Home
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

n°33 Sabato 17 Agosto 2019

 

Bentornato” Presidente!

MATTARELLA DON ANDREA 18082019In questi giorni l'isola di La Maddalena è onorata per la presenza del Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella. Anche quest’anno il Capo dello Stato ha scelto il nostro "scoglio" come luogo delle sue meritate vacanze. Un caloroso “Bentornato” anche da parte della comunità Cristiana che apprezza molto la Sua testimonianza di fede non mancando mai alle S. Messe domenicali o festive. Un grande esempio per tutti....

Caro Presidente,

la nostra comunità assicura preghiere affinché il Signore Le doni tutte le grazie necessarie per il servizio al bene del paese.

Le sfide e i problemi non mancano neanche in questo tempo estivo ma siamo sicuri che il ristoro delle vacanze in questo luogo di bellezza creato dal Signore Le darà la forza indispensabile per affrontare i problemi nel migliore dei modi.

La Sua presenza tra noi è graditissima. Ci auguriamo di vederla ancora.

Don Andrea

 

 

 

EDITORIALE

Santo per i tempi difficili

SAN KOLBE 18082019Alla vigilia della festa dell' Assunta viene celebrata la memoria di San Massimiliano Maria Kolbe, un frate francescano Polacco che ha dimostrato che si può amare anche tra l’odio dei campi di sterminio e che si può essere liberi anche ad Auschwitz. Non è stato costretto ad offrire la propria vita in cambio di quella di un altro prigioniero che non conosceva nemmeno. Questo gesto supremo di amore è stato effetto del percorso di tutta la sua vita. Giovanni Paolo II ha definito padre Kolbe “il Santo di questo secolo, patrono speciale per i nostri difficili tempi”. Un personaggio che mette in crisi chi si giustifica indicando le condizioni sfavorevoli dei “tempi difficili” per non rimanere fedeli alle proprie scelte.

Alcuni pensieri di San Massimiliano che ci fanno riflettere:

- „L'odio non è forza creativa; solo l'amore crea.“ [Nel campo di sterminio ad un internato come lui]

- Alcuni non cercano la verità perché hanno paura di trovarla.

- Il cuore dell’uomo è troppo grande per poter essere riempito dal denaro, dalla sensualità, oppure dal fumo della gloria, che è illusorio, anche se stordisce. Esso desidera un bene più elevato, senza limiti e che duri eternamente. Ma questo bene è soltanto Dio.

- La preghiera è un mezzo sconosciuto, e, tuttavia il più efficace per ristabilire la pace nelle anime, per dare ad esse la felicità, poiché serve per avvicinarle all’amore di Dio. La preghiera fa rinascere il mondo. La preghiera è la condizione indispensabile per la rigenerazione e la vita di ogni anima.

- Nelle opere divine, nulla di grande nasce senza dolore.

- Il coraggio non significa di non provare mai spavento ma di prendere atto che esiste “qualcosa” più importante della paura.

- L’essenza dell’amore scambievole non consiste nel fatto che nessuno ci rechi dispiaceri - il che è impossibile tra gli uomini - ma che impariamo a perdonarci l’un l’altro in modo sempre più perfetto, immediatamente e completamente. Allora reciteremo con grande fiducia l’invocazione contenuta nel “Padre Nostro”: « e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo a i nostri debitori» [Mt 6, 12]. Sarebbe un vero guaio se non avessimo nulla o ben poco da perdonare agli altri.

- Amare il prossimo, ma non per il fatto che esso è “simpatico”, utile, ricco, influente o solo perché è riconoscente. Sono motivi troppo meschini, indegni di un milite o di una milite dell’Immacolata. L’amore autentico si eleva al di sopra della creatura e si immerge in Dio: in Lui, e per mezzo di Lui ama tutti, buoni e cattivi, amici e nemici. A tutti tende una mano piena d’amore, per tutti prega, per tutti soffre, a tutti augura il bene, per tutti desidera la felicità, poiché è Dio che lo vuole!

- L’odio divide, separa e distrugge, mentre al contrario l’amore unisce, dà pace ed edifica. Nulla di strano, quindi, che solo l’amore riesca a rendere sempre gli uomini perfetti. Perciò, solamente quella religione che insegna l’amore di Dio e del prossimo può perfezionare gli uomini.            

Don Andrea

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 La festa dei Focolarini: un appuntamento da non mancare.

FESTA FOCOLARINI 18082019Come ogni anno l'11 agosto, la chiesa onora Santa Chiara e i Focolarini de La Maddalena e anche del resto del mondo, ricordano l'onomastico di Silvia Lubich, la fondatrice del loro Movimento, che da consacrata ha voluto prendere il nome della Santa e ne ha abbracciato, per alcuni aspetti, anche il suo modello di vita spirituale.

Durante la messa vespertina di sabato, nelle invocazioni dei fedeli, si è pregato anche per la sua beatificazione, causa già in corso da tempo, chiedendo a Santa Chiara di intercedere perché il Signore ascolti ed esaudisca la loro preghiera. A cena, la domenica sera, nella casa di Maria Rosa e Nicolino, responsabili delle famiglie focolarine de La Maddalena, eravamo in tanti e siamo stati accolti, come sempre, con un caloroso abbraccio e l'ospitalità è stata, veramente, squisita anche da parte di Agnese e Barbarita, la figlia e la nuora dei padroni di casa.

Le varie pietanze preparate con amore da ognuno di noi, hanno contribuito a creare un clima di convivialità all'insegna dell'armonia e della gioia di stare insieme.

Tra i presenti c'erano: il Parroco Don Andrea, Don Domenico, altri due sacerdoti che sono qui a La Maddalena con un gruppo di giovani per un momento di crescita insieme, Gianna Mamberti, responsabile del gruppo di preghiera del Rinnovamento nello Spirito e diversi amici e simpatizzanti. Il tema della serata è stata la Parola del Vangelo pronunciata da Gesù in GV 15, 9-17: "Questo è il mio comando: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amato" e ancora in MT 25,40: "In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me".

Queste Parole del Maestro sono state molto care anche a Chiara Lubich, tanto da spendere tutta la sua vita al servizio dei più bisognosi, esortando i Focolarini a seguire il suo umile esempio. Il suo motto era: "Ama sempre, subito e con gioia". È proprio questo il modo con il quale Gesù ci invita ad amare il nostro prossimo come Lui ci ama. Sono state le esortazioni introduttive di Nicolino che ci invitavano a vivere l'incontro, togliendo dalla nostra mente i pensieri negativi e ogni forma di giudizio verso i fratelli e le sorelle presenti, a creare le basi per una condivisione, veramente, fraterna.

Due sono state le testimonianze che abbiamo ascoltato attentamente: quella di Marta Michelacci, una Focolarina di Milano, qui in vacanza e quella di Dino Impagliazzo, un Focolarino anche lui e fondatore di Romamor, un'associazione di volontari che operano nel sociale. Marta ci ha raccontato di aver conosciuto i Focolarini all'età di 14 anni, mentre era alla ricerca di un ideale nuovo che desse un senso alla sua vita e di come, un po' per volta, ne sia rimasta colpita, positivamente, tanto da entrare a far parte del Movimento, iniziando un cammino di fede che la sta portando ad una crescita spirituale incentrata sull'amore incondizionato verso il Padre Celeste e che dal Focolare in cui vive, si irradia sui fratelli che incontra nel suo cammino. Dino ha raccontato, invece, alcune esperienze di solidarietà a favore degli ultimi che vivono ai margini delle strade di Roma e non solo. Piccoli gesti, ha detto, verso i tanti volti "di Gesù in difficoltà" che aspettano anche solo un sorriso o un po' del nostro tempo per essere ascoltati e accuditi. Alcuni dei suoi aneddoti ci hanno, veramente, impressionato e abbiamo potuto toccare con mano la Misericordia di Dio presente sempre in abbondanza, laddove c'è un fratello che aiuta un altro fratello nel Suo Nome. Don Andrea, prima della benedizione finale, ha ricordato che anche nella Parrocchia e non solo, ci sono tante persone che operano nel bene e molto spesso nel nascondimento e l'amare come Gesù ci ama, tanto da diventare "pane spezzato" sulla mensa eucaristica, ancora una volta si concretizza nel servizio ai tanti bisognosi che vivono vicino a noi proprio nella nostra isola. A conclusione della serata con l'animo sereno e contagiato dal clima di bontà, dettato dalle opere di bene vissute e condivise, ci siamo sentiti tutti più positivi e incoraggiati nel proseguire il nostro cammino di fede, ognuno nel proprio gruppo di preghiera, nelle braccia dell'Unica Madre Chiesa, consapevoli più che mai che è Gesù e solo LUI a guidare e ad insegnarci ad amare come Lui ci ama. Grazie di cuore.

Maria Giovanna Cilla

 

■ Pieno ritorno in Dio dell’Abate di San Pietro di Sorres.

PADRE ANTONIO MUSI ABATE DI SORRESMartedì 14 agosto si sono svolti, nella basilica di San Pietro di Sorres, comune di Borutta (SS), i funerali di Padre Antonio Musi, Abate del monastero. Era morto improvvisamente due giorni prima all’età di 74 anni. Da molti anni era il “padre spirituale” (abate) della piccola comunità monastica benedettina, molto conosciuta in Sardegna non solo perché custode dell’antica e gloriosa basilica, ma soprattutto per essere divenuta un centro di spiritualità, di cultura teologica, ed anche un famoso centro di restauri di antiche pergamene, tra l’altro anche appartenenti al museo garibaldino di Caprera. Una comunità monastica fedele al motto benedettino: “Ora et labora” (prega e lavora). Il monastero di San Pietro di Sorres è l’unico monastero benedettino maschile in Sardegna. Ne sta sorgendo un altro, il Mater Dei, a Porto Istana (Olbia) col nostro maddalenino Padre Massimo Terrazzoni. Il Padre Abate Antonio Musi era apprezzato per la sua grande umiltà e profonda discrezione nel servizio reso alla comunità monastica, alla Chiesa diocesana e a tutta la Chiesa della Sardegna. Ha presieduto la Messa esequiale Mons. Gian Franco Saba, arcivescovo di Sassari, alla cui diocesi appartiene il monastero. Hanno concelebrato: Mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari e Presidente della Conferenza Episcopale Sarda, Mons. Roberto Carboni arcivescovo di Oristano e amministratore di Ales e Terralba, Mons. Corrado Melis, vescovo di Ozieri, Mons Pietro Meloni e Mons. Giovanni Dettori, vescovi emeriti, una settantina di sacerdoti da diverse diocesi della Sardegna. Molti anche i fedeli che hanno partecipato alla Messa esequiale. Il vescovo di Alghero-Bosa e delegato per il Clero e la Vita consacrata, Mons. Mauro Maria Morfino, ha mandato un messaggio. Il Padre Abate Antonio Musi è stato sepolto nel cimitero del monastero.  

                      D.D.

 

■ Prepariamo la Giornata del creato.

Da molti anni, il primo settembre, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per il creato.

Una iniziativa nata in ambito ortodosso, accolta nella Chiesa cattolica e che si va estendendo anche nel mondo protestante. Papa Francesco, indicendo la Giornata nel 2015, aveva detto: L’annuale Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato offrirà ai singoli credenti e alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l’opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo”. Anche noi a La Maddalena, coltiviamo questa responsabilità organizzando i pellegrinaggi estivi nelle isole dell’arcipelago lodando Dio per le meraviglie del creato e celebrando la Messa nelle cattedrali della natura. Ultimamente i rappresentanti delle Chiese cattoliche e protestanti d’Europa, rispettivamente il cardinale Angelo Bagnasco e il pastore Christian Krieger, hanno emesso una dichiarazione comune chiamando alla responsabilità e alla conversione, concordi nella denuncia dell’avidità umana e dell’indifferenza nei confronti degli esseri umani e dell’intera creazione. Hanno anche proposto il cosiddetto “Tempo del creato” periodo che va dal primo settembre fino alla festa di san Francesco d’Assisi, un periodo di sensibilizzazione per tutelare “La rete della vita”. Danneggiare anche solo una maglia di questa rete, prima o dopo avrà conseguenze sull’esistenza di tutti.              

                 D.D.

 

■ Ogni volta che finiamo di pregare diciamo “Amen”. Perchè?

Philip Kosloski/Gelsomino Del Guercio

 E' un termine ebraico usato spesso nell'Antico e nel Nuovo Testamento, citato 70 volte nei Vangeli

I cristiani (come gli ebrei e i musulmani) del mondo dicono “Amen” innumerevoli volte al giorno, sia nella preghiera personale che nella liturgia. Per molte persone è ormai naturale pronunciare questa parola senza neanche pensarci. Per molte altre, purtroppo, non ha un senso particolare, e viene pronunciata solo perché si trova alla fine di una preghiera.

Questo termine ha tuttavia un profondo significato spirituale, che spesso viene trascurato.

Amen” è un termine ebraico usato spesso nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Secondo Bible Study Tools, “la forma verbale si ritrova oltre un centinaio di volte nell’Antico Testamento… [e] quasi in 70 occasioni nei Vangeli”.

 

Quando lo utilizza Gesù

Anche Gesù, spesso, l’ha utilizzata durante le sue predicazioni. In genere viene tradotta come “in verità”. Infatti alla radice della parola “Amen” troviamo un’altra parola-cardine del messaggio messianico: il termine è “verità”, o comunque “conferma di una verità”. Nell’Antico Testamento, indica in genere una piena accettazione di ciò che si è espresso in precedenza. L’avverbio ebraico “ámén”, infatti, ha come significato “certamente”, “in verità”, o – ancor meglio – “così sia”. Etimologicamente è connesso con il verbo “ámán”, che significa “educare”.

Secondo la Catholic Encyclopedia, “quando Nostro Signore usa il termine ‘Amen‘ per introdurre una dichiarazione, sembra richiedere la fede dei suoi ascoltatori nella sua parola o nel suo potere”. In altre parole, Gesù cerca di suscitare un pieno assenso ai suoi insegnamenti da parte dei suoi seguaci, affermando al contempo la sua autorità divina (www.theologia.com).

 

Nel Vecchio Testamento

Per approfondire ulteriormente il suo potere spirituale, si può fare riferimento ad alcuni episodi del Vecchio Testamento. In particolare, riportiamo Neemia 8,6:

“E lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Signore, (…) degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia. E dissero insieme: «Amen, amen!»”.

In alcune traduzioni latine l’“Amen, amen” originario è reso come “Fiat, fiat”. È una traduzione interessante, visto che il “Sì” della Madonna in occasione dell’Annunciazione è noto in latino come il suo “Fiat”, termine che indica l’umile obbedienza di Maria alla Parola di Dio. In questo contesto, “Amen” non si limita ad affermare ciò che è stato detto, ma è un pegno di fedeltà a Dio in umile sottomissione.

 

Durante la liturgia

Fin dai primi cristiani, fu adottata la parola “amen” nel contesto liturgico, assegnandola alla congregazione per affermare ciò che veniva detto o pregato. Da allora ha continuato ad essere una parte centrale della preghiera cristiana.

Nella liturgia, ad esempio, è usata come risposta dell’assemblea alla fine delle preghiere liturgiche: ha il significato di esprimere l’assentimento per ciò che si è detto e per augurio che la preghiera sia esaudita. Il suo significato si lega al concetto di affidamento. Certamente, uno dei “più importanti” (diciamo così) amen, lo pronunciamo proprio nel momento più alto della liturgia, quando riceviamo il Corpo di Cristo.

sanfrancescopatronoditalia.it

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Sabato 17 e domenica 18 agosto Giornata di sostegno alla Scuola Cattolica dell’Istituto San Vincenzo.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Sabato 17 e domenica 18 agosto

Giornata di sostegno alla Scuola Cattolica dell’Istituto San Vincenzo.

 2. Giovedì 22 agosto memoria della Beata Maria Vergine Regina

- h.19.30 nel salone comunale la presentazione del libro “La chiesa della Trinità” preparata da Co.Ri.S.Ma.

3. Venerdì 23 agosto arrivano i bambini del reparto di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio per una settimana di vacanza organizzata dal Gruppo di preghiera di Padre Pio.

 4.Sabato 24 agosto

Pellegrinaggio all’isola di Spargi. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano (tel.3491534378) o in sacrestia.

 5. Dal 25 settembre al 7 ottobre pellegrinaggio parrocchiale a Cracovia - Czestochowa- Auschwitz - Vienna e Praga. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

(sino a domenica 8 settembre 2019)

 

Giorni Festivi

 Ore 7.30 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 10.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Sacra Famiglia - Padule

Ore 19.00 Madonna della Pace – Stagnali

Ore 20.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Villaggio Piras

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

 Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 18.00 SS. Trinità

 

 

NUOVI ORARI PER LE CONFESSIONI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 Durante l’estate i confessori saranno disponibili:

Mercoledì: dalle 18.00 alle 20.00.

Venerdì: dalle 10.00 alle 12.00.

Venerdì: dalle 18.00 alle 20.00.

Sabato sera e la domenica per quanto possibile prima, durante e subito dopo le Messe.

 

 

M A G I S T E R O

 GESÙ PREGA PER NOI, GESÙ CI GUARDA E PREGA IL PADRE PER NOI

VIGILATE VANGELO LUCA18082019 Nel vangelo di Lc 12,32-48 Gesù richiama i suoi discepoli alla continua vigilanza. Perché? Per cogliere il passaggio di Dio nella propria vita, perché Dio continuamente passa nella vita. E indica le modalità per vivere bene questa vigilanza: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese». Questa è la modalità. Anzitutto «le vesti strette ai fianchi», un’immagine che richiama l’atteggiamento del pellegrino, pronto per mettersi in cammino. Si tratta di non mettere radici in comode e rassicuranti dimore, ma di abbandonarsi, di essere aperti con semplicità e fiducia al passaggio di Dio nella nostra vita, alla volontà di Dio, che ci guida verso la meta successiva. Il Signore sempre cammina con noi e tante volte ci accompagna per mano, per guidarci, perché non sbagliamo in questo cammino così difficile. Infatti, chi si fida di Dio sa bene che la vita di fede non è qualcosa di statico, ma è dinamica! La vita di fede è un percorso continuo, per dirigersi verso tappe sempre nuove, che il Signore stesso indica giorno dopo giorno. Perché Lui è il Signore delle sorprese, il Signore delle novità, ma delle vere novità.

E poi ci è richiesto di mantenere «le lampade accese», per essere in grado di rischiarare il buio della notte. Siamo invitati, cioè, a vivere una fede autentica e matura, capace di illuminare le tante “notti” della vita. Lo sappiamo, tutti abbiamo avuto giorni che erano vere notti spirituali. La lampada della fede richiede di essere alimentata di continuo, con l’incontro cuore a cuore con Gesù nella preghiera e nell’ascolto della sua Parola. Riprendo una cosa che vi ho detto tante volte: portate sempre un piccolo Vangelo in tasca, nella borsa, per leggerlo. È un incontro con Gesù, con la Parola di Gesù. Questa lampada dell’incontro con Gesù nella preghiera e nella sua Parola ci è affidata per il bene di tutti: nessuno, dunque, può ritirarsi intimisticamente nella certezza della propria salvezza, disinteressandosi degli altri. È una fantasia credere che uno possa da solo illuminarsi dentro. No, è una fantasia. La fede vera apre il cuore al prossimo e sprona verso la comunione concreta con i fratelli, soprattutto con coloro che vivono nel bisogno.

E Gesù, per farci capire questo atteggiamento, racconta la parabola dei servitori che attendono il ritorno del padrone quando torna dalle nozze, presentando così un altro aspetto della vigilanza: essere pronti per l’incontro ultimo e definitivo col Signore. Ognuno di noi si incontrerà, si troverà in quel giorno dell’incontro. Ognuno di noi ha la propria data dell’incontro definitivo. Dice il Signore: «Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; … E, se giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!». Con queste parole, il Signore ci ricorda che la vita è un cammino verso l’eternità; pertanto, siamo chiamati a far fruttificare tutti i talenti che abbiamo, senza mai dimenticare che «non abbiamo qui la città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (Eb 13,14). In questa prospettiva, ogni istante diventa prezioso, per cui bisogna vivere e agire su questa terra avendo la nostalgia del cielo: i piedi sulla terra, camminare sulla terra, lavorare sulla terra, fare il bene sulla terra, e il cuore nostalgico del cielo.

Noi non possiamo capire davvero in cosa consista questa gioia suprema, tuttavia Gesù ce lo fa intuire con la similitudine del padrone che trovando ancora svegli i servi al suo ritorno: «si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli». La gioia eterna del paradiso si manifesta così: la situazione si capovolgerà, e non saranno più i servi, cioè noi, a servire Dio, ma Dio stesso si metterà a nostro servizio. E questo lo fa Gesù fin da adesso, Gesù ci serve adesso, è il nostro servitore. E questa sarà la gioia definitiva. Il pensiero dell’incontro finale con il Padre, ricco di misericordia, ci riempie di speranza, e ci stimola all’impegno costante per la nostra santificazione e per costruire un mondo più giusto e fraterno.

La Vergine Maria, con la sua materna intercessione, sostenga questo nostro impegno.

(ANGELUS -Domenica 11/08/2019)

 

LA PRIORITÀ PER I CREDENTI È QUELLA DI STARE UNITI A GESÙ, NOSTRA SPERANZA

 

Il ruolo principale della Chiesa, di fronte alle complesse situazioni provocate dai conflitti, è quello di offrire una testimonianza di speranza cristiana. Non una speranza del mondo, che si regge su cose che passano, vanno e vengono, e spesso dividono, ma la speranza che non delude mai, che non cede il passo allo scoraggiamento, che sa superare ogni tribolazione nella forza dolce dello Spirito (cfr Rm 5,2-5). La speranza cristiana, alimentata dalla luce di Cristo, fa risplendere la risurrezione e la vita anche nelle notti più oscure del mondo. Perciò ritengo che nei periodi difficili, ancor più che in quelli di pace, la priorità per i credenti sia quella di stare uniti a Gesù, nostra speranza. Si tratta di rinnovare quell’unione fondata nel Battesimo e radicata nella fede, radicata nella storia delle nostre comunità, radicata nei grandi testimoni: penso alla schiera di eroi del quotidiano, a quei numerosi santi della porta accanto che, con semplicità, nel vostro popolo hanno risposto al male con il bene (cfr Rm 12,21). Loro sono gli esempi a cui guardare: coloro che nella mitezza delle Beatitudini hanno avuto il coraggio cristiano, quello di non opporsi al malvagio, di amare i nemici e pregare per i persecutori (cfr Mt 5,39.44). Essi, nel campo violento della storia, hanno piantato la croce di Cristo. E hanno portato frutto. Questi vostri fratelli e sorelle che hanno subìto persecuzioni e martirio e che, stretti solo al Signore Gesù, hanno rigettato la logica del mondo, secondo cui alla violenza si risponde con la violenza, hanno scritto con la vita le pagine più limpide della fede: sono semi fecondi di speranza cristiana. Ho letto con emozione il libro Perseguitati per la verità. Dietro quei preti, vescovi, suore, c’è il popolo di Dio, che porta avanti con la fede e la preghiera tutto il popolo.

Desidero incoraggiare voi tutti, in quanto Pastori del Popolo santo di Dio, ad avere questa preoccupazione primaria in tutte le vostra attività: la preghiera, la vita spirituale. È la prima occupazione, nessun’altra le va anteposta. Sappiano e vedano tutti che nella vostra tradizione siete una Chiesa che sa parlare in termini spirituali e non mondani (cfr 1 Cor 2,13). Perché di Cielo in terra ha bisogno ogni persona che si accosta alla Chiesa, non di altro. Che il Signore ci conceda questa grazia e renda tutti noi dediti alla santificazione nostra e dei fedeli che ci sono affidati. (Discorso ai presuli della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina - 5 luglio 2019)

 

LA SPERANZA DEI POVERI NON SARÀ MAI DELUSA

...omissis...

Il contesto che il Salmo 19 descrive si colora di tristezza, per l’ingiustizia, la sofferenza e l’amarezza che colpisce i poveri. Nonostante questo, offre una bella definizione del povero. Egli è colui che “confida nel Signore” (cfr v. 11), perché ha la certezza di non essere mai abbandonato. Il povero, nella Scrittura, è l’uomo della fiducia! L’autore sacro offre anche il motivo di tale fiducia: egli “conosce il suo Signore”, e nel linguaggio biblico questo “conoscere” indica un rapporto personale di affetto e di amore.

Siamo dinanzi a una descrizione davvero impressionante che non ci aspetteremmo mai. Ciò, tuttavia, non fa che esprimere la grandezza di Dio quando si trova dinanzi a un povero. La sua forza creatrice supera ogni aspettativa umana e si rende concreta nel “ricordo” che egli ha di quella persona concreta. È proprio questa confidenza nel Signore, questa certezza di non essere abbandonato, che richiama alla speranza. Il povero sa che Dio non lo può abbandonare; perciò vive sempre alla presenza di quel Dio che si ricorda di lui. Il suo aiuto si estende oltre la condizione attuale di sofferenza per delineare un cammino di liberazione che trasforma il cuore, perché lo sostiene nel più profondo.

È un ritornello permanente delle Sacre Scritture la descrizione dell’agire di Dio in favore dei poveri. Egli è colui che “ascolta”, “interviene”, “protegge”, “difende”, “riscatta”, “salva”… Insomma, un povero non potrà mai trovare Dio indifferente o silenzioso dinanzi alla sua preghiera. Dio è colui che rende giustizia e non dimentica (cfr Sal 40,18; 70,6); anzi, è per lui un rifugio e non manca di venire in suo aiuto (cfr Sal 10,14).

Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori. Non sarà così per sempre. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti (cfr Am 5,18; Is 2-5; Gl 1-3), distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera. Come scriveva Don Primo Mazzolari: «Il povero è una protesta continua contro le nostre ingiustizie; il povero è una polveriera. Se le dai fuoco, il mondo salta».

Non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Sfuggire da questa identificazione equivale a mistificare il Vangelo e annacquare la rivelazione. Il Dio che Gesù ha voluto rivelare è questo: un Padre generoso, misericordioso, inesauribile nella sua bontà e grazia, che dona speranza soprattutto a quanti sono delusi e privi di futuro.

Come non evidenziare che le Beatitudini, con le quali Gesù ha inaugurato la predicazione del regno di Dio, si aprono con questa espressione: «Beati voi, poveri» (Lc 6,20)? Il senso di questo annuncio paradossale è che proprio ai poveri appartiene il Regno di Dio, perché sono nella condizione di riceverlo. Quanti poveri incontriamo ogni giorno!

...omissis... (Messaggio per la III Giornata mondiale dei Poveri – 13/06/2019) a cura di A. Panzera

 
Copyright © 2019 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 

Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.15 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

pulsante facebook