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Scritto da Administrator   

n° 4 Sabato 23 Gennaio 2016

IL PRIMO MIRACOLO DI GESU’ E’ UN SEGNO DELLA BENEDIZIONE DI DIO SUL MATRIMONIO

NOZZE-CANA-23012016Durante una festa di nozze alla quale partecipano anche Maria e Gesù, con i suoi primi discepoli (cfr Gv 2,1-11), la Madre fa notare al Figlio che è venuto a mancare il vino, e Gesù, dopo averle risposto che non è ancora giunta la sua ora, tuttavia accoglie la sua sollecitazione e dona agli sposi il vino più buono di tutta la festa. I miracoli sono segni straordinari che accompagnano la predicazione della Buona Notizia e hanno lo scopo di suscitare o rafforzare la fede in Gesù.

 Nel miracolo compiuto a Cana, possiamo scorgere un atto di benevolenza da parte di Gesù verso gli sposi, un segno della benedizione di Dio sul matrimonio. L’amore tra l’uomo e la donna è quindi una buona strada per vivere il Vangelo, cioè per incamminarsi con gioia sul percorso della santità. Ma il miracolo di Cana non riguarda solo gli sposi. Ogni persona umana è chiamata ad incontrare il Signore nella sua vita. La fede cristiana è un dono che riceviamo col Battesimo e che ci permette di incontrare Dio. La fede attraversa tempi di gioia e di dolore, di luce e di oscurità, come in ogni autentica esperienza d’amore. Il racconto delle nozze di Cana ci invita a riscoprire che Gesù non si presenta a noi come un giudice pronto a condannare le nostre colpe, né come un comandante che ci impone di seguire ciecamente i suoi ordini; si manifesta come Salvatore dell’umanità, come fratello, come il nostro fratello maggiore, Figlio del Padre: si presenta come Colui che risponde alle attese e alle promesse di gioia che abitano nel cuore di ognuno di noi.

(Angelus - Domenica, 17 gennaio 2016)

 

AI MIGRANTI E RIFUGIATI

 Cari migranti e rifugiati, ognuno di voi porta in sé una storia, una cultura, dei valori preziosi; e spesso purtroppo anche esperienze di miseria, di oppressione, di paura. La vostra presenza in questa Piazza è segno di speranza in Dio. Non lasciatevi rubare la speranza e la gioia di vivere, che scaturiscono dall’esperienza della divina misericordia, anche grazie alle persone che vi accolgono e vi aiutano. Il passaggio della Porta Santa e la Messa che tra poco vivrete, vi riempiano il cuore di pace. In questa Messa, io vorrei ringraziare – e anche voi ringraziate con me – i detenuti del carcere di Opera, per il dono delle ostie confezionate da loro stessi e che saranno utilizzate in questa celebrazione. Li salutiamo con un applauso da qui, tutti insieme...

(Piazza S.Pietro - Domenica 17/01/2016)

 

SANTO E PECCATORE

 Nonostante i peccati ogni uomo è stato scelto per essere santo. È il messaggio di consolazione e di speranza offerto da Papa Francesco. A suggerire la riflessione è stata la vicenda del re Davide, il «santo re Davide», figura centrale nella liturgia di questi giorni. che presenta brani tratti dal libro di Samuele. Dopo aver visto come il Signore avesse rigettato Saul perché aveva il cuore chiuso e avesse pensato a un altro re perché questi non gli aveva ubbidito, nella prima lettura (1 Sam, 16 1-13) si trova il racconto di come venne scelto il re Davide. Samuele dopo aver visitato gli otto figli di Jesse, prese il corno dell’olio e unse il più piccolo dei fratelli. E lo Spirito del Signore irruppe su Davide, e da quel giorno in poi tutta la sua vita «è stata la vita di un uomo unto dal Signore, eletto dal Signore.

Ci si potrebbe chiedere: Allora il Signore lo ha fatto santo?. La risposta è netta: «No, il re Davide è il santo re Davide, questo è vero, ma santo dopo una vita lunga», raggiunse infatti una veneranda età, ma anche una vita costellata da vari peccati. Davide fu «santo e peccatore». Era un uomo che ha saputo unire il Regno, ha saputo portare avanti il popolo d’Israele ma anche un uomo che aveva le sue tentazioni» e commise peccati. Davide, addirittura, è stato anche un assassino che, per coprire la sua lussuria, il peccato di adulterio ha comandato di uccidere. Ma questo è il santo Re Davide? Sì, santo, eletto dal Signore, scelto dal popolo di Dio fu anche peccatore grande, ma peccatore pentito. A me commuove la vita di quest’uomo e mi fa pensare alla nostra. Infatti, tutti noi siamo stati scelti dal Signore nel Battesimo, per essere nel suo popolo, per essere santi; tutti siamo stati consacrati dal Signore, in questo cammino della santità, eppure, leggendo la storia di questo uomo — un percorso che incomincia da un ragazzo e va avanti fino a un uomo anziano — che ha fatto tante cose buone e altre non tanto buone, mi viene di pensare che nel cammino cristiano, nel cammino che il Signore invita a fare, non c’è alcun santo senza passato, e neppure alcun peccatore senza futuro. (Meditazione mattutina - Omelia

S. Messa - Martedì 19/01/2016)

 

SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI

SETTIMANA-EUCARISTICA-23012Al centro della cattedrale luterana di Riga vi è un fonte battesimale che risale al XII secolo, al tempo in cui la Lettonia fu evangelizzata da san Mainardo. Quel fonte è segno eloquente di una origine di fede riconosciuta da tutti i cristiani della Lettonia, cattolici, luterani e ortodossi. Tale origine è il nostro comune Battesimo. Il Concilio Vaticano II afferma che «il Battesimo costituisce il vincolo sacramentale dell’unità che vige tra tutti quelli che per mezzo di esso sono stati rigenerati» (Unitatis redintegratio, 22). La Prima Lettera di Pietro è rivolta alla prima generazione di cristiani per renderli consapevoli del dono ricevuto col Battesimo e delle esigenze che esso comporta. Anche noi, in questa Settimana di Preghiera, siamo invitati a riscoprire tutto questo, e a farlo insieme, andando al di là delle nostre divisioni. Anzitutto, condividere il Battesimo significa che tutti siamo peccatori e abbiamo bisogno di essere salvati, redenti, liberati dal male. È questo l’aspetto negativo, che la Prima Lettera di Pietro chiama «tenebre» quando dice: «[Dio] vi ha chiamati fuori dalle tenebre per condurvi nella sua luce meravigliosa». Questa è l’esperienza della morte, che Cristo ha fatto propria, e che è simbolizzata nel Battesimo dall’essere immersi nell’acqua, e alla quale segue il riemergere, simbolo della risurrezione alla nuova vita in Cristo. Quando noi cristiani diciamo di condividere un solo Battesimo, affermiamo che tutti noi – cattolici, protestanti e ortodossi – condividiamo l’esperienza di essere chiamati dalle tenebre impietose e alienanti all’incontro con il Dio vivente, pieno di misericordia. Tutti infatti, purtroppo, facciamoesperienza dell’egoismo, che genera divisione, chiusura, disprezzo. Ripartire dal Battesimo vuol dire ritrovare la fonte della misericordia, fonte di speranza per tutti, perché nessuno è escluso dalla misericordia di Dio. La condivisione di questa grazia crea un legame indissolubile tra noi cristiani, così che, in virtù del Battesimo, possiamo considerarci tutti realmente fratelli. Siamo realmente popolo santo di Dio, anche se, a causa dei nostri peccati, non siamo ancora un popolo pienamente unito. La misericordia di Dio, che opera nel Battesimo, è più forte delle nostre divisioni. Nella misura in cui accogliamo la grazia della misericordia, noi diventiamo sempre più pienamente popolo di Dio, e diventiamo anche capaci di annunciare a tutti le sue opere meravigliose, proprio a partire da una semplice e fraterna testimonianza di unità. Noi cristiani possiamo annunciare a tutti la forza del Vangelo impegnandoci a condividere le opere di misericordia corporali e spirituali. E questa è una testimonianza concreta di unità fra noi cristiani: protestanti, ortodossi, cattolici.

(Udienza Generale - Mercoledì, 20 gennaio 2016)

 
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