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n° 17 Sabato 29 Aprile 2017

EDITORIALE

 Giornata per l’Università Cattolica: “Studiare il mondo è già cambiarlo”.

La Chiesa italiana celebra, il 30 aprile di quest’anno, la 93a Giornata Nazionale per l’Università Cattolica del Sacro Cuore riflettendo sul tema: Studiare il mondo è già cambiarlo. L’Università Cattolica fu fondata a Milano nel 1921 da Padre Agostino Gemelli con Vico Necchi e Armida Barelli. È il più importante Ateneo cattolico d’Europa. Ha cinque sedi: Milano, Piacenza, Cremona, Brescia e Roma dove è presente anche il Policlinico Universitario “A. Gemelli”. Ha circa 38.000 studenti nelle varie facoltà: scientifiche, letterarie, economiche, giuridiche, linguistiche, psicologiche e sociali. Le è riconosciuto un prestigio sulle frontiere della ricerca e del sapere. In essa, scienza e fede lavorano insieme per far crescere persone oltre che professionisti. L’Università Cattolica ha formato, negli ultimi novant’anni, una parte significativa della classe dirigente del nostro Paese. La Giornata Nazionale è nata per garantire un concreto sostegno economico ad una istituzione che col tempo è cresciuta e si è consolidata. In quel giorno, in tutte le parrocchie d’Italia, la questua delle messe domenicali è destinata all’Università Cattolica. La Giornata vuole anche offrire l’occasione per una riflessione sull’educazione delle nuove generazioni. Ai giovani che sono il vero motore del cambiamento, è chiesto di non tirarsi indietro, di non aver paura e di non rimandare ad un domani incerto il loro impegno deciso e generoso. Già ora, nel momento dello studio, possono dare il loro contributo. Studiare è già operare per il cambiamento. L’università Cattolica è una delle espressioni più qualificate cui la Chiesa si fa attenta e premurosa nei confronti dei giovani per ascoltarli e accompagnarli. 

                 D.D.

 

 RAGGIO DI SOLE

 IL TAPPETO

 La morte lavorava alacremente al telaio dell’Uomo. Inesorabile e regolare, stendeva la trama. Un filo dopo l’altro, filo dopo filo, istante dopo istante. Fili grigi tutti uguali uno accanto all’altro. E istante dopo istante, l’Uomo inseriva nella trama i fili colorati della sua vita.

Il filo rosso come il sangue, il filo rosso dell’amore e del desiderio, il filo rosso come il fuoco che brucia con la violenza dei sentimenti e che riscalda.

Il filo blu delle profondità e dell’acqua viva, del cielo e del mare, il blu dello spazio e della vita interiore, il blu del ghiaccio e del freddo.

Il filo giallo della gioia e del buon umore, giallo come la luce che abbaglia, come il deserto vuoto e bruciato. Il giallo della luce alla fine del tunnel, il giallo che dona coraggio ed energia.

Il filo verde della natura, della calma e della pace, il verde dello stare insieme, dell’amicizia e della simpatia, il verde della salute e dell’erba, il verde della speranza.

Il filo arancio della tenerezza, l’arancio del giorno che nasce e del giorno che muore.

Il filo nero della paura e della notte, il nero che impedisce di parlare, il nero che contiene tutti i dolori, il nero dello smarrimento e della solitudine.

Il filo bianco della neve, dell’unione, di tutto il bene che c’è in noi, il bianco dell’armonia e della risurrezione.

Con questi fili, l’Uomo formava un disegno che si arricchiva ogni giorno di nuovi motivi colorati, coprendo lentamente la trama grigia della morte. Quando il disegno fu terminato l’Uomo sorrise e disse: «Tutto è compiuto!».

E la Vita strinse l’ultimo nodo e affidò il magnifico tappeto alle mani tenerissime del Creatore.

Sappiamo bene chi è quell’Uomo che inseriva nella trama della morte i fili colorati della sua vita, mentre passava facendo del bene e liberando tutti coloro che erano prigionieri del male. Inseriamo anche noi, nella trama grigia della quotidianità, i fili colorati della nostra vita: un saluto cordiale, un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio di perdono, un fiore di campo, una battuta di spirito, una sorpresa gradita a chi non se l’aspetta da nessuno….

E intrecciamo la trama della nostra vita col tappeto di quell’Uomo, che continua ad offrirlo anche oggi come stupendo prodigio d’amore nelle mani tenerissime del Creatore.

Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Ultimati i lavori alla Trinita.

La chiesa della Trinita è rimasta chiusa per lavori per circa un mese. La pioggia e l’umido avevano ammalorato le pareti. Il presbiterio, tra gli intonaci cadenti, mostrava i diversi colori delle varie imbiancature date alla chiesa in quasi 250 anni. Li avevano messi in evidenza i lavori iniziati dalla Soprintendenza circa sette anni fa, e non ultimati. I lavori sono stati commissionati dall’Ufficio Beni Culturali della Diocesi che ha stanziato 10.000 euro e sono stati affidati alla ditta Remo Sorace, la stessa che rifece la facciata della chiesa di Santa Maria Maddalena venti anni fa. Le ditte che eseguono lavori nelle chiese e negli edifici di interesse storico-artistico, hanno bisogno di una qualifica speciale. La ditta ha praticato uno scavo intorno alla chiesa per la canalizzazione delle acque. Ha intonacato le parti ammalorate, ha riparato il tetto ed ha imbiancato tutta la chiesa. Alla nostra parrocchia è stato chiesto un contributo per la pittura di 500 euro. Speriamo che i lavori siano stati fatti bene e che la chiesa, almeno per un po’ di anni, si mantenga sana. Il comitato della Trinita, che prima dei lavori si era adoperato per togliere tutti gli ex voto e le griglie che li sostenevano, è stato sollecito, alla fine dei lavori, a rimettere le griglie con gli ex voto e pulire la chiesa tanto che pochi giorni dopo si è potuto celebrare persino un matrimonio. Siamo riconoscenti all’Ufficio Beni Culturali della Diocesi per l’attenzione che ha avuto per la prima chiesa dell’Isola nell’anno in cui si celebrano i 250 anni della nascita della nostra Comunità. Speriamo che anche il Comune possa dare un suo contributo ricuperando il finanziamento stanziato dalla precedente Amministrazione e che potrebbe servire ad abbellire il piazzale e pavimentare la strada di accesso.

 

Convegno diocesano dei ministranti.

Il giorno 25 a Martis si è svolto l’ormai consueto incontro dei ministranti di tutta la Diocesi organizzato dal rettore del Seminario don Paolo Pala con la sua equipe dell’ufficio catechistico e vocazionale. Hanno trovato una premurosa accoglienza circa 200 ministranti con altrettanti accompagnatori provenienti da 25 parrocchie. Tra questi erano presenti due ministranti della Parrocchia di S. Maria Maddalena: Matilde e Francesca. Il tema dell’incontro: “Siamo famiglia”; al mattino i ragazzi divisi in gruppi si sono messi gioiosamente al lavoro per ricercare le regole per vivere bene nelle piccole Comunità in cui vivono quotidianamente: la famiglia, la scuola, la Chiesa, lo sport, sui social, nei giochi. Nel pomeriggio, invece, armati di gessetti pennarelli e tempere i ragazzi hanno colorato le strade di Martis realizzando dei veri e propri capolavori nel “raccontare artisticamente” la famiglia vista dai loro occhi.

 Al centro della Giornata per riscoprire la gioia di stare a cena col Signore, tutti i ministranti vestiti con la loro tunica, hanno rallegrato l’altare intorno al nostro vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti e a numerosi sacerdoti tra cui don Domenico Degortes. Il Vescovo nell’omelia ha ribadito l’importanza per i ministranti di sentirsi famiglia dentro la famiglia più grande che è la Chiesa diocesana e la Chiesa universale…e che una famiglia vive bene se vive lo spirito di servizio. Angela Canu

 

Festa patronale alla chiesa del S.Bambino Gesù di Praga

Domenica 30 Aprile 2017 sarà celebrata la festa patronale nella chiesa delle Due Strade, per commemorare l’84° anniversario della sua dedicazione al Santo Bambino Gesù di Praga, avvenuta il 17 Aprile 1933.

Un triduo di preghiere, iniziato lo scorso Giovedì, in onore del Santo Bambino Gesù di Praga, culminerà Domenica 30 con la processione devozionale per le vie del rione delle Due Strade e la S.Messa solenne. Ad essa seguirà un momento di fraterna convivialità a cui è invitato tutto il popolo fedele.

 

Auguri alla neobattezzata Zaira Anna.

 

Condoglianze ai familiari di Antonia Razzato ved. Serra e Natale Gallo che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 30 aprile

* Festa del Santo Bambino Gesù di Praga. Nella chiesa a lui dedicata, alle ore 17.00, celebrazione dei Vespri, processione e santa Messa solenne. Non ci sarà la Messa delle ore 8.00.

* Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

2) Lunedì 1 maggio

* Memoria di san Giuseppe Lavoratore.

* Festa campestre alla Madonnetta, con santa Messa alle ore 16.00, per l’inizio del mese mariano,

* Ore 18.15: tutti i giorni in parrocchia, recita del rosario

3) Martedì 2 maggio

* Ore 18.00, presso l’Oasi San Francesco, santa Messa in onore di santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa. In parrocchia non ci sarà la Messa delle 19.00.

4) Mercoledì 3 maggio

* Ore 15.45 santa Messa in cimitero.

* Catechesi per gli adulti dopo la Messa delle 19.00.

5) Giovedì 4 maggio

* Ore 18.00: preghiera per le vocazioni.

* 0re 21.30 adorazione eucaristica.

6) Venerdì  5 maggio

* Primo venerdì del mese.

Ore 16.00 al Bambino Gesù: adorazione eucaristica.

7) Sabato 6 maggio

*Ore 20.00 a Luogosanto: Veglia diocesana di preghiera alla vigilia della Giornata per le vocazioni. Per iscriversi rivolgersi a Pierluigi Aversano.

8) Domenica 7 maggio

* Giornata di Preghiera per le Vocazioni.

* Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa Cattolica.

9) Lunedì 8 maggio

* Ore 12.00 Supplica alla Madonna di Pompei.

10) Dal 2 al 9 maggio pellegrinaggio parrocchiale a S. Giovanni Rotondo e Roma. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

11) Venerdì 19 e sabato 20 maggio

Pellegrinaggio ad Olzai e Lanusei.

Per informazioni rivolgersi a Pierluigi Aversano.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

1. Sabato 29 aprile ore 18.30 salone delle conferenze dell’Oasi Serena incontro delle famiglie con don Valerio Baresi, salesiano con il tema: “La moglie: serva o regina?”. Ci sarà il servizio baby-sitter. Al seguito la cena di condivisione.

2. Lunedì 1 maggio festa di S. Giuseppe Lavoratore – S. Messa alle ore 8.00

inizio del mese mariano festa della Madonnetta

3. Martedì 2 maggio ore 19.00 incontro delle catechiste.

4. Giovedì 4 maggio ore 17.30 S. Messa

Ore 18.00 – Prime Confessioni

Ore 21.15 – incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale

5. Venerdì 5 maggio – primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 17.00.

6. Sabato 6 maggio ritiro dei bambini che si preparano alla Prima Comunione.

7. Domenica 7 maggio ore 11.00 Prime Comunioni dei bambini dalla nostra parrocchia nella chiesa di S. Maria Maddalena.

 
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n° 17 Sabato 29 Aprile 2017

IL PRIMO COMPITO DELLA CHIESA : ANNUNCIARE IL PERDONO

 Noi sappiamo che ogni domenica facciamo memoria della risurrezione del Signore Gesù, ma in questo periodo dopo la Pasqua la domenica si riveste di un significato ancora più illuminante. Nella tradizione della Chiesa, questa domenica, la prima dopo la Pasqua, veniva chiamata “in albis”. Cosa significa questo? L’espressione intendeva richiamare il rito che compivano quanti avevano ricevuto il battesimo nella Veglia di Pasqua. A ciascuno di loro veniva consegnata una veste bianca – “alba”, “bianca” – per indicare la nuova dignità dei figli di Dio. Ancora oggi si fa questo: ai neonati si offre una piccola veste simbolica, mentre gli adulti ne indossano una vera e propria, come abbiamo visto nella Veglia pasquale.

 E quella veste bianca, nel passato, veniva indossata per una settimana, fino a questa domenica, e da questo deriva il nome in albis deponendis, che significa la domenica in cui si toglie la veste bianca. E così, tolta le veste bianca, i neofiti iniziavano la loro nuova vita in Cristo e nella Chiesa.

C’è un’altra cosa. Nel Giubileo dell’Anno 2000, san Giovanni Paolo II ha stabilito che questa domenica sia dedicata alla Divina Misericordia. 

Scrive san Giovanni che Gesù, dopo aver salutato i suoi discepoli, disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi». Detto questo, fece il gesto di soffiare verso di loro e aggiunse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati». Ecco il senso della misericordia che si presenta proprio nel giorno della risurrezione di Gesù come perdono dei peccati. Gesù Risorto ha trasmesso alla sua Chiesa, come primo compito, la sua stessa missione di portare a tutti l’annuncio concreto del perdono. Questo è il primo compito: annunciare il perdono. Questo segno visibile della sua misericordia porta con sé la pace del cuore e la gioia dell’incontro rinnovato con il Signore.

La misericordia apre la porta della mente per comprendere meglio il mistero di Dio e della nostra esistenza personale. La misericordia ci fa capire che la violenza, il rancore, la vendetta non hanno alcun senso, e la prima vittima è chi vive di questi sentimenti, perché si priva della propria dignità. La misericordia apre anche la porta del cuore e permette di esprimere la vicinanza soprattutto con quanti sono soli ed emarginati, perché li fa sentire fratelli e figli di un solo Padre. 

(Regina Coeli - Domenica della Divina Misericordia 23/04/2017)

 

IL VANGELO È PROCLAMATO SEMPRE

IN CAMMINO

 

Nel Vangelo di Mc 16, 15-20 leggiamo: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura». In questa consegna c’è la missione che Gesù dà ai discepoli: la missione di annunciare il Vangelo, di proclamare il Vangelo. E la prima cosa che chiede Gesù è di andare, non rimanere in Gerusalemme: “Andate in tutto il mondo, proclamate il Vangelo a ogni creatura”. È un invito a uscire, andare.

Del resto, il Vangelo è proclamato sempre in cammino: mai seduti, sempre in cammino, sempre. Uscire, dunque, per andare dove Gesù non è conosciuto o dove Gesù è perseguitato o dove Gesù è sfigurato, per proclamare il vero Vangelo.  

Così i cristiani sono chiamati a uscire per annunciare, e anche in questa uscita va la vita, si gioca la vita del predicatore: non è al sicuro, non ci sono assicurazioni sulla vita per i predicatori. Tanto che se un predicatore cerca un’assicurazione sulla vita, non è un vero predicatore del Vangelo: non esce, rimane, sicuro.

Primo: andate, uscite. Perché il Vangelo, l’annuncio di Gesù Cristo, si fa in uscita, sempre; in cammino, sempre. E sia in cammino fisico sia in cammino spirituale sia in cammino della sofferenza: pensiamo all’annuncio del Vangelo che fanno tanti malati — tanti malati! — che offrono i dolori per la Chiesa, per i cristiani. Sono persone che sempre escono da se stesse.

Il Vangelo va annunciato in umiltà (cfr 1 Pt 5, 5-14), perché il Figlio di Dio si è umiliato, si è annientato: lo stile di Dio è questo, non ce n’è un altro. E l’annuncio del Vangelo non è un carnevale, una festa che è una cosa bellissima, ma questo non è l’annuncio del Vangelo. Ci vuole l’umiltà: il Vangelo non può essere annunciato con il potere umano, non può essere annunciato con lo spirito di arrampicare e andare su, no! Questo non è il Vangelo!

Per annunciare il Vangelo ci vuole la grazia di Dio, e per ricevere questa grazia è necessaria l’umiltà. E Pietro aggiunge anche queste parole: Umiliatevi sotto la potente mano di Dio, riversando su di Lui ogni preoccupazione.

L’umiltà è necessaria proprio perché noi portiamo avanti un annuncio di umiliazione, di gloria ma tramite l’umiliazione. E l’annuncio del Vangelo subisce la tentazione: la tentazione del potere, la tentazione della superbia, la tentazione delle mondanità, di tante mondanità che ci sono e ci portano a predicare o a recitare. Sì, perché non è predica un Vangelo innacquato, senza forza, un Vangelo senza Cristo crocifisso e risorto. 

L’annuncio del Vangelo, se è vero, subisce la tentazione. Se un cristiano che dice di annunciare il Vangelo, con la parola o con la testimonianza, mai è tentato, può star tranquillo che il diavolo non se ne preoccupa e quando il diavolo non si preoccupa è perché non gli facciamo problema, perché stiamo predicando una cosa che non serve. Ecco perché nella vera predicazione c’è sempre qualcosa di tentazione e anche di persecuzione.

Evangelizzare nella consapevolezza che il Signore è accanto a noi, agisce con noi e conferma il nostro lavoro.

(Messa per Tawadros II - Nella festa di san Marco il Papa offre la celebrazione a Santa Marta per il Patriarca copto - Martedì, 25 aprile 2017)

 

 

LA SPERANZA CRISTIANA –

“IO SONO CON VOI TUTTI I GIORNI, FINO ALLA FINE DEL MONDO” (MT 28, 20):

LA PROMESSA CHE DÀ SPERANZA

 Queste ultime parole del Vangelo di Matteo richiamano l’annuncio profetico che troviamo all’inizio: «A lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi». Dio sarà con noi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Il nostro Dio non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo; è invece un Dio “appassionato” dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui. Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui invece no. Se il nostro cuore si raffredda, il suo rimane sempre incandescente. Il nostro Dio ci accompagna sempre, anche se per sventura noi ci dimenticassimo di Lui. Sul crinale che divide l’incredulità dalla fede, decisiva è la scoperta di essere amati e accompagnati dal nostro Padre, di non essere mai lasciati soli da Lui. 

Fino a quando perdurerà la cura di Dio nei confronti dell’uomo? Fino a quando il Signore Gesù, che cammina con noi, fino a quando avrà cura di noi? La risposta del Vangelo non lascia adito a dubbi: fino alla fine del mondo! 

Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio. Lui si preoccupa di noi, e cammina con noi. E perché fa questo? Semplicemente perché ci ama. Capito questo? Ci ama! E Dio sicuramente provvederà a tutti i nostri bisogni, non ci abbandonerà nel tempo della prova e del buio. Questa certezza chiede di annidarsi nel nostro animo per non spegnersi mai. Qualcuno la chiama con il nome di “Provvidenza”. Cioè la vicinanza di Dio, l’amore di Dio, il camminare di Dio con noi si chiama anche la “Provvidenza di Dio”: Lui provvede alla nostra vita.

Non a caso tra i simboli cristiani della speranza ce n’è uno che a me piace tanto: l’àncora. Essa esprime che la nostra speranza non è vaga; non va confusa con il sentimento mutevole di chi vuole migliorare le cose di questo mondo in maniera velleitaria, facendo leva solo sulla propria forza di volontà. La speranza cristiana, infatti, trova la sua radice non nell’attrattiva del futuro, ma nella sicurezza di ciò che Dio ci ha promesso e ha realizzato in Gesù Cristo. Se Lui ci ha garantito di non abbandonarci mai, se l’inizio di ogni vocazione è un «Seguimi», con cui Lui ci assicura di restare sempre davanti a noi, perché allora temere? Con questa promessa, i cristiani possono camminare ovunque. Anche attraversando porzioni di mondo ferito, dove le cose non vanno bene, noi siamo tra coloro che anche là continuano a sperare. Dice il salmo: «Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me» (Sal 23,4). È proprio dove dilaga il buio che bisogna tenere accesa una luce. Torniamo all’àncora. La nostra fede è l’àncora in cielo. Noi abbiamo la nostra vita ancorata in cielo. Cosa dobbiamo fare? Aggrapparci alla corda: è sempre lì. E andiamo avanti perché siamo sicuri che la nostra vita ha come un’àncora nel cielo, su quella riva dove arriveremo.

Certo, se facessimo affidamento solo sulle nostre forze, avremmo ragione di sentirci delusi e sconfitti, perché il mondo spesso si dimostra refrattario alle leggi dell’amore. Preferisce, tante volte, le leggi dell’egoismo. Ma se sopravvive in noi la certezza che Dio non ci abbandona, che Dio ama teneramente noi e questo mondo, allora subito muta la prospettiva. “Homo viator, spe erectus”, dicevano gli antichi. Lungo il cammino, la promessa di Gesù «Io sono con voi» ci fa stare in piedi, eretti, con speranza, confidando che il Dio buono è già al lavoro per realizzare ciò che umanamente pare impossibile, perché l’àncora è sulla spiaggia del cielo.

Il santo popolo fedele di Dio è gente che sta in piedi – “homo viator” – e cammina, ma in piedi, “erectus”, e cammina nella speranza. E dovunque va, sa che l’amore di Dio l’ha preceduto: non c’è parte del mondo che sfugga alla vittoria di Cristo Risorto. E qual è la vittoria di Cristo Risorto? La vittoria dell’amore.

(Udienza Generale - Mercoledì 26/04/2017)

 
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