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n° 2 Sabato 14 gennaio 2017

EDITORIALE

 CAMMINO DI RICONCILIAZIONE

PAPA-E-PATRIARCA-14012017La Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani, che inizia il 18 del mese di gennaio, a La Maddalena ha bei ricordi. C’era la Comunità americana con circa 2.800 presenze ed era facile l’incontro di preghiera tra la comunità cattolica e quella protestante. I cappellani americani erano quattro, due protestanti sulla nave appoggio, e due, un cattolico e un protestante, nella base a terra. Durante la Settimana di Preghiera si facevano due celebrazioni, una nella nostra chiesa parrocchiale ed una nella loro cappella a Padule. Quella in parrocchia era la più solenne, c’era il Vescovo e tutte le autorità, i cappellani protestanti che indossavano i loro caratteristi abiti liturgici e i sacerdoti cattolici. Tanti fedeli, cattolici e protestanti, si esprimevano con le preghiere e i canti, alcuni molto belli accompagnati da strumenti che da noi non erano comuni. Spesso veniva anche un sacerdote ortodosso da Alghero. Mons. Capula ci teneva molto a questo incontro ecumenico. Curava la preparazione della celebrazione, voleva che tutti avessero un libretto in italiano e in inglese perché potessero seguire più facilmente. Alla fine della celebrazione invitava le autorità civili e religiose ad una grande cena che chiamava “agape fraterna”. Alla fine prendeva la parola il Vescovo, il Sindaco, il Commodoro americano e l’Ammiraglio. A tutti era riservato un dono in ricordo della celebrazione e alle signore anche una rosa. C’era un po’ troppa ufficialità in questa celebrazione ecumenica. Però era l’occasione, prima, durante e dopo, per incontri di amicizia, di preghiera, di collaborazione, di scambio culturale, non solo a livello di autorità ma anche di gruppi e di famiglie. Rispetto all’inizio ci fu un grande progresso nella conoscenza e nella stima tra cattolici e protestanti ed ortodossi. Un vero cammino ecumenico.

 Ci fu anche qualche incontro con un rabbino che invitò i cattolici all’Agadà, cioè la cena della Pasqua ebraica quella che Gesù celebrò prima di istituire l’Eucaristia. Oggi, nella Chiesa italiana, il 17 gennaio, si celebra la Giornata del dialogo tra Cattolici ed Ebrei per favorire una maggiore conoscenza reciproca con i “nostri fratelli maggiori” così San Giovanni Paolo II chiamava gli Ebrei. Da essi infatti noi cristiani, abbiamo ricevuto le Sacre Scritture, da essi ci viene Gesù, ci viene Maria, ci vengono gli apostoli e la prima Chiesa. È significativo che questa Giornata si celebri il giorno prima dell’inizio della Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani. Il tema della Settimana quest’anno sarà: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”. Una scelta felice visto che quest’anno ricorre il quinto centenario della Riforma protestante avviata da Martin Lutero nel 1517. Oggi a La Maddalena non c’è più una comunità protestante. C’è però la presenza di molti cristiani ortodossi, provenienti dall’Europa dell’Est, con i quali si può approfondire la conoscenza e la comunione cristiana. La Settimana di Preghiera per l’Unità dei cristiani esercita una forte azione educativa per favorire la riconciliazione non solo con i non cattolici ma anche all’interno degli stessi cattolici.       

  D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 SAPER RISCHIARE

BROCCA-14012017 Un uomo si era perso in un territorio pietroso e arido. Il sole dardeggiava implacabile e rendeva tutto rovente. L'uomo era allo stremo delle forze. Poco prima di crollare, vide una casupola abbandonata. Si trascinò fin là penosamente. Davanti alla casa c'era un abbeveratoio malandato con una pompa a mano. Si buttò sulla maniglia e cominciò ad agitarla come un pazzo. La pompa cigolava ma non ne uscì una sola goccia d'acqua. All'ombra della pompa, l'uomo notò una brocca di vetro accuratamente chiusa con un tappo di sughero e un biglietto infilzato sul tappo. La brocca era piena d'acqua. Con le mani tremanti, l'uomo si portò il biglietto vicino agli occhi bruciati dal sole e lesse: «Amico, se vuoi che la pompa funzioni devi prima riempirla con tutta l'acqua della brocca. Alla fine, prima di andartene, ricordati di riempire di nuovo d'acqua la brocca». Pensieri contrastanti dilaniarono l'uomo. Stava morendo di sete: doveva proprio sprecare tutta quell'acqua e buttarla nella pompa? Era così arrugginita. E se non avesse funzionato? Se avesse bevuto l'acqua della brocca si sarebbe salvato, ma, in questo caso, chi fosse arrivato dopo di lui non avrebbe avuto alcuna speranza di salvezza. Che cosa doveva fare? Salvarsi o rischiare per dare anche ad altri la possibilità di sopravvivere? Una voce interiore gli suggerì di rischiare. Versò di colpo l'acqua della brocca nella pompa e poi si attaccò disperatamente alla leva manovrando con tutte le forze che gli rimanevano. La pompa tossicchiò un paio di volte ma, poi, dopo uno sternuto, cominciò a buttare acqua fresca e pulita. «Grazie, grazie!», mormorava l'uomo dissetandosi e facendosi scorrere l'acqua addosso. Prima di ripartire, riempì accuratamente la brocca e la tappò. Poi aggiunse una riga al biglietto: «Credici, amico, funziona! Dai tutto alla pompa: te ne restituirà in abbondanza!». Vengono in mente le parole di Gesù: «Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato anche a voi in cambio» (Vangelo di Luca 6,38). E ancora: «Chi avrà tenuto per sè la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Vangelo di Matteo 11,39).           

    Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ 25° Anniversario Sacerdotale di Don Paolo Piras.

DON-PAOLO-PIRASLa Messa di ringraziamento per il 25  della sua Ordinazione Sacerdotale di Don Paolo Piras mercoledì 11 gennaio nella Chiesa di S. Maria Maddalena, è iniziata con una delle sue battute spiritose: “Domenica compirò 72 anni, facendo un po’ di conti 72+ 25 ne avrò 97”! Una battuta scherzosa per mascherare la grande emozione che provava in quel momento, davanti alle tante persone convenute per condividere con lui questo evento speciale. La Messa da lui presieduta e concelebrata da Don Davide Mela e Don Andrea Domanski, mentre Don Domenico Degortes era fuori sede per impegni, è stata animata in maniera solenne dalle voci del coro di S. Cecilia, diretto da Luigi Maccioccu. Don Paolo era stato ordinato Sacerdote per le mani dell’allora Vescovo Mons. Pietro Meloni nel 1992 e nella sua omelia ha fatto conoscere qualche episodio della sua vita da ragazzo, quando un suo zio, Don Paolo, che in famiglia tutti chiamavano nonno prete, lo portava con sé per celebrare la Messa in vari paesini, facendogli poi “scolare” il vino che rimaneva nell’ampolla! Quello forse il preludio della sua vocazione Sacerdotale! Ma non solo battute scherzose nelle sue parole, infatti quando ha ringraziato i genitori, un nodo alla gola per l’emozione gli ha impedito di continuare suscitando un applauso d’incoraggiamento e di vicinanza. Ha poi ripreso a dire “da adulto lavoravo nel Comune di La Maddalena e come tante tessere compongono un mosaico, così tra eventi, ispirazioni e preghiere, il Signore ha suscitato in me la vocazione Sacerdotale, grazie anche alle preghiere costanti della mia mamma Vittorina e quando lei a soli 55 anni morì, ho lasciato tutto e sono entrato in seminario. E oggi sono qui per ringraziare il Signore di questo dono immenso, di questo compito così bello e scopro ogni giorno sempre di più di essere felicemente prete!” Al termine della Messa Don Davide ha voluto ringraziare Don Paolo, da parte dei sacerdoti e da tutta la comunità isolana, per il servizio così importante che lui svolge per la comunità nelle celebrazioni, nelle confessioni, nell’ospedale, nell’assistenza Spirituale ai gruppi ecclesiali, dando tutto sé stesso. I presenti hanno poi potuto abbracciare e fare gli auguri al festeggiato nella biblioteca, condividendo un rinfresco offerto dalla comunità ringraziandolo per il bene che con il suo servizio dona a tutti noi. Grazie Don Paolo!

              Maria Vitiello

■ Preparando l’accoglienza.

In attesa della famiglia di profughi siriani che saranno accolti dalla parrocchia di Santa Maria Maddalena e di cui sapremo qualcosa di più a metà gennaio, molte persone hanno già offerto la loro collaborazione, chi ha offerto la cucina, chi la lavatrice, chi il frigorifero, chi coperte, piatti, pentole, lenzuola ecc. La parrocchia sta predisponendo gli allacci nella casa in Via Montebello, sopra i locali della Caritas. L’operazione di accoglienza non sarà facile. Bisognerà provvedere in parte al vitto, al vestiario, un aiuto ci potrà venire dalla Caritas diocesana o dalla Comunità di Sant’Egidio, bisognerà pensare ad un corso di lingua italiana, alla documentazione per il soggiorno, per la sanità, per la scuola dei bambini. Vedere se è possibile qualche forma di attività lavorativa. Insomma le difficoltà non mancheranno ma, di fronte ad una grave emergenza, la carità della comunità fondata sull’amore di Cristo, esprimerà la sua fantasia.

■ Concerto musicale di beneficenza.

VINCENZO-LA-CAVA-14012017Il maestro Vincenzo La Cava, direttore del rinomato coro “Voci nel blues”, ha voluto offrire un concerto di musica classica e da film, in favore dell’Istituto San Vincenzo. Il concerto si è svolto nella chiesa di Santa Maria Maddalena, sabato 7 gennaio alle ore 19.00. Non c’era molto pubblico. L’esecuzione era bella e ben preparata. È stato piacevole ascoltare brani conosciuti e meno in un clima di raccoglimento bene ambientato. La finalità dell’iniziativa è certo lodevole perché la storica Scuola Cattolica dell’Istituto San Vincenzo è un bel segno, a La Maddalena, di libertà educativa e, in un tempo in cui vengono a mancare i contributi statali e crescono le difficoltà economiche per tante famiglie, ha bisogno di sostegno. Il Maestro Vincenzo ha moltiplicato ultimamente simili iniziative benefiche legate alla musica. Recentemente ha tenuto un concerto in prossimità del Natale agli ospiti della casa Padre Salvatore Vico a Moneta. Tutti poi ricordiamo il concerto tenuto questa estate in piazza di chiesa, da parte dei ragazzi diversamente abili, preparati e diretti dal Maestro La Cava. Il concerto fu molto partecipato ed applaudito.             

     D.D.

 

 

 

 ■ Se non ritornerete come bambini……..

Non posso fare a meno  di scrivere due righe per ricordare la MIA AMICA Lina Caterino in Nieddu che giovedì 5 gennaio è tornata alla casa del Padre. Ho messo in risalto mia amica volutamente, perché lei mi riteneva non solo amica ma sorella, una sorella a cui confidare ogni cosa, le cose belle ma anche le preoccupazioni e i problemi. Ci sentivamo quasi tutti i giorni per telefono, eppure quando sentiva la mia voce, mi faceva capire com’era felice e mi ringraziava sempre. Se qualche volta mi chiamava a orari impossibili, mi chiedeva mille volte scusa. Era molto semplice ed umile, ma nello stesso tempo molto determinata:la generosità, la bontà , la spontaneità e la sincerità erano le sue virtù. Si ricordava le date dei compleanni, onomastici e altre ricorrenze di tutti, anche dei sacerdoti e non mancava mai di fare gli auguri a tutti. Basti pensare che il giorno di Natale, dal letto dell’ospedale, invece di essere noi a farlo, lei che non stava bene ha fatto gli auguri a tutti gli amici! Seguiva tutti i programmi di Radio Arcipelago: ascoltava la messa del mattino, quella della sera e tutto il resto e più di una volta telefonava per richiedere brani musicali e specialmente canzoni napoletane, essendo lei nativa della provincia di Caserta. Lina adorava la sua famiglia, il marito e i suoi due figli Dario e Maddalena e si era molto rammaricata quando, a causa del suo cuore debole non ha potuto essere presente al matrimonio del figlio. Ha molto sofferto a causa della malattia, ma per la sua grande fede, non si è mai abbattuta e proprio la mattina della sua dipartita mi ha detto che sicuramente sarebbe tornata a casa con le sue gambe(anche se non le poteva muovere) e fare una bella festa. Pensando a lei, mi viene in mente una frase del Vangelo:se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli. Sono sicura che Lina vi è entrata a pieno titolo!                            

  Maria Vitiello

 

■ Condoglianze ai familiari di Paolina Giannottu, Pasquale Pais e Tonina Paddeu ved. Bittau che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 15 gennaio

* Giornata del profugo e del rifugiato.

 2) Lunedì 16 gennaio

* Ore 21.15 nella Biblioteca parrocchiale: Consiglio Pastorale Parrocchiale con conclusione del mandato e riforma dello statuto in vista di una maggiore rappresentatività della vita pastorale e dei centri rionali.

 3) Martedì 17 gennaio

* Festa di Sant’ Antonio abate compatrono della diocesi di Tempio – Ampurias.

* Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra Cattolici ed Ebrei.

4) Mercoledì 18 gennaio

* Inizia la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani.

 5) Giovedì 19 gennaio

* Incontro zonale del clero ad Arzachena, aperto alla rappresentanza dei servizi sociali della zona sul disagio delle famiglie nel territorio.

 6) Sabato 21 gennaio

* Ore 21.00 nella chiesa dell’Agonia di N.S.G.C. veglia di preghiera sulla famiglia, ricordando il Papa San Giovanni Paolo II.

 7) Domenica 22 gennaio

* Giornata inter - parrocchiale della famiglia. Santa Messa alle ore11.00 nella chiesa dell’Agonia. Subito dopo ci sarà il pranzo sociale presso l’Oasi Serena. La quota del pranzo è di € 10 per i singles, di € 15 per le coppie e di € 20 per le famiglie. La prenotazione va fatta entro giovedì 19 gennaio.

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Mercoledì 18 gennaio

Inizio della Settimana  di preghiera per l’unità dei cristiani.

▪ Ore 18.15 incontro dei genitori dei bambini che si preparano alla Prima Comunione.

 2. Sabato 21 gennaio

Ore 21.00 – veglia di preghiera per le famiglie davanti alle reliquie di San Giovanni Paolo II.

 3. Domenica 22 gennaio

Festa della Famiglia interparrocchiale.

▪ Ore 11.00 – S. Messa con il rinnovo delle promesse matrimoniali, al seguito il pranzo (prenotazioni entro il giovedì: € 10 singolo, €15 coppia, € 20 famiglia).

▪ Non ci sarà la S. Messa a Stagnali.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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n° 2 Sabato 14 gennaio 2017

IL PAPA AI 182 AMBASCIATORI

PRESSO LA SANTA SEDE

 Siamo consapevoli di come ancor oggi, l’esperienza religiosa, anziché aprire agli altri, possa talvolta essere usata a pretesto di chiusure, emarginazioni e violenze. Mi riferisco particolarmente al terrorismo di matrice fondamentalista, che ha mietuto anche lo scorso anno numerose vittime in tutto il mondo. Sono gesti vili, che usano i bambini per uccidere, come in Nigeria; prendono di mira chi prega, come nella Cattedrale copta del Cairo, chi viaggia o lavora, come a Bruxelles, chi passeggia per le vie della città, come a Nizza e a Berlino, o semplicemente chi festeggia l’arrivo del nuovo anno, come a Istanbul. Si tratta di una follia omicida che abusa del nome di Dio per disseminare morte, nel tentativo di affermare una volontà di dominio e di potere. Faccio perciò appello a tutte le autorità religiose perché siano unite nel ribadire con forza che non si può mai uccidere nel nome di Dio.

 Come osservava il Concilio Vaticano II, «la pace non è mai qualcosa di raggiunto una volta per tutte, ma è un edificio da costruirsi continuamente», tutelando il bene delle persone, rispettandone la dignità. Edificarla richiede anzitutto di rinunciare alla violenza nel rivendicare i propri diritti. Proprio a tale principio ho voluto dedicare il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2017, intitolato: «La nonviolenza: stile di una politica per la pace». Edificare la pace esige anche che «si eliminino le cause di discordia che fomentano le guerre» a cominciare dalle ingiustizie. Infatti, esiste un intimo legame fra giustizia e pace. «Ma – osservava San Giovanni Paolo II – poiché la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta, esposta com’è ai limiti e agli egoismi personali e di gruppo, essa va esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati. Il perdono non si contrappone in alcun modo alla giustizia [ma] mira piuttosto a quella pienezza di giustizia che conduce alla tranquillità dell’ordine. La giustizia e il perdono sono ambedue essenziali». Occorre un impegno comune nei confronti di migranti, profughi e rifugiati, che consenta di dare loro un’accoglienza dignitosa. Ciò implica saper coniugare il diritto di «ogni essere umano di immigrare in altre comunità politiche e stabilirsi in esse», e nello stesso tempo garantire la possibilità di un’integrazione dei migranti nei tessuti sociali in cui si inseriscono, senza che questi sentano minacciata la propria sicurezza, la propria identità culturale e i propri equilibri politico-sociali. D’altra parte, gli stessi migranti non devono dimenticare che hanno il dovere di rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Non si può ridurre la drammatica crisi attuale ad un semplice conteggio numerico. I migranti sono persone, con nomi, storie, famiglie e non potrà mai esserci vera pace finché esisterà anche un solo essere umano che viene violato nella propria identità personale e ridotto ad una mera cifra statistica o ad oggetto di interesse economico. Il problema migratorio è una questione che non può lasciare alcuni Paesi indifferenti, mentre altri sostengono l’onere umanitario, non di rado con notevoli sforzi e pesanti disagi, di far fronte ad un’emergenza che non sembra aver fine. Tutti dovrebbero sentirsi costruttori e concorrenti al bene comune internazionale, anche attraverso gesti concreti di umanità, che costituiscono fattori essenziali di quella pace e di quello sviluppo che intere nazioni e milioni di persone attendono ancora. Sono perciò grato ai tanti Paesi che con generosità accolgono quanti sono nel bisogno, a partire dai diversi Stati europei, specialmente l’Italia, la Germania, la Grecia e la Svezia. Né bisogna dimenticare l’accoglienza offerta da altri Paesi europei e del Medio Oriente, quali il Libano, la Giordania, la Turchia. Edificare la pace significa anche adoperarsi attivamente per la cura del creato. La pace è un dono, una sfida e un impegno. Un dono perché essa sgorga dal cuore stesso di Dio; una sfida perché è un bene che non è mai scontato e va continuamente conquistato; un impegno perché esige l’appassionata opera di ogni persona di buona volontà nel ricercarla e costruirla. Non c’è, dunque, vera pace se non a partire da una visione dell’uomo che sappia promuoverne lo sviluppo integrale, tenendo conto della sua dignità trascendente, poiché «lo sviluppo è il nuovo nome della pace», come ricordava il beato Paolo VI. Questo è dunque il mio auspicio per l’anno appena iniziato: che possano crescere fra i nostri Paesi e i loro popoli le occasioni per lavorare insieme e costruire una pace autentica. (Discorso del Santo Padre Francesco ai diplomatici in occasione degli auguri per il nuovo anno - Sala Regia lunedì, 9 gennaio 2017)

 

COL VANGELO IN TASCA

PAPA-FRANCESCO-14012017È opportuno porsi una domanda: il centro della mia vita è Gesù Cristo? Qual è il mio rapporto con Gesù Cristo? La prima cosa che dobbiamo fare è guardare Gesù Cristo. E ci sono tre cose, diciamo tre compiti, per assicurarci che Gesù è al centro della nostra vita.

Prima di tutto riconoscere Gesù, conoscere e riconoscerlo. Al suo tempo, l’apostolo Giovanni dice che tanti non lo hanno riconosciuto: i dottori della legge, i sommi sacerdoti, gli scribi, i sadducei, alcuni farisei. Di più, lo hanno perseguitato, lo hanno ucciso. Si deve conoscere Gesù per poterlo riconoscere. E per conoscere Gesù c’è la preghiera, lo Spirito Santo, sì; ma un buon sistema è prendere il Vangelo tutti i giorni. È importante, portare sempre con sé una copia del Vangelo, magari quello tascabile, che è piccolino, per portarlo in tasca, nella borsa, sempre con me. E così, tenendolo sempre a portata di mano, si può leggere tutti i giorni un passo del Vangelo: è l’unico modo di conoscere Gesù, di sapere cosa ha fatto, cosa ha detto. È fondamentale, leggere la storia di Gesù: sì, il Vangelo è la storia di Gesù, la vita di Gesù, è Gesù stesso, è lo Spirito Santo che ci fa vedere Gesù lì. Per favore, fate questo: tutti i giorni un passo del Vangelo, piccolino, tre minuti, quattro, cinque. Proprio leggendo il Vangelo si capisce; e questo lavora dentro: è lo Spirito Santo a fare il lavoro dopo. Questo è il seme. Chi fa germogliare e crescere il seme è lo Spirito Santo. Se il primo è quello di riconoscere Gesù, conoscere Gesù, il secondo compito è adorare Gesù, è Dio!. Bisogna adorare Gesù. Il più delle volte noi preghiamo Gesù per chiedergli qualcosa o ringraziarlo per qualcosa. E tutto questo sta bene, ma la vera domanda è se noi adoriamo Gesù. Pensiamo a due modi di adorare Gesù. C’è la preghiera di adorazione in silenzio: “Tu sei Dio, tu sei il Figlio di Dio, io ti adoro”. Questo è adorare Gesù. Ma poi dobbiamo anche togliere dal nostro cuore le altre cose che “adoriamo”, che ci interessano di più. Ci deve essere solo Dio, le altre cose servono se sono in direzione di Dio, servono se io sono capace di adorare solo Dio. Vi dò un altro suggerimento pratico: C’è una piccola preghiera che noi preghiamo, il Gloria — “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo” — ma tante volte la diciamo meccanicamente come pappagalli. Invece questa preghiera è adorazione, gloria: io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ecco, allora, il suggerimento: adorare, con piccole preghiere, col silenzio davanti alla grandezza di Dio, adorare Gesù e dire: Tu sei l’unico, tu sei il principio e la fine e con te voglio rimanere tutta la vita, tutta l’eternità. Tu sei l’unico. E così anche cacciare via le cose che m’impediscono di adorare Gesù. Il terzo compito è quello di: seguire Gesù. Dobbiamo seguirlo, le cose che lui ci ha insegnato. E chiedere: Signore cosa vuoi che io faccia? Indicami il cammino. In conclusione, l’essenziale è tenere sempre Gesù al centro. E questo significa conoscere, riconoscere Gesù, adorare e seguire Gesù: è molto semplice la vita cristiana, ma abbiamo bisogno della grazia dello Spirito Santo perché svegli in noi questa voglia di conoscere Gesù, adorare Gesù e seguire Gesù.    

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 9 gennaio 2017)

 

LA SPERANZA CRISTIANA - LE FALSE SPERANZE NEGLI IDOLI

 Sperare è un bisogno primario dell’uomo: sperare nel futuro, credere nella vita, il cosiddetto “pensare positivo”. Ma è importante che tale speranza sia riposta in ciò che veramente può aiutare a vivere e a dare senso alla nostra esistenza. È per questo che la Sacra Scrittura ci mette in guardia contro le false speranze che il mondo ci presenta, smascherando la loro inutilità e mostrandone l’insensatezza. E lo fa in vari modi, ma soprattutto denunciando la falsità degli idoli in cui l’uomo è continuamente tentato di riporre la sua fiducia, facendone l’oggetto della sua speranza. In particolare i profeti e sapienti insistono su questo, toccando un punto nevralgico del cammino di fede del credente. Perché fede è fidarsi di Dio – chi ha fede, si fida di Dio –, ma viene il momento in cui, scontrandosi con le difficoltà della vita, l’uomo sperimenta la fragilità di quella fiducia e sente il bisogno di certezze diverse, di sicurezze tangibili, concrete. Io mi affido a Dio, ma la situazione è un po’ brutta e io ho bisogno di una certezza un po’ più concreta. E lì è il pericolo! E allora siamo tentati di cercare consolazioni anche effimere, che sembrano riempire il vuoto della solitudine e lenire la fatica del credere. E pensiamo di poterle trovare nella sicurezza che può dare il denaro, nelle alleanze con i potenti, nella mondanità, nelle false ideologie. A volte le cerchiamo in un dio che possa piegarsi alle nostre richieste e magicamente intervenire per cambiare la realtà e renderla come noi la vogliamo; un idolo, appunto, che in quanto tale non può fare nulla, impotente e menzognero. Ma a noi piacciono gli idoli, ci piacciono tanto! Andare dal veggente o dalla veggente che leggono le carte: questo è un idolo! Questo è l’idolo, e quando noi vi siamo tanto attaccati: compriamo false speranze. Mentre di quella che è la speranza della gratuità, che ci ha portato Gesù Cristo, gratuitamente dando la vita per noi, di quella a volte non ci fidiamo tanto.  Ma, noi siamo più contenti di andare dagli idoli che andare dal Signore. Siamo tante volte più contenti dell’effimera speranza che ti dà questo falso idolo, che la grande speranza sicura che ci dà il Signore.  Il Signore si ricorda di noi, ci benedice. Sempre il Signore si ricorda. Anche nei momenti brutti lui si ricorda di noi. E questa è la nostra speranza. E la speranza non delude. Mai. Mai. Gli idoli deludono sempre: sono fantasie, non sono realtà.

(Udienza Generale - Mercoledì 11/01/2017)

 
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