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n° 4 Sabato 26 Gennaio 2019

EDITORIALE

 “SE SIAMO UNITI GESÙ È FRA NOI”Si è appena conclusa la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. La celebrazione conclusiva interparrocchiale si é svolta a  Moneta.

“Padre non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me; perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.” (Gv17,20-21). Queste parole di Gesù sottolineano quanto sia fondamentale, per chiunque si ritenga cristiano, adoperarsi per l’unità.

Il Signore stesso mette bene in evidenza che la concordia dei suoi discepoli è la condizione necessaria per la riuscita della sua missione nel mondo. Il buon vivere insieme è sempre molto difficile e tutti lo sperimentiamo sia nella vita comunitaria che in quella familiare. La rete dei rapporti umani è tanto delicata quanto fragile. A volte basta poco per distruggere amicizie, affetti e realtà preziose. Gesù lo sa e per questo prega per tutti noi. La preghiera per l’unità dei cristiani, in primo luogo, si riferisce all'impegno per ricucire la divisione tra cattolici, ortodossi e protestanti, nel contempo ricorda la necessità di coltivare l’unità all’interno delle nostre parrocchie.

Le nostre due comunità parrocchiali isolane stanno attualmente sperimentando che camminare insieme è bello ma non sempre è facile e semplice. La prima difficoltà é uscire dagli schemi delle vecchie abitudini. Dalla logistica (spostarsi da una chiesa all’altra) all'accettazione di una nuova mentalità e modalità di lavoro. É una sfida sia per noi sacerdoti che per le comunità. 

Dopo questi primi mesi di lavoro insieme sono compiaciuto nel verificare che non c'è stato nessun contropiede.

Siamo, calcisticamente parlando, una squadra con una buona difesa.

Come se l'unità pastorale ci abbia trovati quasi pronti grazie al fatto che già in tempi non sospetti molte attività pastorali (famiglia e giovani - cosa fortemente voluta da don Domenico) erano condivise. Avete dimostrato grande maturità nel vivere insieme le celebrazioni più importanti.

La buona volontà che dimostrate è lodevole. Sono grato ai consigli pastorali per la collaborazione nella ricerca di un percorso condiviso che sia fruttuoso per la nostra vita comunitaria. Grazie a tutti voi per aver compreso la difficoltà che sta vivendo la nostra diocesi, e tutta la chiesa in Italia, a causa della carenza dei sacerdoti.

Non siamo gli unici, in diocesi, a trovarci in questa situazione e vi assicuro che, in altre realtà parrocchiali, le difficoltà sono più problematiche e impervie. Abbiamo l'occasione di dare una preziosa testimonianza cristiana fattiva.

L’unità è un bene che va custodito, preservato e coltivato per rispondere alla preghiera di Gesù: “Padre fa che siano una cosa sola”.

E noi ce la stiamo mettendo tutta....

Don Andrea

 

 

RAGGI DI SOLE

L’ULTIMA PAROLA

 Nella sala operatoria della clinica universitaria stava per essere introdotta una barella. Su di essa giaceva un malato al quale il chirurgo stava spiegando l’operazione che doveva subire di lì a poco.

«Lei ha una forma piuttosto grave di carcinoma alle corde vocali. Noi siamo certi di poterlo estirpare interamente, così le salveremo la vita, ma lei non potrà mai più parlare…».

Il medico fece una pausa e poi continuò: «…se ora volesse pronunciare le ultime parole della sua vita con la sua voce, può farlo».

Il paziente rimase un attimo in silenzio e poi, con voce alta e chiara, disse: «Sia lodato Gesù Cristo!».

Una catechista chiese ai bambini: «Qualcuno sa dirmi chi è Gesù?».

I bambini tacevano imbarazzati. Finalmente uno alzò la mano e disse: « È quello che dice la mia mamma quando ci tamponano!».

Qualcuno si fa tatuare il nome della persona amata sulla pelle. Credere significa portare il nome di Gesù inciso nel profondo dell’anima, radicato nel cuore.

E invece, non di rado, il nome di Dio, di Gesù o della Madonna vengono maltrattati, citati come un’intercalare nei discorsi, a volte con rabbia o addirittura bestemmiati. Ma noi possiamo riparare: “Benedetto sempre sia il nome di Gesù, Giuseppe e Maria”. “Sia santificato il tuo nome “diciamo rivolgendoci affettuosamente al Padre nostro con la preghiera di Gesù.

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Il vescovo al passaggio di consegne della Capitaneria

vescovo cambio comando capitaneria"Esprimo un'infinita gratitudine per la presenza di Sua Eccellenza Monsignor Sebastiano Sanguinetti, la cui presenza, come ogni vero dono, è tanto più importante e più bello, perché inaspettato e spontaneo". Con queste parole il comandante uscente della Capitaneria di Porto di La Maddalena, Alessio Loffredo, ha ringraziato il vescovo per la sua presenza, venerdì 18 gennaio, in occasione della cerimonia di passaggio di consegne. Una presenza, quella del vescovo, significativa, a sottolineare il particolare rapporto, non solo istituzionale ma anche umano, instauratosi tra la diocesi e l’ente militare. Loffredo aveva assunto il comando 13 mesi fa. Gli succede il CF Gabriele Bonaguidi. Alla cerimonia, svoltasi presso il Circolo Ufficiali, erano presenti don Domenico e don Davide. Il parroco don Andrea in quei giorni era in Polonia. Il vescovo era stato a La Maddalena il 4 dicembre scorso, in occasione della memoria di Santa Barbara, patrona della Marina Militare. Ritornerà nell’Arcipelago il prossimo 12 febbraio, per la Giornata del Malato. Celebrerà Messa in Santa Maria Maddalena e visiterà i malati dell’ospedale Paolo Merlo e gli anziani della Comunità Padre Salvatore Vico di Moneta.

Claudio Ronchi

 

Una giornata "in famiglia"!

IMG-20190124-WA0008Una bella giornata quella di domenica 20 gennaio, trascorsa tutti insieme come una grande famiglia, cominciata alle 11 nella chiesa di S.Maria Maddalena con la messa interparrocchiale per tutte le famiglie, messa presieduta dal parroco don Andrea Domanski e concelebrata da don Domenico Degortes e da don Davide Mela. Molto significativa la scelta di rinnovare le promesse matrimoniali proprio nel giorno in cui il Vangelo ci proponeva il brano delle nozze di Cana: quel vino che viene a mancare è il simbolo dell'amore che non sempre in famiglia si rinnova senza quei piccoli e semplici gesti di perdono. Ed era proprio questo l'argomento che è stato trattato sabato 19 gennaio nel salone delle conferenze dell'Oasi Serena a Moneta: il perdono in famiglia.

Tante le coppie presenti che hanno ascoltato con attenzione la bella testimonianza di Rosanna e Daniele Siddi, coppia responsabile delle famiglie Nuove del Movimento dei Focolarini in Sardegna.

Essi hanno messo a nudo la loro vita familiare raccontando diversi episodi e come sono riusciti a mantenere vivo il loro amore solo con piccoli gesti di perdono, sottolineando però l'importanza di avere sempre Gesù accanto a loro.

Qualcuno ha detto che delle volte tra marito e moglie basta una semplice carezza chiedendo scusa e se c'è stato qualche problema è subito dimenticato. D'altronde è quello che ci insegna Papa Francesco: in famiglia sono importanti tre parole: scusa, per favore, grazie. Ritornando alla messa di domenica mattina, don Andrea nell'omelia ha messo in risalto le parole di Maria ai servitori: fate quello che vi dirà e questo è un invito rivolto anche a noi "oggi". L'esempio ce lo ha dato lei stessa con il suo "Eccomi" per significare che era disposta ad ubbidire alle sue parole e disposta a "fare"! Molto emozionante vedere così tante coppie che, nella navata centrale della chiesa, hanno rinnovato le loro promesse matrimoniali scambiandosi di nuovo gli anelli. E poi, come a tutte le nozze segue un banchetto, così ci si è ritrovati tutti nei locali dell’Oasi, per condividere un bel pranzo comunitario. Non è mancata l'allegria e la gioia di far festa "insieme" come una grande famiglia. 

          Maria Vitiello

 

Il “perdono nella coppia”, basilare per il suo futuro

IMG-20190124-WA0006Sono cagliaritani, del Movimento dei Focolari, Rosanna e Daniele, due coniugi che sabato 19 gennaio hanno tenuto, nell'aula magna dell'oratorio di Moneta, una conferenza sul perdono in famiglia (organizzata dalla Commissione Interparrocchiale). Un impegno il loro che li porta a seguire diversi gruppi, e ad incontrare per tutta la Sardegna molte persone durante le conferenze organizzate dalle diverse parrocchie. Il perdono in famiglia, dunque, particolarmente tra i coniugi, marito e moglie, fidanzato e fidanzata, compagno o compagna, al di là del sacramento matrimoniale, pur fondamentale nella vita del cristiano. "Abbiamo cercato di ubbidire a Dio" hanno detto, "condividiamo con altri esperienze di vita, alla luce del Vangelo, dell'insegnamento della Chiesa e del carisma di Chiara Lubich". La domanda che si sono e hanno posto è stata: come vivere il perdono all'interno della vita di coppia? Perdono per le piccole cose, per le medie e per quelle che, se non corrette in tempo, diventano grandi cose, a volte insuperabili e che portano purtroppo a separazioni e divorzi, anche tra i credenti praticanti. Un metodo per conoscersi e confrontarsi apertamente, costruendo e rinnovando quotidianamente il rapporto, è quello, la notte, prima di andare a dormire, di dedicarsi uno spazio nel quale condividere con l'altro, gioie, soddisfazioni, tensioni, delusioni, arrabbiature, frustrazioni, bisticci della giornata.

 "Momenti in cui l'anima si apre all'altro e rimangono in sintonia". Ma ciò, hanno detto Rosanna e Daniele, non è sufficiente. "Il matrimonio cristiano, vissuto come sacramento, non si basa su un rapporto a due ma è trinitario: io, Dio, tu. E Dio ci salva attraverso il nostro amore".

Alla base delle incomprensioni che poi possono diventare irreparabili, sta l'egoismo. "E' il nostro egoismo che fa soffrire l'altro". E quando si creano incomprensioni o si sviluppano torti nei confronti dell'altro anche quelli più gravi, "bisogna avviare un processo di perdono reciproco". Perdono, "che non è un sentimento, ma è un atto di volontà, una scelta, una decisione. E non sempre ci si riesce da soli ma spesso bisogna ricorrere all'aiuto di Dio". Se si supera questo delicato e difficile momento del perdono, basilare per il futuro della coppia, e quindi della famiglia che da essa deriva e della quale ne è l'impalcatura, "dopo il perdono non si ri-sceglie, ci si ri-innamora, nell'ambito di una nuova tenerezza". Il perdono in effetti "è una scelta di tenerezza, che significa essere amati e restituire amore". La tenerezza non ha una dimensione orizzontale ma verticale che presuppone la presenza di Dio.    

Claudio Ronchi

 

IMG-20190124-WA0007Carissimi, Sabato 19 e Domenica 20 cm, abbiamo vissuto nelle nostre comunità parrocchiali maddalenine un fine settimana all’insegna della bellezza dello stare insieme e fare festa.L’occasione ce l’ha data l’annuale appuntamento della Festa della Famiglia, “Ciao Famiglia Insieme”, che ha visto numerosi partecipanti ai vari momenti previsti: l’incontro di Sabato c/o l’Oasi Serena con la coppia Daniele e Rosanna Siddi di Cagliari, responsabili delle Nuove Famiglie del Movimento dei Focolari della Sardegna; la Santa Messa solenne, celebrata Domenica c/o la chiesa di Santa Maria Maddalena con il rinnovo della Promessa Sponsale; il pranzo organizzato e ben preparato c/o le sale dell’Oratorio dell’Oasi Serena a Moneta. Nella conferenza, Daniele e Rosanna hanno trattato il tema “Il Perdono in Famiglia”, raccontando la loro esperienza di vita con semplicità, simpatia, passione, a cuore aperto, senza vergogna. Non grandi maestri, ma discreti compagni di viaggio che hanno saputo catalizzare l’assemblea, dando spunti di riflessione per vivere alla luce della Parola di Dio, quei momenti di difficoltà, inevitabili e comuni a tutte le coppie e famiglie . La coppia dopo l’entusiasmo dell’innamoramento, del fidanzamento e dei primi anni di matrimonio, tende a “rilassarsi”; prende il sopravvento l’abitudine, talvolta viene a mancare anche la tenerezza. Il dialogo diventa passivo, la fretta fagocita la giornata, domina il fare del proprio egoismo, comincia ad assalire la tristezza anche se sembra che tutto scorra per il meglio. Ad un certo punto ci si accorge che viene a mancare qualcosa o meglio Qualcuno: Gesù. Si quel Gesù, che in virtù del sacramento del matrimonio costituisce una marcia in più , è stato messo da parte. Ecco allora la necessità di riscoprire il valore del Sacramento, per mettere Gesù al centro della nostra vita di coppia, di famiglia, di comunità. Non da soli si possono risolvere quelle problematiche familiari di un certo spessore: la Parola di Dio può aiutare a superare ostacoli che possono essere insormontabili, Parola ascoltata insieme ad altri, nei gruppi, nella comunità e ulteriormente meditata, assimilata nell’intimità della propria casa, testa a testa. Il perdono, la tolleranza, l’accoglienza, la condivisione, il rispetto, la gioia, l’accettazione della sofferenza, il dialogo, l’amore incondizionato, sono PAROLE che troviamo nella BIBBIA. Pur nella diversità del carattere, delle idee, del fare, dialogando si può trovare una soluzione. Grazie Daniele e Rosanna per la vostra preziosa testimonianza, ne faremo tesoro da condividere nei nostri incontri di Ciao Famiglia Insieme.

Per la commissione di “Ciao Famiglia Insieme” Agostino Canu e Simonetta Colonna.

 

■ Il mondo della comunicazione isolana ha celebrato il proprio patrono

foto sacerdoti con giornalistiSvolgere il proprio ruolo "con coscienza e al servizio della verità". È stata questa l'esortazione del parroco don Andrea alla decina, tra giornalisti operatori della comunicazione maddalenini (della carta stampata, radiofonica e del mondo internet), presenti alla messa serale, in Santa Maria Maddalena, nel giorno della memoria di San Francesco di Sales, loro patrono, lo scorso 24 gennaio. Concetti ripresi nel corso dell'omelia da don Domenico, ideatore da una decina d’anni di questo incontro annuale, che ha fatto riferimento al documento pubblicato proprio quel giorno da Papa Francesco in occasione della giornata delle comunicazioni sociali. Documento incentrato quest'anno sul tema della comunicazione attraverso Internet e intitolato: Dalle social network communities alla comunità umana. “Da quando internet è stato disponibile, la Chiesa ha sempre cercato di promuoverne l’uso a servizio dell’incontro tra le persone e della solidarietà tra tutti”. Ma se internet rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, “è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito. Occorre riconoscere – prosegue nel documento Papa Francesco - che le reti sociali, se per un verso servono a collegarci di più, a farci ritrovare e aiutare gli uni gli altri, per l’altro si prestano anche ad un uso manipolatorio dei dati personali, finalizzato a ottenere vantaggi sul piano politico o economico, senza il dovuto rispetto della persona e dei suoi diritti. Tra i più giovani le statistiche rivelano che un ragazzo su quattro è coinvolto in episodi di cyberbullismo”. Il Papa nel suo documento è molto chiaro: “L’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione. Se una famiglia usa la rete per essere più collegata, per poi incontrarsi a tavola e guardarsi negli occhi, allora è una risorsa. Se una comunità ecclesiale coordina la propria attività attraverso la rete, per poi celebrare l’Eucaristia insieme, allora è una risorsa. Se la rete è occasione per avvicinarmi a storie ed esperienze di bellezza o di sofferenza fisicamente lontane da me, per pregare insieme e insieme cercare il bene nella riscoperta di ciò che ci unisce, allora è una risorsa”.                                        

Claudio Ronchi

 

■ Il Santo Bambino di Praga e padre Salvatore Vico

Nel celebrare anche quest’anno, il Santo Bambino di Praga, è opportuno ricordare come la spiritualità ad Esso legata abbia fortemente influenzato il maddalenino, Servo di Dio, padre Salvatore Vico, fondatore delle Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso. La chiesa di Due Strade del Santo Bambino di Praga la vollero fortemente il parroco canonico Antonio Vico, il vice parroco don Pietro Macciocco, il cappellano militare don Pilade Vattattancoli e naturalmente la numerosa popolazione – un quarto di quella isolana - che all’epoca aveva un’identità di quartiere piuttosto marcata e che ci teneva ad avere una propria chiesa, e magari anche un proprio parroco. Vi lavorarono gratuitamente alla costruzione molti fedeli in aggiunta ad una ditta. Il 17 aprile 1933 (lunedì di Pasqua dell’Anno Santo indetto da Papa Pio XI) alla presenza del vescovo Albino Morera, ci fu la solenne benedizione della nuova chiesa che fu dedicata al Santo Bambino di Praga il cui simulacro, portato processionalmente dalla chiesa di Santa Maria Maddalena, fu collocato nell'abside, dietro l'altare maggiore. Questa devozione, forte nel parroco di allora Antonio Vico, secondo recenti studi (Paolo Gheda) fu trasmessa da lui al nipote prete, figlio del fratello, l’oggi Servo di Dio padre Salvatore Vico. Padre Vico fu presente sia alla posa della prima pietra che alla consacrazione di essa, e a Tempio, ricorda Gheda, “tante volte tornerà nelle sue predicazioni ad accendere la devozione della sua gente proprio per il Bambino di Praga”. Ma la circostanza più significative di questo legame, prosegue Gheda, “fu l'erezione nella cappella della congregazione di Vico, appena riconosciuta a livello diocesano, della confraternita del Bambino di Praga. Una devozione dunque di Padre Vico, sorta ed alimentata nella sua Isola d’origine.

Claudio Ronchi

 

■ La lebbra per combatterla bisogna conoscerla.

Si celebra, domenica 27 gennaio, la sessantaseiesima Giornata Mondiale dei Lebbrosi. Ha lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica per sconfiggere la lebbra e tutte le malattie tropicali che esistono ancora, sono dimenticate e vanno eliminate. La lebbra è un problema sanitario importante in vari Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, dove esistono condizioni socio-economiche precarie che favoriscono la trasmissione della malattia. È una malattia che si può curare. Purtroppo la diagnosi spesso avviene tardivamente, a causa delle difficoltà di accesso e della scarsa qualità di servizi, e quindi la persona colpita si presenta con disabilità fisiche irreversibili. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel mondo ci sono più di tre milioni di persone con disabilità gravi causate dalla malattia che richiedono cure quotidiane. Chi volesse contribuire con una offerta si può rivolgere al numero verde AIFO 800550303.      

               D.D.

 

■ Condoglianze ai familiari di Antonio Francesco Tobbia e Mario Porchedda che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

   

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1. Mercoledì 30 gennaio h.18.30 assemblea dell’Oratorio San Domenico Savio e San Giovanni Bosco nel salone dell’Oasi Serena.

 2. Giovedì 31 gennaio Festa di San Giovanni Bosco.

 3. Venerdì 1 febbraio primo venerdì del mese, adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 16.00.

 4. Sabato 2 febbraio festa della Presentazione del Signore “Candelora”. Giornata della vita consacrata.

 5. Domenica 3 febbraio – Giornata per la vita.

● Alla fine di ogni Messa benedizione della gola per intercessione di San Biagio.

 

  

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1. Domenica 27 gennaio Nella chiesa di Due Strade: Festa del Santo Bambino Gesù di Praga. Ore 16.30: Processione; ore 17.00: Santa Messa solenne. (Non ci sarà la S. Messa delle 8.00).

2. Mercoledì 30 gennaio Ore 18.30 assemblea dell’Oratorio Santi Domenico Savio e Giovanni Bosco nel salone dell’Oasi Serena.

 3. Festa di San Giovanni Bosco. Lodiamo il Signore per il dono della vita insieme a don Bosco.

Giovedì 31 gennaio S.Messa alle ore 18.00 presso l’ Oratorio di via Balbo, non ci sarà la Messa delle ore 18.00 nella chiesa di S. Maria Maddalena .

Sabato 2 e domenica 3 febbraio

Vendita di beneficenza (dolci e oggettistica) per le attività dei bambini e i ragazzi dell’Oratorio.

Domenica 3 febbraio

Dalle ore 16.00 fino alle ore 18.30 presso l’Oratorio Don Bosco ci sarà una festa per tutti i bambini e i ragazzi con le loro famiglie.

 4. Venerdì 1 febbraio primo venerdì del mese.

Nella chiesa del Bambino Gesù ora di adorazione alle ore 16.00; ore 17.00 S.Messa.

 6. Sabato 2 febbraio festa della Presentazione del Signore “Candelora”. Giornata della vita consacrata.

7. Domenica 3 febbraio – Giornata per la vita. Durante la S. Messa delle ore 11.00 la benedizione dei bambini nati o battezzati nell’ultimo anno.

● Santa Messa alle ore 17.00 presso la sala “Sacra Famiglia” (Crocetta) .

● Alla fine di ogni Messa benedizione della gola per intercessione di San Biagio.

 8. Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Porto Vecchio ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378.

 9.Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

 

M A G I S T E R O

 

LA MADONNA CI DICE: QUALSIASI COSA VI DICA GESÙ, FATELA

04-nozze-cana-1 Nel Vangelo di Gv 2,1-11 troviamo il racconto del primo dei miracoli di Gesù, che si compie nel villaggio di Cana, in Galilea, durante la festa di un matrimonio. Non è casuale che all’inizio della vita pubblica di Gesù si collochi una cerimonia nuziale, perché in Lui Dio ha sposato l’umanità: è questa la buona notizia, anche se quelli che l’hanno invitato non sanno ancora che alla loro tavola è seduto il Figlio di Dio e che il vero sposo è Lui. In effetti, tutto il mistero del segno di Cana si fonda sulla presenza di questo sposo divino, Gesù, che comincia a rivelarsi. Gesù si manifesta come lo sposo del popolo di Dio, annunciato dai profeti, e ci svela la profondità della relazione che ci unisce a Lui: è una nuova Alleanza di amore.

Nel contesto dell’Alleanza si comprende pienamente il senso del simbolo del vino, che è al centro di questo miracolo. Proprio quando la festa è al culmine, il vino è finito; la Madonna se ne accorge e dice a Gesù: «Non hanno vino». Perché sarebbe stato brutto continuare la festa con l’acqua! Una figuraccia, per quella gente. La Madonna se ne accorge e, siccome è madre, va subito da Gesù. Le Scritture, specialmente i Profeti, indicavano il vino come elemento tipico del banchetto messianico. L’acqua è necessaria per vivere, ma il vino esprime l’abbondanza del banchetto e la gioia della festa. Una festa senza vino? Non so… Trasformando in vino l’acqua delle anfore utilizzate «per la purificazione rituale dei Giudei» – era l’abitudine: prima di entrare in casa, purificarsi –, Gesù compie un segno eloquente: trasforma la Legge di Mosè in Vangelo, portatore di gioia.

E poi, guardiamo Maria: le parole che Maria rivolge ai servitori vengono a coronare il quadro sponsale di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Anche oggi la Madonna dice a noi tutti: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Queste parole sono una preziosa eredità che la nostra Madre ci ha lasciato. E in effetti a Cana i servitori ubbidiscono. «Gesù disse loro: Riempite d’acqua le anfore. E le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto. Ed essi gliene portarono. In queste nozze, davvero viene stipulata una Nuova Alleanza e ai servitori del Signore, cioè a tutta la Chiesa, è affidata la nuova missione: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Servire il Signore significa ascoltare e mettere in pratica la sua parola. È la raccomandazione semplice, essenziale della Madre di Gesù, è il programma di vita del cristiano.

Quando siamo in situazioni difficili, quando avvengono problemi che noi non sappiamo come risolvere, quando sentiamo tante volte ansia e angoscia, quando ci manca la gioia, dobbiamo andare dalla Madonna e dire: “Non abbiamo vino. È finito il vino: guarda come sto, guarda il mio cuore, guarda la mia anima”. Dirlo alla Madre. E lei andrà da Gesù a dire: “Guarda questo, guarda questa: non ha vino”. E poi, tornerà da noi e ci dirà: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Per ognuno di noi, attingere dall’anfora equivale ad affidarsi alla Parola e ai Sacramenti per sperimentare la grazia di Dio nella nostra vita.

( ANGELUS - Domenica 20 gennaio 2019)

 

 

LO STILE CRISTIANO È QUELLO DELLE "BEATITUDINI"

 

Il passo del Vangelo di Mc 2,18-22 incomincia da un conflitto. I discepoli di Giovanni e i farisei digiunavano, invece gli apostoli no. E i primi sono un po’ scandalizzati: come mai non digiunano? A questa domanda Gesù risponde dicendo una cosa che è un po’ confusa, una cosa nuova: c’è lo sposo, c’è festa, c’è una gioia nuova, in questo momento dobbiamo gioire di questa novità, poi verranno giorni nel quale tutti dobbiamo digiunare, quando lo sposo sarà tolto. Ma quelli non avevano capito.

In realtà, anche noi non capiamo cosa vuol dire il Signore con questo. Tanto che se io facessi adesso la domanda, tanti di voi sarebbero in difficoltà per rispondere. La parola chiave è alla fine del brano: “Vino nuovo in otri nuovi!”. In sostanza, secondo Gesù non solo la predica del Vangelo è un vino nuovo, non solo questo, ma anche esige da noi un comportamento nuovo, uno stile nuovo.

A questo proposito è opportuno farsi la domanda: cosa è lo stile nuovo, cosa è lo stile cristiano?.

Per capire cosa sia lo stile cristiano è meglio capire forse gli atteggiamenti nostri che sono di uno stile non cristiano e poi potremo vedere. E, ne dirò tre soltanto: lo stile accusatorio, lo stile mondano e lo stile egoistico.

Lo stile accusatorio è lo stile di quei credenti che sempre cercano di accusare gli altri, vivono accusando, sempre squalificano gli altri.

È uno stile di promotori di giustizia mancati: sempre cercano di accusare gli altri. Ma così facendo non si accorgono che è lo stile del diavolo: nella Bibbia il diavolo lo si chiama il “grande accusatore”, che sempre accusa gli altri. E questa è una moda fra noi. In realtà, anche Gesù rimprovera coloro che accusavano: invece di guardare la pagliuzza negli occhi degli altri, guarda la trave nei tuoi, guardati dentro.

Sicuramente vivere accusando gli altri, cercando i difetti, non è cristiano.

C’è, poi, lo stile mondano: anche Gesù parla di questo e bastona tanto lo spirito del mondo, lo stile del mondo, e anche prega nell’ultima cena il Padre per i suoi discepoli: non toglierli dal mondo ma difendili dallo spirito del mondo. Ci sono cattolici mondani, sì sì, possono recitare il credo ma lo stile è lo stile del mondo, non lo stile cristiano.

La mondanità rovina tanta gente. Anche gente buona, ma entra in questo spirito della vanità, della superbia, del farsi vedere: non c’è l’umiltà e l’umiltà è parte dello stile cristiano. Per questo dobbiamo impararla da Gesù, dalla Madonna, da san Giuseppe: erano umili.

Infine c’è un terzo stile non cristiano che nelle nostre comunità anche si vede: lo stile egoistico. E Giovanni è quello che punta su questo: se qualcuno dice di amare Dio, che non vede, e non ama il suo prossimo, il suo fratello, che vede, è un bugiardo. Ed è chiaro quello che dice: è lo spirito egoistico, io guardo me, mi credo un buon cattolico, faccio le cose ma non mi preoccupo dei problemi altrui; non mi preoccupo delle guerre, delle malattie, della gente che soffre, anche del mio prossimo. No, no, sono indifferente, cioè lo spirito dell’indifferenza, e questo non è stile cristiano.

Forse ti consideri un buon cattolico ma sei un cattivo cristiano. Perché si può credere di essere un buon cattolico e non essere cristiano: sì, Gesù diceva questo ai dottori della legge. E l’ipocrisia è quella che ci aiuta, aiuta tanta gente, anche a noi a volte, a essere buoni cattolici ma cattivi cristiani: ipocriti, “vino nuovo, otri nuovi”.

Ma alcuni credono — anche noi tante volte — di essere buoni cattolici perché possiamo recitare il credo. Ma qual è lo stile cristiano? Lo stile cristiano è quello delle Beatitudini: mitezza, umiltà, pazienza nelle sofferenze, amore per la giustizia, capacità di sopportare le persecuzioni, non giudicare gli altri. Ecco lo spirito cristiano: se tu vuoi sapere come è lo stile cristiano — per non cadere in questo stile accusatorio, nello stile mondano e nello stile egoistico — leggi le Beatitudini. Quello è il nostro stile, le Beatitudini sono gli otri nuovi, sono la strada per arrivare: per essere un buon cristiano si deve avere la capacità di recitare col cuore il credo, ma anche di recitare con il cuore il Padre Nostro. (Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Lunedì 21/01/2019)

 

 

 

SCOPRIAMO COSA IL SIGNORE SI ASPETTA DA NOI : E DICIAMO SI’

 

Cari giovani,

ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Le sue parole sono un “sì” coraggioso e generoso. Il sì di chi ha capito il segreto della vocazione: uscire da sé stessi e mettersi al servizio degli altri. La nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo.

Ci sono molti giovani, credenti o non credenti, che al termine di un periodo di studi mostrano il desiderio di aiutare gli altri, di fare qualcosa per quelli che soffrono. Questa è la forza dei giovani, la forza di tutti voi, quella che può cambiare il mondo; questa è la rivoluzione che può sconfiggere i “poteri forti” di questa terra: la “rivoluzione” del servizio.

Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”.

Maria è stata una donna felice, perché è stata generosa davanti a Dio e si è aperta al piano che aveva per lei. Le proposte di Dio per noi, come quella che ha fatto a Maria, non sono per spegnere i sogni, ma per accendere desideri; per far sì che la nostra vita porti frutto, faccia sbocciare molti sorrisi e rallegri molti cuori. Dare una risposta affermativa a Dio è il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia.

Prima della GMG di Panama, ormai vicina, vi invito a prepararvi, seguendo e partecipando a tutte le iniziative che vengono realizzate. Vi aiuterà a camminare verso questa meta. Che la Vergine Maria vi accompagni in questo pellegrinaggio e che il suo esempio vi spinga a essere coraggiosi e generosi nella risposta.

Buon cammino verso Panama! A presto.

(Videomessaggio ai Giovani in preparazione alla XXXIV GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2019[Panama, 22 - 27 Gennaio 2019] a cura di A. Panzera

 
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