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Scritto da Administrator   

n° 9 Sabato 27 Febbraio 2016

CUSTODIRE LA RICCHEZZA DELLA DIVERSITÀ

PAPA-MADONNA-27022016Il viaggio apostolico che ho compiuto nei giorni scorsi in Messico è stata un’esperienza di trasfigurazione. Come mai? Perché il Signore ci ha mostrato la luce della sua gloria attraverso il corpo della sua Chiesa, del suo Popolo santo che vive in quella terra. Un corpo tante volte ferito, un Popolo tante volte oppresso, disprezzato, violato nella sua dignità. In effetti, i diversi incontri vissuti in Messico sono stati pieni di luce: la luce della fede che trasfigura i volti e rischiara il cammino. Il baricentro” spirituale del pellegrinaggio è stato il Santuario della Madonna di Guadalupe. Rimanere in silenzio davanti all’immagine della Madre era ciò che prima di tutto mi proponevo. E ringrazio Dio che me lo ha concesso. Ho contemplato, e mi sono lasciato guardare da Colei che porta impressi nei suoi occhi gli sguardi di tutti i suoi figli, e raccoglie i dolori per le violenze, i rapimenti, le uccisioni, i soprusi a danno di tanta povera gente, di tante donne. Guadalupe è il Santuario mariano più frequentato al mondo. Da tutta l’America vanno a pregare là dove la Virgen Morenita si mostrò all’indio san Juan Diego, dando inizio all’evangelizzazione del continente e alla sua nuova civiltà, frutto dell’incontro tra diverse culture. E questa è proprio l’eredità che il Signore ha consegnato al Messico: custodire la ricchezza della diversità e, nello stesso tempo, manifestare l’armonia della fede comune, una fede schietta e robusta, accompagnata da una grande carica di vitalità e di umanità. Una lode speciale eleviamo alla Santissima Trinità per aver voluto che, in questa occasione, avvenisse a Cuba l’incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, il caro fratello Kirill; un incontro tanto desiderato pure dai miei Predecessori. Anche questo evento è una luce profetica di Risurrezione, di cui oggi il mondo ha più che mai bisogno.

 

PER UN MONDO SENZA LA PENA DI MORTE

CAPPIO-27022016Auspico che il simposio promosso dalla Comunità di Sant’Egidio possa dare rinnovato impulso all’impegno per l’abolizione della pena capitale. Un segno di speranza è costituito dallo sviluppo, nell’opinione pubblica, di una sempre più diffusa contrarietà alla pena di morte anche solo come strumento di legittima difesa sociale. In effetti, le società moderne hanno la possibilità di reprimere efficacemente il crimine senza togliere definitivamente a colui che l’ha commesso la possibilità di redimersi. Il problema va inquadrato nell’ottica di una giustizia penale che sia sempre più conforme alla dignità dell’uomo e al disegno di Dio sull’uomo e sulla società e anche a una giustizia penale aperta alla speranza del reinserimento nella società. Il comandamento «non uccidere» ha valore assoluto e riguarda sia l’innocente che il colpevole. Il Giubileo straordinario della Misericordia è un’occasione propizia per promuovere nel mondo forme sempre più mature di rispetto della vita e della dignità di ogni persona. Anche il criminale mantiene l’inviolabile diritto alla vita, dono di Dio. Faccio appello alla coscienza dei governanti, affinché si giunga ad un consenso internazionale per l’abolizione della pena di morte. E propongo a quanti tra loro sono cattolici di compiere un gesto coraggioso

ed esemplare: che nessuna condanna venga eseguita in questo Anno Santo della Misericordia. Tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono chiamati oggi ad operare non solo per l’abolizione della pena di morte, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà. (Angelus - II Domenica di Quaresima, 21 febbraio 2016)

 

TRA IL FARE E IL DIRE

PAPA-FRANCESCO-27022016Non serve a nulla autoproclamarsi cristiani, perché Dio è concreto ed è per il fare, non certo per la religione del dire. Il Signore chiama il suo popolo a fare: “Venite, discutiamo”. Discutiamo e “cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova”. Insomma fate, fate cose, perché Dio è concreto. Lo stesso Gesù, del resto, ha detto: Non quelli che mi dicono: “Signore, Signore” entreranno nel regno dei cieli: ma quelli che hanno fatto!. Dunque non quelli che dicono e basta, ma quelli che hanno fatto la volontà del Padre. Il Signore ci insegna la strada del fare. E quante volte troviamo gente — anche noi — tante volte nella Chiesa che proclama: Sono molto cattolico!. Ma, viene da chiedere, cosa fai?. Ad esempio, quanti genitori si dicono cattolici, ma mai hanno tempo per parlare ai propri figli, per giocare con i propri figli, per ascoltare i propri figli. Forse, hanno i loro genitori in una casa di riposo, ma sempre sono occupati e non possono andare a trovarli e li lasciano abbandonati. Però ripetono: Sono molto cattolico, eh! Io appartengo a quell’associazione.... Questo atteggiamento è tipico della religione del dire: io dico che sono così, ma faccio la mondanità. Come questi chierici dei quali parlava Gesù. A loro piaceva farsi vedere, piaceva loro la vanità, ma non la giustizia; a loro piaceva farsi chiamare maestro; a loro piaceva il dire, ma non il fare. Ecco che, essere cristiano significa fare: fare la volontà di Dio. E l’ultimo giorno — perché tutti noi ne avremo uno — cosa ci domanderà il Signore? Ci dirà: “Cosa avete detto su di me?”. No! Ci domanderà delle cose che abbiamo fatto. Ci chiederà, insomma, le cose concrete: “Io ero affamato e mi hai dato da mangiare; ero assetato e mi hai dato da bere; ero ammalato e sei venuto a trovarmi; ero in carcere e sei venuto da me”. Perché questa è la vita cristiana. Invece il solo dire ci porta alla vanità, a quel fare finta di essere cristiano. Ma no, non si è cristiani cosi!. Rivolgiamoci la domanda: Io sono di quelli che dicono tanto e non fanno niente o faccio qualcosa? E cerco di fare di più?. L’obiettivo è fare la volontà del Signore per fare il bene ai miei fratelli, a quelli che mi sono vicini.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 23 febbraio 2016)

 

MISERICORDIA E POTERE

La ricchezza e il potere sono realtà che possono essere buone e utili al bene comune, se messe al servizio dei poveri e di tutti, con giustizia e carità. Ma quando, come troppo spesso avviene, vengono vissute come privilegio, con egoismo e prepotenza, si trasformano in strumenti di corruzione e morte. È quanto accade nell’episodio della vigna di Nabot, descritto nel Primo Libro dei Re, al capitolo 21. Gesù, ricordando queste cose, ci dice: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo» (Mt 20,25-27). Se si perde la dimensione del servizio, il potere si trasforma in arroganza e diventa dominio e sopraffazione. E’ proprio ciò che accade nell’episodio della vigna di Nabot. E questa non è una storia di altri tempi, è anche storia d’oggi, dei potenti che per avere più soldi sfruttano i poveri, sfruttano la gente. È la storia della tratta delle persone, del lavoro schiavo, della povera gente che lavora in nero e con il salario minimo per arricchire i potenti. È la storia dei politici corrotti che vogliono più e più e più! Ecco dove porta l’esercizio di un’autorità senza rispetto per la vita, senza giustizia, senza misericordia. Ed ecco a cosa porta la sete di potere: diventa cupidigia che vuole possedere tutto. Un testo del profeta Isaia è particolarmente illuminante al riguardo. In esso, il Signore mette in guardia contro l’avidità i ricchi latifondisti che vogliono possedere sempre più case e terreni. Dio, però, è più grande della malvagità e dei giochi sporchi fatti dagli esseri umani. Nella sua misericordia invia il profeta Elia per aiutare Acab a convertirsi. Adesso voltiamo pagina, e come segue la storia? Dio vede questo crimine e bussa anche al cuore di Acab e il re, messo davanti al suo peccato, capisce, si umilia e chiede perdono. Che bello sarebbe se i potenti sfruttatori di oggi facessero lo stesso! Il Signore accetta il suo pentimento; tuttavia, un innocente è stato ucciso, e la colpa commessa avrà inevitabili conseguenze. Il male compiuto infatti lascia le sue tracce dolorose, e la storia degli uomini ne porta le ferite. La misericordia mostra anche in questo caso la via maestra che deve essere perseguita. La misericordia può guarire le ferite e può cambiare la storia. Apri il tuo cuore alla misericordia! La misericordia divina è più forte del peccato degli uomini. Noi ne conosciamo il potere, quando ricordiamo la venuta dell’Innocente Figlio di Dio che si è fatto uomo per distruggere il male con il suo perdono. Gesù Cristo è il vero re, ma il suo potere è completamente diverso. Il suo trono è la croce. Lui non è un re che uccide, ma al contrario dà la vita. Il suo andare verso tutti, soprattutto i più deboli, sconfigge la solitudine e il destino di morte a cui conduce il peccato. Gesù Cristo con la sua vicinanza e tenerezza porta i peccatori nello spazio della grazia e del perdono. E questa è la misericordia di Dio.

(Udienza Generale - Mercoledì 24/02/2016)

 

 

 
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