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n° 45 Sabato  17 Novembre 2018

EDITORIALE

 Giornata mondiale dei Poveri

 Si celebrerà domenica 18 di novembre. L’ha indetta qualche anno fa papa Francesco invitando tutta la Chiesa ad essere più vicina ai poveri sull’esempio di Cristo, con iniziative di evangelizzazione, di preghiera e di condivisione e così favorire una crescente attenzione alle necessità degli ultimi, degli emarginati, degli affamati. La specialissima attenzione riservata ai poveri da papa Francesco, non è un ambito tra gli altri della sua azione pastorale, ma è un dato essenziale che mobilita il suo annuncio di Gesù Cristo. La Chiesa non ha altra missione che annunciare il più Povero tra i poveri, il Crocifisso, la cui morte e risurrezione hanno stabilito per sempre la sua solidarietà con tutti i poveri del pianeta, siano poveri di pane, di educazione, di giustizia, di pace e soprattutto poveri di Dio. Il giornale cattolico Avvenire riporta che i poveri rinunciano anche alle medicine. Convivere con il mal di schiena, o col mal di testa non è piacevole, per non parlare del mal di denti e dell’influenza, eppure sono sempre di più gli italiani che devono sopportare malanni e nevralgie perché non possono permettersi di comperare neppure farmaci banali come gli antidolorifici e l’aspirina. Per questo anche a La Maddalena ogni anno il Banco Farmaceutico invita a donare medicinali e prodotti per la salute ai più bisognosi in un giorno preciso. Veramente papa Francesco invita tutti a preparare per una settimana la Giornata dei poveri. Anche in Piazza San Pietro è stato allestito un presidio sanitario che per una settimana offrirà cure a quanti sono in difficoltà. Desidero, dice papa Francesco, che le comunità cristiane, nella settimana precedente la Giornata Mondiale dei Poveri, trentatreesima Domenica del tempo ordinario, si impegnino a creare tanti momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Potranno poi invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica, in modo tale che risulti ancora più autentica la celebrazione della solennità di nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo, la domenica successiva. La regalità di Cristo infatti, emerge in tutto il suo significato proprio sul Gòlgota, quando l’innocente inchiodato sulla croce, povero, nudo e privo di tutto, incarna e rivela la pienezza dell’amore di Dio. Il suo abbandonarsi completamente al Padre, mentre esprime la sua povertà totale, rende evidente la potenza di questo amore, che lo risuscita a vita nuova nel giorno di Pasqua. Nella nostra comunità maddalenina, come ci dirà l’articolo di Claudio Ronchi in questo numero, non mancano i poveri di ogni maniera. Non mancano neppure i volontari che si attivano per alleviare le difficoltà dei poveri: le Caritas, la Casa Suor Nicòli, il Volontariato vincenziano, il Volontariato ospedaliero, la Protezione Civile, il Rotary e tanti altri. L’invito di papa Francesco, attraverso la Giornata dei Poveri, servirà di stimolo a fare ancora di più e meglio.

                             D.D.

 

RAGGI DI SOLE

E ADESSO RIDIAMO!

 people-laughing (2)Un po’ di umorismo fa sempre bene. E aiuta a riflettere. Sentite questa storiella: “Un giovane medico cinese appena laureato, non riesce a trovare lavoro né presso gli ospedali, né presso cliniche private. Decide allora di aprire un proprio studio e come pubblicità sparge nella zona volantini che dicono che lui risolve tutti i problemi dovuti a malattie a soli 20 euro e nel caso non ne sia capace, darà 100 euro lui al paziente insoddisfatto. Un avvocato legge il volantino e pensa di incastrarlo con delle false malattie e guadagnarsi i 100 euro. Si presenta e dice: «Dottore, non riesco più a sentire i sapori. Sono disperato». «Non si pleoccupi, lisolviamo tutto. Infelmiela, scaffale N.20, fialetta numelo 5». Il medico rompe la fialetta e la versa sulla lingua dell'avvocato. «...Ma questa è benzina!». «Visto! Ha liacquistato il gusto dei sapoli. 20 eulo». L'avvocato incavolato paga, ma medita vendetta e così il giorno dopo si ripresenta dal dottore cinese. «Dottore, ho perso la memoria, non mi ricordo più nulla!». «Non si pleoccupi, lisolviamo tutto. Infermiela, scaffale N.20, fialetta numelo 5». «Ma quella è la benzina di ieri!». «Visto! Ha liacquistato la memolia. 20 eulo». L'avvocato è infuriato, paga, si arrovella e ne studia una più difficile e il giorno dopo torna dal dottore cinese. «Dottore, ho perso la vista! Non vedo più niente! Mi aiuti!». «Mi dispiace ma questo ploblema non sono capace di lisolvello. Ecco a lei 100 eulo». E dà i soldi all'avvocato. «Ma questi sono 20 euro» dice l'avvocato». «Visto. Ha liacquistato la vista. 20 eulo»”.

C’è sempre qualcuno che, pur d’intascare qualcosa, ricorre alla finzione e “fa il furbo” imbrogliando la gente con abili sotterfugi. Ma, poi, arriva il momento in cui finisce d’inciampare nella sua stessa trappola. Nella vita, infatti, ognuno raccoglie i frutti di ciò che va seminando. È pur vero che spesso gli onesti si trovano penalizzati, mentre i disonesti continuano a “farla franca”. Tuttavia, alla resa dei conti, la menzogna delude, mentre la sincerità produce sempre frutti di pace e di gioia.

Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 CONFERIMENTO DEL MANDATO AI CATECHISTI: “Dio stesso che ci conferma in Cristo”.

Domenica 11 novembre si è tenuto nel seminario diocesano di Tempio un momento di formazione per educatori e catechisti parrocchiali e il conferimento del loro mandato. Durante la preghiera dei vespri presieduta da S.E. Mons. Sebastiano Sanguinetti vescovo diocesano si è svolta l'ammissione agli ordini sacri dei seminaristi Francesco Mocci di Villanovaforru e Mauro Caldaras di Luogosanto. Questo momento è stato un incentivo affinchè possiamo impegnarci a pregare per le vocazioni. L'Ufficio Catechistico con il direttore don Rinaldo Alias ha ben preparato questa giornata che ha visto presenti circa 200 catechisti provenienti da tutte le parrocchie della diocesi di Tempio Ampurias. Due relatori di "casa nostra" hanno trattato un argomento molto importante, delicato e sentito l'accompagnamento dei ragazzi a ricevere la cresima. Don Dario D' Angelo parroco di Golfo Aranci ha esposto alcune linee per una teologia della confermazione. Prof. Robert Sarek teologo e insegnante di religione ha suggerito alcune proposte per una catechesi con adolescenti e preadolescenti. Entrambi hanno rimarcato la vocazione del catechista. Il cuore degli interventi ha avuto come tema il KERYGMA: annunciare ai ragazzi che la salvezza arriva da Gesù Cristo morto e risorto, è questo il centro della nostra fede. Dobbiamo imparare tutti quanti, sacerdoti, consacrati e consacrate, genitori, catechisti, educatori e la comunità tutta l'arte dell'accompagnamento e dell' ascolto, come ci ricorda il brano del Vangelo dei due discepoli di Emmaus.                              

             Angela Canu

 

■ Pellegrinaggio in Terra Santa

DON DOMENICO SUL MONTE NEBOEravamo un gruppo di 25, 17 preti e otto laici di cui sei donne. Il pellegrinaggio era impostato come un corso di esercizi spirituali itinerante. La prima tappa è stata il santuario della Madonna del Monte Carmelo, dove il profeta Elia con la prova del fuoco, fece trionfare sugli idoli pagani la potenza del Dio di Israele e dove invocò la pioggia che giunse dopo anni di siccità. Su questo monte sorse anche l’ordine dei Carmelitani che diede tanti santi alla Chiesa, come santa Teresa d’Avila, san Giovanni della Croce, santa Teresa del Bambino Gesù, santa Teresa Benedetta della Croce patrona d’Europa.

La seconda tappa è stata Nàzaret, il paese di Maria e di Giuseppe, con la fontana dove Maria andava ad attingere l’acqua. Abbiamo celebrato la Messa nella grande basilica dell’Annunciazione proprio presso con la grotta dove abitava la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Qui Gesù, chiamato figlio del carpentiere, è cresciuto in età, sapienza e grazia, lavorando con mani di uomo. Abbiamo meditato il mistero della sua vita nascosta. Siamo stati sulla riva del Lago di Tiberiade chiamato anche di Gennèsaret (arpa), perché ha la forma di un’arpa, dove Gesù ha insegnato alle folle, ha chiamato i primi apostoli, ha compiuto la pesca miracolosa. Sulle rive del lago c’era la città di Cafarnao, dove Gesù aveva posto la sua residenza, dove nella sinagoga aveva parlato di sé come pane vivo disceso dal cielo, dove ancora oggi si possono vedere i resti della casa di Pietro di cui Gesù aveva guarito la suocera. Abbiamo celebrato la Messa a Tabgha, presso la chiesa del primato, sempre sulla riva del lago, dove Gesù risorto conferì a Pietro il primato dicendogli: “Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle”. Sulle rive del lago ci sono le rovine di Magdala, la città di Maria Maddalena, di cui recentemente gli archeologi hanno scoperto la sinagoga e presso la quale sta sorgendo un grosso centro di spiritualità dei Legionari di Maria. Siamo stati sul Monte delle Beatitudini dove Gesù ha proclamato il discorso della Montagna e poi a Cana di Galilea dove Gesù aveva compiuto il primo miracolo ad una festa di nozze cambiando l’acqua in vino. IL MACHERONTE FORTEZZA DI ERODEDalla Galilea, dove Gesù aveva iniziato la sua vita pubblica, ci siamo spostati in Giordania, visitando l’antica città romana di Gerasa, ricca di monumenti, teatro, templi, chiese, nascosti per secoli sotto la sabbia e venuti alla luce con gli scavi archeologici. In Giordania abbiamo celebrato la Messa su Monte Nebo, dove è morto Mosè e dove fu sepolto, ma nessuno sa dove. In cima a questa montagna si può vedere, come fece Mosè, il vasto panorama che abbraccia la valle del fiume Giordano, il Mar Morto, Gerico e Gerusalemme. La croce con il serpente posta sul monte simboleggia il serpente di Mosè nel deserto e la croce sulla quale fu crocifisso Gesù. Abbiamo visitato “Betania al di là del Giordano” dove Giovanni battezzava e dove Gesù chiese di essere battezzato; lì abbiamo rinnovato le nostre promesse battesimali. Abbiamo visitato il Macheronte, un monte isolato dove Erode il Grande aveva costruito la sua roccaforte e dove Giovanni Battista fu tenuto prigioniero e poi decapitato. Sempre in Giordania abbiamo visitato Petra, una delle meraviglie del mondo, antica città dei Nabatei scavata nella roccia arenaria più di 2000 anni fa e di cui non si è più sentito parlare per quasi 300 anni. Fu riscoperta da un esploratore svizzero nel 1812. Si accede attraverso una gola stretta e profonda, lunga più di un kilometro. Due giorni dopo la nostra visita lì c’è stata l’alluvione e migliaia di turisti si soni salvati sulle alture. Nella città di Màdaba abbiamo visitato la chiesa ortodossa di san Giorgio dove si conserva un meraviglioso mosaico che raffigura la mappa di Gerusalemme e dei luoghi santi prima che fossero distrutti dall’invasione dei Persiani nel 614. Siamo stati anche nel deserto, l’Wadi Rum, il più grande e magnifico paesaggio desertico della Giordania che Lawrence d’Arabia descriveva “Immenso, echeggiante e divino”. Lì anche noi, contemplando le meraviglie della creazione, abbiamo lodato Dio.                  

(D.D. prima parte)

 

■ Padre Vico: È a La Maddalena che ha affondato profondamente le radici della sua fede e delle sue devozioni. 

Padre Salvatore VicoL'8 dicembre, festa dell'Immacolata, prenderà i voti semplici a Tempio la giovane maddalenina Paola Canu, diventando suora di Padre Vico, anche lui maddalenino, Servo di Dio e fondatore della Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso. Un carisma quello del "nostro" sacerdote che continua a suscitare in tante giovani ragazze, non soltanto dell’Africa e dell’America Latina, entusiastiche adesioni. È appena il caso di ricordare che anche altre due giovani maddalenine, Aurora ed Angela Orunesu, sono suore di questa congregazione. Salvatore Vico nacque a La Maddalena nel 1896, nell'anno in cui le Figlie della Carità (suore vincenziane), presero servizio presso l'Ospedale Militare. Pochi anni dopo, nel 1903, alla presenza della Beata suor Giuseppina Nicoli (vedi Bollettino n. 43), venne aperto l'Istituto San Vincenzo. La sorella maggiore di Padre Vico, Maria Maddalena (portava il nome della Santa patrona), proprio in quegli anni entrò novizia presso le vincenziane prendendo poi il nome di suor Maddalena (appunto), avendo poi per destinazione Roma. Dovette essere di rilievo, nella formazione religiosa, negli anni maddalenini della fanciullezza e della primissima adolescenza di Padre Vico, la spiritualità vincenziana, peraltro confermata con la designazione proprio di San Vincenzo de’ Paoli tra i santi patroni della congregazione da lui fondata. Padre Vico, nella "Regole di Vita" della congregazione sprona ad imitare, tra gli altri proprio, proprio San Vincenzo de’ Paoli, per "la profonda umanità e la multiforme carità per il prossimo, soprattutto per i poveri". Padre Salvatore Vico fu battezzato dallo zio prete e parroco di La Maddalena, il canonico Antonio Vico (vedi Bollettino n. 44), fratello del padre. Scrive Paolo Gheda, suo biografo (nel libro: Salvatore Vico, Chiesa e missione nella Sardegna del Novecento, Città Nuova Editrice, 2002), che "l'ipotesi che il modello sacerdotale dello zio avesse avuto qualche influsso sulla vocazione di Salvatore, può trovare conferma nella passione che quest'ultimo mostrò successivamente per il coinvolgimento dei fedeli in varie forme di pietà”. Una di queste è la devozione al Santo Bambino di Praga, infusa dagli anni ’20 a La Maddalena dal parroco suo zio, e consolidata con l’erezione dell’omonima chiesa di Due Strade. Padre Vico fu presente sia alla posa della prima pietra che alla consacrazione, e a Tempio, ricorda Gheda, “tante volte tornerà nelle sue predicazioni ad accendere la devozione della sua gente proprio per il Bambino di Praga”. Ma la circostanza più significative di questo legame, prosegue Gheda, “fu l'erezione nella cappella della congregazione di Vico, appena riconosciuta a livello diocesano, della confraternita dello stesso Bambino di Praga.

L’istituzione di questa devozione presso le figlie di Gesù Crocifisso fu del 1926, e ciò avvalora l'ipotesi di un influsso che su Vico poté esercitare l'operato del parente parroco di La Maddalena". Non si può poi dimenticare la sua devozione particolare per la Madonna di Pompei, alimentata a La Maddalena da suo zio prete in cinquant’anni di presenza, devozione, ricorda il biografo Gheda, ben radicata nella spiritualità di Padre Vico “con la recita costante della supplica alla Madonna del Rosario”.

Padre Salvatore Vico, Servio di Dio, andò via da La Maddalena molto giovane e a 15 anni entrò in seminario a Sassari. Trascorse la sua vita in buona parte a Tempio, lontano dall’Isola, ritornandovi saltuariamente e per brevissimi periodi di tempo. Ciononostante, come abbiamo visto, è all’Isola che ha affondato profondamente le radici della sua fede e delle sue devozioni.                    

Claudio Ronchi

 

■ Un nutrito esercito di poveri.

A La Maddalena non c'è nessuno che muoia di fame, e questo non è poco. C'è però chi, rinunciando per timidezza o dignità, a bussare alle porte delle Caritas o del Comune, si sottopone a diete che nulla hanno a che fare con la linea o con le prescrizioni mediche. E si tratta in genere di persone anziane o che in passato hanno avuto una certa agiatezza che ora, per circostanze diverse, non hanno più. C'è dunque anche all'Isola un nutrito esercito di poveri e di nuovi poveri (tra i quali ci sono da includere una parte di immigrati) che vive situazioni di disagio. Il principale motivo è quello di mancanza di lavoro. E non parliamo soltanto dei giovani per i quali le percentuali sono elevate ma di quarantenni, cinquantenni e sessantenni che il lavoro l'hanno perso, che non lo trovano più se non saltuariamente o stagionalmente. Un numero sempre crescente di persone destinate ad aumentare se non ci sarà un'inversione di tendenza, all’Isola, dal punto di vista economico-occupazionale. A questo si aggiungono le difficoltà a curarsi, per mancanza di mezzi economici, man mano che l’organizzazione della sanità regionale eroga meno servizi in loco. E non si può neanche dimenticare che, per le inesorabili leggi naturali, sempre più pensionati, dotati di buone e più che dignitose pensioni statali (un pilastro fino a poco tempo fa per l'economia isolana) passano sempre più numerosi a miglior vita, con l’estinzione totale o parziale di fonti di reddito in molti casi basilari per mogli, figli e nipoti. Fortunatamente c'è all'Isola una particolare sensibilità da parte delle amministrazioni comunali e degli apparati burocratici che, utilizzando fondi dell'ente oppure finanziamenti regionali o statali, riescono ad erogare somme di denaro a chi ne ha bisogno. Parliamo del reddito di inclusione sociale ad esempio, come di quello delle povertà estreme, come dei cantieri di lavoro comunali, come dei contributi per gli affitti, come delle erogazioni dirette in caso di particolari disagi e necessità. Senza contare delle erogazioni dirette per coloro che soffrono di particolari patologie. Ma un grande ruolo - insostituibile - lo svolgono le organizzazioni cattoliche, a cominciare dalle due Caritas parrocchiali (diverse centinaia gli assistiti), senza dimenticare l'attività instancabile delle Suore Vincenziane e quella di gruppi come ad esempio quello di Padre Pio o dei Focolarini. La scorsa primavera riportammo su Bollettino alcune dichiarazioni di Annarosa Scotto, responsabile della Caritas parrocchiale di S.M.Maddalena, la quale parlò di sostentamento in viveri per molte persone ma anche di assistenza in vestiario e anche in denaro per pagamenti di bollette o altro. Ci sono molte persone, affermò la Scotto, che hanno bisogno di essere ascoltate, consigliate e indirizzate. Le difficoltà maggiori, per la gente, sono la mancanza di lavoro, della casa, ma anche lo sbrigare le pratiche burocratiche. Oltre all’assistenza ordinaria è necessario spesso far fronte alle emergenze. Gli anziani che hanno bisogno sono tanti ma molto nascosti. Il loro senso di dignità li porta a non chiedere. E invitò i cristiani e i gruppi ecclesiali ad essere “informatori” di situazioni di disagio.

Claudio Ronchi

 

■ Sacerdoti sepolti all'Isola: il primo fu il parroco don Antonio Addis.

Mons. Carlo CurisSe mons. Salvatore Capula, deceduto a novantasei anni il 23 luglio del 2000, fosse stato seppellito a La Maddalena piuttosto che a Castelsardo, suo paese natale, avrebbe continuato una tradizione, lunga centocinquant’anni, secondo la quale i parroci di La Maddalena trovano sepoltura nella stessa terra che li ha visti a capo della comunità cristiana isolana. Ma andiamo con ordine. I primi due sacerdoti, don Michele Demontis (cappellano nel 1767) e il canonico Vigilio Mannu (primo parroco nel 1768), non rimasero ciascuno che poco tempo, poche settimane il primo e un annetto il secondo. Fu l’omonimo Virgilio Mannu, nipote del primo, a rimanere un tempo più lungo, quattro anni (fu lui a celebrare la prima Messa nella chiesa parrocchiale costruita sul “Collo Piano”, attuale Trinita) e andò via nel 1773, in seguito a forti contrasti con un ufficiale sabaudo. Il suo successore, don Giacomo Mossa (parroco nei drammatici giorni del tentativo di invasione franco-corsa), rimase per ben 26 anni. Volle tuttavia morire a Calangianus, suo paese natale (andò via da La Maddalena alla fine di settembre 1799 e morì, all’età di 65 anni, l’11 ottobre dello stesso anno) e lì è sepolto. A Mossa subentrò il tempiese dottor Antonio Biancareddu (dal 1799 al 1808), parroco all’epoca della presenza di Nelson, il quale rimase nell’Arcipelago per nove anni, alla cui partenza subentrò un altro Biancareddu, il dottor Giovanni Battista, parroco negli anni nei quali fu iniziata, “auspice” il barone Giorgio Andrea Des Geneys, l’attuale chiesa. G.B. Biancareddu fu trasferito da La Maddalena nel 1824. Da quell’anno fino al 1832 si alternarono, per brevi periodi, tre parroci: Luca Ferrandico (1824-1829), fra Clemente Pischedda (1829-1830) e il curato Sebastiano Balistreri (1830-1832). Quest’ultimo fu sostituito dal cinquantenne di Aggius don Antonio Addis, il quale diresse la parrocchia maddalenina (anni grami e difficili, che videro la visita nell’Isola del re Carlo Alberto di Savoia Carignano) per vent’anni. Don Antonio Addis Piga morì all’età di settant’anni, il 6 febbraio 1852 e fu sepolto nel Cimitero (vecchio) di La Maddalena. Il suo successore, anche lui di Aggius, don Michele Mamia Addis, presente a La Maddalena fin dal 1831 come vice parroco, parroco dal 1855 al 1885 (di tendenze prudentemente “liberali” ed amico di Garibaldi), morì a La Maddalena il 13 febbraio 1885, e fu anche lui sepolto nel cimitero (vecchio) maddalenino (le sue ossa - senza nessun rispetto da parte di chi c’era allora - sono finite nell’ossario). Nel vecchio cimitero trovò sepoltura don Silvestro Zicavo, il primo nato a Maddalena diventato sacerdote. Dopo don Mamia, nuovo parroco (dal 1885 al 1933) fu nominato don Antonio Vico (poi canonico) nativo di Calangianus, il quale diresse la parrocchia isolana per quasi cinquant’anni (gli anni della istituzione della piazzaforte militare, della quintuplicazione repentina della popolazione, della prima guerra mondiale e del fascismo). Morì a settantanove anni, in via Ilva 1 a La Maddalena e qui fu sepolto, nel Cimitero (nuovo). Tumminello Antonello 1w (2)Uno dei suoi vice parroci fu il tempiese don Pietro Maciocco, rimasto all’Isola per quasi 25 anni, morto a 72 anni, nel 1947, è sepolto nel Civico Cimitero di La Maddalena, nella tomba Dadea. È invece sepolto a Baunei don Giuseppe Millelire, nato a La Maddalena, viceparroco per diversi anni a Santa Maria Maddalena. Anche don Giuseppe Riva, unico parroco maddalenino (primo parroco di Moneta per 33 anni), morto all’età di 75 anni nel 1996, è sepolto, sotto terra, nel Cimitero isolano. Dopo una vita trascorsa fuori dall’Isola dov’era nato, e da dove partì quindicenne per il seminario, facendo poi un’importante carriera ecclesiastico-diplomatica (fu nunzio apostolico in diverse parti del mondo) ha voluto ritornare - da morto - nella sua terra l’arcivescovo Carlo Curis, sepolto nella tomba di famiglia. A sottolineare il suo amore per l’Isola e la sua gente, che lo accolse già grande d’età e che qui lo vide diventare prete ed esercitare per pochi anni il suo ministero da vice parroco di Santa Maria Maddalena e di cappellano del Presidio Militare, è stato don Antonello Tumminello, deceduto prematuramente in Corsica nel 2016 mentre accompagnava in barca in crociera a vela i suoi alunni dell’Istituto Nautico dove insegnava. La sua famiglia ha rispettato un suo desiderio espresso in vita e riposa nel cimitero isolano.

Claudio Ronchi

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1) Domenica 18 novembre Seconda Giornata Mondiale dei poveri.

2) Mercoledì 21 novembre ore 15.45 la S.Messa al cimitero.

3) Giovedì 22 novembre ore 17.30 Moneta Santa Messa e Veglia in onore di San Giovanni Paolo II per consigli pastorali e responsabili di gruppi di Moneta e di Santa Maria Maddalena.

4) Venerdì 23 novembre

CERCASI VOLONTARI. Tutti coloro che volessero dare il proprio contributo alla Colletta Alimentare sono pregati di rivolgersi ai responsabili della Caritas o ai sacerdoti, gli appartenenti ai gruppi ecclesiali possono segnalare il loro nome ai responsabili o delegati.

Alle ore 18,30 a Moneta si terrà l’incontro per tutti i volontari in preparazione alla Colletta Alimentare.

5) Domenica 25 novembre ore 17,30 santa Maria Maddalena Santa Messa animata dai cori parrocchiali e dalle bande dell'isola nella solennità di Cristo Re e a seguire rassegna canora in onore di Santa Cecilia, patrona della Musica Sacra.

6) Sabato 1 dicembre – Giornata della Colletta Alimentare per le Caritas parrocchiali nei supermercati e negozi dell’Isola. I beni raccolti saranno destinati ai bisognosi della nostra Isola.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 18 novembre Seconda Giornata Mondiale dei poveri.

- Ore 18.00: S. Messa per tutti i fondatori, benefattori e laici che hanno speso tempo, forze e risorse per la comunità parrocchiale.

2) Mercoledì 21 novembre ore 15.45 S.Messa al cimitero.

3) Giovedì 22 novembre ore 17,30 Moneta Santa Messa e Veglia in onore di San Giovanni Paolo II per consigli pastorali e responsabili di gruppi di Moneta e di Santa Maria Maddalena.

4) Venerdì 23 novembre

CERCASI VOLONTARI. Tutti coloro che volessero dare il proprio contributo alla Colletta Alimentare sono pregati di rivolgersi ai responsabili della Caritas o ai sacerdoti, gli appartenenti ai gruppi ecclesiali possono segnalare il loro nome ai responsabili o delegati.

Alle ore 18,30 a Moneta si terrà l’incontro per tutti i volontari in preparazione alla Colletta Alimentare.

5) Domenica 25 novembre ore 17.30 santa Maria Maddalena Santa Messa animata dai cori parrocchiali e dalle bande dell'isola nella solennità di Cristo Re e a seguire rassegna canora in onore di Santa Cecilia, patrona della Musica Sacra.

6) Sabato 1 dicembre – Giornata della Colletta Alimentare per le Caritas parrocchiali nei supermercati e negozi dell’Isola. I beni raccolti saranno destinati ai bisognosi della nostra Isola.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS.Trinità

 

M A G I S T E R O

 DIO NON MISURA LA QUANTITÀ, MA LA QUALITÀ DELLE NOSTRE AZIONI

GESU-600x436L’odierno episodio evangelico (cfr Mc 12,38-44) pone in risalto due figure contrapposte: lo scriba e la vedova. Ma perché sono contrapposte? Lo scriba rappresenta le persone importanti, ricche, influenti; l’altra – la vedova – rappresenta gli ultimi, i poveri, i deboli. In realtà, il giudizio risoluto di Gesù nei confronti degli scribi non riguarda tutta la categoria, ma è riferito a quelli tra loro che ostentano la propria posizione sociale, si fregiano del titolo di “rabbi”, cioè maestro, amano essere riveriti e occupare i primi posti. Quel che è peggio è che la loro ostentazione è soprattutto di natura religiosa, perché pregano – dice Gesù – «a lungo per farsi vedere» e si servono di Dio per accreditarsi come i difensori della sua legge. E questo atteggiamento di superiorità e di vanità li porta al disprezzo per coloro che contano poco o si trovano in una posizione economica svantaggiosa, come il caso delle vedove. Gesù smaschera questo meccanismo perverso: denuncia l’oppressione dei deboli fatta strumentalmente sulla base di motivazioni religiose, dicendo chiaramente che Dio sta dalla parte degli ultimi. E per imprimere bene questa lezione nella mente dei discepoli offre loro un esempio vivente: una povera vedova, la cui posizione sociale era irrilevante perché priva di un marito che potesse difendere i suoi diritti, e che perciò diventava facile preda di qualche creditore senza scrupoli, perché questi creditori perseguitavano i deboli perché li pagassero. Questa donna, che va a deporre nel tesoro del tempio soltanto due monetine, tutto quello che le restava e fa la sua offerta cercando di passare inosservata, quasi vergognandosi. Ma, proprio in questa umiltà, ella compie un atto carico di grande significato religioso e spirituale. Quel gesto pieno di sacrificio non sfugge allo sguardo di Gesù, che anzi in esso vede brillare il dono totale di sé a cui vuole educare i suoi discepoli.

Fratelli e sorelle, le bilance del Signore sono diverse dalle nostre. Lui pesa diversamente le persone e i loro gesti: Dio non misura la quantità ma la qualità, scruta il cuore, guarda alla purezza delle intenzioni. Questo significa che il nostro “dare” a Dio nella preghiera e agli altri nella carità dovrebbe sempre rifuggire dal ritualismo e dal formalismo, come pure dalla logica del calcolo, e deve essere espressione di gratuità, come ha fatto Gesù con noi: ci ha salvato gratuitamente; non ci ha fatto pagare la redenzione. Ci ha salvato gratuitamente. E noi, dobbiamo fare le cose come espressione di gratuità.  Ecco perché Gesù indica quella vedova povera e generosa come modello di vita cristiana da imitare. Di lei non sappiamo il nome, conosciamo però il suo cuore – la troveremo in Cielo e andremo a salutarla, sicuramente –; ed è quello che conta davanti a Dio. Quando siamo tentati dal desiderio di apparire e di contabilizzare i nostri gesti di altruismo, quando siamo troppo interessati allo sguardo altrui e – permettetemi la parola – quando facciamo “i pavoni”, pensiamo a questa donna. Ci farà bene: ci aiuterà a spogliarci del superfluo per andare a ciò che conta veramente, e a rimanere umili.      (ANGELUS - Domenica 11/11/2018)

 

LE CELEBRAZIONI DEVONO ESSERE BELLE, MA NON MONDANE

 

Mettendo in guardia dal pericolo che le nostre chiese divengano un mercato e dalle celebrazioni mondane, Papa Francesco, ha ricordato che i fedeli devono sostenere le necessità anche economiche delle loro comunità non obbligati da un listino prezzi per i sacramenti ma liberamente e nel nascondimento. In Giovanni (2, 13-22), leggiamo che Gesù entra nel tempio e vede questa “gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!”.

È una scena di violenza. È vero, Gesù è stato violento alcune volte: pensiamo a quando parlò duramente ai farisèi, ai sadducèi, ai dottori della legge nel capitolo 23 di Matteo.

Come mai Gesù entra in questa fase violenta?. Da parte loro, i discepoli capirono bene cosa succedeva. Si ricordarono che sta scritto: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà”.

Dunque, Gesù agisce così spinto dallo zelo della casa di suo Padre convertita in un mercato, come lui stesso dice: “Non fate della casa del Padre mio un mercato!”». E questo lo spinse a fare queste cose mai immaginate. È l’amore al Padre, l’unico Dio.

Ma la spiegazione del perché, la spiegazione più radicale, la troviamo in un detto, in una spiegazione che Gesù ha fatto alla gente, quando disse: “Non si può servire due signori: o Dio o il denaro”. Pensate: è stato Gesù a dare lo stato di “signore” al denaro. Come Dio quasi: “o Dio o il denaro”. Sono due signori. O tu servi Dio o servi il denaro. E nel tempio Gesù ha visto che si serviva il denaro: c’era l’idolatria. Dietro il denaro c’è l’idolo. Gli idoli sono sempre d’oro. E gli idoli schiavizzano. Il suo è lo zelo contro l’idolatria: ci fa pensare a quella, violenta anche, scena del profeta Elia con i profeti di Baal sul monte Carmelo. Quella violenza di Elia che non perdona nessuno. Questo cattura la nostra attenzione e ci fa pensare come noi trattiamo le nostre chiese; se davvero sono casa di Dio, casa di preghiera, di incontro con il Signore; se i sacerdoti favoriscono tali atteggiamenti. Oppure se assomigliano ai mercati.

Lo so, alcune volte io ho visto una lista di prezzi. “Ma come i sacramenti si pagano?” — “No, ma è un’offerta”. Ma se vogliono dare un’offerta, che devono darla, che la mettano nella cassa delle offerte, di nascosto, che nessuno veda quanto dai. E anche oggi c’è questo pericolo: “Ma dobbiamo mantenere la Chiesa. Sì, sì, sì, davvero”. Che la mantengano i fedeli ma nella cassa delle offerte, non col listino prezzi.

E questo succede anche oggi, guardandovi dal pericolo che le nostre chiese divengano un mercato. Ma non solo questo: pensiamo ad alcune celebrazioni di qualche sacramento forse, o commemorative, dove tu vai e vedi: tu non sai se è un posto di culto la casa di Dio o è un salotto sociale. Ci sono alcune celebrazioni che scivolano verso la mondanità. È vero che le celebrazioni devono essere belle — belle — ma non mondane, perché la mondanità dipende dal Dio denaro. È una idolatria pure. Una constatazione che ci fa pensare anche a noi: com’è il nostro zelo per le nostre chiese, il rispetto che noi abbiamo lì quando entriamo. (Meditazione nella cappella della casa Sanctae Marthae - 09/11/2018) 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

«Non dire falsa testimonianza»

Nella catechesi di oggi affronteremo l’Ottava Parola del Decalogo: «Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo».

Questo comandamento – dice il Catechismo – «proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri» (n. 2464). Vivere di comunicazioni non autentiche è grave perché impedisce le relazioni e, quindi impedisce l’amore. Dove c’è bugia non c’è amore, non può esserci amore. E quando parliamo di comunicazione fra le persone intendiamo non solo le parole, ma anche i gesti, gli atteggiamenti, perfino i silenzi e le assenze. Una persona parla con tutto quel che è e che fa. Tutti noi siamo in comunicazione, sempre. Tutti noi viviamo comunicando e siamo continuamente in bilico tra la verità e la menzogna.

Ma cosa significa dire la verità? Significa essere sinceri? Oppure esatti? In realtà, questo non basta, perché si può essere sinceramente in errore, oppure si può essere precisi nel dettaglio ma non cogliere il senso dell’insieme. A volte ci giustifichiamo dicendo: “Ma io ho detto quello che sentivo!”. Sì, ma hai assolutizzato il tuo punto di vista. Oppure: “Ho solamente detto la verità!”. Può darsi, ma hai rivelato dei fatti personali o riservati. Quante chiacchiere distruggono la comunione per inopportunità o mancanza di delicatezza! Anzi, le chiacchiere uccidono, e questo lo disse l’apostolo Giacomo nella sua Lettera. Il chiacchierone, la chiacchierona sono gente che uccide: uccide gli altri, perché la lingua uccide come un coltello. State attenti! Un chiacchierone o una chiacchierona è un terrorista, perché con la sua lingua butta la bomba e se ne va tranquillo, ma la cosa che dice quella bomba buttata distrugge la fama altrui. Non dimenticare: chiacchierare è uccidere.

Ma allora: che cos’è la verità? Questa è la domanda fatta da Pilato, proprio mentre Gesù, davanti a lui, realizzava l’ottavo comandamento (cfr Gv 18,38). Infatti le parole «Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo» appartengono al linguaggio forense. I Vangeli culminano nel racconto della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù; e questo è il racconto di un processo, dell’esecuzione della sentenza e di una inaudita conseguenza.

Interrogato da Pilato, Gesù dice: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità». E questa «testimonianza» Gesù la dà con la sua passione, con la sua morte.

La verità trova la sua piena realizzazione nella persona stessa di Gesù, nel suo modo di vivere e di morire, frutto della sua relazione con il Padre. Questa esistenza da figli di Dio, Egli, risorto, la dona anche a noi inviando lo Spirito Santo che è Spirito di verità, che attesta al nostro cuore che Dio è nostro Padre.

In ogni suo atto l’uomo, le persone affermano o negano questa verità. Dalle piccole situazioni quotidiane alle scelte più impegnative. Ma è la stessa logica, sempre: quella che i genitori e i nonni ci insegnano quando ci dicono di non dire bugie.

Domandiamoci: quale verità attestano le opere di noi cristiani, le nostre parole, le nostre scelte? Ognuno può domandarsi: io sono un testimone della verità, o sono più o meno un bugiardo travestito da vero? Ognuno si domandi.

Non dire falsa testimonianza vuol dire vivere da figlio di Dio, che mai, mai smentisce se stesso, mai dice bugie; vivere da figli di Dio, lasciando emergere in ogni atto la grande verità: che Dio è Padre e ci si può fidare di Lui. Io mi fido di Dio: questa è la grande verità. Dalla nostra fiducia in Dio, che è Padre e mi ama, ci ama, nasce la mia verità e l’essere veritiero e non bugiardo.

(Udienza Generale - Mercoledì 14/11/2018)

 

Ultimo aggiornamento Domenica 18 Novembre 2018 17:02
 
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