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n°45 Sabato 16 Novembre 2019

EDITORIALE

Le nostre povertà

POVERTA' 17112019Viviamo oggi la III Giornata Mondiale del povero indetta e voluta da Papa Francesco. Vorrei con voi iniziare facendo un analisi di quelle che sono oggi le povertà. Sicuramente in primis, guardando anche i dati, dobbiamo mettere quelle riguardanti il fabbisogno giornaliero di tante famiglie, anche nella nostra isola, che faticano ad arrivare a fine mese. Se dovessi mettere una povertà al secondo posto metterei quella dell’educazione: stiamo perdendo stimoli educativi e metodi educativi; come stiamo crescendo le nostre generazioni, ricche di valori o povere? Stiamo dando loro tutti gli strumenti necessari per la loro crescita e la loro formazione? Stiamo dando loro i veri valori di crescita umana e cristiana? Tutta la comunità deve sempre sentirsi responsabile della crescita delle nuove generazioni.

Come dissi anche qualche tempo fa non possiamo non possiamo non considerare le nuove dipendenze come nuove forme di povertà: alcol, droga, gioco d’azzardo…quante forme di povertà!! Come possiamo vivere la carità in questi casi?

Questa giornata io la interpreto in questo modo: dobbiamo prendere visione di quelle che sono le povertà di oggi, non avere paura di denunciarle e di trovare la soluzione migliore, che molte volte non è quella scontata. Per noi cristiani la ricchezza è Cristo e il vero modo per distruggere la povertà è aiutare ogni uomo e donna ad avere a cuore la propria dignità…quante volte la povertà è l’aver perso la propria dignità?

Cari fratelli e sorelle tutti noi siamo invitati ad avere a cuore le persone che ci stanno affianco. Molte volte la carità passa anche attraverso fatti che all’inizio sembrano essere inutili, il fine a cui dobbiamo sempre tendere e che ci deve guidare è quale sia il modo migliore affinché la persona che ho davanti possa ritrovare la propria dignità.

Don Davide Mela

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Le Reliquie di Padre Pio a La Maddalena.

SINDACO E RELIQUIE SAN PIO 17112019Dall’08 al 10 Novembre la Comunità isolana di La Maddalena ha avuto il privilegio di ospitare nella Chiesa di Santa Maria Maddalena, patrona dell’Isola, le preziose Reliquie di San Pio da Pietrelcina, consistenti nell’ultimo saio indossato dal Santo, una pezzuola con la quale Egli detergeva il sangue che fuoriusciva dalla ferita del costato con un ciuffo dei suoi capelli, e uno dei mezzi guanti che servivano per coprire le ferite delle mani.

Tale evento è avvenuto proprio a ridosso della ricorrenza dei Santi, nella quale la Chiesa celebra la festa della schiera infinita di coloro, noti e non noti, che toccati dalla Grazia hanno speso la propria vita nell’essere testimoni autentici della Fede, segni concreti del Dio Invisibile che ha voluto rendersi visibile per mezzo dell’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo.

Tra la schiera infinita dei Santi, e dunque anche delle loro autentiche reliquie, che la Chiesa invita a venerare come modelli da imitare affinché il popolo di Dio possa assorbire quella Grazia della quale Essi sono permeati, la figura di Padre Pio è quanto mai attuale e contemporanea.

Essa richiama il modo con cui il Santo nella sua vita ha risposto al progetto di Dio e si pone come fulgido modello per una vita cristiana aderente al Vangelo di Cristo.

Per questo ed anche per rinvigorire la fiammella della Fede nella Comunità isolana e non solo, il Gruppo di Preghiera di Padre Pio di La Maddalena guidato dal Responsabile Paolo Provenzano si è adoperato per portare a La Maddalena, in questo tempo favorevole lontano dal frastuono estivo, le Reliquie di San Pio, facendone richiesta attraverso il Parroco don Andrea Domanski, con l’assenso del Vescovo S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti, al Guardiano del Convento dei Frati Cappuccini di Pietrelcina Padre Fortunato Grottola.

Le Reliquie del Santo di Pietrelcina sono giunte nella nostra isola alle 9.30 dell’ 08 Novembre, accompagnate dalle auto della Protezione Civile, di cui San Pio è protettore, presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena dove sono state accolte dal Parroco, dai Sacerdoti e dal Sindaco della Città Avv. Luca Carlo Montella, dal Gruppo di Preghiera di Padre Pio, alla presenza di tanti fedeli e bambini. All’interno della Chiesa il saluto del Parroco e di Padre Fortunato Grottola, che presentando le Reliquie ai fedeli che la gremivano, ha spiegato che la loro presenza sarebbe stata del tutto inutile se non avessero portato all’Altare e dunque a Cristo attraverso il Sacramento della Riconciliazione e alla Santa Comunione.

I tanti Maddalenini e i tantissimi fedeli e devoti venuti dai paesi vicini e lontani, si sono resi conto di quanto fosse straordinario e prezioso il dono della presenza delle Reliquie a La Maddalena, e così la grande Chiesa di Santa Maria Maddalena presto si è gremita di persone gioiose per la presenza di San Pio tra noi attraverso questi segni.

Così il giorno 08 è iniziato un intenso programma, che si è ripetuto per tutti e tre le giornate di permanenza delle Reliquie, di Celebrazioni di Sante Messe sempre con le Omelie di Padre Fortunato Grottola alternate tra le sue incisive Catechesi e momenti di preghiera personale e comunitaria con la recita del Santo Rosario e della Coroncina della Divina Misericordia, l’Adorazione Eucaristica e infine la Fiaccolata notturna.

 GRUPPO SAN PIO 17112019Tutti i Gruppi Parrocchiali e le Associazioni di Volontariato hanno partecipato ai momenti forti di preghiera, centinaia di persone (ne sono state stimate circa cinquemila con i Gruppi di Preghiera di Padre Pio del Nord e Centro Sardegna) hanno partecipato alle Sante Messe.

Il saluto del Sindaco Avv. Luca Carlo Montella a nome della cittadinanza ha preceduto la Santa Messa col Vescovo il quale ha posto l’accento su come i fedeli devono accostarsi alle Reliquie dei Santi non considerandole come talismani ma come segni concreti di Santità attraverso i quali adoriamo Dio, datore di ogni bene.

Durante i tre giorni dall’ 08 al 10 Novembre l’azione pastorale di Padre Fortunato Grottola, ha avuto come punto centrale che la presenza di San Pio tra noi ha lo scopo di richiamare costantemente a una presa di coscienza di se stessi, esaminare profondamente la propria vita cogliendo la necessità di cambiare, di giungere alla conversione del cuore. Le Reliquie del Santo non sono talismani, Esse ci devono condurre attraverso la confessione all’altare e all’Eucaristia. Padre Pio non faceva i miracoli ma Dio stesso agiva per Sua intercessione accettando le Sue tante sofferenze, offerte per la salvezza dei fratelli; la Sua preghiera era incessante di giorno e di notte con l’ansia continua di strappare al male tante anime.

Tutte le Omelie di Padre Fortunato Grottola e le catechesi sono state indirizzate a quanto sia necessario per la vita del cristiano tornare al Padre senza attendere, pensando sempre di avere tanto tempo davanti a sé. Abbiamo un Dio che ci ama e desidera accogliere tutti fra le sue braccia, ma questo non può avvenire se prima non ci si riconcilia con Lui attraverso il sacramento della confessione. La Riconciliazione con Dio è indispensabile per giungere all’Eucaristia e poterci nutrire del Corpo e Sangue di Gesù Cristo, e all’unione con quell’Amore che è venuto a salvarci morendo sulla Croce per noi.

Padre Fortunato ci ha anche esortato a comportarci bene nelle nostre Parrocchie e fuori di esse senza criticare e parlare male dei nostri Pastori e del prossimo, e a mai sentirci importanti e ai primi posti nelle nostre chiese per offrire il nostro servizio con umiltà perché Dio vede ogni più piccola nostra opera buona o cattiva ed è il Suo giudizio che ci deve interessare, non quello mondano.

Abbiamo vissuto intensamente l’esperienza del Perdono, dell’Amore che Gesù ha per tutti noi. Lui ci aspetta per incontrarci come un tenero Padre in ogni momento della nostra vita senza stancarsi mai.

Padre Fortunato si è soffermato sul tema del perdono evidenziando che non possiamo andare a Messa e nutrirci del Corpo di Cristo senza riconciliarci con i propri parenti, genitori, figli, vicini di casa o amici. È necessario partire da se stessi accettando le proprie responsabilità verso se stessi o verso gli altri e fare il primo passo verso chi ci ha offeso o che abbiamo offeso.

Nella catechesi alle Famiglie l’invito ai coniugi di mai dimenticare dell’essersi scelti come marito e moglie, di sforzarsi di mettere se stessi come coppia che si ama di un amore che deve essere nella famiglia al primo posto, a trovare dei momenti da condividere assieme come marito e moglie, l’esortazione alle madri e ai padri di non mettere i propri figli al primo posto rispetto alla moglie o al marito perchè l’amore tra i coniugi e l’amore ai figli sono affetti diversi e ciascuno di essi occupa un proprio spazio nel cuore di ognuno.

SANTA MESSA SAN PIO 17112019Un altro momento forte è stato l’incontro di Padre Fortunato, proseguito nella Santa Messa, con i bambini in catechesi e i loro catechisti e animatori.

Padre Fortunato ha spiegato ai ragazzi il significato delle Reliquie e come esse devono ricordare che i Santi sono amici di Gesù, che ci accompagnano con il loro esempio al vero incontro con Lui che è nella Santa Messa e nella Santissima Eucaristia. Ancora, ha spiegato ai ragazzi l’importanza del Sacramento della Comunione e il significato della Resurrezione per i cristiani.

Tutti abbiamo vissuto dei momenti speciali carichi di preghiera, Grazia e riflessione.

Ai confessionali i Sacerdoti delle nostre Chiese per tre intere giornate, anche in quattro, hanno amministrato a tantissime persone il Sacramento della Riconciliazione.

Le centinaia di pellegrini che sono stati richiamati dalla presenza del Santo sono rimasti colpiti dalle parole di Padre Fortunato che, con semplicità di cuore, ha fatto conoscere meglio la figura del Santo e ha donato una profonda testimonianza di Fede che ci ha fatto innamorare di più della figura di Gesù e San Pio.

Rimarranno nel cuore di tanti di noi del Gruppo di Preghiera di Padre Pio, adibito all’accoglienza dei pellegrini, nella distribuzione delle immaginette di San Pio, le richieste di molte corone del Rosario per se stessi e per i propri cari e amici facendoci riflettere che le persone sentono il bisogno di pregare il Santo Rosario e di far pregare.

Rimarranno nei nostri cuori le centinaia di sguardi, occhi sorrisi e lacrime dei pellegrini che con profonda fede hanno incontrato le Reliquie di San Pio e si sono affidati con richieste, suppliche e lodi all’amore e alla misericordia di Dio.

Un grazie di cuore a Padre Fortunato Grottola che con le sue riflessioni ci ha fatto riflettere su come vivere la nostra Fede, al Vescovo S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti, ai nostri Sacerdoti il Parroco Don Andrea Domanski ai vice –Parroci Don Domenico Degortes e Don Davide Mela per la loro costante presenza, ai Sacerdoti, giunti da altre Parrocchie, presenti durante le tre giornate di Preghiera, al Sindaco Avv. Luca Carlo Montella; un grazie di cuore alle Suore dell’Istituto San Vincenzo, a tutti i Gruppi Parrocchiali, alle Associazioni di Volontariato, alla Protezione Civile di La Maddalena, ai Vigili Urbani, ai Cori delle Parrocchie cittadine e alla Banda San Domenico Savio, che hanno reso più solenni le Celebrazioni e i momenti di preghiera comunitaria, al Servizio Liturgico, a tutti coloro che hanno messo a disposizione il loro servizio nei giorni della presenza delle Reliquie di San Pio tra noi, alla Compagnia Marittima Delcomar per avere agevolato l’ingresso nell’isola dei Gruppi di Preghiera della Sardegna.

Un grazie speciale ai membri del Gruppo di preghiera di Padre Pio di La Maddalena che per tre giorni, dall’apertura della Chiesa fino alla chiusura della stessa alle ventitré, si sono resi disponibili, con tanta generosità, a vigilare, accogliere e fare fronte ad ogni evenienza si sia presentata.  

Grazie Signore, grazie San Pio.

Il responsabile del Gruppo di Preghiera

Paolo Provenzano

 

Le preziose reliquie di Padre Pio a La Maddalena.

RELIQUI SAN PIO 17112019"Farò più rumore da morto che da vivo" aveva detto Padre Pio e la sua profezia si è pienamente avverata. Lui, uno dei Santi più amati dell'ultimo secolo, continua ad attirare milioni di persone. L'arrivo delle sue reliquie qui a La Maddalena è stato davvero un evento straordinario: sono venute persone da tanti paesi vicini, ma si sono avvicinate a venerarle anche tante persone che non frequentano la chiesa, segno questo che lui fa ancora miracoli di conversione! Per quanto, riprendendo le parole di Padre Fortunato che le ha accompagnate, le reliquie non servono a nulla se non ci portano all'altare. La celebrazione eucaristica era il cuore della vita di San Pio: egli si immedesimava totalmente nel sacrificio eucaristico. "La sua presenza qui" ha detto il Padre, "significa che vi ha convocati, significa che vuol dirvi qualcosa e che così potete sperimentare la grazia del Signore". Sono stati tre giorni intensi dove tutti i gruppi si sono alternati nella preghiera coadiuvati dai cori isolani. C'è stata una bella e preziosa presenza di tanti bambini e giovani mentre la fiaccolata che sabato sera si doveva fare per le vie dell'isola, è stata fatta in chiesa: una bellissima veglia di preghiera che ha visto anche la partecipazione della banda S. Domenico Savio. Domenica 10 erano davvero tante le persone presenti alla messa per le famiglie e Padre Fortunato ha invitato le coppie presenti a vivere il sacramento del matrimonio nella sua totalità. "Sposarsi significa camminare insieme nel nome del Signore, coltivando l'amore, l'attenzione e il rispetto". Tra gli insegnamenti che Padre Pio ci ha dato, possiamo leggere anche questo: "tenete sempre compagnia a Gesù nel Getsemani ed egli saprà confortarvi nelle ore angosciose che verranno". Non poteva dunque mancare alla messa conclusiva, la nostra confraternita del Getsemani, anche se decimata per problemi di salute e di lontananza dall'isola, ma c'era una buona rappresentanza che ha partecipato attivamente alla messa, presieduta da Padre Fortunato e concelebrata dal parroco don Andrea Domanski e da don Davide Mela e animata dalla corale di S. Cecilia che, con la melodia di più voci, l'ha armonizzata al meglio rendendola più solenne! Un ringraziamento a chi ci ha dato la possibilità di vivere questi giorni di grazia, a tutti coloro che hanno lavorato per l'organizzazione e a tutti quelli che hanno partecipato con fede a questo straordinario evento che rimarrà impresso nei nostri cuori!                 

  Maria Vitiello

 

■ Chiusura temporanea della Casa di Accoglienza Suor Nicoli.

Da lunedì 11 novembre, la Casa di Accoglienza Suor Nicoli sita in via Morosini, aperta nel 2009, è stata momentaneamente chiusa per problemi gestionali e amministrativi. Una Casa che in questi dieci anni, con la volontà di don Domenico, la collaborazione della Caritas e di tanti volontari ha dato ospitalità a tante persone. Lo statuto prevedeva la permanenza per uno, massimo due mesi, nata quindi come struttura di sostegno per necessità momentanee. Invece col tempo si è prolungato il periodo di permanenza. Tutti noi siamo dispiaciuti di aver dovuto prendere questa decisione, sono state informate qualche giorno prima le autorità civili, con le quali si sta lavorando per trovare delle soluzioni affinché la Casa possa essere riaperta il prima possibile.

 

■ Colletta Alimentare Cittadina

Come ogni anno la nostra comunità vivrà la raccolta alimentare cittadina, che si terrà sabato 7 dicembre. Tutti coloro che desiderano vivere un momento di servizio possono dare il proprio nominativo ai sacerdoti e alle responsabili Caritas. Nel prossimo bollettino verranno comunicati i momenti di incontro per la preparazione alla raccolta.

 

 Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Venerdì 22 novembre

Ore 18.00 S.Messa. Festa di Santa Cecilia patrona della musica sacra.

 2) Sabato 23 novembre

S.Messa anticipata alle ore 17.30 animata dai cori parrocchiali.

Ore 18.30 rassegna canora in onore di Santa Cecilia.

 

 

M A G I S T E R O

 LA VITA SUSSISTE DOVE C’È LEGAME, COMUNIONE, FRATELLANZA

 

Il Vangelo di Lc 20,27-38 ci offre uno stupendo insegnamento di Gesù sulla risurrezione dei morti. Gesù viene interpellato da alcuni sadducei, i quali non credevano nella risurrezione e perciò lo provocano con un quesito insidioso: di chi sarà moglie, nella risurrezione, una donna che ha avuto sette mariti successivi, tutti fratelli tra loro, i quali uno dopo l’altro sono morti? Gesù non cade nel tranello e replica che i risorti nell’al di là «non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio». Così risponde Gesù. Con questa risposta, Gesù anzitutto invita i suoi interlocutori – e anche noi – a pensare che questa dimensione terrena in cui viviamo adesso non è l’unica dimensione, ma ce n’è un’altra, non più soggetta alla morte, in cui si manifesterà pienamente che siamo figli di Dio. Dà grande consolazione e speranza ascoltare questa parola semplice e chiara di Gesù sulla vita oltre la morte; ne abbiamo tanto bisogno specialmente nel nostro tempo, così ricco di conoscenze sull’universo ma così povero di sapienza sulla vita eterna.

Questa limpida certezza di Gesù sulla risurrezione si basa interamente sulla fedeltà di Dio, che è il Dio della vita. In effetti, dietro l’interrogativo dei sadducei se ne nasconde uno più profondo: non solo di chi sarà moglie la donna vedova di sette mariti, ma di chi sarà la sua vita. Si tratta di un dubbio che tocca l’uomo di tutti i tempi e anche noi: dopo questo pellegrinaggio terreno, che ne sarà della nostra vita? Apparterrà al nulla, alla morte? Gesù risponde che la vita appartiene a Dio, il quale ci ama e si preoccupa tanto di noi, al punto di legare il suo nome al nostro: è «il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». La vita sussiste dove c’è legame, comunione, fratellanza; ed è una vita più forte della morte quando è costruita su relazioni vere e legami di fedeltà. Al contrario, non c’è vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a sé stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte. È l’egoismo. Se io vivo per me stesso, sto seminando morte nel mio cuore.

La Vergine Maria ci aiuti a vivere ogni giorno nella prospettiva di quanto affermiamo nella parte finale del Credo: «Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà». Aspettare l’al di là.

(ANGELUS – Domenica 10/11/2019)

IL DIAVOLO DISTRUGGE L’UOMO PERCHÉ DIO SI È FATTO COME NOI

Il diavolo esiste, e per la sua invidia per il Figlio di Dio che si è fatto uomo, semina l’odio nel mondo, che provoca morte. Il Papa ha analizzato il primo versetto della Sapienza (2, 23-3,9), nel quale il profeta ricorda che Dio ci ha creati a immagine sua, siamo figli di Dio, e subito dopo ha aggiunto «ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo».

L’invidia di quell’angelo superbo che non ha voluto accettare l’incarnazione lo portò a distruggere l’umanità. E così nel nostro cuore entra qualcosa: «la gelosia, l’invidia, la concorrenza», mentre invece potremmo vivere come fratelli, tutti, in pace. Così inizia la lotta e la voglia di distruggere. Ma padre, io non distruggo nessuno. No? E le chiacchiere che tu fai? Quando tu sparli di un altro? Lo distruggi». E citando l’apostolo Giacomo: «La lingua è un’arma feroce, uccide». Il chiacchiericcio uccide, la calunnia uccide. Caino e Abele erano fratelli ma la gelosia, l’invidia di uno distrusse l’altro. È la realtà, basta guardare un telegiornale: le guerre, le distruzioni, gente che per le guerre anche muore di malattie.

Ricordiamo la Germania e l’anniversario della caduta del Muro di Berlino, i nazisti e le torture contro tutti coloro che non erano di “pura razza”. E altri orrori delle guerre. Dietro questo c’è qualcuno che ci muove a fare queste cose — ha chiarito — È quello che noi diciamo la tentazione. Quando noi andiamo a confessarci, diciamo al padre: “Padre, io ho avuto questa tentazione, quest’altra, quell’altra”».

E questo è qualcuno che ti tocca il cuore per farti andare sulla strada sbagliata. Qualcuno che semina la distruzione nel nostro cuore, che semina l’odio. E oggi dobbiamo dirlo chiaramente, ci sono tanti seminatori di odio nel mondo, che distruggono.

È vero che tanti bambini muoiono di fame, di malattie perché non hanno acqua, istruzione, educazione sanitaria. Ma perché i soldi che servirebbero per questo, vanno per fabbricare le armi e le armi sono per distruggere. Questo è quello che succede nel mondo, ma anche nella mia anima, nella tua, nella tua. Per il seme di invidia del diavolo, dell’odio. E di cosa ha invidia il diavolo? Della nostra natura umana. E voi sapete perché? Perché il Figlio di Dio si è fatto uno di noi. Questo non può tollerarlo, non riesce a tollerarlo.

E allora distrugge. Questa è la radice dell’invidia del diavolo, è la radice dei nostri mali, delle nostre tentazioni, è la radice delle guerre, della fame, di tutte le calamità nel mondo. Distruggere e seminare odio non è una cosa abituale, anche nella vita politica, ma alcuni lo fanno.

Vorrei che oggi ognuno di noi pensasse questo perché oggi nel mondo si semina tanto odio? Nelle famiglie, che a volte non possono riconciliarsi, nel quartiere, nel posto di lavoro, nella politica... Il seminatore dell’odio è questo. Per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo. Alcuni dicono: ma padre il diavolo non esiste, è il male, un male così etereo... Ma la Parola di Dio è chiara. E il diavolo se l’è presa con Gesù, leggete il Vangelo: che abbiamo fede o che non ne abbiamo, è chiara.

Preghiamo il Signore che faccia crescere nel nostro cuore la fede in Gesù Cristo, suo Figlio, che ha preso la nostra natura umana, per lottare con la nostra carne e vincere nella nostra carne il diavolo e il male. E che questa fede ci dia la forza per non entrare nel gioco di questo grande invidioso, il grande bugiardo, il seminatore di odio. (Meditaziome mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae -Martedì 12/11/2019)

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI - «Priscilla e Aquila lo presero con sé» (At 18,26). Una coppia al servizio del Vangelo

 

Gli Atti degli Apostoli narrano che Paolo, da evangelizzatore infaticabile quale è, dopo il soggiorno ad Atene, porta avanti la corsa del Vangelo nel mondo. Nuova tappa del suo viaggio missionario è Corinto, una città commerciale e cosmopolita, grazie alla presenza di due porti importanti.

Paolo trova ospitalità presso una coppia di sposi, Aquila e Priscilla (o Prisca), costretti a trasferirsi da Roma a Corinto dopo che l’imperatore Claudio aveva ordinato l’espulsione dei giudei. Io vorrei fare una parentesi. Il popolo ebraico ha sofferto tanto nella storia. È stato cacciato via, perseguitato … E, nel secolo scorso, abbiamo visto tante, tante brutalità che hanno fatto al popolo ebraico e tutti eravamo convinti che questo fosse finito. Ma oggi, incomincia a rinascere qua e là l’abitudine di perseguitare gli ebrei. Fratelli e sorelle, questo non è né umano né cristiano. Gli ebrei sono fratelli nostri! E non vanno perseguitati. Capito? Questi coniugi dimostrano di avere un cuore pieno di fede in Dio e generoso verso gli altri, capace di fare spazio a chi, come loro, sperimenta la condizione di forestiero. Questa loro sensibilità li porta a decentrarsi da sé per praticare l’arte cristiana dell’ospitalità e aprire le porte della loro casa per accogliere l’apostolo Paolo. Così essi accolgono non solo l’evangelizzatore, ma anche l’annuncio che egli porta con sé: il Vangelo di Cristo che è «potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1,16). E da quel momento la loro casa s’impregna del profumo della Parola «viva» che vivifica i cuori.

La casa di Aquila e Priscilla a Corinto apre le porte non solo all’Apostolo ma anche ai fratelli e alle sorelle in Cristo. Paolo infatti può parlare della «comunità che si raduna nella loro casa» , la quale diventa una “casa della Chiesa”, una “domus ecclesiae”, un luogo di ascolto della Parola di Dio e di celebrazione dell’Eucaristia. Anche oggi in alcuni Paesi dove non c’è la libertà religiosa e non c’è la libertà dei cristiani, i cristiani si radunano in una casa, un po’ nascosti, per pregare e celebrare l’Eucaristia.

Dopo un anno e mezzo di permanenza a Corinto, Paolo lascia quella città insieme ad Aquila e Priscilla, che si fermano ad Efeso. Anche lì la loro casa diventa luogo di catechesi. Infine, i due sposi rientreranno a Roma e saranno destinatari di uno splendido elogio che l’Apostolo inserisce nella lettera ai Romani. Aveva il cuore grato, e così scrisse Paolo su questi due sposi nella lettera ai Romani. Ascoltate: «Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù. Essi per salvarmi la vita hanno rischiato la loro testa, e a loro non io soltanto sono grato, ma tutte le Chiese del mondo pagano». Quante famiglie in tempo di persecuzione rischiano la testa per mantenere nascosti i perseguitati! Questo è il primo esempio: l’accoglienza famigliare, anche nei momenti brutti.

Tra i numerosi collaboratori di Paolo, Aquila e Priscilla emergono come modelli di una vita coniugale responsabilmente impegnata a servizio di tutta la comunità cristiana e ci ricordano che, grazie alla fede e all’impegno nell’evangelizzazione di tanti laici come loro, il cristianesimo è giunto fino a noi. Infatti per radicarsi nella terra del popolo, per svilupparsi vivamente, era necessario l’impegno di queste famiglie. Ma pensate che il cristianesimo dall’inizio è stato predicato dai laici. Pure voi laici siete responsabili, per il vostro Battesimo, di portare avanti la fede.

Chiediamo al Padre, che ha scelto di fare degli sposi la sua «vera “scultura” vivente» - Credo che qui ci siano i nuovi sposi: ascoltate voi la vostra vocazione, dovete essere la vera scultura vivente - di effondere il suo Spirito su tutte le coppie cristiane perché, sull’esempio di Aquila e Priscilla, sappiano aprire le porte dei loro cuori a Cristo e ai fratelli e trasformino le loro case in chiese domestiche, perché la fede cresca.

(UDIENZA GENERALE – 13/11/2019 a cura di A. Panzera