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n° 11 Sabato 16 Marzo 2019

EDITORIALE

 Quaresima: ritorno all’essenziale.

QUARESIMALa Quaresima è il tempo favorevole per ritrovare la rotta della vita che ha come “meta” il Signore. È il tempo per liberarci dal grande inganno della cultura dell’apparenza per tornare all’essenziale. Lo ha ricordato papa Francesco il Mercoledì delle Ceneri. È il tempo per liberarci dai tentacoli del consumismo, dai lacci dell’egoismo, dal cuore chiuso ai bisogni del povero. La cultura dell’apparenza oggi è dominante, induce a vivere per le cose che passano. È un grande inganno, perché è come una fiammata, una volta finita resta solo la cenere. La Quaresima è quindi il tempo per liberarci dall’illusione di vivere inseguendo la polvere. Siamo fatti per Dio, non per il mondo; per l’eternità del cielo non per l’inganno della terra; per la libertà dei figli, non per la schiavitù delle cose. In questo viaggio di ritorno all’essenziale che è la Quaresima, il Vangelo propone tre tappe: l’elemosina, la preghiera, il digiuno. La preghiera ci riannoda a Dio, la carità al prossimo, il digiuno a noi stessi. Invita a guardare verso l’alto con la preghiera, che libera da una vita orizzontale piatta, dove si trova tempo per l’io ma si dimentica Dio. Invita a guardare verso l’altro con una carità libera dalla vanità dell’avere, dal pensare che le cose vanno bene se vanno bene per me. Invita infine a guardare dentro di sé col digiuno, che libera dagli attaccamenti alle cose, dalla mondanità che anestetizza il cuore. Se viviamo per l’aspetto esteriore, il denaro, la carriera, i passatempi, questi diventeranno idoli che ci usano. Se invece il cuore si attacca ai valori eterni ritroviamo noi stessi e diventiamo liberi. La Quaresima è tempo di guarigione dalle dipendenze che ci seducono. È il tempo per fissare lo sguardo non su ciò che passa ma su ciò che resta. Perché tutto questo possa più facilmente essere compreso, le parrocchie invitano a partecipare alla Lectio divina settimanale, meditazione dialogata del Vangelo della domenica seguente, alle stazioni quaresimali come momento comunitario interparrocchiale di preghiera, di catechesi e di carità, alla Via Crucis, meditazione, per adulti e bambini, sulle sofferenze del mondo di oggi, ultimo il massacro di fedeli nella due moschee della Nuova Zelanda, nelle quali Cristo continua la sua via della croce.   

                         D.D.

 

   I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ La morte della piccola Madia.

"Anche se siamo in Quaresima abbiamo scelto, come sacerdoti, di vestirci di bianco, come segno della Risurrezione". Le parole sono state pronunciate da don Davide durante i funerali, in Santa Maria Maddalena, della piccola Madia Manelli, prematuramente scomparsa all'età di nove anni. A concelebrare il parroco don Andrea, don Domenico e don Roberto Aversano.

Don Davide conosceva bene la bimba che frequentava assiduamente il catechismo e l'oratorio. "Noi oggi siamo qui pieni di dolore, vicini ai genitori Paoletta e Onofrio, il cui dolore e il cui vuoto non saranno certamente le mie parole a riempire. L'unica cosa alla quale si può aggrappare un genitore, in questo momento, è Dio. Non c'è nient'altro davanti a un dolore così immenso".

Le parole del sacerdote sono state ascoltate in silenzio dalla folla che stipava la Chiesa. "Madia portava il nome della Vergine che viene venerata giù, a Monopoli, il paese di Onofrio: La Vergine di Madia”. Poi, rivolgendosi ancora ai genitori, straziati dal dolore, don Davide ha detto: “La Madre più bella del mondo avrà cura di lei, si occuperà di vostra figlia. Vergine Santissima, che sei madre e conosci la sofferenza di una madre, abbi cura di questi genitori, non lasciarli soli, confortali, sostienili. Il Signore conceda a voi la sua consolazione".            

Claudio Ronchi

 

■ La prima stazione quaresimale.

CHIESA TRINITA 2019Secondo l'antichissima tradizione romana delle stazioni quaresimali, i fedeli si radunano e fanno sosta. Il termine stazione è inteso come lo "stare" davanti al Signore in atteggiamento di lode ed essere pronti a testimoniare e annunciare Gesù Cristo e il suo Vangelo. Malgrado il passare dei secoli questi riti conservano il loro valore e nella nostra isola si celebrano in tutta la quaresima ogni volta in una chiesa diversa. Ed è proprio nella prima chiesa dell'isola, la chiesetta della Trinita, che ci si incontra per la prima stazione. Quest'anno, mercoledì 13 marzo è stato don Paolo Pala parroco di Palau a celebrarla insieme al nostro parroco don Andrea Domanski. Don Paolo era presente all'isola già dalla mattina per confessare e ogni mercoledì della quaresima ci sarà un sacerdote diverso. Nonostante la fredda serata, i fedeli sono accorsi numerosi alla celebrazione che è stata animata a cappella dal coro della Trinita. Don Paolo nella sua omelia ha spiegato quanto è importante in questo tempo di quaresima, tempo di ascolto per eccellenza, riflettere sui testi della Parola che la liturgia ci mette a disposizione. Il cammino della quaresima ci prepara alla Pasqua del Signore e ci invita a riscoprire la bellezza del dono del nostro battesimo, che saremo chiamati a rinnovare proprio la notte di Pasqua. Don Paolo ha ricordato che proprio in quel giorno ricorreva il sesto anniversario dell'elezione di Papa Francesco, il papa che ha acceso la speranza nei nostri cuori e insieme agli auguri, ci ha chiesto di pregare per lui. Non è mancata la preghiera per don Paolo Piras che ancora non sta bene e la preghiera è stata estesa a tutti gli ammalati che stanno vivendo un momento di sofferenza nel corpo, ma anche a chi è ammalato nello spirito per la perdita di una persona cara o per l'allontanamento dal Signore.  Al termine della messa don Andrea ha ringraziato don Paolo per la celebrazione, tutti i presenti, il coro che ci ha aiutati a pregare meglio e tutti coloro che si danno da fare per dare decoro alla chiesa. Ci ha dato poi l'appuntamento a mercoledì 20 marzo nella chiesa di S. Maria Maddalena per la seconda stazione quaresimale.

Maria Vitiello

 

 

■ La formazione prima di tutto.

DON BOSCODomenica 10 marzo presso l’oratorio San Giovanni Bosco, si è tenuto il primo incontro di formazione proposto dal nuovo consiglio direttivo dell’oratorio Santi Domenico Savio e Giovanni Bosco. È stato invitato per questa occasione don Valerio Baresi, sacerdote salesiano, parroco ad Olbia, già conosciuto nell’isola; il quale per ben due ore ha coinvolto i partecipanti in una bella discussione, ma che prima di tutto si sono messi all’ascolto.

 Don Valerio ha parlato principalmente di tre aspetti: la figura di don Bosco, il metodo preventivo e l’oratorio. Tre argomenti importanti per tutti coloro che si prestano a vivere l’oratorio, a farne parte per diventare comunità educante. Se vogliamo sottolineare alcuni aspetti dell’incontro sicuramente dobbiamo mettere al primo punto come più volte abbia sottolineato che l’oratorio deve essere un luogo educativo, ogni cosa, ogni persona adulta è chiamata ad educare. Sono state tante le sottolineature che ha voluto dare sull’oratorio e sul metodo preventivo, tutte che hanno richiamato a belle e intense discussioni. L’oratorio è un luogo di crescita per i ragazzi e i giovani, deve essere abitato da loro. E gli adulti? Ci devono essere ha spiegato, ma non come soggetti, ma come comunità educante. Proprio su quest’ultimo aspetto ci si è soffermati un po’ di più: gli adulti devono diventare comunità educante; un bella sfida per tutti noi credo che ci abbia lanciato. Come adulti riusciamo ad essere comunità educante? Questo sarà un altro aspetto su cui proseguiremo i nostri incontri di formazione, anzi sarà proprio al centro della formazione. Gli ultimi due aspetti che hanno creato un bel dibattito e confronto sono stati il patto educativo e il progetto educativo. Partiamo da quest’ultimo, l’invito di don Valerio è stato proprio quello che come comunità educante dobbiamo vivere un progetto educativo, dove vogliamo andare, cosa vogliamo fare, e prima di tutto siano noi ad abbracciarlo e a viverlo (ha sottolineato anche l’importanza di un regolamento). Il patto educativo invece riguarda il rapporto tra la comunità educante e i ragazzi, i giovani e naturalmente i loro genitori, ha sottolineato due aspetti: la chiarezza e la gradualità. Anche quest’ultimo aspetto è importante perché rende chiaro a noi comunità educante, ai ragazzi, ai giovani e ai genitori che impegni ognuno di prende e dove si vuole arrivare. L’inizio di altri incontri di formazione, perché sappiamo benissimo come l’educazione è primaria in questo momento e come diceva don Bosco “L’educazione è cosa di cuore”, il quale però va formato, alimentato, sostenuto… grazie a tutti coloro che hanno partecipato, l’invito a partecipare a tutti gli altri incontri di formazione è per tutti i gruppi dell’oratorio affinché possiamo diventare una comunità educante secondo il cuore di Dio.        

Don Davide Mela

 

■ La Chiesa in carcere

CARCERATOÈ stato il tema di un convegno organizzato ad Alghero dalla Chiesa di quella diocesi, sabato 9 marzo. Ha introdotto i lavori il cappellano della casa di reclusione di Alghero, don Mario Chessa. È poi intervenuto l’ispettore nazionale delle carceri don Raffaele Grimaldi dicendo che i carcerati sono poveri, l’uomo non è il suo errore. Tanti battezzati in carcere, sono la Chiesa in carcere. La Chiesa è presente in carcere anche attraverso i cappellani e i volontari e questi ultimi trovano spesso difficoltà ad entrare. Lo fa per fasciare le ferite, obbediente al suo Signore che dice: “Ero in carcere e siete venuti a visitarmi”. Le carceri non sono un deposito di rifiuti umani. C’è da curare tante ferite causate da scelte sbagliate. Aiutare i carcerati a prendere coscienza del proprio errore. Bisogna cercare soluzioni per il futuro. All’uscita dal carcere chi li accoglie? C’è chi è solo, senza famiglia, senza residenza. Il carcere è luogo di solitudine. C’è da seminare speranza, misericordia, la gioia del Vangelo. C’è da curare le relazioni esterne con i familiari. Per tutto questo occorre dare tempo e cuore. C’è stata poi la testimonianza della dr.ssa Marcella Reni, un notaio che svolge anche opera di volontariato in carcere ed ha presentato il progetto Sicomoro, per aiutare i carcerati a prendere coscienza e riparare, per quanto è possibile, i danni causati. Ha detto inoltre che su dieci detenuti sette ritornano in carcere. Nessuno insorge. Se in ospedale morissero 7 ricoverati su dieci, se in una scuola fossero bocciati 7 studenti su dieci, tutti insorgerebbero. Per il carcere non si insorge. C’è stato l‘intervento del coordinatore dei cappellani della Sardegna Don Giampaolo Muresu sottolineando l’importanza del volontario in carcere, è atteso, porta aria nuova. C’è stato il saluto del sindaco di Alghero Mario Bruno, lo stretto rapporto tra la comunità civile e il carcere che è al centro della Città. La Direttrice del carcere di Alghero, Elisa Milanesi, ha sottolineato la collaborazione tra istituzioni come la scuola, il Comune e la Chiesa con il carcere. Il Comandante Antonello Brancati ha parlato del difficile ma salutare avvicinamento delle vittime agli autori dei reati. Ha parlato dello straniero in carcere, isolato, lontano dalla propria cultura, dalla famiglia, con problemi economici; può arrivare al suicidio e alla radicalizzazione.

 L’emarginazione è un terreno fertile per gli estremisti per sentirsi vivi. È importante farli partecipi della nostra cultura frequentando anche corsi universitari. Una attenzione l’ha rivolta anche agli agenti di custodia che risentono spesso di drammi, violenze, suicidi di detenuti. C’è stato poi l’intervento del direttore diocesano della Caritas Franco Deiana e di un volontario, Carmelo Piras direttore di una casa di Accoglienza. Ha concluso il Vescovo, Padre Mauro Mario Morfino, ricordando nella parabola del figliol prodigo la gratuità di Dio Padre; la paternità non può essere tolta o diminuita. La misericordia da forma alla giustizia, diversamente questa si snatura. Il cuore del Vangelo è la gratuità. L’amore diventa violento quando è narcisistico, ripiegato su se stesso, lo vediamo in tanti femminicidi, la gratuità ne depotenzia la violenza. La gratuità è il volto di Dio svelato in Gesù Cristo. E alla fine ha detto: i carcerati e i poveri non devono diventare sgabelli per apparire e mettersi in mostra.         

      D.D.

 

 Cena per la festa del papà.

Carissimi, Sabato 23 Marzo alle h 20.00 c/o i saloni dell'Oasi Serena di Moneta La Maddalena, ci sarà una cena sociale per festeggiare San Giuseppe patrono dei papà (posticipata). È una buona occasione per stare insieme e stare insieme significa stringere relazioni di amicizia, condividere problematiche familiari, aiutarsi a comprendere in un ambiente sano, pulito, gioioso.

Intorno al tavolo si chiacchiera, si canta, ma soprattutto si gustano piatti gustosi e genuini (il costo della cena è di € 10,00 a persona). Il giorno dopo ci ritroveremo nel teatro dell'Oratorio San Domenico Savio alle h 16.00 per ascoltare il dottor Lorenzo Braina (vedi locandina). Invitiamo soprattutto le giovani famiglie perché è "un grande comunicatore e conseguentemente, un divulgatore sui temi dell'educazione e dell'esistenza", Lorenzo Braina da "Figli, fantasmi e formaggi".

Per la cena della festa del papà per prenotare potete contattare: Agostino 329 292 8293;

Bruna 392 460 1922; Giorgia 347 876 4643

Per gli Amici di Moneta, Agostino Canu

 

■ Vent'anni fa la Missione al Popolo.

Preannunciata l'anno precedente, quando il vescovo mons. Paolo Atzei emeritò l'anziano parroco mons. Salvatore Capula sostituendolo con don Domenico Degortes (con vicario parrocchiale don Sandro Serreri), la Missione al Popolo che iniziò il 13 marzo 1999 si prefiggeva "di portare l'annuncio del Vangelo ad ogni persona disposta all'ascolto e al dialogo, per fortificare la fede, risvegliarla nei tiepidi, offrirla agli indifferenti e ai lontani". In un'isola che era un microcosmo multietnico, abitata da civili, da famiglie di militari italiani provenienti da ogni parte della penisola e da famiglie di militari americani di ogni colore e religione - che viveva, forse più accentuate, le contraddizioni e i disagi esistenziali, spirituali e morali dell'epoca, la comunità cristiana si poneva, in collaborazione con i frati, le suore e i laici consacrati francescani, come punto di riferimento per tutti coloro che sinceramente si fossero posti domande sul senso della propria esistenza. Significativa fu, nel corso della Missione, la funzione di ammissione agli ordini sacri del maddalenino Roberto Aversano (oggi parroco di Badesi), il terzo giovane che la comunità isolana offriva alla Chiesa in otto anni. Iniziata il 13 marzo con la Messa solenne di apertura, presieduta dal vescovo padre Paolo, la Missione Popolare terminerò il 28 marzo, Domenica delle Palme. La Missione fu preceduta dalle visite dei "messaggeri" che nelle settimane precedenti avevano portato la notizia dell’importante evento nelle case cittadine, e dall’attività di una trentina di Centri di Ascolto nei quali si incontrarono singoli, famiglie e missionari. Tra le manifestazioni forti di quella Missione la Popolo ci fu, il 14 marzo, presente il vescovo, la Marcia della Pace, il 19 marzo la Giornata Ecumenica con la presenza della comunità americana Battista e Metodista, il 26 marzo la grande Via Crucis cittadina, il 28 marzo la processione con benedizione delle Palme. Ci fu un incontro con l’amministrazione comunale, una tavola rotonda sul disagio giovanile nonché un incontro con numerose associazioni di volontariato. Fu rivolta particolare attenzione alle famiglie e alle coppie e ci fu il rinnovo delle promesse matrimoniali. Molto tempo e attenzioni furono dedicati ai malati. Quale fu il frutto di quella Missione predicata dai francescani? Solo Dio lo sa. Certo è che al termine, un giovane maddalenino, Pietro Porcu, andò via con i francescani per prendere la strada del convento.       

            Claudio Ronchi

 

■ Condoglianze ai familiari di Nicolina Meloni in Orecchioni, Marisa Esposito in Onorato ed Anna Avellino ved. Pais che sono tornate alla casa del Padre celeste.              

 

  A Don Paolo

 Cammina nel buio

 Cammina nel buio

va avanti da solo

cercando la via

cercando la vita,

niente e nessuno

lo può fermare

va avanti da solo

ma è ben guidato.

Qualcuno dall’alto

gli tende la mano,

lo guida sereno

nei prati dorati;

va avanti da solo

voltandosi indietro

per non tralasciare

il suo pensiero,

la mente si ferma per un

momento:

ritrovando la via

tornando alla vita.

Mario G.

 

   

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

 Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

 Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Martedì 19 marzo solennità di San Giuseppe sposo della beata Vergine Maria. Festa del papà.

● Ore 18.00 Lectio Divina quaresimale nel salone conferenze.

 2. Mercoledì 20 marzo ore 18.00 stazione quaresimale nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

 3. Venerdì 22 marzo Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

 4. Sabato 23 marzo cena in occasione della Festa del Papà nell’Oratorio di Moneta.

Per prenotare potete contattare:

Agostino329 292 8293

Bruna 392 460 1922

Giorgia 347 876 4643

 5. Domenica 24 Marzo alle ore 16.00 presso la sala conferenze dell’Oasi Serena incontro-dibattito con l’educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano: “LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI”.

 

 MANIFESTO INCONTRO FAMIGLIE 2019

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 17 marzo pellegrinaggio a Porto Vecchio ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio.

 2. Lunedì 18 marzo dalle ore 16.00 adorazione del Santissimo Sacramento e rosario nella cappella dell’Istituto S. Vincenzo. Ore 18.00 la S. Messa e a seguire la Lectio Divina quaresimale.

 3. Martedì 19 marzo solennità di San Giuseppe sposo della beata Vergine Maria. Festa del papà.

 4. Mercoledì 20 marzo dalle ore 10.00 alle 12.00 e dalle 15.30 alle 18.00 confessore straordinario nella chiesa di Santa Maria Maddalena. Stazione quaresimale nella chiesa di S. Maria Maddalena.

 5. Venerdì 22 marzo ore 10.30 precetto pasquale nelle Scuole Sottoufficiali M.M. presieduto da Mons. S. Sanguinetti.

● Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

6. Sabato 23 marzo cena in occasione della Festa del Papà nell’Oratorio di Moneta.

Per prenotare potete contattare:

Agostino329 292 8293

Bruna 392 460 1922

Giorgia 347 876 4643

 7. Domenica 24 Marzo alle ore 16.00 presso la sala conferenze dell’Oasi Serena incontro-dibattito con l’educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano: “LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI”.

 8. Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

  

ORARI DELLE CONFESSIONI

 Mercoledì Confessore straordinario: dalle 10.00 alle 12.30; dalle 15.30 alle 18.00

Venerdì dalle 10.00 alle 12.00

Sabato dalle 10.00 alle 12.00

 

M A G I S T E R O

CON LA CERTEZZA CHE DIO CI AMA, VINCEREMO OGNI TENTAZIONE|

 Dopo aver digiunato per quaranta giorni, Gesù è tentato tre volte dal diavolo (Lc 4,1-13). Costui prima lo invita a trasformare una pietra in pane; poi gli mostra dall’alto i regni della terra e gli prospetta di diventare un messia potente e glorioso ; infine lo conduce sul punto più alto del tempio di Gerusalemme e lo invita a buttarsi giù, per manifestare in maniera spettacolare la sua potenza divina. Le tre tentazioni indicano tre strade che il mondo sempre propone promettendo grandi successi, tre strade per ingannarci: l’avidità di possesso – avere, avere, avere –, la gloria umana e la strumentalizzazione di Dio. Sono tre strade che ci porteranno alla rovina.

La prima, la strada dell’avidità di possesso. È sempre questa la logica insidiosa del diavolo. Egli parte dal naturale e legittimo bisogno di nutrirsi, di vivere, di realizzarsi, di essere felici, per spingerci a credere che tutto ciò è possibile senza Dio, anzi, persino contro di Lui. Ma Gesù si oppone dicendo: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Ricordando il lungo cammino del popolo eletto attraverso il deserto, Gesù afferma di volersi abbandonare con piena fiducia alla provvidenza del Padre, che sempre si prende cura dei suoi figli.

La seconda tentazione: la strada della gloria umana. Il diavolo dice: «Se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo» . Si può perdere ogni dignità personale, ci si lascia corrompere dagli idoli del denaro, del successo e del potere, pur di raggiungere la propria autoaffermazione. E si gusta l’ebbrezza di una gioia vuota che ben presto svanisce. E questo ci porta anche a fare “i pavoni”, la vanità, ma questo svanisce. Per questo Gesù risponde: «Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai» .

E poi la terza tentazione: strumentalizzare Dio a proprio vantaggio. Al diavolo che, citando le Scritture, lo invita a cercare da Dio un miracolo eclatante, Gesù oppone di nuovo la ferma decisione di rimanere umile, rimanere fiducioso di fronte al Padre: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore tuo Dio”». E così respinge la tentazione forse più sottile: quella di voler “tirare Dio dalla nostra parte”, chiedendogli grazie che in realtà servono e serviranno a soddisfare il nostro orgoglio.

Sono queste le strade che ci vengono messe davanti, con l’illusione di poter così ottenere il successo e la felicità. Ma, in realtà, esse sono del tutto estranee al modo di agire di Dio; anzi, di fatto ci separano da Dio, perché sono opera di Satana. Gesù affrontando queste prove, vince per tre volte la tentazione per aderire pienamente al progetto del Padre. E ci indica i rimedi: la vita interiore, la fede in Dio, la certezza del suo amore, la certezza che Dio ci ama, che è Padre, e con questa certezza vinceremo ogni tentazione.

Ma c’è una cosa, su cui vorrei attirare l’attenzione, una cosa interessante. Gesù nel rispondere al tentatore non entra in dialogo, ma risponde alle tre sfide soltanto con la Parola di Dio. Questo ci insegna che con il diavolo non si dialoga, non si deve dialogare, soltanto gli si risponde con la Parola di Dio.

Approfittiamo dunque della Quaresima, come di un tempo privilegiato per purificarci, per sperimentare la consolante presenza di Dio nella nostra vita.

La materna intercessione della Vergine Maria, icona di fedeltà a Dio, ci sostenga nel nostro cammino, aiutandoci a rigettare sempre il male e ad accogliere il bene.

(ANGELUS - I Domenica di Quaresima 10/03/2019)

 

LA RICONCILIAZIONE

 La Riconciliazione di Dio, sorella del Battesimo, ci commuove, ci lava con le lacrime, ci rigenera, ci restituisce l’originaria bellezza.

Non siamo popolo di Dio per nostra iniziativa, per merito nostro; no davvero, noi siamo e saremo per sempre il frutto dell’azione misericordiosa del Signore: un Popolo di orgogliosi resi piccoli dall’umiltà di Dio, un Popolo di miserabili – non abbiamo paura di dire questa parola: “sono miserabile” – resi ricchi dalla povertà di Dio, un Popolo di maledetti resi giusti da Colui che si fece il “Maledetto” appeso sul legno della croce (cfr Gal 3,13). Il Maestro ci ha detto: «senza di me non potete far nulla!». Io sono in periferia. È Lui il centro, è Lui che fa tutto, e questo richiede da noi una santa passività – quella che non è santa è la pigrizia, no, quella no – una santa passività davanti a Dio, davanti a Gesù soprattutto, è Lui che fa le cose.

Ecco perché questo tempo di Quaresima è davvero una grazia: ci permette di ricollocarci davanti a Dio lasciando che egli sia tutto. Il suo amore ci rialza dalla polvere, il suo Spirito soffiato ancora una volta sulle nostre narici ci dona la vita dei risorti. La mano di Dio, che ci ha creato a immagine e somiglianza del suo mistero trinitario, ci ha fatto molteplici nell'unità, diversi ma inseparabili gli uni dagli altri. Il perdono di Dio è una forza che ristabilisce la comunione a tutti i livelli: tra di noi presbiteri nell’unico presbiterio diocesano; con tutti i cristiani, nell’unico corpo che è la Chiesa; con tutti gli uomini, nell’unità della famiglia umana.

Noi nascondiamo il peccato non solo a Dio, non solo al prossimo, non solo al sacerdote, ma a noi stessi. La “cosmetica” è andata tanto avanti, in questo: siamo specialisti nel truccare le situazioni. Non disperiamoci, perché c’è Dio, clemente e misericordioso, che è sempre dietro di noi. C’è la sua misericordia che ci accompagna.

Cari fratelli, è questo il senso della Quaresima che vivremo. Negli esercizi spirituali che predicherete alle persone delle vostre comunità, nelle liturgie penitenziali che celebrerete, abbiate il coraggio di proporre la riconciliazione del Signore, di proporre il suo amore appassionato e geloso.

II peccato ci deturpa, e ne facciamo con dolore l’umiliante esperienza quando noi stessi o uno dei nostri fratelli sacerdoti o vescovi cade nel baratro senza fondo del vizio, della corruzione o, peggio ancora, del crimine che distrugge la vita degli altri.

È evidente che il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel Nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo.

Eppure, non scoraggiamoci! II Signore sta purificando la sua Sposa e ci sta convertendo tutti a sé. Ci sta facendo sperimentare la prova perché comprendiamo che senza di Lui siamo polvere. Ci sta salvando dall’ipocrisia, dalla spiritualità delle apparenze. Egli sta soffiando il suo Spirito per ridare bellezza alla sua Sposa, sorpresa in flagrante adulterio. Questa la storia della Chiesa. Questa è la mia storia, può dire ognuno di noi. E alla fine, ma attraverso la tua vergogna, tu continuerai a essere il pastore. Il nostro umile pentimento, che rimane silenzioso tra le lacrime di fronte alla mostruosità del peccato e all’insondabile grandezza del perdono di Dio, questo, questo umile pentimento è l’inizio della nostra santità.

(Incontro con il clero della Diocesi di Roma - Giovedì 07/03/2019)

 

COERENZA E NON IPOCRISIA

 L’ipocrisia dei «professionisti della religione» scandalizza, ha denunciato il Papa celebrando la messa a Santa Marta .E proprio il recente Sinodo dei giovani ha smascherato questo atteggiamento di alcuni cristiani che, pur annunciando i loro digiuni, veri o presunti, e andando regolarmente a messa, non aiutano i poveri e se hanno operai e dipendenti li trattano male, commettendo per questo peccato mortale. Un proposito forte per la Quaresima è proprio l’impegno a non truccarsi l’anima per apparire quello che non si è, chiedendo «al Signore la grazia di essere coerenti, di non essere vanitosi, di non apparire più degni di quello che siamo.

Parlando dei tre esercizi della Quaresima, il Signore ci dice: senti, quando tu digiuni, che non si veda sulla tua faccia che stai digiunando. Mostrati lieto: che non si veda, perché la gente non dica: “ah, è un uomo giusto, come digiuna!”. Quando fai penitenza, non fare questo. Quando tu darai un’elemosina, per favore non suonare la tromba davanti a te: dà l’elemosina di nascosto, che nessuno lo veda. Fai il bene senza farti vedere. E, terzo, quando tu preghi non farlo davanti a tutti, perché la gente dica: “ah, come prega, quest’uomo, questa donna!”. Fallo in sincerità davanti al Padre. E Gesù consiglia anche “di nascosto”.

Coloro che cercano le apparenze, mai si riconoscono peccatori . Tanto che se tu dici loro “anche tu sei peccatore!”», ti rispondono: «Sì, peccati ne abbiamo tutti. E così dicendo relativizzano tutto e tornano a diventare giusti. E magari cercano anche di apparire con la faccia “da immaginetta”, di santino, tutto apparenza. E quando c’è questa differenza tra la realtà e l’apparenza, il Signore usa un aggettivo: “ipocrita”. Ecco l’ipocrisia: anche noi possiamo incominciare questa Quaresima domandandoci: qual è la mia ipocrisia? Dove io non sono coerente, mi manca coerenza tra la realtà e l’apparenza?

A questo proposito, il profeta Isaia propone alcuni esempi: «Cosa fate voi, ipocriti, nel giorno in cui dite di digiunare? “Curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai. Ecco, voi digiunate fra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui”. Dunque, da una parte fai finta di digiunare, magari digiuni anche, ma intanto “curate i vostri affari, angariate tutti i vostri operai, digiunate tra litigi e alterchi e colpendo con pugni iniqui”. Questa è l’ipocrisia.

Non ha senso, dunque, affermare: io sono molto cattolica! Vado sempre alla messa, perché la domanda è: Ma poi cosa fai? Sei coerente? O c’è questa ipocrisia tra la tua realtà e la tua apparenza?.

“Non digiunate più come fate oggi” dice il Signore ; cambiate vita e siate coerenti.

È vero: questo è il digiuno, le opere di misericordia, questo è quello che Dio vuole da noi. E quando tu dividi il tuo pane con l’affamato, introduci in casa tua uno che non ha un tetto o che è un migrante, quando tu cerchi un vestito per qualcuno che non ne ha e ti occupi di questo, digiuni davvero. Invece, tanti cristiani, anche cattolici, che si dicono cattolici praticanti, come sfruttano la gente! Come sfruttano gli operai! Come li mandano a casa all’inizio dell’estate per riprenderli alla fine, così non hanno diritto alla pensione, non hanno diritto ad andare avanti. Eppure, tanti di questi si dicono cattolici: vanno alla messa la domenica, ma fanno questo. E questo è peccato mortale! Quanti umiliano i loro operai!.

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae- Venerdì 08/03/2019) a cura di A. Panzera

 
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