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n°14  Sabato 6 Aprile 2019
 

EDITORIALE

 Don Paolo: un Raggio di Sole

DON PAOLO PIRAS (2)Era il titolo che don Paolo dava alla sua rubrica nel nostro Bollettino Interparrocchiale, nel quale con le sue favolette e racconti, sorridendo, dava lezioni di vita. Ma era soprattutto lui un raggio di sole, del Sole divino. La sua bontà fatta di piccoli gesti e attenzioni, la gioiosa disponibilità, la grande generosità, il costante buon umore, la predilezione per i piccoli e i sofferenti, l’amore per i poveri, la fedeltà al confessionale, sono stati un riflesso della divina misericordia. Lo ha imparato alla scuola del Signore Gesù e del suo insegnamento: “Siate misericordiosi come è misericordioso il vostro Padre celeste”. La gente lo aveva capito, e la grande partecipazione ai funerali e alla preghiera per lui sono stati una bella e silenziosa attestazione di affetto e di gratitudine. Per i familiari, che lo hanno sempre seguito e sostenuto, è stata di grande conforto nel dolore. Per tutta la comunità credente è stata motivo di riflessione ed di incoraggiamento per essere vigilanti in attesa della venuta del Signore che dice: “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Don Paolo diceva spesso: “Anche io pregherò per te”. Siamo sicuri che lo farà ancora e di più.                                                           

  D.D.

 

 

 

Gratitudine!

Un grazie di cuore a tutta la comunità che è venuta a salutare, per l'ultima volta, il nostro caro don Paolo. È stato un segno di grande affetto e stima verso un uomo e sacerdote mite, umile e buono. Grazie per la vostra partecipazione composta, raccolta e intensa. In maniera particolare ringrazio i cori S. Cecilia e S. Giovanni Bosco per l'animazione delle S.Messe, i gruppi che don Paolo ha seguito in maniera particolare e che hanno animato i diversi momenti di preghiera: i Volontari Ospedalieri, le Cellule di evangelizzazione, il gruppo Mariano, i Focolarini e il gruppo di preghiera di Padre Pio. Grazie al gruppo liturgico che tanto si è adoperato in questi giorni.

Esprimo personale gratitudine alle suore e all’Istituto San Vincenzo per la partecipazione dei bambini. Grazie a Sua Eccellenza Mons. Sanguinetti, don Roberto, tutti i sacerdoti diocesani presenti alle esequie e il seminarista Riccardo (appositamente venuto da Cagliari).

Sono sicuro che don Paolo continuerà a pregare per tutti voi, per d. Domenico, d. Davide e per me. Continueremo il nostro cammino ricordandolo con gratitudine e tanto affetto cercando di mettere a frutto il bene che ha seminato in mezzo a noi.

       Don Andrea

 

RAGGI DI SOLE

 Ripubblichiamo l’ultimo Raggio di sole pubblicato da don Paolo il 26 gennaio 2019, prima di essere colpito da un’emorragia cerebrale il 28 gennaio.

 

L’ULTIMA PAROLA

 Nella sala operatoria della clinica universitaria stava per essere introdotta una barella. Su di essa giaceva un malato al quale il chirurgo stava spiegando l’operazione che doveva subire di lì a poco.

«Lei ha una forma piuttosto grave di carcinoma alle corde vocali. Noi siamo certi di poterlo estirpare interamente, così le salveremo la vita, ma lei non potrà mai più parlare…».

Il medico fece una pausa e poi continuò: «…se ora volesse pronunciare le ultime parole della sua vita con la sua voce, può farlo».

Il paziente rimase un attimo in silenzio e poi, con voce alta e chiara, disse: «Sia lodato Gesù Cristo!».

Una catechista chiese ai bambini: «Qualcuno sa dirmi chi è Gesù?». I bambini tacevano imbarazzati. Finalmente uno alzò la mano e disse: « È quello che dice la mia mamma quando ci tamponano!».

Qualcuno si fa tatuare il nome della persona amata sulla pelle. Credere significa portare il nome di Gesù inciso nel profondo dell’anima, radicato nel cuore.

E invece, non di rado, il nome di Dio, di Gesù o della Madonna vengono maltrattati, citati come un’intercalare nei discorsi, a volte con rabbia o addirittura bestemmiati. Ma noi possiamo riparare: “Benedetto sempre sia il nome di Gesù, Giuseppe e Maria”. “Sia santificato il tuo nome “diciamo rivolgendoci affettuosamente al Padre nostro con la preghiera di Gesù.     

                    Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Don Paolo Piras: un Santo!

DON PAOLO PIRAS (1)“Mite, generoso, santo”. Le parole sono di mons. Pietro Meloni, che ordinò don Paolo Piras sacerdote. E a riferirle, nell’omelia pronunciata durante la Messa funebre, è stato il vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti. Mons. Meloni, “che lo ha conosciuto bene”, ha affermato mons. Sanguinetti, “non ha avuto paura ad usare questi tre termini”.

La mitezza: “Era sicuramente una dote per qualche verso innata ma anche una scelta di vita, una modalità di relazione interna personale e pastorale che più di tutte rispondeva alle sue corde più profonde, che lo portavano ad essere attento alle persone, ad ascoltarle, ad essere sempre rispettoso di tutti, ad entrare in profondità nel loro vissuto senza mai essere preponderante o invadente”.

La generosità, ha proseguito il vescovo, era “nell’ascolto, nell’accompagnamento spirituale, nell’essere ministro della misericordia di Dio, nel sacramento della confessione ma anche nel tendere la mano a chi a lui si rivolgeva per avere un sostegno materiale, a volte anche chi approfittava della sua volontà e della sua generosità. Una volta, ha proseguito mons. Sanguinetti, “io stesso l’ho invitato ad essere più attento ed avveduto nei confronti di chi approfittava della sua generosità. Mi ha sempre risposto con un sorriso ma ha continuato a farlo”.

La santità: “Tutti abbiamo apprezzato il suo lungo sostare in preghiera, in chiesa e non solo. Davvero un uomo di Dio, come siamo soliti dire, ma non di una santità e spiritualità disincarnata, di una santità e una spiritualità che riempiva di Dio tutta la sua vita e le sue molteplici relazioni interpersonali”.

Di don Paolo, ha detto ancora il vescovo, tutti noi abbiamo apprezzato “le doti umane, spirituali e sacerdotali”. Un uomo e un sacerdote “povero in spirito, mite, uno che ha fame e sete della giustizia, misericordioso, puro di cuore, operatore di pace, capace di piangere con chi piange, di avvicinarsi ogni giorno alle sofferenze degli altri”.

All’inizio della funzione funebre il parroco don Andrea aveva ringraziato il Signore “per il dono che ci ha dato facendoci conoscere la persona di don Paolo, come fratello, come zio, come amico, come sacerdote e come membro di questa comunità che ha servito per tanti anni, la comunità civile e la comunità cristiana. Vogliamo rendere grazie al Signore per tutto l'operato di don Paolo”. Don Andrea ha ringraziato il vescovo mons. Sanguinetti “per la fraterna presenza durante la malattia e in questo momento particolare”. Ha ringraziato “tutti i confratelli sacerdoti presenti, il signor sindaco, l'amministrazione comunale e tutte le autorità presenti”. Ha ringraziato “la comunità sia maddalenina che palaese ma anche quella di Tempio e tutti quelli che hanno incontrato don Paolo durante il suo servizio sacerdotale. I segni della vicinanza sono stati tantissimi e questo è soltanto la conferma e la testimonianza di quanto bene lui abbia operato”.

 Ha ringraziato infine a tutti i gruppi parrocchiali, in particolare quelli che lui ha seguito “che ieri e oggi hanno voluto portare la propria presenza e la propria preghiera per accompagnare don Paolo nel suo tragitto ultimo, da questa terra alla Casa del Padre.

Don Paolo Piras, 74 anni, è morto in ospedale a Sassari il 31 marzo, dove era giunto in elicottero, dopo una lunga agonia provocata da un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito il 28 gennaio scorso. La salma era giunta a La Maddalena il 1° aprile alle 13:30 e trasportata nella chiesa di Santa Maria Maddalena dove è stata allestita la camera ardente. Nel pomeriggio corpore presente è stata recitata la coroncina alla Divina Misericordia, il Rosario e Vespri dei defunti. Alle 18 la Messa.

Alle 21 c’è stata una veglia di preghiera con poesie di don Paolo e testimonianze. La mattina del 2 aprile, alle 9:30, ci sono stati l’Ufficio delle Letture dei defunti, le Lodi Mattutine e il Rosario. La Messa funebre è stata celebrata alle 11:00 presente il vescovo mons. Sanguinetti, il vicario generale mons. Andrea Raffatellu, il parroco don Andrea, don Domenico, don Davide, don Roberto Aversano, padre Massimo Terrazzoni, don Sandro Serreri, don Paolo Pala, don Raimondo Satta ed altri sacerdoti. La Messa è stata animata dal coro Santa Cecilia. Massiccia la presenza dei fedeli. C’era il sindaco Montella (che al termine della funzione ha preso la parola) con alcuni componenti l’amministrazione comunale e i comandanti delle due stazioni dei carabinieri.     Claudio Ronchi

 

■ Biografia di don Paolo.

DON PAOLO PIRAS (3) Nato a Luogosanto nel 1945, don Paolo lì ha trascorsi i primissimi anni di vita, a stretto contatto con lo zio materno, don Paolo Pintus, per molti anni parroco della basilica di N.S. di Luogosanto, per poi ritornare, con la famiglia, a La Maddalena. A diciott’anni aveva conseguito il diploma magistrale. Bersagliere a Caserta, dopo il servizio militare aveva insegnato per qualche tempo alle Scuole Elementari e lavorato successivamente nei Cantieri di Rimboschimento e all’E.C.A. (Ente Comunale Assistenza). Nel 1972 aveva partecipato a un concorso pubblico che lo aveva portato, per tanti anni, a svolgere il lavoro di impiegato (in molti ne ricordano ancora la gentilezza e la disponibilità) presso l’Ufficio Anagrafe di La Maddalena. Cresciuto nell’Azione Cattolica, successivamente aveva aderito, con altri giovani maddalenini, a Comunione e Liberazione di don Giussani, il quale per un paio d’estati venne a passare qualche giorno di vacanza nell’Arcipelago. Poi, negli anni ‘80 si fece più forte e dirompente la chiamata al sacerdozio e nel 1985 Paolo decise di fare il grande passo. Lasciò il lavoro ed entrò in Seminario, prima a Tempio e poi in quello maggiore di Cagliari. Ad ordinarlo sacerdote fu, nel 1992, a La Maddalena, mons. Pietro Meloni. Nella gremitissima chiesa di Santa Maria Maddalena (erano allora quasi cinquant’anni che un maddalenino non veniva ordinato sacerdote) don Paolo Piras, dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale, si rivolse, commosso, ai fedeli ricordando la “voce della chiamata”, alimentata fin da bambino dalla “appassionata vocazione eucaristica” della madre Vittorina, e “la dedizione fedelissima” del padre e dello zio prete (per anni come già ricordato, parroco di Luogosanto, morto negli anni sessanta a La Maddalena dove si era ritirato in pensione). Don Paolo invocò inoltre “fiducia ed unità” per i maddalenini. “Qualunque cosa succeda – affermò – non perdiamoci d’animo; non scoraggiamoci mai. Tutto è espressione della Provvidenza e dell’amore di Dio. Anche le disgrazie nascondono talvolta una grazia. Ricuciamo gli strappi, ricomponiamo le controversie nelle famiglie, nella comunità politica”. Era allora parroco mons. Salvatore Capula e sindaco Giuseppe Deligia. Dopo qualche tempo trascorso a Luogosanto e in altre parrocchie, per molti anni è stato cappellano dell’ospedale Paolo Dettori di Tempio. Poi, per questioni di salute don Paolo fu trasferito da mons. Paolo Atzei a La Maddalena, dove era vacante il posto di cappellano del Paolo Merlo. Per anni don Paolo ha integrato la propria infaticabile missione di cappellano nel nosocomio cittadino a quella di viceparroco a Santa Maria Maddalena, non tralasciando peraltro di collaborare con la parrocchia di Moneta, con quella militare e con quella di Palau. Normalmente don Paolo celebrava Messa nella cappella dell’ospedale, in Santa Maria Maddalena, e nella chiesa di via Don Vico, a Padule. Trascorreva molto del suo tempo in confessionale e seguiva alcuni gruppi ecclesiali. Negli ultimi anni tuttavia la salute è stata malferma e lo scorso anno aveva subìto un intervento al cuore. Sembrava che si fosse dimesso quando, il 28 gennaio scorso, è stato colpito da un’emorragia celebrale. Trasportato al Pronto Soccorso del Paolo Merlo da qui era stato trasferito in elicottero a Sassari dove, la mattina del 31 marzo, è deceduto all’età di 74 anni.                   

    Claudio Ronchi

 

Per amore, solo per amore. Non posso fare a meno di scrivere due righe sul caro don Paolo Piras che domenica scorsa, ha terminato la sua vita terrena. Lui che , raccontandoci delle simpatiche storielle ci diceva: ci sono tante cose brutte nella vita perciò dobbiamo cercare di sorridere ed essere allegri, ci ha lasciato proprio nella quarta domenica di quaresima, la domenica della gioia! Egli ha speso la sua vita per il bene del prossimo, con mitezza, bontà e generosità e tante sono le testimonianze che lo affermano. Parlo anche per esperienza personale quando don Paolo mi é stato molto vicino in un momento difficile della mia vita. Come ha detto il Vescovo mons. Sanguinetti nell'omelia delle sue esequie, avendolo conosciuto, non facciamo fatica a vedere incarnate nella sua vita le beatitudini di cui ci parla il Vangelo di Matteo. Quando aveva ripreso il suo ministero sacerdotale dopo l'intervento chirurgico che aveva subìto, continuava ad avere forti dolori e mi diceva: li sopporto per amore!

E quando, affaticato e debole, veniva a celebrare a Moneta e a Stagnali, dove ha celebrato la sua ultima Eucarestia, alla domanda: ma don Paolo, perchè lo fa? Egli rispondeva :per amore, lo faccio per amore! Abbiamo avuto un Santo fra di noi e forse non ce ne siamo accorti!    

  Maria Vitiello

 

Pellegrini da Carloforte.

Celebrazione Pellegrinaggio CarloforteIl 29 marzo sono giunti a La Maddalena, da Carloforte, una trentina di parrocchiani “gemellati”, guidati da don Gianni Cannas, parroco della parrocchia di San Carlo Borromeo ed hanno pernottato in un albergo cittadino. Sabato 30 marzo alle ore 18.00 è stata concelebrata, in Santa Maria Maddalena, una Messa solenne animata dalla corale Santa Cecilia. Sono state elevate preghiere per le due comunità e chiesta l’intercessione di Santa Maria Maddalena e della Madonna dello Schiavo, molto venerata a Carloforte, e sono stati rinnovati propositi e sentimenti che portarono, due anni fa, il 30 marzo del 2017, i tre parroci, don Domenico, don Andrea e don Gianni, a sottoscrivere quel gemellaggio ed a farlo vivere nel tempo. Per ora si è sulla buona strada: due volte, da La Maddalena, si è andati a Carloforte e due volte, da Carloforte, sono venuti a La Maddalena. Dopo la Messa, ai pellegrini è stato offerto un buffet presso l’oratorio San Giovanni Bosco.

I pellegrini carlofortini, l’indomani, hanno raggiunto Tempio, per celebrare i 27 anni della morte di mons. Mario Ghiga, che è stato vescovo della nostra Diocesi e per 25 anni fu parroco di San Carlo Borromeo. Una curiosità: al termine della Messa molti fedeli hanno “scoperto” nella chiesa, la Madonna dello Schiavo. È successo dopo che don Gianni, a conclusione della funzione, ha invitato tutti a pregarla con fede presso l’effige che lui stesso due anni fa aveva donato. Collocato di lato, nella cappella di San Giorgio, il quadro è visibilissimo dal presbiterio un po’ meno rispetto alla normale visuale dei fedeli.  

 Claudio Ronchi

 

■ I parrocchiani di Carloforte in visita a La Maddalena

Sabato 30 marzo abbiamo avuto la gioia di vivere una giornata speciale nella chiesa di S. Maria Maddalena. La comunità maddalenina ha partecipato all'Eucarestia insieme al gruppo dei pellegrini di Carloforte, tornati dopo due anni a rafforzare il vincolo che ci unisce con il gemellaggio. Dando il benvenuto al parroco di Carloforte don Gianni Cannas e ai carlofortini, all'inizio della celebrazione presieduta dallo stesso don Gianni, il parroco don Andrea Domanski, che ha concelebrato insieme a don Domenico Degortes, ha poi detto :" i legami vanno curati per essere più vivi, più stretti, per questo siamo molto contenti della vostra presenza e di poter celebrare insieme l'Eucarestia!" E questa la risposta di don Gianni :"ha ben ragione don Andrea quando dice che i legami vanno curati, quei legami che abbiamo stretto due anni fa con don Domenico e don Andrea e devo dire che qui ci sentiamo a casa, ci sentiamo in famiglia! Vogliamo veramente credere che dal sud Sardegna c'è un ponte simbolico con gente che va e che viene, ed è animato dalla preghiera. Un gemellaggio non è una coreografia, un gemellaggio è un impegno  a camminare insieme uniti dalla stessa fede. Uniti nella preghiera con la Madonna dello Schiavo che lega veramente i cuori dei carlofortini e da due anni lega anche i cuori dei maddalenini con S. Maria Maddalena, donna di grande fede che, dopo l'incontro con Gesù, ha cambiato vita". Don Gianni, dopo aver ringraziato i sacerdoti ha voluto complimentarsi con i presenti per la partecipazione alla liturgia, un'assemblea compatta, bella, in preghiera che sa incontrare Gesù nella Parola e nell'Eucarestia. Al termine don Andrea ha ringraziato sia don Gianni che i carlofortini che ci hanno onorato con la loro presenza e li anche ringraziati per la preghiera condivisa. Questa condivisione è stata poi prolungata all'oratorio S. Giovanni Bosco dove, su ampi tavoli facevano bella mostra tanti cibi succulenti e dolci in quantità, che tutti insieme abbiamo avuto il piacere di assaporare, ma più di tutto abbiamo avuto la gioia di scambiarci saluti e abbracci, ritornando col pensiero ai nostri precedenti incontri sia qui che a Carloforte. Ci hanno portato in dono delle grandi foto di Carloforte antica mentre don Andrea ha regalato ad ognuno di loro il rosario e la preghiera di S. Maria Maddalena. Il giorno dopo essi si sono recati a Tempio per celebrare l'Eucarestia in occasione dell'anniversario della morte di mons, Mario Ghiga, loro parroco per 25 anni e diventato poi Vescovo di Tempio Ampurias. Anche se geograficamente siamo così distanti da Carloforte, ci sentiamo fortemente uniti e somiglianti, come isola e come paesaggio, ma più di tutto come comunità in preghiera e cercheremo di coltivare sempre di più questa amicizia che ci lega.

                   Maria Vitiello

 

Festa della S.S. Trinità.

La solennità della S.S. Trinità è ancora lontana, (16 giugno), ma noi volontari incaricati dell’organizzazione dei festeggiamenti siamo già al lavoro per pianificare con cura una delle ricorrenze più sentite dalla collettività. Per una buona riuscita della festa abbiamo bisogno del sostegno di tutti, per questo inizieremo a breve il “porta a porta” confidando nella generosità dei maddalenini tanto devoti alla S.S. Trinità. L’intenzione è quella di preparare, come da tradizione, una festività che unisca ai riti religiosi momenti di aggregazione culturale e sociale. Si ringrazia fin d’ora quanti vorranno contribuire alla realizzazione di una celebrazione dal sapore antico capace di evocare, nella nostra comunità parrocchiale, sentimenti di profondo legame identitario.          

Il Presidente Salvatore Caboni

 

Poesie di don Paolo

 

PACE

 Una lama

nella schiena.

Che delusione la tua calunnia

che pena!

Ma sai che faccio?

Stasera t'invito

a cena.

Rifiuti?

Lascia almeno che ti abbracci

e ti dica: ti voglio bene!

Ancora

mi punti il dito

come spada sguainata.

Il mio sangue

si scioglie

nel perdono.

 

Tu sei con me

Tempesta nella quiete

e pace nella tempesta.

Aurora e tramonto

si abbracciano in me.

Sorriso e pianto sì fondono

nel mio cuore.

Si sciolgono le ombre

nella luce e nel dolore canto di gioia

stringendomi alle tue mani.

 

 

Abbà

 Sei meraviglioso

Padre nostro.

A Te anche il mio canto

senza voce.

Ci fai giocare

col vento e con la pioggia

nello stupore

incantato

dei bambini.

Ci prendi per mano

E un poco ti nascondi.

Poi sbirciando tra le nubi

ci sorridi.

 

Speranza

 Non posso scalare

una montagna

o tuffarmi

in alto mare.

Sono imprese

che neppure oso sognare.

Provo a muovere piccoli passi

come un bimbo

che a stento si regge in piedi.

Tendo la mano

alla vostra carità.

Mi appoggio

alla vostra misericordia.

Chiedo perdono e ringrazio.

Vengo azzannato dalla morte

eppure vivo.

Non ho nulla

eppure nulla mi manca.

Perché riposo, mio Dio,

nel tuo grembo di amore.

 

Don Paolo Piras

 

 

 

 

RICORDO DI DON PAOLO

 Con la valigetta nera.

tua inseparabile compagna,

di scuro vestito,

ma interiormente ricco di chiarore,

a celebrar messa

spesso venivi a Moneta ...

Umiltà e mitezza,

semplicità di modi

eran le vere perle

del tuo fraterno saluto,

così pure le tue brevi

ma efficaci omelie

che non ci tediavan il cuore ...

Al momento della pace

dall'altare scendevi ...

Con la stretta tua di mano

ai presenti imprimevi il segno

amico di Nostro Signore ...

Forse un po' afflitti ci vedevi,

come un nuovo Don Bosco

venuto ad allietare,

alla tua spiritosa barzelletta

prima della benedizione

sorrideva il nostro cuore ...

Il tuo "Eccomi" vocazionale

non privo di rinunce e sacrifici

è stata la gioiosa e fedele risposta

alla speciale tua chiamata

         santificante ...

Grazie Don Paolo

Maddalena Migliore

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Domenica 7 aprile h. 21.00 nell’Oratorio Don Bosco la preparazione dei canti per la Via Crucis cittadina

2. Martedì 9 aprile h. 18.00 Lectio Divina

- h. 21.00 adorazione della Croce.

3. Mercoledì 10 aprile h. 18.00 la stazione quaresimale al Bambino Gesù a Due Strade.

4. Domenica 14 aprile Domenica delle Palme - h. 9.00 S. Messa

- h. 10.00 benedizione delle palme nel giardino dell’Oasi Serena, processione per le vie del quartiere e in seguito la S. Messa solenne.

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 7 aprile giornata dei cresimandi a Tempio.

- h. 17.00 S. Messa a Padule.

- h. 21.00 nell’Oratorio Don Bosco la preparazione dei canti per la Via Crucis cittadina.

2. Lunedì 8 aprile dalle h. 15.00 adorazione del Santissimo Sacramento e rosario nella cappella dell’Istituto S. Vincenzo; h. 18.00 la S. Messa e a seguire la Lectio Divina quaresimale.

3. Mercoledì 10 aprile dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 17.00 confessioni, sarà presente fra Pierluigi, cappuccino di Olbia nella chiesa di S.Maria Maddalena.

- ore 16.30 celebrazione penitenziale per i ragazzi nella chiesa di S. Maria Maddalena.

- h. 18.00 la stazione quaresimale al Bambin Gesù a Due Strade. Non ci sarà la S. Messa alla Trinità.

4. Domenica 14 aprile Domenica delle Palme ore 10,30, all’Istituto San Vincenzo, benedizione delle palme e processione verso la chiesa parrocchiale.

5. Lunedì 15 aprile “pulizie di Pasqua” nella chiesa di S. M. Maddalena: invito le persone disponibili per la preparazione della chiesa alle feste pasquali.

6.Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

ORARI DELLE CONFESSIONI

 Mercoledì Confessore straordinario: dalle 10.00 alle 12.00; dalle 15.30 alle 17.00

Venerdì dalle 10.00 alle 12.00

Sabato dalle 10.00 alle 12.00

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

M A G I S T E R O

 NELLA CASA DEL PADRE, RIMANGONO FUORI SOLO QUELLI CHE NON VOGLIONO PARTECIPARE ALLA SUA GIOIA

 FIGLIOL PRODIGO«Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò» (Lc 15,20).

Così il Vangelo ci immette nel cuore della parabola che manifesta l’atteggiamento del padre nel vedere ritornare suo figlio: scosso nelle viscere non aspetta che arrivi a casa ma lo sorprende correndogli incontro. Un figlio atteso e desiderato. Un padre commosso nel vederlo tornare.

Ma quello non è stato l’unico momento in cui il Padre si è messo a correre. La sua gioia sarebbe incompleta senza la presenza dell’altro figlio. Per questo esce anche incontro a lui per invitarlo a partecipare alla festa. Però, sembra proprio che al figlio maggiore non piacessero le feste di benvenuto; non riesce a sopportare la gioia del padre e non riconosce il ritorno di suo fratello: «quel tuo figlio», dice. Per lui suo fratello continua ad essere perduto, perché lo aveva ormai perduto nel suo cuore.

Nella sua incapacità di partecipare alla festa, non solo non riconosce suo fratello, ma neppure riconosce suo padre. Preferisce l’essere orfano alla fraternità, l’isolamento all’incontro, l’amarezza alla festa. Non solo stenta a comprendere e perdonare suo fratello, nemmeno riesce ad accettare di avere un padre capace di perdonare, disposto ad attendere e vegliare perché nessuno rimanga escluso, insomma, un padre capace di sentire compassione.

Sulla soglia di quella casa brillerà con tutta chiarezza, senza elucubrazioni né scuse che gli tolgano forza, il desiderio del Padre: che tutti i suoi figli prendano parte alla sua gioia; che nessuno viva in condizioni non umane come il suo figlio minore, né nell’orfanezza, nell’isolamento e nell’amarezza come il figlio maggiore. Il suo cuore vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla conoscenza della verità (1 Tm 2,4).

La parabola evangelica presenta un finale aperto. Vediamo il padre pregare il figlio maggiore di entrare a partecipare alla festa della misericordia. L’Evangelista non dice nulla su quale sia stata la decisione che egli prese. Si sarà aggiunto alla festa? Possiamo pensare che questo finale aperto abbia lo scopo che ogni comunità, ciascuno di noi, possa scriverlo con la sua vita, col suo sguardo e il suo atteggiamento verso gli altri. Il cristiano sa che nella casa del Padre ci sono molte dimore, e rimangono fuori solo quelli che non vogliono partecipare alla sua gioia.

Cari fratelli, care sorelle, voglio ringraziarvi per il modo in cui date testimonianza del vangelo della misericordia in queste terre. Continuate a stare vicino ai piccoli e ai poveri, a quelli che sono rifiutati, abbandonati e ignorati, continuate ad essere segno dell’abbraccio e del cuore del Padre.

E che il Misericordioso e il Clemente – come tanto spesso lo invocano i nostri fratelli e sorelle musulmani – vi rafforzi e renda feconde le opere del suo amore.

(OMELIA S.Messa nel Viaggio Apostolico in Marocco - Domenica 31/03/2019)

 

 

ESSERE CRISTIANO È UN INCONTRO, UN INCONTRO CON GESÙ CRISTO

 I cristiani sono un piccolo numero in questo Paese. Ma questa realtà non è, ai miei occhi, un problema, anche se riconosco che a volte può diventare difficile da vivere per alcuni. La vostra situazione mi ricorda la domanda di Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? […] È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Lc 13,18.21). Parafrasando le parole del Signore potremmo chiederci: a che cosa è simile un cristiano in queste terre? A che cosa lo posso paragonare? È simile a un po’ di lievito che la madre Chiesa vuole mescolare con una grande quantità di farina, fino a che tutta la massa fermenti. Infatti, Gesù non ci ha scelti e mandati perché diventassimo i più numerosi! Ci ha chiamati per una missione. Ci ha messo nella società come quella piccola quantità di lievito: il lievito delle beatitudini e dell’amore fraterno nel quale come cristiani ci possiamo tutti ritrovare per rendere presente il suo Regno.

La nostra missione di battezzati, di sacerdoti, di consacrati, non è determinata particolarmente dal numero o dalla quantità di spazi che si occupano, ma dalla capacità che si ha di generare e suscitare cambiamento, stupore e compassione; dal modo in cui viviamo come discepoli di Gesù, in mezzo a coloro dei quali noi condividiamo il quotidiano, le gioie, i dolori, le sofferenze e le speranze. In altre parole, le vie della missione non passano attraverso il proselitismo.

Essere cristiano non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico. Essere cristiano è un incontro, un incontro con Gesù Cristo. Siamo cristiani perché siamo stati amati e incontrati e non frutti di proselitismo.

Quando la Chiesa, fedele alla missione ricevuta dal Signore, entra in dialogo con il mondo e si fa colloquio, essa partecipa all’avvento della fraternità, che ha la sua sorgente profonda non in noi, ma nella Paternità di Dio.

Ringrazio Dio per quello che avete fatto, come discepoli di Gesù Cristo, qui in Marocco, trovando ogni giorno nel dialogo, nella collaborazione e nell’amicizia gli strumenti per seminare futuro e speranza.

Vi incoraggio, senza altro desiderio che di rendere visibile la presenza e l’amore di Cristo che si è fatto povero per noi per arricchirci con la sua povertà: continuate a farvi prossimi di coloro che sono spesso lasciati indietro, dei piccoli e dei poveri, dei prigionieri e dei migranti. Che la vostra carità possa essere anche una via di dialogo e di cooperazione con i nostri fratelli e sorelle musulmani e con tutte le persone di buona volontà. È la carità, specialmente verso i più deboli, la migliore opportunità che abbiamo per continuare a lavorare in favore di una cultura dell’incontro.

(Discorso nell’incontro con i Sacerdoti, i Religiosi, i Consacrati e il Consiglio ecumenico delle Chiese - Cattedrale di Rabat In Marocco - 31 marzo 2019)

 

CATECHESI SUL VIAGGIO APOSTOLICO IN MAROCCO

 

Qualcuno può domandarsi: ma perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché ci sono tante religioni, e come mai ci sono tante religioni? Con i musulmani siamo discendenti dello stesso Padre, Abramo: perché Dio permette che ci siano tante religioni? Dio ha voluto permettere questo: i teologi della Scolastica facevano riferimento alla volutas permissiva di Dio. Egli ha voluto permettere questa realtà: ci sono tante religioni; alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano il cielo, guardano Dio. Ma quello che Dio vuole è la fraternità tra noi e in modo speciale – qui sta il motivo di questo viaggio – con i nostri fratelli figli di Abramo come noi, i musulmani. Non dobbiamo spaventarci della differenza: Dio ha permesso questo. Dobbiamo spaventarci se noi non operiamo nella fraternità, per camminare insieme nella vita.

Servire la speranza, in un tempo come il nostro, significa anzitutto gettare ponti tra le civiltà.   Ricordando alcuni importanti vertici internazionali che negli ultimi anni si sono tenuti in quel Paese, con il Re Mohammed VI abbiamo ribadito il ruolo essenziale delle religioni nel difendere la dignità umana e promuovere la pace, la giustizia e la cura del creato, cioè la nostra casa comune. In questa prospettiva abbiamo anche sottoscritto insieme con il Re un Appello per Gerusalemme, perché la Città santa sia preservata come patrimonio dell’umanità e luogo di incontro pacifico, specialmente per i fedeli delle tre religioni monoteiste.

Particolare attenzione ho dedicato alla questione migratoria, sia parlando alle Autorità, sia soprattutto nell’incontro specificamente dedicato ai migranti. Alcuni di loro hanno testimoniato che la vita di chi emigra cambia e ritorna ad essere umana quando trova una comunità che lo accoglie come persona. Questo è fondamentale. Come Santa Sede abbiamo offerto il nostro contributo che si riassume in quattro verbi: accogliere i migranti, proteggere i migranti, promuovere i migranti e integrare i migranti.   La Chiesa in Marocco è molto impegnata nella vicinanza ai migranti. A me non piace dire migranti; a me piace più dire persone migranti. Sapete perché? Perché migrante è un aggettivo, mentre il termine persona è un sostantivi. Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo: usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi, cioè la sostanza. L’aggettivo va sempre legato a un sostantivo, a una persona; quindi una persona migrante.   La Chiesa in Marocco, dicevo, è molto impegnata nella vicinanza alle persone migranti, e perciò ho voluto ringraziare e incoraggiare quanti con generosità si spendono al loro servizio realizzando la parola di Cristo: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35).

La giornata di domenica è stata dedicata alla Comunità cristiana. Prima di tutto ho visitato il Centro Rurale di Servizi Sociali, gestito dalle suore Figlie della Carità, le stesse che fanno qui il dispensario e l’ambulatorio per i bambini, qui a Santa Marta, e queste suore, lavorano con la collaborazione di numerosi volontari, offrono diversi servizi alla popolazione.

Nella Cattedrale di Rabat ho incontrato i sacerdoti, le persone consacrate e il Consiglio Ecumenico delle Chiese. È un piccolo gregge, in Marocco, e per questo ho ricordato le immagini evangeliche del sale, della luce e del lievito (cfr Mt 5,13-16; 13,33) che abbiamo letto all’inizio di questa udienza. Ciò che conta non è la quantità, ma che il sale abbia sapore, che la luce splenda, e che il lievito abbia la forza di far fermentare tutta la massa. E questo non viene da noi, ma da Dio, dallo Spirito Santo che ci rende testimoni di Cristo là dove siamo, in uno stile di dialogo e di amicizia, da vivere anzitutto tra noi cristiani, perché – dice Gesù – «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

E la gioia della comunione ecclesiale ha trovato il suo fondamento e la sua piena espressione nell’Eucaristia domenicale . Hanno partecipato migliaia di persone di circa 60 nazionalità diverse! Una singolare epifania del Popolo di Dio nel cuore di un Paese islamico. La parabola del Padre misericordioso ha fatto brillare in mezzo a noi la bellezza del disegno di Dio, il quale vuole che tutti i suoi figli prendano parte alla sua gioia, alla festa del perdono e della riconciliazione. Non è un caso che, là dove i musulmani invocano ogni giorno il Clemente e il Misericordioso, sia risuonata la grande parabola della misericordia del Padre.

(Udienza Generale - Mercoledì 03/04/2019) a cura di A. Panzera

 
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