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n° 47 Sabato  1 Dicembre 2018

 

EDITORIALE

 Piccolo galateo per come comportarsi in chiesa

 La chiesa è anche tua, perché è "casa di Dio", e quindi dei suoi figli. Comportati dignitosamente nel luogo sacro, e abbine cura.

  • Quando vi entri, spengi, per favore, il cellulare; se lo dimentichi acceso e suona, spegnilo subito. Ricordati che è più importante quello che stai facendo che non la chiamata in arrivo.
  • Fa' bene e senza fretta il segno della Croce con l'acqua benedetta, che ti ricorda il tuo Battesimo: quel sacramento ti "lavò" l'anima e ti fece cristiano, cioè figlio di Dio.
  • Entrato in chiesa, saluta Colui che ti ospita, il tuo Signore e dopo di Lui, la Madonna ed i Santi, che ti possono aiutare per incontrarlo.
  • Il luogo dove si conserva l'Eucaristia è segnalato da una lampada rossa accesa, simbolo della tua fede; inginocchiati, per adorare Gesù Cristo presente.
  • Certi modi di vestire non sono mai consoni al "tempio dello Spirito Santo" che è il tuo corpo (cfr. 1 Cor 6,19) e alla casa di Dio, dove sei entrato. In ogni caso, distingui l'abbigliamento adatto per la chiesa da quello per la spiaggia.
  • Sii puntuale alle celebrazioni, altrimenti potresti disturbare il raccoglimento e la preghiera. Non "fuggire" prima del congedo, aspettando che il sacerdote sia tornato in sacrestia, meglio se partecipi al canto finale.
  • Nelle funzioni liturgiche occupa i posti liberi, vicino agli altri e in prossimità dell'altare per poter pregare uniti e scambiarsi i gesti liturgici.
  • Nel partecipare alla preghiera comune: unisci la tua voce, senza gridare, non precipitare, va' a "tempo", pregando con gli altri.
  • "Chi canta prega due volte” (Sant’Agostino). Cerca di cantare con l’assemblea, se non sei solista non imporre la tua voce urlando perché intanto non arriverà prima delle altre al Signore.
  • Se è indispensabile parlare, fallo sottovoce. La casa di Dio deve essere un’oasi di religioso silenzio: non è un luogo qualunque o, peggio, un mercato.
  • Non masticare gomme o caramelle, sarebbe irriguardoso ed eventuale causa di sporcizia.
  • Gesù dice: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio” (Mc 10,14) È bene portare i piccoli in chiesa, per educarli alla preghiera.
  • Se vuoi accendere una candela evita di farlo durante le celebrazioni, ma, soprattutto, accendi il tuo cuore con la fede e con la preghiera.
  • Se ti confessi (a proposito: da quando non lo fai?). Approfitta dell'attesa per pregare e per fare il tuo "esame di coscienza". Fa' il possibile per tenere distinto il tempo della tua Confessione e quello in cui partecipi alla S. Messa.

 

 RAGGI DI SOLE

GRANDE PICCOLEZZA

St.-Anne-FinalIl superbo re Casimiro decise di lasciare un segno della sua munificenza elevando una cattedrale favolosa al centro della città.

Perché il merito della realizzazione fosse tutto e soltanto suo emanò un decreto per il quale nessuno avrebbe potuto contribuire gratuitamente alla costruzione sotto pena di morte. «È opera mia e soltanto mia!» proclamava il re.

L’edificio si innalzò splendido e solenne. Gli operai del re lavoravano a turni massacranti. E anche le bestie, buoi e cavalli, adibiti al trasporto si accasciavano sfiancati.

Il re fece scolpire una grande lapide di marmo da collocare sulla facciata del duomo: «Elevato alla gloria di Dio per opera di re Casimiro». La lapide fu murata sotto il rosone. Il giorno della consacrazione della cattedrale, il re arrivò in testa al corteo dei dignitari. Un drappo di seta copriva la lapide.

Quando la piazza fu piena di gente festante, davanti al cardinale e al capitolo dei canonici schierati e pronti a benedire, il re fece cenno di togliere il velo della lapide. Un sussurro di meraviglia percorse la folla, mentre il re diventava livido. Sulla lapide si leggeva a grandi caratteri d’oro: «Elevato alla gloria di Dio per opera di re Casimiro e di Teresa». Furibondo, il re cercò di far cancellare il nome intruso. Ma ogni mattina ricompariva. Diede ordine di trovare quella Teresa.

Gli portarono davanti una donna dagli abiti modesti che tremando, confessò che una sera, tornando dai campi, aveva visto i cavalli e i buoi stremati e, di nascosto, aveva dato loro un po’ di fieno.

Il re Casimiro capì che il suo desiderio era folle e superbo. Il Signore stesso aveva scritto sulla lapide il nome della umile donna dal gran cuore. E quel nome è là ancora oggi, dopo mille anni.

Costruire la vita sulla superbia è come costruire la propria casa sulla sabbia…

Costruire la vita sull’umiltà è come costruire la propria casa sulla roccia..

L’orgoglio rende meschini. L’umiltà rende sublimi.

Come Maria, che esulta in Dio “perché ha guardato l’umiltà della sua serva”, ricolmandola di grazia.

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ La festa di Santa Cecilia nella domenica di Cristo Re.

Quest'anno, data l'inagibilità della chiesa di S. Maria Maddalena per i lavori in corso, la festa di Santa Cecilia che si celebra il 22 novembre, è stata spostata alla domenica successiva. Hanno aderito all’iniziativa le due bande cittadine e sei cori dell'Isola. Questi ultimi hanno animato la S.Messa, rendendola gioiosa e solenne, Messa presieduta da don Andrea Domanski e concelebrata da don Domenico Degortes e da don Davide Mela. Si celebrava la solennità di Cristo Re e il parroco ha cosí iniziato: "Oggi è l'ultima domenica dell’anno liturgico, dedicata a Cristo Re dell'universo e noi ogni giorno, facendo le nostre scelte di vita, riconosciamo o non riconosciamo Cristo come nostro Re, decidiamo se facciamo parte del Suo regno. Oggi insieme vogliamo lodarlo e ringraziarlo per intercessione di Santa Cecilia, colei che ha subìto il martirio come suprema testimonianza a Cristo Re e che è la patrona di tutti coloro che con il canto e con la musica vogliono lodare il Signore". Cecilia era una nobildonna romana convertita al cristianesimo e si narra che, durante i festeggiamenti per il suo matrimonio con Valeriano, mentre nella sala si intonavano canti pagani, pregava il Signore di conservare immacolati il suo cuore e il suo corpo. Cantando espresse al suo sposo il desiderio di restare vergine ed egli si convertì al cristianesimo facendosi battezzare quella notte stessa. Per quella sua preghiera fatta cantando ella è diventata patrona della musica. Dopo la Messa ha avuto inizio la rassegna musicale dove le bande e i cori hanno presentato i loro brani molto apprezzati da tutti ed è stato veramente un bel momento di comunione, che ha messo in evidenza la ricchezza dei doni e dei talenti, come ha detto don Andrea, il quale ha fatto anche riferimento alle parole che Papa Francesco ha rivolto ai coristi :"la musica  sia uno strumento di unità per rendere efficace il Vangelo nel mondo di oggi, attraverso la bellezza che ancora affascina e rende possibile credere all'amore del Padre!." Facendo riferimento al martirio che ha subìto S.Cecilia, vorrei ricordare che domenica era anche la giornata contro la violenza sulle donne che spesso sono vittime di abusi, violenze domestiche e stalking, subendo maltrattamenti fisici ma anche psicologici. Dice Helga Scneider, scrittrice tedesca, che la violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani!

 

Chiusa questa parentesi, vorrei dire che alla fine della rassegna don Andrea ha ringraziato Caterina Spezziga che ogni anno si occupa di questa festa riuscendo ad organizzarla al meglio, Agostino Canu per la presentazione e tutti i partecipanti, ha inviato un saluto speciale all'Associazione Insieme per il domani, che quest'anno non ha potuto partecipare perchè coinvolta nella lotta contro i problemi della sanità. Ha rivolto anche un pensiero ed un saluto a coloro che, con grande sacrificio e determinazione stanno occupando l'ospedale Paolo Merlo per riuscire a dare a tutta la popolazione i diritti che gli vengono negati. Ci siamo poi ritrovati tutti all'oratorio San Giovanni Bosco per poter continuare la serata di festa e condividere insieme, sempre in spirito di comunione, un momento conviviale dove, fra una chiacchera e l 'altra, abbiamo potuto gustare cose buone.  

                                       Maria Vitiello

 

 

 

 

 

■ Pellegrinaggio in Terra Santa. (terza parte)

IMG-20181123-WA0002Betlemme, dove è nato Gesù, è oggi una città di 50.000 abitanti, i cristiani sono circa 12.000, in gran parte arabi. Appartiene al Territorio palestinese ed è separata da Israele da un muro di cemento alto 9 metri che divide rioni, famiglie e proprietà. Per entrare a Betlemme che dista da Gerusalemme una decina di Km, bisogna attraversare il confine. In passato c’era un controllo severo, un soldato col mitra entrava nel pullman e controllava il passaporto di ciascun pellegrino. Ora invece, si rallenta per passare la porta –confine ma non c’è controllo dei passaporti. La prima visita, noi pellegrini, l’abbiamo fatta alla basilica della Natività, costruita dalla regina Elena ed ampliata dall’imperatore bizantino Giustiniano. E’ l’unica basilica antica che gli invasori Persiani nel 614 risparmiarono perché videro sulla facciata i mosaici raffiguranti i magi con vestiti persiani. Tutte le altre basiliche furono distrutte. Fu rispettata anche dagli Arabi musulmani perché intitolata alla “madre del profeta Gesù”. Si entra attraverso una stretta porticina, fatta per evitare l’entrata a cavallo dei Turchi ottomani. La basilica custodisce la grotta dove è nato Gesù. Dice il Vangelo che Maria e Giuseppe, venuti a Betlemme per il censimento, non trovarono posto nell’alloggio già affollato di ospiti e parenti. Si rifugiarono in una grotta dove c’erano anche animali domestici, li nacque Gesù il Figlio di Dio e fu deposto in una mangiatoia. Oggi nella grotta una stella d’argento indica il punto dove è nato il Salvatore. La gente in fila per venerare la grotta della Natività e baciare la stella era tantissima, come mai nella altre quattro volte che la visitai. I monaci ortodossi sono i custodi della basilica e della grotta, i cattolici celebrano nella chiesa attigua dedicata a santa Caterina d’Alessandria. In una delle grotte, a fianco a quella della natività, si stabilì nel 386 san Girolamo e vi soggiornò 36 anni e vi è sepolto. Lì ha lavorato alla traduzione dall’ ebraico al latino della Bibbia detta “Volgata”, testo ufficiale della Chiesa fino al Concilio Vaticano II. Quel giorno la Messa la celebrammo fuori Betlemme al Campo dei pastori. Una delle tante grotte, rifugio di pastori, è stata trasformata in una chiesetta a forma di tenda e coronata da cupoletta stellata e volo d’angeli. Ricorda la notte della Natività quando un angelo del Signore apparve ai pastori avvolgendoli di luce e dicendo: “Vi annunzio una grande gioia, oggi è nato per voi un salvatore che è Cristo Signore”. Apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste. che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”. A Betlemme abbiamo anche visitato il monastero di clausura delle carmelitane fondato dalla Beata suor Maria di Gesù Crocifisso, nota come “La piccola araba” che lì è sepolta. E’ stata un fenomeno spirituale e mistico impressionante. Si documentano della Beata: estasi, levitazioni, stigmate, profezie, apparizioni, lotte col diavolo, poesie (pur analfabeta). Oltre al monastero di Betlemme ne ha fondato uno a Nazaret ed è morta a 33 anni. E’ stata beatificata dal papa san Giovanni Paolo II nel 1983.

BASILICA DEL BENEDICTUSInfine arriviamo a Gerusalemme. La prima tappa è il cenacolo dove Gesù ha celebrato l’ultima cena, dove è apparso risorto agli apostoli il giorno di Pasqua e dove essi hanno ricevuto lo Spirito Santo il giorno di Pentecoste. Presso il cenacolo, nella chiesa della Custodia francescana della Terra Santa abbiamo celebrato la Messa. Siamo stati poi alla basilica del Getsemani, bellissima, che custodisce la roccia, sulla quale Gesù ha pregato nell’orto degli ulivi. Abbiamo baciato quella roccia sulla quale Gesù ha pregato solo, ha sudato sangue, ha rinnovato la sua obbedienza al Padre. Quindi abbiamo visitato il luogo dove Gesù è stato schernito dai soldati che lo hanno coronato di spine e gli hanno messo addosso un cencio rosso. Il luogo dove fu flagellato. Ci siamo incamminati poi per la via dolorosa che è tutta un mercato e che Gesù ha percorso portando la croce fino al Calvario. Oggi il Calvario è racchiuso nella basilica del Santo Sepolcro.

La visita alla basilica del Santo Sepolcro o della Anàstasi, cioè della resurrezione, è il momento culminante e più emozionante del pellegrinaggio in Terra Santa. Salire su quell’altura detta del Cranio, in ebraico Gòlgota dove Gesù è stato crocifisso, dove ha perdonato i suoi crocifissori, dove ci ha fatto dono della sua madre dolcissima. Toccare la tomba dove è stato sepolto in tutta fretta in quel venerdì vigilia della Pasqua ebraica e fermarsi a pregare lì dove è risorto il giorno dopo il sabato, è una esperienza indimenticabile. Qui è avvenuto l’evento più grande della storia, qui è il fondamento della nostra fede, da qui parte per tutto il mondo una speranza nuova per l’uomo. Eppure tutto sembra qui così povero, così antico, stantio, confuso. Dentro la basilica da una parte c’è una fila interminabile di persone per visitare il Santo Sepolcro, dall’altra si snoda una processione vociante, quella delle diverse denominazioni cristiane: Ortodossi, Latini (Francescani), Armeni, Copti, che ogni ora si alternano con turni ben precisi. IMG-20181130-WA0002 (2)Ho partecipato alla processione dei cattolici, guidata dai francescani: è salita sul Calvario, che è inglobato nella basilica, cantando e pregando, ha percorso una specie di Via crucis, che gira in tutte le cappelle della basilica, ci si è fermati a incensare il Santo Sepolcro, a incensare l’altare di Santa Maria Maddalena per poi concludere con la benedizione eucaristica, nella cappella che vuole ricordare l’apparizione di Gesù a Maria sua Madre. Su un cornicione della facciata della basilica è ancora appoggiata da almeno 50 anni una vecchia scala di legno perché le varie confessione cristiane non si mettono d’accordo per toglierla. Per le stesse ragioni da molto che non si facevano manutenzioni nella basilica. Ultimamente, grazie all’interessamento del Papa e del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, si stanno eseguendo lavori di ristrutturazione. Nonostante la confusione e le divisioni si vede che è la fede in Gesù Cristo morto e risorto che attira in quel luogo santo migliaia di persone. L’attuale basilica risale al tempo dei crociati. La basilica precedente, a cinque navate, costruita dall’imperatore Costantino e sua madre sant’ Elena, fu distrutta dal re persiano Cosroe nel 614.Holy-Sepulcher-Jerusalem Noi pellegrini abbiamo celebrato la risurrezione di Cristo con una Messa anche ad Emmaus, il villaggio dove Gesù risorto, il giorno di Pasqua, si era fatto riconoscere nello “spezzare il pane” da due discepoli sfiduciati che aveva confortato lungo il cammino spiegando le Scritture. Anche la venerazione di Maria, la Madre del Signore, ha trovato ampio spazio nel nostro pellegrinaggio.

Nella chiesa di Sant’Anna costruita dove era l’abitazione di Gioacchino ed Anna, genitori di Maria, abbiamo venerato la sua casa natale. Siamo stati ad Ain Karem dove abitavano Elisabetta e Zaccaria, genitori di Giovanni Battista. Siamo entrati nella chiesa della Visitazione che ricorda la visita di Maria a sua cugina Elisabetta per aiutarla nel suo ultimo periodo di gravidanza e per manifestarle le grandi cose che aveva fatto in lei l’Onnipotente. In quella occasione Maria espresse la bella preghiera del Magnificat. Abbiamo visitato la chiesa della Assunzione o tomba di Maria (Dormizione) da dove, secondo la tradizione, la Vergine è stata assunta subito in cielo col corpo. Il pellegrinaggio in Terra Santa è affascinante, è il primo di tutti i pellegrinaggi, ripercorrere strade e luoghi “dove Lui è passato”. Per il credente è un ritorno a casa, ritornare alle proprie radici. E’ come un “quinto vangelo”, costituito dalla terra, dalla storia, dall’archeologia. Ecco perché una volta in vita è necessario andare in Terra Santa. Qui Dio si è fatto uomo. Qui è nata la storia di amore sponsale tra Dio e l’umanità.

 

D.D.

 

 

 

Condoglianze ai familiari di Pietro Casalloni, Santa Schiavone ved. Lattarulo, Stefanina nota Nuccia Rivieccio ved. Ugazzi, Antonico Piras e Antonio Orlando che sono tornati alla casa del Padre celeste.

 

 

 

 

 

 

 

Orari delle Messe

 

nelle Chiese dell’Isola

 

 Giorni Festivi

 

 

 

Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

 

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

 

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

 

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

 

 

Sabato e Prefestivi

 

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

 

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

 

 

 

 

Giorni Feriali

 

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

 

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

 

 

Ogni prima domenica del mese:

 

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

 

 

Ogni secondo sabato del mese:

 

Ore 16.00 SS.Trinità

 

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Avvisi

 

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

 1.Sabato 1 dicembre – raccolta alimentare a favore delle Caritas parrocchiali e Volontariato Vincenziano nei supermercati e negozi dell’isola.

 

 2. Domenica 2 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

 

3.Continua la Novena dell’Immacolata Concezione.

 

 4.Martedì 4 dicembre ore 18.15 Lectio Divina.

 

 5.Venerdì 7 dicembre primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 15.00.

 

 6. Sabato 8 dicembre solennità dell’Immacolata Concezione.

 

Le S. Messe:

 

venerdì 7 dicembre ore 16.15 – prefestiva dell’Immacolata Concezione

 

sabato 8 dicembre ore 9.00 – Moneta

 

  • ore 10.30 – Stagnali
  • ore 16.15 – Moneta prefestiva della domenica.

 

 7.Sabato 8 dicembre a Tempio nel Santuario di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote la nostra parrocchiana Paola Canu emetterà la professione semplice nella Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso. Tutta la comunità è invitata ad accompagnarla con la preghiera.

 

 8. Venerdì 7, sabato 8 e domenica 9 dicembre nel Salone dell’Oasi Serena Mercatino Natalizio della Caritas di Moneta.

 

 9.Domenica 9 dicembre

 

Giornata per Radio Arcipelago, le questue delle Messe saranno devolute alla Radio.

 

 

 

 

Avvisi

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

 1) Domenica 2 dicembre

 

*Prima domenica di Avvento

 

* Ore 17,15 continua il rosario e la novena dell’Immacolata.

 

2) Lunedì 3 dicembre

 

* Ore 18,30: Lectio divina al Istituto San Vincenzo.

 

3) Martedì 4 dicembre Ore 10,30 nell’aula Primo Longobardo: santa Messa in onore di santa Barbara, patrona della Marina e dei Vigili del Fuoco.

 

4) Venerdì 7 dicembre primo venerdì del mese.

 

Nella chiesa del Bambino Gesù ora di adorazione alle ore 16.00 (la S.Messa venerdì prossimo).

 

5) Sabato 8 dicembre

 

* Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.

 

Gli orari delle Messe:

 

venerdì 7 dicembre :

 

ore 17.00 Cappella ospedale S.Messa prefestiva

 

ore 18.00 nella chiesa di S. Maria Maddalena S.Messa prefestiva dell’Immacolata Concezione

 

            sabato 8 dicembre di mattino le S. Messe come ogni domenica

 

            ore 17.00 ospedale S. Messa prefestiva della II domenica di Avvento.

 

            ore 18.00 S. Messa dell’Immacolata Concezione.

 

La S. Messa alla SS. Trinità è spostata a sabato 15 dicembre.

 

6) Sabato 8 dicembre a Tempio nel Santuario di Gesù Sommo ed Eterno Sacerdote la nostra parrocchiana Paola Canu emetterà la professione semplice nella Congregazione Missionaria delle Figlie di Gesù Crocifisso.

 

7) Domenica 9 dicembre

 

Giornata per Radio Arcipelago, le questue delle Messe saranno devolute alla Radio.

 

8) Giovedì 13 dicembre Ore 21.00, nella biblioteca parrocchiale, prima convocazione della classe ‘69 per costituire il nuovo Comitato Festeggiamenti.

 

 

 

Don Davide è disponibile presso l’Oratorio San Giovanni Bosco di via Cairoli: lunedì, giovedì e venerdì dalle 17.00 alle 19.00 per incontri personali e confessioni. Per incontri personali è meglio contattare don Davide per concordare l’orario.

 

 

 

M A G I S T E R O

 

 ACCOGLIAMO GESÙ COME RE DELLA NOSTRA VITA!

 

 NOSTRO SIGNORE Gesù Cristo re dell'UniversoLa solennità di Gesù Cristo Re dell’universo ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. La conclusione della storia sarà il suo regno eterno. L’odierno brano evangelico (cfr Gv 18,33b-37) ci parla di questo regno, il regno di Cristo, il regno di Gesù, raccontando la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme. E poi, viene presentato al procuratore romano, come uno che attenta al potere politico, a diventare il re dei giudei. Pilato allora fa la sua inchiesta e in un interrogatorio drammatico gli chiede per ben due volte se Egli sia un re.

 

E Gesù dapprima risponde che il suo regno «non è di questo mondo». Poi afferma: «Tu lo dici: io sono re». È evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Ricordiamo che dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi. Perciò si era ritirato da solo sul monte a pregare. Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: «Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei».

 

Gesù vuole far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore, rendendo testimonianza alla verità. Si tratta della verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: «Dio è amore» e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace. E questo è il regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi. La storia ci insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita. Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza. E come si fa? Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza.

 

Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, e indica – questo re – la strada all’uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno. Ma non dobbiamo dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”.

 

La Vergine Maria ci aiuti ad accogliere Gesù come re della nostra vita e a diffondere il suo regno, dando testimonianza alla verità che è l’amore.

 

(ANGELUS - Domenica 25/11/2018)

 

 

 

ALLA FINE, SARÀ UN GIORNO DI GIOIA L’INCONTRO CON GESU’

 

 

 

«Io finirò. Io non rimarrò eternamente. Come vorrei finire?»: ecco il pensiero che Papa Francesco ha suggerito, proponendo un vero e proprio esame di coscienza sulle cose buone e su quelle da correggere nella nostra vita.

 

Quest’ultima settimana dell’anno liturgico la Chiesa ci fa riflettere sulla fine del mondo, sulla fine della propria vita: tutti noi finiremo, avremo una fine — non siamo eterni — e anche il mondo finirà. Ed è una grazia quella che la Chiesa ci offre di pensare a questa verità perché a noi non piace pensare alla fine, tanto che spesso ripetiamo: no, ma andiamo avanti, poi vedremo e domani ci penseremo. Così, rimandiamo sempre a domani questo pensiero. Ma la Chiesa vuole che almeno una volta all’anno pensiamo alla fine.

 

Gesù nel Vangelo (Lc 21, 5-11) parla un po’ di una fine cosmica, di distruzione del mondo e, vedendo il tempio tanto bello, dice: “guardate che verranno giorni che non sarà lasciata pietra su pietra”.

 

Nell’ Apocalisse (14, 14-19), si parla della fine di ognuno di noi, della fine del mondo, ma con la figura della mietitura . Perché ognuno di noi ha la propria ora e dobbiamo far vedere la qualità del nostro grano, la qualità della nostra vita. E forse qualcuno di voi dice: “padre, non sia così tetro che queste cose non ci piacciono”. Ma è la verità. Almeno una settima all’anno ne parliamo.

 

È la mietitura dove ognuno di noi si incontrerà con il Signore. Sarà un incontro e ognuno di noi dirà al Signore: “Questa è la mia vita. Questo è il mio grano. Ho sbagliato?”. In realtà, tutti dovremmo dire questo, perché tutti sbagliamo . E poi, dovremmo dire al Signore: ho fatto cose buone, perché tutti facciamo cose buone e un po’ far vedere al Signore il grano.

 

Dunque se oggi il Signore chiamasse come mietitore al mio cuore, cosa direi? “Ah, non mi sono accorto, ero distratto”. Noi non sappiamo né il giorno né l’ora. “Ma padre, non parli così che io sono giovane” — “Ma, guarda quanti giovani se ne vanno, quanti giovani sono chiamati”. Nessuno ha la propria vita assicurata. Ma tutti, è sicuro, avremo una fine. Quando? Dio lo sa.

 

Ci farà bene in questa settimana pensare alla fine e chiediamo a noi stessi: «Se il Signore mi chiamasse oggi cosa farei? Cosa direi? Quale grano gli farei vedere?». In questa prospettiva, il pensiero della fine ci aiuta ad andare avanti; non è un pensiero statico: è un pensiero che va avanti perché è portato avanti dalla virtù, dalla speranza. Insomma, ci sarà una fine, ma quella fine sarà un incontro: un incontro con il Signore. È vero, sarà un rendiconto di quello che ho fatto, ma anche sarà un incontro di misericordia, di gioia, di felicità.

 

Pensare alla fine, alla fine della creazione, alla fine della propria vita, è saggezza: i saggi lo fanno. E così hanno quella dimensione di saggezza che fa capire la vita come è realmente.

 

La Chiesa ci invita, questa settimana, a domandarci: come sarà la mia fine? Come vorrei io che mi trovasse il Signore quando mi chiamerà? Come vorrei io essere nel momento della mietitura?. Dunque un esame di coscienza per domandarmi: «Quali cose dovrei correggere perché non vanno bene? Quali cose dovrei appoggiare e portare avanti perché sono buone?. E ognuno di noi ha tante cose buone. Dunque questa settimana è per pensare a queste cose, perché maturino e arrivino così ai giorni della mietitura con la qualità del buon grano.

 

In questo pensiero noi non andiamo soli perché c’è lo Spirito Santo che ci aiuta a pensare a questo. Perciò chiediamo allo Spirito Santo la saggezza del tempo, la saggezza della fine, la saggezza della risurrezione, la saggezza dell’incontro eterno con Gesù, in modo che ci faccia capire questa saggezza che è nella nostra fede. Consapevoli che sarà un giorno di gioia l’incontro con Gesù. E allora, preghiamo perché il Signore ci prepari e ognuno di noi, questa settimana, finisca la settimana pensando alla fine: “Io finirò. Io non rimarrò eternamente. Come vorrei finire?”.

 

(Meditazione nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 27 novembre 2018) 

 

 

 

 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI: «La legge nuova in Cristo e i desideri secondo lo Spirito.

 

 

 

Dio non chiede niente prima di aver dato molto di più. Egli ci invita all’obbedienza per riscattarci dall’inganno delle idolatrie che tanto potere hanno su di noi.

 

Guardando a Cristo vediamo la bellezza, il bene, la verità. E lo Spirito genera una vita che, assecondando questi suoi desideri, innesca in noi la speranza, la fede e l’amore.

 

Così scopriamo meglio cosa significhi che il Signore Gesù non è venuto per abolire la legge ma per dare compimento, per farla crescere, e mentre la legge secondo la carne era una serie di prescrizioni e di divieti, secondo lo Spirito questa stessa legge diventa vita (cfr Gv 6,63; Ef 2,15), perché non è più una norma ma la carne stessa di Cristo, che ci ama, ci cerca, ci perdona, ci consola e nel suo Corpo ricompone la comunione con il Padre, perduta per la disobbedienza del peccato. E così la negatività letteraria, la negatività nell’espressione dei comandamenti – “non rubare”, “non insultare”, “non uccidere” – quel “non” si trasforma in un atteggiamento positivo: amare, fare posto agli altri nel mio cuore, tutti desideri che seminano positività. E questa è la pienezza della legge che Gesù è venuto a portarci.

 

In Cristo, e solo in Lui, il Decalogo smette di essere condanna (cfr Rm 8,1) e diventa l’autentica verità della vita umana, cioè desiderio di amore – qui nasce un desiderio del bene, di fare il bene – desiderio di gioia, desiderio di pace, di magnanimità, di benevolenza, di bontà, di fedeltà, di mitezza, dominio di sé. Da quei “no” si passa a questo “sì”: l’atteggiamento positivo di un cuore che si apre con la forza dello Spirito Santo.

 

Ecco a che cosa serve cercare Cristo nel Decalogo: a fecondare il nostro cuore perché sia gravido di amore, e si apra all’opera di Dio. Quando l’uomo asseconda il desiderio di vivere secondo Cristo, allora sta aprendo la porta alla salvezza, la quale non può che arrivare, perché Dio Padre è generoso e, come dice il Catechismo, «ha sete che noi abbiamo sete di lui» (n. 2560).

 

Se sono i desideri malvagi che rovinano l’uomo (cfr Mt 15,18-20), lo Spirito depone nel nostro cuore i suoi santi desideri, che sono il germe della vita nuova (cfr 1 Gv 3,9).

 

Ecco cos’è il Decalogo per noi cristiani: contemplare Cristo per aprirci a ricevere il suo cuore, per ricevere i suoi desideri, per ricevere il suo Santo Spirito.

 

(Udienza Generale - Mercoledì 28/11/2018)

 

 

 
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