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n° 3 Sabato 19 Gennaio 2019

EDITORIALE

 La famiglia: Chiesa domestica

 In questi ultimi anni la necessità di riportare l’attenzione pastorale della Chiesa verso la famiglia è stata suscitata da vari documenti, non solo recenti, ma già da dopo il Concilio Vaticano II si è riscoperta nella Chiesa questa necessità di rimettere al centro dell’annuncio del Vangelo la famiglia.

La Chiesa cerca sempre di accompagnare la famiglia nel cammino di crescita e di educazione, ma forse la domanda sorge spontanea: la famiglia vede nella Chiesa un sostegno e un aiuto? Non solo in campo educativo per quanto riguarda la crescita umana e cristiana dei figli, ma anche per quanto riguarda la spiritualità della coppia, degli sposi. Si, molto spesso si pensa che le coppie debbano essere accompagnate fino al giorno del matrimonio, poi ognuno per la sua strada; invece è sbagliato, proprio successivamente c’è più bisogno di accompagnamento. Allora cari sposi cristiani, chiedete alla Chiesa di accompagnarvi anche dopo la vostra unione nel matrimonio.

Ritorniamo un po’ a quanto dicevamo all’inizio: la famiglia è la chiesa domestica, cioè il luogo in cui per prima si porta l’annuncio di Cristo. La Chiesa è la comunità dei fedeli battezzati, allora ogni famiglia è Chiesa e dentro di essa si deve incarnare il Verbo, che abbiamo contemplato durante questo tempo di Natale appena trascorso. La famiglia è il luogo dell’annuncio della fede. Cari genitori, quanto nei vostri discorsi con i vostri figli parlate della fede? La pastorale della Chiesa ha il suo centro nella famiglia, è li che il primo annuncio del Vangelo deve essere vissuto.

La Chiesa ha anche lei il suo compito di non lasciare da soli gli sposi nel loro cammino di vita e nell’educazione dei propri figli. Allora cari genitori rifondiamo questa alleanza per il bene di Cristo, della Chiesa, della Famiglia e del futuro dei nostri figli.   

        Don Davide Mela

 

RAGGI DI SOLE

 IL RITRATTO DI DIO

 VOLTO 1Un giorno l’angelo pittore, Michelangelo, decise di fare il ritratto di Dio. Era consapevole che sarebbe stata l’opera d’arte più complicata della sua vita. Dio è immenso: come si fa a farlo stare in un quadro? Si decise a schizzare qualche bozza, senza aver bene idea di quello che avrebbe disegnato. Cominciò, un foglio dopo l’altro, a tracciare qualcosa di Dio. Lavorava freneticamente e ogni volta scopriva qualcosa di nuovo, guidato da una nuova idea. Riempì milioni di fogli finché il suo studio straripò di carta. Un giorno, cercando di mettere un po’ d’ordine, dimenticò la finestra aperta. Un vento birichino sparpagliò qualche milione di fogli fuori dalla finestra.

«Che disastro, i miei disegni!».

I disegni piovvero dappertutto e in gran quantità finirono anche sulla Terra. Trovandoli, gli uomini li guardarono e li studiarono, felici di scoprire finalmente com’era Dio.

Poi cominciarono ad interpretare i disegni.

«Dio è come il Sole». «No, Dio è forte come un toro!», diceva un altro.

Ciascuno era convinto di aver trovato l’unica vera immagine di Dio, così cominciarono a litigare. Dio si rattristò molto per questo e decise di intervenire. «Andrò io stesso in mezzo a loro! Così mi potranno vedere, toccare, ascoltare!». Quello che decide, Dio lo fa. Nacque come un bambino in mezzo agli uomini e si chiamò Gesù.

Così, oggi, è facile per tutti conoscere Dio. Basta conoscere Gesù: nel suo volto e nella sua opera traspaiono anche il volto e l’opera del Padre e dello Spirito Santo. E se ci amiamo gli uni gli altri, Dio trasparirà anche dalla nostra vita.      

           Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ 27 anni di sacerdozio: auguri don Paolo!

075 (2)"Ogni giorno scopro sempre più di essere felicemente prete"! Queste le parole pronunciate da don Paolo Piras l'11 gennaio di due anni fa, quando celebrò 25 anni di sacerdozio. E che è felicemente prete lo dimostra ogni giorno, continuando a lavorare nella vigna del Signore, nonostante la sua salute precaria e nonostante dovrebbe stare a riposo per limiti d'età. Io lo ricordo bene quando lavorava come impiegato nel comune di La Maddalena, infatti egli non entrò in seminario da ragazzo, ma da adulto, forse aiutato anche dalle preghiere della sua mamma che aveva un grande desiderio nel suo cuore: che il Signore suscitasse in lui la vocazione per il sacerdozio. Don Paolo aveva 17 anni quando si recò in pellegrinaggio a Lourdes con la sua mamma e in quell'occasione ella offrì la sua vita in cambio della vocazione di suo figlio: morì a soli 55 anni ! Don Paolo divenne sacerdote a 47 anni dopo sei anni di seminario e da allora è "felicemente prete"!

 Per tanti anni è stato cappellano del nostro ospedale dove, oltre alla celebrazione della Messa, con la sua bontà e mitezza, ha sempre portato parole di conforto e amministrato sacramenti alle persone ammalate. Venerdì 11 gennaio 2019 ha celebrato la messa a S. Maria Maddalena in ringraziamento dei suoi 27 anni di sacerdozio mentre negli altri giorni, data l'assenza del parroco don Andrea Domanski, anche con queste serate di freddo, non ha mai mancato di celebrare e confessare nella chiesa di Moneta. Il suo buonumore è noto a tutti, cerca di far sorridere la gente con le sue battute spiritose e nei suoi racconti così speciali nel bollettino parrocchiale, egli ci dà tanti insegnamenti di vita. Martedì 15 gennaio ha compiuto 74 anni e oltre a fargli i nostri più cari auguri , vogliamo ringraziarlo per il grande servizio che svolge a beneficio di tutta la comunità. Grazie don Paolo!

Maria Vitiello

Dialogo tra Ebrei e Cattolici

Il 17 gennaio si è celebrata la 30a Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo ebraico cristiano. Una scelta fatta dalla C:E:I: (Conferenza Episcopale Italiana) nel settembre 1989 in applicazione delle indicazioni del Concilio ecumenico Vaticano II. La Giornata si celebra il giorno prima della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani per sottolineare come sia necessario ritrovare le nostre comuni radici prima di cominciare a cercare la piena comunione. Ha lo scopo di aiutare i fedeli delle nostre comunità a riscoprire il legame con l’ebraismo nella sua storia e nel presente in mezzo a noi. Ricordiamo che Gesù era ebreo, la Madonna era ebrea, gli apostoli erano tutti ebrei, la prima Chiesa era ebrea. Gli Ebrei sono i nostri fratelli maggiori. In un tempo in cui sembrano acuirsi le contrapposizioni, scrive Mons. Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, vorremo invitare tutti ad un impegno rinnovato perché sia contrastata ogni forma di antisemitismo e razzismo. Quest’anno il tema comune per Ebrei e Cattolici, è stato il libro di Ester che è alla base della festa ebraica del Purim e che ricorda lo scampato genocidio del popolo ebraico grazie all’intervento delle regina Ester. Anche il Papa raccomanda di promuovere la conoscenza della tradizione ebraica per riuscire a comprendere più autenticamente se stessi. Lo ha detto nella prefazione al libro: “La Bibbia dell’amicizia” in cui quaranta studiosi ebrei e cristiani si soffermano sui primi cinque libri della Bibbia, (Pentateuco o Torah). Scrive Papa Francesco: “Sono ben consapevole che abbiamo alle spalle 19 secoli di antigiudaismo cristiano e che pochi decenni di dialogo sono ben poca cosa al confronto. Occorre lavorare con maggiore intensità per chiedere perdono e riparare i danni causati dall’incomprensione". I valori, le grandi idee che identificano l’ebraismo ed il cristianesimo devono essere messe a servizio dell’umanità senza mai dimenticare la sacralità e la l’autenticità dell’amicizia. Il modo migliore per dialogare non è solo parlare e discutere, ma fare progetti realizzandoli insieme a tutti coloro che hanno buona volontà e reciproco rispetto dell’amicizia. Per l’ebreo ed il cristiano non vi è dubbio che l’amore verso Dio e verso il prossimo riassume tutti comandamenti.                                       

      D.D.

 ■ “Cercate di essere veramente giusti”.

cartolina-beata-rotaryÈ cominciata venerdì 18 gennaio, la Settimana di Preghiera per l’unità dei Cristiani, che si concluderà venerdì 25 gennaio con la festa della Conversione di San Paolo apostoloUn tempo, quando a La Maddalena, c’erano gli Americani, questa settimana era molto sentita perché c’erano numerosi cristiani non cattolici con i loro cappellani, alle volte battisti, alle volte metodisti o anglicani o luterani. Il fatto che non ci siano più cristiani non cattolici, ci sono attualmente però molti ortodossi, non deve diminuire nei fedeli l’ardore di preghiera per l’unità dei cristiani, unità che stava tanto a cuore al Signore Gesù che nell’ultima cena pregò perché i credenti in lui fossero “una cosa sola perché il mondo creda”. Noi Sardi abbiamo avuto una monaca di clausura, la beata Maria Gabriella Sagheddu, di Dorgali, che ha offerto la sua giovane vita per l’unità di tutti i cristiani. Il tema della Settimana di quest’anno, proposto dai gruppi cristiani dell’Indonesia, è: “Cercate di essere veramente giusti” (Dt 16,18-20). La corruzione si manifesta in varie forme, inficia la politica ed il mondo degli affari, spesso con conseguenze devastanti per l’ambiente. In particolare la corruzione mina la giustizia e l’applicazione della legge. Troppo spesso coloro che devono promuovere la giustizia e proteggere i deboli, agiscono in modo contrario: di conseguenza si allarga il divario tra ricchi e poveri, e così un paese ricco di risorse, soffre lo scandalo di avere molta popolazione che vive in povertà. Di fronte a queste ingiustizie siamo obbligati come cristiani, ad esaminare i modi in cui possiamo essere stati collusi in queste forme di ingiustizia. Solo ascoltando la preghiera di Gesù “che siano tutti una cosa sola “ possiamo dare testimonianza di vivere l’ “unità nella diversità”. È attraverso la nostra unità in Cristo che saremo in grado combattere l’ingiustizia e di offrire quanto è necessario alle sue vittime. L’ingiustizia ha alimentato le divisione nella Chiesa. Ci pentiamo dell’ingiustizia che causa divisione, e come cristiani crediamo anche nella potenza di Cristo che perdona e guarisce. Ci troviamo uniti sotto la croce di Cristo, invocando sia la sua grazia per combattere l’ingiustizia, che la sua misericordia per i peccati che hanno causato la nostra divisione.

(Dalla presentazione interconfessionale della Settimana di preghiera)

 

■ Sant’Antonio abate, compatrono della diocesi.

IMG-20190118-WA0003La festa di sant’Antonio abate si celebra il 17 gennaio, è chiamata anche festa di San Antonio del fuoco o del porcellino perché è raffigurato con questi due simboli.

Oltre che patrono della cittadina di Sant’Antonio di Gallura, è il patrono di Castelsardo e dell’Anglona, antica diocesi di Ampurias, a lui è dedicata la con-cattedrale di Castelsardo e tutti gli anni il Vescovo vi si reca per la Messa solenne in onore del compatrono della diocesi. Alla vigilia, nel piazzale della cattedrale, è stata acceso il fuoco in un grande braciere, alla presenza del clero e di una grande folla, mentre la confraternita accompagnava la cerimonia con il tipico canto dialettale in onore del santo Patrono. Sant’Antonio è stato un gigante nella storia della Chiesa, è stato il padre del monachesimo.

IMG-20190118-WA0004 Antonio era ancora un giovane egiziano di 18 -20 anni quando in chiesa durante la Messa fu colpito dal passo del Vangelo in cui Gesù, ad un giovane che gli chiedeva cosa fare per avere la vita eterna, rispose: “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli”, Antonio che aveva perso i genitori da poco e aveva ereditato molti beni, ritenne rivolte a sé queste parole di Gesù, vendette i suoi terreni, distribuì il ricavato ai poveri e si consacrò a vita penitente nel deserto seguito da molti altri monaci. “Il deserto fiorì e divenne la sua città” scrisse san Atanasio che gli fu amico e ne scrisse la vita. Sant’Antonio abate, ha detto il Vescovo nell’omelia, è il modello di quanti anche oggi sono cercatori di Dio, che cercano la pienezza di vita e la felicità al di là delle gioie passeggere di questa terra. Insegna a cercare e trovare la perla preziosa che è il Signore Gesù, il sommo bene e la somma di tutti i beni. Egli continua a invitare le anime generose a seguirlo sulla strada dell’amore, specialmente verso i più bisognosi; nel dono di sé, fonte della vera gioia.

D.D.

  Festa della Famiglia a La Maddalena.

IMG-20190118-WA0002Da alcuni anni le parrocchie maddalenine organizzano incontri per le famiglie mettendo, al centro la relazione di coppia e la relazione tra genitori e figli. Nelle diverse stagioni sono state affrontate tematiche diverse, spaziando dall’aspetto psicologico ed educativo, a quello spirituale. Sono intervenuti esperti nel settore che con competenza, professionalità e passione hanno aiutato i partecipanti ad affrontare le problematiche familiari quotidiane. Si sono succeduti psicologi, terapeuti, sacerdoti responsabili della pastorale familiare. Quest’anno la commissione della pastorale familiare apre alle testimonianze di coppie con provata esperienza. Gli incontri vogliono essere ancora un aiuto per prendere coscienza di quanto, nonostante sia difficile mettere su famiglia, sia ancor più bello “Essere Famiglia” basandosi su due pilastri: i valori cristiani e quelli di civile convivenza. La famiglia è attaccata su più fronti, spesso il suo valore è sminuito, attraversa crisi, ma non è passando per l’indifferenza dei problemi che la si aiuta. IMG-20190118-WA0001 (2)Per far crescere una famiglia si deve affrontare ogni minima difficoltà, tutti i giorni, a volte si riesce da soli, come coppia, a volte si ha bisogno di aiuto. Gli strumenti per sostenere la famiglia sono diversi. Uno strumento molto interessante è stato dato da Papa Francesco con il testo “Amoris Laetitia”.Quest’anno Il primo incontro avverrà il 19 e il 20 Gennaio ,in occasione della Festa Della Famiglia che come ogni anno celebriamo in questo mese. Sabato 19 alle h 18.00 c/o la sala conferenze dell’Oasi Serena a Moneta, avremo Daniele e Rosanna Siddi, coppia responsabile delle Famiglie Nuove del Movimento dei Focolari della Sardegna, che parleranno del “Perdono in Famiglia”. Seguirà un momento conviviale. Domenica 20 alle h 11.00, c/o la Parrocchia di Santa Maria Maddalena, ci sarà la Santa Messa con il rinnovo della Promessa Sponsale. Seguiranno il pranzo e il divertimento musicale c/o l’Oratorio della Parrocchia di Moneta. Si consiglia prenotarsi ai n. Bruna 3924601922, Nicolino 3299292545, Agostino 3292928293, Giorgia 3478764642. Per i prossimi mesi, sono in cantiere altri incontri, due dei quali saranno animati da esperti del settore familiare ed educativo: dott. Lorenzo Braina e dai coniugi Gentile Maurizio e Cecilia, docente universitario alla LUMSA di Roma lui e psicoterapeuta lei. Tutti sono invitati a partecipare, non solo coppie sposate in chiesa o civilmente, ma anche conviventi, fidanzati, animatori, catechisti, educatori, insegnanti, nonni: insomma chiunque abbia a cuore lo stare bene in famiglia.

Per la commissione interparrocchiale “Ciao Famiglia Insieme” Agostino Canu e Simonetta Colonna.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1.FESTA DELLA FAMIGLIA 2019:

Sabato 19 gennaio ore 18.00 salone dell’oasi serena incontro delle famiglie sul tema “perdono in famiglia”.

Domenica 20 gennaio ore 11.00 Chiesa S.Maria Maddalena S. Messa con il rinnovo delle promesse matrimoniali.

Ore 13.00 pranzo per le famiglie presso Oasi Serena.

Per le prenotazioni al pranzo rivolgersi a:

Giorgia 347 876 4643

Nicolino 329 929 2545

Agostino 329 292 8293

Bruna 392 460 1922

 2. Mercoledì 23 gennaio inizierà il corso prematrimoniale alle ore 21.00 nel salone dell’Oasi Serena a Moneta.

3. Venerdì 25 gennaio

Festa Conversione di San Paolo. Chiusura Ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani. Momento di preghiera interparrocchiale presso Parrocchia Agonia a Moneta: ore 17.00 Santo Rosario; ore 17.30 Santa Messa.

4) Giovedì 24 gennaio

● Ore 18.30 presso l’Oasi Serena: Assemblea dell'oratorio “SS. Domenico Savio e Giovanni Bosco”, tutti i collaboratori degli Oratori sono invitati a partecipare.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1.FESTA DELLA FAMIGLIA 2019:

Sabato 19 gennaio ore 18.00 salone dell’oasi serena incontro delle famiglie sul tema “perdono in famiglia”.

Domenica 20 gennaio ore 11.00 Chiesa S.Maria Maddalena S. Messa con il rinnovo delle promesse matrimoniali.

Ore 13.00 pranzo per le famiglie presso Oasi Serena.

Per le prenotazioni al pranzo rivolgersi a:

Giorgia 347 876 4643

Nicolino 329 929 2545

Agostino 329 292 8293

Bruna 392 460 1922

 2) Mercoledì 23 gennaio inizierà il corso prematrimoniale alle ore 21.00 nel salone dell’Oasi Serena a Moneta.

3) Giovedì 24 gennaio

● Ore 18.00: S.Messa in memoria di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

● Ore 18.30 presso l’Oasi Serena: Assemblea dell'oratorio “SS. Domenico Savio e Giovanni Bosco”, tutti i collaboratori degli Oratori sono invitati a partecipare.

4) Venerdì 25 gennaio

Festa Conversione di San Paolo. Chiusura Ottavario di preghiera per l'unità dei cristiani. Momento di preghiera interparrocchiale presso Parrocchia Agonia a Moneta ore 17.00 Santo Rosario; ore 17,30 Santa Messa (non ci sarà la S.Messa delle ore 18.00 a S.Maria Maddalena) .

5) Sabato 26 gennaio

Ore 18.00 S.Messa nel primo anniversario della morte di suor Luisa Pittau Figlia della Carità.

6) Domenica 27 gennaio

Nella chiesa di Due Strade: Festa del Santo Bambino Gesù di Praga. Ore 16.30: Processione; ore 17.00: Santa Messa solenne. (Non ci sarà la S.Messa delle 8.00).

7) Giovedì 31 gennaio

Festa di San Giovanni Bosco.

8) Dal 17 al 19 marzo pellegrinaggio a Porto Vecchio ed Ajaccio (Corsica) per la festa della Madonnuccia, patrona di Ajaccio. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al 3491534378.

9) Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS. Trinità

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

M A G I S T E R O

 FACENDOSI BATTEZZARE, GESÙ MANIFESTA LA LOGICA ED IL SENSO DELLA SUA MISSIONE

 santo1414bigOggi, celebriamo la festa del Battesimo del Signore. La liturgia ci chiama a conoscere più pienamente Gesù del quale, da poco, abbiamo celebrato la nascita; e per questo il Vangelo (cfr Lc 3,15-16.21-22) illustra due elementi importanti: il rapporto di Gesù con la gente e il rapporto di Gesù con il Padre.

Nel racconto del battesimo, conferito da Giovanni il Battista a Gesù nelle acque del Giordano, vediamo anzitutto il ruolo del popolo. Gesù è in mezzo al popolo. Esso non è solamente uno sfondo della scena, ma è una componente essenziale dell’evento. Prima di immergersi nell’acqua, Gesù si “immerge” nella folla, si unisce ad essa assumendo pienamente la condizione umana, condividendo tutto, eccetto il peccato. Nella sua santità divina, piena di grazia e di misericordia, il Figlio di Dio si è fatto carne proprio per prendere su di sé e togliere il peccato del mondo: prendere le nostre miserie, la nostra condizione umana. Perciò anche quella di oggi è una epifania, perché andando a farsi battezzare da Giovanni, in mezzo alla gente penitente del suo popolo, Gesù manifesta la logica e il senso della sua missione.

Unendosi al popolo che chiede a Giovanni il Battesimo di conversione, Gesù ne condivide anche il desiderio profondo di rinnovamento interiore. E lo Spirito Santo che discende sopra di Lui «in forma corporea, come una colomba» è il segno che con Gesù inizia un mondo nuovo, una “nuova creazione” di cui fanno parte tutti coloro che accolgono Cristo nella loro vita. Anche a ciascuno di noi, che siamo rinati con Cristo nel Battesimo, sono rivolte le parole del Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Questo amore del Padre, che abbiamo ricevuto tutti noi nel giorno del nostro Battesimo, è una fiamma che è stata accesa nel nostro cuore, e richiede di essere alimentata mediante la preghiera e la carità.

Il secondo elemento sottolineato da Luca è che, dopo l’immersione nel popolo e nelle acque del Giordano, Gesù si “immerge” nella preghiera, cioè nella comunione col Padre. Il battesimo è l’inizio della vita pubblica di Gesù, della sua missione nel mondo come inviato del Padre per manifestare la sua bontà e il suo amore per gli uomini. Tale missione è compiuta in costante e perfetta unione con il Padre e con lo Spirito Santo. Anche la missione della Chiesa e quella di ognuno di noi, per essere fedele e fruttuosa, è chiamata ad “innestarsi” su quella di Gesù. Si tratta di rigenerare continuamente nella preghiera l’evangelizzazione e l’apostolato, per rendere una chiara testimonianza cristiana non secondo i progetti umani, ma secondo il piano e lo stile di Dio.

Cari fratelli e sorelle, la festa del Battesimo del Signore è una occasione propizia per rinnovare con gratitudine e convinzione le promesse del nostro Battesimo, impegnandoci a vivere quotidianamente in coerenza con esso. È molto importante anche, come vi ho detto svariate volte, conoscere la data del nostro Battesimo. Chiedete di conoscerla Io potrei domandare: “Chi di voi conosce la data del suo Battesimo?”. Chiedete di conoscerla e, poi, non dimenticarla: che sia una data custodita nel cuore per festeggiarla ogni anno.

Gesù, che ci ha salvati non per i nostri meriti ma per attuare la bontà immensa del Padre, ci renda misericordiosi verso tutti. La Vergine Maria, Madre di Misericordia, sia la nostra guida e il nostro modello.

(ANGELUS - Battesimo del Signore - Domenica 13 gennaio 2019)

 

GENITORI: OGGI RICEVETE UN COMPITO, LA TRASMISSIONE DELLA FEDE

 Vi è stata posta la domanda: “Cosa chiedete per i vostri figli?” E tutti voi avete detto: “La fede”. Voi chiedete alla Chiesa la fede per i vostri figli, e oggi loro riceveranno lo Spirito Santo, e il dono della fede ciascuno nel proprio cuore, nella propria anima. Ma questa fede poi deve svilupparsi, deve crescere. Sì, qualcuno può dirmi: “Sì, sì, devono studiarla…”. Sì, quando andranno al catechismo studieranno bene la fede, impareranno la catechesi. Ma prima che studiata, la fede va trasmessa, e questo è un lavoro che tocca a voi. È un compito che voi oggi ricevete: la trasmissione della fede. E questo si fa a casa. Perché la fede sempre va trasmessa “in dialetto”: il dialetto della famiglia, il dialetto nel clima della casa.

Trasmettete la fede con l’esempio, con le parole, insegnando a fare il segno della Croce. Questo è importante. Vedete, ci sono bambini che non sanno farsi il segno della Croce. Ma l’importante è trasmettere la fede con la vostra vita di fede: che vedano l’amore dei coniugi, che vedano la pace della casa, che vedano che Gesù è lì. E mi permetto un consiglio – scusatemi, ma io vi consiglio questo –: non litigate mai davanti ai bambini, mai. È normale che gli sposi litighino, è normale. Sarebbe strano il contrario. Fatelo, ma che loro non sentano, che loro non vedano. Voi non sapete l’angoscia che riceve un bambino quando vede litigare i genitori. Questo, mi permetto, è un consiglio che vi aiuterà a trasmettere la fede.   Trasmettetela a casa, perché lì si impara la fede; poi si studia nella catechesi, ma a casa [si riceve] la fede.

E prima di continuare vorrei dirvi un’altra cosa: voi sapete che i bambini si sentono oggi in un ambiente che è strano: un po’ troppo caldo, sono coperti. Poi piangono perché hanno fame. E un terzo motivo del piangere è il “pianto preventivo”. Una cosa strana: non sanno cosa succederà, e pensano: “Io piango per primo, poi vedremo…”. È una difesa. Vi dico: che siano comodi. State attenti a non coprirli troppo. E se piangono per fame, allattateli. Alle mamme dico: Allattate i bambini, tranquille, il Signore vuole questo. Perché, dove sta il pericolo?, che loro anche hanno una vocazione polifonica: incomincia a piangere uno, e l’altro gli fa il contrappunto, e poi l’altro, e alla fine è un coro di pianto!

E così andiamo avanti, con la consapevolezza che tocca a voi la trasmissione della fede.  

(Festa del Battesimo del Signore - OMELIA S.Messa e Battesimo di alcuni bambini - Domenica 13/01/2019)    

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”: “Abbà, Padre!”

San Paolo nella Lettera ai Romani scrive: «Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”». E ai Galati l’Apostolo dice: «E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: “Abbà! Padre!”». Ritorna per due volte la stessa invocazione, nella quale si condensa tutta la novità del Vangelo. Dopo aver conosciuto Gesù e ascoltato la sua predicazione, il cristiano non considera più Dio come un tiranno da temere, non ne ha più paura ma sente fiorire nel suo cuore la fiducia in Lui: può parlare con il Creatore chiamandolo “Padre”. L’espressione è talmente importante per i cristiani che spesso si è conservata intatta nella sua forma originaria: “Abbà”. Nella prima parola del “Padre nostro” troviamo subito la radicale novità della preghiera cristiana.

Non si tratta solo di usare un simbolo – in questo caso, la figura del padre – da legare al mistero di Dio; si tratta invece di avere, per così dire, tutto il mondo di Gesù travasato nel proprio cuore. Se compiamo questa operazione, possiamo pregare con verità il “Padre nostro”. Dire “Abbà” è qualcosa di molto più intimo, più commovente che semplicemente chiamare Dio “Padre”. Noi continuiamo a dire “Padre nostro”, ma con il cuore siamo invitati a dire “Papà”, ad avere un rapporto con Dio come quello di un bambino con il suo papà, che dice “papà” e dice “babbo”. Infatti queste espressioni evocano affetto, evocano calore, qualcosa che ci proietta nel contesto dell’età infantile: l’immagine di un bambino completamente avvolto dall’abbraccio di un padre che prova infinita tenerezza per lui. E per questo, cari fratelli e sorelle, per pregare bene, bisogna arrivare ad avere un cuore di bambino. Non un cuore sufficiente: così non si può pregare bene. Come un bambino nelle braccia di suo padre, del suo papà, del suo babbo.

Ma sicuramente sono i Vangeli a introdurci meglio nel senso di questa parola. Cosa significa per Gesù, questa parola? Il “Padre nostro” prende senso e colore se impariamo a pregarlo dopo aver letto, per esempio, la parabola del padre misericordioso, nel capitolo 15° di Luca . Immaginiamo questa preghiera pronunciata dal figlio prodigo, dopo aver sperimentato l’abbraccio di suo padre che lo aveva atteso a lungo, un padre che non ricorda le parole offensive che lui gli aveva detto, un padre che adesso gli fa capire semplicemente quanto gli sia mancato.

Dio ti cerca, anche se tu non lo cerchi. Dio ti ama, anche se tu ti sei dimenticato di Lui. Dio scorge in te una bellezza, anche se tu pensi di aver sperperato inutilmente tutti i tuoi talenti. Dio è non solo un padre, è come una madre che non smette mai di amare la sua creatura.

Per un cristiano, pregare è dire semplicemente “Abbà”, dire “Papà”, dire “Babbo”, dire “Padre” ma con la fiducia di un bambino.

Può darsi che anche a noi capiti di camminare su sentieri lontani da Dio, come è successo al figlio prodigo; oppure di precipitare in una solitudine che ci fa sentire abbandonati nel mondo; o, ancora, di sbagliare ed essere paralizzati da un senso di colpa. In quei momenti difficili, possiamo trovare ancora la forza di pregare, ricominciando dalla parola “Padre”, ma detta con il senso tenero di un bambino: “Abbà”, “Papà”. Lui non ci nasconderà il suo volto. Ricordate bene: forse qualcuno ha dentro di sé cose brutte, cose che non sa come risolvere, tanta amarezza per avere fatto questo e quest’altro… Lui non nasconderà il suo volto. Lui non si chiuderà nel silenzio. Tu digli “Padre” e Lui ti risponderà. Tu hai un padre. “Sì, ma io sono un delinquente…”. Ma hai un padre che ti ama! Digli “Padre”, incomincia a pregare così, e nel silenzio ci dirà che mai ci ha persi di vista. “Ma, Padre, io ho fatto questo…” – “Mai ti ho perso di vista, ho visto tutto. Ma sono rimasto sempre lì, vicino a te, fedele al mio amore per te”. Quella sarà la risposta. Non dimenticatevi mai di dire “Padre”. Grazie.

(UDIENZA GENERALE - Mercoledì 16/01/2019)a cura di A. Panzera

 
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