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n°21 Sabato 25 Maggio2019

EDITORIALE

 Il cammino d’iniziazione cristiana che si vive in ogni parrocchia ha un ruolo molto importante: introdurre i “piccoli” alla fede. Che significa? Vuol dire innanzitutto aiutarli a conoscere Gesù, avvicinarsi a loro facendoli scoprire come Gesù sia importante per la nostra vita e come lo può diventare anche per loro. Nella nostra società la maggior parte dei bambini sono tutti battezzati (anche se aumenta la percentuale di coloro che non vengono battezzati da piccoli), il cammino diventa allora un riscoprire il dono ricevuto: il Battesimo, scoprire la bellezza di essere figli di Dio e prepararsi a diventarlo. Cosa significa essere Figli di Dio? Questa è la domanda che accompagna tutto il cammino, possiamo dare delle linee guida: l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dell’Eucaristia, il farsi guidare da “adulti nella fede”, vivere la comunità parrocchiale, servire gli altri…tutto orientato a scoprire che “Dio è Amore” come ci viene annunciato nei Vangeli. Il Dio che ha scelto il popolo eletto, che l’ha guidato, che si è fatto presente in quel popolo con la Sua Parola, attraverso coloro che venivano chiamati, infine ha mandato il Suo Figlio Gesù, incarnato, morto e risorto per noi…ci ha amati fino alla fine. Il cristiano è colui che non rimane indifferente davanti all’Amore di Dio. Essere cristiani non è un fatto di tradizione, ma una scelta. Davanti all’Amore di Dio siamo chiamati a sceglierlo e viverlo. Proprio per questo ciò che ha accompagnato il nostro cammino quest’anno sono stati questi pilastri: scelta, responsabilità e fedeltà. Essere cristiani è una scelta, la quale comporta seguire un percorso di vita che mi porta ad una fedeltà verso Dio, la Chiesa e la mia stessa identità. L’invito per tutti è quello di metterci in cammino per diventare “adulti nella fede”; ma ancora di più oggi invito a farsi avanti tutti coloro che desiderano servire i più piccoli trasmettendoli la fede che ogni giorno vivono e celebrano.

Don Davide    

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 

Prime comunioni.

PRIME COMUNIONE 2019  (1)Nella quinta domenica di Pasqua (18-19 Maggio) le nostre comunità parrocchiali di Santa Maria Maddalena e dell’Agonia hanno accompagnato 72 bambini che si sono accostati per la prima volta a Gesù Eucaristia. Nella prima celebrazione di sabato sera, hanno partecipato 34 bambini emozionati ed attenti, accompagnati da una Chiesa gremita di gente che ha partecipato alla celebrazione con rispetto, accompagnamento e tanta emozione. La seconda celebrazione di domenica mattina, partita dall’Istituto San Vincenzo, accompagnata dalle famiglie e da un’ampia partecipazione di fedeli ha raggiunto la Chiesa di Santa Maria Maddalena, dove 38 bambini si sono accostati per la prima volta a Gesù Eucaristia.Le catechiste sono contente di tutto il cammino fatto e dei giorni di preparazione, ma soprattutto delle splendide celebrazioni che si sono vissute. PRIME COMUNIONE 2019  (2)Proprio per questo desideriamo ringraziare i genitori che ci hanno dato la loro fiducia, in modo particolare quelli che in questo periodo hanno mantenuto un rapporto stretto con noi. A loro va anche il nostro ringraziamento e quello della comunità per aver partecipato la gioia della festa con i più bisognosi donando ciò di cui avevano necessità.La Chiesa per il giorno è stata addobbata a festa per questi bambini, ma anche per tutti noi per ricordarci l’importanza dell’Eucaristia. Proprio per questo il nostro ringraziamento va a Romualdo per aver curato l’addobbo e coloro che hanno donato il pane e l’uva per la balaustra, Benatti e Nonna Isa.

La celebrazione è stata accompagnata dai canti eseguiti dai cori San Giovanni Paolo II e San Giovanni Bosco, a loro va il nostro ringraziamento anche per il lavoro fatto nella preparazione con i bambini.

Don Davide e le catechiste

 (La foto dei bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione sabato 18 maggio verrà pubblicata nel prossimo numero del Bollettino)

 

LE EDICOLE RITROVATE 

I 15 MISTERI DEL ROSARIO

EDICOLA SANTO ROSARIO  (1)È con grande piacere ed altrettanta soddisfazione che oggi ,23 Maggio, abbiamo consegnato alla nostra Chiesa e alla nostra comunità il lavoro dedicato al recupero delle Edicole religiose. Era, questo, un progetto in animo alla nostra associazione ormai da diverso tempo, promesso a Don Domenico, il quale, da subito, ne aveva approvato ed incoraggiato la realizzazione. Tutto nacque dalla curiosità suscitata da alcune formelle di gesso, di uguale fattura, sistemate dentro alcune nicchie distribuite sulle vie principali o seminascoste tra i vicoli del cuore antico dell’isola. Come prima cosa fu definita la natura delle Edicole: esse rappresentavano i 15 misteri del Rosario.

È stato, dunque, percorso più volte il tessuto stradale del centro storico allargando la nostra ricerca anche ai più vecchi quartieri extraurbani; sono state raccolte tantissime testimonianze tra le persone più anziane affinché si potesse avere un quadro il più completo possibile per poter provare a ricostruire, quindi conoscere, la storia di questo piccolo patrimonio religioso. Alcune di queste formelle di gesso portavano in maniera evidente i segni del tempo trascorso, altre, molto deteriorate, erano destinate a consumarsi e scomparire, altre ancora, finite nel nulla insieme alle teche di legno ed al vetro che le custodivano.Dopo una lunga ed instancabile ricerca il progetto ha iniziato a prendere forma. EDICOLA SANTO ROSARIO  (2)elle 15 formelle raffiguranti i misteri del Rosario, ben 10 sono state ritrovate, di 2 è rimasta la nicchia vuota, di 2 se ne conosce la posizione esatta, di un’ultima, purtroppo non si è riusciti a trovare la sua antica ubicazione. Il nostro lavoro ci ha portato ad allargare la ricerca anche in molti altri comuni italiani consentendoci di trovare in maniera fortuita ma importantissima una realtà uguale alla nostra in terra abruzzese: le stesse, identiche formelle di gesso, datate 1900 -1949. Questo piccolo tesoro religioso abruzzese fa parte dell’elenco dei beni religiosi archiviati presso l’Ufficio Beni Culturali ed Ecclesiastici di Roma. Grazie a questo risultato abbiamo potuto dare forma visiva alle edicole a noi mancanti.

Attraverso svariate testimonianze orali e grazie a pochi ma molto importanti documenti conservati nella nostra parrocchia, oggi possiamo provare a raccontare la loro storia.

Nel corso dell’anno Santo 1950, l’allora Papa Pio XII proclamò il Dogma di fede dell’Assunta. La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste, in anima e corpo. Tale celebrazione, festeggiata nel calendario mariano il 15 agosto, fu la naturale conclusione di un periodo, durato circa un secolo, di uno straordinario fervore devozionale verso la Vergine Maria anche a seguito delle apparizioni di Lourdes e Fatima.

EDICOLA SANTO ROSARIO  (3)La proclamazione del Dogma dell’Assunta diede inizio, presso tutte le comunità religiose, ad eventi e celebrazioni in onore della Vergine Maria. La nostra Chiesa, guidata, allora, da Don Salvatore Capula, seguendo la divisione del centro storico in basi missionarie, predispose il posizionamento di 15 formelle di gesso rappresentanti i misteri del Santo Rosario. Il costo per l’acquisto delle 15 edicole, fu di 47.000 lire. Vennero così scelte le vie dove creare le nicchie per ospitare i quadretti religiosi; una volta posizionati, questi piccoli tesori sarebbero rimasti a testimonianza della devozione e della riconoscenza verso la Vergine Maria, rappresentando quindi, l’espressione della religiosità della comunità isolana per i tempi a venire.

I Nostri ringraziamenti vanno alle tantissime persone che ci hanno permesso di realizzare questo lavoro.

I sacerdoti Don Andrea, Don Domenico, Don Davide nostri sostenitori e incoraggiatori assidui. Gli amici Gianfranco Pastorelli, Danila Barbosa, Antonella Pitturru, Paola Nughes, Marcella Marcialis, gli alunni della 3°classe dell’Istituto San Vincenzo con la maestra MariaGrazia, Francesco Terrazzoni e Francesco Sanna, Tommaso Carriero e Christian Preti, Filippo Piu, Battista Scotto, Sara Mascia e, non ultimo, l’infaticabile Gianluca Mascia, al quale va il nostro particolare ringraziamento.

Non vanno dimenticate nei ringraziamenti le persone che, con i loro ricordi, hanno permesso di far rivivere questa piccola parte di storia della nostra comunità: Giuseppe Deligia, Guido Mura, Mario Biosa, G. Pedroni, Tonino Conti, Anna Laura Impagliazzo, Tina Sorba, Mado’ Berretta, Benita Bossi, Luciana e Margherita Cano.

Infine un grande ringraziamento va all'amico Andrea Mulas.                       

    Lucia Spanu

 

 SANTO ROSARIO ITENERANTE 2019Un grazie di cuoreper il lavoro svolto dall’Associazione “Italia Nostra” (sez. La Maddalena) per aver portato a termine il progetto di recupero delle 15 edicole dei Misteri del Rosario presenti nella nostra isola dal 1950. Complimenti e grazie di cuore a Lucia Spanu che ha guidato e coordinato il prezioso lavoro di tante persone (sono state elencate nell’articolo di Lucia sopra e allora non le ripeto).Grazie ai proprietari o amministratori delle case ed edifici che ospitano la collocazione delle edicole per la collaborazione e l'impegno dimostrato. Grazie ai bimbi della Prima Comunione e ai Cresimandi  che  hanno partecipato numerosi alla processione del Rosario Itinerante e alla benedizione delle edicole restaurate.Grazie alle suore dell’Istituto San Vincenzo, ai genitori  e ai fedeli presenti.Riconoscenza infinita per il  prezioso aiuto dato dalla Polizia Municipale.

Don Andrea

 

■ Cosa hanno detto le indagini mediche sul corpo incorrotto di Santa Rita da Cascia?

Gelsomino Del Guercio

Tra gli esiti delle ricognizioni, una malattia ossea e l'aroma particolare che continua ad emanare

Ogni giorno una lunga processione di fedeli si ferma davanti alla tomba di una delle sante più invocate nei casi più difficili: Santa Rita da Cascia.

SANTA RITA 2802019Il corpo di Santa Rita, dal 18 maggio 1947, riposa nella Basilica di Cascia, dentro l’urna d’argento e cristallo realizzata nel 1930, ed è rivestito dall’abito agostiniano cucito dalle monache del monastero, come voluto dalla badessa Maria Teresa Fasce.

La stigmata si rimargina

Sul corpo della santa – a cui sarebbero ricondotte numerose guarigioni straordinarie – sono state condotte diverse indagini.

Con il trapasso, lo stigma sulla fronte si rimarginò, lasciando il posto ad una macchia rossa, emanante una deliziosa fragranza. La salma, inizialmente esposta in chiesa, non fu mai seppellita: venne invece deposta in una cassa di cipresso che in seguito bruciò in un incendio; mentre il corpo rimase miracolosamente illeso.

Il corpo cambia posizione

Nel 1627, venne eseguita una ricognizione che confermò la meravigliosa conservazione e il mantenimento di un colorito naturale. Ma ad impressionare di più, fu scoprire che il corpo aveva cambiato posizione nel corso degli anni, girandosi su di un fianco. Alcuni testimoni dichiararono di aver visto il corpo sollevarsi sulle spalle, e altri di averlo visto aprire gli occhi (come risulta da alcuni documenti custoditi presso l’Arcidiocesi di Spoleto) (fonte: “Il miracolo dei corpi incorrotti” di Giuseppe Fallica, edizioni Segno),

La sofferenza al piede

Indagini mediche effettuate nel 1972 e nel 1997 hanno accertato la presenza di una piaga ossea (osteomielite) sulla fronte, a riprova dell’esistenza della stigmata. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, mentre sotto l’abito di suora agostiniana c’è l’intero scheletro (così ridottosi dalla prima metà del ’700). Il piede destro ha segni di una malattia sofferta negli ultimi anni, forse una sciatalgia (un dito è piegato), mentre la sua statura era di 1,57 m.

Un aroma particolare

Ancora oggi la salma non si è incartapecorita; anzi appare come una persona morta da poco. I visitatori continuano ad avvertire, abitualmente, un dolce aroma provenire da essa, quando si avvicinano alla tomba per salutare e pregare la “santa dei casi impossibili” (dal sito www.santaritadacascia.org).

 

Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile

Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto di essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza contrarre mai la malattia. Fu questo uno dei motivi, forse il primo, a farle ottenere popolarmente l’epiteto di Santa degli impossibili.

 

PREGHIERA A SANTA RITA

PER UNA CAUSA IMPOSSIBILE

 Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni.

Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera].

Se sono di ostacolo, al compimento dei miei desideri, le mie colpe, ottienimi da Dio la grazia del ravvedimento e del perdono mediante una sincera confessione.

Non permettere che più a lungo io sparga lacrime di amarezza.

O santa della spina e della rosa, premia la mia grande speranza in te, e dovunque farò conoscere le grandi tue misericordie verso gli animi afflitti.

O Sposa di Gesù Crocifisso, aiutami a ben vivere e a ben morire. Amen.

 

■ Il Vaticano spende già oltre 3 milioni di euro per pagare bollette e aiuti ai poveri.

Gelsomino Del Guercio | Mag 15, 2019

Ecco come la Chiesa fa l'elemosina. Da anni. Perché Don Corrado viene attaccato?

Tre milioni e mezzo di euro. A tanto, secondo quanto apprende La Repubblica (15 maggio), ammonta la spesa che l’elemosiniere del Papa, il cardinale Konrad Krajewski, ormai per tutti “Don Corrado”, ha sostenuto nel 2018 per pagare le bollette della luce, del gas, della spazzatura, e diverse rate per spese varie sempre inerenti la gestione di case, che singole persone e famiglie, molte italiane, non sono riuscite a sostenere in tutto il Paese.

Il dato, che filtra dal Vaticano in un momento in cui la stessa comunità ecclesiale si divide sul gesto di Don Corrado di riattaccare la luce allo Spin Time Labs, uno stabile occupato di Roma, è sostanzialmente il medesimo degli anni passati.

Da dove arrivano i soldi

Krajewski ha attinto le somme: 1) dalle offerte che diversi benefattori inviano per questo scopo al Papa e alla stessa elemosineria; 2) dalla rendita, significativa, che il dicastero vaticano ha con l’invio a chi ne fa richiesta di benedizioni apostoliche attraverso delle pergamene; 3) altri soldi vengono inviati in tutta Italia su richiesta delle diocesi che non riescono da sole a far fronte alle esigenze di diversi indigenti.

“E’ l’arma della misericordia del Papa”

A confermare l’impegno dell’Elemosineria Apostolica vaticana è anche il cardinale Peter Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale: cardinale Peter Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale:

«L’ufficio dell’Elemosineria è l’“arma” della misericordia di Papa Francesco in Vaticano. In questi ultimi anni ha pagato circa tre milioni di euro per salvare non la gente che vive in Vaticano, bensì gli italiani in situazioni di difficoltà e miseria nelle loro case. Ci sono tantissime famiglie che non riescono a pagare facilmente l’elettricità e via dicendo, e a chi si rivolgono? All’Elemosineria che non si è mai tirata indietro a fornire aiuto alle famiglie italiane. Perché l’iniziativa di aiutare il prossimo, di essere “buoni Samaritani” per i più bisognosi, è insita della missione della Chiesa» (La Stampa, 15 maggio).

“Arrestateci tutti”

Anche i francescani di Assisi hanno fatto quadrato attorno all’elemosiniere. Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala stampa del Sacro Convento di Assisi, ha affermato: «Se è illegale aiutare bambini e persone che soffrono, ditemi che cosa è legale?». E ha ribadito: «Se è illegale quello che ha fatto Krajewski compiendo un gesto di umanità dettato dal cuore e da quanto dice il Vangelo, allora arrestateci tutti» (L’Huffington Post, 15 maggio).

La smentita delle 115mila case della Chiesa

Intanto Avvenire (15 maggio) ha smentito, numeri alla mano, i luoghi comuni anti ecclesiastici del dossier di Libero (14 maggio) dal titolo: «La Chiesa in Italia possiede 115mila case e non le dà ai rom».

In questo patrimonio, spiega Avvenire, rientrano infatti le 70mila chiese di proprietà ecclesiastica e altri tipi di immobili (conventi, sedi di istituzioni culturali come i musei, locali adibiti già a servizi di carità e assistenza ai poveri), che ‘case’, nel senso di appartamenti di civile abitazione, non sono.

I dati veri dicono che l’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, oggi possiede 1800 appartamenti a Roma e a Castel Gandolfo e 600 tra negozi e uffici. Circa il 60 per cento di questi appartamenti è affittato ai dipendenti vaticani a canone fortemente agevolato. (dal sito aleteia.it)

 

■ Condoglianze ai famigliari di Meri Guidarini ved. Tomei che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Da sabato 25 maggio la S. Messa prefestiva passa alle h. 18.00.

 2. Domenica 26 maggio La festa della conclusione dell’anno catechistico prevista per questa domenica viene spostata, a causa del maltempo, a sabato 1 giugno alle h. 16.00 a Tegge.

 3. Giovedì 30 maggio h.21.30 fiaccolata mariana per le vie della città dove sono collocate le edicole dei Misteri del Rosario.

 4. Venerdì 31 maggio h 17.30 la S. Messa alla Madonnuccia della panoramica per la conclusione del mese mariano. Non ci sarà la S. Messa a Moneta.

 

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 26 maggio La festa della conclusione dell’anno catechistico prevista per questa domenica viene spostata, a causa del maltempo, a sabato 1 giugno alle h 16.00 a Tegge.

 2. Da lunedì 27 maggio riprendono i lavori nella chiesa di S. Maria Maddalena. Tutte le celebrazioni vengono spostate all’Istituto San Vincenzo mantenendo gli orari invariati.

 3. Giovedì 30 maggio h.21.30 fiaccolata mariana per le vie della città dove sono collocate le edicole dei Misteri del Rosario.

 4. Venerdì 31 maggio h 17.30 la S. Messa alla Madonnuccia della panoramica per la conclusione del mese mariano.

 5. Dal 25 settembre al 7 ottobre pellegrinaggio parrocchiale a Cracovia - Czestochowa- Auschwitz - Vienna e Praga. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

M A G I S T E R O

AMATEVI VOI, COME IO VI HO AMATO

VANGELO GIOVANNI 28052019Il Vangelo di oggi ci conduce nel Cenacolo per farci ascoltare alcune delle parole che Gesù rivolse ai discepoli nel “discorso di addio” prima della sua passione. Dopo aver lavato i piedi ai Dodici, Egli dice loro: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Ma in che senso Gesù chiama “nuovo” questo comandamento? Perché sappiamo che già nell’Antico Testamento Dio aveva comandato ai membri del suo popolo di amare il prossimo come sé stessi (cfr Lv 19,18). Gesù stesso, a chi gli chiedeva quale fosse il più grande comandamento della Legge, rispondeva che il primo è amare Dio con tutto il cuore e il secondo amare il prossimo come sé stessi .

Allora, quale è la novità di questo comandamento che Gesù affida ai suoi discepoli? Perché lo chiama “comandamento nuovo”? L’antico comandamento dell’amore è diventato nuovo perché è stato completato con questa aggiunta: «come io ho amato voi», «amatevi voi come io vi ho amato». La novità sta tutta nell’amore di Gesù Cristo, quello con cui Lui ha dato la vita per noi. Si tratta dell’amore di Dio, universale, senza condizioni e senza limiti, che trova l’apice sulla croce. In quel momento di estremo abbassamento, in quel momento di abbandono al Padre, il Figlio di Dio ha mostrato e donato al mondo la pienezza dell’amore. Ripensando alla passione e all’agonia di Cristo, i discepoli compresero il significato di quelle sue parole: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

Gesù ci ha amati per primo, ci ha amati nonostante le nostre fragilità, i nostri limiti e le nostre debolezze umane. È stato Lui a far sì che diventassimo degni del suo amore che non conosce limiti e non finisce mai. Dandoci il comandamento nuovo, Egli ci chiede di amarci tra noi non solo e non tanto con il nostro amore, ma con il suo, che lo Spirito Santo infonde nei nostri cuori se lo invochiamo con fede. In questo modo – e solo così – noi possiamo amarci tra di noi non solo come amiamo noi stessi, ma come Lui ci ha amati, cioè immensamente di più. Dio infatti ci ama molto di più di quanto noi amiamo noi stessi. E così possiamo diffondere dappertutto il seme dell’amore che rinnova i rapporti tra le persone e apre orizzonti di speranza. Gesù col suo amore apre sempre orizzonti di speranza. Questo amore ci fa diventare uomini nuovi, fratelli e sorelle nel Signore, e fa di noi il nuovo Popolo di Dio, cioè la Chiesa, nella quale tutti sono chiamati ad amare Cristo e in Lui ad amarsi a vicenda.

L’amore che si è manifestato nella croce di Cristo e che Egli ci chiama a vivere è l’unica forza che trasforma il nostro cuore di pietra in cuore di carne; l’unica forza capace di trasformare il nostro cuore è l’amore di Gesù, se noi pure amiamo con questo amore. E questo amore ci rende capaci di amare i nemici e perdonare chi ci ha offeso. Io vi farò una domanda, ognuno risponda nel suo cuore. Io sono capace di amare i miei nemici? Tutti abbiamo gente, non so se nemici, ma che non va d’accordo con noi, che sta “dall’altra parte”; o qualcuno ha gente che gli ha fatto del male… Io sono capace di amare quella gente? Quell’uomo, quella donna che mi ha fatto del male, che mi ha offeso? Sono capace di perdonarlo? Ognuno risponda nel suo cuore. L’amore di Gesù ci fa vedere l’altro come membro attuale o futuro della comunità degli amici di Gesù; ci stimola al dialogo e ci aiuta ad ascoltarci e conoscerci reciprocamente. L’amore ci apre verso l’altro, diventando la base delle relazioni umane. Rende capaci di superare le barriere delle proprie debolezze e dei propri pregiudizi. L’amore di Gesù in noi crea ponti, insegna nuove vie, innesca il dinamismo della fraternità. La Vergine Maria ci aiuti, con la sua materna intercessione, ad accogliere dal suo Figlio Gesù il dono del suo comandamento, e dallo Spirito Santo la forza di praticarlo nella vita di ogni giorno.

(REGINA COELI - V Domenica di Pasqua, 19/05/2019 )

 

BATTEZZATI E INVIATI: LA CHIESA DI CRISTO IN MISSIONE NEL MONDO

 Voi non emettete voti come i religiosi, ma vi consacrate per tutta la vita all’attività missionaria con una promessa definitiva.

I vostri primi campi di missione sono stati in Oceania ed estremo oriente. Il seme nascosto sotto la terra ha prodotto tanti frutti di nuove comunità, di diocesi nate dal nulla, di vocazioni sacerdotali e religiose germinate per il servizio della Chiesa locale. Siete una “famiglia di apostoli”, una comunità internazionale di sacerdoti e laici che vivono in comunione di vita e di attività.

Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria del vostro Istituto, la sua identità più profonda. Questa missione però non vi appartiene, perché essa sgorga dalla grazia di Dio. Non c’è una scuola per diventare evangelizzatori; ci sono aiuti, ma è un’altra cosa. È una vocazione che avete da Dio. O sei evangelizzatore o non lo sei, e se tu non hai ricevuto questa grazia, questa vocazione, rimani a casa. Ho indetto il Mese Missionario Straordinario, il prossimo ottobre, con questo tema: “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”. Il fine di questa iniziativa è «risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale».

C’è un pericolo che torna a spuntare : confondere evangelizzazione con proselitismo. No. Evangelizzazione è testimonianza di Gesù Cristo, morto e risorto. È Lui che attrae. È per questo che la Chiesa cresce per attrazione e non per proselitismo, come aveva detto Benedetto XVI. Non è cercare nuovi soci per questa “società cattolica”, no, è far vedere Gesù: che Lui si faccia vedere nella mia persona, nel mio comportamento; e aprire con la mia vita spazi a Gesù. Questo è evangelizzare. E questo è quello che hanno avuto nel cuore i vostri fondatori. Avete scelto l’espressione di san Paolo: «Guai a me se non predicassi il vangelo», come guida e ispirazione. La passione e l’urgenza per la missione, che San Paolo sente come propria vocazione, è ciò che desiderate per tutti voi. Pertanto, alla luce di questa Parola-chiave, avete lavorato per comprendere nuovamente, nel vostro Istituto e nel mondo di oggi, la missione ad gentes; per riaffermare il primato dell’unica vocazione missionaria sia per i laici sia per i presbiteri; per scegliere gli ambiti della missione; per impostare l’animazione vocazionale come attività di missione; per verificare il vostro essere comunità.

Vi ringrazio per questo incontro e soprattutto per il vostro lavoro al servizio del Vangelo.

(Discorso al partecipanti al Capitolo Generale del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME) - 20/05/2019)

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”: “Ovunque tu sia, invoca il Padre ”

 La radice della preghiera cristiana è: dire “Padre” a Dio. Ma ci vuole coraggio! Non si tratta tanto di una formula, quanto di un’intimità filiale in cui siamo introdotti per grazia: Gesù è il rivelatore del Padre e ci dona la familiarità con Lui. «Non ci lascia una formula da ripetere meccanicamente. Come per qualsiasi preghiera vocale, è attraverso la Parola di Dio che lo Spirito Santo insegna ai figli di Dio a pregare il loro Padre». Gesù stesso ha usato diverse espressioni per pregare il Padre.

Per esempio, nella notte del Getsemani Gesù prega in questa maniera: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». In mezzo alle tenebre, Gesù invoca Dio col nome di “Abbà”, con fiducia filiale e, pur sentendo paura e angoscia, chiede che si compia la sua volontà.

In altri passi del Vangelo Gesù insiste con i suoi discepoli, perché coltivino uno spirito di orazione. La preghiera deve essere insistente, e soprattutto deve portare il ricordo dei fratelli, specialmente quando viviamo rapporti difficili con loro. Dice Gesù: «Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe» . Come non riconoscere in queste espressioni l’assonanza con il “Padre nostro”? E gli esempi potrebbero essere numerosi, anche per noi.

Nel Vangelo di Luca, Gesù soddisfa pienamente la richiesta dei discepoli che, vedendolo spesso appartarsi e immergersi in preghiera, un giorno si decidono a chiedergli: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni – il Battista – ha insegnato ai suoi discepoli». E allora il Maestro insegnò loro la preghiera al Padre.

Il protagonista di ogni preghiera cristiana è lo Spirito Santo. Noi non potremmo mai pregare senza la sua forza. È Lui che prega in noi e ci muove a pregare bene. Possiamo chiedere allo Spirito che ci insegni a pregare, perché Lui è il protagonista, quello che fa la vera preghiera in noi. Lui soffia nel cuore di ognuno di noi, che siamo discepoli di Gesù. Lo Spirito ci rende capaci di pregare come figli di Dio, quali realmente siamo per il Battesimo. Lo Spirito ci fa pregare nel “solco” che Gesù ha scavato per noi. Questo è il mistero della preghiera cristiana: per grazia siamo attratti in quel dialogo di amore della Santissima Trinità.

Gesù pregava così. Qualche volta ha usato espressioni che sono sicuramente molto lontane dal testo del “Padre nostro”. Pensiamo alle parole iniziali del salmo 22, che Gesù pronuncia sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Può il Padre celeste abbandonare il suo Figlio? No, certamente. Eppure l’amore per noi, peccatori, ha portato Gesù fino a questo punto: fino a sperimentare l’abbandono di Dio, la sua lontananza, perché ha preso su di sé tutti i nostri peccati. Ma anche nel grido angosciato, rimane il «Dio mio, Dio mio». In quel “mio” c’è il nucleo della relazione col Padre, c’è il nucleo della fede e della preghiera.

Al termine di questa catechesi, possiamo dire come Gesù: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli». Per pregare dobbiamo farci piccoli, perché lo Spirito Santo venga in noi e sia Lui a guidarci nella preghiera.

(Udienza Generale - 22/05/2019) a cura di A. Panzera

 
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