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n° 10 Sabato 9 Marzo 2019

PREGHIERA NEL DOLORE

 È facile, Signore, pensare alla tua croce

e commuoverci appena,

guardando un film il venerdì santo.

È la tua morte, Signore.

È facile pregare Maria, tua madre,

immaginandola anche sotto la croce.

Era il suo dolore.

È facile, Signore, esultare di gioia nella notte di Pasqua.

Quella è la tua resurrezione.

Ma quando si tratta di un figlio, un fratello, un amico,

tutto, improvvisamente, diventa difficile e cerchiamo un senso ed una risposta che non possiamo trovare. Quanto è piccola e fragile la nostra fede!

Questa è la nostra preghiera oggi: rendi vera e forte la nostra fede;

aiutaci ad accogliere i tuoi progetti, anche quando sono umanamente incomprensibili,

con la certezza che ogni cosa in te ha un significato.

Aiutaci a piangere, ma con speranza,

e a cantare la tua resurrezione non con le parole, ma con la nostra vita. Amen

(Anonimo)

  

 PREGHIERA PER MADIA

 Signore,

   ora che Ti sei ripresa

             Madia

conducendola per mano

         ai giardini

     dove gli angioletti

giocano con la Felicità,

   delle tante lacrime

      versate per lei

        fanne perle

       di divina luce.

E colmane le anime

        e i cuori

       mitigando

la sorda imperscrutabilità

       del dolore.

 Signore,

    fanne perle

     della luce

  che nel Tuo Regno

  illumina la vera vita.

Gennaro Avellino

6-3-2019

 

Qualcuno muore ed è come quando i passi si fermano.

Ma se fosse solo una breve pausa, prima di un nuovo viaggio?

Qualcuno muore ed è come se una porta si chiudesse.

Ma se fosse una porta dietro la quale si aprono nuovi paesaggi?

Qualcuno muore ed è come un albero che si schianta a terra.

Ma se fosse l’inizio di un nuovo seme che germoglia?»

 «Qualcuno muore ed è come se un terremoto distruggesse tutto:

ma se fosse l’inizio di una nuova costruzione?

Qualcuno muore ed è come quando uno inciampa e cade:

ma se un amico gli desse una mano per rialzarsi in piedi?

Qualcuno muore ed è come quando il cielo diventa grigio:

ma se dietro le nuvole si scoprisse un cielo ancora più azzurro?

(Benoit Marchon)

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ L'inizio della quaresima nella nostra isola.

cover quaresima (2)Per tutti gli isolani è durato poco il tempo dell'allegria e della festa. Con la sconvolgente notizia della morte della piccola Madia, tutto è stato annullato e non poteva essere che così. Tutti abbiamo il cuore ferito ed in primis i bambini, quelli che la frequentavano, ma anche quelli che non la conoscevano: il suo viso d'angelo e gli occhi color del cielo, sono rimasti impressi nel cuore di tutti. Nel tempo forte della Quaresima che è appena iniziata, avremo un motivo in più per meditare sulla fragilità della nostra vita terrena, come indica l'imposizione delle ceneri. Ma la cenere è anche il segno di chi si pente del proprio agire sbagliato e decide di compiere un nuovo cammino di conversione. La quaresima è tempo di assidua preghiera così come è stato fatto in questa settimana con le Quarant'ore, con l'esposizione del SS. Sacramento e l'adorazione Eucaristica per commemorare le quaranta ore che il Corpo di Gesù giacque nel sepolcro. Nella chiesa di S.Maria Maddalena l'adorazione c'è stata dal lunedì al mercoledì, mentre nella chiesa di Moneta dal mercoledì al venerdì. Il mercoledì delle ceneri il parroco dell'isola don Andrea Domanski ha celebrato la messa con l'imposizione delle ceneri a S. Maria Maddalena insieme a don Davide Mela, mentre don Domenico Degortes ha celebrato la messa a Moneta dove, insieme a tanti adulti, c'erano anche i bambini. Era presente la Confraternita del Getsemani che ha partecipato attivamente con le letture e l'offertorio. Don Domenico al termine della celebrazione si è recato all'Oasi Serena dove ha imposto le ceneri agli anziani e al personale presente. Venerdì 8 marzo tutti i bambini dell'isola si sono ritrovati a Moneta per partecipare alla Via Crucis avvicendandosi nell'accompagnare Gesù nel suo percorso doloroso. Sarà anche piccola la chiesa, ma che bello vederla così gremita di persone e specialmente con così tanti bambini! Questo è stato l'inizio del cammino quaresimale nella nostra isola, cammino che ci porterà all'evento salvifico della risurrezione di Gesù, punto centrale della nostra fede.  

        Maria Vitiello

 

■ Una nuova beata in Sardegna: Edvige Carboni

edvige carboniVerrà dichiarata beata nel suo paese natale, Pozzomaggiore (SS), diocesi di Alghero-Bosa, il prossimo 15 giugno. Il solenne rito, che si svolgerà nell’ippodromo comunale, sarà presieduto in rappresentanza del Papa, dal cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle cause dei santi. Edvige Carboni visse i suoi giorni nell’umiltà silenziosa arricchiti dalla preghiera assidua, dai lavori di ricamo e dalla carità verso tutti: la famiglia, la parrocchia, i poveri, gli ammalati,

 All’età di 31 anni ricevette le stimmate cioè le ferite nelle mani, nei piedi e nel petto simili a quelle del suo Amore Crocifisso. Subì con pazienza varie accuse perché considerata visionaria e falsa. Affrontò con serenità il processo canonico e fu dichiarata veritiera. Nel 1929 lasciò la Sardegna e si trasferì nel Lazio, con la sorella Paolina, maestra di scuola elementare, e il vecchio papà. Seguì la sorella nei vari trasferimenti e passò gli ultimi anni della sua vita a Roma. Da lì poteva facilmente frequentare il santuario della Scala Santa, presso la basilica di San Giovanni in Laterano, dove trovò la sua collocazione spirituale nella Famiglia passionista e dove conobbe il suo ultimo direttore spirituale.

Morì improvvisamente il 17 febbraio 1952. Il Nord Sardegna ha avuto negli ultimi anni diversi beati: nel 2014 il beato padre Francesco Zirano, martire della fede ad Algeri nel 1603. Due anni dopo Elisabetta Sanna di Codrongianus. Il 15 giugno prossimo Edvige Carboni.              

D.D. da Libertà e Dialogo.

 

 

■ La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa lo “S.C.P.E”: Sistema cellule parrocchiali di evangelizzazione.

Il Pontificio Consiglio per i laici nel maggio del 2009 ha riconosciuto l’esperienza ecclesiale delle cellule parrocchiali di evangelizzazione. Abbiamo voluto cogliere questa occasione per presentare un metodo di evangelizzazione che ha lo scopo di contribuire al rinnovamento delle parrocchie, essendo un mezzo per renderle missionarie. Il carattere spirituale del metodo, i suoi fondamenti teologici, la sua storia, la sua attuazione testimoniano questo rinnovamento che ci auguriamo possa veramente realizzarsi anche da noi.A La Maddalena da molti anni esistono dei gruppi parrocchiali che vengono chiamati cellule di evangelizzazione, guidati spiritualmente dal Parroco e seguendo le indicazioni del fondatore Don Pigi della parrocchia di Sant’Eustorgio di Milano. Abbiamo avuto il primo incontro internazionale con il Papa il 5 settembre del 2015 ed il secondo avverrà il 18 novembre di quest’anno. Ogni anno si tiene un incontro internazionale a Milano allo scopo di essere al passo con l’evangelizzazione. Il Santo Padre esorta ad essere strumento nel mondo per servire, condividere, spiegare, invitare la comunità dei credenti ad accogliere il messaggio sempre nuovo del Vangelo. Tutti coloro che desiderano conoscere e partecipare ai nostri incontri, possono mettersi in contatto con Don Domenico, incaricato dal Parroco a coordinare le cellule locali.                

         Pengo Antonio Remigio

 

■ L’Ordo virginum (L’Ordine delle vergini).

È una vocazione antichissima che è stata recuperata dopo il Concilio. Le donne che accolgono questa vocazione vi corrispondono con la decisione di perseverare nella verginità per tutta la vita. Sono 7.000 nel mondo le donne che si sono consacrate all’Ordo, 700 in Italia, 115 le diocesi italiane in cui sono presenti. Il cardinale Braz de Avis, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, incontrando in un convegno un centinaio di consacrate, ha incoraggiato l’Ordo virginum ad ascoltare i segni dei tempi e a tessere legami a servizio di quella comunità d’amore che è la Chiesa fondata da Cristo. Le consacrate dell’Ordo virginum non hanno segni esteriori che le caratterizzano, non hanno un carisma uguale per tutte, vivono da sole, in famiglia o in comunità, e come riferimento non hanno una superiora ma il vescovo diocesano. Sono al servizio della parrocchia e della diocesi. I padri della Chiesa vedevano nelle donne consacrate l’immagine della Chiesa sposa totalmente dedita al suo Sposo, Cristo.                     

  D.D. da Avvenire

 

■ Rischio disastro educativo

Qualcuno ha detto, parlando degli adulti: “Siamo l’ultima generazione di figli che ha obbedito ai propri genitori e la prima generazione di genitori che ubbidisce ai propri figli”. La frase si potrebbe stendere ad educatori, insegnanti, catechisti e sacerdoti. C’è un progressivo declino nell’esercizio dell’autorità. Le conseguenze? Insicurezza, frustrazione, rabbia e depressione. Molti bambini stanno crescendo con un senso di prepotenza e di pretesa, despoti involontari e incolpevoli di adulti ricattabili da più o meno consapevoli sensi di colpa per le troppe assenze e divisioni. Tanti sono gli adolescenti che né in famiglia né a scuola hanno qualcuno col quale fare “braccio di ferro” per allenarsi alle sfide della vita, facendosi così l’idea che non ci sono limiti ai propri desideri e che si può e si deve avere tutto e subito, senza quasi mai dare conto a nessuno. Ben presto però si sentono sempre più soli e senza valore: se fai bene o fai male nessuno ti dice niente, e il messaggio che ti arriva è solo che “non conti”. Molti di questi ragazzi incupiscono, solitari e annoiati dal “ben-avere”, diventano così incapaci di sognare e lottare per i propri sogni diventando sempre più incapaci di confrontarsi con il dolore che si portano dentro. Non avendo chi li accoglie e offre loro un senso, compulsivamente vanno a “sballarsi” per potersi sentire vivi, almeno per un po’, oppure diventano violenti e commettono atti anche lesivi degli altri, compresi i coetanei, dichiarando che l’hanno fatto “per vincere la noia”, e magari trovando più di un adulto pronto a minimizzare. Troppi adulti speculano sulla pelle dei più giovani anche con alcool e droga, senza lasciarsi scalfire da alcuno scrupolo. Una analisi troppo pessimista? Ci sono tanti segnali belli, incoraggianti e positivi, ma di proposito ho voluto mettere il dito su alcune piaghe e contribuire ad una sincera autocritica da adulto con adulti. Diceva sant’Alfonso Maria de’ Liguori: “La responsabilità è dei responsabili”.

L.Ponticelli da Avvenire

 

Lorenzo Braina incontra le famiglie.

lorenzo brainaCarissimi, la commissione interparrocchiale "Ciao Famiglia Insieme" di La Maddalena organizza per Domenica 24 Marzo alle h 16.00 c/o la sala conferenze dell'Oasi Serena un incontro - dibattito con l'educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano. L'incontro è aperto alle coppie, agli educatori e agli animatori. Il tema che verrà proposto è il seguente: "LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI". È previsto un servizio di baby sitter, al termine ci sarà un momento conviviale portando per chi lo desidera: un salato, un dolce o bevanda da condividere. Lorenzo Braina ha già fatto la sua presenza qui a La Maddalena ed è chiamato in tutta la Sardegna e nel continente riscuotendo grandi consensi, la simpatia è la sua arma speciale per catturare l'attenzione delle sue platee, sarà una bella occasione per stare bene insieme con un compagno di viaggio davvero eccezionale.

Per la commissione "Ciao Famiglia Insieme" Agostino Canu e Simonetta Colonna

 

 

 

 

 

■ Cent'anni fa, l'Istituto apriva l'Educandato.

Foto educande Istituto San VincenzoEra il 1919, cent'anni fa, e suor Maria Elisa Gotteland ebbe la felice intuizione di realizzare, all'interno dell'Istituto San Vincenzo, un servizio che potesse andare incontro sia a quelle ragazze che, abitando nei piccoli centri e negli stazzi della Gallura, potessero frequentare le scuole esistenti alla Maddalena sia in alcuni casi a quelle “signorine”, figlie di agiate famigli militari che per motivi diversi avevano necessità di essere accolte in una struttura che ne garantisse adeguata vita ed educazione. L’ospitalità dell’Istituto San Vincenzo consentiva a queste ragazze di poter frequentare non solo le Elementari ma anche le Medie, l'Avviamento, il Ginnasio e più tardi le Magistrali. Un servizio di accoglienza al quale le famiglie affidavano le loro "giovinette" certe di metterle in buone mani. L’Educandato iniziò con tre ragazzine poi man mano il loro numero aumentò. Venivano dalle campagne di Palau, dal centro e dalle campagne di Arzachena, da Santa Teresa e Luogosanto. Venivano anche da Olbia, allora paesone più piccolo di La Maddalena, e anche da centri più lontani. Ovviamente si trattava di ragazze le cui famiglie, sebbene con sacrifici, riuscivano a pagar loro le rette. Che per le casse dell'Istituto giungevano assai preziose.

In qualche caso particolare qualche ragazza, per le particolari condizioni familiari, veniva ospitata gratuitamente. A proposito della retta, questa non necessariamente veniva pagata in tutto o in parte in moneta. Capitava che potesse essere integrata, laddove non sufficiente, con generi di prima necessità, derivanti dall'agricoltura dalla pastorizia ... Tutto ovviamente era buono per la grande famiglia delle suore vincenziane. Nel 1942-43 le educande erano ben 34, nell'anno scolastico 1956/57 furono 30. Fin dall'inizio ovvero da quando fu realizzata l'ala con la sopraelevazione, alle educande fu adibito il secondo piano al quale si accede entrando dal portone principale a destra. Lì si trovavano le camerette e i servizi e lì si trovavano i locali comuni dove si ritrovavano per studiare. Le educande avevano una loro divisa che era come risulta da foto d'epoca, da marinaiette. E dalla Regia Marina Militare molto riusciva ad ottenere la superiora suor Gotteland. Alle educande si dedicava, a tempo pieno, una suora che si avvaleva della collaborazione di qualche orfanella. Inizialmente ad occuparsi delle educande fu suor Angèle Valle, la suora artista, musicista e pittrice. Di loro si occupò anche suor Maria Luisa Sanna, tra gli anni ‘60 negli anni ‘70 ma colei che ancora si ricorda, come suora delle educande, è stata suor Caterina Salaris, che poi, dopo un trasferimento a Sassari tornò nel 1980 alla Maddalena per alcuni anni come superiora.

Delle educande si occupò anche suor Maria Grazia Spanedda, poi trasferita a Roma. La vita delle educande all’Istituto San Vincenzo era naturalmente ispirata ai più autentici principi educativi e religiosi tipici delle suore vincenziane, un tipo di vita che specialmente negli anni successivi al secondo dopoguerra non sempre venivano graditi dalle ragazze ospitate. Oltre a studiare, naturalmente, alle educande venivano insegnate virtù quali la buona educazione, il cucito, la musica. Molte di quelle ragazze diventarono poi insegnanti o ricoprirono uffici pubblici. Diverse andarono all’università e si laurearono. Il servizio educandato si interruppe nei primi anni ’90 del secolo scorso. I tempi erano cambiati come anche la mentalità; c'era più libertà, anche per le ragazze, anche di movimento, i trasporti nettamente migliorati rispetto al passato consentivano di fare le pendolari e molte scuole, nei centri vicini, nel frattempo erano state aperte, anche superiori. Quando l'educandato dell’Istituto fu chiuso le ragazze ospiti erano meno di una decina.

Claudio Ronchi

 

■ Condoglianze ai familiari di Maria Amedea nota Zizì Palamidesi, Mario Masu, Giovanni De Luca e Luciano Lubrano che sono tornati alla casa del Padre celeste.                

 

  

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

 Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

 Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

 Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

Ogni secondo mercoledì del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. DOMENICA 10 MARZO ore 16.00 presso l’Oratorio San Giovanni Bosco (Via Cairoli) don Valerio Baresi, sacerdote salesiano, terrà un incontro sulla figura di don Bosco, sull’Oratorio e sul metodo preventivo di don Bosco! Tutti i gruppi dell'oratorio sono invitati a partecipare (catechiste, educatori, cori, teatro, banda...), ma anche i genitori dei ragazzi e tutti gli adulti che desiderano affacciarsi a questa realtà. Un momento di incontro e formazione per scoprire sempre meglio il grande ruolo dell'Oratorio nella sfera educativa.

 2. Martedì 12 marzo ore 18.00 Lectio Divina quaresimale nel salone conferenze.

 3. Mercoledì 13 marzo ore 18.00 stazione quaresimale nella chiesa della SS: Trinità. Non ci saranno Messe serali in altre chiese.

 4. Giovedì 14 marzo ore 18.30 incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

 5. Venerdì 15 marzo Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

 6. Domenica 24 Marzo alle ore 16.00 presso la sala conferenze dell'Oasi Serena incontro - dibattito con l'educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano. L'incontro è aperto alle coppie, agli educatori e agli animatori. Il tema che verrà proposto è il seguente: "LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI". È previsto un servizio di baby sitter.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. DOMENICA 10 MARZO ore 16.00 presso l’Oratorio San Giovanni Bosco (Via Cairoli) don Valerio Baresi, sacerdote salesiano, terrà un incontro sulla figura di don Bosco, sull’Oratorio e sul metodo preventivo di don Bosco! Tutti i gruppi dell'oratorio sono invitati a partecipare (catechiste, educatori, cori, teatro, banda...), ma anche i genitori dei ragazzi e tutti gli adulti che desiderano affacciarsi a questa realtà. Un momento di incontro e formazione per scoprire sempre meglio il grande ruolo dell' Oratorio nella sfera educativa.

2. Riprende l’adorazione eucaristica quotidiana ogni giorno dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.00. Dalle 17.00 adorazione comunitaria con il S. Rosario e i Vespri.

 3. Da lunedì 11 marzo ogni lunedì di Quaresima l’adorazione quotidiana pomeridiana, il rosario, i vespri e la S. Messa serale nella cappella dell’Istituto San Vincenzo. Dopo la S.Messa ogni lunedì la Lectio Divina.

 4. Mercoledì 13 marzo ore 18.00 stazione quaresimale nella chiesa della SS: Trinità. Non ci saranno Messe serali in altre chiese.

 5. Venerdì 15 marzo Via Crucis: ore 16.30 Bambino Gesù; ore 17.15 Moneta; ore 18.30 Santa Maria Maddalena.

 6. Domenica 24 Marzo alle ore 16.00 presso la sala conferenze dell'Oasi Serena incontro - dibattito con l'educatore pedagogista Lorenzo Braina del CREA (Centro per la creatività educativa) di Oristano. L'incontro è aperto alle coppie, agli educatori e agli animatori. Il tema che verrà proposto è il seguente: "LA RELAZIONE DI COPPIA NELLA CURA DEI FIGLI". È previsto un servizio di baby sitter.

 7. Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Porto Vecchio ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378.

 8. Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

ORARI DELLE CONFESSIONI

 Mercoledì Confessore straordinario: dalle 10.00 alle 12.30; dalle 15.30 alle 17.00

Venerdì dalle 10.00 alle 12.00

Sabato dalle 10.00 alle 12.00

 

   

M A G I S T E R O

 PRIMA DI CONDANNARE GLI ALTRI, GUARDIAMO DENTRO NOI STESSI

luca-capitolo6-versetto41 «Può forse un cieco guidare un altro cieco?» (Lc 6, 39). Con questa domanda, Gesù vuole sottolineare che una guida non può essere cieca, ma deve vedere bene, cioè deve possedere la saggezza per guidare con saggezza, altrimenti rischia di causare dei danni alle persone che a lei si affidano. Gesù richiama così l’attenzione di quanti hanno responsabilità educative o di comando: i pastori d’anime, le autorità pubbliche, i legislatori, i maestri, i genitori, esortandoli ad essere consapevoli del loro ruolo delicato e a discernere sempre la strada giusta sulla quale condurre le persone.

E Gesù prende in prestito una espressione sapienziale per indicare se stesso come modello di maestro e guida da seguire: «Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro». È un invito a seguire il suo esempio e il suo insegnamento per essere guide sicure e sagge. E tale insegnamento è racchiuso soprattutto nel discorso della montagna, che da tre domeniche la liturgia ci propone nel Vangelo, indicando l’atteggiamento della mitezza e della misericordia per essere persone sincere, umili e giuste. Nel brano di oggi troviamo un’altra frase significativa, quella che esorta a non essere presuntuosi e ipocriti. Dice così: «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?». Tante volte, lo sappiamo tutti, è più facile o comodo scorgere e condannare i difetti e i peccati altrui, senza riuscire a vedere i propri con altrettanta lucidità. Noi sempre nascondiamo i nostri difetti, li nascondiamo anche a noi stessi; invece, è facile vedere i difetti altrui. La tentazione è quella di essere indulgenti con se stessi – manica larga con se stessi – e duri con gli altri. È sempre utile aiutare il prossimo con saggi consigli, ma mentre osserviamo e correggiamo i difetti del nostro prossimo, dobbiamo essere consapevoli anche noi di avere dei difetti. Se io credo di non averne, non posso condannare o correggere gli altri. Tutti abbiamo difetti: tutti. Dobbiamo esserne consapevoli e, prima di condannare gli altri, dobbiamo guardare noi stessi dentro. Possiamo così agire in modo credibile, con umiltà, testimoniando la carità.

Come possiamo capire se il nostro occhio è libero o se è impedito da una trave? È ancora Gesù che ce lo dice: «Non vi è albero buono che produca frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto». Il frutto sono le azioni, ma anche le parole. Anche dalle parole si conosce la qualità dell’albero. Infatti, chi è buono trae fuori dal suo cuore e dalla sua bocca il bene e chi è cattivo trae fuori il male, praticando l’esercizio più deleterio fra noi, che è la mormorazione, il chiacchiericcio, parlare male degli altri. Questo distrugge; distrugge la famiglia, distrugge la scuola, distrugge il posto di lavoro, distrugge il quartiere. Dalla lingua incominciano le guerre. Pensiamo un po’, noi, a questo insegnamento di Gesù e facciamoci la domanda: io parlo male degli altri? E cerchiamo di correggerci almeno un po’: ci farà bene a tutti.    (ANGELUS - Domenica 03/03/2019)

 

«L’ARDENTE ASPETTATIVA DELLA CREAZIONE È PROTESA VERSO LA RIVELAZIONE DEI FIGLI DI DIO»

(RM 8,19)

 

Ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24).

1. La redenzione del creato

La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. In questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte.

2. La forza distruttiva del peccato

Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo.

Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato.

3. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

«Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale. La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità. Messaggio per la QUARESIMA 2019)

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”: “Venga il tuo regno”

 

Quando preghiamo il “Padre nostro”, la seconda invocazione con cui ci rivolgiamo a Dio è «venga il tuo Regno» (Mt 6,10). Dopo aver pregato perché il suo nome sia santificato, il credente esprime il desiderio che si affretti la venuta del suo Regno. Questo desiderio è sgorgato, per così dire, dal cuore stesso di Cristo, che iniziò la sua predicazione in Galilea proclamando: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Queste parole non sono affatto una minaccia, al contrario, sono un lieto annuncio, un messaggio di gioia. Gesù non vuole spingere la gente a convertirsi seminando la paura del giudizio incombente di Dio o il senso di colpa per il male commesso. Gesù non fa proselitismo: annuncia, semplicemente. Al contrario, quella che Lui porta è la Buona Notizia della salvezza, e a partire da essa chiama a convertirsi. Ognuno è invitato a credere nel “vangelo”. E Gesù annuncia questa cosa meravigliosa, questa grazia: Dio, il Padre, ci ama, ci è vicino e ci insegna a camminare sulla strada della santità.

I segni della venuta di questo Regno sono molteplici e tutti positivi. Gesù inizia il suo ministero prendendosi cura degli ammalati, sia nel corpo che nello spirito, di coloro che vivevano una esclusione sociale – per esempio i lebbrosi –, dei peccatori guardati con disprezzo da tutti, anche da coloro che erano più peccatori di loro ma facevano finta di essere giusti. E Gesù questi come li chiama? “Ipocriti”. Gesù stesso indica questi segni, i segni del Regno di Dio: «I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,5).

“Venga il tuo Regno!”, ripete con insistenza il cristiano quando prega il “Padre nostro”. Gesù è venuto; però il mondo è ancora segnato dal peccato, popolato da tanta gente che soffre, da persone che non si riconciliano e non perdonano, da guerre e da tante forme di sfruttamento, pensiamo alla tratta dei bambini, per esempio. Tutti questi fatti sono la prova che la vittoria di Cristo non si è ancora completamente attuata: tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso.  

“Venga il tuo Regno!”. Seminiamo questa parola in mezzo ai nostri peccati e ai nostri fallimenti. Regaliamola alle persone sconfitte e piegate dalla vita, a chi ha assaporato più odio che amore, a chi ha vissuto giorni inutili senza mai capire il perché. Doniamola a coloro che hanno lottato per la giustizia, a tutti i martiri della storia, a chi ha concluso di aver combattuto per niente e che in questo mondo domina sempre il male. Sentiremo allora la preghiera del “Padre nostro” rispondere. Ripeterà per l’ennesima volta quelle parole di speranza, le stesse che lo Spirito ha posto a sigillo di tutte le Sacre Scritture: “Sì, vengo presto!”: questa è la risposta del Signore. “Vengo presto”. Amen. E la Chiesa del Signore risponde: “Vieni, Signore Gesù” (cfr Ap 2,20). “Venga il tuo regno” è come dire “Vieni, Signore Gesù”. E Gesù dice: “Vengo presto”. E Gesù viene, a suo modo, ma tutti i giorni. Abbiamo fiducia in questo. E quando preghiamo il “Padre nostro” diciamo sempre: “Venga il tuo regno”, per sentire nel cuore: “Sì, sì, vengo, e vengo presto”. Grazie!

(Udienza Generale - 06/03/2019) a cura di A. Panzera

 
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