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N°47 Sabato 22 novembre 2014

 

 

DALLE PARROCCHIE

Le nozze d’oro della Parrocchia di Moneta

50° Anno della fondazione della parrocchia.

I lavori della costruzione della chiesa di Moneta cominciarono nel 1906 e l’edificio fu terminato nel 1908, infatti nel 2008 è stato celebrato il Centenario. Ma la Chiesa era una dipendenza della parrocchia centrale di S. Maria Maddalena ma già dal 1918 gli abitanti di Moneta inviarono al Vescovo di Tempio Giovanni Maria Sanna, la richiesta di istituire la parrocchia per le loro necessità spirituali con l’apporto di un parroco fisso sia per la celebrazione della Messa che per l’amministrazione dei Sacramenti. Questa richiesta fu supportata anche dal Vescovo alla Curia, ma non se ne fece niente. Finché il 19 Ottobre 1963 Mons. Melis emanò la bolla di erezione in Parrocchia la chiesa dell’Agonia di N. S. G. C. in Getsemani ed essa nacque ufficialmente nel 1964. Il 12 ottobre 1964 fu nominato Parroco Don Giuseppe Riva, che alla sua chiesa e comunità dedicò completamente la sua vita, e dal novembre del 1964 la Parrocchia ha iniziato tutte le sue attività. Sono trascorsi quindi 50 anni dalla nascita della Parrocchia, che ora grazie al Parroco Don Andrea Domanski e a tutti i gruppi che lavorano con lui, è una realtà viva e presente per tutta l’isola, portando avanti quello che era il progetto di Don Giuseppe. Uno dei pensatori del Medioevo diceva che noi siamo nani sulle spalle di giganti perciò era più che giusto aprire i festeggiamenti con la celebrazione della Santa Messa, venerdì 14 novembre, proprio per ricordare e pregare in primis per Don Riva e poi tutti i defunti, benefattori, collaboratori e tutti quelli che hanno gettato le fondamenta e hanno lavorato per il bene della chiesa e della comunità. Sabato 15 Novembre in pomeriggio i ragazzi del catechismo hanno dato vita in oratorio ad una bella serata di giochi di squadra con grande divertimento di tutti. Il giorno centrale delle celebrazioni è stata la Domenica 16 Novembre. Dalla mattinata i bambini e ragazzi si sono state sfidati nel torneo di calcetto, nelle partite di pallavolo e basket, nelle gare di bicicletta e poi hanno potuto partecipare nelle dimostrazioni delle tecniche di difesa personale. Alle 12,30 il pranzo comunitario: che dire! Vedere le due sale grandi dell’oratorio stracolme di persone che, sedute a tavola insieme che condividono ciò che gli animatori e collaboratori della Parrocchia hanno preparato e servito dà gioia ed emozione! Abbiamo avuto anche l’onore di aver avuto a tavola con noi S. E. Mons. Sebastiano Sanguinetti e il Sindaco Angelo Comiti, felici di condividere con tutta la comunità il pranzo squisito (come sempre del resto!) Alle ore 15 il momento più importante: la S. Messa di ringraziamento per questi 50 anni della vita della Parrocchia. Di sicuro lassù qualcuno ci ama (e don Giuseppe ha messo del suo;) perché la S. Messa si è potuta celebrare all’aperto nel giardino dell’Oasi Serena nonostante pessime previsioni del tempo, allerta della Protezione Civile e i grossi neri nuvoloni che minacciavano pioggia. La S. Messa ha visto la partecipazione di tanti giovani, bambini e tantissimi fedeli che non sono voluti mancare ad un appuntamento così importante e speciale. Era presente il Sindaco con alcuni suoi collaboratori e Autorità militari e civili. Naturalmente ha presieduto la S. Messa Mons. Sebastiano Sanguinetti e hanno concelebrato Don Andrea Domanski, Don Antonello Tumminello, Don Gianfranco Pilotto e il giovane vice parroco di Arzachena Don Romolo Fenu, che ha portato con sé un gruppo di giovani dell’oratorio della sua parrocchia. Hanno animato la celebrazione il Coro Giovanni Paolo II, la Banda San Domenico Savio e ha dato il suo apporto anche la Confraternita del Getsemani. Il Vescovo, riferendosi al Vangelo di Matteo che parlava dei talenti, ha ricordato Don Giuseppe Riva che ha saputo mettere a frutto i suoi talenti, anzi, moltiplicarli, lasciando alla comunità di Moneta un bene così grande come Oratorio, pensando ai bambini e ragazzi, e l’Oasi Serena per le persone anziane sole o ammalate. Ma ha voluto ringraziare anche tutti i membri di questa comunità che mettono a frutto i loro talenti continuando ad operare con grande entusiasmo per il bene di tutti. E questo si è visto al momento dell’offertorio dove l’emozione era palpabile: tutti i gruppi parrocchiali, e sono tanti (Consiglio Pastorale, Confraternita del Getsemani, Coro S. Giovanni Paolo II, Catechiste, Educatori dell’Oratorio, Gruppo Teatrale, Caritas, Missioni, Infanzia Missionaria, Ministri straordinari dell’Eucaristia, gruppo Santa Marta, Banda San Domenico Savio, gruppo dei giovani e giovanissimi, Volontariato Ospedaliero) hanno portato all’altare dei mattoni con il nome del gruppo impegnato nel servizio alla comunità per simboleggiare di essere pietre vive della chiesa. La processione dell’offertorio l’hanno aperta i primi e gli ultimi battezzati della nostra parrocchia, i primi e gli ultimi cresimati e sposati. Il Vescovo, entusiasta della cerimonia, ha di nuovo ringraziato tutti coloro che rendono vivo l’edificio spirituale che è la Comunità di Moneta, e ha rivolto un ringraziamento speciale a Don Andrea che negli ultimi dieci anni ha raccolto l’eredità di don Giuseppe e di altri sacerdoti che si sono succeduti e ha voluto continuare con tanta energia l’opera iniziata da Don Riva facendola fruttificare al meglio. Don Andrea ha salutato le autorità presenti e ha ringraziato tutti quelli che hanno preparato e hanno partecipato nelle celebrazioni del 50°, ma soprattutto quelli che regolarmente nella quotidianità si mettono al servizio della comunità, sono loro la vera ricchezza della parrocchia. La serata è proseguita con la premiazione con le medaglie, ricordo dell’evento, dei ragazzi che hanno partecipato alle gare, una ben organizzata e ben riuscita caccia al tesoro, canti e balli per tutti e dulcis in fundo, le mitiche frittelle dei frittellai isolani. Il 50° anno della fondazione della Parrocchia di Moneta è stato dunque celebrato alla grande e sarà sempre ricordato negli anni a venire come un evento davvero speciale.                            

  Maria Vitiello

 

Auguri ai neobattezzati Lorenzo e Tomas.

Condoglianze ai familiari di Pina Acciaro che è tornata alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 23 novembre

Solennità di Cristo Re dell’Universo.

Fine dell’Anno Liturgico.  

Giornata per il sostentamento del clero.

 

2) Giovedì 27 novembre

Festa della Madonna della Medaglia Miracolosa.

Concelebrazione nella parrocchia militare alle ore 18,30. Non ci sarà in parrocchia la S. Messa alle ore 18,00.

 

3) Sabato 29 novembre

Inizia la novena dell’Immacolata, dopo la Messa delle ore 18,00.

 

4) Con la Messa vespertina di sabato 29 novembre inizia il tempo di Avvento e il nuovo Anno Liturgico.

 

5) Nei giorni di sabato, domenica, prefestivi e festivi la celebrazione dei vespri sarà alle ore 17,30, mentre nei giorni feriali sarà inglobata nella Messa delle ore 18,00.

 

 

Avvisi

Parrocchia Madonna Medaglia Miracolosa

 

Giovedì 27 novembre è la festa della Medaglia Miracolosa, patrona della nostra parrocchia militare. Alle ore 18,30 ci sarà la Santa Messa nella Chiesa di Viale Ammiraglio Mirabello concelebrata dai sacerdoti dell'Isola. In quell'occasione il cappellano don Gianfranco Pilotto saluterà la comunità, avendo ricevuto il decreto di trasferimento che lo porterà dal 12 dicembre p.v. alla sede del Comando Brigata Meccanizzata "Sassari", con estensione di incarico al 152° reggimento "Sassari", al 5° reggimento genio guastatori di Macomer, alla Base logistica di Palau. Passerà quindi come servizio dalla Marina Militare all'Esercito Italiano, dopo tre anni di proficuo lavoro nell'Isola. Con la nuova esperienza dovrà garantire l'assistenza spirituale ai soldati della "Brigata Sassari" impegnati nelle missioni all'estero in situazioni altamente delicate e rischiose. Don Gianfranco poi saluterà la Scuola Sottufficiali il 4 dicembre, in occasione della festa di Santa Barbara, patrona della Marina Militare. Dal 9 dicembre sarà a La Maddalena il nuovo cappellano militare don Giovanni Cantatore, originario di Molfetta, classe 1975. A lui un affettuoso benvenuto e il sostegno della nostra preghiera per il suo nuovo ministero nella nostra Isola. 

     Il Cappellano don Gianfranco

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. - Moneta

 

1. Sabato 22 novembre

Memoria di Santa Cecilia patrona della musica. La Messa delle 18,00 nella chiesa di S. M. Maddalena sarà animata dai cori cittadini, subito dopo la Messa ci sarà un concerto dei cori e delle bande cittadine.

 

2. Domenica 23 novembre

Solennità di Cristo Re dell’Universo. Giornata nazionale di sensibilizzazione al sostentamento del clero.

 

3. Mercoledì 26 novembre

Ore 18.15 – incontro delle catechiste.

 

4. Sabato 29 novembre

18° Colletta per il Banco Alimentare in diversi mercati e supermercati dell’isola.

 

5. Domenica 30 novembre

Prima domenica di Avvento.

 

6. Le attività dell’oratorio San Domenico Savio:

calcio:   martedì e giovedì

ore 17 – 18 – bambini 5-8 anni, ore 18 – 19 – bambini 9 -10 anni.                                                        

mercoledì – venerdì

ore 16.45 – ragazzi 11 -14 anni

basket: mercoledì e venerdì 17 -19

pallavolo: mercoledì e venerdì 17 -19

difesa personale: martedì e giovedì 17- 18.30

per prenotare il campetto: Alessio 3381400757

 

 

M A G I S T E R O   D E L   P A P A

FAR FRUTTARE I TALENTI

Il Vangelo odierno è la parabola dei talenti (Mt 25,14-30). Racconta di un uomo che, prima di partire per un viaggio, convoca i servitori e affida loro il suo patrimonio in talenti, monete antiche di grandissimo valore. Quel padrone affida al primo servitore cinque talenti, al secondo due, al terzo uno. Durante l’assenza del padrone, i tre servitori devono far fruttare questo patrimonio. Il primo e il secondo servitore raddoppiano ciascuno il capitale di partenza; il terzo, invece, per paura di perdere tutto, seppellisce il talento ricevuto in una buca. Al ritorno del padrone, i primi due ricevono la lode e la ricompensa, mentre il terzo, che restituisce soltanto la moneta ricevuta, viene rimproverato e punito. E’ chiaro il significato di questo. L’uomo della parabola rappresenta Gesù, i servitori siamo noi e i talenti sono il patrimonio che il Signore affida a noi. Qual è il patrimonio? La sua Parola, l’Eucaristia, la fede nel Padre celeste, il suo perdono… insomma, tante cose, i suoi beni più preziosi. Questo è il patrimonio che Lui ci affida. Non solo da custodire, ma da far crescere! Mentre nell’uso comune il termine “talento” indica una spiccata qualità individuale – ad esempio talento nella musica, nello sport, eccetera –, nella parabola i talenti rappresentano i beni del Signore, che Lui ci affida perché li facciamo fruttare. La buca scavata nel terreno dal «servo malvagio e pigro» indica la paura del rischio che blocca la creatività e la fecondità dell’amore. Perché la paura dei rischi dell’amore ci blocca. Gesù non ci chiede di conservare la sua grazia in cassaforte, ma vuole che la usiamo a vantaggio degli altri. Tutti i beni che noi abbiamo ricevuto sono per darli agli altri, e così crescono. È come se ci dicesse: “Eccoti la mia misericordia, la mia tenerezza, il mio perdono: prendili e fanne largo uso”. E noi che cosa ne abbiamo fatto? Chi abbiamo “contagiato” con la nostra fede? Quante persone abbiamo incoraggiato con la nostra speranza? Quanto amore abbiamo condiviso col nostro prossimo? Sono domande che ci farà bene farci. Qualunque ambiente, anche il più lontano e impraticabile, può diventare luogo dove far fruttificare i talenti. Non ci sono situazioni o luoghi preclusi alla presenza e alla testimonianza cristiana. La testimonianza che Gesù ci chiede non è chiusa, è aperta, dipende da noi!         (Angelus - Domenica 16 Novembre 2014)

 

GERICO A VIA OTTAVIANO

Il Vangelo (Lc 18, 35-43) incomincia con un non vedere, un cieco, e finisce con un vedere: “Tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio”». Il cieco, a causa della «malattia che gli aveva tolto la vista, non vedeva, mendicava» . E forse, tante volte, era amareggiato e si domandava: Perché è successo a me? Insomma, era un uomo che non trovava via d’uscita, un emarginato. Il cieco seduto lungo la strada è dunque come tanti emarginati qui in piazza Pio XII, in via Ottaviano, in piazza; e oggi ce ne sono tanti, tanti, seduti lungo la strada ha ricordato il Papa. Quell’uomo non vedeva ma non era sciocco: sapeva tutto quello che accadeva in città. Del resto era proprio all’entrata della città di Gerico e così sapeva tutto e voleva sapere tutto. Tanto che se sentiva un rumore domandava: cosa succede?. In fin dei conti, era un uomo che trovava per questa strada un modo di vivere: un mendicante, un emarginato, un cieco. Però quando sentì che proprio Gesù veniva lì, gridò. E quando volevano farlo tacere, gridava ancora più forte. Qual è la ragione del suo atteggiamento? Il Papa l’ha spiegato così: Quest’uomo aveva voglia di salvezza, aveva voglia di essere curato. Tanto che Gesù dice che aveva fede. Infatti il cieco ha scommesso e ha vinto anche se è difficile scommettere quando una persona è tanto “abbassata”, tanto emarginata. Comunque lui ha scommesso e ha bussato alla porta del cuore di Gesù. La seconda classe di persone che incontriamo nel passo evangelico di Luca è composta invece da quelli che camminavano col Signore: camminavano avanti, facendo strada. Sono i discepoli, anche gli apostoli, quelli che lo seguivano e andavano col Signore. Erano anche i convertiti, quelli che avevano accettato il regno di Dio» ed erano contenti di questa salvezza.

Proprio loro però rimproveravano il cieco perché tacesse, dicendogli: Stai tranquillo, stai educato! È il Signore. Per favore, non fare chiasso!. E così facendo allontanavano il Signore da una periferia. Infatti, questa periferia non poteva arrivare al Signore, perché questo circolo — ma con tanta buona volontà — chiudeva la porta. Purtroppo, questo succede con frequenza fra noi credenti: quando abbiamo trovato il Signore, senza che noi ce ne accorgiamo, si crea questo microclima ecclesiastico. Ed è un atteggiamento che hanno non solo i preti, i vescovi, ma anche i fedeli. Un modo di comportarsi che porta a dire: Ma noi siamo quelli che stanno col Signore. E da tanto guardare al Signore finisce che non guardiamo le necessità del Signore; non guardiamo al Signore che ha fame, che ha sete, che è in prigione, che è in ospedale. In pratica non guardiamo il Signore nell’emarginato e questo è un clima che fa tanto male. Il problema è che questa gente che era con Gesù aveva dimenticato i momenti brutti della propria emarginazione; aveva dimenticato il momento in cui Gesù li aveva chiamati, e da dove. Così ora dicevano: Adesso siamo eletti, siamo col Signore. E di questo piccolo mondo erano felici ma non lasciavano che la gente disturbasse il Signore. Fino al punto che non lasciavano approssimarsi, avvicinarsi neppure i bambini. Erano persone che avevano dimenticato il cammino che il Signore aveva fatto con loro, il cammino di conversione, di chiamata, di guarigione. Si tratta di una realtà che l’apostolo Giovanni dice con una frase molto bella: avevano dimenticato, avevano abbandonato il loro primo amore. E questo è un segno: quando nella Chiesa i fedeli, i ministri, divengono un gruppo così, non ecclesiale ma ecclesiastico, di privilegio di vicinanza al Signore, hanno la tentazione di dimenticare il primo amore: proprio quell’amore tanto bello che tutti noi abbiamo avuto quando il Signore ci ha chiamato, ci ha salvato, ci ha detto: ti voglio tanto bene. Si tratta di una tentazione dei discepoli: dimenticare il primo amore, cioè dimenticare anche le periferie, dove io ero prima, anche se devo vergognarmi. È un atteggiamento che può essere racchiuso nell’espressione: Signore questo puzza, non farlo venire da te. Ma la risposta del Signore è chiara: «E tu non puzzavi quando io ti ho baciato?». Davanti a questa tentazione dei gruppetti degli eletti, ricorrente in ogni tempo, l’atteggiamento di Gesù, nella Chiesa, nella storia della Chiesa, è quello descritto da Luca: «si fermò». È una grazia quando Gesù si ferma e dice: guardate là, portatelo da me, così come ha fatto con il cieco di Gerico. In questo modo il Signore fa girare la testa dei discepoli alle periferie dolenti. Come a dire: Non guardate solo me. Sì, dovete guardarmi, ma non solo me! Guardate anche me negli altri, nei bisognosi.

(Omelia S.Messa - Lunedì 16/11/2014)

 

LA CHIESA - UNIVERSALE VOCAZIONE ALLA SANTITÀ

Un grande dono del Concilio Vaticano II è stato quello di aver recuperato una visione di Chiesa fondata sulla comunione, e di aver ricompreso anche il principio dell’autorità e della gerarchia in tale prospettiva. Questo ci ha aiutato a capire meglio che tutti i cristiani, in quanto battezzati, hanno uguale dignità davanti al Signore e sono accomunati dalla stessa vocazione, che è quella alla santità. Ora ci domandiamo: in che cosa consiste questa vocazione universale ad essere santi? E come possiamo realizzarla? Innanzitutto dobbiamo avere ben presente che la santità non è qualcosa che ci procuriamo noi, che otteniamo noi con le nostre qualità e le nostre capacità. La santità è un dono, è il dono che ci fa il Signore Gesù, quando ci prende con sé e ci riveste di se stesso, ci rende come Lui. L’apostolo Paolo afferma che Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa (Ef 5,25-26). Ecco, davvero la santità è il volto più bello della Chiesa, il volto più bello: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore. Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano. Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Ma non è così! Qualcuno pensa che la santità è chiudere gli occhi e fare la faccia da immaginetta. No! Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi. E ciascuno nelle condizioni e nello stato di vita in cui si trova.

       (Udienza Generale - Mercoledì 19/11/2014)

 

 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 

 

 
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N°46 Sabato 15 novembre 2014

 

EDITORIALE

CHE NON MUOIA LA SPERANZA

“Nada te turbe, nada te aspante, todo se pasa, Dios no se muda, la paciencia todo lo alcanza. Qiena Dios tiene nada se falta. Solo Dios basta!” Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, Dio non cambia, la pazienza tutto fortifica. Chi ha Dio nulla gli manca: solo Dio basta! (S. Teresa d’Avila). Potrebbe sembrare l’inno degli ingenui o dei rassegnati. Non è così! È l’inno di chi sorride alla vita, perché più il momento è difficile (come l’attuale), più la sofferenza è profonda, torna utile la capacità di un po’ di distacco. Nelle fasi drammatiche della vita si percepisce anche la straordinarietà della vita. Si apprezzano di più i piaceri semplici: un amico sincero, un bicchiere di vino in compagnia, una passeggiata, un sorriso. Più le situazioni sono estreme più ci aggrappiamo alle cose semplici, essenziali. Si ritorna ad essere più “spirituali”, che non è l’opposto di realistici, è una sua descrizione: l’uomo reale è un essere spirituale. Certo bisogna trovare tutte le soluzioni per risolvere il problema della vita reale di tutti, il lavoro, la casa, la giustizia sociale, la pace: insomma il meglio per ognuno. Ma la crisi è dentro la nostra società da almeno 50 anni. Io sono nato nella crisi, sono vissuto nella crisi, vivo nella crisi. Dobbiamo imparare a conviverci. Nel XX secolo il cinismo (che rifiuta lo spirituale e la sua felicità) e il Male non hanno vinto. Il nazismo e il muro di Berlino sono crollati, Ghandi, Madre Teresa, Nelson Mandela sono riusciti a sconfiggere potenze militari incredibili. Stalin diceva che avrebbe sconfitto le “divisioni del Papa”, l’URSS non c’è più la Chiesa c’è! Certo viviamo in mezzo a problemi enormi, le civiltà si scontrano, ma è la speranza “Nada te turbisolo Dios basta”, non il denaro, il motore del mondo. Anche di La Maddalena! A noi il compito di rimboccarci le maniche, smetterla di piangerci addosso, smetterla di lottare gli uni contro gli altri. Ritessere quella trama di solidarietà e di umanità che sola potrà far risorgere il sorriso e con esso la speranza e la vita. “Chi ha Dio nulla gli manca”.

Don Antonello Tumminello

 

 

M A G I S T E R O   D E L   P A P A

NOSTRO CORPO: CHIESA SPIRITUALE EDIFICIO DI DIO

 

SAN-GIOVANNI-IN-LATERANOLa Basilica Lateranense è la cattedrale di Roma ed è la "madre di tutte le chiese dellUrbe e dellOrbe". Con il termine "madre" ci si riferisce non tanto alledificio sacro della Basilica, quanto allopera dello Spirito Santo che in questo edificio si manifesta, fruttificando mediante il ministero del Vescovo di Roma, in tutte le comunità che permangono nellunità con la Chiesa cui egli presiede. Ogni volta che celebriamo la dedicazione di una chiesa, ci viene richiamata una verità essenziale: il tempio materiale fatto di mattoni è segno della Chiesa viva e operante nella storia, cioè di quel "tempio spirituale", come dice lapostolo Pietro, di cui Cristo stesso è "pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio" (1 Pt 2,4-8). Gesù parlando del tempio, ha rivelato una verità sconvolgente: che cioè il tempio di Dio non è soltanto ledificio fatto di mattoni, ma è il suo corpo, fatto di pietre vive. In forza del Battesimo, ogni cristiano fa parte dell"edificio di Dio" (1 Cor 3,9), anzi diventa la Chiesa di Dio. Ledificio spirituale, la Chiesa comunità degli uomini santificati dal sangue di Cristo e dallo Spirito del Signore risorto, chiede a ciascuno di noi di essere coerente con il dono della fede e di compiere un cammino di testimonianza cristiana. E non è facile, lo sappiamo tutti, la coerenza nella vita fra la fede e la testimonianza; ma noi dobbiamo andare avanti e fare nella nostra vita, questa coerenza quotidiana. "Questo è un cristiano!", non tanto per quello che dice, ma per quello che fa, per il modo in cui si comporta. Questa coerenza, che ci dà vita, è una grazia dello Spirito Santo che dobbiamo chiedere. La Chiesa, allorigine della sua vita e della sua missione nel mondo, non è stata altro che una comunità costituita per confessare la fede in Gesù Cristo Figlio di Dio e Redentore delluomo, una fede che opera per mezzo della carità. Vanno insieme! Anche oggi la Chiesa è chiamata ad essere nel mondo la comunità che, radicata in Cristo per mezzo del Battesimo, professa con umiltà e coraggio la fede in Lui, testimoniandola nella carità. A questa finalità essenziale devono essere ordinati anche gli elementi istituzionali, le strutture e gli organismi pastorali; a questa finalità essenziale: testimoniare la fede nella carità. La carità è proprio lespressione della fede e anche la fede è la spiegazione e il fondamento della carità.

(Angelus - Domenica, 9 novembre 2014)

 

NIENTE PIGRIZIA

Come deve essere la nostra fede? È la domanda degli apostoli ed è anche la nostra. La risposta è: una fede inquadrata nel servizio a Dio e al prossimo. Un servizio umile, gratuito, generoso, mai a metà. Solo così è possibile aprirsi davvero alla speranza dellincontro finale con Gesù.

Nel commentare il Vangelo di Luca (17, 7-10), il Papa ha richiamato il brano nel quale, ai discepoli che chiedono: «Signore, accresci in noi la fede», Gesù risponde: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: Sràdicati e vai a piantarti nel mare, ed esso vi obbedirebbe». Il Signore cioè parla di «una fede potente», tanto forte da essere capace di fare grandi meraviglie, ma a una condizione: che questa sia inserita entro la cornice del servizio, che porti al servizio. Un servizio totale, come quello del servo che ha lavorato tutta la giornata e quando torna a casa deve servire il Signore, dargli da mangiare e poi riposarsi.

Apparentemente sembra un poesigente, un poduro: qualcuno potrebbe consigliare a questo servo di andare al sindacato a cercare un podi consiglio su come regolarsi con un padrone così. Ma il servizio richiesto è «totale» perché è lo stesso messo in pratica da Gesù: lui ha fatto strada con questo atteggiamento di servizio; lui è il servo; lui si presenta come il servo, quello che è venuto a servire e non a essere servito. Immessa sulla strada del servizio, la fede farà miracoli. Al contrario, un cristiano che riceve il dono della fede nel battesimo, ma poi non lo porta avanti sulla strada del servizio, diventa un cristiano senza forza, senza fecondità, un cristiano per se stesso, per servire se stesso, per procurare vantaggio a se stesso. Costui andrà in cielo, sicuramente, ma che vita triste!. Succede allora che tante cose grandi del Signore vadano sprecate perché, come il Signore ha detto chiaramente: il servizio è unico, e non si possono servire due padroni, Dio e le ricchezze. A questo proposito il Pontefice ha ricordato gli israeliti al tempo del profeta Elia, che volevano andare bene con Jahvé e bene con Baal. A loro Elia dice: Ma, voi zoppicate su tutte e due le gambe! E così non si può andare avanti!. Perché si serve un Signore.

La pigrizia ci allontana dal servizio e ci porta alla comodità, allegoismo. E tanti cristiani sono così: sono buoni, vanno a messa», ma per quanto riguarda il servizio si mettono in gioco fino a un certo punto. Eppure quando dico servizio, dico tutto: servizio a Dio nelladorazione, nella preghiera, nelle lodi, servizio al prossimo e servizio fino alla fine. Su questo Gesù è forte e raccomanda: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, adesso dite: siamo servi inutili». Bisogna, cioè prestare un servizio gratuito, senza chiedere niente.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 11 novembre 2014)

 

LA CHIESA: VESCOVI - PRESBITERI - DIACONI

Abbiamo evidenziato nella catechesi precedente come il Signore continui a pascere il suo gregge attraverso il ministero dei vescovi, coadiuvati dai presbiteri e dai diaconi. È in loro che Gesù si rende presente, nella potenza del suo Spirito, e continua a servire la Chiesa, alimentando in essa la fede, la speranza e la testimonianza della carità. Questi ministeri costituiscono, quindi, un dono grande del Signore per ogni comunità cristiana e per la Chiesa intera, in quanto sono un segno vivo della sua presenza e del suo amore.

Nelle “Lettere pastorali” inviate ai suoi discepoli Timoteo e Tito, lapostolo Paolo si sofferma con cura sulla figura dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, - anche sulla figura dei fedeli, degli anziani, dei giovani. Si sofferma in una descrizione di ogni cristiano nella Chiesa, delineando per i vescovi, i presbiteri e i diaconi, ciò a cui essi sono chiamati e le prerogative che devono essere riconosciute in coloro che vengono scelti e investiti di questi ministeri. Ora, è emblematico come, insieme alle doti inerenti la fede e la vita spirituale - che non possono essere trascurate, perché sono la vita stessa -, vengano elencate alcune qualità squisitamente umane: laccoglienza, la sobrietà, la pazienza, la mitezza, laffidabilità, la bontà di cuore. Equesto lalfabeto, la grammatica di base di ogni ministero! Deve essere la grammatica di base di ogni vescovo, di ogni prete, di ogni diacono. Sì, perché senza questa predisposizione bella e genuina a incontrare, a conoscere, a dialogare, ad apprezzare e a relazionarsi con i fratelli in modo rispettoso e sincero, non è possibile offrire un servizio e una testimonianza davvero gioiosi e credibili. C’è poi un atteggiamento di fondo che Paolo raccomanda ai suoi discepoli e, di conseguenza, a tutti coloro che vengono investiti del ministero pastorale, siano essi vescovi, sacerdoti, presbiteri o diaconi. Lapostolo esorta a ravvivare continuamente il dono che è stato ricevuto (cfr 1 Tm 4,14; 2 Tm 1,6). Questo significa che deve essere sempre viva la consapevolezza che non si è vescovi, sacerdoti o diaconi perché si è più intelligenti, più bravi e migliori degli altri, ma solo in forza di un dono, un dono damore elargito da Dio, nella potenza del suo Spirito, per il bene del suo popolo. Questa consapevolezza è davvero importante e costituisce una grazia da chiedere ogni giorno! Infatti, un Pastore che è cosciente che il proprio ministero scaturisce unicamente dalla misericordia e dal cuore di Dio non potrà mai assumere un atteggiamento autoritario, come se tutti fossero ai suoi piedi e la comunità fosse la sua proprietà, il suo regno personale.

La consapevolezza che tutto è dono, tutto è grazia, aiuta un Pastore anche a non cadere nella tentazione di porsi al centro dellattenzione e di confidare soltanto in se stesso. Sono le tentazioni della vanità, dellorgoglio, della sufficienza, della superbia. Guai se un vescovo, un sacerdote o un diacono pensassero di sapere tutto, di avere sempre la risposta giusta per ogni cosa e di non avere bisogno di nessuno. Al contrario, la coscienza di essere lui per primo oggetto della misericordia e della compassione di Dio deve portare un ministro della Chiesa ad essere sempre umile e comprensivo nei confronti degli altri. Pur nella consapevolezza di essere chiamato a custodire con coraggio il deposito della fede (cfr 1 Tm 6,20), egli si metterà in ascolto della gente. Ecosciente, infatti, di avere sempre qualcosa da imparare, anche da coloro che possono essere ancora lontani dalla fede e dalla Chiesa. Con i propri confratelli, poi, tutto questo deve portare ad assumere un atteggiamento nuovo, improntato alla condivisio-ne, alla corresponsabilità e alla comunione.

(Udienza Generale - Mercoledì 12/11/2014)

 

DALLE PARROCCHIE

■ Il nostro Vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti ha nominato collaboratore della parrocchia di S.Maria Maddalena il Sacerdote Hovsep Achkarian.

Don Giuseppe è nato a BourgHamud in Beirut (Libano) da genitori Armeni.

È stato vice parroco: nella parrocchia di Santa Giusta a Calangianus, nella parrocchia di S.Maria delle Grazie in Santa Maria Coghinas, nella parrocchia Spirito Santo ( Nuchis). È stato anche insegnante di iconografia, teologia ed esegesi dell’icona presso l’Istituto superiore di Scienze Religiose Euromediterraneo in Tempio.

A lui i nostri più cari auguri di buon lavoro pastorale.

 

A tutti i nati nell’anno 1965: sono state inviate le lettere per la formazione del Comitato classe 1965 per i festeggiamenti di Santa Maria Maddalena e Natività della Beata Vergine Maria. Molte lettere sono tornate indietro forse per indirizzi cambiati o per nostra negligenza. Pubblichiamo per questo la lettera di invito per coloro che sono interessati a far parte del Comitato classe 1965:

 

         Carissimo/a,

                           sono don Domenico, il parroco di S. Maria Maddalena, patrona dell’Isola e dell’Arcipelago. Ti scrivo anche a nome di don Andrea parroco di Moneta. Tu sei della classe 1965, hai cinquant’anni, età d’oro perché unisce alle forze l’esperienza della vita.

Vuoi aggiungere onorificenza a questa ricorrenza? Vuoi lasciare un segno dei tuoi cinquant’anni?

Ti propongo di partecipare al Comitato Festeggiamenti Santa Maria Maddalena e Natività di Maria Santissima. Si tratta di organizzare queste due festività dando gloria a Dio per queste due Sante a lui carissime.

Ci sarà un po’ di fatica ma sei ancora forte, c’è da fare qualche rinunzia e perdere un po’ di tempo libero; in compenso avrai la gioia di onorare Dio nei Santi patroni imitandone la fede e la grandezza d’animo, chiedendo il loro aiuto e la loro intercessione, la gioia di ritrovare dei coetanei con cui lavorare, la gioia di aiutare la comunità maddalenina, allargata in quel periodo a tanti turisti, a vivere più intensamente quei giorni di festa, la gioia di lasciare un bel ricordo della festa ai ragazzi e ai giovani.

Confidando in una tua generosa adesione, ti aspetto per una prima convocazione il giorno venerdì 28 novembre nella biblioteca parrocchiale alle ore 21,15.

E nel caso tu non potessi partecipare il giorno 28 ti invito alla seconda convocazione il giorno sabato 29 novembre sempre nella biblioteca parrocchiale alle ore 19,00.

Se non potessi esserci neanche sabato e volessi comunque fare parte del Comitato puoi in qualsiasi momento contattarmi.              

                Ti saluto cordialmente,          

Sac. Domenico Degortes

 

Condoglianze ai familiari di Paolo Acciaro (noto Linetto) che è tornato alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Da domenica 16 novembre fino all’8 dicembre compreso non si celebrerà la Messa all’ Oratorio della “Sacra Famiglia.

 

2) Da martedì 18 a giovedì 20 novembre compreso non si celebrerà nella parrocchia di Santa Maria Maddalena la S. Messa delle 7,30.

 

3) Sabato 22 novembre

Memoria di S.Cecilia patrona della musica.

La Messa delle 18,00 sarà animata dai cori cittadini, subito dopo la Messa ci sarà un concerto dei cori e delle bande cittadine.

 

4) Domenica 23 novembre

Solennità di Cristo Re dell’Universo.

Fine dell’Anno Liturgico.   

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. - Moneta

 

Celebrazioni del 50° anniversario

della fondazione della parrocchia.

 

1. Sabato 15 novembre

Ore 16.00 Festa: giochi dei ragazzi del catechismo.

Ore 17.30 S. Messa prefestiva.

2. Domenica 16 novembre

S. Messa ore 8.30

Ore 9.30 – Finale torneo di calcetto dei bambini e dei ragazzi;Partite di pallavolo e basket;

Dimostrazione delle tecniche di difesa personale;

Gara e prove del circuito di mountain bike (è necessario portare la propria bici)

Ore 12.30 – pranzo

Ore 15.00 – Santa Messa solenne presieduta da S.E. Mons. S. Sanguinetti.

In maniera particolare sono invitati a partecipare tutti coloro che in questi 50 anni hanno ricevuto il Battesimo, La Prima Comunione, la Cresima e il Matrimonio in parrocchia.

Alla fine della Messa premiazioni dei tornei.

Ore 16.30 – Caccia al tesoro

Ore 18.00 – karaoke e balli

Ore 20.00 – finale torneo di calcetto dei “Fidali e over” della parrocchia.

In pomeriggio le frittelle dei famosi Frittellai Isolani.

Non ci sarà la S. Messa delle ore 10.30 a Moneta e quella delle 17.00 a Stagnali.

3. Venerdì 21 novembre

Ore 17.30 – La S. Messa per San Giovanni Paolo II.

Ore 21.00 – veglia di preghiera dedicata a San Giovanni Paolo II.

Le attività dell’oratorio San Domenico Savio:

calcio: martedì e giovedì         ore 17 – 18 – bambini 5-8 anni ore 18 – 19 – bambini 9 -10 anni mercoledì – venerdì ore 16.45 – ragazzi 11 -14 anni

basket: mercoledì e venerdì 17 -19

pallavolo: mercoledì e venerdì 17 -19

difesa personale: martedì e giovedì 17- 18.30

per prenotare il campetto: Alessio 3381400757.

 

 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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