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n° 32 Sabato 12 Agosto 2017

EDITORIALE

 ■ Solidarietà per la Scuola Cattolica dell'Istituto San Vincenzo di La Maddalena.

 La Scuola Cattolica gestita dalle Figlie della Carità opera nella nostra Isola da più di cento anni, portando avanti il suo progetto educativo al servizio dei bambini e in collaborazione con le loro famiglie. La nostra è una scuola paritaria non statale, ma pubblica, perciò ha tutti i requisiti della scuola statale e di conseguenza dovrebbe godere gli stessi diritti.

Fino a pochi decenni fa la comunità delle Suore Figlie della Carità è riuscita a garantire la presenza di Insegnanti Religiose sia nella Scuola dell'Infanzia che nella Scuola Elementare, ma col calo delle Vocazioni, ha dovuto necessariamente assumere Personale laico qualificato. Purtroppo la difficoltà è nella gestione. I contributi ministeriali e regionali sono calati e le rette versate dalle famiglie non sono sufficienti, per cui deve intervenire la comunità o meglio la nostra Casa Provinciale. Lo Stato dovrebbe sostenere le scuole paritarie, perchè con esse risparmia 6 miliardi di euro all'anno. Se le scuole paritarie chiudessero, lo Stato avrebbe difficoltà nel far fronte da solo al servizio, perciò dovrebbe sostenere e incoraggiare l'iniziativa di coloro che si attivano per realizzare un tipo di scuola pluralista, favorendo un progresso culturale nella libertà. Senza peccare di orgoglio, possiamo affermare che la nostra Scuola Paritaria è un bel segno di libertà educativa. I genitori, primi titolari dell'educazione dei figli, hanno il diritto di scegliere il tipo di scuola che meglio risponde al loro progetto educativo. Tanti genitori ci tengono che la scuola integri l'istruzione con i principi cristiani, completando l'educazione che i ragazzi ricevono in famiglia. La storia e le attività dell'Istituto si intrecciano con la storia della nostra Isola. Generazioni di alunni si sono avvicendate tra i banchi della nostra scuola, affermandosi nei vari ambiti della cultura, della scienza, della professionalità, della politica, e del servizio alla collettività. Anche gli ex-alunni più giovani si sono distinti coltivando e valorizzando i loro talenti in vari ambiti: arte, danza, spettacolo, cultura, volontariato ecc...

Molti ritornano volentieri a visitare l'Istituto dove hanno trascorso gli anni più belli della loro vita. Affiorano allora ricordi, emozioni, sentimenti, nostalgia, gratitudine, rimpianto per non aver fatto tesoro degli insegnamenti ricevuti e il rimpianto di non averli apprezzati abbastanza. Concludendo queste riflessioni vorrei esprimere, a nome di tutta la comunità dell'Istituto San Vincenzo, sentimenti di profonda riconoscenza a tutti coloro che stimano e credono nella validità della nostra opera educativa a favore dei bambini e delle loro famiglie.                  

    Suor Letizia e Comunità

 

   RAGGI DI SOLE

 IL PALLONCINO NERO

 Qualcuno ha notato un bambino dalla pelle oscura che stava a guardare il venditore di palloncini alla fiera del villaggio. L’uomo era evidentemente un ottimo venditore perché lasciò andare un palloncino rosso che salì verso il cielo richiamando così una folla di piccoli clienti. Slegò poi un palloncino blu e poi uno giallo e uno bianco che volarono sempre più in alto finchè scomparvero. Il moretto continuava a fissare un palloncino e finalmente domandò: «Signore, se tu mandassi in aria quello nero, volerebbe alto come gli altri?». Il venditore sorrise, poi strappò il filo che teneva legato il palloncino nero e mentre saliva spiegò: «Non è il colore che conta: è quello che c’è dentro che lo fa salire!». Quante persone si danno delle arie e rimangono incollate a terra…… Salgono (o ambiscono di salire) su seggi e poltrone per passare di grado in grado sempre più in alto nella carriera diplomatica o militare, ma si ritrovano poi con i piedi (e forse pure le mani) impastati nel fango. Ciò che “fa salire in alto” è solo la forza dell’umiltà. “Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato…..” diceva Gesù, dandoci l’esempio (Lc 14,11). Egli infatti “umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte….Per questo, Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome…” (Fil 2,8-9).

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Missionarie dell’Immacolata di padre Kolbe

Silvana e Marina, due missionarie dell’Immacolata di padre Kolbe, provenienti dalla loro casa di Santa Giusta, presso Oristano, hanno dato una testimonianza alla fine delle Messe nella parrocchia di Santa Maria Maddalena, sabato 3 e domenica 4 agosto. Hanno ricordato il loro fondatore san Massimiliano Maria Kolbe, polacco, francescano dei Minori Conventuali, grande devoto della Madonna, fondò la Milizia di Maria Immacolata e un centro di apostolato chiamato “Città dell’Immacolata” usando con genialità i moderni mezzi di comunicazione sociale. Una seconda Città dell’Immacolata la fondò in Giappone dove fu missionario dal 1930 al 1936. Rientrato in patria fu deportato nel campo di concentramento di Auschwitz dove offrì eroicamente la sua vita per salvare quella di un padre di famiglia. Morì il 14 agosto 1941 alla vigilia dell’Assunta. Il suo corpo fu bruciato nel forno crematorio. Le due missionarie hanno pure parlato delle loro missioni specialmente in America latina e in Africa a sostegno della popolazioni più povere e dell’apostolato mariano che svolgono anche in Sardegna. Sul sagrato della chiesa hanno esposto dei libri per far conoscere e sostenere il loro apostolato.                                            

       D.D.

 Voci nel Blues, omaggi, cozzata.

Sulle note dell'Alleluja di A. Burke si è aperto, mercoledì 9 agosto, il concerto d'estate 2017, spettacolo organizzato dall'Associazione musicale “Voci nel Blues – Orolache”, diretta dal Maestro Vincenzo La Cava, in collaborazione con il Comitato Classe 67. Come suggerisce il doppio nome il coro  ha una doppia anima: nasce nel 1996 come  “Voci nel Blues” per volontà di un gruppo di amici  appassionati di gospel e spiritual ma negli anni riscopre la bellezza di cantare in lingua sarda in particolare in occasione dell'incisione del primo CD dal titolo ” Omine, Omines” (Uomo, Uomini) nel quale prende il nome di “Orolache”. Omine Omines con le sue intense suggestioni ha contribuito a riportare la corale verso sonorità più familiari della tradizione culturale sarda e a scoprire molte affinità tra i due generi musicali grazie, soprattutto, alle armonizzazioni curate dal maestro La Cava. Il gruppo ha presentato un repertorio di brani allegri, vivaci e molto coinvolgenti ma anche pezzi più melodiosi come la conosciutissima canzone d'amore “Non potho reposare”, dedicata a tutto il Comitato 67 che con l'impegno, la passione e in totale gratuità sta dando una bella testimonianza dell'amore per la propria  isola e la propria comunità. Il folto pubblico presente in Piazza Santa Maria Maddalena ha partecipato con entusiasmo  mostrando di apprezzare l'esibizione e regalando tantissimi applausi. La serata si è animata di intensa emozione quando la corale e il Comitato hanno voluto rendere omaggio a due ospiti speciali: Roberto Nastrucci, cantautore maddalenino da anni residente a Londra, per i sentimenti di profondo attaccamento all'isola espressi nelle proprie  canzoni e al Dr.  Salvatore Voce che con la sua garbata professionalità amorevolmente e gratuitamente assiste numerosi concittadini durante il soggiorno estivo nella nostra Città.

Un'altra serata da ricordare in questa estate dei 250 anni della nostra comunità, la musica  ancora una volta ha saputo coinvolgere, aggregare, appassionare perchè ….. E' la lingua dello spirito, la sua segreta corrente vibra tra il cuore di colui che canta e l'anima di colui che ascolta.

Una nuova location per una vecchia ricetta è stata a banchina delle Poste, grazie all'appoggio della Capitaneria di Porto, ha ospitato la seconda "Cozzata sotto le stelle" organizzata dal Comitato Classe 67. I palati delle moltissime persone che hanno accolto il nostro invito, maddalenini e non, hanno potuto gustare 500 kg di cozze, l'anguria e le strepitose frittelle degli impareggiabili Frisjolai di Tonino Scanu, in una serata fresca e divertente accompagnati dalla musica che ha fatto danzare i ballerini più irriducibili. I nostri ringraziamenti vanno, come sempre, a tutti quelli che continuano a sostenerci.

Tore Caboni e tutto il Comitato Classe ‘67

 ■ Luci nella notte

La notte di San Lorenzo ha visto non solo stelle cadenti in cielo ma anche tante piccole luci nella chiesa di Santa Maria Maddalena.  Circa 150 persone, molti stranieri, sono entrate per sostare in adorazione di Gesù con brevi preghiere, tenendo in mano un lumino acceso. Il Santissimo Sacramento era esposto sull’altare con una luce retrostante che faceva pensare al fuoco, non quello che distrugge, ma quello che infiamma i cuori, il fuoco dello Spirito Santo, lo Spirito di Gesù. È Lui che ci sostiene e ci fa sentire la Sua Presenza in tempi in cui l’odio per il sacro e le recenti profanazioni ci amareggiano mentre il male dilaga in tutti gli ambienti. Ogni persona che veniva accompagnata all’altare trovava un’oasi di pace tra le braccia del Salvatore che sembrava rassicurarci e consolarci tramite la Presenza reale in un luogo animato anche da musiche che parlavano all’anima e preghiere spontanee o salmi di lode. Abbiamo visto lacrime di commozione e soste prolungate nei banchi. Grande merito a Luca e al gruppo di giovani da lui coordinati, entusiasti nel compito loro affidato. Si trattava di invitare le persone che si affacciavano alla porta spalancata della Chiesa, incuriosite, e passo dopo passo, con i lumini accesi da deporre davanti a Gesù. Trovavano ristoro nella spiritualità ottenendo la pace del cuore. L’Adorazione, iniziata alle 21,30 è terminata alle 23,30.   

Gianna Ferrero Mamberti

 

Memoria di Santa Chiara d’Assisi.

Il giorno 11 agosto nella cornice dell’oasi di san Francesco, Oasi di spiritualità realizzata con l’opera appassionata di Pier Carlo Acciaro e di Candido Rivieccio, morti qualche anno fa si è celebrata  la Messa  in memoria di Santa Chiara d’Assisi, “la pianticella di frate Francesco”. Di famiglia nobile, a diciotto anni per seguire l’ideale di povertà di san Francesco imitando Cristo umile e povero fuggì di casa nella notte della Domenica delle Palme del 1211 , fu accolta da Francesco e dai suoi frati nella chiesetta della Porziuncola. Le recisero le chiome, rivestì il saio scuro, consacrandosi a Cristo. Il suo esempio fu seguito dalla sorella Agnese, da altre ragazze di Assisi e più tardi dalla madre Ortolona. Fu la fondatrice dell’Ordine Francescano delle Clarisse e si stabilirono presso la chiesa di San Damiano fuori dalle mura di Assisi. Hanno partecipato una quarantina di persone ha celebrato padre Simone dei frati Minori conventuali, nella omelia ha ricordato la figura di Santa Chiara, come figlia del Padre Celeste e madre di Gesù (altera mater) come san Francesco viene chiamato “alter Cristus”. Nelle preghiere è stato ricordato Pier Carlo Acciaro che ha curato con grande amore l’oasi, infatti senza la sua presenza abbiamo notato un po’ di abbandono, e don Domenico si è augurato che qualche persona di buona volontà possa continuare ciò che è stato iniziato.

                         Pinella e Gianni Manzi

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Auguri alle neo battezzate Margherita, Erica e Ginevra.

 Condoglianze ai familiari di Amelia Ortensia Secchi ved. La Pera, Adalia Persia ved. Deleuchi e Francesca Maria nota Franchina Demuru che sono tornate alla casa del Padre celeste.

  

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

1) Domenica 13 agosto

* Ricordo delle apparizioni della Madonna a Fatima.

* Giornata di solidarietà per la Scuola Cattolica dell’Istituto San Vincenzo a cui sono destinate le questue delle sante Messe.

2) Martedì 15 agosto

* Solennità della Beata Vergine Maria Assunta in cielo col corpo (festa di precetto).

* Pellegrinaggio nel pomeriggio all’isola di Santa Maria dove si celebrerà la santa Messa alle ore 18.30 presso la cappella della Madonna Assunta. (Per prenotarsi contattare Pier Luigi Aversano tel. 3491534378; o l’ufficio parrocchiale tel. 0789.73.74.00).

3) Mercoledì 16 agosto

* Dopo la Messa delle 19.00, nella chiesa parrocchiale, don Marcello Stanzione presenterà il suo libro: Gli angeli e Padre Pio.

 4) Dal 16 al 22 agosto

* Nell’atrio comunale mostra di icone bizantine opera di Gianni Gala.

5) Continua il mercatino di beneficenza, nella biblioteca parrocchiale, fino al 20 agosto.

 6) Il Comitato Classe ‘67 ha il piacere di invitare la cittadinanza e i tanti ospiti:

Domenica 13 agosto ore 22,00 "OperaZero" spettacolo di intrattenimento musicale in Piazza Umberto I.

Vi aspettiamo numerosi, non mancate!!!

 

  

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

1. Martedì 15 agosto

Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo. Le Sante Messe come ogni domenica. 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

e sulla pagina facebook:

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 
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n° 32 Sabato 12 Agosto 2017

A MARIA, AFFIDIAMO LE VACANZE DI TUTTI PERCHÈ SIANO SERENE E PROFICUE

FAMIGLIA-12082017L’odierna pagina evangelica racconta che gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni furono testimoni della Trasfigurazione del Signore. Gesù li prese con sé «e li condusse in disparte, su un alto monte» (Mt 17,1) e, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto, brillando come il sole, e le sue vesti divennero candide come la luce. Comparvero allora Mosè ed Elia, ed entrarono in dialogo con Lui. A questo punto, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè, una per Elia». Non aveva ancora terminato di parlare, quando una nube luminosa li avvolse. L’evento della Trasfigurazione del Signore ci offre un messaggio di speranza – così saremo noi, con Lui –: ci invita ad incontrare Gesù, per essere al servizio dei fratelli. L’ascesa dei discepoli verso il monte Tabor ci induce a riflettere sull’importanza di staccarci dalle cose mondane, per compiere un cammino verso l’alto e contemplare Gesù. Si tratta di disporci all’ascolto attento e orante del Cristo, il Figlio amato del Padre, ricercando momenti di preghiera che permettono l’accoglienza docile e gioiosa della Parola di Dio. In questa ascesa spirituale, in questo distacco dalle cose mondane, siamo chiamati a riscoprire il silenzio pacificante e rigenerante della meditazione del Vangelo, della lettura della Bibbia, che conduce verso una meta ricca di bellezza, di splendore e di gioia. E quando noi ci mettiamo così, con la Bibbia in mano, in silenzio, cominciamo a sentire questa bellezza interiore, questa gioia che genera la Parola di Dio in noi. In questa prospettiva, il tempo estivo è momento provvidenziale per accrescere il nostro impegno di ricerca e di incontro con il Signore. In questo periodo, gli studenti sono liberi dagli impegni scolastici e tante famiglie fanno le loro vacanze; è importante che nel periodo del riposo e del distacco dalle occupazioni quotidiane, si possano ritemprare le forze del corpo e dello spirito, approfondendo il cammino spirituale. Al termine dell’esperienza mirabile della Trasfigurazione, i discepoli scesero dal monte con occhi e cuore trasfigurati dall’incontro con il Signore. È il percorso che possiamo compiere anche noi. La riscoperta sempre più viva di Gesù non è fine a se stessa, ma ci induce a “scendere dal monte”, ricaricati della forza dello Spirito divino, per decidere nuovi passi di conversione e per testimoniare costantemente la carità, come legge di vita quotidiana. Trasformati dalla presenza di Cristo e dall’ardore della sua parola, saremo segno concreto dell’amore vivificante di Dio per tutti i nostri fratelli, specialmente per chi soffre, per quanti si trovano nella solitudine e nell’abbandono, per gli ammalati e per la moltitudine di uomini e di donne che, in diverse parti del mondo, sono umiliati dall’ingiustizia, dalla prepotenza e dalla violenza. Nella Trasfigurazione si ode la voce del Padre celeste che  dice: «Questi è il Figlio mio amato. Ascoltatelo!».

A Maria nostra Madre e Madre di Dio affidiamo le vacanze di tutti, perché siano serene e proficue, ma soprattutto l’estate di quanti non possono fare le vacanze perché impediti dall’età, da motivi di salute o di lavoro, da ristrettezze economiche o da altri problemi, affinché sia comunque un tempo di distensione, allietato da presenze amiche e da momenti lieti.                  (Angelus - Domenica  06/08/2017)

 

 IL PERDONO DIVINO: MOTORE DELLA SPERANZA CRISTIANA

ZACCHEAO-12082017Abbiamo sentito la reazione dei commensali di Simone il fariseo: «Chi è costui che perdona anche i peccati?» (Lc 7,49). Gesù ha appena compiuto un gesto scandaloso. Una donna della città, conosciuta da tutti come una peccatrice, è entrata in casa di Simone, si è chinata ai piedi di Gesù e ha versato sui suoi piedi olio profumato. Tutti quelli che erano lì a tavola mormorano: se Gesù è un profeta, non dovrebbe accettare gesti del genere da una donna come quella.   Secondo la mentalità del tempo, tra il santo e il peccatore, tra il puro e l’impuro, la separazione doveva essere netta. Ma l’atteggiamento di Gesù è diverso. Fin dagli inizi del suo ministero di Galilea, Egli avvicina i lebbrosi, gli indemoniati, tutti i malati e gli emarginati. Un comportamento del genere non era per nulla abituale, tant’è vero che questa simpatia di Gesù per gli esclusi, gli “intoccabili”, sarà una delle cose che più sconcerteranno i suoi contemporanei. Laddove c’è una persona che soffre, Gesù se ne fa carico, e quella sofferenza diventa sua.   Gesù condivide il dolore umano, e quando lo incrocia, dal suo intimo prorompe quell’atteggiamento che caratterizza il cristianesimo: la misericordia. Gesù, davanti al dolore umano sente misericordia; il cuore di Gesù è misericordioso. Gesù prova compassione. Letteralmente: Gesù sente fremere le sue viscere.

 Quante volte nei vangeli incontriamo reazioni del genere. Il cuore di Cristo incarna e rivela il cuore di Dio, che laddove c’è un uomo o una donna che soffre, vuole la sua guarigione, la sua liberazione, la sua vita piena. È per questo che Gesù spalanca le braccia ai peccatori. Quanta gente perdura anche oggi in una vita sbagliata perché non trova nessuno disponibile a guardarlo o guardarla in modo diverso, con gli occhi, meglio, con il cuore di Dio, cioè guardarli con speranza. Gesù invece vede una possibilità di risurrezione anche in chi ha accumulato tante scelte sbagliate. Gesù sempre è lì, con il cuore aperto; spalanca quella misericordia che ha nel cuore; perdona, abbraccia, capisce, si avvicina: così è Gesù!

A volte dimentichiamo che per Gesù non si è trattato di un amore facile, a poco prezzo. I vangeli registrano le prime reazioni negative nei confronti di Gesù proprio quando lui perdonò i peccati di un uomo (cfr Mc 2,1-12). Era un uomo che soffriva doppiamente: perché non poteva camminare e perché si sentiva “sbagliato”. E Gesù capisce che il secondo dolore è più grande del primo, tanto che lo accoglie subito con un annuncio di liberazione: «Figlio, ti sono perdonati i peccati!». Libera quel senso di oppressione di sentirsi sbagliato. È allora che alcuni scribi – quelli che si credono perfetti: io penso a tanti cattolici che si credono perfetti e disprezzano gli altri … è triste, questo … - alcuni scribi lì presenti sono scandalizzati da quelle parole di Gesù, che suonano come una bestemmia, perché solo Dio può perdonare i peccati.  Gesù offre alle persone che hanno sbagliato la speranza di una vita nuova. “Ma, Signore, io sono uno straccio” – “Guarda avanti e ti faccio un cuore nuovo”. Questa è la speranza che ci dà Gesù. Una vita segnata dall’amore. Matteo il pubblicano diventa apostolo di Cristo: Matteo, che è un traditore della patria, uno sfruttatore della gente. Zaccheo, ricco corrotto - questo sicuramente aveva una laurea in tangenti - di Gerico, si trasforma in un benefattore dei poveri. La donna di Samaria, che ha avuto cinque mariti e ora convive con un altro, si sente promettere un’“acqua viva” che potrà sgorgare per sempre dentro di lei (cfr Gv 4,14). Così Gesù cambia il cuore; fa così con tutti noi. Ci fa bene pensare che Dio non ha scelto come primo impasto per formare la sua Chiesa le persone che non sbagliavano mai. La Chiesa è un popolo di peccatori che sperimentano la misericordia e il perdono di Dio. Pietro ha capito più verità di sé stesso al canto del gallo, piuttosto che dai suoi slanci di generosità, che gli gonfiavano il petto, facendolo sentire superiore agli altri. Fratelli e sorelle, siamo tutti poveri peccatori, bisognosi della misericordia di Dio che ha la forza di trasformarci e ridarci speranza, e questo ogni giorno. E lo fa! E alla gente che ha capito questa verità basilare, Dio regala la missione più bella del mondo, vale a dire l’amore per i fratelli e le sorelle, e l’annuncio di una misericordia che Lui non nega a nessuno. E questa è la nostra speranza. Andiamo avanti con questa fiducia nel perdono, nell’amore misericordioso di Gesù.

Udienza Generale - Mercoledì 09/08/2017)

 

LA TENEREZZA DELL’ABBRACCIO

 Cristo ha introdotto come segno distintivo dei suoi discepoli soprattutto la legge dell’amore e del dono di sé agli altri (cfr Mt 22,39; Gv 13,34), e l’ha fatto attraverso un principio che un padre e una madre sono soliti testimoniare nella propria esistenza: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). Frutto dell’amore sono anche la misericordia e il perdono. In questa linea, è molto emblematica la scena che mostra un’adultera sulla spianata del tempio di Gerusalemme, circondata dai suoi accusatori, e poi sola con Gesù che non la condanna e la invita ad una vita più dignitosa (cfr Gv 8,1-11). Nell’orizzonte dell’amore, essenziale nell’esperienza cristiana del matrimonio e della famiglia, risalta anche un’altra virtù, piuttosto ignorata in questi tempi di relazioni frenetiche e superficiali: la tenerezza. Ricorriamo al dolce e intenso Salmo 131. Come si riscontra anche in altri testi (cfr Es 4,22; Is 49,15; Sal 27,10), l’unione tra il fedele e il suo Signore si esprime con tratti dell’amore paterno e materno. Qui appare la delicata e tenera intimità che esiste tra la madre e il suo bambino, un neonato che dorme in braccio a sua madre dopo essere stato allattato. Si tratta – come indica la parola ebraica gamul – di un bambino già svezzato, che si afferra coscientemente alla madre che lo porta al suo petto. E’ dunque un’intimità consapevole e non meramente biologica. Perciò il salmista canta: «Io resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre» (Sal 131,2). Parallelamente, possiamo rifarci ad un’altra scena, là dove il profeta Osea pone in bocca a Dio come padre queste parole commoventi: «Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato […] (gli) insegnavo a camminare tenendolo per mano […] Io lo traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (11,1.3-4).

(Dall’esortazione apostolica postsinodale: AMORIS LAETITIA n. 27 e 28)

 
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