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n° 22 Sabato 28 Maggio 2016

DIO È UNA "FAMIGLIA" DI TRE PERSONE CHE È COMUNIONE D’AMORE

SANTISSIMA-TRINITA-28052016Oggi, festa della Santissima Trinità, il Vangelo di san Giovanni ci presenta un brano del lungo discorso di addio, pronunciato da Gesù poco prima della sua passione. In questo discorso Egli spiega ai discepoli le verità più profonde che lo riguardano; e così viene delineato il rapporto tra Gesù, il Padre e lo Spirito. Gesù sa di essere vicino alla realizzazione del disegno del Padre, che si compirà con la sua morte e risurrezione; per questo vuole assicurare ai suoi che non li abbandonerà, perché la sua missione sarà prolungata dallo Spirito Santo. Ci sarà lo Spirito a prolungare la missione di Gesù, cioè a guidare la Chiesa avanti. Gesù rivela in che cosa consiste questa missione. Anzitutto lo Spirito ci guida a capire le molte cose che Gesù stesso ha ancora da dire (cfr Gv 16,12). Non si tratta di dottrine nuove o speciali, ma di una piena comprensione di tutto ciò che il Figlio ha udito dal Padre e che ha fatto conoscere ai discepoli. Ma il mistero della Trinità ci parla anche di noi, del nostro rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Infatti, mediante il Battesimo, lo Spirito Santo ci ha inseriti nel cuore e nella vita stessa di Dio, che è comunione di amore. Dio è una “famiglia” di tre Persone che si amano così tanto da formare una sola cosa. Questa “famiglia divina” non è chiusa in sé stessa, ma è aperta, si comunica nella creazione e nella storia ed è entrata nel mondo degli uomini per chiamare tutti a farne parte. L’orizzonte trinitario di comunione ci avvolge tutti e ci stimola a vivere nell’amore e nella condivisione fraterna, certi che là dove c’è amore, c’è Dio. La festa della Santissima Trinità ci invita ad impegnarci negli avvenimenti quotidiani per essere lievito di comunione, di consolazione e di misericordia. In questa missione, siamo sostenuti dalla forza che lo Spirito Santo ci dona: essa cura la carne dell’umanità ferita dall’ingiustizia, dalla sopraffazione, dall’odio e dall’avidità. La Vergine Maria, nella sua umiltà, ha accolto la volontà del Padre e ha concepito il Figlio per opera dello Spirito Santo. Ci aiuti Lei, specchio della Trinità, a rafforzare la nostra fede nel Mistero trinitario. (Angelus - Solennità della Santissima Trinità - Domenica, 22 maggio 2016 )

 

 DIO NON È UN'EQUAZIONE

MATRIMONIO-28052016Il Vangelo dice che Gesù insegnava con autorità, non come insegnavano gli scribi e i farisei. Queste persone erano staccate dal popolo di Dio: erano un piccolo gruppetto di teologi illuminati che credevano di avere tutta la scienza e la saggezza. Ma a forza di cucinare la loro teologia, erano caduti nella casistica e non potevano uscire da quella trappola. Tanto da ripetere continuamente: Non si può, non si può!. Questo piccolo gruppetto rivolge una domanda a Gesù sul matrimonio. È lecito ripudiare una donna?. Ma Gesù, non si ferma sul caso particolare, va oltre: va alla pienezza del matrimonio. “In cielo non ci saranno né marito né moglie, vivranno come angeli di Dio”. Dunque, Gesù ricorda la pienezza dell’armonia della creazione: “Dall’inizio della creazione, Dio li fece maschio e femmina”. È chiaro che lui non sbaglia, lui non cerca di fare una bella figura davanti a loro: “Dio li fece maschio e femmina”. E subito aggiunge: Per questo entrambi lasceranno il loro padre e la loro madre e diventeranno una carne sola. Una simbiosi, una carne sola, così: non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto. Gesù è tanto misericordioso, è tanto grande che mai, mai, mai chiude la porta ai peccatori. Lo si comprende quando domanda loro: Cosa vi ha comandato Mosè? Cosa vi ha ordinato Mosè?. La risposta è che Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio. Ed è vero, è vero. Ma Gesù risponde così: Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Qui c’è la pienezza della verità, quella verità forte, contundente, ma anche la debolezza umana, la durezza del cuore. E Mosè, il legislatore, fece questo, ma le cose restino chiare: la verità è una cosa e un’altra la durezza del cuore che è la condizione peccatrice di tutti noi. Perciò Gesù lascia qui la porta aperta al perdono di Dio ma a casa, ai discepoli, ripete la verità: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio”. Gesù lo dice chiaramente, senza giri di parole: “E se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio”. Gesù, ricordando Mosè, ci dice che c’è la durezza del cuore, c’è il peccato. Ma qualcosa si può fare: il perdono, la comprensione, l’accompagnamento, l’integrazione, il discernimento di questi casi. Con la consapevolezza che la verità non si vende mai, mai. Gesù è capace di dire questa verità tanto grande e, allo stesso tempo, essere tanto comprensivo con i peccatori, con i deboli. Invece questo gruppetto dei teologi illuminati, che cadono nella casistica, sono incapaci sia di orizzonti grandi sia di amore e comprensione nei confronti della debolezza umana. Noi dobbiamo camminare con queste due cose che Gesù ci insegna: la verità e la comprensione. E questo non si risolve come un’equazione matematica, ma con la propria carne: cioè, io cristiano aiuto quella persona, quei matrimoni che sono in difficoltà, che sono feriti, nel cammino di avvicinamento a Dio.  

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Venerdì, 20 maggio 2016)

 

LA PREGHIERA FONTE DI MISERICORDIA

SPIRITUALITA-28052016La parabola evangelica di Lc 18,1-8 contiene un insegnamento importante: «La necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». Dunque, non si tratta di pregare qualche volta, quando mi sento. No, Gesù dice che bisogna «pregare sempre, senza stancarsi». E porta l’esempio della vedova e del giudice. Il giudice è un personaggio potente, chiamato ad emettere sentenze sulla base della Legge di Mosè. Per questo la tradizione biblica raccomandava che i giudici fossero persone timorate di Dio, degne di fede, imparziali e incorruttibili. Al contrario, questo giudice «non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno». Era un giudice iniquo, senza scrupoli, che non teneva conto della Legge ma faceva quello che voleva, secondo il suo interesse. A lui si rivolge una vedova per avere giustizia. Di fronte all’indifferenza del giudice, la vedova ricorre alla sua unica arma: continuare insistentemente a importunarlo, presentandogli la sua richiesta di giustizia. E proprio con questa perseveranza raggiunge lo scopo. Il giudice, infatti, a un certo punto la esaudisce, non perché è mosso da misericordia, né perché la coscienza glielo impone; semplicemente ammette: «Dato che questa vedova mi dà fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi». Da questa parabola Gesù trae una duplice conclusione: se la vedova è riuscita a piegare il giudice disonesto con le sue richieste insistenti, quanto più Dio, che è Padre buono e giusto, «farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui»; e inoltre non «li farà aspettare a lungo», ma agirà «prontamente» . Per questo Gesù esorta a pregare “senza stancarsi”. Tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma Gesù ci assicura: a differenza del giudice disonesto, Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio ad affidarci a Lui anche quando non ne comprendiamo la volontà. In questo, Gesù stesso – che pregava tanto! – ci è di esempio. L’oggetto della preghiera passa in secondo piano; ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre.  Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all’unione con Dio, che è Amore misericordioso. La parabola termina con una domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». E con questa domanda siamo tutti messi in guardia: non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta. È la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla!

(Udienza Generale - Mercoledì, 25 maggio 2016)

 
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