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Scritto da Administrator   

n° 30 Sabato 23 Luglio 2016

L’OSPITALITA’ E’ UNA VIRTU’ UMANA E CRISTIANA

MARTAE-MARIA-23072016L’evangelista Luca racconta di Gesù che, mentre è in cammino verso Gerusalemme, entra in un villaggio ed è accolto a casa di due sorelle: Marta e Maria (cfr Lc 10,38-42). Entrambe offrono accoglienza al Signore, ma lo fanno in modi diversi. Maria si mette seduta ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola, invece Marta è tutta presa dalle cose da preparare; e a un certo punto dice a Gesù: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti» . E Gesù le risponde: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». Nel suo affaccendarsi e darsi da fare, Marta rischia di dimenticare - e questo è il problema - la cosa più importante, cioè la presenza dell’ospite, che era Gesù in questo caso. Si dimentica della presenza dell’ospite. E l’ospite non va semplicemente servito, nutrito, accudito in ogni maniera. Occorre soprattutto che sia ascoltato. Ricordate bene questa parola: ascoltare! Perché l’ospite va accolto come persona, con la sua storia, il suo cuore ricco di sentimenti e di pensieri, così che possa sentirsi veramente in famiglia. Ma se tu accogli un ospite a casa tua e continui a fare le cose, lo fai sedere lì, muto lui e muto tu, è come se fosse di pietra: l’ospite di pietra. No. L’ospite va ascoltato. Certo, la risposta che Gesù dà a Marta – quando le dice che una sola è la cosa di cui c’è bisogno – trova il suo pieno significato in riferimento all’ascolto della parola di Gesù stesso, quella parola che illumina e sostiene tutto ciò siamo e che facciamo. Se noi andiamo a pregare - per esempio - davanti al Crocifisso, e parliamo, parliamo, parliamo e poi ce ne andiamo, non ascoltiamo Gesù! Non lasciamo parlare Lui al nostro cuore. Ascoltare: questa è la parola-chiave. Non dimenticatevi! E non dobbiamo dimenticare che nella casa di Marta e Maria, Gesù, prima di essere Signore e Maestro, è pellegrino e ospite. Dunque, la sua risposta ha questo primo e più immediato significato: “Marta, Marta, perché ti dai tanto da fare per l’ospite fino a dimenticare la sua presenza? - L’ospite di pietra! - Per accoglierlo non sono necessarie molte cose; anzi, necessaria è una cosa sola: ascoltarlo - ecco la parola: ascoltarlo -, dimostrargli un atteggiamento fraterno, in modo che si accorga di essere in famiglia, e non in un ricovero provvisorio”. Così intesa, l’ospitalità, che è una delle opere di misericordia, appare veramente come una virtù umana e cristiana, una virtù che nel mondo di oggi rischia di essere trascurata. Infatti, si moltiplicano le case di ricovero e gli ospizi, ma non sempre in questi ambienti si pratica una reale ospitalità. Si dà vita a varie istituzioni che provvedono a molte forme di malattia, di solitudine, di emarginazione, ma diminuisce la probabilità per chi è straniero, emarginato, escluso di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo: perché è straniero, profugo, migrante, ascoltare quella dolorosa storia. Persino nella propria casa, tra i propri familiari, può capitare di trovare più facilmente servizi e cure di vario genere che ascolto e accoglienza. Oggi siamo talmente presi, con frenesia, da tanti problemi - alcuni dei quali non importanti - che manchiamo della capacità di ascolto. Siamo indaffarati continuamente e così non abbiamo tempo per ascoltare. E io vorrei domandare a voi, farvi una domanda, ognuno risponda nel proprio cuore: tu, marito, hai tempo per ascoltare tua moglie? E tu, donna, hai tempo per ascoltare tuo marito? Voi genitori, avete tempo, tempo da “perdere”, per ascoltare i vostri figli? o i vostri nonni, gli anziani? – “Ma i nonni dicono sempre le stesse cose, sono noiosi…” – Ma hanno bisogno di essere ascoltati! Ascoltare. Vi chiedo di imparare ad ascoltare e di dedicarvi più tempo. Nella capacità di ascolto c’è la radice della pace. La Vergine Maria, Madre dell’ascolto e del servizio premuroso, ci insegni ad essere accoglienti e ospitali verso i nostri fratelli e le nostre sorelle.      (Angelus - Domenica 10/07/2016)

 

GIOVANI, TUTTI UNITI A CRACOVIA

NEL NOME DI GESU’

GMG23072016E’ ormai vicina la trentunesima Giornata Mondiale della Gioventù, che mi chiama a incontrare i giovani del mondo, convocati a Cracovia, e mi offre anche la felice occasione per incontrare la cara nazione polacca. Tutto sarà nel segno della Misericordia, in questo Anno giubilare, e nella memoria grata e devota di san Giovanni Paolo II, che è stato l’artefice delle Giornate Mondiali della Gioventù, ed è stato la guida del popolo polacco nel suo recente cammino storico verso la libertà. Cari giovani polacchi, so che da tempo state preparando, soprattutto con la preghiera, il grande incontro di Cracovia. Vi ringrazio di cuore per tutto quello che fate, e per l’amore con cui lo fate; fin da ora vi abbraccio e vi benedico. Cari giovani di ogni parte del mondo! Benedico anche i vostri Paesi, i vostri desideri e i vostri passi verso Cracovia, perché siano un pellegrinaggio di fede e di fraternità. Il Signore Gesù vi conceda la grazia di sperimentare in voi stessi questa sua parola: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Ho un grande desiderio di incontrarvi, per offrire al mondo un nuovo segno di armonia, un mosaico di volti diversi, di tante razze, lingue, popoli e culture, ma tutti uniti nel nome di Gesù, che è il Volto della Misericordia. Ed ora mi rivolgo a voi, cari figli e figlie della nazione polacca! Sento che è un grande dono del Signore quello di venire tra voi, perché siete un popolo che nella sua storia ha attraversato tante prove, alcune molto dure, ed è andato avanti con la forza della fede, sostenuto dalla mano materna della Vergine Maria. Vi mando questo messaggio come pegno del mio affetto. Rimaniamo uniti nella preghiera. E arrivederci in Polonia! (Video-messaggio del Papa 19/07/2016 per la 31a Giornata mondiale della Gioventù)

 

SULLA STRADA DEL CRISTIANO NON C’È POSTO PER L’ODIO

Se, come figli, i credenti vogliono assomigliare al Padre, non devono limitarsi alla semplice lettera della legge, ma vivere ogni giorno il comandamento dell’amore. Fino ad arrivare a pregare per i nemici: cioè all’ultimo scalino che è necessario salire per guarire il cuore ferito dal peccato. Gesù, ribaltando l’idea di prossimo, è venuto per portare la legge alla pienezza. Infatti, Egli è venuto non per cancellare la legge, colpa di cui era accusato dai suoi nemici, ma per portarla alla pienezza. Tutta, fino all’ultimo iota. Gesù prendendo spunto dai comandamenti, cerca di recuperare il vero senso della legge per portarlo alla sua pienezza. Così, ad esempio, riguardo al quinto comandamento ricorda: È stato detto “non uccidere”. È vero! Ma se tu insulti tuo fratello, stai uccidendo. Cioè spiega che ci sono tante forme, tante maniere di uccidere. E ancora: Se tuo fratello ti chiede il vestito, dagli anche il mantello! E se ti chiede di andare per un chilometro con lui, ma va per due!. Gesù cioè chiede sempre qualcosa di più generoso, perché l’amore è più generoso della lettera, della lettera della legge. Questo lavoro di perfezionamento non serve solo per il compimento della legge, ma è un lavoro di guarigione del cuore. Ed è un cammino proposto a tutti, perché tutti noi abbiamo il cuore ferito dal peccato, tutti. E giacché Gesù raccomanda di essere perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste, per assomigliare al Padre, per essere davvero figli, dobbiamo seguire proprio questa strada di guarigione. Gesù ricorda (Mt 5,43-48): Avete inteso che fu detto? Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico, e quindi aggiunge: Ma io vi dico amate i vostri nemici! — il Papa ha sottolineato che in questa strada non c’è posto per l’odio. L’asticella si alza sempre più: Gesù prima ci porta a dare più ai nostri fratelli, ai nostri amici, adesso anche ai nostri nemici. Infatti l’ultimo scalino di questa scala verso la guarigione porta la raccomandazione: Pregate per quelli che vi perseguitano. Verrebbe da chiedere: Ma perché, Signore, tanta generosità?. La risposta la dà Gesù proprio nel brano evangelico: per essere figli del Padre vostro che è nei cieli. Se così fa il Padre, così siamo chiamati a fare per essere figli. Questa guarigione del cuore, cioè, ci porta a diventare più figli. E cosa fa il Padre? Fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni; fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, perché è Padre di tutti. Altra obiezione: ma Dio è padre anche di quel delinquente, di quel dittatore?. La risposta è chiara: Sì è padre! Come è padre mio! Lui non rinnega mai la sua paternità!. E se vogliamo assomigliare a lui, dobbiamo andare su questa via. Infatti Gesù conclude il discorso dicendo: E voi siate perfetti come è perfetto il vostro Padre. Cioè, ci viene proposta una strada che non ha fine, perché tutti i giorni dobbiamo fare qualcosa del genere. Chiediamoci: io prego per i miei nemici o mi viene di augurare loro qualcosa di brutto?. Bastano cinque minuti, non di più per chiedersi: Chi sono i miei nemici o quelli che mi hanno fatto del male o che io non amo o con i quali c’è una spaccatura fra di noi? Chi sono? Io prego per questi?. Ognuno, dia la risposta.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 14 giugno 2016)

 
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