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Scritto da Administrator   

n° 12 Sabato 19 Marzo 2016

AFFIDIAMOCI ALLA MISERICORDIA DI DIO, PER DIVENTARE CREATURE NUOVE

ADULTERA-19032016Il Vangelo di Gv 8,1-11 presenta l’episodio della donna adultera, mettendo in luce il tema della misericordia di Dio, che non vuole mai la morte del peccatore, ma che si converta e viva. Gesù sta insegnando alla gente, ed ecco arrivare alcuni scribi e farisei che trascinano davanti a Lui una donna sorpresa in adulterio. Gli accusatori di quella donna non sono venuti dal Maestro per chiedere il suo parere – era gente cattiva –, ma per tendergli un tranello. Infatti, se Gesù seguirà la severità della legge, approvando la lapidazione della donna, perderà la sua fama di mitezza e di bontà che tanto affascina il popolo; se invece vorrà essere misericordioso, dovrà andare contro la legge, che Egli stesso ha detto di non voler abolire ma compiere. E Gesù è messo in questa situazione. Questa cattiva intenzione si nasconde sotto la domanda che pongono a Gesù: «Tu che ne dici?». Gesù non risponde, tace e compie un gesto misterioso: «Si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra» . Forse faceva disegni, alcuni dicono che scriveva i peccati dei farisei… comunque, scriveva, era come da un’altra parte. In questo modo invita tutti alla calma, a non agire sull’onda dell’impulsività, e a cercare la giustizia di Dio. Ma quelli, cattivi, insistono e aspettano da Lui una risposta. Sembrava che avessero sete di sangue. Allora Gesù alza lo sguardo e dice: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» . Questa risposta spiazza gli accusatori, disarmandoli tutti nel vero senso della parola: tutti deposero le “armi”, cioè le pietre pronte ad essere scagliate, sia quelle visibili contro la donna, sia quelle nascoste contro Gesù. E mentre il Signore continua a scrivere per terra, a fare disegni, non so…, gli accusatori se ne vanno uno dopo l’altro, a testa bassa, incominciando dai più anziani, più consapevoli di non essere senza peccato. Quanto bene ci fa essere consapevoli che anche noi siamo peccatori! Quando sparliamo degli altri - tutte cose che conosciamo bene -, quanto bene ci farà avere il coraggio di far cadere a terra le pietre che abbiamo per scagliarle contro gli altri, e pensare un po’ ai nostri peccati!

 

DIO VUOLE CHE LA NOSTRA LIBERTÀ SI CONVERTA DAL MALE AL BENE

Rimasero lì solo la donna e Gesù. «Donna, dove sono?», le dice Gesù. E basta questa constatazione, e il suo sguardo pieno di misericordia, pieno di amore, per far sentire a quella persona – forse per la prima volta – che ha una dignità, che lei non è il suo peccato, lei ha una dignità di persona; che può cambiare vita, può uscire dalle sue schiavitù e camminare in una strada nuova. Quella donna rappresenta tutti noi, che siamo peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E la sua esperienza rappresenta la volontà di Dio per ognuno di noi: non la nostra condanna, ma la nostra salvezza attraverso Gesù. Lui è la grazia, che salva dal peccato e dalla morte. Lui ha scritto nella terra, nella polvere di cui è fatto ogni essere umano (cfr Gen 2,7), la sentenza di Dio: “Non voglio che tu muoia, ma che tu viva”. Dio non ci inchioda al nostro peccato, non ci identifica con il male che abbiamo commesso. Abbiamo un nome, e Dio non identifica questo nome con il peccato che abbiamo commesso. Ci vuole liberare, e vuole che anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile – è possibile! – con la sua grazia.

(Angelus - V Domenica di Quaresima, 13 marzo 2016)

 

IL CROCIFISSO È IL MISTERO

DELL’ “ANNIENTAMENTO” DI DIO,

PER AMORE

Se vogliamo capire la storia della nostra redenzione dobbiamo guardare il crocifisso.

CROCEFISSO-19032016Il serpente, nella Genesi, è ricordato come “il più astuto” tra gli animali. Il serpente torna quando si narra di come nel deserto il popolo mormorasse contro Dio e contro Mosè: Il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti. Quelli mordevano la gente e un gran numero di israeliti morì. Allora il popolo si pentì, chiese perdono e Dio ordinò a Mosè: Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta. Chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita. È misterioso: il Signore non fa morire i serpenti, li lascia. Ma se uno di questi fa del male a una persona, guardi quel serpente di bronzo e guarirà. Il serpente, quindi, viene innalzato per ottenere la salvezza. Gesù, discutendo con i dottori della legge, dice loro chiaramente: “Se non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati! E quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che ‘Io Sono’. “Io Sono!”, è il nome di Dio; quando Mosè domanda al Signore: “Se il popolo mi dice, ma chi ti manda? Chi ti manda, a te, a liberarci? Qual è il nome? ‘Io Sono!’. Quindi: Innalzare il Figlio dell’uomo! Come il serpente.... Lo stesso concetto era stato ribadito da Gesù in un passo riportato due capitoli prima, quando egli dice ai dottori della legge lo stesso: “come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, perché chiunque crede in lui sia salvato. Il serpente è simbolo del peccato; il serpente che uccide; ma un serpente che salva. E questo è il mistero del Cristo. Anche san Paolo parlando di questo mistero, dice che Gesù svuotò se stesso, umiliò se stesso, si annientò per salvarci. L’apostolo, anzi, suggerisce un’espressione ancora più forte: Si è fatto peccato. Allora, volendo usare il simbolo biblico, potremmo dire: Si è fatto serpente. Ed è questo il messaggio profetico di queste letture di oggi. Il Figlio dell’uomo, che come un serpente, “fatto peccato”, viene innalzato per salvarci. Dobbiamo quindi guardare il Crocifisso e guardare proprio questo mistero: un Dio “svuotato” della sua divinità — totalmente! — per salvarci. Il peccato quindi, è l’opera di Satana e Gesù vince Satana “facendosi peccato”. Così dalla croce egli innalza tutti noi. Perciò il Crocifisso non è un ornamento, non è un’opera d’arte, con tante pietre preziose, come se ne vedono: il Crocifisso è il mistero dell’“annientamento” di Dio, per amore. Perciò, se noi vogliamo conoscere l’amore di Dio, guardiamo il Crocifisso. Lì incontriamo un uomo torturato, morto, che è Dio, “svuotato della divinità”, sporcato, “fatto peccato”. Di qui la preghiera finale: Che il Signore ci dia la grazia di capire un po’ di più questo mistero.

(Meditazione mattutina nella domus Sanctae Marthae - Martedì, 15 marzo 2016)

 

MISERICORDIA E CONSOLAZIONE

Il profeta Geremia si rivolge agli israeliti che sono stati deportati in terra straniera e preannuncia il ritorno in patria. Questo rientro è segno dell’amore infinito di Dio Padre che non abbandona i suoi figli, ma se ne prende cura e li salva. L’esilio era stata un’esperienza devastante per Israele. La fede aveva vacillato perché in terra straniera, senza il tempio, senza il culto, dopo aver visto il paese distrutto, era difficile continuare a credere alla bontà del Signore. Anche noi possiamo vivere a volte una sorta di esilio, quando la solitudine, la sofferenza, la morte ci fanno pensare di essere stati abbandonati da Dio. Quante volte abbiamo sentito questa parola: “Dio si è dimenticato di me”: sono persone che soffrono e si sentono abbandonate. E quanti nostri fratelli invece stanno vivendo in questo tempo una reale e drammatica situazione di esilio, lontani dalla loro patria, con negli occhi ancora le macerie delle loro case, nel cuore la paura e spesso, purtroppo, il dolore per la perdita di persone care! In questi casi uno può chiedersi: dov’è Dio? Come è possibile che tanta sofferenza possa abbattersi su uomini, donne e bambini innocenti? E quando cercano di entrare in qualche altra parte gli chiudono la porta. E sono lì, al confine perché tante porte e tanti cuori sono chiusi. I migranti di oggi che soffrono il freddo, senza cibo e non possono entrare, non sentono l’accoglienza. A me piace tanto sentire quando vedo le nazioni, i governanti che aprono il cuore e aprono le porte! Il profeta Geremia ci dà una prima risposta. Il popolo esiliato potrà tornare a vedere la sua terra e a sperimentare la misericordia del Signore. È il grande annuncio di consolazione: Dio non è assente neppure oggi in queste drammatiche situazioni, Dio è vicino, e fa opere grandi di salvezza per chi confida in Lui. Non si deve cedere alla disperazione, ma continuare ad essere sicuri che il bene vince il male e che il Signore asciugherà ogni lacrima e ci libererà da ogni paura. Il Signore è fedele, non abbandona alla desolazione. Dio ama di un amore senza fine, che neppure il peccato può frenare, e grazie a Lui il cuore dell’uomo si riempie di gioia e di consolazione. Nella gioia e nella riconoscenza, gli esuli torneranno a Sion, salendo sul monte santo verso la casa di Dio, e così potranno di nuovo innalzare inni e preghiere al Signore che li ha liberati. Il vero e radicale ritorno dall’esilio e la confortante luce dopo il buio della crisi di fede, si realizza a Pasqua, nell’esperienza piena e definitiva dell’amore di Dio, amore misericordioso che dona gioia, pace e vita eterna.

(Udienza Generale - Mercoledì 16/03/2016)

 
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