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n° 46 Sabato  24 Novembre 2018

EDITORIALE

 Camminare insieme

 “Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2,42). Queste parole con le quali San Luca ha sintetizzato la vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme hanno fatto da filo conduttore dell’incontro dei consigli pastorali parrocchiali e dei responsabili dei gruppi ecclesiali di tutte e due le parrocchie. Davanti alle reliquie di San Giovanni Paolo II abbiamo pregato affinché possiamo cogliere il segno che il Signore ci ha dato nella decisione del vescovo di camminare insieme. Ecco alcune riflessioni di questo incontro di preghiera: l’unità è la meta di un cammino, il frutto di un processo di crescita e di maturazione. Il primo e indispensabile passo è mettere il Signore al centro della nostra vita comunitaria affinché avvicinandoci a Lui anche noi saremo più vicini gli uni agli altri. Infatti il nostro rapporto con gli altri è un banco di prova della qualità della nostra relazione con il Signore. Non siamo persone perfette e non possiamo aspettare la perfezione negli altri ma siamo chiamati a costruire e vivere una comunità capace di accettare, perdonare e sostenere il fratello che Dio ha messo sulla nostra strada. Gesù durante l’Ultima Cena, ben consapevole di ciò che sarebbe successo (il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la fuga e la paura degli apostoli) non esita a dare un comandamento nuovo ai suoi discepoli: “…amatevi gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi…” ( Gv 13.34). Ciò significa amare fino alla croce da cui Lui stesso ha chiesto il perdono per tutti noi. Non ci può essere una vera unità né famigliare, né cristiana, né umana senza capacità di perdonare. Ciò implica la consapevolezza di avere necessità di essere perdonati.

Pregare insieme è la prima tappa e la prima testimonianza di unità intorno al Signore. Per questo motivo le persone più impegnate nelle parrocchie cittadine, nei consigli pastorali e nei gruppi ecclesiali si incontreranno una volta al mese per la celebrazione e adorazione eucaristica. È mio desiderio che ciò avvenga alternativamente in entrambe le chiese parrocchiali. Inoltre in alcuni momenti particolari dell’anno entrambe le comunità avranno occasione di celebrare insieme i momenti forti della nostra fede. Il primo di questi sarà la notte di Natale, il momento in cui Dio unisce il cielo e la terra con la sua presenza. Il nostro camminare insieme “fino a Betlemme” ci darà la possibilità di scoprire e testimoniare la qualità nuova della nostra fede. Un parroco ha il diritto di avere intorno a sé le proprie comunità come le parrocchie hanno il diritto alla presenza del proprio parroco. A questo aggiungerei la necessità di noi sacerdoti di concelebrare insieme Eucaristia in alcune occasioni, almeno le più importanti. È un cambiamento che ci porterà tutti insieme intorno alla “culla di paglia” del piccolo Gesù.                                                   Don Andrea

 

RAGGI DI SOLE

 L'OCCHIO DEL FALEGNAME

 201810 La buonanotteC'era una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l'assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio. La seduta fu lunga e animata, talvolta anche veemente. Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri. Uno prese la parola: «Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perché morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra». Un altro intervenne: «Non possiamo tenere fra noi nostra sorella Pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spelacchiare tutto quello che tocca». «Fratel Martello - protestò un altro - ha un caratteraccio pesante e violento. Lo definirei un picchiatore. È urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo!». «E i Chiodi? Si può vivere con gente così pungente? Che se ne vadano! E anche Lima e Raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche Cartavetro, la cui unica ragion d'essere sembra quella di graffiare il prossimo!». Così discutevano, sempre più animosamente, gli attrezzi del falegname. Parlavano tutti insieme. Il martello voleva espellere la lima e la pialla, questi volevano a loro volta l'espulsione di chiodi e martello, e così via. Alla fine della seduta tutti avevano espulso tutti. La riunione fu bruscamente interrotta dall'arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al bancone di lavoro. L'uomo prese un asse e lo segò con la Sega mordace. Lo piallò con la Pialla che spela tutto quello che tocca. Sorella Ascia che ferisce crudelmente, sorella Raspa dalla lingua scabra, sorella Cartavetro che raschia e graffia, entrarono in azione subito dopo. Il falegname prese poi i fratelli Chiodi dal carattere pungente e il Martello che picchia e batte. Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla. Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere. Per accogliere la Vita.

Nessuno è inutile per lavorare all’avvento del regno di Dio, già inaugurato da Gesù con la sua incarnazione e missione sulla terra.

Nelle mani del Creatore, ognuno di noi è prezioso, anche il più debole e difettoso, e può ben servire all’opera della salvezza universale. È pur vero che “senza Gesù non possiamo far nulla”(cfr. Gv.15,5), ma è altrettanto vero che “tutto possiamo in Colui che ci dà la forza” (cfr. Fil. 4,13).

                             Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Pellegrinaggio a Carloforte.

IMG 20181116 130510-1 (2)Mercoledì mattina 14 novembre, mentre si diradava la fitta nebbia, lasciando spazio ad un sole splendente, è iniziato il nostro pellegrinaggio verso Carloforte nell’isola di San Pietro. Con questo bel paese siamo uniti da un gemellaggio, voluto dal parroco don Gianni Cannas per poter instaurare un legame più stretto di amicizia con noi maddalenini. Egli, insieme ai suoi parrocchiani era venuto nella nostra isola alla fine di marzo dello scorso anno e ci aveva invitato a partecipare alla festa della Madonna dello Schiavo, in occasione del 280° anniversario della fondazione del paese di Carloforte e della sua parrocchia. Rispondendo a questo invito, Pier Luigi Aversano ha voluto organizzare questo pellegrinaggio che ci ha dato modo, oltre che partecipare alla solennità della Madonna dello Schiavo, di visitare anche altri luoghi e fare nuove esperienze. Questa volta il nostro accompagnatore e guida spirituale era il nuovo parroco di Santa Maria Maddalena don Andrea Domanski. Eravamo 25 persone e la prima tappa è stata Orosei, una bella cittadina a ridosso del Gennargentu che, oltre alla montagna, offre coste incontaminate con un mare smeraldino. Dopo aver percorso le suggestive vie del centro storico, siamo entrati nella chiesa principale, collocata in cima ad una scalinata. È in stile barocco ed è divisa in tre navate con decorazioni dorate e statue lignee. Lì don Andrea ha celebrato la messa solo per noi. Poi, grazie all’invito di don Roberto Aversano e dei suoi parrocchiani di Badesi, che volevano confermare la loro amicizia nei nostri confronti, approfittando del fatto che si trovavano nelle vicinanze per un pellegrinaggio, ci siamo potuti incontrare per condividere il pranzo. È stata una bella occasione per stare insieme; eravamo 70 persone ed abbiamo anche festeggiato il compleanno di un parrocchiano di Badesi. Abbiamo poi intrapreso il viaggio verso S. Antioco, ma dopo una mezz’ora di cammino, un guasto al pullman ci ha costretto a fermarci. È stato bravo il nostro autista che è riuscito a fermarsi in una piazzola d’emergenza e provare a riparare il danno. Sarà forse un nostro convincimento, ma pensiamo che “Qualcuno” ci abbia voluto fermare per evitare di trovarci coinvolti qualche chilometro più avanti, in un terribile incidente dove una donna ha perso la vita e il fratello è stato trasportato in elicottero all’ospedale di Nuoro in gravi condizioni. Il nostro pullman non è più ripartito e così ne hanno mandato un altro da Nuoro per poter proseguire il viaggio. Non è stato più possibile andare a S. Antioco perché la sosta è durata un paio d’ore e quindi siamo andati direttamente a Calasetta, dove ci siamo sistemati in albergo e abbiamo cenato. La mattina seguente, dopo aver visitato quel piccolo borgo marinaro, molto originale, con case basse con le facciate bianche e azzurre, ci siamo recati al porto per poter raggiungere Carloforte con il traghetto. Questo paese che ha qualche affinità con La Maddalena, ha una storia molto particolare, infatti nel 1798 durante un’incursione, i barbari fecero schiavi 823 carlofortini, portandoli a Tabarka, città della Tunisia. Il 15 novembre un giovane schiavo trovò li, il simulacro della Madonna, una polena di una nave e lo portò a Tunisi. Ogni giorno gli schiavi pregavano davanti alla Vergine, invocando la libertà.

Questa fu concessa nel 1803 e tornati a Carloforte portarono con loro il simulacro, costruirono un Santuario e da allora è venerata come “Madonna dello Schiavo”; da lei hanno ricevuto tante grazie. Per questo il 15 novembre si festeggia in maniera solenne questa Madonna Nera. I Carlofortini (chiamati anche Tabarkini ) sono molto legati alla loro storia e la statua è oggetto di fervente devozione. Questa festa è preceduta da una solenne novena che, mi ha raccontato un abitante del posto, è sempre molto partecipata, che culmina poi con la messa solenne e con una processione che non ha eguali. Per partecipare alla messa, contenti della nostra presenza, ci hanno riservato i primi posti in questa chiesa addobbata a festa dove l’altare maggiore adornato da preziosi tessuti e illuminato da grandi candelabri dorati, era sovrastato da un drappo di velluto rosso che scendeva dal soffitto e dove al centro della navata troneggiava la statua della Madonna dello Schiavo.

  La solenne concelebrazione, avvenuta la mattina del giorno 15, era presieduta da S.E. Mons. Arrigo Miglio arcivescovo metropolita di Cagliari, con tanti sacerdoti e naturalmente don Andrea che, all’inizio della messa ha ricevuto dal parroco don Gianni un saluto di benvenuto insieme agli auguri per essere diventato il parroco di tutta la nostra isola. Ha animato la liturgia il coro di San Carlo, ma devo dire che cantava con grande emozione, tutta l’assemblea. Tutti si sono uniti all’inno dedicato alla Madonna: “Stella del mare”. Un canto molto antico che ricorda la prima schiavitù e chiede spirituale conforto, che tutti conoscono a memoria. La sera poi, dopo un'altra messa presieduta da un sacerdote del posto, è partita la solenne e lunga processione portando in spalla il simulacro.

Vi partecipa non solo la gente del luogo ma anche tante persone che arrivano da molti paesi della Sardegna. Non avevamo mai visto niente di simile: c’era mons. Miglio, un infinità di bambini, tantissimi giovani, tanti sacerdoti, tante associazioni, la banda e i cantori, ma quello che ci ha colpito di più è stata la compostezza e la fervente preghiera di tutti i partecipanti. Le strade e le case erano addobbate a festa e per due volte la processione si è fermata davanti alla casa di persone ammalate che hanno così potuto salutare la Vergine. Dimenticavo di dire che nel pomeriggio di quel giorno una guida ci ha accompagnato con il pullman a visitare l’isola di San Pietro e abbiamo potuto ammirare paesaggi stupendi che avevamo visto in televisione, ma che visti dal vivo, ci hanno fatto davvero incantare: scogliere alte e frastagliate su un mare smeraldino e spiagge e calette, mentre nell’entroterra spicca ovunque il verde della macchia mediterranea. Dopo una cena di condivisione siamo tornati in albergo a Calasetta. Il giorno dopo siamo partiti per S. Antioco dove abbiamo potuto visitare la Basilica e scendere sotto la chiesa per poter visitare le catacombe. Questa necropoli è la testimonianza più antica del cristianesimo in Sardegna dove i primi membri della neo comunità cristiana, vollero essere seppelliti il più vicino possibile alla tomba del Santo che si trova lì. In queste camere sotterranee si notano tracce di affreschi che ricoprivano tutto l’ambiente, mentre in una teca sono conservate e visibili le reliquie di S. Antioco (le sue ossa e il cranio). Proseguendo poi il viaggio ci siamo recati a Villamassargia, dove ci aspettavano i coniugi Mancuso. Insieme a loro abbiamo partecipato alla messa nella chiesa romanica della Madonna della Neve dove don Andrea ha celebrato insieme al giovane parroco don Antonello. A poca distanza abbiamo anche potuto visitare la chiesa di Nostra Signora del Pilar. Poi, sedendo a tavola tutti insieme in un agriturismo, abbiamo potuto assaporare le gustose prelibatezze del luogo per poi proseguire il nostro viaggio di ritorno. Questo pellegrinaggio è stato per noi una straordinaria esperienza di fede, ma anche un arricchimento culturale che ci ha dato modo di conoscere altre realtà, accompagnato dalla gioia dello stare insieme. Con noi è stato favorevole anche il tempo: per tutta la durata del pellegrinaggio, abbiamo avuto giornate bellissime che ci hanno permesso di ammirare la bellezza della natura e del mare nei suoi colori più belli. Un grande ringraziamento va a chi ci ha accolto con tanta benevolenza, e don Andrea che ci ha accompagnati e guidati spiritualmente, a don Roberto e ai coniugi Mancuso, nonché al grande Pier Luigi, che come sempre ha saputo organizzare al meglio il viaggio in ogni dettaglio. Grazie di cuore a tutti. Maria Vitiello

 

Domenica 18 novembre

IMG-20181123-WA0003durante la celebrazione della Santa Messa si è celebrata la seconda giornata mondiale del povero. Tutti i bambini e i ragazzi del cammino del catechismo hanno donato e condiviso dei beni con i più bisognosi. Ringraziamo tutte le famiglie per questo splendido gesto.  Don Davide e le catechiste

 

■ Pellegrinaggio in Terra Santa (seconda parte).

IMG-20181123-WA0001Il deserto è una esperienza di silenzio, di povertà, di essenzialità e di consapevolezza dei propri limiti. Il popolo di Israele uscito dall’Egitto è stato 40 anni nel deserto. Gesù stesso, ha trascorso nel deserto 40 giorni, preparandosi alla vita pubblica. Nel nostro pellegrinaggio, dopo aver attraversato il deserto della Giordania, da Akaba sul Mar Rosso, siamo rientrati in Israele. Anche qui prima abbiamo attraversato il deserto del Negheb, poi quello di Giuda. Abbiamo viaggiato tante ore lungo il Mar Morto, il punto più basso della terra, circa 400 metri sotto il livello del mare. È lungo 90 km e largo 15. I pesci che vi giungono dal Giordano vi muoiono. È un mare salatissimo, 5 volte più del nostro, è ricco di sostanze per la cura della pelle. Lungo il Mar Morto abbiamo ammirato la fortezza di Masàda, uno sperone di roccia alto 440 metri. Fu l’ultimo baluardo degli Ebrei quando nell’anno 70 i Romani di Tito distrussero Gerusalemme. A Masàda si rifugiarono 960 ribelli Ebrei zeloti. Resistettero per tre anni di assedio. Alla fine i Romani costruirono una collina artificiale fino a giungere all’altezza delle mura e sfondarle. Trovarono un cimitero di 960 zeloti che si erano uccisi per non divenire schiavi dei Romani. Ancora oggi le reclute dell’esercito d’Israele qui vengono a giurare fedeltà alla nazione. Sempre lungo il Mar Morto ci siamo fermati a Qumran dove viveva una comunità di monaci Esseni. Sembra che Giovanni Battista uscisse da questa comunità, e che ci siano stati contatti col cristianesimo primitivo, (se non con Gesù). Quando nel 70 vennero i Romani, i monaci cercarono di salvare i loro scritti nascondendoli nelle grotte circostanti. La comunità fu distrutta e nulla più si seppe fino al 1947. LE GROTTE DI QUMRANIn quell’anno un giovane pastore beduino, in cerca di una pecora perduta, lanciò una pietra dentro una grotta e senti rumore di una brocca rotta. Pensando a qualche tesoro si arrampicò e trovò delle giare contenenti rotoli e pergamene con testi della Bibbia dell’Antico Testamento e scritti propri della comunità. Li portò in città per venderli e guadagnare qualcosa. Uno studioso ne capì l’importanza e li acquistò. Sono il documento più antico del testo biblico; si era conservato bene in un ambiente secco come la grotta e dentro le giare coperte di sabbia. Oggi questi documenti sono custoditi sotto vuoto, nel museo principale di Gerusalemme. I testi hanno una sostanziale identità con quelli che abbiamo noi oggi, segno della fedeltà nella trascrizione della Bibbia. L’altra tappa è stata Gerico, la città più antica del mondo dove Gesù ha guarito il cieco nato, abbiamo visto l’albero di sicomòro come quello sul quale salì Zaccheo, il capo dei pubblicani, per vedere Gesù. Da Gerico abbiamo visto anche il monte della Quarantena dove Gesù nel deserto fu tentato dal diavolo e dove oggi c’è un monastero appeso a metà parete. Da Gerico siamo saliti a Gerusalemme (da 400 metri sotto il livello del mare a 800 metri sopra il livello del mare). La strada, percorsa nel deserto dal buon samaritano del Vangelo, oggi è una autostrada. Poi finalmente arriviamo a Betlemme la città di Davide, dove è nato Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo.

                         (D.D.)

 

■ Don Andrea è il nuovo presidente di Radio Arcipelago.

Logo Radio ArcipelagoDon Andrea Domanski, parroco di Moneta e nuovo parroco di Santa Maria Maddalena, è il nuovo presidente di Radio Tele Arcipelago, l’associazione titolare dell’emittente radiofonica cristiana che trasmette a La Maddalena e in Gallura da oltre quarant’anni. Don Andrea subentra a don Domenico Degortes. Vice presidente dell’associazione è stato confermato Gianfranco Impagliazzo. C'è la necessità di rilanciare l'emittente, sia attraverso il rinnovo della strumentazione obsoleta, sia attraverso la collaborazione di persone che possano dedicare del tempo, non solo nel campo dell'assistenza tecnica ma anche per la realizzazione di nuova programmazione. Radio Arcipelago fa parte da decenni della vita maddalenina, del suo tessuto più profondo, entrando nelle case, nelle famiglie, negli uffici, nelle realtà più diverse, agiate e disagiate, sane ed ammalate, adulte ed anziane. Una voce cristiana che si occupa da sempre anche della vita sociale, civile e politica. Una radio di servizio per tutta la comunità. Se per il rilancio di Radio Arcipelago, da un lato necessitano persone che abbiano voglia di impegnarsi, dall' altro è indispensabile un impegno finanziario per far fronte non solo alle spese fisse di gestione ma anche a quelle straordinarie di continuo adeguamento, sia tecnico che alle normative vigenti. Per questo c'è sempre stato l'impegno della parrocchia di Santa Maria Maddalena, che ospita l'emittente nei propri locali di via Cairoli (nuovo oratorio) come, negli ultimi anni, di quella di Moneta. Impegno finanziario (che si univa ad alcuni contributi statali ridottisi però sensibilmente negli ultimi anni) che però non è più sufficiente per far fronte ai costi sempre crescenti. Per questo il nuovo presidente, Don Andrea, ha parlato, nella riunione dell'assemblea, di azione di sensibilizzazione, sia nei confronti degli enti del territorio sia delle realtà economiche e sociali esistenti sia dei tanti cittadini-ascoltatori. Tra le iniziative che Don Andrea intende realizzare ci saranno quelle di una Questua dedicata, in una prossima domenica (prima di Natale), e di una raccolta di fondi tramite iniziative quale può essere quella dell’organizzazione di una cena finalizzata.

                                Claudio Ronchi

 

■ Crollo delle nascite: in 10 anni più che dimezzate; rispetto allo scorso anno -30%

L-Italia-delle-culle-vuote-e-minimo-storico-di-nascite articleimageC'è, drammatico, a La Maddalena, un crollo delle nascite, un preoccupante, abbondante, dimezzamento. Se infatti 10 anni fa, nel 2008, i bimbi nati all'Isola sono stati 93, a fine novembre di quest'anno 2018 (22 novembre) se ne contano appena 44. E non c'è da illudersi che da qui alla fine dell'anno possano crescere in maniera significativa. Il dato di quest'anno conferma la tendenza sviluppatasi nel decennio che ha visto una progressiva, inesorabile diminuzione delle nascite. E qui conta poco o comunque in maniera non decisiva conta il fatto che nell'ultimo periodo sia stato chiuso il punto nascita del Paolo Merlo. I dati, che sono dell'anagrafe comunale, registrano infatti i bimbi nati all’Isola o altrove (in genere Olbia o Sassari) da genitori maddalenini, che vengono registrati per la prima volta in un'anagrafe, che è quella di residenza dei genitori e quindi di La Maddalena. Anche rispetto a 5 anni fa il crollo è consistente. Nel 2013 infatti i bimbi nati erano stati 80; poco meno del doppio degli attuali. Ma vediamo meglio i dati disponibili: nel 2004 furono 95; nel 2005 furono 93; nel 2007 i nati furono 102; nel 2008 furono 93; nel 2013 furono 80; nel 2014 furono 84; nel 2015 furono 61; nel 2016 furono 58 e nel 2017 i nati furono 65 (a novembre 2018 sono 44). Ammesso che in quest'ultimo mese di dicembre ottimisticamente si possa arrivare a 50 nascite, la diminuzione sarebbe rispetto lo scorso anno del 30%. Un dato enorme e drammatico, se si considera, per esempio, che il calo demografico nell'ultimo anno in Sardegna è tendenzialmente del 3,50%. Come scritto sopra non si può attribuire questa contrazione clamorosa alla sola chiusura del punto nascita, da un paio, del nostro ospedale, da un paio d’anni a questa parte, considerato anche il fatto che la riduzione progressiva è iniziata da dieci anni. Ci sono evidentemente altre cause che vanno anche oltre la tendenza regionale e nazionale a fare meno figli. C'è evidentemente una crisi locale, che porta via dall'Isola molti giovani in età fertile e che poco consente, a coloro che vi rimangono, di mettere al mondo dei figli. Temi questi che potrebbero essere oggetto di un serio approfondimento non solo del mondo cristiano parrocchiale ma anche di quello politico-amministrativo.                  Claudio Ronchi

 

Don Silvestro Zicavo: primo sacerdote isolano, ordinato 165 anni fa

DON MAMIA E DON Zicavo IN UN DISEGNO DI GIANLUCA LIONIIl primo prete maddalenino, nel senso di “nato a La Maddalena” fu don Silvestro Zicavo, non a caso chiamato dai suoi contemporanei “Preti isulanu”, ordinato sacerdote 85 anni dopo l’istituzione della Parrocchia (1768) e ben 165 anni or sono. Silvestro Zicavo nacque il 19 giugno 1804, figlio di Giovanni Zicavo e Maria Zonza. A battezzarlo, due giorni dopo, fu il vicario perpetuo dott. Antonio Biancareddu; i padrini furono Pietro Bucheri e Maddalena Millelire. La sua nascita dunque risale ai tempi della presenza dell’ammiraglio inglese Orazio Nelson nelle acque dell’Arcipelago (1803-1805). Nato a La Maddalena dunque ma di origine corsa. La famiglia Zicavo proveniva dall’omonimo villaggio della Corsica del sud, è stato il più grosso nucleo familiare che si è stabilito nell'arcipelago, sia a Maddalena che a Caprera, a partire nei primissimi anni del 1700. Anche per parte di madre il primo prete isolano affondava le proprie radici nelle più antiche famiglie provenienti dalla Corsica. Il cognome Zonza infatti deriva dall’omonimo villaggio corso, Zonza appunto. Gli Zonza giunsero nell'Arcipelago nella prima metà del ‘700, pochi decenni dopo gli Zicavo. Silvestro Zicavo fu ordinato sacerdote il 20 maggio 1853, quando aveva 49 anni, a Tempio, nella cappella privata del vescovo mons. Diego Capece. Una vocazione decisamente matura la sua. Di lui si hanno poche notizie. Pare che soffrisse di salute piuttosto malferma e questo condizionò parecchio la sua vita. Giovanna Sotgiu, nel libro “Santa Maria Maddalena, faro di fede tra Corsica e Sardegna”, edito da Paolo Sorba, ipotizza che abbia sofferto, almeno per un certo periodo di tempo, di problemi mentali, deducendo ciò da documenti comunali e corrispondenze intercorse tra il consiglio comunale e il vescovo di Tempio. Fatto sta che, da prete, don Silvestro fu sempre presente all’Isola, rivestendo anche funzioni di vice parroco. Nei registri parrocchiali tuttavia non risulta mai alcun atto da lui firmato. Risulta invece che fu precettore, e questo lascia intendere che avesse studiato e che avesse delle basi culturali (e che quindi fosse di famiglia agiata).

Il precettore, in passato, insegnava privatamente presso famiglie signorili o benestanti. Nel 1862, in pieno clima risorgimentale, don Zicavo sottoscrisse col parroco di Santa Maria Maddalena, don Michele Mamia Addis (amico di Garibaldi), una supplica a Papa Pio IX affinché rinunciasse, per il bene supremo della Chiesa, al potere temporale, consentendo così l'unificazione dell'Italia. La supplica, redatta dal vicario capitolare di Tempio (facente funzioni di vescovo, essendo allora la sede vacante), il teologo Tommaso Muzzetto, fu sottoscritta da oltre cinquanta sacerdoti della diocesi. Per quella supplica il canonico Muzzetto e gli altri sottoscrittori rischiarono la scomunica. Don Silvestro Zicavo morì il 3 novembre 1880, all’età di 76 anni. I funerali furono celebrati in Santa Maria Maddalena dal parroco don Mamia Addis, e il feretro di “Preti Isulanu”, posto su una carrozza nera trainata da due cavalli, fu accompagnato a piedi al Cimitero Vecchio da quasi tutto il paese, che allora non superava i 1800 abitanti.                   Claudio Ronchi

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1. Domenica 25 novembre solennità di Cristo Re dell’Universo. Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.

2. Martedì 27 novembre festa della Madonna della Medaglia Miracolosa. Ore 17.00 S. Messa nella chiesa militare in onore della Madonna della Medaglia Miracolosa, Patrona della parrocchia. (Non ci sarà la Messa delle 17.30 nella chiesa di Moneta).

3. Mercoledì 28 novembre ore 15.45 Messa in cimitero.

4. Giovedì 29 novembre Inizia la Novena dell’Immacolata sarà legata alla S. Messa serale.

5. Sabato 1 dicembre – Giornata della Colletta Alimentare per le Caritas parrocchiali e Volontariato Vincenziano nei supermercati e negozi dell’Isola. I beni raccolti saranno destinati ai bisognosi della nostra Isola. Si cercano ancora i volontari.

6. Domenica 2 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1. Domenica 25 novembre solennità di Cristo Re dell’Universo. Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero.

- Ore 17.30 santa Maria Maddalena Santa Messa animata dai cori parrocchiali e dalle bande dell'isola e a seguire rassegna canora in onore di Santa Cecilia, patrona della Musica Sacra.

2. Martedì 27 novembre festa della Madonna della Medaglia Miracolosa. Ore 17.00 S. Messa nella chiesa militare in onore della Madonna della Medaglia Miracolosa, Patrona della parrocchia. (Non ci sarà la Messa delle 18.00 nella chiesa di Santa Maria Maddalena).

3. Mercoledì 28 novembre ore 15.45 Messa in cimitero.

4. Giovedì 29 novembre Inizia la Novena dell’Immacolata: ore 17.15 santo rosario, Novena e Messa.

5. Sabato 1 dicembre – Giornata della Colletta Alimentare per le Caritas parrocchiali e Volontariato Vincenziano nei supermercati e negozi dell’Isola. I beni raccolti saranno destinati ai bisognosi della nostra Isola. Si cercano ancora i volontari.

6. Domenica 2 dicembre prima domenica di Avvento, inizio del nuovo anno liturgico.

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 

Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS.Trinità

 

M A G I S T E R O

 

LA NOSTRA META DA RAGGIUNGERE: L’INCONTRO DEFINITIVO COL SIGNORE

 

In Mc 13,24-32 il Signore vuole istruire i suoi discepoli sugli eventi futuri. Non è in primo luogo un discorso sulla fine del mondo, piuttosto è l’invito a vivere bene il presente, ad essere vigilanti e sempre pronti per quando saremo chiamati a rendere conto della nostra vita. Dice Gesù: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo». Queste parole ci fanno pensare alla prima pagina del Libro della Genesi, il racconto della creazione: il sole, la luna, gli astri, che dall’inizio del tempo brillano nel loro ordine e portano luce, segno di vita, qui sono descritti nel loro decadimento, mentre piombano nel buio e nel caos, segno della fine. Invece la luce che in quel giorno ultimo risplenderà sarà unica e nuova: sarà quella del Signore Gesù che verrà nella gloria con tutti i santi. In quell’incontro vedremo finalmente il suo Volto nella piena luce della Trinità; un Volto raggiante d’amore, di fronte al quale apparirà in totale verità anche ogni essere umano.

Nel Vangelo di oggi, Gesù dice che la storia dei popoli e quella dei singoli hanno un fine e una meta da raggiungere: l’incontro definitivo con il Signore. Non conosciamo il tempo né le modalità con cui avverrà; il Signore ha ribadito che «nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio»; tutto è custodito nel segreto del mistero del Padre. Conosciamo, tuttavia, un principio fondamentale con il quale dobbiamo confrontarci: «Il cielo e la terra passeranno – dice Gesù –, ma le mie parole non passeranno» . Il vero punto cruciale è questo. In quel giorno, ognuno di noi dovrà comprendere se la Parola del Figlio di Dio ha illuminato la propria esistenza personale, oppure se gli ha voltato le spalle preferendo confidare nelle proprie parole. Sarà più che mai il momento in cui abbandonarci definitivamente all’amore del Padre e affidarci alla sua misericordia.

Nessuno può sfuggire a questo momento, nessuno di noi! La furbizia, che spesso mettiamo nei nostri comportamenti per accreditare l’immagine che vogliamo offrire, non servirà più; alla stessa stregua, la potenza del denaro e dei mezzi economici con i quali pretendiamo con presunzione di comperare tutto e tutti, non potrà più essere usata. Avremo con noi nient’altro che quanto abbiamo realizzato in questa vita credendo alla sua Parola: il tutto e il nulla di quanto abbiamo vissuto o tralasciato di compiere. Con noi soltanto porteremo quello che abbiamo donato.

Invochiamo l’intercessione della Vergine Maria, affinché la constatazione della nostra provvisorietà sulla terra e del nostro limite non ci faccia sprofondare nell’angoscia, ma ci richiami alla responsabilità verso noi stessi, verso il prossimo, verso il mondo intero. (ANGELUS - Domenica 18/11/2018)

 

I VERI TESORI DELLA VITA: DIO ED IL PROSSIMO

 

Gesù-cammina-sullacqua-1Guardiamo a tre azioni che Gesù compie nel Vangelo.

La prima. In pieno giorno, lascia: lascia la folla nel momento del successo, quand’era acclamato per aver moltiplicato i pani. E mentre i discepoli volevano godersi la gloria, subito li costringe ad andarsene e congeda la folla (cfr Mt 14,22-23). Cercato dalla gente, se ne va da solo; quando tutto era “in discesa”, sale sul monte a pregare. Poi, nel cuore della notte, scende dal monte e raggiunge i suoi camminando sulle acque agitate dal vento. In tutto Gesù va controcorrente: prima lascia il successo, poi la tranquillità. Ci insegna il coraggio di lasciare: lasciare il successo che gonfia il cuore e la tranquillità che addormenta l’anima.

Per andare dove? Verso Dio, pregando, e verso chi ha bisogno, amando. Sono i veri tesori della vita: Dio e il prossimo. Il cristiano sa che la sua patria è altrove, sa di essere già ora “concittadino dei santi e familiare di Dio” (cfr Ef 2,19). Noi non viviamo per accumulare, la nostra gloria sta nel lasciare quel che passa per trattenere ciò che resta. Insegnaci Signore a saper lasciare per impostare la rotta della vita sulla tua: verso Dio e verso il prossimo.

La seconda azione: in piena notte Gesù rincuora. Va dai suoi, immersi nel buio, camminando «sul mare». In realtà si trattava di un lago, ma il mare, con la profondità delle sue oscurità sotterranee, evocava a quel tempo le forze del male. Gesù, in altre parole, va incontro ai suoi calpestando i nemici maligni dell’uomo. Ecco il significato di questo segno: non una manifestazione celebrativa di potenza, ma la rivelazione per noi della rassicurante certezza che Gesù, solo Lui, Gesù, vince i nostri grandi nemici: il diavolo, il peccato, la morte, la paura, la mondanità. Anche a noi oggi dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».   Il segreto del navigare bene è invitare Gesù a bordo. Il timone della vita va dato a Lui, perché sia Lui a gestire la rotta. Come i discepoli sperimenteremo che con Lui a bordo i venti si calmano e non si fa mai naufragio. Rincuoraci, Signore: consolati da te, saremo veri consolatori per gli altri.

E terza azione di Gesù: nel mezzo della tempesta, tende la mano. Afferra Pietro che, impaurito, dubitava e, affondando, gridava: «Signore, salvami!». Possiamo metterci nei panni di Pietro: siamo gente di poca fede e siamo qui a mendicare la salvezza. Siamo poveri di vita vera e ci serve la mano tesa del Signore, che ci tiri fuori dal male. Questo è l’inizio della fede: svuotarsi dell’orgogliosa convinzione di crederci a posto, capaci, autonomi, e riconoscerci bisognosi di salvezza. Gesù ha ascoltato il grido di Pietro. Chiediamo la grazia di ascoltare il grido di chi vive in acque burrascose. Il grido dei poveri: è il grido strozzato di bambini che non possono venire alla luce, di piccoli che patiscono la fame, di ragazzi abituati al fragore delle bombe anziché agli allegri schiamazzi dei giochi. È il grido di anziani scartati e lasciati soli. È il grido di chi si trova ad affrontare le tempeste della vita senza una presenza amica. È il grido di chi deve fuggire, lasciando la casa e la terra senza la certezza di un approdo. È il grido di intere popolazioni, private pure delle ingenti risorse naturali di cui dispongono. L’ingiustizia è la radice perversa della povertà. Il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato. Ogni giorno è più forte quel grido, ma ogni giorno è meno ascoltato, sovrastato dal frastuono di pochi ricchi, che sono sempre di meno e sempre più ricchi.

Il Signore tende la mano: è un gesto gratuito, non dovuto. È così che si fa. Non siamo chiamati a fare del bene solo a chi ci vuole bene. Ricambiare è normale, ma Gesù chiede di andare oltre (cfr Mt 5,46): di dare a chi non ha da restituire, cioè di amare gratuitamente (cfr Lc 6,32-36). Guardiamo alle nostre giornate: tra le molte cose, facciamo qualcosa di gratuito, qualcosa per chi non ha da contraccambiare? Quella sarà la nostra mano tesa, la nostra vera ricchezza in cielo.

Tendi la mano a noi, Signore, afferraci. Aiutaci ad amare come ami tu. Insegnaci a lasciare ciò che passa, a rincuorare chi abbiamo accanto, a donare gratuitamente a chi è nel bisogno. Amen.

(GIORNATA MONDIALE DEI POVERI - OMELIA S.Messa XXXIII Domenica del T.O. - 18 novembre 2018) 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

Non desiderare il coniuge altrui; non desiderare i beni altrui”

 

I nostri incontri sul Decalogo ci conducono oggi all’ultimo comandamento. L’abbiamo ascoltato in apertura. Queste non sono solo le ultime parole del testo, ma molto di più: sono il compimento del viaggio attraverso il Decalogo, toccando il cuore di tutto quello che in esso è consegnato. Infatti, a ben vedere, non aggiungono un nuovo contenuto: le indicazioni «non desidererai la moglie […], né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» sono perlomeno latenti nei comandi sull’adulterio e sul furto; qual è allora la funzione di queste parole? È un riassunto? È qualcosa di più?

Teniamo ben presente che tutti i comandamenti hanno il compito di indicare il confine della vita, il limite oltre il quale l’uomo distrugge sé stesso e il prossimo, guastando il suo rapporto con Dio. Se tu vai oltre, distruggi te stesso, distruggi anche il rapporto con Dio e il rapporto con gli altri. I comandamenti segnalano questo. Attraverso quest’ultima parola viene messo in risalto il fatto che tutte le trasgressioni nascono da una comune radice interiore: i desideri malvagi. Tutti i peccati nascono da un desiderio malvagio. Tutti. Lì incomincia a muoversi il cuore, e uno entra in quell’onda, e finisce in una trasgressione. Ma non una trasgressione formale, legale: in una trasgressione che ferisce sé stesso e gli altri. Ognuno di noi può domandarsi: ma quali desideri brutti mi vengono spesso? L’invidia, la cupidigia, le chiacchiere? Tutte queste cose che mi vengono da dentro. Ognuno può domandarselo e gli farà bene. L’uomo ha bisogno di questa benedetta umiliazione, quella per cui scopre di non potersi liberare da solo, quella per cui grida a Dio per essere salvato.

Dio è l’unico capace di rinnovare il nostro cuore, a patto che noi apriamo il cuore a Lui: è l’unica condizione; Lui fa tutto, ma dobbiamo aprirgli il cuore.

Le ultime parole del Decalogo educano tutti a riconoscersi mendicanti; aiutano a metterci davanti al disordine del nostro cuore, per smettere di vivere egoisticamente e diventare poveri in spirito, autentici al cospetto del Padre, lasciandoci redimere dal Figlio e ammaestrare dallo Spirito Santo. Lo Spirito Santo è il maestro che ci guida: lasciamoci aiutare. Siamo mendicanti, chiediamo questa grazia.

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Sì, beati quelli che smettono di illudersi credendo di potersi salvare dalla propria debolezza senza la misericordia di Dio, che sola può guarire. Solo la misericordia di Dio guarisce il cuore. Beati coloro che riconoscono i propri desideri malvagi e con un cuore pentito e umiliato non stanno davanti a Dio e agli altri uomini come dei giusti, ma come dei peccatori. È bello quello che Pietro disse al Signore: “Allontanati da me, Signore, che sono un peccatore”. Bella preghiera questa: “Allontanati da me, Signore, che sono un peccatore”.

Questi sono coloro che sanno avere compassione, che sanno avere misericordia degli altri, perché la sperimentano in sé stessi.

(Udienza Generale - Mercoledì 21/11/2018)

 
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