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n° 39 Sabato  6 Ottobre 2018

 

EDITORIALE

L’EMERGENZA EDUCATIVA

 Nel decennio 2010 – 2020 i vescovi italiani hanno invitato tutte le comunità cristiane a riflettere e meditare sull’importanza dell’educazione e su come essa in questo periodo sia proprio un emergenza. Tutti noi possiamo vedere attraverso il web i numerosi fatti di cronaca, non solo a livello familiare, ma anche nelle scuole e nei luoghi frequentati dai ragazzi, come stia venendo meno tra loro il rispetto, l’educazione e la solidarietà. Sono noti a tutti i casi di bullismo nei vari luoghi del nostro Paese, ragazzi che si fanno forti contro i più deboli, ma che magari anche loro hanno situazioni di sofferenza alle spalle. Credo che sia giunto il momento di non stare più in silenzio, tocca a noi adulti fare un esame di coscienza e chiederci non solo se stiamo educando bene, ma se ci spendiamo per l’educazione dei nostri figli, perché l’errore più grande è quello di non educare i propri figli. Ancor di più, la responsabilità è di tutta la comunità, in modo particolare quella cristiana, che deve farsi portavoce di un grido di aiuto che arriva dai più piccoli, come sentiamo in questi giorni anche dal Vangelo, aver cura del più piccolo, che è il vero povero di oggi.

L’educazione è fondamentale in una società, in una comunità. Certo, crescere attraverso delle regole non è facile per nessuno, ma è proprio lì che si gioca la nostra libertà. Chi è veramente libero? Colui che segue la verità, la giustizia; lo dice anche Gesù: è libero chi rinuncia a se stesso per il Vangelo, in questo caso per l’educazione, per la crescita del più piccolo.

Allora rivolgo a me e a tutti voi dei quesiti: siamo disposti a “perdere” del tempo per l’educazione dei ragazzi? Il primo compito è sicuramente dei genitori, ma nel campo dell’educazione nessun adulto è escluso. Quindi anche noi come comunità cristiana siamo chiamati a fare il nostro.

Diceva San Giovanni Bosco: “L’educazione è cosa del cuore”, convertiamoci perciò al Vangelo e facciamoci guidare dal Signore nell’accogliere il più piccolo e guidarlo verso ciò che è giusto, buono e santo.

Don Davide Mela

 

RAGGI DI SOLE

IL DESERTO PIANGE

PRATO-FIORITO-06102018Nel Nord Africa, un missionario fu sorpreso dal curioso comportamento di un beduino. Ogni tanto l’uomo si stendeva per terra, lungo e disteso sul terreno, e premeva l’orecchio contro la sabbia del deserto. Meravigliato, il missionario gli chiese: «Che cosa fai?». Il beduino si rialzò e rispose: «Amico, ascolto il deserto che piange. Piange perché vorrebbe essere un giardino».

Sì, piange. Piange per le ferite dell’odio e della violenza. E la gente vi cammina sopra frettolosa e indifferente. In questa desolazione, la terra inaridita è però fecondata dalle lacrime e dal sangue di vittime senza nome. Non ci resta che spargere fiori e buona semente. E il deserto sorriderà.                  

Don Paolo Piras

 

 

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ Festa di San Michele arcangelo 2018.

GITA-SAN-MICHELE-2018Sabato 29 settembre 2018, festività di S.Michele Arcangelo, si è svolto come da tradizione il pellegrinaggio parrocchiale alla vetusta chiesa campestre di Santu Micali del Liscia ossia S.Michele Arcangelo (San Pasquale), dove si trovava il primo Cimitero dell'arcipelago. Per don Domenico, che ne è stato il promotore nell'anno 2002, non è stato possibile partecipare perché attualmente in pellegrinaggio a Lourdes e Fatima.

Siamo anche oggi un buon numero di pellegrini che ci ritroviamo alle 14,45 per imbarcarci sul traghetto; il tempo è bello, non c’è una nuvola. Ci accompagna Pierluigi Aversano, organizzatore come sempre di questo 16° pellegrinaggio.

Nel 1768, anno di nascita della nostra Parrocchia con la Chiesa situata in località Collo Piano (oggi zona Trinita) dedicata a Santa Maria Maddalena, nei primi registri della Parrocchia appunto c'era scritto "sepolto a S. Michele di Liscia"; questo perché a La Maddalena non c'era ancora una chiesa, non c'erano altre chiese e allora, per seppellire i morti in terra sacra, il camposanto più vicino era S.Michele di Liscia; perciò prima del 1767 e per qualche anno ancora, gli abitanti dell'arcipelago seppellivano qui i loro cari, li trasportavano in barca ed entravano nel fiume che è distante 150 metri dalla Chiesa. Lì venivano sepolti anche quelli delle campagne circostanti, che allora erano molto più abitate, ed alcuni naufraghi della nave Sèmillante, naufragata alle isole Lavezzi; questo perché molti corpi furono trasportati dal mare sino alle coste di Palau e S. Teresa: nel naufragio perirono 695 uomini: 560 corpi riposano nei due cimiteri sull'isola di Lavezzi mentre 32 sono sepolti nel cimitero di S. Michele, gli altri non vennero mai ritrovati. Ad attenderci presso la chiesetta una trentina di persone venute come ogni anno da Palau, S.Pasquale, Bassacutena, Luogosanto e S. Teresa. Costruita nel 1730 la piccola chiesa, situata su una collina di antichi olivastri e lentischi vicino al fiume Liscia, dipende dalla Parrocchia di San Pasquale. Di stile semplice ed armonico è estremamente dignitosa, invita al silenzio e alla preghiera; le pareti sono di intonaco dipinto di bianco; sul soffitto le travate di legno di ginepro. La facciata è sormontata da un piccolo campanile. Visitare questa chiesina antica con questa statua bellissima sull’altare, di questo angelo giovanissimo, San Michele, appunto, rappresentato sotto la forma di un adolescente, è sempre molto emozionante.

MESSA-SAN-MICHELE-06102018Alle ore 16,30 la Santa Messa è stata officiata da Don Luigi Iannone, parroco di San Pasquale e Porto Pozzo. All'inizio c'è stata la recita delle litanie per San Michele. Nell'omelia don Iannone ha precisato che oggi è la festa degli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e che la Bibbia li ricorda con specifiche mansioni: così Michele che significa "chi è come Dio" è l'arcangelo che insorge contro Satana, Gabriele "forza di Dio " annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e a Maria quella di Gesù, e infine Raffaele "Dio ha guarito" di cui si parla ampiamente nel libro di Tobia. Due ebrei della diaspora, Tobi e Sara, vissuti nel secolo VIII – VII a. C., furono colpiti da gravi tribolazioni. Dio mandò in loro aiuto l’angelo Raffaele che liberò il vecchio Tobi dalla cecità e la giovane Sara dall’influsso demoniaco. Alla fine Sara poté sposare Tobia, figlio di Tobi. L’angelo si mette al servizio di un’intera famiglia assumendo forma umana, e diventa accompagnatore di viaggio, guaritore, mediatore di matrimonio, intercessore.

Quando la felicità ritorna nella famiglia di Tobi, Raffaele sparisce in modo improvviso. San Gregorio magno scrisse: “Raffaele significa Medicina di Dio”. Egli infatti toccò gli occhi di Tobi, quasi in atto di medicarli, e dissipò le tenebre della sua cecità. La pietà cristiana si rivolge a Raffaele per ottenere la protezione nei viaggi e nei pericoli e la guarigione in certe malattie.

SAN-MICHELE-ARCANGELOS. Michele, ha ricordato Don Iannone, è anche colui che pesa le anime al momento del giudizio, pesa le opere buone e le opere cattive, ecco perché tiene in mano una bilancia. E allora, ha proseguito Don Luigi, vogliamo chiedere, tramite la sua intercessione, per noi viandanti e pellegrini che dobbiamo camminare in mezzo al grano e in mezzo alla zizzania, di tenerci lontani dal male e difenderci dal male, di non farci arrendere alle difficoltà quotidiane ed infine vogliamo raccomandarci anche per il momento della nostra morte. Ha infine elogiato la bella tradizione dei maddalenini di essere presenti ogni anno per la festa di San Michele al fine di mantenere viva la memoria dei nostri defunti. Al termine della funzione, in processione ci siamo recati sulla sommità della collina dove è situata una croce in ferro che ancora ricorda i resti di questo antico cimitero, con qualche resto di tomba rivestita di licheni, e lì abbiamo pregato per i nostri defunti, in particolare per gli antenati corso-maddalenini e galluresi.

Al termine della funzione religiosa maddalenini, palaesi e Sanpasqualini hanno condiviso un lauto spuntino, gradito da tutti i presenti. Grazie, Signore, per l’esperienza di Chiesa che abbiamo fatto.   

    Dott. Antonio Impagliazzo

 

■ La ripresa dell’anno catechistico.

Come abbiamo già annunciato in questa settimana riprendono le attività del catechismo, si è già iniziato con gli incontri coi genitori. L’inizio ufficiale del catechismo sarà sabato 13 ottobre con la festa d’inizio anno, che sarà unica per tutte e due le parrocchie dell’Isola e si svolgerà tempo permettendo nella colonia di Tegge. Il cammino di catechesi dell’iniziazione cristiana ha tre pilastri fondamentali: catechesi, liturgia e carità; che poi sono i pilastri di ogni comunità cristiana. Il cammino è formato dalla catechesi, momenti di incontro e di formazione con le catechiste, persone della comunità che si mettono a servizio, per l’educazione alla fede dei ragazzi, in cui i ragazzi iniziano ad affacciarsi alla fede, a comprendere questa realtà e soprattutto a fare esperienza di vita ecclesiale, cioè entrano veramente a far parte della vita della Chiesa. La liturgia “è fonte e culmine della vita del cristiano”, perché è nella santa Messa che si ha l’incontro con il Signore, è attorno alla Tavola che la famiglia si riunisce; i sacramenti ci donano la Grazia, l’Amore di Dio, per essere sempre di più uniti a Lui. Infine la carità, che è il prolungamento dell’Eucaristia, portare nella nostra vita Cristo, dai piccoli gesti quotidiani al donare la propria vita, per questo educhiamo nel cammino i ragazzi alla condivisione, segno importante come sempre il cammino quaresimale. Questo è il cammino che proponiamo ai ragazzi con il quale facciamo vivere a loro l’esperienza dell’incontro con Cristo e la bellezza di sentirsi Chiesa. Per fare questo c’è bisogno di tutti: innanzitutto le famiglie che col battesimo si sono assunti la responsabilità di educarli alla fede, non devono smettere di accompagnarli e sostenerli, ma soprattutto dare anche loro la testimonianza di essere pure loro in cammino di fede, alla ricerca del Signore e di compiere la sua volontà. Non può mancare infine tutta la comunità cristiana, come sentiamo in queste domeniche il Signore ci invita ad accompagnare “i piccoli”, allora tutta la comunità con la sua testimonianza può sostenere il cammino di costoro. Buon cammino di fede a tutti, ricordandoci che la fede non va mai in vacanza….

Don Davide Mela

 

1768: Quando, 250 anni fa, il parroco Mannu chiese il trasferimento.

Abbiamo visto in una delle scorse puntate che il canonico Virgilio Mannu, celebrata per la prima volta la festa patronale di Santa Maria Maddalena (il 22 luglio 1768) e la festa dell’Assunta (il 15 agosto), sul finire dell’estate, anche in concomitanza della vendemmia, lasciò per qualche tempo l’arcipelago e i suoi abitanti per trascorrere un breve periodo a Tempio. Quanto vi rimase? Probabilmente un paio di settimane. Risulta infatti che prima di partire, il 15 settembre 1768, celebrò un funerale, quello del quarantenne soldato Giovanni Buscher e rientrò giusto in tempo per celebrarne un altro, il 2 ottobre, di S.Michele, anche lui militare della Compagnia Franca. In quelle due settimane, considerato che allora l'assistenza spirituale alla truppa e agli isolani era considerata cosa molto seria da parte delle autorità (si pensi ad esempio che i militari che non facevano il precetto pasquale venivano severamente puniti), è possibile che a sostituirlo temporaneamente sia stato un qualche cappellano di una delle regie navi che approdarono in quel settembre a Cala Gavetta, ed anzi abbia approfittato proprio di questa presenza per assentarsi. Durante la sua permanenza a Tempio tuttavia il nostro canonico-parroco dovette maturare la decisione di chiudere quanto prima l'esperienza maddalenina. Da Castelaragonese (Castelsardo) dove risiedeva il vescovo Pietro Paolo Carta e da Cagliari, sede della corte viceregia, furono possibilisti, purché fosse individuato un sostituto. La qual cosa tuttavia non era semplice visto che nessun prete della diocesi di Ampurias e Civita era disposto a trasferirsi “alle isole”, in un territorio di frontiera, dove tutto era ancora da costruire, anche la chiesa. Alla fine a dare la disponibilità fu un certo don Già Andrea Sardo, che in passato era stato cappellano sulle regie navi, e il suo nominativo fu inviato a metà ottobre dal vescovo a Cagliari. Dalla corte viceregia, il 12 novembre, fu firmato il nulla osta con il quale si consentiva che questo sacerdote potesse sostituire il nostro canonico Virgilio Mannu, sia come cappellano militare che come parroco di Santa Maria Maddalena. Non sappiamo il motivo per il quale, alla fine, non se ne fece niente. Fatto sta che il nostro don Virgilio Mannu si dovette fare a Maddalena anche il secondo Natale, il Capodanno 1769 e una buona parte del mese di gennaio. Il suo sostituto arrivò a fine gennaio appunto. Ma siamo andati un po' troppo avanti con la storia

 

Claudio Ronchi

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1. Sabato 6 ottobre ore 16.00 inizia il catechismo.

S. Messa alle ore 17.30.

2.Domenica 7 ottobre Madonna del Rosario, supplica alla Madonna di Pompei dopo la S.Messa delle ore 9.00.

- Ritiro interparrocchiale dei cresimandi presso il Monastero “Mater Dei” a Porto Istana.

 3. Sabato 13 ottobre

Alle ore 15.30 presso la Colonia delle suore di Tegge festa di inizio dell’anno catechistico: Santa Messa con mandato alle catechiste. A seguire giochi e un momento conviviale. Sono invitati bambini e ragazzi insieme con i genitori. In caso di mal tempo si farà tutto nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

 4. Domenica 14 ottobre ore 18.00 nella chiesa di S. Maria Maddalena S. Messa presieduta dal vescovo Mons. S. Sanguinetti in occasione dell’insediamento di don Andrea.

 5. Orari delle attività sportive dell’Oratorio San Domenico Savio

Calcetto:

Lunedì e mercoledì dalle 17.00 alle 18.00 ragazzi da 8 a 11 anni.

18.00-19.00 teenager dai 12 ai 15 anni

Martedì e giovedì 16.30 -17.30 bambini 5 – 6 anni

17.30 -18.30 bambini 6-7 anni

18.30 -19.45 ragazzi 10 -13 anni.

 

6. Orari delle Sante Messe:

Domenica ore 9.00 Moneta

ore 10.30 Stagnali

Sabato e prefestivi ore 17.30

Feriali: lunedì ore 8.00

martedì - venerdì ore 17.30

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Domenica 7 ottobre

* Memoria della Beata Maria Vergine del Rosario.

* Riprende la S.Messa delle ore 11.00 animata dai bambini.

* Ore 12.00: supplica alla Madonna di Pompei.

* Ritiro interparrocchiale dei cresimandi presso il Monastero “Mater Dei” a Porto Istana.

* Da questa domenica cambiano gli orari delle Messe: la sera il Rosario meditato sarà alle ore 17.00, alle ore 18.00 la S.Messa, per gli altri orari vedi retro del Bollettino.

 2) Lunedì 8 ottobre

Alle ore 18.30 Consiglio Pastorale nella Biblioteca Parrocchiale in preparazione al passaggio di consegne.

 3) Sabato 13 ottobre

* Alle ore 15.30 presso la Colonia delle suore di Tegge festa di inizio dell’anno catechistico: Santa Messa con mandato alle catechiste. A seguire giochi e un momento conviviale. Sono invitati bambini e ragazzi insieme con i genitori. In caso di mal tempo si farà tutto nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

* Da questo sabato la S. Messa nella cappella dell’Ospedale sarà alle ore 17.00.

 4) Domenica 14 ottobre

Ore 18.00 S. Messa presieduta dal Vescovo in occasione dell’insediamento di don Andrea Domanski.

 5) Sabato 20 ottobre

Ore 17.30 S. Messa presieduta dal Vescovo Mons. S. Sanguinetti con il conferimento del sacramento della Cresima.

 6) Domenica 21 ottobre

10° Anniversario delle Beatificazione di Suor Giuseppina Nicoli. A Cagliari, alle ore 16.30 nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria, solenne concelebrazione Eucaristica presieduta da S.Ecc. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari. Vedi locandina del programma all’entrata della chiesa.

 

 

Orari delle Messe

 

nelle Chiese dell’Isola

 

 

 

Giorni Festivi

 

 Ore 8.00  Bambino Gesù (Due Strade)

 

Ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. – Moneta

 

Ore 9.30 Santa Maria Maddalena

 

Ore10.30 Madonna della Pace - Stagnali

 

Ore 11.00 Santa Maria Maddalena

 

Ore 18.00 Santa Maria Maddalena

 

 

 

 

 

Sabato e Prefestivi

 

 Ore 17.00 Cappella Ospedale Civile, a partire da sabato 13 ottobre

 

Ore 17.30 Agonia di N.S.G.C. - Moneta.

 

Ore 18.00 S. Maria Maddalena

 

 

 

Giorni Feriali

 

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

 

Ore 17.30 da martedì a venerdì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

 

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

 

 

 Ogni prima domenica del mese:

 

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule)

 

 

 

Ogni secondo sabato del mese:

 

Ore 16.00 SS.Trinità

 

 

 

M A G I S T E R O

LA CHIESA NON CRESCE PER PROSELITISMO, MA PER ATTRAZIONE

 GIROTONDO-06102018Il Vangelo di Mc 9,38-43.45.47-48 ci presenta uno di quei particolari molto istruttivi della vita di Gesù con i suoi discepoli. Questi avevano visto che un uomo, il quale non faceva parte del gruppo dei seguaci di Gesù, scacciava i demoni nel nome di Gesù, e perciò volevano proibirglielo. Giovanni, con l’entusiasmo zelante tipico dei giovani, riferisce la cosa al Maestro cercando il suo appoggio; ma Gesù, al contrario, risponde: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi».

Giovanni e gli altri discepoli manifestano un atteggiamento di chiusura davanti a un avvenimento che non rientra nei loro schemi, in questo caso l’azione, pur buona, di una persona “esterna” alla cerchia dei seguaci. Invece Gesù appare molto libero, pienamente aperto alla libertà dello Spirito di Dio. Gesù vuole educare i suoi discepoli, anche noi oggi, a questa libertà interiore.

Ci fa bene riflettere su questo episodio, e fare un po’ di esame di coscienza. L’atteggiamento dei discepoli di Gesù è molto umano, molto comune, e lo possiamo riscontrare nelle comunità cristiane di tutti i tempi, probabilmente anche in noi stessi. In buona fede, anzi, con zelo, si vorrebbe proteggere l’autenticità di una certa esperienza, tutelando il fondatore o il leader dai falsi imitatori. Ma al tempo stesso c’è come il timore della “concorrenza” – e questo è brutto: il timore della concorrenza –, che qualcuno possa sottrarre nuovi seguaci, e allora non si riesce ad apprezzare il bene che gli altri fanno: non va bene perché “non è dei nostri”, si dice. È una forma di autoreferenzialità. Anzi, qui c’è la radice del proselitismo. E la Chiesa – diceva Papa Benedetto – non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, cioè cresce per la testimonianza data agli altri con la forza dello Spirito Santo. La grande libertà di Dio nel donarsi a noi costituisce una sfida e una esortazione a modificare i nostri atteggiamenti e i nostri rapporti. È l’invito che ci rivolge Gesù oggi. Egli ci chiama a non pensare secondo le categorie di “amico/nemico”, “noi/loro”, “chi è dentro/chi è fuori”, “mio/tuo”, ma ad andare oltre, ad aprire il cuore per poter riconoscere la sua presenza e l’azione di Dio anche in ambiti insoliti e imprevedibili e in persone che non fanno parte della nostra cerchia. E – come ci suggerisce la restante parte del Vangelo di oggi – invece di giudicare gli altri, dobbiamo esaminare noi stessi, e “tagliare” senza compromessi tutto ciò che può scandalizzare le persone più deboli nella fede.

La Vergine Maria ci insegni ad amare la nostra comunità senza gelosie e chiusure, sempre aperti all’orizzonte vasto dell’azione dello Spirito Santo. (ANGELUS - Domenica 30/09/2018)

 

L’ANGELO CUSTODE CI AIUTA A CAMMINARE SULLA STRADA, PERCHÈ GUARDA DIO

ANGELO-CUSTODE-06102018Il Signore ha posto l’Angelo Custode accanto a ogni uomo per accompagnarlo nel cammino lungo la strada della vita. Ogni persona, infatti, ha accanto a sé un compagno, un protettore che il Signore dona all’uomo come aiuto, per spingerlo ad alzarsi quando si ferma, per indirizzarlo quando sbaglia strada. Ma l’uomo comprende la ricchezza di questo dono? E, soprattutto, ascolta la voce di questo speciale custode?

In Esodo (23, 20-23) il Signore promette un aiuto molto particolare al suo popolo e a tutti noi che camminiamo sulla strada della vita. E la Chiesa celebra appunto questi nostri compagni di cammino, i nostri protettori nel cammino: gli angeli, che ci custodiscono e sono proprio con noi, nel cammino. Perché è vero: la vita è un cammino, e dobbiamo essere aiutati a camminare bene, perché nel cammino ci sono insidie, ci sono pericoli. Un percorso in cui l’uomo rischia facilmente di perdere le coordinate: abbiamo bisogno di una bussola: ma di una bussola umana, o una bussola che assomigli all’umano e che ci aiuti a guardare dove dobbiamo andare. Innanzitutto l’uomo deve far fronte a un primo pericolo: quello di non camminare. Infatti, quanta gente si stabilisce e non cammina, e tutta la vita è ferma, senza muoversi, senza fare niente... È un pericolo. Si tratta di situazioni simili a quella descritta nei vangeli, dove si parla dell’uomo che aveva paura di investire il talento. Dopo averlo sotterrato si ripeteva: «Io sono in pace, sono tranquillo. Non potrò fare uno sbaglio. Così non rischio». Ugualmente accade a tanta gente che non sa come camminare o ha paura di rischiare e si ferma. Ma noi sappiamo che la regola è che chi nella vita è fermo, finisce per corrompersi. Come l’acqua: quando l’acqua è ferma lì, vengono le zanzare, mettono le uova, e tutto si corrompe. È proprio in simili circostanze che l’angelo ci aiuta, ci spinge a camminare.

Ma non è questo l’unico rischio nell’itinerario della vita. C’è un altro pericolo, che è quello di sbagliare strada. Anche noi — diciamo la verità — quante volte abbiamo sbagliato strada, per non ascoltare l’ispirazione del nostro compagno di cammino o i consigli dei fratelli e le sorelle. Di nuovo, l’uomo è confortato da una certezza: l’angelo è lì per aiutarci a non sbagliare strada. È con noi per questo: perché se tu sbagli strada, all’inizio è facile correggere, ma dopo tanti anni te ne vai lontano, da un’altra parte rispetto a dove tu dovresti andare. Accade perciò che l’uomo sia convinto: Io non sono fermo, cammino, ma non si accorge che non sta camminando sulla strada. Anche in questa situazione l’angelo viene ad aiutarci a camminare per la strada. Certo quella dell’angelo è una realtà che va riconosciuta: Noi dobbiamo pregarlo: “Ma aiutami”. L’angelo è autorevole, ha autorità per guidarci, ma occorre ascoltarlo, occorre ascoltare le ispirazioni, che sono sempre dallo Spirito Santo, ma è l’angelo a ispirarcele. Ma io vorrei fare a tutti voi una domanda: voi parlate con il vostro angelo? Voi sapete il nome che ha il vostro angelo? Voi ascoltate il vostro angelo? Vi lasciate portare per mano sulla strada o spingere per muovervi?. La presenza dell’angelo nella nostra vita non solo è per aiutarci nella strada ma anche per farci vedere dove dobbiamo arrivare.

Non disprezzate i bambini perché i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli, dice Gesù. È questo, un dettaglio importante: Il nostro angelo non solo è con noi, ma vede Dio Padre. È in rapporto con lui. È il ponte quotidiano, dall’ora che ci alziamo all’ora che andiamo a letto, che ci accompagna ed è in legame fra noi e Dio Padre. Quindi l’angelo è la porta quotidiana alla trascendenza, all’incontro con il Padre: egli cioè mi aiuta ad andare perché guarda il Padre e conosce la strada. Non dimentichiamo questi compagni di cammino.  

(Meditazione nella cappella della casa Sanctae Marthae - Martedì 02/10/ 2018) 

 

NON LASCIAMO I NOSTRI GIOVANI NELLE MANI DEI MERCANTI DI MORTE

 

«Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Gv 14,26).

All’inizio di questo momento di grazia per tutta la Chiesa, in sintonia con la Parola di Dio, chiediamo con insistenza al Paraclito che ci aiuti a fare memoria e a ravvivare le parole del Signore che facevano ardere il nostro cuore (cfr Lc 24,32). Ardore e passione evangelica che generano l’ardore e la passione per Gesù. Memoria che possa risvegliare e rinnovare in noi la capacità di sognare e sperare. Perché sappiamo che i nostri giovani saranno capaci di profezia e di visione nella misura in cui noi, ormai adulti o anziani, siamo capaci di sognare e così contagiare e condividere i sogni e le speranze che portiamo nel cuore (cfr Gl 3,1).

Che lo Spirito ci dia la grazia di essere Padri sinodali unti col dono dei sogni e della speranza, perché possiamo, a nostra volta, ungere i nostri giovani col dono della profezia e della visione; ci dia la grazia di essere memoria operosa, viva, efficace, che di generazione in generazione non si lascia soffocare e schiacciare dai profeti di calamità e di sventura né dai nostri limiti, errori e peccati, ma è capace di trovare spazi per infiammare il cuore e discernere le vie dello Spirito. Unti nella speranza cominciamo un nuovo incontro ecclesiale capace di allargare orizzonti, dilatare il cuore e trasformare quelle strutture che oggi ci paralizzano, ci separano e ci allontanano dai giovani, lasciandoli esposti alle intemperie e orfani di una comunità di fede che li sostenga, di un orizzonte di senso e di vita. La speranza ci interpella, ci smuove e rompe il conformismo del “si è sempre fatto così”, e ci chiede di alzarci per guardare direttamente il volto dei giovani e le situazioni in cui si trovano. La stessa speranza ci chiede di lavorare per rovesciare le situazioni di precarietà, di esclusione e di violenza, alle quali sono esposti i nostri ragazzi. I giovani, frutto di molte delle decisioni prese nel passato, ci chiamano a farci carico insieme a loro del presente con maggior impegno e a lottare contro ciò che in ogni modo impedisce alla loro vita di svilupparsi con dignità. Essi ci chiedono ed esigono una dedizione creativa, una dinamica intelligente, entusiasta e piena di speranza, e che non li lasciamo soli nelle mani di tanti mercanti di morte che opprimono la loro vita e oscurano la loro visione. L’amore per il Vangelo e per il popolo che ci è stato affidato ci chiede di allargare lo sguardo e non perdere di vista la missione alla quale ci chiama per puntare a un bene più grande che gioverà a tutti noi. Senza questo atteggiamento, tutti i nostri sforzi saranno vani .

Padri sinodali, la Chiesa vi guarda con fiducia e amore. (Apertura della XV Assemblea del Sinodo dei Vescovi - OMELIA -Mercoledì 3 Ottobre 2018)

 
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