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N°8 Sabato 21 febbraio 2015

AFFINCHE’ NON CI SI ILLUDA

La quaresima non è solo il tempo dell’anno di ripresa di coscienza del nostro essere peccatori (lo siamo tutto l’anno, anche se ce lo dimentichiamo). Non è neanche un momento di buoni propositi (sappiamo di essere ottimi mentitori). È il tempo della Giustizia. È il tempo in cui dobbiamo ristabilire le cose nella giustizia di Dio. Giustizia: dare ad ognuno il suo proprio, ciò che gli spetta. Dare a Dio ciò che è di Dio e dare ai fratelli ciò che è dei fratelli. Se abbiamo liti, rancori, diatribe; se abbiamo ragione o, ancora meglio, se abbiamo torto, o se anche non lo sappiamo; è il tempo della riconciliazione. Se manteniamo tutte queste cose: – rancori, litigi, invidie, maldicenze, chiacchiere tese a screditare il fratello- non c’è nessun digiuno e nessuna penitenza che valga: saremo condannati. Cristo è stato chiaro. Non c’è nessuna quaresima. Se oggi viviamo separati, facendo mazzetti tra quelli che mi piacciono e quelli che no; quelli che condividono le mie idee (anche quelle delle pratiche religiose) e quelli che no; quelli che sono del mio gruppo e quelli che no; questo prete si e quello no; questo Papa si e quello no. Non è quaresima e non sarà Pasqua. Ma soprattutto, per noi, non sarà salvezza e vita eterna. E non sarà neanche vita sociale e civile buona, bella e libera: e si vede in questi giorni, in questo mondo!                

    Don Antonello Tumminello

 

RAGGI DI SOLE

 QUELL’ANTICO SERPENTE

SERPENTE-21022015“In una tribù indiana, i giovani venivano riconosciuti adulti dopo un rito di passaggio vissuto nella più stretta solitudine. Durante questo periodo dovevano provare a se stessi di essere pronti per l’età matura. Una volta uno di loro camminò fino a una splendida valle verdeggiante di alberi e radiosa di fiori. Guardando le montagne che cingevano la valle, il giovane notò una vetta scoscesa incappucciata di neve dal biancore abbacinante. «Mi metterò alla prova contro quella montagna», pensò. Indossò la sua camicia di pelle di bisonte, si gettò una coperta sulla spalla e cominciò la scalata. Quando arrivò in cima vide sotto di sé il mondo intero. Il suo sguardo spaziava senza limiti, e il suo cuore era pieno di orgoglio. Poi udì un fruscìo vicino ai suoi piedi, abbassò lo sguardo e vide un serpente. Prima che il giovane potesse muoversi, il serpente parlò. «Sto per morire», disse. «Fa troppo freddo quassù per me e non c’è nulla da magiare. Mettimi sotto la tua camicia e portami a valle». «No», rispose il giovane. «Conosco quelli della tua specie. Sei un serpente a sonagli. Se ti raccolgo mi morderai e il tuo morso mi ucciderà». «Niente affatto», disse il serpente. «Con te non mi comporterò così. Se fai questo per me, non ti farò del male». Il giovane rifiutò per un po’, ma quel serpente sapeva essere molto persuasivo. Alla fine, il giovane se lo mise sotto la camicia e lo portò con sé. Quando furono giù a valle, lo prese e lo depose delicatamente a terra. All’improvviso il serpente si arrotolò su stesso, scosse i suoi sonagli, scattò in avanti e morse il ragazzo a una gamba. «Mi avevi promesso……», gridò il giovane. «Sapevi che cosa rischiavi quando mi hai preso con te», disse il serpente strisciando via”. È proprio vero che la prudenza non è mai troppa. Dovrebbero ricordarlo specialmente coloro che si lasciano sedurre dalla curiosità di provare esperienze che comportano grossi rischi. Come lasciarsi tentare dalla droga, dall’alcool, dall’eccessiva velocità o dai cosiddetti “sport estremi” che mettono a repentaglio la vita stessa. Così come è pericoloso lasciarsi lusingare dall’ “antico serpente”, che aveva tentato a suo tempo Adamo ed Eva con le sue false dichiarazioni, ingannando così i nostri progenitori. Mai scherzare col diavolo. Mai fidarsi o scendere a patti col demonio. Il rischio è troppo alto, il pericolo è in agguato, silenzioso e mimetizzato dietro innocue apparenze. «Ma il diavolo non esiste», dicono alcuni. «È solo un mostro generato dalla fantasia. Un’invenzione dei preti, uno spauracchio per tenerci buoni, come l’orco delle favole per i bambini…….». Ma proprio questo è ciò che vuole insinuare il diavolo nella coscienza delle persone: la convinzione che in realtà lui non esista affatto. Del resto, chi l’ha mai visto? Chi l’hai mai incontrato? Il diavolo - sostengono tanti - non è che un mito, un personaggio ideato da scrittori amanti delle storie tragiche e mostruose, o dai registi appassionati di produrre film di orrori e catastrofi “apocalittiche” da fine del mondo. Tutt’al più - si dice - possiamo vedere in giro, magari a Carnevale, alcune maschere che raffigurano immaginari volto diabolici, con tanto di corna e coda. Oppure pupazzi di peluche a forma di piccoli demoni rossi, morbidi e tutto sommato persino simpatici. Come se non bastasse, anche quelle minuscole palline dolci colorate che ricoprono i nostri “papassini” sardi, son chiamate “diavoletti”. Tutto qui. Siamo nel 2000 inoltrato, perché - si domandano tanti - continuare con questa illusione e credere davvero all’esistenza del diavolo e dell’inferno? Tuttavia, almeno noi che ci riconosciamo cristiani cattolici non possiamo ignorare l’insegnamento della Bibbia e del Magistero della Chiesa, che ribadiscono la presenza del diavolo e del suo regno di morte eterna che è l’inferno! La corruzione dilagante, l’odio, la violenza, le guerre ne sono già una evidente manifestazione!

«Vegliate e pregate per non cadere in tentazione», ha raccomandato Gesù (Lc 14,38a). Ascoltiamo anche l’esortazione dell’Apostolo Pietro: «Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone ruggente va in giro cercando chi divorare. Resistetegli saldi nella fede» (1 Pt 5,8-9).        

  Don Paolo Piras

 

 DALLE PARROCCHIE

 ■Don Domenico è rientrato sabato notte da Treviso dopo circa quattro mesi di assenza per una operazione al cuore. Il suo arrivo era stato annunciato dal Vescovo durante la celebrazione a La Maddalena per la Giornata del Malato. Domenica sera , la Messa delle ore 18.00 è stata anche una Messa di ringraziamento per la ricuperata salute. Erano presenti molti fedeli e i sacerdoti dell’Isola che hanno voluto concelebrare. All’inizio della Messa don Domenico ha espresso la gioia di essere di nuovo a La Maddalena, ha ringraziato il Signore che gli ha dato una proroga ascoltando le tante preghiere dei Maddalenini. Ha ringraziato i confratelli sacerdoti che in questi mesi hanno lavorato anche per lui.

 

OSTENSORIO-21022015■ Domenica pomeriggio, lunedì e martedì si sono svolte a S. Maria Maddalena le Quarantore, cioè l’adorazione solenne annuale del Santissimo Sacramento. Sebbene l’adorazione si faccia tutti i giorni da lunedì a venerdì, molti fedeli hanno capito la straordinarietà dell’esposizione del Santissimo e sono venuti numerosi a pregare in silenzio per sé, per i propri cari, per la Chiesa e per il mondo. In quei giorni c’era anche il carnevale, però c’era il tempo per ammirare la sfilata dei carri e per trattenersi un poco in preghiera davanti a Gesù sacramentale. Anche durante le ore più difficili, dalle 13.00 alle 15.00, c’era sempre un gruppetto di adoratori.

 

 

 

 

 

 

 

Mercoledì delle Ceneri è iniziata la Quaresima. Nelle varie Messe i fedeli si sono accostati per ricevere l’imposizione delle ceneri sulla fronte, ceneri ricavate dai rami di ulivo e di palma benedetti l’anno scorso per indicare che così passa la gloria del mondo. Specialmente alla Messa delle ore 18.00 la chiesa era piena, c’erano anche tanti bambini del catechismo. Ha animato i canti la corale parrocchiale S. Cecilia. Durante l’omelia don Domenico ha ricordato le caratteristiche esteriori della Quaresima come il colore violaceo delle vesti liturgiche, l’assenza di fiori sull’altare, la sospensione del canto dell’alleluia, l’astinenza dalla carne e il digiuno il Mercoledì delle Ceneri. Tutto questo non serve se non c’è la conversione del cuore. La Quaresima è soprattutto riconciliazione con Dio e con i fratelli, è rinnovamento spirituale, tempo favorevole di salvezza. Dobbiamo sempre combattere contro lo spirito del male e le armi che ci assicurano la vittoria sono la preghiera, la penitenza e la carità. Ha esortato perciò ad una preghiera più abbondante, al digiuno soprattutto dai peccati, alla condivisione con i bisognosi, dando ciascuno secondo le sue possibilità, chi soldi, chi generi alimentari, e c’è chi può dare solo un po’ di conforto, un po’ del suo tempo, un po’ di compagnia. Così la dignità del nostro Battesimo che ci fa figli di Dio, risplenderà in questo tempo in cui c’è tanto bisogno di ideali grandi e forti.

 

■Nel recente incontro ad Arzachena dei sacerdoti della zona pastorale si è parlato del Pellegrinaggio della Madonna di Luogosanto Regina della Gallura. La statua della Madonna, Maria Bambina, farà visita a tutte le parrocchie della Gallura nei mesi di maggio e di ottobre che sono i mesi mariani. La proposta è partita dal Comitato Festeggiamenti di Luogosanto, il Vescovo l’ha approvata e l’ha estesa a tutte le parrocchie galluresi. A La Maddalena si prevede che il simulacro della Santa Vergine arrivi dal 7 al 10 di maggio. Nell’incontro zonale si è pure esaminato il questionario inviato dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi sulla famiglia nel mese di ottobre.

 

■ Nell’incontro dei sacerdoti di La Maddalena si è confermata l’iniziativa delle Stazioni Quaresimali il mercoledì in ogni chiesa della Città, come momento comunitario di preghiera, di catechesi, di penitenza e di carità. L’orario sempre alle 17,00.

 

La festa della Madonnuccia ad Ajaccio il 18 marzo quest’anno sarà più solenne per le presenza del Cardinale Dominique Mamberti. Nato in Corsica a Vico, fu nominato Vescovo da S. Giovanni Paolo II e Nunzio Apèostolico in Soudan e poi incaricato per gli Affari Esteri del Vaticano. Quando fu, domenica scorsa, fu creato Cardinale da Papa Francesco era presente a Roma anche una folta delegazione dalla Corsica. Tornerà a visitare la sua regione proprio in occasione della festa della Madonna della Misericordia, patrona dì Ajaccio e il giorno dopo sarà a Bastia per la festa di S. Giuseppe. Non è escluso che un pellegrinaggio di Maddalenini, oltre alla delegazione ufficiale, partecipi alla festa di Ajaccio città gemellata con La Maddalena.

 

Nuove vetrate a Moneta.

MONETA-VETRATE-21022015In questa settimana è stato portato a compimento il progetto della sostituzione dei vetri della chiesa ormai filati e deteriorati dal tempo. Sono state messe in loco le ultime quattro vetrate riguardanti S. Giacomo, S. Giovanni e gli altri segni della passione di Cristo. L'opera è stata progettata da don Sebastiano Corrias e realizzata dall’azienda Domus Dei già autore del mosaico nella nicchia centrale della chiesa. In questa occasione sono stati eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione e relativa imbiancatura delle pareti. Grazie di cuore alla squadra dei volontari della parrocchia: Franco Spanu, Gaetano e Luciano Ferrandu, Tore Scarpitta e Mariolino Del Giudice. Grazie al gruppo di Santa Marta e al gruppo liturgico che hanno pulito la chiesa. Martedì 10 marzo alle ore 17.00 ci sarà la cerimonia della presentazione e benedizione delle vetrate con la partecipazione di Mons. Sebastiano Sanguinetti e don Sebastiano Corrias.

 

 

 

 

 

I tirolesi nell’oratorio di Moneta.

MONETA-CARNEVALE-21022015Ormai è diventata una tradizione la partecipazione del carro dell’oratorio di Moneta alla sfilata del carnevale maddalenino. Tutto nel perfetto spirito oratoriale che mira a diventare un ambiente di vita completa dove c’è spazio per tutto: divertimento, gioco, formazione e impegno per favorire la crescita e maturazione umana e cristiana delle persone. Quest’anno è stato scelto il tema “I tirolesi”. Il bellissimo e coloratissimo carro si è riempito di oltre una cinquantina tra bambini, ragazzi e adulti che con i loro bellissimi costumi hanno animato le tre sfilate. Grazie al capocarro Franco Romano e a tutti quelli che hanno lavorato nella preparazione del carro: Sandro Gallus, Giancarlo Piredda, Fabrizio e Nico Filippini, Tore Scarpitta, Franco Spanu, Gaetano Ferrandu, Marilino Del Giudice e Simon Formentin. Grazie alle coordinatrici: Ines, Gavina Sechi e Alessandra Fadda. Un ringraziamento agli sponsor: F.lli Avolio, Pizzeria Garden, Sigma f.lli Fadda, ENI Favale, Panificio Benatti, LD Santina e Autofficina di Giorgio Frau. Grazie infine a tutti genitori e i partecipanti. Durante la cena di fine carro è già nata un’idea sul tema del carro del prossimo carnevale.......

 

Banco farmaceutico 2015

Nonostante la crisi gli italiani si sono confermati campioni di solidarietà. Infatti, in occasione della XV Giornata di Raccolta del Farmaco, che si è tenuta sabato scorso, sono stati donati 360 mila farmaci da automedicazione destinati a più di 400.000 persone in stato di povertà quotidianamente assistite dai 1.638 enti caritatevoli convenzionati con la Fondazione Banco Farmaceutico onlus. L’iniziativa è stata realizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus in collaborazione con Federfarma e CDO Opere Sociali in 3.673 farmacie in 97 province e in più di 1.200 comuni italiani. Anche nella nostra isola la Caritas di Moneta ha aderito a questa iniziativa e ha organizzato la raccolta nelle farmacie Corda e La Maddalena. E’ stato raccolto il corrispettivo di € 1260.16, il risultato è leggermente inferiore a quello dell’anno scorso.

Un grazie di cuore ai volontari della Caritas, ai farmacisti e a tutte le persone che hanno contribuito alla raccolta.

 

Condoglianze ai familiari di Aniello Migliaccio (noto Nello), Anna Maria Carola e Maria Rosa Bartolozzi che sono tornati alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1. Sabato 21 febbraio ore 19.00 – veglia di preghiera per S. Giovanni Paolo II guidata dal gruppo degli scout nella chiesa di Moneta.

2. Domenica 22 febbraio – Giornata del pensiero scout.

Ore 9.30 – S. Messa nella chiesa di S. M. Maddalena con la partecipazione del gruppo degli scout di Olbia e Alghero. Dopo la Messa giochi animati dagli scout – sono invitati tutti i bambini e i ragazzi.

 

3. Mercoledì 25 febbraio ore 17.00 – stazione quaresimale nella chiesa della SS. Trinità. Non ci sarà la S. Messa delle 18,00 a S.Maria Maddalena.

 

3)    Venerdì 27 febbraio

Via Crucis in parrocchia alle ore 17,15; al Bambino Gesù alle ore 16,30

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. – Moneta

 

1. Sabato 21 febbraio ore 19.00 – veglia di preghiera per S. Giovanni Paolo II guidata dal gruppo degli scout.

 

2. Domenica 22 febbraio – Giornata del pensiero scout.

Ore 9.30 – S. Messa nella chiesa di S. M. Maddalena con la partecipazione del gruppo degli scout di Olbia e Alghero. Dopo la Messa giochi animati dagli scout – sono invitati tutti i bambini e i ragazzi.

 

3. Mercoledì 25 febbraio ore 17.00 – stazione quaresimale nella chiesa della SS. Trinità. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

 

4. Venerdì 27 febbraio ore 17.00 – Via Crucis.

 

5. Per le prenotazioni del campetto dell’oratorio San Domenico Savio potete contattare Luciano al numero 346 8458754

 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

 

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

 

e sulla pagina facebook:

 

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 
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N°8 Sabato 21 febbraio 2015

 

IL SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE GUARISCE DALLA LEBBRA DEL PECCATO

CONFESSIONE-21022015In queste domeniche l’evangelista Marco ci sta raccontando l’azione di Gesù contro ogni specie di male, a beneficio dei sofferenti nel corpo e nello spirito: indemoniati, ammalati, peccatori… Egli si presenta come colui che combatte e vince il male ovunque lo incontri. Nel Vangelo di oggi (cfr Mc 1,40-45) questa sua lotta affronta un caso emblematico, perché il malato è un lebbroso. La lebbra è una malattia contagiosa e impietosa, che sfigura la persona, e che era simbolo di impurità: il lebbroso doveva stare fuori dai centri abitati e segnalare la sua presenza ai passanti. Era emarginato dalla comunità civile e religiosa. Era come un morto ambulante. L’episodio della guarigione del lebbroso si svolge in tre brevi passaggi: l’invocazione del malato, la risposta di Gesù, le conseguenze della guarigione prodigiosa. Il lebbroso supplica Gesù «in ginocchio» e gli dice: «Se vuoi, puoi purificarmi» (v. 40). A questa preghiera umile e fiduciosa, Gesù reagisce con un atteggiamento profondo del suo animo: la compassione. E “compassione” è una parola molto profonda: compassione che significa “patire-con-l’altro”. Il cuore di Cristo manifesta la compassione paterna di Dio per quell’uomo, avvicinandosi a lui e toccandolo. E questo particolare è molto importante. Gesù «tese la mano, lo toccò … e subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato» (v. 41). La misericordia di Dio supera ogni barriera e la mano di Gesù tocca il lebbroso. Egli non si pone a distanza di sicurezza e non agisce per delega, ma si espone direttamente al contagio del nostro male; e così proprio il nostro male diventa il luogo del contatto: Lui, Gesù, prende da noi la nostra umanità malata e noi prendiamo da Lui la sua umanità sana e risanante. Questo avviene ogni volta che riceviamo con fede un Sacramento: il Signore Gesù ci “tocca” e ci dona la sua grazia. In questo caso pensiamo specialmente al Sacramento della Riconciliazione, che ci guarisce dalla lebbra del peccato. A noi, oggi, il Vangelo della guarigione del lebbroso dice che, se vogliamo essere veri discepoli di Gesù, siamo chiamati a diventare, uniti a Lui, strumenti del suo amore misericordioso, superando ogni tipo di emarginazione. Per essere “imitatori di Cristo” (cfr 1 Cor 11,1) di fronte a un povero o a un malato, non dobbiamo avere paura di guardarlo negli occhi e di avvicinarci con tenerezza e compassione, e di toccarlo e di abbracciarlo. Ho chiesto spesso, alle persone che aiutano gli altri, di farlo guardandoli negli occhi, di non avere paura di toccarli; che il gesto di aiuto sia anche un gesto di comunicazio- ne: anche noi abbiamo bisogno di essere da loro accolti. Un gesto di tenerezza, un gesto di compassione… Ma io vi domando: voi, quando aiutate gli altri, li guardate negli occhi? Li accogliete senza paura di toccarli? Li accogliete con tenerezza? Pensate a questo: come aiutate? A distanza o con tenerezza, con vicinanza? Se il male è contagioso, lo è anche il bene. Pertanto, bisogna che abbondi in noi, sempre più, il bene. Lasciamoci contagiare dal bene e contagiamo il bene!

           (Angelus - Domenica 15/02/2015)

 

S. MESSA OFFERTA PER I VENTUNO COPTI «SGOZZATI PER IL SOLO MOTIVO DI ESSERE CRISTIANI»

Noi siamo capaci di distruggere anche la fraternità, come dimostra la storia di Caino e Abele nelle prime pagine della Bibbia. Un episodio che distrugge la fraternità, è l’inizio delle guerre: le gelosie, le invidie, tanta cupidigia di potere, di avere più potere. Sì, questo sembra negativo, ma è realista. Del resto, basta prendere un giornale qualsiasi per vedere che più del novanta per cento delle notizie sono notizie di distruzione: più del novanta per cento! E questo lo vediamo tutti i giorni!. Ma allora cosa succede nel cuore dell’uomo? Gesù, una volta, avvertì i suoi discepoli che il male non entra nel cuore dell’uomo perché mangia questa cosa che non è pura, bensì perché esce dal cuore. E dal cuore dell’uomo escono tutte le malvagità. Infatti il nostro cuore debole è ferito. Perché siamo così? La risposta è diretta: Perché abbiamo questa possibilità di distruzione, questo è il problema!. E così facendo, poi, nelle guerre, nel traffico delle armi siamo imprenditori di morte!. E ci sono i Paesi che vendono le armi a questo che è in guerra con questo, e le vendono anche a questo, perché così continui la guerra. Il problema è proprio la capacità di distruzione e questo non viene dal vicino ma da noi!. È sulla malvagità, la capacità di distruggere che tutti noi abbiamo che oggi la Chiesa, alle porte della Quaresima, ci fa riflettere. L’invito del Papa è a domandarcene la ragione, a partire dal passo evangelico di Marco (8, 14-21). Nel Vangelo Gesù rimprovera un po’ i discepoli che discutevano: ma tu dovevi prendere il pane — No, tu!”. Insomma i dodici discutevano come sempre, litigavano fra loro. Ed ecco che Gesù rivolge loro una bella parola: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode”». Così, semplicemente fa l’esempio di due persone: Erode è cattivo, assassino, e i farisei ipocriti. Ma il Signore parla anche di “lievito” e loro non capivano. Il fatto è che, come racconta Marco, i discepoli parlavano di pane, di questo pane, e Gesù gli fa: “Ma quel lievito è pericoloso, quello che noi abbiamo dentro e che ci porta a distruggere. Guardatevi, fate attenzione!”. Poi Gesù fa vedere l’altra porta: “Avete il cuore indurito? Non vi ricordate quando ho spezzato i cinque pani, la porta della salvezza di Dio?. Infatti per questa strada della discussione mai, mai si farà qualcosa di buono, sempre ci saranno divisioni, distruzione!. E continua: Pensate alla salvezza, a quello che anche Dio ha fatto per noi, e scegliete bene!. Ma i discepoli non capivano perché il cuore era indurito per questa passione, per questa malvagità di discutere fra loro e vedere chi era il colpevole di quella dimenticanza del pane. Francesco ha quindi esortato a prendere questo messaggio del Signore sul serio. La riflessione di oggi ha suggerito di chiedere al Signore, prima di incominciare la Quaresima, la grazia di scegliere sempre bene la strada col suo aiuto e non lasciarci ingannare dalle seduzioni che ci porteranno sulla strada sbagliata. (Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 17 febbraio 2015)

 

LA FAMIGLIA - I FRATELLI

TERRA-E-MANI-21022015Il legame fraterno ha un posto speciale nella storia del popolo di Dio, che riceve la sua rivelazione nel vivo dell’esperienza umana. Il salmista canta la bellezza del legame fraterno: «Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme!» (Sal 132,1). E questo è vero, la fratellanza è bella! Gesù Cristo ha portato alla sua pienezza anche questa esperienza umana dell’essere fratelli e sorelle, assumendola nell’amore trinitario e potenziandola così che vada ben oltre i legami di parentela e possa superare ogni muro di estraneità. Sappiamo che quando il rapporto fraterno si rovina, quando si rovina il rapporto tra fratelli, si apre la strada ad esperienze dolorose di conflitto, di tradimento, di odio. Il racconto biblico di Caino e Abele costituisce l’esempio di questo esito negativo. Dopo l’uccisione di Abele, Dio domanda a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?» (Gen 4,9a). E’ una domanda che il Signore continua a ripetere in ogni generazione. E purtroppo, in ogni generazione, non cessa di ripetersi anche la drammatica risposta di Caino: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9b). La rottura del legame tra fratelli è una cosa brutta e cattiva per l’umanità. Anche in famiglia, quanti fratelli litigano per piccole cose, o per un’eredità, e poi non si parlano più, non si salutano più. Questo è brutto! La fratellanza è una cosa grande, quando si pensa che tutti i fratelli hanno abitato il grembo della stessa mamma durante nove mesi, vengono dalla carne della mamma! E non si può rompere la fratellanza. Pensiamo un po’: tutti conosciamo famiglie che hanno i fratelli divisi, che hanno litigato; chiediamo al Signore per queste famiglie - forse nella nostra famiglia ci sono alcuni casi - che le aiuti a riunire i fratelli, a ricostituire la famiglia. La fratellanza non si deve rompere e quando si rompe succede quanto è accaduto con Caino e Abele. Quando il Signore domanda a Caino dov’era suo fratello, egli risponde: “Ma, io non so, a me non importa di mio fratello”. Questo è brutto, è una cosa molto, molto dolorosa da sentire. Nelle nostre preghiere sempre preghiamo per i fratelli che si sono divisi. Il legame di fraternità che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace. In famiglia, tra fratelli si impara la convivenza umana, come si deve convivere in società. Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società e sui rapporti tra i popoli. Non perdiamo la nostra fiducia nell’ampiezza di orizzonte che la fede è capace di trarre da questa esperienza, illuminata dalla benedizione di Dio.   (Udienza Generale - Mercoledì 18/02/2015)

 
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