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n°19 Sabato 11 Maggio2019

 

EDITORIALE

 *Fake news e i tre setacci*

PETTEGOLEZZOCambiano i tempi, cambiano i mezzi ma la natura umana rimane sempre uguale.

Una volta erano la fontana del villaggio e le lavandaie a fare da “centro smistamento delle informazioni", oggi il progresso ci fa ritrovare sui social, piazze virtuali che hanno la capacità di diffondere molto più rapidamente notizie buone, cattive o, peggio ancora, false.

In generale tutti ci troviamo d’accordo contro questi fenomeni di logorrea inutile ma, come sempre, il vero problema nasce nell’applicazione ad una situazione concreta.....

Non voglio andare molto lontano e allora prendo solo a titolo di esempio qualche situazione che ci ha riguardato da vicino: trasferimenti dei sacerdoti (tutti sembravano consiglieri intimi del vescovo), informazioni private riguardanti salute e situazioni famigliari delicate e così via....

In effetti si potrebbe fare un lungo elenco di “ciattule” isolane… Quello che meraviglia è che spesso, accertata la falsità, si continua a dare attenzione e credibilità ai falsi divulgatori ….

È sparito il senso di vergogna che richiederebbe almeno parole come “scusa”, oppure “ho sbagliato”….

Ormai é diffusa la comoda pratica delle “autoassoluzioni“. Poco importa se qualcuno soffre o è sbattuto nella pubblica piazza.

Gesù avvertiva i suoi discepoli: “Fate attenzione a quello che udite” (Mc 4,24). State attenti a chi date ascolto, non riempite di rifiuti le vostre menti e i vostri cuori. Papa Francesco non si stanca di ripetere che le “chiacchiere” distruggono la comunità cristiana ma anche quella civile.

Il nostro caro don Paolo ci spiegava l'approccio alle “ciattule” in una delle sue storie così:

"Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

- Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

- Un momento - rispose Socrate. - Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

- I tre setacci?

- Sì. - continuò Socrate. - Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

- No... ne ho solo sentito parlare...

- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

- Ah no, al contrario!

- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. È utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

- No, davvero.

- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?"

Meditate gente...meditate.....

d. Andrea

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Festa di Santa Luisa.

SANTA LUISA DE MARILACGiovedì 9 maggio per la Comunità dell'Istituto San Vincenzo è stato un giorno speciale perchè si è celebrata la festa, o meglio la Solennità, di Santa Luisa De' Marillac, cofondatrice con San Vincenzo De' Paoli delle Figlie della Carità. Fino a due anni fa la festa si celebrava il 15 Marzo (data della sua morte, avvenuta nel 1660). La nuova data fa riferimento alla sua beatificazione avvenuta proprio il 9 Maggio del 1920. Pensiamo che lo spostamento della data, sia stata una scelta indovinata perchè Santa Luisa era molto devota alla Madonna, che venerava recandosi in pellegrinaggio a Chartes, dove affidò la comunità nascente alla protezione di Maria che considerava " Unica Madre della Compagnia".

La figura di Santa Luisa è stata presentata ai bambini che hanno ascoltato con vivo interesse la sua storia, affascinati dalla sua bontà e carità verso i piccoli e i poveri. Gli alunni guidati dalle insegnanti hanno preparato le letture, le preghiere e i doni per i poveri. Sicuramente Santa Luisa dal cielo avrà sorriso compiaciuta. La celebrazione della Messa è stata festosa e animata dal coro di santa Cecilia. Don Davide e il celebrante Don Andrea sono stati eccezionali nel coinvolgere i bambini, catturando la loro attenzione e coinvolgendoli attivamente nell'omelia. La testimonianza e l'esempio di carità della nostra Santa Fondatrice è uno stimolo per noi tutti, che operiamo nell'Istituto San Vincenzo al servizio dei piccoli, dei poveri, dei giovani, delle famiglie. Accogliamo l'eredità spirituale che ci ha lasciato, mantenendo viva la fiamma della carità, per trasmetterla alle nuove generazioni. Inoltre ringraziamo Santa Luisa per averci una nuova Figlia della Carità nella persona di Suor Quirica.

La Comunità educante dell'Istituto San Vincenzo.

 

Il campetto di “San Domenico Savio” migliora.

CAPETTO SPORTIVO MONETA 11052019Nei giorni scorsi, sono iniziati e sono in corso d’opera, i lavori di manutenzione del campo di calcetto dell’oratorio San Domenico Savio di Moneta. Gli interventi sono stati programmati, discussi nelle modalità di intervento e approvati, dal Presidente, Don Davide e dal Consiglio Direttivo, compresa la partecipazione del Parroco Don Andrea. Essi prevedono, come manutenzione ordinaria e periodica, il riassetto del manto erboso artificiale, come manutenzione straordinaria, la fornitura e posa in opera di un cancello, con destinazione d’uso occasionale, strutturato in scatolato metallico idoneo; inoltre, la sostituzione della rete perimetrale di contenimento e il rimaneggiamento della rete denominata cielo, ambedue ormai non più idonee all’uso.

Le realizzazioni delle opere sono state affidate a ditte specializzate negli appositi settori; mentre, tutte le altre tipologie di intervento, non specificatamente descritte, ma essenziali per la buona riuscita dell’impresa, verranno eseguite dai componenti del Consiglio Direttivo, dagli Educatori e dai Volontari degli oratori, San Domenico Savio e San Giovanni Bosco, con la prospettiva di creare un’utile e indispensabile unità, in modo da rendere attivo e fattivo lo spirito di collaborazione.    

 

Regalo di Santa Luisa!

SUOR QUIRICA 11052019La nostra comunità parrocchiale dà il benvenuto a sr. Quirica che è giunta nella nostra isola alla vigilia della festa di Santa Luisa.

 L’affidiamo alla protezione della Madonna per intercessione di Santa Luisa per il servizio all’Istituto San Vincenzo e alla comunità isolana.

 

■ Alcuni passi della “Lettera ai genitori” della diocesi di Roma

 Nutrire i figli non di solo pane

1 / Non di solo pane vivrà l’uomo Noi cristiani siamo certi di questo: credere è un bene, anzi è il bene più grande. Sarebbe terribile se Dio non ci fosse, perché senza di Lui nessuna speranza sarebbe stata data agli uomini. Poiché credere è un bene, non lo si può far mancare a chi si ama, in particolare ai propri figli. Gesù ha detto: «non di solo pane vivrà l’uomo» (Mt 4,4). Certo il pane ci è necessario per vivere, ma se non riceviamo qualcosa che nutre il nostro cuore, che ci conferma nell’amore e nella speranza, quel pane diventa indigesto!

 Ascolta, figlio mio, l’istruzione di tuo padre e non disprezzare l’insegnamento di tua madre, perché saranno corona graziosa sul tuo capo e monili per il tuo collo. Proverbi 1,7-8

 2 / Perché dare oggi una educazione religiosa ai piccoli? Il nostro tempo, però, sembra essere diventato incerto dinanzi all’educazione cristiana. Molti si domandano se educare alla fede i bambini sia veramente un bene. Un pregiudizio porta a ritenere che educare alla fede sia, in fondo, un’imposizione, un togliere libertà alle future scelte di un figlio. Perché voi genitori, invece, non dovete essere neutrali con lui? Perché avete la responsabilità di donargli ciò che è bello e buono! Sarebbe assurdo che una mamma non scelga del buon cibo per suo figlio, dicendo che deciderà lui da grande cosa mangiare. O che non gli insegni a parlare in un buon italiano, dicendo che sarà lui a doverlo decidere. Un genitore comincia ad insegnare l’amore alla squadra del cuore fin da quando il bambino è piccolissimo e non si sognerà mai di dire che è la stessa cosa se suo figlio diventerà romanista o laziale! Ogni genitore che ama offre ai suoi bambini il meglio che conosce! Se in ogni campo questo è vero, ecco che vale a maggior ragione per la fede. Non è indifferente educare un figlio ad essere credente o meno. Come genitori, possiamo educare alla fede i nostri figli perché ci è chiaro, almeno intuitivamente, che con Dio nasce la speranza e che proprio in Gesù noi abbiamo conosciuto quanto Egli sia affidabile. Gesù ci assicura che vivere è un bene e che la vita non è nelle mani di una casualità meccanica e assurda, bensì nelle mani di Dio: in buone mani! È un bene inestimabile che un bambino cresca avendo fiducia che Dio non è lontano, anzi si è fatto vicino a noi in Gesù. Verrà poi l’adolescenza, l’età della contestazione: i primi anni sono invece quelli della proposta, della semina di ciò che veramente vale!

 Don Camillo spalancò le braccia rivolto al crocifisso: «Signore, l’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne. Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?».

Il Cristo sorrise: «Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede». Giovannino Guareschi

 3 / L’esigenza che il bambino ha di Dio. Sono gli stessi bambini ad avere bisogno di Dio. Sono loro a domandarci della fede, perché l’esigenza di Dio nasce dal loro cuore e non è un’imposizione. Fra breve domanderanno: «Dove ero io prima di nascere?», «Il mondo si è fatto da solo o qualcuno lo ha fatto?», «Come mai sono qui e non sono nato in un altro posto?», «Dove è ora la nonna che è morta?», «Anche io morirò? E tu papà quando morirai potrai starmi sempre vicino?», «A te piace la vita?». I bambini ci obbligano a prendere sul serio le domande che noi stessi abbiamo talvolta dimenticato! L’esigenza in loro di Dio è evidente anche dalla loro preghiera. Quando avranno imparato a parlare, pregheranno Dio per noi genitori, perché sapranno almeno intuitivamente che anche noi grandi abbiamo bisogno che Dio ci stia vicino! I bambini hanno bisogno anche di imparare ad affrontare il male. Certamente essi conoscono innanzitutto lo stupore per ciò che è bello, ma anche la paura per ciò che spezza la speranza. Ed è sciocco nascondere loro il male: essi già ne conoscono l’esistenza! I bambini hanno invece bisogno di capire che Dio è più forte del male: è questo che li aiuterà a vincere la paura. Come ha scritto il G.K. Chesterton, «I bambini sanno benissimo che i draghi esistono. I racconti degli adulti debbono insegnare ai piccoli che esiste San Giorgio che può sconfiggere il drago»! Per questo trascurare di dare una formazione cristiana ai bambini vuol dire condannarli a crescere in maniera atrofizzata.

 Non educa colui che dice «fai così» ma colui che così invita: «Fai con me così». Egli, infatti, comunica ciò che più gli sta a cuore e così facendo si mette in un certo senso a nudo. L’educazione - insegna da sempre la Chiesa - è una forma di carità, un atto di amore nel quale l’educatore offre tutto se stesso nella testimonianza. Cardinale Angelo Scola

 4 / Quando comincia l’educazione religiosa? Per rispondere è utile ricordare un piccolo aneddoto. Una donna si rivolge a un saggio, la cui fama era diffusa nel luogo in cui abitava. Vuol sapere da lui quando è opportuno iniziare a educare religiosamente sua figlia. Il saggio domanda l’età della bambina e, quando viene a sapere che ha 5 anni, dice alla madre: «Presto, corri a casa, sei in ritardo di cinque anni». È proprio così. L’educazione religiosa comincia fin dalla culla ed i primi anni sono importantissimi. A torto si pensa che l’educazione comincia solo quando si possono trasmettere concetti chiari attraverso le parole: essa comincia invece dal primo giorno di vita, perché un bambino ap-prende dai gesti, dal clima familiare, dagli atteggiamenti, prima di poter comprendere poi tutto con la sua riflessione. Ecco perché è importante che nel lavoro straordinario, anche se oscuro, che i genitori compiono durante questi anni, abbia una parte di rilievo l’educazione cristiana.

Il ricordo più vivo che ho di [mio padre] era che quando entrava s’inginocchiava in mezzo alla stanza e cominciava: «Padre nostro che sei cieli ... ». Lo guardavo e, rispetto a tutti gli altri, mio papà era il re dell’universo; io lo guardavo e capivo che in lui la vita era una saggezza. Aveva uno sguardo sulle cose che tutti i miei professori di università che hanno cercato d’insegnarmi che cosa fosse l’educazione non se lo sognavano neanche. Lui guardava le cose e le conosceva: lo capivi da come si muoveva, da come stava, da come cantava, da come giocava a carte, da come serviva a tavola noi figli e tutti gli amici che sono venuti dopo. Era uno che potevi scommetterci che sapeva le cose, le conosceva, che avrebbe potuto spiegarti che cos’è il bene e che cos’è il male, che cos’è la gioia, che cos’è il dolore, perché si muore, perché si fa fatica, perché bisogna vivere e che cosa ci aspetta alla fine. Franco Nembrini

MANI GIUNTI 11052019 5 / La vostra testimonianza Ma come educare allora alla fede, se davvero è così importante? Certamente a partire da due elementi essenziali. Il primo è la testimonianza. Il bambino maturerà vedendovi vivere. Amerà le montagne e le stelle perché vi vedrà contemplarle con stupore. Imparerà il rispetto perché vedrà come dialogate a vicenda tra marito e moglie. Imparerà a non urlare perché vedrà come voi amate il silenzio. Così vi vedrà leggere, ascoltare musica, ridere e giocare, e così via. Certo parlerete anche a lui di tutte queste cose. Ma egli vi osserverà sempre, anche quando sembrerà distratto. Si è educatori sempre, non solo quando ci si rivolge ai figli, non lo dimenticate! I vostri figli impareranno che è bello cercare Dio e la sua volontà, perché vedranno voi farlo. Capiranno che credere è una benedizione perché vedranno che la fede è una realtà viva nella vostra vita. Impareranno la bellezza della preghiera, perché vi vedranno ogni tanto inginocchiati o con in mano il libro del Vangelo. Non spaventatevi di questo. La trasmissione della fede non è compito degli esperti. È, invece, per certi aspetti, la cosa più semplice di questo mondo. Se noi viviamo nella ricerca della volontà di Dio, questo trasparirà dai segni semplicissimi della nostra vita.

 L'uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o, se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni. Paolo VI

 6 / La comunità cristiana ed i suoi riti. Il secondo elemento da cui partire per la trasmissione della fede è la testimonianza della Chiesa. La fede non è una nostra invenzione, bensì la riceviamo dalla comunità cristiana. Il segno della croce, la domenica, il Vangelo, i Sacramenti, la carità, il perdono, le feste dell’anno liturgico sono le realtà sempre nuove con cui si trasmette la fede. Dobbiamo riappropriarcene! Ai bambini piace il rito, non dimentichiamocene mai! In realtà, esso piace ed è utile anche a noi adulti, anche se ogni tanto ce ne dimentichiamo. Il rito ci fa fare esperienza di Dio, anche quando non lo afferriamo concettualmente. Il bambino impara il gesto dell’inginocchiarsi, la bellezza del presepe, la solennità del canto ed il pudore del silenzio. La fede cristiana si trasmette proprio tramite questi segni, perché Dio ha voluto adattarsi alla nostra umanità: Egli sa che noi uomini comunichiamo con parole, riti e gesti .La tradizione della Chiesa ci ricorda una cosa importantissima nell’educazione dei bambini: la ripetitività. Essa comunica ai bambini sicurezza. La ripetitività non li stanca, anzi li aiuta ad appropriarsi di una cosa. Li vediamo ripetere infinite volte lo stesso gesto. Mentre tutto si muove intorno a loro, il rito li rassicura perché li aiuta a capire che c’è qualcosa di importante che per-mane, che non muore. E attraverso il rito cominceranno ad intuire che c’è una roccia che non si smuove: Dio ed il suo dono di amore.

Il Signore ci ha messo come un sacramento, perché aprendo il nostro cuore "dobbiamo" consolare, amare, perdonare, portare pazienza, come lui ci consola, ci ama, ci perdona, porta pazienza con noi.         Don Francesco Bisinella

 

■ RIPRESA LAVORI

Da lunedì 27 maggio riprenderanno i lavori presso la chiesa di Santa Maria Maddalena. Per questo motivo le Sante Messe feriali(8.30-19.00) e festive (9.30-11.00-19.00) saranno celebrate presso l’Istituto San Vincenzo. La riapertura della chiesa è prevista verso fine giugno.

 

■ Condoglianze ai familiari di Giuseppe Carola che è tornato alla casa del Padre celeste.

 

AVVISI

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 1. Domenica 12 maggio Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni,

- h.10.30 S. Messa a Stagnali.

- oratorio “San Domenico Savio” ritiro del 2° gruppo dei bambini della Prima Comunione.

 2. Lunedì 13 maggio memoria della Madonna di Fatima. S. Messa alle ore 8.00.

 3. Mercoledì 15 maggio

Solennità di San Simplicio vescovo e martire, patrono della Diocesi

 4. Venerdì 17 maggio

Memoria della Beata Antonia Mesina.

 5.Mercoledì 22 maggio

Memoria di Santa Rita da Cascia. S.Messa con la benedizione delle rose alle ore 18.30.

 

 

AVVISI

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 12 maggio Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni,

- oratorio “San Domenico Savio” ritiro del 2° gruppo dei bambini della Prima Comunione.

 2. Lunedì 13 maggio memoria della Madonna di Fatima.

 3. Sabato 18 maggio h.18.00 Prima Comunione (1° gruppo). NB. Non ci sarà la S.Messa delle ore 19.00

Domenica 19 maggio h. 11.00 Prima Comunione (2° gruppo)

 4. Mercoledì 15 maggio

Solennità di San Simplicio vescovo e martire, patrono della Diocesi

 5. Venerdì 17 maggio

Memoria della Beata Antonia Mesina.

 6.Mercoledì 22 maggio

Memoria di Santa Rita da Cascia; ore 19.00 S.Messa con benedizione delle rose.

 7. Giovedì 23 maggio presentazione e benedizione dei misteri del rosario restaurati collocati nelle strade della città.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace – Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

LOCANDINA LOUDERS 04052019e:

 

   M A G I S T E R O

 ACCANTO A TE C’È IL RISORTO, CHE CONTINUAMENTE TI CHIAMA, TI ASPETTA PER RICOMINCIARE

 “Cristo è risorto!”. Con queste parole, dai tempi antichi, in queste terre di Bulgaria i cristiani – ortodossi e cattolici – si scambiano gli auguri nel tempo di Pasqua: Christos vozkrese! [la folla risponde] Esse esprimono la grande gioia per la vittoria di Gesù Cristo sul male, sulla morte. Sono un’affermazione e una testimonianza del cuore della nostra fede: Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascuno di voi sono: Lui vive e ti vuole vivo! Lui è in te, Lui è con te e non ti lascia mai. Lui cammina con te. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il Risorto, che continuamente ti chiama, ti aspetta per ricominciare. Lui non ha mai paura di ricominciare: sempre ci dà la mano per rincominciare, per alzarci e rincominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza – la tristezza invecchia –, i rancori, le paure, i dubbi e i fallimenti, Lui sarà lì per ridarti forza e speranza. Lui vive, ti vuole vivo e cammina con te.

Questa fede in Cristo risorto viene proclamata da duemila anni in ogni angolo della terra, attraverso la missione generosa di tanti credenti, che sono chiamati a dare tutto per l’annuncio evangelico, senza tenere nulla per sé. Nella storia della Chiesa, anche qui in Bulgaria, ci sono stati Pastori che si sono distinti per santità della vita. Tra essi mi piace ricordare il mio predecessore, che voi chiamate “il santo bulgaro”, San Giovanni XXIII, un santo pastore, la cui memoria è particolarmente viva in questa terra, dove egli ha vissuto dal 1925 al 1934. Qui ha imparato ad apprezzare la tradizione della Chiesa Orientale, instaurando rapporti di amicizia con le altre Confessioni religiose. La sua esperienza diplomatica e pastorale in Bulgaria lasciò un’impronta così forte nel suo cuore di pastore da condurlo a favorire nella Chiesa la prospettiva del dialogo ecumenico, che ebbe un notevole impulso nel Concilio Vaticano II, voluto proprio da Papa Roncalli. In un certo senso, dobbiamo ringraziare questa terra per l’intuizione saggia e ispiratrice del “Papa buono”.

Nel solco di questo cammino ecumenico, fra poco avrò la gioia di salutare gli esponenti delle varie Confessioni religiose della Bulgaria, che, pur essendo un Paese ortodosso, è un crocevia in cui si incontrano e dialogano varie espressioni religiose. La gradita presenza a questo incontro dei Rappresentanti di queste diverse Comunità indica il desiderio di tutti di percorrere il cammino, ogni giorno più necessario, «di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio» .

Ci troviamo vicino all’antica chiesa di Santa Sofia, e accanto alla chiesa Patriarcale di San Aleksander Nevskij, dove, in precedenza, ho pregato nel ricordo dei Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori dei popoli slavi.

Ci rivolgiamo ora alla Beata Vergine Maria, Regina del cielo e della terra, perché interceda presso il Signore Risorto, affinché doni a questa amata terra l’impulso sempre necessario di essere terra di incontro, nella quale, al di là delle differenze culturali, religiose o etniche, possiate continuare a riconoscervi e stimarvi come figli di uno stesso Padre. La nostra invocazione si esprime con il canto dell’antica preghiera del Regina Coeli. Lo facciamo qui, a Sofia, davanti all’icona della Madonna di Nesebar, che significa “Porta del cielo”, tanto cara al mio predecessore San Giovanni XXIII, che ha cominciato a venerarla qui, in Bulgaria, e l’ha portata con sé fino alla morte.

(REGINA COELI - Viaggio apostolico in Bulgaria e Macedonia del Nord - Sofia - 05/05/2019 )

 

PREGHIERA DEL SANTO PADRE RECITATA A SKOPJE

 Dio, Padre di Misericordia e di ogni bene, ti ringraziamo per il dono della vita e del carisma di Santa Madre Teresa.

Nella tua immensa Provvidenza l’hai chiamata a dare la testimonianza del tuo amore tra i più poveri dell’India e del mondo. Lei ha saputo fare del bene ai più bisognosi, poiché ha riconosciuto in ogni uomo e donna il volto del tuo Figlio.

Docile al tuo Spirito, è diventata la voce orante dei poveri e di tutti coloro che hanno fame e sete di giustizia. Accogliendo il grido di Gesù dalla croce, «Ho sete», Madre Teresa ha dissetato la sete di Gesù sulla croce, compiendo le opere dell’amore misericordioso. Chiediamo a te, Santa Madre Teresa, madre dei poveri, la tua particolare intercessione e il tuo aiuto, qui, nella città della tua nascita, dove era la tua casa. Qui tu hai ricevuto il dono della rinascita nei sacramenti dell’Iniziazione Cristiana. Qui hai ascoltato le prime parole della fede nella tua famiglia e nella comunità dei fedeli.

Qui hai cominciato a vedere e a conoscere la gente nel bisogno, i poveri e i piccoli. Qui hai imparato dai tuoi genitori a voler bene ai più bisognosi e ad aiutarli. Qui, nel silenzio della chiesa, hai sentito la chiamata di Gesù a seguirlo, come religiosa, nelle missioni. Da qui ti preghiamo: intercedi presso Gesù affinché anche noi otteniamo la grazia di essere vigili e attenti al grido dei poveri, di coloro che sono privati dai loro diritti, degli ammalati, degli emarginati, degli ultimi. Lui ci conceda la grazia di vederlo negli occhi di chi ci guarda perché ha bisogno di noi. Ci doni un cuore che sa amare Dio presente in ogni uomo e donna e che sa riconoscerlo in coloro che sono afflitti da sofferenze e ingiustizie. Ci conceda la grazia di essere anche noi segno di amore e di speranza nel nostro tempo, che vede tanti bisognosi, abbandonati, emarginati ed emigranti. Faccia sì che il nostro amore non sia solo a parole, ma sia efficace e vero, perché possiamo rendere una testimonianza credibile alla Chiesa che ha il dovere di predicare il Vangelo ai poveri, la liberazione ai prigionieri, la gioia agli afflitti, la grazia della salvezza a tutti. Santa Madre Teresa prega per questa città, per questo popolo, per la sua Chiesa e per tutti coloro che vogliono seguire Cristo come discepoli di lui, Buon Pastore, compiendo opere di giustizia, d’amore, di misericordia, di pace e di servizio, come lui che è venuto non per essere servito, ma per servire e donare la vita per tanti, Cristo nostro Signore. Amen.

(Viaggio Apostolico in Bulgaria e Macedonia del Nord - Visita al Memoriale Madre Teresa - Skopje, 07/05/2019)

 

CATECHESI SUL VIAGGIO APOSTOLICO IN BULGARIA E MACEDONIA DEL NORD

 Come cristiani, la nostra vocazione e missione è essere segno e strumento di unità, e possiamo esserlo, con l’aiuto dello Spirito Santo, anteponendo ciò che ci unisce a ciò che ci ha diviso o ancora ci divide.

L’attuale Bulgaria è una delle terre evangelizzate dai Santi Cirillo e Metodio. A Sofia, nella maestosa Cattedrale Patriarcale di Sant’Aleksander Nevkij, ho sostato in preghiera davanti alla sacra immagine dei due Santi fratelli. Essi, di origine greca, di Salonicco, idearono un nuovo alfabeto col quale tradussero in lingua slava la Bibbia e i testi liturgici. Anche oggi c’è bisogno di evangelizzatori appassionati e creativi, perché il Vangelo raggiunga quanti ancora non lo conoscono e possa irrigare di nuovo le terre dove le antiche radici cristiane si sono inaridite. L’ultimo atto del viaggio in Bulgaria è stato compiuto insieme con i rappresentanti delle diverse religioni: abbiamo invocato da Dio il dono della pace, mentre un gruppo di bambini portava le fiaccole accese, simbolo di fede e di speranza. In Macedonia del Nord mi ha accompagnato la forte presenza spirituale di Santa Madre Teresa di Calcutta, la quale nacque a Skopje nel 1910 e lì, nella sua parrocchia, ricevette i Sacramenti dell’iniziazione cristiana e imparò ad amare Gesù. In questa donna, minuta ma piena di forza grazie all’azione dello Spirito Santo, vediamo l’immagine della Chiesa in quel Paese e in altre periferie del mondo: una comunità piccola che, con la grazia di Cristo, diventa una casa accogliente dove molti trovano ristoro per la loro vita. Presso il Memoriale di Madre Teresa ho pregato alla presenza di altri leader religiosi e di un folto gruppo di poveri, e ho benedetto la prima pietra di un santuario a lei dedicato. La Macedonia del Nord è un Paese indipendente dal 1991. La Santa Sede ha cercato di sostenere fin dagli inizi il suo cammino e con la mia visita ho voluto incoraggiare soprattutto la sua tradizionale capacità di ospitare diverse appartenenze etniche e religiose; come pure il suo impegno nell’accogliere e soccorrere un gran numero di migranti e di profughi durante il periodo critico del 2015 e 2016. Ho incontrato ragazzi e ragazze di diverse confessioni cristiane e anche di altre religioni - musulmani, per esempio -, tutti accomunati dal desiderio di costruire qualcosa di bello nella vita. Li ho esortati a sognare in grande e a mettersi in gioco, come la giovane Agnese – la futura Madre Teresa – ascoltando la voce di Dio che parla nella preghiera e nella carne dei fratelli bisognosi. Sono rimasto colpito, quando sono andato a visitare le Suore di Madre Teresa: erano con i poveri, e sono rimasto colpito dalla tenerezza evangelica di queste donne. Questa tenerezza nasce dalla preghiera, dall’adorazione. Loro accolgono tutti, si sentono sorelle, madri di tutti, lo fanno con tenerezza. Tante volte noi cristiani perdiamo questa dimensione della tenerezza, e quando non c’è tenerezza, diventiamo troppo seri, acidi. Queste suore sono dolci nella tenerezza e fanno la carità, ma la carità come è, senza travestirla. Invece, quando si fa la carità senza tenerezza, senza amore, è come se sull’opera di carità noi buttiamo un bicchiere di aceto. No, la carità è gioiosa, non è acida. Queste suore sono un bell’esempio. Che Dio le benedica, tutte. Ai sacerdoti e alle persone consacrate ho ricordato che un po’ di lievito può far crescere tutta la pasta, e un po’ di profumo, puro e concentrato, impregna di buon odore tutto l’ambiente. È il mistero di Gesù-Eucaristia, seme di vita nuova per l’umanità intera. Alla inesauribile Provvidenza di Dio affidiamo il presente e il futuro dei popoli che ho visitato in questo viaggio. E vi invito tutti a pregare la Madonna perché benedica questi due Paesi: la Bulgaria e la Macedonia del Nord. (Udienza Generale - 08/05/2019) a cura di A. Panzera

 
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