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N°30 Sabato 26 Luglio 2014

RAGGI DI SOLE

IL “TIC – TAC” DELLA VITA

IL-TIC-TAC-DELLA-VITA-26072“ C'era una volta un orologio di bell’aspetto che troneggiava su un elegante comò e faceva con entusiasmo il suo lavoro. Come ogni buon orologio aveva un cuore che ticchettava due battiti al secondo: «Tic-tac, tic-tac, tic-tac…» Così fin dal giorno in cui era uscito dal laboratorio di uno dei migliori orologiai della città. La sua vita scorreva tranquilla finché nel suo cervello di luccicanti ingranaggi, quasi fosse un granellino di micidiale polvere, si insinuò un dubbio. «Due battiti al secondo significano centoventi ticchettii al minuto, settemila e duecento battiti all’ora, cento settantaduemila ottocento al giorno, unmilioneduecentonovemila e seicento alla settimana, sessantaduemilioni ottocentonovantanovemila e ottocento ticchettii all’anno…». I delicati ingranaggi dell’orologio emisero un cigolìo lamentoso. «Sessantadue milioni ottocentonovantanovemila e ottocento ticchettii all’anno! È impossibile. Non ce la farò mai!». In breve, il dubbio si trasformò in panico e poi in profonda depressione. Così, un giorno, l’orologio prese appuntamento dal miglior psico-orologiaio della città. «Qual è il suo problema?» chiese gentilmente il dottore. «Oh, dottore» si lamentò, «mi è stato affidato un compito immane, nettamente al di sopra delle mie forze. Devo emettere due battiti al secondo, cioè cento e venti ticchettii al minuto, settemila e duecento battiti all’ora, centosettantaduemilaottocento al giorno, un milione duecentonovemila e seicento alla settimana, sessantaduemilioni ottocento novantanovemila e ottocento ticchettii all’anno! E per molti anni! Non posso farcela». «Un momento!» interloquì lo psichiatra. «Quanti ticchettii devi fare alla volta?» «Un tic alla volta, poi un tac, poi un altro tic e così via». «Questa è la cura che ti consiglio: vai a casa, mettiti tranquillo e pensa ad un tic alla volta: concentrati su ogni tic e goditelo. Uno alla volta: non ti preoccupare del successivo! Pensi di riuscirci?» «Un tic e un tac alla volta! Ma certo!» rispose l’orologio. Tornò a casa e non si preoccupò più”. Simpatica la scenetta che il bravo attore Ernesto Calindri recitava in uno degli intervalli pubblicitari alla televisione tanti anni fa: seduto tranquillamente al tavolino di un bar, in mezzo al vorticoso traffico cittadino sorseggiava con gusto un bicchierino di Cynar, gradevole digestivo liquoroso a base di carciofo, esaltato come antidoto contro “il logorìo della vita moderna”. Già, soprattutto oggi la nostra vita quotidiana tende ad esser consumata freneticamente, nell’ansia di riuscire a sbrigare tutti gli impegni presi, ad osservare gli orari per non ritardare agli appuntamenti. Le ore delle giornate sembrano insufficienti e si dileguano in un batter d’occhio, si arriva a sera con tante faccende ancora da sbrigare e ci si agita operando in fretta o rimandando a domani con la spiacevole prospettiva di ritrovarsi poi più sovraccarichi che mai. E si rischia di finire dal neurologo come l’ “orologio nevrotico” di P. Bruno Ferrero il quale, opportunamente, ci suggerisce: “Ogni istante che Dio ti concede è un dono immenso non buttarlo. Non correre sempre alla ricerca di chissà quale domani. Vivi meglio che puoi, pensa meglio che puoi e fai del tuo meglio oggi. Perché l’oggi sarà presto il domani, e il domani sarà presto l’eterno”. Teniamo presente l’esortazione di Gesù: «Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena» (Matteo 6,31). Valorizziamo ogni «tic-tac» della nostra giornata illuminandolo di fede e riempiendolo di amore. Preghiamo, lavoriamo, giochiamo. Con calma sollecitudine. Sereni sotto lo sguardo benevolo del Padre, che ci offre il tesoro del suo Regno.     

  Don Paolo Piras

 

 

DALLE PARROCCHIE

STATUA-S.LUCA-26072014 La festa di S.Maria Maddalena il 22 luglio è stata molto bella, coincideva con il bicentenario della chiesa parrocchiale e perciò doveva essere particolarmente solenne. La sera della vigilia la Messa è stata celebrata dal nostro Vescovo Mons. Sanguinetti e l’omelia, l’ultima della Novena, è stata tenuta dal bravo predicatore di tutta la novena fra Massimo Terrazzoni. La Messa è stata cantata dal coro della Confraternita S. Gavino di Monti. Dopo la Messa sul sagrato della chiesa, c’è stata l’inaugurazione e la benedizione delle statue dei quattro evangelisti. Il Vescovo ha introdotto dicendo che le statue arricchiscono non solo la facciata della chiesa, ma tutta la comunità che vede in quel libro che gli evangelisti tengono in mano l’invito ad ascoltare e seguire il Vangelo di Gesù Cristo. Mentre Mons. Sanguinetti parlava, è arrivato il Vescovo di Ajaccio Mons. Olivier che è stato accolto con un caloroso applauso. Ha poi preso la parola il Sindaco Comiti esprimendo la sua soddisfazione per l’opera realizzata grazie ad una collaborazione tra Comune e Chiesa (circa 160.000 euro) che prevede non solo le statue degli evangelisti ma anche il lavoro per sanare le parti ammalorate della chiesa, il rifacimento delle finestre, e i lavori di restauro della chiesa della Trinita. C’è stato poi l’intervento di don Francesco Tamponi, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi ma anche della Sardegna. Egli ha presentato l’autore delle statue, Corrado Desole, di Sassari che era presente e che è stato salutato con un bel applauso. Rispondendo indirettamente a qualcuno che riteneva le statue uno spreco nei confronti dei poveri ha raccontato di una donna nel Vangelo che ha unto i piedi di Gesù con unguento profumato molto prezioso. Qualcuno ha detto: “Perché questo spreco? Non si poteva dare quel denaro ai poveri?”. Chi diceva questo era Giuda che teneva la cassa e prendeva quel che si metteva dentro, perché era un ladro.TRE-VESCOVI-26072014 A quel punto i vigili del fuoco sono saliti sulle scale già pronte ed hanno scoperto le due statue più basse che erano ricoperte da un telo celeste. Allo scoprimento è seguita la benedizione ed un grande applauso segno della soddisfazione della gente che per la prima volta vedeva nella facciata le statue per altro originali (non copie) dei quattro evangelisti. Il coro della confraternita di S. Gavino di Monti ha concluso con due bei canti eseguiti sul sagrato della chiesa. Il giorno dopo, festa di S. Maria Maddalena, anche il pranzo all’hotel Ma&Ma offerto dal Comitato Festeggiamenti classe ’64 e dall’Hotel è stata un’occasione per approfondire la conoscenza e la collaborazione tra i vescovi, le autorità, il Comitato, i sacerdoti, i seminaristi dell’ordinariato militare. Il cuore della festa è stato la Messa solenne che si è celebrata all’interno della chiesa alle ore 21,30. Veramente solenne per la presenza di tre vescovi: Mons. Sebastiano Sanguinetti, Vescovo di Tempio – Ampurias, Mons. Olivier de Germay vescovo di Ajaccio e Mons. Santo Marcianò, Ordinario militare, solenne per la presenza di oltre una quindicina tra sacerdoti e diaconi, di oltre quindici seminaristi che hanno servito all’altare, c’erano numerose autorità, rappresentanti anche di comuni vicini, la Confraternita del Getsemani e una folla numerosa di residenti e di turisti che riempiva la chiesa e la piazza antistante e seguiva la celebrazione attraverso gli altoparlanti. Il coro parrocchiale Santa Cecilia accompagnava la Messa con bei canti. Il Vescovo nell’omelia ha citato un detto latino: “Nomen est omen”, per dire che il nome è un augurio e un impegno di vita. Perciò chiamarsi maddalenini significa augurarsi e impegnarsi ad essere come S. Maria Maddalena, fedeli nel seguire Gesù e nell’annunciarlo con coraggio. SM.MARIAMADDALENA-2014La comunità di La Maddalena nell’essere unita a Cristo e in se stessa troverà la forza per superare le difficoltà che ora la costringono. Alla fine della Messa il Vescovo di Ajaccio ha rivolto un saluto dicendo che ha riconosciuto di essere in peccato mortale perché non era mai venuto a La Maddalena ma ora che l’ha vista può andare in pace. Ha rivolto un saluto anche l’Ordinario militare Mons. Santo Marcianò sottolineando la bella accoglienza, con la quale lui, i suoi seminaristi e le suore sono stati ricevuti a La Maddalena per una settimana di formazione. Dopo la Messa si è svolta la processione aperta dai fucilieri di S. Maria Maddalena, quindi dalla banda “Giuseppe Garibaldi”, dalla Confraternita del Getsemani e dai gruppi folk di Orune, di Luogosanto e di La Maddalena. Il Comitato Festeggiamenti che aveva precedentemente imbandierato piazza S. Maria Maddalena e tutta via Italia con i suoi uomini portava la Santa illuminata e addobbata, le donne portavano lo stendardo davanti alla Santa e i quattro lampioni intorno alla statua. La Santa è stata imbarcata sulla motobarca Marinella tutta imbandierata, al seguito i Vescovi, i sacerdoti, le autorità e altri. Dal mare sono stati seguiti i bei fuochi artificiali e si è rientrati in piazza chiesa dopo aver assistito, nella stessa piazza, ad una cascata di luci. La folla che ha partecipato alla Messa e alla processione era tanta. Un segno di fede che aiuta la comunità a rafforzare l’amore a Cristo e a crescere nella vita cristiana.

Domenica 20 il Comitato del Bicentenario ha approntato i leggii descrittivi delle cappelle della chiesa parrocchiale. Una targa presso l’acquasantiera dice la storia della chiesa. Un’altra targa descrive il nostro presbiterio, il quadro di Maria Maddalena penitente, del Bordignon, dall’altra parte sogniamo di metterne un altro con Maria Maddalena testimone della resurrezione. Si parla dell’altare, dono del De Jeneys ed anche della piccola acquasantiera dono della moglie di Ciampi signora Franca. Nella cappella di S.Antonio il leggio descrive il dono della bella statua in marmo da parte della famiglia Semeria e i due quadri del 1700 restaurati, raffiguranti l’arcangelo S.Michele e S.Antonio col Bambino Gesù. Nella cappella di San Filippo si descrive il quadro donato dal console di Bonifacio forse del Cano, raffigurante S.Filippo prostrato davanti alla Vergine col Bambino Gesù, e un angelo che gioca col cappello di cardinale, onorificenza che S.Filippo ha rifiutato: “Preferisco il paradiso”. Così altre cappelle. Un bel lavoro di carattere storico curato dalla professoressa Giovanna Sotgiu e dal Corisma.

Passano gli anni….. e ne sono passati ben sedici da quando ristrutturata la piccola chiesetta che caratterizza da almeno una settantina d’anni il Borgo di Stagnali, viene onorata la Madonna della Pace alla quale è stata intitolata la chiesetta, con una festa la seconda domenica di Luglio. Questa strana e fredda estate ha tenuto un po tutti con il fiato sospeso …….. calerà il vento?....Pioverà?.....Intanto si andava avanti con i preparativi e si pregava, durate il triduo guidato dal parroco don Andrea, anche perchè il tempo non ci facesse brutti scherzi.

La facciata della chiesa, con il suo nuovo simbolo spirituale, un grande crocifisso fatto con i sugherelli che usano i pescatori infilati in una sagola, la Madonna immersa nel blu con bellissimi fiori bianchi e circondata da conchiglie e stelle marine ha fatto da cornice alla Santa Messa (trasmessa in diretta da radio arcipelago) officiata da don Andrea, don Albert e ospite graditissimo don Allegri il sacerdote rapito dai jihadisti e liberato i primi di Giugno. Funzione solenne sottolineata abilmente dal coro Giovanni Paolo II alla presenza del corpo Forestale dello Stato e della Regione e seguita da tantissime persone. L’omelia di don Allegri spontanea nel raccontarci le dure esperienze vissute durante la prigionia che la fede e la preghiera hanno sempre dato la forza e la speranza per superarle. A seguire la processione nel porticciolo per la tradizionale benedizione del mare e delle barche….. con un freddo inusuale per questo periodo e che solo la forza della preghiera condivisa poteva riscaldare.

Ritornati al riparo nel cortile della chiesa è iniziata la cena, con due menù terra e mare che lo staff Stagnalino, ormai collaudato, sa preparare e servire con precisione, gli squisiti dolci serviti direttamente ai tavoli insieme al limoncello offerti come si dice “dalla casa”. Naturalmente non poteva mancare il maxi schermo per guardare la finale dei mondiali nella partita che ha visto due PAPI, si fa per dire, a confronto.

Non poteva mancare la musica e per l’occasione il professionale e… simpaticissimo Davide Aversano, che ha fatto scatenare buona parte dello staff, e non solo, in sfrenati balli di gruppo e liscio giusto per scaricare la tensione dei faticosi giorni di preparazione e fare in modo che non sia solo “un lavoro”.                                    

Lella Rubbiani

 

■ La gita pellegrinaggio a Lavezzi è riuscita molto bene. I partecipanti erano più di ottanta, ad essi si sono aggiunti anche un gruppo di turisti provenienti dal residence di Palau Santa Clara. Si è partiti verso le 10,00 dalla chiesa parrocchiale. La prima visita è stata al cimitero dei naufraghi della nave Semillante. Il pranzo si è consumato in barca, poi scesi a terra col gommone, alcuni hanno fatto il bagno. Alle 18,30 presso le rovine dell’antico monastero è stata celebrata la Santa Messa. Venire qui, ha detto don Domenico, è ricordare le sorgenti della fede in questo arcipelago, nel quale verso il 1250 c’erano tre monasteri, uno a Lavezzi, uno a S.Maria e uno a La Maddalena. Probabilmente alla loro influenza si devono i nomi di Santi, dati ad alcune isole dell’Arcipelago. È inoltre l’occasione per lodare Dio contemplando l’opera della creazione.

 

Auguri ai neo battezzati Leone Nehemiah e Iasmine.

 

Avvisi -Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Sabato 26 luglio

Sagra del pesce a Tegge alle ore 20,00.

 

2) Domenica 27 luglio

● Gita Pellegrinaggio all’isola di Razzoli. Partenza dalla chiesa alle ore 14,45. Santa Messa sull’Isola alle ore 18,00. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano.

● Concerto del coro “Città di Olbia” nella chiesa parrocchiale alle ore 22,00.

● Vendita di beneficenza da parte delle suore ortodosse della Bielorussia.

 

3) Da lunedì 28 luglio mercatino di antiquariato per beneficenza, nella biblioteca parrocchiale.

 

4) Mercoledì 30 luglio

Radio Maria trasmetterà l’ora di spiritualità pomeridiana (rosario e vespri) dalla nostra chiesa parrocchiale alle ore 16,45.

 

5) Giovedì 31 luglio

Adorazione notturna dalle ore 23,00.

 

6) Venerdì 1 agosto

Primo venerdì del mese dedicato al Sacro Cuore di Gesù.

 

7) Sabato 2 agosto

Memoria di S. Maria degli Angeli.

Si può lucrare l’indulgenza della Porziuncola o perdono di Assisi alle solite condizioni: Confessione, Comunione, visita alla chiesa, recita del Padre nostro e del Credo e di una preghiera secondo le intenzioni del Papa (Padre nostro, Ave Maria) e l’animo distaccato dal peccato.

 

 

Avvisi – Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

1. Sabato 26 – domenica 27 luglio

LOCANDINA-BIOLORUSSIA-26072esposizione e vendita delle icone e articoli religiosi delle Suore del Monastero Santa Elisabetta (Bielorussia) che gestiscono la casa per bambini orfani in Bielorussia.

 

2. Domenica 27 luglio piazzale dell’Oasi Serena ore 9.00 -12.00; 16.00 -18.00 CAR WASH – lavaggio delle macchine a favore del campo scuola interparrocchiale.

 

3. Lunedì 28 – sabato 2 agosto – campo scuola interparrocchiale a Porto Istana.

 

4. Venerdì 1 agosto - primo venerdì del mese.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it


e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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N°30 Sabato 26 Luglio 2014

 

La misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi.

 

CAMPO-DI-GRANO-26072014

In queste domeniche la liturgia propone alcune parabole evangeliche, cioè brevi narrazioni che Gesù utilizzava per annunciare alle folle il Regno dei cieli. Tra quelle presenti nel Vangelo di oggi, ce n’è una piuttosto complessa, di cui Gesù fornisce ai discepoli la spiegazione: è quella del buon grano e della zizzania, che affronta il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio (cfr Mt 13,24-30.36-43). La scena si svolge in un campo dove il padrone semina il grano; ma una notte arriva il nemico e semina la zizzania, termine che in ebraico deriva dalla stessa radice del nome “Satana” e richiama il concetto di divisione. Tutti sappiamo che il demonio è uno “zizzaniatore”, colui che cerca sempre di dividere le persone, le famiglie, le nazioni e i popoli. I servitori vorrebbero subito strappare l’erba cattiva, ma il padrone lo impedisce con questa motivazione: «Perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano» (Mt 13, 29). Perché sappiamo tutti che la zizzania, quando cresce, assomiglia tanto al grano buono, e vi è il pericolo che si confondano.

L’insegnamento della parabola è duplice. Anzitutto dice che il male che c’è nel mondo non proviene da Dio, ma dal suo nemico, il Maligno. È curioso, il maligno va di notte a seminare la zizzania, nel buio, nella confusione; lui va dove non c’è luce per seminare la zizzania. Questo nemico è astuto: ha seminato il male in mezzo al bene, così che è impossibile a noi uomini separarli nettamente; ma Dio, alla fine, potrà farlo.

Dio sa aspettare. Egli guarda nel “campo” della vita di ogni persona con pazienza e misericordia: vede molto meglio di noi la sporcizia e il male, ma vede anche i germi del bene e attende con fiducia che maturino. Dio è paziente, sa aspettare. Che bello questo: il nostro Dio è un padre paziente, che ci aspetta sempre e ci aspetta con il cuore in mano per accoglierci, per perdonarci. Egli sempre ci perdona se andiamo da Lui.

L’atteggiamento del padrone è quello della speranza fondata sulla certezza che il male non ha né la prima né l’ultima parola. Ed è grazie a questa paziente speranza di Dio che la stessa zizzania, cioè il cuore cattivo con tanti peccati, alla fine può diventare buon grano. Ma attenzione: la pazienza evangelica non è indifferenza al male; non si può fare confusione tra bene e male! Di fronte alla zizzania presente nel mondo il discepolo del Signore è chiamato a imitare la pazienza di Dio, alimentare la speranza con il sostegno di una incrollabile fiducia nella vittoria finale del bene, cioè di Dio.

Alla fine, infatti, il male sarà tolto ed eliminato: al tempo della mietitura, cioè del giudizio, i mietitori eseguiranno l’ordine del padrone separando la zizzania per bruciarla (cfr Mt 13,30). In quel giorno della mietitura finale il giudice sarà Gesù, Colui che ha seminato il buon grano nel mondo e che è diventato Lui stesso “chicco di grano”, è morto ed è risorto. Alla fine saremo tutti giudicati con lo stesso metro con cui abbiamo giudicato: la misericordia che avremo usato verso gli altri sarà usata anche con noi.

(Angelus- Domenica, 20 luglio 2014)

 

Con i migranti: dalla cultura dello scarto alla cultura dell’incontro.

MIGRANTI-26072014La globalizzazione è un fenomeno che ci interpella, specialmente in una delle sue principali manifestazioni qual è l’emigrazione. Si tratta di uno dei “segni” di questo tempo che viviamo e che ci riporta alle parole di Gesù “Perché questo tempo non sapete giudicarlo?” (Lc. 12,57). Nonostante il grande flusso di migranti presente in tutti i Continenti e in quasi tutti i Paesi, la migrazione viene ancora vista come emergenza, o come un fatto circostanziato e sporadico, mentre è ormai divenuto un elemento caratteristico e una sfida delle nostre società.

È un fenomeno che porta con sé grandi promesse insieme a molteplici sfide. Molte persone costrette all’emigrazione soffrono e, spesso, muoiono tragicamente; molti dei loro diritti sono violati, sono obbligati a separarsi dalle loro famiglie e purtroppo continuano a essere oggetto di atteggiamenti razzisti e xenofobi.

Di fronte a tale situazione, ripeto quanto ha avuto già modo di affermare: “È necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore”.

(Messaggio del Papa - dal Vaticano, 11 luglio 2014)

 

Quelli che parlano senza autorità.

La gente ha bisogno del «buon pastore» che sa capire e arrivare al cuore. Proprio come Gesù. Ed è lui che dobbiamo seguire da vicino, senza farci influenzare da coloro che «parlano di cose astratte o casistiche morali».

Era davvero tanta la gente che seguiva Gesù: «Pensiamo al giorno della moltiplicazione dei pani, ce ne erano più di cinquemila». Era gente che seguiva Gesù da vicino, «per le strade». E lo seguivano, spiega il Vangelo, «perché le parole di Gesù davano stupore al loro cuore: lo stupore di trovare qualcosa di buono, grande». Gesù infatti insegnava loro come uno che ha autorità, non come i loro scribi.

Il popolo aveva bisogno di insegnanti, di predicatori, di dottori con autorità. E coloro che non avevano autorità parlavano, ma le loro parole non raggiungevano il popolo, erano lontani dal popolo. Invece la novità era che Gesù parlava un linguaggio che arrivava al cuore del popolo, era una risposta alle loro domande.

Il messaggio degli scribi non arrivava al cuore del popolo e il popolo li sentiva e se ne andava.

Sicuramente il gruppo più conosciuto era quello dei farisei, però c’erano anche farisei buoni. Ma Gesù, quando si riferisce ai farisei, parla dei farisei cattivi, non dei buoni. Erano persone che facevano del culto di Dio, della religione, una collana di comandamenti e da dieci ne facevano più di trecento!. In sintesi caricavano sulle spalle del popolo questo peso: “Tu devi fare questo! Tu devi!”. Riducevano a casistica la fede nel Dio vivo, finendo così nelle contraddizioni della casistica più crudele. E da parte sua, il popolo li rispettava, perché il popolo è rispettoso, ma non ascoltava questi predicatori casistici.

 

Un altro gruppo, era quello dei sadducei: questi non avevano fede, avevano perso la fede. E così il loro mestiere religioso lo facevano sulla strada degli accordi con i poteri: i poteri politici, i poteri economici. In poche parole, erano uomini di potere e negoziavano con tutti. Ma il popolo non seguiva neppure loro.

Un terzo gruppo era quello dei rivoluzionari che in quel tempo si chiamavano spesso zeloti. Erano quelli che volevano fare la rivoluzione per liberare il popolo di Israele dall’occupazione romana. Così lì c’erano anche i guerriglieri, ma il popolo ha buonsenso e sa distinguere quando la frutta è matura e quando non lo è. E per questo non li seguiva.

Infine,il quarto gruppo era composto da brava gente: gli esseni. «Erano monaci, gente buona che consacrava la vita a Dio: faceva la contemplazione e la preghiera nei monasteri. Ma loro erano lontani dal popolo e il popolo non poteva seguirli.

Dunque, queste erano le voci che arrivavano al popolo. Eppure nessuna di queste voci aveva la forza di riscaldare il cuore del popolo. Gesù, invece, ci riusciva. E per questo le folle erano stupite: sentivano Gesù e il cuore era caldo perché il suo messaggio «arrivava al cuore» ed egli insegnava come uno che ha autorità. Infatti, Gesù si avvicinava al popolo; Gesù guariva il cuore del popolo; Gesù capiva le difficoltà del popolo; Gesù non aveva vergogna di parlare con i peccatori, andava a trovarli; Gesù sentiva gioia, gli faceva piacere andare con il suo popolo. Ed è lui stesso a spiegare perché : «Io sono il buon pastore. Le pecorelle sentono la mia voce e mi seguono».

È esattamente per questo che il popolo seguiva Gesù: perché era il buon pastore». Certamente, non era né un fariseo casistico moralista; né un sadduceo che faceva gli affari politici con i potenti; né un guerrigliero che cercava la liberazione politica del suo popolo; né un contemplativo del monastero. Era un pastore. Egli parlava la lingua del suo popolo, si faceva capire, diceva la verità, le cose di Dio: non negoziava mai le cose di Dio. Ma le diceva in tal modo che il popolo amava le cose di Dio. Per questo lo seguiva.

Gesù mai si allontana dal popolo e mai si allontana da suo Padre: era uno con il Padre. È così che aveva questa autorità e per questo il popolo lo seguiva.

Ecco allora la domanda chiave da porre a stessi: «A me chi piace seguire? Chi m’influenza?». Una domanda che deve spingerci a chiedere a Dio, il Padre, che ci faccia arrivare vicino a Gesù, per seguire Gesù, per essere stupiti di quello che Gesù ci dice.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Giovedì, 26 giugno 2014)

 
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