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N°37 Sabato 13 settembre 2014

 

EDITORIALE

L’EGOISMO DEGLI ADULTI

Quello che sta accadendo nel mondo occidentale rispetto al problema (doloroso e degno del massimo rispetto) che riguarda il problema dell’aver figli: non solo per coppie omosessuali, ma anche di genitori singoli, è che: prima di tutto viene la felicità degli adulti, poi, molto dopo, quella dei bambini. I quali, ricordiamocelo sempre, non hanno chiesto loro di nascere. Bambini che forse saranno felici, forse non lo saranno affatto. E magari avranno qualche turbamento a vedere che altri bambini di mamme non ne hanno due, bensì una sola; oppure si porranno il problema di sapere in quale delle due mamme o dei due papà dovranno identificare la figura materna o paterna (fermo restando che senza avere figli si può essere padri e madri di tantissime creature). O, magari si domanderanno un giorno chi è il loro padre, che non hanno mai visto e che mai vedranno. Ma tant’è. Questa è la situazione. Il mondo sta andando da quella parte e non c’è verso di fermarlo per una riflessione, o una pausa, nella quale, prima di considerare i propri desideri e la propria felicità ci si interroghi su quella di chi si vuol far nascere, ci si soffermi – con amore – nel considerare se questi salti antropologici siano effettivamente sostenibili e quanto a lungo. Qui non c’entra niente la Chiesa. È un discorso che riguarda l’essere umano, e la sua coscienza, al di fuori delle religioni. Però, poi, a porli questi dubbi, si finisce sempre per fare la parte del retrogrado bigotto.

D. Antonello

 

RAGGI DI SOLE

TESORO DI GLORIA

“C’erano una volta due arditi e coraggiosi cavalieri. Avevano affrontato battaglie, avventure rischiose e messo a repentaglio la vita al soldo di molti signori. Una sera, uno dei due, guardando il sole che tramontava, disse: «Mi resta un’ultima impresa». «Che cosa?». «Voglio salire sulla montagna dove abita Dio».

«Perche?». «Voglio sapere perché ci carica di pesi e di fardelli gravosi per tutta la vita e continua a pretendere sempre di più, invece di alleggerire il nostro carico, ogni tanto almeno» disse amaro il primo cavaliere. «Verrò con te. Ma io penso che Dio sappia quello che fa» concluse l’altro. Il viaggio fu lungo e faticoso. Giunsero al monte di Dio. Salivano in silenzio, accanto ai cavalli perché il sentiero era ripido e tormentato. Già si intravedeva la sommità della montagna nella nebbia, quando una voce tuonò dall’alto: «Prendete con voi tutte le pietre che trovate sul sentiero!». «Lo vedi?» protestò il primo cavaliere. «È sempre la stessa storia! Dopo tutta questa fatica, Dio ci vuole oberare ancora. Io non ci stò più al suo gioco!». E tornò indietro. L’altro cavaliere invece fece quello che la voce aveva ordinato. Ci mise molto tempo e l’erta fu penosa. Ma quando il primo raggio di sole del giorno lo sfiorò, le pietre ammassate sul cavallo e sulle braccia escoriate del pio cavaliere brillarono di luce limpidissima. Si erano trasformate in splendidi diamanti di inestimabile valore”. Se qualcuno vuol provare, come i due cavalieri, a “salire sulla montagna dove abita Dio” per scoprire finalmente la sua casa e magari bussare alla porta, ricordi che Dio non alloggia in montagna o in pianura o a valle, ma dentro di noi, divenuti col Battesimo templi viventi della sua presenza. Per incontrarlo non dobbiamo far altro che seguire Gesù nel suo insegnamento e nel suo esempio. Infatti, incontrare Gesù è incontrare personalmente Dio stesso. E a ciascuno di noi il Signore ripete ancora l’invito: «Se uno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». (Matteo 16,24). Al primo impatto, una proposta così sembra pioverci addosso come un “gavettone” di acqua gelata. Rinnegarsi? Portare la croce? Siamo forse destinati alla sofferenza? Assolutamente no. Dio ci ha predestinati alla gioia e alla vita che non tramonta. Se accettiamo il suo invito e ci fidiamo di Lui, un giorno scopriremo con felice sorpresa che la nostra croce, composta di tante sofferenze spesso dure come le pietre del “pio cavaliere”, si sarà trasformata in un tesoro d’inestimabile valore: una meravigliosa e splendente corona di gloria per la nostra eternità.                            

           Don Paolo

 

DALLE PARROCCHIE

Festa grande a Moneta per l’ 8 Settembre.

S.MES-MONETA-08092014Quest’anno la festa della Natività della Beata Vergine Maria, festa patronale di Moneta, non la dimenticheremo facilmente, perché è stata segnata da avvenimenti speciali. I festeggiamenti in onore di Maria Bambina sono cominciati come sempre con la novena a lei dedicata, sabato 30 Agosto, quando ricorreva il 18° anniversario della morte di Don Giuseppe Riva primo parroco di Moneta. Sabato 6 Settembre è stata celebrata nel giardino dell’ Oasi Serena addobbato a festa, la S. Messa per gli anziani e gli ammalati presieduta dal Vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti che, nonostante i suoi molteplici impegni, ha voluto essere presente a questa celebrazione. Prima di impartire la benedizione, S.E. ha detto che doveva comunicarci qualcosa su D. Andrea Domanski che già da dieci anni è qui con noi. Sguardi preoccupati sono stati scambiati dai presenti pensando ad un suo allontanamento, ma il Vescovo ha continuato dicendo che, dietro richiesta proprio di D. Andrea, il Vescovo della Polonia ha accettato la sua incardinazione, cioè ora lui non fa più parte della Diocesi Polacca, ma della nostra, quella di Tempio Ampurias! E’ scoppiato allora un applauso liberatorio di gioia a questa inaspettata splendida notizia che ha fatto felici tutti i presenti e non solo! PROCESSIONE-MONETA-08092014La Messa è stata curata nei particolari dai volontari Ospedalieri, i quali, dopo la celebrazione hanno offerto un gradito rinfresco. Ma in queste giornate di festa c’ è stata un’altra novità: infatti Domenica 7 Settembre si è esibita in Piazza D. Giuseppe Riva, la mitica Banda S. Domenico Savio nata negli anni 70 in un emozionante concerto diretto dal primo maestro Sarino Agnello, e da sua figlia Barbara che ha seguito le sue orme. Dopo il concerto le persone presenti hanno potuto gustare la cena preparata dal Comitato Festeggiamenti classe 1964 e uno spettacolo musicale con il gruppo “Tasso zero”. La messa dell’ 8 Settembre è stata celebrata, sempre in piazza D. G. Riva, da Don Paolo Pala venuto apposta per l’ occasione, e concelebrata da D. Andrea, D. Gianfranco Pilotto e da Fra Massimo Terrazzoni. Alle celebrazioni del 6 e dell’8 erano presenti oltre ai tanti fedeli, diverse autorità civili e militari, la Confraternita del Getsemani ed ha animato il coro Giovanni Paolo II, mettendo così in risalto la solennità delle celebrazioni. Si è svolta poi la processione con il simulacro di Maria Bambina adornato da splendide rose, come ai vecchi tempi, con l’accompagnamen-to della Banda San Domenico Savio, suscitando tra i presenti viva emozione. Al rientro in chiesa D. Andrea ha ringraziato tutta la comunità e tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita di questa tradizionale festa. La serata si è poi conclusa con panini e salsiccia, frittelle e musica dal vivo a cura del comitato. Possiamo dire di aver vissuto tre serate speciali all’insegna della preghiera, del divertimento e delle emozioni che non sono davvero mancate. Validi motivi per ringraziare la nostra mamma del Cielo e, come ci hanno suggerito sia il Vescovo che D. Paolo, cercare di imitare le sue virtù, di umiltà e di amore verso Dio e verso i fratelli.     

           Maria Vitiello

 

■ Camposcuola 2014 - un'estate da...sogno

È terminato venerdì 8 agosto il secondo turno del camposcuola interparrocchiale di La Maddalena, riservato ai ragazzi di età compresa tra gli 11 ed i 14 anni. Per il quarto anno consecutivo i partecipanti hanno alloggiato nella bellissima struttura che un tempo ospitava la comunità di recupero istituita da Don Raffatellu, situata nella località di Porto Istana. Per cinque indimenticabili giorni 35 ragazzi delle nostre Parrocchie hanno vissuto un'intensa esperienza educativa e spirituale guidati da Don Antonello Tumminello e dagli educatori/animatori Simona, Cecilia, Carlo, Alessio, Silvia, Giovanni, Luciano, Vittorio, Alessandro, Chiara e Michela. Tema del campo è stato "il sogno": si è trattata di una vera e propria analisi su quali siano gli obiettivi che ognuno di noi ha nella vita, delle difficoltà da superare per raggiungere il traguardo, delle persone di cui ci fidiamo. Filo guida per le attività di gruppo è stata la storia del piccolo Charlie, protagonista del film di Tim Burton "La fabbrica di cioccolato". Novità assoluta di quest'anno sono state le testimonianze di Cesare (seminarista della nostra diocesi che studia alla Facoltà Teologica di Cagliari), di Don Mirco (vice parroco della Sacra Famiglia di Olbia) e di Roberto (un giovane di Orgosolo che dopo tante esperienze, alcune particolarmente drammatiche, ha deciso di entrare in seminario a Nuoro), i quali hanno animato due fantastiche serate raccontando le proprie storie, i sogni realizzati, quelli ancora da realizzare! Non sono certo mancati i momenti di divertimento, di gioco e di musica: le tre squadre - i pesciolotti, i due di picche, i monelli - si sono sfidate in varie gare dove tutti i componenti hanno dato il massimo impegno. Va sottolineato il grande ed impeccabile lavoro svolto nelle cucine da Franco, Silvestro, Lello, Loredana e Iole che hanno saputo "prender per la gola" tutti i partecipanti con deliziose pietanze da loro preparate. Con la celebrazione della Santa Messa si è concluso un meraviglioso evento, ma il sogno di noi animatori è dare un seguito a quanto di bello costruito in queste cinque giornate attraverso le numerose attività dei nostri oratori.        

                                                Alessio

 

La pace è il futuro.

IMPAGLIAZZO-13092014Invitato dai fratelli Impagliazzo della Comunità di S. Egidio, il parroco di S. Maria Maddalena ha partecipato ad Anversa in Belgio al convegno “Religioni e Culture in dialogo, 100 anni dopo la prima guerra mondiale” dal tema: “La Pace è il futuro”. Il convegno è la continuazione dell’incontro di Assisi, promosso da Papa San Giovanni Paolo II nel 1986. Vi partecipano molti rappresentanti delle principali religioni: cattolici, protestanti, ortodossi, anglicani, musulmani, ebrei, shintoisti, indù, buddisti. La comunità di Sant’Egidio con lo “spirito di Assisi” organizza l’incontro ogni anno, in diverse città d’Europa, spesso città simbolo. Quest’anno ad Anversa città portuale del Belgio nel centenario della prima guerra mondiale quando il Belgio, allora paese neutrale, fu invaso dalla Germania e ci fu la tremenda battaglia delle Ardenne. Papa Francesco ha mandato un messaggio al convegno (riportato nel foglio del Magistero) chiamandolo “pellegrinaggio di preghiera e di dialogo per la pace”. È cominciato nella splendida cattedrale con la Messa a cui hanno assistito oltre che Cardinali e Vescovi cattolici, anche Patriarchi e Metropoliti ortodossi, Vescovi luterani e anglicani, Pastori protestanti. Il Patriarca Ignazius Aphren II, capo supremo della Chiesa Siro- Ortodossa universale, ha tenuto un’omelia.

La sera dell’inaugurazione, davanti ad oltre duemila persone, dopo il saluto del Sindaco, del Vescovo e del Presidente del Consiglio Europeo, ha tenuto il discorso Andrea Riccardi fondatore della Comunità S. Egidio. Ha detto che la pace non sembra il futuro perché la guerra è tornata anche nel continente europeo, si mischia religione e la violenza, si assiste all’esibizione della crudeltà, al culto della violenza. Mai la guerra è santa, solo la pace è santa. La pace è una cosa troppo seria per farne un cantiere di pochi. Coinvolge credenti e umanisti non credenti ma amanti dell’umanità. Alcuni ci considerano ingenui, ci dicono “A cosa è servito il vostro dialogo?”. Il mondo soffoca senza dialogo. La guerra lascia il mondo sempre peggiore. Gli uomini hanno un destino comune da vivere, nella diversità. Non c’è guerra in nome di Dio, è una bestemmia. La pace è il nome di Dio. La guerra è la più grande stoltezza e il dialogo è la medicina dei conflitti. La pace calpestata deve risorgere. Ci sono state delle testimonianze molto toccanti. Il sociologo prof. Zigmunt Baumann diceva che il dialogo non è un insieme di monologhi, in cui ciascuno tende a superare l’altro. Indicava tre modi di passare dal monologo al dialogo: la socialità, accettare gli altri; la solidarietà, pronti a coinvolgersi; l’umiltà accettare che si può avere torto. Ha parlato la giovane deputata Irachena Vian Dákheel della comunità Yazida. Era in carrozzella, perché l’elicottero sul quale viaggiava per visitare e aiutare il suo popolo in fuga sulle montagne è precipitato, il pilota è morto e lei ha avuto la rottura alle gambe. Ha riferito come 400.000 yazidi, una minoranza religiosa del Nord Iraq, sono scappati sotto la minaccia dei fondamentalisti dell’ISIS, 3.000 morti, uccisi o per fame, 5.000 persone rapite e costrette a convertirsi all’Islam.LOGO-AMORE-13092014 Centinaia le ragazze stuprate e vendute come schiave al mercato per 150 dollari. In una città i guerriglieri si sono ritirati senza combattere a causa del fetore dei cadaveri. Come gli Yazidi anche la minoranza cristiana ha subìto la stessa persecuzione. Lo ha riferito il Patriarca ortodosso Ignatius Aphrem II che è andato a visitarli. Molti si sono rifugiati in Siria e in Libano. “Si vergogni, ha detto, la comunità internazionale del suo silenzio”. Nei giorni seguenti ci sono state 25 tavole rotonde contemporanee in diversi ambienti della Città, in cui vari relatori si confrontavano su temi come: “Religione e violenza; Economia e servizio della pace; L’unità dei cristiani e la pace; Immigrazione: nuovi europei, per una nuova Europa; Conflitti e informazione; La città e la pace; Nigeria: uscire dal tunnel della violenza; A 100 ani dalla prima guerra mondiale: il disarmo è possibile; Iraq: quale futuro?; La preghiera salva il mondo; Musulmani e cristiani: insieme per la pace. Alle tavole rotonde partecipavano capi religiosi, giornalisti, sociologi, artisti, economisti anche non credenti, un vero laboratorio di cultura. La conclusione ha avuto un momento di preghiera, un’ora e mezza, per ogni gruppo religioso: chi nella moschea, chi nella sinagoga, chi nel tempio buddista, e i cristiani insieme nella cattedrale. Dai luoghi di preghiera in processione si è andati verso il palco nella piazza principale della città. Ci sono state le testimonianze di una Rom (zingara) sopravissuta ai campi di concentramento nazisti, quella di una parlamentare della Repubblica Centroafricana, coraggiosa operatrice di pace in un paese continuamente minacciato nei suoi confini dalla guerra. Infine quella del Presidente del Fronte di Liberazione Islamico nelle Filippine meridionali dove dopo 40 anni di guerriglia è stato firmato un accordo di pace col governo centrale. È stato poi letto il messaggio finale del convegno da parte di un giovane tedesco e di una ragazza belga. Nell’appello di pace si dice: “Abbiamo ascoltato la preghiera di milioni di profughi, di chi chiede di non morire di fame e di sete, di malattie curabili. La guerra e la violenza in tante parti del mondo vogliono riscrivere i confini, le forme di vita. Le religioni dicano oggi con più forza di ieri: non c’è guerra santa; l’eliminazione dell’altro in nome Dio è sempre blasfema. L’eliminazione dell’altro, usando il nome di Dio, è solo orrore e terrore. Lavoriamo insieme per il futuro del mondo. Il futuro o è la pace o non c’è futuro, sia per chi vince sia per chi perde. Tutto è perduto con la guerra. Dio conceda al mondo il futuro. Che è la pace. Tutti i rappresentanti religiosi hanno firmato sul palco questo appello, hanno acceso un lume in un grande candelabro. Poi una cinquantina di bambini sono saliti sul palco ad essi i capi religiosi hanno consegnato il messaggio per la pace (alle future generazioni). I bambini scendendo dal palco lo hanno consegnato ai governanti (c’era anche la Regina del Belgio), ambasciatori e amministratori perché lo attuassero. Alla fine un caloroso scambio di pace e l’annuncio che il prossimo anno il convegno si terrà a Tirana in Albania.

 

Auguri a Zara Maria per i suoi 100 anni.

Auguri agli sposi Mario e Maria, Marco e Rosanna, Giovanni Carlo e Anna Paola, Alfredo e Claudia Cristiana.

 

Avvisi –

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 14 settembre

Festa dell’Esaltazione della Santa Croce.

Mostra di icone da parte della Comunità di Santo Eugenio sul sagrato della chiesa.

 

2) Sabato 20, domenica 21 e lunedì 22 settembre

Triduo in onore di S. Pio da Pietrelcina.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it


e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 
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N°37 Sabato 13 settembre 2014

 

ACCOMPAGNARE CHI SBAGLIA, AFFINCHE’ NON SI PERDA

 

CORREZIONE-13092014Il Vangelo di oggi presenta il tema della correzione fraterna nella comunità dei credenti: cioè come io devo correggere un altro cristiano quando fa una cosa non buona. Gesù ci insegna che se il mio fratello cristiano commette una colpa contro di me, mi offende, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, spiegandogli che ciò che ha detto o ha fatto non è buono. E se il fratello non mi ascolta? Gesù suggerisce un progressivo intervento: prima, ritorna a parlargli con altre due o tre persone, perché sia più consapevole dello sbaglio che ha fatto; se, nonostante questo, non accoglie lesortazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire la frattura e il distacco che lui stesso ha provocato, facendo venir meno la comunione con i fratelli nella fede. Le tappe di questo itinerario indicano lo sforzo che il Signore chiede alla sua comunità per accompagnare chi sbaglia, affinché non si perda. Occorre anzitutto evitare il clamore della cronaca e il pettegolezzo della comunità – questa è la prima cosa, evitare questo -. «Vae ammoniscilo fra te e lui solo». Latteggiamento è di delicatezza, prudenza, umiltà, attenzione nei confronti di chi ha commesso una colpa, evitando che le parole possano ferire e uccidere il fratello. Perché, voi sapete, anche le parole uccidono! Quando io sparlo, quando io faccio una critica ingiusta, quando io “spello” un fratello con la mia lingua, questo è uccidere la fama dellaltro! Anche le parole uccidono. Facciamo attenzione a questo. Nello stesso tempo questa discrezione di parlargli da solo ha lo scopo di non mortificare inutilmente il peccatore. Si parla fra i due, nessuno se ne accorge e tutto è finito. È alla luce di questa esigenza che si comprende anche la serie successiva di interventi, che prevede il coinvolgimento di alcuni testimoni e poi addirittura della comunità. Lo scopo è quello di aiutare la persona a rendersi conto di ciò che ha fatto, e che con la sua colpa ha offeso non solo uno, ma tutti. Ma anche di aiutare noi a liberarci dallira o dal risentimento, che fanno solo male: quellamarezza del cuore che porta lira e il risentimento e che ci portano ad insultare e ad aggredire. Emolto brutto vedere uscire dalla bocca di un cristiano un insulto o una aggressione. Ebrutto. Capito? Niente insulto! Insultare non è cristiano. Capito? Insultare non è cristiano. In realtà, davanti a Dio siamo tutti peccatori e bisognosi di perdono. Tutti. Gesù infatti ci ha detto di non giudicare. La correzione fraterna è un aspetto dellamore e della comunione che devono regnare nella comunità cristiana, è un servizio reciproco che possiamo e dobbiamo renderci gli uni gli altri. Correggere il fratello è un servizio, ed è possibile ed efficace solo se ciascuno si riconosce peccatore e bisognoso del perdono del Signore. La stessa coscienza che mi fa riconoscere lo sbaglio dellaltro, prima ancora mi ricorda che io stesso ho sbagliato e sbaglio tante volte. Tutti siamo peccatori e bisognosi del perdono del Signore. È lo Spirito Santo che parla al nostro spirito e ci fa riconoscere le nostre colpe alla luce della parola di Gesù. Ed è lo stesso Gesù che ci invita tutti, santi e peccatori, alla sua mensa raccogliendoci dai crocicchi delle strade, dalle diverse situazioni della vita (cfr Mt 22,9-10). E tra le condizioni che accomunano i partecipanti alla celebrazione eucaristica, due sono fondamentali, due condizioni per andare bene a Messa: tutti siamo peccatori e a tutti Dio dona la sua misericordia. Sono due condizioni che spalancano la porta per entrare a Messa bene. Dobbiamo sempre ricordare questo prima di andare dal fratello per la correzione fraterna.

(Angelus - Domenica 07 Settembre 2014)

 

"LA PACE È IL FUTURO: RELIGIONI E CULTURE IN DIALOGO CENTO ANNI DOPO LA PRIMA GUERRA MONDIALE"

LOGO-AMORE-13092014Ringrazio la Diocesi di Anversa e la Comunità di SantEgidio per aver organizzato questo incontro in cui uomini e donne di differenti tradizioni religiose sono convenuti insieme in un pellegrinaggio di preghiera e di dialogo ispirati allo "spirito di Assisi". Il tema dellIncontro La Pace è il futuro richiama il drammatico scoppio della Prima Guerra Mondiale cento anni fa, ed evoca un futuro in cui il rispetto reciproco, il dialogo e la cooperazione aiuteranno a bandire il sinistro fantasma del conflitto armato. In questi giorni in cui non pochi popoli nel mondo hanno bisogno di essere aiutati a trovare la via della pace, questo anniversario ci insegna che la guerra non è mai un mezzo soddisfacente a riparare le ingiustizie e a raggiungere soluzioni bilanciate alle discordie politiche e sociali. In definitiva ogni guerra, come affermò Papa Benedetto XV nel 1917, è una "inutile strage". La guerra trascina i popoli in una spirale di violenza che poi si dimostra difficile da controllare; demolisce ciò che generazioni hanno lavorato per costruire e prepara la strada a ingiustizie e conflitti ancora peggiori. Se pensiamo agli innumerevoli conflitti e guerre, dichiarate e non dichiarate, che oggi affliggono la famiglia umana e rovinano la vita ai più giovani e agli anziani, avvelenando rapporti durevoli di convivenza tra gruppi etnici e religiosi diversi e costringendo famiglie e intere comunità allesilio, è evidente che, insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, non possiamo rimanere passivi di fronte a tanta sofferenza, a tante "inutili stragi". È in questo senso che le nostre varie tradizioni religiose possono, nello "spirito di Assisi" dare un contributo alla pace. Lo possiamo fare con la forza della preghiera. La guerra non è mai necessaria, né inevitabile. Si può sempre trovare unalternativa: è la via del dialogo, dellincontro e della sincera ricerca della verità. È giunto il tempo che i capi delle religioni cooperino con efficacia allopera di guarire le ferite, di risolvere i conflitti e di cercare la pace. La pace è il segno sicuro dellimpegno per la causa di Dio. I capi delle religioni sono chiamati ad essere uomini e donne di pace. Sono in grado di promuovere una cultura dellincontro e della pace, quando altre opzioni falliscono o vacillano. Dobbiamo essere costruttori di pace e le nostre comunità devono essere scuole di rispetto e di dialogo con quelle di altri gruppi etnici o religiosi, luoghi in cui si impara a superare le tensioni, a promuovere rapporti equi e pacifici tra i popoli e i gruppi sociali e a costruire un futuro migliore per le generazioni a venire. (Messaggio dal Vaticano, 26 agosto 2014 per lincontro di Anversa dal 7 al 9 Settembre 2014)

 

LA CHIESA È MADRE: INSEGNA LE OPERE DI MISERICORDIA

 

Può esistere un cristiano che non sia misericordioso? No. Il cristiano necessariamente deve essere misericordioso, perché questo è il centro del Vangelo. E fedele a questo insegnamento, la Chiesa non può che ripetere la stessa cosa ai suoi figli: «Siate misericordiosi», come lo è il Padre, e come lo è stato Gesù. Misericordia. E allora la Chiesa si comporta come Gesù. Non fa lezioni teoriche sullamore, sulla misericordia. Non diffonde nel mondo una filosofia, una via di saggezza…. Certo, il Cristianesimo è anche tutto questo, ma per conseguenza, di riflesso. La madre Chiesa, come Gesù, insegna con lesempio, e le parole servono ad illuminare il significato dei suoi gesti. La madre Chiesa ci insegna a dare da mangiare e da bere a chi ha fame e sete, a vestire chi è nudo. E come lo fa? Lo fa con lesempio di tanti santi e sante che hanno fatto questo in modo esemplare; ma lo fa anche con lesempio di tantissimi papà e mamme, che insegnano ai loro figli che ciò che avanza a noi è per chi manca del necessario. Eimportante sapere questo. Nelle famiglie cristiane più semplici è sempre stata sacra la regola dellospitalità: non manca mai un piatto e un letto per chi ne ha bisogno. La madre Chiesa insegna a stare vicino a chi è malato. Quanti santi e sante hanno servito Gesù in questo modo! E quanti semplici uomini e donne, ogni giorno, mettono in pratica questopera di misericordia in una stanza di ospedale, o di una casa di riposo, o nella propria casa, assistendo una persona malata. Cari fratelli e sorelle, così la Chiesa è madre, insegnando ai suoi figli le opere di misericordia. Lei ha imparato da Gesù questa via, ha imparato che questo è lessenziale per la salvezza. Non basta amare chi ci ama. Gesù dice che questo lo fanno i pagani. Non basta fare il bene a chi ci fa del bene. Per cambiare il mondo in meglio bisogna fare del bene a chi non è in grado di ricambiarci, come ha fatto il Padre con noi, donandoci Gesù. Quanto abbiamo pagato noi per la nostra redenzione? Niente, tutto gratuito! Fare il bene senza aspettare qualcosaltro in cambio. Così ha fatto il Padre con noi e noi dobbiamo fare lo stesso. Fail bene e vai avanti! Che bello è vivere nella Chiesa, nella nostra madre Chiesa che ci insegna queste cose che ci ha insegnato Gesù. Ringraziamo il Signore, che ci dà la grazia di avere come madre la Chiesa, lei che ci insegna la via della misericordia, che è la via della vita. Ringraziamo il Signore.

(Udienza Generale - Mercoledì, 10 settembre 2014)

 
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