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n° 6 Sabato 8 Febbraio 2020

 

EDITORIALE

SANTA BERNARDETTE 08022020In questa settimana vivremo la celebrazione della vergine Maria, venerata come Madonna di Lourdes, apparsa 162 anni fa alla piccola Bernadette. La nostra comunità ha avuto la grazia l’anno scorso di avere in pellegrinaggio le reliquie della santa. Ci prepariamo all’anniversario della prima apparizione, una storia che lascia sempre tutti a bocca aperta, che fa entrare dentro il mistero profondo della nostra fede e della vita del cristiano. Credo che importante sia soffermarsi sulla figura di Santa Bernadette, giovane fanciulla chiamata dal Signore, per mezzo della madre Maria, ad essere portatrice di un grande messaggio; una donna che dopo quella grande Grazia ha vissuto nel silenzio di Nevers…quanta umiltà. Ancora oggi la sua storia interpella tutti noi, il messaggio di Maria è ancora vivo in noi e la testimonianza di questa giovane santa ancora di più. Ancora oggi siamo chiamati alla conversione, il messaggio della Vergine, non solo a Lourdes, ma che nel Vangelo ci invitano alla conversione, ripensiamo alle nozze di Cana “Fate quello che Lui vi dirà”…quanto siamo lontani da tutto ciò! Vi invito cari fratelli e sorelle in questi giorni a volgere lo sguardo a Maria e chiedere la Grazia di mettere in pratica le sue parole che invitano alla conversione, metterci all’ascolto del Signore Dio per compiere la Sua volontà…vi invito a rivolgere queste domande al Signore come Bernadette: cosa vuoi Signore da me? Quali sono i tuoi progetti per la mia vita? Quale strada devo fare per arrivare alla vita eterna? E mettiamoci in ascolto.                         

             Don Davide

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■Il figlio di Gianna Beretta Molla ha donato all’Arcipelago le reliquie di sua mamma Santa

PIERLUIGI MOLLA 08022020“A La Maddalena ci sono venuto diverse volte come turista e ne ho apprezzato le bellezze come altri pochi posti nel mondo; adesso ci verrò ancora più volentieri perché da oggi qui ci ritroverò un pezzo della mia famiglia”. Le parole sono state pronunciate da Pierluigi Molla, primogenito della Santa protettrice delle donne in attesa e delle famiglie, che ha portato e donato a La Maddalena le reliquie della madre, Santa Gianna Beretta Molla, canonizzata nel 2004 da Papa Wojtyla, anche lui ora santo. Esposte sabato pomeriggio nella chiesa di Moneta, dallo stesso figlio della Santa sono state portate in processione fino all’altare maggiore della chiesa di Santa Maria Maddalena e ricevuta dal parroco don Andrea Domanski, all’inizio della Messa solenne di domenica, quella delle ore 11:00, nel corso della quale sono state rinnovate, da una settantina di coppie, le promesse matrimoniali, sono state benedette alcune donne in attesa e diversi bambini nati nel 2019. Pierluigi Molla, che nella vita è un imprenditore, sposato e padre, ha ricordato anche con passaggi commoventi, la vita di sua madre, che la morte gli ha strappato quando aveva appena cinque anni, ma ha risposto con altrettanta commozione, a chi gli ha domandato cosa significhi l’essere figlio di Santa, non commemorarla più il 2 novembre, giorno dei morti, ma il 1° novembre, festività di tutti i santi. Non per la scelta di sacrificare la propria vita per quella che portava in grembo è stata tuttavia santificata Santa Gianna, bensì per una vita che seppur breve (è morta a 39 anni), è stata una santificazione, da giovinetta impegnata nell’Azione Cattolica, da studentessa liceale e universitaria, da medico condotto e pediatra, da sposa e da madre. “La mia mamma” ha pronunciato più volte Pierluigi, raccontando la sua vita, leggendo i suoi scritti e facendo scorrere una quarantina di foto di una donna e di una madre, bella non tanto nella sua fisicità quanto nell’emozionante messaggio di santità che trasmette. Non una ricostruzione agiografica della sua vita o iconografica ma il racconto della vita di una persona straordinariamente normale che il cristianesimo aveva preso davvero sul serio, da viverlo coerentemente fino in fondo, tanto da diventarne virtuoso esempio. Due i miracoli attribuitigli ufficialmente, sempre riguardanti giovani donne in attesa. Ma al di là di questi, riconosciuti dalla Chiesa, Pierluigi Molla è colpito da ciò che in questi anni diverse persone gli hanno raccontato; di aver invocato “sua mamma” e di aver ricevuto, per sua intercessione, grazie e forse miracoli.

Claudio Ronchi

 

RELIQUIE SANTA GIANNA MOLLA 08022020 Sabato 1 e Domenica 2 Febbraio, intense e belle giornate trascorse insieme con la comunità cristiana maddalenina in occasione della festa per la vita e della famiglia. L'apice della due giorni è stato l'evento dell'arrivo delle reliquie di Santa Gianna Beretta Molla portate dal figlio Pierluigi il quale ha donato la testimonianza della madre di come ha vissuto la sua santità terrena nella ordinarietà come figlia, come sposa, come madre, come medico, come amante della natura, della pittura, della musica...Pierluigi con il suo racconto ma anche con la sua partecipazione all'animazione musicale durante il pranzo ha catalizzato tutti con simpatia e allegria. Un altro grande dono che ha fatto è che le reliquie della mamma rimarranno per sempre nella nostra comunità alla venerazione di tutti i fedeli. Noi famiglie Maddalenine abbiamo bisogno di una mediatrice presso Dio affinché ci aiuti a difendere la famiglia come piccola chiesa domestica e incoraggiare le giovani coppie a scegliere il sacramento del matrimonio. Dato che le reliquie di Santa Gianna rimarranno nella nostra città, perché non approfittare della sua presenza per incontrarci con lei a tu per tu periodicamente per lodare insieme Dio e chiederle di aiutarci a seguirla nel suo esempio di santità? La sua scelta iniziale era di raggiungere il fratello padre Alberto medico missionario cappuccino in Brasile, ma il Signore l'ha chiamata alla vocazione del matrimonio, e Gianna l'abbraccia con tutto l'entusiasmo e s'impegna a donarsi totalmente per formare una famiglia veramente cristiana. Certamente il Padre celeste ha voluto in Santa Gianna provvedere a donarci una grande protettrice delle famiglie.        

  Agostino Canu

 

SANTA MESSA ORATORIO SAN G. BOSCO 2020 (1)Si è svolta venerdì 31 gennaio la festa di San Giovanni Bosco protettore dell’ Oratorio della parrocchia S. Maria Maddalena.

Alle 18.00 si è celebrata la solenne Messa in onore del Santo, presso i locali dell'Oratorio, presieduta dal Parroco don Andrea Domanski e concelebrata da don Davide Mela.

Un salone affollato che ha visto oltre alla presenza dei ragazzi e famiglie, della comunità delle suore e dei fedeli, anche il vicesindaco Massimiliano Guccini ed i consiglieri comunali Mureddu e Malleo (consigliera e catechista. Una sala festosa tra i bambini e ragazzi dell'oratorio, gli animatori ed i giovani, un salone orante e festoso.

Oltre alle catechiste della Parrocchia di Santa Maria Maddalena era presente anche una rappresentanza delle catechiste di Moneta (a ricordare il cammino comunitario che si sta percorrendo insieme).

SANTA MESSA ORATORIO SAN G. BOSCO 2020 (2)Il coro don Bosco ha animato la messa per onorare il Santo che hanno scelto come protettore. La Messa è stata animata dagli animatori, catechisti e ragazzi che si preparano alla cresima, guidati dalla catechista Emilia. Durante la Messa Don Davide ha voluto dare un riconoscimento a tre giovanissimi che si stanno impegnando ad aiutare come animatori: Assunta Malleo, Gabriele Porcu e Valeria Pitturru.

Un ricordo ed una preghiera sono state dedicate al nostro caro Don Paolo Piras e Don Antonello Tumminello che tanto si sono prodigati per i bambini e per i giovani. Don Davide al termine ha voluto ringraziare gli animatori e i catechisti per il grande servizio educativo che svolgono nell’oratorio; gli sponsor (panificio Benatti - Supermercati Nonna Isa e Conad – Delcomar – Cartoleria Pinna e Giocheria Licheri), che sostengono l'oratorio e l'Amministrazione Comunale che è sempre molto attenta e vicina alle tematiche ed ai luoghi di formazione ed incontro per i bambini ed i giovani, la quale riconosce l’oratorio luogo e strumento educativo per la crescita delle future generazioni.

Le catechiste

 

■ Giornata della vita consacrata.

Domenica 2 febbraio, è stata, a La Maddalena, una giornata molto ricca spiritualmente. Si celebrava la 42a Giornata per la Vita, sempre la prima domenica di febbraio, resa ancora più significativa quest’anno, per la presenza delle reliquie di santa Gianna Beretta Molla, la cui vita e morte è stata un inno alla vita, e per la presenza del figlio Pier Luigi, testimone qualificato. Non capita spesso di vedere e ascoltare il figlio di una santa. Si è celebrata anche la Giornata della Famiglia con gli sposi che hanno rinnovato le promesse matrimoniali. In mezzo a tante celebrazioni ad alcuni sarà sfuggito che in quel giorno, festa della Presentazione del Signore, si celebrava anche la 24a Giornata mondiale della Vita consacrata. Alla Messa della domenica sera, dopo la benedizione delle candele, le consacrate della nostra comunità, le suore, hanno aperto la processione all’interno della chiesa di Santa Maria Maddalena. Quella Messa solenne è stata l’occasione per ringraziare il Signore della presenza, nella nostra città, di una comunità di persona consacrate cioè totalmente donate al Signore a servizio del suo corpo che è la Chiesa, specialmente nei piccoli e nei poveri. In quel giorno si è pregato per tutti i consacrati, per le vocazioni alla vita religiosa, oltre che per le nostre suore, per i frati, i monaci e le monache, per quelli che si consacrano a Dio negli Istituti secolari pur vivendo nel mondo, per il nuovo “ordine delle vergini” che si consacrano a Dio a servizio della diocesi. Tutti questi si impegnano a seguire Cristo più da vicino, chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo, mediante i consigli evangelici, i tratti caratteristici di Gesù vergine, povero ed obbediente. È stato il papa san Giovanni Paolo II a indire la Giornata di preghiera per la vita consacrata per educare il popolo cristiano a considerare la bellezza e la grazia della totale donazione della propria vita al Sommo Bene, conoscere e stimare di più quelli che sono chiamati a consacrarsi interamente a Dio, sostenendoli con la preghiera e la collaborazione. Anche la scelta della data è significativa: la festa della Presentazione di Gesù al tempio, il 2 febbraio, adombra e annuncia l’offerta che Gesù farà della propria vita al Padre e che culminerà nel sacrificio pasquale. Anche Maria, sua madre, a cui il vecchio Simeone annuncia una spada di dolore, è associata all’offerta di Cristo. Papa Francesco, nella Messa presieduta a San Pietro, ha esaltato il dono della vita consacrata ed ha esortato i religiosi a tenere lo sguardo rivolto a Dio come antidoto alla sfiducia e allo sguardo mondano che rattrappisce il cuore. Se si resta nell’amore del Signore “la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà interiore, la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere e l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù”.                     

  D.D.

 

■ L’arte di invecchiare. Oggi dire vecchio è percepito come insulto. La cultura dominante ignora gli anziani. Quando se ne parla, tre sono le costanti: demografia, medicina, economia, cioè numeri, corpi e costi. Lo scrive Marco Impagliazzo, di origine maddalenina e attualmente presidente della Comunità di Sant’Egidio, in un bell’editoriale del giornale cattolico Avvenire di giovedì 30 gennaio, in coincidenza con il primo Congresso internazionale di pastorale degli anziani sul tema La ricchezza degli anni, organizzato dal Dicastero pontificio per i laici, la famiglia e la vita, all’Agostinianum di Roma. Si mette in evidenza la ricchezza spirituale ed umana degli anziani. Tanti anziani sono intristiti dalla solitudine, dalla perdita di un fine (uno scopo nella vita), dalla creaturalità (le forze diminuiscono). Sono considerati come un peso. Ma gli anziani sono una moltitudine, sono un continente, grazie alla rivoluzione della longevità e a causa purtroppo della paura di tante giovani coppie di mettere al mondo figli. Se guardiamo i pellegrinaggi o le comitive di turisti, vediamo che la maggior parte sono composte da anziani. Così pure la maggior parte delle persone che frequentano le chiese sono anziane. Le università della terza età mostrano una sorprendente vivacità di interessi. Tante associazioni di volontariato hanno una forte presenza di anziani. Per non parlare del contributo prezioso, spesso insostituibile, che gli anziani danno alle famiglie, ai nipoti, ed anche ai figli specialmente se disoccupati. Insieme con i profughi e le donne, gli anziani sono un segno dei tempi. Bisogna dare pieno valore e riconoscimento al servizio che essi offrono alla società e alla Chiesa. Essi stessi prendono coscienza di essere portatori di una ricchezza spirituale ed umana con le loro virtù che son chiamati a praticare sempre di più. È l’arte di invecchiare. La virtù del dialogo tra generazioni, del dono, della gratuità, della memoria e della preghiera sono, secondo papa Francesco, le virtù profetiche della vecchiaia e possono rendere il mondo più umano e la Chiesa più evangelica. Marco Impagliazzo, dice nel suo articolo che la vecchiaia è “tempo dei rapporti gratuiti, dell’amore e dell’amicizia disinteressata. Soprattutto tempo che riporta in alto il primato dell’essere sull’avere. La Chiesa “in uscita” di papa Francesco, avrà sempre più bisogno di anziani convertiti all’amore per le giovani generazioni, testimoni della fede, artefici di una fraternità che apre alla bellezza del vivere insieme”. Papa Francesco, a sua volta intervenendo al Congresso internazionale sulla pastorale degli anziani ha detto: “Al giorno d’oggi, nelle società secolarizzate di molti Paesi, le attuali generazioni di genitori non hanno per lo più quella formazione cristiana e quella fede viva che invece i nonni possono trasmettere ai loro nipoti. Sono loro l’anello indispensabile per educare alla fede i piccoli e i giovani. Oggi vorrei dirvi che anche gli anziani sono il presente e il domani della Chiesa. Sì, sono anche il futuro di una Chiesa che, insieme ai giovani, profetizza e sogna! Per questo è tanto importante che gli anziani e i giovani parlino fra loro”.    

                      D.D.

 

■ 5 motivi per cui non mancherete più a Messa la domenica

di Pablo Perazzo

Sappiamo tutti che partecipare alla Messa è molto importante. La maggior parte sa anche che la partecipazione alla Messa è uno dei 10 comandamenti. Sappiamo anche, però, che alcuni cattolici non partecipano regolarmente alla Santa Eucaristia.

Detto in modo rapido e concreto, uno dei motivi principali è perché si intende quella partecipazione solo come un obbligo. Oso dire che la maggior parte della gente che va a Messa non sa cosa accade realmente in quell’ora in cui partecipiamo al Santo Sacrificio.

Per questo, vorrei condividere in questa sede cinque grandi ragioni per comprendere un po’ meglio il significato che ha la Santa Messa e valorizzare l’immenso dono che il Signore ci ha lasciato. Se lo comprenderemo, sicuramente non mancheremo più.

1. Rapporto personale

Anche se è vero che possiamo relazionarci a Dio in qualsiasi luogo, parlando con Lui mentre lavoriamo, guidiamo, cuciniamo, ecc., nell’ora in cui siamo a Messa viviamo un rapporto personale con il Padre attraverso Cristo e grazie allo Spirito Santo che non è possibile in alcun altro luogo.

Il Catechismo ci dice al numero 1373 che Cristo è presente in molteplici modi nella Chiesa: nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, dove due o tre sono riuniti nel suo nome; nei poveri, nei malati, nei prigionieri, nei sacramenti, nel sacrificio della Messa e nella persona del ministro.

La sua presenza sotto le specie del pane e del vino – consacrati durante la Messa – è tuttavia singolare. L’Eucaristia non solo è al di sopra ed è il fine di tutti i sacramenti, ma è anche la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana.

Nell’Eucaristia sono presenti in modo vero, reale e sostanziale il Corpo e il Sangue insieme all’anima e alla divinità di nostro Signore Gesù Cristo, e quindi Cristo tutto intero. Le altre presenze sono reali, ma questa è sostanziale, si rende totalmente presente come Dio e come uomo. Sono il suo Corpo e il suo Sangue donati per noi sulla Croce.

San Giovanni (6, 53) ci dice anche che se non mangiamo la carne del Figlio dell’uomo e non beviamo il suo sangue non abbiamo vita in noi. Per questo, l’unico modo per mantenere e nutrire la vita cristiana è attraverso l’Eucaristia.

Non è l’unico modo di nutrire il nostro spirito, ma è quello principale. E ovviamente – anche se non la pensiamo così -, se non andiamo a Messa è perché non sappiamo davvero quanto sia importante, o non vogliamo relazionarci con Lui. Dobbiamo essere molti chiari al riguardo!

2. La Messa è il mistero più incredibile della Chiesa

Mistero è il sinonimo greco della parola “sacramento” in latino. Manifesta attraverso segni visibili realtà invisibili ai nostri sensi. La Messa, in questo senso, ha una quantità impressionante di segni, gesti, parole, canti, preghiere, paramenti, il sacerdote stesso e noi come popolo fedele, che indicano una partecipazione impressionante e senza paragone in alcun’altra forma di preghiera o esperienza liturgica.

È il Sacramento dei sacramenti. Durante quell’ora stiamo partecipando alla glorificazione del Padre, insieme a tutti i santi e angeli nel cielo. È una partecipazione anticipata al banchetto eterno. È vivere già, qui e ora, quello che vivremo in cielo.

Per questo bisogna stare attenti e concentrati, partecipando pienamente alla celebrazione, altrimenti sprechiamo quel mistero, e ovviamente ci annoiamo, ci sembra una perdita di tempo o crediamo che non sia valsa la pena, visto che non sentiamo nulla – proprio perché non abbiamo l’atteggiamento di meravigliarci di fronte alla quantità di segni visibili e sensibili.

Se ci diciamo cristiani e amiamo davvero Gesù, la Messa è il momento privilegiato della nostra settimana, per incontrarci con Lui, stare accanto a Lui, aprirgli il nostro cuore, ascoltarlo e imparare.

3. La meravigliosa “messa in scena” della fede

Il teologo Romano Guardini usa la parola “gioco” quando vuole spiegare la liturgia della Messa, nel senso che non si tratta di un lavoro, ovvero di un mezzo per raggiungere un fine. Si lavora per ricevere lo stipendio e sostenere la famiglia. La Messa è un fine in se stesso, è il modo in cui glorifichiamo il Padre.

In se stessa ha questo fine. Non è un mezzo, un lavoro per guadagnarsi uno stipendio. Pensiamo ai bambini che giocano per il piacere di giocare. Il gioco per i bambini non ha altro fine che il divertimento e la gioia di condividere momenti di gioia. È il modo in cui rendiamo gloria a Dio.

Non solo questo. Pensiamo, ad esempio, quando diciamo che la letteratura o la filosofia sono “arti liberali”. Sono arti esenti da qualsiasi fine. Si fa filosofia per comprendere meglio la propria vita, il mondo, Dio stesso. Lo stesso vale per la letteratura.

Il problema che viviamo al giorno d’oggi è che crediamo che qualcosa che non produce frutti non abbia senso. Questo è uno dei motivi per i quali molti di noi non scoprono la grandezza straordinaria della Messa.

È glorificare Dio, rendergli omaggio, “semplicemente” perché è il nostro Dio. Questo “rendere gloria a Dio” è la cosa più importante che possa vivere l’uomo. C’è di più: tutte le cose, i lavori, l’apostolato, i servizi, ecc., che svolgiamo devono avere come fine rendere gloria a Dio.

4. Momento supremo per rendere gloria a Dio

Nella vita dell’uomo, nell’esistenza umana, non esiste forma più eccelsa per rendere la nostra azione di grazie a Dio per tutto ciò che ha fatto per noi. Nel sacrificio dell’Eucaristia, insieme a tutta la creazione, noi esseri umani – la Creazione eccelsa di Dio, che riflette la Sua gloria – lodiamo e rendiamo grazie per il suo amore nei nostri confronti.

Non c’è forma più grandiosa di manifestare la gloria di Dio. Ci uniamo al sacrificio di Cristo, per realizzare un’alleanza definitiva, eterna con il Padre. Ciò significa che ringraziamo Dio per il creato, la vita, il fatto che ciascuno di noi esista.

5. La grande vocazione divina e la risposta dell’uomo

Nella Messa si plasma l’appello che ci fa il Padre a tornare alla Comunione e partecipazione all’amore trinitario. Dio ci invita a recuperare questa situazione perduta dal peccato, ma ora in un modo che eccede qualsiasi capacità umana. Grazie a Cristo possiamo rispondere all’amore di Dio.

Il peccato ha spezzato la prima alleanza con Dio. Uniti a Cristo – capo mistico della Chiesa –, noi come membri del Corpo Mistico di Cristo possiamo ora come Chiesa tornare all’obbedienza originaria, ma chiamati a una nuova alleanza.

In Cristo siamo chiamati dal Padre a una nuova creazione. È l’appello alla conversione, a lasciarsi indietro il peccato, che ha macchiato l’antica creazione, e ad essere uomini nuovi in Cristo. Ciascuno di noi è chiamato ad essere un altro Cristo.

Bonus

Insomma, se volete essere davvero felici e lasciarvi indietro il peccato partecipate alla Messa. Non dimenticate mai la ricchezza straordinaria del Sacrificio Pasquale. Se abbiamo presenti almeno questi cinque punti, come potremo non voler partecipare al Santo Sacrificio Eucaristico?

Non ho menzionato apposta alcun ostacolo – come la pigrizia, la routine, la svogliatezza -, perché ho voluto sottolineare tutti gli aspetti positivi che si vivono a Messa. Se teniamo conto di tutto questo, allora diventa molto più leggero alzarsi presto la domenica, spingere i figli a prepararsi a uscire, ecc…

La domenica è il giorno della famiglia. È l’unico in cui in genere i genitori possono stare insieme ai figli. Quale modo più bello di trascorrere un’ora con loro alla presenza del Signore? Il nostro amato San Giovanni Paolo II diceva che la famiglia che prega unita rimane unita!

Dal sito: www.aleteia.it

 

■ Condoglianze ai familiari di Alice Lobina che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

MANIFESTO CARNEVALE 08022020

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Domenica 9 febbraio sarà presente don Rinaldo Alias con alcuni seminaristi del Seminario Diocesano per una testimonianza vocazionale. Ritiro dei cresimandi nell’Oratorio san Domenico Savio.

            h.10.30 S. Messa a Stagnali.

 2. Mercoledì 12 febbraio ore 17.30 nella chiesa di S. Maria Maddalena S. Messa per i malati celebrata dal Vescovo Mons. Sanguinetti. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

 3. Domenica 16 febbraio

Vendita di dolci per sostenere le attività dei ragazzi dell’Oratorio.

Festa in maschera per bambini e ragazzi con lotteria presso l’Oratorio don Bosco (cfr. manifesto).

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 9 febbraio sarà presente don Rinaldo Alias con alcuni seminaristi del Seminario Diocesano per una testimonianza vocazionale.

h.18.00 S. Messa con il passaggio di consegne del Comitato delle Feste Patronali S.Maria Maddalena e Natività della Beata Vergine Maria alla classe 1970.

 2. Mercoledì 12 febbraio ore 17.30 nella chiesa di S. Maria Maddalena S. Messa per i malati celebrata dal Vescovo Mons. Sanguinetti. La S.Messa nella chiesa della SS. Trinità sarà celebrata mercoledì 19 febbraio alle h.16.00.

 3. Venerdì 14 febbraio memoria di San Valentino, alla S. Messa delle ore 18.00 la benedizione dei fidanzati ( non solo quelli che si sposano quest’anno) e degli innamorati.

 4.Domenica 16 febbraio

Vendita di dolci per sostenere le attività dei ragazzi dell’Oratorio.

Festa in maschera per bambini e ragazzi con lotteria presso l’Oratorio don Bosco (cfr. manifesto).

 5. Incontro Gruppo Ministranti: ogni lunedì dalle 18.00 alle 18.30 o giovedì dalle 16.30 alle 17.30 presso l’Oratorio don Bosco.

 6. Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio ad Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378 o in sacrestia.

 7. Dal 24 aprile al 2 maggio pellegrinaggio a Pietrelcina - Padre Pio, Pescara, Assisi, Cascia e Greccio. Per informazioni rivolgersi a Paolo Provenzano al numero 3403596991.

 

 

 

M A G I S T E R O

 LA NOSTRA VITA DIVENTI UNA LODE A DIO NEL SERVIZIO DEI FRATELLI

 Oggi celebriamo la festa della Presentazione del Signore: quando Gesù neonato fu presentato al tempio dalla Vergine Maria e da san Giuseppe. In questa data ricorre anche la Giornata della vita consacrata, che richiama il grande tesoro nella Chiesa di quanti seguono il Signore da vicino professando i consigli evangelici.

Il Vangelo (cfr Lc 2,22-40) racconta che, quaranta giorni dopo la nascita, i genitori di Gesù portarono il Bambino a Gerusalemme per consacrarlo a Dio, come prescritto dalla Legge ebraica. E mentre descrive un rito previsto dalla tradizione, questo episodio pone alla nostra attenzione l’esempio di alcuni personaggi. Essi sono colti nel momento in cui fanno esperienza dell’incontro con il Signore nel luogo in cui Egli si fa presente e vicino all’uomo. Si tratta di Maria e Giuseppe, Simeone e Anna, che rappresentano modelli di accoglienza e di donazione della propria vita a Dio. Non erano uguali questi quattro, erano tutti diversi, ma tutti cercavano Dio e si lasciavano guidare dal Signore

L’evangelista Luca li descrive tutti e quattro in un duplice atteggiamento: atteggiamento di movimento e atteggiamento di stupore.

Il primo atteggiamento è il movimento. Maria e Giuseppe si incamminano verso Gerusalemme; da parte sua, Simeone, mosso dallo Spirito, si reca al tempio, mentre Anna serve Dio giorno e notte senza sosta. In questo modo i quattro protagonisti del brano evangelico ci mostrano che la vita cristiana richiede dinamismo e richiede disponibilità a camminare, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo. L’immobilismo non si addice alla testimonianza cristiana e alla missione della Chiesa. Il mondo ha bisogno di cristiani che si lasciano smuovere, che non si stancano di camminare per le strade della vita, per recare a tutti la consolante parola di Gesù. Ogni battezzato ha ricevuto la vocazione all’annuncio - annunciare qualcosa, annunciare Gesù -, la vocazione alla missione evangelizzatrice: annunciare Gesù! Le parrocchie e le diverse comunità ecclesiali sono chiamate a favorire l’impegno di giovani, famiglie e anziani, affinché tutti possano fare un’esperienza cristiana, vivendo da protagonisti la vita e la missione della Chiesa.

Il secondo atteggiamento è lo stupore. Maria e Giuseppe «si stupivano delle cose che si dicevano di lui [di Gesù]». Lo stupore è una reazione esplicita anche del vecchio Simeone, che nel Bambino Gesù vede con i suoi occhi la salvezza operata da Dio in favore del suo popolo: quella salvezza che lui aspettava da anni. E la stessa cosa vale per Anna, che «si mise anche lei a lodare Dio» e ad andare ad indicare alla gente Gesù. Queste figure di credenti sono avvolte dallo stupore, perché si sono lasciate catturare e coinvolgere dagli avvenimenti che accadevano sotto i loro occhi. La capacità di stupirsi delle cose che ci circondano favorisce l’esperienza religiosa e rende fecondo l’incontro con il Signore. Al contrario, l’incapacità di stupirci rende indifferenti e allarga le distanze tra il cammino di fede e la vita di ogni giorno. Fratelli e sorelle, in movimento sempre e lasciandoci aperti allo stupore!

(ANGELUS – 02/02/2020)

 

CHI TIENE LO SGUARDO SU GESÙ IMPARA A VIVERE PER SERVIRE

 

VAGELO LUCA 2 , 22 40 2020I miei occhi han visto la tua salvezza (Lc 2,30). Sono le parole di Simeone, che il Vangelo presenta come un uomo semplice: «un uomo giusto e pio». Ma tra tutti gli uomini che stavano al tempio quel giorno, solo lui vide in Gesù il Salvatore. Che cosa vide? Un bambino: un piccolo, fragile e semplice bambino. Ma lì vide la salvezza, perché lo Spirito Santo gli fece riconoscere in quel tenero neonato «il Cristo del Signore». Prendendolo tra le braccia percepì, nella fede, che in Lui Dio portava a compimento le sue promesse. E allora lui, Simeone, poteva andare in pace: aveva visto la grazia che vale più della vita, e non attendeva altro.

Anche voi, cari fratelli e sorelle consacrati, siete uomini e donne semplici che avete visto il tesoro che vale più di tutti gli averi del mondo. Per esso avete lasciato cose preziose, come i beni, come crearvi una famiglia vostra. Perché l’avete fatto? Perché vi siete innamorati di Gesù, avete visto tutto in Lui e, rapiti dal suo sguardo, avete lasciato il resto. La vita consacrata è questa visione. Cari fratelli e sorelle, non ci siamo meritati la vita religiosa, è un dono di amore che abbiamo ricevuto.

I miei occhi han visto la tua salvezza. Sono le parole che ripetiamo ogni sera a Compieta. Con esse concludiamo la giornata dicendo: “Signore, la mia salvezza viene da Te, le mie mani non sono vuote, ma piene della tua grazia”. Saper vedere la grazia è il punto di partenza. Guardare indietro, rileggere la propria storia e vedervi il dono fedele di Dio: non solo nei grandi momenti della vita, ma anche nelle fragilità, nelle debolezze, nelle miserie. San Girolamo dava tante cose al Signore e il Signore chiedeva di più. Lui gli ha detto: “Ma, Signore, ti ho dato tutto, tutto, cosa manca?” – “I tuoi peccati, le tue miserie, dammi le tue miserie”.

Per avere lo sguardo giusto sulla vita chiediamo di saper vedere la grazia di Dio per noi, come Simeone. Il Vangelo ripete per tre volte che egli aveva familiarità con lo Spirito Santo, il quale era su di lui, lo ispirava, lo smuoveva. Aveva familiarità con lo Spirito Santo, con l’amore di Dio. La vita consacrata, se resta salda nell’amore del Signore, vede la bellezza. Vede che la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze. Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù.

I miei occhi han visto la tua salvezza. Simeone vede Gesù piccolo, umile, venuto per servire e non per essere servito, e definisce sé stesso servo. Dice infatti: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace». Chi tiene lo sguardo su Gesù impara a vivere per servire. Non aspetta che comincino gli altri, ma si mette in cerca del prossimo, come Simeone che cercava Gesù nel tempio. Nella vita consacrata dove si trova il prossimo? Questa è la domanda: dove si trova il prossimo? Anzitutto nella propria comunità. Va chiesta la grazia di saper cercare Gesù nei fratelli e nelle sorelle che abbiamo ricevuto. È lì che si inizia a mettere in pratica la carità: nel posto dove vivi, accogliendo i fratelli e le sorelle con le loro povertà, come Simeone accolse Gesù semplice e povero. I religiosi e le religiose, uomini e donne che vivono per imitare Gesù, sono chiamati a immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola, lo sguardo della compassione.

I miei occhi han visto la tua salvezza. Gli occhi di Simeone han visto la salvezza perché la aspettavano. Erano occhi che attendevano, che speravano. Cercavano la luce e videro la luce delle genti . Simeone e Anna: erano anziani, soli, eppure non avevano perso la speranza, perché stavano a contatto col Signore. Anna «non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere». Ecco il segreto: non allontanarsi dal Signore, fonte della speranza. Diventiamo ciechi se non guardiamo al Signore ogni giorno, se non lo adoriamo. Adorare il Signore!

(Festa della Presentazione del Signore – XXIV Giornata mondiale della Vita Consacrata – OMELIA - 01/02/2020)

 

 

CATECHESI SULLE BEATITUDINI:

Beati i poveri in spirito

 

Gesù inizia a proclamare la sua via per la felicità con un annuncio paradossale: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (cfr Mt 5,3). Una strada sorprendente e uno strano oggetto di beatitudine, la povertà.

Dobbiamo chiederci: che cosa si intende qui con “poveri”? Se Matteo usasse solo questa parola, allora il significato sarebbe semplicemente economico, cioè indicherebbe le persone che hanno pochi o nessun mezzo di sostentamento e necessitano dell’aiuto degli altri.

Ma il Vangelo di Matteo, a differenza di Luca, parla di «poveri in spirito». Che cosa vuol dire? Lo spirito, secondo la Bibbia, è il soffio della vita che Dio ha comunicato ad Adamo; è la nostra dimensione più intima, diciamo la dimensione spirituale, la più intima, quella che ci rende persone umane, il nucleo profondo del nostro essere. Allora i “poveri in spirito” sono coloro che sono e si sentono poveri, mendicanti, nell’intimo del loro essere. Gesù li proclama beati, perché ad essi appartiene il Regno dei cieli.

Le persone orgogliose non chiedono aiuto, non possono chiedere aiuto, non gli viene di chiedere aiuto perché devono dimostrarsi auto-sufficienti. E quanto è difficile ammettere un errore e chiedere perdono! Il Signore mai si stanca di perdonare; siamo noi purtroppo che ci stanchiamo di chiedere perdono. La stanchezza di chiedere perdono: questa è una malattia brutta!

Perché è difficile chiedere perdono? Perché umilia la nostra immagine ipocrita. Eppure, vivere cercando di occultare le proprie carenze è faticoso e angosciante. Gesù Cristo ci dice: essere poveri è un’occasione di grazia; e ci mostra la via di uscita da questa fatica. Ci è dato il diritto di essere poveri in spirito, perché questa è la via del Regno di Dio.    

Il Regno di Dio è dei poveri in spirito. Ci sono quelli che hanno i regni di questo mondo, hanno beni e hanno comodità. Ma sappiamo come finiscono. Regna veramente chi sa amare il vero bene più di sé stesso. E questo è il potere di Dio.

In che cosa Cristo si è mostrato potente? Perché ha saputo fare quello che i re della terra non fanno: dare la vita per gli uomini. E questo è vero potere. Potere della fratellanza, potere della carità, potere dell’amore, potere dell’umiltà. Questo ha fatto Cristo. In questo sta la vera libertà: chi ha questo potere dell’umiltà, del servizio, della fratellanza è libero. A servizio di questa libertà sta la povertà elogiata dalle Beatitudini.

Perché c’è una povertà che dobbiamo accettare, quella del nostro essere, e una povertà che invece dobbiamo cercare, quella concreta, dalle cose di questo mondo, per essere liberi e poter amare. Sempre dobbiamo cercare la libertà del cuore, quella che ha le radici nella povertà di noi stessi.

(UDIENZA GENERALE – 05/02/2020) a cura di A. Panzera

 

 
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