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n°24 Sabato 15 Giugno 2019

 

EDITORIALE

 Preghiamo per le vocazioni.

 Cari fratelli e sorelle, il mese di Giugno è dedicato al Sacro Cuore e proprio in questo periodo la Chiesa invita a pregare in modo particolare per le vocazioni, offrendo la propria preghiera al Signore Gesù, attraverso la contemplazione del Suo Cuore, mite ed umile. Cosa significa per una comunità pregare per le vocazioni? Innanzitutto significa pregare per coloro che dentro di essa hanno una vocazione di speciale consacrazione: sacerdoti e religiose; significa sostenere con la preghiera coloro che vivono la vocazione al matrimonio, sostenerli e difendere la sacralità del matrimonio tra l’uomo e la donna. Nella chiesa poi ci sono tante altre vocazioni, tutte guidate dallo Spirito, che riguardano la vita quotidiana della persona e un servizio specifico in quel momento per la comunità, pensiamo a chi svolge un servizio nell’ambito della catechesi, della liturgia, della carità…. Il Signore chiama a tutti, anche a te: Ti sei mai chiesto a cosa il Signore ti sta chiamando?

Pregare per le vocazioni significa chiedere al Signore che chiami uomini e donne a consacrarsi a Lui. Chiediamo, come ci ha invitati un anno fa il Vescovo, al Signore che doni nuovi operai nella sua messe; ma noi stessi per primi facciamoci promotori di vocazione, cosa vuol dire? Preghiamo per i vocati, per coloro che sono in cammino, per coloro che sono nel dubbio. Diventiamo una comunità che sostiene le vocazioni, soprattutto di speciale consacrazione, non basta la preghiera, bisogna sostenere, accompagnare e stare vicino a coloro che il Signore ha chiamato a seguirlo in modo speciale. Pregare significa anche stare vicino e sostenere chi il Signore ha scelto.                  

Don Davide

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Giornata Diocesana OFTAL (OPERA-FEDERATIVA-TRASPORTO- AMMALATI-LOURDES) a La Maddalena.

GIORNATA OFTAL 15062019L'associazione OFTAL opera a favore di persone malate e disabili organizzando pellegrinaggi a Lourdes e in altri santuari. L'OFTAL si occupa dell' ammalato prima, durante e dopo il pellegrinaggio grazie allo spirito di gratuità e di servizio di tanti volontari: medici, infermieri, sacerdoti, religiosi, dame e barellieri. L'OFTAL è presente in tutte le diocesi sarde e compie un percorso di fede che si sviluppa nel corso dell' anno con momenti di catechesi, di formazione e di svago , offrendo vacanze estive e invernali, giornate di convivialità, di amicizia sia diocesane che regionali, condividendo il piacere di stare insieme abbattendo ogni genere di barriera.

 Domenica 9 giugno con questo spirito di fede e di servizio si è svolta a La Maddalena la giornata diocesana con circa 20 disabili e alcuni volontari provenienti da varie parrocchie. Ad accoglierli, all'istituto San Vincenzo: don Davide, don Andrea e don Domenico, la superiora suor Maria Rosaria con le sue consorelle e alcuni volontari, molti dei quali l’anno scorso hanno partecipato al pellegrinaggio. Alle 11 è stata celebrata la S.Messa all’aperto presieduta da don Davide. A seguire si è vissuto il momento conviviale del pranzo, presso i locali delle suore, preparato con cura da alcuni giovani cinquantenni facenti parte del comitato Classe 69, guidati del loro presidente Luigi Macciocu. Dopo il bellissimo, gustoso e allegro pranzo, vista la bella giornata il gruppo ha potuto fare un giro panoramico dell’isola con una sosta a Caprera per un gelato. Questa giornata è stata possibile grazie alle tante persone che si sono messe a disposizione e a servizio dei “più piccoli”. Un grazie alla Delcomar che si è mostrata sensibile a questo evento; un grazie al Comitato Classe 69 per il prezioso contributo, un grazie ai volontari che hanno aiutato in maniera diversa, dall’accoglienza ai dolci offerti; un grazie speciale alle suore per l’accoglienza e ai sacerdoti per aver desiderato e voluto questa giornata. L’invito per tutti voi a nome dell’ OFTAL è quello di vivere quest’esperienza associativa al servizio dei più sofferenti e bisognosi, ricordando che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.     

  Angela Canu

 

■ La Beatificazione di Edvige Carboni a Pozzomaggiore.

BEATA EDVIGE CARBONI 15062019Sabato 15 giugno, nell'area dell'Ippodromo Comunale di Pozzomaggiore alle ore 10.30 durante la celebrazione Eucaristica, ci sarà il rito della Beatificazione della Venerabile Serva di Dio Edvige Carboni. La celebrazione sarà presieduta da S. Em.za Rev.ma Cardinale Giovanni Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei Santi, rappresentante del Sommo Pontefice Francesco. Concelebreranno il Vescovo di Alghero-Bosa, Padre Mauro Maria Morfino, gli Arcivescovi e i Vescovi delle Chiese che sono in Sardegna, i rappresentanti dei Superiori della Congregazione della Passione del Signore, i sacerdoti della Diocesi ospitante e ogni altro convenuto dalle Chiese sorelle dell'isola e della penisola. Sará presente anche don Domenico Degortes e avrá la gioia e l'onore di concelebrare questo speciale rito. Arriverá a Pozzomaggiore con il pullman insieme a un gruppo di maddalenini che non vogliono mancare a questo straordinario evento. Il viaggio é stato organizzato da Pier Luigi Aversano.

La Venerabile nacque a Pozzomaggiore (SS)  il 2 maggio del 1880 e ricevette il battesimo il giorno 4. Fin da bambina si mostrò di indole docile e buona, ubbidiente ai genitori e portata alla preghiera. Ricevette la Cresima nel 1884 e fece la sua Prima Comunione nel 1890. Amante della penitenza e della Passione di Gesù, fu arricchita dal Signore di doni straordinari e tutta la sua vita fu preghiera: furono numerosissimi i fenomeni mistici, bilocazioni, estasi, visioni di Santi e misteriosi profumi. Il 14 luglio 1911 ricevette le stimmate ed ebbe impresse nelle mani, nel costato e nei piedi i segni della Passione.

La sua esistenza terrena così ricca di virtù e fatti straordinari si concluse il 17 febbraio 1952 e a fronte della sua crescente fama di santità, nel 1968 fu deciso di aprire la causa di Beatificazione e Canonizzazione.

Le sue spoglie sono custodite nella parrocchia di S.Giorgio Martire a Pozzomaggiore. Domenica 16 giugno il Santo Padre Francesco nella preghiera dell'Angelus in piazza S. Pietro citerà la nuova Beata Edvige Carboni. Un altro evento straordinario per la terra di Sardegna c'è stato il 17 settembre 2016 quando è stata proclamata Beata a Saccargia, Elisabetta Sanna, anche lei una laica sarda con il cuore semplice e la fede immensa.

Le accumuna la vita vissuta nel più umile nascondimento, nella carità e nella fervente preghiera. Mentre scrivo vengo a conoscenza di un'altra grande gioia: mercoledì 11 giugno Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione delle cause dei Santi, a promulgare un decreto per le virtù eroiche della Serva di Dio, Maria Paola Muzzeddu, fondatrice della società delle figlie della Madre Purissima, nata ad Aggius il 26 febbraio 1913 e morta il 12 agosto 1971. Così ora è dichiarata Venerabile: la purezza è stata la sua vocazione e la sua missione. Queste donne che hanno saputo, nella loro semplicità e umiltà vivere in modo esemplare l'amore verso Dio e verso i fratelli, sono sicuramente un grande orgoglio e una vera grazia per la Chiesa sarda e per la Chiesa tutta!                                     

             Maria Vitiello

 

■ Nell’Isola una luce abbagliante. È bello come Chiesa locale rendersi conto dei frutti grandi di vita cristiana e di vangelo che la nostra Chiesa ha saputo partorire. Edvige è nata nella nostra Diocesi, qui ci sono i luoghi che, misteriosamente, l’hanno scolpita umanamente e spiritualmente. Abbiamo una di noi che ci viene presentata come Beata, una persona che ha saputo incarnare in sé gli stili di vita di Gesù in modo talmente grande e visibile che il Signore stesso le ha donato i segni della sua Passione e la Chiesa la propone come testimone credibile verso la vita eterna.

Tutto in lei si è attivato perché i sentimenti di Cristo diventassero veramente la sua vita: donna che ha corso la sua esistenza conservando la fede.

Ciò che stupisce nell’esistenza di questi uomini e donne straordinari, come lo sono stati i Beati e i Santi, è la semplicità della loro quotidianità. Edvige ha saputo unificare la sua realtà familiare – fatta di mansioni umili, abitudinarie, comuni – con la sete spirituale propria della sua anima, instancabilmente assetata della Parola vera, di preghiera, di dialogo, di Eucaristia.

 Papa Francesco ci ricorda che «la santità è il volto più bello della Chiesa: è riscoprirsi in comunione con Dio, nella pienezza della sua vita e del suo amore.

Si capisce, allora, che la santità non è una prerogativa soltanto di alcuni: la santità è un dono che viene offerto a tutti, nessuno escluso, per cui costituisce il carattere distintivo di ogni cristiano ». E ancora: «Tutto questo ci fa comprendere che, per essere santi, non bisogna per forza essere vescovi, preti o religiosi: no, tutti siamo chiamati a diventare santi! Tante volte, poi, siamo tentati di pensare – dice il Papa - che la santità sia riservata soltanto a coloro che hanno la possibilità di staccarsi dalle faccende ordinarie, per dedicarsi esclusivamente alla preghiera. Non è questo la santità! La santità è qualcosa di più grande, di più profondo che ci dà Dio. Anzi, è proprio vivendo con amore e offrendo la propria testimonianza cristiana nelle occupazioni di ogni giorno che siamo chiamati a diventare santi». Edvige interceda per noi in questo nostro cammino di santità verso l’incontro con il Padre. Questa Beatificazione non è un punto di arrivo ma di partenza. Incominciamo a convertire i nostri cuori, ad iniziare da quello del vescovo per arrivare al cuore di ciascuno. Non possiamo invocare la canonizzazione se non facciamo unità tra di noi scegliendo l’unica via possibile per umanizzare l’umano che siamo: assumere gli stili di vita di Gesù.

Edvige per Pozzomaggiore, per la Chiesa di Alghero-Bosa e per tutta la Chiesa sarda è una luce abbagliante e sono certo che farà la sua parte per conservarci nell’unità.

S. Ecc. Mons. Mauro Maria Morfino – Vescovo di Alghero – Bosa - dall’Unione Sarda

 

■ La croce presso la chiesa del Bambin Gesù a Due Strade, eretta al termine di una Missione Popolare nel 1999 alle soglie del nuovo millennio, è stata restaurata grazie alla generosità della famiglia del donatore e della ditta Orecchioni. Un grazie di cuore per aver reso nuovamente visibile quest'importante segno di fede .          

Don Andrea

 

■La Beata Antonia Mesina, martire ragazzina.

BEATA ANTONIA MESINA 15062019 Il 21 giugno ricorre il centenario della nascita ad Orgosolo della beata Antonia Mesina martire della purezza. La sua è una storia di sangue e di luce che si rivela come uno straordinario affresco del ‘900 in Barbagia. Seconda di dieci figli, la ragazza era dedita ai suoi doveri di famiglia, scuola, lavoro, religione. Faceva parte dell’associazione di Azione Cattolica. Celebrava il mese di maggio in onore della Madonna e il primo venerdì del mese in onore del Sacro Cuore. Leggeva la vita di Bernadette di Lourdes e di Maria Goretti anch’essa martire della purezza. Aveva sedici anni quando il 17 maggio 1935 andò in campagna a raccogliere legna per fare il pane “carasau” assieme ad un’amica dodicenne Annedda Castangia ancora vivente (97 anni) . Nel bosco fu aggredita da un giovane.

  Nonostante le grida di aiuto e la resistenza disperata della giovane, venne uccisa a colpi di pietra che le fracassarono la testa. Dopo alcune ore venne trovata addossata a dei cespugli ancora in atto di difesa della sua purezza. Su alcuni massi di granito esistenti in quel sito, fu subito scritto: Antonia Mesina, pura e forte. L’uccisore, un povero giovane del paese che commise il delitto in un momento quando era fuori di testa, secondo la legge di allora fu condannato alla fucilazione. Per commutare la pena capitale in ergastolo la condizione era il perdono della famiglia della vittima. Ma il padre, Agostino Mesina respinse le pressioni di quanti chiedevano di firmare la lettera di perdono, a cominciare da Armida Barelli presidente nazionale della Gioventù Feminile di A.C. La firma di Agostino Mesina non è arrivata e la giustizia fece il suo corso. Antonia Mesina è stata beatificata il 4 ottobre 1987. dal papa san Giovanni Paolo II. (da Unione Sarda e p. F. Ciomei).

 

■ Grazie e Permesso.

Alla fine di quest’anno di impegno educativo oratoriale e catechistico credo sia giusto rivolgere dei ringraziamenti a coloro che si dedicano alla formazione e all’educazione delle nuove generazioni. Ringraziamo il Signore che anche quest’anno ha fatto sentire la Sua presenza e ci ha accompagnati nella nostra giornata, è Lui il centro di tutto, ciò da cui ogni nostra attività ha il suo inizio e il suo compimento. Come presidente dell’oratorio è giusto ringraziare innanzitutto tutti i membri del consiglio direttivo, che si impegnano nel coordinare e portare avanti le attività. Un ruolo molto importante lo svolgono le catechiste e gli educatori dell’oratorio che, come volontari a titolo gratuito, si mettono al servizio del Signore, della comunità e delle famiglie trasmettendo ai più piccoli la fede. Un ruolo molto importante, come direbbe don Bosco, lo svolgono i cantori, quindi desidero ringraziare i due cori che animano le messe dei ragazzi: San Giovanni Bosco e San Giovanni Paolo II. Oltre costoro è giusto ringraziare tutti i volontari che a vario titolo o in base alla situazione sono stati vicino alle esigenze dell’oratorio e alla formazione dei ragazzi. Non può mancare un ringraziamento ai genitori, in modo particolare coloro che mantengono un rapporto vero e autentico con noi e che si fanno primi testimoni della fede. Quest’anno le nostre attività hanno visto il coinvolgimento anche di esperti esterni, quindi ringraziamo il comando dei carabinieri e il comando della guardia di finanza e al gruppo di pedagogiste che hanno collaborato nel lavoro di gruppo; una collaborazione che è solo all’inizio. Infine il ringraziamento va a tutte le attività commerciali di La Maddalena che in vario modo hanno sponsorizzato le attività educative e ricreative dell’oratorio.

Alla fine si fa un piccolo bilancio dell’anno e si inizia a programmare il nuovo, tante cose sono in cantiere per la crescita dei bambini e dei ragazzi della nostra isola, ma abbiamo bisogno di altri collaboratori per portare avanti le tante attività. Invito tutti coloro che desiderano mettersi al servizio dei bambini e ragazzi di farsi avanti, ogni piccolo contributo e aiuto può diventare prezioso, proprio come direbbe don Bosco: tutti siamo educatori.                          

                  Don Davide

 

■ Documento vaticano sul gender: sì al dialogo sugli studi, no all’ideologia.

Debora Donnini – Città del Vaticano

Uno strumento per affrontare il dibattito sulla sessualità umana e le sfide che emergono dall’ideologia gender, in un tempo di emergenza educativa. Questo vuol essere il documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” a firma del cardinale Giuseppe Versaldi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, e dell’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario del Dicastero

L’obiettivo del documento “Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione” è di sostenere quanti sono impegnati nell’educazione delle nuove generazioni ad affrontare “con metodo” le questioni oggi più dibattute sulla sessualità umana, alla luce del più ampio orizzonte dell’educazione all’amore. In particolare è diretto alle comunità educative delle scuole cattoliche e a quanti, animati da una visione cristiana, operano nelle altre scuole, a genitori, alunni, personale ma anche a vescovi, a sacerdoti e religiosi, a movimenti ecclesiali e associazioni di fedeli. La Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha preparato il testo, parla di “un’emergenza educativa”, in particolare sui temi dell’affettività e della sessualità davanti alla sfida che emerge da “varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che nega la reciprocità e le differenze tra uomo e donna, “considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale”. L’identità verrebbe, quindi, consegnata ad “un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo”. Si parla di “disorientamento antropologico” che caratterizza il clima culturale del nostro tempo, contribuendo anche a destrutturare la famiglia. Un’ideologia che, tra l’altro, “induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina”, si evidenzia citando Amoris laetitia. Questo il contesto in cui si colloca il Documento che vuole promuovere, appunto, una “metodologia articolata nei tre atteggiamenti dell’ascoltare, del ragionare e del proporre”. Un testo che si ispira al documento “Orientamenti educativi sull’amore umano. Lineamenti di educazione sessuale” del 1983 ed è anche arricchito da citazioni di Papa Francesco, Benedetto XVI, San Giovanni Paolo II, ma anche del Concilio Vaticano II, della Congregazione per la Dottrina della Fede e di altri documenti.

Dialogo con ascolto, ragionamento e proposta

Nell’intraprendere la via del dialogo sulla questione del gender nell’educazione, il Documento opera una distinzione fra “l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane”, notando che l’ideologia “pretende, come riscontra Papa Francesco, di ‘rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili’ ma cerca ‘di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini’ e quindi preclude l’incontro”, mentre non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna. Il Documento specifica quindi che “è in relazione con queste ricerche che è possibile aprirsi all’ascolto, al ragionamento e alla proposta”.

Nel breve excursus storico sull’avvento delle concezioni gender nel XX secolo, si rileva come all’inizio degli anni ’90 si sia arrivati perfino a “teorizzare una radicale separazione fra genere (gender) e sex (sesso), con la priorità del primo sul secondo. Tale traguardo viene visto come una tappa importante dell’evoluzione dell’umanità, nella quale ‘si prospetta una società senza differenze di sesso’”. E in “una crescente contrapposizione fra natura e cultura”, le proposte gender confluiscono nel “queer”, cioè in una “dimensione fluida”, “al punto da sostenere la completa emancipazione dell’individuo da ogni definizione sessuale data a priori, con la conseguente scomparsa di classificazioni considerate rigide”.

Punti di incontro e criticità

Quindi, il Documento individua “alcuni possibili punti di incontro per crescere nella comprensione reciproca” nel quadro delle ricerche sul gender. Si apprezza l’esigenza di educare i bambini a rispettare ogni persona nella sua peculiare e differente condizione in modo che “nessuno, a causa delle proprie condizioni personali (disabilità, razza, religione, tendenze affettive, ecc.), possa diventare oggetto di bullismo, violenze, insulti e discriminazioni ingiuste”. Si sottolinea che un altro punto di crescita nella comprensione antropologica sono “i valori della femminilità, che sono stati evidenziati nella riflessione sul gender”. Si rileva l’immensa disponibilità delle donne a spendersi nei rapporti umani, specie a vantaggio dei più deboli: le donne realizzano “una forma di maternità affettiva, culturale e spirituale, dal valore veramente inestimabile, per l’incidenza che ha sullo sviluppo della persona e il futuro della società”.

In merito alle criticità che si presentano nella vita reale, si evidenzia che le teorie gender - specialmente le più radicali - portano ad un allontanamento dalla natura: “identità sessuale e famiglia” divengono fondate su “una malintesa libertà del sentire e del volere”. Il Documento si sofferma, poi, sugli argomenti razionali che chiariscono la centralità del corpo come “elemento integrante dell’identità personale e dei rapporti familiari”: “il corpo è soggettività che comunica l’identità dell’essere”. Il dimorfismo sessuale, cioè la differenza sessuale fra uomo e donna, è infatti comprovato dalle scienze, ad esempio dai cromosomi. Si rileva anche “il processo di identificazione è ostacolato dalla costruzione fittizia di un ‘genere neutro’ o ‘terzo genere’”. Ci si richiama poi ad alcuni esempi di analisi filosofica. La formazione dell’identità si basa proprio sull’alterità: nel confronto con il “tu”, si riconosce il proprio “io”. Ad assicurare la procreazione è proprio la complementarietà fisiologica, basata sulla differenza sessuale, mentre il ricorso a tecnologie riproduttive può consentire la generazione ma comporta “manipolazioni di embrioni umani”, mercificazione del corpo umano, riduzione del bambino a “oggetto di una tecnologia scientifica”. Ricordata anche l’importante prospettiva di un dialogo fra fede e ragione.

Proporre l’antropologia cristiana

Il terzo punto è l’offerta della proposta che nasce dall’antropologia cristiana. Il primo passo consiste nel riconoscere che l’uomo possiede una natura che non può manipolare a piacere. Questo è il fulcro dell’ecologia integrale dell’uomo. Si ricorda, quindi il “maschio e femmina li creò” della Genesi e che la natura umana è da comprendere alla luce dell’unità di anima e corpo, in cui si integra la dimensione orizzontale della comunione interpersonale e quella verticale della comunione con Dio. In merito all’educazione si sottolinea, quindi, che il diritto-dovere educativo della famiglia non può essere totalmente delegato né usurpato da altri, che il bambino ha diritto a crescere con una mamma e un papà e che proprio all’interno della famiglia possa essere educato a riconoscere la bellezza della differenza sessuale. Da parte sua la scuola è chiamata a interagire con la famiglia in modo sussidiario e a dialogare rispettandone la cultura. In questo processo educativo, centrale è a anche ricostruire un’alleanza fra scuola, famiglia e società, che possono articolare “percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità finalizzati al rispetto del corpo altrui”, per accompagnare i ragazzi in maniera sana e responsabile. In questo senso si mette in luce l’importanza che i docenti cattolici ricevano una preparazione adeguata sui diversi aspetti della questione del gender e siano informati sulle leggi in vigore e in discussione nei propri Paesi.

Via del dialogo percorso per trasformare incomprensioni in risorse

Nelle conclusioni si ribadisce che “la via del dialogo – che ascolta, ragiona e propone – appare come il percorso più efficace per una trasformazione positiva delle inquietudini e delle incomprensioni in una risorsa per lo sviluppo di un ambiente relazionale più aperto e umano” mentre “l’approccio ideologizzato alle delicate questioni del genere, pur dichiarando il rispetto delle diversità, rischia di considerare le differenze stesse in modo statico, lasciandole isolate e impermeabili l’una dall’altra”. Si ricorda anche che lo Stato democratico non può ridurre la proposta educativa a pensiero unico, sottolineando la legittima aspirazione delle scuole cattoliche a mantenere la propria visione della sessualità umana. Infine, si ricorda anche, per i centri educativi cattolici, l’importanza di “un percorso di accompagnamento discreto e riservato”, con cui si vada incontro anche “a chi si trova a vivere una situazione complessa e dolorosa”. La scuola deve, quindi, proporsi come un ambiente di fiducia, “specialmente in quei casi che necessitano tempo e discernimento” e creare “le condizioni per un ascolto paziente e comprensivo, lungi da ingiuste discriminazioni”.      Dal sito Vatican News

 

Auguri ai genitori del neobattezzato Giovanni Maia Andrea.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Domenica 16 giugno Solennità della Santissima Trinità. Vedi il programma nella locandina.

 2. Domenica 23 giugno Solennità del Santissimo Corpo e del Sangue del Signore (le Messe del mattino come tutte le domeniche). H 18.00: S.Messa solenne (unica per tutta la Città) e processione con tre stazioni eucaristiche: per via Italia, via XX Settembre, Piazza Garibaldi, via Garibaldi, Piazza Comando, via Magnaghi, via Balbo, via Cairoli, via Ilva, Piazza Santa Maria Maddalena.

 5. Lunedì 24 giugno solennità della Natività di San Giovanni Battista. H. 19.00 la S. Messa in piazza don G. Riva e in seguito la festa della Fogarina preparata dal Comitato delle Feste Patronali classe 1969.

 

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 16 giugno Solennità della Santissima Trinità. Vedi il programma nella locandina.

 2. Lunedì 17 e martedì 18 giugno Causa presenza dei sacerdoti isolani alla due giorni di fraternità col Vescovo, non verrà celebrata la S.Messa del martedì mattina delle 08.30.

 3. I lavori nella chiesa di S. Maria Maddalena stanno per finire. Invito le persone di buona volontà, che hanno a cuore la casa del Signore, a dare una mano nelle pulizie il martedì e mercoledì mattina dalle 9.30 e il pomeriggio dalle 15.00.

 4. Domenica 23 giugno Solennità del Santissimo Corpo e del Sangue del Signore (le Messe del mattino come tutte le domeniche). H 18.00: S. Messa solenne (unica per tutta la Città) e processione con tre stazioni eucaristiche: per via Italia, via XX Settembre, Piazza Garibaldi, via Garibaldi, Piazza Comando, via Magnaghi, via Balbo, via Cairoli, via Ilva, Piazza Santa Maria Maddalena. Un invito di cuore a tutti gli abitanti e commercianti delle vie sopra citate per l'addobbo a festa di vie, case e vetrine in segno di accoglienza del Signore che viene a visitarci.

 5. Lunedì 24 giugno solennità della Natività di San Giovanni Battista. H. 19.00 la S. Messa in piazza don G. Riva e in seguito la festa della Fogarina preparata dal Comitato delle Feste Patronali classe 1969.

 6.Sabato 6 luglio

Pellegrinaggio a Lavezzi. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano.

7.Dal 25 settembre al 7 ottobre pellegrinaggio parrocchiale a Cracovia - Czestochowa- Auschwitz - Vienna e Praga. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 PELLEGRINAGGI-2019-BIG

 

Dal 30 giugno fino all’ultima domenica di agosto

gli orari delle S.Messe domenicali nelle Chiese dell’Isola saranno:

 

07.30 Bambino Gesù - Due Strade

09.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

10.00 Santa Maria Maddalena

18.00 Sacra Famiglia – Padule

19.00 Madonna della Pace – Stagnali

20.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e prefestivi

17.00 Cappella Ospedale Civile

18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

19.00 Santa Maria Maddalena

19.00 Villaggio Piras

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

fino al 30 giugno

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

M A G I S T E R O

 LO SPIRITO SANTO È LA PERSONA PIÙ CONCRETA, PIÙ VICINA, QUELLA CHE CI CAMBIA LA VITA

 SPIRITO SANTO 15062019Pentecoste arrivò, per i discepoli, dopo cinquanta giorni incerti. Da un lato Gesù era Risorto, pieni di gioia lo avevano visto e ascoltato, e avevano pure mangiato con Lui. Dall’altro lato, non avevano ancora superato dubbi e paure: stavano a porte chiuse, con poche prospettive, incapaci di annunciare il Vivente. Poi arriva lo Spirito Santo e le preoccupazioni svaniscono: ora gli Apostoli non hanno timore nemmeno davanti a chi li arresta; prima preoccupati di salvarsi la vita, ora non hanno più paura di morire; prima rinchiusi nel Cenacolo, ora annunciano a tutte le genti. Fino all’Ascensione di Gesù attendevano un Regno di Dio per loro (cfr At 1,6), ora sono impazienti di raggiungere confini ignoti. Prima non avevano quasi mai parlato in pubblico e quando l’avevano fatto avevano spesso combinato guai, come Pietro rinnegando Gesù; ora parlano con parresia a tutti. La vicenda dei discepoli, che sembrava al capolinea, viene insomma rinnovata dalla giovinezza dello Spirito: quei giovani, che in preda all’incertezza si sentivano arrivati, sono stati trasformati da una gioia che li ha fatti rinascere. Lo Spirito Santo ha fatto questo. Lo Spirito non è, come potrebbe sembrare, una cosa astratta; è la Persona più concreta, più vicina, quella che ci cambia la vita. Come fa? Guardiamo agli Apostoli. Lo Spirito non ha reso loro le cose più facili, non ha fatto miracoli spettacolari, non ha tolto di mezzo problemi e oppositori, ma lo Spirito ha portato nelle vite dei discepoli un’armonia che mancava, la sua, perché Egli è armonia.

Armonia dentro l’uomo. Dentro, nel cuore i discepoli avevano bisogno di essere cambiati. La loro storia ci dice che persino vedere il Risorto non basta, se non Lo si accoglie nel cuore. Non serve sapere che il Risorto è vivo se non si vive da Risorti. Ed è lo Spirito che fa vivere e rivivere Gesù in noi, che ci risuscita dentro. Per questo Gesù, incontrando i suoi, ripete: «Pace a voi!» e dona lo Spirito. La pace non consiste nel sistemare i problemi di fuori – Dio non toglie ai suoi tribolazioni e persecuzioni – ma nel ricevere lo Spirito Santo. In questo consiste la pace, quella pace data agli Apostoli, quella pace che non libera dai problemi ma nei problemi, è offerta a ciascuno di noi. È una pace che rende il cuore simile al mare profondo, che è sempre tranquillo anche quando in superficie le onde si agitano. È un’armonia così profonda che può trasformare persino le persecuzioni in beatitudini.  

Egli è pace nell’inquietudine, fiducia nello scoraggiamento, gioia nella tristezza, gioventù nella vecchiaia, coraggio nella prova. È lo Spirito che, come dice oggi San Paolo, ci impedisce di ricadere nella paura perché ci fa sentire figli amati (cfr Rm 8,15). È il Consolatore, che ci trasmette la tenerezza di Dio. Senza lo Spirito la vita cristiana è sfilacciata, priva dell’amore che tutto unisce. Senza lo Spirito Gesù rimane un personaggio del passato, con lo Spirito è persona viva oggi; senza lo Spirito la Scrittura è lettera morta, con lo Spirito è Parola di vita. Un cristianesimo senza lo Spirito è un moralismo senza gioia; con lo Spirito è vita.

(S.Messa nella Solennità di Pentecoste - OMELIA - Domenica, 9 giugno 2019)

 

 

 

LO SPIRITO SANTO È IL BISOGNO PRIMO E ULTIMO DELLA CHIESA

 

Lo Spirito Santo non porta solo armonia dentro, ma anche fuori, tra gli uomini. Ci fa Chiesa, compone parti diverse in un unico edificio armonico. Lo spiega bene San Paolo che, parlando della Chiesa, ripete spesso una parola, “diversi”: «diversi carismi, diverse attività, diversi ministeri». Siamo diversi, nella varietà delle qualità e dei doni. Lo Spirito li distribuisce con fantasia, senza appiattire, senza omologare. E, a partire da queste diversità, costruisce l’unità. Fa così, fin dalla creazione, perché è specialista nel trasformare il caos in cosmo, nel mettere armonia. È specialista nel creare le diversità, le ricchezze; ognuno la sua, diversa. Lui è il creatore di questa diversità e, allo stesso tempo, è Colui che armonizza, che dà l’armonia e dà unità alla diversità. Soltanto Lui può fare queste due cose.

Oggi nel mondo le disarmonie sono diventate vere e proprie divisioni: c’è chi ha troppo e c’è chi nulla, c’è chi cerca di vivere cent’anni e chi non può venire alla luce. Nell’era dei computer si sta a distanza: più “social” ma meno sociali. Abbiamo bisogno dello Spirito di unità, che ci rigeneri come Chiesa, come Popolo di Dio, e come umanità intera. Che ci rigeneri. Lo Spirito Santo, invece, congiunge i distanti, unisce i lontani, riconduce i dispersi. Fonde tonalità diverse in un’unica armonia, perché vede anzitutto il bene, guarda all’uomo prima che ai suoi errori, alle persone prima che alle loro azioni. Lo Spirito plasma la Chiesa, plasma il mondo come luoghi di figli e di fratelli. Figli e fratelli: sostantivi che vengono prima di ogni altro aggettivo. Va di moda aggettivare, purtroppo anche insultare. Possiamo dire che noi viviamo una cultura dell’aggettivo che dimentica il sostantivo delle cose; e anche in una cultura dell’insulto, che è la prima risposta ad un’opinione che io non condivido. Poi ci rendiamo conto che fa male, a chi è insultato ma anche a chi insulta. Rendendo male per male, passando da vittime a carnefici, non si vive bene. Chi vive secondo lo Spirito, invece, porta pace dov’è discordia, concordia dov’è conflitto. Gli uomini spirituali rendono bene per male, rispondono all’arroganza con mitezza, alla cattiveria con bontà, al frastuono col silenzio, alle chiacchiere con la preghiera, al disfattismo col sorriso.

Per essere spirituali, per gustare l’armonia dello Spirito, occorre mettere il suo sguardo davanti al nostro. Allora le cose cambiano: con lo Spirito la Chiesa è il Popolo santo di Dio, la missione il contagio della gioia, non il proselitismo, gli altri fratelli e sorelle amati dallo stesso Padre. Ma senza lo Spirito la Chiesa è un’organizzazione, la missione propaganda, la comunione uno sforzo. E tante Chiese fanno azioni programmatiche in questo senso di piani pastorali, di discussioni su tutte le cose. Sembra che sia quella strada ad unirci, ma questa non è la strada dello Spirito, è la strada della divisione. Lo Spirito è il bisogno primo e ultimo della Chiesa . Egli «viene dov’è amato, dov’è invitato, dov’è atteso». Fratelli e sorelle, preghiamolo ogni giorno. Spirito Santo, armonia di Dio, Tu che trasformi la paura in fiducia e la chiusura in dono, vieni in noi. Dacci la gioia della risurrezione, la perenne giovinezza del cuore. Spirito Santo, armonia nostra, Tu che fai di noi un corpo solo, infondi la tua pace nella Chiesa e nel mondo. Spirito Santo, rendici artigiani di concordia, seminatori di bene, apostoli di speranza.

(Solennità di Pentecoste- OMELIA - Domenica, 09 /06/2019)

 

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI: «Fu associato agli undici apostoli» (At 1,26).

 

La Risurrezione di Cristo non è un evento tra gli altri, ma è la fonte della vita nuova. I discepoli lo sanno e – obbedienti al comando di Gesù – rimangono uniti, concordi e perseveranti nella preghiera. Si stringono a Maria, la Madre, e si preparano a ricevere la potenza di Dio non in modo passivo, ma consolidando la comunione tra loro.

Quella prima comunità era formata da 120 fratelli e sorelle più o meno: un numero che porta dentro di sé il 12, emblematico per Israele, perché rappresenta le dodici tribù, ed emblematico per la Chiesa, per via dei dodici Apostoli scelti da Gesù. Ma ora, dopo gli eventi dolorosi della Passione, gli Apostoli del Signore non sono più dodici, ma undici. Uno di loro, Giuda, non c’è più: si è tolto la vita schiacciato dal rimorso. Giuda aveva ricevuto la grande grazia di far parte del gruppo degli intimi di Gesù e di partecipare al suo stesso ministero, ma ad un certo punto ha preteso di “salvare” da sé la propria vita con il risultato di perderla (cfr Lc 9,24). Ha smesso di appartenere col cuore a Gesù e si è posto al di fuori della comunione con Lui e con i suoi. Ha smesso di essere discepolo e si è posto al di sopra del Maestro. Lo ha venduto e con il «prezzo del suo delitto» ha acquistato un terreno, che non ha prodotto frutti ma è stato impregnato del suo stesso sangue.

Se Giuda ha preferito la morte alla vita e ha seguito l’esempio degli empi la cui via è come l’oscurità e va in rovina, gli Undici scelgono invece la vita, la benedizione, diventano responsabili nel farla fluire a loro volta nella storia, di generazione in generazione, dal popolo d’Israele alla Chiesa.

L’evangelista Luca ci fa vedere che dinanzi all’abbandono di uno dei Dodici, che ha creato una ferita al corpo comunitario, è necessario che il suo incarico passi a un altro. E chi potrebbe assumerlo? Pietro indica il requisito: il nuovo membro deve essere stato un discepolo di Gesù dall’inizio, cioè dal battesimo nel Giordano, fino alla fine, cioè all’ascensione al Cielo. Occorre ricostituire il gruppo dei Dodici. Si inaugura a questo punto la prassi del discernimento comunitario, che consiste nel vedere la realtà con gli occhi di Dio, nell’ottica dell’unità e della comunione.

Due sono i candidati: Giuseppe Barsabba e Mattia. Allora tutta la comunità prega così: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto … che Giuda ha abbandonato» (At 1,24-25). E, attraverso la sorte, il Signore indica Mattia, che viene associato agli Undici.

I Dodici manifestano negli Atti degli Apostoli lo stile del Signore. Sono i testimoni accreditati dell’opera di salvezza di Cristo e non manifestano al mondo la loro presunta perfezione ma, attraverso la grazia dell’unità, fanno emergere un Altro che ormai vive in un modo nuovo in mezzo al suo popolo. E chi è questo? È il Signore Gesù.

Anche noi abbiamo bisogno di riscoprire la bellezza di testimoniare il Risorto, uscendo dagli atteggiamenti autoreferenziali, rinunciando a trattenere i doni di Dio e non cedendo alla mediocrità. Il ricompattarsi del collegio apostolico mostra come nel DNA della comunità cristiana ci siano l’unità e la libertà da sé stessi, che permettono di non temere la diversità, di non attaccarsi alle cose e ai doni e di diventare martyres, cioè testimoni luminosi del Dio vivo e operante nella storia.

(Udienza Generale - 12/06/2019) a cura di A. Panzera

 
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