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n° 23 Sabato 16 Aprile 2016

EDITORIALE

Papa Francesco chiede una colletta in favore della popolazione dell’Ucraina.

Il 3 aprile, festa della Divina Misericordia, che è come il cuore dell’Anno Santo della Misericordia, papa Francesco, affacciandosi alla finestra del suo appartamento nel Palazzo Apostolico, nella riflessione che precede la preghiera mariana del Regina Coeli, ha parlato di pace. Ha pensato a tutte le popolazioni che più hanno sete di riconciliazione e di pace. In particolare qui in Europa, ha ricordato il dramma di chi patisce le conseguenze della violenza in Ucraina: di quanti rimangono nelle terre sconvolte dalle ostilità che hanno causato già migliaia di morti, e di quanti, più di un milione, sono stati spinti a lasciarle dalla grave situazione che perdura. Ad essere coinvolti sono soprattutto anziani e bambini. “Oltre ad accompagnarli con il mio costante pensiero e con la mia preghiera, - ha detto, -ho sentito di decidere di promuovere un sostegno umanitario in loro favore. A tale scopo avrò luogo una speciale colletta in tutte le chiese cattoliche d’Europa domenica 24 aprile prossimo. Invito i fedeli ad unirsi a questa iniziativa con un generoso contributo. Questo gesto di carità oltre ad alleviare le sofferenze materiali, vuole esprimere la vicinanza e la solidarietà mia personale e dell’intera Chiesa. Auspico vivamente che esso possa aiutare a promuovere senza ulteriori indugi la pace e il rispetto del diritto in quella terra tanto privata”. Ricordiamo che le ostilità in Ucraina sorsero in seguito all’annessione da parte della Russia delle zone orientali. E non dimentichiamo, trent’anni fa, il disastro nucleare di Chernobyl, che portò danni in mezza Europa, ma soprattutto in Bielorussia e Ucraina. Per molti anni, anche a La Maddalena, tante famiglie hanno accolto per mesi bambini intossicati dalle esalazioni nucleari. Le ferite di quel disastro non sono ancora del tutto rimarginate. La colletta per l’Ucraina è un’opera di misericordia “Il Vangelo della misericordia, - dice papa Francesco - rimane un libro aperto dove continuare a scrivere i segni dei discepoli di Cristo, gesti concreti di amore, semplici e forti”. La misericordia di Dio non si ferma a distanza. Essa vuole “raggiungere le ferite di ciascuno e medicarle”.    

            D.D.

 

RAGGI DI SOLE

 LE PERNICI ARGENTATE

 GALLI-DI-COMABTTIMENTO-2304Ho appena saputo che una numerosa colonia di pernici argentate si era stabilita ai bordi di un bosco. Ma un cacciatore si accorse di loro e tese le sue reti. Una volta prigioniere delle maglie della rete, le sfortunate pernici si dibattevano invano. Una pernice saggia e anziana radunò le pernici scampate alla cattura e cercò di insegnare loro una tattica per salvare le piume. «Sorelle mie» disse, «state ben attente. Avete visto come cadono le reti del cacciatore, nel prato. Se per disgrazia ci finite dentro, dovete semplicemente infilare la testa nelle maglie della rete e poi battere le ali con forza tutte insieme. Riuscirete a sollevare la rete e lasciarla sui rami di un albero». Il giorno dopo, molte pernici incapparono nella rete del cacciatore. Si ricordarono delle raccomandazioni della vecchia pernice, infilarono la testa nelle maglie della rete e cominciarono a sbattere le ali con tutta la loro energia. La rete volò con loro fin sopra la chioma di un faggio. Là, appoggiata come un vecchio straccio inutile, la trovò il cacciatore. Qualche giorno dopo, alcune pernici razzolavano nel prato beccando insetti e teneri germogli. Improvvisamente la rete del cacciatore calò su di loro. «Ascoltate, sorelle!» disse una delle pernici. «Sappiamo che cosa dobbiamo fare per liberarci. Facciamo passare le nostre teste attraverso le maglie della rete e poi al mio tre, battiamo le ali tutte insieme. Siete pronte? Uno, due, tr ... ». «Non vedo perché devi essere tu a comandare!» la interruppe bruscamente un'altra pernice. «Sono io la più forte. Tocca a me dirigere l'operazione ... ». «E allora?» strillò un'altra. «Sono io la più anziana!». «Ma chi vi credete di essere?» sbraitò un'altra pernice. «Non ho nessuna intenzione di stare ad ascoltare voi!». «Io ho più esperienza» riprese la prima. «È normale che sia io a comandare. Attente! Al mio segnale uno, due, tr ... ». «Tocca a me! Voglio dare io il segnale!». «No, tocca a me! O sentirete quant'è affilato il mio becco!». «Provaci se hai il coraggio, grassona!». «Per favore, ascoltatemi!» supplicò la prima pernice. «Il cacciatore non tarderà. Al tre, battete le ali: uno, due, tre!». Ma le pernici non sentivano più niente. Con le piume arruffate, lottavano a colpi di becco, di zampe, di testate furibonde, schiamazzando e strepitando. Tutto quel trambusto attirò il cacciatore, che ridacchiando ficcò le pernici nel sacco, dove continuarono a colpirsi e insultarsi. Questa scena non sembra nuova. Qualcosa di simile si verifica ogni tanto in alcune famiglie, non di rado anche fra quei politici che si beccano tra loro come galletti da combattimento, come forse talvolta succede anche fra persone di Chiesa che fanno fatica a trattenersi dalle chiacchiere. Non vi pare? Sono convinto che soltanto nell’umiltà e nella concordia possiamo realizzare insieme qualcosa di buono nella nostra vita, per non finire….nella rete del cacciatore. Che ne pensate?           

                       Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Festa del Santo Bambino Gesù di Praga

CHIESA-BAMBINO-GESU-DI-PRAGDomenica 17 Aprile numerosi fedeli delle Parrocchie di Santa Maria Maddalena e dell'Agonia sono convenuti presso la Chiesa del Santo Bambino Gesù di Praga per festeggiare con la processione e la Santa Messa l'anniversario della sua inaugurazione. Nota gradita a tutti la partecipazione di un buon numero di fanciulli, accompagnati dalle loro catechiste. Subito dopo i Vespri si è snodata la processione per le vie del quartiere «Due Strade» con l'effigie del Bambino Regale sollevata da quattro fedeli devoti; seguivano il Parroco don Domenico Degortes, il Coro del Bambino Gesù, che alternava durante la recita del rosario l'inno a Lui dedicato, e i numerosi fedeli. Al rientro in Chiesa è stata celebrata la Messa da don Domenico, concelebrante don Joseff, il quale, durante l'Omelia, si è rivolto in modo particolare ai fanciulli presenti, proponendo loro la dottrina della Regalità di Cristo sin dalla Sua venuta al mondo. Ha accompagnato i canti il Coro del Bambino Gesù. La bella serata si è conclusa con un piccolo, gradito rinfresco, offerto volontariamente da diversi fedeli. Per impegni sportivi in altra sede, quest'anno non ha potuto organizzare il buffet la squadra di ciclismo isolana, ma il suo presidente, Giovanni D'Oriano, ha comunque fatto predisporre per tempo le bandierine di festa.    

Gianfranco Impagliazzo

 

Gruppo Socio Politico Cristiano

 OSPEDALE-CIVILE-23042016Il G.S.P.C. intende esprime il proprio ringraziamento a tutta la popolazione maddalenina che ha partecipato alla manifestazione di sabato 16 aprile, organizzata a favore dell’ospedale Paolo Merlo, dando in tal modo chiara indicazione contraria alla chiusura o ridimensionamento dello stesso.

Un sentito ringraziamento deve essere rivolto ai rappresentanti politici del territorio e in particolare ai Sindaci e delegati delle Amministrazioni dei Comuni di S.Antonio, Tempio, S.Teresa di Gallura, Palau e Calangianus che con la loro presenza ed interventi hanno manifestato la vicinanza e solidarietà ai cittadini di La Maddalena su un tema che li vede coinvolti, in quanto anche loro potenziali utenti dell’Ospedale Paolo Merlo.

IL G.S.P.C. ribadisce ancora una volta come sia indispensabile che il Paolo Merlo sia dotato di tutti i reparti e servizi così come deliberato, all'unanimità, dal Consiglio Comunale di La Maddalena, nella seduta del 7/8/2015: mantenimento del punto nascita, del centro dialisi, del DH oncologico, del laboratorio analisi, del centro radiologico, della medicina, delle funzioni di base legate all’emergenza-urgenza, dei 5 posti O.B.I. dell'ambulatorio ortopedico, della camera iperbarica, della reperibilità staff chirurgia, ed infine del Centro di riabilitazione FKT.

Il GSPC chiede all'Assessore regionale alla Sanità Arru di intervenire affinché la ASL n. 2 non sospenda arbitrariamente la funzionalità dei reparti, fino alla piena definizione del Piano Sanitario Regionale, ancora in fase di progettazione; in particolare, per quanto riguarda la norma prevista per le isole minori, dove i collegamenti Hub & Spoke non possono assolutamente superare i 60/90 minuti, si chiede che non venga messo in atto alcuna modifica sull’assetto funzionale del Paolo Merlo, fino a quando i trasferimenti dei pazienti non potranno essere eseguiti in assoluta sicurezza e in qualsiasi momento della giornata e condizione meteo.

Inoltre, si ritiene che qualsiasi proposta o decisione che non contempli il “punto nascita” comprensivo dei reparti di ginecologia, ostetricia e pediatria sia di totale impedimento alla garanzia dei L.E.A. (Livelli Essenziali Assistenziali), come previsto dalla legge.

Lecci Domenico

Sagra degli zerri organizzata dal Comitato

SAGRA-ZERRI-23042016Una soleggiata Cala Gavetta ha fatto da incantevole sfondo alla Sagra degli Zerri svoltasi lo scorso 17 Aprile nella piazza Barone Des Geneys. Il Comitato Festeggiamenti Classe 1966, sempre con l’obiettivo di reperire fondi per preparare gli eventi estivi in onore della Santa Patrona e della Natività di Maria, ha proposto ai numerosi presenti un menù di tutto rispetto: pennette al profumo di mirto, zerri arrosto e buonissimi dolci preparati dalle brave pasticciere del Comitato. Nella cucina del Ristorante “La Perla Blu” gentilmente messa a disposizione per l’evento, si è mossa una squadra dello stesso Comitato, capitanata ai fornelli da Marino Loverci; le gustose pennette sono state una sorprendente rivelazione, molto apprezzata dagli intervenuti al pranzo. Magistralmente ha funzionato all’esterno anche la sezione degli addetti al barbecue che, con perfetta tempistica, ha cucinato il pescato, arrostito e distribuito ancora fumante, totalmente donato da Alessandro e Carlo Malleo del peschereccio “L’imbroglio”; un gradito “ripasso” tra i tavoli ha permesso di assaggiare abbondantemente i pesci, anche aromatizzati con la salamoia. Ben organizzato e sembrerebbe ormai collaudato anche il gruppo che ha provveduto alla distribuzione. A ruba sono andati i dolci, divenuti una consuetudine delle Sagre organizzate dal Comitato Classe 1966 e irrinunciabile appuntamento al quale le abili “pasticciere” non vogliono sottrarsi. Le canzoni proposte da Pasqualino Ziganti hanno allietato la giornata, coinvolgendo in modo davvero divertente tutti i partecipanti e i molti curiosi richiamati dall’eco delle piacevoli note musicali. Oltre ai già citati Alessandro e Carlo Malleo del peschereccio “L’imbroglio” e alla proprietaria del Ristorante “La Perla Blu”, il Comitato ringrazia tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa partecipando al pranzo, la Associazione Volontari Protezione Civile e La Pro Loco di La Maddalena che hanno messo a disposizione i gazebo sistemati proprio nella piazza Barone des Geneys, la ditta Achena, la ditta edile 2P di Pala e Piras e Arte Casa di Ceciarini per la disponibilità dei mezzi utili al trasferimento delle vettovaglie e degli allestimenti, la pescheria Barretta per la disponibilità delle celle frigorifere, il Bar Sporting, gli impiegati e gli addetti Comunali che si sono adoperati per il rilascio delle autorizzazioni e per garantire tutti i servizi necessari. 

                                       Gianni Deriu

 

 Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 24 aprile

* In tutte le Messe: colletta in favore della popolazione dell’Ucraina.

* Ore 11.00: S. Messa di Prima Comunione per i Bambini della parrocchia di Moneta nella chiesa di S. Maria Maddalena.

 2) Lunedì 25 aprile

* Solennità della Beata Vergine Maria di Bonaria, patrona massima della Sardegna.

* Giornata diocesana dei Ministranti a Tempio.

 3) Mercoledì 27 aprile

* S. Messa in onore della Madonna della Medaglia Miracolosa nella cappella dell’Istituto S. Vincenzo alle ore 18,30. (Non ci sarà in parrocchia la Messa delle ore 19.00).

 4) Venerdì 29 aprile

* Festa di Santa Caterina di Siena Patrona d’Italia e d’Europa

Ore 17.30 Santa Messa all’Oasi S. Francesco sulla Panoramica (Non ci sarà la Messa delle ore 17.00 al Bambino Gesù né in parrocchia alle ore 19.00).

* Ore 21,15 Consiglio Pastorale Parrocchiale sulla missione cittadina di ottobre.

 5) Sabato 30 aprile

* Ore 16.30: Prime Confessioni

 6) Domenica 1° Maggio

Festa della Madonnetta con S. Messa alle ore 16,00 (Non ci sarà Messa alla S. Famiglia)

Festa di S. Giuseppe lavoratore.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G.C. – Moneta

 1. Domenica 24 aprile

Ore 11.00 Prima Comunione dei bambini della nostra parrocchia nella chiesa di S. Maria Maddalena. Non ci sarà la S. Messa delle ore 10.30 a Moneta.

 2. Lunedì 25 aprile

Solennità della Beata Vergine Maria di Bonaria, patrona massima della Sardegna. S.Messa alle ore 8.00.

 3. Da martedì 26 aprile

Ore 18.30 – settimana di ringraziamento dei bambini della Prima Comunione.

 4. Mercoledì 27 aprile

Ore 19.15 – incontro con i genitori dei bambini che si preparano alla Prima Confessione.

 5. Sabato 30 aprile

Ore 9.30 – ritiro dei bambini che si preparano alla Prima Confessione.

 6. Domenica 1° maggio

Festa di San Giuseppe Lavoratore. Festa della Madonnetta. Non ci sarà la S. Messa a Stagnali.

 

 Avvisi

Parrocchia

Madonna della Medaglia Miracolosa

 Mercoledì 27 aprile

* S. Messa in onore della Madonna della Medaglia Miracolosa nella cappella dell’Istituto S. Vincenzo alle ore 18,30.

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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n° 23 Sabato 16 Aprile 2016

 

PAPA FRANCESCO E IL PATRIARCA BARTOLOMEO A LESBO TRA I RIFUGIATI.

 Saluto del Papa

PAPA-A-ISOLA-LESBO-2016 Cari fratelli e sorelle,

oggi ho voluto stare con voi. Voglio dirvi che non siete soli. In questi mesi e settimane, avete patito molte sofferenze nella vostra ricerca di una vita migliore. Molti di voi si sono sentiti costretti a fuggire da situazioni di conflitto e di persecuzione, soprattutto per i vostri figli, per i vostri piccoli. Avete fatto grandi sacrifici per le vostre famiglie. Conoscete il dolore di aver lasciato dietro di voi tutto ciò che vi era caro e – quel che è forse più difficile – senza sapere che cosa il futuro avrebbe portato con sé. Anche molti altri, come voi, si trovano in campi di rifugio o in città, nell’attesa, sperando di costruire una nuova vita in questo continente.

Sono venuto qui con i miei fratelli, il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymos, semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Siamo venuti per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede, desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità. Dio ha creato il genere umano perché formi una sola famiglia; quando qualche nostro fratello o sorella soffre, tutti noi ne siamo toccati. Tutti sappiamo per esperienza quanto è facile per alcune persone ignorare le sofferenze degli altri e persino sfruttarne la vulnerabilità. Ma sappiamo anche che queste crisi possono far emergere il meglio di noi. Lo avete visto in voi stessi e nel popolo greco, che ha generosamente risposto ai vostri bisogni pur in mezzo alle sue stesse difficoltà.

Noi cristiani amiamo narrare l’episodio del Buon Samaritano, uno straniero che vide un uomo nel bisogno e immediatamente si fermò per soccorrerlo. Per noi è una parabola che si riferisce alla misericordia di Dio, la quale si rivolge a tutti. Lui è il Misericordioso. È anche un appello a mostrare quella stessa misericordia a coloro che si trovano nel bisogno. Possano tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo continente, come il Buon Samaritano, venirvi in aiuto in quello spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia.

(Discorso del Santo Padre Francesco durante l’incontro con i profughi a Lesbo – 16.04.2016)

 

Saluto del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I

Sappiamo che venite da zone di guerra, di fame e di sofferenza. Sappiamo che il vostro cuore è pieno di preoccupazione per le vostre famiglie. Sappiamo che cercate un futuro più sicuro e luminoso. Abbiamo pianto vedendo il mare Mediterraneo diventare un cimitero per i vostri cari. Abbiamo pianto vedendo la compassione e la sensibilità della gente di Lesbo e di altre isole. Tuttavia abbiamo anche pianto vedendo la durezza di cuore dei nostri fratelli e sorelle – i vostri fratelli e sorelle – che hanno chiuso i confini e si sono voltati dall’altra parte. Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura di voi non vede i vostri figli. Dimentica che la dignità e la libertà trascendono paura e divisione. Dimentica che la migrazione non è un problema del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, dell’Europa e della Grecia. È un problema del mondo. Il mondo sarà giudicato dal modo in cui vi avrà trattati. E saremo tutti responsabili del modo in cui rispondiamo alla crisi e al conflitto nelle regioni dalle quali provenite. Il mare Mediterraneo non dovrebbe essere una tomba. È un luogo di vita, un crocevia di culture e di civiltà, un luogo di scambio e di dialogo.

(Lesbo – 16 aprile 2016)

 

 PREGHIERA DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER I PROFUGHI

Dio di misericordia,Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini, che sono morti dopo aver lasciato le loro terre in cerca di una vita migliore. Benché molte delle loro tombe non abbiano nome,da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto. Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare il loro sacrificio con le opere più che con le parole. Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio,sopportando paura, incertezza e umiliazione, al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza. Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe, così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie attraverso la nostra tenerezza e protezione. Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace. Dio di misericordia e Padre di tutti,destaci dal sonno dell’indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall’insensibilità,frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi. Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui,a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle. Aiutaci a condividere con loro le benedizioni che abbiamo ricevuto dalle tue mani e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana,siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te, che sei la nostra vera casa, là dove ogni lacrima sarà tersa,dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.

(Lesbo – 16 aprile 2016)

 

VOI RIFUGIATI NON SIETE UN PESO, SIETE UN DONO

 Carissimi rifugiati, ognuno di voi, rifugiati che bussate alle nostre porte ha il volto di Dio, è carne di Cristo. La vostra esperienza di dolore e di speranza ci ricorda che siamo tutti stranieri e pellegrini su questa Terra, accolti da qualcuno con generosità e senza alcun merito. Chi come voi è fuggito dalla propria terra a causa dell’oppressione, della guerra, di una natura sfigurata dall’inquinamento e dalla desertificazione, o dell’ingiusta distribuzione delle risorse del pianeta, è un fratello con cui dividere il pane, la casa, la vita. Troppe volte non vi abbiamo accolto! Perdonate la chiusura e l’indifferenza delle nostre società che temono il cambiamento di vita e di mentalità che la vostra presenza richiede. Trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono. Siete la testimonianza di come il nostro Dio clemente e misericordioso sa trasformare il male e l'ingiustizia di cui soffrite in un bene per tutti. Perché ognuno di voi può essere un ponte che unisce popoli lontani, che rende possibile l’incontro tra culture e religioni diverse, una via per riscoprire la nostra comune umanità.

(Messaggio del Papa in occasione del 35° Anniversario della fondazione del Centro Astalli per i rifugiati - 19 Aprile 2016)

 

  L’AMORE DI GESÙ È INVINCIBILE!

GESU'-BUON-PASTORE-23042016 In Gv 10,27-30 Gesù si presenta come “il buon pastore” e dice: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano». Queste parole ci aiutano a comprendere che nessuno può dirsi seguace di Gesù, se non presta ascolto alla sua voce. Si tratta di un ascolto non solo dell’orecchio, ma un ascolto del cuore! Dunque, l’immagine del pastore e delle pecore indica lo stretto rapporto che Gesù vuole stabilire con ciascuno di noi. Infatti la frase successiva del brano evangelico afferma: «Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno può strapparle dalla mia mano» . Chi può parlare così? Soltanto Gesù, perché la “mano” di Gesù è una cosa sola con la “mano” del Padre, e il Padre è «più grande di tutti». Queste parole ci comunicano un senso di assoluta sicurezza e di immensa tenerezza. La nostra vita è pienamente al sicuro nelle mani di Gesù e del Padre, che sono una sola cosa: un unico amore, un’unica misericordia, rivelati una volta per sempre nel sacrificio della croce. Per salvare le pecore smarrite che siamo tutti noi, il Pastore si è fatto agnello e si è lasciato immolare per prendere su di sé e togliere il peccato del mondo. In questo modo Egli ci ha donato la vita, ma la vita in abbondanza (cfr Gv10,10)! Questo mistero si rinnova, in una umiltà sempre sorprendente, sulla mensa eucaristica. È lì che le pecore si radunano per nutrirsi; è lì che diventano una sola cosa, tra di loro e con il Buon Pastore. Per questo non abbiamo più paura: la nostra vita è ormai salvata dalla perdizione. Niente e nessuno potrà strapparci dalle mani di Gesù, perché niente e nessuno può vincere il suo amore. L’amore di Gesù è invincibile! Il maligno, il grande nemico di Dio e delle sue creature, tenta in molti modi di strapparci la vita eterna. Ma il maligno non può nulla se non siamo noi ad aprirgli le porte della nostra anima, seguendo le sue lusinghe ingannatrici.

(Regina Coeli - Domenica, 17 aprile 2016)

 

ATTENTI ALLA SUPERSTIZIONE E ALLA CARTOMANZIA

Gesù «è la porta attraverso la quale entriamo e attraverso la quale usciamo con lui per fare il cammino della vita»; ed è Gesù che «ci indica la strada». Dunque «chi segue Gesù non sbaglia».

Nonostante ciò, le occasioni di intraprendere una strada sbagliata non mancano, tanto che il Pontefice ha ipotizzato una situazione che si potrebbe presentare: «Eh, padre, sì, ma le cose sono difficili... Tante volte io non vedo chiaro cosa fare... Mi hanno detto che là c’era una veggente e sono andato là o sono andata là; sono andato dal cartomante, che mi ha letto le carte...». Il consiglio del Papa è stato immediato: «Se fai questo, tu non segui Gesù! Segui un altro che ti dà un’altra strada, diversa», perché «non c’è un altro che possa indicare il cammino».

(Meditazione mattutina nella Cappella della Domus Sanctae Marthae Lunedì, 18 Aprile 2016)

 

ORFANI O DISCEPOLI

 In Gv10, 22-30, Gesù si confronta un’altra volta con i sacerdoti, i dottori della legge. E loro gli fanno la domanda: “Fino a quando ci terrai nell’incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Del resto quei dottori tornavano sempre sullo stesso argomento: tu chi sei? Con che autorità fai questo?”. Il Vangelo ci dice che Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete”. Non credono, eppure hanno visto tante cose, tanti miracoli. Ma voi non credete dice dunque Gesù ai dottori della legge. E spiega perché. Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore dice il Signore. In sostanza, qualcuno potrebbe pensare che per credere devo dire “credo” ed entro nelle pecore di Gesù. Invece no, è al rovescio: soltanto quelli che fanno parte delle pecore di Gesù possono credere. Lo confermano le parole riportate da Giovanni nel Vangelo: «Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano». Ma queste pecore hanno studiato per seguire Gesù e poi hanno creduto? No. La risposta definitiva la dà Gesù stesso: Il Padre mio che me le ha date è più grande. È proprio il Padre che dà le pecore al pastore; è il Padre che attira i cuori verso Gesù. È il Signore a confermarlo con chiarezza: Nessuno viene a me se non lo attira il Padre. E questa gente, che sono le pecore di Gesù, sono state attirate dal Padre, si sono lasciate attirare. Invece quei dottori della legge avevano il cuore chiuso, si sentivano padroni di se stessi ma, in realtà, erano orfani perché non avevano un rapporto col Padre. Siamo davanti al dramma del cuore chiuso di questa gente: loro credevano di essere stati creati da loro stessi perché sapevano tutto e, per questo, il loro cuore era incapace di credere, perché non si lasciavano attirare dal Padre verso Gesù e per questo non erano parte delle pecore di Gesù. Questo dramma va avanti fino al Calvario. E poi anche il giorno della risurrezione: quando i soldati vanno a dire cosa è accaduto, loro cosa fanno? Danno un bel consiglio: “Voi dite che vi eravate addormentati e che i discepoli hanno rubato il corpo”. Così mettono la mano in tasca, secondo il principio della tangente: “Tu taci e io ti pago per tacere”. Perciò neanche davanti a quella prova, a quei testimoni che avevano visto la risurrezione si sono lasciati attirare dal Padre verso Gesù. Per questo non possono credere, perché non sono delle pecore di Gesù: sono orfani, perché hanno rinnegato il loro Padre. (Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae- Martedì, 19 Aprile 2016)

  

LE LACRIME DELLA PECCATRICE OTTENGONO IL PERDONO (LC 7,36-50)

GESU'-MARIA-PROFUMA-PIEDIUn fariseo di nome Simone aveva voluto invitare Gesù a casa sua perché aveva sentito parlare bene di Lui come di un grande profeta. E mentre si trovano seduti a pranzo, entra una donna conosciuta da tutti in città come una peccatrice. Questa, senza dire una parola, si mette ai piedi di Gesù e scoppia in pianto; le sue lacrime bagnano i piedi di Gesù e lei li asciuga con i suoi capelli, poi li bacia e li unge con un olio profumato che ha portato con sé. Il fariseo non concepisce che Gesù si lasci “contaminare” dai peccatori. Egli pensa che se fosse realmente un profeta dovrebbe riconoscerli e tenerli lontani per non esserne macchiato, come se fossero lebbrosi. Questo atteggiamento è tipico di un certo modo di intendere la religione, ed è motivato dal fatto che Dio e il peccato si oppongono radicalmente. Ma la Parola di Dio ci insegna a distinguere tra il peccato e il peccatore: con il peccato non bisogna scendere a compromessi, mentre i peccatori – cioè tutti noi! – siamo come dei malati, che vanno curati, e per curarli bisogna che il medico li avvicini, li visiti, li tocchi. E naturalmente il malato, per essere guarito, deve riconoscere di avere bisogno del medico! Tra il fariseo e la donna peccatrice, Gesù si schiera con quest’ultima. Gesù, libero da pregiudizi che impediscono alla misericordia di esprimersi, la lascia fare. Lui, il Santo di Dio, si lascia toccare da lei senza temere di esserne contaminato. Gesù è libero, perché vicino a Dio che è Padre misericordioso. E questa vicinanza a Dio, Padre misericordioso, dà a Gesù la libertà. Anzi, entrando in relazione con la peccatrice, Gesù pone fine a quella condizione di isolamento a cui il giudizio impietoso del fariseo e dei suoi concittadini - i quali la sfruttavano - la condannava: «I tuoi peccati sono perdonati». La donna ora può dunque andare “in pace”. Il Signore ha visto la sincerità della sua fede e della sua conversione; perciò davanti a tutti proclama: «La tua fede ti ha salvata». Da una parte quell’ipocrisia del dottore della legge, dall’altra parte la sincerità, l’umiltà e la fede della donna. Tutti noi siamo peccatori, ma tante volte cadiamo nella tentazione dell’ipocrisia, di crederci migliori degli altri e diciamo: “Guarda il tuo peccato…”. Tutti noi dobbiamo invece guardare il nostro peccato, le nostre cadute, i nostri sbagli e guardare al Signore. Questa è la linea di salvezza: il rapporto tra “io” peccatore e il Signore. Se io mi sento giusto, questo rapporto di salvezza non si dà.

A questo punto, uno stupore ancora più grande assale tutti i commensali: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Gesù non dà una esplicita risposta, ma la conversione della peccatrice è davanti agli occhi di tutti e dimostra che in Lui risplende la potenza della misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori. La donna peccatrice ci insegna il legame tra fede, amore e riconoscenza. Le sono stati perdonati «molti peccati» e per questo ama molto; «invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Anche lo stesso Simone deve ammettere che ama di più colui al quale è stato condonato di più. Dio ha racchiuso tutti nello stesso mistero di misericordia; e da questo amore, che sempre ci precede, tutti noi impariamo ad amare. Come ricorda san Paolo: «In Cristo, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi» (Ef 1,7-8). In questo testo, il termine “grazia” è praticamente sinonimo di misericordia, e viene detta “abbondante”, cioè oltre ogni nostra attesa, perché attua il progetto salvifico di Dio per ognuno di noi. Cari fratelli, siamo riconoscenti del dono della fede, ringraziamo il Signore per il suo amore così grande e immeritato! Così, nell’amore riconoscente che riversiamo a nostra volta sui nostri fratelli, nelle nostre case, in famiglia, nella società si comunica a tutti la misericordia del Signore.

(Udienza Generale - Mercoledì, 20 aprile 2016)

 
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