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n° 24 Sabato 11 Giugno 2016

 

LO RESTITUÌ A SUA MADRE

LA-RESURREZIONE-11062016Abbiamo ascoltato nel Vangelo (Lc 7,11-17) come Gesù provò «grande compassione» per quella vedova di Nain, in Galilea, la quale stava accompagnando alla sepoltura il suo unico figlio, ancora adolescente. Ma Gesù si avvicina, tocca la bara, ferma il corteo funebre, e sicuramente avrà accarezzato il viso bagnato di lacrime di quella povera mamma. «Non piangere!», le dice. Come se le chiedesse: Dammi tuo figlio”. Gesù chiede per sé la nostra morte, per liberarcene e ridarci la vita. Infatti quel ragazzo si risvegliò come da un sonno profondo e ricominciò a parlare. E Gesù «lo restituì a sua madre». Non è un mago! E’ la tenerezza di Dio incarnata, in Lui opera l’immensa compassione del Padre. Una sorta di risurrezione è anche quella dell’apostolo Paolo, che da nemico e feroce persecutore dei cristiani divenne testimone e araldo del Vangelo (cfr Gal 1,13-17). Questo radicale mutamento non fu opera sua, ma dono della misericordia di Dio, che lo «scelse» e lo «chiamò con la sua grazia», e volle rivelare in lui” il suo Figlio perché lo annunciasse in mezzo alle genti. E anche con i peccatori, ad uno ad uno, Gesù non cessa di far risplendere la vittoria della grazia che dà vita. E oggi e tutti i giorni, dice alla Madre Chiesa: Dammi i tuoi figli”, che siamo tutti noi. Egli prende su di sé i nostri peccati, li toglie e ci restituisce vivi alla Chiesa stessa. E ciò avviene in

 

modo speciale durante questo Anno Santo della Misericordia.

(Omelia S.Messa - Domenica 05/06/2016)

 

LA NUOVA LEGGE DEL SIGNORE

PER NOI

Le beatitudini sono la guida di rotta, di itinerario, sono i navigatori della vita cristiana: proprio qui vediamo, su questa strada, secondo le indicazioni di questo navigatore, come possiamo andare avanti nella nostra vita cristiana. Nelle beatitudini ci sono tante cose belle. Ma io vorrei soffermarmi su come l’evangelista Luca spiega questo. Egli dice lo stesso di Matteo, ma alla fine aggiunge qualcosa che Gesù ha detto: i quattro guai. Sono precisamente «quattro guai». E cioè: Guai a voi ricchi, perché avete avuto la vostra consolazione; guai a voi se siete sazi, perché avrete fame; guai a voi che ridete: piangerete; guai a voi, quando tutti diranno bene di voi: così hanno fatto i vostri antenati con i falsi profeti. E questi guai illuminano l’essenziale di questo foglio, di questa guida di cammino cristiano. Il primo «guai» riguarda i ricchi. Ho detto tante volte che le ricchezze sono buone e che quello che fa male e che è cattivo è l’attaccamento alle ricchezze, guai!. La ricchezza infatti è un’idolatria: quando io sono attaccato, allora faccio idolatria. Non è certo un caso se la maggior parte degli idoli sono fatti d’oro. E così ci sono quelli che si sentono felici, a loro non manca niente, hanno un cuore soddisfatto, un cuore chiuso, senza orizzonti: ridono, sono sazi, non hanno fame di nulla. E poi ci sono quelli a cui piace l’incenso: a loro piace che tutti parlino bene di loro e così sono tranquilli. Ma “guai a voi” dice il Signore: questa è l’anti-legge, è il navigatore sbagliato. È importante notare che questi sono i tre scalini che portano alla perdizione, così come le beatitudini sono gli scalini che portano avanti nella vita. Il primo dei tre scalini che portano alla perdizione è, appunto, l’attaccamento alle ricchezze, quando si avverte di non aver bisogno di nulla. Il secondo è la vanità, la ricerca che tutti dicano bene di me, tutti parlino bene: mi sento importante, troppo incenso e io alla fine credo di essere giusto, non come quello ,suggerendo di pensare alla parabola del fariseo e il pubblicano: Ti ringrazio perché non sono come questo”. Il terzo è l’orgoglio che è la sazietà, sono le risate che chiudono il cuore. Con questi tre scalini andiamo alla perdizione, perché sono le anti-beatitudini: l’attaccamento alle ricchezze, la vanità e l’orgoglio. Le beatitudini invece sono il cammino, sono la guida per il cammino che ci porta al regno di Dio. Tra tutte però c’è una che, non dico sia la chiave, ma ci fa pensare tanto: Beati i miti”. Proprio la mitezza. Gesù dice di se stesso: imparate da me che sono mite di cuore, che sono umile e mite di cuore. Dunque la mitezza è un modo di essere che ci avvicina tanto a Gesù. Invece l’atteggiamento contrario procura sempre le inimicizie, le guerre e tante cose brutte che succedono. La mitezza di cuore puo' essere scambiata per sciocchezza: no, è un’altra cosa, è la profondità nel capire la grandezza di Dio, e adorazione. Pensate, quindi, alle beatitudini che sono il biglietto, il foglio di guida della nostra vita, per non perdersi e non perderci ed, anche alle quattro anti-beatitudini riportate dall’evangelista Luca, quei quattro guai che mi faranno sbagliare strada e finire male.

(Meditaziome mattutina nella domus Santa Marta - Lunedì 06/06/2016)

 

IL PRIMO SEGNO DELLA MISERICORDIA: CANA (GV 2,1-11)

NOZZE-DI-CANA-11062016Oggi ci soffermiamo sul primo dei miracoli di Gesù, che l’evangelista Giovanni chiama segni”, perché Gesù non li fece per suscitare meraviglia, ma per rivelare l’amore del Padre. Il primo di questi segni prodigiosi si compie a Cana di Galilea. Nell’introduzione troviamo l’espressione «Gesù con i suoi discepoli». Coloro che Gesù ha chiamato a seguirlo li ha legati a sé in una comunità e ora, come un’unica famiglia, sono invitati tutti alle nozze. Dando avvio al suo ministero pubblico nelle nozze di Cana, Gesù si manifesta come lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci rivela la profondità della relazione che ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore. Cosa c’è a fondamento della nostra fede? Un atto di misericordia con cui Gesù ci ha legati a sé. La Chiesa è la famiglia di Gesù in cui si riversa il suo amore; è questo amore che la Chiesa custodisce e vuole donare a tutti. Nel contesto dell’Alleanza si comprende anche l’osservazione della Madonna: «Non hanno vino». Come è possibile celebrare le nozze e fare festa se manca quello che i profeti indicavano come un elemento tipico del banchetto messianico? L’acqua è necessaria per vivere, ma il vino esprime l’abbondanza del banchetto e la gioia della festa. Il vino è necessario per la festa. Le parole che Maria rivolge ai servitori vengono a coronare il quadro sponsale di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (v. 5). È curioso: sono le ultime sue parole riportate dai Vangeli: sono la sua eredità che consegna a tutti noi. Anche oggi la Madonna dice a noi tutti: Qualsiasi cosa vi dica – Gesù vi dica -, fatela”. È l’eredità che ci ha lasciato: è bello! In queste nozze, davvero viene stipulata una Nuova Alleanza e ai servitori del Signore, cioè a tutta la Chiesa, è affidata la nuova missione: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela!». Servire il Signore significa ascoltare e mettere in pratica la sua Parola. E’ la raccomandazione semplice ma essenziale della Madre di Gesù ed è il programma di vita del cristiano. La conclusione del racconto suona come una sentenza: «Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». A Cana i discepoli di Gesù diventano la sua famiglia e a Cana nasce la fede della Chiesa. A quelle nozze tutti noi siamo invitati, perché il vino nuovo non viene più a mancare!

     (Udienza Generale - Mercoledì 08/06/2016)

 
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