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N°39 Sabato 27 settembre 2014

EDITORIALE

PERCHE’ LA FEDE?

La fede cristiana permette all’uomo di riconoscere che Dio è sapienza e amore. Dio non potrebbe essere amore se non fosse anche sapienza, e questa sapienza di Dio è l’amore. L’uomo è immagine e somiglianza di Dio, quindi anche l’uomo è sapienza e amore. Per questo ogni uomo desidera fare l’esperienza dell’amore, dell’accoglienza e del perdono. Ma l’uomo, ogni uomo, vuole anche sapere come la proposta di Dio (il Vangelo) possa dare una qualche risposta alle vicende della vita. La fede non è cecità, non è infantile creduloneria, la fede è uso dell’intelligenza. L’uomo diventa credente quando scopre con gioia che il Vangelo dice qualcosa di “nuovo” a lui e a tutti gli uomini, e scopre che è credibile. Certo, è anche scandalizzato da certi comportamenti che non danno questa testimonianza. E, tuttavia, deve trovare nella Chiesa parole che illuminino le gravi questioni che lo tormentano. Cerchiamo parole sagge e vere sugli affetti, sulla malattia, sulla politica, sull’educazione, sul lavoro – così come su Dio, sui sacramenti, sulla Carità. La fede senza l’intelligenza non è nulla. Occorre dare e darsi le ragioni della fede. L’Anno della fede è per questo un invito a dare e darsi le ragioni per cui si crede o per cui non si crede. Senza spiritualismi, ma con tutta l’intelligenza e la razionalità che abbiamo. La fede è contemporaneamente personale e comunitaria. Infatti, se da un lato è la singola persona che viene invitata da Dio al rapporto con lui, dall’altro, poiché nessuno si è dato la fede da se stesso come nessuno si è dato la vita da se stesso, non c’è fede solitaria. Abbiamo ricevuto la fede e ad altri dobbiamo trasmetterla. Ogni credente è come un anello di una grande catena. Io non posso credere senza essere sorretto dalla fede di altri e, con la mia fede, sostengo la fede degli altri. Ognuno crede insieme alla Chiesa (cioè la comunione di tutti i credenti) e crede ciò che crede la Chiesa (cioè la comunione di tutti i credenti). Se gli apostoli non avessero creduto, la storia della salvezza sarebbe stata un monologo di Dio. Dio, invece ha voluto farsi conoscere nel volto di un uomo, Gesù Cristo, in cui l’uomo ha riconosciuto la presenza di Dio. La Chiesa (cioè la comunione di tutti i credenti) è una parte del volto di Dio che si fa vedere, fa parte della vita di Cristo. Credere in Cristo Salvatore del mondo implica, pertanto, la fede che nella Chiesa ognuno è salvato. La fede è cattolica, cioè universale. Ciò significa che ognuno crede insieme a tutti i cristiani sparsi sulla terra e insieme a tutti quelli che ci hanno preceduto e ci seguiranno.  

          Don Antonello Tumminello

 

RAGGI DI SOLE

CARI NONNI…..

NONNI-27092014“C’era una volta un uomo molto anziano che camminava a fatica; le ginocchia gli tremavano, ci vedeva poco e non aveva più neanche un dente. Quando sedeva a tavola, reggeva a malapena il cucchiaio e versava sempre il brodo sulla tovaglia; spesso gliene colava anche dall’angolo della bocca. Il figlio e la nuora provavano disgusto, perciò costringevano il vecchio a sedersi nell’angolo dietro la stufa e gli davano da mangiare in una brutta ciotola di terracotta. Il poveretto guardava sconsolato il loro tavolo, con gli occhi lucidi. Un giorno le sue mani, sempre tremanti, non riuscirono a reggere la ciotola, che cadde in terra e andò in pezzi. La donna lo rimproverò, ma il vecchio non disse nulla e sospirò. Allora per pochi soldi gli comprarono una ciotola di legno. Mentre sedevano in cucina, si accorsero che il figlioletto di quattro anni armeggiava per terra con dei pezzetti di terracotta. «Che cosa stai combinando?» gli domandò il padre. «Ecco – rispose il bambino – sto accomodando la ciotola per farci mangiare te e la mamma quando sarete vecchi». I genitori allora si guardarono e scoppiarono in lacrime. Fecero subito sedere il vecchio nonno al loro tavolo e da quel giorno lo lasciarono mangiare sempre assieme a loro. E quando versava il brodo non dicevano più nulla”.

“Errare è umano, persistere è diabolico. Ma riconoscere sinceramente i nostri errori, chiedendo scusa a chi di dovere, è un atto nobile ed è anche riconoscere in noi stessi il segno della nostra umanità”. È bene non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi, anche perché – come ammonisce San Paolo – ognuno raccoglie nella vita ciò che ha seminato. I nostri familiari, invecchiando, ritornano un pò bambini nella loro fragilità, come il nonno della fiaba dei Fratelli GRIMM. Purtroppo non di rado gli anziani vengono trattati con malcelata impazienza, specialmente quando – a causa della loro debolezza e il carico degli acciacchi – combinano qualche pasticcio, magari involontariamente. Un pò di disordine, qualche oggetto rotto, il cibo lasciato nel piatto, le ritrosie davanti alle medicine, certe fantasie interpretate come realtà, queste e tante altre piccole vicende accompagnano l’andatura traballante dei nostri congiunti più anziani e richiedono ai più giovani un supplemento di comprensione e di tenerezza. I nostri vecchi genitori e nonni sono preziosi tesori da proteggere e custodire: tesori contenuti in vasi fragili ma ricchi di saggezza. 

  Don Paolo  

 

DALLE PARROCCHIE

SAN-PIO-27092014 Sabato 20 settembre è iniziato il triduo in onore di S. Pio da Pietrelcina col rosario alle ore 18,00, i Vespri e la S. Messa. Il predicatore è stato padre Fabrizio Cannella, parroco a Gesturi nel convento dei cappuccini di Laconi. Per cui raccoglie l’eredità spirituale di due santi cappuccini sardi: fra Ignazio di Laconi e fra Nicola da Gesturi. L’ideale per parlare di un altro grande cappuccino S. Pio, del quale ha illustrato l’amore alla Beatissima Vergine. Il triduo è stato molto partecipato sia dal gruppo di preghiera di S. Pio, sia dai pellegrini che recentemente hanno fatto visita al suo santuario, come da altri devoti.

Lunedì sera 22 settembre, c’è stata una veglia di preghiera nella quale si è cantata la coroncina della Divina Misericordia e si è ricordato il beato transito del “Crocifisso del Gargano” (così era chiamato Padre Pio). Il giorno della festa, il 23, la chiesa era piena di fedeli, con padre Fabrizio hanno concelebrato don Paolo e fra Massimo Terrazzoni nell’anniversario della sua ordinazione. Ha cantato il coro Bambino Gesù con l’apporto delle voci bianche di alcuni bambini, è stato molto bello. Alla fine della Messa padre Fabrizio ha dato a baciare una reliquia di S. Pio che aveva portato con se, un fazzoletto col quale il Santo aveva salutato l’immagine della Madonna. In occasione del triduo molti si sono accostati al sacramento della confessione. Alla fine il parroco ha ringraziato padre Fabrizio per avere illustrato l’esempio di S. Pio che, nonostante gli ostacoli delle malattie, dei superiori ecclesiastici, del demonio che lo tormentava, dei fedeli che cercavano miracoli, ha salvato tante persone nell’anima e nel corpo. Un ringraziamento poi a Paolo Provenzano e al gruppo di preghiera per la buona organizzazione del triduo.     

SCOUT-27092014 Un gruppo di 18 Scout provenienti da Siniscola sono stati ospitati per tre giorni presso la casa di accoglienza “Suor Nicoli” alle Due Strade. Domenica hanno animato la Messa delle 8,30 e precedentemente anche quella del venerdì. Si sono offerti per qualche servizio e aiuteranno don Alberto nel trasloco. Nel vederli alcuni si sono ricordati di quando un reparto Scout era presente a La Maddalena – Moneta. Non dispiacerebbe se rinascessero, così come è rinata la banda “San Domenico Savio”. Ci vorrebbero due o tre animatori che si preparassero frequentando ad Olbia la scuola capi. Si pensa che molti ragazzi aderirebbero sia perché a La Maddalena è diffusa una mentalità militare e gli Scout hanno qualcosa di militare, poi perché a La Maddalena è facile il contatto con una natura incontaminata (Caprera – Spargi), e il contatto con la natura contraddistingue lo scoutismo, infine qui si può anche praticare lo scoutismo nautico. Speriamo dunque di trovare due o tre animatori disponibili.

SAN-VINCENZO-27092014 Dopo il triduo in onore di S. Pio, è iniziato in parrocchia il triduo in preparazione alla festa di S.Vincenzo de’ Paoli. Il triduo è stato predicato dai sacerdoti della parrocchia don Paolo, don Antonello, don Alberto. Don Domenico ha celebrato la Messa in onore del Santo venerdì alle 10,30 quando gli scolari dell’Istituto hanno inaugurato il loro anno scolastico chiedendo la benedizione del Signore. Il giorno della festa, il 27, don Gianfranco celebrerà la Messa nella cappella dell’Istituto ricordando la Madonna della Medaglia Miracolosa e San Vincenzo. La Maddalena deve molto a S. Vincenzo de’ Paoli, sia per la presenza delle suore per oltre 100 anni all’Ospedale Militare, da più di 100 anni all’Istituto San Vincenzo dove hanno aperto una scuola cattolica parificata cioè pubblica ma non statale. In passato c’è stato anche un orfanotrofio e un educandato (collegio) dove erano ospitate molte ragazze dell’interno della Sardegna, che frequentavano le scuole superiori. L’Istituto ha avuto pure una scuola di taglio e cucito, di ricamo, di disegno e di musica. A La Maddalena c’è inoltre la presenza del Volontariato Vincenziano e delle Figlie di Maria. Ecco perché La Maddalena deve molto a San Vincenzo de’ Paoli.

MADANNO-DEL-MARE-27092014 La Madonna del Mare accompagna don Alberto. Il Vescovo ha affidato come si sa a don Alberto la cura della parrocchia della Madonna del Mare a Pittulongu. È interessante notare come nella chiesa del Bambino Gesù di Praga a Due Strade ci sia nell’abside un dipinto di G. Armocida raffigurante proprio la Madonna del Mare tra le nuvole e con angeli e con uno sfondo marino che ricorda il paesaggio maddalenino con i suoi moli e con alcune navi militari in rada. Don Alberto, che è devoto del Bambino di Praga (devozione molto sentita anche nelle Filippine), che ha fondato il coro del Bambino Gesù e che ha abitato presso la chiesa del Bambino Gesù, ha visto nell’accostamento tra la Madonna del Mare della chiesa del Bambino Gesù e la Madonna del Mare della sua nuova parrocchia una particolare benedizione della Beata Vergine. Anche noi invochiamo su di lui la protezione della Beata Vergine e gli facciamo tanti auguri per il suo nuovo ministero in una chiesa in gran parte da costruire sia materialmente che comunitariamen-te. Il futuro indirizzo di don Alberto è: Parrocchia Madonna del Mare - via Mar Glaciale Artico,6 – 07020 Pittulongu – (Olbia).

 

Auguri ai neobattezzati Niccolò ed Evan Giovanni.

Auguri ai novelli sposi Luca e Viviana.

Condoglianze ai familiari di Nicolina Mamone ved. Vargiu, Anna Annese e Ivana Capitani ved. Panzani che sono tornate alla casa del Padre.

 

 

Avvisi –

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

 

 

1) Domenica 28 settembre

 

● Ore 10,30 arrivo delle reliquie di S. Pio da Pietrelcina. Processione dal porto alla chiesa.

 

● Nelle Messe preghiera per il Sinodo.

 

 

 

2) Lunedì 29 settembre

 

● Festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

 

● Nel pomeriggio partenza delle reliquie.

 

● Pellegrinaggio a S. Michele di Liscia con Santa Messa alle ore 16,00

 

 

 

3) Mercoledì 1 ottobre

 

● Inizia il mese del rosario che sarà recitato tutti i giorni alle ore 18,30.

 

● Mese missionario: ogni giorno un’intenzione di preghiera per le missioni.

 

 

 

4) Giovedì 2 ottobre

 

● Preghiera per le vocazioni alle ore 17,00.

 

● Ore 19,00 Messa di saluto di don Alberto.

 

● Ore 23,00 adorazione notturna.

 

 

 

5) Venerdì 3 ottobre

 

● Primo venerdì del mese.

 

● Ingresso di don Alberto nella nuova parrocchia della Madonna del Mare a Pittulongu (Olbia) con S. Messa alle ore 18,00. Chi volesse andare in pullman dia il nominativo a Pier Luigi Aversano o in sacrestia.

 

 

 

6) Sabato 4 ottobre

 

● Festa di S. Francesco d’Assisi.

 

S. Messa all’oasi S. Francesco alle ore 17,30.

 

● Veglia di preghiera per il Sinodo straordinario sulla famiglia alle ore 21,30 nella chiesa parrocchiale.

 

 

 

7) Domenica 5 ottobre

 

● Pellegrinaggio a Santo Stefano con partenza dalla parrocchia alle ore 14,45.

 

La Santa Messa sarà celebrata alle ore 16,00 in località “La Puntarella” dove Napoleone puntò i cannoni e sparò contro La Maddalena. Oggi lì, c’è una croce bianca. Visita ai fortini e al busto di Ciano.

 

Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano o in sacrestia.

 

 


Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it


e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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N°39 Sabato 27 settembre 2014

 

GESÙ CI CONOSCE MEGLIO DI CHIUNQUE ALTRO

PAPA-IN-ALBANIA-27092014In modo particolare mi rivolgo a voi giovani! Dicono che lAlbania è il Paese più giovane dellEuropa e mi rivolgo a voi. Vi invito a costruire la vostra esistenza su Gesù Cristo, su Dio: chi costruisce su Dio costruisce sulla roccia, perché Lui è sempre fedele, anche se noi manchiamo di fedeltà (cfr 2 Tm 2,13). Gesù ci conosce meglio di chiunque altro; quando sbagliamo, non ci condanna ma ci dice: «Vae dora in poi non peccare più» (Gv 8,11). Cari giovani, voi siete la nuova generazione, la nuova generazione dellAlbania, il futuro della Patria. Con la forza del Vangelo e lesempio dei vostri antenati e lesempio dei vostri martiri, sappiate dire no allidolatria del denaro - no allidolatria del denaro! - no alla falsa libertà individualista, no alle dipendenze e alla violenza; e dire invece sì alla cultura dellincontro e della solidarietà, sì alla bellezza inseparabile dal bene e dal vero; sì alla vita spesa con animo grande ma fedele nelle piccole cose. Così costruirete unAlbania migliore e un mondo migliore, sulle tracce dei vostri antenati. Ci rivolgiamo ora alla Vergine Madre, che venerate soprattutto col titolo di «Nostra Signora del Buon Consiglio». Mi reco spiritualmente al suo Santuario di Scutari, a voi tanto caro, e le affido tutta la Chiesa in Albania e lintero popolo albanese, in particolare le famiglie, i bambini e gli anziani, che sono la memoria viva del popolo. La Madonna vi guidi a camminare “insieme con Dio, verso la speranza che non delude mai”.

(Angelus - Domenica 21 Settembre 2014 - Tirana, Albania)

 

DUE CONDIZIONI: ASCOLTARE LA PAROLA DI DIO E METTERLA IN PRATICA

La Parola di Dio non è «un fumetto» da leggere, ma un insegnamento che va ascoltato con il cuore e messo in pratica nella vita quotidiana. Un impegno accessibile a tutti, perché sebbene «noi labbiamo fatta un po’ difficile», la vita cristiana è «semplice, semplice»: infatti «ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica» sono le uniche due «condizioni» poste da Gesù a chi vuole seguirlo. Il brano del Vangelo di Luca (8, 19-21) in cui si racconta della madre e dei fratelli di Gesù che non riescono ad «avvicinarlo a causa della folla». Partendo dalla constatazione che egli trascorreva la maggior parte del suo tempo «sulla strada, con la gente», il vescovo di Roma ha notato come tra i tanti che lo seguivano ci fossero persone che sentivano «in lui unautorità nuova, un modo di parlare nuovo», sentivano «la forza della salvezza» da lui offerta. «Era lo Spirito Santo che toccava il loro cuore per questo». Ma, mischiata tra la folla cera anche gente che seguiva Gesù con secondi fini. Alcuni «per convenienza», altri forse per la «voglia di essere più buoni». Un po’ «come noi», ha detto attualizzando il discorso, che «tante volte andiamo da Gesù perché abbiamo bisogno di qualcosa e poi lo dimentichiamo lì, solo». Una storia che si ripete, visto che già allora Gesù a volte rimproverava chi lo seguiva. È quello che capita, per esempio, dopo la moltiplicazione dei pani, quando dice alla gente: «Voi venite da me non per ascoltare la parola di Dio, ma perché laltro giorno vi ho dato da mangiare»; o con i dieci lebbrosi, dei quali soltanto uno torna a ringraziarlo, mentre «gli altri nove erano felici con la loro salute e si dimenticarono di Gesù». Nonostante tutto, Gesù continuava a parlare alla gente e ad amarla, al punto da definire «quella folla immensa “la mia madre e i miei fratelli”». I familiari di Gesù sono dunque «coloro che ascoltano la parola di Dio» e «la mettono in pratica». Questa è la vita cristiana: niente di più. Semplice, semplice. Forse noi labbiamo fatta un podifficile, con tante spiegazioni che nessuno capisce, ma la vita cristiana è così: ascoltare la parola di Dio e praticarla. Per questo abbiamo pregato nel salmo: “Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi”, della tua parola, dei tuoi comandamenti, per praticare». Se scorriamo il Vangelo superficialmente, questo non è ascoltare la parola di Dio: questo è leggere la parola di Dio, come si può leggere un fumetto. Mentre ascoltare la parola di Dio «è leggere» e chiedersi: «Ma questo che dice al mio cuore? Dio cosa mi sta dicendo con questa parola?». Solo così, infatti, «la nostra vita cambia». E questo avviene «ogni volta che apriamo il Vangelo e leggiamo un passo e ci domandiamo: “Con questo Dio mi parla, dice qualcosa a me? E se dice qualcosa, cosa mi dice?”». Questo significa «ascoltare la parola di Dio, ascoltarla con le orecchie e ascoltarla con il cuore, aprire il cuore alla parola di Dio». Al contrario, «i nemici di Gesù ascoltavano la parola di Gesù ma gli erano vicini per cercare di trovare uno sbaglio, per farlo scivolare» e fargli perdere «autorità. Ma mai si domandavano: “Cosa dice Dio per me in questa parola?”». Inoltre, Dio non parla solo a tutti, ma parla a ognuno di noi. Il Vangelo è stato scritto per ognuno di noi. E quando io prendo la Bibbia, prendo il Vangelo e leggo, devo chiedermi cosa dice il Signore a me». Del resto, «questo è quello che Gesù dice che fanno i suoi veri parenti, i suoi veri fratelli: ascoltare la parola di Dio col cuore. E poi, “la mettono in pratica”». Anche oggi, tanta gente va in chiesa per sentire la parola di Dio, ma forse non capisce il predicatore quando predica un podifficile, o non vuol capire. Perché anche questo è vero: il nostro cuore tante volte non vuol capire». Però Gesù continua ad accogliere tutti, «anche quelli che vanno a sentire la parola di Dio e poi lo tradiscono», come Giuda che lo chiama «amico». Il Signore, sempre semina la sua parola» e in cambio «chiede soltanto un cuore aperto per ascoltarla e buona volontà per metterla in pratica. Per questo allora la preghiera di oggi sia quella del salmo: “Guidami Signore sul sentiero dei tuoi comandi”, cioè sul sentiero della tua parola, e perché io impari con la tua guida a metterla in pratica».

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae -Martedì, 23 settembre 2014)

 

VISITA APOSTOLICA IN ALBANIA: LA NOSTRA FORZA E’ L’AMORE DI CRISTO!

FOTO-MARTIRI-27092014Questa Visita è nata dal desiderio di recarmi in un Paese che, dopo essere stato a lungo oppresso da un regime ateo e disumano, sta vivendo unesperienza di pacifica convivenza tra le sue diverse componenti religiose. Mi sembrava importante incoraggiarlo su questa strada, perché la prosegua con tenacia e ne approfondisca tutti i risvolti a vantaggio del bene comune. Lincontro con i sacerdoti, le persone consacrate, i seminaristi e i movimenti laicali è stata loccasione per fare grata memoria, con accenti di particolare commozione, dei numerosi martiri della fede. Grazie alla presenza di alcuni anziani, che hanno vissuto sulla loro carne le terribili persecuzioni, è riecheggiata la fede di tanti eroici testimoni del passato, i quali hanno seguito Cristo fino alle estreme conseguenze. È proprio dallunione intima con Gesù, dal rapporto damore con Lui che è scaturita per questi martiri – come per ogni martire – la forza di affrontare gli avvenimenti dolorosi che li hanno condotti al martirio. Anche oggi, come ieri, la forza della Chiesa non è data tanto dalle capacità organizzative o dalle strutture, che pure sono necessarie: la sua forza la Chiesa non la trova lì. La nostra forza è lamore di Cristo! Una forza che ci sostiene nei momenti di difficoltà e che ispira lodierna azione apostolica per offrire a tutti bontà e perdono, testimoniando così la misericordia di Dio. Percorrendo il viale principale di Tirana che dallaeroporto porta alla grande piazza centrale, ho potuto scorgere i ritratti dei quaranta sacerdoti assassinati durante la dittatura comunista e per i quali è stata avviata la causa di beatificazione. Questi si sommano alle centinaia di religiosi cristiani e musulmani assassinati, torturati, incarcerati e deportati solo perché credevano in Dio. Sono stati anni bui, durante i quali è stata rasa al suolo la libertà religiosa ed era proibito credere in Dio, migliaia di chiese e moschee furono distrutte, trasformate in magazzini e cinema che propagavano lideologia marxista, i libri religiosi furono bruciati e ai genitori si proibì di mettere ai figli i nomi religiosi degli antenati. Il ricordo di questi eventi drammatici è essenziale per il futuro di un popolo. La memoria dei martiri che hanno resistito nella fede è garanzia per il destino dell’Albania; perché il loro sangue non è stato versato invano, ma è un seme che porterà frutti di pace e di collaborazione fraterna. Oggi, infatti, lAlbania è un esempio non solo di rinascita della Chiesa, ma anche di pacifica convivenza tra le religioni. Pertanto, i martiri non sono degli sconfitti, ma dei vincitori: nella loro eroica testimonianza risplende lonnipotenza di Dio che sempre consola il suo popolo, aprendo strade nuove e orizzonti di speranza. Ringrazio ancora una volta il Signore perché, con questo viaggio, mi ha dato di incontrare un popolo coraggioso e forte, che non si è lasciato piegare dal dolore. Io vorrei che tutti noi oggi facessimo un saluto a questo popolo coraggioso, lavoratore, e che in pace cerca lunità.

(Udienza Generale - Mercoledì, 24 settembre 2014)

 
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