Home
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

 

n° 4 Sabato 25 Gennaio 2020

 

 

EDITORIALE

 Straordinaria ordinarietà

SANTA GIANNA BERETTA MOLLA In questi giorni sto approfondendo la conoscenza della Santa Gianna Beretta Molla e rimango sempre più affascinato da questa donna straordinaria nella sua ordinarietà. Donna, moglie, mamma, medico, amante della montagna e della musica…persona di una fede profonda…. La sua santità non è solo conseguenza della sua scelta ultima di sacrificare la propria vita per quella del bambino che portava nel grembo ma è un frutto di tutta la sua vita.

Vi propongo il pensiero di card. Martini all’indomani della sua beatificazione nel 1994 e poi due testi di S. Gianna “Inno al sorriso” e “Bellezza della nostra vocazione” (medica).

Don Andrea

 

«La beatificazione, forse per la prima volta, di una madre di famiglia in quanto tale, acquista un valore tutto particolare e mette in luce alcune dimensioni del cammino pastorale delle nostre Chiese. In essa ci è dato, forse per la prima volta, di riconoscere e celebrare la testimonianza di fede e di dedizione di molte altre persone, genitori e mamme. La vita di Gianna è stata, infatti, una vita normalissima, come quella di tante ragazze e di tante mamme, che sono eroiche talvolta senza saperlo. Ma proprio in questa normalità” sta il valore del suo esempio: è un esempio che si può prendere come guida, che si può imitare perché ha scelto la forma di vita più frequente uomini, quella del matrimonio. Il suo cammino è stato quello di un’autentica “santità popolare”, meta verso la quale è indirizzata tutta la nostra azione pastorale».                              

Card. C. M. Martini

 

INNO AL SORRISO

 

Sorridere a Dio da cui ci viene ogni dono.

Sorridere a Dio Padre con le preghiere sempre più perfetta Spirito Santo.

Sorridere a Gesù, accostandoci alla S.Messa, alla Comunione, alla visita.

Sorridere a colui che impersona Cristo, al Papa, a Colui che personifica Dio, il confessore anche quando ci fa fare tagli netti.

Sorridere alla Vergine Santa, esemplare al quale dobbiamo conformare la nostra vita, sicché chi guarda noi possa essere portato a pensieri santi.

Sorridere al nostro Angelo Custode ci fu dato da Dio per guidarci in Paradiso.

Sorridere ai genitori, fratelli e sorelle, perché dobbiamo essere fiaccole di gioia, anche quando impongono doveri che vanno contro la nostra superbia.

Sorridere sempre perdonando le offese.

Sorridere in Associazione bandendo ogni critica e mormorazione.

Sorridere a tutti quelli che il Signore ci manda durante la giornata.

Il mondo cerca la gioia ma non la trova perché lontano da Dio. Noi, compreso che la gioia viene da Gesù, con Gesù nel cuore portiamo gioia. Egli sarà la forza che ci aiuta.                 

 S. Gianna Beretta Molla

 

 

BELLEZZA DELLA NOSTRA VOCAZIONE

 Tutti nel mondo lavoriamo in qualche modo a servizio degli uomini. Noi (medici) direttamente lavoriamo sull’uomo. Il nostro oggetto di scienza e lavoro è l’uomo, che dinnanzi a noi ci dice di se stesso, e ci dice “aiutami”, e aspetta da noi la pienezza della sua esistenza.

Gesù ci direbbe: chi è l’uomo. Non è solo corpo. In quel corpo c’è un pensiero, una volontà, che è capace di andare incontro alla sofferenza, altri no. C’è nel corpo uno spirito, e come tale immortale. Un abisso tra corpo e anima. Sono due entità così diverse, ma si trovano unite. Cosa vi direbbe Gesù? Dovete mettere ogni cura su questo corpo. Dio ha così innestato il divino nell’umano, che tutto facciamo assume maggior valore.

Oggi c’è purtroppo superficialità anche nel nostro lavoro. Noi curiamo i corpi, ma molte volte senza competenza.

1) Fare bene la nostra parte. Studia bene la tua scienza. C’è oggi una corsa al denaro.

2) Siamo onesti. Essere medici di fede.

3) Abbiate una cura affettuosa pensando che sono nostri fratelli, avere quella delicatezza.

4) Non scordare l’anima dell’ammalato. E allora noi che abbiamo diritto a certe confidenze, attenti a non profanare anima. Sarebbe un tradimento (…)

Fare invece del bene = noi abbiamo delle occasioni che il Sacerdote non ha. La nostra missione non è finita quando medicine più non servono. C’è l’anima da portare a Dio, e la nostra parola (di medici) avrebbe autorità. Ogni medico deve consegnarlo (l’ammalato) al Sacerdote. Questi medici cattolici, quanto sono necessari!

Il grande mistero dell’uomo. Egli è un corpo, ma è anche un’anima soprannaturale. C’è Gesù (che dice): chi visita il malato aiuta “me”. Missione sacerdotale! Come egli (il Sacerdote) può toccare Gesù, così noi (medici) tocchiamo Gesù nel corpo dei nostri ammalati: poveri, giovani, vecchi. Che Gesù si faccia vedere in mezzo a noi. Trovi tanti medici che offrano se stessi per Lui.           

   S.Gianna Beretta Molla

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 “Ecco l’Agnello di Dio”: in cammino verso Gesù.

BAMBINI PRIMA COMUNIONE 25012020 (1)Domenica nell'oratorio di Moneta abbiamo vissuto coi bambini che si preparano alla Prima Comunione delle due parrocchie una giornata di fraternità, segnata da ciò che ci nutre: il Pane!! Abbiamo avuto la grazia di avere tra noi due panettieri Marco e Giuseppe che ci hanno accompagnato nella presentazione di come si fa il pane e della sua storia.

Successivamente i bambini guidati dalle catechiste hanno preparato il pane. Abbiamo vissuto un bel pranzo in armonia, grazie ad una bellissima equipe di cucina.

Il pomeriggio è stato segnato dai giochi e da momenti di musica....la giornata si è conclusa insieme alle famiglie attorno all' Eucaristia, il cuore della vita del cristiano!

Grazie a tutti coloro che hanno collaborato, in primis le catechiste Cinzia, Emanuela, Gabriella, Maria Grazia, Pierangela, Pina, Tamara, Viviana; i nostri cuochi Franco, Tore, Franco, Sandro e Pierlino con le rispettive famiglie; a Luciano che ha animato il momento sportivo, ai genitori che hanno aiutato durante la giornata.

Il Signore ci faccia crescere sempre di più!!

GRAZIEEEE!!                      

         Don Davide

 

La Messa interparrocchiale per l'unità dei Cristiani.

CESTO PANE 25012020Un anno davvero speciale questo che è appena iniziato: si festeggiano infatti i 100 anni della nascita di S. Giovanni Paolo II e di Chiara Lubich, due figure carismatiche che il Signore ha donato alla Chiesa alle quali stava molto a cuore l'unità dei cristiani e a noi che abbiamo avuto il privilegio di conoscere e vivere insieme con loro, spetta il compito di portare avanti l'eredità spirituale che ci hanno lasciato.

Per un insieme di "coincidenze" (chiamiamole così) proprio il 22 gennaio ricorreva il centenario della nascita di Chiara Lubich ed è anche la ricorrenza di S.Giovanni Paolo, proprio durante la settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani.

Quale occasione migliore dunque per festeggiare il tutto con una messa interparrocchiale nella chiesa di Moneta, messa che ha visto la partecipazione delle due comunità unite. La celebrazione, che è stata animata dalle voci del coro S. Giovanni Paolo, è iniziata con il canto "Se siamo uniti" scritto da Daniele Ricci dedicato proprio a Chiara che dell'unità aveva fatto il suo ideale di vita e aveva fondato l'opera di Maria: il movimento dei Focolarini. Come lei anche S. Giovanni Paolo, che veneriamo e nella chiesa di Moneta riconosciamo presente anche nel segno delle sue reliquie, la questione dell'unità dei cristiani, stava molto a cuore. Per sottolineare quanto sia importante l'unità, seguendo l'insegnamento di Gesù" fa che siano una cosa sola", il parroco don Andrea Domanski, che ha celebrato la messa insieme a don Domenico Degortes, ha posto l'accento sulla situazione della nostra isola e mi piace riportare le sue parole "se vogliamo che la Chiesa ritorni unica dobbiamo cominciare ad impegnarci per l'unità delle nostre parrocchie e delle nostre diocesi.

Questo è il primo passo più fattibile per noi, ma il passo fondamentale deve naturalmente avvenire dentro di noi. Certo, da quello che stiamo vivendo da un anno e mezzo, capiamo che non è una cosa facile: cambiare le nostre abitudini comporta qualche sacrificio, ma come ci ha detto il Vescovo è un'opportunità che ci viene data per dare una nuova spinta alla vita della comunità della Maddalena. La testimonianza della nostra unità può essere un segno non trascurabile e anche se ci restano tante cose da fare, dobbiamo prendere atto di aver portato avanti insieme tante belle iniziative. L'importante è mettersi in cammino e, ascoltando l'insegnamento di Chiara, dobbiamo mettere in pratica il vero segreto dell'unità: mettere Gesù al centro della nostra vita e così potremo sperimentare l'efficacia dell'evangelizzazione rendendo bella la Chiesa perché unita intorno al suo Signore!"

                                 Maria Vitiello

 

ORSONI.MUNICIPIO.Una tristissima notizia è giunta in questi giorni dalla città di Ajaccio, purtroppo il giorno 21 gennaio è deceduto improvvisamente nel capoluogo corso, il prof Dominique Orsoni, principale promotore del Gemellaggio che unisce la nostra città con Ajaccio dal luglio del 1991.

Tutto iniziò allorquando, Dominique Orsoni, insigne ricercatore e Dottore di Stato presso il “Centro di Ricerca Corsa – dell’Università di Corte, in occasione del Bicentenario della Rivoluzione Francese nel 1989, partecipò con un proprio progetto all’apposito Concorso nazionale indetto dal Governo di Parigi.

L’idea prendeva atto dei legami storicamente documentati presso l’Università corsa con una ricerca sulle popolazioni essenzialmente pastori che abitavano i territori attigui a Bonifacio e le isole dell’Arcipelago maddalenino, uno studio che ricordava la comune identità non solo dei due territori limitrofi ma in generale delle regioni Corsica e Sardegna, isuli sureddi, che gli scenari storici della Grande politica avevano diviso, mentre invece la lingua parlata, le storie personali e politiche nonché i legami familiari tennero e tengono tuttora unite.

Il “Dossier” di Orsoni, venne riconosciuto meritevole e degno d’attenzione, venne quindi premiato dal Ministero della Cultura di Parigi, per l’aspetto dell’internazionalità del progetto, venendo insignito con la Medaglia d’Onore della Repubblica Francese, con l’acquisizione del titolo Ufficiale di “Cavalier dell’Ordre des Arts e des Lettres”, coordinate dal Direttore Regionale degli Archivi corsi Noel Pinzuti.

Da quel momento Orsoni si adoperò per promuovere i contatti fra le due città di Ajaccio e La Maddalena, con una iniziale prospettiva di scambi culturali, ed iniziando già dal 1989 le Amministrazioni maddalenine dapprima con il Sindaco Franco Del Giudice, quindi con il Sindaco Giuseppe Deligia proseguirono i contatti culturali e sociali fra le due amministrazioni civiche .

A tutto ciò seguirà quindi, nel luglio del 1991, mese significativo in cui cade la Patrona dell’isola e la Festa della Rivoluzione francese, la ratifica ufficiale del Gemellaggio, che vide rispettivamente le firme, per Ajaccio dal Senatore-Sindaco Charles Ornano e per La Maddalena dal Sindaco Giuseppe Deligia, con le due simboliche e pompose cerimonie svoltesi a La Maddalena, il 25 luglio e poco dopo ad Ajaccio il 29 luglio 1991.

Nel disegno politico culturale del Gemellaggio, importante rilevanza ebbero i legami a livello scolastico e formativo, con programmi congiunti fra gli Istituti Superiori, Liceo “Joseph FESCH” per Ajaccio, Liceo “Giuseppe GARIBALDI” e Istituto Magistrale “Emilio LUSSU” per La Maddalena, con gli allora rispettivi Presidi Prof. Michel Taisne, Prof. Renzo De Martino e Prof. Gianfranco Impagliazzo.

Nell’ultimo ventennio, i rapporti fra le due comunità non sono mai cessati, da parte corsa con i Sindaci di Ajaccio Simon Renucci, e l’attuale Laurent Marcangeli ,e da parte isolana con i Sindaci Pasqualino Serra, Mario Birardi, Rosanna Giudice, Angelo Comiti e l’attuale Luca Montella.

Questa breve cronistoria, vuole essere una testimonianza del benemerito impegno del prof. Dominique Orsoni che nella sua costante e fattiva attività culturale, nelle varie iniziative in cui si adoperò ebbe il grande merito di evidenziare i forti legami identitari, linguistici storici ed umani, che da sempre uniscono la comunità maddalenina con le popolazioni corse, in particolare con le varie piccole comunità del sud della Corsica, dalle quali provengono tanta parte delle famiglie maddalenine, tuttora presenti nella nostra Città,

In memoria del prof. Dominique Orsoni, grande amico della comunità isolana, non solo sul piano della ricerca storica ma soprattutto sul piano degli affetti personali con i tanti amici e studiosi dell’isola, sarà officiata una SANTA MESSA presso la Chiesa di Santa Maria Maddalena il giorno martedì 28 gennaio alle ore 18.00.

                     Antonello Tedde

 

■ Ministranti. Per tutti i bambini e ragazzi che desiderano servire la santa Messa e quindi far parte del gruppo dei ministranti possono dare il proprio nominativo alle catechiste. L’incontro è ogni lunedì dalle 18.00 alle 18.30 presso l’oratorio Don Bosco; oppure il giovedì dalle 16.30 alle 17.30 sempre presso l’Oratorio don Bosco.

 

■ I fedeli laici.

In questo anno sociale la diocesi di Tempio –Ampurias, guidata dal vescovo Mons. Sebastiano Sanguinetti, sta soffermando la sua attenzione sui fedeli laici, associazioni e movimenti ecclesiali. Negli anni precedenti ci si era soffermati prima sulla famiglia e poi sui giovani. I laici sono il settore più ampio della Chiesa e svolgono in essa un ruolo proprio e assolutamente necessario. Sono immersi nel mondo professionale, sociale, economico e politico e come cristiani hanno il compito di permeare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico. Questo è lo specifico dei laici. Essi possono essere chiamati a servizi e compiti ecclesiali come accoliti, ministri straordinari dell’Eucaristia, catechisti, ma sarebbe una tentazione riservare un interesse così forte a questi servizi ecclesiali giungendo ad un pratico disimpegno nello loro specifiche responsabilità nel mondo. Il fedele laico, chiamato a dare il proprio contributo nella liturgia e nella educazione alla fede, non deve mai trascurare i propri doveri familiari, di lavoro, di cittadino della città terrena, di coniugato, di impiegato, di impegnato nella gestione della cosa pubblica. Il periodo del primo post-concilio ha visto una rinascita e una più chiara consapevolezza del ruolo dei fedeli laici. Più tardi, negli ultimi decenni, questo slancio è diminuito e si è fatto strada un nuovo centralismo clericale, con i fedeli laici relegati talora a ruoli solo esecutivi di servizi di volta in volta loro richiesti. Anche nella vita politica non brilla la presenza di forti e influenti personalità cristiane come in passato. In questa situazione di minore slancio c’è bisogno che i fedeli laici scoprano e valorizzino il loro carisma e i loro talenti. È urgente la formazione alla vita di fede e alla testimonianza cristiana, favorendo un virtuoso incontro e confronto tra fede e cultura del nostro tempo. Questo è un tempo in “cui non siamo più in un regime di cristianità perché la fede, specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata”, lo ha detto il Santo Padre nel discorso alla Curia Romana in occasione del Natale. Luoghi e strumenti di formazione dei fedeli laici oltre l’omelia della Messa domenicale, sono certo le catechesi, gli oratori parrocchiali, i pellegrinaggi, l’insegnamento della religione nelle scuole. Il nostro Vescovo da particolare importanza alle associazioni e ai movimenti ecclesiali. A La Maddalena sono presenti diversi gruppi e sono ricchi di iniziative; ultimamente si sta tentando di far rinascere la gloriosa Azione Cattolica. Il prevalere di un individualismo esasperato ed escludente, il ricorso indiscriminato ai social per diffondere diffidenza, rancore, ostilità e persino odio, rende più difficile la vita associativa ma allo stesso tempo ne richiama l’urgenza. Le associazioni e i gruppi ecclesiali sono scuole di formazione alla vita cristiana, al dialogo, all’impegno, al pluralismo, alla vita comunitaria, all’apostolato. Abbiamo inoltre bisogno di laici cristiani preparati e impegnati in politica, attingendo alla ricca e articolata dottrina sociale della Chiesa, senza trascurare l’impegno per la tutela del creato. Anche l’ Istituto Superiore di Scienze Religiose (ISSR) con sede a Tempio e a Sassari, e di cui è direttore don Raimondo Satta, è finalizzato alla formazione soprattutto dei fedeli laici che intendono essere presenti nella Chiesa e nella società con un bagaglio culturale in grado di far fronte alle molteplici e complesse istanze poste dalla cultura contemporanea.                     

     D.D.

 

■ Stiamo assistendo con disappunto il calvario delle partorienti Maddalenine che devono recarsi ad Olbia a spese proprie per parcheggiarsi in attesa del parto, (per poi chiedere il rimborso spese alla Regione, scaricando su questa utenza fragilissima una situazione cafkiana, dove teoricamente chi ha le doglie dovrebbe andare in giro per Olbia a cercare un rifugio provvisorio, pur sapendo che la ASSL non riesce ad individuare dove trovare i punti di accoglimento)

La gestione di questo problema a messo a nudo l'incapacità gestionale che vede in prima linea la Regione Sardegna titubare su come risolvere il problema del servizio che la ASL di Olbia ha chiuso e mai riaperto (per assenza temporanea delle ostetriche), in dispregio delle leggi attuali, che prevedono per l'Isola di La Maddalena una serie di servizi essenziali ed obbligatori.

Da anni si cerca di prendere in giro Amministratori, partorienti, utenti e cittadini che confusi ed addormentati dalle bugie propinate attendono... il Messia.

Si omette di dire che le nascite sono diminuite nell'intero continente, però citano solo La Maddalena, sottacendo al fatto che fuori norma sono tutte le strutture perché con la riduzione delle nascite i tetti dei parametri sono troppo eccessivi.

Visto l'andazzo, ci vorrà un decennio per modificare le norme attuali, mentre sarebbe logico legiferare non sul numero dei parti ma sull'adeguamento ricettivo delle nascite.

Noi alla Maddalena, per troppo tempo soprassediamo (su una situazione che diverse volte ha rasentato la tragedia) pur sapendo che le leggi attuali ci indicano come fare.

La Regione e la ASSL di Olbia da sempre hanno eluso il problema, perché le norme attuali prevedono che in questi casi Olbia dovrebbe spostare verso La Maddalena una Equipe che assolvesse alle situazioni critiche, tutto questo senza cercare proroghe, e non si capisce quali proroghe il Governo dovrebbe dare ad una Regione a Statuto Speciale che per anni non si è pronunciata!!!!

Si fanno progetti faraonici, che nascondono tra le righe riduzioni di servizi ed organici, per poi lasciare alla discrezionalità di parte la chiusura repentina di interi reparti. Chiusure che, a mio modesto parere non possono essere gestite dalla discrezionalità di chicchessia, ma dall'autorità Regionale. (Ora assistiamo al fatto che Reparti vengono chiusi dai Dirigenti della struttura per carenza di personale)!!!

È tempo di svegliarsi dal sonno!

V. La Cava per il Gruppo Socio Politico Cristiano

 

■ Condoglianze ai familiari di Tonina Deleuchi ved. Mamberti che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 1. Sabato 1 e domenica 2 febbraio Festa della Famiglia e Giornata per la Vita. Il testimone sarà Pierluigi Molla il figlio di Santa Gianna Beretta Molla.

Sabato 1 febbraio alle h. 18.00 incontro per le famiglie nel salone dell’Oasi Serena.

Domenica 2 febbraio h. 11.00 S. Messa nella chiesa di S. Maria Maddalena alla presenza delle reliquie di S. Gianna Beretta Molla la benedizione delle mamme che aspettano un bambino e rinnovo delle promesse matrimoniali.

h. 13.00 il pranzo nell’Oratorio di Moneta

(bisogna prenotarsi entro il 28 gennaio contattando i seguenti numeri:

Agostino 3292928293; Bruna 3924601922; Giorgia 3505378713)

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 26 gennaio Domenica della Parola.

● Nella chiesa di Due Strade Festa del S.Bambino Gesù di Praga: ore 16.30 Vespri, ore 17.00 processione (in caso di maltempo il rosario), ore 17.30 S. Messa celebrata da don Alberto Guevara. (Non ci sarà la S. Messa delle ore 8.00).

● Marcia della pace di ACR a Cannigione.

 2. Lunedì 27 gennaio h. 18.00 S. Messa nella cappella dell’Istituto San Vincenzo per la Madonna della Medaglia Miracolosa. Non ci sarà la S. Messa a S. Maria Maddalena.

 3. Venerdì 31 gennaio memoria di S.Giovanni Bosco. Ore 18.00 S.Messa all’oratorio don Bosco; non ci sarà la S.Messa in parrocchia.

 4. Sabato 1 e domenica 2 febbraio Festa della Famiglia e Giornata per la Vita. Il testimone sarà Pierluigi Molla il figlio di Santa Gianna Beretta Molla. (Vedi manifesto)

 4. Incontro Gruppo Ministranti: ogni lunedì dalle 18.00 alle 18.30 o giovedì dalle 16.30 alle 17.30 presso l’Oratorio don Bosco.

 5. Dal 24 aprile al 2 maggio pellegrinaggio a Pietrelcina - Padre Pio, Pescara, Assisi, Cascia e Greccio. Per informazioni rivolgersi a Paolo Provenzano al numero 3403596991.

 

FESTA DELLA FAMIGLIAN 2020

 

 

 

M A G I S T E R O

 SIAMO ANCORA POVERI PECCATORI PERÒ NON SCHIAVI MA FIGLI DI DIO!

 Il brano di Gv (1,29-34) ci parla ancora della manifestazione di Gesù. Infatti, dopo essere stato battezzato nel fiume Giordano, Egli fu consacrato dallo Spirito Santo che si posò su di Lui e venne proclamato Figlio di Dio dalla voce del Padre celeste. L’Evangelista Giovanni, a differenza degli altri tre, non descrive l’avvenimento, ma ci propone la testimonianza di Giovanni Battista. Egli è stato il primo testimone di Cristo. Dio lo aveva chiamato e lo aveva preparato per questo.

Il Battista non può trattenere l’impellente desiderio di rendere testimonianza a Gesù e dichiara: «Io ho visto e ho testimoniato». Giovanni ha visto qualcosa di sconvolgente, cioè il Figlio amato di Dio solidale con i peccatori; e lo Spirito Santo gli ha fatto comprendere la novità inaudita, un vero ribaltamento. Infatti, mentre in tutte le religioni è l’uomo che offre e sacrifica qualcosa a Dio, nell’evento Gesù è Dio che offre il proprio Figlio per la salvezza dell’umanità. Giovanni manifesta il suo stupore e il suo consenso a questa novità portata da Gesù, mediante un’espressione pregnante che noi ripetiamo ogni volta nella Messa: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo!».

La testimonianza di Giovanni Battista ci invita a ripartire sempre di nuovo nel nostro cammino di fede: ripartire da Gesù Cristo, Agnello pieno di misericordia che il Padre ha dato per noi. Lasciarci nuovamente sorprendere dalla scelta di Dio di stare dalla nostra parte, di farsi solidale con noi peccatori, e di salvare il mondo dal male facendosene carico totalmente.

Impariamo da Giovanni Battista a non presumere di conoscere già Gesù, di sapere già tutto di Lui. Non è così. Fermiamoci sul Vangelo, magari anche contemplando un’icona di Cristo, un “Volto santo”. Contempliamo con gli occhi e più ancora col cuore; e lasciamoci istruire dallo Spirito Santo, che dentro ci dice: È Lui! È il Figlio di Dio fattosi agnello, immolato per amore. Lui, Lui solo ha portato, Lui solo ha sofferto, ha espiato il peccato di ognuno di noi, il peccato del mondo, e anche i miei peccati. Tutti. Li ha portati tutti su di sé e li ha tolti da noi, perché noi fossimo finalmente liberi, non più schiavi del male. Sì, ancora poveri peccatori siamo, ma non schiavi, no, non schiavi: figli, figli di Dio!

La Vergine Maria ci ottenga la forza di rendere testimonianza al suo Figlio Gesù; di annunciarlo con gioia con una vita liberata dal male e una parola piena di fede meravigliata e riconoscente

(ANGELUS – Domenica, 19/01/2020)

 

L’ESSENZIALE È

IL RAPPORTO CON DIO

 

Le malattie dell’anima vanno guarite e la medicina è chiedere il perdono. Presentando il brano della liturgia, tratto dal Vangelo secondo Marco, il Papa ripropone l’immagine di Gesù a Cafarnao con la folla che gli si raduna intorno. Attraverso un’apertura fatta nel tetto della casa, alcuni gli portano un uomo steso su una barella. La speranza è che Gesù guarisca il paralitico, ma egli spiazza tutti dicendogli: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Solo dopo gli ordinerà di alzarsi, di prendere la barella e di tornarsene a casa. Con le sue parole Gesù permette di andare all’essenziale. Lui è un uomo di Dio, guariva, ma non era un guaritore, insegnava ma era più di un maestro e davanti alla scena che gli si presenta va all’essenziale: Guarda il paralitico e dice: “Ti sono perdonati i peccati”. La guarigione fisica è un dono, la salute fisica è un dono che noi dobbiamo custodire. Ma il Signore ci insegna che anche la salute del cuore, la salute spirituale dobbiamo custodirla.

Gesù va all’essenziale anche con la donna peccatrice, quando davanti al suo pianto le dice: «Ti sono perdonati i peccati». Gli altri si scandalizzano, quando Gesù va all’essenziale, si scandalizzano perché lì c’è la profezia, lì c’è la forza. Allo stesso modo, «Vai, ma non peccare più», dice Gesù all’uomo della piscina che non arriva mai in tempo a immergersi nell’acqua per poter guarire. Alla Samaritana che gli fa tante domande, — lei faceva un po’ la parte della teologa, Gesù chiede del marito. Va all’essenziale della vita e l’essenziale è il tuo rapporto con Dio. E noi dimentichiamo, tante volte, questo, come se avessimo paura di andare proprio lì dove c’è l’incontro con il Signore, con Dio. Noi ci diamo tanto fare, per la nostra salute fisica, ci diamo consigli sui medici e sulle medicine, ed è una cosa buona, ma pensiamo alla salute del cuore?. Quindi: C’è una parola, qui, di Gesù che forse ci aiuterà: “Figlio, ti sono perdonati i peccati”. Siamo abituati a pensare a questa medicina del perdono dei nostri peccati, dei nostri sbagli? Ci domandiamo: “Io devo chiedere perdono a Dio di qualcosa?”. “Sì, sì, sì, in generale, siamo tutti peccatori”, e così la cosa si annacqua e perde la forza, questa forza di profezia che Gesù ha quando va all’essenziale. E oggi Gesù, a ognuno di noi, dice: “Io voglio perdonarti i peccati”. Forse qualcuno non trova peccati in se stesso da confessare perché manca la coscienza dei peccati. Dei peccati concreti, delle malattie dell’anima che vanno guarite e la medicina per guarire è il perdono. È una cosa semplice, quella che Gesù insegna quando va all’essenziale. L’essenziale è la salute, tutta: del corpo e dell’anima. Custodiamo bene quella del corpo, ma anche quella dell’anima. E andiamo da quel Medico che può guarirci, che può perdonare i peccati. Gesù è venuto per questo, ha dato la vita per questo.

(Meditazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae – 17/01/2020)

 

CATECHESI: Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Ci trattarono con gentilezza” (cfr At 28,2)

 Il tema di quest’anno, che è quello dell’ospitalità, è stato sviluppato dalle comunità di Malta e Gozo, a partire dal passo degli Atti degli Apostoli che narra dell’ospitalità riservata dagli abitanti di Malta a San Paolo e ai suoi compagni di viaggio, naufragati insieme con lui.

Ripartiamo dunque dall’esperienza drammatica di quel naufragio. La nave su cui viaggia Paolo è in balia degli elementi. Da quattordici giorni sono in mare, alla deriva, e poiché né il sole né le stelle sono visibili, i viaggiatori si sentono disorientati, persi. Sotto di loro il mare s’infrange violento contro la nave ed essi temono che quella si spezzi sotto la forza delle onde. Dall’alto sono sferzati dal vento e dalla pioggia. La forza del mare e della tempesta è terribilmente potente e indifferente al destino dei naviganti: erano più di 260 persone!

Ma Paolo che sa che non è così, parla. La fede gli dice che la sua vita è nelle mani di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, e che ha chiamato lui, Paolo, per portare il Vangelo sino ai confini della terra. La sua fede gli dice anche che Dio, secondo quanto Gesù ha rivelato, è Padre amorevole. Perciò Paolo si rivolge ai compagni di viaggio e, ispirato dalla fede, annuncia loro che Dio non permetterà che un capello del loro capo vada perduto.

Questa profezia si avvera quando la nave si arena sulla costa di Malta e tutti i passeggeri raggiungono sani e salvi la terra ferma. E lì sperimentano qualcosa di nuovo. In contrasto con la brutale violenza del mare in tempesta, ricevono la testimonianza della “rara umanità” degli abitanti dell’isola. Questa gente, per loro straniera, si mostra attenta ai loro bisogni. Accendono un fuoco perché si riscaldino, offrono loro riparo dalla pioggia e del cibo. Anche se non hanno ancora ricevuto la Buona Novella di Cristo, manifestano l’amore di Dio in atti concreti di gentilezza. Infatti, l’ospitalità spontanea e i gesti premurosi comunicano qualcosa dell’amore di Dio. E l’ospitalità degli isolani maltesi è ripagata dai miracoli di guarigione che Dio opera attraverso Paolo sull’isola. Quindi, se la gente di Malta fu un segno della Provvidenza di Dio per l’Apostolo, anche lui fu testimone dell’amore misericordioso di Dio per loro.

Carissimi, l’ospitalità è importante; ed è pure un’importante virtù ecumenica. Anzitutto significa riconoscere che gli altri cristiani sono veramente nostri fratelli e nostre sorelle in Cristo. Qualcuno ti dirà: “Ma quello è protestante, quello ortodosso …” Sì, ma siamo fratelli in Cristo. Non è un atto di generosità a senso unico, perché quando ospitiamo altri cristiani li accogliamo come un dono che ci viene fatto. Come i maltesi siamo ripagati, perché riceviamo ciò che lo Spirito Santo ha seminato in questi nostri fratelli e sorelle, e questo diventa un dono anche per noi, perché anche lo Spirito Santo semina le sue grazie dappertutto. Accogliere cristiani di un’altra tradizione significa in primo luogo mostrare l’amore di Dio nei loro confronti, perché sono figli di Dio – fratelli nostri -, e inoltre significa accogliere ciò che Dio ha compiuto nella loro vita. L’ospitalità ecumenica richiede la disponibilità ad ascoltare gli altri, prestando attenzione alle loro storie personali di fede e alla storia della loro comunità, comunità di fede con un'altra tradizione diversa dalla nostra. L’ospitalità ecumenica comporta il desiderio di conoscere l’esperienza che altri cristiani fanno di Dio e l’attesa di ricevere i doni spirituali che ne derivano. E questa è una grazia.  

In tutto il mondo i migranti affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, per sfuggire alla guerra, per sfuggire alla povertà. Come Paolo e i suoi compagni sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari… Tante volte non li lasciano sbarcare nei porti. Ma, purtroppo, a volte incontrano anche l’ostilità ben peggiore degli uomini. Sono sfruttati da trafficanti criminali: oggi! Sono trattati come numeri e come una minaccia da alcuni governanti: oggi! A volte l’inospitalità li rigetta come un’onda verso la povertà o i pericoli da cui sono fuggiti.

Noi, come cristiani, dobbiamo lavorare insieme per mostrare ai migranti l’amore di Dio rivelato da Gesù Cristo. Possiamo e dobbiamo testimoniare che non ci sono soltanto l’ostilità e l’indifferenza, ma che ogni persona è preziosa per Dio e amata da Lui. Le divisioni che ancora esistono tra di noi ci impediscono di essere pienamente il segno dell’amore di Dio. Lavorare insieme per vivere l’ospitalità ecumenica, in particolare verso coloro la cui vita è più vulnerabile, ci renderà tutti noi cristiani – protestanti, ortodossi, cattolici, tutti i cristiani - esseri umani migliori, discepoli migliori e un popolo cristiano più unito. Ci avvicinerà ulteriormente all’unità, che è la volontà di Dio per noi. (UDIENZA GENERALE – 22/01/2020) a cura di A. Panzera

 
Copyright © 2020 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.