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n°12 Sabato 23 Marzo 2019

EDITORIALE

“Ma più grande di tutte è la carità”

 QUARESIMA DI CARITA' 2019Cari fratelli e sorelle, stiamo vivendo il periodo più intenso e bello dell’anno, che non va vissuto subendolo o prendendolo alla leggera, ma andando in profondità, non perdendo nulla di ciò che il Signore ci dona. La preghiera e il digiuno sono parte importante di questo cammino che ci portano a riscoprire che Dio è l’essenza della nostra vita, che tutto ha senso con Lui, in Lui e per Lui. Ma tutto ciò ha uno sbocco fondamentale: la carità. La quale non dobbiamo vederla come semplice elemosina, ma come parte fondamentale nella vita del cristiano. Se la quaresima ci fa meditare sul passione, morte e risurrezione di Cristo, allora il centro di tutto è il sacrificio di Cristo, quel sacrificio che viviamo anche durante al celebrazione eucaristica, infatti la carità che ci chiede il Signore è una carità eucaristica. Quante volte abbiamo ascoltato il brano evangelico della vedova, dove Gesù affermava che lei, pur avendo data poco, aveva dato di più, perché non aveva donato il superfluo, ma tutto quanto aveva per vivere. Ecco! La carità non è il superfluo, ma parte da noi stessi, da un sacrificio. Fratelli e sorelle, oggi il Signore ci chiama a vivere questa carità. Per i bambini e i ragazzi facciamo sempre vivere in questo periodo una carità vista nell’ambito della rinuncia e nell’offrire quella rinuncia per i poveri, piccoli gesti certo, ma che fanno entrare nell’ottica del sacrificio e ancora di più nell’avere cura dell’altro. Quest’anno liturgico ci guida il Vangelo di Luca, che come sappiamo incentra buona parte del Suo Vangelo sulla Misericordia, proprio per questo la Carità va vissuta come sacrificio e atto di Misericordia. Come vogliamo crescere nella carità? Riscopriamo il sacrificio di Cristo per conformarci anche noi ad esso, per trovare nel nostro fratello e nella nostra sorella (senza distinzione e in maniera gratuita) una persona da amare, un Cristo sofferente che ha bisogno di noi, facciamo Cirenei. Chinarsi verso l’Altro costa, soprattutto quando bisogna perdonare, confortare, annunciare, sostenere, amare, consolare, custodire… siamo sicuri di saper amare? Questo è il tempo favorevole che il Signore ci dona per imparare da Lui ad amare, a vivere il nostro sacrificio. Conformiamo la nostra vita a Lui, nutrendoci dell’Eucaristia facciamo della nostra vita un’ Eucaristia.             Don Davide

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Prime Confessioni.

PRIME CONFESSIONI 23032019 Domenica 17 marzo alle ore 16 nella nostra chiesa parrocchiale 22 bambini si sono accostati per la prima volta al Sacramento della Riconciliazione, sono un gruppo che si prepara alla prima comunione e che l’anno scorso ha seguito il cammino presso la parrocchia militare e che da novembre fanno parte della nostra parrocchia. Un momento importante per loro, l’emozione si poteva vedere nei loro volti e nei loro atteggiamenti. Si sono preparati con attenzione a questo momento guidati dalle catechiste. Il parroco don Andrea ha presieduto la celebrazione, la quale aveva come Vangelo la parabola evangelica del Padre misericordioso. I genitori hanno avuto un ruolo importante all’inizio, accompagnandoli all’ingresso della Chiesa, nel fare il segno di croce con l’acqua benedetta, nel mettere il loro nome sulla croce e accendere la candela battesimale. Tutti segni che fanno sentire la nostra comunione con Dio e con il peccato questo legame si rompe, allora la confessione ci riconcilia con il Signore e come al figlio minore ritornato a Casa, ci viene ridata la veste, l’anello al dito e si ritorna nella nostra dignità di figli. Infatti alla fine della confessione i ragazzi si sono rivestiti di una veste bianca, hanno ricevuto dal sacerdote l’anello, hanno riallacciato il loro nome alla croce, hanno riacceso la candela e hanno abbracciato i loro genitori. La confessione ci riconcilia con Dio, con noi stessi e con i fratelli.

Naturalmente come c’è anche nella parabola, tutto finisce in festa, e così lo è stato anche per loro, insieme ai genitori ci siamo ritrovati presso l’Oratorio San Giovanni Bosco per un momento di festa insieme. Auguriamo a loro di crescere nella fede attraverso la scoperta quotidiana dell’Amore di Dio.

Don Davide, Tamara e Michela

 

Il pellegrinaggio in Corsica

MEDAGLIA PORTO VECCHIO 23032019Domenica 17 marzo è iniziato il pellegrinaggio a Porto Vecchio e ad Ajaccio per onorare la Madonna Madre di Misericordia, per partecipare così alla festa della patrona  di Ajaccio "la Madonnuccia", alla quale gli abitanti del posto sono molto devoti in seguito al voto fatto tanto tempo fa per averli liberati dalla peste. Abbiamo voluto anche con la nostra presenza rafforzare l'amicizia che ci lega con il gemellaggio della città di Ajaccio con La Maddalena. Eravamo 24 persone, accompagnati da don Domenico Degortes, Pier Luigi Aversano e dalla preziosa guida del dottor Gianfranco Serra, avvocato, operatore turistico ma anche uno storico, con una grande cultura e una grande conoscenza del territorio ma anche della storia della Corsica e della nostra isola. È anche il promotore di tante iniziative volte a rafforzare i rapporti tra le due città gemellate. Doveva essere con noi anche il nostro parroco don Andrea Domanski, ma purtroppo arrivato a Santa Teresa non c'era spazio nel traghetto per la macchina e non ha potuto imbarcare. Avvicinandosi al porto di Bonifacio si rimane stupefatti dalla bellezza del fiordo, circondato da enormi e particolari rocce di tufo, modellate dal vento e dai marosi. Da Bonifacio abbiamo proseguito con il pullman verso Porto Vecchio dove, davanti alla bellissima chiesa di San Giovanni Battista, ci aspettava la Confraternita della Croce e abbiamo partecipato alla messa celebrata dall'abbè Constant Frederic e concelebrata da don Domenico.

Una messa solenne con canti in francese e in corso, con il canto finale in italiano (ti seguirò) per farci sentire più uniti, ma non basta. Anche se siamo in quaresima la chiesa e l'altare erano addobbati a festa con splendidi fiori bianchi per onorare la nostra presenza! Un segno di accoglienza che ci ha emozionati! Ognuno di noi ha ricevuto in dono un bellissimo portachiavi con l'immagine di S.Giovanni Battista e della chiesa.

Insieme all'abbè ci siamo recati al Bastione di Francia dove la vice-sindaca ci ha donato la medaglia della città di Porto Vecchio come segno di amicizia e in ricordo di questo momento vissuto insieme. Abbiamo anche fatto una foto sulla terrazza che offriva uno splendido panorama. Quella foto è stata pubblicata il giorno dopo sul quotidiano della Corsica "Corse Matin"! Un accoglienza davvero speciale! Dopo il pranzo insieme, siamo partiti alla volta di Ajaccio e abbiamo avuto modo di ammirare la favolosa costa con spiagge lunghissime e mare cristallino. Questo paradiso è noto per la sua meravigliosa natura, si passa da pochi chilometri sul livello del mare ad altissime cime ricoperte da una fitta vegetazione e, come ci ha spiegato la nostra eccellente guida, il nome Corsica significa proprio foresta.

  Arrivati ad Ajaccio, dopo esserci rifocillati ci siamo recati nella Cattedrale per l'adorazione Eucaristica, molto partecipata, seguita poi da una processione verso l’immagine della Beata Vergine infiorata, con la presenza del Vescovo di Ajaccio Mons. Olivier de Germany e delle confraternite. Lí si prega, si canta e si accendono migliaia di candele.

Lunedí 18, giorno della festa, la Messa solenne nella cattedrale é iniziata alle ore 10, celebrata dal Vescovo ausiliare di Lione e concelebrata dal Vescovo di Ajaccio, don Domenico e tanti altri sacerdoti, con la presenza delle confraternite e di tante illustri autoritá; peccato che non era presente nessuno dei nostri amministratori comunali. Ci ha salutato il Sindaco Laurent Marcangeli, Jean Pierre Audisio e la moglie Marie Magdalene figlia del sindaco Ornano padre del gemellaggio col sindaco Deligia.

La grande chiesa non riusciva a contenere la folla presente: in quel giorno tutti gli esercizi commerciali sono chiusi per poter partecipare alle celebrazioni. La messa era animata dal coro di voci quasi tutte femminili, con i canti in corso e musiche di Mozart, Schubert e Frisina, ma cantava anche tutta l'assemblea. La sera è poi partita la solenne processione per le vie della città con il simulacro della Madonnuccia infiorata e portato a spalla. Non si può descrivere l'emozione che si prova nel vedere questa marea di persone che partecipano con tanta devozione: davanti la banda, poi tutte le confraternite, la statua della Vergine, i Vescovi, i sacerdoti e poi tantissima gente che canta e prega, tanti bambini e tanti giovani. Della processione non si vedeva la fine: circa seimila le persone partecipanti!

Come sono iniziati i festeggiamenti con la solenne adorazione, così sono terminati al rientro in cattedrale, con l'Adorazione silenziosa e la benedizione solenne, con canti finali in corso e latino, sempre con la chiesa stracolma di gente che pregava e cantava. Una gioia cantare e pregare insieme con loro, noi in italiano e loro in corso! La mattina dopo, festa di San Giuseppe, don Domenico ha celebrato la messa per noi nella chiesa di San Rocco e subito dopo , il caro amico di don Domenico, dott. Orsoni Dominique, grande studioso e storico, promotore anch'egli del gemellaggio tra Aiaccio e La Maddalena, ci ha fatto conoscere la città e la storia di Napoleone Bonaparte . Abbiamo anche avuto modo di vedere il grande monumento a lui dedicato. La giornata era bella, come anche gli altri giorni e così abbiamo potuto ammirare la splendida costa nella lunga via della passeggiata, mentre Dominique ci dava preziose informazioni su quel territorio. Concludendo possiamo dire che è stata una straordinaria esperienza di fede vissuta in armonia e amicizia e non solo. Grazie al dott. Serra che ci ha aiutato a conoscere meglio la storia della Corsica , ma anche della nostra isola che tanti di noi non conoscevano, siamo tornati con un bagaglio culturale che ci ha decisamente arricchito. Un ringraziamento va al nostro caro don Domenico, a Pier Luigi che, coadiuvato dal dott. Serra, ha organizzato al meglio questo pellegrinaggio che rimarrà per sempre nei nostri ricordi più cari!

Vitiello Maria

 

■ Il vescovo al Precetto Pasquale della Marina

PRECETTO PASQUALE MARINA 2019Anche quest'anno non è mancata la presenza del vescovo, mons. Sebastiano Sanguinetti, che ha presieduto venerdì scorso, nell’aula magna Primo Longobardo, il Precetto Pasquale della Marina Militare e delle altre forze armate. Il vescovo ha concelebrato con padre Mariano Asunis, cappellano dei Carabinieri, col nostro parroco don Andrea, col cappellano della Brigata Sassari e del Presidio di La Maddalena don Pietro Murgia, e con don Domenico. “Io credo che la mia presenza non è soltanto supplenza” ha detto il vescovo, “ma è un segno di un'amicizia, di un legame profondo che non è soltanto istituzionale ma è anche affettivo”. Mons. Sanguinetti ha celebrato di fronte ai militari della sede, ufficiali e sottufficiali e ad alcune centinaia di donne e uomini che, provenienti da tutta Italia, in questi mesi stanno frequentando alcuni corsi presso la scuola militare maddalenina. Ed è stato colpito, ha detto ad un certo punto, della giovane età di questi ragazzi e ragazze. “La Pasqua di Cristo è il passaggio dalla morte alla vita”, ha ricordato il vescovo. “Cristo, venendo sulla terra, ha voluto attraversare quello che è il passaggio più doloroso della persona umana, la morte. Quella dimensione, quel momento, quell'esperienza, alla quale l'uomo non si abituerà mai, perché l'uomo è fatto per la vita, non è fatto per la morte. Ebbene, la Pasqua cristiana questo vuole affermare: il passaggio di Cristo dalla morte alla vita e la sua risurrezione. Lui ha vissuto questo passaggio ma non lo ha vissuto da solo, ha portato tutti noi con sé”. Celebrare la Pasqua per noi cristiani, ha concluso il vescovo, “non vuol dire celebrare qualcosa che riguarda altri, che riguarda Gesù, significa celebrare un evento che riguarda ciascuno di noi. L'esito di questa Pasqua dipenderà da come noi accettiamo questa grande possibilità, questa grande opportunità che il Signore ci dà”.

                      Claudio Ronchi

 

Incontro di formazione sugli oratori

Un interessante incontro di formazione sull'oratorio e sul metodo preventivo di Don Bosco si è svolto domenica 10 marzo alle ore 16 presso l'oratorio S. Giovanni Bosco. Il relatore era don Valerio Baresi, sacerdote salesiano che abbiamo già avuto occasione di conoscere in altre occasioni d'interessanti incontri. Sarebbe stato bello vedere partecipare più persone, dato che l'argomento riguardava tutti, non solo gli educatori dell'oratorio ma anche i genitori e tutti gli adulti. Comunque c'era una buona rappresentanza dei gruppi e anche un buon numero di giovani. Erano presenti i sacerdoti dell'isola ma è stato il presidente don Davide Mela a presentare la serata: "per poter iniziare bene questo nuovo cammino insieme con i nostri oratori uniti, abbiamo pensato di invitare un sacerdote salesiano dato che i nostri oratori sono appunto salesiani e portano il nome di San Giovanni Bosco e di San Domenico Savio, per cercare di capire la sfera pedagogica salesiana, il metodo preventivo di don Bosco e anche la sua figura, quindi la conoscenza dei nostri Santi". Prendendo poi la parola, don Valerio si è rivolto a coloro che si prendono a cuore l'accompagnamento e il cammino educativo dei ragazzi e giovani all'interno dell'oratorio. Nel tempo che ci ha dedicato don Valerio ha illustrato i sistemi che don Bosco metteva in pratica con i ragazzi :il sistema preventivo e quello repressivo. Il sistema preventivo consiste nel far conoscere i regolamenti e guidare i ragazzi dando consigli che amorevolmente li correggano, senza fargli mancare naturalmente anche momenti di gioco e di aggregazione. Con il sistema repressivo il direttore deve far valere la sua autorità cercando di essere severo nell'applicazione delle regole. Ma, cosa fondamentale nell'oratorio, è sicuramente l'accoglienza e l'incontro personale con ogni ragazzo. Con la sua esperienza don Valerio ha dato molti consigli e illustrato metodi di educazione giovanile non solo nell'ambito oratoriale, ma anche per la vita familiare. Ci ha anche fatto conoscere meglio la figura di don Bosco, specialmente della sua spiritualità. Ringraziamo don Valerio per la sua disponibilità e per la sua capacità di trasmetterci l'entusiasmo che egli ha nell'esporci queste problematiche in questi incontri che ci permettono di approfondire al meglio lo spirito cristiano .    

Maria Vitiello

 

■ I novant’anni di Giuseppe Deligia, cattolico impegnato in politica.

GIUSEPPE DELIGIA 23032019Lo scorso 19 marzo, memoria di San Giuseppe, non è stato solo l'onomastico ma anche il compleanno di Giuseppe Deligia, il più rappresentativo dei cattolici maddalenini impegnati in politica, che ha compiuto la bella età di 90 anni. Cresciuto nell'Azione Cattolica, fin dall'età più giovane ha manifestato un'indiscussa caratura di leader. Dote che aveva individuato in lui mons. Salvatore Capula, al quale è stato sempre molto legato. Deligia fu leader già da allievo operaio, nell’Arsenale Militare dove poi, passato impiegato, fu capufficio in Sala Disegno. Lo fu nella musica prendendo in mano il coro Santa Cecilia ed essendone per molti anni il suo direttore. Ma lo è stato, leader, soprattutto nella politica. Militante fin da giovanissimo nella Democrazia Cristiana, è stato più volte consigliere comunale e assessore nonché per ben cinque volte sindaco di La Maddalena (il primo sindaco cattolico dell’Isola); decisamente uno dei migliori che la comunità isolana abbia avuto in due secoli e mezzo di vita. Amico personale del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, è stato assessore alla Comunità Montana nonché consigliere e assessore alla Sanità della Provincia di Sassari. È stato Giuseppe Deligia, da sindaco, a realizzare il collegamento sottomarino che rifornisce a La Maddalena l'acqua del bacino del Liscia, risolvendo l’annoso problema della sete nell’Isola; è stato Giuseppe Deligia, da sindaco, l'artefice principale dell'apertura dell'ospedale Paolo Merlo nel 1970; è stato Giuseppe Deligia, da sindaco, che - grazie ad una visione politica più da statista che da amministratore comunale - ha saputo gestire e ha fatto conoscere a La Maddalena e ai maddalenini, un trentennio di elevato benessere economico con la presenza della Marina degli Stati Uniti; è anche grazie a lui se esiste, dopo oltre quarant'anni, Radio Arcipelago, della quale è stato socio fondatore e della quale è stato vicepresidente (e anche conduttore per alcuni periodi, conduttore di programmi) fino a pochissimi anni fa. È lui, Giuseppe Deligia, il padre del gemellaggio di La Maddalena con Ajaccio. Solo pochi giorni fa era stato invitato nel capoluogo corso in occasione del ventennale della morte del sindaco Charles Ornano, col quale sottoscrisse il gemellaggio. Giuseppe Deligia ha inviato una lettera che è stata letta ad Ajaccio durante le celebrazioni. Lasciata la politica attiva, si è dedicato per qualche tempo al sindacato Cisl, impegnandosi nel sociale (aspetto al quale ha sempre prestato grande attenzione e sensibilità durante la sua attività politico-amministrativa) e tornando a dare il proprio contributo alle attività parrocchiali. È stato più volte membro del Consiglio Pastorale di Santa Maria Maddalena e la sua casa ospita da anni uno dei Centri d’Ascolto aperti da don Domenico Degortes. Del resto, fino ad un paio d’anni fa è stato lui ad allestire, di fronte presso la sua abitazione, una delle tre stazioni della Processione del Corpus Domini. Nonostante la bella età raggiunta e qualche acciacco, Giuseppe Deligia continua a seguire le vicende politico-amministrative dell’Isola, particolarmente quelle legate alla difficile sopravvivenza dell’ospedale Paolo Merlo, ed è tuttora prodigo di consigli e suggerimenti per tutti. Auguri!

Claudio Ronchi

 

■ San Salvatore da Horta, grande taumaturgo.

SAN SALVATORE DA HORTAIl 18 marzo ricorreva la memoria liturgica di san Salvatore da Horta, considerato un santo sardo. Era nato in Spagna nel 1520 da una famiglia molto povera. A 20 anni divenne frate laico francescano, impegnato secondo i periodi, in cucina, come portinaio o questuante. La sua vita è tutta fede e preghiera, semplicità evangelica, umiltà. Ebbe il dono dei miracoli, specialmente della guarigione dei malati. Li guariva con un segno di croce dopo aver raccomandato di accostarsi ai sacramenti della Confessione e della Comunione e di pregare Dio e la Madonna. Le folle accorrevano al convento ma i religiosi non sopportarono quell’afflusso di gente e pregarono il provinciale di trasferirlo in posti più isolati. Questo avvenne per ben quattro volte. La penultima volta fu trasferito nel convento di Horta, lontano dal paese due chilometri. Questo è il luogo dove rimase più a lungo e dove i miracoli avvennero in maggior numero. Da questo convento gli rimase il nome di san Salvatore da Horta. Anche qui la gente veniva a migliaia portando i malati da guarire. In quel periodo fu pure processato perché accusato di falsi miracoli e di patto col diavolo, ma fu proclamato innocente. Per evitare ulteriori problemi fu spedito in Sardegna allora sotto la Spagna, nel convento di Cagliari. Per due anni si dedicò alla preghiera e alla questua nella città, accompagnata da non pochi miracoli. Predisse il giorno della sua morte che chiamava “nozze”. Si spense nella vigilia di san Giuseppe, il 18 marzo 1567, a quarantasette anni. Il suo corpo riposa nella chiesa di santa Rosalia a Cagliari. La reliquia del suo cuore, trafugata da un frate laico, è venerata a Sassari nella chiesa di san Pietro in Silki. Fu canonizzato da Pio XII nel 1938. San Salvatore da Horta, vissuto al tempo della riforma protestante che negava alcuni sacramenti e il culto alla Madonna, col suo comportamento, che raccomandava la Confessione, la Comunione e la preghiera alla Madonna, era una difesa pratica della dottrina della Chiesa cattolica. È sempre attuale il suo esempio di spirito di fede evangelica, di preghiera nella quale passava nottate intere, e di penitenza, inclusi i suoi lunghi viaggi fatti tutti a piedi.                                                       

 D.D.

 

■ Condoglianze ai familiari di Giovanni Manca che è tornato alla casa del Padre celeste.              

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Domenica 24 Marzo alle ore 16.00 presso la sala conferenze dell’Oasi Serena incontro-dibattito con l’educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano: “LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI”.

2. Lunedì 25 marzo solennità dell’Annunciazione. La S. Messa alle ore 9.00.

3. Martedì 26 marzo ore 18.00 Lectio Divina.

4. Mercoledì 27 marzo stazione quaresimale nella cappella dell’Istituto San Vincenzo.

5. Giovedì 28 marzo ore 21.00 salone dell’Oasi Serena incontro dei Consigli Pastorali di Moneta e di S. Maria Maddalena .

6. Venerdì 29 marzo Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

7. Domenica 31 marzo

Entra l’orario legale, gli orari delle S.Messe rimangono invariati sino a dopo Pasqua.

 

MANIFESTO INCONTRO FAMIGLIE 2019

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 24 Marzo alle ore 16.00 presso la sala conferenze dell’Oasi Serena incontro-dibattito con l’educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano: “LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI”.

2. Lunedì 25 marzo solennità dell’Annunciazione. Ore 7.30 S.Messa nella cappella dell’Istituto San Vincenzo con il Rinnovo dei Voti da parte delle suore Figlie della Carità.

S. Messa alle ore 18.00 nella cappella dell’Istituto San Vincenzo, a seguire la Lectio Divina.

3. Mercoledì 27 marzo stazione quaresimale nella cappella dell’Istituto San Vincenzo.

4. Giovedì 28 marzo ore 21.00 salone dell’Oasi Serena incontro dei Consigli Pastorali di Moneta e di S. Maria Maddalena .

5. Venerdì 29 marzo Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

6. Sabato 30 marzo arrivano i parrocchiani da Carloforte, con cui la chiesa di Santa Maria Maddalena è gemellata, con essi alle ore 18.00 S.Messa solenne.

7. Domenica 31 marzo

Entra l’orario legale, gli orari delle S.Messe rimangono invariati sino a dopo Pasqua.

8. Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

 Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

M A G I S T E R O

 GESÙ CI MOSTRA CON LA TRASFIGURAZIONE CHE LA SOFFERENZA È UN PASSAGGIO NECESSARIO MA TRANSITORIO

 VANGELO LUCA 23032019L’evangelista Luca (cfr 9,28-36) ci mostra Gesù trasfigurato sul monte, che è il luogo della luce, simbolo affascinante della singolare esperienza riservata ai tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni. Essi salgono col Maestro sulla montagna, lo vedono immergersi in preghiera, e a un certo punto «il suo volto cambiò d’aspetto». Abituati a vederlo quotidianamente nella semplice sembianza della sua umanità, di fronte a quel nuovo splendore, che avvolge anche tutta la sua persona, rimangono stupiti. E accanto a Gesù appaiono Mosè ed Elia, che parlano con Lui del suo prossimo “esodo”, cioè della sua Pasqua di morte e risurrezione. È un anticipo della Pasqua.

La Trasfigurazione si compie in un momento ben preciso della missione di Cristo, cioè dopo che Lui ha confidato ai discepoli di dover «soffrire molto, […] venire ucciso e risuscitare il terzo giorno» . Gesù sa che loro non accettano questa realtà – la realtà della croce, la realtà della morte di Gesù –, e allora vuole prepararli a sopportare lo scandalo della passione e della morte di croce, perché sappiano che questa è la via attraverso la quale il Padre celeste farà giungere alla gloria il suo Figlio, risuscitandolo dai morti. E questa sarà anche la via dei discepoli: nessuno arriva alla vita eterna se non seguendo Gesù, portando la propria croce nella vita terrena. Ognuno di noi, ha la propria croce. Il Signore ci fa vedere la fine di questo percorso che è la Risurrezione, la bellezza, portando la propria croce.

Dunque, la Trasfigurazione di Cristo ci mostra la prospettiva cristiana della sofferenza. Non è un sadomasochismo la sofferenza: essa è un passaggio necessario ma transitorio. Il punto di arrivo a cui siamo chiamati è luminoso come il volto di Cristo trasfigurato: in Lui è la salvezza, la beatitudine, la luce, l’amore di Dio senza limiti. Mostrando così la sua gloria, Gesù ci assicura che la croce, le prove, le difficoltà nelle quali ci dibattiamo hanno la loro soluzione e il loro superamento nella Pasqua. Perciò, in questa Quaresima, saliamo anche noi sul monte con Gesù! Ma in che modo? Con la preghiera. Saliamo al monte con la preghiera: la preghiera silenziosa, la preghiera del cuore, la preghiera sempre cercando il Signore. Rimaniamo qualche momento in raccoglimento, ogni giorno un pochettino, fissiamo lo sguardo interiore sul suo volto e lasciamo che la sua luce ci pervada e si irradi nella nostra vita. La preghiera in Cristo e nello Spirito Santo trasforma la persona dall’interno e può illuminare gli altri e il mondo circostante. Quante volte abbiamo trovato persone che illuminano, che emanano luce dagli occhi, che hanno quello sguardo luminoso! Pregano, e la preghiera fa questo: ci fa luminosi con la luce dello Spirito Santo.

La Vergine Maria ci insegni a rimanere con Gesù anche quando non lo capiamo e non lo comprendiamo. Perché solo rimanendo con Lui vedremo la sua gloria.

(ANGELUS - II Domenica di Quaresima 17/03/2019)

 

CHI È GENEROSO NON GIUDICA

 Dare giudizi e condannare, quasi fossimo tutti giudici mancati, dimenticandoci sempre del perdono, è un’abitudine a cui ormai non si fa più neppure caso. Ma la Quaresima potrebbe essere l’occasione per vivere un nuovo metodo nelle relazioni con gli altri, privilegiando la misericordia e la generosità a tutto campo.

Quando Abramo chiede un consiglio a Dio su come andare nella vita per non sbagliare, il Signore gli dice: “Cammina alla mia presenza e sii irreprensibile”. Dunque, si deve andare nella vita alla presenza di Dio e c’è un comandamento, diciamo così, di Gesù, un consiglio, ma un consiglio che è tanto difficile da compiere: “Siate misericordiosi — “Sì, ma la sua giustizia è una sola cosa con la sua misericordia”. Perciò, tu potrai fare delle cose più brutte nella vita, ma se ti avvicini a Dio e lo guardi, Lui con la sua misericordia ti perdona, ti riceve.

Luca poi ci dice tre cose per capire bene come essere misericordiosi o per metterci sulla strada per essere misericordiosi. E così prima di tutto ci dice: “Non giudicate e non sarete giudicati”. A noi questo non sembra una cosa brutta —    giudicare gli altri — ma è una brutta abitudine. È un’abitudine che si immischia nella nostra vita senza che noi ce ne accorgiamo. Sempre! Anche per iniziare un colloquio: “Hai visto quello che cosa ha fatto?”. Ecco il giudizio sull’altro.

Pensiamo: quante volte al giorno noi giudichiamo?. Sembriamo tutti giudici mancati! Tutti! Sempre, per iniziare un colloquio, un commento su un altro: “Ma guarda, si è fatta la chirurgia estetica! È più brutta di prima”. Io so che da voi non si fanno queste cose; altri lo fanno, sempre il giudizio e subito. Ad esempio: Hanno comprato una casa nuova. Hanno speso tanti soldi. Sarebbe meglio che li spendessero in altre cose. E così avanti sempre, sempre, sempre giudicando gli altri: pensiamo alle volte in cui noi giudichiamo senza accorgercene. È come un’abitudine: viene da sola, anche incoscientemente.

La seconda espressione di Luca è: «Non condannate e non sarete condannati. Del resto, tante volte andiamo oltre il giudizio: “Questo è un tale che non merita che io lo saluti”. E condanno, condanno e condanno. Anche noi condanniamo tanto. E viene da sola questa abitudine a condannare sempre. È una cosa brutta.

Di fronte a questo modo di fare, Gesù che cosa ci dice? Se tu hai questa abitudine a condannare pensa che tu sarai condannato, perché tu con questa abitudine fai vedere al Signore come Lui deve comportarsi con te.

C’è poi una terza espressione che ci propone il Vangelo: «Perdonate e sarete perdonati». Anche se, è tanto difficile perdonare. Tanto difficile. Ma anche è un comandamento che ci ferma davanti all’altare, ci ferma davanti alla comunione. Perché Gesù ci dice: “Se tu hai qualcosa con il tuo fratello, prima di andare all’altare, riconciliati con il tuo fratello”. Perdonare.

Anche nel Padre Nostro , Gesù ci ha insegnato che questa è una condizione per avere il perdono di Dio. “Perdonaci come noi perdoniamo”. Noi stiamo dando la misura a Dio di come deve fare con noi.

Non giudicate, non condannate, perdonate e così sarete misericordiosi come il Padre: questo è il consiglio di oggi del Vangelo. Ma non è facile, perché nelle chiacchiere quotidiane noi giudichiamo continuamente, condanniamo continuamente e difficilmente perdoniamo: “Padre, come si fa a non giudicare, non condannare e perdonare?”. Questo il suggerimento del Papa: Il Signore ci insegna: “Date e vi sarà dato”: siate generosi nel dare. Non siate “tasche chiuse”; siate generosi nel dare ai poveri, a coloro che hanno bisogno, e anche nel dare tante cose: dare dei consigli, dare sorrisi alla gente, sorridere. Sempre dare, dare. E sicuramente “vi sarà dato in una misura buona, pigiata, colma e traboccante”, perché il Signore sarà generoso: noi diamo uno e Lui ci darà cento di tutto quello che noi diamo. In conclusione auspico proprio che il Signore ci insegni questa saggezza che non è facile, ma con la sua grazia noi potremo portarla avanti.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - 18/03/2019)

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”:

Sia fatta la tua volontà

 Il peccatore Zaccheo sale su un albero perché vuole vedere Gesù, ma non sa che, molto prima, Dio si era messo in cerca di lui. Gesù, quando arriva, gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E alla fine dichiara: «Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Ecco la volontà di Dio, quella che noi preghiamo che sia fatta. Qual è la volontà di Dio incarnata in Gesù? Cercare e salvare quello che è perduto. Avete pensato che cosa significa che Dio sia alla ricerca di me? Ognuno di noi può dire: “Ma, Dio mi cerca?” - “Sì! Cerca te! Cerca me”: cerca ognuno, personalmente. Ma è grande Dio! Quanto amore c’è dietro tutto questo.

Dio non è ambiguo, non si nasconde dietro ad enigmi, non ha pianificato l’avvenire del mondo in maniera indecifrabile. No, Lui è chiaro. Se non comprendiamo questo, rischiamo di non capire il senso della terza espressione del “Padre nostro”. Infatti, la Bibbia è piena di espressioni che ci raccontano la volontà positiva di Dio nei confronti del mondo. San Paolo scrive: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità». Questa, senza ombra di dubbio, è la volontà di Dio: la salvezza dell’uomo, degli uomini, di ognuno di noi. Dio con il suo amore bussa alla porta del nostro cuore. Perché? Per attirarci a Lui e portarci avanti nel cammino della salvezza. Dio è vicino ad ognuno di noi con il suo amore, per portarci per mano alla salvezza. Quanto amore c’è dietro di questo!

Quindi, pregando “sia fatta la tua volontà”, non siamo invitati a piegare servilmente la testa, come se fossimo schiavi. No! Dio ci vuole liberi; è l’amore di Lui che ci libera. Il “Padre nostro”, infatti, è la preghiera dei figli, non degli schiavi; ma dei figli che conoscono il cuore del loro padre e sono certi del suo disegno di amore. Guai a noi se, pronunciando queste parole, alzassimo le spalle in segno di resa davanti a un destino che ci ripugna e che non riusciamo a cambiare. Al contrario, è una preghiera piena di ardente fiducia in Dio che vuole per noi il bene, la vita, la salvezza. Una preghiera coraggiosa, anche combattiva, perché nel mondo ci sono tante, troppe realtà che non sono secondo il piano di Dio. Tutti le conosciamo.

Se preghiamo è perché crediamo che Dio può e vuole trasformare la realtà vincendo il male con il bene. A questo Dio ha senso obbedire e abbandonarsi anche nell’ora della prova più dura.

Così è stato per Gesù nel giardino del Getsemani, quando ha sperimentato l’angoscia e ha pregato: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Gesù è schiacciato dal male del mondo, ma si abbandona fiducioso all’oceano dell’amore della volontà del Padre. Dio, per amore, può portarci a camminare su sentieri difficili, a sperimentare ferite e spine dolorose, ma non ci abbandonerà mai. Sempre sarà con noi, accanto a noi, dentro di noi. Per un credente questa, più che una speranza, è una certezza. Dio è con me.

(Udienza Generale - Mercoledì 20/03/2019) a cura di A. Panzera

 
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