Home
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

 n°30 Sabato 27 luglio 2019
 

 EDITORIALE

 “Il modo migliore di consolare una persona è insegnarle ad amare Dio”. Questa frase di Thomas Merton, famoso monaco benedettino, mi ha fatto riflettere molto sui momenti che la nostra comunità ha vissuto ultimamente con la visita delle reliquie di Santa Bernadette e la festa di Santa Maria Maddalena.

Il fascino dei santi  richiama tante persone…

È stato molto bello guardarvi  passare un po’ di tempo davanti a questi esempi di Santità. Entravate in chiesa  con un'espressione preoccupata e uscivate più sereni…(anche se nel frattempo era scesa qualche lacrima…).

Il parroco vi osservava e rimaneva silenziosamente stupito....

I santi sono come le vetrate che risplendono nella luce ma non vogliono fermare l’attenzione su di se, vogliono indirizzarci alla vera Luce. 

Allo stesso modo i santi ci insegnano ad amare Dio attraverso la varietà delle loro storie e carismi. Una caratteristica comune di tutti loro è  la preghiera. 

Spesso ci lamentiamo che la vita frenetica, la mole di lavoro, gli impegni famigliari, lavorativi e sociali…sono giustificati deterrenti alla preghiera. 

Niente di più errato.

A tal proposito....ho per voi una piccola storia per far capire che il tempo dedicato al Signore e alla preghiera non è un tempo perso.

“Due boscaioli lavoravano nella stessa foresta ad abbattere alberi. I tronchi erano imponenti, solidi e tenaci. I due boscaioli usavano le loro asce con identica bravura, ma con una diversa tecnica: il primo colpiva il suo albero con incredibile costanza, un colpo dietro l'altro, senza fermarsi se non per riprendere fiato rari secondi.

Il secondo boscaiolo faceva una discreta sosta ogni ora di lavoro.

Al tramonto, il primo boscaiolo era a metà del suo albero. Aveva sudato sangue e lacrime e non avrebbe resistito cinque minuti di più.

Il secondo era incredibilmente al termine del suo tronco. Avevano cominciato insieme e i due alberi erano uguali!

Il primo boscaiolo non credeva ai suoi occhi. "Non ci capisco niente! Come hai fatto ad andare così veloce se ti fermavi tutte le ore?".

L'altro sorrise: "Hai visto che mi fermavo ogni ora. Ma quello che non hai visto è che approfittavo della sosta per affilare la mia ascia". (Bruno Ferrero )

Cari parrocchiani e cari turisti, il tempo delle vacanze risulta essere il momento più propizio per soffermarsi un po’ a riflettere e, prima di ogni cosa, pregare…

Buone vacanze

 

d. Andrea

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Santa Maria Maddalena 2019

 Omelia del Vescovo

Tre i punti salienti attorno a cui si snoda il brano evangelico appena proclamato.

1.- “Maria di Magdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.” 

Maria Maddalena sente il bisogno insopprimibile di stare accanto al maestro anche dopo la morte. Incurante del buio delle ultime ore della notte, si mette in cammino, va, quasi corre, con la morte nel cuore, per il distacco dal Maestro e Signore della sua vita.

Quel maestro che le ha cambiato la vita, che l’ha guarita nel corpo e nello spirito, che ha dato alla sua esistenza un significato e una prospettiva nuova.

Il Suo cuore di donna risanata, convertita, l’ha portata a seguire Gesù con ogni premura, con devozione totale. Ad essere discepola fedele e premurosa del suo Maestro!

Comprendiamo meglio questo suo bisogno di andare al luogo della sepoltura di Gesù alla luce del brano del Cantico de Cantici, appena ascoltato.

Con la simbologia umana della sposa che cerca il suo sposo, il brano descrive il rapporto tra la persona credente e Dio:

“lungo la notte, ho cercato

l’amore dell’anima mia,

l’ho cercato, ma non l’ho trovato.

Mi alzerò e farò il giro della città,

per le strade e per le piazze

voglio cercare l’amore dell’anima mia.

Mi hanno incontrata le guardie che fanno la ronda in città

“Avete visto l’amore dell’anima mia?”

Da poco le avevo oltrepassate

quando trovai l’amore dell’anima mia»

FESTA SANTA MARIAMADDALENA 2019 (2)È il bisogno di chi ha incontrato Dio, di chi ha sperimentato il suo amore, la sua tenerezza, il suo perdono, la forza della sua verità sull’uomo e non vuole più perderlo. Anche se, alla fine, è sempre Dio che si fa trovare, che prende l’iniziativa. Come ci ricorda San Paolo nella 2^ lettura: l’amore del Cristo ci possiede”

Questo amore riempie la vita, le dà senso, fa cambiare prospettiva all’esistenza umana. Sempre San Paolo aggiunge: “Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove”

L’incontro con Cristo ha cambiato la vita della Maddalena, le ha fatto fare un salto di qualità, ha aperto il suo cuore alla trascendenza, ha trasformato il suo modo di essere, le ha aperto l’orizzonte degli alti valori evangelici.

Valori evangelici che mettono nella giusta luce e nella loro verità essenziale anche le componenti della nostra umanità in tutte le sue espressioni.

In questa cornice, e solo in questa cornice, possiamo comprendere il bisogno di Maria Maddalena di stare vicina al suo Signore, di non staccarsi da Lui, di continuare a nutrirsi della sua parola e della sua grazia.

Anche il linguaggio profondamente umano del pianto della Maddalena, esprime quanto intenso sia il suo rapporto di fede con il Maestro.

Ed eccoci al secondo punto.

2.- Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva…. «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». 

Senza il suo Maestro si sente sola, sperduta, disorientata.

Ma il Signore si mostra e si fa riconoscere, la rassicura. Non l’ha abbandonata, non ha abbondonato né Lei né l’umanità per la quale era venuto sulla terra. D’ora in poi, Maria Maddalena, gli apostoli e tutti i credenti, dovranno incontrare e guardare il Signore, non più con occhio umano, ma con gli occhi della fede.

“Maria!”: è bastato essere chiamata per nome da Risorto, per riconoscerlo e nel riconoscerlo ha ritrovato pace e serenità, ha trovato nuova energia ed entusiasmo.

Anche se non vedrà più il Maestro con gli occhi del corpo, sa che la sua Risurrezione è garanzia di una perenne presenza di Cristo nella sua vita, come in quella di ogni credente.

3.- “va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”

A Lei, l’unica che insieme a Maria la Madre di Gesù e ad altre poche donne non ha mai abbandonato Gesù, nemmeno durante il processo, la salita al calvario e la morte in croce;

a Lei che anche lì davanti al sepolcro vuoto è sola e piange…

a Lei Gesù si rivolge per nome: “Maria… non mi trattenere perché non sono ancora tornato al Padre, ma “va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”. Cristo stesso le dà questo mandato unico, speciale: essere apostola degli apostoli.

La prima, una donna, che vede il Cristo risorto ed è inviata ad annunciare agli apostoli questa verità che dà una svolta radicale alla storia umana, che cambia il destino dell’’umanità.

Un privilegio unico, riservato da Cristo alla discepola che rimase fedele a Gesù fino all’ultimo, dal momento della sua conversione fino alla morte in croce di Cristo e alla sua sepoltura: la prima che ha potuto vedere il Cristo Risorto. Esperienza che la fa esplodere in quel grido: “Rabbunì-Maestro!!”

Un grido, un’invocazione che dissipa ogni tenebra, che rompe la coltre della paura. La sua fede, l’amore sincero e devoto a Gesù vengono ripagati con un sigillo e con una missione unici: essere prima testimone annunciatrice della Risurrezione.

Testimonianza e missione che anche oggi continua a svolgere Santa Maria Maddalena.

In questa cornice la guardiamo, la veneriamo, la invochiamo.

Anche a noi suoi devoti continua ha dire: “Ho veduto il Signore risorto, il Signore che salva!”

Donna dall’amore fedele e totale a Cristo, che ci viene donata come modello da seguire e da imitare.

Un amore totale, pervasivo, coinvolgente

L’amore di cui parla il 1° comandamento

L’amore che Cristo chiede per tre volte all’apostolo Pietro, nell’affidargli la guida della Chiesa: “Pietro, mi ami tu…? mi ami più di costoro?”

            L’amore che Cristo chiede ad ogni discepolo: “questo è il mio comandamento, che vi amiate amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”

            L’amore: è la parola che riassume l’essenza del Vangelo. La parola forse più usata e abusata… anche da noi cristiani… ma spesso anche la più disattesa e travisata

Sicuramente, nel suo significato evangelico, la parola più emarginata da certa cultura dominante che la traduce, per osteggiarla, con il termine dispregiativo di “buonismo”.

L’emarginazione sociale e culturale del primo e più grande comandamento, quello che compendia anche tutti gli altri, nella cultura e nei comportamenti sia individuali che sociali, lascia ampio spazio a tutto ciò che è il suo contrario: l’egoismo, l’odio, la diffusa litigiosità a tutti i livelli, pubblici e privati, la chiusura del cuore a Dio e ai fratelli, la calunnia, la denigrazione gratuita, le campagne di fango mediatico che infestano i social.

La corsa ad affermare noi stessi, i nostri interessi e punti di vista personali ci rende aggressivi e astiosi, c’impedisce di riconoscere agli altri pari dignità e rispetto, ci rende incapaci di ascoltare e di dialogare, quasi che per affermare noi stessi abbiamo bisogno di distruggere, umiliare l’altro, nel quale non vediamo più un simile, un fratello, ma un nemico, un avversario da abbattere.

Rischiamo così di dimenticarci quella che qualcuno ha definito la “matematica evangelica”, prendendo lo spunto dall’episodio della moltiplicazione dei cinque pani e due pesci, con cui Cristo sfamò oltre cinquemila persone.

Si moltiplica solo dividendo, o meglio, condividendo! Per moltiplicare bisogna condividere.

Il contrario di quello che normalmente crediamo: per avere è necessario accumulare, ottenere, estorcere, se non addirittura rubare!

Gesù con questo segno ci fa capire che la vera misura del possedere è donare.

Anzi, ci dimostra che più si dona e più si possiede.

Ricordo una sorta di apologo, ambientato nell’inferno nel paradiso.

Stessa scena nei due luoghi: tutti gli ospiti hanno a disposizione una scodella con abbondante cibo, e un cucchiaio con un lungo manico.

Eppure gli ospiti dell’inferno sono scheletriti, magri fino all’inverosimile:

Quelli del paradiso, invece, sono belli, floridi e ben nutriti.

Come mai?

Semplice!

Quelli dell’inferno, preoccupati solo di nutrire se stessi, per quanto si arrabattino, non riescono a portare il cibo in bocca per la lunghezza del manico del cucchiaio.

Quelli del paradiso, invece, utilizzano il cucchiaio per portarlo alla bocca dell’altro. Interessandosi degli altri, condividendo, tutti sono sazi!

Facile richiamare le nostre paure, così diffuse e subdolamente alimentate da facile propaganda e da un malsano egoismo!!!

Se torniamo alla matematica evangelica queste paure cadranno e, soprattutto, staremo tutti molto meglio.

Santa Maria Maddalena ottenga a tutti noi questa sapienza, questa intelligenza del cuore. La matematica evangelica, appunto.

+ Sebastiano Sanguinetti

 

FESTA SANTA MARIAMADDALENA 2019 (3)Conclusi i Festeggiamenti religiosi, tiriamo il fiato e facciamo un bilancio di questo ultimi giorni che ci hanno visto particolarmente impegnati fisicamente e mentalmente. Molto apprezzata la Santa Messa solenne della vigilia di Santa Maria Maddalena cantata dal coro di Telti “Boci d’Agliola” per la chiusura della Novena. Gradito anche il contributo offerto dai vari cori della parrocchia per gli altri giorni dedicati alla Novena. Molto emozionante la Messa Solenne concelebrata da Sua Eccellenza Monsignor Sebastiano Sanguinetti – Vescovo della Diocesi di Tempio-Ampurias, dal Parroco Don Andrea Domanski, da Don Domenico Degortes e Don Davide Mela, da Don Roger convenuto dalla Corsica, da Don Roberto Aversano, da Don Paolo Pala ed altri presbiteri. Ha animato la Santa Messa la Corale Parrocchiale “Santa Maria Maddalena” diretta da Gianni DERIU. Particolarmente sentita la preghiera in maddalenino letta dal Sig. Agostino Canu, Priore della Confraternita del Getsemani di La Maddalena, dedicata alla Santa Patrona. Molto commovente la preghiera dedicata alla piccola Madia, prematuramente volata in cielo e al compianto Don Paolo. Molto sentita e partecipata la processione per le vie del centro storico, così come la tradizionale processione a mare, a cui hanno partecipato ospiti del Sindaco di La Maddalena Avv. Luca Carlo Montella e signora, il Sindaco Laurent Marcangeli e la signora Sonia e l’Assessore Christian Balzano in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Ajaccio, città gemellata con La Maddalena. Molto gradita e significativa la presenza del Procuratore della Repubblica di Tempio Dott. Gregorio Capasso.

Prestigioso il corteo a mare, col simulacro di Santa Maria Maddalena imbarcato sul veliero d’epoca “La Reole” e scortato dall’imbarcazione a vela latina “Leonidas” e dalle Motonavi Paradiso, Riviera di Gallura e Oriente Express, dalle motovedette della Capitaneria di Porto, della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, così come tante altre imbarcazioni da diporto private. Le autorità Civili, Militari e Religiose, insieme alla Confraternite alla Banda dell’Oratorio San Domenico Savio di Moneta sono state trasportate a bordo della Motonave Paradiso. Dopo la processione si è potuto assistere, dal mare, al tradizionale spettacolo pirotecnico che, a giudicare dall’applauso finale sembra aver soddisfatto la maggior parte dei presenti. Molto apprezzata l’esibizione della Banda dell’Oratorio San Domenico Savio di Moneta il giorno 06 luglio diretta dalla Professoressa Barbara Agnello. Cosi come le esibizioni dei due cori “Voci nel blues” e “Insieme per il Domani”, entrambe dirette dal Maestro Vincenzo La Cava, esibitesi nella serate di Martedì 16 e di Mercoledì 17 luglio in piazza S. Maria Maddalena. FESTA SANTA MARIAMADDALENA 2019 (2)Ha riscosso un enorme successo l’esibizione dei Tre Tenori (il maddalenino Gianmarco Avellino e i due fratelli Ciro e Teo Aroni) nella serata del 18 luglio in una gremita ed entusiasta piazza S. Maria Maddalena. Nell’ambito degli eventi canori grande è stato l’apprezzamento per il concerto dei “Matia Bazar” di giorno 19.07. Gruppo, che sebbene molto rinnovato, ha fatto la storia della musica pop italiana. In queste circostanze sono doverosi i ringraziamenti verso tutti coloro che, assieme alle donazioni dei concittadini, stanno contribuendo al programma del Comitato Classe 1969 e stanno permettendo di raggiungere gli obiettivi prefissati: in primis un sincero ringraziamento vada all’Amministrazione Comunale per il suo giornaliero e costante supporto (anche morale). Al Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e al suo Presidente Ing. Fabrizio Fonnesu. Ai nostri sponsor in particolare la Compagnia di Navigazione Delcomar per l’importante sostegno offertoci e al Grand Hotel Resort Ma & Ma per la gentilissima ospitalità, alle Società GPD Edilizia e alla Marina di Porto Massimo, al panificio l’Antico Forno della famiglia Benatti e tanti altri sponsor che hanno offerto il loro prezioso contributo sostenendo la “Classe 1969”. Un sentito ringraziamento oltre che all’Amministrazione Comunale unitamente agli Assessori di competenza e agli uffici interessati va alla Polizia Locale e al suo Comandante Maggiore Roberto Poggi, all’Arma dei Carabinieri e ai due militari in alta uniforme che hanno dato lustro al simulacro della Santa Patrona, ai militari della Capitaneria di Porto e del Presidio della Marina Militare di La Maddalena, alla Guardia di Finanza, alla Forestale Regionale, alla Compagnia dei Barracelli, ai Volontari della Protezione civile, all’Associazione Volontari Ambulanza, al Gruppo di Fucilieri di Santa Maria Maddalena, a tutti i nostri sacerdoti e ai collaboratori parrocchiali, alla confraternita dei Getsemani, al Sig. Romualdo D’Oriano per lo stupendo addobbo floreale del simulacro di Santa Maria Maddalena, al Sig. Cristian Delogu per l’apporto e la disponibilità offerta al Comitato, come ormai da tradizione consolidata negli anni, al Sig. Gavino Mura e famiglia e alla famiglia Barretta per il prezioso e instancabile sostegno. Un grazie di cuore alla ditta del Sig. Giorgio Oliva per averci proposto il ricco spettacolo pirotecnico, all’Hotel Villa Marina, al Ristorante Brigantino, a RistoPizza 48, alla Pizzeria da Taz. Infine giunga un sentito ringraziamento a tutti coloro che, silenziosamente, offrono il loro prezioso aiuto. GRAZIE ANCORA A TUTTI… CONTINUATE A SOSTENERCI!!!

Comitato Festeggiamenti Classe 1969

 

■ Ringraziamenti del Parroco

La mia prima festa di Santa Maria Maddalena da parroco si è appena conclusa. Che dirvi?

Spero sia stato bello per voi come lo è stato per me J

Grazie a mons. Sanguinetti, alle autorità civili, in particolare al sindaco e alla delegazione di Ajaccio, e militari presenti. Grazie ai sacerdoti concelebranti. Grazie di cuore e complimenti al Comitato Festeggiamenti classe 1969 per la dedizione e il grande lavoro per la buona riuscita della festa. Grazie alla Corale Santa Maria Maddalena per l'animazione liturgica (personale riconoscenza a chi ha aderito a questo progetto di una corale unica in onore della nostra Santa Patrona), alla Confraternita del Getsemani, ai ministranti e ai seminaristi, alla Banda dell’Oratorio San Domenico Savio (è stato di grande effetto sentire suonare la banda sul barcone durante la processione al mare e durante i fuochi d’artificio).

Grazie ai fucilieri e alle associazioni.

Ringrazio il gruppo liturgico per la preparazione della chiesa e della celebrazione. Grazie alla Polizia Municipale e ai Barracelli per il servizio durante la processione. Grazie al veliero "La Reole" che ha portato la Santa in processione , ai barconi “Paradiso”, “Riviera di Gallura” e "Leonidas" che si sono messi a disposizione dei fedeli e a tutte le imbarcazioni che hanno partecipato alla processione.

Infine rinnovo la mia personale gratitudine ai miei cari don Domenico e don Davide. Senza di loro nulla avrebbe potuto un parroco da solo e per dipiù.... con la schiena bloccata

 Su tutti noi invoco la benedizione del Signore per intercessione di Santa Maria Maddalena!

A un'atter'annu mezzusu e tott'umpare ( come si dice in... polacco antico 

 

Don Andrea

 

■ PERDONO D'ASSISI

2 Agosto Santa Maria degli Angeli alla Porziuncola

SAN FRANCESCO 2702019Quella notte in cui Cristo apparve a san Francesco che pregava in Porziuncola.

All'origine della «Festa del Perdono» c'é un episodio della vita di san Francesco. Una notte del 1216, era immerso nella preghiera alla Porziuncola. All'improvviso entrò una luce fortissima e Francesco vide sopra l'altare il Cristo e alla sua destra la Madonna e gli Angeli. Gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono». La sua richiesta fu esaudita così da quell'anno, dopo aver ricevuto il permesso dal Pontefice Onorio III, il 2 Agosto si celebra la «Festa del Perdono» a Santa Maria degli Angeli ma anche in tutte le parrocchie e le chiese francescane.  E' concessa l'indulgenza a chi si comunica, si confessa e prega per il Papa

Dal mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente  si può ottenere, una sola volta l’indulgenza plenaria della Porziuncola.

Condizioni per ricevere l'Indulgenza Plenaria del Perdono Di Assisi, (per sé o per i defunti)

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
  • Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola in Assisi, o ad una chiesa parrocchiale, o ad una chiesa francescana dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
  • La recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
  • Preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice(Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre o altre preghiere a scelta).
  • Disposizione d'animo che escluda ogni affetto al peccato anche veniale.

Dal sito www.maranatha.it

 

■ Condoglianze ai famigliari di Angela Morello ved. Chessa e di Ida Sarni ved. Pispisa che sono tornate alla casa del Padre celeste.

 

MARIA MADDALENA

  Ecco aleggiare

            attorno a noi

 di nuovo il carisma

            della Santa

 che ha annunciato

             il Risorto;

 che in Lui

        ha sublimato

 l'amore terreno

        alla gloria celeste;

 che - "Prima" fra le donne -

         ha sentito da Lui

 dirle nell'orto:

          << Maria! >>.

 

Così le donne,

      come lei chiamate,

       si sentono in un'aura

 di privilegiata luce.

 

Gennaro Avellino

 

22-7-2019

 

 PELLEGRINAGGIO LOURDES2019

 

In parrocchia a:

3476714784 - Don Davide Mela

3476430115 - Angela Canu

 

 

AVVISI

 Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

  

1. Lunedì 29 luglio memoria di Santa Marta. Nella chiesa di S. Maria Maddalena h.19.00 S.Messa per il gruppo di Santa Marta.

 2. Venerdì 2 agosto, primo venerdì del mese Adorazione del Santissimo Sacramento dalle h.17.00.

 Memoria della Madonna degli Angeli alla Porziuncola, possibilità di ottenere il “Perdono d’Assisi” (vedi articolo).

  3.Sabato 3 agosto primo sabato del mese, S.Messa per il Cuore Immacolato di Maria alle h.8.00.

 

 

 

 AVVISI

 Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Lunedì 29 luglio memoria di Santa Marta h.19.00 S. Messa alla quale sono particolarmente invitate a partecipare le persone che si prendono cura della casa del Signore.

2.Giovedì 1 agosto primo giovedì del mese. Rosario e preghiera per le vocazioni alle ore 18.00.

3. Venerdì 2 agosto primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle h.17.00 nella chiesa del Bambino Gesù.

 Memoria della Madonna degli Angeli alla Porziuncola, possibilità di ottenere il “Perdono d’Assisi” (vedi articolo).

   4. Giovedì 15 agosto Solennità dell’ Assunzione della Beata Vergine Maria. Pellegrinaggio nel pomeriggio all’isola di Santa Maria. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano entro domenica 11 agosto.

 

 

  Orari delle Messe

 nelle Chiese dell’Isola

 

  Giorni Festivi

 Ore 7.30 Bambino Gesù (Due Strade)

 Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 Ore 10.00 Santa Maria Maddalena

 Ore 18.00 Sacra Famiglia - Padule

 Ore 19.00 Madonna della Pace – Stagnali

 Ore 20.00 Santa Maria Maddalena

 

  Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

 Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 Ore 19.00 Villaggio Piras

 

 

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 08.30 S. Maria Maddalena

 Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni primo mercoledì del mese:

 Ore 15.45 in cimitero

  Ogni secondo mercoledì del mese:

 Ore 18.00 SS. Trinità

 

M A G I S T E R O

 NELLE NOSTRE COMUNITÀ: VIVIAMO IL SENSO DELL'ACCOGLIENZA E DELLA FRATERNITÀ!

VANGELO LUCA MARTA E MARIA 27072019 Nel brano odierno, l’evangelista Luca narra la visita di Gesù a casa di Marta e di Maria, le sorelle di Lazzaro (cfr Lc10,38-42). Esse lo accolgono, e Maria si siede ai suoi piedi ad ascoltarlo; lascia quello che stava facendo per stare vicina a Gesù: non vuole perdere nessuna delle sue parole. Tutto va messo da parte perché, quando Lui viene a visitarci nella nostra vita, la sua presenza e la sua parola vengono prima di ogni cosa. Il Signore ci sorprende sempre: quando ci mettiamo ad ascoltarlo veramente, le nubi svaniscono, i dubbi cedono il posto alla verità, le paure alla serenità, e le diverse situazioni della vita trovano la giusta collocazione. Il Signore sempre, quando viene, sistema le cose, anche a noi.

 

In questa scena di Maria di Betania ai piedi di Gesù, san Luca mostra l’atteggiamento orante del credente, che sa stare alla presenza del Maestro per ascoltarlo e mettersi in sintonia con Lui. Si tratta di fare una sosta durante la giornata, di raccogliersi in silenzio, qualche minuto, per fare spazio al Signore che “passa” e trovare il coraggio di rimanere un po’ “in disparte” con Lui, per ritornare poi, con serenità ed efficacia, alle cose di tutti i giorni. Lodando il comportamento di Maria, che «ha scelto la parte migliore», Gesù sembra ripetere a ciascuno di noi: “Non lasciarti travolgere dalle cose da fare, ma ascolta prima di tutto la voce del Signore, per svolgere bene i compiti che la vita ti assegna”. C’è poi l’altra sorella, Marta. San Luca dice che fu lei a ospitare Gesù. Forse Marta era la più grande delle due sorelle, non sappiamo, ma certamente questa donna aveva il carisma dell’ospitalità. Infatti, mentre Maria sta ad ascoltare Gesù, lei è tutta presa dai molti servizi. Perciò Gesù le dice: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose». Con queste parole Egli non intende certo condannare l’atteggiamento del servizio, ma piuttosto l’affanno con cui a volte lo si vive. Anche noi condividiamo la preoccupazione di Santa Marta e, sul suo esempio, ci proponiamo di far sì che, nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, si viva il senso dell’accoglienza, della fraternità, perché ciascuno possa sentirsi “a casa”, specialmente i piccoli e i poveri quando bussano alla porta.

 Dunque, il Vangelo di oggi ci ricorda che la sapienza del cuore sta proprio nel saper coniugare questi due elementi: la contemplazione e l’azione. Marta e Maria ci indicano la strada. Se vogliamo assaporare la vita con gioia, dobbiamo associare questi due atteggiamenti: da una parte, lo “stare ai piedi” di Gesù, per ascoltarlo mentre ci svela il segreto di ogni cosa; dall’altra, essere premurosi e pronti nell’ospitalità, quando Lui passa e bussa alla nostra porta, con il volto dell’amico che ha bisogno di un momento di ristoro e di fraternità. Ci vuole questa ospitalità.

 Maria Santissima, Madre della Chiesa, ci doni la grazia di amare e servire Dio e i fratelli con le mani di Marta e il cuore di Maria, perché rimanendo sempre in ascolto di Cristo possiamo essere artigiani di pace e di speranza.  

 

(ANGELUS – Domenica 21/07/2019)

 

 

 

AI GIOVANI: NON ABBIATE PAURA DI DIALOGARE

 

  Un problema che mi preoccupa molto è che ognuno di voi trovi la propria identità, e questo senza la necessità di sminuire o obnubilare l’identità degli altri. Trovare la propria identità è un cammino, un cammino di dialogo, un cammino di riflessione, un cammino di interiorità.

 

E un modo molto facile per non compiere questo cammino è quello di aggredire o sminuire l’identità degli altri. È qui che nasce il bullismo. Il bullismo è un fenomeno di autocompensazione, di autovalorizzazione, però non incontrando me stesso, ma sminuendo l’altro per sentirsi più grande. È un imparare a guardare dall’alto al basso e male. Non dimenticate che è lecito per una persona guardare l’altra dall’alto verso il basso solo — sapete quando? — quando la si sta aiutando ad alzarsi. Nessun altro modo di guardare dall’alto al basso è lecito. E quando si verificano nei gruppi giovanili, a scuola, nei quartieri, e ovunque, si verificano queste espressioni di aggressione, di bullismo, si vede la povertà dell’identità di chi aggredisce, di chi ha bisogno di aggredire per sentirsi persona. In farmacia non vendono rimedi contro il bullismo, i laboratori non hanno ancora trovato la formula; nel frattempo, cosa fare? L’unico modo è quello di condividere, di vivere insieme, di dialogare, di ascoltare l’altro, di prendersi del tempo per camminare insieme, di prendersi del tempo perché è il tempo che fa la relazione. Non abbiate paura di dialogare: ognuno di noi ha qualcosa da dare all’altro. Ognuno di noi ha qualcosa di buono da dare all’altro, ognuno di noi ha bisogno di ricevere qualcosa di buono dall’altro. Il dialogo, dialogo che ci rende uguali non nell’identità — siamo identità diverse —, ci rende uguali nel cammino. Siamo camminatori, tutti uguali, tutti camminano, ma tutti diversi, ma tutti in armonia. Dichiarate guerra al bullismo, perché sminuisce la dignità, e giocate per il dialogo, giocate per camminare insieme, giocate la pazienza di ascoltare l’altro. Allora sarà una pace forte, e questa stessa pace forte farà scoprire la propria dignità. Che Dio vi benedica, e andate avanti, non abbiate paura del dialogo, ne vale la pena. (Videomessaggio ai partecipanti alla I Conferenza online promossa dalla fondazione Scholas Occurrentes – 21/06/2019)

 

 

 

LA SPERANZA DEI POVERI NON SARÀ MAI DELUSA

   La speranza dei poveri non sarà mai delusa (Sal9,19). Le parole del Salmo manifestano una incredibile attualità. Esprimono una verità profonda che la fede riesce a imprimere soprattutto nel cuore dei più poveri: restituire la speranza perduta dinanzi alle ingiustizie, sofferenze e precarietà della vita. Il Salmista descrive la condizione del povero e l’arroganza di chi lo opprime. Invoca il giudizio di Dio perché sia restituita giustizia e superata l’iniquità. Sembra che nelle sue parole ritorni la domanda che si rincorre nel corso dei secoli fino ai nostri giorni: come può Dio tollerare questa disparità? Come può permettere che il povero venga umiliato, senza intervenire in suo aiuto? Perché consente che chi opprime abbia vita felice mentre il suo comportamento andrebbe condannato proprio dinanzi alla sofferenza del povero?

 

Nel momento della composizione di questo Salmo si era in presenza di un grande sviluppo economico che, come spesso accade, giunse anche a produrre forti squilibri sociali. La sperequazione generò un numeroso gruppo di indigenti, la cui condizione appariva ancor più drammatica se confrontata con la ricchezza raggiunta da pochi privilegiati. L’autore sacro, osservando questa situazione, dipinge un quadro tanto realistico quanto veritiero.

 

Era il tempo in cui gente arrogante e senza alcun senso di Dio dava la caccia ai poveri per impossessarsi perfino del poco che avevano e ridurli in schiavitù. Non è molto diverso oggi. La crisi economica non ha impedito a numerosi gruppi di persone un arricchimento che spesso appare tanto più anomalo quanto più nelle strade delle nostre città tocchiamo con mano l’ingente numero di poveri a cui manca il necessario e che a volte sono vessati e sfruttati. Tornano alla mente le parole dell’Apocalisse: «Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo» (Ap 3,17). Passano i secoli ma la condizione di ricchi e poveri permane immutata, come se l’esperienza della storia non insegnasse nulla. Le parole del Salmo, dunque, non riguardano il passato, ma il nostro presente posto dinanzi al giudizio di Dio. Anche oggi dobbiamo elencare molte forme di nuove schiavitù a cui sono sottoposti milioni di uomini, donne, giovani e bambini. Incontriamo ogni giorno famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale ai quali viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo. Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?

 

Quante volte vediamo i poveri nelle discariche a raccogliere il frutto dello scarto e del superfluo, per trovare qualcosa di cui nutrirsi o vestirsi! Diventati loro stessi parte di una discarica umana sono trattati da rifiuti, senza che alcun senso di colpa investa quanti sono complici di questo scandalo. Giudicati spesso parassiti della società, ai poveri non si perdona neppure la loro povertà. Il giudizio è sempre all’erta. Non possono permettersi di essere timidi o scoraggiati, sono percepiti come minacciosi o incapaci, solo perché poveri.

 

Dramma nel dramma, non è consentito loro di vedere la fine del tunnel della miseria. Si è giunti perfino a teorizzare e realizzare un’architettura ostile in modo da sbarazzarsi della loro presenza anche nelle strade, ultimi luoghi di accoglienza. Vagano da una parte all’altra della città, sperando di ottenere un lavoro, una casa, un affetto… Ogni eventuale possibilità offerta, diventa uno spiraglio di luce; eppure, anche là dove dovrebbe registrarsi almeno la giustizia, spesso si infierisce su di loro con la violenza del sopruso. Sono costretti a ore infinite sotto il sole cocente per raccogliere i frutti della stagione, ma sono ricompensati con una paga irrisoria; non hanno sicurezza sul lavoro né condizioni umane che permettano di sentirsi uguali agli altri. Non esiste per loro cassa integrazione, indennità, nemmeno la possibilità di ammalarsi.

 

Il Salmista descrive con crudo realismo l’atteggiamento dei ricchi che depredano i poveri: “Stanno in agguato per ghermire il povero…attirandolo nella rete”. È come se per loro si trattasse di una battuta di caccia, dove i poveri sono braccati, presi e resi schiavi. In una condizione come questa il cuore di tanti si chiude, e il desiderio di diventare invisibili prende il sopravvento. Insomma, riconosciamo una moltitudine di poveri spesso trattati con retorica e sopportati con fastidio. Diventano come trasparenti e la loro voce non ha più forza né consistenza nella società. Uomini e donne sempre più estranei tra le nostre case e marginalizzati tra i nostri quartieri...omissis...

 

(Messaggio per la III Giornata mondiale dei Poveri – 13/06/2019) a cura di A. Panzera

 

 

 

 
Copyright © 2019 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.
 

 

PELLEGRINAGGI-2019-SMAL 

COZZE SOTTO LE STELLE 20072019

pulsante facebook