposizione delle mani da parte del Vescovo e dei sacerdoti concelebranti,l’unzione sulla fronte con l’imposizione della mano e il bacio di pace. L’unzione si fa col sacro crisma, olio profumato, consacrato dal Vescovo il Giovedì Santo. Da esso deriva il nome di “cristiano” che vuol dire unto, consacrato. Ha poi ricordato che la Cresima imprime un sigillo spirituale, o carattere, che significa rassomiglianza a Cristo, appartenenza a lui. Infine ha dato notizia di un decreto del Vescovo che autorizza le persone sposate in Comune o conviventi, oggi purtroppo molto numerose, quando sono richieste per fungere da padrino o madrina, possono essere accettati non come padrini ma come testimoni.

 

Preparativi alla Cresima. Lunedì e Giovedì 16 aprile si sono svolte le prove per i preparativi della celebrazione della santa Messa per la Confermazione, con i ragazzi che sabato 18 aprile riceveranno la Cresima. La giornata di giovedì è accolta da inconvenienti, infatti i ragazzi non sono potuti entrare in Parrocchia che è stata poi evacuata a causa di un drammatico episodio che si stava svolgendo in una casa in prossimità della Parrocchia con una grande fuga di gas… subito allertati i ragazzi sono stati accompagnati dalle catechiste nella Cappella dell’Istituto dove hanno potuto svolgere sia le prove che le confessioni in preparazione alla Cresima.

 

Auguri a Suor Luisa Pittau che ha compiuto 90 anni.

Condoglianze ai familiari di Speranza Tirotto, Nerina Caneva e Marianna Canu ved. Brusa che sono tornate alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 19 aprile

● Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

● Ritiro dei comunicandi all’Istituto San Vincenzo dalle 9.00 alle 12.00

●Incontro con i genitori dei comunicandi all’Istituto alle ore 12.00.

2) Martedì 21 aprile

Anniversario della dedicazione della chiesa parrocchiale

3) Mercoledì 22 aprile

● Catechesi per adulti alle ore 19.00.

4) Domenica 26 aprile

Messa della Prima Comunione alle ore 11.00.

5) Venerdì 1 maggio

● Inizia il mese dedicato a Maria, madre del Signore, con la Messa alla Madonnetta alle 16.00.

● Tutti i giorni in parrocchia recita del rosario alle ore 18,30.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. – Moneta

 

1. Domenica 19 aprile

٠91ª Giornata per l'Università Cattolica del Sacro Cuore

2. Martedì 21 aprile

٠Ore 19.00 – incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

3. Mercoledì 22 aprile

٠Ore 21.00 – veglia di preghiera per San Giovanni Paolo II.

4. Sabato 25 aprile

٠Ritiro per bambini che si preparano alla Prima Comunione.

5. Continuano le benedizioni delle famiglie.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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N°16 Sabato 18 aprile 2015

MIO SIGNORE E MIO DIO!

 

SAN-TOMMASO-18042015Il Vangelo di Giovanni ci documenta le due apparizioni di Gesù Risorto agli Apostoli riuniti nel Cenacolo: quella della sera di Pasqua, assente Tommaso, e quella dopo otto giorni, presente Tommaso. La prima volta, il Signore mostrò le ferite del suo corpo ai discepoli, fece il segno di soffiare su di loro e disse: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21). Trasmette ad essi la sua stessa missione, con la forza dello Spirito Santo. Ma quella sera mancava Tommaso, il quale non volle credere alla testimonianza degli altri. “Se non vedo e non tocco le sue piaghe – disse –, io non credo”. Otto giorni dopo – cioè proprio come oggi – Gesù ritorna a presentarsi in mezzo ai suoi e si rivolge subito a Tommaso, invitandolo a toccare le ferite delle sue mani e del suo fianco. Viene incontro alla sua incredulità, perché, attraverso i segni della passione, possa raggiungere la pienezza della fede pasquale, cioè la fede nella risurrezione di Gesù. Tommaso è uno che non si accontenta e cerca, intende verificare di persona, compiere una propria esperienza personale. Dopo le iniziali resistenze e inquietudini, alla fine arriva anche lui a credere, pur avanzando con fatica, ma arriva alla fede. Gesù lo attende pazientemente e si offre alle difficoltà e alle insicurezze dell’ultimo arrivato. Il Signore proclama “beati” quelli che credono senza vedere – e la prima di questi è Maria sua Madre, però viene incontro anche all’esigenza del discepolo incredulo: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani…». Al contatto salvifico con le piaghe del Risorto, Tommaso manifesta le proprie ferite, le proprie piaghe, le proprie lacerazioni, la propria umiliazione; nel segno dei chiodi trova la prova decisiva che era amato, che era atteso, che era capito. Si trova di fronte un Messia pieno di dolcezza, di misericordia, di tenerezza. Era quello il Signore che cercava, lui, nelle profondità segrete del proprio essere, perché aveva sempre saputo che era così. E quanti di noi cerchiamo nel profondo del cuore di incontrare Gesù, così come è: dolce, misericordioso, tenero! Perché noi sappiamo, nel profondo, che Lui è così. Ritrovato il contatto personale con l’amabilità e la misericordiosa pazienza del Cristo, Tommaso comprende il significato profondo della sua Risurrezione e, intimamente trasformato, dichiara la sua fede piena e totale in Lui esclamando: «Mio Signore e mio Dio!» . Bella, bella espressione, questa di Tommaso! Egli ha potuto “toccare” il Mistero pasquale che manifesta pienamente l’amore salvifico di Dio, ricco di misericordia (cfr Ef 2,4). E come Tommaso anche tutti noi: in questa seconda Domenica di Pasqua siamo invitati a contemplare nelle piaghe del Risorto la Divina Misericordia, che supera ogni umano limite e risplende sull’oscurità del male e del peccato. Un tempo intenso e prolungato per accogliere le immense ricchezze dell’amore misericordioso di Dio sarà il prossimo Giubileo Straordinario della Misericordia.

                       (Regina Coeli - Domenica 12/04/2015)

 

IL CORAGGIO DELLA FRANCHEZZA

 

Papa Francesco ha affrontato il tema del «coraggio cristiano» che è una grazia che dà lo Spirito Santo. Punto di partenza della sua riflessione è stato un brano degli Atti degli apostoli (4, 23-31). Si tratta della parte finale di un lungo racconto che incomincia con un miracolo che fanno Pietro e Giovanni: la guarigione di quello storpio che era alla porta bella del tempio, chiedendo elemosina. Il Papa ha richiamato l’intero episodio e ha ricordato che Pietro guardò lo storpio e gli disse: “Oro né argento ho, ma quello che ho ti do: alzati e cammina”. L’uomo guarì. La gente che vide si stupì e lodava Dio. Allora Pietro profittò per annunciare il Vangelo, per annunciare la buona notizia di Gesù Cristo: per annunciare Gesù Cristo. A quel punto, i sacerdoti si trovarono in difficoltà: inviarono alcuni a prendere Pietro e Giovanni, i quali si mostrarono come gente semplice, senza istruzione. I due apostoli sono rimasti in carcere, quella sera. Il giorno seguente i sacerdoti decisero di proibirgli di parlare in nome di Gesù, di predicare questa dottrina. Ma loro continuarono; anzi Pietro — che era quello che portava la voce dei due — affermò: Se sia giusto obbedire a voi invece che a Dio: noi obbediamo a Dio!. E aggiunse quella parola che abbiamo sentito tante volte: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato. Da qui il Pontefice ha ripreso il brano proposto dalla liturgia del giorno, dove si legge che i due, rimessi in libertà, andarono a riferire alla comunità quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani, e che tutti, a quelle parole, insieme innalzarono la loro voce a Dio e incominciarono a pregare, ripercorrendo le tappe della storia della salvezza fino a Gesù. E quando ebbero terminato la preghiera, il luogo in cui erano radunati tremò e tutti furono colmati di Spirito Santo e proclamavano la parola di Dio con franchezza. Perché è lui l’unico capace di darci questa grazia del coraggio di annunciare Gesù Cristo. È il coraggio dell’annuncio ciò che ci distingue dal semplice proselitismo. Noi non facciamo pubblicità per avere più “soci” nella nostra “società spirituale”. Questo non serve, non è cristiano. Invece quello che il cristiano fa è annunziare con coraggio; e l’annuncio di Gesù Cristo provoca, mediante lo Spirito Santo, quello stupore che ci fa andare avanti. Ci sono tante strade che possiamo prendere, anche che ci danno un certo coraggio, per le quali si può dire: Ma guarda che coraggioso, la decisione che ha preso!. Però tutto questo è strumento di un’altra cosa più grande: lo Spirito. E se non c’è lo Spirito, noi possiamo fare tante cose, tanto lavoro, ma non serve a niente. Per questo, dopo il giorno di Pasqua, che è durato otto giorni, la Chiesa ci prepara a ricevere lo Spirito Santo.

(Meditazione mattutina nella cappella domus Sancta Marthae - Lunedì 13/04/2015)

 

LA FAMIGLIA - MASCHIO E FEMMINA

 

ADAMO-EVA-18042015Dio ha fatto un grande dono all’umanità con la creazione dell’uomo e della donna e con il sacramento del matrimonio. Questa catechesi e la prossima riguardano la differenza e la complementarità tra l’uomo e la donna, che stanno al vertice della creazione divina; le due che seguiranno poi, saranno su altri temi del Matrimonio. Nel Libro della Genesi leggiamo che Dio, dopo aver creato l’universo e tutti gli esseri viventi, creò il capolavoro, ossia l’essere umano, che fece a propria immagine: «a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen 1,27). E come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio. L’esperienza ce lo insegna: per conoscersi bene e crescere armonicamente l’essere umano ha bisogno della reciprocità tra uomo e donna. Quando ciò non avviene, se ne vedono le conseguenze. Siamo fatti per ascoltarci e aiutarci a vicenda. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna. La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, lo è per tutti, non solo per i credenti. Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta. Dio ha affidato la terra all’alleanza dell’uomo e della donna: il suo fallimento inaridisce il mondo degli affetti e oscura il cielo della speranza. I segnali sono già preoccupanti, e li vediamo. È indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. Non abbiamo ancora capito in profondità quali sono le cose che ci può dare il genio femminile, le cose che la donna può dare alla società e anche a noi: la donna sa vedere le cose con altri occhi che completano il pensiero degli uomini. È una strada da percorrere con più creatività e audacia. La terra si riempie di armonia e di fiducia quando l’alleanza tra uomo e donna è vissuta nel bene. E se l’uomo e la donna la cercano insieme tra loro e con Dio, senza dubbio la trovano. Gesù ci incoraggia esplicitamente alla testimonianza di questa bellezza che è l’immagine di Dio.      

             (Udienza Generale - Mercoledì 15/04/2015)

 
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