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Scritto da Administrator   

n° 15 Sabato 9 Aprile 2016

 

"COME IL PADRE HA MANDATO ME, ANCH’IO MANDO VOI"

COLOMBA-PACE-09042016Il Vangelo è il libro della misericordia di Dio perché quanto Gesù ha detto e compiuto è espressione della misericordia del Padre. Siamo tutti chiamati a diventare portatori della Buona Notizia a ogni uomo e donna di oggi. Lo possiamo fare mettendo in pratica le opere di misericordia corporale e spirituale, che sono lo stile di vita del cristiano. Mediante questi gesti semplici e forti, a volte perfino invisibili, possiamo visitare quanti sono nel bisogno, portando la tenerezza e la consolazione di Dio. Si prosegue così quello che ha compiuto Gesù nel giorno di Pasqua, quando ha riversato nei cuori dei discepoli impauriti la misericordia del Padre, effondendo su di loro lo Spirito Santo che perdona i peccati e dona la gioia. Tuttavia, nel racconto di Gv 20,30 emerge un contrasto evidente: da una parte, c’è il timore dei discepoli, che chiudono le porte di casa; dall’altra, c’è la missione da parte di Gesù, che li invia nel mondo a portare l’annuncio del perdono. Può esserci anche in noi questo contrasto, una lotta interiore tra la chiusura del cuore e la chiamata dell’amore ad aprire le porte chiuse e uscire da noi stessi. Egli, che con la risurrezione ha vinto la paura e il timore che ci imprigionano, vuole spalancare le nostre porte chiuse e inviarci. La strada che il Maestro risorto ci indica procede in una sola direzione: uscire da noi stessi, uscire per testimoniare la forza risanatrice dell’amore che ci ha conquistati. Vediamo davanti a noi un’umanità spesso ferita e timorosa, che porta le cicatrici del dolore e dell’incertezza. Di fronte al grido sofferto di misericordia e di pace, sentiamo oggi rivolto a ciascuno di noi l’invito fiducioso di Gesù: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». «Pace a voi!» : è il saluto che Cristo porta ai suoi discepoli; è la stessa pace, che attendono gli uomini del nostro tempo. Non è una pace negoziata, non è la sospensione di qualcosa che non va: è la sua pace, la pace che proviene dal cuore del Risorto, la pace che ha vinto il peccato, la morte e la paura. È la pace che non divide, ma unisce; è la pace che non lascia soli, ma ci fa sentire accolti e amati; è la pace che permane nel dolore e fa fiorire la speranza. Questa pace nasce e rinasce sempre dal perdono di Dio, che toglie l’inquietudine dal cuore. Essere portatrice della sua pace: questa è la missione affidata alla Chiesa il giorno di Pasqua. Siamo nati in Cristo come strumenti di riconciliazione, per portare a tutti il perdono del Padre, per rivelare il suo volto di solo amore nei segni della misericordia.

(Omelia S.Messa II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia) 03/04/2016)

 

     IL GIORNO DEL SÌ

Oggi è la festa del “sì”. Infatti nel “sì” di Maria c’è il “sì” di tutta la storia della salvezza e incomincia lì l’ultimo “sì” dell’uomo e di Dio: lì Dio ricrea, come all’inizio con un “sì” ha fatto il mondo e l’uomo, quella bella creazione: con questo “sì” io vengo per fare la tua volontà e più meravigliosamente ricrea il mondo, ricrea tutti noi. È il “sì” di Dio che ci santifica, che ci fa andare avanti in Gesù Cristo. Ecco perché oggi è la giornata giusta per ringraziare il Signore e per domandarci: io sono uomo o donna del “sì” o sono uomo o donna del “no”? O sono uomo o donna che guardo un po’ dall’altra parte, per non rispondere?.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 4 aprile 2016)

 

COME SI CREA L'ARMONIA

Per vivere in armonia e nel sostegno reciproco la comunità cristiana deve rinascere dallo Spirito Santo. E ci sono due segni per capire di essere sulla strada giusta: il disinteresse verso il denaro e il coraggio di testimoniare Cristo risorto. Gesù dice a Nicodemo che si deve rinascere, ma rinascere dallo Spirito: è proprio lo Spirito che ci dà una nuova identità, ci dà una forza, un modo di agire nuovi. La prima comunità viveva in armonia e lo si capisce da due segni che contraddistinguono l’armonia che può essere data soltanto dallo Spirito Santo. Il primo segno è che nessuno vive nel bisogno, cioè tutto è in comune. Negli Atti degli apostoli si legge: Avevano un solo cuore, una sola anima e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Nessuno infatti tra loro era bisognoso. In particolare si fa l’esempio di Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Bàrnaba, che significa “figlio dell’esortazione”. Ebbene, Giuseppe vendette il suo campo e consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli. Ben diverso, invece, è il caso di quella coppia, Anania e Saffira: vendono il campo e danno tutto, dicono di dare tutto agli apostoli, ma sottraggono di nascosto per farsi un conto a parte, per loro. Ma il Signore punisce con la morte questi due, perché Gesù chiaramente ha detto che non si può servire Dio e il denaro: sono due padroni, il cui servizio è irriconciliabile. Però, l’armonia, che solo lo Spirito Santo può creare, non va confusa con la tranquillità. Tanto che una comunità può essere molto tranquilla, andare bene ma non essere in armonia. Ma questa è piuttosto una armonia negoziata e non è quella dello Spirito: è un’armonia, diciamo, ipocrita, come quella di Anania e Saffira con quello che hanno fatto. Invece l’armonia dello Spirito Santo ci dà questa generosità di non avere niente di proprio, fin quando ci sia un bisognoso. C’è poi un secondo atteggiamento suscitato dall’armonia dello Spirito Santo. Con grande forza, gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù, e tutti godevano di grande favore. In sintesi, il secondo segno dell’armonia vera è il coraggio. E così quando c’è armonia nella Chiesa, nella comunità, c’è il coraggio: il coraggio di dare testimonianza del Signore risorto.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae- Martedì, 5 aprile 2016)

 

IL VANGELO DELLA MISERICORDIA

MISERICORDIA-09042016Incontrando le folle, annunciando il Vangelo, guarendo gli ammalati, avvicinandosi agli ultimi, perdonando i peccatori, Gesù rende visibile un amore aperto a tutti: nessuno escluso! Aperto a tutti senza confini. Un amore puro, gratuito, assoluto. Un amore che raggiunge il suo culmine nel Sacrificio della croce. Sì, il Vangelo è davvero il “Vangelo della Misericordia”, perché Gesù è la Misericordia! Tutti e quattro i Vangeli attestano che Gesù, prima di intraprendere il suo ministero,volle ricevere il battesimo da Giovanni Battista. Questo avvenimento imprime un orientamento decisivo a tutta la missione di Cristo. Infatti, Egli non si è presentato al mondo nello splendore del tempio: poteva farlo. Non si è fatto annunciare da squilli di trombe: poteva farlo. E neppure è venuto nelle vesti di un giudice: poteva farlo. Invece, dopo trent’anni di vita nascosta a Nazaret, Gesù si è recato al fiume Giordano, insieme a tanta gente del suo popolo, e si è messo in fila con i peccatori. Non ha avuto vergogna: era lì con tutti, con i peccatori, per farsi battezzare. Dunque, fin dall’inizio del suo ministero, Egli si è manifestato come Messia che si fa carico della condizione umana, mosso dalla solidarietà e dalla compassione. Come Lui stesso afferma nella sinagoga di Nazaret identificandosi con la profezia di Isaia. Tutto quanto Gesù ha compiuto dopo il battesimo è stato la realizzazione del programma iniziale: portare a tutti l’amore di Dio che salva. Gesù non ha portato l’odio, non ha portato l’inimicizia: ci ha portato l’amore! Un amore grande, un cuore aperto per tutti, per tutti noi! Un amore che salva! Lui si è fatto prossimo agli ultimi, comunicando loro la misericordia di Dio che è perdono, gioia e vita nuova. Gesù, il Figlio inviato dal Padre, è realmente l’inizio del tempo della misericordia per tutta l’umanità! Quanti erano presenti sulla riva del Giordano non capirono subito la portata del gesto di Gesù. Lo stesso Giovanni Battista si stupì della sua decisione . Ma il Padre celeste no! Egli fece udire la sua voce dall’alto: «Tu sei il Figlio mio, l’amato, in te mi sono compiaciuto» . In tal modo il Padre conferma la via che il Figlio ha intrapreso come Messia, mentre scende su di Lui come una colomba lo Spirito Santo. Così il cuore di Gesù batte, per così dire, all’unisono con il cuore del Padre e dello Spirito, mostrando a tutti gli uomini che la salvezza è frutto della misericordia di Dio. Possiamo contemplare ancora più chiaramente il grande mistero di questo amore volgendo lo sguardo a Gesù crocifisso. Mentre sta per morire innocente per noi peccatori, Egli supplica il Padre: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» . E’ sulla croce che Gesù presenta alla misericordia del Padre il peccato del mondo: il peccato di tutti, i miei peccati, i tuoi peccati, i vostri peccati. E lì, sulla croce, Lui li presenta al Padre. E con il peccato del mondo tutti i nostri peccati vengono cancellati. Nulla e nessuno rimane escluso da questa preghiera sacrificale di Gesù. Ciò significa che non dobbiamo temere di riconoscerci e confessarci peccatori. Se accogliamo il Vangelo del Crocifisso Risorto, tutta la nostra vita è plasmata dalla forza del suo amore che rinnova. (Udienza Generale – Mercoledì 06/04/2016)

 
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