Home
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

n°20 Sabato 18 Maggio2019

EDITORIALE

 Prima Comunione: gioie e rischi.

SANTA COUNIONETra sabato sera e domenica mattina, 19 maggio, 72 dei nostri fanciulli riceveranno la prima Comunione. È festa grande per tante famiglie e per tutta la comunità cristiana; una festa che è entrata ormai nella nostra cultura. In chiesa si fa una celebrazione solenne, il pranzo è speciale, i parenti arrivano anche da lontano, i festeggiati ricevono tanti bei regali. È giusto fare una grande festa quando un fanciullo innocente riceve per la prima volta, nel mistero della Comunione, il Cristo risorto. È un segno di fede. Alle volte c’è il rischio di prestare attenzione più alla cornice che al quadro. Occorre distinguere che il cuore della festa è la fede in Cristo presente nell’Eucaristia. Lui é il regalo più grande. Per Lui si mette il vestito bello. Lui è la fonte della gioia. Tutto il resto è cornice. La festa della Prima Comunione dei bambini per molti adulti è un ricordo ed insieme un richiamo. Genitori e parenti, padrini e madrine di Battesimo, che forse da anni non si accostano alla Comunione, per l’occasione si confessano e ricevono con il festeggiato la santa Comunione. Molti altri che vorrebbero farlo, riconoscono che la loro posizione non è regolare o per matrimonio solo civile o per convivenza e, pur desiderandolo fortemente, per rispetto non si accostano alla santa Comunione. Ad essi si raccomanda di prepararsi a festeggiare la Comunione dei loro fanciulli con un colloquio spirituale col sacerdote. Egli darà loro una benedizione esortandoli a nutrirsi con assiduità del pane della Parola di Dio, dispensata in ogni Messa. Un altro rischio nella giorno della Prima Comunione è quello di fare festa col Signore Gesù per un giorno e poi trascurarlo per mesi. Si è infatti constatato che molti fanciulli d’estate non vengono alla Messa domenicale. Ci si domanda: la festa, era per la prima visita del Signore Gesù nel cuore di un fanciullo, per rafforzare l’amicizia con Lui, per una comunione di vita con Lui, oppure era la scusa per fare una festa di famiglia? Chiaramente c’è una distorsione mentale non da attribuire ai bambini ma agli adulti. La fede illuminata degli adulti aiuterà i fanciulli a vivere in comunione con Gesù, così che frequentandolo assiduamente, sempre più pensino come Lui, amino come Lui, operino come Lui. È così che Gesù continua a salvare; ne godranno i bambini, ne godranno i genitori, ne godrà la Chiesa e la società.    

D.D.

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Pellegrinaggio (3 - 11 maggio 2019).

Padova – Loreto – Pescara - San Giovanni Rotondo - Matera-Pietrelcina.

BASILICA SANTA CASA LORETO 18052019È stato un pellegrinaggio molto emozionante in luoghi Santi, luoghi dell'Infinito come li chiama Don Domenico, luoghi cioè dove il cielo tocca la terra, un pellegrinaggio molto intenso e ben organizzato da Paolo Provenzano e Don Domenico: un panorama di fede e di storia che ha arricchito la nostra vita ed ha allargato i nostri orizzonti religiosi.

La mattina del 4/5/2019, come poi per ogni mattina, sul pullman diretto da Livorno a Padova, abbiamo recitato le Lodi del mattino insieme a Don Domenico.

Arrivo alle ore 12 a Padova: clima autunnale in questo inizio di maggio, comincia a piovigginare.

In serata visita e Santa Messa di inizio di pellegrinaggio alla Basilica di Sant'Antonio.

Siamo nel luogo santificato dalla presenza di Sant'Antonio: ci avviciniamo in silenzio al cuore spirituale del Santuario, alla Tomba del Santo, dove i pellegrini appoggiano la mano accompagnando il loro gesto con la preghiera silenziosa del cuore. Poi saliamo la scala per accostarci alla Cappella delle reliquie, che contiene a sua volta il reliquiario incorniciato d'oro, contenente la lingua, non decomposta, di Sant'Antonio.

Alle 17 presenziamo alla Santa Messa all'altare maggiore, concelebrata da Don Domenico.

La domenica ripartiamo da Padova colmi di gioia e di pace e ci avviamo verso Loreto in una giornata con sprazzi di sole.

A Loreto in piazza della Madonna, sorge uno dei più importanti e visitati luoghi del culto mariano: la Basilica della Santa Casa. Oltre ad essere luogo di profonda devozione verso Maria madre di Gesù, all’interno della sacra Basilica, sotto la cupola, si trova la Santa Casa di Nazareth, luogo in cui Gesù visse e dove proprio la Vergine Maria ricevette l’Annunciazione. Che emozioni, che palpiti; qualcosa prende tutto il tuo essere, qui il contatto tra il divino e l’umano sembra più evidente. Sono luoghi in cui vivi le parole del vangelo e vorresti rimanere lì, quasi volessi cercare, toccare e incontrare DIO. La Santa Casa è realizzata in mattoni di terracotta e formata da tre pareti (essendo da tradizione costruita a ridosso di una grotta). Ciò che rende spettacolare la Santa Casa, al di là dell’imprescindibile aspetto sacro, è l’incantevole rivestimento marmoreo che Papa Giulio II ordinò a Donato Bramante, nel 1509. La Madonna di Loreto, detta anche vergine lauretana, rivestita da un caratteristico manto ingioiellato detto dalmatica, è la statua venerata nella Santa Casa. Si tratta di una Madonna Nera.

Alle 18 assistiamo alla Santa Messa.

GRUPPO PELLEGRINAGGIO SAN PIO 18052019Tappa successiva a Pescara ad incontrare l'ultimo testimone oculare di San Pio, Padre Guglielmo Alimonti, frate cappuccino, per una giornata di intensa spiritualità. Ottima l'accoglienza con un rinfresco. Padre Guglielmo ci ha poi intrattenuti con toccanti ricordi di Padre Pio; a seguire le confessioni e infine la Santa Messa da lui officiata.

Il pomeriggio del 6 maggio ripartiamo per San Giovanni Rotondo dove già il tempo migliora notevolmente. La prima tappa è la visita alla Tomba di San Pio e qui abbiamo tanto pregato.

Il mattino seguente ci spostiamo col nostro pullman verso Monte Sant'Angelo, a 796 metri di altitudine, per visitare il Santuario di San Michele Arcangelo, patrimonio Mondiale dell'Umanità Unesco. Si accede al Santuario scendendo per una lunga scalinata.

Le porte d'ingresso sono di bronzo e furono fuse a Costantinopoli nel 1076, per conto del nobile Pantaleone di Amalfi.

Gli altari e le immagini che le adornano , sono scolpite nella stessa roccia della grotta. Sull'altare centrale, invece, troneggia la bianca e meravigliosa statua marmorea del Santo scolpita da Andrea Sansovino e sul presbiterio, la cattedra vescovile scolpita su pietra del XII secolo. Don Domenico concelebra la Santa Messa. Il terzo giorno a San Giovanni Rotondo, al mattino, visitiamo il Reparto Oncologico Pediatrico dell'Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, accolti familiarmente da Medici e personale infermieristico che ben ricordano i giorni meravigliosi della vacanza estiva 2018 dei piccoli pazienti alla Maddalena. Nel pomeriggio partecipiamo in gruppo alla Via Crucis che sale lungo le pendici del monte Castellano; il luogo è immerso nel verde e le soste, che si fanno ad ogni stazione pregando, fanno apprezzare l'atmosfera di raccoglimento che si crea.

Nel quinto pannello è raffigurato Padre Pio che aiuta Cristo a risollevare la croce.

La mattina del 9 maggio, dopo la Santa Messa nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie alle 7,30, si parte per Matera per un momento culturale del pellegrinaggio, la Città dei Sassi, Patrimonio dell'Unesco e Capitale della Cultura per il 2019.

La bellezza dei posti è disarmante e ci riconduce a ricordare ancora per similitudine la grotta di Nazareth.

Su e giù per i Sassi da rimanere senza fiato per la bellezza dei luoghi pensando comunque che li si viveva in pochi metri quadri, senza bagno, senza luce, a contatto con animali e con molti bambini.

Alla fine degli anni quaranta i Sassi vennero definiti "vergogna nazionale" un male da estirpare per restituire dignità alle persone sino ad arrivare dopo tanti anni al riscatto, tanto che l'Unesco nel 1993 li ha dichiarati Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Nelle stesse grotte dove solo 50 anni fa si moriva di malaria e di stenti, oggi turisti da ogni parte del mondo giungono per ammirare le chiese rupestri, i musei, le case grotta, le locande, i b&b, e tantissime botteghe di artigiani.

Ultima tappa venerdì 10 maggio al paese natale di San Pio, Pietrelcina, in provincia di Benevento, con la Santa Messa officiata da Don Domenico e nel pomeriggio la conclusione del nostro pellegrinaggio con la visita alla casa natale di San Pio.

Durante il trasferimento verso Civitavecchia ognuno di noi ha descritto le proprie impressioni e sensazioni sul pellegrinaggio.

Cosa ci resta di questa esperienza?

L’impegno di continuare, nel nostro quotidiano, il Pellegrinaggio appena concluso.

Grazie a Paolo Provenzano, a Don Domenico e a tutti per la compagnia.

Dott. Antonio Impagliazzo

 

 PRIME COMUNIONI.

La nostra comunità cristiana di La Maddalena vivrà in questa V Domenica di Pasqua la celebrazione delle prime comunioni di 72 bambini, i quali si sono preparati in questi anni a questo momento importante, grazie all’aiuto delle catechiste che li hanno seguiti in modo particolare e speciale facendogli conoscere la bellezza di seguire Gesù nella riscoperta del battesimo. Questo mese di Maggio è stato intenso, come quando si avvicina un giorno importante per la vita di ognuno, nelle domeniche 5 e 12 maggio si sono vissuti i ritiri. Al primo ritiro hanno partecipato un gruppo di Santa Maria Maddalena, guidato dalla catechista Tamara e un gruppo dell’Agonia di Moneta, guidato dalla catechista Michela; questi due gruppi vivranno la celebrazione sabato sera. Al secondo ritiro hanno partecipato il gruppo dell’Istituto San Vincenzo, guidato da suor Giovanna Maria e un gruppo di Santa Maria Maddalena, guidato dalla catechista Anna Paola. I ritiri si sono svolti presso la Chiesa e l’oratorio di Moneta, in mattinata gli arrivi e la celebrazione della Santa Messa, subito dopo i bambini si sono messi a lavorare sulla tematica: Gesù, Pane di Vita, preparando i cartelloni e la celebrazione. Il pranzo è stato vissuto insieme presso l’oasi serena, dove un gruppo di volontari hanno preparato per i bambini un ottimo pranzo, a loro va il nostro ringraziamento per la collaborazione. Nel pomeriggio i bambini hanno finito i lavori, vissuto un momento di gioco e provato i canti per la celebrazione. In queste ultime due settimane si sono vissute le prove della celebrazione.

L’augurio è di vivere una splendida celebrazione, che faccia entrare questi bambini nel grande Mistero dell’Eucaristia e faccia scoprire a tutta la comunità come Essa è il centro di tutta la vita del cristiano e per citare un giovane ragazzo, il Venerabile Carlo Acutis “L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo”.

Buona Eucaristia a tutti.              

Don Davide

 

■ San Simplicio, oggi.

SAN SIMPLICIO 18052019Il 15 maggio si festeggia ad Olbia san Simplicio vescovo e martire. È il patrono di Olbia e della diocesi. Subì il martirio il 15 maggio del 304, durante la persecuzione di Diocleziano. Fin dai tempi antichi la Chiesa sarda l’ha sempre venerato come primo vescovo e fondatore dell’antica sede vescovile di Olbia. Nel medioevo il suo culto era già diffuso in vari centri della Sardegna, in particolare nel nord dell’Isola. Nel secolo XI sul luogo della sua sepoltura ad Olbia, venne edificata la cattedrale romanica che ancor oggi ne custodisce le reliquie. Il suo martirio è ricordato nel martirologio geronimiano (sec. VI) e in tutti i martirologi successivi. Al centro della festa c’è la Messa solenne presieduta dal Vescovo al mattino alle 11,30, trasmessa anche da Videolina e la sera la processione che percorre le vie principali della città. Il tutto si conclude con la Messa delle 20.00. Naturalmente c’è, nelle vicinanze della basilica, l’animazione delle giostre, delle bancherelle per il divertimento dei piccoli e dei grandi. Al mattino la Messa solenne che era prevista nella piazza, a causa delle pioggia si è celebrata all’interno della basilica. Durante l’omelia il vescovo Mons. Sanguinetti ha presentato san Simplicio, vescovo e martire, testimone di valori come il coraggio della fede e la coerenza della vita. Viviamo in una società influenzata sul piano pubblico e sociale dal neo-liberismo che esalta l’individualismo sfrenato, il culto idolatrico dell’io a scapito del noi, si vive il presente e non si prepara il futuro. Per fortuna non sempre è così. La questione educativa è fondamentale. Una volta esisteva una felice collaborazione tra famiglia, scuola e chiesa, pilastri oggi depotenziati ed emarginati, circondati da diffidenza reciproca e ostilità (vedi genitori che picchiano insegnanti). Manca l’azione della famiglia e prevalgono i cattivi maestri. Non ci si deve rassegnare. C’è bisogno di riflessione personale e comunitaria, di collaborazione educativa come le belle iniziative degli studenti di Olbia e di Tempio, esperienze di gruppo, che aiutano a vedere l’altro come un fratello non un avversario o un nemico, a valorizzare le diversità e le differenze. San Simplicio è difensore di valori, fede e coerenza. Il suo martirio non è esaltazione del sacrificio ma denuncia della violenza e dell’ipocrisia complici nel condannare un innocente. Un corpo che si spende per il bene della comunità, non un inno alla morte ma sete di una vita piena. Alla fine il Vescovo ha fatto riferimento a circa 600 posti di lavoro che Olbia, la Gallura e la Sardegna rischiano di perdere se non vengono difesi attivamente. In serata il cielo sereno ha consentito una bella processione molto partecipata da popolo, associazioni, gruppi folkloristici, banda musicale, Vescovo, clero e autorità.                                        

                 D.D.

 

■ Come partecipare alla Messa?

Di Padre Gabriele di Nicolò

Il termine “ascoltare” o “sentire”, tanto usato in passato (ma spesso anche oggi), non esprime il vero senso di questa partecipazione: non andiamo semplicemente per “ascoltare” qualcosa o qualcuno, ma per vivere e condividere un evento.

Entrando in una Chiesa, durante la Messa, ciò che si dovrebbe percepire è un popolo radunato, una assemblea.

 Caratteristiche dell’assemblea

A) Occorre una disposizione interiore a “radunarsi (diventare uno)”, cioè a convergere tutti verso l’unità del luogo, dell’ora, della motivazione e della vita. (Per capire meglio, proviamo a pensare quando si è in fila davanti agli sportelli della posta o della banca… o anche quando siamo a pranzo in un ristorante insieme a tanta gente… Siamo una assemblea?). Occorre “manifestare” che siamo Chiesa, corpo di Cristo e non soltanto degli individui che assolvono ad un dovere religioso, isolatamente e col minor coinvolgimento possibile… Non è possibile o concepibile la mentalità del tipo: “partecipo alla mia Messa…”, come se potessi partecipare in maniera individualistica o isolata a prescindere dalle altre persone (per noi cristiani “fratelli e sorelle”) che stanno in chiesa, senza entrare in alcun tipo di relazione con loro.

B) Occorre la disposizione a partecipare, anzi a “celebrare” coscientemente, attivamente e fruttuosamente. Vale a dire: con fede nel mistero celebrato, con l’ascolto attento della Parola di Dio, con la partecipazione alla Mensa del Signore, col canto e le risposte. Il termine “ascoltare” o “sentire” la Messa, tanto usato in passato (ma spesso anche oggi), non esprime il vero senso di questa partecipazione: non andiamo semplicemente per “ascoltare” qualcosa o qualcuno, ma per vivere e condividere un evento, cioè qualcosa che avviene e ci coinvolge in tutto il nostro essere (non solo le orecchie). Quindi, se è vero che il prete è colui che presiede l’assemblea (di solito lo chiamiamo “celebrante”), è pure vero che siamo tutti “celebranti”, ciascuno per la sua parte e secondo la vocazione che ha ricevuto e il ministero che svolge.

C) Occorre la disposizione a svolgere dei servizi (ministeri) permanenti. Prima di tutto quello di chi presiede “nella persona di Cristo” (il sacerdote). Ministeri istituiti (lettori, accoliti). Ministeri di fatto: coro, ministranti, questuanti, commentatori… Chi svolge un servizio lo fa per il Signore e per la edificazione dell’assemblea.

 Conseguenze pratiche

a) È importante la puntualità, che vuol dire arrivare qualche minuto prima che incominci la celebrazione. Questo vale particolarmente per chi svolge un servizio. Se il celebrante facesse sempre tardi, vi lamentereste. Ma non siete anche voi dei “celebranti”? Quando partecipiamo ad un evento che ci interessa molto, ci piace (pensiamo ad es. ad un evento sportivo o culturale) ci preoccupiamo di andare per tempo per trovare posto e per non perdere nulla dell’evento (a volte si è disposti ad andare anche delle ore prima!!!). Arrivare puntuali alla Celebrazione Eucaristica è segno di rispetto per il Sacramento, per se stessi, per gli altri ed è condizione necessaria per poter partecipare bene alla Celebrazione, inserendosi dall’inizio. La puntualità è segno di educazione. Nel caso della Messa è anche un senso di fede, di premura fiduciosa e di umiltà. Arriviamo per tempo perché sappiamo di essere poveri e bisognosi: i poveri e i bisognosi non si possono permettere il lusso di arrivare tardi!

b) Non ci sono posti riservati. Si prende quel posto che fa maggiormente percepire che siamo un’assemblea. Gli angolini, gli sgabuzzini, le colonne, gli anfratti… aiutano i singoli a sentirsi bene, ma non aiutano la celebrazione comunitaria. Molte volte si ha l’impressione che diverse persone partecipano alla Messa da “spettatori” e non da protagonisti, come di chi non è coinvolto ma osserva quanto sta accadendo in uno “spettacolo” (ci si perdoni il paragone!) e quasi vorrebbe starsene in disparte o nascosto per non essere troppo coinvolto, come se – per usare un’altra immagine – fossimo persone che ad un banchetto non si sentono invitate ma solo ospiti di passaggio e che perciò neppure vale la pena di sedersi, ma si rimane in piedi (come accade a tanti anche quando nei banchi o nelle sedie c’è posto!). È importante sforzarsi di ascoltare, rispondere e cantare, magari utilizzando per i canti i fogli che vengono indicati.

Quindi prendere posto il più vicino all’altare e il più vicino agli altri. Siamo “un corpo” e non dei fruitori di servizi. Mai stazionare davanti alla porta. Se ci sono dei bimbi (specie alla Messa in Chiesa parrocchiale), la cosa più vera e bella sarebbe che la famiglia rimanesse anche fisicamente unita nella partecipazione alla Messa. Se però i bimbi sono lasciati soli dai genitori (che li “portano” a Messa e poi se ne vanno), è bene che vengano accolti dai catechisti e partecipino con loro alla Messa. Forse ci sono dei bimbi che, pur avendo la famiglia in Chiesa, si trovano più volentieri coi catechisti e gli altri amici. Stiano dove partecipano meglio.

c) Proprio perché siamo una assemblea e non dei fruitori di un servizio, è bene che tutti convergano verso l’unico mistero celebrato. In altre parole, significa che è bene abituarsi possibilmente a non richiedere il sacramento della Confessione durante la Messa: difficilmente si possono fare bene le due cose insieme poiché mentre ci si confessa si “perde” inevitabilmente qualche parte della Celebrazione Eucaristica. Come pure, è bene non accendere candele o fare qualsiasi altra devozione… (queste si possono fare prima della Messa o dopo).

d) Comportamento in Chiesa: silenzio e preghiera. I necessari servizi che si fanno (canto, letture, raccolte…) ci raccomandano ancor di più questo comportamento. L’incontro che viviamo in chiesa durante la Messa è certamente festoso e deve essere cordiale, ma non può essere chiassoso ed anche il chiacchiericcio inutile non favorisce la partecipazione e la preghiera.

e) Entrando in Chiesa e uscendo, si fa la genuflessione al Santissimo (presente nel Tabernacolo); e ogni volta che si passa davanti all’Altare della celebrazione si fa un inchino (non la genuflessione, che vuol dire piegare un ginocchio a terra).

 Si sta seduti:

- Durante le letture, escluso il Vangelo;

- all' omelia;

- mentre vengono presentati il pane ed il vino,- finché non si è risposto all'invito "Pregate fratelli";

- dopo la Comunione, in attesa della preghiera finale.

 Ci si inchina (molti si inginocchiano per una personale devozione all’evento):

- durante il Credo, alle parole "e per opera dello Spirito Santo ... e si è fatto uomo"

 Si sta in ginocchio (se è possibile):

- durante la consacrazione, cioè dall'invocazione dello Spirito sul pane e sul vino, fino a "Mistero della Fede".

 Si sta in piedi:

- negli altri momenti.

 Durante l’omelia presta attenzione con umiltà alla spiegazione della Parola di Dio, può esserti d'aiuto per viverla nel quotidiano.

 Lo "scambio della pace" non è un semplice gesto di cordialità, ma esprime il dono di Cristo che ci impegna nella comunione e nella carità. Basta scambiarlo con la persona che si ha accanto, senza lasciare il proprio posto (come fanno in molti, creando caos o confusione.) Volgi lo sguardo all'altare e disponiti, come i discepoli di Emmaus, a riconoscere il Signore nel pane spezzato.

 

■ Condoglianze ai familiari di Anna Caterina Acciaro ved. Cauli, Caterina Santandrea e Carmela Acciaro che sono tornate alla casa del Padre celeste.

 

 

 

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Sabato 18 maggio h.18.00 Prima Comunione (1° gruppo). NB. Non ci sarà la S.Messa delle ore 19.00

Domenica 19 maggio h. 11.00 Prima Comunione (2° gruppo).

Settimana di ringraziamento dei bambini della Prima Comunione dal lunedì a mercoledì a Moneta h.18.30 e da giovedì a sabato a Santa Maria Maddalena h.19.00.

 2. Mercoledì 22 maggio Memoria di S. Rita da Cascia h. 18.30 S. Messa con benedizione delle rose.

 3. Giovedì 23 maggio Alle ore 17.30 partendo dall’Istituto San Vincenzo presentazione e benedizione dei misteri del rosario restaurati collocati nelle strade della città. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

 4. Venerdì 24 maggio h. 17.00 S. Messa.

            h.18.00 Prime Confessioni

 5. Da sabato 25 maggio la S. Messa prefestiva passa alle ore 18.00.

 6.Domenica 26 maggio ore 16.30 conclusione dell’anno catechistico a Tegge.

 7. Giovedì 30 maggio fiaccolata mariana per la conclusione del mese mariano ore 21.30.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Sabato 18 maggio h.18.00 Prima Comunione (1° gruppo). NB. Non ci sarà la S. Messa delle ore 19.00

Domenica 19 maggio h. 11.00 Prima Comunione (2° gruppo).

Settimana di ringraziamento dei bambini della Prima Comunione da lunedì a mercoledì a Moneta h.18.30 e da giovedì a sabato a Santa Maria Maddalena h.19.00.

 2. Mercoledì 22 maggio Memoria di S. Rita da Cascia h. 19.00 S. Messa con benedizione delle rose.

 3. Giovedì 23 maggio presentazione e benedizione dei misteri del rosario restaurati collocati nelle strade della città. Partenza alle ore 17,30 dall’Istituto San Vincenzo.

 4. Sabato 25 maggio ore 15.30 prime confessioni.

 5. Domenica 26 maggio ore 16.30 conclusione dell’anno catechistico a Tegge.

 6. Giovedì 30 maggio fiaccolata mariana per la conclusione del mese mariano ore 21.30.

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

LOCANDINA LOUDERS 04052019

 

M A G I S T E R O

 GESÙ PARLA, GESÙ CONOSCE, GESÙ DÀ LA VITA ETERNA, GESÙ CUSTODISCE

 VANGELO GIOVANNINel Vangelo di Gv 10,27-30 Gesù si presenta come il vero Pastore del popolo di Dio. Egli parla del rapporto che lo lega alle pecore del gregge, cioè ai suoi discepoli, e insiste sul fatto che è un rapporto di conoscenza reciproca. «Le mie pecore – dice – ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute». Leggendo attentamente questa frase, vediamo che l’opera di Gesù si esplica in alcune azioni: Gesù parla, Gesù conosce, Gesù dà la vita eterna, Gesù custodisce.

Il Buon Pastore – Gesù – è attento a ciascuno di noi, ci cerca e ci ama, rivolgendoci la sua parola, conoscendo in profondità i nostri cuori, i nostri desideri e le nostre speranze, come anche i nostri fallimenti e le nostre delusioni. Ci accoglie e ci ama così come siamo, con i nostri pregi e i nostri difetti. Per ciascuno di noi Egli “dà la vita eterna”: ci offre cioè la possibilità di vivere una vita piena, senza fine. Inoltre, ci custodisce e ci guida con amore, aiutandoci ad attraversare i sentieri impervi e le strade talvolta rischiose che si presentano nel cammino della vita.

Ai verbi e ai gesti che descrivono il modo in cui Gesù, il Buon Pastore, si relaziona con noi, fanno riscontro i verbi che riguardano le pecore, cioè noi: «ascoltano la mia voce», «mi seguono». Sono azioni che mostrano in che modo noi dobbiamo corrispondere agli atteggiamenti teneri e premurosi del Signore. Ascoltare e riconoscere la sua voce, infatti, implica intimità con Lui, che si consolida nella preghiera, nell’incontro cuore a cuore con il divino Maestro e Pastore delle nostre anime. Questa intimità con Gesù, questo essere aperto, parlare con Gesù, rafforza in noi il desiderio di seguirlo, uscendo dal labirinto dei percorsi sbagliati, abbandonando i comportamenti egoistici, per incamminarci sulle strade nuove della fraternità e del dono di noi stessi, ad imitazione di Lui.

Non dimentichiamo che Gesù è l’unico Pastore che ci parla, ci conosce, ci dà la vita eterna e ci custodisce. Noi siamo l’unico gregge e dobbiamo solo sforzarci di ascoltare la sua voce, mentre con amore Egli scruta la sincerità dei nostri cuori. E da questa continua intimità con il nostro Pastore, da questo colloquio con Lui, scaturisce la gioia di seguirlo lasciandoci condurre alla pienezza della vita eterna.

Ci rivolgiamo ora a Maria, Madre di Cristo Buon Pastore. Lei, che ha risposto prontamente alla chiamata di Dio, aiuti in particolare quanti sono chiamati al sacerdozio e alla vita consacrata ad accogliere con gioia e disponibilità l’invito di Cristo ad essere suoi più diretti collaboratori nell’annuncio del Vangelo e nel servizio del Regno di Dio in questo nostro tempo.

(REGINA COELI - IV Domenica di Pasqua, 12/05/2019 )

 

LA CONVERSIONE DI PAOLO È UN PO’ LA PORTA APERTA VERSO L’UNIVERSALITÀ DELLA CHIESA

 

Quello della conversione di Paolo è un racconto che segna una svolta, un voltare una pagina nella storia della salvezza. Di fatto, è un aprire la porta ai pagani, ai gentili, a coloro che non erano israeliti. Una novità tanto grande, quella della Chiesa dei pagani, che sconvolse i discepoli, i quali non sapevano cosa fare ed è dovuto intervenire lo Spirito Santo con segnali forti. Ricordiamo anche richiamato l’episodio della conversione del centurione Cornelio (capitolo 10 degli Atti degli apostoli). In definitiva, la conversione di Paolo è un po’ la porta aperta verso l’universalità della Chiesa.

Ma come devono incarnare i cristiani questa Chiesa dalle porte aperte? Noi sappiamo che Paolo era un uomo forte, un uomo innamorato della legge, di Dio, della purezza della legge, ma era onesto, era coerente. Anche il suo perseguitare i cristiani prima della conversione era frutto dello zelo che aveva per la purezza della casa di Dio, per la gloria di Dio. Quest’uomo che con ardore prima si impegnava per uccidere i cristiani e portarli in carcere, dopo aver sentito la voce del Signore diviene come un bambino e si lascia portare. Paolo si lascia portare a Gerusalemme, digiuna tre giorni, aspetta che il Signore dica... Tutte quelle convinzioni che aveva rimangono zitte, aspettando la voce del Signore: “Cosa devo fare, Signore?”. E lui va e va all’incontro a Damasco, all’incontro di quell’altro uomo docile e si lascia catechizzare come un bambino, si lascia battezzare come un bambino. Docile, tanto che, una volta riprese le forze, Paolo continua a restare in silenzio: Se ne va in Arabia a pregare, quanto tempo non sappiamo, forse anni, non sappiamo. Ecco le caratteristiche paoline proposte anche al cristiano di oggi: Apertura alla voce di Dio e docilità.

Un passaggio alla contemporaneità che Papa Francesco ha illustrato proprio grazie alla presenza delle suore del Cottolengo, alle quali si è prima rivolto in maniera diretta — Grazie per ascoltare la voce di Dio e grazie per la docilità. Forse non sempre siete state docili... Forse, avete sgridato la superiora o sparlato di un’altra... ma sono cose della vita... - per poi sottolineare proprio la loro preziosa testimonianza di docilità al Signore: Non è facile per noi capire cosa sia il Cottolengo... Tutta la vita lì, fra gli scartati, disseminati proprio lì.

Perseveranza, cuore aperto per ascoltare la voce di Dio e docilità: senza questo, voi non avreste potuto fare quello che avete fatto. Un’attitudine che è un segnale della Chiesa. Io vorrei ringraziare oggi, in voi, tante uomini e donne, coraggiosi, che rischiano la vita, che vanno avanti, anche che cercano nuove strade nella vita della Chiesa. Cercano nuove strade! “Ma, padre, non è peccato?”. No, non è peccato! Cerchiamo nuove strade, questo ci farà bene a tutti! A patto che siano le strade del Signore. Ma andare avanti: avanti nella profondità della preghiera, nella profondità della docilità, del cuore aperto alla voce di Dio.

È questo il modo in cui si fanno i veri cambiamenti nella Chiesa, con persone che sanno lottare nel piccolo e nel grande. Il piccolo e il grande vanno insieme e un cristiano deve avere questo carisma, del piccolo e del grande. Quindi, rivolgendosi alle suore, ha detto: Voi non avreste potuto mai fare quello che avete fatto nel Cottolengo, tutti i giorni, se non aveste avuto il coraggio di ascoltare il piccolo di ogni giorno, la docilità e il cuore aperto a Dio. Chiediamo la grazia della docilità alla voce del Signore e del cuore aperto al Signore; la grazia di non spaventarci di fare cose grandi, di andare avanti, a patto che abbiamo la delicatezza di curare le cose piccole.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae -10 maggio 2019)

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”:

Ma liberaci dal male

 Eccoci infine arrivati alla settima domanda del “Padre nostro”: «Ma liberaci dal male» (Mt 6,13b).

Con questa espressione, chi prega non solo chiede di non essere abbandonato nel tempo della tentazione, ma supplica anche di essere liberato dal male. Il verbo greco originale è molto forte: evoca la presenza del maligno che tende ad afferrarci e a morderci e dal quale si chiede a Dio la liberazione. L’apostolo Pietro dice anche che il maligno, il diavolo, è intorno a noi come un leone furioso, per divorarci, e noi chiediamo a Dio di liberarci.

Con questa duplice supplica: “non abbandonarci” e “liberaci”, emerge una caratteristica essenziale della preghiera cristiana. Gesù insegna ai suoi amici a mettere l’invocazione del Padre davanti a tutto, anche e specialmente nei momenti in cui il maligno fa sentire la sua presenza minacciosa. Infatti, la preghiera cristiana non chiude gli occhi sulla vita. Se non ci fossero gli ultimi versetti del “Padre nostro” come potrebbero pregare i peccatori, i perseguitati, i disperati, i morenti? L’ultima petizione è proprio la petizione di noi quando saremo nel limite, sempre.

Non c’è nessuno in mezzo a noi che possa dire di essere esente dal male, o di non esserne almeno tentato. Tutti noi sappiamo cosa è il male; tutti noi sappiamo cosa è la tentazione; tutti noi abbiamo sperimentato sulla nostra carne la tentazione, di qualsiasi peccato. Ma il tentatore che ci muove e ci spinge al male, dicendoci: “fa questo, pensa questo, va per quella strada”.

L’ultimo grido del “Padre nostro” è scagliato contro questo male “dalle larghe falde”, che tiene sotto il suo ombrello le esperienze più diverse: i lutti dell’uomo, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione dell’altro, il pianto dei bambini innocenti. Tutti questi eventi protestano nel cuore dell’uomo e diventano voce nell’ultima parola della preghiera di Gesù.

È proprio nei racconti della Passione che alcune espressioni del “Padre nostro” trovano la loro eco più impressionante. Dice Gesù: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». Gesù sperimenta per intero la trafittura del male. Non solo la morte, ma la morte di croce. Non solo la solitudine, ma anche il disprezzo, l’umiliazione. Non solo il malanimo, ma anche la crudeltà, l’accanimento contro di Lui. Ecco che cos’è l’uomo: un essere votato alla vita, che sogna l’amore e il bene, ma che poi espone continuamente al male sé stesso e i suoi simili, al punto che possiamo essere tentati di disperare dell’uomo. Così la preghiera di Gesù ci lascia la più preziosa delle eredità: la presenza del Figlio di Dio che ci ha liberato dal male, lottando per convertirlo. Nell’ora del combattimento finale, a Pietro intima di riporre la spada nel fodero, al ladrone pentito assicura il paradiso, a tutti gli uomini che erano intorno, inconsapevoli della tragedia che si stava consumando, offre una parola di pace: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34).

Dal perdono di Gesù sulla croce scaturisce la pace, la vera pace viene dalla croce: è dono del Risorto, un dono che ci dà Gesù. Pensate che il primo saluto di Gesù risorto è “pace a voi”, pace alle vostre anime, ai vostri cuori, alle vostre vite. Il Signore ci dà la pace, ci dà il perdono ma noi dobbiamo chiedere: “liberaci dal male”, per non cadere nel male. Questa è la nostra speranza, la forza che ci dà Gesù risorto, che è qui, in mezzo a noi: è qui. È qui con quella forza che ci dà per andare avanti, e ci promette di liberarci dal male.

(Udienza Generale - 15/05/2019)a cura di A. Panzera

 
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

 

n°19 Sabato 11 Maggio2019

 

EDITORIALE

 *Fake news e i tre setacci*

PETTEGOLEZZOCambiano i tempi, cambiano i mezzi ma la natura umana rimane sempre uguale.

Una volta erano la fontana del villaggio e le lavandaie a fare da “centro smistamento delle informazioni", oggi il progresso ci fa ritrovare sui social, piazze virtuali che hanno la capacità di diffondere molto più rapidamente notizie buone, cattive o, peggio ancora, false.

In generale tutti ci troviamo d’accordo contro questi fenomeni di logorrea inutile ma, come sempre, il vero problema nasce nell’applicazione ad una situazione concreta.....

Non voglio andare molto lontano e allora prendo solo a titolo di esempio qualche situazione che ci ha riguardato da vicino: trasferimenti dei sacerdoti (tutti sembravano consiglieri intimi del vescovo), informazioni private riguardanti salute e situazioni famigliari delicate e così via....

In effetti si potrebbe fare un lungo elenco di “ciattule” isolane… Quello che meraviglia è che spesso, accertata la falsità, si continua a dare attenzione e credibilità ai falsi divulgatori ….

È sparito il senso di vergogna che richiederebbe almeno parole come “scusa”, oppure “ho sbagliato”….

Ormai é diffusa la comoda pratica delle “autoassoluzioni“. Poco importa se qualcuno soffre o è sbattuto nella pubblica piazza.

Gesù avvertiva i suoi discepoli: “Fate attenzione a quello che udite” (Mc 4,24). State attenti a chi date ascolto, non riempite di rifiuti le vostre menti e i vostri cuori. Papa Francesco non si stanca di ripetere che le “chiacchiere” distruggono la comunità cristiana ma anche quella civile.

Il nostro caro don Paolo ci spiegava l'approccio alle “ciattule” in una delle sue storie così:

"Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

- Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

- Un momento - rispose Socrate. - Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

- I tre setacci?

- Sì. - continuò Socrate. - Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

- No... ne ho solo sentito parlare...

- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

- Ah no, al contrario!

- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. È utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

- No, davvero.

- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?"

Meditate gente...meditate.....

d. Andrea

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Festa di Santa Luisa.

SANTA LUISA DE MARILACGiovedì 9 maggio per la Comunità dell'Istituto San Vincenzo è stato un giorno speciale perchè si è celebrata la festa, o meglio la Solennità, di Santa Luisa De' Marillac, cofondatrice con San Vincenzo De' Paoli delle Figlie della Carità. Fino a due anni fa la festa si celebrava il 15 Marzo (data della sua morte, avvenuta nel 1660). La nuova data fa riferimento alla sua beatificazione avvenuta proprio il 9 Maggio del 1920. Pensiamo che lo spostamento della data, sia stata una scelta indovinata perchè Santa Luisa era molto devota alla Madonna, che venerava recandosi in pellegrinaggio a Chartes, dove affidò la comunità nascente alla protezione di Maria che considerava " Unica Madre della Compagnia".

La figura di Santa Luisa è stata presentata ai bambini che hanno ascoltato con vivo interesse la sua storia, affascinati dalla sua bontà e carità verso i piccoli e i poveri. Gli alunni guidati dalle insegnanti hanno preparato le letture, le preghiere e i doni per i poveri. Sicuramente Santa Luisa dal cielo avrà sorriso compiaciuta. La celebrazione della Messa è stata festosa e animata dal coro di santa Cecilia. Don Davide e il celebrante Don Andrea sono stati eccezionali nel coinvolgere i bambini, catturando la loro attenzione e coinvolgendoli attivamente nell'omelia. La testimonianza e l'esempio di carità della nostra Santa Fondatrice è uno stimolo per noi tutti, che operiamo nell'Istituto San Vincenzo al servizio dei piccoli, dei poveri, dei giovani, delle famiglie. Accogliamo l'eredità spirituale che ci ha lasciato, mantenendo viva la fiamma della carità, per trasmetterla alle nuove generazioni. Inoltre ringraziamo Santa Luisa per averci una nuova Figlia della Carità nella persona di Suor Quirica.

La Comunità educante dell'Istituto San Vincenzo.

 

Il campetto di “San Domenico Savio” migliora.

CAPETTO SPORTIVO MONETA 11052019Nei giorni scorsi, sono iniziati e sono in corso d’opera, i lavori di manutenzione del campo di calcetto dell’oratorio San Domenico Savio di Moneta. Gli interventi sono stati programmati, discussi nelle modalità di intervento e approvati, dal Presidente, Don Davide e dal Consiglio Direttivo, compresa la partecipazione del Parroco Don Andrea. Essi prevedono, come manutenzione ordinaria e periodica, il riassetto del manto erboso artificiale, come manutenzione straordinaria, la fornitura e posa in opera di un cancello, con destinazione d’uso occasionale, strutturato in scatolato metallico idoneo; inoltre, la sostituzione della rete perimetrale di contenimento e il rimaneggiamento della rete denominata cielo, ambedue ormai non più idonee all’uso.

Le realizzazioni delle opere sono state affidate a ditte specializzate negli appositi settori; mentre, tutte le altre tipologie di intervento, non specificatamente descritte, ma essenziali per la buona riuscita dell’impresa, verranno eseguite dai componenti del Consiglio Direttivo, dagli Educatori e dai Volontari degli oratori, San Domenico Savio e San Giovanni Bosco, con la prospettiva di creare un’utile e indispensabile unità, in modo da rendere attivo e fattivo lo spirito di collaborazione.    

 

Regalo di Santa Luisa!

SUOR QUIRICA 11052019La nostra comunità parrocchiale dà il benvenuto a sr. Quirica che è giunta nella nostra isola alla vigilia della festa di Santa Luisa.

 L’affidiamo alla protezione della Madonna per intercessione di Santa Luisa per il servizio all’Istituto San Vincenzo e alla comunità isolana.

 

■ Alcuni passi della “Lettera ai genitori” della diocesi di Roma

 Nutrire i figli non di solo pane

1 / Non di solo pane vivrà l’uomo Noi cristiani siamo certi di questo: credere è un bene, anzi è il bene più grande. Sarebbe terribile se Dio non ci fosse, perché senza di Lui nessuna speranza sarebbe stata data agli uomini. Poiché credere è un bene, non lo si può far mancare a chi si ama, in particolare ai propri figli. Gesù ha detto: «non di solo pane vivrà l’uomo» (Mt 4,4). Certo il pane ci è necessario per vivere, ma se non riceviamo qualcosa che nutre il nostro cuore, che ci conferma nell’amore e nella speranza, quel pane diventa indigesto!

 Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre, perché saranno corona graziosa sul tuo capo e monili per il tuo collo. Proverbi 1,7-8

 2 / Perché dare oggi una educazione religiosa ai piccoli? Il nostro tempo, però, sembra essere diventato incerto dinanzi all’educazione cristiana. Molti si domandano se educare alla fede i bambini sia veramente un bene. Un pregiudizio porta a ritenere che educare alla fede sia, in fondo, un’imposizione, un togliere libertà alle future scelte di un figlio. Perché voi genitori, invece, non dovete essere neutrali con lui? Perché avete la responsabilità di donargli ciò che è bello e buono! Sarebbe assurdo che una mamma non scelga del buon cibo per suo figlio, dicendo che deciderà lui da grande cosa mangiare. O che non gli insegni a parlare in un buon italiano, dicendo che sarà lui a doverlo decidere. Un genitore comincia ad insegnare l’amore alla squadra del cuore fin da quando il bambino è piccolissimo e non si sognerà mai di dire che è la stessa cosa se suo figlio diventerà romanista o laziale! Ogni genitore che ama offre ai suoi bambini il meglio che conosce! Se in ogni campo questo è vero, ecco che vale a maggior ragione per la fede. Non è indifferente educare un figlio ad essere credente o meno. Come genitori, possiamo educare alla fede i nostri figli perché ci è chiaro, almeno intuitivamente, che con Dio nasce la speranza e che proprio in Gesù noi abbiamo conosciuto quanto Egli sia affidabile. Gesù ci assicura che vivere è un bene e che la vita non è nelle mani di una casualità meccanica e assurda, bensì nelle mani di Dio: in buone mani! È un bene inestimabile che un bambino cresca avendo fiducia che Dio non è lontano, anzi si è fatto vicino a noi in Gesù. Verrà poi l’adolescenza, l’età della contestazione: i primi anni sono invece quelli della proposta, della semina di ciò che veramente vale!

 Don Camillo spalancò le braccia rivolto al crocifisso: «Signore, l’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne. Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?».

Il Cristo sorrise: «Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede». Giovannino Guareschi

 3 / L’esigenza che il bambino ha di Dio. Sono gli stessi bambini ad avere bisogno di Dio. Sono loro a domandarci della fede, perché l’esigenza di Dio nasce dal loro cuore e non è un’imposizione. Fra breve domanderanno: «Dove ero io prima di nascere?», «Il mondo si è fatto da solo o qualcuno lo ha fatto?», «Come mai sono qui e non sono nato in un altro posto?», «Dove è ora la nonna che è morta?», «Anche io morirò? E tu papà quando morirai potrai starmi sempre vicino?», «A te piace la vita?». I bambini ci obbligano a prendere sul serio le domande che noi stessi abbiamo talvolta dimenticato! L’esigenza in loro di Dio è evidente anche dalla loro preghiera. Quando avranno imparato a parlare, pregheranno Dio per noi genitori, perché sapranno almeno intuitivamente che anche noi grandi abbiamo bisogno che Dio ci stia vicino! I bambini hanno bisogno anche di imparare ad affrontare il male. Certamente essi conoscono innanzitutto lo stupore per ciò che è bello, ma anche la paura per ciò che spezza la speranza. Ed è sciocco nascondere loro il male: essi già ne conoscono l’esistenza! I bambini hanno invece bisogno di capire che Dio è più forte del male: è questo che li aiuterà a vincere la paura. Come ha scritto il G.K. Chesterton, «I bambini sanno benissimo che i draghi esistono. I racconti degli adulti debbono insegnare ai piccoli che esiste San Giorgio che può sconfiggere il drago»! Per questo trascurare di dare una formazione cristiana ai bambini vuol dire condannarli a crescere in maniera atrofizzata.

 Non educa colui che dice «fai così» ma colui che così invita: «Fai con me così». Egli, infatti, comunica ciò che più gli sta a cuore e così facendo si mette in un certo senso a nudo. L’educazione - insegna da sempre la Chiesa - è una forma di carità, un atto di amore nel quale l’educatore offre tutto se stesso nella testimonianza. Cardinale Angelo Scola

 4 / Quando comincia l’educazione religiosa? Per rispondere è utile ricordare un piccolo aneddoto. Una donna si rivolge a un saggio, la cui fama era diffusa nel luogo in cui abitava. Vuol sapere da lui quando è opportuno iniziare a educare religiosamente sua figlia. Il saggio domanda l’età della bambina e, quando viene a sapere che ha 5 anni, dice alla madre: «Presto, corri a casa, sei in ritardo di cinque anni». È proprio così. L’educazione religiosa comincia fin dalla culla ed i primi anni sono importantissimi. A torto si pensa che l’educazione comincia solo quando si possono trasmettere concetti chiari attraverso le parole: essa comincia invece dal primo giorno di vita, perché un bambino ap-prende dai gesti, dal clima familiare, dagli atteggiamenti, prima di poter comprendere poi tutto con la sua riflessione. Ecco perché è importante che nel lavoro straordinario, anche se oscuro, che i genitori compiono durante questi anni, abbia una parte di rilievo l’educazione cristiana.

Il ricordo più vivo che ho di [mio padre] era che quando entrava s’inginocchiava in mezzo alla stanza e cominciava: «Padre nostro che sei cieli ... ». Lo guardavo e, rispetto a tutti gli altri, mio papà era il re dell’universo; io lo guardavo e capivo che in lui la vita era una saggezza. Aveva uno sguardo sulle cose che tutti i miei professori di università che hanno cercato d’insegnarmi che cosa fosse l’educazione non se lo sognavano neanche. Lui guardava le cose e le conosceva: lo capivi da come si muoveva, da come stava, da come cantava, da come giocava a carte, da come serviva a tavola noi figli e tutti gli amici che sono venuti dopo. Era uno che potevi scommetterci che sapeva le cose, le conosceva, che avrebbe potuto spiegarti che cos’è il bene e che cos’è il male, che cos’è la gioia, che cos’è il dolore, perché si muore, perché si fa fatica, perché bisogna vivere e che cosa ci aspetta alla fine. Franco Nembrini

MANI GIUNTI 11052019 5 / La vostra testimonianza Ma come educare allora alla fede, se davvero è così importante? Certamente a partire da due elementi essenziali. Il primo è la testimonianza. Il bambino maturerà vedendovi vivere. Amerà le montagne e le stelle perché vi vedrà contemplarle con stupore. Imparerà il rispetto perché vedrà come dialogate a vicenda tra marito e moglie. Imparerà a non urlare perché vedrà come voi amate il silenzio. Così vi vedrà leggere, ascoltare musica, ridere e giocare, e così via. Certo parlerete anche a lui di tutte queste cose. Ma egli vi osserverà sempre, anche quando sembrerà distratto. Si è educatori sempre, non solo quando ci si rivolge ai figli, non lo dimenticate! I vostri figli impareranno che è bello cercare Dio e la sua volontà, perché vedranno voi farlo. Capiranno che credere è una benedizione perché vedranno che la fede è una realtà viva nella vostra vita. Impareranno la bellezza della preghiera, perché vi vedranno ogni tanto inginocchiati o con in mano il libro del Vangelo. Non spaventatevi di questo. La trasmissione della fede non è compito degli esperti. È, invece, per certi aspetti, la cosa più semplice di questo mondo. Se noi viviamo nella ricerca della volontà di Dio, questo trasparirà dai segni semplicissimi della nostra vita.

 L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni. Paolo VI

 6 / La comunità cristiana ed i suoi riti. Il secondo elemento da cui partire per la trasmissione della fede è la testimonianza della Chiesa. La fede non è una nostra invenzione, bensì la riceviamo dalla comunità cristiana. Il segno della croce, la domenica, il Vangelo, i Sacramenti, la carità, il perdono, le feste dell’anno liturgico sono le realtà sempre nuove con cui si trasmette la fede. Dobbiamo riappropriarcene! Ai bambini piace il rito, non dimentichiamocene mai! In realtà, esso piace ed è utile anche a noi adulti, anche se ogni tanto ce ne dimentichiamo. Il rito ci fa fare esperienza di Dio, anche quando non lo afferriamo concettualmente. Il bambino impara il gesto dell’inginocchiarsi, la bellezza del presepe, la solennità del canto ed il pudore del silenzio. La fede cristiana si trasmette proprio tramite questi segni, perché Dio ha voluto adattarsi alla nostra umanità: Egli sa che noi uomini comunichiamo con parole, riti e gesti .La tradizione della Chiesa ci ricorda una cosa importantissima nell’educazione dei bambini: la ripetitività. Essa comunica ai bambini sicurezza. La ripetitività non li stanca, anzi li aiuta ad appropriarsi di una cosa. Li vediamo ripetere infinite volte lo stesso gesto. Mentre tutto si muove intorno a loro, il rito li rassicura perché li aiuta a capire che c’è qualcosa di importante che per-mane, che non muore. E attraverso il rito cominceranno ad intuire che c’è una roccia che non si smuove: Dio ed il suo dono di amore.

Il Signore ci ha messo come un sacramento, perché aprendo il nostro cuore "dobbiamo" consolare, amare, perdonare, portare pazienza, come lui ci consola, ci ama, ci perdona, porta pazienza con noi.         Don Francesco Bisinella

 

■ RIPRESA LAVORI

Da lunedì 27 maggio riprenderanno i lavori presso la chiesa di Santa Maria Maddalena. Per questo motivo le Sante Messe feriali(8.30-19.00) e festive (9.30-11.00-19.00) saranno celebrate presso l’Istituto San Vincenzo. La riapertura della chiesa è prevista verso fine giugno.

 

■ Condoglianze ai familiari di Giuseppe Carola che è tornato alla casa del Padre celeste.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Domenica 12 maggio Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni,

- h.10.30 S. Messa a Stagnali.

- oratorio “San Domenico Savio” ritiro del 2° gruppo dei bambini della Prima Comunione.

 2. Lunedì 13 maggio memoria della Madonna di Fatima. S. Messa alle ore 8.00.

 3. Mercoledì 15 maggio

Solennità di San Simplicio vescovo e martire, patrono della Diocesi

 4. Venerdì 17 maggio

Memoria della Beata Antonia Mesina.

 5.Mercoledì 22 maggio

Memoria di Santa Rita da Cascia. S.Messa con la benedizione delle rose alle ore 18.30.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 12 maggio Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni,

- oratorio “San Domenico Savio” ritiro del 2° gruppo dei bambini della Prima Comunione.

 2. Lunedì 13 maggio memoria della Madonna di Fatima.

 3. Sabato 18 maggio h.18.00 Prima Comunione (1° gruppo). NB. Non ci sarà la S.Messa delle ore 19.00

Domenica 19 maggio h. 11.00 Prima Comunione (2° gruppo)

 4. Mercoledì 15 maggio

Solennità di San Simplicio vescovo e martire, patrono della Diocesi

 5. Venerdì 17 maggio

Memoria della Beata Antonia Mesina.

 6.Mercoledì 22 maggio

Memoria di Santa Rita da Cascia; ore 19.00 S.Messa con benedizione delle rose.

 7. Giovedì 23 maggio presentazione e benedizione dei misteri del rosario restaurati collocati nelle strade della città.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

LOCANDINA LOUDERS 04052019e:

 

   M A G I S T E R O

 ACCANTO A TE C’È IL RISORTO, CHE CONTINUAMENTE TI CHIAMA, TI ASPETTA PER RICOMINCIARE

 “Cristo è risorto!”. Con queste parole, dai tempi antichi, in queste terre di Bulgaria i cristiani – ortodossi e cattolici – si scambiano gli auguri nel tempo di Pasqua: Christos vozkrese! [la folla risponde] Esse esprimono la grande gioia per la vittoria di Gesù Cristo sul male, sulla morte. Sono un’affermazione e una testimonianza del cuore della nostra fede: Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascuno di voi sono: Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non ti lascia mai. Lui cammina con te. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che continuamente ti chiama, ti aspetta per ricominciare. Lui non ha mai paura di ricominciare: sempre ci dà la mano per rincominciare, per alzarci e rincominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza – la tristezza invecchia –, i rancori, le paure, i dubbi e i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti forza e speranza. Lui vive, ti vuole vivo e cammina con te.

Questa fede in Cristo risorto viene proclamata da duemila anni in ogni angolo della terra, attraverso la missione generosa di tanti credenti, che sono chiamati a dare tutto per l’annuncio evangelico, senza tenere nulla per sé. Nella storia della Chiesa, anche qui in Bulgaria, ci sono stati Pastori che si sono distinti per santità della vita. Tra essi mi piace ricordare il mio predecessore, che voi chiamate “il santo bulgaro”, San Giovanni XXIII, un santo pastore, la cui memoria è particolarmente viva in questa terra, dove egli ha vissuto dal 1925 al 1934. Qui ha imparato ad apprezzare la tradizione della Chiesa Orientale, instaurando rapporti di amicizia con le altre Confessioni religiose. La sua esperienza diplomatica e pastorale in Bulgaria lasciò un’impronta così forte nel suo cuore di pastore da condurlo a favorire nella Chiesa la prospettiva del dialogo ecumenico, che ebbe un notevole impulso nel Concilio Vaticano II, voluto proprio da Papa Roncalli. In un certo senso, dobbiamo ringraziare questa terra per l’intuizione saggia e ispiratrice del “Papa buono”.

Nel solco di questo cammino ecumenico, fra poco avrò la gioia di salutare gli esponenti delle varie Confessioni religiose della Bulgaria, che, pur essendo un Paese ortodosso, è un crocevia in cui si incontrano e dialogano varie espressioni religiose. La gradita presenza a questo incontro dei Rappresentanti di queste diverse Comunità indica il desiderio di tutti di percorrere il cammino, ogni giorno più necessario, «di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio» .

Ci troviamo vicino all’antica chiesa di Santa Sofia, e accanto alla chiesa Patriarcale di San Aleksander Nevskij, dove, in precedenza, ho pregato nel ricordo dei Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi.

Ci rivolgiamo ora alla Beata Vergine Maria, Regina del cielo e della terra, perché interceda presso il Signore Risorto, affinché doni a questa amata terra l’impulso sempre necessario di essere terra di incontro, nella quale, al di là delle differenze culturali, religiose o etniche, possiate continuare a riconoscervi e stimarvi come figli di uno stesso Padre. La nostra invocazione si esprime con il canto dell’antica preghiera del Regina Coeli. Lo facciamo qui, a Sofia, davanti all’icona della Madonna di Nesebar, che significa “Porta del cielo”, tanto cara al mio predecessore San Giovanni XXIII, che ha cominciato a venerarla qui, in Bulgaria, e l’ha portata con sé fino alla morte.

(REGINA COELI - Viaggio apostolico in Bulgaria e Macedonia del Nord - Sofia - 05/05/2019 )

 

PREGHIERA DEL SANTO PADRE RECITATA A SKOPJE

 Dio, Padre di Misericordia e di ogni bene, ti ringraziamo per il dono della vita e del carisma di Santa Madre Teresa.

Nella tua immensa Provvidenza l’hai chiamata a dare la testimonianza del tuo amore tra i più poveri dell’India e del mondo. Lei ha saputo fare del bene ai più bisognosi, poiché ha riconosciuto in ogni uomo e donna il volto del tuo Figlio.

Docile al tuo Spirito, è diventata la voce orante dei poveri e di tutti coloro che hanno fame e sete di giustizia. Accogliendo il grido di Gesù dalla croce, «Ho sete», Madre Teresa ha dissetato la sete di Gesù sulla croce, compiendo le opere dell’amore misericordioso. Chiediamo a te, Santa Madre Teresa, madre dei poveri, la tua particolare intercessione e il tuo aiuto, qui, nella città della tua nascita, dove era la tua casa. Qui tu hai ricevuto il dono della rinascita nei sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. Qui hai ascoltato le prime parole della fede nella tua famiglia e nella comunità dei fedeli.

Qui hai cominciato a vedere e a conoscere la gente nel bisogno, i poveri e i piccoli. Qui hai imparato dai tuoi genitori a voler bene ai più bisognosi e ad aiutarli. Qui, nel silenzio della chiesa, hai sentito la chiamata di Gesù a seguirlo, come religiosa, nelle missioni. Da qui ti preghiamo: intercedi presso Gesù affinché anche noi otteniamo la grazia di essere vigili e attenti al grido dei poveri, di coloro che sono privati dai loro diritti, degli ammalati, degli emarginati, degli ultimi. Lui ci conceda la grazia di vederlo negli occhi di chi ci guarda perché ha bisogno di noi. Ci doni un cuore che sa amare Dio presente in ogni uomo e donna e che sa riconoscerlo in coloro che sono afflitti da sofferenze e ingiustizie. Ci conceda la grazia di essere anche noi segno di amore e di speranza nel nostro tempo, che vede tanti bisognosi, abbandonati, emarginati ed emigranti. Faccia sì che il nostro amore non sia solo a parole, ma sia efficace e vero, perché possiamo rendere una testimonianza credibile alla Chiesa che ha il dovere di predicare il Vangelo ai poveri, la liberazione ai prigionieri, la gioia agli afflitti, la grazia della salvezza a tutti. Santa Madre Teresa prega per questa città, per questo popolo, per la sua Chiesa e per tutti coloro che vogliono seguire Cristo come discepoli di lui, Buon Pastore, compiendo opere di giustizia, d’amore, di misericordia, di pace e di servizio, come lui che è venuto non per essere servito, ma per servire e donare la vita per tanti, Cristo nostro Signore. Amen.

(Viaggio Apostolico in Bulgaria e Macedonia del Nord - Visita al Memoriale Madre Teresa - Skopje, 07/05/2019)

 

CATECHESI SUL VIAGGIO APOSTOLICO IN BULGARIA E MACEDONIA DEL NORD

 Come cristiani, la nostra vocazione e missione è essere segno e strumento di unità, e possiamo esserlo, con l’aiuto dello Spirito Santo, anteponendo ciò che ci unisce a ciò che ci ha diviso o ancora ci divide.

L’attuale Bulgaria è una delle terre evangelizzate dai Santi Cirillo e Metodio. A Sofia, nella maestosa Cattedrale Patriarcale di Sant’Aleksander Nevkij, ho sostato in preghiera davanti alla sacra immagine dei due Santi fratelli. Essi, di origine greca, di Salonicco, idearono un nuovo alfabeto col quale tradussero in lingua slava la Bibbia e i testi liturgici. Anche oggi c’è bisogno di evangelizzatori appassionati e creativi, perché il Vangelo raggiunga quanti ancora non lo conoscono e possa irrigare di nuovo le terre dove le antiche radici cristiane si sono inaridite. L’ultimo atto del viaggio in Bulgaria è stato compiuto insieme con i rappresentanti delle diverse religioni: abbiamo invocato da Dio il dono della pace, mentre un gruppo di bambini portava le fiaccole accese, simbolo di fede e di speranza. In Macedonia del Nord mi ha accompagnato la forte presenza spirituale di Santa Madre Teresa di Calcutta, la quale nacque a Skopje nel 1910 e lì, nella sua parrocchia, ricevette i Sacramenti dell’iniziazione cristiana e imparò ad amare Gesù. In questa donna, minuta ma piena di forza grazie all’azione dello Spirito Santo, vediamo l’immagine della Chiesa in quel Paese e in altre periferie del mondo: una comunità piccola che, con la grazia di Cristo, diventa una casa accogliente dove molti trovano ristoro per la loro vita. Presso il Memoriale di Madre Teresa ho pregato alla presenza di altri leader religiosi e di un folto gruppo di poveri, e ho benedetto la prima pietra di un santuario a lei dedicato. La Macedonia del Nord è un Paese indipendente dal 1991. La Santa Sede ha cercato di sostenere fin dagli inizi il suo cammino e con la mia visita ho voluto incoraggiare soprattutto la sua tradizionale capacità di ospitare diverse appartenenze etniche e religiose; come pure il suo impegno nell’accogliere e soccorrere un gran numero di migranti e di profughi durante il periodo critico del 2015 e 2016. Ho incontrato ragazzi e ragazze di diverse confessioni cristiane e anche di altre religioni - musulmani, per esempio -, tutti accomunati dal desiderio di costruire qualcosa di bello nella vita. Li ho esortati a sognare in grande e a mettersi in gioco, come la giovane Agnese – la futura Madre Teresa – ascoltando la voce di Dio che parla nella preghiera e nella carne dei fratelli bisognosi. Sono rimasto colpito, quando sono andato a visitare le Suore di Madre Teresa: erano con i poveri, e sono rimasto colpito dalla tenerezza evangelica di queste donne. Questa tenerezza nasce dalla preghiera, dall’adorazione. Loro accolgono tutti, si sentono sorelle, madri di tutti, lo fanno con tenerezza. Tante volte noi cristiani perdiamo questa dimensione della tenerezza, e quando non c’è tenerezza, diventiamo troppo seri, acidi. Queste suore sono dolci nella tenerezza e fanno la carità, ma la carità come è, senza travestirla. Invece, quando si fa la carità senza tenerezza, senza amore, è come se sull’opera di carità noi buttiamo un bicchiere di aceto. No, la carità è gioiosa, non è acida. Queste suore sono un bell’esempio. Che Dio le benedica, tutte. Ai sacerdoti e alle persone consacrate ho ricordato che un po’ di lievito può far crescere tutta la pasta, e un po’ di profumo, puro e concentrato, impregna di buon odore tutto l’ambiente. È il mistero di Gesù-Eucaristia, seme di vita nuova per l’umanità intera. Alla inesauribile Provvidenza di Dio affidiamo il presente e il futuro dei popoli che ho visitato in questo viaggio. E vi invito tutti a pregare la Madonna perché benedica questi due Paesi: la Bulgaria e la Macedonia del Nord. (Udienza Generale - 08/05/2019) a cura di A. Panzera

 
Copyright © 2019 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
 

LOGO-250-ANNI-PARROCCHIA

pulsante facebook

lamaddalenadontbeafraid