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n° 20 Sabato 14 Maggio2016

LODIAMO DIO ED INVOCHIAMO IL DONO DELLO SPIRITO

PERUGINO-14052016Oggi si celebra l’Ascensione di Gesù al cielo. Contempliamo il mistero di Gesù che esce dal nostro spazio terreno per entrare nella pienezza della gloria di Dio, portando con sé la nostra umanità. Cioè noi, la nostra umanità entra per la prima volta nel cielo. Il Vangelo di Luca ci mostra la reazione dei discepoli davanti al Signore che «si staccò da loro e veniva portato su, in cielo». Non ci furono in essi dolore e smarrimento, ma «si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia». È il ritorno di chi non teme più la città che aveva rifiutato il Maestro, che aveva visto il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro, aveva visto la dispersione dei discepoli e la violenza di un potere che si sentiva minacciato.

Da quel giorno per gli Apostoli e per ogni discepolo di Cristo è stato possibile abitare a Gerusalemme e in tutte le città del mondo, anche in quelle più travagliate dall’ingiustizia e dalla violenza, perché sopra ogni città c’è lo stesso cielo ed ogni abitante può alzare lo sguardo con speranza. Gesù, Dio, è uomo vero, con il suo corpo di uomo è in cielo! E questa è la nostra speranza, è l'ancora nostra, e noi siamo saldi in questa speranza se guardiamo il cielo.

Nell’Ascensione di Gesù, il Crocifisso Risorto, c’è la promessa della nostra partecipazione alla pienezza di vita presso Dio.

Nel nome di Gesù risorto è la testimonianza – fatta non solo con le parole ma anche con la vita quotidiana – la testimonianza che ogni domenica dovrebbe uscire dalla nostre chiese per entrare durante la settimana nelle case, negli uffici, a scuola, nei luoghi di ritrovo e di divertimento, negli ospedali, nelle carceri, nelle case per gli anziani, nei luoghi affollati degli immigrati, nelle periferie della città… Questa testimonianza noi dobbiamo portare ogni settimana: Cristo è con noi; Gesù è salito al cielo, è con noi; Cristo è vivo! Gesù ci ha assicurato che in questo annuncio e in questa testimonianza saremo «rivestiti di potenza dall’alto» , cioè con la potenza dello Spirito Santo. Qui sta il segreto di questa missione: la presenza tra noi del Signore risorto, che con il dono dello Spirito continua ad aprire la nostra mente e il nostro cuore, per annunciare il suo amore e la sua misericordia anche negli ambienti più refrattari delle nostre città. È lo Spirito Santo il vero artefice della multiforme testimonianza che la Chiesa e ogni battezzato rendono nel mondo. Pertanto, non possiamo mai trascurare il raccoglimento nella preghiera per lodare Dio e invocare il dono dello Spirito.

(Regina Coeli – Domenica 08/05/2016)

 

 LO SPIRITO SANTO: UN PERFETTO SCONOSCIUTO

SPIRITO-SANTO-14052016Un perfetto sconosciuto se non addirittura un prigioniero di lusso: ecco cos’è lo Spirito Santo per i molti cristiani ignari che è lui a muovere la Chiesa, portandoci a Gesù, e a renderci reali e non virtuali. Vi incoraggio a riflettere sul ruolo centrale che ha lo Spirito Santo nella vita dei credenti.

La maggioranza dei cristiani sa poco o nulla sullo Spirito Santo, tanto da poter fare propria la risposta dei discepoli di Efeso a Paolo: Non abbiamo sentito dire che esista uno Spirito Santo (At 19,1-8). E se noi domandiamo a tante brave persone: chi è lo Spirito Santo per te? e cosa fa e dov’è lo Spirito Santo?, l’unica risposta sarà che è la terza persona della Trinità. Esattamente come hanno imparato a catechismo. Certo, sanno che il Padre ha creato il mondo, perché la creazione è attribuita al Padre. E sanno anche che il Figlio è Gesù, che ci ha redento e ha dato la vita. Dunque ti dicono tutto, ma poi, riguardo allo Spirito Santo, sanno che è sì la terza persona della Trinità, ma se gli chiedi: cosa fa?» ti rispondono che è lì!. E così si fermano i nostri cristiani. Lo Spirito Santo è quello che muove la Chiesa; è quello che lavora nella Chiesa, nei nostri cuori; è quello che fa di ogni cristiano una persona diversa dall’altra, ma da tutti insieme fa l’unità. Dunque, lo Spirito Santo è quello che porta avanti, spalanca le porte e ti invia a dare testimonianza di Gesù. Lo Spirito Santo è quello che ci muove a lodare Dio, ci muove a pregare: “Prega, in noi”. Lo Spirito Santo è quello che è in noi e ci insegna a guardare il Padre e a dirgli: “Padre”. E così ci libera da questa condizione di orfano nella quale lo spirito del mondo vuole portarci. Per tutte queste ragioni, lo Spirito Santo è tanto importante: è il protagonista della Chiesa viva: è quello che lavora nella Chiesa.

Quando non siamo all’altezza di questa missione dello Spirito Santo e non lo riceviamo così, si finisce per ridurre la fede a una morale, a un’etica. E si pensa che adempiere a tutti i comandamenti sia abbastanza, ma niente di più. E così ci diciamo: questo si può fare, questo non si può fare; fino a qui sì, fino là no!, cadendo nella casistica e in una morale fredda. Però, la vita cristiana non è un’etica: è un incontro con Gesù Cristo. E chi mi porta a questo incontro con Gesù Cristo è proprio lo Spirito Santo.

Così noi, abbiamo nel nostro cuore lo Spirito Santo come un “prigioniero di lusso”: non lasciamo che ci spinga, non lasciamo che ci muova. Eppure fa tutto, sa tutto, sa ricordarci cosa ha detto Gesù, sa spiegarci le cose di Gesù. C’è soltanto una cosa che lo Spirito Santo non sa fare: cristiani da salotto. Non sa fare “cristiani virtuali”, non virtuosi. Al contrario, fa cristiani reali: lui prende la vita reale così com’è, con la profezia del leggere i segni dei tempi, e ci porta avanti così. Per questo è il grande “prigioniero del nostro cuore” e noi diciamo che è la terza persona della Trinità e finiamo lì.

Cerchiamo di parlare con lui e dire: “Io so che tu sei nel mio cuore, che tu sei nel cuore della Chiesa, che tu porti avanti la Chiesa, che tu fai l’unità fra tutti noi, ma diversi tutti noi, nella diversità di tutti noi. L’invito è a dirgli tutte queste cose e chiedere la grazia di imparare, ma praticamente, nella mia vita, cosa fa lui. È la grazia della docilità a lui, essere docile allo Spirito Santo: questa settimana facciamo questo, pensiamo allo Spirito e parliamo con lui.

(Meditazione nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 9 maggio 2016)

 

IL PADRE MISERICORDIOSO

La parabola del Padre misericordioso (cfr Lc 15,11-32) parla di un padre e dei suoi due figli, e ci fa conoscere la misericordia infinita di Dio. È importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità. La parola di Gesù ci incoraggia a non disperare mai. Penso alle mamme e ai papà in apprensione quando vedono i figli allontanarsi imboccando strade pericolose. Penso ai parroci e catechisti che a volte si domandano se il loro lavoro è stato vano. Ma penso anche a chi si trova in carcere, e gli sembra che la sua vita sia finita; a quanti hanno compiuto scelte sbagliate e non riescono a guardare al futuro; a tutti coloro che hanno fame di misericordia e di perdono e credono di non meritarlo… In qualunque situazione della vita, non devo dimenticare che non smetterò mai di essere figlio di Dio, essere figlio di un Padre che mi ama e attende il mio ritorno. Anche nella situazione più brutta della vita, Dio mi attende, Dio vuole abbracciarmi, Dio mi aspetta.

Nella parabola anche il figlio maggiore ha bisogno di scoprire la misericordia del padre. Lui è sempre rimasto a casa, ma è così diverso dal padre! Le sue parole mancano di tenerezza. Vediamo il disprezzo: non dice mai “padre”, non dice mai “fratello”, pensa soltanto a sé stesso, si vanta di essere rimasto sempre accanto al padre e di averlo servito; eppure non ha mai vissuto con gioia questa vicinanza. E adesso accusa il padre di non avergli mai dato un capretto per fare festa. Povero padre! Un figlio se n’era andato, e l’altro non gli è mai stato davvero vicino! La sofferenza del padre è come la sofferenza di Dio, quando noi ci allontaniamo.

Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. I giusti, quelli che si credono giusti, hanno anche loro bisogno di misericordia. «Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo, ma bisognava far festa e rallegrarsi». La logica del Padre è quella della misericordia! I figli possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare. Devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita. La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore. E questo è uno stimolo per noi.

(Udienza Generale – Mercoledì 11/05/2016)

 
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