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N°29 Sabato 19 Luglio 2014

 

EDITORIALE

EVANGELIZZAZIONE COME NOVITA’

La novità di cui si parla, certamente invocata dallo scadimento della vita cristiana nei paesi di prima evangelizzazione e radicata nella insopprimibile urgenza missionaria connessa all’evento di Gesù Cristo, deriva, soprattutto, dall’elemento specifico di novità dell’evento cristiano: la nuova creatura (2Cor 5,7). In essa si esprime la forza innovatrice dell’incontro con Cristo quando la libertà dell’uomo si lascia da esso raggiungere e trasformare. È impossibile pretendere questa novità da strumenti, tecniche, strategie e mezzi impiegati per annunciare Cristo, se si prescinde dall’esperienza del soggetto evangelizzante – il battezzato – . La novità può solo brillare sul volto del cristiano in quanto libero ed effettivo testimone del Risorto.

Ma quale è il contesto in cui il battezzato è chiamato a svolgere questo compito missionario? Il contesto socio-culturale che, soprattutto in Europa, sembra supporre, in maniera più o meno esplicita, la convinzione che la nostra epoca, definita come epoca di transizione dalla modernità al postmoderno, sia da considerare come postcristiana. Con la fine della modernità si sarebbero chiusi i conti con Gesù Cristo.

Vi è una tendenza, tra coloro che si definiscono cristiani, ad accettare la dottrina di Gesù Cristo più come un complesso di valori che come un impegno di vita concreta; di relativismo; di riduzione alla sfera privata del compito della fede; di una società che ha maturato un senso di indipendenza critica nei confronti del fatto religioso come tale; del logoramento di talune categorie irrinunciabili come quelle di peccato originale, di redenzione, di croce e di sacrificio; dell’equivocità del discorso su taluni valori come quello dell’obbedienza e della povertà. Dall’altro lato c’è il proliferare disordinato del sacro, i cui effetti più rilevanti sono la magia e le nuove realtà religiose che dimostrano il celebre: “Quando l’uomo non crede più in Dio finisce per credere in tutto” di K. Chesterton.

La missione è la categoria centrale dell’esperienza cristiana. Nuova evangelizzazio-ne è il sinonimo della missione del cristiano. La missione non è un corollario della vita del cristiano, Cristo stesso si definisce in una sostanziale identità tra persona e missione: “Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. “(Gv 4,34), “Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.” (Gv 5,30), “In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo.” (Gv 5,19). Il Crocifisso corrisponde pienamente alla volontà del Padre attraverso l’offerta totale di se nel suo vero corpo, sacramento della sua singolare persona. Egli scioglie così l’enigma della libertà perche realizza compiutamente l’essere-da-un-altro e l’essere-per-un-altro. Gesù si mostra, si dà, si dice nella Chiesa, in quanto sacramento che si realizza nei sacramenti. Senza i sacramenti e soprattutto senza l’eucaristia come espressione della Chiesa in quanto sacramento radicale, non si impara la forma sacramentale (il segno) propria di ogni circostanza. E senza questa logica sacramentale, che è contenuta nella tradizio cattolica, non si capisce in cosa consista l’evangelizzazione. Nel primo secolo il cammino della fede è stato aperto da due uomini completamente smarriti: “Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro.. (Lc 24,13-24)

Dapprima qualcuno ha camminato con loro condividendone lo smarrimento, poi la parola di Dio si è manifestata e ha messo questi due di fronte alla storia della salvezza: (Lc 24, 25-28a). Infine, il gesto del pane spezzato e offerto è stato decisivo per riconoscere Cristo (Lc 24, 28b-32). Questi due uomini sono allora diventati testimoni – diventati sacramento del sacramento vivente –, felici di raggiungere la comunità degli apostoli: “Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme (Lc 24, 33-35).

L’Eucaristia domenicale, con l’accoglienza, l’accompagnamento nella strada, la condivisione del dolore e del dubbio, con la Parola – spiegata e attualizzata – e il Pane spezzato e condiviso nella carità, diventa il “modo” dell’evangelizzazione. Altrettanto certo è che questa esperienza dobbiamo innanzitutto farla noi in prima persona: perché testimoniamo solo ciò che viviamo.    

Don Antonello Tumminello

 

RAGGI DI SOLE

CAREZZE O GRAFFI?

CAREZZE-GRAFFI-2014“Una volta, tanto tempo fa, c’era una terra, dove la gente viveva felice. Tutti erano amici, si volevano bene, giocavano insieme e si aiutavano. Erano gentili, cordiali, premurosi. Anche per la strada, anche quando c’era la coda da fare all’ufficio postale e anche nell’atrio della scuola. Naturalmente c’era un segreto. Allora, alla nascita, ogni bambino riceveva un sacchetto pieno di dolcicoccole. Le dolcicoccole erano molto apprezzate. Tutti quelli che le ricevevano si sentivano pieni di dolcezza e di calda simpatia. Coloro che non ne ricevevano, finivano per prendersi il mal di schiena, appassivano, talvolta morivano. In quel tempo, però, era facile procurarsi delle dolci coccole. Quando uno ne aveva voglia, si avvicinava a un altro e domandava: «Vorrei una dolcecoccola!». L’altro tuffava la mano nel suo sacchetto e ne traeva una dolce coccola. Chi la riceveva la strofinava dolcemente sul cuore, sulle guance o sulle braccia e subito si sentiva invadere da un’ondata di calore e di benessere piacevole nel corpo e nell’anima. La gente si scambiava continuamente dolci coccole e, dal momento che erano assolutamente gratuite, se ne potevano avere a volontà. Così quasi tutti vivevano felici, e si sentivano teneri e caldi. «Quasi» tutti. C’era qualcuno che non era affatto contento di vedere la gente scambiarsi dolcicoccole. Si chiamava Belzefà, una strega perfida e perennemente rabbiosa, che architettò un piano diabolico.

Un mattino, piombò nel mezzo di una famigliola. Si accostò al papà che leggeva il giornale e gli indicò la moglie che stava coccolando la bambina più piccola. «Non vedi tutte le dolcicoccole che tua moglie sta donando alla bambina? Se va avanti così, non ce ne saranno più per te!», sussurrò Belzefà. L’uomo si preoccupò: «Vuoi dire che a forza di donarle agli altri non ci saranno più dolcicoccole nel nostro sacchetto?». «Certo», rispose la strega. «A un certo punto fine, stop, the end!». E ripartì ghignando a cavallo della sua turboscopa. Il papà prese sul serio le parole di Belzefà. Da quel momento, ogni volta che vedeva la moglie dare dolcicoccole ai bambini si sentiva triste e inquieto. E se la strega aveva ragione? Ne parlò alla moglie. E anche lei si spaventò. Bisognava assolutamente economizzare le dolcicoccole. Uomini, donne e bambini smisero di sorridersi, di essere gentili, di aiutarsi. Ma successe un fatto straordinario. Una fanciulla arrivò in quel triste paese. Pareva proprio che non avesse mai sentito parlare della perfida strega e distribuiva dolcicoccole a piene mani, senza paura che le venissero a mancare. Le offriva gratuitamente, anche se nessuno gliele domandava.I bambini la amavano tantissimo, perché si sentivano davvero bene con lei. E si misero a distribuire dolcicoccole tutte le volte che ne avevano voglia. I grandi fecero una legge per impedire di sprecare le dolcicoccole a destra e a sinistra. Ma i bambini continuarono. E continuano…..”.

Anche noi, alla nascita, abbiamo ricevuto un sacchetto pieno di “dolcicoccole”: non un sacchetto di plastica, ma un cuore di carne viva e palpitante! Il sacchetto del nostro cuore può essere aperto continuamente per accogliere e per donare: dolcicoccole o caramelle al fiele? gentilezze, cortesie, sorrisi, parole di conforto, perdono? ….; oppure critiche, pettegolezzi, insulti, rancori?......; buon grano o zizzania? Carezze o graffi? Se in certi giorni ci sentiamo amareggiati e tristi, ciò non dipende tanto dai fatti che accadono fuori di noi o dalle “cattiverie” che ci vengono dagli altri, quanto piuttosto dal nostro atteggiamento interiore negativo di fronte agli eventi e alle persone. “L’uomo buono prende il bene dal prezioso tesoro del suo cuore; l’uomo cattivo prende il male dal cattivo tesoro del suo cuore. Ciascuno infatti esprime con la sua bocca quel che ha nel cuore” (Luca 6,45). Proviamo a coltivare in noi sentimenti positivi e a distribuire gratuitamente in abbondanza – come la fanciulla della fiaba – “le dolcicoccole” dell’amore per tutti, senza rifiutare nessuno. Diventiamo seminatori di bontà, di concordia e di speranza. E anche se fuori dovesse infuriare la tempesta delle avversità, sempre più germoglierà la pace dentro di noi e negli altri.                

Don Paolo Piras  

 

 

 

 

 

DALLE PARROCCHIE

NUOVA-FACCIATA-CHIESA-2014 Mercoledì 16 luglio, sono state posizionate nella facciata della chiesa di S. Maria Maddalena le statue dei quattro evangelisti. È un evento storico per la nostra comunità. Dalla costruzione della chiesa, duecento anni fa, le statue non ci sono mai state nelle nicchie. C’erano anticamente delle sagome in ferro, piatte, rappresentanti i quattro evangelisti. I più anziani le ricordano. Poi nel 1952 fu prolungata la chiesa di 8 metri e fu modificata la facciata. Nel 1994 fu riportata al disegno originale. Ma le nicchie rimasero vuote. Il Sindaco Serra, fece fare delle bozze da alcuni artisti. Alcuni proponevano le statue in marmo, altri in bronzo ma c’erano inconvenienti ed il prezzo era molto alto. Anche la parrocchia consultò diversi artisti sardi e del continente che mandarono i disegni ma non erano soddisfacenti. Il Sindaco Comiti ci teneva alle statue della facciata e stanziò alcuni anni fa 50 mila euro. Ma non si riusciva a partire. Finalmente ci fu un accordo tra il Comune e l’ufficio dei Beni Culturali della diocesi diretto da don Francesco Tamponi che è anche direttore dell’ufficio regionale Beni Culturali. In occasione del bicentenario della chiesa di S. Maria Maddalena, Comune e Ufficio Beni Culturali della diocesi hanno stanziato una somma per le statue ma anche per eliminare le infiltrazioni di umido nella chiesa, imbiancarla dentro e fuori e rifare le finestre. Si è affidata la direzione dei lavori all’Ufficio Beni culturali per rendere più agevole il cammino. Il primo obbiettivo è stato raggiunto col posizionamento delle statue che saranno inaugurate lunedì 21 luglio, vigilia della festa di S. Maria Maddalena. Gli altri lavori di risanamento si faranno dopo l’estate. Le statue dei quattro evangelisti sono in polvere di marmo che resiste anche alle sollecitudini perché contiene della resina. Sono presentate con i simboli ecclesiastici: il leone per S. Marco, l’uomo per S. Matteo, (in questo caso un bambino), il vitello per S. Luca, l’aquila per S. Giovanni. I simboli degli esseri viventi più nobili di cui si parla nell’Apocalisse. L’artista è il sig. Desole Corrado di Sassari. Sono costate circa 50.000 euro.

■ In occasione della memoria della Madonna del Carmelo il parroco ha ricordato come su quel Monte della Terra Santa, cantato nella Bibbia per la sua bellezza, il profeta Elia aveva difeso la purezza della fede nel Dio vivente. Su questo monte sotto il patrocinio della Madre di Dio sorse l’ordine dei Carmelitani che ha dato tanti santi alla chiesa (S. Teresa Davila, S. Giovanni della Croce, S. Teresina del Bambino Gesù, Santa Teresa Benedetta della Croce, patrona di Europa). San Simone Stock primo superiore dell’Ordine ricevette dalle mani della Madonna lo “scapolare” l’abito religioso consistente in una mantellina sul davanti e di dietro, simbolo della protezione della Vergine. La devozione alla Madonna del Carmelo è molto diffusa. Anche nel nostro museo c’è una bellissima statua della Madonna del Carmelo. Alla fine della Messa il parroco ha benedetto dei piccoli “scapolari” devozionali che ha distribuito ai fedeli.

 

SUOR-ANGELA-E-SUOR-AURORA-2 Domenica 13 c’è stata a Tempio in Cattedrale la professione solenne di Suor Angela Orunesu, giovane suora allevata a La Maddalena e di altre sette suore della Congregazione di Gesù Crocifisso fondata dal maddalenino Padre Salvatore Vico. La Messa presieduta dal vescovo Mons. Sanguinetti è stata concelebrata da Mons. Atzei, Mons. Meloni e Mons. Morfino. Il vescovo nell’omelia ha detto che è un dono quello di seguire Cristo nei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza. È una prospettiva che apre a Dio e ai fratelli, all’eterno più che all’effimero, agli altri più che a se stessi, con la fatica di scelte contro corrente. Siate collaboratrici del divino Seminatore ha detto alle suore professe. La Chiesa cresce per testimonianza ed attrazione non per proselitismo. Svegliate il mondo alla fraternità, all’amore alla pace. La madre generale Suor Feliciana ha espresso la sua gioia e riconoscenza a Dio per le giovani suore, ha ricordato la figura del fondatore Padre Vico e il suo invito frequente: “Viva la gioia”.

 

■ Continua nella chiesa parrocchiale, in occasione del bicentenario, una sistemazione più ordinata dei simboli religiosi. All’entrata presso l’acquasantiera, una scheda presenta la storia della chiesa, un’altra descrive ciò che c’è nel presbiterio. È stato portato in chiesa il quadro originale della Trinità. Sotto la teca contenente le reliquie di alcuni santi sono stati scritti in maniera leggibile i nomi dei santi. La statua di S. Silverio, patrono dei Ponzesi, è stata collocata nella cappella di S. Erasmo, devozione pure questa proveniente dalla Campania. Al posto della Madonnina dormiente l’Assunta è stato posto il Cristo morto con la Madonna addolorata, lì dove era anticamente. La statua della Madonna Assunta è stata collocata al posto della Madonna di Fatima perché l’assunzione è il culmine della vita della Beata Vergine e perché c’è stata sempre a La Maddalena tanta devozione all’Assunta. Un vecchio confessionale è stato eliminato e siamo in attesa di un dipinto del 700 restaurato appartenente agli inizi della chiesa parrocchiale. Tra qualche giorno nelle varie cappelle verranno posizionati dei leggii descrittiv.

 

Auguri al neo battezzato Nicholas.

Condoglianze ai familiari di Renato De Simei che è tornato alla casa del Padre.

 

 

Avvisi -Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 20 luglio

III Edizione Motoraduno Isole La Maddalena – Caprera. Raduno in piazza Umberto I dalle ore 9,00. Saluto alla Santa Patrona e benedizione in piazza di chiesa alle ore 12,15.

Dopo la Messa delle ore 19,00 posizionamento dei leggii descrittivi delle cappelle interne alla chiesa.

Vendita di beneficenza in favore del campo ccuola interparrocchiale

2) Lunedì 21 luglio

Santa Messa della Vigilia alle ore 18,00. Subito dopo Mons. Sanguinetti inaugurerà e benedirà le statue dei quattro evangelisti nella facciata della chiesa. Seguirà un breve concerto della Confraternita S. Gavino di Monti.

3) Martedì 22 luglio

Le Sante Messe, come nelle domeniche. Non ci sarà la Messa nè alle 18,00 alla S. Famiglia, nè alle 19,00 in parrocchia. La Messa solenne sarà in piazza di chiesa alle ore 21,30.

Concelebreranno S. Ecc. Mons. Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio – Ampurias, S.Ecc. Olivier de Germay e S.Ecc. Mons. Santo Marcianò Ordinario militare. Seguirà una breve processione a terra, imbarco della Santa e processione a mare, fuochi d’artificio, sbarco e rientro della processione in piazza di chiesa.

4) Mercoledì 23 luglio

● Festa di Santa Brigida patrona d’Europa.

● 14° anniversario della morte di Mons. Capula, Santa Messa alle ore 19,00.

5) Dal 23 al 26 luglio mostra delle stampe di Santa Maria Maddalena “Donazione Davoli” nel locale della biblioteca parrocchiale in Piazza Amsicora.

6) Venerdì 25 luglio

La Famiglia Cristiana in “Grido di speranza” musica, canto e ballo diretti da don Alberto sul sagrato della chiesa alle ore 22,00.

7) Sabato 26 luglio

● Annullo postale in Piazza S. Maria Maddalena dalle ore 9,30 alle ore 13,30.

● Gita - pellegrinaggio all’isola di Razzoli: Rivolgersi a Pier Luigi Aversano o in sacrestia.

8) Mercoledì 30 luglio

Trasmissione dell’ora di spiritualità pomeridiana, (rosario e Vespri) a Radio Maria dalla chiesa di S.Maria Maddalena alle ore 16,45.

 

 

Avvisi – Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

1. Sabato 19 e domenica 20 luglio

Mostra del dolce a favore del campo scuola interparrocchiale.

2. Mercoledì 23 luglio ore 19.00 – incontro con i genitori dei bambini e dei ragazzi che parteciperanno al campo scuola a Porto Istana.

3. Domenica 27 luglio nel piazzale dell’Oasi Serena ore 9.00 -12.00; 16.00 -18.00 CAR WASH – lavaggio delle macchine a favore del campo scuola interparrocchiale.

4. Per prenotare il campetto di calcetto rivolgersi ad Alessio al numero 3381400757.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 
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N°29 Sabato 19 Luglio 2014

 

FERMIAMOCI IN TEMPO CON GLI SCARTI !

Credo che questo momento sia il tempo più forte del riduzionismo antropologico. Succede all’uomo quello che succede al vino quando diventa grappa: passa per un alambicco organizzativo. Non è più vino, è un’altra cosa: più utile forse, più qualificata, ma non è vino! Per l’uomo è lo stesso: l’uomo passa per questo alambicco e finisce - e questo lo dico sul serio! - per perdere l’umanità e diventa uno strumento del sistema, sistema sociale, economico, sistema dove spadroneggiano gli squilibri. Quando l’uomo perde la sua umanità, che cosa ci aspetta? Avviene quello che a me viene di dire in un linguaggio comune: una politica, una sociologia, un atteggiamento “dello scarto”: si scarta quello che non serve, perché l’uomo non è al centro. E quando l’uomo non è al centro, c’è un’altra cosa al centro e l’uomo è al servizio di quest’altra cosa. L’idea è quindi salvare l’uomo, nel senso che torni al centro: al centro della società, al centro dei pensieri, al centro della riflessione. Portare l’uomo, un’altra volta, al centro. E questo è un bel lavoro, e voi lo fate. Vi ringrazio per questo lavoro. Voi studiate, fate riflessioni, fate questi convegni per questo, perché l’uomo non sia scartato. Si scartano i bambini, perché il livello di natalità – almeno qui in Europa – tutti lo conosciamo; si scartano gli anziani, perché non servono. E adesso? Si scarta tutta una generazione di giovani, e questo è gravissimo! Ho visto una cifra: 75 milioni di giovani, sotto i 25 anni, senza lavoro. I giovani “né - né”: né studiano, né lavorano. Non studiano perché non hanno possibilità, non lavorano perché non c’è lavoro. E’ un altro scarto! Quale sarà il prossimo scarto? Fermiamoci in tempo, per favore! Vi ringrazio. Vi ringrazio per l’aiuto che date con il vostro lavoro, con la vostra riflessione per recuperare questa situazione squilibrata e per recuperare l’uomo e riportarlo al centro della riflessione e al centro della vita. E’ il re dell’universo! E questa non è teologia, non è filosofia - è realtà umana. Con questo andremo avanti. Grazie, grazie davvero. Grazie! (Parole rivolte ai partecipanti al seminario internazionale sulla proposta di Papa Francesco nella esortazione apostolica Evangelii Gaudium" per un'economia sempre più inclusiva"- Casina Pio IV in Vaticano Sabato, 12 luglio 2014)

 

NON DIMENTICARE CHE ANCHE NOI SIAMO SEMINATORI

SEMINATORE-20-07-2014Il Vangelo di questa domenica (Mt 13,1-23) ci mostra Gesù che predica sulla riva del lago di Galilea, e poiché una grande folla lo circonda, Lui sale su una barca, si allontana un poco da riva e predica da lì. Quando parla al popolo, Gesù utilizza molte parabole: un linguaggio comprensibile a tutti, con immagini tratte dalla natura e dalle situazioni della vita quotidiana. La prima che racconta è un’introduzione a tutte le parabole: è quella del seminatore, che senza risparmio getta la sua semente su ogni tipo di terreno. E il vero protagonista di questa parabola è proprio il seme, che produce più o meno frutto a seconda del terreno su cui è caduto. I primi tre terreni sono improduttivi: lungo la strada la semente è mangiata dagli uccelli; sul terreno sassoso i germogli seccano subito perché non hanno radici; in mezzo ai rovi il seme viene soffocato dalle spine. Il quarto terreno è il terreno buono, e soltanto lì il seme attecchisce e porta frutto. In questo caso, Gesù non si è limitato a presentare la parabola, l’ha anche spiegata ai suoi discepoli. La semente caduta sulla strada indica quanti ascoltano l’annuncio del Regno di Dio ma non lo accolgono; così sopraggiunge il Maligno e lo porta via. Il Maligno infatti non vuole che il seme del Vangelo germogli nel cuore degli uomini. Questo è il primo paragone. Il secondo è quello del seme caduto sulle pietre: esso rappresenta le persone che ascoltano la parola di Dio e l’accolgono subito, ma superficialmente, perché non hanno radici e sono incostanti; e quando arrivano le difficoltà e le tribolazioni, queste persone si abbattono subito. Il terzo caso è quello della semente caduta tra i rovi: Gesù spiega che si riferisce alle persone che ascoltano la parola ma, a causa delle preoccupazioni mondane e della seduzione della ricchezza, rimane soffocata. Infine, la semente caduta sul terreno fertile rappresenta quanti ascoltano la parola, la accolgono, la custodiscono e la comprendono, ed essa porta frutto. Il modello perfetto di questa terra buona è la Vergine Maria.

Questa parabola parla oggi a ciascuno di noi, come parlava agli ascoltatori di Gesù duemila anni fa. Ci ricorda che noi siamo il terreno dove il Signore getta instancabilmente il seme della sua Parola e del suo amore. Con quali disposizioni lo accogliamo? E possiamo porci la domanda: com’è il nostro cuore? A quale terreno assomiglia: a una strada, a una pietraia, a un roveto? Dipende da noi diventare terreno buono senza spine né sassi, ma dissodato e coltivato con cura, affinché possa portare buoni frutti per noi e per i nostri fratelli. E ci farà bene non dimenticare che anche noi siamo seminatori. Dio semina semi buoni, e anche qui possiamo porci la domanda: che tipo di seme esce dal nostro cuore e dalla nostra bocca? Le nostre parole possono fare tanto bene e anche tanto male; possono guarire e possono ferire; possono incoraggiare e possono deprimere. Ricordatevi: quello che conta non è ciò che entra, ma quello che esce dalla bocca e dal cuore. La Madonna ci insegni, con il suo esempio, ad accogliere la Parola, custodirla e farla fruttificare in noi e negli altri. (Angelus - Piazza San Pietro Domenica, 13 luglio 2014)

 

CARI MALATI, SOLO IN DIO È LA VOSTRA FORZA

GESU-E-APOSTOLI-LUGLIO-2014Abbiamo iniziato il periodo estivo: molti partono per riposarsi un poco; le vacanze sono un momento nel quale possiamo anche stare in compagnia di Gesù per un tempo più prolungato o rileggendo alcune pagine del Vangelo, riposarsi. Ma l’estate diventa anche un tempo difficile soprattutto per gli anziani e per i malati che restano più soli e che trovano con maggior difficoltà per alcuni servizi soprattutto nelle grandi città. Così il tempo del riposo è anche il tempo in cui le difficoltà della vita sembrano diventare ancora più forti. Permettete che il mio pensiero vada a tutti gli ammalati certamente ma in particolare agli ammalati del Gemelli che il 27 giugno, festa del Sacro Cuore, mi attendevano. So che tutto era stato preparato con entusiasmo e passione anche per ricordare il 50° dell’ inaugurazione a Roma del Policlinico Universitario "Agostino Gemelli" annesso alla facoltà di Medicina e chirurgia. Tutto era pronto; anzi come avete potuto vedere, i miei più stretti collaboratori erano già al Gemelli ma pochi minuti prima di partire un forte mal di testa che avevo fin dalla mattina e che speravo passasse, è andato peggiorando e a questo si è aggiunta anche nausea, e così le cose... non sono potuto andare. Comprendo il dispiacere non solo dei responsabili ma anche di tutti coloro che hanno lavorato con tanto sforzo e passione. Comprendo soprattutto la delusione dei malati già pronti per poter pregare insieme durante la Santa Messa che avrei voluto salutare personalmente. Penso proprio a voi malati, accuditi con amore e professionalità dal personale medico e paramedico del Gemelli: coltivate nella preghiera il gusto delle cose di Dio, siate testimoni che solo in Dio è la vostra forza. Voi malati, che sperimentate la fragilità del corpo, potete testimoniare con forza alle persone che vi stanno accanto, come il bene prezioso della vita è il Vangelo, l’amore misericordioso del Padre e non i soldi o il potere. Infatti anche quando una persona è, nelle logiche mondane, importante, non può aggiungere un solo giorno alla propria vita.

Ringrazio di cuore anche tutto il personale amministrativo e le migliaia di persone che sono giunte al Gemelli dalle sedi italiane dell’Università Cattolica: Milano, Brescia, Piacenza-Cremona. A tutte queste persone il mio grazie personale e sappiate che so quanta dedizione e quanta passione mettete per il vostro lavoro. Sappiate che ho desiderato molto l’incontro con voi ma, come ben sapete, noi non siamo padroni della nostra vita e non possiamo disporre a nostro piacimento. Dobbiamo accettare le fragilità. Con me coltivate la fiducia che solo in Dio sta la nostra forza. Vi affido a Maria e voi continuate a pregare per me, perché ho bisogno.

(Messaggio del Santo Padre Francesco per gli ammalati del policlinico universitario "Agostino Gemelli" di Roma – 13 Luglio 2014)

 
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