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n°43 Sabato 1 Novembre 2019

 

EDITORIALE

Tutti Santi o tutti morti?

FESTIVITA' DEI SANTI 01112019Anche quest’anno è arrivata la solennità di Tutti i Santi e la Commemorazione dei Fedeli Defunti, due feste cristiane che molto spesso passano come momento di sosta per magari qualche ponte sia scolastico che lavorativo e non si vive in pieno quello che la liturgia della Chiesa vuole proporci di festeggiare.

La solennità di tutti i santi ci porta a venerare tutti quegli uomini e donne che hanno fatto della propria vita un autentico Vangelo e che dalla Chiesa sono stati riconosciuti tali, come testimoni e mediatori di Grazia. Un momento quindi importante che ci richiama tutti a guardare quello che è il nostro orizzonte, a contemplare che… tanti sono riusciti a vivere il Vangelo, magari anche molti della porta accanto. Ma noi alla fine, desideriamo diventare Santi? Ci impegniamo in uno stile di vita orientato alla santità oppure ci facciamo avvolgere dalla situazione di questo mondo? In questa festa, contempliamo, ammiriamo e desideriamo ardentemente il paradiso, l’unica nostra salvezza.

Il giorno seguente la Chiesa ci invita a pregare per tutti i defunti, per tutti coloro che ancora non hanno raggiunto la visione beatifica di Dio, preghiamo per loro, perché presto possano giungere alla visione di Dio…la desideriamo anche noi la visione beatifica di Dio? Il pregare per i defunti, l’aver cura di seppellire i morti è sempre stato per gli uomini di tutti i tempi un rito molto importante, che la tradizione cristiana non ha perso, Cristo è passato attraverso la morte e la sepoltura, ma la nostra fede ci dice che essa non è l’ultima parola!! Cristo ha vinto la morte!! Non dobbiamo aver paura della notte, perché Cristo è la Luce!

Vorrei riportare alla luce una tradizione che ho vissuto io da bambino ad Olbia e che so che anche qua veniva vissuta. Nei giorni del primo e del due novembre, i bambini giravano per le case e le famiglie chiedendo “morti e morti”. Esso va visto come un momento di offerta per i morti, in tutte le case si preparavano dei dolci o spiccioli da offrire a loro. I bambini nella loro semplicità e innocenza chiedevano in suffragio dei defunti un dono, che le persone offrivano volentieri! Il preparare i dolci in casa è una bella tradizione da riprendere e rivivere, come anche il trovarsi insieme con le collane di castagne e mangiarle intorno al fuoco. Vogliamo riscoprire le nostre tradizioni?

Cari fratelli e sorelle, siamo figli della luce e siamo chiamati alla santità, buon cammino.

Don Davide

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 CRESIME 2019

FOTO DI GRUPPO CRESIME 2019 Nella bellissima giornata di domenica 27 ottobre si sono celebrate alle ore 11 nella Chiesa di Santa Maria Maddalena le Cresime presiedute dal nostro Vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti. 53 ragazzi delle nostre comunità parrocchiali hanno completato il cammino d’iniziazione cristiana e hanno ricevuto il sacramento che completa questo cammino e che ne fa iniziare un altro: vivere la vita da cristiano. I ragazzi hanno compiuto tutto il cammino previsto, in modo particolare in quest’ultima parte sono stati guidati da don Davide e dalle catechiste in un cammino più forte e marcato mettendo come punti chiave: la scelta e la responsabilità. Sono giunti a fare una scelta e sono chiamati a portarla avanti. Da soli? No, insieme alla loro famiglia e a tutta la comunità. Sono stati tanti i momenti che hanno caratterizzato quest’anno, pensiamo agli incontri diocesani e interparrocchiali, agli incontri sulla formazione alla cittadinanza attiva vissuta con i carabinieri e la guardia di finanza, gli incontri sull’importanza delle relazioni. Forse quello che hanno sentito di più è stato l’ultimo di sabato 19 ottobre dove hanno vissuto il ritiro, svoltosi a Tempio. La mattina i ragazzi hanno incontrato il Vescovo, con il quale hanno passato una bella oretta di incontro, si sono lasciati andare a tante domande su molteplici quesiti che fanno parte della loro vita. Il vescovo questo lo ha riportato poi durante l’omelia di domenica. Finito l’incontro col vescovo i ragazzi hanno fatto visita al seminario dove sono stati ospitati per il pranzo e successivamente hanno vissuto momenti di svago e di incontro guidati dai seminaristi, infine si sono preparati alla confessione e dopo la celebrazione della Santa Messa si è fatto ritorno all’isola.

Ritorniamo alla celebrazione, la chiesa era gremita, i ragazzi e le loro famiglia emozionati, punti importanti della celebrazione sicuramente il rito della candela, che segna il passaggio dai genitori ai figli: adesso tocca a voi fare la vostra professione di fede; l’imposizione della mani e la crismazione, dove il Vescovo invoca sui ragazzi il dono dello Spirito Santo. Durante l’offertorio sono stati tanti i doni portati e offerti dalle famiglie: pane, vino, dolci, olio, viveri per i poveri e l’offerta per le necessità della diocesi e della parrocchia; le pergamene e le piantine che sono state donate ai ragazzi da parte della parrocchia. la celebrazione è stata animata dal coro San Giovanni Bosco. I ragazzi stanno vivendo la settimana di ringraziamento. La comunità continui a pregare per loro affinché possano coltivare ogni giorno il seme della fede, della speranza e della carità.

 

Le parrocchie ringraziano le famiglie per i viveri che hanno donato per i poveri, un bel segno di condivisione della festa; e per le offerte donate per le necessità della diocesi e delle parrocchie.

Don Davide e le catechiste

 

■ Come possiamo aiutare i nostri cari ed amati defunti?

PREGHIERA DEFUNTI 01112019Possiamo acquistare a favore delle anime del Purgatorio l’indulgenza plenaria (una sola volta al giorno) dal mezzogiorno del 1° novembre fino a tutto a tutto il giorno successivo vistando una chiesa e recitando il Credo e il Padre Nostro. Sono inoltre da adempiere queste tre condizioni:

*confessione sacramentale Questa condizione può essere adempiuta parecchi giorni prima o dopo. Con una confessione si possono acquistare più indulgenze plenarie, purché permanga in noi l’esclusione di qualsiasi affetto al peccato, anche veniale.

*comunione eucaristica

*preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice recitando Padre Nostro e Ave Maria

La stessa facoltà alle medesime condizioni è concessa nei giorni dal 1° all’ 8 novembre al fedele che devotamente visita il cimitero e anche soltanto mentalmente prega per i fedeli defunti

IL VALORE DELLE INDULGENZE – La ricorrenza della Commemorazione dei Fedeli Defunti, suscita in tutti noi il ricordo di chi ci ha lasciato e il desiderio di rinnovare nella preghiera quegli affetti che con i nostri cari ci hanno tenuto uniti durante la loro vita terrena. E’ ciò che esprimiamo con il termine suffragio, parola che deriva dal verbo latino suffragari che significa: soccorrere, sostenere aiutare. In vari modi la Chiesa ci insegna che possiamo suffragare le anime dei nostri cari defunti: con la celebrazione di Sante Messe, con i meriti che acquistiamo compiendo le opere di carità, con l’applicazione delle indulgenze. In particolare su questa pratica, ultimamente un po’ trascurata, vogliamo soffermare il nostro pensiero.

Che cosa sono le indulgenze.

Leggiamo dal catechismo la definizione. L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele debitamente disposto, e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi.

 Al di là del linguaggio, sempre piuttosto tecnico nelle formulazioni ufficiali, cerchiamo di tradurre il tutto in termini più semplici. La teologia cattolica insegna che ogni nostro peccato ha una duplice conseguenza genera una colpa e comporta una pena.

Mentre la colpa, che possiamo concepire come la rottura o il deturpamento dell’amicizia con Dio, è rimessa dall’assoluzione sacramentale nella confessione, (attraverso la quale Dio cancella l’offesa ricevuta), la pena permane anche oltre l’assoluzione. Allontaniamo da noi ogni pensiero che si tratti di una castigo che Dio infligge, analogamente a quanto avviene nel codice penale per i reati commessi contro la legge degli uomini.

La pena di cui parliamo è una conseguenza che deriva dalla natura stessa del peccato, che oltre ad essere offesa a Dio è anche contaminazione e corruzione dell’uomo.

I nostri peccati infatti rendono sempre più faticoso ricostruire l’amicizia con Dio e superare quella inevitabile inclinazione al male che permane anche dopo la remissione sacramentale, come conseguenza del peccato stesso. Semplificando, pensiamo ad una ferita: anche dopo che ha smesso di sanguinare continua a darci dolore, ed è un punto debole: basta un piccolo urto perché riprenda l’emorragia. Il nostri corpo deve faticare per ricostruire il tessuto nella sua integrità e solo allora possiamo dirci veramente guariti. Il peccato è una ferita dell’anima e anche dopo il nostro pentimento e l’assoluzione sacramentale rimane come una debolezza, siamo più fragili, più soggetti a ricadere proprio dove siamo già caduti, rischiamo che quella ferita non pienamente rimarginata, si riapra proprio nello stesso punto. Le indulgenze che possiamo acquistare anche per noi stessi (esempio il perdono d’Assisi o le indulgenze dell’Anno Santo) sono come un medicamento cicatrizzante, ci confermano nel proposito di rinnegare il peccato e sanciscono la nostra volontà di aderire pienamente al progetto di Dio. Pensiamo ancora cosa avviene quando l’amicizia tra due viene infranta. Essa si ricostruirà ma con fatica; anche dopo che l’offesa è stata perdonata, rimane come una difficoltà nei rapporti, finché con il tempo e la reciproca buona volontà non si rimuovono completamente le cause e i ricordi del litigio. Ora noi non possiamo certamente dubitare della volontà di Dio di riammetterci alla sua piena comunione, ma dobbiamo dubitare delle nostre capacità a staccarci completamente dal peccato e da ogni affetto malsano; è necessario un lungo cammino di conversione e di purificazione. La pena temporale non è quindi da concepire come una vendetta di Dio ma come il tempo necessario a noi per rigenerare la nostra capacità di amare Dio sopra ogni cosa. Questa pena temporale esige d’essere compiuta in questa vita come riparazione, o in Purgatorio come purificazione. Nel cammino terreno il cristiano dovrà quindi vedere come mezzi di purificazione, che facilitano il cammino verso la santità: le varie prove e la sofferenza stessa, l’impegno nelle opere di carità, la preghiera, le varie pratiche di penitenza e, non ultimo, l’acquisto delle indulgenze. Ma poiché difficilmente possiamo presumere che in questa vita riusciremo a giungere a quella perfezione che ci permetterebbe di essere, immediatamente dopo il nostro trapasso, ammessi alla piena comunione con Dio, la Giustizia Divina prevede un tempo di purificazione anche dopo la nostra morte, in quella particolare condizione, (tradizionalmente chiamata Purgatorio), nella quale si troverà la nostra anima al termine del nostro esilio terreno e in attesa di giungere alla piena comunione con Dio. Leggiamo ancora nel Catechismo: “Coloro che muoiono nell’amicizia di Dio, ma imperfettamente purificati, benché sicuri della propria salvezza eterna, vengono sottoposti, dopo la morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia di Dio”

La comunione dei Santi.

E’ a questo punto necessario introdurre un altro elemento importante per la comprensione delle indulgenze che applichiamo ai nostri defunti. In questo cammino di perfezione e di purificazione non siamo soli, ma come i rocciatori impegnati in una scalata siamo legati gli uni agli altri da un legame invisibile, ma reale, che la Chiesa chiama Comunione dei Santi. Abbiamo infatti la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia dei figli di Dio e la certezza che quanto ognuno di noi opera o soffre, in comunione con Cristo e come offerta a Padre, produce frutti di bene a favore di tutti. Dice il Catechismo: “Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli in Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione, dei beati in cielo; tutti insieme formiamo una sola Chiesa. Noi crediamo che in questa comunione l’amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere.”

In questo contesto possiamo affermare l’importanza delle preghiere di suffragio e le indulgenze con le quali soccorriamo i nostri defunti, abbreviando i tempi della loro purificazione. Consideriamo quindi un’opera altamente meritoria ricordare coloro che ci hanno fatto del bene, continuare a sentirci a loro vicini e solidali nel cammino di purificazione che stanno compiendo nel Purgatorio. E ancora più meritevole appare poi la preghiera rivolta a Dio per le anime più abbandonate e più bisognose delle sua Misericordia, quella devozione alle Anime Sante del Purgatorio che purtroppo sopravvive solo nelle persone più anziane. Non è da ritenersi cosa superata l’applicazione di Messe e suffragi in favore di chi pure non abbiamo conosciuto direttamente, quelle preghiere rivolte a Dio per le anime che attualmente si trovano in uno stato di attesa e di bisogno; un modo per farsi amici, come direbbe Vangelo, che “ci accolgano un giorno nelle dimore eterne”.

La preghiera per i defunti

Rispetto per i morti – Presso tutte le religioni, fin dai tempi più remoti, è diffuso il rispetto, il culto per i defunti. Mausolei sono stati costruiti in loro ricordo; le imbalsamazioni in uso presso certi popoli, le offerte, i riti sacrificali, dimostrano quanto sia sentito il dovere di onorare coloro che ci hanno lasciato per una vita oltre la morte. Per molti è un preciso dovere di gratitudine per il bene ricevuto, a partire dal dono della vita, ai valori intellettuali, morali, materiali con cui i nostri cari ci hanno beneficato durante la vita. Purtroppo sovente questo nobile sentimento viene espresso in maniera errata, con ostentazione di potere e ricchezza che non servono assolutamente al defunto, tanto meno a purificarlo dai peccati commessi durante la vita. Una tomba di marmo pregiato, una cassa di legno prezioso, un funerale sfarzoso… sono il più delle volte spreco inutile di denaro che avrebbe potuto essere devoluto a opere di grande valore sociale e caritativo, di cui il defunto avrebbe goduto un grande beneficio.

Solidarietà con i defunti

La morte non spezza i legami che abbiamo con i defunti. Le “tre” Chiese: peregrinante, purificante, trionfante, rimangono strettamente unite come vasi comunicanti: i beni di una si riversano sulle altre. E’ una verità di fede che proclamiamo nel simbolo apostolico quando affermiamo: “credo nella comunione dei santi”.

Con queste differenze. Noi che siamo ancora in vita possiamo con fiducia invocare e ottenere l’aiuto dei beati in cielo, questi sicuramente intercedono per noi, (particolarmente i nostri patroni, i parenti, gli amici, le persone che abbiamo amato). Le anime del Purgatorio invece si trovano in una condizione per la quale non possono più meritare per sé stessi; mentre noi abbiamo possibilità di aiutarli, di lenire le loro sofferenze, abbreviando la loro purificazione.

Da sempre la Chiesa accompagna i defunti, dopo la morte, con particolari riti e preghiere. La liturgia esequiale onora il corpo del defunto in cui Dio è stato presente mediante la Grazia dei Sacramenti e spinge lo sguardo all’ultimo avvenimento della storia, quando Cristo tornerà glorioso per ridare vita ai corpi e renderli partecipi della sua gloria.

Il più grande desiderio dell’uomo è vincere la morte, che trova la risposta certa in Gesù morto e risorto, salito al cielo per preparare un posto per ciascuno di noi. Accomiatandosi dai discepoli Gesù ha promesso: “Vado a prepararvi un posto. Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché anche voi siate dove sono io” (Gv 14,2-4). Per questo la liturgia esequiale è una celebrazione pasquale: un momento in cui i fedeli, mentre pregano per il defunto, affidandolo alla misericordia di Dio, ravvivano la propria fede e speranza in Cristo che tutti attende nel suo regno di amore.

Una delle preghiere recita: “Dio, Padre misericordioso, tu ci doni la certezza che nei fedeli defunti si compie il mistero del tuo Figlio, morto e risorto: per questa fede che noi professiamo, concedi al nostro fratello che si è addormentato in Cristo, di risvegliarsi con noi nella gioia della risurrezione”.

Come aiutare i nostri defunti

La Chiesa, madre e maestra, ci addita parecchi mezzi per suffragare le anime dei nostri cari e aiutarle a raggiungere la pienezza della vita eterna. L’aiuto più efficace è la S. Messa, la Comunione fatta in suffragio dei defunti. La celebrazione Eucaristica, rinnovando il sacrificio di Gesù, è l’atto supremo di adorazione e riparazione che possiamo offrire a Dio per le anime dei defunti.

La preghiera: un mezzo sempre efficace, alla portata di tutti, tanto più efficace quando non chiediamo aiuti e beni per noi stessi, ma perdono e salvezza per le anime dei nostri cari. Questa preghiera è tanto gradita a Dio perché coincide con la sua volontà salvifica: Egli desidera, attende di incontrarci tutti in Cielo, in quella beatitudine per la quale ci ha creati.

Oltretutto per molti di noi è un dovere di gratitudine per il bene ricevuto da parenti e amici e insieme una garanzia perché le anime, giunte in Paradiso, pregheranno per noi. Tra le preghiere tanto raccomandate dalla Madonna, la recita del Rosario, con l’aggiunta dopo il Gloria, di una invocazione per i defunti: l’Eterno riposo. Oltre la preghiera possiamo suffragare le anime con mortificazioni, sacrifici, penitenze, beneficenza e atti di carità, in riparazione dei peccati commessi mentre erano in vita.

A cura della Redazione Papaboys

 

■ In preparazione all’arrivo delle reliquie di San Pio un interessante articolo sul culto dei Santi e delle reliquie.

Reliquie: segno visibile del Dio invisibile

Il culto delle reliquie tra superstizione e spiritualità. Qual è la verità? Come venerarle per quello che rappresentano senza trasformarle in un talismano? di Gianni Mussini 18 settembre 2018

Che cosa hanno in comune un gagliardetto del Manchester United, la chitarra di Elvis all’Hard Rock Café di Manhattan, i Sepolcri di Ugo Foscolo e gli autografi delle tre stesure dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni? In tutti i casi abbiamo a che fare con realtà materiali che rimandano a una realtà di tipo – in senso lato – ‘spirituale’ e la rendono viva e visibile.

Il primo risale alla semifinale di una delle diverse Coppe dei Campioni vinte dal mio Milan: ero in gita scolastica e la guardai solo in TV ma un fedele amico, presente a San Siro, riuscì a procurarmi il prezioso gagliardetto che fa ancora bella mostra di sé nel mio studio (non lontano c’è una bella stampa ottocentesca che ritrae lo stesso Manzoni, con altri variegati cimeli e assortite immagini di luoghi cari: paesaggi dell’anima che in quel modo rimangono perennemente nei miei occhi e dunque nel mio cuore).

Con altre preziose ‘reliquie’ (per esempio la lettera d’amore di Courtney Love, il borsello di Jimi Hendrix e, per i più conservatori, i “Beatles memorabilia” come latinamente li chiamano da quelle parti…), all’Hard Rock Café di New York è laicamente venerata ogni giorno da centinaia di visitatori anche la chitarra di Elvis Presley: posso testimoniare che, appena la vedono, si mettono a canticchiare Jailhouse rock oppure (i romantici) Love me tender.

I Sepolcri del vecchio Foscolo ci dicono invece che un apparentemente inutile “sasso” cimiteriale, che ricorda una persona cara, non è veramente inutile visto che – come ci hanno insegnato a scuola – può stimolare una giovevole “corrispondenza di amorosi sensi” e, se si è stati bravi in vita, anche una sana emulazione a compiere “egregie cose”.

Infine gli autografi manzoniani (ogni foglio dei quali avrebbe un valore venale di migliaia di euro) ci spiegano che la storia delle tre redazioni dei Promessi sposi e dei cenci sciacquati in Arno non è una noiosa invenzione dei professori e dei critici letterari, ma una cosa magnificamente concreta: quante volte a scuola ho proposto ai miei ragazzi fotoriproduzioni delle diverse stesure di un passo del romanzo per far scoprire autonomamente da loro stessi il processo di toscanizzazione del linguaggio e, insieme, certe particolari soluzioni stilistiche attuate dall’autore… E dinanzi alla realtà, non a sue intimorenti astrazioni, i ragazzi capivano!

Ci pensavo quando, all’inizio di quest’anno, in una città disincantata come la mia (dove la presenza dominante dell’Università dissuade da ogni troppo esibita passione) si è tenuta – promossa da don Silvio Longobardi e dalla sua comunità – la peregrinatio delle reliquie dei genitori di Santa Teresa di Lisieux. Confesso che temevo il classico buco nell’acqua. Ma quando, all’inizio delle celebrazioni, ho visto d’incanto accendersi l’altare di moltissime candele (ecco un altro oggetto che allude a una realtà spirituale), allora ho capito che la cosa funzionava, e che tanta gente sente il bisogno di una fede concreta e incarnata: che è poi il segreto del Cristianesimo, il cui Dio non se ne è stato per aria, ma è venuto giù da noi, si è fatto toccare, ha mangiato e, nell’Eucarestia, si è fatto mangiare; anzi continua a farlo visto che, proprio nell’Eucarestia, secondo una bella intuizione del Cardinal Scola, Cristo è nostro contemporaneo.

Certo, non sono mancate le riserve dei soliti cattolici superintelligenti (?) sempre pronti a denunciare tutto quanto, nella Chiesa, sappia anche lontanamente di ‘superstizione’. E non senza ragioni, beninteso: sul culto delle reliquie incombe infatti il rischio del feticismo, quando da segno vivo esse si trasformano in una sorta di talismano. Inaccettabile, perché la magia non c’entra con il Cristianesimo, tanto che la Chiesa è molto severa in materia; così come – per analoghi motivi – condanna senza mezzi termini il mercato delle cose sacre, ovvero quella simonia che può vergognosamente riguardare anche le reliquie dei santi.

Ma sentiamo la parola sicura del Concilio, così volentieri invocato dai superintelligenti di cui sopra: «La Chiesa, secondo la sua tradizione, venera i santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini. Le feste dei santi infatti proclamano le meraviglie di Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli opportuni esempi da imitare» (cap. 11 della Costituzione sulla Sacra Liturgia).

Non si potrebbe dire meglio. Del resto quest’anno proprio le reliquie del papa del Concilio, san Giovanni XXIII, sono state accolte per qualche settimana nella casa natale del Santo, a Sotto il Monte. Mentre Giovanni Paolo II, altro papa canonizzato, fu sentito esclamare sulla tomba di sant’Agostino nella basilica pavese di San Pietro in Ciel d’Oro: “Qui c’è il corpo di sant’Agostino”, calcando molto – alla sua maniera – sulla parola “corpo”, così decisiva nella visione trinitaria del Cristianesimo e anche in quella particolare Teologia del corpo elaborata dallo stesso Wojtyla.

Sulla stessa linea monsignor Ettore Malnati che, in un recente intervento comparso su Avvenire, ha ben colto le radici cristologiche ed eucaristiche delle reliquie: se è vero che l’umanità di Gesù Cristo “fu determinante nel piano divino in tutta la sofferenza e umiliazione della Passione sino alla tragedia della croce”, ne consegue che “è proprio per il mistero dell’unione ipostatica, cioè delle due nature nell’unica persona del Verbo, che ha potuto realizzarsi la redenzione dell’umanità”; e che coerentemente i cristiani sin dai primi secoli hanno onorato i corpi dei martiri in virtù proprio del fatto che, “con il Battesimo e l’intera economia sacramentale, il corpo del cristiano, oltre ad essere il tempio della Trinità, è stato lo strumento materiale per una realizzazione della teofania individuale”. La conclusione è coerente con questo assunto: “L’onorare dunque il corpo sepolto di un santo significa richiamare il modo come questi ha risposto al progetto di Dio e porsi alla sua scuola, per rendere la propria vita illuminata dallo stile con cui quel santo ha vissuto”.

Chiaro no? E pensare che avevo cominciato il discorso parlando di Elvis Presley e del Manchester United… Proprio vero che le vie del Signore sono infinite! Dal sito: https://www.puntofamiglia.net

 

■ Ottobre: mese del rosario?

Trenta anni fa, durante il mese di ottobre, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, partecipavano alla recita quotidiana del rosario, prima della Messa serale, dalle quaranta alle cinquanta persone. Durante questo ultimo mese di ottobre hanno partecipato dalle sette alle dieci persone. Come si spiega? La devozione popolare ha dedicato tutto il mese di ottobre alla Beata Vergine Maria del Rosario la cui memoria si celebra il 7 ottobre. Si collega con la vittoria di Lepanto 7 Ottobre 1571, che arrestò la grande espansione dell’impero ottomano dei Turchi. Il papa san Pio V attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del rosario. I papi hanno sempre incoraggiato la recita del rosario presso il popolo cristiano. Il papa san Giovanni Paolo II ha pubblicato una enciclica sul rosario ed ha aggiunto i cinque misteri della luce che si meditano il giovedì. A Lourdes la Madonna che appare a santa Bernadette ha in mano il rosario ed invita la veggente a recitarlo. La Madonna che appare a Fatima raccomanda ai tre pastorelli la recita del rosario perché cessi la guerra. A La Maddalena c’è stata sempre tanta devozione al santo rosario, come dimostra un antico quadro del settecento nella cappella del rosario e il mosaico, nella stessa cappella, raffigurante la Madonna col Bambino, che porgono il rosario a san Domenico e a santa Caterina da Siena, apostoli del rosario. La supplica alla Madonna del Rosario di Pompei due volte all’anno a mezzogiorno è stata sempre partecipata, una volta venivano anche molti alunni delle scuole. Come mai la recita quotidiana e comunitaria del rosario è andata piano piano diminuendo? Eppure la Chiesa la incoraggia concedendo l’indulgenza plenaria applicabile anche ai defunti, a chi recita comunitariamente il rosario. Indubbiamente è diminuita la fede. Gli anziani man mano cedono il posto e sono pochi quelli che li sostituiscono. Ma non sempre è diminuzione di fede. Tanti recitano il rosario personalmente in casa o in chiesa. Tanti altri pur avendo devozione per il rosario, hanno un po’ trascurato, si sono lasciati prendere dalle tante cose da fare. Alcuni possono anche aver avuto difficoltà con l’ orario: rosario alle ore 17.00, santa Messa alle ore 18.00. È importante ricordare che Dio non toglie ma dona. Il rosario è una meditazione sulla vita di Gesù (i misteri) con la mente e il cuore di Maria sua e nostra madre. Recitarlo bene ci aiuta a vivere con Gesù e come Gesù, alla scuola di Maria, i misteri della vita, le gioie, le sofferenze, le fatiche e le speranze. Ciò che non abbiamo fatto ieri facciamolo domani. 

 

                                     D.D.

Programma del pellegrinaggio delle reliquie di Padre Pio da Pietrelcina in visita

a La Maddalena

SAN  PIO 01112019

 

  

Venerdì 8 novembre

h. 9.30 Arrivo e accoglienza delle reliquie nella chiesa di S. M. Maddalena

h. 10.30 S. Rosario

h. 11.00 S. Messa per gli ammalati presieduta da S.E. Mons. S. Sanguinetti

h. 15.00 Coroncina alla Divina Misericordia e S.Rosario

h. 16.45 S. Rosario e Vespri

h. 17.30 Catechesi – padre Fortunato Grottola

h. 18.00 S. Messa per il volontariato.

h. 21.15 Veglia di preghiera

 

Sabato 9 novembre

h. 8.00 Lodi mattutine

h. 8.30 S. Messa

Mattinata dedicata ai Gruppi di Preghiera di Padre Pio

h.10.00 S. Rosario

h. 10.30 Catechesi – padre Fortunato Grottola

h.11.30 S. Messa

h. 15.00 Adorazione Eucaristica

h. 16.15 Incontro con i bambini

h. 16.45 S. Messa con i bambini

h. 18.00 S. Messa

h. 21.15 Fiaccolata per le vie del centro

 

Domenica 10 novembre

h. 9.30 S. Messa

h. 11.00 S. Messa e catechesi con i bambini

h. 15.00 Coroncina alla Divina Misericordia e S.Rosario

h. 16.45 S. Rosario e Vespri

h. 17.30 Catechesi – padre Fortunato Grottola

h. 18.00 S. Messa per le famiglie con atto di affidamento.

 

Lunedì 11 novembre

h. 8.00 Lodi mattutine

h. 8.30 S. Messa conclusiva, saluto e partenza delle reliquie.

 

La chiesa sarà aperta dalle 7.30 alle 23.00.

Le celebrazioni eucaristiche saranno animate dai cori parrocchiali.

Diversi momenti di preghiera saranno animati dai gruppi parrocchiali.

Durante le celebrazioni saranno disponibili sacerdoti per le confessioni.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

1. Giovedì 31 ottobre vigilia della Solennità di tutti i Santi.

h. 16.15 S. Messa prefestiva.

 

2. Venerdì 1 novembre solennità di Tutti Santi, festa di precetto, le S. Messe come la domenica.

 

3. Sabato 2 novembre – Commemorazione dei fedeli defunti

h. 8.00 – S. Messa a Moneta

h. 11.00 – S. Messa al cimitero

h. 16.15 – S. Messa prefestiva a Moneta.

 

4. Martedì 5 novembre alle h. 19.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro di preparazione alla Cresima per adulti.

 

5. Venerdì 8 novembre arrivano le reliquie di Padre Pio. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

 

6. Sabato 9 novembre non ci sarà la S. Messa prefestiva a Moneta.

 

7. Domenica 10 novembre h. 9.00 S. Messa a Moneta. Non ci sarà la S. Messa a Stagnali.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1. Giovedì 31 ottobre vigilia della Solennità di tutti i Santi h. 16.30 S. Messa nella Cappella dell’Ospedale civile. h. 18.00 S. Messa nella Parrocchia di S.Maria Maddalena.

 

2. Venerdì 1 novembre Solennità di tutti i Santi. Giornata della santificazione universale.

Gli orari delle S. Messe come la domenica.

Tutti i giorni del mese di novembre S.Rosario per i defunti alle ore 17.15.

 

3. Sabato 2 novembre. Commemorazione dei fedeli defunti.

Orari delle S. Messe:

h. 8.00 Due Strade

h. 8.30 Parrocchia S. Maria Maddalena

h. 11.00 Cimitero

h. 15.00 Cimitero

h. 16.30 Cappella Ospedale civile (prefestiva)

h. 18.00 Parrocchia S. Maria Maddalena per tutti i defunti dell’anno (prefestiva)

 

4. Domenica 3 novembre Ingresso di Don Roberto Aversano nella Parrocchia di Cristo Re a Valledoria. La S.Messa a Valledoria sarà alle ore 17.30.

5. Martedì 5 novembre

● Alle ore 10.30 incontro del gruppo Liturgico nella Biblioteca parrocchiale.

● Alle ore 19.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro di preparazione alla Cresima per adulti.

 

6. Mercoledì 6 Novembre

● Dalle ore 9.30, tutti coloro che possono, sono invitati ad aiutare nelle pulizie generali della chiesa, in preparazione all’arrivo delle reliquie di San Pio.

● Tutti i mercoledì di novembre alle ore 15.45 S.Messa in Cimitero.

 

7. Venerdì 8 novembre arrivo delle reliquie di Padre Pio. Vedi programma.

 

8. Giovedì 14, venerdì 15 e sabato 16 novembre pellegrinaggio a Carloforte, per la festa della Madonna dello Schiavo. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero 3491534378 o in Sacrestia.

 

 

M A G I S T E R O

 È INGIUSTO CHE OGGI CI SIA CIBO PER TUTTI, MA CHE TUTTI NON POSSANO ACCEDERVI

 La Giornata Mondiale dell’Alimentazione fa eco ogni anno al grido di tanti nostri fratelli che continuano a subire le tragedie della fame e della malnutrizione. Di fatto, nonostante gli sforzi compiuti negli ultimi decenni, l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile rimane un programma da realizzare in molte parti del mondo.

Vediamo come il cibo cessa di essere un mezzo di sussistenza per diventare un canale di distruzione personale. Quindi, a fronte degli 820 milioni di persone affamate, abbiamo sull’altro piatto della bilancia quasi 700 milioni di persone in sovrappeso, vittime di abitudini alimentari sbagliate. A causa della malnutrizione, le patologie legate all’opulenza possono derivare sia da uno squilibrio “per eccesso”, i cui effetti sono spesso diabete, malattie cardiovascolari e altre forme di malattie degenerative, sia da uno squilibrio “per difetto”, documentato dal numero crescente di morti per anoressia e bulimia.

È quindi necessaria una conversione del nostro modo di agire, e la nutrizione è un importante punto di partenza. Viviamo grazie ai frutti del creato e questi non possono essere ridotti a mero oggetto di uso e di dominio. Per questo motivo, i disturbi alimentari si possono combattere solo coltivando stili di vita ispirati ad una visione riconoscente di ciò che ci viene dato, cercando la temperanza, la moderazione, l’astinenza, il dominio di sé e la solidarietà: virtù che hanno accompagnato la storia dell’uomo. Si tratta di ritornare alla semplicità e alla sobrietà e di vivere ogni momento dell’esistenza con uno spirito attento ai bisogni dell’altro.

Per assimilare tale forma di vita, la famiglia ha un posto principale, e per questo la FAO ha dedicato particolare attenzione alla tutela della famiglia rurale e alla promozione dell’agricoltura familiare. Nell’ambito familiare, e grazie alla sensibilità femminile e materna, si impara a godere dei frutti della terra senza abusarne e si scoprono gli strumenti migliori per diffondere stili di vita rispettosi del bene personale e collettivo.

D’altra parte, l’attuale interdipendenza tra le nazioni può aiutare a mettere da parte gli interessi particolari e favorire la fiducia e la relazione di amicizia tra i popoli. Auspico che il tema di quest’anno ci aiuti a non dimenticare che c’è chi si nutre ancora in modo poco salutare. È crudele, ingiusto e paradossale che, al giorno d’oggi, ci sia cibo per tutti e, tuttavia, non tutti possano accedervi; o che vi siano regioni del mondo in cui il cibo viene sprecato, si butta via, si consuma in eccesso o viene destinato ad altri scopi che non sono alimentari. Per uscire da questa spirale, occorre promuovere «istituzioni economiche e programmi sociali che permettano ai più poveri di accedere in modo regolare alle risorse di base».

La lotta contro la fame e la malnutrizione non cesserà finché prevarrà esclusivamente la logica del mercato e si cercherà solo il profitto a tutti i costi, riducendo il cibo a mero prodotto di commercio, soggetto alla speculazione finanziaria e distorcendone il valore culturale, sociale e fortemente simbolico. La prima preoccupazione dev’essere sempre la persona umana, specialmente coloro che mancano di cibo quotidiano e che a malapena riescono a occuparsi delle relazioni familiari e sociali . Quando la persona umana sarà collocata nel posto che le spetta, allora le operazioni di aiuto umanitario e i programmi di sviluppo avranno un impatto maggiore e daranno i risultati sperati. Non possiamo dimenticare che ciò che accumuliamo e sprechiamo è il pane dei poveri. Chiedo a Dio di benedire ognuno di voi e rendere fruttuoso il vostro lavoro, in modo che cresca costantemente la pace al servizio del progresso autentico e integrale di tutta la famiglia umana.

(Messaggio per la Giornata Mondiale dell'alimentazione 2019 - 16 ottobre 2019)

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI - «Vieni in Macedonia e aiutaci!» (At 16,9). La fede cristiana approda in Europa

 

Leggendo gli Atti degli Apostoli si vede come lo Spirito Santo è il protagonista della missione della Chiesa: è Lui che guida il cammino degli evangelizzatori mostrando loro la via da seguire.

Questo lo vediamo chiaramente nel momento in cui l’apostolo Paolo, giunto a Troade, riceve una visione. Un Macedone lo supplica: «Vieni in Macedonia e aiutaci!». Il popolo della Macedonia del Nord è fiero di questo, è tanto fieri di aver chiamato Paolo perché fosse Paolo ad annunziare Gesù Cristo. Ricordo tanto quel bel popolo che mi ha accolto con tanto calore: che conservino questa fede che Paolo ha predicato loro! L’Apostolo non ha esitato e parte per la Macedonia, sicuro che è proprio Dio ad inviarlo, e approda a Filippi, «colonia romana» sulla via Egnatia, per predicare il Vangelo.

La potenza del Vangelo si indirizza, in particolare a Lidia,   una credente in Dio a cui il Signore apre il cuore «per aderire alle parole di Paolo». Lidia, infatti, accoglie Cristo, riceve il Battesimo insieme alla sua famiglia e accoglie quelli che sono di Cristo, ospitando Paolo e Sila nella sua casa. Abbiamo qui la testimonianza dell’approdo del cristianesimo in Europa: l’inizio di un processo di inculturazione che dura anche oggi. E’ entrato dalla Macedonia.

Poi , Paolo e Sila si trovano a fare i conti con la durezza del carcere , dove vengono gettati per aver liberato nel nome di Gesù «una schiava che aveva uno spirito di divinazione» e «procurava molto guadagno ai suoi padroni» con il mestiere di indovina. I suoi padroni guadagnavano tanto e questa povera schiava faceva questo che fanno le indovine: ti indovinava il futuro, ti leggeva le mani – come dice la canzone, “prendi questa mano, zingara”, e per questo la gente pagava. Anche oggi, c’è gente che paga per questo. I suoi padroni, per ritorsione, denunciano Paolo e conducono gli Apostoli davanti ai magistrati con l’accusa di disordine pubblico.

Ma cosa succede? Paolo è in carcere e durante la prigionia accade però un fatto sorprendente. E’ in desolazione, ma invece di lamentarsi, Paolo e Sila intonano una lode a Dio e questa lode sprigiona una potenza che li libera: durante la preghiera un terremoto scuote le fondamenta della prigione, si aprono le porte e cadono le catene di tutti. Come la preghiera della Pentecoste, anche quella fatta in carcere provoca effetti prodigiosi.

Il carceriere, credendo che i prigionieri siano fuggiti, stava per suicidarsi, perché i carcerieri pagavano con la propria vita se fuggiva un prigioniero; ma Paolo gli grida: “Siamo tutti qui!”. Quello allora domanda: «Che cosa devo fare per essere salvato?». La risposta è: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». A questo punto accade il cambiamento: nel cuore della notte, il carceriere ascolta la parola del Signore insieme alla sua famiglia, accoglie gli apostoli, ne lava le piaghe – perché erano stati bastonati – e insieme ai suoi riceve il Battesimo; poi, «pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio», imbandisce la mensa e invita Paolo e Sila a restare con loro: il momento della consolazione! Nel cuore della notte di questo anonimo carceriere, la luce di Cristo brilla e sconfigge le tenebre: le catene del cuore cadono e sboccia in lui e nei suoi familiari una gioia mai provata.

Chiediamo anche noi oggi allo Spirito Santo un cuore aperto, sensibile a Dio e ospitale verso i fratelli, come quello di Lidia, e una fede audace, come quella di Paolo e di Sila, e anche un’apertura di cuore, come quella del carceriere che si lascia toccare dallo Spirito Santo.

(UDIENZA GENERALE – Mercoledì 30/10/2019) a cura di A. Panzera

 

 
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n°42 Sabato 26 Ottobre 2019

 

EDITORIALE

 Lavori in corso

 MURO ATTIVITA' PARROCCHIA 26102019"Credo la Chiesa" Con questa frase ogni domenica affermiamo che la Chiesa è un mistero di fede. Se la Chiesa fosse una realtà puramente umana appartenente solo all’ordine naturale e sociale non sarebbe necessario (e neanche possibile) professare la fede “nella Chiesa”. Invece la realtà della Chiesa non si limita ai soli aspetti visibili, esiste – ed è più importante e fondamentale – l' aspetto invisibile, quello della presenza di Cristo. La Chiesa è di Cristo, prolungamento della sua presenza in mezzo a noi. Una delle tendenze di oggi è quello di vedere la Chiesa come un esempio di aggregazione umana, una specie di ONG (Organizzazione Non Governativa) impegnata nel sociale. È una visione molto fuorviante che non permette di capire cosa veramente sia.Domenica scorsa durante l'inaugurazione dell’Anno pastorale con il Mandato Missionario ogni gruppo presente nelle nostre parrocchie ha portato un mattone che lo rappresenta nella processione offertoriale.

 

La Cresima che festa è?

 Domenica 27 ottobre alle ore 11.00, 54 dei nostri ragazzi e ragazze, di circa 13 anni, riceveranno il sacramento della Cresima. Si sono preparati con tanti anni di catechismo. Hanno scelto un padrino o una madrina. Si sono confessati, hanno fatto le prove della cerimonia, i genitori hanno organizzato una festa, gli amici e i parenti oltre il padrino e la madrina faranno un regalo. I cresimati e le loro famiglie come vivranno questo giorno? Alcune famiglie, spero poche, lo vivranno come la “Festa della Liberazione” : “Finalmente il catechismo è finito, basta con la Messa, la festa è fatta, la prossima sarà il Matrimonio, speriamo!” Mi auguro che buona parte dei cresimati e delle famiglie viva quel giorno come la “Festa del Giuramento” nella quale i ragazzi promettono fedeltà nel servizio a Cristo e alla Chiesa, ai quali si sentono uniti più saldamente. Il meglio sarebbe vivere quel giorno come la “Festa del Mandato”. I cresimati ricevono il dono dello Spirito Santo dal quale si sentono mandati nella Chiesa e nel mondo per diffondere e difendere con la parola e con l’azione la fede, come veri testimoni di Cristo. Un modo concreto di vivere questa missione è la partecipazione al dopo-Cresima. Questo aiuta ad inserirsi attivamente in qualche gruppo parrocchiale, come quei mattoni deposti qualche settimana fa nel presbiterio di Santa Maria Maddalena, nella “Giornata del mandato missionario”, per ricordare che l’edificio Chiesa-comunità si edifica con i singoli mattoni che siamo ognuno di noi, col suo servizio.

 

La costruzione fatta di questi mattoni rappresenta due comunità parrocchiali che devono formare un'unica Chiesa.

Ogni gruppo, ogni persona fa qualcosa di diverso, unico e indispensabile contribuendo così alla costruzione – Chiesa - comunità completa. Non basta però mettere insieme un gran numero di mattoni o pietre sterili e messe lì in modo confuso e sparpagliato, sarebbe solo un cumulo di macerie. Ci vuole “qualcosa” che le tenga unite e le possa far diventare un “edificio”.

A questo punto vorrei richiamare il pensiero di Papa Francesco:

“Noi siamo le pietre vive dell’edificio di Dio, unite profondamente a Cristo, che è la pietra di sostegno, e anche di sostegno tra noi.

Cosa vuol dire questo? Vuol dire che il tempio siamo noi, noi siamo la Chiesa vivente, il tempio vivente e quando siamo insieme tra di noi c’è anche lo Spirito Santo, che ci aiuta a crescere come Chiesa. Noi non siamo isolati, ma siamo popolo di Dio: questa è la Chiesa!

Ed è lo Spirito Santo, con i suoi doni, che disegna la varietà. Questo è importante: cosa fa lo Spirito Santo fra noi? Egli disegna la varietà che è la ricchezza nella Chiesa e unisce tutto e tutti, così da costituire un tempio spirituale, in cui non offriamo sacrifici materiali, ma noi stessi, la nostra vita (cfr 1Pt 2,4-5). La Chiesa non è un intreccio di cose e di interessi, ma è il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio dello Spirito Santo, il Tempio in cui Dio opera, il Tempio in cui ognuno di noi con il dono del Battesimo è pietra viva. Questo ci dice che nessuno è inutile nella Chiesa e se qualcuno a volte dice ad un altro: ‘Vai a casa, tu sei inutile’, questo non è vero, perché nessuno è inutile nella Chiesa, tutti siamo necessari per costruire questo Tempio! Nessuno è secondario. Nessuno è il più importante nella Chiesa, tutti siamo uguali agli occhi di Dio. (…) Nessuno è anonimo: tutti formiamo e costruiamo la Chiesa. Questo ci invita anche a riflettere sul fatto che se manca il mattone della nostra vita cristiana, manca qualcosa alla bellezza della Chiesa. Alcuni dicono: ‘Io con la Chiesa non c’entro’, ma così salta il mattone di una vita in questo bel Tempio. Nessuno può andarsene, tutti dobbiamo portare alla Chiesa la nostra vita, il nostro cuore, il nostro amore, il nostro pensiero, il nostro lavoro: tutti insieme.”

Quindi buona costruzione!

don Andrea ( Il vostro capocantiere       )

 

P.S. Sono in attesa del ritorno dei moduli “PIETRE VIVE”

 

 

(La Cresima che festa è?)

In occasione della Cresima molte famiglie si sentono coinvolte. Genitori, che forse da molto tempo non si accostano alla santa Comunione, per l’occasione si confessano e si comunicano.

Così fanno anche molti padrini e madrine che sentono il bisogno di dare il buon esempio di guide nella vita cristiana. Anche i così detti testimoni, pur non potendo ricevere l’assoluzione e la Comunione, ugualmente si accostano al sacerdote per un colloquio spirituale e per una benedizione. La Cresima è davvero un momento di grazia, una nuova Pentecoste, cioè una effusione di Spirito Santo nelle nostre due comunità parrocchiali. È un momento forte di Chiesa, non solo per la presenza del Vescovo, (dove c’è il Vescovo c’è la pienezza della Chiesa), ma anche per il prezioso lavoro volontario delle catechiste che aiutano i sacerdoti, per il lavoro d’insieme delle due parrocchie che dice l’unità della Chiesa, per la partecipazione di parenti, amici e semplici fedeli. In quella nuova Pentecoste tutta la comunità prende sempre più coscienza che la Cresima o Confermazione, perfeziona la grazia del Battesimo e insieme all’Eucaristia rende completo il cristiano, associandolo pienamente alla missione di Cristo. Il dono dello Spirito Santo è espresso molto bene dall’unzione con l’olio profumato (crisma) con l’imposizione delle mani da parte del Vescovo. Tale unzione spiega il nome di “cristiano” che significa “unto” e che trae la sua origine da quello di Cristo stesso, che Dio consacrò (ha unto) in Spirito Santo.                               

                            D.D.

  

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ La Giornata Missionaria Mondiale nella nostra isola.

L’inaugurazione dell’anno pastorale nella chiesa di S. Maria Maddalena, essendo anche la Giornata Missionaria Mondiale è stata vissuta in maniera speciale, infatti domenica 20 ottobre durante la Messa solenne, che è stata animata dal coro della Trinità, è stato conferito il mandato missionario a tutti i gruppi delle due comunità parrocchiali: S. Maria Maddalena e Agonia di Nostro Signore Gesù Cristo.

Questa occasione ci è stata data dalla decisione di Papa Francesco di vivere il mese di ottobre, come un mese missionario straordinario per rinnovare l’impegno missionario, non soltanto per quelli che sono già in terra di missione, ma per tutti noi, in quanto siamo depositari del mandato missionario che ci ha dato Gesù Cristo.

 Il parroco don Andrea Domanski, che ha celebrato la Messa insieme a don Davide Mela, ha dato il benvenuto alle tante persone lì convenute con queste parole: “oggi è un giorno di festa per le nostre comunità isolane, un giorno dove il Signore ci ha chiamato per nutrirci alla sua mensa, ma anche per conferire una missione speciale a questi nostri fratelli che operano nelle nostre comunità parrocchiale. È un dono di Dio quello di far sorgere in mezzo ad esse persone disposte a dedicare parte del loro tempo alla nobile missione di collaborare con lui per edificare il Regno”! Dopo l’omelia è stato conferito il mandato a tutti i gruppi che lavorano nelle nostre parrocchie che sono ben 48, ma che sempre sono in crescita. Subito dopo il bellissimo momento dell’offertorio dove ogni gruppo ha portato un mattone posizionato poi sotto l’altare per sottolineare il fatto che siamo pietre vive che “ INSIEME” costruiscono la Chiesa stessa, il Tempio di Dio. C’è un canto che ben esprime il compito che noi, mandati dalla Chiesa dobbiamo compiere: “Cristo non ha mani, ha soltanto le nostre mani per fare il suo lavoro, Cristo non ha mezzi, ha soltanto il nostro aiuto per condurre gli uomini a se”. Naturalmente bisogna essere in rapporto con Dio e questo è possibile solo quando c’è lo spirito di preghiera, quando si mettono in pratica le parole del Vangelo, unica vera sorgente di vita. Il fatto di essere inviati dalla Chiesa suppone di occupare un “ posto speciale nel cuore del Papa”, perciò dobbiamo essere come Papa Francesco ci vuole e vorrei concludere proprio con le sue parole: “È un mandato che ci tocca da vicino; io sono sempre in missione, tu sei sempre in missione, ogni battezzato e battezzata è una missione.

Chi ama si mette in movimento, e spinto fuori da sé stesso, è attratto e attrae, si dona all’altro e tesse relazioni che generano vita”!

Maria Vitiello

 

■ 22 ottobre memoria di San Giovanni Paolo II.

RELIQUIE PAPA GIOVANNI PAOLO I Per festeggiare la memoria liturgica di S.Giovanni Paolo, la Chiesa ha scelto, non la data della sua morte, come succede di solito, ma il giorno in cui iniziò il suo pontificato: il 22 ottobre 1978. La chiesa di Moneta ha il privilegio di avere avuto un grande dono: infatti proprio il 22 ottobre 2014 sono arrivate le preziose reliquie di San Giovanni Paolo, grazie alla volontà del nostro parroco don Andrea Domanski e da allora esse, poste in un’apposita teca a sinistra dell’altare, sono esposte alla devozione dei fedeli. San Giovanni Paolo è stato l’apostolo della nuova evangelizzazione, della famiglia, dei giovani e delle vocazioni: è il Santo di tutti i popoli! Ma noi lo sentiamo particolarmente vicino e lo veneriamo in maniera speciale, così la Messa delle 17.15 a Moneta il 22 ottobre, è stata celebrata in suo onore dal parroco: “vogliamo ringraziare il Signore”, ha detto all’inizio “per questo grande dono che ha dato a tutti noi, con la vita e il servizio di Giovanni Paolo a tutta la Chiesa; il Signore tramite i suoi santi distribuisce le sue grazie e oggi per sua intercessione affidiamo al Signore le nostre comunità parrocchiali e preghiamo per tutta la Chiesa e per Papa Francesco”. Nell’omelia ha commentato poi il Vangelo di Giovanni, lo stesso che San Giovanni Paolo aveva ricordato il giorno dell’inaugurazione del suo pontificato, quando Gesù affidò a Pietro la Chiesa: “mi ami tu? Pasci i miei agnelli”. Anche lui come Pietro, ha professato il suo amore per il Signore ed è lì che ha invitato tutti gli uomini a far entrare Gesù nella vita di ciascuno: “non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!” Dopo la Messa c’è stata l’Adorazione Eucaristica: una veglia di preghiera davanti al Santissimo Sacramento, con la lettura dei messaggi del Santo alle famiglie, ai giovani e agli anziani, altre preghiere comunitarie, la recita di un mistero del rosario e le litanie per lui, il tutto intercalato dai canti di adorazione da parte del coro, che porta proprio il suo nome. La musica e il bel canto hanno coinvolto i presenti a pregare meglio, visto che chi canta prega due volte. Al termine, mentre il coro intonava Jesus Christ, tutte le persone presenti hanno potuto venerare le sue reliquie: un modo per onorare questo grande Santo dei nostri giorni, ma credo che il modo migliore per onorarlo sia scolpire nel cuore le sue parole e metterle in pratica. San Giovanni Paolo prega per noi!   Maria Vitiello

 

■ Riaperta la causa di Beatificazione di Padre Giovanni Battista Manzella

PADRE MANZELLA 26102019Gli anziani in Sardegna lo hanno sentito nominare tante volte. Era un missionario vincenziano di Soncino (Cremona) (amava scherzare dicendo: “son-cinese”). È arrivato in Sardegna a Golfo Aranci (non era ancora agibile il porto di Olbia) nel 1900 ed è vissuto sempre in Sardegna, con sede a Sassari, per 37 anni fino alla morte nel 1937 a 82 anni. È stato protagonista della vita religiosa di Sassari e del Nord Sardegna. Era chiamato il “Signor Manzella”. Insieme con gli altri missionari vincenziani organizzava le missioni popolari nelle parrocchie. La Sardegna di allora non era quella di oggi: malaria, banditismo, rivalità tra le famiglie, superstizione, massoneria, isolamento dei paesi interni. Il Manzella percorse tutti gli angoli del Nord Sardegna, anche i più sperduti: gli stazzi della Gallura, le capanne della Nurra, le baracche dei minatori della diga del Coghinas. Arrivando nei paesi suonava la sua famosa “trombetta”, trascinando piccoli e grandi in chiesa, alla missione. Non si accontentava delle prediche in chiesa, andava a trovare i pastori nelle loro capanne; confessava, celebrava sul suo altarino portatile, portava le comunioni ai malati sparsi nelle campagne. Fondava le Conferenze di San Vincenzo per i poveri, asili per i bambini, orfanotrofi, ricoveri per i vecchi. A lui si deve la fondazione di “Libertà”, il settimanale cattolico dell’arcidiocesi di Sassari. Organizzò a Sassari nel 1926 la Giornata Missionaria che poi il Papa estese al mondo intero come Giornata Missionaria Mondiale. Fondò le Suore del Getsemani, dette Manzelliane. Attese alla formazione dei seminaristi di Sassari. Si dedicò alla direzione spirituale di molte anime tra le quali la Beata Edvige Carboni e il servo di Dio padre Salvatore Vico. Venne anche a La Maddalena nel 1904 a predicare una missione col confratello padre Valentino. La relazione di quella missione, che riportiamo in un articolo a parte, è piuttosto severa e rispecchia la mentalità di quel tempo. La missione vincenziana con padre Manzella a La Maddalena, incoraggiò la crescita dell’Istituto San Vincenzo, iniziato qualche anno prima, dopo la missione del 1901. Incoraggiò la costruzione della chiesa dell’Agonia a Moneta (forse l’unica in Italia ad avere questo titolo) perché i Vincenziani hanno grande devozione per l’agonia di Gesù nel Getsemani. Padre Manzella chiamò Suore del Getsemani l’ordine femminile da lui fondato. Anche nella cappella del nostro Istituto San Vincenzo c’è una nicchia con Gesù nel Getsemani. Padre Manzella morì il 23 ottobre 1937, l’ultimo malore lo ebbe ad Arzachena, dove era andato già anziano e malato per una missione. La tomba, nella chiesa delle Suore del Getsemani (Manzelliane) a Sassari, è meta di pellegrinaggio da parte di centinaia di fedeli. Nell’aprile scorso papa Francesco con un decreto ha disposto la riapertura della causa di Beatificazione che era bloccata dal 1964. Un provvedimento sollecitato dal cardinale Angelo Becciu e accolto con grande piacere da tanti fedeli che sperano nella sua Beatificazione da parte della Chiesa. Per la Beatificazione è necessario un miracolo ottenuto per sua intercessione. Siamo fiduciosi che tante preghiere elevate dai fedeli otterranno dalla sua intercessione grazie e miracoli.  

P.Fortunato Ciomei e D.D.

 

■ Relazione sulla Missione popolare a La Maddalena nel 1904.

La Maddalena: 12.000 abitanti; missione dal 1 al 21 maggio. Predicatori: Manzella e Valentino.

“Maddalena! Terra veramente degna della patrona prima della conversione. È una popolazione eterogenea, costituita da persone provenienti da vari paesi dell’isola e del continente. Tale situazione si registra anche nel comportamento religioso: massoneria, valdismo, increduli e non praticanti formano i diciannove/ventesimi. La nefasta tomba di Caprera che la prospetta pare che con i suoi miasmi infernali tutta ne abbia appestata l’aria ed il suolo talmente da renderlo persino incapace di fecondità, come il suolo che attornia il celebre Mar Morto! Gli opifici governativi (l’arsenale) sforzano i poveri operai ad un illegale e crudele lavoro festivo senza distinzione dai feriali. I numerosissimi militari mantengono la solita parte del malcostume. Il ministro protestante predica tre volte la settimana coadiuvato da un vice. La scomodità dell’unica chiesa, il carattere perfettamente inerte dei due sacerdoti, che per altro sembrano buoni: tutto concorre a far tristemente presagire l’esito della missione. Essendo scarso l’afflusso in chiesa, il Signor Manzella, ottenute le debite autorizzazioni, si recò nella zona lontana ed isolata detta Cantiere per predicarvi e celebrare all’aperto. Era opera troppo buona ed il demonio suscitò tutti i suoi degni figlioli massoni, protestanti e socialisti, i quali al momento di partire fanno emettere un decreto revocativo del permesso e proibitivo d’ogni radunanza religiosa in quel luogo. I missionari fecero intervenire il Prefetto il quale chiese spiegazioni al sindaco massone. Se il demone lavora, il buon Dio non dorme sulla salute delle anime e tutto coordina al miglior loro vantaggio: fu affittata una sala che divenne una succursale della scomoda chiesa parrocchiale e permise un migliore proseguimento della Missione.

(Nota: come si vede nella relazione i tempi non erano quelli del dialogo col mondo a cui ci ha invitati il Concilio Vaticano II. Quanto ad indifferenza religiosa ce n’è anche oggi, ma in confronto ad allora oggi, nonostante tutto, va un po’ meglio

D.D.

 

Condoglianze ai famigliari di Pasqualina Masala che è tornata alla casa del Padre Celeste.

 

 

Programma del pellegrinaggio delle reliquie di Padre Pio da Pietrelcina in visita a La Maddalena

 Venerdì 8 novembre

h. 9.30 arrivo e accoglienza delle reliquie nella chiesa di S. M. Maddalena

h. 10.30 S. Rosario

h. 11.00 S. Messa per gli ammalati – Mons. S.Sanguinetti

h. 15.00 Coroncina alla Divina Misericordia e S. Rosario

h. 16.45 S. Rosario e Vespri

h. 17.30 Catechesi – padre Fortunato Grottola

h. 18.00 S. Messa per il volontariato.

h. 21.00 Veglia di preghiera

 

Sabato 9 novembre

h. 8.00 Lodi mattutine

h. 8.30 S. Messa

Mattinata dedicata ai Gruppi di Preghiera di Padre Pio

h.10.00 S. Rosario

h. 10.30 Catechesi – padre Fortunato Grottola

h.11.30 S. Messa

h. 15.00 Adorazione Eucaristica

h. 16.15 incontro con i bambini

h. 16.45 S. Messa per i bambini

h. 18.00 S. Messa

h. 21.00 Fiaccolata per le vie del centro

 

Domenica 10 novembre

h. 9.30 S. Messa

h. 11.00 S. Messa

h. 15.00 Coroncina alla Divina Misericordia e S.Rosario

h. 16.45 S. Rosario e Vespri

h. 17.30 Catechesi – padre Fortunato Grottola

h. 18.00 S. Messa per le famiglie con atto di affidamento.

 

Lunedì 11 novembre

h. 8.00 Lodi mattutine

h. 8.30 S. Messa conclusiva, saluto e partenza delle reliquie.

 

La chiesa sarà aperta dalle 7.30 alle 23.00.

Le celebrazioni eucaristiche saranno animate dai cori parrocchiali.

Diversi momenti di preghiera saranno animati dai gruppi parrocchiali.

Durante le celebrazioni sarà disponibile un sacerdote per le confessioni.

 

  

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

1. Giovedì 31 ottobre vigilia della Solennità di tutti i Santi.

h. 16.15 S. Messa prefestiva.

 

2. Venerdì 1 novembre solennità di Tutti Santi, festa di precetto, le S. Messe come la domenica.

 

3. Sabato 2 novembre – Commemorazione dei fedeli defunti

h. 9.00 – S. Messa a Moneta

h. 11.00 – S. Messa al cimitero

h. 16.15 – S. Messa prefestiva a Moneta.

 

4. Martedì 5 novembre

Alle ore 19.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro di preparazione alla Cresima per adulti.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1. Domenica 27 ottobre

h. 11.00 S. Messa con il conferimento del Sacramento della Cresima.

 

2. Giovedì 31 ottobre vigilia della Solennità di tutti i Santi

h. 16.30 S. Messa nella Cappella dell’Ospedale civile.

h. 18.00 S. Messa nella Parrocchia di S.Maria Maddalena

 

3. Venerdì 1 novembre Solennità di tutti i Santi. Giornata della santificazione universale.

Gli orari delle S. Messe come la domenica.

 

4. Sabato 2 novembre Commemorazione dei fedeli defunti.

Orari delle S. Messe:

h. 8.00 Due Strade

h. 8.30 Parrocchia S. Maria Maddalena

h. 11.00 Cimitero

h. 15.00 Cimitero

h. 16.30 Cappella Ospedale civile (prefestiva)

h. 18.00 Parrocchia S. Maria Maddalena per tutti i defunti dell’anno (prefestiva)

  

 5. Domenica 3 novembre

● Ingresso di Don Roberto Aversano nella Parrocchia di Cristo Re a Valledoria.

La partenza sarà alle ore 14.15 con il traghetto della Delcomar, la S.Messa a Valledoria alle ore 17.30. Chi fosse interessato a partecipare può chiedere informazioni in Sacrestia o nell’ufficio parrocchiale.

● h. 17.00 S.Messa alla “Sacra Famiglia” a Padule.

 

6. Martedì 5 novembre

Alle ore 19.00 nel salone dell’Oasi Serena incontro di preparazione alla Cresima per adulti.

 

7. Giovedì 14, venerdì 15 e sabato 16 novembre pellegrinaggio a Carloforte, per la festa della Madonna dello Schiavo. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero 3491534378 o in Sacrestia.

 

 

 

 

M A G I S T E R O

 

LA PREGHIERA È IL PRIMO SOSTEGNO DEL POPOLO DI DIO PER I MISSIONARI

VANGELO LUCA 18 1 8  La seconda Lettura della liturgia di oggi ci propone l’esortazione che l’apostolo Paolo rivolge al suo fedele collaboratore Timoteo: «Annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento» (2Tm 4,2). Il tono è accorato: Timoteo deve sentirsi responsabile dell’annuncio della Parola.

La Giornata Missionaria Mondiale che si celebra oggi, è un’occasione propizia affinché ogni battezzato prenda più viva coscienza della necessità di cooperare all’annuncio della Parola, all’annuncio del Regno di Dio mediante un impegno rinnovato.

Nel mutato contesto odierno, il messaggio di Benedetto XV di cui alla Lettera apostolica Maximum illud è ancora attuale e stimola a superare la tentazione di ogni chiusura autoreferenziale e ogni forma di pessimismo pastorale, per aprirci alla novità gioiosa del Vangelo. In questo nostro tempo, segnato da una globalizzazione che dovrebbe essere solidale e rispettosa della particolarità dei popoli, e invece soffre ancora della omologazione e dei vecchi conflitti di potere che alimentano guerre e rovinano il pianeta, i credenti sono chiamati a portare ovunque, con nuovo slancio, la buona notizia che in Gesù la misericordia vince il peccato, la speranza vince la paura, la fraternità vince l’ostilità. Cristo è la nostra pace e in Lui ogni divisione è superata, in Lui solo c’è la salvezza di ogni uomo e di ogni popolo.

Per vivere in pienezza la missione c’è una condizione indispensabile: la preghiera, una preghiera fervorosa e incessante, secondo l’insegnamento di Gesù proclamato anche nel Vangelo di oggi, in cui Egli racconta una parabola «sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). La preghiera è il primo sostegno del popolo di Dio per i missionari, ricca di affetto e di gratitudine per il loro difficile compito di annunciare e donare la luce e la grazia del Vangelo a coloro che ancora non l’hanno ricevuta. È anche una bella occasione oggi per domandarci: io prego per i missionari? Prego per coloro che vanno lontano per portare la Parola di Dio con la testimonianza? Pensiamoci.

Maria, Madre di tutte le genti, accompagni e protegga ogni giorno i missionari del Vangelo.

(ANGELUS – Domenica 20/10/2019)

 

 

LA TUA VITA È UNA MISSIONE PREZIOSA: NON È UN PESO DA SUBIRE, MA UN DONO DA OFFRIRE

 

Dalle Letture ascoltate vorrei cogliere tre parole: un sostantivo, un verbo e un aggettivo. Il sostantivo è il monte: ne parla Isaia, profetizzando di un monte del Signore, alto sopra i colli, a cui affluiranno tutte le genti. Il monte ritorna nel Vangelo, dato che Gesù, dopo la sua risurrezione, indica ai discepoli come luogo di ritrovo un monte della Galilea . Sembra che il monte sia il luogo dove Dio ami dare appuntamento all’umanità intera. È il luogo dell’incontro con noi, come mostra la Bibbia dal Sinai al Carmelo fino a Gesù, che proclamò le Beatitudini sulla montagna, si trasfigurò sul monte Tabor, diede la vita sul Calvario e ascese al cielo dal Monte degli Ulivi. Il monte, luogo dei grandi incontri tra Dio e l’uomo, è anche il posto dove Gesù trascorse ore e ore in preghiera, a unire terra e Cielo, noi suoi fratelli al Padre.

Che cosa dice a noi il monte? Che siamo chiamati ad avvicinarci a Dio e agli altri: a Dio, l’Altissimo, nel silenzio, nella preghiera, prendendo le distanze dalle chiacchiere e dai pettegolezzi che inquinano. Ma anche agli altri, che dal monte si vedono in un’altra prospettiva, quella di Dio che chiama tutte le genti.

Un verbo accompagna il sostantivo monte: salire. Isaia ci esorta: «Venite, saliamo sul monte del Signore». Non siamo nati per stare a terra, per accontentarci di cose piatte, siamo nati per raggiungere le altezze, per incontrare Dio e i fratelli. Salire costa fatica, ma è l’unico modo per vedere tutto meglio, come quando si va in montagna e solo in cima si scorge il panorama più bello e si capisce che non lo si poteva conquistare se non per quel sentiero sempre in salita.

E come in montagna non si può salire bene se si è appesantiti di cose, così nella vita bisogna alleggerirsi di ciò che non serve. È anche il segreto della missione: per partire bisogna lasciare, per annunciare bisogna rinunciare. L’annuncio credibile non è fatto di belle parole, ma di vita buona: una vita di servizio, che sa rinunciare a tante cose materiali che rimpiccioliscono il cuore, rendono indifferenti e chiudono in sé stessi; una vita che si stacca dalle inutilità che ingolfano il cuore e trova tempo per Dio e per gli altri. Possiamo chiederci: la mia strada è in salita o in “arrampicamento”?

Se il monte ci ricorda ciò che conta – Dio e i fratelli –, e il verbo salire come arrivarci, una terza parola risuona oggi come la più forte. È l’aggettivo tutti, che prevale nelle Letture: «tutte le genti», diceva Isaia; «tutti i popoli», abbiamo ripetuto nel Salmo; Dio vuole «che tutti gli uomini siano salvati», scrive Paolo; «andate e fate discepoli tutti i popoli», chiede Gesù nel Vangelo. Il Signore è ostinato nel ripetere questo tutti. Sa che noi siamo testardi nel ripetere “mio” e “nostro”: le mie cose, la nostra gente, la nostra comunità…, e Lui non si stanca di ripetere: “tutti”. Tutti, perché nessuno è escluso dal suo cuore, dalla sua salvezza; tutti, perché il nostro cuore vada oltre le dogane umane, oltre i particolarismi fondati sugli egoismi che non piacciono a Dio. Tutti, perché ciascuno è un tesoro prezioso e il senso della vita è donare agli altri questo tesoro. Ecco la missione: salire sul monte a pregare per tutti e scendere dal monte per farsi dono a tutti.

Salire e scendere: il cristiano, dunque, è sempre in movimento, in uscita. Andate è infatti l’imperativo di Gesù nel Vangelo. Tutti i giorni incrociamo tante persone, ma – possiamo chiederci – andiamo incontro alle persone che troviamo? Facciamo nostro l’invito di Gesù o ce ne stiamo per i fatti nostri? Tutti si aspettano cose dagli altri, il cristiano va verso gli altri. Il testimone di Gesù non è mai in credito di riconoscimento dagli altri, ma in debito di amore verso chi non conosce il Signore. Il testimone di Gesù va incontro a tutti, non solo ai suoi, nel suo gruppetto. Gesù dice anche a te: “Va’, non perdere l’occasione di testimoniare!”. Fratello, sorella, il Signore si aspetta da te quella testimonianza che nessuno può donare al tuo posto. «Voglia il Cielo che tu possa riconoscere qual è quella parola, quel messaggio di Gesù che Dio desidera dire al mondo con la tua vita, […] così la tua preziosa missione non andrà perduta» .

Ciascuno di noi “è una missione su questa terra”. Siamo qui per testimoniare, benedire, consolare, rialzare, trasmettere la bellezza di Gesù. Coraggio, Lui si aspetta tanto da te! Il Signore ha una sorta di ansia per quelli che non sanno ancora di essere figli amati dal Padre, fratelli per i quali ha dato la vita e lo Spirito Santo. Vuoi placare l’ansia di Gesù? Vai con amore verso tutti, perché la tua vita è una missione preziosa: non è un peso da subire, ma un dono da offrire. Coraggio, senza paura: andiamo verso tutti! (S.MESSA per la Giornata Mondiale Missionaria - OMELIA XXIX Domenica del Tempo Ordinario, 20 ottobre 2019)

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI -«Dio ha aperto ai pagani la porta della fede» (At 14,27). La missione di Paolo e Barnaba e il concilio di Gerusalemme

 

Il libro degli Atti degli Apostoli narra che San Paolo, dopo quell’incontro trasformante con Gesù, viene accolto dalla Chiesa di Gerusalemme grazie alla mediazione di Barnaba e inizia ad annunciare Cristo. Però, a causa dell’ostilità di alcuni, è costretto a trasferirsi a Tarso, la sua città natale, dove Barnaba lo raggiunge per coinvolgerlo nel lungo viaggio della Parola di Dio.

Paolo e Barnaba arrivano dapprima ad Antiochia di Siria, dove si fermano un anno intero per insegnare e aiutare la comunità a mettere radici (cfr At 11,26). Annunziavano alla comunità ebraica, ai giudei. Paolo e Barnaba incidono sui cuori dei credenti, che qui, ad Antiochia, vengono chiamati per la prima volta «cristiani».

La Chiesa è “in uscita” o non è Chiesa, o è in cammino allargando sempre il suo spazio affinché tutti possano entrare, o non è Chiesa. «Una Chiesa sempre con le porte aperte» . Quando vedo qualche chiesetta con le porte chiuse, questo è un segnale brutto. Le chiese devono avere sempre le porte aperte perché questo è il simbolo di cosa è una chiesa: sempre aperta. La Chiesa è «chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. [...] Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa» .

Però questa novità delle porte aperte a chi?. Ai pagani, perché gli Apostoli predicavano ai giudei, ma sono venuti anche a bussare alla porta della Chiesa i pagani; e questa novità delle porte aperte ai pagani scatena una controversia molto animata. Alcuni giudei affermano la necessità di farsi giudei mediante la circoncisione per salvarsi, e poi ricevere il battesimo.   E per dirimere la questione, Paolo e Barnaba consultano il consiglio degli Apostoli e degli anziani a Gerusalemme, e ha luogo quello che è ritenuto il primo concilio della storia della Chiesa, il concilio o assemblea di Gerusalemme. Viene affrontata una questione teologica, spirituale e disciplinare molto delicata: cioè il rapporto tra la fede in Cristo e l’osservanza della Legge di Mosè. Decisivi nel corso dell’assemblea sono i discorsi di Pietro e Giacomo, «colonne» della Chiesa-madre . Essi invitano a non imporre la circoncisione ai pagani, ma a chiedere loro soltanto di rigettare l’idolatria e tutte le sue espressioni. Dalla discussione viene la strada comune, e tale decisione, ratificata con la cosiddetta lettera apostolica inviata ad Antiochia.

L’assemblea di Gerusalemme ci offre una luce importante sulle modalità con cui affrontare le divergenze e ricercare la «verità nella carità» (Ef 4,15). È lo Spirito che aiuta a superare le chiusure e le tensioni e lavora nei cuori perché giungano, nella verità e nel bene, perché giungano all’unità. Questo testo ci aiuta a comprendere la sinodalità. È proprio della sinodalità, la presenza dello Spirito Santo, altrimenti non è sinodalità, è parlatorio, parlamento, altra cosa …

(UDIENZA GENERALE – Mercoledì 23/10/2019) a cura di A. Panzera

 
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Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 

Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.15 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

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