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Scritto da Administrator   

n° 8 Sabato 20 Febbraio 2016

DAL VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO IN MESSICO

 

INCONTRO CON LE FAMIGLIE

Preferisco una famiglia ferita a una chiusa.

PAPA-COL-SOMBRERO Oggi vediamo e viviamo su diversi fronti come la famiglia venga indebolita, come viene messa in discussione. Come si crede che essa sia un modello ormai superato e incapace di trovare posto all’interno delle nostre società che, sotto il pretesto della modernità, sempre più favoriscono un sistema basato sul modello dell’isolamento. E si insinuano nelle nostre società – che si dicono società libere, democratiche, sovrane – si insinuano colonizzazioni ideologiche che le distruggono, e finiamo per essere colonie di ideologie distruttrici della famiglia, del nucleo della famiglia, che è la base di ogni sana società.

Certo, vivere in famiglia non sempre è facile, spesso è doloroso e faticoso, ma, come più di una volta ho detto riferendomi alla Chiesa, penso che questo possa essere applicato anche alla famiglia: preferisco una famiglia ferita che ogni giorno cerca di coniugare l’amore, a una famiglia e una società malata per la chiusura o la comodità della paura di amare. Preferisco una famiglia che una volta dopo l’altra cerca di ricominciare a una famiglia e una società narcisistica e ossessionata dal lusso e dalle comodità. “Quanti figli avete?” – “No, non ne abbiamo perché ci piace andare in vacanza, fare turismo, voglio comprarmi una villa…”. Il lusso e la comodità; e i figli aspettano; e quando ne vuoi uno, ormai è passato il momento. Che danno che fa questo! Preferisco una famiglia con la faccia stanca per i sacrifici a una famiglia con le facce imbellettate che non sanno di tenerezza e compassione. Preferisco un uomo e una donna con il viso rugoso per le fatiche di tutti i giorni, che da più di 50 anni continuano a volersi bene.

In famiglia ci vuole pazienza, amore, bisogna sapersi perdonare. “Padre, in una famiglia perfetta non ci sono mai discussioni”. Non è vero: è bene che ogni tanto si discuta, e che voli qualche piatto, va bene, non abbiate paura. L’unico consiglio è di non finire la giornata senza fare la pace, perché se finite la giornata in guerra arrivate al mattino in “guerra fredda”, e la “guerra fredda” è molto pericolosa in famiglia perché va scavando da sotto le rughe della fedeltà coniugale. E parlando di rughe – per cambiare un po’ argomento – ricordo la testimonianza di una grande attrice, un’attrice di cinema latinoamericana, quando già quasi sessantenne cominciavano a mostrarsi le rughe del viso e le consigliarono un “ritocco”, un “ritocchino” per poter continuare a lavorare bene, la sua risposta fu molto chiara: “Questa rughe mi sono costate molto lavoro, molto sforzo, molto dolore e una vita piena, nemmeno per sogno le voglio toccare: sono le impronte della mia storia”. E continuò ad essere una grande attrice. Nel matrimonio succede lo stesso. La vita matrimoniale deve rinnovarsi tutti i giorni. E, come ho detto prima, preferisco famiglie con le rughe, con ferite, cicatrici, ma che vanno avanti perché quelle ferite, quelle cicatrici, quelle rughe sono frutto della fedeltà di un amore che non sempre è stato facile. L’amore non è facile, non è facile, no, ma è la cosa più bella che un uomo e una donna possono darsi a vicenda, il vero amore, per tutta la vita.

                                  (Lunedì,15 febbraio 2016)

 

AI GIOVANI

Non perdete il fascino di sognare.

 Uno dei tesori più grandi di questa terra messicana, sono i suoi giovani. Sì, siete voi la ricchezza di questa terra. Attenzione: non ho detto la speranza di questa terra, ho detto: la ricchezza. La montagna può contenere minerali preziosi che possono servire per il progresso dell’umanità: è la sua ricchezza, però quella ricchezza bisogna trasformarla in speranza con il lavoro, come fanno i minatori quando estraggono quei minerali. Voi siete la ricchezza, bisogna trasformarla in speranza. Tutti possiamo vivere ma non possiamo vivere senza speranza. La speranza nasce quando si può sperimentare che non tutto è perduto. La principale minaccia alla speranza sono i discorsi che ti svalutano, come se ti succhiassero il valore, e finisci come a terra – non è vero? – come avvizzito, con il cuore triste… discorsi che ti fanno sentire di seconda classe, se non di quarta. La principale minaccia alla speranza è quando senti che a nessuno importa di te o che sei lasciato in disparte. Questa è la grande difficoltà per la speranza: quando in una famiglia o in una società o in una scuola o in un gruppo di amici ti fanno sentire che non gli importa di te. E questo è duro, è doloroso, però succede – o non succede? Sì o no? [“Si”]. Succede! Questo uccide, questo ci annienta, e questo apre la porta a tanto dolore. Ma c’è anche un’altra importante minaccia alla speranza – alla speranza che quella ricchezza, che siete voi, cresca e dia il suo frutto – ed è farti credere che cominci a valere quando ti mascheri di vestiti, marche, dell’ultimo grido della moda, o quando diventi prestigioso, importante perché hai denaro, ma in fondo il tuo cuore non crede che tu sia degno di affetto, degno di amore, e questo il cuore lo intuisce. La speranza è imbavagliata da quello che ti fanno credere, non te la lasciano emergere. La principale minaccia è quando uno sente che i soldi gli servono per comprare tutto, compreso l’affetto degli altri. La principale minaccia è credere che perché hai una bella macchina sei felice. Ma è vero che se hai una bella macchina sei felice? Voi siete la ricchezza del Messico, voi siete la ricchezza della Chiesa. La ricchezza ce l’avete dentro, la speranza ce l’avete dentro, però non è facile, per tutto questo che vi sto dicendo, mancano opportunità di lavoro e di studio. Eppure, malgrado tutto questo, non mi stanco di ripeterlo: voi siete la ricchezza del Messico. Non perdete il fascino di sognare! Osate sognare! Sognare, che non è lo stesso di essere dormiglioni, questo no! Io credo in Gesù Cristo, e perciò vi dico questo. E’ Lui che rinnova continuamente in me la speranza, è Lui che rinnova continuamente il mio sguardo. È grazie a Lui che possiamo fare strada, è grazie a Lui che ogni volta possiamo ricominciare da capo. E’ Gesù Cristo Colui che smentisce tutti i tentativi di rendervi inutili, o meri mercenari di ambizioni altrui. Sono le ambizioni altrui che vi emarginano, per usarvi in tutte quelle cose che ho detto, che sapete, e che finiscono nella distruzione. E l’unico che mi può tenere ben forte per la mano è Gesù Cristo. Egli fa sì che questa ricchezza si trasformi in speranza.

                           (Martedì 16 febbraio2016)

 

AI CARCERATI

Chi ha provato l’inferno può diventare profeta.

PAPA-CON-I-CARCERATI La misericordia divina ci ricorda che le carceri sono un sintomo di come stiamo nella società, in molti casi sono un sintomo di silenzi e di omissioni che hanno provocato una cultura dello scarto. Sono un sintomo di una cultura che ha smesso di scommettere sulla vita; di una società che, a poco a poco, è andata abbandonando i suoi figli. La misericordia ci ricorda che il reinserimento non comincia qui, tra queste pareti, ma che comincia prima, “fuori”, nelle vie della città. Il reinserimento o la riabilitazione comincia creando un sistema che potremmo chiamare di salute sociale, vale a dire, una società che cerchi di non ammalarsi inquinando le relazioni nel quartiere, nelle scuole, nelle piazze, nelle vie, nelle abitazioni, in tutto lo spettro sociale. La preoccupazione di Gesù per gli affamati, gli assetati, i senza tetto o i detenuti (Mt 25,34-40) intendeva esprimere le viscere di misericordia del Padre, ed essa diventa un imperativo morale per tutta la società che desidera disporre delle condizioni necessarie per una migliore convivenza. Il reinserimento sociale inizia con la frequenza alla scuola di tutti i nostri figli e con un lavoro degno per le loro famiglie, creando spazi pubblici per il tempo libero e la ricreazione, abilitando le istanze di partecipazione civica, i servizi sanitari, l’accesso ai servizi basici, per nominare soltanto alcune misure. Qui comincia ogni processo di reinserimento. Voi soffrite il dolore della caduta – e magari tutti noi soffrissimo del dolore della cadute nascoste e occulte! -; sentite il pentimento per i vostri atti e so che in tanti casi, in mezzo a grandi limitazioni, cercate di ricostruire la vita a partire dalla solitudine. Avete conosciuto la forza del dolore e del peccato; non dimenticatevi che avete a disposizione anche la forza della risurrezione, la forza della misericordia divina che fa nuove tutte le cose. Ora vi può toccare la parte più dura, più difficile, però, perché possa essere quella che generi un più grande frutto, impegnatevi fin da qui dentro a capovolgere le situazioni che generano ulteriore esclusione. Chi ha sofferto profondamente il dolore e, potremmo dire, “ha sperimentato l’inferno” può diventare un profeta nella società. Lavorate perché questa società che usa e getta le persone non continui a mietere vittime.

(Ciudad Juárez Mercoledì, 17 febbraio 2016)

 

INCONTRO COL MONDO DEL LAVORO

Importanza del dialogo tra le parti

 PAPA-A-GUADALUPEHo voluto incontrarvi qui in questa terra di Juárez, per il rapporto speciale che questa città ha con il mondo del lavoro.

Ci sono due parole che voglio sottolineare: dialogo e incontro. Non stancarsi di dialogare. Le guerre si generano, poco a poco, per il mutismo e per la mancanza di incontro. Ovviamente non è sufficiente dialogare e incontrarsi, ma oggi non possiamo permetterci il lusso di tagliare qualsiasi possibilità di incontro, qualsiasi possibilità di discussione, di confronto, di ricerca. È l’unico modo che abbiamo per poter costruire il domani, per tessere relazioni durature in grado di generare quell’assetto necessario che, poco a poco, ricostruirà i legami sociali logorati dalla mancanza di comunicazione, logorati dalla mancanza di rispetto minimo richiesto da una sana convivenza. Purtroppo, il tempo in cui viviamo ha imposto il paradigma dell’utilità economica come principio delle relazioni personali. La mentalità dominante – dappertutto - propugna la maggior quantità possibile di profitti, a qualunque costo e in modo immediato. Non solo provoca la perdita della dimensione etica delle imprese, ma dimentica che il miglior investimento che si può fare è quello di investire sulla gente, sulle persone, sulle famiglie. La mentalità dominante pone il flusso di persone al servizio dei flussi di capitale provocando in molti casi lo sfruttamento dei dipendenti come oggetti da usare e gettare, e scartare. (cfr Enc. Laudato si’, 123) Dio chiederà conto agli schiavisti dei nostri giorni, e noi dobbiamo fare tutto il possibile perché queste situazioni non si verifichino più. Il flusso di capitale non può determinare il flusso e la vita delle persone. Non sono pochi i casi in cui, di fronte alle proposte della Dottrina Sociale della Chiesa, la si mette in discussione dicendo: “Questi pretendono che siamo organizzazioni di beneficenza o che trasformiamo le nostre aziende in istituzioni filantropiche”. L’abbiamo sentita questa critica. L’unica pretesa che ha la Dottrina Sociale della Chiesa è quella di porre attenzione all’integrità delle persone e delle strutture sociali. Ogni volta che, per vari motivi, questa è minacciata, o ridotta a un bene di consumo, la Dottrina Sociale della Chiesa sarà una voce profetica che aiuterà tutti a non perdersi nel mare seducente dell’ambizione. Ogniqualvolta l’integrità di una persona viene violata, l’intera società in qualche modo, comincia a deteriorarsi. E questo che dice la Dottrina Sociale della Chiesa non è contro nessuno, ma a vantaggio di tutti. E’ sempre bene pensare che cosa mi piacerebbe lasciare ai miei figli; ed è anche un buon modo per pensare ai figli degli altri. In che cultura vogliamo vedere la nascita di quelli che ci seguiranno? Che atmosfera respireranno? Un’aria viziata dalla corruzione, dalla violenza, dall’insicurezza e dalla sfiducia o, al contrario, un’aria in grado di generare – è la parole-chiave – generare alternative, generare rinnovamento e cambiamento? Generare è essere co - creatori con Dio. Chiaramente, questo costa.

So che il progetto non è facile, ma so che è peggio lasciare il futuro nelle mani della corruzione, della brutalità e della mancanza di equità. So che tante volte non è facile portare tutte le parti ad una trattativa, ma so che è peggio e si finisce per fare più danni con la mancanza di trattative e la mancanza di valutazione. Una volta mi diceva un anziano dirigente operaio, onestissimo, che è morto con quello che guadagnava, mai si è approfittato: “Ogni volta che dovevamo sederci a un tavolo di negoziati, io sapevo che dovevo perdere qualcosa affinché vincessimo tutti”. Bella la filosofia di questo uomo di lavoro! Quando si negozia, sempre si perde qualcosa: ma vincono tutti! So che non è facile poter andar d’accordo in un mondo sempre più competitivo, ma è peggio lasciare che il mondo competitivo determini il destino dei popoli... schiavi. Il guadagno e il capitale non sono beni al di sopra dell’uomo, ma sono al servizio del bene comune. E quando il bene comune è piegato al servizio del profitto e il capitale è l’unico guadagno possibile, questo ha un nome: si chiama esclusione; e così si va consolidando la cultura dello scarto: scartato! escluso! Che la Guadalupana, (la Madonna di Guadalupe) che si è manifestata a san Juan Diego, e ha rivelato che quelli apparentemente messi da parte erano i suoi testimoni privilegiati, vi aiuti tutti, qualunque professione abbiate, qualunque lavoro abbiate, tutti, in questo compito di dialogo, confronto e incontro. Grazie!

(Mercoledì, 17 febbraio 2016)

 

DALLA CONFERENZA STAMPA SUL VOLO DI RITORNO A ROMA

RITORNO-PAPA-DAL-MEXICOPapa Francesco risponde ai giornalisti:

 ● Sul muro antimigranti minacciato dal candidato USA Trump, ha risposto:

“Una persona che pensa soltanto a fare muri, sia dove sia, e non a fare ponti, non è cristiana. Questo non è nel Vangelo”.

Sul dibattito in corso in Italia sulle unioni civili, ha risposto:

Il Papa non si immischia nella politica italiana. Nella prima riunione che ho avuto con i Vescovi italiani, nel maggio 2013, una delle cose che ho detto: «Con il governo italiano, arrangiatevi voi». Ma un parlamentare cattolico deve votare secondo la propria coscienza ben formata; parlo di coscienza ben formata, non quello che mi sembra o che mi pare”.

●Come essere misericordiosi con i divorziati risposati, ha risposto:

“Integrare non significa dare la Comunione. Io conosco cattolici risposati che vanno in chiesa due volte l’anno e vogliono fare la Comunione, come se fosse un’onorificenza. Nel lavoro di integrazione, tutte le porte sono aperte, ma non si può dire che possono fare la Comunione, perché questo sarebbe una ferita per i matrimoni e non farà fare loro quel cammino di integrazione.

Sul virus Zika per aborto e contraccezione, ha risposto:

“L’aborto non è un “male minore”. E’ un crimine. E’ fare fuori uno per salvare un altro. E’ quello che fa la mafia. È un male umano, come ogni uccisione. Invece evitare una gravidanza non è un male assoluto. Il grande Paolo VI in Africa aveva permesso alle suore di usare gli anticoncezionali in una situazione difficile.

Sulla pedofilia ha risposto:

Un vescovo che cambia di parrocchia un prete che ha commesso abusi sui minori è meglio che rinunci. Chiaro!

● Sull’incontro con Kirill e il sinodo panortodosso, ha risposto:

“Io sarò presente, spiritualmente e con un messaggio. Mi piacerebbe andare a salutarli nel Concilio panortodosso: sono fratelli; ma devo rispettare. Ma so che loro vogliono invitare osservatori cattolici, e questo è un bel ponte. E dietro gli osservatori cattolici ci sarò io, pregando con i migliori auguri affinché gli ortodossi vadano avanti, avanti, perché sono fratelli e i loro vescovi sono vescovi come noi. Con Kirill, mio fratello, ci siamo baciati, abbracciati, e poi abbiamo avuto un colloquio di due ore, dove abbiamo parlato sinceramente come fratelli”.

● Il Papa ha confessato che un viaggio che sogna di fare è in Cina, ma senza correre troppo al futuro.

 
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