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Scritto da Administrator   

N°48 Sabato 28 Novembre 2015

Maledetti i signori della guerra

ARMAMENTI--28112015Gesù ha detto «Benedetti gli operatori di pace!». Ma questi che operano la guerra, sono maledetti, sono delinquenti. Una guerra si può giustificare – fra virgolette – con tante, tante ragioni. Ma quando tutto il mondo, come è oggi, è in guerra, tutto il mondo!: è una guerra mondiale – a pezzi: qui, là, là, dappertutto … - non c’è giustificazione. E Dio piange. Gesù piange. Gesù piange alla vista di Gerusalemme dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi». Gesù, pianse perché Gerusalemme non aveva compreso la strada della pace e aveva scelto la strada delle inimicizie, dell’odio, della guerra. Oggi Gesù è in cielo, ci guarda. Ma anche oggi Gesù piange, perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell’odio, la strada delle inimicizie. Lo si comprende ancora di più ora che siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi … tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra, a fare le guerre. Il mondo non ha compreso la strada della pace. Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo adesso? Rimangono rovine, migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: tanti!, e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi. Una volta, - Gesù ha detto: “Non si possono servire due padroni: o Dio, o le ricchezze”. E la guerra è proprio la scelta per le ricchezze: “Facciamo armi, così l’economia si bilancia un po’, e andiamo avanti con il nostro interesse”. A questo proposito c’è una parola brutta del Signore: “Maledetti!”. Mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un’altra, un’altra, un’altra, danno la vita. Ci farà bene anche a noi chiedere la grazia del pianto per questo mondo che non riconosce la strada della pace, che vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Alla porta di questo Giubileo della Misericordia, il nostro giubilo, la nostra gioia sia la grazia che il mondo ritrovi la capacità di piangere per i suoi crimini, per quello che fa con le guerre. (Omelia a Santa Marta giovedì 19 novembre 2015)

 

La forza del Regno di Cristo: è l’amore

In un mondo lacerato servono gesti di misericordia.

Il Vangelo di oggi ci fa contemplare Gesù mentre si presenta a Pilato come re di un regno che «non è di questo mondo» (Gv 18,36). Questo non significa che Cristo sia re di un altro mondo, ma che è re in un altro modo, eppure è re in questo mondo. Gesù si è rivelato re quando? Nell’evento della Croce! Chi guarda la Croce di Cristo non può non vedere la sorprendente gratuità dell’amore. Qualcuno di voi può dire: “Ma, Padre, questo è stato un fallimento!”. E’ proprio nel fallimento del peccato - il peccato è un fallimento - nel fallimento delle ambizioni umane, lì c’è il trionfo della Croce, c’è la gratuità dell’amore. Nel fallimento della Croce si vede l’amore, questo amore che è gratuito, che Gesù ci dà. Parlare di potenza e di forza, per il cristiano, significa fare riferimento alla potenza della Croce e alla forza dell’amore di Gesù: un amore che rimane saldo e integro, anche di fronte al rifiuto, e che appare come il compimento di una vita spesa nella totale offerta di sé in favore dell’umanità. Sul Calvario, i passanti e i capi deridono Gesù inchiodato alla croce, e gli lanciano la sfida: «Salva te stesso scendendo dalla croce!» . “Salva te stesso!”. Ma paradossalmente la verità di Gesù è proprio quella che in tono di scherno gli scagliano addosso i suoi avversari: «Non può salvare sé stesso!. Se Gesù fosse sceso dalla croce, avrebbe ceduto alla tentazione del principe di questo mondo; invece Lui non può salvare sé stesso proprio per poter salvare gli altri, proprio perché ha dato la sua vita per noi, per ognuno di noi. Dire: “Gesù ha dato la vita per il mondo” è vero, ma è più bello dire: “Gesù ha dato la sua vita per me”. E oggi in piazza, ognuno di noi, dica nel suo cuore: “Ha dato la sua vita per me”, per poter salvare ognuno di noi dai nostri peccati. E questo chi lo ha capito? Lo ha capito bene uno dei due malfattori che sono crocifissi con Lui, detto il “buon ladrone”, che Lo supplica: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Ma questo era un malfattore, era un corrotto ed era lì condannato a morte proprio per tutte le brutalità che aveva fatto nella sua vita. Ma ha visto nell’atteggiamento di Gesù, nella mitezza di Gesù l’amore. E questa è la forza del regno di Cristo: è l’amore. Per questo la regalità di Gesù non ci opprime, ma ci libera dalle nostre debolezze e miserie, incoraggiandoci a percorrere le strade del bene, della riconciliazione e del perdono. Guardiamo la Croce di Gesù, guardiamo il buon ladrone e diciamo tutti insieme quello che ha detto il buon ladrone: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Tutti insieme: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Chiedere a Gesù, quando noi ci vediamo deboli, peccatori, sconfitti, di guardarci e dire: “Tu sei lì. Non ti dimenticare di me!”. Di fronte alle tante lacerazioni nel mondo e alle troppe ferite nella carne degli uomini, chiediamo alla Vergine Maria di sostenerci nel nostro impegno di imitare Gesù, nostro re, rendendo presente il suo regno con gesti di tenerezza, di comprensione e di misericordia. ( Angelus - Domenica 22/11/2015)

 

L’unico tesoro della Chiesa e’ Cristo

Se cerca sicurezza nella società, la Chiesa non è fedele a Gesù.

MARATANA-28112015L’unico tesoro della Chiesa è Cristo, tanto che rischia di divenire tiepida, mediocre e mondana se ripone invece la sua sicurezza in altre realtà. Il personaggio che più attira l’attenzione, nel Vangelo di oggi, è la vedova. Nella Bibbia, le vedove appaiono tante volte, tante volte. La vedova è la donna sola che non ha il marito che la custodisca; la donna che deve arrangiarsi come può, che vive della carità pubblica. A me piace vedere nelle vedove del Vangelo l’immagine della “vedovanza” della Chiesa che aspetta il ritorno di Gesù. Infatti la Chiesa è sposa di Gesù, ma il suo Signore se ne è andato e il suo unico tesoro è il suo Signore. E la Chiesa, quando è fedele, lascia tutto in attesa del suo Signore. Invece quando la Chiesa non è fedele, o non è tanto fedele o non ha tanta fede nell’amore del suo Signore, cerca di arrangiarsi anche con altre cose, con altre sicurezze, più dal mondo che da Dio. Le vedove del Vangelo ci dicono un bel messaggio di Gesù sulla Chiesa. Il cuore della Chiesa è sempre col suo Sposo, con Gesù. È lassù. Anche la nostra anima, secondo i padri del deserto, assomiglia tanto alla Chiesa. E quando la nostra anima, la nostra vita, è più vicina a Gesù si allontana da tante cose mondane, cose che non servono, che non aiutano e che allontano da Gesù. Così è la nostra Chiesa che cerca il suo Sposo, aspetta il suo Sposo, aspetta quell’incontro, che piange per i suoi figli, lotta per i suoi figli, dà tutto quello che ha perché il suo interesse è soltanto il suo Sposo. La “vedovanza” della Chiesa si riferisce al fatto che la Chiesa sta aspettando Gesù, questa è una realtà: può essere una Chiesa fedele a questa attesa, attendendo con fiducia il ritorno del marito, o una Chiesa non fedele a questa “vedovanza”, ricercando sicurezza in altre realtà... la Chiesa tiepida, la Chiesa mediocre, la Chiesa mondana. E, pensiamo altresì alle nostre anime: le nostre anime cercano sicurezza soltanto nel Signore o cercano altre sicurezze che non piacciano al Signore?. Così, ci farà bene ripetere quell’ultimo versetto della Bibbia: “Vieni Signore Gesù!”.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae- Lunedì, 23 novembre 2015)

 
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