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Sabato 11 Marzo 2017 00:00

n° 10 Sabato 11 Marzo 2017

LA PAROLA DI DIO HA LA FORZA DI SCONFIGGERE IL MALE

 

Gesù è ormai pronto per iniziare la sua missione (cfr Mt 4,1-11); e poiché essa ha un nemico dichiarato, cioè Satana, Lui lo affronta subito, “corpo a corpo”. Il diavolo fa leva proprio sul titolo di “Figlio di Dio” per allontanare Gesù dall’adempimento della sua missione: «Se tu sei Figlio di Dio…», gli ripete, e gli propone di fare gesti miracolosi - di fare il “mago” - come trasformare le pietre in pane per saziare la sua fame, e buttarsi giù dalle mura del tempio facendosi salvare dagli angeli. A queste due tentazioni, segue la terza: adorare lui, il diavolo, per avere il dominio sul mondo.

Mediante questa triplice tentazione, Satana vuole distogliere Gesù dalla via dell’obbedienza e dell’umiliazione – perché sa che così, per questa via, il male sarà sconfitto – e portarlo sulla falsa scorciatoia del successo e della gloria. Ma le frecce velenose del diavolo vengono tutte “parateda Gesù con lo scudo della Parola di Dio che esprime la volontà del Padre. Gesù non dice alcuna parola propria: risponde soltanto con la Parola di Dio. E così il Figlio, pieno della forza dello Spirito Santo, esce vittorioso dal deserto.

Durante i quaranta giorni della Quaresima, come cristiani siamo invitati a seguire le orme di Gesù e affrontare il combattimento spirituale contro il Maligno con la forza della Parola di Dio. Non con la nostra parola, non serve. La Parola di Dio: quella ha la forza per sconfiggere Satana. Per questo bisogna prendere confidenza con la Bibbia: leggerla spesso, meditarla, assimilarla. La Bibbia contiene la Parola di Dio, che è sempre attuale ed efficace. Qualcuno ha detto: cosa succederebbe se trattassimo la Bibbia come trattiamo il nostro telefono cellulare? Se la portassimo sempre con noi, o almeno il piccolo Vangelo tascabile, cosa succederebbe?; se tornassimo indietro quando la dimentichiamo: tu ti dimentichi il telefono cellulare - oh!, non ce l’ho, torno indietro a cercarlo; se la aprissimo diverse volte al giorno; se leggessimo i messaggi di Dio contenuti nella Bibbia come leggiamo i messaggi del telefonino, cosa succederebbe? Chiaramente il paragone è paradossale, ma fa riflettere. In effetti, se avessimo la Parola di Dio sempre nel cuore, nessuna tentazione potrebbe allontanarci da Dio e nessun ostacolo ci potrebbe far deviare dalla strada del bene; sapremmo vincere le quotidiane suggestioni del male che è in noi e fuori di noi; ci troveremmo più capaci di vivere una vita risuscitata secondo lo Spirito, accogliendo e amando i nostri fratelli, specialmente quelli più deboli e bisognosi, e anche i nostri nemici.

 (Angelus - I Domenica di Quaresima, 05/03/2017)

 

LA DONNA È L’ARMONIA DEL MONDO

 

Per capire una donna bisogna prima sognarla: ecco perché la donna è il grande dono di Dio, capace di portare armonia nel creato. Tanto che a me piace pensare che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre.

È la donna che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza e che fa del mondo una cosa bella. E se sfruttare le persone è un crimine di lesa umanità, sfruttare una donna è di più di un reato e un crimine: è distruggere l’armonia che Dio ha voluto dare al mondo, è tornare indietro.

La liturgia continua la narrazione della creazione del mondo e sembra che con la creazione dell’uomo tutto sia finito, tanto che Dio si riposa. Però manca qualcosa: l’uomo era solo e di quella solitudine Dio stesso se ne accorse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” si legge, appunto, nella Genesi. Così il Signore artigianalmente — ma questa è una forma letteraria per dirlo — plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati”. E Dio disse all’uomo: questa sarà la tua compagnia. Dalle un nome. Da parte di Dio, questo è un mandato di dominio. In pratica dice all’uomo: Tu sarai il padrone di questi, quello che dà il nome, quello che comanda”. Ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse si legge nella Genesi.

Così l’uomo era solo, con tutti questi animali: “Ma, senti, perché non prendi un cane, fedele, che ti accompagni nella vita, poi due gatti per accarezzarli: il cane fedele è buono, i gatti sono carini, per alcuni, per altri no, per i topi no! Però l’uomo non trovava in questi animali una compagnia e, in sostanza, era solo.

Allora il Signore “fece scendere un torpore sull’uomo”: lo fa dormire. Un uomo solo, la solitudine, adesso l’uomo viene addormentato, il sogno dell’uomo: si addormentò. E artigianalmente — questo è scritto letteralmente — gli tolse la costola e fece “una donna e la condusse all’uomo”. L’uomo, quando la vide, disse: “Ah, questa volta sì! Questa è ossa dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna — dà un nome — perché dall’uomo è stata tolta”. Insomma, per l’uomo è una cosa differente da tutto quello che aveva, era quello che gli mancava per non essere solo: la donna, la scoprì, la vide. Ma prima di vederla, l’ha sognata. Infatti, per capire una donna è necessario sognarla, prima; non la si può capire come tutti gli altri viventi: è una cosa differente, è una cosa diversa. Proprio così Dio l’ha fatta: per essere sognata, prima. Tante volte quando noi parliamo delle donne, parliamo in modo funzionale: la donna è per fare questo, per fare, no! Prima è per un’altra cosa: la donna porta qualcosa che, senza di lei, il mondo non sarebbe così. La donna è una cosa differente, è una cosa che porta una ricchezza che l’uomo e tutto il creato e tutti gli animali non hanno.  Quando non c’è la donna, manca l’armonia. Anche noi diciamo, parlando: questa è una società con un forte atteggiamento maschile. Manca la donna. E magari si dice pure che la donna è per lavare i piatti, per fare. Invece no: la donna è per portare armonia; senza la donna non c’è armonia. L’uomo e la donna non sono uguali, non sono uno superiore all’altro, no. Soltanto che l’uomo non porta l’armonia: è lei che porta quella armonia che ci insegna ad accarezzare, ad amare con tenerezza e che fa del mondo una cosa bella. Sì, sfruttare le persone è un crimine di lesa umanità, è vero, ma sfruttare una donna è di più: è distruggere l’armonia che Dio ha voluto dare al mondo. È veramente distruggere, non è solo un reato, un crimine: è una distruzione, è tornare indietro, è distruggere l’armonia”. Questo è il grande dono di Dio: ci ha dato la donna. E nel passo del Vangelo di Marco, proposto oggi dalla liturgia, abbiamo sentito di che cosa è capace una donna, riferendosi alla donna la cui figlia era posseduta da uno spirito impuro. Una donna coraggiosa che è andata avanti con coraggio, ma è di più, è di più: la donna è l’armonia, è la poesia, è la bellezza. Al punto che senza di lei il mondo non sarebbe così bello, non sarebbe armonico.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Giovedì, 9 febbraio 2017)

 

VERO DIGIUNO : PAGARE I CONTRIBUTI

AI DIPENDENTI

 

Come si fa a parlare di digiuno e penitenza e poi non pagare i contributi alle collaboratrici domestiche o il giusto stipendio ai propri dipendenti ricorrendo al salario in nero?   Una riflessione sul significato del vero digiuno scaturita dalla eloquente attualità delle parole del profeta Isaia: Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?. Questo voglio io, questo è il digiuno che io voglio”. La parola del Signore oggi parla del digiuno cioè della penitenza che noi siamo invitati a fare in questo tempo di quaresima: la penitenza per avvicinarsi al Signore.  La prima lettura di Isaia (58, 1-9), è proprio un dibattito fra Dio e quelli che si lamentano che Dio non ascolta le loro preghiere, le loro penitenze, i loro digiuni. Il Signore dice: Il vostro digiuno è un digiuno artificiale, non è un digiuno di verità, è un digiuno per compiere una formalità. Perché loro digiunavano solo per ottemperare a certe leggi. Nel giorno del digiuno curate i vostri affari: questo è il senso più incisivo, e si tratta di affari sporchi. Un modo di fare che Gesù sempre ha detto che è ipocrisia. Gesù ci dice: “Quando digiunate non fate i malinconici, la faccia triste, perché tutta le gente veda che digiunate”. E quando preghi non farti vedere che stai pregando perché la gente dica: “ma che persona buona, giusta”. Insomma, quando fate elemosina non fate suonare la tromba. L’altro, invece, è il digiuno “ipocrita” — è la parola che usa tanto Gesù — ed è un digiuno per farsi vedere o per sentirsi giusto, ma nel frattempo ho fatto ingiustizie, non sono giusto, sfrutto la gente. Non vale dire: Io sono generoso, farò una bella offerta alla Chiesa. Piuttosto, dimmi: tu paghi il giusto alle tue collaboratrici domestiche? Ai tuoi dipendenti li paghi in nero? O come vuole la legge perché possano dare da mangiare ai loro figli?.  Vi suggerisco di pensare a queste parole: pensiamo al nostro cuore, come noi digiuniamo, preghiamo, diamo elemosine. E anche ci aiuterà pensare cosa sente un uomo dopo una cena che ha pagato, non so, duecento euro, torna a casa e vede uno affamato e non lo guarda e continua a camminare. Ci farà bene pensarci.

(Meditazione nella cappella della domus Sanctae Marthae - Venerdì, 3 marzo 2017)

 
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