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n°22 Sabato 1 Giugno 2019 

 

EDITORIALE

“La prese nella sua casa”...

FIACCOLATA MARIANA 1062019Abbiamo appena concluso il mese di maggio con un forte accento posto sulla fiaccolata Mariana nelle vie del centro dove sono state collocate le edicole dei Misteri del Rosario recentemente restaurate grazie all’impegno di Lucia Spanu di “Italia Nostra” in collaborazione con tante persone di buona volontà. Perché Misteri del rosario sono presenti nelle strade di quest'isola?

 Con alta probabilità i nostri padri ci hanno lasciato questa eredità materiale perché era molto sentito spiritualmente l'amore per Maria fino al punto di collocare dei segni religiosi al di fuori delle mura della chiesa.

Credo che il significato spirituale va ricercato nell’atteggiamento del più giovane degli apostoli che sotto la Croce ha ricevuto Maria come madre: “Ecco tua Madre. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19,27). Riconoscere la Madonna come madre significa “prenderla a casa”. La fede non può essere chiusa soltanto tra le mura della chiesa, il Signore si aspetta da noi la coerenza della vita dentro e fuori dalla chiesa. E come aiuto ci ha dato la sua Mamma. Riflettere sui Misteri del Rosario (che riguardano i momenti più importanti della vita di Gesù e di Maria) ci aiuta ad entrare nella prospettiva della fede, iniziare a guardare se stessi e gli altri nell’ottica evangelica. Il rosario, in effetti, è la preghiera delle menti pensanti e non una semplice ripetizione cantilenante. Interessante riflettere su cosa ha significato un particolare evento evangelico all’epoca di Gesù e di Maria e cosa vuol dire a me OGGI. In questa preghiera si nasconde il mistero di Cristo ma anche il mistero dell’uomo. Riflettendo sul “mistero” impariamo a conoscere Cristo e conoscere noi stessi.

Non a caso anche la nostra vita è fatta di momenti gloriosi, dolorosi, luminosi... che corrispondono esattamente ai misteri del rosario. Abbiamo tutti delle "edicole" personali e intime che viviamo nel quotidiano e che ci obbligano a pensare...La vita di Gesù e di Maria ci aiuta a capire la nostra vita. Ecco perché si tratta di una preghiera pensante che ci accompagna ogni giorno. La chiave per una lettura moderna del Rosario potrebbe essere proprio questa.

Le edicole collocate sui muri delle case, dei negozi, dei bar vogliono confermare la verità fondamentale della nostra fede che ci viene ricordata ogni anno con il Natale: Dio è venuto ad abitare in mezzo a noi ( e non solo a Natale ;). Questi quadri ci invitano a soffermarci un attimo sulla nostra quotidianità per affidare al Signore le nostre preoccupazioni, chiedere aiuto, ringraziare o semplicemente salutare con il segno della croce e l'Ave Maria.

Che il Signore per intercessione di Sua e nostra Madre ci benedica.

Don Andrea

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

PRIME CONFESSIONI 01062019Prime Confessioni. Il 24 maggio, 29 bambini nella Parrocchia dell’Agonia di N.S.G.C. e il 25 maggio 32 bambini nella parrocchia di S. Maria Maddalena hanno concluso il loro 1° anno di catechismo ricevendo il sacramento dalla Confessione.

 Ad accoglierli e accompagnarli per mano verso la riconciliazione con il Padre i confessori: Don Andrea, don Domenico e don Davide.Il rito si è svolto rivivendo la parabola del Padre Misericordioso.I bambini, insieme ai genitori, hanno prima di tutto ricordato il loro Battesimo accendendo la candela dal cero pasquale e appendendo la loro foto al crocefisso in segno dell’appartenenza alla famiglia di Dio, in seguito hanno tagliato i nastri che reggevano le foto, lasciandole cadere a terra, per ricordare che il peccato allontana dall’Amore del Padre.Dopo la confessione, ricevuto l’anello, hanno indossato le vesti bianche , riallacciato le foto al crocefisso e abbracciato i genitori molto emozionati.Cerimonia semplice e significativa seguita dalle catechiste altrettanto emozionate. Alla fine la Festa del Perdono non poteva concludersi se non con un bel rinfresco organizzato dai genitori che ha dato l’occasione per un ulteriore momento di gioia e fraternità.                     

           Le catechiste

 Un ringraziamento di cuore da parte dei sacerdoti e delle famiglie alle catechiste: Pierangela, Pina, Emanuela, Stella, Viviana, Gabriella, Cinzia e Tamara.

 

La foto dei bambini che hanno fatto la Prima Confessione nella Parrocchia di Santa Maria Maddalena verrà pubblicata nel prossimo numero.

 

1 COMUNIONE 01062019 (2) 1 COMUNIONE 01062019 (1)

 

■ Il pellegrinaggio a Laconi e Bosa.

PELLEGRINAGGIO LACONI BOSA 1062019Il pellegrinaggio che si è svolto nei giorni 28 e 29 maggio a Laconi e Bosa è stato organizzato dal parroco di Badesi don Roberto Aversano.Il padre Pier Luigi ha invitato noi isolani ad unirci a quel gruppo composto da 32 persone e abbiamo aderito in 17, facendo sì che, compreso l'autista, eravamo una bella compagnia di 50 persone. Siamo partiti da La Maddalena alle 7 del mattino quando l'aria era bella fresca, ma dobbiamo dire che, tutto sommato, il tempo poi ci è stato favorevole. A Badesi ci aspettavano don Roberto e i suoi parrocchiani e il lungo viaggio, cominciato con la preghiera, è proseguito in allegria grazie alla ben nota simpatia del parroco!Arrivati a Laconi, paese al centro della Sardegna caratterizzato dal verde dei boschi a ridosso dei monti del Sarcidano, all'ora di pranzo, ci siamo recati all'Oasi francescana dove i frati ci avevano preparato delle buone pietanze.

  In pomeriggio con l'aiuto delle guide, abbiamo potuto visitare la chiesa intitolata a S.Ambrogio e S. Ignazio, dove si può ammirare la cappella in onore di S. Ignazio, la raffigurazione a mosaico degli episodi della sua vita e il fonte battesimale dove lui fu battezzato. Annesso alla chiesa c'è il museo a lui dedicato e lì abbiamo potuto ammirare, oltre a tanto altro, un prezioso crocifisso che contiene al centro le sue reliquie, quadri rappresentanti la sua vita e delle bellissime vesti sacre. Ci siamo poi potuti immergere nel verde del parco Aymerich, un oasi di 22 ettari appartenuta fino al 1990 a una famiglia di marchesi valenziani. Tra quelle innumerevoli specie di piante rare e grandi alberi, si respira un'aria fresca e ossigenante e l'acqua abbondante crea cascate che lasciano senza fiato. Proseguendo il percorso abbiamo anche potuto vedere le rovine di un castello medioevale appartenuto appunto ai marchesi. VEDUTA DI BOSA 1062019Ritornati poi all'Oasi francescana abbiamo partecipato alla messa celebrata da don Roberto e siamo partiti alla volta di Bosa, che come sappiamo è uno dei borghi più pittoreschi d'Italia. È dominato dal castello medioevale dei Malaspina e le sue case multicolori lungo il fiume Temo, lo rendono così attraente. Abbiamo fatto proprio i turisti, girando per il paese con il trenino, riuscendo così a godere al meglio il fascino di quell'incantevole borgo soffermandoci poi nella cattedrale, la bellissima chiesa dedicata all'Immacolata e ai santi patroni di Bosa S.Emilio, primo vescovo della prima comunità cristiana del luogo e S.Priamo, un soldato convertito da S.Emilio.

Proprio in quell'antica cattedrale don Roberto ha celebrato la messa. Molto interessante è stata poi la visita al museo delle conce dove abbiamo visto gli attrezzi che gli operai di quel tempo usavano, le caratteristiche vasche e un'esperta guida ci ha fornito preziose informazioni sul processo di conciatura artigianale. A fine ottocento e per la prima metà del novecento, Bosa è stata la capitale delle concerie in Sardegna e in Italia.

Sono stati due giorni intensi che ho cercato di riassumere, altrimenti avrei riempito dieci pagine: è stata veramente una straordinaria esperienza!

Ci siamo divertiti, abbiamo pregato, abbiamo visto cose interessantissime, abbiamo condiviso pasti abbondanti e gustosi e siamo stati molto bene insieme.

Grazie di cuore a don Roberto per averci guidato spiritualmente e per averci fatto vivere due giorni ricchi di fede e di cultura. Non può mancare un ringraziamento all'infaticabile Pier Luigi che ha dato anche a noi maddalenini l'occasione di partecipare a questo bel pellegrinaggio!                     

       Maria Vitiello

 

■ Leggiamo sulla Nuova Sardegna del giorno 25 maggio un articolo che mostra l'attività in sei mesi dell'elisoccorso ed in particolare i 287 voli partiti da Olbia e vedi caso “la grande concentrazione dei voli di soccorso verso l'Isola di La Maddalena.

E' insindacabile l'utilità di questo servizio che sapevamo venisse attuato in SOSTEGNO al presidio: crea un certo “fastidio” constatare che L'Elicottero è diventato il nostro PRESIDIO OSPEDALIERO!

E' deviante compiacersi dell'ampio utilizzo dell'Elisoccorso facendo finta di ignorare che questo avviene perchè, prima a livello Regionale e poi la ex ASL N°2 di OLBIA hanno azzerato i servizi privandoli del personale operante...

Questa tecnica cinica, ha spostato tutte le prestazioni medio alte che prima venivano fatte nel Paolo Merlo, ed ora per motivi comprensibili, vengono eseguiti in altri Ospedali.

Come sempre qualcuno dirà che non è vero che nel Paolo Merlo c'era attività qualificata.....

Se degrado negli ultimi anni c'è stato, l'ATS ne è responsabile perchè non ha mai sostituito i professionisti andati in quiescenza!

Morale: Ok e grazie all'insostituibile operato dell'elisoccorso però: FATE FUNZIONARE IL PRESIDIO e non continuate a smantellarlo!!!!

Le elezioni sono finite...le malattie no!!!!!

Gruppo Socio Politico Cristiano

 

 

■ Cosa ci insegna l’Ascensione sul nostro corpo?

padre Robert McTeigue, SJ

La preghiera di Gesù per essere glorificato potrebbe essere tradotta meglio come “chiarito”...

ASCENZIONE 1062019Nessuno ha mai detto “Non è fantastico che non possiamo più vedere Gesù? È per questo che rendiamo l’Ascensione del Signore un giorno santo di precetto”.

Prima della sua Passione, Morte e Resurrezione, Gesù ha insegnato agli apostoli che sarebbe stato meglio che si allontanasse da loro e che venisse donato loro lo Spirito Santo per guidarli da questa vita alla prossima. Nella sua splendida preghiera sacerdotale di Giovanni 17, dice al nostro Padre Celeste: “Glorifica il Figlio tuo”.

Che vuol dire, e cosa ha a che fare con l’Ascensione? Nelle lingue moderne pensiamo alla gloria come a una sorta di fama grande e invidiabile, ma nel greco del Nuovo Testamento la gloria è la “doxa”, una sorta di splendore, una rivelazione che illumina. Leggendo il Vangelo di Giovanni nel latino di San Girolamo, il verbo “glorificare” è reso come “chiarire”. È un grande aiuto per comprendere la preghiera di Gesù in Giovanni 17 e per capire l’importanza dell’Ascensione.

La chiarezza è strettamente collegata all’umiltà, quando questa è intesa come dire la verità – la verità vergognosa su noi stessi e la splendida verità su Dio.

Siamo davvero caduti, siamo peccatori; Dio è davvero santo, meravigliosamente vero; è misericordioso e desidera fortemente salvarci dal nostro peccato. Come possiamo “chiarire” queste verità di modo che possano splendere, illuminando la peccaminosità umana e la santità divina?

Se volete sapere come siamo davvero noi umani, guardate Cristo crocifisso. Immaginateci mentre gettiamo quel corpo spezzato ai piedi di Dio gridando: “Ecco quello che pensiamo di tuo figlio! Ecco cosa pensiamo della natura, della grazia, dell’amore e della carne umana!” Poi immaginate il nostro Padre Celeste che eleva il Cristo Risorto dichiarando: “Ecco cosa penso di mio Figlio! Ecco cosa penso della carne umana! Ed ecco cosa penso della natura, della grazia e della mia alleanza con voi!” Se riuscissimo a vedere tutto questo, i pezzi del puzzle inizierebbero ad andare al posto giusto.

Dio ama a tal punto le sue creature umane da scegliere di salvarci dal peccato al terribile costo di se stesso, e di salvare l’intera persona umana, corpo e anima, attraverso la Passione, Morte e Resurrezione di Cristo. È per questo che ha perfettamente senso per il Verbo fatto carne trascendere i limiti di questo mondo, perché l’umanità unita alla divinità possa essere eternamente presente davanti al trono di Dio.

Una volta che comprendiamo questo, possiamo vedere che parlare dell’Ascensione richiede di parlare allo stesso tempo dell’Assunzione di Maria. Maria è la creatura perfetta, creata a immagine e somiglianza di Dio, piena di grazia, che coopera pienamente con lo Spirito Santo. Maria assunta in Cielo è quello che sembra la persona umana quando coopera con l’opera salvifica del Verbo del Padre incarnato. Maria assunta in Cielo illustra come dovremmo essere noi creature umane nella vita che verrà se viviamo bene questa vita presente.

L’Ascensione di Gesù è un promemoria inconfutabile del fatto che questa vita terrena, questa “valle di lacrime”, non è la nostra vera dimora, non ha una rivendicazione finale su di noi e non può meritare la nostra obbedienza né la nostra lealtà. Siamo fatti per molto di più di quello che ci può offrire questo mondo! Purtroppo, però, sembra che crediamo ben poco nella gloria che Dio desidera condividere con noi. Lamenta C.S Lewis: “Sembrerebbe che Nostro Signore trovi i nostri desideri non troppo forti, ma troppo deboli. Siamo creature apatiche, che si trastullano con alcool, sesso e ambizione quando ci viene invece offerta la gioia infinita, come un bambino ignorante che vuole continuare a fare torte di fango in una baraccopoli perché non riesce a immaginare cosa si intende per una vacanza al mare. Ci accontentiamo fin troppo facilmente”.

E allora cosa dobbiamo fare? Faremmo bene a ricordare le parole dell’Angelus: “Prega per noi, Santa Madre di Dio, perché siamo resi degni delle promesse di Cristo”.

Nostro Signore ha assicurato agli apostoli e a noi che ci avrebbe preceduto nella nostra vera dimora per prepararci un posto. Ci ha promesso che per noi sarebbe stato meglio che ci precedesse per un po’. Nel frattempo, però, non siamo orfani. Al contrario, siamo curati e preparati per la lotta e il trionfo mediante l’unzione dello Spirito Santo. Per amor di Dio, viviamo una vita degna della nostra chiamata!                           (Dal sito: it.aleteia.org)

 

■ Incapaci di dire di no, genitori allevano narcisi. Il bullismo spiegato dalla terapista.

I fatti segnalati dalla cronaca in questi giorni e i video circolati nel web, a partire da quello dei tristi fatti di Lucca, hanno provocato una intensa discussione. Quando non uno, ma decine di studenti prendono in giro platealmente i propri docenti, fino a sottoporli a vere e proprie vessazioni, ci si è chiesto, la colpa è forse della scuola che, non educando veramente, sta creando dei piccoli mostri? Oppure le radici stanno da un´altra parte? Come al solito, le opinioni sono molteplici, e spesso, per darsi degli alibi, si è portati a scaricare sulla principale istituzione educativa tutte le responsabilità. Ma le cose, secondo gli esperti, non stanno esattamente così. Lucia Marconi, 49 anni, toscana, psicologa e psicoterapeuta dell´età evolutiva, della quale pubblichiamo un´intervista sicuramente illuminante, è di tutt´altro parere: sbagliato pensare che è "tutta colpa della scuola": ciò che accade tra i banchi è la conseguenza di ciò che è accettato tra le pareti domestiche. Di un lassismo educativo da parte di famiglie il più delle volte incapaci di dare delle regole, se non quella del "tutto e subito" che ha condotto al consolidarsi di una generazione senza regole.

Piccoli bulli crescono. E, spavaldi, si aggirano tra i banchi delle scuole superiori a urlare o alzare le mani contro i prof di turno. L´ultimo eclatante caso è accaduto in un Istituto tecnico commerciale di Lucca, in Toscana: un ragazzo, dopo aver ricevuto un´insufficienza, minaccia il docente. Grida e insulti e quel «Prof, non mi faccia inc...» che ha fatto il giro del web. Il giorno un altro video, stesso istituto scolastico superiore: un ragazzo indossa addirittura un casco da moto e si avvicina al professore mimando la testata. Ma i video si moltiplicano, Lucca, poi Velletri: un ragazzo viene filmato da un compagno mentre minaccia il prof di "scioglierlo nell´acido".

Come siamo giunti a questo punto? Come è potuto accadere che ci siano adulti (insegnanti/educatori) letteralmente in ostaggio della violenza fisica e verbale di ragazzini, pronta a colpire ogni qualvolta non venga loro concesso di fare ciò che vogliono? La scuola italiana non è forse più così buona ad educare? Lucia Marconi, psicologa e psicoterapeuta dell´età evolutiva, è di tutt´altro parere: un 15enne strafottente e bullo non è il prodotto di circostanze casuali o del lassismo di chi siede davanti a lui alla cattedra. Piuttosto, ci dice, è (letteralmente) figlio della famiglia che lo ha cresciuto.

Per ´fare´ un bullo ci vuole un principe

Da una trentina d´anni lo stile educativo nelle case italiane è cambiato: entrambi i genitori lavorano, sono aumentati i nuclei mono-genitoriali (complice l´incremento di divorzi e separazioni), i giovani rimangono più a lungo nella famiglia d´origine perché prolungano gli studi o non trovano lavoro, non esiste quasi più la famiglia allargata di supporto, fatta da quella calorosa catena di parenti pronti a dare una mano, e per le cure dei figli ci si appoggia, quando possibile, ad aiuti esterni (come le baby-sitter). Questo il quadro che tutti conosciamo. Nelle nostre case crescono sempre più "principi", non bambini: il bambino (sovente figlio unico) è diventato il perno attorno al quale ruota ogni decisione del nucleo famigliare.

Da principe a despota

«Da principe a despota il passo è breve: vedo continuamente bambini di 4 o 5 anni cui viene concesso di scegliere tutto, dal dove andare in vacanza a come vestirsi, a cosa mangiare. Sbagliato: il bambino non ha le capacità cognitive adeguate per compiere scelte che non gli competono, ma viene fin da piccolissimo messo nelle condizione di doverlo fare. Due le conseguenze: genitori e adulti perdono autorevolezza ai suoi occhi, vengono percepiti come “pari” con cui confrontarsi, non dei punti di riferimento da seguire. Inoltre, il bambino si abitua presto a chiedere e ottenere ciò che vuole, senza sforzi. Penso a bambini di 10 anni che ancora piangono perché vogliono dormire tutte le notti nel lettone: assecondandone i capricci, pensando di fare il loro bene, i genitori li fanno regredire. Non bisogna aver paura di dire no, anche di far piangere il proprio figlio», spiega la psicologa. «Il continuo esaurimento di ogni desiderio dei figli ha conseguenze gravi: spegne la voglia, la ricerca dell´appagamento del desiderio. Ciò che è fuori conta poco, perché tanto si ottiene con facilità: ciò che importa è solo il proprio Io. Dare tutto ciò che i bambini chiedono è il modo migliore per crescere dei narcisi».

La mancata adolescenza

Si è davvero teenagers – e si cresce – quando si trova qualcuno cui opporsi: è così che funziona l´adolescenza. «Ma se i ragazzi non sanno mai contro chi imporsi, perché gli adulti attorno a loro sono accondiscendenti, restano preadolescenti perenni incapaci di crescere, bambini con un senso di onnipotenza spropositato, incapaci di gestire le regole quando l´ambiente lo richiede», spiega la psicologa.

La scuola? Solo la punta dell´iceberg

E qui veniamo alla scuola, e ai fatti di cronaca: il principino-despota ormai cresciuto esplode di rabbia quando si trova in ambienti dove esistono limiti e regole. Del resto, se non ha imparato a rispettare confini e limiti in famiglia, come potrà essere attrezzato per farlo fuori casa? «Quando mi trovo davanti a famiglie con figli adolescenti in difficoltà uso una metafora efficace per far capire come dovrebbe funzionare l´educazione: il figlio è come l´acqua del fiume che deve correre al mare, i genitori sono le sponde, gli argini del fiume. Se queste sono solide, l´acqua scorre e arriva dritta dove deve andare, se invece non tengono il fiume straripa e fa danni. Se gli adolescenti di oggi “straripano” sempre di più, è perché non esistono sponde capaci di arginarli», continua Marconi. Se poi, persino davanti ad episodi gravi (come la diffusione via chat di materiale sensibile o l´allagamento di una scuola) i ragazzi trovano a casa qualcuno disposto a giustificarne l´operato, il comportamento prevaricatorio viene alimentato. Sbagliato dunque pensare che è "tutta colpa della scuola": ciò che accade tra i banchi è la conseguenza di ciò che prima veniva accettato tra le pareti domestiche.

Tutta colpa... del senso di colpa

«I genitori di oggi sono divorati dai sensi di colpa: perché passano poco tempo con i figli, perché non riescono a offrire loro ciò che la società chiede, perché hanno la percezione di non fare mai abbastanza. Nelle relazioni familiari, il senso di colpa non porta mai a nulla di buono: genera comportamenti compensatori che, pur nelle intenzioni di fare del bene, solleticano e non educano l´ego dei figli», dice Lucia Marconi. Sarebbe invece il momento di recuperare la semplicità delle regole, fin dalle piccole cose della prima infanzia: dall´orario cui andare a dormire, a ciò che si mette in tavola per cena, dai giocattoli da acquistare agli abiti da indossare. L´adulto deve tornare a decidere per il bambino, riprendendosi la sua autorevolezza: «Dobbiamo re-imparare a dire no. Il no è un atto di amore, non una vessazione», commenta la psicologa.

Prevenire è meglio che curare

Con tanti anni di esperienza sul campo, Lucia Marconi sa che intervenire su un ragazzino che manifesta una patologica incapacità all´obbedienza, che si ostina nelle trasgressioni e in atteggiamenti da bullo è difficile: servono percorsi terapeutici famigliari molto lunghi e complessi. Una volta radicato, il narcisismo è difficile da estirpare: «Non a caso le patologie più diffuse oggi tra gli adolescenti sono quelle legate al narcisismo, frutto di un desiderio fin troppo appagato che non sa più dove rivolgere la sua attenzione. Ecco spiegato perché atti estremi, dall´autolesionismo alla ricerca di emozioni forti, sono così comuni», spiega la psicoterapeuta.

E conclude: «Queste cose andrebbero dette chiare e tonde ai corsi pre-parto: ai genitori spetta il compito, fin da quando i bambini sono molto piccoli, di insegnare a desiderare le cose, non a ottenerle senza sforzo. Se vogliamo contrastare il bullismo degli adolescenti dobbiamo cominciare a farlo fin dalla culla».

Intervista pubblicata su “io donna”, Corriere della sera, 20 aprile 2018

https://www.avvocatirandogurrieri.it/leggi-e-diritto/date-ai-figli-tutto-e-crescerete-dei-narcisi-bullismo-colpa-non-della-scuola-ma-di-genitori

 

■ Auguri ai neobattezzati Greta, Luigi, Emma e Riccardo.

 

■ Condoglianze Il 23 maggio è tornata alla casa del Padre celeste Olga Bonaria Zintu, mamma di Gianni Deriu.

A Gianni e Caterina, Andrea e Miriam sentite condoglianze da parte di tutta la comunità parrocchiale, assicurando preghiere per la sua anima e per tutta la famiglia.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Sabato 1 giugno h.16 festa della conclusione dell’anno catechistico a Tegge.

 2. Venerdì 7 giugno primo venerdì del mese. Adorazione Santissimo Sacramento dalle ore 17.00.

 3. Domenica 9 giugno Solennità di Pentecoste, h. 10.30 S. Messa a Stagnali.

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Sabato 1 giugno h.16 festa della conclusione dell’anno catechistico a Tegge.

2. Domenica 2 giugno h.18.00 S. Messa nella Sacra Famiglia a Padule.

3. Mercoledì 5 giugno h.15.45 S. Messa nella cappella del cimitero.

4. Giovedì 6 giugno primo giovedì del mese. Adorazione e preghiera per le vocazioni alle ore 18.00.

5. Venerdì 7 giugno primo venerdì del mese. Adorazione Santissimo Sacramento dalle h.17.00 nella chiesa del Bambino Gesù.

6. Domenica 9 giugno Solennità di Pentecoste.

Sarà ospite della nostra Parrocchia il Gruppo Diocesano dell’OFTAL (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes).

7. Dal 25 settembre al 7 ottobre pellegrinaggio parrocchiale a Cracovia - Czestochowa- Auschwitz - Vienna e Praga. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

M A G I S T E R O

 IL SIGNORE CI INVITA AD APRIRE IL CUORE AL DONO DELLO SPIRITO SANTO

 Il Vangelo odierno ci presenta un brano del discorso che Gesù ha rivolto agli Apostoli nell’Ultima Cena (cfr Gv 14,23-29). Egli parla dell’opera dello Spirito Santo e fa una promessa: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Mentre si avvicina il momento della croce, Gesù rassicura gli Apostoli che non rimarranno soli: con loro ci sarà sempre lo Spirito Santo, il Paraclito, che li sosterrà nella missione di portare il Vangelo in tutto il mondo. Nella lingua originale greca, il termine “Paraclito” sta a significare colui che si pone accanto, per sostenere e consolare. Gesù ritorna al Padre, ma continua ad istruire e animare i suoi discepoli mediante l’azione dello Spirito Santo.

In che cosa consiste la missione dello Spirito Santo che Gesù promette in dono? Lo dice Lui stesso: «Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto». Nel corso della sua vita terrena, Gesù ha già trasmesso tutto quanto voleva affidare agli Apostoli: ha portato a compimento la Rivelazione divina, cioè tutto ciò che il Padre voleva dire all’umanità con l’incarnazione del Figlio. Il compito dello Spirito Santo è quello di far ricordare, cioè far comprendere in pienezza e indurre ad attuare concretamente gli insegnamenti di Gesù. E proprio questa è anche la missione della Chiesa, che la realizza attraverso un preciso stile di vita, caratterizzato da alcune esigenze: la fede nel Signore e l’osservanza della sua Parola; la docilità all’azione dello Spirito, che rende continuamente vivo e presente il Signore Risorto; l’accoglienza della sua pace e la testimonianza resa ad essa con un atteggiamento di apertura e di incontro con l’altro.

Per realizzare tutto ciò la Chiesa non può rimanere statica, ma, con la partecipazione attiva di ciascun battezzato, è chiamata ad agire come una comunità in cammino, animata e sorretta dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo che fa nuove tutte le cose. Si tratta di liberarsi dai legami mondani rappresentati dalle nostre vedute, dalle nostre strategie, dai nostri obiettivi, che spesso appesantiscono il cammino di fede, e porci in docile ascolto della Parola del Signore. Così è lo Spirito di Dio a guidarci e a guidare la Chiesa, affinché di essa risplenda l’autentico volto, bello e luminoso, voluto da Cristo.

Il Signore oggi ci invita ad aprire il cuore al dono dello Spirito Santo, affinché ci guidi nei sentieri della storia. Egli ci educa alla logica del Vangelo, la logica dell’amore accogliente, “insegnandoci ogni cosa” e “ricordandoci tutto ciò che il Signore ci ha detto”. Maria, la nostra madre celeste, protegga sempre la Chiesa e l’intera umanità. Lei che, con fede umile e coraggiosa, ha cooperato pienamente con lo Spirito Santo per l’Incarnazione del Figlio di Dio, aiuti anche noi a lasciarci istruire e guidare dal Paraclito, perché possiamo accogliere la Parola di Dio e testimoniarla con la nostra vita.

(REGINA COELI - VI Domenica di Pasqua, 26/05/2019 )

 

“NON SI TRATTA SOLO DI MIGRANTI”

 La fede ci assicura che il Regno di Dio è già presente sulla terra in modo misterioso ; tuttavia, anche ai nostri giorni, dobbiamo con dolore constatare che esso incontra ostacoli e forze contrarie. Conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità; ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati.

Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali. L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione. “Non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista.

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27). Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure. Le cattiverie e le brutture del nostro tempo accrescono «il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri […]. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, di sicurezza e di un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro». Il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me; mi priva di un’occasione di incontro col Signore .

«Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?» (Mt 5,46). Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità. Attraverso le opere di carità dimostriamo la nostra fede (cfr Gc 2,18). E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare. Attraverso i migranti il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio.

(Discorso per la 105ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato del 29/09/2019 )

 

CATECHESI SUGLI ATTI DEGLI APOSTOLI:

“Si mostrò ad essi vivo… e ordinò loro… di attendere l’adempimento della promessa del Padre» (At 1,3.4) ”

 Il libro biblico degli Atti degli Apostoli, scritto da San Luca evangelista, ci parla del viaggio – di un viaggio: ma di quale viaggio? Del viaggio del Vangelo nel mondo e ci mostra il meraviglioso connubio tra la Parola di Dio e lo Spirito Santo che inaugura il tempo dell’evangelizzazione. I protagonisti degli Atti sono proprio una “coppia” vivace ed efficace: la Parola e lo Spirito.

La Parola di Dio corre, è dinamica, irriga ogni terreno su cui cade. E qual è la sua forza? San Luca ci dice che la parola umana diventa efficace non grazie alla retorica, che è l’arte del bel parlare, ma grazie allo Spirito Santo, che è la dinamica di Dio, la sua forza, che ha il potere di purificare la parola, di renderla apportatrice di vita. Per esempio, nella Bibbia ci sono storie, parole umane; ma qual è la differenza tra la Bibbia e un libro di storia? Che le parole della Bibbia sono prese dallo Spirito Santo il quale dà una forza molto grande, una forza diversa e ci aiuta affinché quella parola sia seme di santità, seme di vita, sia efficace. Quando lo Spirito visita la parola umana essa diventa dinamica, come “dinamite”, capace cioè di accendere i cuori e di far saltare schemi, resistenze e muri di divisione, aprendo vie nuove e dilatando i confini del popolo di Dio.

Colui che dà sonorità vibrante e incisività alla nostra parola umana così fragile, capace persino di mentire e di sottrarsi alle proprie responsabilità, è solo lo Spirito Santo, per mezzo del quale il Figlio di Dio è stato generato; lo Spirito che lo ha unto e sostenuto nella missione; lo Spirito grazie al quale ha scelto i suoi apostoli e che ha garantito al loro annuncio la perseveranza e la fecondità, come le garantisce oggi anche al nostro annuncio.

Il Vangelo si conclude con la risurrezione e l’ascensione di Gesù, e la trama narrativa degli Atti degli Apostoli parte proprio da qui, dalla sovrabbondanza della vita del Risorto trasfusa nella sua Chiesa. San Luca ci dice che Gesù «si mostrò … vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo … e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio» (At 1,3). Il Risorto, Gesù Risorto compie gesti umanissimi, come il condividere il pasto con i suoi, e li invita a vivere fiduciosi l’attesa del compimento della promessa del Padre: «sarete battezzati in Spirito Santo» (At 1,5). Il battesimo nello Spirito Santo, infatti, è l’esperienza che ci permette di entrare in una comunione personale con Dio e di partecipare alla sua volontà salvifica universale, acquistando la dote della parresia, il coraggio, cioè la capacità di pronunciare una parola “da figli di Dio”, non solo da uomini, ma da figli di Dio: una parola limpida, libera, efficace, piena d’amore per Cristo e per i fratelli. Non c’è dunque da lottare per guadagnarsi o meritare il dono di Dio. Tutto è dato gratuitamente e a suo tempo. La salvezza non si compra, non si paga: è un dono gratuito. Il Risorto invita i suoi a non “fabbricare” da sé la missione, ma ad attendere che sia il Padre a dinamizzare i loro cuori con il suo Spirito, per potersi coinvolgere in una testimonianza missionaria capace di irradiarsi da Gerusalemme alla Samaria e di travalicare i confini di Israele per raggiungere le periferie del mondo.

Questa attesa, gli Apostoli la vivono insieme, la vivono come famiglia del Signore, nella sala superiore o cenacolo, le cui pareti sono ancora testimoni del dono con cui Gesù si è consegnato ai suoi nell’Eucaristia. E come attendono la forza, la dýnamis di Dio? Pregando con perseveranza, come se non fossero in tanti ma uno solo. Pregando in unità e con perseveranza. È con la preghiera, infatti, che si vince la solitudine, la tentazione, il sospetto e si apre il cuore alla comunione.

(Udienza Generale - 29/05/2019) a cura di A. Panzera

 
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