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n° 7 Sabato 16 Febbraio 2019

 

EDITORIALE

 LAVORI IN CORSO

 Sicuramente avete notato che negli scritti ecclesiali, almeno là dove si vuole essere precisi, trovate chiesa a volte con la C maiuscola altre volte con la c minuscola. Non è casuale o tanto meno un errore: chiesa con la minuscola è l’edificio che raccoglie i fedeli; Chiesa con la maiuscola è la comunità cristiana che vive insieme (o cerca, per lo meno, di vivere insieme) la fede e il vangelo.

Diverse persone ogni tanto mi chiedono quando saranno finiti i lavori nella chiesa (non vedo l’ora anch’io) perché tengono al suo decoro e alla sua bellezza. Cosa che a me fa tanto piacere. La chiesa parrocchiale in qualche maniera è sempre un biglietto da visita della comunità per chiunque arriva da fuori. Il mio pensiero va anche e soprattutto alla Chiesa con la C maiuscola che ha bisogno di “manutenzioni”…

In questa ci  dovrebbe essere sempre appeso il cartello “lavori in corso”. È un cantiere sempre in atto.

C’è tanto da fare e per ognuno c’è un posto. Nelle ultime settimane abbiamo sentito i brani della prima lettera di san Paolo ai Corinzi dove una similitudine ci aiuta a capire come deve essere formata una comunità. Paolo afferma “Cristo è come un corpo che ha molte membra. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo e ognuna, a seconda della propria energia e funzione, contribuisce alla crescita del corpo stesso... Voi siete il Corpo di Cristo, e ciascuno di voi ne fa parte”. Come in un corpo umano, infatti, non vi è una cellula che si comporti in modo passivo, così nella chiesa non può esserci un battezzato che non partecipi alla vita di tutta la comunità. E come nel corpo umano ogni membro svolge la sua funzione per il bene e la salute di tutto il corpo, così nella chiesa ogni suo membro deve trovare un suo spazio e una sua funzione per il bene comune. Ogni persona ha la sua missione da compiere in famiglia e nella società attraverso il proprio lavoro. 

S. Paolo afferma ancora: “Vi sono diversi doni...vi sono diversi modi di servire...vi sono molti tipi di attività, ma chi muove tutti all’azione è sempre lo stesso Dio. In ciascuno lo Spirito si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune. “(1 Cor12, 4-11) Ognuno di noi, quindi, deve chiedersi: "qual è il dono che Dio ha dato affinché possa metterlo a servizio dei fratelli e dell’intera comunità dei credenti?

A nome di don Domenico, di don Davide e mio.... lancio l’appello a farvi avanti, con fiducia e coraggio. Abbiamo bisogno di aiuto perché la nostra Chiesa di La Maddalena sia viva e attiva. C’è bisogno per la catechesi, l’oratorio, l’animazione liturgica (lettori, ministranti, cori, pulizia), adoratori dell’Eucaristia, il servizio della carità e degli anziani/ammalati e collaboratori per le varie feste…

Come ci teniamo alla bellezza della nostra chiesa parrocchiale facciamo in modo che sia ancora più bella e attraente la nostra Chiesa-comunità di persone.

Il Signore ci benedica e ci accompagni sempre.

Don Andrea

 

     

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■La giornata del malato.

giornata malato 2019È nel giorno dedicato alla Madonna di Lourdes,11 febbraio, che viene celebrata la Giornata del Malato, ma nella nostra isola viene sempre spostata per consentire la presenza del Vescovo in mezzo a noi. E doveva essere lui martedì 12 febbraio a celebrare la Messa interparrocchiale nella chiesa di S. Maria Maddalena in occasione della 27° giornata  del malato. Ma come ha simpaticamente detto don Andrea Domanski, che ha dovuto celebrare al suo posto, Monsignor Sanguinetti ha voluto dimostrare di essere solidale con tutti gli ammalati e .......... si è ammalato anche lui! Egli ha voluto comunque far pervenire i suoi saluti alla comunità e assicurare la sua preghiera a tutti gli ammalati dell'isola. Don Andrea ha iniziato la Messa presentando al Signore e pregando per loro, tutti i nostri fratelli ammalati, e sono tanti, che stanno sperimentando la debolezza e che portano la Croce di Cristo nel corpo e nello spirito. In maniera particolare abbiamo pregato per don Paolo che, nel giorno della Madonna di Lourdes ha aperto gli occhi e anche per la nostra parrocchiana Clara che ha subìto un delicato intervento chirurgico. Proprio per ricordare don Paolo, il parroco nell'omelia ha voluto leggere una delle storie che egli scriveva ogni settimana nel bollettino interparrocchiale e che ora tanto ci mancano perchè sono certamente pillole di saggezza che ci fanno riflettere. Don Andrea ci ha anche fatto partecipi di qualche capoverso del messaggio che Papa Francesco ha rivolto a tutti nella giornata del malato. Il tema del messaggio è "gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" e come esempio egli ha scelto la figura di Madre Teresa, la santa dei nostri giorni, riconosciuta come la gratuità incarnata: "La cura dei malati ha bisogno di professionalità e tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come una carezza, facendo così sentire all'altro che è caro!". Ed è quello che fanno ogni giorno i nostri volontari ospedalieri e i ministri straordinari dell'Eucaristia, che erano tutti presenti alla celebrazione, hanno ricevuto il rinnovo del loro mandato e hanno partecipato attivamente con le letture, l'offertorio e le preghiere dei fedeli. Al termine della Messa una volontaria ospedaliera ha letto la preghiera della 27a Giornata Mondiale del Malato. La Messa è stata concelebrata da don Domenico Degortes e animata in maniera egregia e solenne dalla corale di Santa Cecilia, diretta da Luigi Maccioccu. Dopo la Messa, in mancanza del Vescovo, sono stati i nostri sacerdoti a recarsi a far visita agli ammalati del nostro ospedale per portare loro, oltre la benedizione, un pò di conforto, accompagnati dai volontari ospedalieri, i quali hanno voluto far dono di un omaggio floreale a tutti i degenti. Sono entrati anche nel reparto di ostetricia dove c'erano sia i medici che gli infermieri, ma come sappiamo, era completamente vuoto! Hanno anche incontrato il gruppo dei presidianti porgendo loro solidarietà e incoraggiandoli a portare avanti questa lotta che fanno con tanto sacrificio, per il bene di tutta la popolazione.                       

     Maria Vitiello

 

 Serenamente in festa per Carnevale.

Carissimi, Febbraio e Marzo 2019: tempo di carnevale, tempo di fare festa insieme, di socializzare, di costruire amicizie. Certo, fare festa non significa dimenticare le preoccupazioni, magari si possono mettere per un momento da parte. La commissione famiglia interparrocchiale, con i responsabili degli oratori, hanno messo insieme una scaletta di eventi per chi appunto desidera trascorrere dei momenti in compagnia, lasciando perdere la dieta per gustare qualche buon piatto grasso, accompagnato con le nostre ottime frittelle. Per le famiglie e singole persone si comincia Sabato 16 Febbraio per festeggiare San Valentino, posticipato: alle h 19.30 ci sarà la cena con musica e ballo. Sabato 23 c/o l’oratorio S. G. Bosco (vicino ospedale), h 19.30 Apericena con musica e ballo. Sabato 2 marzo, c/o l’oratorio S. D. Savio, h 19.30 cena e ballo in maschera.

Sabato 9, festa della donna posticipata, cena e quattro chiacchiere in famiglia. Il costo delle cena per serata è di Euro 10,00 a persona. Si raccomandano le prenotazioni.

 Per quanto riguarda la festa per i bambini, Domenica 17 sarà c/o l’oratorio San Domenico Savio, alle h 16.00 con grande frittellata e Domenica 24 c/o l’oratorio San Giovanni Bosco alle ho 16.00 con divertimento in maschera. Partecipare significa ritrovarsi, creare una forza, sentirsi più uniti. Vi aspettiamo.

 

■ Con il passaggio di consegne dal Comitato festeggiamenti dei 250 anni avvenuto domenica 10 febbraio scorso, è iniziato il percorso della classe 1969. Abbiamo accettato con emozione e qualche timore la grande responsabilità che comporta l’organizzazione delle feste patronali quali Santa Maria Maddalena e la Natività Maria Bambina. Contiamo, in futuro, che si possano unire altre persone per formare un gruppo ancora più numeroso per portare più idee e passione.

Abbiamo in programma l’organizzazione di eventi che vanno dal pranzo all’aperto il lunedì di Pasquetta, la festa del 1° Maggio alla “Madonnetta” nella incantevole Carlotto, alle tradizionali 22 Luglio e 8 Settembre e altre manifestazioni sportive, culturali e di intrattenimento anche in collaborazione con il comune, associazioni locali e comitati isolani.

La nostra intenzione è quella di coinvolgere l’intera comunità maddalenina cercando di organizzare feste che soddisfino tutte le fasce d’età: il presidente Luigi Macciocu; i vice-presidenti Loredana Coppadoro e Sandra Pagano; il tesoriere Patrizia Silai; gli economi Marco Cambedda e Marcello Utzeri; il segretario Domenico Campo; l’addetto stampa Valerio Pisano e tutti noi con vari incarichi, Davide Aversano, Marco Corbo, Alessandro Cossu, Adriana Manunta, Cristian Mascagni, Sabrina Munerato, Chicco Sabatini, Vittorio Serio, Luciano Terracciano, Giuseppe Tomei, Clelia Zuncheddu, faremo quanto è nelle nostre possibilità per far sì che questo 2019 sia per tutti un anno indimenticabile.

A breve inizieremo il porta a porta per le offerte destinate all’organizzazione delle feste patronali. Il sopracitato personale incaricato avrà un cartellino di riconoscimento ben visibile. Ringraziamo fin d’ora chi volesse dare un contributo.

Grazie a tutti – Il Comitato Classe 69

 

■ Pochi Sacerdoti quindi……...

Messa Maddonna della pace 2019Carissimi, con grande dispiacere abbiamo appreso della soppressione della Santa Messa a Stagnali (ci sarà, con l’orario invernale, solo nella seconda domenica del mese alle ore 10.30), a causa della malattia di don Paolo, al quale auguriamo una pronta guarigione, per tornare presto tra noi e continuare il suo servizio pastorale, caratterizzato dalla semplicità e dalla simpatia. Chiaramente accettiamo la situazione e ci auguriamo che presto tutto torni come prima. Stagnali vanta di avere la celebrazione regolare della Santa Messa domenicale, dal 1951; escluso un breve periodo, la Messa non è mai mancata nella chiesetta, restaurata e benedetta nel 1998 dal vescovo Monsignor Paolo Atzei, grazie all’impegno di don Domenico Degortes, allora amministratore della parrocchia di Moneta, e alla buona volontà degli Stagnalini. Qualcuno ipotizza che la Santa Messa venisse celebrata anche molto prima da cappellani che si succedevano nel piazzale della chiesetta o nei capannoni vicini, essendoci a Stagnali una grande presenza di militari. Oltre al dispiacere per tale evento, proviamo preoccupazione per quanto sta avvenendo nella nostra società odierna: poche vocazioni sacerdotali, inverno demografico, come lo definisce papa Francesco, avanzamento della scristianizzazione, ma ancor peggio, la diffusione dell’indifferenza dei cristiani o della loro tiepidezza, fattori questi, che costringono ad annullare celebrazioni e addirittura chiudere le chiese. Sentivamo dire che nell’Europa del nord si chiudevano le chiese: prima era una notizia lontana, ora invece riguarda anche la nostra comunità maddalenina. Anche il grande Lentischio, che dominava il piazzale della chiesetta dedicata alla Madonna Della Pace, “Su Meriacru” luogo del riposo delle pecore, metafora per indicare la sosta spirituale dei cristiani nelle assemblee estive, si è squarciato. Un caso? Una coincidenza? Un monito? Forse un messaggio per dirci state uniti, pregate per le vocazioni, create una sola forza, convertitevi, mettete in pratica il Vangelo, consolidate la fede, date speranza, elargite la carità...Don Andrea ha incoraggiato, come diceva Gesù a Pietro, nel Vangelo di Domenica 10 Gennaio, di andare al largo , gettare le reti e non perdere la speranza. Ci ha invitato ad eseguire, anche se può sembrare inutile, fidandoci della Parola di Gesù, proprio come fece Pietro. La chiesa della Madonna Della Pace continuerà ad essere aperta dal mattino alla sera come avviene da vent’anni a questa parte, con la presenza della “Santa Eucaristia”, per garantire l’adorazione dei tanti fedeli che ogni giorno la visitano. Ogni Lunedì, esclusi quelli destinati ad assemblee spirituali parrocchiali, un piccolo gruppo, si riunisce in preghiera, e questo è l’ottavo anno che si dà appuntamento. In questo incontro si legge un messaggio della Madonna che appare a Medjugorje, si prega per la pace, per il Papa, per la santificazione dei sacerdoti, per la chiesa che soffre, per la conversione dei peccatori, per i malati nel corpo e nello spirito, secondo le intenzioni personali e secondo le intenzioni di coloro che si affidano alla preghiera del Gruppo GAUDIO, (Gioiamo Allegramente Uniti Donando Invocazioni Orando). Per chi desidera partecipare, la preghiera inizia alle ore 17.00, orario mutabile con i cambiamenti stagionali.                       

       Agostino Canu

 

■ Edvige Carboni sarà beata il 15 giugno a Pozzomaggiore.

La Postulazione della Causa di Beatificazione di Edvige Carboni, in data 11 febbraio, ha portato a conoscenza di Padre Mauro Maria Morfino, Vescovo della diocesi di Alghero-Bosa, la concessione di Papa Francesco che la celebrazione del Rito di Beatificazione della Venerabile Serva di Dio Edvige Carboni, fedele laica, nata a Pozzomaggiore (Sassari) il 2 maggio 1880 e morta a Roma il 17 febbraio 1952, abbia luogo a Pozzomaggiore (Sassari) sabato 15 giugno 2019. Rappresentante di Sua Santità sarà il Card. Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, che presiederà la solenne cerimonia. La comunicazione è giunta alla Postulazione tramite la Segreteria di Stato Vaticana a firma del Sostituto, Mons. Edgar Peña. L’evento ecclesiale si terrà presso l’ippodromo comunale di Pozzomaggiore.

                     Claudio Ronchi

 

 

■ 821 milioni di persone nel mondo soffrono di denutrizione.

edvige  carboni 2019Lo ha ricordato papa Francesco invitato qualche giorno fa presso la sede della Fao, a Roma, ad un convegno internazionale per lo sviluppo agricolo. Davanti ai rappresentanti delle nazioni papa Bergoglio ha parlato dei poveri della terra, dell’uomo sofferente, l’uomo affamato, l’uomo che deve fare i conti con i cambiamenti climatici, l’inquinamento, la carenza di cure e di strutture di sviluppo. Ha parlato dell’aria inquinata, delle risorse naturali impoverite, dei fiumi contaminati, dei suoli acidificati, dell’acqua insufficiente per gli uomini e le coltivazioni, delle strutture sanitarie molto carenti e degli alloggi scarsi e difettosi. È inaccettabile che questi problemi esistano ancora oggi quando la nostra società ha compiuto grandi progressi in tutti campi del sapere. Per vincere la battaglia contro la fame e la povertà è necessario l’aiuto della comunità internazionale, della società civile e di quanti possiedono risorse. Le responsabilità non si evadono scaricandole dall’uno all’altro. Buona parte di queste persone vive in zone rurali e si dedica alla produzione di alimenti. Ci viene da pensare anche alle difficoltà attuali dei pastori sardi. La mia presenza desidera portare in questa sede gli aneliti e i bisogni della moltitudine di nostri fratelli che soffrono nel mondo. Vorrei che potessimo guardare i loro volti senza arrossire, perché finalmente il loro grido è stato ascoltato e le loro preoccupazioni considerate.            

D.D.

 

 ■ Quarant’anni fa moriva Suor Angèle, la suora artista che tutti credevano francese.

Suor Angèle Valle“Si era nel 1911. I grandi lavori militari volgevano quasi tutti al termine e la comunità civile si stava consolidando, date le diverse provenienze. Solo la vita religiosa stentava a trovare la sua strada. Ma il Signore aveva mandato a dirigere l’Istituto San Vincenzo una suora di grande mente e di grande cuore: suor Gotteland. Con decisione mise gli occhi su un gruppo di suore piene di vita e di intelligenza, di spirito di sacrificio e di dedizione. Fra queste vi era suor Angèle, la più anziana. Con fede esse ingentilirono l’Isola. Per loro infatti spuntarono in quegli anni lontani le prime scuole di ricamo, di cucito, di canto, di musica e di pittura, e con i civili i militari sentirono meno i disagi della lontananza e dell’isolamento… Suor Angèle lascia preziosi ricordi … Sono in molti a ricordarla: affettuosa, infaticabile nei momenti del bisogno, premurosa ed esperta nell’insegnamento. Amabile, convincente nel sollecitare le anime” (Dall’omelia funebre per suor Angèle di mons. Salvatore Capula, parroco di La Maddalena dal 1933 al 1998).

Chi l’ha conosciuta non può, nel ricordarla, non risentire, forte, l’odore dei colori che si respirava nei paraggi della sua stanza-laboratorio, né il riecheggiare lontano delle note, dolci e melodiose, del suo pianoforte. Una suora artista verrebbe d’impatto da dire, una pittrice ed una musicista. In effetti fu soprattutto una suora, un piccola-grande suora, che fece del motto “Darsi tutta a Dio nella persona del prossimo” il suo ideale di vita. Piccola di statura, portava dentro di sé una grande carica umana ed un carattere dolce e sereno. Giuseppina Valle (suor Angèle), non era, contrariamente a quanti tutt’ora credono, francese. Era sarda. Di agiata famiglia (il padre fu anche un politico di un ceto rilievo) nacque a Cagliari il 26 giugno 1881. Divenne suora a 29 anni, nel 1910. A La Maddalena fu trasferita un anno dopo, nel 1911. E vi rimase fino alla morte, per ben 58 anni. Oltre ad insegnare musica, canto e pittura, ebbe affidato l’importante e delicato incarico di guida spirituale delle aspiranti e delle postulanti. Decine di suore delle Figlie della Carità provenienti dalle diverse parti della Sardegna, partite poi per ogni parte d’Italia, furono formate alla sua scuola. Una particolare attenzione e grande affetto suor Angèle prestò sempre e nutrì per le orfane dell’Istituto del quale fu anche Superiora per un breve periodo, negli anni 1953-54. Fu, come abbiamo già accennato, artista. Di lei rimangono numerosi quadri, tuttora rilevante patrimonio della comunità vincenziana. Tra i più importanti ricordiamo un Sacro Cuore, l’Ultima Cena, la Deposizione di Cristo, la Fuga in Egitto, l’Attacco dell’Arcangelo Raffaele a Tobia, le Stagioni. Ma amava anche la musica che suonava sul suo pianoforte nero, antichissimo, e con l’organo della cappella. Suor Angèle morì all’età di 88 anni, il 19 febbraio del 1969. È sepolta nel cimitero di La Maddalena.

Claudio Ronchi

 

 

■ La vita parrocchiale agli inizi del 1769: battesimi e superstizione

Nel mondo agropastorale corso, che era poi quello che si era trapiantato nelle isole dell'Arcipelago, il battesimo, nella vita di una persona, era un fatto molto importante. I bambini nati nelle Isole, prima che queste diventassero sardo-piemontesi nel 1767, venivano portati prima possibile a Bonifacio per essere battezzati. Prima possibile (vento e mare permettendo), si diceva, perché la mortalità infantile allora era molto elevata. Dalla fine 1767, per buona parte del 1768 e agli inizi del 1769, con la presenza di un sacerdote le cose erano però cambiate. Lo dimostra il fatto che a pochi giorni dalla nascita i bambini nati a Maddalena e a Caprera venissero battezzati. Prima veniva cancellato il peccato originale e meglio era …ma non solo. "Le anime dei bambini morti non battezzati, per la credenza popolare si trasformavano in folletti e non andavano in cielo”. Lo riporta nel libro ‘La paura, superstizione e credenze nella tradizione sarda e corsa’, Taphros editrice, lo stimato studioso e storico Renzo de Martino. Non solo ma, “nelle notti di luna si potevano vedere le loro fiammelle danzare nell'aria; inoltre, se il battesimo avveniva entro le 24 ore, l'anima di un familiare defunto veniva liberato dalle pene del Purgatorio”. Superstizione, certo, ma era quello che si credeva nelle casupole isolane dai tetti di frasca e battute dal vento. Non solo ma quando in queste isole non c’erano ancora preti “i più superstiziosi preferivano lasciare a Bonifacio le loro mogli incinte e conoscere i loro nati soltanto quando rientravano, nei mesi di luglio e agosto”. Il neonato, racconta ancora Renzo de Martino, era portato in chiesa da u pairinu e da a mairina (padrino e madrina), scelti tra le persone più care e stimate, che da allora, come compare e comare, entravano a far parte della famiglia al pari degli altri parenti più stretti. “La madrina non doveva essere incinta perché c’era il rischio che portasse male". Superstizioni e credenze queste un tempo assai diffuse, alle quali i preti non riuscivano a mettere argini, che in qualche maniera e in parte sono giunte fino a noi o quantomeno alle nostre nonne.       

                            Claudio Ronchi

 

 

■ Condoglianze ai familiari di Giuseppe Bartiromo, Giuseppa nota Pina Puleo ved. Bernarotti e Nadia Sanna ved. Dipace che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

 

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Sabato 16 febbraio ore 19.30 nell’Oratorio di Moneta cena e serata di ballo in occasione di San Valentino organizzata dal Gruppo Famiglie.

2. Domenica 17 febbraio dalle ore 16.30 nell’ Oratorio di Moneta festa in maschera per bambini.

 

locandina carnevale 2019

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 17 febbraio

● Dalle ore 16.00 nell’ Oratorio di Moneta festa in maschera per bambini.

● Alle ore 16.00 presso l’Oratorio San Giovanni Bosco il Gruppo Socio Politico Cristiano organizza un incontro con tutti i candidati locali alle prossime elezioni regionali per arrivare più preparati alle votazioni.

2. Sabato 23 febbraio

● Ore 18.00 S.Messa di Ringraziamento nell’anniversario degli avvenimenti del 23 febbraio 1793: la battaglia di La Maddalena contro i Francesi. Seguirà una breve commemorazione storica.

● Oratorio San Giovanni Bosco ore 19.30 Apericena e ballo.

3. Domenica 24 febbraio ore 16.00 Oratorio San Giovanni Bosco festa in maschera per bambini.

 4. Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Porto Vecchio ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378.

5. Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 Locandina festa bambini 2019

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

Ogni seconda domenica del mese

Ore 10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

M A G I S T E R O

 SENTIAMO IL FASCINO DELLA CHIAMATA DEL SIGNORE PER DIFFONDERE LA SUA PAROLA DI SALVEZZA

getterò le reti Il Vangelo di Lc 5,1-11 ci propone la chiamata di San Pietro. Il suo nome – sappiamo – era Simone, ed era pescatore. Gesù, sulla riva del lago di Galilea, lo vede mentre sta sistemando le reti, assieme ad altri pescatori. Lo trova affaticato e deluso, perché quella notte non avevano pescato nulla. E Gesù lo sorprende con un gesto imprevisto: sale sulla sua barca e gli chiede di allontanarsi un po’ da terra perché vuole parlare alla gente da lì – c’era tanta gente. Così Gesù si siede sulla barca di Simone e insegna alla folla radunata lungo la riva. Ma le sue parole riaprono alla fiducia anche il cuore di Simone. Allora Gesù, con un’altra “mossa” sorprendente, gli dice: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».

Simone risponde con una obiezione: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla…». E, come esperto pescatore, avrebbe potuto aggiungere: “Se non abbiamo preso niente di notte, tanto meno prenderemo di giorno”. Invece, ispirato dalla presenza di Gesù e illuminato dalla sua Parola, dice: «…ma sulla tua parola getterò le reti». È la risposta della fede, che anche noi siamo chiamati a dare; è l’atteggiamento di disponibilità che il Signore chiede a tutti i suoi discepoli, soprattutto a quanti hanno compiti di responsabilità nella Chiesa. E l’obbedienza fiduciosa di Pietro genera un risultato prodigioso: «Fecero così e presero una quantità enorme di pesci».

Si tratta di una pesca miracolosa, segno della potenza della parola di Gesù: quando ci mettiamo con generosità al suo servizio, Egli compie in noi cose grandi. Così agisce con ciascuno di noi: ci chiede di accoglierlo sulla barca della nostra vita, per ripartire con Lui e solcare un nuovo mare, che si rivela carico di sorprese. Il suo invito a uscire nel mare aperto dell’umanità del nostro tempo, per essere testimoni di bontà e di misericordia, dà senso nuovo alla nostra esistenza, che rischia spesso di appiattirsi su sé stessa. A volte possiamo rimanere sorpresi e titubanti di fronte alla chiamata che ci rivolge il Maestro divino, e siamo tentati di rifiutarla a motivo della nostra inadeguatezza. Anche Pietro, dopo quella pesca incredibile, disse a Gesù: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore». È bella questa umile preghiera: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Gesù lo incoraggia dicendo: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini», perché Dio, se ci fidiamo di Lui, ci libera dal nostro peccato e ci apre davanti un orizzonte nuovo: collaborare alla sua missione.

Il miracolo più grande compiuto da Gesù per Simone e gli altri pescatori delusi e stanchi, non è tanto la rete piena di pesci, quanto l’averli aiutati a non cadere vittime della delusione e dello scoraggiamento di fronte alle sconfitte. Li ha aperti a diventare annunciatori e testimoni della sua parola e del regno di Dio. E la risposta dei discepoli è stata pronta e totale: «Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono».

(ANGELUS - Domenica 10 Febbraio 2019)

 

LA MISERICORDIA HA SEMPRE LA MEGLIO NEL GIUDIZIO

 

L’Associazione Nazionale Magistrati vigila sul corretto svolgimento della delicata e preziosa funzione del magistrato.

Viviamo in un contesto attraversato da tensioni e lacerazioni, che rischiano di indebolire la tenuta stessa del tessuto sociale e affievoliscono la coscienza civica di tanti. Va riaffermato con costanza e determinazione, negli atteggiamenti e nelle prassi, il valore primario della giustizia, indispensabile per il corretto funzionamento di ogni ambito della vita pubblica e perché ognuno possa condurre una vita serena.

La giustizia è la virtù cardinale per eccellenza, perché alla sua realizzazione concorrono anche le altre: la prudenza, che aiuta ad applicare i principi generali di giustizia alle situazioni specifiche; la fortezza e la temperanza, che ne perfezionano il conseguimento. La giustizia è dunque una virtù, cioè un abito interno del soggetto: non un vestito occasionale o da indossare per le feste, ma un abito che va portato sempre addosso, perché ti riveste e ti avvolge, influenzando non solo le scelte concrete, ma anche le intenzioni e i propositi. Ed è virtù cardinale, perché indica la giusta direzione e, come un cardine, è punto di appoggio e di snodo.

Sono consapevole delle mille difficoltà che incontrate nel vostro quotidiano servizio, ostacolato nella sua efficacia dalla carenza di risorse per il mantenimento delle strutture e per l’assunzione del personale, e dalla crescente complessità delle situazioni giuridiche. Ogni giorno dovete poi fare i conti, da un lato, con la sovrabbondanza delle leggi, che può causare una sovrapposizione o un conflitto tra leggi diverse, antiche e recenti, nazionali e sovranazionali; e, dall’altro, con vuoti legislativi in alcune importanti questioni, tra le quali quelle relative all’inizio e alla fine della vita, al diritto familiare e alla complessa realtà degli immigrati. Queste criticità richiedono al magistrato un’assunzione di responsabilità che va oltre le sue normali mansioni, ed esige che egli constati gli eventi e si pronunci su di essi con un’accuratezza ancora maggiore.

Il vostro impegno nell’accertamento della realtà dei fatti, anche se reso più difficoltoso dalla mole di lavoro che vi è affidata, sia quindi sempre puntuale, riportato con accuratezza, basato su uno studio approfondito e su un continuo sforzo di aggiornamento. Il vostro sguardo su quanti siete chiamati a giudicare sia sempre uno sguardo di bontà. «La misericordia infatti ha sempre la meglio nel giudizio» (Lettera di Giacomo 2,13), ci insegna la Bibbia, ricordandoci che uno sguardo attento alla persona e alle sue esigenze riesce a cogliere la verità in modo ancora più autentico. La giustizia che amministrate diventi sempre più “inclusiva”, attenta agli ultimi e alla loro integrazione: infatti, dovendo dare ad ognuno quanto gli spetta, non può dimenticare l’estrema debolezza che riveste la vita di tanti e ne influenza le scelte.

Il Signore benedica tutti voi, il vostro lavoro e le vostre famiglie. Grazie.

(Discorso all'Associazione Nazionale Magistrati - Sabato, 9 febbraio 2019)

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”:

Padre di tutti noi

 

Gesù ha detto: quando preghi, entra nel silenzio della tua camera, ritirati dal mondo e rivolgiti a Dio chiamandolo “Padre!”. Lui vuole che i suoi discepoli non siano come gli ipocriti che pregano stando dritti in piedi nelle piazze per essere ammirati dalla gente. Gesù non vuole ipocrisia. La vera preghiera è quella che si compie nel segreto della coscienza, del cuore: imperscrutabile, visibile solo a Dio. Io e Dio. Essa rifugge dalla falsità: con Dio è impossibile fingere. È impossibile, davanti a Dio non c’è trucco che abbia potere, Dio ci conosce così, nudi nella coscienza, e fingere non si può.  

C’è un’assenza impressionante nel testo del “Padre nostro”. Se io domandassi a voi qual è l’assenza impressionante nel testo del “Padre nostro”? Non sarà facile rispondere. Manca una parola.   Per risparmiare tempo la dirò io: manca la parola “io”. Mai si dice “io”. Gesù insegna a pregare avendo sulle labbra anzitutto il “Tu”, perché la preghiera cristiana è dialogo: “sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”. Non il mio nome, il mio regno, la mia volontà. Io no, non va. E poi passa al “noi”. Tutta la seconda parte del “Padre nostro” è declinata alla prima persona plurale: “dacci il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, non abbandonarci alla tentazione, liberaci dal male”. Perfino le domande più elementari dell’uomo – come quella di avere del cibo per spegnere la fame – sono tutte al plurale. Nella preghiera cristiana, nessuno chiede il pane per sé: dammi il pane di oggi, no, dacci, lo supplica per tutti, per tutti i poveri del mondo. Non bisogna dimenticare questo, manca la parola “io”. Si prega con il tu e con il noi. È un buon insegnamento di Gesù, non dimenticatelo.

Perché? Perché non c’è spazio per l’individualismo nel dialogo con Dio. Non c’è ostentazione dei propri problemi come se noi fossimo gli unici al mondo a soffrire. Non c’è preghiera elevata a Dio che non sia la preghiera di una comunità di fratelli e sorelle, il noi: siamo in comunità, siamo fratelli e sorelle, siamo un popolo che prega, “noi”.

Nella preghiera, un cristiano porta tutte le difficoltà delle persone che gli vivono accanto: quando scende la sera, racconta a Dio i dolori che ha incrociato in quel giorno; pone davanti a Lui tanti volti, amici e anche ostili; non li scaccia come distrazioni pericolose. Se uno non si accorge che attorno a sé c’è tanta gente che soffre, se non si impietosisce per le lacrime dei poveri, se è assuefatto a tutto, allora significa che il suo cuore… com’è? Appassito? No, peggio: è di pietra. In questo caso è bene supplicare il Signore che ci tocchi con il suo Spirito e intenerisca il nostro cuore: “Intenerisci, Signore, il mio cuore”. È una bella preghiera: “Signore, intenerisci il mio cuore, perché possa capire e farsi carico di tutti i problemi, tutti i dolori altrui”. Il Cristo non è passato indenne accanto alle miserie del mondo: ogni volta che percepiva una solitudine, un dolore del corpo o dello spirito, provava un senso forte di compassione, come le viscere di una madre. Questo “sentire compassione” – non dimentichiamo questa parola tanto cristiana: sentire compassione – è uno dei verbi-chiave del Vangelo: è ciò che spinge il buon samaritano ad avvicinarsi all’uomo ferito sul bordo della strada, al contrario degli altri che hanno il cuore duro.

Ci possiamo chiedere: quando prego, mi apro al grido di tante persone vicine e lontane? Oppure penso alla preghiera come a una specie di anestesia, per poter stare più tranquillo? Butto lì la domanda, ognuno si risponda. In questo caso sarei vittima di un terribile equivoco. Certo, la mia non sarebbe più una preghiera cristiana. Perché quel “noi”, che Gesù ci ha insegnato, mi impedisce di stare in pace da solo, e mi fa sentire responsabile dei miei fratelli e sorelle.

Fratelli e sorelle, santi e peccatori, siamo tutti fratelli amati dallo stesso Padre. E, alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore, su come abbiamo amato. Non un amore solo sentimentale, ma compassionevole e concreto, secondo la regola evangelica – non dimenticatela! –: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Così dice il Signore. Grazie. (Udienza Generale - 13/02/2019) a cura di A. Panzera

 
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