Home
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

n°32 Sabato 10 Agosto 2019

 

EDITORIALE

 L’Assunzione: gloria di Maria

ASSUNZIONE DI MARIA 10082019Tra le glorie di Maria che la Chiesa celebra, quella dell’Assunzione ne è il coronamento. “Tutte le generazioni mi chiameranno beata perché grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”. La Chiesa celebra la Natività prodigiosa di Maria, la sua immacolata Concezione, la sua divina Maternità, la sua perpetua Verginità, la sua gloriosa Assunzione. La definizione solenne del dogma è avvenuta il 1° novembre dell’Anno Santo 1950 per opera di Pio XII. Ma la festa dell’assunzione era celebrata nella Chiesa il 15 agosto fin dal secolo ottavo, come ci ricordano le omelie di san Giovanni Damasceno, san Germano di Costantinopoli e di altri scrittori antichi. Questa solennità corrisponde al giorno natalizio degli altri santi, il giorno della morte. Di Maria, gli antichi scrittori non parlano della morte (nessuna reliquia di Maria è stata onorata nell’antichità) ma di transito o di dormizione per poi essere assunta in cielo col corpo, pienamente conforme a Cristo. Nella Chiesa ortodossa la festa dell’Assunta è chiamata festa della dormizione. Anche in Sardegna è rimasto un segno di questa tradizione, probabilmente risalente al tempo della dominazione bizantina (sec. VIII e IX) per cui in molti paesi la Vergine assunta è rappresentata dormiente. Anche il nostro museo diocesano ne conserva una copia dono della famiglia Vasino. La Chiesa celebra con la festa dell’Assunta il compimento in Maria del mistero pasquale di Cristo. Essendo Maria, la piena di grazia, senza nessuna ombra di peccato, in lei il mistero pasquale di salvezza ha raggiunto la sua pienezza e il Padre l’ha voluta associare alla resurrezione di Gesù. Dopo Cristo Maria è la prima risorta. Dio non ha voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita. Maria assunta in cielo è primizia e immagine della Chiesa, rivela il compimento del mistero della salvezza, è per noi pellegrini sulla terra un segno di consolazione e di sicura speranza. È preannuncio del traguardo finale della glorificazione e trasfigurazione dell’umanità in Cristo. Richiama i cristiani a sentirsi destinati a conformarsi a Cristo nella gloria, nella casa del Padre. È luminosa garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato perché come in lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà la sua missione: ella è già quello che noi saremo. A molti da fastidio sentir parlare della “salvezza delle anime”. Sembra che la vita con i colori, i sapori, i contorni che la rendono attraente debbano sparire: sembra che il corpo non serva a nulla. Hanno ragione perché non è così. Maria assunta in cielo è garanzia che l’uomo si salva tutto; che i corpi risorgeranno. La salvezza per il cristiano comprende la resurrezione dei corpi, un mondo nuovo e una terra nuova.-. La festa di Maria assunta in cielo col corpo è un invito a rispettare il corpo destinato alla resurrezione gloriosa, il nostro e quello degli altri, specialmente quello dei più deboli, dei malati, degli anziani, dei i bambini. È un invito a rispettare il codice della strada. È un invito a rispettare l’ambiente, che noi preferiamo chiamare la creazione, per tutelare il corpo e la salute. Siamo invitati a vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la stessa gloria della nostra Madre celeste e del nostro Salvatore Gesù Cristo. D.D.

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Conoscete il significato dell’Ave Maria?

Gelsomino Del Guercio

Papa Francesco ci spiega il vero senso delle parole (che spesso ignoriamo) di questa importantissima preghiera

Tutti noi recitiamo l’Ave Maria. Ma quanti ne conoscono il vero significato? Con quella preghiera cosa si vuole esprimere?

Nel libro “Maria. Mamma di tutti” (edizioni San Paolo) è direttamente Papa Francesco ad insegnarci il senso delle parole di questa importantissima preghiera.

Piena di grazia

L’Angelo Gabriele chiama Maria “piena di grazia” (Lc 1,28): in lei, osserva il Papa, «non c’è spazio per il peccato, perché Dio l’ha prescelta da sempre quale madre di Gesù e l’ha preservata dalla colpa originale».

«E il Verbo si è fatto carne nel suo grembo. Anche a noi è chiesto di ascoltare Dio che ci parla e di accogliere la sua volontà. Il Signore ci parla sempre».

Il Signore è con te

Quello che è avvenuto nella Vergine Madre in modo unico, sostiene Francesco, «accade a livello spirituale anche in noi quando accogliamo la Parola di Dio con cuore buono e sincero e la mettiamo in pratica. Succede come se Dio prendesse carne in noi, Egli viene ad abitare in noi, perché prende dimora in coloro che lo amano e osservano la sua Parola. Non è facile capire questo, ma, sì, è facile sentirlo nel cuore».

«Pensiamo che l’incarnazione di Gesù sia un fatto solo del passato, che non ci coinvolge personalmente? Credere in Gesù significa offrirgli la nostra carne, con l’umiltà e il coraggio di Maria».

Tu sei benedetta fra le donne

Come ha vissuto Maria questa fede? «L’ha vissuta – risponde il Papa – nella semplicità delle mille occupazioni e preoccupazioni quotidiane di ogni mamma, come provvedere il cibo, il vestito, la cura della casa… Proprio questa esistenza normale della Madonna fu il terreno dove si svolse un rapporto singolare e un dialogo profondo tra lei e Dio, tra lei e il suo Figlio».

E benedetto il frutto del tuo seno Gesù

Maria è ricettiva, ma non passiva, precisa Francesco.

«Come, a livello fisico, riceve la potenza dello Spirito Santo ma poi dona carne e sangue al Figlio di Dio che si forma in Lei, così, sul piano spirituale, accoglie la grazia e corrisponde ad essa con la fede. Per questo sant’Agostino afferma che la Vergine “ha concepito prima nel cuore che nel grembo”. Ha concepito prima la fede e poi il Signore».

Santa Maria, Madre di Dio

La Madre del Redentore, continua il Papa, «ci precede e continuamente ci conferma nella fede, nella vocazione e nella missione. Con il suo esempio di umiltà e di disponibilità alla volontà di Dio ci aiuta a tradurre la nostra fede in un annuncio del Vangelo gioioso e senza frontiere».

Prega per noi peccatori

Per spiegare il senso di questo passaggio della preghiera, Francesco evoca un aneddoto:

«Io ricordo una volta, nel santuario di Luján, ero nel confessionale, davanti al quale c’era una coda lunga. C’era anche un ragazzotto tutto moderno, con gli orecchini, i tatuaggi, tutte queste cose… Ed è venuto per dirmi cosa gli succedeva. Era un problema grosso, difficile. E mi ha detto: io ho raccontato tutto questo alla mia mamma e mia mamma mi ha detto: vai dalla Madonna e lei ti dirà cosa devi fare. Ecco una donna che aveva il dono del consiglio. Non sapeva come uscire dal problema del figlio, ma ha indicato la strada giusta: vai dalla Madonna e lei ti dirà. Questo è il dono del consiglio. Quella donna umile, semplice, ha dato al figlio il consiglio più vero. Infatti questo ragazzo mi ha detto: ho guardato la Madonna e ho sentito che devo fare questo, questo e questo… Io non ho dovuto parlare, avevano già detto tutto la sua mamma e il ragazzo stesso. Questo è il dono del consiglio. Voi mamme che avete questo dono, chiedetelo per i vostri figli. Il dono di consigliare i figli è un dono di Dio».

Adesso e nell’ora della nostra morte 

Affidiamoci a Maria, sentenzia Papa Francesco, «perché Lei come madre del nostro fratello primogenito, Gesù, ci insegni ad avere il suo stesso spirito materno nei confronti dei nostri fratelli, con la capacità sincera di accogliere, di perdonare, di dare forza e di infondere fiducia e speranza. È questo quello che fa una mamma».

Il cammino di Maria verso il Cielo è cominciato «da quel “sì” pronunciato a Nazaret, in risposta al Messaggero celeste che le annunciava la volontà di Dio per lei. E in realtà è proprio così: ogni “sì” a Dio è un passo verso il Cielo, verso la vita eterna».    (Dal sito www.aleteia.it )

 

■ Condoglianze ai famigliari di Giacomo Brigida che è tornato alla casa del Padre celeste.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Giovedì 15 agosto Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. S.Messe come ogni domenica.

 

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Sabato 10 e domenica 11 agosto

Mostra del dolce, organizzata dal Gruppo di preghiera Padre Pio, il ricavato sarà utilizzato per ospitare, dal 23 al 30 agosto, i bambini del reparto di onco-ematologia pediatrica dell’Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di Padre Pio.

 2) Domenica 11 agosto Memoria di Santa Chiara.

Non ci sarà la S.Messa all’Oasi San Francesco, essendo giorno festivo.

 3) Lunedì 12 agosto h.19.00 S.Messa presieduta da don Adriano, sacerdote del Cottolengo, a seguire le preghiere di guarigione.

 4) Mercoledì 14 agosto S.Messe prefestive nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria:

h.17.00 Cappella Ospedale Civile

h.19.00 Parrocchia S. Maria Maddalena.

Non ci sarà la S.Messa nella chiesa della SS.Trinità alle ore 18.00.

 5) Giovedì 15 agosto Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. S. Messe come ogni domenica.

Pellegrinaggio nel pomeriggio all’isola di Santa Maria. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378 entro domenica 11 agosto.

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

(sino a domenica 8 settembre 2019)

 

Giorni Festivi

 Ore 7.30 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 10.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Sacra Famiglia - Padule

Ore 19.00 Madonna della Pace – Stagnali

Ore 20.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Villaggio Piras

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

  

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 18.00 SS. Trinità

 

 

 

M A G I S T E R O

 LE RICCHEZZE INCATENANO IL CUORE E LO DISTOLGONO DAL VERO TESORO CHE È NEI CIELI

 

Il Vangelo di Lc 12, 13-21 si apre con la scena di un tale che si alza tra la folla e chiede a Gesù di dirimere una questione giuridica circa l’eredità di famiglia. Ma Egli nella risposta non affronta la questione, ed esorta a rimanere lontano dalla cupidigia, cioè dall’avidità di possedere. Per distogliere i suoi ascoltatori da questa ricerca affannosa della ricchezza, Gesù racconta la parabola del ricco stolto, che crede di essere felice perché ha avuto la fortuna di una annata eccezionale e si sente sicuro per i beni accumulati.

È una bella parabola che ci insegna tanto. Il racconto entra nel vivo quando emerge la contrapposizione tra quanto il ricco progetta per se stesso e quanto invece Dio gli prospetta. Il ricco mette davanti alla sua anima tre considerazioni: i molti beni ammassati, i molti anni che questi beni sembrano assicurargli e terzo, la tranquillità e il benessere sfrenato. Ma la parola che Dio gli rivolge annulla questi suoi progetti. Invece dei «molti anni», Dio indica l’immediatezza di «questa notte; stanotte morirai»; al posto del «godimento della vita» Gli presenta il «rendere la vita; renderai la vita a Dio», con il conseguente giudizio.

Per quanto riguarda la realtà dei molti beni accumulati su cui il ricco doveva fondare tutto, essa viene ricoperta dal sarcasmo della domanda: «E quello che ha preparato, di chi sarà?». Pensiamo alle lotte per le eredità; tante lotte di famiglia. E tanta gente che all’ora della morte incomincia a venire: i nipoti, i nipotini vengono a vedere: “Ma cosa tocca a me?”, e portano via tutto. È in questa contrapposizione che si giustifica l’appellativo di «stolto» – perché pensa a cose che lui crede essere concrete ma sono una fantasia – con cui Dio si rivolge a quest’uomo. Egli è stolto perché nella prassi ha rinnegato Dio, non ha fatto i conti con Lui. La conclusione della parabola è di singolare efficacia: «Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». È un ammonimento che rivela l’orizzonte verso cui tutti noi siamo chiamati a guardare. I beni materiali sono necessari – sono beni! -, ma sono un mezzo per vivere onestamente e nella condivisone con i più bisognosi. Gesù oggi ci invita a considerare che le ricchezze possono incatenare il cuore e distoglierlo dal vero tesoro che è nei cieli.

Questo – si capisce – non vuol dire estraniarsi dalla realtà, ma cercare le cose che hanno un vero valore: la giustizia, la solidarietà, l’accoglienza, la fraternità, la pace, tutte cose che costituiscono la vera dignità dell’uomo. Si tratta di tendere ad una vita realizzata non secondo lo stile mondano, bensì secondo lo stile evangelico: amare Dio con tutto il nostro essere, e amare il prossimo come lo ha amato Gesù, cioè nel servizio e nel dono di sé. La cupidigia dei beni, la voglia di avere beni, non sazia il cuore, anzi provoca di più fame! L’amore così inteso e vissuto è la fonte della vera felicità, mentre la ricerca smisurata dei beni materiali e delle ricchezze è spesso sorgente di inquietudine, di avversità, di prevaricazioni, di guerre. Tante guerre incominciano per la cupidigia. (ANGELUS -Domenica 04/08/2019)

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI: «Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» (At 3,6)

 

La predicazione del Vangelo non si affida solo alle parole, ma anche ad azioni concrete che testimoniano la verità dell’annuncio. Si tratta di prodigi e segni che avvengono per opera degli Apostoli, confermando la loro parola e dimostrando che essi agiscono nel nome di Cristo. Accade così che gli Apostoli intercedono e Cristo opera, agendo «insieme con loro» e confermando la Parola con i segni che l’accompagnano (Mc 16,20). Tanti segni, tanti miracoli che hanno fatto gli Apostoli erano proprio una manifestazione della divinità di Gesù.

Ci troviamo oggi davanti a un miracolo, che è il primo racconto di guarigione del Libro degli Atti. Esso ha una chiara finalità missionaria, che punta a suscitare la fede. Pietro e Giovanni vanno a pregare al Tempio, centro dell’esperienza di fede d’Israele, a cui i primi cristiani sono ancora fortemente legati. I primi cristiani pregavano nel Tempio a Gerusalemme. Luca registra l’ora: è l’ora nona, cioè le tre del pomeriggio, quando il sacrificio veniva offerto in olocausto come segno della comunione del popolo col suo Dio; e anche l’ora in cui Cristo è morto offrendo sé stesso «una volta per sempre». E alla porta del Tempio detta “Bella” vedono un mendicante, un uomo paralitico fin dalla nascita. Perché era alla porta, quell’uomo? Perché la Legge mosaica (cfr Lv 21,18) impediva di offrire sacrifici a chi avesse menomazioni fisiche, ritenute conseguenza di qualche colpa. Ricordiamo che di fronte a un cieco dalla nascita, il popolo aveva domandato a Gesù: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?» (Gv 9,2). Secondo quella mentalità, c’è sempre una colpa all’origine di una malformazione. E in seguito era stato negato loro persino l’accesso al Tempio. Lo storpio non poteva entrare, ma era alla porta. Quando accade qualcosa di imprevisto: arrivano Pietro e Giovanni e s’innesca un gioco di sguardi. Lo storpio guarda i due per chiedere l’elemosina, gli apostoli invece lo fissano, invitandolo a guardare verso di loro in un modo diverso, per ricevere un altro dono. Lo storpio li guarda e Pietro gli dice: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!». Gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, sempre nel dialogo, sempre nelle apparizioni, sempre con l’ispirazione del cuore: sono relazioni di Dio con noi; attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore. […] Gesù sempre tende la mano, sempre cerca di sollevare, di fare in modo che la gente guarisca, che sia felice, che incontri Dio. Pensiamo questo quando siamo in momenti brutti, in momenti di peccato, in momenti di tristezza. C’è Gesù che ci dice: “Guardami: io sono qui!”. Prendiamo la mano di Gesù e lasciamoci alzare.

Pietro e Giovanni ci insegnano a non confidare nei mezzi, che pure sono utili, ma nella vera ricchezza che è la relazione con il Risorto. Siamo infatti – come direbbe san Paolo – «poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto». Il nostro tutto è il Vangelo, che manifesta la potenza del nome di Gesù che compie prodigi.

E noi, che cosa possediamo? Qual è la nostra ricchezza, qual è il nostro tesoro? Con che cosa possiamo rendere ricchi gli altri? Non dimentichiamo: la mano tesa sempre per aiutare l’altro ad alzarsi; è la mano di Gesù che tramite la nostra mano aiuta gli altri ad alzarsi

(UDIENZA GENERALE – 07/08/2019) a cura di A. Panzera

 
Copyright © 2019 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.