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n°44 Sabato 9 Novembre 2019

EDITORIALE

 *Giorni di Grazia*

 Una delle basi fondamentali della fede cristiana è quella dell’INCARNAZIONE. Il Verbo si è fatto carne. Dio si è fatto uomo.

La fede non è qualcosa di astratto, ma per essere vera deve diventare vita, cioè una realtà concreta.

Gesù ci conosce profondamente e sa che abbiamo bisogno di prove, così si fa toccare da Tomaso ma dice “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv 20,29).

I Santi sono i testimoni concreti della fede, sono segni visibili del Dio Invisibile.

Per questo motivo ci attirano tanto ed esercitano in noi un fascino avvolgente. Ci vengono presentati come modelli da imitare e sostenitori del nostro cammino di fede e di vita.

Si fanno nostri intercessori presso il Padre Celeste delle nostre preghiere e ansie.

Questi sono giorni di grande grazia per la nostra isola. Abbiamo l'onore di avere tra noi le Reliquie di Padre Pio. Il Saio, i guanti, la sciarpa – oggetti appartenuti al Santo nel loro uso semplice e comune.

Sono segno di concretezza della fede che si “Incarna” nella quotidianità. Questo è il primo messaggio che ci viene dato.

Il secondo è quello che viene dall’impegno a cui Padre Pio dedicava più tempo nella sua vita da religioso: l'invito alla preghiera e alla confessione cioè all'incontro personale con il Signore Misericordioso.

Uno dei rischi maggiori del nostro approccio con i Santi è quello legato a credenze magiche o superstiziose: non basta “toccare” un oggetto per ricevere la grazia. Questo sia chiaro.....

Il giusto approccio cristiano è, invece, quello di “lasciarsi toccare” dalla Grazia Divina che ci viene data tramite il Santo e si esprime nella preghiera, nell'ascolto della Parola di Dio, nella conversione di vita e nell' avvicinamento ai sacramenti.

Prego per tutta la comunità isolana e per coloro che arriveranno in veste di pellegrini affinché l'incontro con San Pio sia un vero momento di grazia.                                             Don Andrea

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Le reliquie di san Pio a La Maddalena.

SAI SAN PIO 09112019Dopo lo sbarco, precedute dalle macchine della Protezione Civile, le reliquie di san Pio da Pietrelcina sono arrivate alle 9,30 in Piazza Santa Maria Maddalena, dentro un furgoncino. Ad accoglierle tante persone, gli scolari dell’Istituto San Vincenzo, il Parroco don Andrea con i sacerdoti e il Sindaco avv. Luca Montella. All’interno della chiesa c’è stato il saluto del parroco don Andrea e di fra Fortunato guardiano del convento di Pietrelcina, il quale ha detto che le reliquie saranno inutili se non portano alla confessione con una vera conversione e all’altare per la santa Comunione. Le reliquie sono: il guanto che copriva le stimmate che Padre Pio ha portato per 50 anni, è custodito in un reliquiario, la pezzuola che copriva la ferita del costato, custodita in un altro reliquiario, il saio che il Santo ha indossato nell’ultimo periodo della sua vita, custodito in una urna di vetro. Queste reliquie sono conservate abitualmente nella chiesa dei cappuccini a Pietrelcina. Che siano arrivate a La Maddalena è un fatto straordinario. Esse sono segno della presenza del Santo in mezzo a noi. Lo hanno capito molti Maddalenini ma anche molti fedeli venuti da Palau, da Sant’Antonio di Gallura col parroco don Marco, da Pittulongu con don Alberto, da Tempio con don Sandro Serreri, da Oschiri, da Sassari e da altri centri della Sardegna. Si prevede l’arrivo di molti altri gruppi che vengono per onorare le reliquie di san Pio, chiedere la sua intercessione ed elevare la mente a Dio Padre, datore di ogni dono e al Cristo, vittima di espiazione per i nostri peccati. Particolare riconoscenza è dovuta a Paolo Provenzano e al Gruppo di preghiera di Padre Pio, che ha pensato ed organizzato l’arrivo delle reliquie. Tutti le associazioni e i gruppi parrocchiali hanno assicurato la collaborazione per la vigilanza sulle reliquie, e la partecipazione ai momenti forti di preghiera, come il rosario, la veglia ed altri. Un momento molto importante è stata la Messa col Vescovo alle ore 11.00, preceduta dal saluto del Sindaco Montella a nome di tutta la cittadinanza. Il Vescovo ha detto che non siamo feticisti, cioè adoratori di idoli o di oggetti ma adoriamo Dio che ci dona segni di santità. Padre Pio era santo non perché faceva miracoli ma perché aveva molta fede. In questi giorni, nella nostra chiesa, si faranno tante preghiere per dire grazie a Dio di aver dato alla Chiesa e ai nostri tempi un santo grande come san Pio, per meditare i suoi esempi ed i suoi insegnamenti ed insieme chiedere la sua intercessione su di noi, le nostre famiglia e la comunità tutta. Saranno disponibili anche dei confessori per facilitare il ritorno a Dio. Le reliquie potranno essere venerate anche nell’ospedale civile sabato nella Messa delle 16.30, subito dopo visiteranno i malati nelle camere. Subito dopo visiteranno gli ospiti della Comunità Alloggio “Padre Salvatore Vico”, a Moneta.                                              

       D.D.

■ La beatificazione di Padre Manzella

PADRE MANZELLA 09112019La causa di beatificazione e canonizzazione di Padre Manzella, che era bloccata dal 1964, è stata riaperta nell'aprile scorso da Papa Francesco, grazie alla sollecitazione del cardinale Angelo Becciu, come abbiamo potuto apprendere dall'ultimo bollettino parrocchiale. È una bella notizia per la Sardegna tutta, ma ancor di più per noi parrocchiani di Moneta. Nel 1906 mons. Parodi inviò in Sardegna e precisamente a La Maddalena, Padre Manzella per una missione vincenziana. Prima di quella missione, un ufficiale della Marina, trasferito da Venezia a La Maddalena, inviò una lettera a mons. Parodi con la richiesta di costruire una chiesa a Moneta. Queste le testuali parole: "Le condizioni dell'isola di Maddalena sono veramente deplorevoli, ma coloro che meritano più compassione sono i poveri abitanti del Cantiere governativo. Sono sopra mille persone che vivono alla distanza di quasi tre chilometri dal restante dell'abitato e formano quindi come un paese a sé . Ma in questo paese non vi è una chiesa ove quegli infelici possano raccogliersi qualche volta a pregare Iddio. Faccio appello a tutti i fratelli di fede della nostra Italia, affinché presto nel "Cantiere" di La Maddalena sia costruita una chiesa che sarà come il baluardo di difesa delle anime credenti , contro gli attacchi della massoneria, del socialismo, dell'incredulità". Questa lettera spinse mons. Parodi ad acquistare il terreno nella zona di Moneta e il 1°marzo del 1908 iniziò la costruzione della chiesa, affidandola a Padre Manzella. Fu dunque proprio lui l'iniziatore e il fondatore della chiesa dandole il titolo di Agonia di N. S. G. C. nel Getsemani, come la comunità religiosa da lui fondata col carisma unico e specifico: le suore del Getsemani. Nel 2008, all'interno delle iniziative per il centenario della chiesa di Moneta, don Andrea Domanski aveva fortemente voluto fare una conferenza dedicata a mons. Parodi e a Padre Manzella, iniziatori e fondatori della chiesa stessa, conferenza in cui ne è stato approfondito meglio il titolo. Nel 2002 nella chiesa è nata la confraternita appunto del Getsemani, la cui spiritualità si ispira alla contemplazione e adorazione di Gesù sofferente nell'agonia dell'orto e che collabora allo svolgimento delle celebrazioni liturgiche. Un'altra iniziativa è sorta nel febbraio del 2009, quando, accompagnati dal parroco don Andrea, siamo andati in pellegrinaggio a Sassari per visitare la chiesa del SS. Sacramento, dove riposano le spoglie di Padre Manzella. La tomba è meta di incessanti pellegrinaggi, perché tanti sono i devoti di questo apostolo della Sardegna. Abbiamo dunque accolto con gioia la notizia della riapertura del processo di beatificazione e preghiamo perché questo avvenga presto, dato che tante sono le testimonianze di guarigioni miracolose di chi ha richiesto il suo aiuto. A questa preghiera ci uniamo noi "cantierini" grati di aver avuto un "quasi Santo" nella fondazione della nostra chiesa: la chiesa del Getsemani!

Maria Vitiello

 

Programma del pellegrinaggio delle reliquie di Padre Pio da Pietrelcina in visita a La Maddalena

Domenica 10 novembre

8.30 Lodi mattutine

9.00 S. Rosario

h. 9.30 S. Messa

h. 11.00 S. Messa e catechesi con i bambini

h. 15.00 Coroncina alla Divina Misericordia

h. 16.00 S. Rosario

h. 16.30 Catechesi – p. Fortunato

h. 17.00 S. Messa per le famiglie con atto di affidamento.

h.18.15 Saluto e partenza delle reliquie.

 La chiesa sarà aperta dalle 7.30 alle 23.00.

Le celebrazioni eucaristiche saranno animate dai cori parrocchiali.

Diversi momenti di preghiera saranno animati dai gruppi parrocchiali.

Durante le celebrazioni saranno disponibili sacerdoti per le confessioni.

 

SAN PIO 09112019

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Giovedì 14, venerdì 15 e sabato 16 novembre pellegrinaggio a Carloforte, per la festa della Madonna dello Schiavo. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero 3491534378 o in Sacrestia.

 

M A G I S T E R O

 LE ANIME DEI GIUSTI SONO NELLE MANI DI DIO (SAP 3,1)

PAPA FRANCESCO 09112019La celebrazione della festa di tutti i defunti in una catacomba – per me è la prima volta nella vita che entro in una catacomba, è una sorpresa – ci dice tante cose. Possiamo pensare alla vita di quella gente, che doveva nascondersi, che aveva questa cultura di seppellire i morti e celebrare l’Eucaristia qui dentro… È un momento della storia brutto, ma che non è stato superato: anche oggi ce ne sono. Ce ne sono tanti. Tante catacombe in altri Paesi, dove perfino devono fare finta di fare una festa o un compleanno per celebrare l’Eucaristia, perché in quel posto è vietato farlo. Anche oggi ci sono cristiani perseguitati, più che nei primi secoli, di più. Questo – le catacombe, la persecuzione, i cristiani – e queste Letture, mi fanno pensare a tre parole: l’identità, il posto e la speranza.

L’identità di questa gente che si radunava qui per celebrare l’Eucaristia e per lodare il Signore, è la stessa dei nostri fratelli di oggi in tanti, tanti Paesi dove essere cristiano è un crimine, è vietato, non hanno diritto. La stessa. L’identità del cristiano è questa: le Beatitudini. Non ce n’è un’altra. Se tu fai questo, se vivi così, sei cristiano. “No, ma guarda, io appartengo a quell’associazione, a quell’altra…, sono di questo movimento…”. Sì, sì, tutte cose belle; ma queste sono fantasia davanti a questa realtà. La tua carta d’identità è questa [indica il Vangelo], e se tu non hai questa, non servono a nulla i movimenti o le altre appartenenze. O tu vivi così, o non sei cristiano. C’è la finzione di essere cristiani, ma non l’identità.

La seconda parola: il posto. Quella gente che veniva qui per nascondersi, per essere al sicuro, anche per seppellire i morti; e quella gente che celebra l’Eucaristia oggi di nascosto, in quei Paesi dove è vietato. Il posto del cristiano è un po’ dappertutto, noi non abbiamo un posto privilegiato nella vita. Alcuni vogliono averlo, sono cristiani “qualificati”. Ma questi corrono il rischio di rimanere con il “qualificati” e far cadere il “cristiano”. I cristiani, qual è il loro posto? «Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio» (Sap 3,1): il posto del cristiano è nelle mani di Dio, dove Lui vuole. Le mani di Dio, che sono piagate, che sono le mani del suo Figlio che ha voluto portare con sé le piaghe per farle vedere al Padre e intercedere per noi. Il posto del cristiano è nell’intercessione di Gesù davanti al Padre.  

Questi cristiani, con questa carta d’identità, che vivevano e vivono nelle mani di Dio, sono uomini e donne di speranza. La nostra speranza è in Cielo, la nostra speranza è ancorata lì e noi, con la corda in mano, ci sosteniamo guardando quella riva del fiume che dobbiamo attraversare.

Identità: Beatitudini e Matteo 25. Posto: il posto più sicuro, nelle mani di Dio, piagate di amore. Speranza, futuro: l’ancora, là, nell’altra riva, ma io ben aggrappato alla corda. Questo è importante, sempre aggrappati alla corda! Tante volte vedremo soltanto la corda, neppure l’ancora, neppure l’altra riva; ma tu, aggrappati alla corda che arriverai sicuro.

(OMELIA S. Messa per la commemorazione dei defunti- Catacombe di Priscilla in Via Salaria Sabato, 2 novembre 2019)

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI - «Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio» (At 17,23).

Dopo le prove vissute a Filippi, Tessalonica e Berea, Paolo approda ad Atene, proprio nel cuore della Grecia (cfr At 17,15). Questa città, che viveva all’ombra delle antiche glorie malgrado la decadenza politica, custodiva ancora il primato della cultura. Qui l’Apostolo «freme dentro di sé al vedere la città piena di idoli». Questo “impatto” col paganesimo, però, invece di farlo fuggire, lo spinge a creare un ponte per dialogare con quella cultura.

Paolo sceglie di entrare in familiarità con la città e inizia così a frequentare i luoghi e le persone più significativi. Va alla sinagoga, simbolo della vita di fede; va nella piazza, simbolo della vita cittadina; e va all’Areopago, simbolo della vita politica e culturale. Incontra giudei, filosofi epicurei e stoici, e molti altri. Incontra tutta la gente, non si chiude, va a parlare con tutta la gente. Paolo non guarda la città di Atene e il mondo pagano con ostilità ma con gli occhi della fede. E questo ci fa interrogare sul nostro modo di guardare le nostre città: le osserviamo con indifferenza? Con disprezzo? Oppure con la fede che riconosce i figli di Dio in mezzo alle folle anonime?

Paolo sceglie lo sguardo che lo spinge ad aprire un varco tra il Vangelo e il mondo pagano. Nel cuore di una delle istituzioni più celebri del mondo antico, l’Areopago, egli realizza uno straordinario esempio di inculturazione del messaggio della fede: annuncia Gesù Cristo agli adoratori di idoli, e non lo fa aggredendoli, ma facendosi «pontefice, costruttore di ponti».

Paolo prende spunto dall’altare della città dedicato a «un dio ignoto» . Partendo da quella “devozione” al dio ignoto, per entrare in empatia con i suoi uditori proclama che Dio «vive tra i cittadini» e «non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni». È proprio questa presenza che Paolo cerca di svelare: «Colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio».

Per rivelare l’identità del dio che gli Ateniesi adorano, l’Apostolo parte dalla creazione, cioè dalla fede biblica nel Dio della rivelazione, per giungere alla redenzione e al giudizio, cioè al messaggio propriamente cristiano. Egli mostra la sproporzione tra la grandezza del Creatore e i templi costruiti dall’uomo, e spiega che il Creatore si fa sempre cercare perché ognuno lo possa trovare. In tal modo Paolo «annuncia Colui che gli uomini ignorano, eppure conoscono: l’Ignoto-Conosciuto». Poi, invita tutti ad andare oltre «i tempi dell’ignoranza» e a decidersi per la conversione in vista del giudizio imminente. Paolo approda così al kerygma e allude a Cristo, senza citarlo, definendolo come l’«uomo che Dio ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti».

E qui, c’è il problema. La parola di Paolo, che finora aveva tenuto gli interlocutori con il fiato sospeso – perché era una scoperta interessante -, trova uno scoglio: la morte e risurrezione di Cristo appare «stoltezza» e suscita scherno e derisione. Paolo allora si allontana: il suo tentativo sembra fallito, e invece alcuni aderiscono alla sua parola e si aprono alla fede. Tra questi un uomo, Dionigi, membro dell’Areopago, e una donna, Damaris. Anche ad Atene il Vangelo attecchisce e può correre a due voci: quella dell’uomo e quella della donna!

Chiediamo anche noi oggi allo Spirito Santo di insegnarci a costruire ponti con la cultura, con chi non crede o con chi ha un credo diverso dal nostro. Sempre costruire ponti, sempre la mano tesa, niente aggressione. Chiediamogli la capacità di inculturare con delicatezza il messaggio della fede, ponendo su quanti sono nell’ignoranza di Cristo uno sguardo contemplativo, mosso da un amore che scaldi anche i cuori più induriti.

(UDIENZA GENERALE – Mercoledì 06/11/2019) a cura di A. Panzera