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n° 9 Sabato 2 Marzo 2019

 

EDITORIALE

 Incontro in Vaticano sulla protezione dei minori nella Chiesa

 È terminato, domenica scorsa in Vaticano, l’incontro dei Presidenti delle Conferenze Episcopali Nazionali di tutto il mondo cattolico, convocati da papa Francesco per studiare ed estirpare la piaga di centinaia di abusi sessuali su minori, su seminaristi e suore da parte di rappresentanti del clero cattolico. Sono stati 190 i partecipanti alla quattro giorni. Il papa ha voluto questo appuntamento come atto di forte responsabilità pastorale davanti a una sfida urgente del nostro tempo. “Il silenzio è inaccettabile - ha detto l’arcivescovo di Malta - dobbiamo spezzare il codice del silenzio, la complicità, solo la trasparenza può contrastare il codice del silenzio, perché solo la verità ci porterà ad una soluzione”. Sono state ascoltate anche diverse testimonianze di vittime degli abusi. Alla conclusione si è sottolineato che è importante prevenire, curando la formazione e la selezione dei candidati al sacerdozio, denunciare i casi di abuso e punirei colpevoli. È anche un dovere aiutare le vittime degli abusi, sia psicologicamente sia spiritualmente; chi ha sofferto abusi sessuali da rappresentanti della Chiesa è scontato che non voglia avere nulla a che fare con la Chiesa stessa. Molto forte l’intervento conclusivo di papa Francesco: “Il consacrato che, scelto da Dio per guidare le anime alla salvezza, si lascia soggiogare dalla propria fragilità, o dalla propria malattia, diventa uno strumento di satana; umilmente e coraggiosamente dobbiamo riconoscere che siamo davanti al mistero del male, che si accanisce contro i più deboli perché sono immagine di Gesù. La Chiesa si sente chiamata a combattere un male che tocca il centro della sua missione, annunciare il Vangelo ai piccoli e proteggerli dai lupi rapaci. Nella rabbia giustificata della gente, la Chiesa vede il riflesso dell’ira di Dio, tradito e schiaffeggiato da questi disonesti consacrati”. Un periodo terribile per la vita della Chiesa macchiata da tanti scandali che allontanano molte persone semplici; possa trasformarsi, in evento di purificazione e di responsabilità collettiva.                     

                  D.D.

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Tutti uniti in preghiera per Madia

Lunedì 26 febbraio la comunità maddalenina ha ricevuto da don Davide Mela un invito a riunirsi in preghiera per Madia, la bambina di 9 anni che è stata colpita da un'emorragia cerebrale. E, come la comunità è  sempre unita nella solidarietà verso i poveri e i bisognosi, così ha risposto in massa all'invito di unione di preghiera, facendo sì che la chiesa di S. Maria Maddalena fosse stracolma di persone per partecipare alla messa, al rosario e all'adorazione. Durante l'omelia don Davide, che era visibilmente scosso e che ha celebrato la messa insieme a don Domenico Degortes, ha posto l'accento sul Vangelo di Marco dove Gesù, rispondendo al padre del fanciullo indemoniato dice: "Tutto è possibile a chi crede"! Così abbiamo tutti insieme con fede, rivolto al Signore la preghiera per la piccola Madia e per i suoi genitori estendendo la preghiera a tutti gli ammalati che stanno vivendo un momento di sofferenza. Molto significativa la presenza di tanti bambini che, come gli adulti, hanno risposto a questo invito e, seduti sui gradini dell'altare, hanno aiutato i presenti a recitare il rosario. Abbiamo poi partecipato all'Adorazione Eucaristica con grande devozione. Credo che riunirsi in fervorosa preghiera sia stata una grande testimonianza di fede e di amore, rimettendoci però tutti alla volontà di Dio.

Mentre andiamo in stampa ci è giunta la notizia che Madia, portata d’urgenza dall’ospedale di Sassari a quello di Milano, per un intervento chirurgico molto delicato, poco dopo è volata in cielo. Un fiore colto dalla terra e trapiantato nel giardino di Dio. Abbiamo pregato il Signore, a cui nulla è impossibile, perché la guarisse e la riconsegnasse ai suoi genitori e ai suoi cari. Il Signore ha disposto diversamente, sia fatta la sua volontà. Noi continuiamo a pregare lodando il Padre celeste, uniti al coro degli angeli e dei santi, di cui ora anche Madia fa parte. Lo preghiamo soprattutto per i suoi genitori e gli altri familiari, perché in questo momento di grande dolore (Madia era figlia unica), trovino il conforto della fede in Cristo morto e risorto. La Beatissima Vergine, Madre Addolorata, li consoli e ravvivi in loro la speranza di riabbracciare un giorno Madia nella beata patria del Cielo.

                             Maria Vitiello

 

 

■ La vittoria del 1793 ricordata col sindaco e il parroco di Luogosanto.

Celebrazione fatti del 1793 1 (2)"Se non ci fosse stata quella vittoria, la vita della nostra città sarebbe stata diversa e forse anche quella della Sardegna”.

Le parole sono state pronunciate, lunedì 23 febbraio scorso, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, dal parroco emerito don Domenico Degortes, all'inizio della Messa solenne e cantata, di ringraziamento, per la vittoria che proprio il 23 febbraio del 1793 maddalenini e galluresi ottennero, respingendo l'assalto della Francia giacobina e rivoluzionaria rafforzata da truppe corse. In quell'occasione ci fu la resistenza della piccola flotta locale della Real Marina Sarda, della popolazione maddalenina, della chiesa diocesana, dei miliziani galluresi. Oltre alle gesta eroiche del nocchiere Domenico Millelire. Celebrazione fatti del 1793 3La Messa è stata concelebrata col parroco di Luogosanto, don Sandro Serreri, presenti il sindaco di Luogosanto, Agostino Pirredda, e l'assessore maddalenino Claudio Tollis, un ufficiale in rappresentanza della Marina, un ufficiale in rappresentanza della Capitaneria di Porto, diversi agenti della Compagnia Barracellare. “Dobbiamo dire grazie a quei valorosi, che hanno rischiato la vita per difendere la comunità” ha detto don Degortes. “Quelle persone hanno invocato anche l'aiuto divino, come dice del resto anche lo stendardo: Per Dio e per il Re, vincere o morire. Nello stendardo c'è Santa Maria Maddalena. Ma è stata invocata anche la Madonna di Luogosanto. Ci fa piacere che oggi oltre al sindaco e al vicesindaco di Luogosanto, ci sia anche il parroco, don Sandro che è stato quasi dieci anni a La Maddalena. È bella questa unità tra La Maddalena e la Gallura, perché la Gallura allora si era mobilitata. Però c'era la fede, perché la fede aiuta a difendere i valori umani e cristiani”. Dopo la rievocazione dei fatti d'arme contestualizzati al momento storico, da parte della professoressa Giovanna Sotgiu, ha preso la parola l’assessore Claudio Tollis. L’insegnamento da trarre da quei fatti è che non si arresero, ha detto l’assessore. “Probabilmente questa comunità questa caratteristica l'ha mantenuta nel DNA. Una comunità che non si arrenderà mai e siamo ben orgogliosi di ricordarlo ogni anno in questa commemorazione religiosa e civile”. Il sindaco di Luogosanto dal canto suo ha sottolineato che “la solidarietà fra le comunità è fondamentale anche se oggi per fortuna non si combattono battaglie con i cannoni”.   

          Claudio Ronchi

 

Perché aumentano le convivenze?

SINDACO-MATRIMONIOLa famiglia è stata il tema sul quale hanno riflettuto i sacerdoti della zona di La Maddalena, Palau, Santa Teresa, Arzachena, Sant’Antonio di Gallura, in un recente incontro di zona. Si è preso atto purtroppo che sono pochi i matrimoni che si celebrano in Chiesa. Poco più, quelli che si celebrano in Comune. Molte invece le convivenze. Segno di insicurezza, di un amore minore o forse e più, segno di poca fede? Coppie che convivono da molti anni, si dichiarano credenti ma non si decidono a sposare in Chiesa. Trovano la scusa che non hanno i mezzi per fare un matrimonio solenne come vorrebbero. E intanto vengono i figli e passano gli anni. Alle volte si propone loro di celebrare un matrimonio semplice con due testimoni e pochissimi invitati. La solennità la si potrà fare più avanti quando sarà possibile, anche in un anniversario; perché privarsi della grazia del sacramento che il Signore vuole donare agli sposi? Ma la maggior parte non ci sente. In fondo hanno una fede debole. Non ci tengono al sacramento perché non ne comprendono l’importanza. Non hanno bisogno di Dio nel matrimonio, “Bastano a se stessi”. C’è bisogno di evangelizzazione, annunciare il Vangelo della famiglia. Un lavoro lungo che deve coinvolgere le parrocchie e le famiglie cristiane. A La Maddalena da alcuni anni le parrocchie portano avanti una pastorale della famiglia, invitando ogni mese degli esperti. Incontri interessanti che meriterebbero una partecipazione più numerosa. Bisognerebbe anche moltiplicare i piccoli gruppi di spiritualità familiare, gruppi di coppie che si riuniscono per approfondire, vivere e comunicare il Vangelo della famiglia. Nel recente incontro zonale due altri dati sono stati rilevati: la denatalità e l’abbandono scolastico. In Sardegna abbiamo il primato della denatalità e in Italia il primato nel mondo. Siamo dunque gli ultimi, il fanalino di coda, i più poveri di figli, i più poveri di futuro. Ed è preoccupante anche l‘altro fenomeno per il quale siamo i primi in Italia: l’abbandono scolastico. Questi due fenomeni indicano crisi, difficoltà, disagio in molte famiglie della Sardegna. Quali le cause? Mentalità? Difficoltà economiche? Difficoltà di relazioni? La fede, i figli e la cultura sono la più grande ricchezza di un popolo. Abbiamo da lavorare!                         

                 D.D.

■ Chiese profanate in Francia.

Don Jacques Hamel Recentemente in Francia sono stati frequenti atti antisemiti, segni di odio e di disprezzo verso gli Ebrei, con insulti e minacce a persone e con la profanazione di tombe nei cimiteri ebraici.

Questi segni di odio e disprezzo non risparmiano le chiese cristiane. Lo dichiara il Ministero dell’Interno francese, fornendo dati precisi. L’ anno scorso ci sono stati 1.063 “fatti anticristiani”: chiese vandalizzate, cimiteri profanati, danni a croci ed edicole votive.Anche nei giorni scorsi in una chiesa di Nimes il tabernacolo è stato scardinato, le ostie consacrate frantumate e disseminate dappertutto, statue e mura cosparsi di escrementi. “Non potremo mai abituarci - ha dichiarato Mons. Olivier, portavoce della Conferenza episcopale francese - a questi luoghi di pace in preda a violenze, al corpo di Cristo calpestato, proprio ciò che abbiamo di più bello e di più prezioso”. Circa le motivazioni che spingono a queste violenze, le autorità pensano a sfide tra minorenni con connot azioni anticlericali, ad individui influenzati dalla ideologia jihadista o caduti nell’orbita del satanismo usando le ostie per “riti magici”.     

                  D.D.

 

■ La Maddalena merita un consigliere regionale?

consiglio-regionale-sardegna-1132x670Tutti i Maddalenini, credo, riconoscono l’utilità di avere nel Governo Regionale un rappresentante della nostra Città, il quale ne sia il portavoce. Per circa quarant’anni siamo rimasti senza, fino all’ultima legislatura nella quale insperatamente abbiamo avuto Pier Franco Zanchetta che tante volte ha ricordato nell’assise regionale le necessità del nostro territorio. Nell’ultima votazione avremmo potuto mandare in Consiglio Regionale un nostro rappresentante, ma con 11 candidati maddalenini è stato impossibile. I voti si sono dispersi. Tutti lo dicevano, compresi i candidati, ma ormai le liste erano fatte. Altri centri più piccoli di La Maddalena, hanno eletto i loro consiglieri regionali, Buddusò, addirittura due, uno anche Santa Teresa di Gallura. Centri più grossi come il nostro, poiché erano divisi, hanno portato acqua al mulino degli altri. Un’altra volta, intelligentemente, sarà bene che i rappresentanti dei diversi partiti locali si incontrino e si accordino, nell’interesse di tutta la comunità, indicando soltanto due o tre candidati. Si potrebbe cercare un accordo anche con Palau. L’unione fa la forza, la divisione rende deboli. Importante è anche la percentuale dei votanti. Se, invece del 53% degli elettori andasse a votare l’80%, i risultati potrebbero essere diversi. Purtroppo in molti c’è abulia, sfiducia, dicono dei politici: “tanto sono tutti uguali”. Dire così è un falso alibi, di chi non si ferma un attimo per capire e scegliere chi potrebbe far meglio. È noto il detto che un Paese ha i politici che si merita. Ci vorrebbe un po’ più di passione politica, di amore per la cosa pubblica, che è la vita della comunità civile. Anche l’ambiente cattolico sembra un po’ in letargo, ha bisogno di una maggiore passione politica. Esiste una bellissima, riconosciuta, Dottrina sociale della Chiesa, ma molti cristiani impegnati in politica la conoscono poco e fanno fatica a proporla perché dispersi in tanti raggruppamenti. Oggi, da varie parti del mondo cattolico, si auspica se non un partito, almeno un movimento che presenti in modo organico, i principi della Dottrina sociale della Chiesa: la centralità della persona, la sacralità della vita, la dignità del lavoro, il fondamento della famiglia, l’educazione della gioventù, l’attenzione agli ultimi, il rispetto dell’ambiente. Principi ai quali anche non credenti potrebbero aderire. Auguro che i risultati delle recenti elezioni regionali suscitino in molti riflessione e crescita di responsabilità.

D.D.

 

■ Condoglianze ai familiari di Lucio noto Luciano Acciaro e Maria Gerdi ved. Deiana che sono tornati alla casa del Padre celeste.                

 

  

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Da mercoledì 6 marzo a venerdì 8 marzo Solenni Quarantore dalle ore 09.30 alle ore 11.30; dalle ore 15.00 alle ore 17.00.

 2. Mercoledì 6 marzo

S.Messa con imposizione delle Ceneri alle ore 17.30.

  3. Venerdì 08 marzo

Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta animata dai bambini; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

  4. Domenica 10 marzo

Ore 16.00 incontro di formazione per tutti i membri dell’Oratorio, gruppi, catechiste, cori, genitori, con don Valerio Baresi.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Da lunedì 4 marzo a mercoledì 6 marzo dalle ore 09.00 alle ore 18.00 Solenni Quarantore. Adorazione Eucaristica.

 2) Mercoledì 6 marzo

Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima, giorno di digiuno e astinenza. Sante Messe alle ore 08.30 e alle ore 18.00 con imposizione delle ceneri.

 3) Venerdì 08 marzo

Via Crucis: ore 16,30 Bambino Gesù. Ore 17.15 Moneta animata dai bambini; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

 4) Domenica 10 marzo

Ore 16.00 incontro di formazione per tutti i membri dell’Oratorio, gruppi, catechiste, cori, genitori, con don Valerio Baresi.

 5) Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Porto Vecchio ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378.

 6) Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

 Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

  

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

M A G I S T E R O

 CON L’AMORE DI GESÙ POSSIAMO AMARE ANCHE CHI CI FA DEL MALE

amate-i-nemiciIl Vangelo di Lc 6,27-38 riguarda un punto centrale e caratterizzante della vita cristiana: l’amore per i nemici. Le parole di Gesù sono nette: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male». E questo non è un optional, è un comando. Non è per tutti, ma per i discepoli, che Gesù chiama “voi che ascoltate”. Lui sa benissimo che amare i nemici va al di là delle nostre possibilità, ma per questo si è fatto uomo: non per lasciarci così come siamo, ma per trasformarci in uomini e donne capaci di un amore più grande, quello del Padre suo e nostro. Questo è l’amore che Gesù dona a chi “lo ascolta”. E allora diventa possibile! Con Lui, grazie al suo amore, al suo Spirito noi possiamo amare anche chi non ci ama, anche chi ci fa del male.

In questo modo, Gesù vuole che in ogni cuore l’amore di Dio trionfi sull’odio e sul rancore. La logica dell’amore, che culmina nella Croce di Cristo, è il distintivo del cristiano e ci induce ad andare incontro a tutti con cuore di fratelli. Ma come è possibile superare l’istinto umano e la legge mondana della ritorsione? La risposta la dà Gesù nella stessa pagina evangelica: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Chi ascolta Gesù, chi si sforza di seguirlo anche se costa, diventa figlio di Dio e comincia a somigliare davvero al Padre che è nei cieli. Diventiamo capaci di cose che mai avremmo pensato di poter dire o fare, e di cui anzi ci saremmo vergognati, ma che invece adesso ci danno gioia e pace. Non abbiamo più bisogno di essere violenti, con le parole e i gesti; ci scopriamo capaci di tenerezza e di bontà; e sentiamo che tutto questo non viene da noi ma da Lui!, e dunque non ce ne vantiamo, ma ne siamo grati.

Non c’è nulla di più grande e più fecondo dell’amore: esso conferisce alla persona tutta la sua dignità, mentre, al contrario, l’odio e la vendetta la sminuiscono, deturpando la bellezza della creatura fatta a immagine di Dio.

Questo comando, di rispondere all’insulto e al torto con l’amore, ha generato nel mondo una nuova cultura: la «cultura della misericordia – dobbiamo impararla e praticarla bene questa cultura della misericordia – che dà vita a una vera rivoluzione». È la rivoluzione dell’amore, i cui protagonisti sono i martiri di tutti i tempi. E Gesù ci assicura che il nostro comportamento, improntato all’amore verso quanti ci fanno del male, non sarà vano. Egli dice: «Perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato […], perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio». È bello questo. Sarà una cosa bella che Dio ci darà se noi siamo generosi, misericordiosi. Dobbiamo perdonare perché Dio ci ha perdonato e ci perdona sempre. Se non perdoniamo del tutto, non possiamo pretendere di essere perdonati del tutto. Invece, se i nostri cuori si aprono alla misericordia, se si suggella il perdono con un abbraccio fraterno e si stringono i vincoli della comunione, proclamiamo davanti al mondo che è possibile vincere il male con il bene. A volte per noi è più facile ricordare i torti e i mali che ci hanno fatto e non le cose buone; al punto che c’è gente che ha questa abitudine e diventa una malattia. Sono “collezionisti di ingiustizie”: ricordano soltanto le cose brutte che hanno fatto. E questa non è una strada. Dobbiamo fare il contrario, dice Gesù. Ricordare le cose buone, e quando qualcuno viene con una chiacchiera, e parla male dell’altro, dire: “Ma sì, forse…ma ha questo di buono…”. Rovesciare il discorso. Questa è la rivoluzione della misericordia.

La Vergine Maria ci aiuti a lasciarci toccare il cuore da questa parola santa di Gesù, bruciante come fuoco, che ci trasforma e ci rende capaci di fare del bene senza contraccambio, testimoniando dappertutto la vittoria dell’amore.

(ANGELUS - Domenica 24/02/2019)

 

IL MISTERO FEMMINILE DELLA CHIESA CHE È SPOSA E MADRE

Ascoltando la dottoressa Ghisoni (che aveva risposto ad una domanda dell’assemblea) ho sentito la Chiesa parlare di se stessa. Cioè tutti noi abbiamo parlato sulla Chiesa. In tutti gli interventi. Ma questa volta era la Chiesa stessa che parlava. Non è solo una questione di stile: il genio femminile che si rispecchia nella Chiesa che è donna.

Invitare a parlare una donna non è entrare nella modalità di un femminismo ecclesiastico, perché alla fine ogni femminismo finisce con l'essere un machismo con la gonna. No. Invitare a parlare una donna sulle ferite della Chiesa è invitare la Chiesa a parlare su se stessa, sulle ferite che ha. E questo credo che sia il passo che noi dobbiamo fare con molta forza: la donna è l'immagine della Chiesa che è donna, è sposa, è madre. Uno stile. Senza questo stile parleremmo del popolo di Dio ma come organizzazione, forse sindacale, ma non come famiglia partorita dalla madre Chiesa.

La logica del pensiero della dottoressa Ghisoni era proprio quella di una madre, ed è finita con il racconto di cosa succede quando una donna dà alla luce un figlio. È il mistero femminile della Chiesa che è sposa e madre. Non si tratta di dare più funzioni alla donna nella Chiesa – Sì, questo è buono, ma così non si risolve il problema – si tratta di integrare la donna come figura della Chiesa nel nostro pensiero. E pensare anche la Chiesa con le categorie di una donna. Grazie per la Sua testimonianza. (Intervento del Papa nell’ incontro "La protezione dei minori nella Chiesa" - [Vaticano, 21-24 Febbraio 2019]

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”: “Sia santificato il tuo nome”

Nel nostro percorso di riscoperta della preghiera del “Padre nostro”, oggi approfondiremo la prima delle sue sette invocazioni, cioè «sia santificato il tuo nome».

Le domande del “Padre nostro” sono sette, facilmente divisibili in due sottogruppi. Le prime tre hanno al centro il “Tu” di Dio Padre; le altre quattro hanno al centro il “noi” e le nostre necessità umane. Nella prima parte Gesù ci fa entrare nei suoi desideri, tutti rivolti al Padre: «sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà»; nella seconda è Lui che entra in noi e si fa interprete dei nostri bisogni: il pane quotidiano, il perdono dei peccati, l’aiuto nella tentazione e la liberazione dal male.

Qui sta la matrice di ogni preghiera cristiana – direi di ogni preghiera umana –, che è sempre fatta, da una parte, di contemplazione di Dio, del suo mistero, della sua bellezza e bontà, e, dall’altra, di sincera e coraggiosa richiesta di quello che ci serve per vivere, e vivere bene. Così, nella sua semplicità e nella sua essenzialità, il “Padre nostro” educa chi lo prega a non moltiplicare parole vane, perché – come Gesù stesso dice – «il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate» (Mt 6,8).Quando parliamo con Dio, non lo facciamo per rivelare a Lui quello che abbiamo nel cuore: Lui lo conosce molto meglio di noi! Se Dio è un mistero per noi, noi invece non siamo un enigma ai suoi occhi. Dio è come quelle mamme a cui basta uno sguardo per capire tutto dei figli: se sono contenti o tristi, se sono sinceri o nascondono qualcosa…

Il primo passo della preghiera cristiana è dunque la consegna di noi stessi a Dio, alla sua provvidenza. È come dire: “Signore, Tu sai tutto, non c’è nemmeno bisogno che ti racconti il mio dolore, ti chiedo solo che tu stia qui accanto a me: sei Tu la mia speranza”. È interessante notare che Gesù, nel discorso della montagna, subito dopo aver trasmesso il testo del “Padre nostro”, ci esorta a non preoccuparci e non affannarci per le cose. Sembra una contraddizione: prima ci insegna a chiedere il pane quotidiano e poi ci dice: «Non preoccupatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?» (Mt 6,31). Ma la contraddizione è solo apparente: le domande del cristiano esprimono la confidenza nel Padre; ed è proprio questa fiducia che ci fa chiedere ciò di cui abbiamo bisogno senza affanno e agitazione.

È per questo che preghiamo dicendo: “Sia santificato il tuo nome!”. In questa domanda – la prima! “Sia santificato il tuo nome!” – si sente tutta l’ammirazione di Gesù per la bellezza e la grandezza del Padre, e il desiderio che tutti lo riconoscano e lo amino per quello che veramente è. E nello stesso tempo c’è la supplica che il suo nome sia santificato in noi, nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel mondo intero. È Dio che santifica, che ci trasforma con il suo amore, ma nello stesso tempo siamo anche noi che, con la nostra testimonianza, manifestiamo la santità di Dio nel mondo, rendendo presente il suo nome. Dio è santo, ma se noi, se la nostra vita non è santa, c’è una grande incoerenza! La santità di Dio deve rispecchiarsi nelle nostre azioni, nella nostra vita.

Quando Gesù incomincia a predicare, il primo a pagarne le conseguenze è proprio il male che affligge il mondo. Gli spiriti maligni imprecano: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!» (Mc 1,24). Non si era mai vista una santità così: non preoccupata di sé stessa, ma protesa verso l’esterno. Una santità – quella di Gesù - che si allarga a cerchi concentrici, come quando si getta un sasso in uno stagno. Il male ha i giorni contati – il male non è eterno –, il male non può più nuocerci: è arrivato l’uomo forte che prende possesso della sua casa (cfr Mc 3,23-27). E questo uomo forte è Gesù, che dà anche a noi la forza per prendere possesso della nostra casa interiore. La preghiera scaccia ogni timore. Il Padre ci ama, il Figlio alza le braccia affiancandole alle nostre, lo Spirito lavora in segreto per la redenzione del mondo. E noi? Noi non vacilliamo nell’incertezza. Ma abbiamo una grande certezza: Dio mi ama; Gesù ha dato la vita per me! Lo Spirito è dentro di me. È questa la grande cosa certa. E il male? Ha paura. E questo è bello. (Udienza Generale - 27/02/2019) a cura di A. Panzera

 
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