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N°43 Sabato 24 Ottobre 2015

 

EDITORIALE

SINODALITÀ IN PARROCCHIA

Il Sinodo dei Vescovi sulla vocazione e missione della famiglia è terminato. Aspettiamo i risultati nel documento finale dei Vescovi e del Papa. Il Sinodo, frutto del Concilio Vaticano II, è scuola di vita e metodo per tutta la Chiesa e quindi anche per le comunità parrocchiali. Lo ha ricordato Papa Francesco nella commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi: “Il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”. Sinodo vuol dire “camminare insieme”. Chiesa e Sinodo sono sinonimi perché la Chiesa non è altro che “camminare insieme” laici e pastori come gregge di Dio sui sentieri della storia incontro a Cristo Signore. In questa Chiesa nessuno può essere “elevato” al di sopra degli altri. La Chiesa è come una piramide capovolta, il vertice si trova al di sotto della base. Per questo coloro che esercitano l’autorità si chiamano “ministri”, perché secondo il significato originario della parola sono i più piccoli tra tutti, i servi del popolo di Dio, come Gesù che nell’ultima cena si è chinato a lavare i piedi degli Apostoli. Lo stesso successore di Pietro si fa chiamare “servo dei servi di Dio”. Ha detto Papa Francesco: “Il Papa non sta da solo al di sopra della Chiesa; ma dentro di essa come battezzato tra i battezzati e dentro il Collegio episcopale come vescovo tra i vescovi, chiamato al contempo, come successore dell’apostolo Pietro, a guidare la Chiesa di Roma che presiede nell’amore tutte le Chiese”. È un passo in avanti nella “conversione del papato”. Il Concilio ecumenico Vaticano II dice che la totalità dei fedeli, unita ai pastori, avendo l’unzione che viene dallo Spirito Santo, non può sbagliarsi nel credere in cose di fede e di morale. Dunque anche il gregge possiede un proprio “fiuto” per discernere le nuove strade che il Signore dischiude alla Chiesa. Per questo il Papa ha voluto che il popolo di Dio fosse consultato nella preparazione del Sinodo. E che al Sinodo partecipasse una rappresentanza di famiglie. Come sarebbe stato possibile parlare della famiglia senza interpellare le famiglie, ascoltando le loro gioie, le loro speranze, i loro dolori e le loro angosce? Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare è più che sentire. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Quanto dice il Papa deve trovare attuazione anche nelle comunità parrocchiali. Il parroco e i presbiteri devono essere i servi del popolo di Dio. I fedeli vanno consultati perché anche per mezzo di essi si esprime lo Spirito Santo. “Ciò che riguarda tutti, da tutti deve essere trattato”. Per questo la Chiesa raccomanda che nelle parrocchie ci siano organismi di comunione, come l’Assemblea parrocchiale, il Consiglio Pastorale, il Consiglio degli Affari Economici, che sono organismi di partecipazione. Soltanto nella misura in cui questi organismi rimangono connessi col “basso” e partono dalla gente, dai problemi di ogni giorno, può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale; tali strumenti devono essere valorizzati come occasione di ascolto e di condivisione. Lo stile del “camminare insieme”, riscoprendo la dignità della comunità e la funzione di servizio dell’autorità, praticato nella comunità ecclesiale, potrà aiutare anche la società civile a edificare nella giustizia e nella fraternità un mondo più bello e più degno dell’uomo.                             

    D.D.

 

 RAGGI DI SOLE

IL MONACO E LA CIVETTA

GIOVANE-MONACO-E-CIVETTAFrate Indovino racconta che “In una comunità di monaci c’era un giovane allievo desideroso di progredire rapidamente sulla via della santità. Durante la giornata andava con gli altri monaci al lavoro e, nei momenti di pausa, ne approfittava per far visita alla vecchia chiesina del villaggio. Un giorno, mentre si stava avvicinando al luogo sacro per pregare, il giovane monaco notò in una spaccatura della roccia, vicino alla chiesa, una piccola civetta che sembrava incurante della sua presenza. Il giovane, incuriosito, si avvicinò e si accorse che la civetta era cieca. "Come farà a procurarsi da mangiare questa povera bestiola?", pensò, e si allontanò di qualche passo rimanendo in osservazione. Non trascorse molto tempo che un batter d'ali lo mise all'erta; ed ecco avvicinarsi veloce un falco che, con un pezzo di carne in bocca, si posò vicino alla civetta, lacerò il cibo in tanti pezzetti, li diede alla civetta e volò via. Il giovane monaco, superato il primo momento di stupore, cominciò a riflettere: "Dunque il Signore si preoccupa anche di una piccola civetta cieca, e non le fa mancare il necessario per vivere....Ma allora vale la pena lavorare duramente l'intera giornata quando sappiamo che il Signore pensa a tutto e dispensa a tutti con infinita generosità?...Perché stare tanto in affanno per noi stessi?....Se il Signore provvede così ad un piccolo uccello insignificante, quanto più dovrà preoccuparsi di un uomo come me!....Quanto ho potuto osservare è sicuramente un segno dal Cielo". E così, tra una riflessione e l'altra, il giovane decise di abbandonarsi alla generosità di Dio chiedendo l'elemosina alla porta della chiesa. Ma le cose non andarono come egli aveva immaginato: infatti le offerte nessuno le portava, lo stomaco reclamava, il Cielo sembrava indifferente ed egli non riusciva a capirne il perché. Quando i morsi della fame si fecero insostenibili il giovane tornò al monastero, dove fu accolto dal suo maestro, al quale raccontò ogni cosa. Allora il maestro scosse la testa e, sorridendo, gli disse: "Figliolo, quello che hai visto è sicuramente un segno dal Cielo. Ma il Signore, con quanto accaduto, non voleva spronarti a seguire l'esempio della civetta, che tra l'altro non aveva scelta, ma piuttosto quello del falco, che ha aiutato un suo simile colpito da tanta sventura. È il falco che dovevi imitare e non la civetta!”. Raccomanda Gesù nel Vangelo: «Non vi angustiate dicendo: “Che mangeremo? Che berremo?”. Oppure: “Di che ci vestiremo?”…. Ora il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste altre cose vi saranno date in sovrappiù». Non si tratta di stare affacciati al balcone, guardando in alto nell’attesa che la manna ci piova dall’alto. Mettiamo invece al primo posto l’impegno di collaborare all’avvento del Regno di Dio, dandoci da fare nella solidarietà vicendevole. E quello che doneremo agli altri ci sarà provveduto in abbondanza da Colui che nutre gli uccelli del cielo e veste i gigli del campo.   

          Don Paolo Piras

 

Nella vita bisogna fare “centro”!

PORTO-ISTANA-2015Domenica 11 Ottobre per il coro S. Giovanni Paolo II di Moneta, di cui faccio parte, è stata una giornata straordinaria. Infatti, dietro l’ invito di Fra Massimo Terrazzoni, ci siamo recati a Porto Istana, dove egli ha voluto fondare proprio nella nostra diocesi, una comunità monastica Benedettina, come quella a cui apparteneva quando era a Firenze. Dato che questo suo desiderio era anche nel cuore del Vescovo, si è potuto realizzare. Dopo l’allerta meteo dei giorni scorsi, il tempo è stato clemente e un sole quasi estivo ci ha permesso di trascorrere una bellissima giornata. Appena arrivati ci siamo resi conto che quel luogo è veramente un’oasi di pace dove il verde fa da padrone: laddove prima si svolgevano i campi scuola, il posto ha cambiato fisionomia e obiettivo, diventando un centro monastico di vita contemplativa. Dopo aver salutato il nostro concittadino e la sua mamma che si trovava lì già da qualche giorno, abbiamo partecipato, animando con i canti, alla S. Messa nella piccola cappella resa più accogliente dai lavori di strutturazione. Fra Massimo, commentando il Vangelo del giovane ricco, ha spiegato che lasciare le ricchezze non è riferito ai beni o al denaro, ma a tutte quelle cose a cui siamo attaccati, che non siamo disposti a condividere con gli altri, mentre dobbiamo renderci conto che il centro della nostra vita è Gesù stesso. Perciò nella vita frenetica di oggi non dobbiamo perdere di vista l’ essenziale ed affrontare i problemi e le preoccupazioni insieme a qualcun altro. In quel luogo di pace , abbiamo partecipato alla Messa con concentrazione e trasporto, come se ci fossimo trovati in un’altra dimensione, con un rapporto diretto con Dio. Al termine della Messa, abbiamo voluto approfittare della bella giornata , recandoci alla spiaggia vicina, dove tante persone prendevano il sole e facevano il bagno e abbiamo potuto ammirare quello splendido paesaggio ai piedi dell’ isola di Tavolara. Dopo un lauto pranzo offertoci da Fra Massimo e preparato da Eleonora Spanu, la quale si dà molto da fare per aiutare questa comunità nascente e che ha contribuito a rendere quel posto più accogliente con i suoi lavori artistici, modellando il legno, creando delle vere opere d’arte come i Crocifissi e la base del Tabernacolo in radica di noce, davvero originale, siamo stati partecipi di un incontro dove Fra Massimo ha dato la sua testimonianza della vita consacrata alla preghiera contemplativa, dove non si prega per sé stessi ma per il mondo intero, per tutte le persone afflitte da vari problemi e situazioni difficili. Egli ci ha fatto ben capire che non dobbiamo perdere di vista ciò che più conta. Colui che ha il primato di tutte le cose e seguendo e amando Lui, nella vita possiamo fare “centro”! Una giornata che non dimenticheremo facilmente quella di Domenica, vissuta intensamente tutti insieme in armonia in quell’oasi di pace e serenità.

         Maria Vitiello

 

 

DALL’ISOLA

 

■ “Giornata di studio centrata sull’operato della Marina Militare e delle associazioni di Volontariato nel salvataggio ed accoglienza dei profughi e dei rifugiati,

La Maddalena, 16 ottobre 2015”

CONVEGNO-MIGRANTI-MMVenerdì 16 ottobre con inizio alle ore 10.00, presso l’aula magna “Primo Longobardo” della Scuola Sottufficiali della Marina Militare Domenico BASTIANINI di La Maddalena, a qualche giorno dalla consegna alla Marina Militare del premio “Camillo Cavour 2015” si è svolta una giornata di studio sul tema “Operazione Mare Nostrum/Triton, l’operato della Marina Militare e del volontariato nel salvataggio ed accoglienza dei profughi e dei rifugiati”. L’importante riconoscimento è stato attribuito alla Marina dall’Associazione Amici della Fondazione Camillo Benso di Cavour con questa motivazione: “la Marina Militare Italiana ha dimostrato a tutta l’Europa il profondo senso del dovere, la perfetta preparazione professionale e l’infinita umanità degli equipaggi delle navi militari che hanno salvato nel Mediterraneo migliaia di uomini, donne e bambini” e viene a caratterizzarsi quale significativo prologo della giornata di studio che a sua volta è stata inserita nell’ambito del ciclo di conferenze organizzate a favore del personale militare corsista e del quadro permanente. La partecipazione all’evento è stata aperta anche alla partecipazione degli Enti/Comandi del Presidio, delle Istituzioni e dell’ Istituto d’Istruzione Superiore locale. Al termine dei saluti istituzionali da parte del Comandante della Scuola, capitano di vascello Claudio CONFALONIERI e del Sindaco di La Maddalena avvocato Luca Carlo MONTELLA è stato introdotto il tema della giornata ovvero l’esodo dei popoli africani da luoghi di guerre e povertà verso mete europee più ambite dove trovare la salvezza, un lavoro, condizioni di benessere migliori. La giornata dopo la proiezione di una sintesi del toccante filmato realizzato da H24 per Rai Fiction e il Corriere della Sera, in collaborazione con la Marina Militare “La scelta di Catia 80 miglia a sud di Lampedusa”, incentrata sull’operato della Marina Militare nel Canale di Sicilia nell'ambito della missione Mare Nostrum, è proseguita con un inquadramento storico culturale a cura della prof.ssa Giovanna Sotgiu che ha voluto evidenziare la relazione esistente tra i migranti e l’isola di La Maddalena. Successivamente, il prof. Paolo Impagliazzo della Comunità di S. Egidio, con toni e da prospettive differenti, ha sottolineato l’importanza dell’operato della Marina Militare e delle associazioni di volontariato nel salvataggio ed accoglienza dei profughi e dei rifugiati, fornendo interessanti dati sui fenomeni migratori, le loro origini e sfatando alcuni luoghi comuni sul tema. A seguire è stata offerta la testimonianza del sig. Alou Badara Sanogo, rifugiato del Mali che ha rievocato alcuni momenti vissuti nei terribili anni di permanenza nella terra d’origine, spiegato le motivazioni della sua migrazione e il difficile percorso intrapreso per arrivare a coronare il suo sogno ovvero poter stare meglio “lontano dalle guerre” e studiare. In conclusione, l’intervento del sig. Dino Impagliazzo maddalenino d’origine ma romano d’adozione, fondatore della onlus RomaamoR, che offre assistenza a più di 250 persone povere e senza tetto nella città di Roma. Il Comandante della Scuola, capitano di vascello Claudio Confalonieri, ha, in conclusione, espresso la sua soddisfazione per il lavoro svolto, per la partecipazione numerosa e per il coinvolgimento della comunità verso le tematiche affrontate.

T.V. Salvatore Lauricella

L’incontro è stato reso possibile grazie alla collaborazione cordiale tra le Scuole Sottufficiali della Marina Militare, la Parrocchia di S. Maria Maddalena e la Comunità di S. Egidio. Ringraziamo tutti per la collaborazione e la partecipazione. Un particolare grazie ai docenti e agli studenti dell’Istituto Garibaldi – Millelire.

     d. Antonello

 

A proposito del Convegno del 16 ottobre sui migranti.

CONVEGNO-MIGRANTI-MM-2015Quando all’inizio di ottobre nell’Istituto “Garibaldi” dove lavoro passa la circolare che chiede l’adesione dei docenti ad accompagnare gli studenti al convegno sui migranti “Operazione Mare Nostrum-Triton, sono indecisa, non so se portare le mie classi e rischiare di andare ad un convegno con un taglio magari troppo specialistico o non adatto alla loro età e rischiare di ritrovarmi a dover gestire studenti annoiati o distratti o chiacchieroni e magari anche ripresi dal conferenziere di turno oppure rimanere nella mia aula tranquillizzante a portare avanti il programma ministeriale, certo, come docente di lingue sono tentata di accettare ma rimando la decisione. Mi confronto con alcuni colleghi ma loro preferiscono svolgere lezione regolare e solo l’indomani decido di accompagnare i ragazzi perché voglio che i miei alunni ascoltino le testimonianze autorevoli e di prima mano dei rappresentanti della Marina Militare impegnati nel contrasto al traffico dei migranti, di un’insegnante ex collega che parlerà dei diversi flussi migratori verso il nostro arcipelago, un’associazione di volontariato, la Comunità Sant’Egidio, impegnata nel sociale e un rifugiato del Mali. All’inizio del convegno una parte degli studenti reagisce come purtroppo avevo temuto: la necessità di andare al bagno diventa impellente per molti di loro, si armano del loro dio-telefono che mettono via solo se ripresi, e le chiacchiere e le risatine si diffondono in alcuni gruppetti, così che quasi rimpiango di averli portati. Ma per fortuna le luci si spengono e viene mandato un breve video che cambia tutto. Il video, girato in presa diretta e senza retorica, sulla nave Libra mostra l’impegno e le emozioni dei militari, anzi degli uomini e delle donne della Marina Militare, che per molti mesi sono stati impegnati nell’operazione “Mare Nostrum” e che hanno salvato migliaia di migranti che attraversavano il mare Mediterraneo per raggiungere l’Italia. Ma nel filmato si vedono soprattutto i volti e la disperazione di tanti uomini, donne, bambini e ragazzi che in quei momenti concitati non stanno cercando un futuro migliore in un altro paese ma stanno solo cercando di sopravvivere. Improvvisamente non vedo più gli schermi illuminati dei cellulari, il brusio termina, nessuno si muove più e sembra che sia scoppiata un’epidemia di raffreddore perchè diversi ragazzi tirano su col naso. Quei ragazzi ripresi nel video che cercano di reggersi a galla probabilmente sono loro coetanei! e quei bambini tenuti disperatamente dai genitori si rassomigliano terribilmente ai loro fratellini e alle loro sorelline! FINALMENTE! Finalmente stanno guardando e finalmente ascoltano. Sono contenta di aver portato i miei ragazzi al convegno, un convegno tagliato su misura per la loro età e che sono sicura abbia lasciato un segno in molti di loro: finalmente hanno visto anche da un’altra prospettiva i migranti che arrivano nell’opulenta Europa e quello che prima era solo il “problema migranti” può diventare una delle possibili opzioni: “Dovere o solidarietà, pericolo o opportunità”. Spero che questa occasione li aiuti a decidere quale sia la loro scelta tra le precedenti opzioni ma soprattutto spero che imparino a formarsi un loro parere, guidati certo, ma liberi da condizionamenti mediatici.                         

   Maria Stella Oggianu

 

Memoria liturgica di S. Giovanni Paolo II°

Esattamente un anno fa , Mercoledì 22 Ottobre 2014, si è celebrata la prima festa liturgica di San Giovanni Paolo II dopo la canonizzazione avvenuta a Roma il 27 Aprile e nella Chiesa di Moneta la festa è stata doppia per il prezioso dono ricevuto: le reliquie del nostro Santo. Da allora le veneriamo ogni 22 del mese, con una veglia di preghiera , non solo per ben custodirle, ma per testimoniare e portare a tutti il messaggio che Lui ci ha lasciato di vivere con Dio. E così anche Giovedì 22 Ottobre 2015 è stata celebrata la sua memoria liturgica con la S. Messa e con la veglia di preghiera, che, ricorrendo il mese missionario, è stata intitolata a Lui come “ Pellegrino del Vangelo”. Infatti Egli si riteneva primo responsabile  dell’ azione Missionaria della Chiesa Cattolica e nel suo lungo apostolato ha compiuto ben centoquattro viaggi apostolici nei cinque Continenti, fino all’ultimo delle sue forze, abbracciando tutte le culture e rendendo  la Chiesa più universale. “I Santi, ha detto Don Andrea nell’omelia, che il Signore ci ha messo davanti  lungo il cammino della storia della Chiesa, sono per noi una luce  che ci attira, come può attirare una piccola luce o fiammella  che si accende nel buio e così lo è stato per tutti noi Giovanni Paolo.  Si potrebbe parlare tanto di Lui e riprendere diversi momenti dei suoi discorsi, con tantissime frasi che sono rimaste nel nostro linguaggio comune, ma quella più significativa è quella con la quale ha iniziato il suo Pontificato, proprio in occasione dell’ inaugurazione  di quel lontano 22 Ottobre 1978: Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! E lui stesso ne è stato testimone con la sua vita, che non è stata per niente facile, tra l’ attentato e le sue tante malattie. Ancora oggi continua a dirci: aprite le porte a Cristo! fate entrare Cristo nella nostra vita con la sua Parola. Il dono della presenza di San Giovanni Paolo con le reliquie nella nostra chiesa, ci richiama ad essere anche noi missionari, anche senza andare lontano , basta portare il messaggio e la Parola di Dio in famiglia, ai vicini , amici e conoscenti. Così , quando ci mettiamo a pregare davanti alle sue reliquie, predisponendoci ad aprire il nostro cuore e così le porte a Cristo, Egli intercederà per noi. “ Tante le persone che hanno partecipato a questo speciale evento, provenienti anche dalle altre parrocchie, sia alla Messa che alla veglia di preghiera che è stata animata dal coro, che , con orgoglio porta il suo nome: Giovanni Paolo, e che , con i canti di adorazione , ha aiutato i fedeli a pregare e celebrare al meglio la memoria liturgica di questo grande Santo del nostro tempo che tutti portiamo nei nostri cuori! La veglia è stata preparata e guidata dal gruppo missionario della nostra parrocchia a cui si è unito il gruppo di Santa Maria Maddalena.                        

   Maria Vitiello

 

Verso l’Anno della Misericordia

Il vescovo Mons. Sanguinetti ha proposto a tutta la diocesi alcuni orientamenti per il Giubileo straordinario della Misericordia che saranno considerati nella prossima riunione del nostro Consiglio Pastorale Parrocchiale di Santa Maria Maddalena. Il tema dell’anno è: “Un cuore grande”; è il cuore misericordioso di Dio che fa grande anche il cuore dell’uomo. La parola chiave è: “Uscire”, incontrare gli uomini e le donne con lo stesso volto misericordioso di Dio Padre, a iniziare dai piccoli, dai poveri, dai “lontani”. Questo tema sarà da sviluppare nella predicazione ordinaria e nella catechesi. Valorizzare i sacramenti attraverso i quali passano la grazia e la misericordia di Dio: la Messa, la Riconciliazione (confessore straordinario), ma anche promuovere la Liturgia delle Ore, liturgie penitenziali, l’adorazione eucaristica, Via crucis, Rosario, pellegrinaggi, dentro un percorso di conversione permanente all’amore e al perdono. Si può pensare ad una pubblica confessione della comunità. Impegnarsi maggiormente nella pastorale della famiglia (sostenere le famiglie sane e aiutare quelle in difficoltà, coppie separate e divorziate, conviventi). Curare la pastorale della gioventù (partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù a Cracovia). Promuovere la formazione dei formatori. Per le nostre parrocchie si pensa ad una missione cittadina nel prossimo ottobre. Le celebrazioni non bastano, vanno completate da gesti significativi di carità (ad esempio aiuto ai poveri, ai disoccupati, accoglienza ai profughi, remissione possibile del debito); da momenti di educazione all’impegno sociale, in favore della vita, della famiglia, del lavoro. A livello diocesano ci saranno alcuni momenti importanti come l’apertura e chiusura delle tre porte sante (Tempio cattedrale, Castelsardo con-cattedrale, Olbia S. Simplicio), qualche veglia di preghiera, un possibile pellegrinaggio diocesano a Roma.

                 D.D

 

Spiritualità ecologica

Nella catechesi del mercoledì sull’enciclica Laudato si’ don Domenico si è soffermato sulla spiritualità ecologica. Tutto l’universo porta l’impronta di Dio. C’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero. Il Papa cita un maestro spirituale del misticismo islamico, del soufismo, il quale dice: “C’è un segreto sottile in ognuno dei movimenti e dei suoni di questo mondo. Gli iniziati arrivano a captare quello che dicono il vento che soffia, gli alberi che si flettono, l’acqua che scorre, le mosche che ronzano, le porte che cigolano, il canto degli uccelli, il suono delle corde o dei flauti, il sospiro dei malati, il gemito degli afflitti.” Ma cita anche un mistico cristiano San Giovanni della Croce. Egli insegnava che quanto c’è di buono nelle cose “si trova eminentemente in Dio in maniera infinita”. Nel suo Cantico Spirituale parlando di Dio come del suo amore più grande scrive: “Le montagne hanno delle cime, sono alte, imponenti, belle, graziose, fiorite e odorose. Come quelle montagne è l’Amato per me. Le valli solitarie sono quiete, amene, fresche, ombrose, ricche di dolci acque. Per la varietà dei loro alberi e per il soave canto degli uccelli ricreano e dilettano grandemente il senso e nella loro solitudine e nel loro silenzio offrono refrigerio e riposo: queste valli è il mio Amato per me” . I sacramenti sono un modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in mediazione di vita soprannaturale, come ad esempio il pane, l’acqua, l’olio, il fuoco e i colori che si usano nei vari sacramenti. Nell’Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. L’Eucaristia unisce il cielo e la terra. Nel Pane eucaristico la creazione è protesa verso la divinizzazione, verso le sante nozze, verso l’unificazione col Creatore stesso. La domenica si offre come giorno di risanamento delle relazioni dell’essere umano con Dio, con se stesso, con gli altri e con il mondo. È il primo giorno della nuova creazione. Annuncia il riposo eterno dell’uomo in Dio. L’azione umana è preservata non solo da un vuoto attivismo ma anche dalla sfrenata voracità e dall’isolamento che insegue solo il beneficio personale. La domenica diffonde la sua luce su l’intera settimana e ci incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri.    

                 D.D.

 

Auguri al neo battezzato Leonardo Tomaso Giuseppe

Condoglianze ai familiari di Mauro De Giovanni che è tornato alla casa del Padre.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 25 ottobre

* Si ritorna all’orario solare. La Messa della sera sarà tutti i giorni in parrocchia alle ore 18.00; sabato alla Cappella dell’ospedale alle ore 17.00; domenica alla Sacra Famiglia alle ore 17.00.

* Gita pellegrinaggio ad Aritzo.

* A San Teodoro: “Famiglie in festa” incontro diocesano delle famiglie.

* La festa dei santi Gavino, Proto e Gianuario, martiri, patroni dell’arcidiocesi di Sassari e della Provincia ecclesiastica, si omette.

 

2) Martedì 27 ottobre

* Ore 18,30 all’Istituto S. Vincenzo S.Messa della Madonna della Medaglia Miracolosa. Non ci sarà in parrocchia la Messa delle ore 18.00

* Consiglio Pastorale parrocchiale in biblioteca alle ore 21.15, sul programma annuale del Giubileo della Misericordia (vedi Bollettino).

 

3) Mercoledì 28 ottobre

Festa dei santi Simone e Giuda, Apostoli.

 

4) Venerdì 30 ottobre

Ore 21.15: Veglia interparrocchiale di preghiera a conclusione del mese missionario.

 

5) Sabato 31 ottobre

Ore 16.00: recita del Rosario presso la statua della Madonna del Sorriso (sede del Parco) a conclusione del mese del Rosario.

 

6) Domenica 1 novembre

Solennità di Tutti i Santi.

Giornata della santificazione universale.

 

7) Lunedì 2 novembre

Commemorazione di tutti i fedeli defunti.

Le Messe saranno come nei giorni festivi eccetto quella delle 11.00 che sarà celebrata in cimitero.

In parrocchia alle ore 18.00 la S. Messa sarà per tutti i defunti morti nell’ anno e saranno ricordati singolarmente.

In quel giorno i sacerdoti possono celebrare tre Messe in suffragio dei defunti. Anche i fedeli possono partecipare a più Messe pregando per i defunti.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N. S. G. C. – Moneta

 

Domenica 25 ottobre entra l’ora solare e cambiano gli orari delle S. Messe

Domenica ore 8.30 e 10.30

Stagnali ore 17.00

Feriali: lunedì ore 8.00

Martedì – venerdì ore 17.30

Sabato  e prefestivi ore 17.30

2. Giovedì 29 ottobre

Ore 18.30 – incontro del Consiglio Pastorale

3. Venerdì 30 ottobre

Ore 21.15: veglia interparrocchiale di preghiera a conclusione del mese missionario nella chiesa di S. Maria Maddalena.

4. Domenica 1 novembre

Solennità di Tutti Santi, le Sante Messe come ogni domenica.

5. Lunedì 2 novembre

Commemorazione di tutti fedeli defunti.

Ore 11.00 – Santa Mesa al cimitero.

Ore 17.30 – Santa Messa.

 

Avvisi

Parrocchia Madonna della Medaglia Miracolosa

Orario S. Messe Festive

Sabato Messa nella Comunità ore 18,30

Domenica ore 8,30

S. Messa presso la cappella delle Scuole.

Non ci sarà più la Messa delle ore 11,30

Martedì 27

S.Messa all’Istituto San Vincenzo ore 18,00 non ci sarà Messa nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

Domenica 1° novembre

Solennità di tutti i Santi S. Messa ore 18,00

Lunedì 2 novembre

Solennità, fedeli defunti

Ore 10,45 deposizione corona ai caduti della Marina Militare e S. Messa alle ore 11,00 in Cimitero.

 

 

 

Il Bollettino è consultabile anche sul sito:

 

http://www.lamaddalenadontbeafraid.it

 

e sulla pagina facebook:

 

http://www.facebook.co/Parrocchiasantamariamaddalena.it

 

 

 

MAGISTERO

 

CHI SERVE GLI ALTRI, ESERCITA LA VERA AUTORITA’ NELLA CHIESA

 

Il profeta Isaia delinea la figura del Servo di Jahwé (53,10-11) e la sua missione di salvezza. Si tratta di un personaggio che non vanta genealogie illustri, è disprezzato, evitato da tutti, esperto nel soffrire. Uno a cui non attribuiscono imprese grandiose, né celebri discorsi, ma che porta a compimento il piano di Dio attraverso una presenza umile e silenziosa e attraverso il proprio patire. La sua missione, infatti, si realizza mediante la sofferenza, che gli permette di comprendere i sofferenti, di portare il fardello delle colpe altrui e di espiarle. L’emarginazione e la sofferenza del Servo del Signore, protratte fino alla morte, si rivelano feconde, al punto tale da riscattare e salvare le moltitudini. Gesù è il Servo del Signore: la sua vita e la sua morte, interamente nella forma del servizio, sono state causa della nostra salvezza e della riconciliazione dell’umanità con Dio. Il kerigma, cuore del Vangelo, attesta che nella sua morte e risurrezione si sono adempiute le profezie del Servo del Signore. Il racconto di san Marco descrive la scena di Gesù alle prese con i discepoli Giacomo e Giovanni, i quali – supportati dalla madre – volevano sedere alla sua destra e alla sua sinistra nel regno di Dio (cfr Mc 10,37), rivendicando posti d’onore, secondo una loro visione gerarchica del regno stesso. La prospettiva in cui si muovono risulta ancora inquinata da sogni di realizzazione terrena. Gesù allora dà un primo “scossone” a quelle convinzioni dei discepoli chiamando il suo cammino su questa terra: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete … ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra, non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato. Con l’immagine del calice, Egli assicura ai due la possibilità di essere associati fino in fondo al suo destino di sofferenza, senza tuttavia garantire i posti d’onore ambiti. La sua risposta è un invito a seguirlo sulla via dell’amore e del servizio, respingendo la tentazione mondana di voler primeggiare e comandare sugli altri. Di fronte a gente che briga per ottenere il potere e il successo, per farsi vedere, di fronte a gente che vuole siano riconosciuti i propri meriti, i propri lavori, i discepoli sono chiamati a fare il contrario. Pertanto li ammonisce: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore». Con queste parole indica il servizio quale stile dell’autorità nella comunità cristiana. Chi serve gli altri ed è realmente senza prestigio esercita la vera autorità nella Chiesa. Gesù ci invita a cambiare mentalità e a passare dalla bramosia del potere alla gioia di scomparire e servire; a sradicare l’istinto del dominio sugli altri ed esercitare la virtù dell’umiltà.

(Omelia S.Messa - Domenica 18/10/2015) 

 

 

L’ATTACCAMENTO ALLE RICCHEZZE E’ UN’IDOLATRIA

 

«La cupidigia è un’idolatria» da combattere con la capacità di condividere, di donare e di donarsi agli altri. Il brano evangelico di Luca (12, 13-21) narra dell’uomo ricco preoccupato di accumulare i proventi dei suoi raccolti, e qui Gesù insiste contro l’attaccamento alle ricchezze e non contro le ricchezze in se stesse: Dio, infatti, è ricco — egli stesso si presenta come ricco in misericordia, ricco in tanti doni — ma quello che Gesù condanna è proprio l’attaccamento alle ricchezze. Del resto, lo dice chiaramente quanto sia molto difficile che un ricco, cioè, un uomo attaccato alle ricchezze entri nel regno dei cieli. Un concetto ribadito in maniera ancora più forte: Voi non potete servire due padroni. In questo caso Gesù, non mette in contrapposizione Dio e il diavolo ma Dio e le ricchezze, perché l’opposto di servire Dio è servire le ricchezze, lavorare per le ricchezze, per averne di più, per essere sicuro. La cupidigia è anche alla radice delle guerre: sì, c’è un ideale, ma dietro ci sono i soldi: i soldi dei trafficanti di armi, i soldi di quelli che approfittano della guerra. E Gesù è chiaro: Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia: è pericoloso. La cupidigia, infatti, ci dà questa sicurezza che non è vera e ti porta sì a pregare — tu puoi pregare, andare in Chiesa — ma anche ad avere il cuore attaccato, e alla fine finisce male. Qual è il segno che io non sono in questo peccato di idolatria, di essere attaccato o attaccata alle ricchezze?. La risposta è semplice, e si trova anche nel Vangelo: dai primi giorni della Chiesa c’è un segno: fate l’elemosina. Però non basta. Infatti se io do a quelli che hanno bisogno è un buon segno, ma devo anche chiedermi: Quanto do? Quello che mi avanza?. In tal caso non è un buon segno. Devo, cioè, rendermi conto se donando mi privo di qualcosa che forse è necessario per me. In quel caso il mio gesto significa che è più grande l’amore verso Dio che l’attaccamento alle ricchezze.

Quindi, prima domanda: “Do?”; seconda: Quanto do?; terza: Come do?, faccio cioè come Gesù donando con la carezza dell’amore o come chi paga una tassa? Ed entrando ancora più nel dettaglio : Quando tu aiuti una persona, la guardi negli occhi? Le tocchi la mano?. Non bisogna dimenticare che chi abbiamo di fronte è la carne di Cristo, è tuo fratello, tua sorella. E tu in quel momento sei come il Padre che non lascia mancare il cibo agli uccellini del cielo.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì, 19 ottobre 2015)

 

LA FAMIGLIA - FEDELTÀ DELL’AMORE

 

AVARIZIA-24102015L’identità famigliare è fondata sulla promessa -: si può dire che la famiglia vive della promessa d’amore e di fedeltà che l’uomo e la donna si fanno l’un l’altra. Essa comporta l’impegno di accogliere ed educare i figli; ma si attua anche nel prendersi cura dei genitori anziani, nel proteggere e accudire i membri più deboli della famiglia, nell’aiutarsi a vicenda per realizzare le proprie qualità ed accettare i propri limiti. E la promessa coniugale si allarga a condividere le gioie e le sofferenze di tutti i padri, le madri, i bambini, con generosa apertura nei confronti dell’umana convivenza e del bene comune. Una famiglia che si chiude in sé stessa è come una contraddizione, una mortificazione della promessa che l’ha fatta nascere e la fa vivere. Non dimenticare mai: l’identità della famiglia è sempre una promessa che si allarga, e si allarga a tutta la famiglia e anche a tutta l’umanità. Ai nostri giorni, l’onore della fedeltà alla promessa della vita famigliare appare molto indebolito. Da una parte, perché un malinteso diritto di cercare la propria soddisfazione, a tutti i costi e in qualsiasi rapporto, viene esaltato come un principio non negoziabile di libertà. D’altra parte, perché si affidano esclusivamente alla costrizione della legge i vincoli della vita di relazione e dell’impegno per il bene comune. Ma, in realtà, nessuno vuole essere amato solo per i propri beni o per obbligo. L’amore, come anche l’amicizia, devono la loro forza e la loro bellezza proprio a questo fatto: che generano un legame senza togliere la libertà. L’amore è libero, la promessa della famiglia è libera, e questa è la bellezza. Senza libertà non c’è amicizia, senza libertà non c’è amore, senza libertà non c’è matrimonio.

Dunque, libertà e fedeltà non si oppongono l’una all’altra, anzi, si sostengono a vicenda, sia nei rapporti interpersonali, sia in quelli sociali. Infatti, pensiamo ai danni che producono, nella civiltà della comunicazione globale, l’inflazione di promesse non mantenute, in vari campi, e l’indulgenza per l’infedeltà alla parola data e agli impegni presi! La fedeltà alle promesse è un vero capolavoro di umanità! Se guardiamo alla sua audace bellezza, siamo intimoriti, ma se disprezziamo la sua coraggiosa tenacia, siamo perduti. Nessun rapporto d’amore – nessuna amicizia, nessuna forma del voler bene, nessuna felicità del bene comune – giunge all’altezza del nostro desiderio e della nostra speranza, se non arriva ad abitare questo miracolo dell’anima. L’onore alla parola data, la fedeltà alla promessa, non si possono comprare e vendere. Non si possono costringere con la forza, ma neppure custodire senza sacrificio. Nessun’altra scuola può insegnare la verità dell’amore, se la famiglia non lo fa. Nessuna legge può imporre la bellezza e l’eredità di questo tesoro della dignità umana, se il legame personale fra amore e generazione non la scrive nella nostra carne. Se san Paolo può affermare che nel legame famigliare è misteriosamente rivelata una verità decisiva anche per il legame del Signore e della Chiesa, vuol dire che la Chiesa stessa trova qui una benedizione da custodire e dalla quale sempre imparare, prima ancora di insegnarla e disciplinarla. La nostra fedeltà alla promessa è pur sempre affidata alla grazia e alla misericordia di Dio. L’amore per la famiglia umana, nella buona e nella cattiva sorte, è un punto d’onore per la Chiesa! Dio ci conceda di essere all’altezza di questa promessa. E preghiamo anche per i Padri del Sinodo: il Signore benedica il loro lavoro, svolto con fedeltà creativa, nella fiducia che Lui per primo, il Signore - Lui per primo! -, è fedele alle sue promesse.

             (Udienza Generale - Mercoledì 21/X/2015)

 

 
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