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LA CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA

 

chiesainterno900A Collo Piano (attuale zona della Trinita), dove era concentrata la maggior parte della popolazione isolana, nel 1768 venne edificata la chiesa di Santa Maria Maddalena, eretta a parrocchia nello stesso anno. Primo parroco fu nominato don Virgilio Mannu. Dopo il 1780, con lo spostamento della popolazione verso Cala Gavetta, ebbe inizio la costruzione di una nuova chiesa. Ubicata nella stessa area dove sorge l'attuale. chiesainterno900La chiesa, è situata nella omonima piazza vicina a Cala Gavetta e al Palazzo Comunale, e dedicata a Santa Maria Maddalena, parrocchia dal 1773 (parroco dell’epoca don Giacomo Mossa “1773 – 1799”) dalla quale prende il nome l'intera isola, ed è simbolo della unità spirituale dell’intera comunità; è stata sede di dodici parroci che si sono succeduti dal 1768 ad oggi. Ha subito varie modifiche e ampliamenti. La prima chiesa è stata costruita dopo il 1780 su progetto dell’Ing. Militare Cochis, con l’aiuto dei maddalenini e dei militirari della guarnigione Sabauda di stanza nell’isola. Nei primi anni dell’ottocento (1814 – 1819) grazie all’interessamento del Barone Giorgio Des Geneys, con l’aiuto della Regia Marina e della popolazione venne costruita nello stesso luogo la nuova chiesa, più grande della precedente, con una navata e quattro cappelle per lato. La facciata era in stile tardo barocco piemontese, aveva una meridiana e quattro nicchie con le statue dei quattro evangelisti.

facciata-anni-60Nel 1952 il parroco don Salvatore Capula (1933 – 1998) la chiesa venne ulteriormente ampliata in lunghezza di circa otto metri che aggiungeva una cappella per lato. Venne cambiata la facciata ottocentesca, ne fu costruita una nuova bianca in “stile mediterraneo” su progetto dell’architetto Antonio Simon Mossa. Nella parte superiore un grande mosaico circolare raffigurante Santa Maria Maddalena, donato da “Ada Ferrigno”. La facciata di oggi riprende lo stile del 1814, i lavori iniziarono nel 1993 e terminarono dopo tre anni , su progetto dell’architetto Gianluigi Cianchetti. L’interno della chiesa precedente ai cambiamenti del 1952, era ricca di stucchi policromi, cornici, soggetti floreali, festoni e gli affreschi dell’abisside (dipinti nel 1925 dal Linari).

Il pulpito di marmo intarsiato e il baldacchino di legno (donati nel 1826 dal Barone Des Geneys). Il tabernacolo era di bronzo massiccio riportava lo stile del Duomo di Orvieto. Fu disegnato su indicazione di mons. Capula da Giuseppe Deligia, modellato in legno da Fosco Bruschi, fuso ed inciso nella metà degli cinquanta dagli operai dell’Arsenale Marina Militare. Il Crocifisso con il Cristo a grandezza naturale, conosciuto come il “ crocifisso Des Geneys “ risalente al 1831 circa di scuola ligure, ultimamente restaurato. La statua lignea (1700 – 1800) di Santa Maria Maddalena, collocata in una nicchia in alto alle spalle dell’altare maggiore, probabilmente di scuola savonese. Della statua non si hanno notizie sicure una leggenda popolare racconta che sia stata ritrovata in una spiaggia isolana trasportata dal mare. Dell’esistenza di questa statua se ne ha notizia nella supplica che gli abitanti di La Maddalena nel 1799 rivolsero al Re di Sardegna per ottenere la costruzione di una nuova chiesa. In occasione della festa di cui è patrona la statua viene portata in processione per le vie cittadine, e per mare.

Nelle cchiesaappelle laterali “ a destra e a sinistra “ vi sono altari di marmo pregiato con quadri statue e mosaici di diversa provenienza, alcuni donati da parrocchiani, come il battistero di marmo di stile geometrico. Nella prima cappella a destra (dedicata a San Giorgio), l’altare in marmo con il tabernacolo in argento, con quadro di San Giorgio che uccide il drago entrambi donati da Giorgio Des Geneys fondatore della Marina Sarda. Nella prima cappella a sinistra si trova la statua di San Erasmo, (martire e vescovo patrono dei naviganti) con ai piedi un veliero, un tempo molto venerato dagli originari abitanti Corsi che dalla numerosa colonia di pescatori Campani e dalla successiva confraternita, che acquisto nel 1940 una campana e l’orologio della facciata della chiesa, nel 1854 la confraternita si sciolse ma il culto del santo continuo cappella-santa-rita     battistero
La seconda cappella con l’altare della cappella è dedicato alla Madonna di Lourdes, fatto costruire da Giocondo e Anna Giagnoni. Nella terza cappella a sinistra di stile barocco non firmato ma sicuramente di opera fra Antonio Cano vi è una tela raffigurante San Filippo Neri in adorazione della Vergine del Bambino “1820” donato da Giovanni Brandi avvocato in Bonifacio vice Console di sua Maestà Britannica).L’altare di marmo invece è dono degli insegnanti elementari di La Maddalena, realizzato dal marmista isolano Enzo Pinna, le statue laterali sono quelle di Santa Zita e di San Giovanni Battista.

Sulla mensa dell’altare attualmente trova posto una urna di vetro contenete la statua di Gesù deposto dalla croce. Nella seconda cappella a destra vi è un altare di marmo (costruito dal marmista locale Enzo Pinna, su disegno di Giuseppe Deligia incaricato dal parroco mons. Capula) questo donato da Maddalena Farese vedova Daniele Susini,81964), ornato da quattro candelieri e croce in bronzo, il quadro sopra l’altare rappresenta la Madonna col Bambino che salva le anime dal Purgatorio, probabilmente metà 800. Nella quarta cappella a destra l’altare è dedicato a San Antonio da Padova, la statua del santo francescano, fu donata dal padrone Gerolamo Semeria, comandante maddalenino di piccole navi da trasporto. Nella quarta cappella a sinistra fa bella mostra di sé il mosaico del Sacro Cuore di Gesù, donata nel 1977 dalla famiglia Siccardi. E’ un’opera della scuola italiana mosaico. Sottostante al mosaico c’è il confessionale di legno donato 1981 dalla comunità cattolica della Base Americana di La Maddalena. Altro grande mosaico “battesimo di Gesù nel fiume Giordano, donato dalla famiglia Giacomo Mordini ( 1967 – scuola mosaico Montepulciano) nella stessa cappella trova posto il fonte battesimale in stile geometrico donato (1973 – dalla famiglia Secci). Nella quinta cappella a destra progettato da Giuseppe Deligia su indicazione di mons. Capula costruito nel 1963 dal marmista Enzo Pinna, dono del Dottor. Enzo Manca, c’è l’altare in marmo policromo ornato da candelieri e crocifisso in bronzo. Sulla parete è collocato un quadro mosaico di Santa Rita da Cascia (scuola veneziana)

 

 
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