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n° 49 Sabato 15 Dicembre 2018

EDITORIALE

 Novena di Natale

La novena è una celebrazione di nove giorni che prepara ad una festa importante. A La Maddalena si celebra la novena di Santa Maria Maddalena, a Moneta quella di Maria Bambina, ma anche la novena dell’Immacolata e quella di Natale. La novena di Natale è la più sentita, la più frequentata, la più bella. Influisce certo la festa del Natale, così popolare, così ricca di simboli: il presepio, l’albero, le luminarie, i doni. Ma ha anche una bellezza intrinseca: prima di tutto le parole sono ricche di significato: il canto delle profezie è una raccolta, un florileggio di citazioni bibliche che annunciano la venuta del Messia. Bellissime le antifone maggiori che, sempre ispirandosi alla Bibbia, acclamano il Cristo che viene: Sapienza, Guida, Re, Chiave, Radice, Astro, Emanuele. È tutto un invito a meditare il mistero di Dio che si fa uomo e viene ad abitare tra noi. Bella la musica, composta da un autore del ‘700, con una melodia che richiama lo stile pastorale. Forse anche per questo che in Sardegna la novena è molto popolare a differenza del Continente dove non è così diffusa. Importante è il significato spirituale: ci si prepara al Natale vigilanti nella preghiera, operosi nella carità fraterna ed esultanti nella lode. Al centro della novena c’è il Cristo presente nell’ Eucaristia e con Maria, cantando il Magnifica, si ringrazia l’Onnipotente per le meraviglie che continua ad operare. Si conclude la novena con la benedizione eucaristica per ricordare che Gesù non solo è venuto nella povertà di Betlemme, verrà nella gloria dell’ultimo giorno, ma continua a venire nel mistero dell’Eucaristia e degli altri sacramenti. Ci auguriamo che anche quest’anno la novena possa vedere una larga partecipazione di adulti e di bambini che si preparano a vivere il Natale unendo ai canti di lode le opere d’amore.  

D.D.

 

  RAGGI DI SOLE

IL RE NERO

EpifaniaI tre Re Magi provenivano da punti diversi del mondo. Due erano bianchi, il terzo era nero. I tre re seguivano la stella che li guidava dall’alto del cielo. Ma una notte, la persero. Invano scrutavano il cielo: quell’astro splendente che li aveva guidati per notti e notti non c’era più.

I due Re Magi bianchi, saggi e matematici insigni della Mesopotamia, subito cominciarono a tracciare linee e cerchi nella sabbia con i loro bastoni. Poi si immersero in calcoli ed equazioni, sempre più sottili e complicati. Tenevano lontano il Re nero. Secondo loro, nulla sapeva della vera scienza. Il Re nero approfittò della pausa imprevista. I cammelli erano stanchi e assetati. «Dovremmo pensare anche ai poveri animali» pensò. Si procurò un secchio e cercò l’acqua alla fonte di un villaggio. Poi tornò e porse il secchio al primo cammello. Mentre teneva il secchio sotto il muso dell’animale, ritrovò la stella.

Si rispecchiava nell’acqua del secchio. Danzava in silenzio, sull’acqua che il cammello avidamente beveva. Così i tre Re Magi ritrovarono la strada per Betlemme.

Un giorno Gesù rivolse al Padre suo un inno di giubilo perché aveva nascosto i suoi misteri ai “dotti e ai sapienti”, mentre li aveva rivelati ai “piccoli”. Solo i piccoli, infatti, i “puri di cuore”, umili e semplici, sanno “vedere e conoscere Dio” (cfr. Mt 5,8).                         Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 

IMG-20181214-WA0003Professione religiosa. Sabato 08 Dicembre 2018, festa di Maria Immacolata, a Tempio Pausania, c/o il Santuario di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote, Paola Canu, accompagnata dalla sua maestra Suor Agnese, ha emesso la prima professione religiosa nelle mani di Suor Feliciana Moro, Madre generale della Congregazione delle Figlie di Gesù Crocifisso.

 Il rito della professione era inserita nella celebrazione Eucaristica celebrata dal vescovo diocesano di Tempio sua eccellenza Sebastiano Sanguinetti e concelebrata da Don Andrea Domanski, parroco della chiesa maddalenina di provenienza della professanda, da Don Antonio Addis, Don Salvatore Vico, Don Romolo Fenu, e dal cerimoniere Don Efisio Coni. La corale “Vivi la gioia Padre Salvatore Vico,” guidata dalla maestra Cecilia Barraqueddu, ha allietato la Liturgia con i suoi canti gioiosi e meditativi. La professanda ha preso il nome di Suor Maria Paola. Una grande festa, una celebrazione commovente e partecipata dai familiari, dai parenti, dagli amici, dai conoscenti e dalle suore che si sono volute stringere a Suor Maria Paola facendole sentire il tenero e forte abbraccio di compiacimento. La nuova Figlia di Gesù Crocifisso, ogni anno per cinque anni, l’otto Dicembre rinnoverà la sua promessa. Terminato il periodo farà la professione perpetua. Dopo la Cerimonia Sacra tutti i convenuti si sono ritrovati per un momento di fraternità intorno al buffet preparato per l’occasione dai familiari e dalle suore.

  DSC 0133Ed ora dei brevi cenni sulla iniziazione della vita religiosa. Molti cristiani ascoltando la chiamata di Dio, si consacrano al servizio del Signore e al bene degli uomini per seguire Cristo Gesù, osservando i Consigli evangelici. La Chiesa riceve i voti di quelli che emettono la professione; con la sua preghiera pubblica intercede per loro presso Dio; a Dio li raccomanda benedicendoli e associando la loro oblazione al sacrificio di Cristo. I gradi della formazione religiosa sono: il noviziato (preceduto da un adeguato tempo di postulato in cui si verifica e si completa la maturità umana e cristiana e si sperimenta la nuova dimensione comunitaria), la prima professione e la professione perpetua. Il noviziato serve per la formazione religiosa, educando alla pratica dei consigli evangelici e per sperimentare la vita dell’istituto. Al termine la novizia in tutta libertà chiede di emettere la professione religiosa che apre il periodo dello Juniorato. Questo dura da un minimo di quattro anni ad un massimo di sei, dopo i quali la religiosa può chiedere di emettere la professione perpetua per donarsi definitivamente al servizio di Dio e della Chiesa tramite l’Istituto e la sua missione. Suor Maria Paola ha compiuto due tappe della formazione: postulato e noviziato. Ha sperimentato in concreto la vita delle Figlie di Gesù Crocifisso e ha chiesto di poterne fare parte col vincolo dei voti. La Congregazione che l’ha accompagnata in questi anni, l’ha riconosciuta idonea a vivere la spiritualità e la missione dell’Istituto, è stata felice di averla accolta.              

Agostino Canu

 

Suor Maria Paola. Non avevo mai visto la professione di fede di una suora e, di conseguenza, neanche il rito che la celebra solennemente, è un momento basilare ed importante, che manifesta la ferma volontà di servire, in un rapporto sponsale, Gesù Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote. Mi sono reso conto, sin dal momento del mio arrivo all’interno della chiesa destinata alla celebrazione, di quanto la cerimonia fosse fortemente ed emotivamente sentita da tutti i presenti. Il brusio, visto il considerevole numero di persone all’interno, era forte e in alcuni momenti, coperto dalle prove del coro li presente per l’occasione. A parte i convenevoli del caso, dovuti ai saluti di amici e persone che non vedevo da tempo, cercavo di non perdermi tutti i momenti importanti della preparazione che via via diveniva sempre più carica di significati. Intanto, pensavo alla settimana precedente, alla grande e coinvolgente emozione dell’incontro con il Papa, l’avevo visto e ancor più toccato e le sensazioni di quel fugace contatto, proprio non riuscivo a togliermele dalla testa e dal cuore, ancora positivamente, mi trascinavano alla commozione. Il silenzio, concretizzatosi improvvisamente, mi aveva distolto dai miei bei pensieri e come accade in questi frangenti, mi aveva anche colto impreparato, tutti erano già in piedi e rivolgevano i loro sguardi e la loro attenzione verso la navata centrale.

DSC 0240La cerimonia era appena iniziata e la musica del coro già intonava i primi accordi. I lampi dei flash si susseguivano velocissimi e gli smartphone cominciavano le loro registrazioni; ma, vista la mia posizione defilata, non riuscivo a vedere. Finalmente, dopo qualche istante, ho visto Paola, aveva le braccia tese in avanti e le mani sovrapposte che gli permettevano di tenere un piccolo contenitore in cui ardeva una fiammella. Lo sguardo era fermo e il passo apparentemente sicuro, aveva l’abito nero con un colletto bianco e i capelli, non più fluenti bensì, corti. Era seguita dai diaconi, dal Vescovo e da diversi Sacerdoti. Giunta ad un inginocchiatoio posto davanti all’altare, si è fermata, è rimasta in piedi ad attendere che il Vescovo ed i sacerdoti prendessero il loro posto, dopo di che, si è seduta, mentre, i lampi dei flash continuavano ad abbagliarla. Per tutto il rito, a sentirla, non sembrava trasparire emozione, la sua voce, nel pronunciare le sue richieste e le formule rituali, era ferma e decisa.

Invece, dopo aver ricevuto il velo, tutto è cambiato e da quel momento, la sua e conseguentemente, le nostre emozioni, erano diventate palpabili, perché, in quel momento e proprio in quel momento, Gesù Cristo era divenuto suo Sposo, colmandogli il cuore di una quantità smisurata d’amore. Da quel momento Lui era con lei, era al suo fianco, era nel suo cuore. Tutto si è colmato del Suo Amore e anche noi, lì presenti, abbiamo potuto goderne appieno. Non posso nasconderlo, anch’io ho avuto una grande emozione, continuavo a guardarla e quando si è voltata, di modo che ho potuto vederla in viso, ho notato il suo sguardo, non era più fermo e serio, era gioioso, finalmente aveva coronato il suo sogno, finalmente la Chiamata del Signore, divenuta col tempo sempre più insistente, si era concretizzata.

Nel giro di pochi giorni, la razionalità e la frenesia di questa mia vita, hanno lasciato, in ben due importanti momenti, il posto al cuore, facendomi sperimentare come, uno sguardo gioioso possa scaturire da un cuore ricolmo dell’Amore del Signore, sempre pronto a donarcelo in quantità smisurata.                       

          Luciano Ferrandu

 

■ “Natale in allegria all' Istituto San Vincenzo”. Abbiamo scelto questo titolo per la festa inaugurale del 7 Dicembre.

C'era voglia di trasmettere gioia, emozione e condivisione. La nostra festa è iniziata con la discesa di Babbo Natale e relativa pioggia di caramelle, i canti dei bambini sotto l' albero che è stato illuminato durante il canto "A Natale Puoi". Il momento dell' accensione è sempre emozionante, ma quest' anno ancora di più, perché lo staff che ci supporta in tutte le nostre iniziative ha voluto sorprenderci un po' di più, con nuove luminarie, bellissime guide rosse, il nostro suggestivo presepe e soprattutto il nuovo albero, che aveva il difficile compito di sostituire il nostro albero secolare che per tanti anni ha illuminato il nostro cielo e il nostro Natale....come qualcuno ci ha detto, non era facile, ma questo albero è davvero bellissimo e insieme alle altre luci fa risplendere la storica gradinata dell'Istituto. Il tutto è stato allietato dalla musica di Davide che ha fatto ballare grandi e piccoli, buonissima la cioccolata di Franca e Barbara, applauditissimi i panini preparati dal nostro staff. Una festa riuscitissima per la quale ringraziamo ancora tutte le persone che hanno contribuito. I festeggiamenti e la preparazione al Santo Natale sono proseguiti con la recita dei bambini della Scuola Primaria dal titolo "Natale che schianto!". Una recita semplice, divertente e al tempo stesso ricca di significato e capace di far riflettere sul valore del Natale. Le recite per noi insegnanti sono momenti molto importanti, sono occasioni speciali attraverso le quali conosciamo anche i lati più nascosti dei nostri bambini, spesso ci sorprendono e proprio chi è solitamente timido e introverso dà il meglio di sé nel canto e nella recitazione. Ogni anno scegliamo con cura il copione, lo adattiamo, iniziamo a provare i canti, pensiamo alla scenografia, tutti, grandi e piccoli si impegnano per la buona riuscita del progetto, sappiamo già che i bambini vivranno emozioni uniche! Finalmente arriva il grande giorno... Emozione pura... quello che i nostri bambini ci fanno provare ogni volta che salgono su quel palco. I loro visi un po' allegri, un po' preoccupati, un po' emozionati... sempre bellissimi, ci illuminano, mentre noi maestre siamo lì a guardarli sempre più tese di loro. Quando stiamo per iniziare, speriamo che tutto vada bene, ma in realtà già sappiamo che la loro capacità di non deluderci mai, avrà la meglio anche questa volta. Infatti la nostra bellissima recita "Natale che Schianto" è andata benissimo e con orgoglio ci complimentiamo con i nostri bambini, con i ragazzi della quinta per la recitazione e con gli angioletti del coro che hanno cantato divinamente! Tutti hanno dato il massimo ...GRAZIE di cuore... Le feste proseguiranno con la recita dei piccoli della Scuola dell' Infanzia...anche loro ogni giorno si impegnano per la recita con canti, piccoli dialoghi e coreografie che sempre commuovono genitori, parenti e insegnanti.

Tutti questi piccoli gesti sono un mezzo attraverso il quale vogliamo sempre più coinvolgere i bambini e le loro famiglie nei nostri progetti perché crediamo nei valori della condivisione e nel fatto che dalle cose semplici si possano ancora trarre grandi insegnamenti… Questo è il nostro Augurio che insieme alle care suore vogliamo porgere affettuosamente a tutti. Le insegnanti e il personale tutto dell' Istituto San Vincenzo.

 

■ Fiaccolata a difesa dei diritti dell’uomo.

Fiaccolata 2Ogni persona, ogni gruppo in effetti aveva le proprie motivazioni se ha deciso il 3 dicembre di partecipare alla fiaccolata per i diritti dell'uomo, chi politiche, chi religiose, chi sociali, chi umanitarie. Organizzata dalla sezione maddalenina di Emergency all'iniziativa hanno partecipato una quindicina tra associazioni e comitati laici e cattolici. C'era la banda San Domenico Savio della Parrocchia di Moneta, c’erano le Caritas parrocchiali, altri gruppi cristiani, Don Domenico ... E proprio per consentire la partecipazione, lunedì scorso la Lectio Divina in programma all'Istituto San Vincenzo è stata rinviata. Non c’erano moltissime persone: 150? 200? Forse. Poche in effetti ma anche tantissime se si considera la tematica e se si considera che per questioni più vicine alla realtà locale (trasporti, ospedale ecc.) non sempre si è arrivato a quel numero di manifestanti. La fiaccolata è partita dal municipio e dopo aver raggiunto Piazza Comando è salita verso l'ospedale Paolo Merlo (presidiato da un gruppo di volenterosi da oltre due mesi, giorno e notte) dove ha sostato, per poi ritornare e concludersi nella Piazza Garibaldi sotto il grande Albero di Natale. Durante il tragitto sono stati letti articoli della dichiarazione dei diritti dell’uomo. Nella mattinata nel salone consiliare c'era stato un incontro per le scuole mentre nel pomeriggio la presentazione di un libro, entrambi attinenti il tema del giorno, che era la ricorrenza, del 70º anniversario della Dichiarazione dei Diritti Universali dell'Uomo da parte dell’ONU. Ricordiamo insieme i primi 5 articoli: “Articolo 1 - Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza. Articolo 2 - Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità. Articolo 3 - Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona. Articolo 4 - Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; la schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma. Articolo 5 - Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti”.

     Claudio Ronchi

 

■ Il presepio. Da quando san Francesco fece a Greccio, in Umbria, il primo presepio, questa usanza si è diffusa rapidamente in Italia ed in altre parti del mondo. C’è anche la tradizione dell’albero di Natale che è un richiamo a Cristo albero della vita e all’albero della croce. Ma la tradizione del presepio è diventata una caratteristica italiana abbellita e impreziosita da vere opere d’arte. In tutte le chiese si allestisce il presepio. Anche nella chiesa di Santa Maria Maddalena il comitato del 250° ha già completato l’allestimento di un bel presepio, pronto per l’inizio della novena, e questa è la loro ultima impresa di un anno intenso di iniziative. Nelle altre chiese lo si sta ultimando. In tante case si fa il presepio e piace ai bambini. Il Comune di La Maddalena ha indetto anche quest’anno un concorso per premiare il presepio più bello. Il presepio si allestisce in tante scuole, nonostante qualche resistenza da parte non di musulmani (che pure credono in Gesù profeta nato da Maria vergine) ma da parte di qualche battezzato che non crede più e vuole cancellare un segno della nostra cultura, adducendo come pretesto la presenza a scuola di pochi alunni non cristiani. La maggioranza non può rinunciare alla propria identità culturale per la presenza di alcuni di fede diversa. Il presepio ricorda ai credenti l’amore di Dio che si fa uomo e nascendo in una stalla condivide la condizione dei poveri della terra. Per tutti, anche per i non credenti, il presepio come realtà culturale, col Bambino Gesù sulla mangiatoia, Maria e Giuseppe, l’asino e il bue, la grotta, i pastori, i magi, ci parla della tenerezza dei bambini, del calore della famiglia, dell’amore per i poveri, della compagnia degli animali, dell’aiuto prezioso di madre natura, delle persone umili dal cuore buono come i pastori e dell’apertura alla ricchezza culturale di popoli diversi rappresentati dai magi e infine è un invito all’arte. Davvero il presepio è uno scrigno di bontà.                 

  D.D.

 

■ Giornata del Seminario.

Domenica 23 dicembre, si celebra nella nostra diocesi la Giornata del Seminario. L’aveva istituita Mons. Albino Morera, nella domenica più vicina al Natale, sia per ricordare che il Cristo continua ad incarnarsi in ogni Messa nelle mani del sacerdote, sia per invitare a donare un regalo di Natale, un dono “materno”, a coloro che, tra l’entusiasmo e le fatiche della crescita, si interrogano su una possibile vocazione sacerdotale. La comunità del Seminario Minore è composta da sette giovani. Altri sei si stanno formando nel Seminario Regionale di Cagliari e nell’Almo Collegio Capranica di Roma. La Parrocchia di Santa Maria Maddalena è stata sempre molto generosa col seminario, il seminario di Tempio fu costruito per metà con i soldi della vendita dell’Isuleddu, di proprietà della parrocchia. Generosa anche nella Giornata del Seminario: l’anno scorso si è raccolto 1.600 euro, a cui si è aggiunta l’offerta degli amici del seminario di € 1.150, complessivamente 2.750 euro. Vengono dopo: la parrocchia di Stella Maris in Porto Cervo con 2.000 euro, Palau e Calangianus con 1.300. S.Teodoro con 1.000, in tutta la diocesi circa 20.000 euro. La giornata del Seminario è preceduta da un triduo di preghiera e di riflessione sulla vocazione sacerdotale e sulla corresponsabilità dei fede nei confronti del Seminario.                                           

            D.D.

 

■ Novena di Natale, l’iniziò un vincenziano nel 1720. Ben presto fu celebrata anche a Maddalena.

La Novena di Natale fu eseguita per la prima volta in un convento di Missionari Vincenziani di Torino, nel Natale del 1720. A scriverne i testi in latino e la musica, gregoriana, fu padre Carlo Antonio Vacchetta. Il fascino del canto e la semplicità della melodia la fecero amare immediatamente e rapidamente. Si diffuse in Piemonte e successivamente in Sardegna, dove esistono versioni in logudorese e barbaricino, poi nel resto d’Italia e in Francia. Come tante altre cose piemontesi, anche la celebrazione della Novena fu presto “esportata” all’isola di Maddalena, e celebrata saltuariamente alla fine del ‘700, con una certa regolarità per tutto l’Ottocento. Certo è che, con le Missioni Popolari predicate dai vincenziani ai primi del Novecento, con padre Giovanni Battista Manzella, riprese vigore anche per la presenza, dal 1903, della Casa San Vincenzo e di numerose suore. Celebrata regolarmente ai tempi del canonico Antonio Vico (parroco per 33 anni), con don Salvatore Capula e la “Schola Cantorum Santa Cecilia” da lui fondata, la Novena di Natale, assurse al rango, per le pregevoli esecuzioni, di momento liturgico di grande spessore. Sebbene il Concilio Ecumenico Vaticano II ne consenta l’esecuzione anche in italiano (quella curata dai monaci benedettini di Subiaco) - così è celebrata nella chiesa di Moneta fin dai tempi di don Giuseppe Riva come nella chiesa del Santo Bambino di Praga di Due Strade - in Santa Maria Maddalena si continua a celebrarla solennemente in latino (l’attuale direttore della corale, Luigi Macciocu, la ripropone secondo la migliore tradizione da lui ereditata), e per il suo fascino e la profonda spiritualità liturgica che esprime, è ancora assai amata da molti. È ormai consolidato nel tempo che Radio Arcipelago la trasmetta in diretta (guasti permettendo) sia in italiano che in latino, collegandosi prima con Moneta e poi con Santa Maria Maddalena. La Novena di Natale si celebra nei 9 giorni precedenti la solennità del Natale, cioè a partire dal 16 dicembre. Comprende vari testi che vogliono aiutare i fedeli a prepararsi spiritualmente alla festa della nascita di Gesù. Si apre con il canto delle profezie, alternate con il ritornello “Regem venturum Dominum, venite adoremus” ("Venite, adoriamo il Re che viene, il Signore"). Prosegue con il “polisalmo”, composto da vari versetti tratti da vari salmi invocanti la venuta del Messia. Il polisalmo inizia con le parole “Laetentur coeli et exultet terra” ("Si rallegrino i cieli ed esulti la terra"). La Novena continua con l'inno forse più bello, “En clara vox redarguit”. S’avvia poi alla conclusione con il “Magnificat”. All'orazione finale cantata dal sacerdote, rispondono i fedeli. Termina con la benedizione.                      

   Claudio Ronchi

 

 

■ Messe, Novena di Natale e informazione a Radio Arcipelago.

Radio Arcipelago trasmette, nei giorni feriali, le Messe alle 8:30 da Santa Maria Maddalena e alle 17:30 da Moneta.

Il sabato e prefestivi alle 16:15 da Moneta e alle 18:00 da Santa Maria Maddalena.

La domenica e festivi alle 9:00 da Moneta; alle 11:00 e alle 18:00 da Santa Maria Maddalena.

Da domenica 16 dicembre Radio Arcipelago trasmette la Novena di Natale, a partire dalle ore 17:15 in italiano dalla chiesa di Moneta e a partire dalle ore 18:30 in latino da Santa Maria Maddalena.

L'informazione a Radio Arcipelago inizia alle ore 9:15 al mattino e alle 19:00 nel pomeriggio.

 

Condoglianze ai familiari di Maria Teresa De Giovanni ved. Brundu e Pietrina Bellu che sono tornate alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1. Sabato 15 e domenica 16 dicembre

Mercatino natalizio della Caritas nel Salone dell’Oasi.

2. Domenica 16 dicembre inizia la Novena di Natale:

Ore 17.00 al Bambino Gesù: novena di Natale (in italiano).

Ore 17.15 a Moneta per bambini e ragazzi (dal lunedì al venerdì dalle 16.30 merenda e giochi nell’oratorio di Moneta), la S. Messa a seguire.

Ore 18.30 nella chiesa di S. Maria Maddalena in latino.

3. Domenica 16 dicembre ore 21.00 nella chiesa di S. M. Maddalena inaugurazione del presepe preparato dal Comitato e il concerto gospel del gruppo “Movin’on Up Gospel Choir”.

4.Continua la visita agli ammalati.

5.Martedì 18 dicembre ci sarà a disposizione per le confessioni nella chiesa di S. Maria Maddalena un padre cappuccino di Mores dalle 9.30 – 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

6.La Messa di mezzanotte di Natale sarà celebrata nella chiesa di S. Maria Maddalena. Non ci sarà la S. Messa a Moneta. Nel giorno di Natale le S.Messe come ogni domenica in ogni parrocchia.

7.Orario delle confessioni:

Venerdì 21 dicembre ore 16.00 – 17.00.

Lunedì 24 dicembre ore 9.30 – 11.30 e 16.00 – 17.00.

8.Domenica 23 dicembre IV domenica di Avvento, Giornata del Seminario.

 

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Sabato 15 e domenica 16 dicembre Mercatino natalizio del Gruppo Missioni di Moneta nella Biblioteca Parrocchiale.

2) Domenica 16 dicembre ore 11.00 benedizione del Bambinello.

- Inizia la Novena di Natale: ore 17.00 al Bambino Gesù: novena di Natale (in italiano).

Ore 17.15 a Moneta per bambini e ragazzi (dal lunedì al venerdì dalle 16.30 merenda e giochi nell’oratorio di Moneta), la S. Messa a seguire.

Ore 18.30 nella chiesa S. M. Maddalena in latino.

3) Domenica 16 dicembre ore 21.00 nella chiesa di S. Maria Maddalena inaugurazione del presepe preparato dal Comitato e il concerto gospel del gruppo “Movin’on Up Gospel Choir”.

4) Continua la visita agli ammalati.

5) Martedì 18 dicembre ci sarà a disposizione per le confessioni un padre cappuccino di Mores dalle 9.30 – 13.00 e dalle 15.00 alle 19.00.

6) Martedì 18 dicembre ore 21.00, nella biblioteca parrocchiale, seconda convocazione della classe ‘69 per costituire il nuovo Comitato Festeggiamenti.

7) Domenica 23 dicembre IV domenica di Avvento, Giornata del Seminario.

8) Orario Confessioni:

dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 12.00;

nel pomeriggio durante la S.Messa e la Novena.

 

 

Gospel Choir schermo

 

 

M A G I S T E R O

 LA CONVERSIONE È COMPLETA QUANDO RICONOSCIAMO UMILMENTE I NOSTRI SBAGLI

 Domenica scorsa la liturgia ci invitava a vivere il tempo di Avvento e di attesa del Signore con l’atteggiamento della vigilanza e anche della preghiera: “vigilate” e “orate”. Oggi, seconda domenica di Avvento, ci viene indicato come dare sostanza a tale attesa: intraprendendo un cammino di conversione, come rendere concreta questa attesa. Come guida per questo cammino, il Vangelo ci presenta la figura di Giovanni il Battista, il quale «percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3,3). Per descrivere la missione del Battista, l’evangelista Luca raccoglie l’antica profezia di Isaia, che dice così: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato».

Per preparare la via al Signore che viene, è necessario tenere conto delle esigenze della conversione a cui invita il Battista. Quali sono queste esigenze di una conversione? Anzitutto siamo chiamati a bonificare gli avvallamenti prodotti dalla freddezza e dall’indifferenza, aprendoci agli altri con gli stessi sentimenti di Gesù, cioè con quella cordialità e attenzione fraterna che si fa carico delle necessità del prossimo. Bonificare gli avvallamenti prodotti dalla freddezza. Non si può avere un rapporto di amore, di carità, di fraternità con il prossimo se ci sono dei “buchi”, come non si può andare su una strada con tante buche. Questo richiede di cambiare l’atteggiamento. E tutto ciò, farlo anche con una premura speciale per i più bisognosi. Poi occorre abbassare tante asprezze causate dall’orgoglio e dalla superbia. Quanta gente, forse senza accorgersene, è superba, è aspra, non ha quel rapporto di cordialità. Occorre superare questo compiendo gesti concreti di riconciliazione con i nostri fratelli, di richiesta di perdono delle nostre colpe. Non è facile riconciliarsi. Si pensa sempre: “chi fa il primo passo?”. Il Signore ci aiuta in questo, se abbiamo buona volontà. La conversione, infatti, è completa se conduce a riconoscere umilmente i nostri sbagli, le nostre infedeltà, inadempienze.

Il credente è colui che, attraverso il suo farsi vicino al fratello, come Giovanni il Battista apre strade nel deserto, cioè indica prospettive di speranza anche in quei contesti esistenziali impervi, segnati dal fallimento e dalla sconfitta. Non possiamo arrenderci di fronte alle situazioni negative di chiusura e di rifiuto; non dobbiamo lasciarci assoggettare dalla mentalità del mondo, perché il centro della nostra vita è Gesù e la sua parola di luce, di amore, di consolazione. È Lui! Il Battista invitava alla conversione la gente del suo tempo con forza, con vigore, con severità. Tuttavia sapeva ascoltare, sapeva compiere gesti di tenerezza, gesti di perdono verso la moltitudine di uomini e donne che si recavano da lui per confessare i propri peccati e farsi battezzare con il battesimo di penitenza.

La testimonianza di Giovanni il Battista, ci aiuta ad andare avanti nella nostra testimonianza di vita. La purezza del suo annuncio, il suo coraggio nel proclamare la verità riuscirono a risvegliare le attese e le speranze del Messia che erano da tempo assopite. Anche oggi, i discepoli di Gesù sono chiamati ad essere suoi umili ma coraggiosi testimoni per riaccendere la speranza, per far comprendere che, nonostante tutto, il regno di Dio continua a costruirsi giorno per giorno con la potenza dello Spirito Santo. Pensiamo, ognuno di noi: come posso io cambiare qualche cosa del mio atteggiamento, per preparare la via al Signore?

La Vergine Maria ci aiuti a preparare giorno per giorno la via del Signore, cominciando da noi stessi; e a spargere intorno a noi, con tenace pazienza, semi di pace, di giustizia e di fraternità.

(ANGELUS - Domenica 09/12/2018)

 

ATTO DI VENERAZIONE ALL’IMMACOLATA

 

immacolata2015 (2)Madre Immacolata,

nel giorno della tua festa, tanto cara al popolo cristiano, vengo a renderti omaggio nel cuore di Roma.

Nel mio animo porto i fedeli di questa Chiesa e tutti coloro che vivono in questa città, specialmente i malati e quanti per diverse situazioni fanno più fatica ad andare avanti.

Prima di tutto vogliamo ringraziarti per la premura materna con cui accompagni il nostro cammino: quante volte sentiamo raccontare con le lacrime agli occhi da chi ha sperimentato la tua intercessione, le grazie che chiedi per noi al tuo Figlio Gesù! Penso anche a una grazia ordinaria che fai alla gente che vive a Roma: quella di affrontare con pazienza i disagi della vita quotidiana.

Ma per questo ti chiediamo la forza di non rassegnarci, anzi, di fare ogni giorno ciascuno la propria parte per migliorare le cose, perché la cura di ognuno renda Roma più bella e vivibile per tutti;

perché il dovere ben fatto da ognuno assicuri i diritti di tutti. E pensando al bene comune di questa città, ti preghiamo per coloro che rivestono ruoli di maggiore responsabilità: ottieni per loro saggezza, lungimiranza, spirito di servizio e di collaborazione.

Vergine Santa, desidero affidarti in modo particolare i sacerdoti di questa Diocesi: i parroci, i viceparroci, i preti anziani che col cuore di pastori continuano a lavorare al servizio del popolo di Dio, i tanti sacerdoti studenti di ogni parte del mondo che collaborano nelle parrocchie.

Per tutti loro ti chiedo la dolce gioia di evangelizzare e il dono di essere padri, vicini alla gente, misericordiosi.

A te, Donna tutta consacrata a Dio, affido le donne consacrate nella vita religiosa e in quella secolare, che grazie a Dio a Roma sono tante, più che in ogni altra città del mondo, e formano un mosaico stupendo di nazionalità e culture.

Per loro ti chiedo la gioia di essere, come te, spose e madri, feconde nella preghiera, nella carità, nella compassione.

O Madre di Gesù, un’ultima cosa ti chiedo, in questo tempo di Avvento, pensando ai giorni in cui tu e Giuseppe eravate in ansia per la nascita ormai imminente del vostro bambino, preoccupati perché c’era il censimento e anche voi dovevate lasciare il vostro paese, Nazareth, e andare a Betlemme…

Tu sai, Madre, cosa vuol dire portare in grembo la vita e sentire intorno l’indifferenza, il rifiuto, a volte il disprezzo.

Per questo ti chiedo di stare vicina alle famiglie che oggi a Roma, in Italia, nel mondo intero vivono situazioni simili, perché non siano abbandonate a sé stesse, ma tutelate nei loro diritti, diritti umani che vengono prima di ogni pur legittima esigenza.

O Maria Immacolata, aurora di speranza all’orizzonte dell’umanità, veglia su questa città, sulle case, sulle scuole, sugli uffici, sui negozi, sulle fabbriche, sugli ospedali, sulle carceri; in nessun luogo manchi quello che Roma ha di più prezioso, e che conserva per il mondo intero, il testamento di Gesù: “Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Amen.

(Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria - Preghiera a Maria Immacolata - Piazza di Spagna - Sabato, 08 Dicembre 2018) 

 

CATECHESI SUL “PADRE NOSTRO”:

"Una preghiera che chiede con fiducia"

 

Gesù mette sulle labbra dei suoi discepoli una preghiera breve, audace, fatta di sette domande – un numero che nella Bibbia non è casuale, indica pienezza. Dico audace perché, se non l’avesse suggerita il Cristo, probabilmente nessuno di noi – anzi, nessuno dei teologi più famosi - oserebbe pregare Dio in questa maniera.

Gesù infatti invita i suoi discepoli ad avvicinarsi a Dio e a rivolgergli con confidenza alcune richieste: anzitutto riguardo a Lui e poi riguardo a noi. Non ci sono preamboli nel “Padre nostro”. Gesù non insegna formule per “ingraziarsi” il Signore, anzi, invita a pregarlo facendo cadere le barriere della soggezione e della paura. Non dice di rivolgersi a Dio chiamandolo “Onnipotente”, “Altissimo”, “Tu, che sei tanto distante da noi, io sono un misero”: no, non dice così, ma semplicemente «Padre», con tutta semplicità, come i bambini si rivolgono al papà. E questa parola “Padre”, esprime la confidenza e la fiducia filiale.

La preghiera del “Padre nostro” affonda le sue radici nella realtà concreta dell’uomo. Ad esempio, ci fa chiedere il pane, il pane quotidiano: richiesta semplice ma essenziale . La preghiera – ci insegna Gesù – non inizia nell’esistenza umana dopo che lo stomaco è pieno: piuttosto si annida dovunque c’è un uomo, un qualsiasi uomo che ha fame, che piange, che lotta, che soffre e si domanda “perché”. La nostra prima preghiera, in un certo senso, è stato il vagito che ha accompagnato il primo respiro. In quel pianto di neonato si annunciava il destino di tutta la nostra vita: la nostra continua fame, la nostra continua sete, la nostra ricerca di felicità.

Gesù, nella preghiera, non vuole spegnere l’umano, non lo vuole anestetizzare. Non vuole che smorziamo le domande e le richieste imparando a sopportare tutto. Vuole invece che ogni sofferenza, ogni inquietudine, si slanci verso il cielo e diventi dialogo. Avere fede, diceva una persona, è un’abitudine al grido.

Dovremmo essere tutti quanti come il Bartimeo del Vangelo (cfr Mc 10,46-52) . Gesù gli ridona la vista, e gli dice: «La tua fede ti ha salvato», quasi a spiegare che la cosa decisiva per la sua guarigione è stata quella preghiera, quella invocazione gridata con fede, più forte del “buonsenso” di tanta gente che voleva farlo tacere. La preghiera non solo precede la salvezza, ma in qualche modo la contiene già, perché libera dalla disperazione di chi non crede a una via d’uscita da tante situazioni insopportabili.

Nessuno di noi è tenuto ad abbracciare la teoria che la preghiera di domanda sia una forma debole della fede, mentre la preghiera più autentica sarebbe la lode pura, quella che cerca Dio senza il peso di alcuna richiesta. No, questo non è vero. La preghiera di domanda è autentica, è spontanea, è un atto di fede in Dio che è il Padre, che è buono, che è onnipotente. È un atto di fede in me, che sono piccolo, peccatore, bisognoso. E per questo la preghiera, per chiedere qualcosa, è molto nobile. Dio è il Padre che ha un’immensa compassione di noi, e vuole che i suoi figli gli parlino senza paura, direttamente chiamandolo “Padre”; o nelle difficoltà dicendo: “Ma Signore, cosa mi hai fatto?”. Per questo gli possiamo raccontare tutto, anche le cose che nella nostra vita rimangono distorte e incomprensibili. E ci ha promesso che sarebbe stato con noi per sempre, fino all’ultimo dei giorni che passeremo su questa terra. Preghiamo il Padre nostro, cominciando così, semplicemente: “Padre” o “Papà”. E Lui ci capisce e ci ama tanto. (Udienza Generale - Mercoledì 12/12/2018)

 
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