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n° 42 Sabato  27 Ottobre 2018

 

EDITORIALE

 Cari parrocchiani,

sono ben felice che le prime celebrazioni da “bi- parroco” sono state le Cresime. A distanza di 8 giorni 38 ragazzi delle due parrocchie hanno ricevuto lo Spirito Santo. Penso che sia di buon auspicio per il cammino insieme che ci è stato indicato dalla Chiesa nella persona del vescovo. Lo Spirito Santo viene sempre per creare e far crescere la Chiesa. Il secondo nome di questo sacramento è “Confermazione”. Infatti chi ha ricevuto il battesimo da bambino conferma la decisione dei genitori dando una risposta personale alla chiamata alla fede per diventare cristiano non solo per tradizione ma per convinzione propria.

Anche se questo non avviene “sul momento” (in quanto spesso coincide con l'adolescenza, l’età di ribellione) rimane pur sempre un passo importante nel percorso delle crescita umana e cristiana.

In questo contesto ho pensato anche alle celebrazioni del 250° anniversario della fondazione della prima parrocchia dell’isola. La data scelta è quella del primo Battesimo celebrato pochi mesi dopo la fondazione dell’isola. La comunità cristiana è cresciuta insieme con quella civile. A conclusione di quest’anno che ha visto Don Domenico insieme con il “Comitato dei festeggiamenti 250 anni” organizzare bellissime celebrazioni, vorrei invitare la comunità ad una riflessione approfondita sia a livello personale che comunitario: cosa abbiamo fatto del nostro Battesimo? Siamo stati fedeli alle promesse? Credo che ci farebbe bene riflettere seriamente sulle conseguenze di questo Sacramento. Il seme è stato messo a dimora nel cuore di ognuno di noi. Come lo stiamo coltivando? È diventata una pianta bella, forte, carica di frutti o si é appassita? L'abbiamo difesa da chi la voleva infestare? É stato posto al centro del "legnetto verde" un legno forte che l'aiutasse a crescere nella giusta direzione? É pur vero che spesso succede che le piante si secchino, nonostante le cure iniziali. Si può recuperare? Come? Su questo rifletteremo quest’anno lasciandoci guidare dallo Spirito del Signore.

“Vieni Santo Spirito e rinnova la faccia della terra”. Questa terra!!! Amen.      

Don Andrea

 

RAGGI DI SOLE

 DUE TESTE

MANO-NELLA-MANO-27102018 Sulle sponde d'un lago nell'India del Nord, c'era una volta uno strano uccello che aveva due teste, una a destra e una a sinistra. Due teste ma un corpo solo. Un giorno, mentre gironzolava in cerca di cibo, con gli occhi della testa di destra vide un favo di miele selvatico, e subito vi si buttò sopra. La testa di sinistra disse: «Dammene anche a me». Ma la testa di destra non diede ascolto, e se lo beccò tutto in pochi istanti. Allora la testa di sinistra giurò vendetta; e mentre l'uccello vagava per un bosco, ecco a sinistra certe bacche amarissime. La testa di sinistra le scorse per prima e, pur sapendo che non erano buone e avrebbero fatto male allo stomaco, ne beccò quante poté. E nel frattempo pensava: «Poi avremo mal di pancia; ma gli sta bene, a quell'egoista dell'altra parte; così impara la solidarietà». Poco dopo, l'uccello si sentì colto da atroci dolori: le bacche erano velenose, e in breve tempo gli causarono la morte. Morirono ugualmente le due teste, quella di destra e quella di sinistra, perché nessuna delle due aveva avuto cervello.

Noi per fortuna abbiamo una sola testa. E dentro abbiamo un cervello funzionante. Ma, per favore, non sprechiamolo inutilmente, quando per risolvere certi problemi può bastare appena un pizzico di buon senso e una manciata di solidarietà.                            

Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Cresime del 20 ottobre 2018

CRESIME-MONETA-271102018Il 20 ottobre si sono svolte, nella Parrocchia di Santa Maria Maddalena, le cresime. Hanno ricevuto il sacramento della Confermazione i seguenti ragazzi: Acciaro Lucia, Aversano Francesca Antonietta, Bargone Vania, Cherchi Thomas Giovanni, Cuccu Federico Tomaso, Delogu Lorenzo, Donadu Lisa, Giagoni Simona Gloria, Giunta Francesco, Iannone Francesco, Izzo Giuseppe, Ludati Mattia, Malleo Assunta, Mascia Sara, Massardo Marcella, Panebianco Samuel, Paoletti Federico, Putzu Vittoria, Raspizzu Gabriele, Sias Francesco, Surgo Ambra, Terracciano Francesca, Tollis Stefano, Valerio Nicolò, Vitiello Gabriele Ricciotto. In tutto erano 25, compreso l’adulto.

Erano tutti molto emozionati, ma come ha detto il Vescovo Sebastiano Sanguinetti nell’omelia, si sono avvicinati al sacramento con il sorriso e la voglia di vivere che contraddistingue i giovani e ha augurato a tutti di continuare a prendere la vita in questo modo. Tutta la celebrazione è stata animata dal coro S. Giovanni Bosco.

Precedentemente all’evento ci sono stati giorni di grande impegno per tutti, come le prove, il ritiro... Anche noi catechiste eravamo emozionate perché nei cinque anni in cui abbiamo seguito i ragazzi ci siamo affezionate a loro, notando sempre una buona partecipazione, soprattutto in quest’ ultimo periodo.

Domenica 7 ottobre a Porto Istana, nel “Monastero Mater Dei”, si è svolto il ritiro dei cresimandi, con la guida di Don Davide e dove in un clima di raccoglimento è stata celebrata la S. Messa nella cappella. Dopo aver pranzato e dopo un breve saluto da parte di Padre Massimo e la visita ad una bella spiaggia, ci siamo recati ad Olbia nella” Basilica di S. Simplicio”. Infine siamo andati presso l’ “Istituto del Bambino Gesù” , dove siamo stati accolti molto bene dagli ospiti e, davanti ad un buon gelato, abbiamo allietato il pomeriggio con gioia ed un clima festivo.

Le catechiste Gabriella Amoroso, Loredana Musu e Jessica Pisciotta.

 

■ Ancora auguri a don Domenico!

DON-DOMENICO-17102018Nella chiesa di S. Maria Maddalena mercoledì 17 ottobre don Andrea Domanski ha cosí iniziato la celebrazione: "Oggi nella liturgia ricordiamo S.Ignazio di Antiochia, uno dei primi martiri della chiesa. Per sua intercessione offriamo oggi le nostre preghiere, in maniera particolare per don Domenico che oggi compie 77 anni! Ringraziamo il Signore per il dono della sua presenza in mezzo a noi e della testimonianza che ha dato per oltre 40 anni come sacerdote e continua ad essere qui in mezzo a noi come portatore di Dio. Noi sacerdoti applichiamo la S.Messa per lui invocando la benedizione del Signore perché lo possa conservare nella salute e che possa ancora testimoniare Cristo." Grato ai confratelli e commosso è stato proprio don Domenico a presiedere l'Eucaristia, concelebrata dal nuovo parroco don Andrea, don Paolo e don Davide. Commentando il Vangelo di Luca , don Domenico nell'omelia ci ha fatto presente che le cose più importanti nella vita sono la giustizia, l'amore per Dio e l'amore per il prossimo: "questo ci chiede il Signore, non divisioni, invidie e gelosie, ma lasciarci guidare dallo spirito che è amore, gioia , pace e benevolenza". Al termine della Messa, ricevendo gli auguri da don Andrea e da don Davide, ha così commentato: "quante preghiere, complimenti e auguri per me in questi giorni per sostenermi e incoraggiarmi!

Ringrazio tutti e in particolare i miei confratelli sacerdoti che hanno voluto che io presiedessi questa Eucaristia e ringrazio don Andrea che ha portato qui anche i parrocchiani di Moneta: un bel segno di unità! Grazie a tutti voi!" Ancora tanti auguri dalla comunità, caro don Domenico e come ha detto don Andrea: a chent'annos!    

                   Maria Vitiello

 

La festa di San Luca.

SAN-LUCA-27102018 Giovedì 18 ottobre si festeggiava San Luca autore del terzo Vangelo e degli Atti degli Apostoli. Egli era medico e per questo è diventato il patrono dei medici e di tutti coloro che operano nel campo sanitario, gli infermieri, il personale ausiliario, i volontari e tutti quelli che si dedicano al servizio degli ammalati e sofferenti. In questa ricorrenza ogni anno viene celebrata una Messa nella cappella dell'ospedale Paolo Merlo e così è stato giovedì 18. La messa è stata celebrata da don Andrea Domanski e concelebrata da don Paolo Piras che è stato cappellano di quella struttura per tanti anni e, anche se ha terminato il suo compito per limiti d'età, continua a prestare il suo servizio. Don Andrea nell'omelia sottolineando le parole di Gesù: curate i malati che si trovano in mezzo a voi, ha detto "questo monito è sempre valido e come cristiani non possiamo metterci da parte e non sentirci responsabili verso le persone che soffrono. Per questo motivo, è giusta questa lotta che si sta portando avanti nel nostro ospedale, come ha sottolineato il Vescovo durante la sua visita, per difendere il sacrosanto diritto alla salute, per dare alle persone la possibilità di potersi curare in maniera dignitosa. La sanità non può sottomettersi alle leggi del mercato, purtroppo sappiamo che gli ospedali costano, ma un malato non può essere sottoposto soltanto alla logica dell'economia. Oltre a questo c'è la persona che deve essere salvaguardata e difesa". Così durante la celebrazione abbiamo pregato per i responsabili della vita sociale, della vita comune affinchè tengano conto delle difficoltà a cui vanno incontro le persone con il depotenziamento dei piccoli ospedali e in particolare per la nostra situazione di essere isola nell'isola, perché s'impegnino a trovare le risorse giuste, affinché questi tagli alla sanità non vengano messi in atto.

Comunque dispiace sentire che ci hanno definito realtà modeste ed inadeguate, essendo noi "soggetti di povertà culturale" e che, depotenziando i piccoli ospedali, ci stanno dando un'offerta di salute migliore e di qualità. Permettetemi ma mi viene da dire "oltre al danno, la beffa"! Preghiamo dunque perché il Signore illumini le loro menti e faccia loro capire a quali grandi disagi siamo sottoposti. Isolani si , isolati no!                 

                      Maria Vitiello

 

■ 10° Anniversario della Beatificazione di Suor Giuseppina Nicoli.

BEATA-SUOR-NICOLI-27102018Il 21 ottobre, tutta la Famiglia Vincenziana della Sardegna, è convenuta a Cagliari, per ricordare 10 anni della Beatificazione di Suor Giuseppina Nicoli.

Anche da La Maddalena siamo partiti numerosi. Non ci ha fermato l’alzata mattutina, né il viaggio piuttosto lungo.

Tutto abbiamo superato in un clima di gioiosa partecipazione e di preghiera guidata da Don Domenico.

Suor Giuseppina non era sarda. Nata in un piccolo paese vicino Pavia, era entrata giovanissima tra le Figlie della Carità di Torino, per donare la sua vita a Dio e ai poveri verso i quali si sentiva attratta.

Di famiglia agiata, quinta di dieci fratelli, iniziava i suoi studi a Voghera e li compì a Pavia, dove conseguì il diploma di maestra, con il segreto desiderio di dedicarsi all’educazione dei bambini poveri e svantaggiati.

Nel 1885 fu mandata in Sardegna per fare scuola, sbarcò a Cagliari al Conservatorio della Provvidenza. La sua attività non si limitò solo all’insegnamento, ma assieme alle sue compagne si adoperò per assistere le famiglie povere della città. Benché malferma di salute, non si risparmiò.

Si dedicò soprattutto ai bambini e agli adolescenti abbandonati a se stessi. Organizzò diverse associazioni di giovani che stimolò ad una vita di amore fraterno educandoli ad una sana socialità, molti di loro, grazie a lei, trovarono forza per cambiare vita.

Nel 1899 la troviamo superiora dell’Orfanotrofio a Sassari. Promosse il livello di studio presso l’istituto per contrastare le idee massoniche che tentavano di rendere debole la presenza dei cattolici in città. Collaborò con Padre Manzella che nel 1900 aveva iniziato il suo apostolato a Sassari.

Trasferita a Torino come Economa, un anno e mezzo dopo, venne scelta come Direttrice del Seminario delle Figlie della Carità. Ammalatasi gravemente fu mandata nuovamente in Sardegna per il clima più mite. Trasferita a Cagliari nell’agosto del 1914, ultima tappa della sua vita, dove diede il meglio di sé.

La provvidenza la condusse all’Asilo della Marina. Il Quartiere “Marina” era una zona molto povera e sovraffollata. Oltre alla povertà materiale si associava quella morale e spirituale. Venne incontro a queste necessità con la scuola dell’Istituto della Marina.

Suor Giuseppina, oltre al catechismo, insegnava a leggere e a scrivere, perché ai bambini poveri era negato il diritto allo studio.

Promosse diverse Associazioni, tra le tante “le Figlie di Maria”, le “Damine della Carità”, prima fondazione in Italia per la visita dei poveri a domicilio e tante altre che oggi sono conosciute come “Volontariato Vincenziano”, San Vincenzo diceva: “l’amore è inventivo all’infinito”.

Tra le tante iniziative è ricordata soprattutto per “is piccioccus de crobi” (ragazzi della cesta). Gruppi di ragazzini, scalzi, mal vestiti e denutriti che giravano vicino al mercato e alla stazione per portare la spesa delle signore. Pian piano li conquistò, rispose ai loro bisogni e benché si mostrassero rozzi ed ineducati, sognò per loro un avvenire migliore.

Li avvicinò al Signore e li ribattezzò con il nome di “Marianelli” ovvero I monelli di Maria, affidandoli alla protezione della Vergine. Li istruì nella fede e li restituì alla vita sociale, rendendoli consapevoli della loro dignità. Il suo biografo, Padre Antonello, in una conferenza dedicata a Suor Nicoli, tra l’altro ha detto: “Infondeva nelle persone che incontrava, il coraggio di esistere”.

La carità è stata la regola di tutti i suoi pensieri, di tutte le sue parole, di tutte le sue azioni, in un atto di amore verso il Signore. L’ultima tappa del pellegrinaggio è stata la Basilica di Bonaria con la Celebrazione Eucaristica, presieduta da Mons. Miglio che, riferendosi alla Beata, ha detto: “Non dobbiamo solo ammirarla ma imitarla, pregandola con fede, per ottenere la grazia della Canonizzazione”.

Suor Giuseppina Nicoli è sepolta a Cagliari, Asilo della Marina, Via Baylle 76, fin dal 1924, anno della sua morte.  

     Le suore dell’Istituto San Vincenzo

 

Festa di San Giovanni Paolo II: veglia missionaria a Moneta.

GIOVANNI-PAOLOII-27102018 Quando ci troviamo di fronte a degli avvenimenti particolari, noi pensiamo che siano coincidenze, ma forse sono segni e non li sappiamo interpretare nel modo giusto. Il 22 ottobre, mese missionario, la Chiesa fa memoria di S.Giovanni Paolo, subito dopo la giornata missionaria mondiale ed egli si sa, ha esercitato il suo ministero pervaso da un grande spirito missionario: sono stati 104 i viaggi che ha compiuto nei cinque continenti, portando la voce del Vangelo in ogni angolo della terra, baciando sempre il suolo con un gesto di rispetto e di amore. Era consapevole di essere il primo responsabile dell'azione missionaria della Chiesa cattolica. Egli è andato a portare un messaggio di speranza agli ultimi, ha portato consolazione e proclamato il Vangelo a chi non lo conosceva. Per questo lunedì 22 ottobre nella chiesa di Moneta, dopo la messa a lui dedicata, è stata fatta una veglia missionaria di preghiera, recitando il rosario, preghiera da lui prediletta. La sua devozione a Maria l'ha espressa con un atto di affidamento speciale: voglio essere "TOTUS TUUS". Abbiamo dunque, tra una decina e l'altra meditato servendoci delle parole del Papa santo sull’impegno missionario, intercalando canti appropriati con le voci del coro S. Giovanni Paolo e le musiche di Davide Avolio. La messa è stata celebrata da don Davide Mela il quale durante l'omelia ha detto di essere molto legato a S.Giovanni Paolo, figura che lo ha accompagnato durante l'adolescenza e ricordando la sua partecipazione ad un incontro con lui sofferente nel 2004, ha detto che è stato proprio lui ad aiutarlo a dire il suo primo SI al Signore! Dopo l'adorazione al SS Sacramento, tutti i presenti hanno potuto venerare le reliquie del Santo che sono perennemente esposte nella nostra chiesa. Al termine della celebrazione l'assemblea si è unita alle voci del coro con il canto Madonna Nera, certi che lui dalla finestra del cielo ci ha donato la sua benedizione!                           

        Maria Vitiello

 

Un nuovo diacono in diocesi. Venerdì 12 ottobre, a Tempio in cattedrale, Mons. Sebastiano Sanguinetti ha ordinato diacono l’accolito Gabriele Galleri. Don Gabriele è originario della diocesi di Alghero, (c’era una rappresentanza anche della sua comunità diocesana). Ha scelto di incardinarsi nella diocesi di Tempio-Ampurias, conosciuta durante il periodo di quasi un anno trascorso con padre Massimo Terrazzoni, nel monastero Mater Dei di Porto Istana vicino ad Olbia. Don Gabriele è un diacono transeunte, cioè orientato verso il sacerdozio che potrebbe ricevere nel prossimo anno. Per il momento aiuterà come animatore nel seminario di Tempio e nella parrocchia della cattedrale, rimasta senza vice parroco. Il diaconato, come molti sanno, è stato ripristinato dal Concilio Vaticano II. La parola greca diaconia vuol dire servizio. Il diacono è collaboratore del Vescovo e del presbitero nel servizio della parola, dell’altare e della carità. Ha la facoltà di predicare, di distribuire la Comunione, di benedire le nozze, di celebrare le esequie senza Messa, di animare la carità, di battezzare. Una promessa importante che fa il diacono è quella di vivere il celibato come segno della sua totale dedizione a Cristo. Inoltre promette al Vescovo e ai suoi successori filiale rispetto e obbedienza. Il diacono viene consacrato dal Vescovo col rito dell’imposizione delle mani e con la preghiera di ordinazione. Viene poi rivestito degli abiti diaconali, la stola diaconale (di traverso) e la dalmatica. Quindi il Vescovo gli consegna il libro dei vangeli e gli dice: “Ricevi il Vangelo di Cristo, del quale sei divenuto l’annunciatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Dopo di che il Vescovo scambia con l’ordinato l’abbraccio e il bacio di pace. Il diaconato è il primo gradino dell’ordine sacerdotale, il secondo è il presbiterato, il terzo è l’episcopato. I diaconi permanenti, si fermano al primo grado. Essi possono essere sposati. Sono presenti in tante parrocchie della diocesi, ad Olbia sono una decina, sono presenti a Tempio, a Sant’Antonio di Gallura, a Palau, recentemente anche ad Arzachena. La Maddalena è l’unico grosso centro della diocesi in cui non ci sono diaconi permanenti. Bisogna pregare lo Spirito Santo perché susciti anche da noi qualche vocazione al diaconato.

D.D.

 

Riprendono i lavori nella chiesa di Santa Maria Maddalena. Dopo la pausa estiva sono ripresi con ritardo i lavori di imbiancatura dell’interno della chiesa, cominciando dalle parti non intaccate dall’umido. Quanto prima, appena ci saranno le autorizzazioni, si procederà al controllo del tetto per evitare infiltrazioni, si proseguirà poi con i lavori all’interno. Durante la settimana le Messe si celebreranno nella cappella dell’Istituto San Vincenzo.

 

■ 1768 (250 anni fa): Le premesse per uno sviluppo; I nati il doppio dei morti

Abbiamo ritenuto nella scorsa punta che, verosimilmente, il 14 ottobre 1768 sia stata celebra una Messa solenne nel primo anniversario della fondazione di Maddalena. Ma dove fu celebrata? Al Collo Piano (attuale Trinita) vicino alla chiesetta in costruzione. I lavori, su progetto e calcoli dell'ingegnere militare Buzzolino, erano iniziati a giugno del 1768 ad opera del mastro di Tempio Agostino Pisano. Costui, terminato lo scavo delle fondamenta (che non dovettero essere molto profonde considerata la forte presenza di granito), già dal mese di luglio cominciò a tirar su il muro perimetrale per il quale aveva necessità di utilizzare la calce. Non trovandosene fino a Tempio, fece domanda ai comandi militari, tramite il vescovo, di averne in prestito da quella utilizzata le per le costruzioni militari. Gliene fu assegnata un po’, a patto che si impegnasse per la restituzione. I lavori procedettero ma ad ottobre erano ancora in alto mare e di lì a poco si sarebbero interrotti per la prima volta, anche perché mancavano le pietre che gli isolani si erano impegnati a reperire e trasportare. In quell’anno però molte cose erano cambiate. La presenza del sacerdote aveva assicurato l’amministrazione di 6 battesimi (Assunta Maria Ornano e Maria Avigià il 31 gennaio, Assunta Zonza il 27 marzo, Santa Zicao il 24 giugno, Maria Millelire il 6 agosto e Pasquale Polverino Culiolo il 26 ottobre); la celebrazione almeno di un matrimonio a maggio (tra il militare “S. Domenico” ed una giovane isolana); la celebrazione di tre funerali (Giuseppe Ornano il 9 agosto, Giovanni Bruscher di 40 anni il 15 settembre e S.Michele il 2 ottobre, questi ultimi due militari del Corpo Franco). Una comunità giovane e sana quella isolana, e prolifera, che sebbene non ci fossero le medicine di oggi vantava nati in numero doppio rispetto ai morti (6 a 3); a differenza di ora, tempi in cui registriamo l’esatto, triste, contrario. Abbiamo concluso la puntata precedente scrivendo che i “civili” isolani d’origine corsa, a quel punto, col grido “Viva chi vince”, si erano tutti o quasi convinti d’aver fatto la scelta giusta. Alcuni motivi li abbiano già visti. A questi c’è da aggiungere che molti di loro, col passaggio di stato, s’erano affrancati dai padroni corsi, diventando proprietari del bestiame. Che in numero sempre più numeroso cominciavano a “lavorare” per il re sabaudo, offrendo manodopera e servizi (come abbiamo già avuto modo di vedere). Ma c’era anche un altro aspetto molto importante. Quello di una maggiore sicurezza rispetto al rischio, tutt’altro che teorico, di incursioni islamico-barbaresche. Del resto, in quel lontano 1768 c’erano tre isolani che erano stati catturati qualche anno prima, durante un’incursione barbaresca, ed erano ancora schiavi nel Nord Africa. E a metà di quell’ottobre 1768 ben 12 galere tunisine erano state avvistate tra la Corsica e l’Arcipelago.

             Claudio Ronchi

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Domenica 28 ottobre alle ore 11.00 nella chiesa di S. M. Maddalena la S. Messa presieduta da Mons. S. Sanguinetti con il conferimento del sacramento della cresima a 12 ragazzi della parrocchia di Moneta. Non ci sarà la S. Messa a Stagnali.

2. Giovedì 1 novembre solennità di Tutti Santi, festa di precetto, le S. Messe come ogni domenica.

3. Venerdì 2 novembre – Commemorazione dei fedeli defunti

Ore 11.00 – S. Messa al cimitero

Ore 17.30 – S. Messa a Moneta

– Primo venerdì del mese. Adorazione del SS.Sacramento dalle ore 16.00.

4.Sabato 3 novembre

S. Messa alle ore 17.30.

5. Orari delle attività sportive dell’Oratorio San Domenico Savio

Calcetto:

Lunedì e mercoledì dalle17.00 alle 18.00 ragazzi da 8 a 11 anni.

18.00-19.00 teenager da 12 a 15 anni

Martedì e giovedì 16.30 -17.30 bambini 5 – 6 anni

17.30 -18.30 bambini 6-7 anni

18.30 -19.45 ragazzi 10 -13 anni.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 28 ottobre

Ore 11.00: il Vescovo amministra le Cresime ai ragazzi di Moneta.

2) Da lunedì 29 ottobre le S. Messe feriali alle ore 08.30 e alle ore 18.00 saranno celebrate nella cappella dell’Istituto San Vincenzo, mentre le S.Messe prefestive e festive saranno celebrate nella chiesa parrocchiale di S. Maria Maddalena.

3) Mercoledì 31 ottobre vigilia della Solennità di tutti i Santi

* Ore 17.00 S.Messa nella Cappella dell’Ospedale civile.

* Ore 18.00 S.Messa nella Parrocchia di S. Maria Maddalena

4) Giovedì 1 novembre

Solennità di tutti i Santi.

* Giornata della santificazione universale.

Gli orari delle S.Messe come la domenica, nella chiesa parrocchiale, non all’Istituto San Vincenzo.

5) Venerdì 2 novembre

Commemorazione dei fedeli defunti.

Primo venerdì del mese

Orari delle S.Messe:

Ore 8.00 Due Strade

Ore 8.30 Parrocchia S. Maria Maddalena

Ore 11.00 Cimitero

Ore 15.00 Cimitero

Ore 17.00 Cappella Ospedale civile

Ore 18.00 Parrocchia S. Maria Maddalena per tutti i defunti dell’anno.

6) Mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 novembre Pellegrinaggio a Carloforte. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero: (tel.3491534378).

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade)

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile

Ore 17.30 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS.Trinità

 

CONGREGAZIONE-PADRE-VICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

M A G I S T E R O

 

AMARE SIGNIFICA LASCIARE DA PARTE L’EGOISMO

 GESU'-SERVO-27102018L’odierna pagina evangelica (cfr Mc 10,35-45) descrive Gesù che, ancora una volta e con grande pazienza, cerca di correggere i suoi discepoli convertendoli dalla mentalità del mondo a quella di Dio. L’occasione gli viene data dai fratelli Giacomo e Giovanni, due dei primissimi che Gesù ha incontrato e chiamato a seguirlo. Mentre sono in cammino verso Gerusalemme, dove i discepoli sperano con ansia che Gesù, in occasione della festa di Pasqua, instaurerà finalmente il Regno di Dio, i due fratelli si fanno coraggio, si avvicinano e rivolgono al Maestro la loro richiesta: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù sa che Giacomo e Giovanni sono animati da grande entusiasmo per Lui e per la causa del Regno, ma sa anche che le loro aspettative e il loro zelo sono inquinati, dallo spirito del mondo. Perciò risponde: «Voi non sapete quello che chiedete». E mentre loro parlavano di “troni di gloria” su cui sedere accanto al Cristo Re, Lui parla di un «calice» da bere, di un «battesimo» da ricevere, cioè della sua passione e morte. Giacomo e Giovanni, sempre mirando al privilegio sperato, dicono di slancio: sì, «possiamo»! Ma, anche qui, non si rendono veramente conto di quello che dicono. Gesù preannuncia che il suo calice lo berranno e il suo battesimo lo riceveranno, cioè che anch’essi, come gli altri Apostoli, parteciperanno alla sua croce, quando verrà la loro ora. Però – conclude Gesù – «sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato». Come dire: adesso seguitemi e imparate la via dell’amore “in perdita”, e al premio ci penserà il Padre celeste. La via dell’amore è sempre “in perdita”, perché amare significa lasciare da parte l’egoismo, l’autoreferenzialità, per servire gli altri.

Gesù poi si accorge che gli altri dieci Apostoli si adirano con Giacomo e Giovanni, dimostrando così di avere la stessa mentalità mondana. E questo gli offre lo spunto per una lezione che vale per i cristiani di tutti i tempi, anche per noi. Dice così: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti». È la regola del cristiano. Il messaggio del Maestro è chiaro: mentre i grandi della Terra si costruiscono “troni” per il proprio potere, Dio sceglie un trono scomodo, la croce, dal quale regnare dando la vita: «Il Figlio dell’uomo – dice Gesù – non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

La via del servizio è l’antidoto più efficace contro il morbo della ricerca dei primi posti; è la medicina per gli arrampicatori, questa ricerca dei primi posti, che contagia tanti contesti umani e non risparmia neanche i cristiani, il popolo di Dio, neanche la gerarchia ecclesiastica.

(ANGELUS - Domenica 21/10/2018)

 

IDENTITÀ ED EREDITÀ

 

L’identità e l’eredità del cristiano sono fatte di speranza, forse la virtù teologale più dimenticata e più difficile da capire.

Dio ha fatto un regalo a tutti noi: ci ha fatti cittadini, cioè ci ha dato identità. Ci ha dato la carta d’identità. Del resto il Signore in Gesù ha abolito la Legge per ricreare in se stesso tutto, per riconciliare tutti, eliminando l’inimicizia che noi avevamo con Lui. È venuto ad annunciare “pace a voi”, a tutti. E adesso, “possiamo presentarci gli uni e gli altri al Padre in un solo Spirito”; ci ha fatto “uno”. Insomma questa è la nostra cittadinanza: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi” in Gesù e in Lui, anche voi “edificati insieme” per diventare abitazione dello Spirito Santo. Dunque la nostra identità è proprio questo essere guariti dal Signore, essere costruiti in comunità e avere lo Spirito Santo dentro. Un cristiano è quello. E la forza è lo Spirito che ha dentro. Di conseguenza camminiamo, con questa forza, con questa sicurezza, con questa fermezza: siamo concittadini e Dio è con noi. Anzi, Lui ci porta avanti, ci fa camminare. Verso dove? Verso l’altra parola: l’eredità. Identità ed eredità. E l’eredità è quello che Gesù nel Vangelo ci dice: l’eredità è quello che noi cerchiamo nel nostro cammino, quello che noi riceveremo alla fine; ma dobbiamo cercarlo ogni giorno, andare verso questa eredità. E tutto ciò è riassunto nella grande virtù della speranza, la virtù teologale forse più dimenticata, forse più difficile da capire, ma quella che ci porta avanti nel cammino della nostra identità verso l’eredità. In effetti i cristiani sanno cos’è la fede: è facile capirla e anche non è difficile praticarla. Tutte e tre — fede, carità e speranza — sono un dono. La fede, la capiamo bene. La carità è più facile ancora da capire: è fare del bene, con Dio e con gli altri. Ma la speranza, cosa è?. E la risposta è stata che la nostra eredità è un po’ difficile da capire. Vivere in speranza è camminare, sì, verso un premio, verso la felicità che non abbiamo qui ma l’avremo là... è una virtù difficile da capire.

Ma al di là delle difficoltà, la speranza ha anche altre caratteristiche: per esempio è una virtù molto umile; e soprattutto è una virtù che non delude mai: se tu speri, mai sarai deluso. Mai, mai. La speranza è l’eredità del cristiano, dunque speranza verso qualcosa, non verso un’idea o verso un posto bello. Di più: essa è un incontro con il Signore. È concreto. La speranza è concreta, è di tutti i giorni perché è un incontro. E ogni volta che incontriamo Gesù nell’Eucaristia, nella preghiera, nel Vangelo, nei poveri, nella vita comunitaria, ogni volta diamo un passo in più verso questo incontro definitivo.

Dunque, l’identità è il grande regalo di Dio che ci ha fatti una comunità, ci ha fatti eredi di questo; e l’eredità è quella forza con cui lo Spirito Santo ci porta avanti con la speranza.

(Meditazione nella cappella della casa Sanctae Marthae - Martedì 23/10/ 2018) 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

“Non commettere adulterio”

 

La Sesta Parola riguarda la dimensione affettiva e sessuale, e recita: «Non commettere adulterio».

Il richiamo immediato è alla fedeltà, e in effetti nessun rapporto umano è autentico senza fedeltà e lealtà. Non si può amare solo finché “conviene”; l’amore si manifesta proprio oltre la soglia del proprio tornaconto, quando si dona tutto senza riserve. La fedeltà è la caratteristica della relazione umana libera, matura, responsabile. Anche un amico si dimostra autentico perché resta tale in qualunque evenienza, altrimenti non è un amico. Cristo rivela l’amore autentico, Lui che vive dell’amore sconfinato del Padre, e in forza di questo è l’Amico fedele che ci accoglie anche quando sbagliamo e vuole sempre il nostro bene, anche quando non lo meritiamo.

L’essere umano ha bisogno di essere amato senza condizioni, e chi non riceve questa accoglienza porta in sé una certa incompletezza, spesso senza saperlo. Il cuore umano cerca di riempire questo vuoto con dei surrogati, accettando compromessi e mediocrità che dell’amore hanno solo un vago sapore. Il rischio è quello di chiamare “amore” delle relazioni acerbe e immature, con l’illusione di trovare luce di vita in qualcosa che, nel migliore dei casi, ne è solo un riflesso.

Così avviene di sopravvalutare per esempio l’attrazione fisica, che in sé è un dono di Dio ma è finalizzata a preparare la strada a un rapporto autentico e fedele con la persona. Come diceva San Giovanni Paolo II, l’essere umano «è chiamato alla piena e matura spontaneità dei rapporti», che «è il graduale frutto del discernimento degli impulsi del proprio cuore». È qualcosa che si conquista, dal momento che ogni essere umano «deve con perseveranza e coerenza imparare che cosa è il significato del corpo» .

La chiamata alla vita coniugale richiede, pertanto, un accurato discernimento sulla qualità del rapporto e un tempo di fidanzamento per verificarla. Per accedere al Sacramento del matrimonio, i fidanzati devono maturare la certezza che nel loro legame c’è la mano di Dio, che li precede e li accompagna, e permetterà loro di dire: «Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre». Non possono promettersi fedeltà «nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia», e di amarsi e onorarsi tutti i giorni della loro vita, solo sulla base della buona volontà o della speranza che “la cosa funzioni”. Hanno bisogno di basarsi sul terreno solido dell’Amore fedele di Dio. E per questo, prima di ricevere il Sacramento del Matrimonio, ci vuole un’accurata preparazione, direi un catecumenato, perché si gioca tutta la vita nell’amore, e con l’amore non si scherza. Non si può definire “preparazione al matrimonio” tre o quattro conferenze date in parrocchia; no, questa non è preparazione: questa è finta preparazione. E la responsabilità di chi fa questo cade su di lui: sul parroco, sul vescovo che permette queste cose. La preparazione deve essere matura e ci vuole tempo. Non è un atto formale: è un Sacramento. Ma si deve preparare con un vero catecumenato.

La fedeltà infatti è un modo di essere, uno stile di vita. Si lavora con lealtà, si parla con sincerità, si resta fedeli alla verità nei propri pensieri, nelle proprie azioni. Una vita intessuta di fedeltà si esprime in tutte le dimensioni e porta ad essere uomini e donne fedeli e affidabili in ogni circostanza.

Ma per arrivare ad una vita così bella non basta la nostra natura umana, occorre che la fedeltà di Dio entri nella nostra esistenza, ci contagi. Questa Sesta Parola ci chiama a rivolgere lo sguardo a Cristo, che con la sua fedeltà può togliere da noi un cuore adultero e donarci un cuore fedele. In Lui, e solo in Lui, c’è l’amore senza riserve e ripensamenti, la donazione completa senza parentesi e la tenacia dell’accoglienza fino in fondo.

Dalla sua morte e risurrezione deriva la nostra fedeltà, dal suo amore incondizionato deriva la costanza nei rapporti. Dalla comunione con Lui, con il Padre e con lo Spirito Santo deriva la comunione fra di noi e il saper vivere nella fedeltà i nostri legami.

(Udienza Generale - Mercoledì 24/10/2018)

 
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