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n° 51 Sabato 29 Dicembre 2018

 

Auguri-Buon-Anno-2019-immagini

EDITORIALE

IL SACERDOTE

 IMG-20181228-WA0002Il 27 dicembre del 2013 (5 anni fa) nella basilica di san Simplicio, Sua Ecc.za Mons. Sebastiano Sanguinetti mi ordinava sacerdote, da quel giorno sono passati 5 anni e giovedì ho voluto ringraziare il Signore con una Santa Messa, ricordando anche quanto questi 5 anni sono stati importanti.In questi cinque anni ho svolto il mio ministero in quattro comunità: San Pietro Apostolo in Tempio, qualche mese nella Comunità di Nulvi, Martis e Laerru, nel Monastero Mater Dei da P. Massimo e infine in questa comunità dove sto iniziando il mio terzo anno di servizio.

 In questi anni il centro di tutto è stata la Santa Messa, ho celebrato 2532 Sante Messe. Non c’è stato giorno nella mia vita in cui l’Eucaristia non sia stata il centro delle mia giornata, perché non posso vivere senza l’Eucaristia, anzi, per ogni cristiano essa deve essere il centro della propria vita. Sono stati vari i luoghi in cui ho celebrato, sono passato dalle basiliche alle cappelle, dalle parrocchie agli alberghi durante il cammino di Santiago, dalla grotta di Lourdes alla mia camera quando stavo male. Il sacerdote ha come centro della sua vita l’Eucaristia, perché è chiamato a fare della sua vita un’autentica Eucaristia. Durante l’Eucaristia la preghiera è rivolta soprattutto alla sua comunità, alla sua sposa per la quale è chiamato a donare la sua vita.

Nessun sacerdote può vivere senza l’Eucaristia... nessun cristiano può vivere senza l’Eucaristia.

eucaristia-fra-le-mani-in-elevazione-scorniciata (2)Atri Sacramenti ho celebrato in questi anni, 28 matrimoni, anche qui una grande grazia accompagnare una coppia ad unirsi sotto la Grazia del Signore. Ho amministrato 50 Battesimi, per dirla in maniera diversa: ho iniziato alla fede; nel battesimo la preghiera che faccio sempre è solo una: che possa arrivare alla santità, questa è la chiamata di ognuno di noi. Infine quest’anno ho avuto la grazia di amministrare il sacramento della cresima ad un ragazzo sotto delega del vescovo: ecco un soldato di Cristo.

La regola di San Giovanni Ap. ed Evangelista non si allontana molto da me, un ragazzo che dovrebbe seguire il Signore, che cerca di comprendere la volontà del Signore, che non si stanca di stare alla sua presenza. Ma il sacerdote è anche uomo, anche noi siamo fragili e spesso non riusciamo a portare avanti la missione nel migliore dei modi. Spesso mi ricordo proprio per questo che tutto è nelle mani di Dio, solo così potrò amare e servire nel migliore dei modi la comunità che il Signore mi ha affidato. Anche il sacerdote prova in sé il desiderio di paternità e lo vive in una maniera tutta particolare, non solo nell’accompagnare quelle persone che si mettono nelle sue mani per compiere un cammino di fede…questa è una grande gioia e responsabilità per ogni sacerdote.

Cari fratelli e sorelle mai manchi nella vostra giornata la preghiera per i sacerdoti e le vocazioni!

                             Don Davide Mela

 

 

RAGGI DI SOLE

 LA MUSICA

 MarkFluteLa guerra civile infuriava e brandiva fucili e coltelli. Fratelli e amici si scontravano su sponde opposte. Solo un uomo si opponeva alla barbarie. «Nel nome di Dio, fermatevi!», gridava.

Fu catturato e condannato a morte per aver difeso con tutte le sue forze un gruppo di donne e bambini che si erano rifugiati nella sua casa.

«È uno degli altri! È un nemico!», gridavano.

Così, all’alba di un giorno di maggio, nel cortile della prigione, mentre il sole cominciava a riempire di colori dorati il cielo d’Oriente, il prigioniero venne portato fuori per l’esecuzione.

In piedi contro il muro, contemplava i componenti del plotone d’esecuzione, suoi compatrioti. Prima di bendargli gli occhi, l’ufficiale di comando gli pose la tradizionale domanda: «Qual è il tuo ultimo desiderio?». La risposta arrivò come una sorpresa per tutti: l’uomo chiese di suonare per l’ultima volta il suo flauto.

I soldati vennero messi in posizione di riposo, mentre aspettavano che il prigioniero suonasse. Quando le note cominciarono a riempire l’aria silenziosa del mattino, l’ambiente del carcere fu come inondato da una musica che si espandeva dolce e incantevole, riempiendo di pace quel luogo segnato quotidianamente dalla violenza e dalla tristezza.

L’ufficiale era preoccupato perché, quanto più si prolungava la musica, tanto più sembrava assurdo il compito che gli avevano affidato.

Ordinò ai soldati di aprire il fuoco.

L’uomo morì all’istante, mentre il flauto rotolava per terra.

Ma, con stupore di tutti i presenti, la musica non si spense. Continuò la sua danza di vita.

A dispetto della morte.

Sì, a dispetto della morte.

Il nostro corpo può morire, magari anche rotolando per terra come quel flauto. Ma la nostra anima – se viviamo oggi luminosi di fede e ardenti di amore – è già nelle mani di Dio. E niente e nessuno può strapparla via da queste mani tenerissime e forti del Padre.

Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

  La notte di Natale a S. Maria Maddalena

photoPer noi cristiani il 24 dicembre non è una notte magica, ma una notte Santa dove Dio, facendosi uomo e nascendo in mezzo a noi, ci fa comprendere quanto è grande e smisurato  il suo amore per gli uomini.Per la nostra isola è stata storica perché per la prima volta il nuovo parroco don Andrea Domanski ha celebrato solennemente la Santa Messa di Natale nella chiesa di Santa Maria Maddalena per tutt'e due le comunità.Credo sia veramente un fatto storico perché nella chiesa di Moneta non è mai mancata la messa di mezzanotte dal 1964, da quando è nata la parrocchia e tanti monetini ne hanno risentito e non sono stati contenti di questa scelta. Ma questa ora è la nostra realtà isolana e dobbiamo camminare insieme mettendo in pratica la volontà del Vescovo, ma meglio ancora la volontà di Gesù che chiede al Padre "fà che siano una cosa sola"! Mentre il parroco e i concelebranti don Domenico Degortes e don Davide Mela si recavano processionalmente all'altare, le voci del coro San Giovanni Paolo II intonavano un canto di attesa e di esultanza per la venuta di Gesù e si è poi proseguito con l'ufficio delle letture e l'annuncio del Natale da parte di don Davide.

Quando poi a mezzanotte don Andrea scendendo dall'altare ha scoperto il Bambinello, mentre suonavano le campane, il coro di Santa Cecilia ha intonato il solenne Gloria. Un bel segno di condivisione la presenza dei due cori isolani che, alternandosi con i canti hanno animato la messa in maniera gioiosa e solenne.

IMG 20181228 121955Don Andrea nella sua omelia ci ha ricordato ciò che dicevano i Padri della Chiesa e cioè che Gesù viene tre volte: la prima volta è venuto a Betlemme, la seconda sarà alla fine dei tempi per il suo ritorno nella Gloria, ma viene anche una terza volta, quella che avviene oggi, cioè ogni giorno dove Lui è sempre presente in mezzo a noi. Ha proseguito poi dicendo "la meraviglia non è che l'uomo è andato sulla luna, ma la vera meraviglia è che Dio è venuto sulla terra e continua a venire, continua ad esserci"! Al termine della messa il parroco ha ringraziato tutti i presenti dichiarandosi contento di questo bel segno di comunione e di cammino insieme, ha ringraziato don Domenico, don Davide e don Paolo, il coro di S. Cecilia e il coro S. Giovani Paolo II per l'animazione condivisa e tutti i collaboratori delle due comunità che svolgono il loro servizio alla chiesa, spesso in maniera silente e discreta. Ha concluso dicendo "insieme siamo una comunità viva, segno che il Signore è in mezzo a noi"!

                       Maria Vitiello

 

■"Natale di Condivisione e Fraternità".

Le festività Natalizie creano un clima di gioia, di fraternità e di festa nei cuori delle persone. Contemplando Gesù che viene al mondo presentandosi nelle sembianze di un tenero Bambino, tutti riscoprono i sentimenti più nobili del cuore e fanno a gara per aiutare i fratelli in difficoltà. Anche in questo Natale i Maddalenini non si sono smentiti, confermando la loro proverbiale sensibilità e altruismo. Sono state numerose le offerte che mi sono pervenute, per cui ho potuto offrire un buono -spesa per l'acquisto di un po' di carne a 50 famiglie bisognose. Anche in occasione della Colletta Alimentare avete risposto con grande generosità, per cui ho avuto la possibilità di aiutare molte famiglie in necessità, dando loro un pacco -viveri. Questa solidarietà e generosità, e soprattutto la stima e la fiducia che mi avete dimostrato, mi ha profondamente commosso, perciò vi ringrazio di cuore e chiedo al Signore di ricompensarvi generosamente.

Con stima e riconoscenza Suor Letizia

 

La luce del Natale anche sulla politica.

stella cometa prsepioSi vive la festa del Natale se si fa spazio alla voce silenziosa di Dio sostando in silenzio davanti al presepio. “Sarà Natale - ha detto papa Francesco - se troveremo la luce nella povera grotta di Betlemme.

Non sarà Natale se cercheremo i bagliori luccicanti del mondo, se ci riempiremo di regali, pranzi e cene ma non aiuteremo almeno un povero che assomiglia a Dio, perché a Natale Dio è venuto povero”. Il Bimbo nella culla di Betlemme è il dono di Dio agli uomini, ricorda nel suo messaggio di Natale Mons. Gian Franco Saba arcivescovo di Sassari. Se lo accogliamo, anche noi possiamo diventare dono per gli altri, per coloro che nella propria vita non hanno mai sperimentato una carezza, un gesto di tenerezza, una attenzione d’amore. Essere dono di salvezza per i piccoli e gli esclusi, far fiorire la giustizia ed abbondare la pace. E aggiunge: “Le elezioni, che si terranno nel nuovo anno ormai alle porte, costituiscono una occasione per promuovere il bene comune. In queste tappe della nostra vita pubblica, ognuno potrò portare la propria pietra per la costruzione della casa comune. Propongo di accogliere come programma per il prossimo futuro le parole di papa Francesco: «Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti, e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo». Il mio augurio è che la nostra Chiesa sia casa, che la nostra Città sia casa, che il nostro territorio sia casa: casa non dalle porte chiuse come le locande di Betlemme che non accolsero Maria e Giuseppe, ma accogliente, perché gli altri non si sentano estranei ma possano sentirsi accolti come parte di noi stessi. Il mio desiderio è che la gioia e la speranza ci portino tutti ad aprire le porte a chi bussa. Faremo Natale se sapremo offrire la pace a quanti vivono in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. Senza distinzione ne discriminazioni, ma capaci di aprire il nostro cuore al piccolo e all’escluso”.

 

■Marcia della Pace e messaggio dei vescovi sardi per fermare le armi.

auguri-pasquaIn prossimità della Giornata Mondiale della Pace che si celebra il primo gennaio, tutti gli anni si svolge in Sardegna una Marcia regionale della pace organizzata dalla Caritas regionale e della diocesi di Ales e Terralba, nonché da Sardegna Solidale. Quest’anno la 32a Marcia della Pace è stata programmata il 28 dicembre a Villacidro. Alla Marcia hanno dato la loro adesione centinaia di istituzioni e movimenti al di là di ogni differenza di fede, ideologia, schieramento politico. Ha aperto la manifestazione don Luigi Ciotti, uomo e sacerdote di lotta alla mafia. Il tema è stato: “La buona politica a servizio della pace” lo stesso che è stato proposto da papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace del gennaio 2019. A questo tema la Caritas regionale e diocesana ha aggiunto un tema locale: “La buona politica per la Sardegna: solidarietà, lavoro e bene comune. Vi ha partecipato anche una rappresentanza dei vescovi sardi con un messaggio a nome della Chiesa sarda. Il messaggio di quest’anno è indirizzato a risolvere il problema in Sardegna di una fabbrica di armi, di mine anti uomo, usate in conflitti di tutto il mondo e che ultimamente nella guerra dello Yemen hanno causato e continuano a generare migliaia di morti, per la maggior parte civili inermi. Si tratta della fabbrica Rwm, di proprietà tedesca, negli stabilimenti di Domusnovas che realizza ordigni bellici. L’azienda tedesca da lavoro stabile a circa 300 persone, in un territorio, quello del Sulcis tra i più poveri d’Italia, ancora privo di prospettive per il lavoro. Gli operai che vi lavorano non sono responsabili di questo business tragico, perché devono subire l’inaccettabile per mancanza di alternative giuste e dignitose. A chi vorrebbe scaricare la responsabilità sulla coscienza dei lavoratori i vescovi rispondono con le parole del servo di Dio don Tonino Bello, nella sua “Lettera al fratello che lavora in una fabbrica di armi”: “Non ti esorto perciò, almeno per ora, a quella forte testimonianza profetica di pagare, con la perdita del posto di lavoro, il rifiuto di collaborare alla costruzione di strumenti di morte. Ma ti incoraggio a batterti perché si attui al più presto, e in termini perentori, la conversone dell’industria bellica in impianti civili, produttori di beni, atti a migliorare la qualità della vita. È un progetto che va portato avanti. Da te. Dai sindacati. Da tutti. Sentiamo il dovere di dire no a tutto il business delle armi, in Sardegna e nel Paese intero. Chiediamo un serio sforzo per la riconversione di quelle realtà economiche che non rispettano lo spirito della nostra Costituzione e dei trattati internazionali”.

 

Notte di San Silvestro alternativo.

È arrivata la fine ufficiale di un altro anno. Come festeggiarla? Ti proponiamo uno spazio per incontrarti con Dio Padre per ricordare l’anno trascorso e affidare l’anno venturo. L’invito è aperto a tutta la comunità maddalenina, soprattutto a chi sente il desiderio di regalarsi una notte diversa. Noi come giovane famiglia abbiamo il desiderio di vivere un conto alla rovescia in preghiera, lodando Dio che ci ha fatto come un prodigio. Non buttare nulla della tua vita, tutto ti serve per incontrarti con Lui. Nulla è impossibile a Dio. Lascialo creare nella tua storia. Ci portiamo da Roma l’eco di una preghiera “Questo Natale in nome di Cristo sii te stesso”. Ti aspettiamo. Porta un amico, se vuoi; porta un giovane, una persona sola, te stesso.

Veglione Capodanno 31 Dicembre 2018, davanti a Gesù eucarestia, presso S. M. Maddalena, dalle 22 alle 23:30 con brindisi finale e una fetta di panettone.

Allegra Maria, Maria Chiara, Maurizio

 

■ Ricordo della mia insegnante Suor Clementina (Gabriella Putzu)

La cara Suor Clementina, sempre seria e severa, era la mia insegnante delle scuole elementari all’Istituto S. Vincenzo. Ella mi ha fatto amare la scuola ed i libri. Quando apriva il proprio armadio, gelosamente custodito e chiuso a chiave, tirava fuori i libri con copertine lucide dalle illustrazioni colorate, specialmente quelle dei Santi.

Profumati di stampa e di cancelleria che a me piaceva tanto.

Ci seguiva uno ad uno, passando per i banchi (eravamo 30 femmine e 15 maschi). Ella, con molta pazienza, segnava col dito ciò che ci spiegava, mostrandoci anche quelle brillanti figure, affinchè tutto ci restasse impresso per l’interrogazione del giorno successivo.

Noi alunni, tutti attenti…..

Non si udiva il volo di una mosca! La severità della cara maestra era per il nostro bene, per avviarci con responsabilità verso la vita. Frequentavano le scuole dell’Istituto San Vincenzo, bambini educati, figli di buone famiglie, orfanelle che lì vivevano, educate dalle suore stesse, composte e ben vestite! Ho sempre amato la mia maestra e la ricorderò con riconoscenza, poiché del suo insegnamento ho fatto tesoro! E, nel varcare il gradino dell’Istituto S. Vincenzo, provo una grande devozione per la Madonnina fra le rose e per la meravigliosa cappella, avendo io il bel ricordo della mia infanzia felice.

                                 Anna Novelli

 

■ 1768. 250 anni fa si chiudeva il primo anno di “Parrocchia”

Il 31 dicembre del 1768 si concludeva il primo anno dell'istituita parrocchia di Santa Maria Maddalena. Una parrocchia tuttavia che non solo mancava ancora di una chiesa (in costruzione al Collo Piano) ma, negli ultimi mesi dell'anno, anche del parroco. Ricordiamo che al seguito delle truppe d'occupazione sardo-piemontesi, nell'ottobre del 1767, era sbarcato nelle nostre isole il cappellano don Michele Demontis, il quale però era rimasto da queste parti poche settimane ed era dovuta andare via per problemi di salute. Prima del Natale 1767 era giunto da Tempio il canonico Virgilio Mannu. L'istituzione della parrocchia di Santa Maria Maddalena era venuta nel gennaio 1768 e a giugno erano iniziati i lavori della chiesa (l'attuale Santissima Trinità). Nell'autunno dello stesso tuttavia il parroco Mannu era ritornato a Tempio e non aveva più fatto ritorno alle Isole. Il vescovo mons. Carta aveva designato un nuovo parroco, don Giò Andrea Sardo, che peraltro era stato cappellano sulle regie navi sabaude, ma non risulta che costui qui sia mai arrivato ad esercitare, o quanto meno se lo fece non è ebbe a lasciare traccia. Nei registri parrocchiali abbiamo un vuoto. L'ultimo funerale risale infatti al 2 ottobre e l'ultimo battesimo al 26 ottobre. Per trovare una nuova registrazione bisogna aspettare il 5 febbraio del 1769. Cinque mesi dunque in cui presumibilmente la sede parrocchiale di Santa Maria Maddalena con la partenza del parroco rimase senza prete. E se il Natale del 1767 fu celebrato con tanto di Messa, al cospetto della popolazione e delle truppe presenti, per mancanza di prete non si può altrettanto affermare per il Natale del 1768. Salvo che per l'occasione non fosse giunto un qualche cappellano militare imbarcato su una delle regie navi, cosa di cui peraltro non è rimasta traccia. Nel 1768, primo anno di istituzione parrocchia, furono amministrati 6 battesimi, fu celebrato almeno un matrimonio che ci furono tre funerali (un isolano e due militari). 

      Claudio Ronchi

 

Condoglianze ai familiari di Domenico Vitiello, Fernando Olivieri ed Eugenio Bartolacci che sono tornati alla casa del Padre celeste.

  

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Domenica 30 Dicembre Festa della Sacra Famiglia.

2. Lunedì 31 Dicembre h. 18.00 S. Messa interparrocchiale di fine anno e Te Deum di ringraziamento. Non ci sarà la S. Messa a Moneta

Dalle ore 22.00 alle 23.30 veglia di preghiera di fine anno, leggi invito a parte.

3. Martedì 1 Gennaio 2019, ottava di Natale. Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Giornata della Pace. S. Messe come la Domenica.

4. Venerdì 4 gennaio, primo venerdì del mese. Ore 16.00 adorazione del Santissimo Sacramento. Ore 19.00 concerto della Micro e Junior Band di San Domenico Savio nella chiesa di S. Maria Maddalena.

5. Sabato 5 gennaio ore 19.00 spettacolo “L’Orchestra celeste” (vedi locandina).

6. Il corso prematrimoniale inizierà mercoledì 23 gennaio alle ore 21.00 nel salone dell’Oasi Serena a Moneta.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1. Domenica 30 Dicembre. Festa della Sacra Famiglia: h. 17.00 presso la sala “Sacra Famiglia” (Crocetta) Santa Messa in occasione della festa patronale.

2. Lunedì 31 Dicembre h. 18.00 S. Messa interparrocchiale di fine anno e Te Deum di ringraziamento.

Dalle ore 22.00 alle 23.30 veglia di preghiera di fine anno, leggi invito a parte.

3. Martedì 1 Gennaio 2019, ottava di Natale. Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Giornata della Pace. S. Messe come la Domenica.

4. Giovedì 3 gennaio, primo giovedì del mese, preghiera per le vocazioni.

5. Venerdì 4 gennaio, primo venerdì del mese. Ore 19.00 concerto della Micro e Junior Band di San Domenico Savio.

5. Sabato 5 gennaio ore 19.00 spettacolo “L’Orchestra celeste” (vedi locandina).

6. Il corso prematrimoniale inizierà mercoledì 23 gennaio alle ore 21.00 nel salone dell’Oasi Serena a Moneta.

7.Dal 3 all’11 maggio pellegrinaggio parrocchiale a: Padova, Loreto, Pescara, luoghi nativi di Padre Pio, Matera e Pietrelcina. Per le iscrizioni rivolgersi a Paolo Provenzano.

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 16.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

  Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS.Trinità

 

Ogni primo mercoledì del mese:

Ore 15.45 in cimitero

 

 

M A G I S T E R O

 OGGI, L’AMORE VUOLE FARSI CARNE E VENIRE AD ABITARE IN MEZZO A NOI

 21100EFissiamo lo sguardo su Maria, la Vergine Madre, modello di fede e di carità; e possiamo chiederci: quali erano i suoi pensieri nei mesi dell’attesa? La risposta la troviamo in Lc 1,39-45. L’angelo Gabriele le aveva svelato che Elisabetta aspettava un figlio ed era già al sesto mese. E allora la Vergine, che aveva appena concepito Gesù per opera di Dio, era partita in fretta da Nazareth, in Galilea, per raggiungere i monti della Giudea, e trovare sua cugina. Dice il Vangelo: «Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta». Sicuramente si felicitò con lei per la sua maternità, come a sua volta Elisabetta salutò Maria dicendo: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?». E subito ne loda la fede: «E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». È evidente il contrasto tra Maria, che ha avuto fede, e Zaccaria, il marito di Elisabetta, il quale aveva dubitato, e non aveva creduto alla promessa dell’angelo e per questo rimane muto fino alla nascita di Giovanni. È un contrasto. Questo episodio ci aiuta a leggere con una luce del tutto particolare il mistero dell’incontro dell’uomo con Dio. Un incontro che non è all’insegna di strabilianti prodigi, ma piuttosto all’insegna della fede e della carità. Maria, infatti, è beata perché ha creduto: l’incontro con Dio è frutto della fede. Zaccaria invece, che ha dubitato e non ha creduto, è rimasto sordo e muto. Per crescere nella fede durante il lungo silenzio: senza fede si resta inevitabilmente sordi alla voce consolante di Dio; e si resta incapaci di pronunciare parole di consolazione e di speranza per i nostri fratelli. E noi lo vediamo tutti i giorni: la gente che non ha fede o che ha una fede molto piccola, quando deve avvicinarsi a una persona che soffre, le dice parole di circostanza, ma non riesce ad arrivare al cuore perché non ha forza. Non ha forza perché non ha fede, e se non ha fede non vengono le parole che arrivano al cuore altrui. La fede, a sua volta, si alimenta nella carità. L’evangelista racconta che «Maria si alzò e andò in fretta» da Elisabetta: in fretta, non in ansia, non ansiosa, ma in fretta, in pace. “Si alzò”: un gesto pieno di premura. Avrebbe potuto rimanere a casa per preparare la nascita di suo figlio, invece si preoccupa prima degli altri che di sé stessa, dimostrando nei fatti di essere già discepola di quel Signore che porta in grembo. L’evento della nascita di Gesù è cominciato così, con un semplice gesto di carità; del resto, la carità autentica è sempre frutto dell’amore di Dio.

Il Vangelo della visita di Maria ad Elisabetta ci prepara a vivere bene il Natale, comunicandoci il dinamismo della fede e della carità. Questo dinamismo è opera dello Spirito Santo: lo Spirito d’Amore che fecondò il grembo verginale di Maria e che la spinse ad accorrere al servizio dell’anziana parente. Un dinamismo pieno di gioia, come si vede nell’incontro tra le due madri, che è tutto un inno di gioiosa esultanza nel Signore, che compie grandi cose con i piccoli che si fidano di Lui.

La Vergine Maria ci ottenga la grazia di vivere un Natale estroverso, ma non disperso: estroverso: al centro non ci sia il nostro “io”, ma il Tu di Gesù e il tu dei fratelli, specialmente di quelli che hanno bisogno di una mano. Allora lasceremo spazio all’Amore che, anche oggi, vuole farsi carne e venire ad abitare in mezzo a noi.

(ANGELUS - Domenica 23/12/2018)

 

IL MIO AUGURIO DI BUON NATALE È UN AUGURIO DI FRATERNITÀ

 A voi, fedeli di Roma, a voi, pellegrini, e a tutti voi che siete collegati da ogni parte del mondo, rinnovo il gioioso annuncio di Betlemme: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli/e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14).

Come i pastori, accorsi per primi alla grotta, restiamo stupiti davanti al segno che Dio ci ha dato: «Un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). In silenzio, ci inginocchiamo, e adoriamo.

E che cosa ci dice quel Bambino, nato per noi dalla Vergine Maria? Qual è il messaggio universale del Natale? Ci dice che Dio è Padre buono e noi siamo tutti fratelli.

Per questo il mio augurio di buon Natale è un augurio di fraternità. Fraternità tra persone di ogni nazione e cultura. Fraternità tra persone di idee diverse, ma capaci di rispettarsi e di ascoltare l’altro. Fraternità tra persone di diverse religioni. Gesù è venuto a rivelare il volto di Dio a tutti coloro che lo cercano.

E il volto di Dio si è manifestato in un volto umano concreto. Questo Natale consenta a Israeliani e Palestinesi di riprendere il dialogo e intraprendere un cammino di pace che ponga fine a un conflitto che da più di settant’anni lacera la Terra scelta dal Signore per mostrare il suo volto d’amore.

Il Bambino Gesù permetta all’amata e martoriata Siria di ritrovare la fraternità dopo questi lunghi anni di guerra. Penso allo Yemen, con la speranza che la tregua mediata dalla Comunità internazionale possa finalmente portare sollievo ai tanti bambini e alle popolazioni stremate dalla guerra e dalla carestia.

Penso poi all’Africa, dove milioni di persone sono rifugiate o sfollate e necessitano di assistenza umanitaria e di sicurezza alimentare. Il Natale rinsaldi i vincoli fraterni che uniscono la Penisola coreana e consenta di proseguire il cammino di avvicinamento intrapreso e di giungere a soluzioni condivise che assicurino a tutti sviluppo e benessere.

Questo tempo di benedizione consenta al Venezuela di ritrovare la concordia e a tutte le componenti sociali di lavorare fraternamente per lo sviluppo del Paese e per assistere le fasce più deboli della popolazione.

Il Signore che nasce porti sollievo all’amata Ucraina, ansiosa di riconquistare una pace duratura che tarda a venire. Solo con la pace, rispettosa dei diritti di ogni nazione, il Paese può riprendersi dalle sofferenze subite e ristabilire condizioni di vita dignitose per i propri cittadini.

Davanti al Bambino Gesù si riscoprano fratelli gli abitanti del caro Nicaragua, affinché non prevalgano le divisioni e le discordie, ma tutti si adoperino per favorire la riconciliazione e costruire insieme il futuro del Paese.

Desidero ricordare i popoli che subiscono colonizzazioni ideologiche, culturali ed economiche vedendo lacerata la loro libertà e la loro identità, e che soffrono per la fame e la mancanza di servizi educativi e sanitari.

Un pensiero particolare va ai nostri fratelli e sorelle che festeggiano la Natività del Signore in contesti difficili, per non dire ostili, specialmente là dove la comunità cristiana è una minoranza, talvolta vulnerabile o non considerata.

Il Bambino piccolo e infreddolito che contempliamo oggi nella mangiatoia protegga tutti i bambini della terra ed ogni persona fragile, indifesa e scartata. Che tutti possiamo ricevere pace e conforto dalla nascita del Salvatore e, sentendoci amati dall’unico Padre celeste, ritrovarci e vivere come fratelli!

(Messaggio URBI ET ORBI - Natale 2018)

 

IMPARIAMO DAL PROTO-MARTIRE S.STEFANO A PERDONARE

Santino-S.Stefano La gioia del Natale inonda ancora i nostri cuori: continua a risuonare il meraviglioso annuncio che Cristo è nato per noi e porta al mondo la pace. In questo clima di letizia, celebriamo oggi la festa di Santo Stefano, diacono e primo martire. Potrebbe sembrare strano accostare la memoria di Santo Stefano alla nascita di Gesù, perché emerge il contrasto tra la gioia di Betlemme e il dramma di Stefano, lapidato a Gerusalemme nella prima persecuzione contro la Chiesa nascente. In realtà non è così, perché il Bambino Gesù è il Figlio di Dio fattosi uomo, che salverà l’umanità morendo in croce. Ora lo contempliamo avvolto in fasce nel presepe; dopo la sua crocifissione sarà nuovamente avvolto da bende e deposto in un sepolcro.

Santo Stefano fu il primo a seguire le orme del divino Maestro con il martirio; morì come Gesù affidando la propria vita a Dio e perdonando i suoi persecutori. Due atteggiamenti: affidava la propria vita a Dio e perdonava. Mentre veniva lapidato disse: «Signore Gesù, accogli il mio spirito» (At 7,59). Sono parole del tutto simili a quelle pronunciate da Cristo in croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. L’atteggiamento di Stefano che imita fedelmente il gesto di Gesù, è un invito rivolto a ciascuno di noi ad accogliere con fede dalle mani del Signore ciò che la vita ci riserva di positivo e anche di negativo. La nostra esistenza è segnata non solo da circostanze felici – lo sappiamo -, ma anche da momenti di difficoltà e di smarrimento. Ma la fiducia in Dio ci aiuta ad accogliere i momenti faticosi e a viverli come occasione di crescita nella fede e di costruzione di nuove relazioni con i fratelli. Si tratta di abbandonarci nelle mani del Signore, che sappiamo essere un Padre ricco di bontà verso i suoi figli.

Il secondo atteggiamento con cui Stefano ha imitato Gesù nel momento estremo della croce, è il perdono. Egli non maledice i suoi persecutori, ma prega per loro: «Piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”». Siamo chiamati ad imparare da lui a perdonare, perdonare sempre, e non è facile farlo, tutti lo sappiamo. Il perdono allarga il cuore, genera condivisione, dona serenità e pace. Il proto-martire Stefano ci indica la strada da percorrere nelle relazioni interpersonali in famiglia, nei luoghi di scuola, nei luoghi di lavoro, in parrocchia e nelle diverse comunità. Sempre aperti al perdono. La logica del perdono e della misericordia è sempre vincente e apre orizzonti di speranza. Ma il perdono si coltiva con la preghiera, che ci permette di tenere fisso lo sguardo su Gesù. Stefano è stato capace di perdonare i suoi uccisori perché, pieno di Spirito Santo, fissava il cielo e aveva gli occhi aperti su Dio. Dalla preghiera gli venne la forza di subire il martirio. Dobbiamo pregare con insistenza lo Spirito Santo perché effonda su di noi il dono della fortezza che guarisce le nostre paure, le nostre debolezze, le nostre piccolezze e allarga il cuore per perdonare. Perdonare sempre!

(ANGELUS - Mercoledì 26/12/2018) a cura di A. Panzera

 
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