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N°43 Sabato 25 ottobre 2014

 

EDITORIALE

L’AMORE PER IL NEMICO

In una comunità ci sono sempre delle “antipatie”. Ci sono sempre persone con le quali non m’intendo, che mi bloccano e soffocano lo slancio della mia libertà. La loro presenza sembra minacciarmi. Altri fanno nascere in me sentimenti di invidia e di gelosia: sono tutto quello che io vorrei essere, e la loro presenza mi ricorda che non lo sono. La loro bontà e intelligenza mi rimanda alla mia indigenza. Altri mi chiedono troppo. Queste persone sono mie “nemiche”; mi mettono in pericolo, e così anche se non lo ammetto, le odio. Non è ancora un odio morale, cioè voluto, ma solo psicologico. Il nemico mi fa paura, sono incapace di ascoltare la sua invocazione di aiuto, di rispondere ai suoi bisogni. Lo fuggo e vorrei scomparisse. In realtà, egli mi fa prendere coscienza delle mie debolezze, dei miei limiti. Ed è forse questo che rifiuto di guardare. I difetti che critico negli altri sono spesso i miei propri difetti che rifiuto di guardare in faccia. Coloro che criticano gli altri e la comunità, e cercano una comunità ideale, stanno spesso fuggendo i loro propri difetti e debolezze.

Il messaggio di Gesù è chiaro: “Io vi dico: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano: A chi ti percuote sulla guancia porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. (…) se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? (…) Anche i peccatori fanno lo stesso” (Lc 6,27-38). Il “nemico” stimola in me emozioni che non vorrei guardare in faccia: gelosia, paura, falsità, odio, tutto questo mondo di tenebre che esiste in me. Finché non accetterò di essere questo miscuglio di luce e tenebra, di qualità e difetti, di altruismo ed egoismo, continuerò a dividere il mondo in buoni (gli amici) e cattivi (i nemici); continuerò ad erigere barriere in me e attorno a me, continuerò a diffondere pregiudizi.

Quando accetterò di avere debolezze e difetti ma anche di poter progredire verso la libertà interiore e un amore più vero, allora potrò accettare difetti e debolezze degli altri: anche loro possono progredire verso la libertà dell’amore. Siamo tutti fragili e vulnerabili ma possiamo sperare, perché per tutti è possibile crescere alla scuola della Sua parola.

                           Don Antonello Tumminello

 

 

RAGGI DI SOLE

“REGOLA D’ORO”

BAMBINI-GELATO-25102014“Era finita l’estate e Passerotto svolazzava sul prato vicino al fiume, in attesa di bagnarsi le ali stanche, dopo le gare con i passeri del pioppeto. Ad un tratto vide una lumaca arrancare fra i sassi: «Ehilà! Lumachina che fai? Lenta come sei, dove vuoi andare?». «Oh, Passerotto, ti cercavo. Devo andare a trovare mia sorella al di là del fiume, ma se qualcuno non mi aiuta ci arriverò la prossima estate!».«Io ora non posso aiutarti!», rispose seccato Passerotto. «Ma ti ricompenserei di certo!». Passerotto fece finta di non aver sentito, poi planò frusciando piano: «Vieni, ti porto io al di là dal fiume». «Ti pagherò per il disturbo...». «No, non voglio niente. Ti accompagno e basta», spiegò Passerotto sottovoce. Così nella luce violetta del pomeriggio, l’uccellino volò con la leggerissima lumaca sulla schiena: «Uhau!», sospirò la lumaca, godendosi le sfumature delle nuvole, il verde della campagna e la brezza che l’accarezzava. «Non avevo mai volato, è proprio bello, quassù i rumori sembrano musica». «Già, sono proprio fortunato!», cinguettò l’uccellino, virando senza mettere in pericolo l’animaletto che trasportava. Poi il tempo passò e ne passò un bel po’: l’inverno era un ricordo e la primavera era incominciata. Passerotto stava ultimando freneticamente il suo nuovo nido, fatto di odorosi steli d’erba fresca. «Quanto lavoro! Ora vorrei proprio cercare qualcosa di soffice per quando troverò una compagna e avremo dei passerottini». «Ehi, Passerotto! Finalmente ti ho trovato», sospirava qualcuno da sotto. L’uccellino vide Lumachina, nascosta tra le felci. «Cosa ci fai qui?», cinguettò, felice di rivederla. «Ecco – sbottò l’animaletto –. Questo è per il tuo nido nuovo, accidenti che peso!». E srotolò un tappeto bianco, impalpabile come un velo da sposa. «L’ho fatto per te – aggiunse Lumachina –, per ringraziarti...». Passerotto si tuffò in quell’incanto che profumava di rugiada e di biancopsino e si sentì dentro una bella favola. «Non posso accettare – aggiunse subito dopo –, è troppo bello...». «Prendilo, io seguo la Regola d’Oro: fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te! Se io fossi stata un passero, avrei voluto proprio questo!». Allora Passerotto, riconoscente, si levò in volo con il suo tesoro”. «Io ora non posso aiutarti!», rispose seccato il passerotto, come riferisce il racconto di Annamaria Gatti. Ma, dopo qualche attimo di esitazione, cambiò atteggiamento e decise di prestare soccorso alla lumachina: «E va bene, vieni, ti porto io al di la del fiume». È probabile che talvolta sia capitato anche a noi di ricevere qualche richiesta di aiuto e di aver risposto un po’ seccati come il passerotto. « Mi dispiace, ma non posso…. non ho tempo…. ho troppo da fare…. magari un altro giorno…. ora non sono proprio in vena di…..». poi, forse, ripensandoci un po’, abbiamo cambiato idea e concesso l’aiuto richiesto. È facile che, al primo impatto, “certe richieste” (tanto più se ci provengono da “certe persone”) risultino scomode e ci trovino impreparati ad una risposta pronta e positiva. Sarà perché, immersi nelle nostre faccende, concentrati in un lavoro che stiamo svolgendo, angosciati per qualche preoccupazione, o più semplicemente stanchi e desiderosi di un munito di riposo, anche una piccola richiesta, sopraggiunta magari quando meno ce l’aspettiamo, appare come un’antipatica “scocciatura” e d’istinto la respingiamo per non avere fastidi. Per affrontare e superare queste incresciose situazioni, proviamo a mantenere sempre accesa un’attenzione affettuosa, una disponibilità cordiale per rispondere “sì” agli appelli che ci giungono dagli altri direttamente, o per telefono o per lettera: un favore, una gentilezza, una visita, un bicchiere d’acqua, un gesto di ospitalità…. Questa attenzione, desta e vigilante, può farci subito riconoscere, nella voce di chi c’interpella per un aiuto, la voce stessa di Gesù che ci ricorda “la regola d’oro” citata anche da Lumachina: «Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te!».                 

     Don Paolo Piras  

 

 

DALLE PARROCCHIE

 Reliquie di sangue di San Giovanni Paolo II a Moneta.

DON-ANDREA-E-LE-RELIQUIENella Parrocchia di Moneta gli avvenimenti speciali non finiscono mai. Dopo la notizia che Don Andrea Domanski ora fa parte della Diocesi di Tempio Ampurias, dopo il ritorno della mitica Banda S. Domenico Savio, un altro avvenimento ancora più speciale, una grazia, un grandissimo dono per la Chiesa di Moneta e per tutta l’isola: l’arrivo delle reliquie di San Giovanni Paolo II. Don Andrea, che ha sempre delle felici intuizioni, ha proposto al nostro Vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti di fare richiesta di questo prezioso dono e lui l’ha accettato con entusiasmo. Grazie all’interessamento e sostegno di Don Gregorio Suchodolski, amico di don Andrea nonché segretario generale del Comitato della Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia 2016 e stretto collaboratore del cardinale e arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, il fidato segretario di San Giovanni Paolo, la richiesta è stata esaudita. Nel giorno della consacrazione della nostra chiesa nel 2008 nell’altare sono state deposte le reliquie di Beati e Santi che veneriamo, ma non vediamo, mentre quelle del nuovo Santo saranno esposte in maniera permanente e così tutti le potremo vedere e venerare. In preparazione all’arrivo delle reliquie, martedì 21 ottobre si è svolta una veglia di preghiera animata dai giovani e dal coro Giovanni Paolo. E così, davanti all’altare e al realistico quadro del Santo, sono stati accesi lumini, è stato portato il Vangelo e una grande croce dai tanti giovani presenti, mentre riecheggiava la voce del Papa, che suscita sempre tanta emozione, con l’accompagnamento di preghiere e canti gioiosi che hanno coinvolto le numerose persone presenti. Ed ecco, mercoledì 22 ottobre 2014, il gran giorno: la prima festa liturgica di San Giovanni Paolo II dopo la canonizzazione avvenuta a Roma il 27 aprile, il giorno della Messa solenne, arrivo ed esposizione delle Reliquie. Un cielo nuvoloso e un fresco vento, accompagnato da qualche goccia di pioggia, ha fatto temere il peggio, ma forse, raccomandati da qualcuno lassù, la Messa si è potuta celebrare all’aperto nel giardino dell’Oasi Serena. Le raffiche di vento che faceva svolazzare le vesti liturgiche e il lezionario ci facevano ricordare il vento del giorno del funerale del Papa. “Christus vincit, Christus regnat” eseguito dalla Banda S. Domenico Savio ha aperto la processione con i bambini che hanno fatto quest’anno la prima Comunione con i loro vestiti bianchi, la Confraternita del Getsemani, i sacerdoti, il Vescovo e le Reliquie portate solennemente da Don Andrea. Il canto “Aprite le porte a Cristo, non abbiate paura”, nota frase e il primo messaggio di Giovanni Paolo II nel giorno dell’inaugurazione del suo pontificato il 22 ottobre 1978, ha accompagnato ingresso e incensazione delle Reliquie di sangue di San Giovanni Paolo II poste in un bellissimo reliquiario.RELIQUIE-S.GIOVANNI-PAOLO La S. Messa presieduta da Mons. Sebastiano Sanguinetti e concelebrata da tre sacerdoti polacchi venuti appositamente per questa straordinaria occasione: Gregorio Suchodolski, don Adam Sycz, rettore del Pontificio Istituto Polacco di Roma e don Dariusz Konieczny, direttore della Segretaria della Conferenza Episcopale Polacca, don Antonello Tumminello e don Andrea. Anche se faceva freddo, il giardino è stato il posto ideale per questa cerimonia, infatti la nostra piccola Chiesa non avrebbe potuto contenere tutta la gente accorsa per l’occasione: se non erano 500 persone poco ci mancava! Tante le autorità presenti compreso il C.V. Claudio Confalonieri che da lunedì ha preso l’incarico di Comandante delle Scuole Sottoufficiali e del Presidio Militare, altre autorità civili e militari. Per l’occasione è giunta nell’isola anche la rappresentanza dei volontari dell’AVIS di Perfugas ormai diventati amici della nostra comunità. Tante persone di tutte le età ma rallegrava il cuore la presenza di molti bambini e molti giovani tanto amati dal Santo. Durante l’omelia il Vescovo ha richiamato la vita e l’operato di S. Giovanni Paolo II che subito è stato riconosciuto e acclamato “Santo” durante il suo funerale. Durante l’offertorio tutti gruppi parrocchiali hanno partecipato nella processione portando all’altare i segni, strumenti e simboli del loro impegno nel servizio della comunità. Alla conclusione don Andrea ha ringraziato tutti i presenti mettendo in evidenza che il dono delle reliquie che rimarranno in maniera fissa nella nostra chiesa diventa una responsabilità di diventare non solo dei custodi ma prima di tutto testimoni e portatori del messaggio di S. Giovanni Paolo II. Dopo la Messa, la venerazione delle Reliquie da parte delle persone presenti che hanno partecipato con grande emozione. Un’ emozione che continueremo a vivere con l’esposizione permanente, concreta e tangibile presenza in mezzo a noi del Papa che ha parlato al cuore della gente: il Papa dei giovani, il Papa del dialogo, il Papa della pace. Il Papa che ha trasmesso la grande gioia e l’ entusiasmo di vivere con Dio. Grazie, San Giovanni Paolo della tua grande e autentica testimonianza di fede e di amore per gli altri. Con la tua preghiera intercedi per noi.

Maria Vitiello

Auguri ai novelli sposi Massimo e Chiara.

Condoglianze ai familiari di Giovanni (noto Nino) Orecchioni che è tornato alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 26 ottobre

Si torna all’orario solare. La Messa della sera sarà in parrocchia alle ore 18,00, alla Sacra Famiglia alle ore 17,30.

 2) Venerdì 31 ottobre

Conclusione del mese di ottobre dedicato alla Madonna del Rosario. Con recita del Santo Rosario presso la statua della Madonna del Sorriso alle ore 16,00.

 3) Sabato 1 novembre

Solennità di tutti i Santi.

S.Messe come la domenica.

 4) Domenica 2 novembre

Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

S. Messa interparrocchiale in cimitero alle ore 11,00. Non ci sarà in parrocchia la S.Messa delle ore 11,00.

 

Avvisi

Parrocchia Madonna Medaglia Miracolosa

 Il prossimo lunedì 27 ottobre presso la Cappella dell'Istituto San Vincenzo alle ore 18,30 si celebra la Santa Messa in onore di Maria Santissima con il titolo della Medaglia Miracolosa. L'occasione ci permette di rinnovare il nostro affetto e la nostra devozione alla nostra Madre celeste attraverso la celebrazione eucaristica, la novena e la preghiera comune. Vi aspettiamo numerosi.

       Il cappellano don Gianfranco Pilotto

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. - Moneta

 

1.Sabato 25 ottobre

Ore 18.00 – S. Messa con amministrazione delle cresime.

 2. Domenica 26 ottobre

Ritorna l’ora solare. Cambiano gli orari delle S. Messe:

domenica ore 8.30 e 10.30 - Moneta

ore 17.00 – Stagnali

feriali: lunedì ore 8.00

martedì – venerdì ore 17.30

sabato e prefestivi – ore 17.30.

 3. Mercoledì 29 ottobre

Ore 19.00 – incontro degli educatori dell’Oratorio.

 4. Venerdì 31 ottobre

Conclusione del mese di ottobre dedicato alla Madonna del Rosario.

 5. Sabato 1 novembre – Solennità di Tutti Santi. Le S. Messe come ogni domenica.

 6. Domenica 2 novembre

Commemorazione di tutti i fedeli defunti. S. Messa interparrocchiale in cimitero alle ore 11,00. Non ci sarà in parrocchia la S. Messa delle ore 10.30.

 


Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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N°43 Sabato 25 ottobre 2014

 

PAPA PAOLO VI : BEATO

BEATO-PAOLO-VIVi esorto a seguire fedelmente gli insegnamenti e lesempio del nuovo Beato. Egli è stato uno strenuo sostenitore della missione ad gentes; ne è testimonianza soprattutto lEsortazione apostolica Evangelii nuntiandi con la quale ha inteso risvegliare lo slancio e limpegno per la missione della Chiesa. Questa Esortazione è ancora attuale, conserva tutta la sua attualità! È significativo considerare questo aspetto del Pontificato di Paolo VI, proprio oggi che si celebra la Giornata Missionaria Mondiale.

Prima di invocare tutti insieme la Madonna con la preghiera dellAngelus, mi piace sottolineare la profonda devozione mariana del Beato Paolo VI. A questo Pontefice il popolo cristiano sarà sempre grato per lEsortazione apostolica Marialis cultus e per aver proclamato Maria “Madre della Chiesa”, in occasione della chiusura della terza sessione del Concilio Vaticano II. Maria, Regina dei Santi e Madre della Chiesa, ci aiuti a realizzare fedelmente nella nostra vita la volontà del Signore, così come ha fatto il nuovo Beato. (Angelus - Domenica 19 Ottobre 2014)

 

ESAME DI RELIGIONE A… GESU’?

 

Abbiamo appena ascoltato una delle frasi più celebri di tutto il Vangelo: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21). Alla provocazione dei farisei che, per così dire, volevano fargli lesame di religione e condurlo in errore, Gesù risponde con questa frase ironica e geniale. È una risposta ad effetto che il Signore consegna a tutti coloro che si pongono problemi di coscienza, soprattutto quando entrano in gioco le loro convenienze, le loro ricchezze, il loro prestigio, il loro potere e la loro fama. E questo succede in ogni tempo, da sempre. Laccento di Gesù ricade certamente sulla seconda parte della frase: «E (rendete) a Dio quello che è di Dio». Questo significa riconoscere e professare - di fronte a qualunque tipo di potere - che Dio solo è il Signore dell'uomo, e non c’è alcun altro. Questa è la novità perenne da riscoprire ogni giorno, vincendo il timore che spesso proviamo di fronte alle sorprese di Dio. Lui non ha paura delle novità! Per questo, continuamente ci sorprende, aprendoci e conducendoci a vie impensate. Lui ci rinnova, cioè ci fa “nuovi” continuamente. Un cristiano che vive il Vangelo è “la novità di Dio” nella Chiesa e nel Mondo. E Dio ama tanto questa “novità”! «Dare a Dio quello che è di Dio», significa aprirsi alla Sua volontà e dedicare a Lui la nostra vita e cooperare al suo Regno di misericordia, di amore e di pace. Qui sta la nostra vera forza, il fermento che la fa lievitare e il sale che dà sapore ad ogni sforzo umano contro il pessimismo prevalente che ci propone il mondo. Nei confronti di questo grande Papa, di questo coraggioso cristiano, di questo instancabile apostolo, davanti a Dio oggi non possiamo che dire una parola tanto semplice quanto sincera ed importante: grazie! Grazie nostro caro e amato Papa Paolo VI! Grazie per la tua umile e profetica testimonianza di amore a Cristo e alla sua Chiesa! Nelle sue annotazioni personali, il grande timoniere del Concilio, allindomani della chiusura dellAssise conciliare, scrisse: «Forse il Signore mi ha chiamato e mi tiene a questo servizio non tanto perché io vi abbia qualche attitudine, o affinché io governi e salvi la Chiesa dalle sue presenti difficoltà, ma perché io soffra qualche cosa per la Chiesa, e sia chiaro che Egli, e non altri, la guida e la salva». In questa umiltà risplende la grandezza del Beato Paolo VI che, mentre si profilava una società secolarizzata e ostile, ha saputo condurre con saggezza lungimirante - e talvolta in solitudine - il timone della barca di Pietro senza perdere mai la gioia e la fiducia nel Signore. Omelia S. Messa per la conclusione del sinodo straordinario sulla famiglia e beatificazione del servo di Dio Papa Paolo VI - Domenica, 19 ottobre 2014)

 

CHIESA, CORPO DI CRISTO

CORPO-DI-CRISTO-25102014Oggi vogliamo chiederci: in che senso la Chiesa forma un corpo? E perché viene definita «corpo di Cristo»? Nel Libro di Ezechiele viene descritta una visione un poparticolare, impressionante, ma capace di infondere fiducia e speranza nei nostri cuori. Dio mostra al profeta una distesa di ossa, distaccate luna dallaltra e inaridite. Uno scenario desolante… Immaginatevi tutta una pianura piena di ossa. Dio gli chiede, allora, di invocare su di loro lo Spirito. A quel punto, le ossa si muovono, cominciano ad avvicinarsi e ad unirsi, su di loro crescono prima i nervi e poi la carne e si forma così un corpo, completo e pieno di vita (cfr Ez 37,1-14). Ecco, questa è la Chiesa!

E’ un capolavoro, il capolavoro dello Spirito, il quale infonde in ciascuno la vita nuova del Risorto e ci pone luno accanto allaltro, luno a servizio e a sostegno dellaltro, facendo così di tutti noi un corpo solo, edificato nella comunione e nellamore. La Chiesa, però, non è solamente un corpo edificato nello Spirito: la Chiesa è il corpo di Cristo! E non si tratta semplicemente di un modo di dire: ma lo siamo davvero! È il grande dono che riceviamo il giorno del nostro Battesimo! Nel sacramento del Battesimo, infatti, Cristo ci fa suoi, accogliendoci nel cuore del mistero della croce, il mistero supremo del suo amore per noi, per farci poi risorgere con lui, come nuove creature. Ecco: così nasce la Chiesa, e così la Chiesa si riconosce corpo di Cristo! Il Battesimo costituisce una vera rinascita, che ci rigenera in Cristo, ci rende parte di lui, e ci unisce intimamente tra di noi, come membra dello stesso corpo, di cui lui è il capo. Quella che ne scaturisce, allora, è una profonda comunione damore. In questo senso, è illuminante come Paolo, esortando i mariti ad «amare le mogli come il proprio corpo», affermi: «Come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo» (Ef 5,28-30). Che bello se ci ricordassimo più spesso di quello che siamo, di che cosa ha fatto di noi il Signore Gesù: siamo il suo corpo, quel corpo che niente e nessuno può più strappare da lui e che egli ricopre di tutta la sua passione e di tutto il suo amore, proprio come uno sposo con la sua sposa. Questo pensiero, però, deve fare sorgere in noi il desiderio di corrispondere al Signore Gesù e di condividere il suo amore tra di noi, come membra vive del suo stesso corpo. Al tempo di Paolo, la comunità di Corinto trovava molte difficoltà in tal senso, vivendo, come spesso anche noi, lesperienza delle divisioni, delle invidie, delle incomprensioni e dellemarginazio-ne. Tutte queste cose non vanno bene, perché, invece che edificare e far crescere la Chiesa come corpo di Cristo, la frantumano in tante parti, la smembrano. E questo succede anche ai nostri giorni. Pensiamo nelle comunità cristiane, in alcune parrocchie, pensiamo nei nostri quartieri quante divisioni, quante invidie, come si sparla, quanta incomprensione ed emarginazione. E questo cosa comporta? Ci smembra fra di noi. Elinizio della guerra. La guerra non incomincia nel campo di battaglia: la guerra, le guerre incominciano nel cuore, con incomprensioni, divisioni, invidie, con questa lotta con gli altri. La comunità di Corinto era così, erano campioni in questo! LApostolo Paolo ha dato ai Corinti alcuni consigli concreti che valgono anche per noi: non essere gelosi, ma apprezzare nelle nostre comunità i doni e le qualità dei nostri fratelli. Le gelosie: “Quello ha comprato una macchina”, e io sento qui una gelosia; “Questo ha vinto il lotto”, e unaltra gelosia; “E questaltro sta andando bene bene in questo”, e unaltra gelosia. Tutto ciò smembra, fa male, non si deve fare! Perché così le gelosie crescono e riempiono il cuore. E un cuore geloso è un cuore acido, un cuore che invece del sangue sembra avere l’aceto; è un cuore che non è mai felice, è un cuore che smembra la comunità. Ma cosa devo fare allora? Apprezzare nelle nostre comunità i doni e le qualità degli altri, dei nostri fratelli. E quando mi viene la gelosia - perché viene a tutti, tutti siamo peccatori -, devo dire al Signore: “Grazie, Signore, perché hai dato questo a quella persona”. Apprezzare le qualità, farsi vicini e partecipare alla sofferenza degli ultimi e dei più bisognosi; esprimere la propria gratitudine a tutti. Il cuore che sa dire grazie è un cuore buono, è un cuore nobile, è un cuore che è contento. Vi domando: tutti noi sappiamo dire grazie, sempre? Non sempre perché linvidia, la gelosia ci frena un po. E, in ultimo, il consiglio che lapostolo Paolo dà ai Corinzi e anche noi dobbiamo darci lun laltro: non reputare nessuno superiore agli altri. Quanta gente si sente superiore agli altri! Anche noi, tante volte diciamo come quel fariseo della parabola: “Ti ringrazio Signore perché non sono come quello, sono superiore”. Ma questo è brutto, non bisogna mai farlo! E quando stai per farlo, ricordati dei tuoi peccati, di quelli che nessuno conosce, vergognati davanti a Dio e dì: “Ma tu Signore, tu sai chi è superiore, io chiudo la bocca”. E questo fa bene. E sempre nella carità considerarsi membra gli uni degli altri, che vivono e si donano a beneficio di tutti.

   (Udienza Generale - Mercoledì, 22 ottobre 2014)

 
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