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Scritto da Administrator   

N°37 Sabato 12 settembre 2015

APPELLO DEL PAPA ALL’ANGELUS

 

Cari fratelli e sorelle,

PROFUGHI-2015la Misericordia di Dio viene riconosciuta attraverso le nostre opere, come ci ha testimoniato la vita della beata Madre Teresa di Calcutta, di cui ieri abbiamo ricordato l’anniversario della morte. Di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, e sono in cammino verso una speranza di vita, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi”, dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta. Non soltanto dire: “Coraggio, pazienza!…”. La speranza cristiana è combattiva, con la tenacia di chi va verso una meta sicura. Pertanto, in prossimità del Giubileo della Misericordia, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia.

Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma. Mi rivolgo ai miei fratelli Vescovi d’Europa, veri pastori, perché nelle loro diocesi sostengano questo mio appello, ricordando che Misericordia è il secondo nome dell’Amore: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Anche le due parrocchie del Vaticano accoglieranno in questi giorni due famiglie di profughi.

La catechesi del Papa ispirata dal Vangelo domenicale, PROFUGHI-2015-Aè stata incentrata sulla guarigione da parte di Gesù di un sordomuto, simbolo dei non credenti”… la sua sordità esprime l’incapacità di ascoltare e di comprendere non solo le parole degli uomini, ma anche la Parola di Dio”. Per questo Gesù compie tre gesti, anzitutto lo allontana dalla folla: “non vuole dare pubblicità al gesto che sta per compiere, ma non vuole nemmeno che la sua parola sia coperta dal frastuono delle voci e delle chiacchiere dell’ambiente". La Parola di Dio che il Cristo ci trasmette - ha spiegato Francesco - ha bisogno di silenzio per essere accolta come Parola che risana, che riconcilia e ristabilisce la comunicazione”. Gesù tocca poi le orecchie e la lingua del sordomuto, ripristina “la relazione con quell’uomo ‘bloccato’ nella comunicazione”, ristabilisce con lui un contatto. Quindi “alza gli occhi al cielo e comanda “Effatà - Apriti”. “Il miracolo è un dono dall’Alto, che Gesù implora dal Padre”.

Ma questo Vangelo ci parla anche di noi: spesso noi siamo ripiegati e chiusi in noi stessi, e creiamo tante isole inaccessibili e inospitali. Persino i rapporti umani più elementari a volte creano delle realtà incapaci di apertura reciproca: la coppia chiusa, la famiglia chiusa, il gruppo chiuso, la parrocchia chiusa, la patria chiusa… E questo non è di Dio! Questo è nostro, è il nostro peccato.

Eppure all’origine della nostra vita cristiana, nel Battesimo, ci sono proprio quel gesto e quella parola di Gesù: “Effatà! - Apriti!”. E il miracolo si è compiuto: siamo stati guariti dalla sordità dell’egoismo e dal mutismo della chiusura e del peccato, e siamo stati inseriti nella grande famiglia della Chiesa; possiamo ascoltare Dio che ci parla e comunicare la sua Parola a quanti non l’hanno mai ascoltata, o a chi l’ha dimenticata e sepolta sotto le spine delle preoccupazioni e degli inganni del mondo”.

 

Lettera del Vescovo a tutti i parroci

Carissimi,

in risposta all’appello del Santo Padre circa l’accoglienza dei profughi da parte delle parrocchie, per un appropriato coordinamento diocesano di tale impegno solidale, prego tutti i parroci di voler far avere al sottoscritto l’eventuale disponibilità di locali della parrocchia per tale scopo. Tenendo conto del giusto discernimento raccomando una certa celerità nel fornirmi la vostra risposta.

Nel frattempo cercheremo di avere tutte le informazioni possibili circa i tempi di permanenza dei profughi e modalità concrete di ospitalità.

Sicuro di trovare la giusta disponibilità a tale pressante dovere cristiano, porgo a tutti un affettuoso saluto.

+ Sebastiano Sanguinetti

Vescovo

 

Il Papa emana un documento di riforma sulle cause di nullità del matrimonio

 

La cura delle anime

IL-PAPA-FIRMA-IL-DOCUMENTOIl matrimonio è “cardine e origine della famiglia cristiana” e scopo del documento non è favorire la “nullità dei matrimoni, ma la celerità dei processi”.

Questo anche per “l’enorme numero di fedeli – scrive il Papa – che, pur desiderando provvedere alla propria coscienza, troppo spesso sono distolti dalle strutture giuridiche della Chiesa a causa della distanza fisica o morale”. Quindi “processi più rapidi ed accessibili” come chiesto anche nel recente Sinodo sulla famiglia, per evitare che “il cuore dei fedeli che attendono il chiarimento del proprio stato non sia lungamente oppresso dalle tenebre del dubbio”.

 

Una sola sentenza

 

Per la celerità, si passa ad una sola sentenza in favore della nullità esecutiva, quindi non più una doppia decisione conforme. Viene costituito un giudice unico, sempre chierico, sotto la responsabilità del vescovo, e lo stesso vescovo è giudice tra i fedeli a lui affidati.

 

Processo “Breve” oltre al “Documentale”

In aggiunta al processo documentale attualmente vigente si affianca anche un processo più breve “nei casi in cui l’accusata nullità del matrimonio è sostenuta da argomenti particolarmente evidenti”, ad esempio quando la domanda è posta dai due coniugi o con il consenso dell’altro. Per tutelare il principio dell’indissolubilità del matrimonio a fronte del rito abbreviato, sarà giudice lo stesso vescovo, che è “garante dell’unità cattolica nella fede e nella disciplina”.

La gratuità del procedimento

e Rota Romana

Viene ribadita la gratuità delle procedure “perché – scrive il Papa – la Chiesa, mostrandosi ai fedeli madre generosa, in una materia così strettamente legata alla salvezza delle anime manifesti l’amore gratuito di Cristo dal quale tutti siamo stati salvati”. Rimane l’appello al Tribunale della Sede Apostolica ovvero la Rota Romana, “nel rispetto di un antichissimo principio giuridico, così che venga rafforzato il vincolo fra la Sede di Pietro e le Chiese particolari”.

 
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