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Scritto da Administrator   

n° 18 Sabato 6 Maggio 2017

GIOVANI DELL’AZIONE CATTOLICA METTETEVI IN POLITICA, QUELLA MAIUSCOLA

 La nascita dell’Azione Cattolica Italiana fu un sogno, nato 150 anni fa dal cuore di due giovani, Mario Fani e Giovanni Acquaderni, che è diventato nel tempo cammino di fede per molte generazioni, vocazione alla santità per tantissime persone: ragazzi, giovani e adulti che sono diventati discepoli di Gesù e, per questo, hanno provato a vivere come testimoni gioiosi del suo amore nel mondo. Anche per me è un po’ aria di famiglia: mio papà, mia nonna, erano dell’Azione cattolica!

È una storia bella e importante, per la quale avete tante ragioni di essere grati al Signore e per la quale la Chiesa vi è riconoscente. È la storia di un popolo formato da fedeli laici che in ogni tempo hanno condiviso la ricerca delle strade attraverso cui annunciare con la propria vita la bellezza dell’amore di Dio e contribuire, con il proprio impegno e la propria competenza, alla costruzione di una società più giusta, più fraterna, più solidale. 

In questi centocinquanta anni l’Azione Cattolica è sempre stata caratterizzata da un amore grande per Gesù e per la Chiesa. Anche oggi siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi, attorno ai Vescovi - sempre -, e nelle parrocchie - sempre -, là dove la Chiesa abita in mezzo alle persone - sempre.  

Vi invito a portare avanti la vostra esperienza apostolica radicati in parrocchia, «che non è una struttura caduca» - avete capito bene? La parrocchia non è una struttura caduca! -, perché «è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione» .

La parrocchia è lo spazio in cui le persone possono sentirsi accolte così come sono, e possono essere accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nella fede e nell’amore per il creato e per i fratelli. Questo è vero però solo se la parrocchia non si chiude in sé stessa, se anche l’Azione Cattolica che vive in parrocchia non si chiude in sé stessa, ma aiuta la parrocchia perché rimanga «in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi». Per favore, questo no!

Sentite forte dentro di voi la responsabilità di gettare il seme buono del Vangelo nella vita del mondo, attraverso il servizio della carità, l’impegno politico, - mettetevi in politica, ma per favore nella grande politica, nella Politica con la maiuscola! - attraverso  anche la passione educativa e la partecipazione al confronto culturale. Allargate il vostro cuore per allargare il cuore delle vostre parrocchie. Siate viandanti della fede, per incontrare tutti, accogliere tutti, ascoltare tutti, abbracciare tutti. Ogni vita è vita amata dal Signore, ogni volto ci mostra il volto di Cristo, specialmente quello del povero, di chi è ferito dalla vita e di chi si sente abbandonato, di chi fugge dalla morte e cerca riparo tra le nostre case, nelle nostre città.  

Cercate senza timore il dialogo con chi vive accanto a voi, anche con chi la pensa diversamente ma come voi desidera la pace, la giustizia, la fraternità. È nel dialogo che si può progettare un futuro condiviso. È attraverso il dialogo che costruiamo la pace, prendendoci cura di tutti e dialogando con tutti.

Cari ragazzi, giovani e adulti di Azione Cattolica: andate, raggiungete tutte le periferie! Andate, e là siate Chiesa, con la forza dello Spirito Santo.

(Discorso all’Azione Cattolica Italiana - Domenica  30/04/2017)

 

COME I DUE DI EMMAUS O

COME QUELLI CHE LAPIDANO STEFANO?

 

La settimana scorsa abbiamo riflettuto sull’essere cristiano e abbiamo visto che il cristiano è un testimone di obbedienza, proprio come Gesù che obbedì fino alla morte, morte di croce.

E oggi la prima lettura ci fa vedere un altro testimone di obbedienza in Stefano, facendo subito riferimento al passo degli Atti degli apostoli (7,51-8,1).

  Egli è perseguitato, accusato, anche con la stessa malvagità con cui lo è stato Gesù, per dire la verità, per essere testimone dell’obbedienza. E questo, mi fa pensare a diversi modi di non capire la parola di Dio, perché questi che lapidarono Stefano non capivano la parola di Dio.

Così i discepoli di Emmaus, che non capivano ed erano sulla strada. Ma cosa dice loro Gesù? “Stolti, tardi di cuore per capire”, e poi incomincia: sì, non erano chiusi, ma non capivano. Certo, non è una lode dire “stolto”; ma non è tanto forte come quello che Stefano dice a questa gente che finisce per lapidarlo: a loro infatti egli dice “testardi”, “incirconcisi nel cuore e nelle orecchie”, e dire “incirconciso” a uno è dire “pagano”.

Gesù ai discepoli di Emmaus non dice “pagano”, ma dice “metà credente”: “Voi credete, credevate, adesso no, siete nel dubbio”. Invece coloro che lapidano Stefano, sono convinti: sono pagani. I discepoli di Emmaus non capivano, erano anche timorosi perché non volevano problemi e prendevano distanza da Gerusalemme: avevano paura. Ma, erano buoni. Con questi limiti, ma buoni: erano aperti alla verità.

Ad accusare e lapidare Stefano invece, è gente chiusa alla verità, chiusa; e quando Stefano li rimprovera con queste parole dure — “come i vostri padri, così siete anche voi” — erano furibondi in cuor loro: il cuore era chiuso dalla furia “e digrignavano i denti contro Stefano”. I discepoli di Emmaus, da parte loro, ebbero un atteggiamento diverso di fronte al rimprovero e sentivano, lasciavano entrare le parole di Gesù, e il cuore si riscaldava.

Gli Atti degli apostoli raccontano inoltre che quando Stefano dice di vedere Gesù nella gloria, i suoi persecutori si turarono gli orecchi: non volevano — non volevano! — ascoltare. E questo è il dramma della chiusura: la chiusura del cuore; il cuore duro, la durezza del cuore.

Non c’era posto nel loro cuore per lo Spirito Santo. Invece proprio la lettura di oggi ci dice che Stefano, pieno di Spirito Santo, aveva capito tutto: era testimone dell’obbedienza del Verbo fatto carne, e questo lo fa lo Spirito Santo. 

I due di Emmaus siamo noi, con tanti dubbi, tanti peccati, tante volte che siamo codardi e vogliamo allontanarci dalla croce, dalle prove. Ma facciamo spazio per sentire Gesù che ci riscalda il cuore. E chiediamo la grazia di essere come loro.

Guardiamo l’altro gruppo formato da quelli che si turarono gli orecchi, non volevano sentire: sufficienti, chiusi nella rigidità della legge. A questi Gesù ha parlato tanto e ha detto cose più brutte di quelle che ha detto Stefano. E possiamo finire con un dialogo, un dialogo a tre: ognuno di noi entra in un dialogo fra Gesù e la vittima dei cuori di pietra, l’adultera. Scribi e farisei volevano lapidarla: era una peccatrice. Ma Gesù risponde soltanto: “Guardate voi dentro”. E così, guardiamo questa tenerezza di Gesù: il testimone dell’obbedienza che ha dato la vita, ci fa vedere la tenerezza di Dio in confronto a noi, ai nostri peccati, alle nostre debolezze.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 2 maggio 2017)

 

IL PAPA DELLA PACE IN UN EGITTO DI PACE

 

Il motto del Viaggio apostolico in Egitto era “Il Papa della pace in un Egitto di pace”.

La mia visita all’Università Al-Azhar, la più antica università islamica e massima istituzione accademica dell’Islam sunnita, ha avuto un doppio orizzonte: quello del dialogo tra i cristiani e i musulmani e, al tempo stesso, quello della promozione della pace nel mondo. Ad Al-Azhar è avvenuto l’incontro con il Grande Imam, incontro che si è poi allargato alla Conferenza Internazionale per la Pace. In tale contesto ho offerto una riflessione che ha valorizzato la storia dell’Egitto come terra di civiltà e terra di alleanze. 

La pace si costruisce anche ripartendo dall’alleanza tra Dio e l’uomo, fondamento dell’alleanza tra tutti gli uomini, basata sul Decalogo scritto sulle tavole di pietra del Sinai, ma molto più profondamente nel cuore di ogni uomo di ogni tempo e luogo, legge che si riassume nei due comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo.

Il grande patrimonio storico e religioso dell’Egitto e il suo ruolo nella regione mediorientale gli conferiscono un compito peculiare nel cammino verso una pace stabile e duratura, che poggi non sul diritto della forza, ma sulla forza del diritto.

 I cristiani, in Egitto come in ogni nazione della terra, sono chiamati ad essere lievito di fraternità. E questo è possibile se vivono in sé stessi la comunione in Cristo. Un forte segno di comunione, grazie a Dio, abbiamo potuto darlo insieme con il mio caro fratello Papa Tawadros II, Patriarca dei Copti ortodossi. Abbiamo rinnovato l’impegno, anche firmando una Dichiarazione Comune, di camminare insieme e di impegnarci per non ripetere il Battesimo amministrato nelle rispettive Chiese. Insieme abbiamo pregato per i martiri dei recenti attentati che hanno colpito tragicamente quella venerabile Chiesa; e il loro sangue ha fecondato quell’incontro ecumenico, a cui ha partecipato anche il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo: il Patriarca ecumenico, mio caro fratello.

Il secondo giorno del viaggio è stato dedicato ai fedeli cattolici. La Santa Messa celebrata nello Stadio messo a disposizione dalle autorità egiziane è stata una festa di fede e di fraternità, in cui abbiamo sentito la presenza viva del Signore Risorto. Commentando il Vangelo, ho esortato la piccola comunità cattolica in Egitto a rivivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus: a trovare sempre in Cristo, Parola e Pane di vita, la gioia della fede, l’ardore della speranza e la forza di testimoniare nell’amore che “abbiamo incontrato il Signore!”.

L’Egitto, per noi, è stato segno di speranza, di rifugio, di aiuto. Quando quella parte del mondo era affamata, Giacobbe, con i suoi figli, se n’è andato là; poi, quando Gesù è stato perseguitato, è andato là. Per questo, raccontarvi questo viaggio significa percorrere il cammino della speranza: per noi l’Egitto è quel segno di speranza sia per la storia sia per l’oggi, di questa fraternità che ho voluto raccontarvi. 

(Udienza Generale - Mercoledì 03/05/2017)

 
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