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n° 41 Sabato  20 Ottobre 2018

 

EDITORIALE

 Carissimi parrocchiani,

 Domenica scorsa abbiamo vissuto la celebrazione dell’ingresso del nuovo parroco (onestamente mi fa un po’ impressione pensare

 

  Insediamento di don Andrea come nuovo parroco

 INSEDIAMENTO-DON-ANDREA-1che sto parlando di me). E’ stato un rito significativo e toccante anche per il sottoscritto. Con la mente e con il cuore sono ritornato al giorno della mia ordinazione sacerdotale quando sono diventato “sacerdos in aeternum”. Rinnovare le promesse di fronte alla nuova comunità mi ha commosso non poco. Sono stato chiamato a mettere in atto ciò che ho promesso 27 anni fa e ho rinnovato domenica. Credo che queste parole riassumano il senso e il significato di tutta la cerimonia: "Il Signore ti conceda di presiedere e servire fedelmente, in comunione con il tuo Vescovo, questa famiglia parrocchiale, annunziando la parola di Dio, celebrando i santi misteri e testimoniando la carità di Cristo" (dal rito). Non nego il timore per il grande impegno. Mons. Sanguinetti ha voluto che le due parrocchie maddalenine, pur mantenendo la propria identità, abbiano un unico parroco. Una grande sfida non solo per me ma anche per entrambe le comunità che sono chiamate a testimoniare attivamente ciò che professiamo ogni volta che recitiamo: “Credo la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica”. Ci viene data un’occasione per collaborare, amare, unire, valorizzare i nostri talenti e perdonare i limiti di ciascuno di noi. Ho ricevuto in questi giorni tantissimi auguri e segni di benevolenza di cui sono immensamente grato ma vi chiedo ufficialmente un regalo: vorrei vedervi uniti perché io sono stato chiamato ad essere il ponte tra le due comunità. Questa è la vera sfida ed il mio obiettivo primario. E’ necessario un cambiamento di mentalità ed è questo ciò che vi chiedo. Gesù durante l’Ultima Cena pregava così: “Padre fa che siano una cosa sola perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. L’unità dei cristiani è la condizione della riuscita dell’evangelizzazione. Quindi tutto dipenderà dal nostro modo di vivere insieme.

 Di grande valore è stato il passaggio della predica del Vescovo quando ha parlato della “paternità” del parroco citando come esempio i genitori che allargano il cuore per accogliere ogni figlio che arriva senza distinzione alcuna. Così voglio vivere la mia missione. Sarò il parroco di tutti: di chi crede, di chi non crede e di chi è alla ricerca, di chi frequenta e di chi non partecipa alla vita della parrocchia (la maggioranza purtroppo). Sarò il parroco dei bimbi bisognosi di essere accompagnati nella loro crescita umana e cristiana, dei giovani spesso confusi, delle famiglie consapevoli delle loro responsabilità ma anche provate dalle difficoltà quotidiane, degli anziani e dei malati che avrebbero tanti valori da trasmettere ma spesso si ritrovano soli.

 Come arrivare a tutti? Da soli si può fare poco ma insieme possiamo provarci soprattutto se lo faremo nel nome del Signore e con il Suo aiuto. So di poter contare sulla collaborazione di don

Domenico, don Paolo e di don Davide. Ringrazio il Vescovo per averli scelti come mio sostegno. Senza il loro aiuto poco potrei fare. A loro va la mia anticipata gratitudine. A voi tutti chiedo di essere non solo collaboratori, come avete dimostrato in tante occasioni, ma anche corresponsabili insieme a noi sacerdoti.

 Quest’anno la comunità cristiana dell’isola vive il 250° anniversario della fondazione della Parrocchia di Santa Maria Maddalena. Mi sento onorato di entrare in questa grande eredità storica e spirituale. Vi chiedo una preghiera (…anche due non guastano…) affinché io possa essere sempre all’altezza della missione che ho ricevuto.

 Affido le due comunità parrocchiali e noi sacerdoti alla SS. Trinità per l’intercessione di Maria Bambina, di Santa Maria Maddalena, di San Giovanni Paolo II e di tutti i nostri santi protettori.

Buon cammino insieme! Ajò…. ;-)

Vostro don Andrea

 

   RAGGI DI SOLE

 LE LENTI A CONTATTO

 FIORE-20102018In una bella giornata d’estate un serpente incontrò nella foresta la sua vecchia amica moffetta. «Cosa fai di bello?», gli chiese la

 

  moffetta. «È tanto tempo che non ti vedo». «Direi che me la passo bene», rispose il serpente, «solo che non ci vedo quasi più. Mi metterò le lenti a contatto». Il serpente si procurò infatti quelle lenti e pochi giorni dopo incontrò di nuovo la moffetta. «Adesso, non solo ci vedo alla perfezione», disse alla sua amica, «ma perfino la mia vita familiare è migliorata».

 «Come possono le lenti a contatto migliorare la vita familiare?». «Semplice,» disse il serpente. «ho scoperto che vivevo con una canna per innaffiare il giardino».  L’ultima scoperta in fatto di malattie si chiama «sindrome dell’uomo invisibile». Una persona ci è   davanti tutti i giorni a tavola, in salotto, a letto. Ne avvertiamo la presenza fisica, eppure non la vediamo. Ci rifiutiamo, si direbbe, di guardarla. Un giornalista racconta di un uomo e una donna che si erano sposati, avevano avuto quattro figli, li avevano cresciuti bene, li avevano aiutati a sposarsi. La sera del matrimonio dell’ultima figlia, quando si ritrovarono loro due, soli, nella casa ritornata vuota, si sedettero uno di fronte all’altra. Lui guardò a lungo lei. Poi disse: «Chi diavolo sei, tu?».

 Ma l’amore non ha bisogno di lenti a contatto per riconoscere chi ci sta davanti. Però la monotonia della routine quotidiana può appannare la vista del cuore. Vediamo, sì, con gli occhi, le persone che abbiamo vicino, ma se il nostro cuore è inaridito dall’indifferenza, non sappiamo guardarle e riconoscerle. Ci appaiono come ombre o fantasmi o come quei soprammobili che teniamo in salotto da tanto tempo e che forse non degniamo neppure di uno sguardo fugace, perché non c’interessano più… L’amore ha bisogno di un cuore libero e attento, pronto a donarsi ogni momento, capace spontaneamente di offrirsi anche con una parola di stima o un semplice gesto affettuoso di

 tenerezza…                           

          Don Paolo Piras

 

 I FATTI DELLA SETTIMANA

    Grande festa per il nuovo parroco di Santa Maria Maddalena.

 DON-ANDREA-20102018Domenica 14 ottobre 2018: una data memorabile per la comunità isolana! Un avvenimento storico quello della nomina di don Andrea Domanski a parroco di S. Maria Maddalena, ma anche una giornata di forti emozioni che ognuno di noi ha vissuto. La festa è iniziata a Moneta dove tanti parrocchiani hanno aspettato l'uscita da casa di don Andrea proprio come si aspetta uno sposo! Era tanta la gioia di condividere quel momento, cosí, tra gli applausi e il lancio del riso, del grano e dei fiori, è stato rotto il piatto (sa discia come si dice in sardo) davanti a lui come buon augurio per il suo nuovo incarico.

  Il grano e il riso sono segni di prosperità e i fiori di dolcezza, quella che egli ha per tutti, insieme alla giusta fermezza. Durante il lancio del riso e del grano non è mancato il classico taglio del nastro, mentre sul suo portoncino faceva bella mostra una coccarda bianca, simbolo del sacerdozio, ma anche una bianca e rossa come i colori della sua Polonia. Poi,   proprio   come   un corteo nuziale, la comunità che lui ha servito,             lo             ha accompagnato durante il tragitto verso la chiesa di S.Maria Maddalena. Credo che questo sia stato un bel 

segno da parte della parrocchia di appartenenza, mettendo cosí in pratica l'insegnamento del Vangelo di amarci l'un l'altro: un bel segno di condivisione vissuto con gioia e letizia! Sulle note del canto "ECCOMI", eseguito magistralmente dal coro di S.  madre stracolma di gente, accompagnato dal Vescovo, i sacerdoti, la confraternita del Getsemani e gli accoliti e quello è stato il primo momento emozionante di questo straordinario evento! Tutta la cerimonia è stata poi un susseguirsi di emozioni: il momento in cui ha ricevuto la nomina di parroco di S.   Maria   Maddalena,   quando   ha   rinnovato   le promesse sacerdotali e quando il Vescovo, alzatosi dalla poltrona ha ceduto il posto a lui! Emozione provata   anche   nei   confronti   di   don   Domenico Degortes,   quando   Monsignor    Sanguinetti,      don Andrea e il nostro sindaco gli hanno rivolto parole di stima   e   di   ringraziamento   per   aver   servito   la comunità, instancabilmente per 40 anni! La Messa, sempre in spirito di comunione, è stata animata in maniera gioiosa dal coro S. Giovanni Paolo II e in maniera solenne dal coro di S. Cecilia, facendoci così sentire più uniti. Don Andrea, tra una battuta e l'altra, ha ringraziato il Vescovo, i sacerdoti e tutti i partecipanti e ha chiesto di accompagnarlo con la preghiera   in   questo   impegnativo   compito.   Non poteva certo mancare la festa all'oratorio S.Giovanni Bosco, dove tutti abbiamo potuto fargli gli auguri: una  festa  preparata  in  collaborazione  tra   le  due parrocchie e con il prezioso supporto del comitato festeggiamenti. Buon cammino don Andrea!

 

 

 Maria Vitiello

 

■ L’insediamento di don Andrea

 

BOLLA-VESCOVO-20102018Erano le 18:05 di domenica 14 ottobre quando don Roberto Aversano, in Santa Maria Maddalena, di fronte allo stesso Vescovo, a don Domenico Degortes, a don Paolo Piras, a don Davide Mela, al Sindaco, al Comandante della Capitaneria di Porto, al Comandante dei carabinieri, ad altre autorità civili e a numeroso popolo, ha letto la bolla di nomina del vescovo Monsignor Sebastiano Sanguinetti datata 25 luglio 2018.

 "Don Andrea conosce questa comunità, ne conosce i privilegi, le qualità, la ricchezza intellettuale e la ricchezza spirituale; ne conosce anche i travagli”, ha affermato poco dopo mons. Sanguinetti. La sua nomina, ha proseguito il vescovo, “risponde anche a un desiderio profondo che ho io, che è quello che La Maddalena cresca sempre più unita: le due parrocchie rimangono, però la comunità della Maddalena ha bisogno di trovare una maggiore unità, una maggiore coesione. I servizi alle due parrocchie rimangono, nessuno sarà privato di nulla, però credo che si potrà lavorare insieme e mettere insieme tutte le energie perché la comunità emerga e faccia emergere tutte quelle che sono le grandi ricchezze che ha". Non poteva mancare, da parte di Mons. Sanguinetti, il ringraziamento al parroco


uscente. “Una sola parola per dire ancora grazie a don Domenico. Io gli ho chiesto un ulteriore servizio, un ulteriore disponibilità. Non avevo altri  sacerdoti da mandare in aiuto e allora gli ho chiesto di sacrificarsi ancora, non più come responsabile primo ma come coadiutore, come aiutante. Ed è bello questo gesto di disponibilità da parte sua”, ha osservato il Vescovo, “dimostrando ancora una volta la sua generosità, per la quale gli sono molto riconoscente, e con me tutta la comunità della Maddalena". INSEDIAMENTO-DON-ANDREA-2Il vescovo ha poi ricordato che prima della funzione era salito con i sacerdoti all'ospedale, “per esprimere ancora una volta un segno di solidarietà a tutta la città nelle persone che stanno rivendicando un giusto diritto della comunità maddalenina. È uno degli aspetti problematici di difficoltà, insieme a tanti altri, economici, dell'occupazione, che questa comunità vive, comprese tutte le molteplici fragilità della società moderna”. La chiesa è la comunità cristiana fondata sul Vangelo di Gesù, ha ricordato il vescovo, “per rigenerare il cuore umano, per ridare speranza”. Terminata la fase iniziale di insediamento, il vescovo ha chiesto al nuovo parroco di presiedere la funzione mentre lui si è spostato di lato, sul presbiterio, per assistere alla Messa, che è stata animata dai cori Santa Cecilia e San Giovanni Paolo II.

 Parole di ringraziamento a don Domenico sono state lette, a nome della comunità cristiana di Santa Maria Maddalena, da Gianfranco Impagliazzo mentre Gianni Deriu ha dato il benvenuto a don Andrea. Successivamente ha preso la parola il sindaco Luca Montella, in fascia tricolore. "La comunità civile e cristiana è grata per aver avuto un dono così importante, il prezioso lavoro di Domenico”, ha detto il sindaco, “che, per più di vent'anni, e con passo silenzioso e soave, non è mai mancato a un appuntamento e non ha mai fatto mancare a nessuno, neanche alle istituzioni, il suo appoggio, il suo sostegno, così come lo ha fatto per ciascuno, dal primo all'ultimo, dei bisognosi. Grazie davvero don Domenico per tutto quello che ha fatto; io sono convinto che con un gesto così importante, quello di rimanere ancora in servizio in mezzo a noi, a fianco di don Andrea che diventa parroco, sia un grande esempio di enorme umiltà”. Poi il sindaco si è rivolto al suo successore, don Andrea affermando

che, “come l'Italia e il mondo intero hanno avuto il Papa polacco, noi invece abbiamo il parroco polacco; e se le premesse sono quelle … può essere di buon auspicio ...”.

 Per ultimo, prima della benedizione finale, ha parlato il nuovo parroco don Andrea. “È per me un onore ma è anche un impegno, essere all'altezza di questo compito, che è stato affidato a me e a tutta la comunità isolana, di Moneta e di Santa Maria Maddalena. È un grande impegno e una grande sfida; ma è anche un’opportunità, che è quella di poter dare testimonianza, di saper valorizzare quello che ci unisce, di saper essere lievito di unità. Certamente non ci illudiamo”, ha riconosciuto don Andrea; “non è facile e non sarà facile ma siamo sicuri del suo sostegno e del suo costante aiuto”, ha aggiunto rivolgendosi al vescovo. “Questa decisione  l'ho accettata con spirito di obbedienza e di fede. C'è un detto, che quando l'uomo fa progetti gli angeli in cielo se la ridono. Così, quando 14 anni fa sono arrivato a Moneta, con padre Paolo Atzei, si parlava di cinque anni ... i piani dell'uomo! Il nuovo parroco si è rivolto poi a don Domenico: “Sono ben felice di essere il tuo successore e di averti ancora accanto. Sono sicurissimo che non mancherai di sostenermi e di aiutarmi”. Don Andrea ha ringraziato quindi don Paolo e don Davide con i quali vivrà la "comunità sacerdotale", in effetti già positivamente sperimentata in questi anni. Ha ringraziato inoltre tutte le autorità civili e militari presenti, auspicando il proseguimento di una buona e proficua collaborazione. Ha concluso salutando e ringraziando i Consigli Pastorali e tutti i gruppi parrocchiali delle due Parrocchie. Claudio Ronchi

 

■ Il vescovo a difesa dell’ospedale.

 “Ritenevo giusto e doveroso dare un segno di solidarietà e di vicinanza ad una richiesta che io considero sacrosanta, una richiesta che appartiene a quello che è un diritto fondamentale di ogni persona e di ogni comunità: il diritto alla salute”. Le parole sono del vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti, pronunciate dopo aver fatto visita, domenica 14 ottobre, accompagnato dal sindaco Montella e da don Andrea e da don Domenico, al presidio posto a difesa dell’ospedale Paolo Merlo.


“Diritto alla salute significa prestazioni in tempo utile e di qualità”, ha proseguito il Vescovo. “Io ho detto ai rappresentanti di questo comitato di non poter entrare nelle soluzioni tecniche di questo problema; dico soltanto che la doppia insularità esige un'attenzione particolare a quelli che sono i disagi degli spostamenti, l'attraversamento del mare, la distanza”.

 

Mons. Sanguinetti, che conosce il progressivo impoverimento maddalenino dai tempi della partenza degli americani e del disimpegno del ministero della difesa, ha fatto quindi riferimento proprio alla “situazione particolare che comunque La Maddalena vive, situazioni anche di disagio economico, sacche di povertà che sono venute sempre più creandosi. Tante persone, soprattutto anziane, sole, che non hanno neppure i mezzi sufficienti per potersi spostare”.

 

Per il Vescovo tre sono le esigenze: la celerità, la prossimità degli interventi e la qualità. “Spetta a chi di dovere provvedere, trovare la soluzione adeguata. La vicinanza a quella che è la giusta richiesta dei maddalenini non poteva non avere anche tutta la mia affettuosa e convinta partecipazione”.

 

Claudio Ronchi

 

    Inaugurazione Anno Catechistico e Mandato alle catechiste.

 

Sabato 13 ottobre nello splendido scenario naturale della Colonia di Tegge ha avuto luogo l’inaugurazione dell’anno catechistico 2018/2019.

 

I parroci Don Domenico Degortes, don Andrea Domanski e il vice parroco don Davide Mela,

 

responsabile dell’organizzazione catechistica comunitaria, hanno accolto con molta gioia i numerosi bambini intervenuti insieme ai genitori ed alcuni nonni. La bella giornata di sole ha favorito la riuscita dell’incontro svoltosi all’aperto e iniziato con le confessioni di bambini e adulti; in questa fase i nostri parroci sono stati coadiuvati dal futuro parroco di Palau don Paolo Pala che ringraziamo. Contemporaneamente alcune catechiste hanno creato un momento di vera allegria con giochi, balli e tanta musica. In seguito è stata celebrata la Santa Messa animata dal Coro “San Giovanni Paolo II” di

 

Moneta e cantata con impegno soprattutto dai bambini.

 

Durante la celebrazione è stato dato il mandato a 24 catechiste tra quelle della Parrocchia di Santa Maria

 

Maddalena e quelle dell’Agonia di N.S.G.C. con la particolarità della presenza di un unico catechista, new entry al quale diamo il benvenuto insieme alle altre nuove arrivate. Al termine della Messa si è data lettura alla preghiera del catechista a suggello degli impegni presi con i parroci e le comunità ma soprattutto con Nostro Signore che in qualche modo ci ha scelte per aiutare a diffondere la Buona Novella tra i più piccoli, impegno di responsabilità che non può essere portato degnamente a compimento se non con l’aiuto dello Spirito Santo a


farci da guida. Infine il ricco buffet preparato all’aperto con la collaborazione dei genitori ha consentito di continuare a vivere con gioia un pomeriggio di festa, di grazia, di condivisione, di aggregazione, di Amore… Grazie Gesù.

 

Le Catechiste

 

         Pellegrinaggio a Lourdes, Santiago de Compostela e Fatima.

 

DON-DOMENICO-LOURDES-2018(Seconda parte) Dopo momenti bellissimi a Lourdes, la fiaccolata, la Messa nella grotta, concelebrata da Don Domenico, visibilmente emozionato come tutti che, nonostante l'ora tarda ed il freddo pungente, non avrebbero voluto andarsene, la visita alla casa di Bernadette, e il bagno purificatore ai piedi di Maria. È difficilissimo raccontare ciò che si prova e tradurre in parole ciò che vedi negli occhi di tutti i presenti, soprattutto i malati che si affidano completamente all' amore materno di Maria.

 Riprendiamo il viaggio sicuri che Fatima attende tutti con un abbraccio struggente.

 Ti accoglie uno spazio immenso, che solo a guardarti intorno ti senti nulla.

 Silenzio e sensazione che il cielo e questa piazza smisurata siano tutt'uno.

 

  Poi ti lasci trasportare dalle emozioni e partecipi commossa alla fiaccolata notturna, e Lei, rappresentata da una piccola statua, ma immensa nella Sua presenza, muove migliaia di persone che in preghiera seguono la processione.

 Ed infine, l’ultimo giorno, la Messa in italiano celebrata da Don Domenico nella cappella delle apparizioni. Una grazia ricevuta, che ha visto alcune persone del gruppo, coinvolte nelle letture e nei canti. Come dimenticare quei momenti, indelebili nel cuore e nella mente, cose che ti capitano una volta nella vita.

 Arricchiti da queste esperienze, si riparte da Fatima per raggiungere la vicina Lisbona, bellissima capitale portoghese, che ha dato i natali a S.Antonio. Tappa obbligatoria la visita alla chiesa dove il piccolo Antonio fu battezzato e dove abbiamo potuto venerarne le reliquie.

 Un bel giro della città, ha dato modo di ammirare i bellissimi parchi, il famoso ponte del 25 Aprile per arrivare poi alla cattedrale di Maria di Belem (Betlemme).

 

Tante cose viste ed emozioni vissute, ma non sazi proseguiamo verso Madrid. Visita ad una metropoli calda e gioiosa, il calore della gente, simile al nostro e momenti di spensieratezza.

 C’è ancora tempo, in fine, di passare per Saragozza e visitare la cattedrale di Nostra Signora del Pilar (pilastro). Si narra che Maria, per consolare Giacomo, deluso dall’ inefficacia delle sue predicazioni, gli chiese di edificare una chiesa nel punto in cui posò il pilastro.

 Quante cose abbiamo imparato in questo bellissimo pellegrinaggio, tanti luoghi visitati, ma tutti che ci portano in un’unica direzione, l’amore immenso del Padre. Speriamo che ognuno di noi, nel nostro quotidiano, possa fruttificare le tante belle esperienze vissute e trasformarle in amore verso il

prossimo…                                                          C.Lattanzi

 

       Giornata Missionaria: insieme ai giovani, portiamo il Vangelo a tutti.

 

Nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale che si celebra il 21 ottobre, papa Francesco si è rivolto prima di tutto ai giovani, perché in questo mese di ottobre, mese missionario, si sta svolgendo a Roma il Sinodo dei vescovi per i giovani. Cari giovani, non abbiate paura di Cristo e della sua Chiesa. In essi si trova il tesoro che riempie di gioia la vita. Anche voi, giovani, per il Battesimo siete membra vive della Chiesa, e insieme abbiamo la missione di portare il Vangelo a tutti. La propagazione della fede per attrazione esige cuori aperti, dilatati dall’amore. Ambienti umani e culturali ancora estranei al Vangelo di Gesù e alla presenza sacramentale della Chiesa rappresentano le estreme periferie, gli estremi confini della terra. La missione fino agli estremi confini della terra esige il dono di se stessi nella vocazione donataci dall’alto.

 

Ringrazio tutte le realtà ecclesiali che vi permettono di incontrare personalmente Cristo vivo nella sua Chiesa: le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità religiose, le svariate espressioni di servizio missionario. A Maria Regina degli Apostoli, ai santi Francesco Saverio e Teresa di Gesù Bambino, al beato Paolo Manna, chiedo di intercedere per tutti noi e di accompagnarci sempre.

 

D.D.

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1.Domenica 21 ottobre Giornata Missionaria Mondiale. Le questue delle Messe saranno destinate alle Pontificie Opere Missionarie.

 2.Lunedì 22 ottobre memoria di San Giovanni Paolo II – alle ore 17.30 la S. Messa e a seguire la veglia di preghiera con la venerazione delle reliquie del Santo.

 3.Giovedì 25 ottobre ore 18.30 incontro dei genitori e delle madrine e padrini dei cresimandi nella chiesa di S. Maria Maddalena.

  1. 4.Sabato 27 ottobre la S. Messa alle ore 16.00 e a seguire il catechismo.
  2. 5.Domenica 28 ottobre alle ore 11.00 nella chiesa di S. Maria Maddalena la S. Messa presieduta da Mons. S. Sanguinetti con il conferimento del sacramento della cresima ai 12 ragazzi della parrocchia di Moneta.

 6.Mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 novembre pellegrinaggio a Carloforte. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero: (tel.3491534378)

 

Avvisi

 

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Domenica 21 ottobre

*  Giornata Missionaria Mondiale.

 

*      Le questue delle Messe sono destinate alle Missioni.

 

*  Pellegrinaggio a Cagliari nel 10° anniversario della beatificazione di Suor Giuseppina Nicòli. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano.

 

2) Giovedì 25 ottobre

 

*    Memoria dei santi Gavino, Proto e Gianuario, martiri sardi, patroni dell’arcidiocesi di Sassari e della Provincia ecclesiastica.

 

  1. 3)Mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 novembre pellegrinaggio a Carloforte. Per le iscrizioni rivolgersi a Pierluigi Aversano al numero: (tel.3491534378)

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 

Ore 8.00 Bambino Gesù (Due Strade) Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta Ore 9.30 Santa Maria Maddalena Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali Ore 11.00 Santa Maria Maddalena Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile Ore 17.30 Agonia di N.S.G.C. - Moneta Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta Ore 08.30 S. Maria Maddalena

 

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

Ogni secondo sabato del mese:

 

Ore 16.00 SS.Trinità


M A G I S T E R O

 

GESÙ, PAROLA VIVENTE DI DIO, PARLA

AI NOSTRI CUORI

 

La lettera agli Ebrei                   4,12 ci dice he «la parola di

Dio è viva, efficace e tagliente. È proprio così: la

Parola di Dio non è

 

solo                       un  insieme            di

 

verità o un edificante

racconto       spirituale,

no, è Parola viva, che

tocca la vita, che la

trasforma. Lì Gesù in

 

persona, Lui che è la

Parola vivente di Dio,

parla ai nostri cuori.

 

Il Vangelo, in particolare, ci invita all’incontro con il Signore, sull’esempio di quel «tale» che «gli corse incontro» (cfr Mc 10,17). Possiamo immedesimarci in quell’uomo, di cui il testo non dice il nome, quasi a suggerire che possa rappresentare ciascuno di noi. Egli domanda a Gesù come «avere in eredità la vita eterna». Chiede la vita per sempre, la vita in pienezza: chi di noi non la vorrebbe?

 

La risposta di Gesù lo spiazza. Il Signore fissa lo sguardo su di lui e lo ama. Gesù cambia prospettiva: dai precetti osservati per ottenere ricompense all’amore gratuito e totale. Quel tale parlava nei termini di domanda e offerta, Gesù gli chiede di passare dall’osservanza delle leggi al dono di sé, dal fare per sé all’essere con Lui. E gli fa una proposta di vita “tagliente”: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri […] e vieni! Seguimi!». Anche a te Gesù dice: “Vieni, seguimi!”. Vieni: non stare fermo, perché non basta non fare nulla di male per essere di Gesù. Seguimi: non andare dietro a Gesù solo quando ti va, ma cercalo ogni giorno; non accontentarti di osservare dei precetti, di fare un po’ di elemosina e dire qualche preghiera: trova in Lui il Dio che ti ama sempre, il senso della tua vita, la forza di donarti.

 

Ancora Gesù dice: «Vendi quello che hai e dallo ai poveri». Il Signore non fa teorie su povertà e ricchezza, ma va diretto alla vita. Ti chiede di lasciare quello che appesantisce il cuore, di svuotarti di beni per fare posto a Lui, unico bene. La ricchezza è pericolosa e – dice Gesù – rende difficile persino salvarsi. Non perché Dio sia severo, no! Il problema è dalla nostra parte: il nostro troppo avere, il nostro troppo volere ci soffocano il cuore e ci rendono incapaci di amare. Perciò San Paolo ricorda che «l’avidità del denaro

 

è     la radice di tutti i mali» (1 Tm 6,10). Lo vediamo: dove si mettono al centro i soldi non c’è posto per Dio e non c’è posto neanche per l’uomo.

 

Gesù è radicale. Egli dà tutto e chiede tutto: dà un amore totale e chiede un cuore indiviso. Anche oggi si dà a noi come Pane vivo; possiamo dargli


 

in cambio le briciole? A Lui, fattosi nostro servo fino ad andare in croce per noi, non possiamo rispondere solo con l’osservanza di qualche precetto. A Lui, che ci offre la vita eterna, non possiamo dare qualche ritaglio di tempo. Gesù non si accontenta di una “percentuale di amore”: non possiamo amarlo al venti, al cinquanta o al sessanta per cento. O tutto o niente.

 

Quel tale, dice il Vangelo «se ne andò rattristato». Si era ancorato ai precetti e ai suoi molti beni, non aveva dato il cuore. E, pur avendo incontrato Gesù e ricevuto il suo sguardo d’amore, se ne andò triste. La tristezza è la prova dell’amore incompiuto. È il segno di un cuore tiepido. Invece, un cuore alleggerito di beni, che libero ama il Signore, diffonde sempre la gioia, quella gioia di cui oggi c’è grande bisogno.

 

(S.Messa di canonizzazione di 7 Beati - OMELIA - Domenica 14/10/2018)

 

 

DOTTORI DELLE APPARENZE

 

Tanta gente seguiva Gesù per ascoltarlo, perché la gente diceva: “Questo parla con autorità (Lc 11,37-41). Ci piace sentirlo. Non parla come i dottori della legge”. La gente seguiva Gesù perché diceva la verità, perché arrivava ai cuori. Al contrario di ciò che facevano questi dottori della legge, questi scribi, sadducei, farisei, che seguivano Gesù ma non come discepoli: come giudici, da lontano.

 

Mentre il popolo amava Gesù, questa gente non amava Gesù; anzi, odiava Gesù. Eppure questi erano i “puri”, al punto che custodivano tutte le formalità: le formalità della legge, della religione, della liturgia. Erano considerati davvero un modello di formalità, ma gli mancava vita. Erano – per così dire – “inamidati”. Erano dei rigidi. E Gesù conosceva la loro anima.

 

Loro si scandalizzavano delle cose che faceva Gesù quando perdonava i peccati, quando guariva il sabato. Si strappavano le vesti: “Oh! Che scandalo! Questo non è di Dio, perché si deve fare questo”. A loro non importava la gente: importava la legge, le prescrizioni, le rubriche.

 

Un fariseo che aveva invitato Gesù a pranzo “si meravigliò” — un modo per dire “si scandalizzò”

 

— che Gesù non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Perché questa gente era educata, si lavava le mani, i piedi, e faceva alcune abluzioni prima di pranzo.

 

Alla sua sorpresa il Signore risponde così: Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. È evidente che non sono parole belle. Del resto, Gesù parlava chiaro, non era ipocrita. E così gli dice:

 

“Ma perché guardate l’esterno? Guarda dentro che cos’è”. E Gesù, sapendo distinguere bene le apparenze dalla realtà interna, smaschera questi


signori   che   sono  i    “dottori   delle   apparenze”:

sempre perfetti, sempre. Ma dentro cosa c’è?.

 

Il monito di Gesù non è rivolto solo a loro ma risuona attuale anche per i cristiani del nostro tempo.

 

Gesù li condanna, per la rigidità, per la mancanza di amore, per la mancanza di libertà. Dio non può entrare in quella rigidità». Da qui il monito del Papa: «State attenti voi davanti ai rigidi. State attenti davanti ai cristiani — siano laici, preti, vescovi — che si presentano così “perfetti”, rigidi. State attenti». In queste persone, non c’è lo Spirito di Dio lì. Manca lo spirito della libertà. E occorre anche stare «attenti con noi stessi, perché questo ci deve portare a pensare nella nostra vita: io cerco di guardare le apparenze soltanto, e non cambio il mio cuore? Non apro il mio cuore alla preghiera, alla libertà della preghiera, alla libertà dell’elemosina, alla libertà delle opere di misericordia?».

 

(Meditazione nella cappella della casa Sanctae Marthae - Martedì 16/10/ 2018)

 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

“Non uccidere” secondo Gesù

 

Agli occhi di Dio la vita umana è preziosa, sacra ed inviolabile. Nessuno può disprezzare la vita altrui o la propria; l’uomo infatti, porta in sé l’immagine di Dio ed è oggetto del suo amore infinito, qualunque sia la condizione in cui è stato chiamato

 

all’esistenza. Gesù afferma che, davanti al tribunale di Dio, anche l’ira contro un fratello è una forma di omicidio. Per questo l’Apostolo Giovanni scriverà: «Chiunque odia il proprio fratello è omicida» (1 Gv 3,15). Ma Gesù non si ferma a questo, e nella stessa logica aggiunge che anche l’insulto e il disprezzo possono uccidere. E noi siamo abituati a insultare, è vero. E ci viene un insulto come se fosse un respiro. E Gesù ci dice: “Fermati, perché l’insulto fa male, uccide”. Il disprezzo. “Ma io… questa gente, questo lo disprezzo”. E questa è una forma per uccidere la dignità di una persona. Sarebbe un bel proposito se ognuno di noi dicesse: “Non insulterò mai nessuno”, perché Gesù ci dice: “Guarda, se tu disprezzi, se tu insulti, se tu odi, questo è omicidio”.

 

Nessun codice umano equipara atti così differenti assegnando loro lo stesso grado di giudizio. E coerentemente Gesù invita addirittura a interrompere l’offerta del sacrificio nel tempio se ci si ricorda che un fratello è offeso nei nostri confronti, per andare a cercarlo e riconciliarsi con lui. Anche noi, quando andiamo alla Messa, dovremmo avere questo atteggiamento di riconciliazione con le persone con le quali abbiamo avuto dei problemi. Anche se abbiamo pensato male di loro, li abbiamo insultati. Ma tante volte,


 

mentre aspettiamo che venga il sacerdote a dire la Messa, si chiacchiera un po’ e si parla male degli altri. Ma questo non si può fare. Pensiamo alla gravità dell’insulto, del disprezza, dell’odio: Gesù li mette sulla linea dell’uccisione.

 

Che cosa intende dire Gesù, estendendo fino a questo punto il campo della Quinta Parola? L’uomo ha una vita nobile, molto sensibile, e possiede un io recondito non meno importante del suo essere fisico. Infatti, per offendere l’innocenza

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di un bambino basta una frase inopportuna. Per ferire una donna può bastare un gesto di freddezza. Per spezzare il cuore di un giovane è sufficiente negargli la fiducia. Per annientare un uomo basta ignorarlo. L’indifferenza uccide. È come dire all’altra persona: “Tu sei un morto per me”, perché tu l’hai ucciso nel tuo cuore. Non amare è il primo passo per uccidere; e non uccidere è il primo passo per amare.

 

La vita umana ha bisogno di amore. E qual è l’amore autentico? E’ quello che Cristo ci ha mostrato, cioè la misericordia. L’amore di cui non possiamo fare a meno è quello che perdona, che accoglie chi ci ha fatto del male. Nessuno di noi può sopravvivere senza misericordia, tutti abbiamo bisogno del perdono. Quindi, se uccidere significa distruggere, sopprimere, eliminare qualcuno, allora non uccidere vorrà dire curare, valorizzare, includere. E anche perdonare.

 

Nessuno si può illudere pensando: “Sono a posto perché non faccio niente di male”. Un minerale o una pianta hanno questo tipo di esistenza, invece un uomo no. Una persona - un uomo o una donna - no. A un uomo o a una donna è richiesto di più. C’è del bene da fare, preparato per ognuno di noi, ciascuno il suo, che ci rende noi stessi fino in fondo. “Non uccidere” è un appello all’amore e alla misericordia, è una chiamata a vivere secondo il Signore Gesù, che ha dato la vita per noi e per noi è risorto.

 

Lui, il Signore, che incarnandosi ha santificato la nostra esistenza; Lui, che col suo sangue l’ha resa inestimabile; Lui, «l’autore della vita» (At 3,15), grazie al quale ognuno è un regalo del Padre. In Lui, nel suo amore più forte della morte, e per la potenza dello Spirito che il Padre ci dona, possiamo accogliere la Parola «Non uccidere» come l’appello più importante ed essenziale: cioè non uccidere significa una chiamata all’amore.

 

(Udienza Generale - Mercoledì 17/10/2018)

 
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