Home Fogarina San Giovanni
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

 

n°13 vSabato 30 Marzo 2019

 

EDITORIALE

 *Giovani e famiglia.*

PAPA GIOVANNI PAOLO II Ho letto da qualche parte che viviamo nel tempo dove le bugie si urlano e le verità si sussurrano. Guardando i social non posso che confermare questa osservazione. Anche i media più tradizionali non sono immuni da questo “virus”.

In questo editoriale vorrei mettere in evidenza due passaggi dell’evento molto importante avvenuto pochi giorni fa a Loreto e che rischiano di passare quasi inosservati.

Nella solennità dell’Annunciazione Papa Francesco ha visitato il santuario della Santa Casa e lì ha firmato la sua quarta Esortazione Apostolica in forma di lettera rivolta ai giovani. Il contenuto è il frutto del sinodo dedicato ai giovani che si è svolto a Roma nell’ottobre 2018. La lettera si intitola «Christus vivit – Cristo vive» e sarà presentato il 2 aprile a Roma in occasione dell’anniversario di morte di San Giovanni Paolo II. L’Esortazione si apre con queste parole: «Vive Cristo, speranza nostra, e Lui è la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che Lui tocca diventa giovane, si fa giovane, si riempie di vita. Allora, le prime parole che desidero rivolgere a ogni giovane cristiano sono: Lui vive e ti vuole vivo!».

Inoltre, parlando ai ragazzi, il Papa ha messo in evidenza che “La Santa Casa è la casa dei giovani, perché qui la Vergine Maria, la giovane piena di grazia, continua a parlare alle nuove generazioni, accompagnando ciascuno nella ricerca della propria vocazione”. Proprio per questo Papa Francesco ha firmato tale documento a Loreto.

L’Annunciazione a Maria racchiude la dinamica della vocazione espressa nei tre momenti che hanno scandito il Sinodo: l'ascolto della Parola e del progetto di Dio, il discernimento e la decisione.

“È Dio che prende l’iniziativa, Lui ci precede sempre, Lui precede, Lui fa strada nella nostra vita. La chiamata alla fede e ad un coerente cammino di vita cristiana o di speciale consacrazione è un irrompere discreto ma forte di Dio nella vita di un giovane, per offrirgli in dono il suo amore. Occorre essere pronti e disponibili ad ascoltare ed accogliere la voce di Dio, che non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione. Il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo a un livello più profondo, dove agiscono le forze morali e spirituali. È lì che Maria invita i giovani a scendere e a sintonizzarsi con l’azione di Dio.”

 Altra realtà che stava tanto a cuore a San Giovanni Paolo II è la famiglia. Oggi più che mai c’è bisogno di sostegno e chiarezza riguardo a questo tema. In occasione del II Congresso Mondiale delle Famiglie di Rio de Janeiro il Santo Padre ammonì partecipanti con queste parole: “Oggi attorno alla famiglia e alla vita si svolge la lotta fondamentale della dignità dell’uomo”.

A pochi giorni dall’evento di Verona dedicato alla famiglia, rumoreggia l'attacco delle posizioni ideologiche che vogliono imporre il “pensiero unico” sull’uomo, sulla famiglia e società.

Papa Francesco a Loreto ribadisce deciso ai giovani: “La Casa di Maria è anche la casa della famiglia. Nella delicata situazione del mondo odierno, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume un'importanza e una missione essenziali. È necessario riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza, l'insostituibilità a servizio della vita e della società. Per questo ogni famiglia, nelle sue diverse componenti, trova qui accoglienza, ispirazione a vivere la propria identità.”

A questo punto mi chiedo perché tutte le volte che il Papa si esprime sui temi fondamentali e di sua pertinenza quali il matrimonio tra un uomo e una donna, la famiglia e la difesa della vita dal concepimento, la sua voce passa inosservata e non trova spazio nel mondo mediatico... È più facile mettere a tacere la voce scomoda piuttosto che confrontarsi in maniera costruttiva.

 Pregheremo per i giovani e per le famiglie anche nella nostra comunità in occasione dell’anniversario della morte di San Giovanni Paolo II. Ci incontreremo il 2 aprile nella chiesa di Moneta davanti alle sue reliquie alle ore 17.30 per la S. Messa e alle ore 21.00 per l’adorazione della Croce. Le celebrazioni verranno trasmesse da Radio Arcipelago per permettere anche agli ammalati e anziani di viverle insieme a noi.

Don Andrea

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Cura dei figli in famiglia.

DR BRAINA DON ANDREACarissimi, Domenica 24 Marzo 2019, nel piccolo teatro dell’Oratorio San Domenico Savio di Moneta, si è svolta la conferenza- dibattito con il dottor Lorenzo Braina, nuova tappa del percorso annuale tracciato dalla commissione interparrocchiale per la famiglia. Tema dell’incontro LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI. Il dott.Braina, educatore e pedagogista del centro CREA di Oristano, con stile piacevole e semplice, ma non per questo superficiale, ha condotto l’assemblea in un viaggio lungo la strada dell’educazione. “Educare non è facile”- ha detto. Oggi le famiglie sono cambiate e in esse l’arrivo di un bambino è vissuto diversamente da tanti anni fa: oggi è un grande evento, mentre qualche decennio fa, essendo le famiglie più numerose, un figlio era più “scontato” e i genitori meno apprensivi. Allora come ora, nel lavoro educativo sono necessari due ruoli: la figura normativa e quella nutritiva, che non si identificano con il sesso del genitore: il padre può essere nutritivo e normativo, così come la madre. Si tratta però di ricordare e riconoscere che il figlio, per crescere bene, armonicamente, ha bisogno del “bastone e della carota”, dei si e dei no.

  Così come è dovere dei genitori far vivere il sacrificio: dare tutto e subito non fa bene. È utile infatti riscoprire anche il valore dell’attesa: “sta per arrivare la Pasqua, non ricopriamo i nostri bambini di uova di Pasqua” è stato l’invito di dott.Braina; basta un uovo, comprato diverso tempo prima, esposto alla vista dei piccoli; chiederanno ogni giorno di poterlo aprire e ogni giorno dovranno sentirsi dire “no, non si apre, non è il giorno giusto”: la loro gioia sarà grandissima quando arriverà la risposta tanto attesa: Si, oggi si può, oggi puoi aprirlo”. L’attesa, appunto, l’attesa che porta alla festa. Abbiamo, come genitori, nonni, educatori, la responsabilità di aiutare a distinguere l’ordinario dallo straordinario, perchè le differenze non scompaiano dalla nostra vita, perchè la nostra vita e quella delle nuove generazioni non diventi piatta, senza colore, senza gusto. Altro spunto di riflessione offerto alla platea è stato quello di non dimenticare che ognuno di noi ha una storia educativa alle spalle e questa ci condiziona: esserne consapevoli ci aiuterà ad essere genitori migliori, ma non perfetti.

 Riconoscere la nostra imperfezione ci permetterà di accettare la realtà che non possediamo tutte le carte per giocare al meglio la partita educativa, che le carte che mancano a noi le possiedono gli altri. Un invito quindi a non sentirci soli come educatori, ma ad aprirci agli altri che possono vincere dove noi falliamo. Senza sentirci fuori gioco o inadeguati.

Per la commissione CIAO FAMIGLIA INSIEME, Agostino Canu e Simonetta Colonna.

 

■ Un 25 marzo di grazia con le suore e un novello sacerdote.

FRA PIERLUIGIIl 25 marzo, nove mesi prima di Natale, si celebra la solennità dell’Annunciazione del Signore, il giorno in cui il Figlio di Dio, annunciato dall’Angelo, si è fatto carne nel grembo verginale di Maria, grazie al suo “Si”. Anche le suore Figlie della Carità, per rassomigliare a Maria, hanno scelto di rinnovare i loro “Si” a Dio con i voti annuali di povertà, castità, obbedienza e sevizio ai poveri, nella solennità dell’Annunciazione. Lo hanno fatto con semplicità, durante la Messa delle 7,30, presieduta dal parroco don Andrea, nella cappella dell’Istituto. La semplicità della loro consacrazione al Signore non può nascondere la preziosità della loro opera nella comunità religiosa e civile. Sono cinque suore, quasi tutte in età avanzata, da pensione, eppure svolgono un lavoro enorme con la scuola dell’infanzia, con la scuola elementare, con i malati, con i poveri, nella parrocchia. Sono consacrate a Dio a servizio del Vangelo negli avamposti della formazione umana nella scuola a tutti i livelli, nella educazione catechistica, vicine dove c’è sofferenza, miseria, a confortare e ricuperare la meravigliosa bellezza della persona umana. Meritano più riconoscimento, più gratitudine, più sostegno da parte di tutta la comunità sia religiosa che civile. Un’altra grazia di Dio, il 25 marzo, è stata l’ordinazione sacerdotale di fra Pier Luigi Maria Fresu della provincia dei Frati Minori Cappuccini di Sardegna-Corsica. Fra Luigi, originario di Sassari, è operante come frate da molti anni nella parrocchia di Sant’Ignazio da Laconi ad Olbia. È stato ordinato presbitero da Mons. Sebastiano Sanguinetti nella chiesa di San Michele Arcangelo ad Olbia, poiché la chiesa di Sant’Ignazio non è ancora completata. Un novello sacerdote, con i tempi di carestia che corrono, è un grande dono del Signore non solo per la famiglia francescana ma per tutta la nostra diocesi e per tutta la Chiesa. Lo sarà anche per La Maddalena perché nei mercoledì di aprile verrà come confessore straordinario e come predicatore alle stazioni quaresimali.     

                              D.D.

 

Stazione quaresimale nella cappella dell’Istituto San Vincenzo.

Ogni mercoledì di Quaresima la comunità credente di La Maddalena, proveniente dalle diverse parrocchie, si riunisce in una chiesa dell’Isola per una sosta di spiritualità; da qui il nome di “stazione quaresimale”. La celebrazione è un bel segno di comunità: è l’unica Messa in quella sera per tutta la Città. È un bel segno di carità: la questua durante la Messa è destinata ai poveri della Città. C’è anche un momento di catechesi, con la predica del quaresimalista. Mercoledì scorso la stazione quaresimale si è celebrata nella cappella dell’Istituto San Vincenzo e coincideva con il ricordo mensile della Madonna della Medaglia Miracolosa che ricordiamo ogni 27 del mese. Il quaresimalista è stato padre Massimo Terrazzoni, il nostro maddalenino, attualmente priore nel monastero Mater Dei a Porto Istana, vicino ad Olbia. Padre Massimo ha amministrato il sacramento della Riconciliazione come confessore straordinario, nella mattinata e nel primo pomeriggio. Alle 18.00 ha presieduto la santa Messa concelebrata da don Andrea e don Domenico, la cappella era piena. Nell’omelia ha commentato la Parola di Dio della liturgia del giorno. Il tema era la legge di Dio, parola che apparentemente può generare diffidenza, quasi una minaccia alla nostra libertà, Dio non toglie, da. La sua legge ci rende sapienti e liberi. Gesù è venuto per portare a compimento, a completare l’antica legge col comandamento dell’amore. La legge evangelica completa la nostra umanità. La Messa si è conclusa con una preghiera alla Madonna della Medaglia Miracolosa.                                  

  D.D.

 

La Giornata dei missionari martiri.

Anche da noi, sabato 24 marzo, si è celebrata la Giornata di preghiera e di digiuno per ricordare i missionari martiri: sacerdoti, religiosi, suore e laici che sono stati uccisi a causa della Vangelo nelle periferie del mondo, specialmente in Africa, nell’America Latina, nel Medio e nell’Estremo Oriente. Di fronte a tanti mali che assillano il mondo di oggi i missionari non hanno taciuto, come dice il profetai Isaia: “Per amore del mio popolo non tacerò”. Questo è anche lo slogan della Giornata di quest’anno. L’iniziativa era partita dal Movimento Giovanile Missionario, si era poi diffusa in tutta Italia e il 24 marzo 1993 è stata celebrata la prima Giornata dei Missionari Martiri. È una giornata di preghiera ma anche di digiuno come partecipazione al sacrificio dei martiri. Sabato scorso non molti avranno digiunato ma tanti hanno pregato. La data della Giornata coincide con l’uccisione, il 24 marzo 1980, di monsignor Arnulfo Romero vescovo di San Salvador, ucciso mentre celebrava la Messa e recentemente elevato agli onori degli altari. Mons. Romero si era fatto povero per i poveri, dando voce a chi non aveva voce, stando dichiaratamente dalla parte dei campesinos e dei perseguitati. Sperimentò incomprensioni a non finire, anche all’interno della Chiesa, in vita e dopo morte. Ma fu fedele al Vangelo e alla Chiesa. Il suo motto era “Sentir con la Iglesia”. Ha avuto coraggio di osare come attestano le sue famose prediche domenicali nelle quali attualizzava il Vangelo con quanto stava avvenendo nel suo Paese. “Non stiamo parlando alle stelle” amava ripetere.                          

D.D.

 

La tenerezza delle madri fa rinascere sempre il mondo.

“La donna è colei che fa bello il mondo, che lo custodisce e mantiene in vita. Vi porta la grazia che muove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi. La pace è donna. Nasce e rinasce dalla tenerezza delle madri”. Lo ha detto recentemente papa Francesco. Non tutte, certo, potremmo dire questo di noi stesse. Tuttavia, anche in quelle fra noi che si riconoscono mancanti, imperfette o addirittura “sbagliate”, intravvedi a volte un bagliore della bellezza di cui parla Francesco: la grazia che fa nuove le cose, l’abbraccio che include, il coraggio di donarsi. Come una natura profonda che affiora. La pace è donna, dice il Papa. Sappiamo come alla corte di dittatori e tiranni le cortigiane non manchino, e come anche le donne siano capaci di essere crudeli. Magari non fisicamente ma usando le parole, che pure infliggono ferite indelebili. E allora perché, dice Francesco, la pace è donna? Forse perché se guardiamo al fiume largo e lento della storia umana, vediamo fin dall’età primitiva maschi in armi, dalla clava al coltello al fucile; maschi organizzati in branchi, in truppe, in eserciti, schierati, obbedienti all’ordine di uccidere. Milioni e milioni di uomini mandati nei secoli a morire in trincea, o in battaglie devastanti, e magari per un feudo insignificante di cui cento anni dopo nessuno si ricorda. E le donne, intanto? Le donne salutavano piangendo i figli che partivano – perché ciascuno di quelle schiere orgogliose era un figlio, ciascuno era stato un bambino messo al mondo, e cresciuto. Le donne aspettavano, pregavano, badavano alla terra e alla casa. Le donne custodivano il mondo mentre gli uomini facevano la guerra. Ma soprattutto, ogni volta le donne ricominciavano il mondo – perché il mondo ricomincia, ogni volta che nasce un bambino. In questo senso la pace è donna: “Nasce e rinasce dalla tenerezza delle madri”. Come un fiume altrettanto possente che quello degli eserciti e dei cannoni: ma che scorre, tenace, in un opposto senso. Che immane lotta dall’evo più remoto. I soldati gridano andando all’assalto, le madri gridano nel partorire. La loro ostinata guerra fa sperare il mondo: che nasce e rinasce, nella tenerezza dei loro abbracci, ogni giorno.

                    Marina Corradi da Avvenire  

 

■ Gemellaggio: ritornano i carlofortini

GEMELLAGGIO CON CARLOFORTESabato 30 marzo arrivano a La Maddalena i parrocchiani “gemellati” di Carloforte. Alle ore 18.00 sarà concelebrata, in Santa Maria Maddalena, una Messa solenne. Nello scorso autunno, per la festa della Madonna dello Schiavo, un pellegrinaggio cittadino, guidato dal parroco don Andrea, partecipò a quei festeggiamenti patronali. Dopo quello comunale tra La Maddalena e Ajaccio, le parrocchie di Santa Maria Maddalena e di Moneta, proprio esattamente due anni fa, il 30 marzo del 2017, firmarono il gemellaggio con la parrocchia di San Carlo Borromeo di Carloforte.

  Il “patto” fu sottoscritto tra l'allora parroco don Domenico, da don Andrea e da don Gianni Cannas. Quel giorno era presente a La Maddalena una delegazione carlofortina di circa 52 persone. La proposta di gemellaggio giunse da San Pietro-Carloforte qualche tempo prima, dopo un pellegrinaggio congiunto in quell’isola delle parrocchie di Santa Maria Maddalena e di Badesi, organizzata dal maddalenino don Roberto Aversano (parroco di Badesi).

“Organizzando il pellegrinaggio a Tempio per partecipare ad una Messa di suffragio di monsignor Mario Ghiga, che per 25 anni fu parroco della Madonna dello Schiavo a Carloforte”, spiegò il suo successore, don Gianni Cannas, “ho pensato: nella Diocesi di Tempio esiste un’isola come la nostra, La Maddalena, perché non creare un piccolo gemellaggio con la comunità maddalenina? Prima di telefonare a don Domenico ne ho parlato col vostro vescovo, monsignor Sanguinetti, che era da noi nell’autunno scorso per la festa della Madonna dello Schiavo. E lui è rimasto molto contento di questa iniziativa”. Proposta che poi, prontamente e con entusiasmo, fu accolta dai parroci cittadini don Domenico e don Andrea. “Voglio ringraziare Dio che ha ispirato a don Gianni l’idea del gemellaggio” rispose don Domenico, aprendo la cerimonia. “Il gemellaggio è un patto di amicizia tra le due isole, che comincia oggi e che si deve approfondire. Un’amicizia che riguarda l’aspetto religioso ma che comporterà, spero, uno scambio di visite nelle feste più importanti, quella della Madonna dello Schiavo e quella di S. Maria Maddalena. E questo per rafforzare i legami religiosi ma anche quelli umani e sociali”. Il gemellaggio”, ribatté don Gianni, “deve legare le nostre due comunità per la fede che ci unisce e da oggi anche per un’amicizia che si crea. Arrivando col traghetto a Maddalena, stasera, ho detto a qualcuno della mia gente: guardate come rassomiglia, in certi punti, alla nostra Carloforte. Avete qui dei palazzi, delle strutture, che sembrano proprio quelle nostre del lungomare… Maddalena è bella, è una bella cittadina … Con tanta storia alle spalle sia civile che religiosa”. Posta agli antipodi (si passi il termine) essendo, rispetto a Maddalena (costa nordorientale), Carloforte collocata in quella sudoccidentale, l’isola tabarchina non è accomunata con l’Arcipelago soltanto dal fatto che sia collegata dalla stessa compagnia di navigazione, la Delcomar (in passato Saremar), che alcuni marittimi maddalenini lavorino su quella tratta e viceversa, che alcune famiglie carlofortine abitino a La Maddalena e viceversa ma anche da un’altra serie di fattori. Intanto perché morfologicamente somigliano e chi vi giunge ha per un attimo la sensazione di arrivare alla Maddalena, anche al primo colpo d’occhio dell’abitato. Entrambe le comunità che l’abitano hanno origine diversa da quella squisitamente sarda, di origine corsa la prima, genovese la seconda. Entrambe le comunità sono sorte nel 1700. Su entrambe le comunità, per ragioni storiche e politiche, è stata forte l’influenza ligure non solo per la lingua ma anche per la pur modesta architettura e arte. Entrambe le comunità, nel 1773, furono oggetto di attacco francese. Nel nostro caso respinto, nel loro, per un certo periodo con la conquista delle truppe rivoluzionarie. Come a La Maddalena anche a Carloforte ci sono due parrocchie, quella madre e storica di S.Carlo Borromeo (con la patrona che è la Madonna dello Schiavo) e quella di S.Pietro Apostolo, istituita come quella di Moneta a metà degli anni ’60. Come a La Maddalena sono presenti le suore di S.Vincenzo de' Paoli (da circa un secolo), con scuole elementari e asilo nido. E come a La Maddalena, resiste una radio libera parrocchiale che si chiama Radio San Pietro (ma anche una televisione) con la quale, il giorno del gemellaggio, fu fatta la diretta per far ascoltare là quello che si stava facendo qua.         

             Claudio Ronchi

 

■ Cena per la festa del papà. La Commissione interparrocchiale "Ciao famiglia insieme", ha steso un programma ricco di eventi, feste e convegni che hanno come scopo principale: la difesa ed il sostegno della famiglia sull'esempio della famiglia di Nazareth. Nello stesso tempo si vuole favorire lo scambio organizzativo, conviviale e sociale tra le due comunità. Il messaggio che si vuole inviare a tutte le famiglie dell'isola, è che nelle due parrocchie possono trovare: amicizia, conforto e momenti piacevoli di aggregazione. Sabato 23 marzo alle 20 presso la sala dell'Oasi Serena è stata organizzata una affettuosa cena sociale per festeggiare i papà. Fortunato il bambino/a che ha la mamma ma anche il papà, che spesso viene messo in secondo piano, ma nel tempo, ricerche di studiosi e psicologi, finalmente ne hanno confermato l'importanza. Anche Gesù ha avuto bisogno di un papà, che lo ha protetto e si è preso cura di Lui e della famiglia. In un mondo dove i ruoli della mamma e del papà sembrano svuotati, interscambiabili, addirittura inutili, bisogna ritrovare un equilibrio basato sull'amore ed il rispetto reciproci delle due figure, nonostante le innegabili differenze. Sabato gustando i cibi preparati, chiacchierando piacevolmente, nell'ospitale e calda accoglienza nella sala dell'Oasi Serena, tutti i presenti hanno sicuramente rivolto un pensiero: chi con dolorosa nostalgia, chi con tranquilla felicità, chi con ansiosa preoccupazione al proprio papà terreno e con amorevole fiducia e speranza a quello grande che è nei cieli.

Lella Rubbiani

 

■ La Veglia di Pasqua Messa unica.

La divisione tra i cristiani, tra i gruppi, tra i parrocchiani, spesso vanifica l'opera di evangelizzazione. Con due colpi di lingua si distrugge quello che a fatica si è costruito. E il diavolo fa leva proprio su questo, sulla divisione. In Quaresima è ancora più forte la necessità di eliminare ciò che divide e di andare alla ricerca dell’unità. Concetti questi espressi dal parroco Don Andrea iniziando insieme a Don Davide, giovedì 28 marzo a Moneta, la riunione congiunta dei consigli pastorali di Santa Maria Maddalena e dell’Agonia di N.S.G.C. A cinque mesi dalla sua nomina a parroco unico pur nella distinzione delle parrocchie, Don Andrea ha informato sui programmi della Settimana Santa. Gli appuntamenti tradizionali e i sacri riti rimangono immutati, rispetto al passato, nelle due distinte parrocchie cittadine secondo programmi e orari che saranno pubblicati nei prossimi giorni. Rispetto agli anni precedenti però quest'anno sono più appuntamenti congiunti interparrocchiali. Lunedì Santo la Messa con il rito di innalzamento della Croce e presentazione dei segni della Passione nella chiesa di S. Maria Maddalena. Martedì Santo ultima stazione quaresimale nella chiesa di Agonia N.S.G.C. La Via Crucis cittadina della notte del Venerdì Santo, con la consueta partenza da Moneta, dal Giardino dell'Oasi ed arrivo in Santa Maria Maddalena; la Veglia Pasquale della Risurrezione del sabato notte, unica, che si celebrerà in Santa Maria Maddalena; la Processione dell'Incontro tra il Cristo Risorto e Santa Maria Maddalena sebbene con modifica negli orari. Come per la Messa di mezzanotte a Natale anche a Pasqua la Messa notturna sarà dunque unica e, per questioni logistiche e di capienza, sarà celebrata nella chiesa madre. E questo ha destato qualche comprensibile rammarico tra i monetini, chiamati a rinunciare, nella loro chiesa, ad un momento forte di fede che è anche identitario per dare testimonianza fattiva del cammino comunitario.         

Claudio Ronchi

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1. Domenica 31 marzo Entra l’orario legale, gli orari delle S. Messe rimangono invariati sino a dopo Pasqua.

2. Martedì 2 aprile anniversario della morte di San Giovanni Paolo II, alle ore 17.30 la S.Messa con venerazione delle reliquie, ore 18.15 Lectio Divina e alle ore 21.00 adorazione della Croce.

3. Mercoledì 3 aprile dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 17.00 confessore straordinario nella chiesa di S. M. Maddalena. Alle ore 18.00 la stazione quaresimale a Stagnali. Non ci sarà la S.Messa al cimitero.

Alle ore 19.00 nell’oratorio di Moneta incontro per la preparazione dei canti per la Via Crucis cittadina.

4. Venerdì 5 aprile primo venerdì del mese, adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 16.00, alle ore 17.15 Via Crucis.

5. Domenica 7 aprile giornata dei cresimandi a Tempio.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 31 marzo Entra l’orario legale, gli orari delle S. Messe rimangono invariati sino a dopo Pasqua.

2. Lunedì 1 aprile dalle ore 15.00 adorazione del Santissimo Sacramento e rosario nella cappella dell’Istituto S. Vincenzo. Ore 18.00 la S. Messa e a seguire la Lectio Divina quaresimale.

3. Mercoledì 3 aprile dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 17.00 confessore straordinario nella chiesa di S. M. Maddalena. Alle ore 18.00 la stazione quaresimale a Stagnali. Non ci sarà la S. Messa al cimitero. Alle ore 19.00 nell’oratorio di Moneta incontro per la preparazione dei canti per la Via Crucis cittadina.

4. Giovedì 4 aprile primo giovedì del mese preghiera per le vocazioni.

5. Venerdì 5 aprile primo venerdì del mese. Nella chiesa del Bambino Gesù adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 16.00, alle ore 16.30 Via Crucis e la S. Messa. Non ci sarà l’Adorazione Eucaristica nel pomeriggio nella chiesa di S.Maria Maddalena.

6. Sabato 6 aprile ore 18.00 S. Messa nell’anniversario della morte di don Antonello Tumminello.

7. Domenica 7 aprile giornata dei cresimandi a Tempio.

8. Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

 

 

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

ORARI DELLE CONFESSIONI

 Mercoledì Confessore straordinario: dalle 10.00 alle 12.00; dalle 15.30 alle 17.00

Venerdì dalle 10.00 alle 12.00

Sabato dalle 10.00 alle 12.00

 

M A G I S T E R O

 LA POSSIBILITÀ DELLA CONVERSIONE NON È ILLIMITATA

 Il Vangelo di Lc 13,1-9 ci parla della misericordia di Dio e della nostra conversione. Gesù racconta la parabola del fico sterile. Un uomo ha piantato un fico nella propria vigna, e con tanta fiducia ogni estate va a cercare i suoi frutti ma non ne trova, perché quell’albero è sterile. Spinto da quella delusione ripetutasi per ben tre anni, pensa dunque di tagliare il fico, per piantarne un altro. Chiama allora il contadino che sta nella vigna e gli esprime la sua insoddisfazione, intimandogli di tagliare l’albero, così che non sfrutti inutilmente il terreno. Ma il vignaiolo chiede al padrone di avere pazienza e gli domanda una proroga di un anno, durante il quale egli stesso si preoccuperà di riservare una cura più attenta e delicata al fico, per stimolare la sua produttività. Questa è la parabola. Che cosa rappresenta questa parabola? Cosa rappresentano i personaggi di questa parabola?

Il padrone raffigura Dio Padre e il vignaiolo è immagine di Gesù, mentre il fico è simbolo dell’umanità indifferente e arida. Gesù intercede presso il Padre in favore dell’umanità – e lo fa sempre – e lo prega di attendere e di concederle ancora del tempo, perché in essa possano germogliare i frutti dell’amore e della giustizia. Il fico che il padrone della parabola vuole estirpare rappresenta una esistenza sterile, incapace di donare, incapace di fare il bene. È simbolo di colui che vive per sé stesso, sazio e tranquillo, adagiato nelle proprie comodità, incapace di volgere lo sguardo e il cuore a quanti sono accanto a lui e si trovano in condizione di sofferenza, di povertà, di disagio. A questo atteggiamento di egoismo e di sterilità spirituale, si contrappone il grande amore del vignaiolo nei confronti del fico: fa aspettare il padrone, ha pazienza, sa aspettare, gli dedica il suo tempo e il suo lavoro. Promette al padrone di prendersi particolare cura di quell’albero infelice.

E questa similitudine del vignaiolo manifesta la misericordia di Dio, che lascia a noi un tempo per la conversione. Tutti noi abbiamo bisogno di convertirci, di fare un passo avanti, e la pazienza di Dio, la misericordia, ci accompagna in questo. Nonostante la sterilità, che a volte segna la nostra esistenza, Dio ha pazienza e ci offre la possibilità di cambiare e di fare progressi sulla strada del bene. Ma la dilazione implorata e concessa in attesa che l’albero finalmente fruttifichi, indica anche l’urgenza della conversione. Il vignaiolo dice al padrone: «Lascialo ancora quest’anno». La possibilità della conversione non è illimitata; perciò è necessario coglierla subito; altrimenti essa sarebbe perduta per sempre. Noi possiamo pensare in questa Quaresima: cosa devo fare io per avvicinarmi di più al Signore, per convertirmi, per “tagliare” quelle cose che non vanno? “No, no, io aspetterò la prossima Quaresima”. Ma sarai vivo la prossima Quaresima? Pensiamo oggi, ognuno di noi: cosa devo fare davanti a questa misericordia di Dio che mi aspetta e che sempre perdona? Cosa devo fare? Noi possiamo fare grande affidamento sulla misericordia di Dio, ma senza abusarne. Non dobbiamo giustificare la pigrizia spirituale, ma accrescere il nostro impegno a corrispondere prontamente a questa misericordia con sincerità di cuore. (ANGELUS - III Domenica di Quaresima 24/03/2019)

 

L’ANGELO DICE A MARIA:

RALLEGRATI, PIENA DI GRAZIA

santo8120bigLe parole dell’angelo Gabriele a Maria: «Rallegrati, piena di grazia» (Lc 1,28), risuonano in modo singolare in questo Santuario, luogo privilegiato per contemplare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. Qui, infatti, sono custodite le mura che, secondo la tradizione, provengono da Nazaret, dove la Vergine Santa pronunciò il suo “sì”, diventando la madre di Gesù.

La Santa Casa è la casa dei giovani, perché qui la Vergine Maria, continua a parlare alle nuove generazioni, accompagnando ciascuno nella ricerca della propria vocazione. Per questo ho voluto firmare qui l’Esortazione apostolica frutto del Sinodo dedicato ai giovani.

Si intitola “Christus vivit – Cristo vive”. Nell’evento dell’Annunciazione appare la dinamica della vocazione espressa nei tre momenti che hanno scandito il Sinodo: 1) ascolto della Parola-progetto di Dio; 2) discernimento; 3) decisione.

Il momento dell’ascolto è manifestato da quelle parole dell’angelo: «Non temere Maria, […] concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù». È sempre Dio che prende l’iniziativa, Lui ci precede sempre, Lui fa strada nella nostra vita. La chiamata alla fede e ad un coerente cammino di vita cristiana o di speciale consacrazione è un irrompere discreto ma forte di Dio nella vita di un giovane, per offrirgli in dono il suo amore. Occorre essere pronti e disponibili ad ascoltare ed accogliere la voce di Dio, che non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione.

Il secondo momento di ogni vocazione è il discernimento, espresso nelle parole di Maria: «Come avverrà questo?». Maria non dubita; la sua domanda non è una mancanza di fede, anzi, esprime proprio il suo desiderio di scoprire le “sorprese” di Dio. In lei c’è l’attenzione a cogliere tutte le esigenze del progetto di Dio sulla sua vita, a conoscerlo nelle sue sfaccettature, per rendere più responsabile e più completa la propria collaborazione. La decisione è il terzo passaggio che caratterizza ogni vocazione cristiana, ed è esplicitato dalla risposta di Maria all’angelo: «Avvenga per me secondo la tua parola». Il suo “sì” al progetto di salvezza di Dio, attuato per mezzo dell’Incarnazione, è la consegna a Lui di tutta la propria vita. È il “sì” della fiducia piena e della disponibilità totale alla volontà di Dio. Maria è il modello di ogni vocazione e l’ispiratrice di ogni pastorale vocazionale: i giovani che sono in ricerca o si interrogano sul loro futuro, possono trovare in Maria Colei che li aiuta a discernere il progetto di Dio su loro stessi e la forza per aderire ad esso. La Casa di Maria è anche la casa della famiglia. Nella delicata situazione del mondo odierno, la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume un’importanza e una missione essenziali. È necessario riscoprire il disegno tracciato da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l’insostituibilità a servizio della vita e della società.

La Casa di Maria è la casa dei malati. Qui trovano accoglienza quanti soffrono nel corpo e nello spirito, e la Madre porta a tutti la misericordia del Signore di generazione in generazione. La malattia ferisce la famiglia e i malati devono essere accolti dentro la famiglia. La casa e la famiglia sono la prima cura del malato nell’amarlo, sostenerlo, incoraggiarlo e prendersene cura. Da qui invio ad essi, un pensiero affettuoso e dico loro: la vostra sofferenza può diventare una collaborazione decisiva per l’avvento del Regno di Dio. (Discorso nella festa dell’Annunciazione, durante la visita al Santuario di Loreto - 25/03/2019)

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”:

Dacci il nostro pane quotidiano

 Analizziamo la seconda parte del “Padre nostro”, quella in cui presentiamo a Dio le nostre necessità.

La preghiera di Gesù parte da una domanda impellente, che molto somiglia all’implorazione di un mendicante: “Dacci il pane quotidiano!”. Questa preghiera proviene da un’evidenza che spesso dimentichiamo, vale a dire che non siamo creature autosufficienti, e che tutti i giorni abbiamo bisogno di nutrirci. Nei Vangeli troviamo una moltitudine di mendicanti che supplicano liberazione e salvezza. Chi domanda il pane, chi la guarigione; alcuni la purificazione, altri la vista; o che una persona cara possa rivivere... Gesù non passa mai indifferente accanto a queste richieste e a questi dolori. Dunque, Gesù ci insegna a chiedere al Padre il pane quotidiano. E ci insegna a farlo uniti a tanti uomini e donne per i quali questa preghiera è un grido – spesso tenuto dentro – che accompagna l’ansia di ogni giorno. Quante madri e quanti padri, ancora oggi, vanno a dormire col tormento di non avere l’indomani pane a sufficienza per i propri figli! Immaginiamo questa preghiera recitata non nella sicurezza di un comodo appartamento, ma nella precarietà di una stanza in cui ci si adatta, dove manca il necessario per vivere. Le parole di Gesù assumono una forza nuova. L’orazione cristiana comincia da questo livello. “Padre, fa’ che per noi e per tutti, oggi ci sia il pane necessario”. E “pane” sta anche per acqua, medicine, casa, lavoro… Chiedere il necessario per vivere.

Il pane che il cristiano chiede nella preghiera non è il “mio” ma è il “nostro” pane. Così vuole Gesù. Ci insegna a chiederlo non solo per sé stessi, ma per l’intera fraternità del mondo. Se non si prega in questo modo, il “Padre nostro” cessa di essere una orazione cristiana. Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano? Tutti noi. E se il pane che Lui ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli? Questa preghiera contiene un atteggiamento di empatia, un atteggiamento di solidarietà. Nella mia fame sento la fame delle moltitudini, e allora pregherò Dio finché la loro richiesta non sarà esaudita. Così Gesù educa la sua comunità, la sua Chiesa, a portare a Dio le necessità di tutti: “Siamo tutti tuoi figli, o Padre, abbi pietà di noi!”.

Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà. Ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane.

Una volta c’era una grande folla davanti a Gesù; era gente che aveva fame. Gesù domandò se qualcuno avesse qualcosa, e si trovò solo un bambino disposto a condividere la sua provvista: cinque pani e due pesci. Gesù moltiplicò quel gesto generoso (cfr Gv 6,9). Quel bambino aveva capito la lezione del “Padre nostro”: che il cibo non è proprietà privata – mettiamoci questo in testa: il cibo non è proprietà privata -, ma provvidenza da condividere, con la grazia di Dio. Il vero miracolo compiuto da Gesù quel giorno non è tanto la moltiplicazione – che è vero -, ma la condivisione: date quello che avete e io farò il miracolo. Egli stesso, moltiplicando quel pane offerto, ha anticipato l’offerta di Sé nel Pane eucaristico. Infatti, solo l’Eucaristia è in grado di saziare la fame di infinito e il desiderio di Dio che anima ogni uomo, anche nella ricerca del pane quotidiano. (Udienza Generale - Mercoledì 27/03/2019) a cura di A. Panzera

 
Copyright © 2019 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.