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Scritto da Administrator   

N°38 Sabato 19 settembre 2015

All’Udienza Generale

LA FAMIGLIA RENDE DOMESTICO IL MONDO

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Questa è la nostra riflessione conclusiva sul tema del matrimonio e della famiglia. Siamo alla vigilia di eventi belli e impegnativi, che sono direttamente legati a questo grande tema: l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia e il Sinodo dei Vescovi qui a Roma. Entrambi hanno un respiro mondiale, che corrisponde alla dimensione universale del cristianesimo, ma anche alla portata universale di questa comunità umana fondamentale e insostituibile che è appunto la famiglia.

La fede attinge dalla sapienza della creazione di Dio: che ha affidato alla famiglia non la cura di un’intimità fine a sé stessa, bensì l’emozionante progetto di rendere “domestico” il mondo. Proprio la famiglia è all’inizio, alla base di questa cultura mondiale che ci salva; ci salva da tanti, tanti attacchi, tante distruzioni, da tante colonizzazioni, come quella del denaro o delle ideologie che minacciano tanto il mondo. La famiglia è la base per difendersi!

Il mondo creato è affidato all’uomo e alla donna: quello che accade tra loro dà l’impronta a tutto. Il loro rifiuto della benedizione di Dio approda fatalmente ad un delirio di onnipotenza che rovina ogni cosa. E’ ciò che chiamiamo “peccato originale”. E tutti veniamo al mondo nell’eredità di questa malattia.

 

LA DONNA, NON TENTATRICE

MA PORTATRICE DI SPECIALE BENEDIZIONE

LA-DONNA-PAPA-RANCESCONonostante ciò, non siamo maledetti, né abbandonati a noi stessi. L’antico racconto del primo amore di Dio per l’uomo e la donna, aveva già pagine scritte col fuoco, a questo riguardo! «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe» (Gn 3,15a). Sono le parole che Dio rivolge al serpente ingannatore, incantatore. Mediante queste parole Dio segna la donna con una barriera protettiva contro il male, alla quale essa può ricorrere – se vuole – per ogni generazione. Vuol dire che la donna porta una segreta e speciale benedizione, per la difesa della sua creatura dal Maligno! Come la Donna dell’Apocalisse, che corre a nascondere il figlio dal Drago. E Dio la protegge (cfr Ap 12,6).

Pensate quale profondità si apre qui! Esistono molti luoghi comuni, a volte persino offensivi, sulla donna tentatrice che ispira al male. Invece c’è spazio per una teologia della donna che sia all’altezza di questa benedizione di Dio per lei e per la generazione!

La misericordiosa protezione di Dio nei confrontidell’uomo e della donna, in ogni caso, non viene mai meno per entrambi. Non dimentichiamo questo! Il linguaggio simbolico della Bibbia ci dice che prima di allontanarli dal giardino dell’Eden, Dio fece all’uomo e alla donna tuniche di pelle e li vestì (cfr Gn 3, 21). Questo gesto di tenerezza significa che anche nelle dolorose conseguenze del nostro peccato, Dio non vuole che rimaniamo nudi e abbandonati al nostro destino di peccatori. Questa tenerezza divina, questa cura per noi, la vediamo incarnata in Gesù di Nazaret, figlio di Dio «nato da donna» (Gal 4,4). E sempre san Paolo dice ancora: «mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Rm 5,8). Cristo, nato da donna, da una donna. È la carezza di Dio sulle nostre piaghe, sui nostri sbagli, sui nostri peccati. Ma Dio ci ama come siamo e vuole portarci avanti con questo progetto, e la donna è quella più forte che porta avanti questo progetto.

Camminiamo insieme sotto questa benedizione e sotto questo scopo di Dio di farci tutti fratelli nella vita in un mondo che va avanti e che nasce proprio dalla famiglia, dall’unione dell’uomo e la donna.

Dio vi benedica, famiglie di ogni angolo della terra! Dio vi benedica tutti!

 

PREGHIERA PER IL PROSSIMO VIAGGIO

Al termine, il Papa ha ricordato la partenza, sabato prossimo, per il viaggio a Cuba e negli Stati Uniti chiedendo ai fedeli di accompagnarlo nella preghiera «Invocando la luce e la forza dello Spirito Santo e l’intercessione di Maria Santissima, patrona di Cuba quale Virgen de la Caridad del Cobre, e degli Stati Uniti d’America quale Immacolata Concezione».

(Mercoledì, 16 settembre 2015)

 

MATERNITÀ CONTAGIOSA

Nella memoria liturgica della Vergine Addolorata, Papa Francesco ha voluto riflettere sulla maternità di Maria e della Chiesa, che senza tale caratteristica si riduce a un’associazione rigida. È la seconda volta che Maria si sente dire “donna” da suo Figlio. La prima, infatti, era stata a Cana quando Gesù dice alla madre: «Non è giunta la mia ora»; la seconda è questa, sotto la croce, quando le consegna un figlio.Da notare è che in quella prima volta lei sentì la parola di Gesù ma poi prese in mano la situazione dicendo ai servitori: «Fate quello che Lui vi dirà». Invece, in questa circostanza è Gesù a prendere in mano la situazione: «Donna, tuo figlio». E in quel momento, Maria diventa madre un’altra volta. La sua maternità, cioè, si allarga nella figura di quel nuovo figlio, si allarga a tutta la Chiesa e a tutta l’umanità. E noi, oggi, non possiamo pensare Maria senza pensarla madre. E in questo tempo in cui, si avverte un senso di orfanità, questa parola ha un’importanza grande. Gesù, cioè, ci dice: Non vi lascio orfani, vi do una madre. Un’eredità che è anche il nostro orgoglio: abbiamo una madre, che è con noi, ci protegge, ci accompagna, ci aiuta, anche nei tempi difficili, nei momenti brutti. Questa maternità di Maria possiamo dire che va oltre ed è contagiosa. Infatti, possiamo renderci conto che oltre la maternità di Maria c’è anche una seconda maternità, quella della Chiesa, la «nostra “santa madre Chiesa”, che ci genera nel battesimo, ci fa crescere nella sua comunità e ha quegli atteggiamenti propri della maternità: la mitezza, la bontà: la madre Maria e la madre Chiesa sanno carezzare i loro figli, danno tenerezza. È una caratteristica fondamentale: pensare infatti la Chiesa senza questa maternità, è come pensare a un’associazione rigida, un’associazione senza calore umano, orfana. La Chiesa, invece, è madre e ci riceve come madre: Maria madre, la Chiesa madre. Ognuna di queste maternità proviene proprio dalle parole di Gesù a sua madre che era sotto la croce. E, dove c’è maternità c’è vita, c’è gioia, c’è pace, si cresce in pace, al contrario quando questa manca, rimane soltanto la rigidità, quella disciplina, e, non si sa sorridere. Da qui l’invito a pensare, che una delle cose più belle e umane è sorridere a un bambino e farlo sorridere.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 15 settembre 2015

 

L’APPELLO DEI VESCOVI EUROPEI: NON CHIUDETE LE PORTE A CHI FUGGE

NON-CHIUDETE-IMMIGRATI«La disperazione non ha confini», scrivono i presidenti delle Conferenze episcopali d’Europa riuniti in Terra Santa, «la situazione richiede dai singoli Stati molta attenzione al fine di rispondere tempestivamente alle necessità di aiuto immediato e di accoglienza di persone disperate a causa di guerra, persecuzione, miseria». Non un’accoglienza disordinata, però, quanto piuttosto «una integrazione rispettosa e collaborativa per chi ha veramente bisogno». Nei confronti dell’Onu, poi, viene espresso l’auspicio che le Nazioni Unite «prendano in decisa considerazione la situazione e giungano a efficaci soluzioni non solo rispetto alla prima accoglienza ma anche ai Paesi di provenienza dei migranti, adottando misure adeguate per fermare la violenza e costruire la pace e lo sviluppo di tutti i popoli». «La pace in Medio Oriente e nel Nord Africa – si legge nel testo – è vitale per l’Europa, così come è decisivo che si arrivi al più presto ad una vera pace nel continente stesso, a cominciare dall’Ucraina ». E proprio in riferimento al Medio Oriente i vescovi ricordano che «dialogo e sviluppo sono il vero nome della pace ». Rispetto della libertà religiosa, vicinanza alle comunità cristiane perseguitate e importanza della presenza dei cristiani vengono ampiamente ribaditi. Per questo il Messaggio esprime «solidarietà ai pastori di Terra Santa» in questo momento impegnati nella difficile vertenza sulla scuola cattolica e auspica che «la delicata situazione nella zona di Cremisan (dove gli israeliani stanno costruendo il muro di divisione nei territori palestinesi, ndr) trovi una soluzione rispettosa dei diritti delle famiglie, delle loro proprietà, e delle due comunità religiose». La famiglia, scrivono i vescovi in un altro passaggio dell’appello, è solo quella formata da papà, mamma e figli. «Non si vede perché realtà diverse di convivenza debbano essere trattate nello stesso modo». I Vescovi ribadiscono inoltre l’impossibilità di accettare la «teoria del gender perché essa è espressione di una antropologia contraria alla vera e autentica valorizzazione della persona umana». Allo stesso tempo «particolare preoccupazione desta il calo demografico che si registra in quasi tutti i Paesi europei».

(Gerusalemme 16 settembre 2015 )

 
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