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n° 44 Sabato  10 Novembre 2018

EDITORIALE

 L’iniziazione cristiana: una scelta di vita

 I sacramenti html 4a11a981Come tutti ben sappiamo ogni anno i nostri ragazzi sono chiamati a vivere un cammino di fede, a riscoprire cioè il battesimo che hanno ricevuto fin da piccoli. Un cammino che ha inizio con una scelta, quella dei genitori, che hanno richiesto il battesimo per i loro figli e si sono impegnati ad educarli alla fede; arrivati ad una certa età inizia il cammino comunitario (di solito a otto anni); ma fermiamoci poco prima: in famiglia i ragazzi vengono iniziati alla vita cristiana? Che cosa viene raccontato loro? Cari genitori, fate vedere ai vostri figli le foto del giorno del loro battesimo? Raccontate a loro ciò che hanno ricevuto? Sicuramente lo fate, oppure no, ma l’educazione alla fede non finisce lì. La prima iniziazione cristiana inizia in famiglia, che è il luogo in cui si è anche fatta la prima scelta: far diventare i propri figli cristiani. Pregate con loro? Avete insegnato loro il segno della croce e le preghiere? Narrate loro la vita di Gesù? Forse credo sia necessario da parte di tutti, famiglia e comunità cristiana una maggior attenzione a questa prima fase di crescita.

Ad un certo momento è tutta la comunità che è disposta ad aiutare la famiglia nel cammino di fede dei ragazzi, come abbiamo accennato prima, intorno agli otto anni inizia il cammino d’iniziazione cristiana (definito catechismo) che aiuta i ragazzi a scoprire il dono della fede ricevuto con il battesimo, il quale verrà alimentato dalla confessione e dalla comunione per indirizzarli verso la maturità della fede con la confermazione. Ma torniamo un poco indietro: in cosa consiste questo cammino? I ragazzi vivono vari momenti in questo periodo, innanzitutto vengono affiancati a loro delle nuove figure educative: i catechisti; chi sono? In poche parole: adulti nella fede che si impegnano a trasmettere ai più piccoli ciò che loro per prima hanno scoperto e vivono nella loro vita. imagesQueste figure accompagnano i ragazzi per un lungo tempo, dove si conoscono, si formano grandi legami, si fatica, ci si scoraggia, ma non si perde mai la fede, perché si sa che tutto è nelle mani di Dio. I ragazzi che fanno questo cammino, insieme con i loro genitori si assumono degli impegni: l’incontro con le catechiste, che è visto come momento in cui si cerca di scoprire le realtà della fede, cercare di capire il cosa mi porta a credere e in che cosa credo; punto centrale è la Santa Messa domenicale e per tutte le feste. Non possiamo staccare le due cose, soprattutto centrale e fondamentale è la Santa Messa, perché il momento di lode a Dio, di ringraziamento, il banchetto in cui tutta la comunità cristiana si trova per nutrirsi dell’unico Signore: Gesù Cristo. Quando si fa un cammino si compiono delle scelte e ci si impegna a rimanere fedeli agli impegni presi, proprio per questo i sacramenti non sono un diritto in sé, ma un frutto del cammino fatto. Proprio per questo noi siamo chiamati a vigilare sul cammino e far in modo che i sacramenti, che trasmettono la Grazia di Dio, siano vissuti in maniera piena da coloro che vivono un vero cammino, attraverso la celebrazione della Santa Messa e della formazione.

In conclusione, siamo tutti in cammino, anche chi ha già finito il cammino di iniziazione cristiana, ,ma non smetteremo mai di essere in cammino verso Cristo, allora andiamo tutti all’unica sorgente: l’Eucaristia; la quale “è la nostra autostrada per il Cielo” (Carlo Acutis).

   

RAGGI DI SOLE

 IL CONSIGLIO

IL CONSIGLIO Una donna si presentò da un esperto e gli chiese: «Mi può aiutare perché ho un grosso problema. Ho difficoltà con mio marito. Tutte le sere, quando lui torna a casa scoppiano litigi furibondi». L’uomo rispose: «È facile». «Bene. Allora, che cosa devo fare?». «Ogni sera, quando sente che suo marito sta arrivando, si metta in bocca queste quattro pillole rosa, una dopo l’altra, non tutte insieme, e poi si ricordi di succhiarle lentamente. Molto, molto lentamente». Una settimana dopo, la donna tornò dall’esperto, sorridente e distesa. «Quelle pillole sono miracolose! Ne vorrei un’altra scatola. Da quando le prendo non ho più avuto una discussione, all’arrivo di mio marito, la sera!».

Il ministro degli Esteri francese, Robert Schuman, raccontò un giorno perché non si era mai sposato. «Molto tempo fa, mentre viaggiavo in metropolitana, pestai accidentalmente un piede a una signora. Prima che potessi scusarmi quella mi investì gridando! “Sei il solito stupido imbecille! Guarda dove metti i piedi”. Poi alzò gli occhi e arrossendo esclamò: “Oh, mi scusi tanto, signore! Credevo fosse mio marito…”».

«La lingua è una piccola parte del nostro corpo, ma può vantarsi di grosse imprese. Un focherello può incendiare tutta una grande foresta. L’uomo è capace di domare gli animali di ogni specie.

La lingua, invece, nessuno è capace di domarla» (Lettera di Giacomo 3,6-8).

In realtà, non esistono pillole miracolose per evitare litigi coniugali. E allora, che fare? Semplice: quando, al primo lampo (magari seguito dal tuono), vi accorgete che sta per scoppiare il solito temporale, stringetevi la mano e guardatevi negli occhi, come nel giorno del vostro “Sì” davanti all’Altare…. E quel “Sì” ripetetevelo insieme senza mollare la presa. E schioccatevi un bel bacio! Senza parole.

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Consiglio pastorale di S.M.Maddalena: Due parrocchie nel segno dell’unità.

L'azione pastorale di don Andrea sarà caratterizzata dall'unità nella diversità delle due parrocchie delle quali è parroco. Questo chiese il vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti nel giorno dell’insediamento, sostenendo che La Maddalena abbia bisogno soprattutto di unità, e questo don Andrea intende realizzare. Nell'incontro del consiglio pastorale di Santa Maria Maddalena del 8 novembre scorso, il primo da lui presieduto da parroco a tutti gli effetti, ha informato di alcune decisioni che già confermano questo progetto spiritual-pastorale. A cominciare dalla Messa della notte di Natale che sarà unica e concelebrata in Santa Maria Maddalena (idea discussa e approvata dal Consiglio Pastorale di Moneta svoltosi mercoledì).

Un altro aspetto che va nella stessa direzione è l'investitura di don Davide (al quale ha affidato un "ruolo chiave" nella nuova "gestione"), quale responsabile sia dell'oratorio San Giovanni Bosco (ruolo che aveva già) sia del grande, funzionante e collaudato oratorio San Domenico Savio di Moneta, due realtà diverse, ha precisato don Andrea, ma devono andare avanti nella collaborazione. Don Davide è anche per le due parrocchie il responsabile del catechismo di bambini e ragazzi (impegno importante da sviluppare con la collaborazione delle catechiste e puntando ad aumentarne il numero) ed è responsabile della catechesi per i giovani. Nel segno dell'unità è stato stabilito che una volta al mese venga celebrata una Messa, alternativamente nelle due chiese parrocchiali, per tutti i collaboratori sia di Santa Maria Maddalena che dell’Agonia di N.S.G.C. S'inizierà giovedì 22 novembre alle 17:30 nella chiesa di Moneta. "La situazione è molto difficile, siamo in grande crisi, non siamo un'isola felice", ha detto don Andrea. "Ma le crisi possono essere anche un'occasione. Il Signore è dalla nostra parte se noi sappiamo essere suoi strumenti”. È importante che ci sia don Davide e confido molto sulla sua collaborazione, ha proseguito il parroco, “come sono contento che sia rimasto don Domenico il quale però ha chiesto di essere esonerato dalla partecipazione al consiglio pastorale, per evitare qualsiasi tipo di condizionamento e offrire maggiore libertà a tutti i suoi componenti; Un segno questo di grandezza e di umiltà di don Domenico".

Don Andrea potrà contare anche sulla collaborazione di don Paolo. Oltre alla collaborazione dei sacerdoti non meno importante è quella dei laici impegnati nei diversi gruppi e percorsi di formazione. Alcuni di loro don Andrea ha già incontrato, con gli altri lo farà successivamente.      

"Abbiamo molte sfide da affrontare" ha detto, ribadendo più volte la necessità dell’unità. "Più saremo vicini a Gesù più saremo vicini fra noi".     

Claudio Ronchi

 

 Bollettino Parrocchiale.

Cari parrocchiani, come vedete e avete già visto, il bollettino è aumentato di pagine da qualche tempo, questo per favorire una maggior trasmissione di notizie riguardo la vita della nostra comunità cristiana maddalenina, quella diocesana e quella universale. Naturalmente ciò comporta anche un aumento di spesa. Ogni settimana vengono stampati per tutta l’isola 450 bollettini, il costo è molto alto, e le queste non possono sopperire la spesa, per questo motivo chiediamo a tutta la comunità un aiuto per il bollettino. Non vogliamo togliere questo importante mezzo di comunicazione cristiana rimasto nella nostra isola. Troverete vicino ai bollettini un cesto o bussolotto per contribuire alle spese. Un ringraziamento a coloro che già in questo periodo hanno dato il loro contributo.

 

 

■ 85 anni fa moriva il parroco Antonio Vico.

Canonico Antonio VicoEra lo zio del Servo di Dio Padre Salvatore Vico, fondatore della Congregazione delle suore di Gesù Crocifisso. Si chiamava Antonio Vico, fu parroco di Santa Maria Maddalena per cinquant’anni e ce ne mise certamente di suo perché nel nipote, figlio del fratello Giovanni Maria, sbocciasse la vocazione sacerdotale. Il canonico Antonio Vico morì 85 anni fa (23 settembre del 1933) colpito da un tumore al cervello, a La Maddalena, nella casa parrocchiale di via Ilva. Era nato a Calangianus nel 1854, fu ordinato sacerdote nel 1879 dal vescovo Diego Capace e a La Maddalena fu destinato nel 1880. Divenne parroco nel 1888 alla morte di don Michele Mamia Addis, l’amico di Garibaldi. Don Antonio Vico svolse le funzioni di parroco in un paese che nel 1888, quando divenne parroco, contava meno di 2.000 abitanti e che alla sua morte ne aveva 10.000 di più, avendo raggiunto i 12.000 abitanti. L’istituzione della piazzaforte militare nel 1887 aveva infatti cambiato i destini dell’Arcipelago, determinando repentini e traumatici cambiamenti religiosi, sociali e politici, cambiamenti che don Antonio Vico si trovò, da solo, a ‘gestire’, in un clima complessivamente anticlericale (in quegli anni erano presenti a La Maddalena e si svilupparono la Massoneria, una Chiesa Evangelica, diversi nuclei socialisti ed anarchici), facendolo, complessivamente, con coraggio, saggezza e decisione. Uomo di fede, sanguigno, caparbio, don Vico governò per oltre cinquant’anni la Parrocchia affidatagli. Ebbe come vice parroci: Angelo Ciuti, Gerolamo Scampuddu, Pietro Canu, Giovanni Battista Mura, Giuseppe Millelire, Pietro Maciocco, Salvatore Capula. Nel 1930, al termine della sua terza Visita Pastorale a La Maddalena, il vescovo mons. Albino Morera scrisse “di aver trovato una popolazione ben preparata, essendo in corso una Missione in occasione del centenario della Medaglia Miracolosa e con piacere vedemmo il popolo accorrere numerosissimo alle prediche, come numerosissimi erano gli uomini che intervenivano alle conferenze predicate ad essi soli. Anche l’affluenza ai sacramenti fu imponente …”. Considerati i tempi e le condizioni nelle quali don Antonio Vico dovette operare, c’è da riconoscergli che realizzò e favorì che si realizzasse molto a La Maddalena, consegnando, tra le altre cose, al successore don Salvatore Capula, un ‘gregge’ numeroso, diverse associazioni laicali (l’Azione Cattolica da Vico fondata nel 1927, la Confraternita di Santa Croce, le Guardie d’Onore, l’Apostolato della Preghiera, i Progetti Luigini, l’Associazione del Rosario, quella del Santo Bambino di Praga, l’Associazione di Santa Zita ed il Circolo Giovanile Femminile), un convento di suore in pieno sviluppo (l’Istituto San Vincenzo, fondato nel 1903) con le sue associazioni mariane, due chiese costruite ex novo (la chiesa di Moneta, edificata nel 1808; la chiesa di Due Strade, inaugurata nel 1933, pochi mesi prima della sua morte), una cappella (la Madonnetta di Carlotto costruita nel 1928), discreti rapporti con il Comune, ottimi rapporti con la Regia Marina. Ma soprattutto don Vico (al quale il vescovo Morera detto il Santo, riconobbe, come scritto sopra, di aver trovato a La Maddalena, nel 1930, “una popolazione ben preparata”), consegnò ai posteri la credibilità e la dignità di una ‘istituzione parrocchiale’ che lui aveva avuto la capacità di difendere, con buon senso, con saggezza e, quando fu necessario, anche con la forza.

Claudio Ronchi

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1. Da sabato 10 novembre le S. Messe di sabato e prefestive passano alle ore 16.15.

  

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Sabato 10 e domenica 11 novembre

Vendita di libri e articoli religiosi per beneficenza, organizzata dal Gruppo di Preghiera Padre Pio, nella Biblioteca Parrocchiale.

 2) Domenica 11 novembre Giornata del Ringraziamento

- ore 18.00: S. Messa per parroci e sacerdoti che hanno svolto la loro missione a La Maddalena.

 3) Mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 novembre Pellegrinaggio a Carloforte. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero: (tel.3491534378).

 4) Domenica 18 novembre Giornata Mondiale dei poveri.

- Ore 18.00: S. Messa per tutti i fondatori, benefattori e laici che hanno speso tempo, forze e risorse per la comunità parrocchiale.

 5) Sabato 1 dicembre – Giornata della Colletta Alimentare per le Caritas parrocchiali nei supermercati e negozi dell’Isola. I beni raccolti saranno destinati ai bisognosi della nostra Isola. CERCASI VOLONTARI. Tutti coloro che volessero dare il proprio contributo sono pregati di rivolgersi ai responsabili della Caritas o ai sacerdoti, gli appartenenti ai gruppi ecclesiali possono segnalare il loro nome ai responsabili o delegati. Nel prossimo bollettino sarete avvisati riguardo l’incontro in preparazione all’evento.

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

  

Sabato e Prefestivi

 Ore 16.15 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

  

 Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

 Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS.Trinità

 

 

M A G I S T E R O

 

 L’AMORE PER DIO E PER IL PROSSIMO SI SOSTENGONO L’UN L’ALTRO

ama dio ama il prossimo -810x405 In Mc 12,28b-34, c’è il comandamento dell’amore: amore di Dio e amore del prossimo. Uno scriba chiede a Gesù: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Egli risponde citando quella professione di fede con cui ogni israelita apre e chiude la sua giornata e che comincia con le parole «Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore» (Dt 6,4). In questo modo Israele custodisce la sua fede nella realtà fondamentale di tutto il suo credo: esiste un solo Signore e quel Signore è “nostro” nel senso che si è legato a noi con un patto indissolubile, ci ha amato, ci ama e ci amerà per sempre. È da questa sorgente, questo amore di Dio, che deriva per noi il duplice comandamento: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente, con tutta la tua forza. […] Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Scegliendo queste due Parole rivolte da Dio al suo popolo e mettendole insieme, Gesù ha insegnato una volta per sempre che l’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono inseparabili, anzi, di più, si sostengono l’un l’altro. Pur se posti in sequenza, essi sono le due facce di un’unica medaglia: vissuti insieme sono la vera forza del credente! Amare Dio è vivere di Lui e per Lui, per quello che Lui è e per quello che Lui fa. E il nostro Dio è donazione senza riserve, è perdono senza limiti, è relazione che promuove e fa crescere. Perciò, amare Dio vuol dire investire ogni giorno le proprie energie per essere suoi collaboratori nel servire senza riserve il nostro prossimo, nel cercare di perdonare senza limiti e nel coltivare relazioni di comunione e di fraternità. Se ci esercitiamo a vedere con lo sguardo di Gesù, ci porremo sempre in ascolto e accanto a chi ha bisogno. I bisogni del prossimo richiedono certamente risposte efficaci, ma prima ancora domandano condivisione. Con un’immagine possiamo dire che l’affamato ha bisogno non solo di un piatto di minestra, ma anche di un sorriso, di essere ascoltato e anche di una preghiera, magari fatta insieme. Il Vangelo di oggi interpella le nostre comunità cristiane: si tratta di evitare il rischio di essere comunità che vivono di molte iniziative ma di poche relazioni; il rischio di comunità “stazioni di servizio” ma di poca compagnia, nel senso pieno e cristiano di questo termine.

Dio, che è amore, ci ha creati per amore e perché possiamo amare gli altri restando uniti a Lui. Sarebbe illusorio pretendere di amare il prossimo senza amare Dio; e sarebbe altrettanto illusorio pretendere di amare Dio senza amare il prossimo. Le due dimensioni dell’amore, per Dio e per il prossimo, nella loro unità caratterizzano il discepolo di Cristo. (ANGELUS - Domenica 04/11/2018)

 

 GESÙ È MISERICORDIOSO, MA ANCHE GIUSTO

 In Lc 15-24 leggiamo che Gesù si recò a pranzo a casa di un capo dei farisei che lo aveva invitato: Gesù accettava sempre. Ma, appena entrato, vide un ammalato di idropisìa e subito va a guarirlo: Gesù sempre vuole guarirci. Però era sabato, c’erano tutti i dottori della legge lì e chiede il permesso: “Si può guarire il sabato?”. E questi che mai dicevano quello che pensavano — erano ipocriti — hanno taciuto. Gesù guarì quell’uomo malato e poi, nel momento di cominciare il pranzo, vide come la gente, gli invitati, cercavano di occupare i primi posti per farsi vedere, per farsi più importanti. In realtà, anche in chiesa succede questo tante volte: persino ho saputo che in qualche posto c’è l’abitudine di “affittare” i primi posti per le persone importanti e per le loro famiglie. Non so se sia vero, così mi hanno detto. Se lo fosse, è vergognoso. Gesù raccomanda di invitare gente che non cerca di farsi vedere, che non cerca il profitto. Invita i poveri, gli zoppi, i malati...”. Uno dei commensali, che ha sentito Gesù dire questo insegnamento di non occupare i primi posti, dice: “Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!”. E così ecco che il regno di Dio si immagina come un banchetto, una grande festa. A quelle parole Gesù rispose con questa parabola dell’uomo che diede una grande cena e fece molti inviti. Allora invia i suoi servi a dire agli invitati: “Venite, è pronto! Venite, presto! Tutto è pronto”. Ma tutti incominciamo a scusarsi, rifiutano di andare. Dunque rifiutano, ma educatamente, e il padrone — visto che la festa era già pronta — dice: “Vai all’incrocio dei cammini e fai entrare tutti i poveri, tutti i malati, gli zoppi, i ciechi, tutti”.   E così si è celebrata la festa. Gesù dice: “Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”. Perché Gesù aspetta chi lo rifiuta, dà una seconda opportunità, forse una terza, una quarta, una quinta, ma alla fine rifiuta lui. E questo rifiuto ci deve far pensare alle volte che Gesù ci chiama a fare festa con lui, a essere vicino a lui, a cambiare vita: pensate che cerca i suoi amici più intimi e loro rifiutano!. Così poi cerca gli ammalati ed essi vanno: forse qualcuno rifiuta. Forse hai tempo di andare dall’amico, dall’amica a chiacchierare e a sparlare degli altri: per questo hai tempo, ma per andare da Gesù, no.

 

Anche a noi capita di rifiutare l’invito di Gesù. Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio dice il commensale di Gesù, come riporta Luca. Ma entra nel regno di Dio soltanto quello che mai ha rifiutato Gesù o di solito non rifiuta; quello che non è rifiutato da Gesù. Certo, Gesù è buono, alla fine perdona tutto: sì, è buono, è misericordioso ma è anche giusto. E se tu chiudi la porta del tuo cuore da dentro, lui non può aprirla perché è molto rispettoso del nostro cuore. Chi paga la festa? Gesù!. Con la sua vita Gesù ha pagato la festa; eppure io dico “non posso”. Dico “non posso” a questo, al Signore che ha pagato questa festa per me. In questa prospettiva, il Signore ci dia la grazia di capire questo mistero di durezza di cuore, di ostinazione, di rifiuto e la grazia di piangere: “Tu hai pagato così questa festa e io non voglio andare?”. (Meditazione nella cappella della casa Sanctae Marthae - Martedì, 06/11/2018) 

 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

“Non rubare"

 Nella dottrina sociale della Chiesa si parla di destinazione universale dei beni. Che cosa significa? Ascoltiamo che cosa dice il Catechismo: «All’inizio, Dio ha affidato la terra e le sue risorse alla gestione comune dell’umanità, affinché se ne prendesse cura, la dominasse con il suo lavoro e ne godesse i frutti. I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano». E ancora: «La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio». La Provvidenza, però, non ha disposto un mondo “in serie”, ci sono differenze, condizioni diverse, culture diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri. Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola! La ricchezza del mondo, oggi, è nelle mani della minoranza, di pochi, e la povertà, anzi la miseria e la sofferenza, di tanti, della maggioranza.

Se sulla terra c’è la fame non è perché manca il cibo! Anzi, per le esigenze del mercato si arriva a volte a distruggerlo, si butta. Ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria, che assicuri un’adeguata produzione, e una impostazione solidale, che assicuri un’equa distribuzione. Dice ancora il Catechismo: «L’uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri». Ogni ricchezza, per essere buona, deve avere una dimensione sociale.

 

In questa prospettiva appare il significato positivo e ampio del comandamento «non rubare». «La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della Provvidenza». Nessuno è padrone assoluto dei beni: è un amministratore dei beni. Il possesso è una responsabilità: “Ma io sono ricco di tutto…” – questa è una responsabilità che tu hai. E ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito nel suo senso più profondo. Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Questa è la misura per valutare come io riesco a gestire le ricchezze, se bene o male; questa parola è importante: ciò che possiedo veramente è ciò che so donare. Se io so donare, sono aperto, allora sono ricco non solo in quello che io possiedo, ma anche nella generosità, generosità anche come un dovere di dare la ricchezza, perché tutti vi partecipino. Infatti se non riesco a donare qualcosa è perché quella cosa mi possiede, ha potere su di me e ne sono schiavo. Il possesso dei beni è un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità, e così crescere nella carità e nella libertà.

 

Cristo stesso, pur essendo Dio, «non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso» (Fil 2,6-7) e ci ha arricchiti con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9). Mentre l’umanità si affanna per avere di più, Dio la redime facendosi povero: quell’Uomo Crocifisso ha pagato per tutti un riscatto inestimabile da parte di Dio Padre, «ricco di misericordia». Quello che ci fa ricchi non sono i beni ma l’amore. Tante volte abbiamo sentito quello che il popolo di Dio dice: “Il diavolo entra dalle tasche”. Si comincia con l’amore per il denaro, la fame di possedere; poi viene la vanità: “Ah, io sono ricco e me ne vanto”; e, alla fine, l’orgoglio e la superbia. Questo è il modo di agire del diavolo in noi. Ma la porta d’entrata sono le tasche.

 

«Non rubare» vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita non è il tempo per possedere ma per amare. Grazie.

 

(Udienza Generale - Mercoledì 07/11/2018)

 

 
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