Home
PDF Stampa
Scritto da Administrator   

 

n° 38 Sabato 29 Settembre 2018

EDITORIALE

I miracoli di Lourdes

MADONNA-LOURDES-29092018Come ben sapete quest’anno ho partecipato a due pellegrinaggi a Lourdes organizzati dall’OFTAL (Opera Federativa Trasporto Ammalati Lourdes), il primo a luglio (eravamo più di trecento) e il secondo a settembre (cinquecento). Sono state due esperienze fantastiche sotto molti punti di vista, il primo sicuramente quello del pregare in quel luogo benedetto in cui 160 anni fa la Vergine apparve a Bernadette, il secondo quello di poter fare questa esperienza con i malati, con le loro famiglie, le dame, i barellieri e un gruppo di giovani. Le giornate passavano veloci che alla gioia dell’arrivo, si passava alla nostalgia della partenza. Le giornate erano ben organizzate: Liturgia penitenziale e santa Messa d’inizio; Santa Messa alla Grotta; il bagno nelle vasche, la Santa Messa internazionale, la processione eucaristica, la fiaccolata, il tempo personale di preghiera, lo stare insieme in armonia e festeggiare. Lourdes diventa il luogo dove ognuno può sentire la presenza di Dio attraverso l’intercessione della Madre Celeste. Penso in primis agli ammalati, quali sentimenti li accompagnano, quali desideri, eppure danno una carica enorme, una gioia immensa; penso ai loro familiari, quali speranze portano nel loro cuore, penso a tutti i volontari, alla fatica di quei giorni, ai loro pensieri, dubbi, sofferenze. Penso anche a noi sacerdoti, chiamati a dare un sostegno molto importante a tutti costoro…a confrontarci con la realtà concreta e metterci anche noi per primi in gioco, servendo l’altro.

Non può mancare una riflessione importante sulla figura di Santa Bernadette, questa ragazza che è stata scelta per una missione importante e che dopo lascia quel luogo per dedicarsi alla consacrazione e alla preghiera. Una santa che invito tutti quanti a leggerne attentamente la storia, perché ha molto da insegnarci su ciò che riguarda la fede.

Il Tema di quest’anno a Lourdes riprende le parole che Maria rivolge ai servi durante le nozze di Cana “Fate quello che lui vi dirà”. Ecco il messaggio più importante che ci lascia Lourdes e forse quello che è il miracolo più grande: attraverso la Vergine Maria arrivare a compiere ciò che il Signore ci dice. Ma per fare questo c’è bisogno di mettersi all’ascolto per poter ascoltare la Parola e viverla. Vi auguro, mediante l’intercessione della Vergine Maria di ascoltare la Parola e di viverla nella nostra vita. W Maria.    

Don Davide Mela

 

 

RAGGI DI SOLE

 FINCHÈ RISPUNTI IL SOLE

ALBA 29092018Un giovane chiese ad un maestro: «Che cosa devo fare per salvare il mondo?». Il saggio rispose: «Tutto quello che serve a far sorgere il sole domattina».

«Ma allora, a che cosa servono le mie preghiere e le mie buone azioni, il mio impegno nell’apostolato e nel volontariato?» replicò allarmato il giovane.

Il saggio lo guardò con tranquillità: «Ti servono a essere ben sveglio, quando sorgerà il sole».

Come le vergini sagge che andavano incontro allo sposo con le lampade accese, e come quei servi fedeli che aspettavano svegli di notte il loro padrone al ritorno dalle nozze, per essere pronti ad aprirgli subito appena giunto bussando alla porta (cfr Lc 12,35), così anche noi attendiamo lo “Sposo” vigilanti nella preghiera e operosi nella carità. È Gesù lo “Sposo” che ci viene incontro per accoglierci al “banchetto nuziale” del suo Regno. È Gesù “il Sole” che è spuntato già per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte e dirigere i nostri passi sulla via della pace” (cfr Lc 1,68-79). E noi, intanto, con le opere della vita cristiana nell’amore sostenuto dalla preghiera, vigiliamo nell’attesa…“finché rispunti il Sole” all’alba dell’eternità.                    

     Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Festa San Pio da Pietrelcina.

SAN-PIO-29092018Ricorrendo il centenario della stimmatiz-zazione di Padre Pio ed il cinquantenario della sua morte, il Gruppo di Preghiera della nostra Parrocchia, guidato dal suo animatore, Paolo Provenzano, ha organizzato con cura la celebrazione dell’evento, proponendo ai devoti e ai fedeli momenti di preghiera e raccoglimento molto partecipati. Le sante messe del Triduo e del 23 settembre, giorno della ricorrenza della morte, precedute dalla recita del santo rosario e dalla lettura dei Vespri, sono state celebrate dal vice Parroco, don Davide Mela, che, nelle quattro giornate, ha intessuto un ricco e meditato percorso sulla vita e le virtù eroiche di San Pio. Nel corso delle omelie ha trattato in modo particolare i temi della sofferenza, della preghiera, della carità, della riconciliazione e dell’eucarestia, che hanno caratterizzato l’intera vita spirituale del Santo. Né poteva don Davide non far cenno all’opera sublime realizzata da Padre Pio, la creazione di Casa Sollievo della Sofferenza, il prestigioso polo ospedaliero dove si cura prima che il corpo, l’animo del paziente.Nel corso della veglia eucaristica, si è evidenziato che entrambi questi due avvenimenti, stimmatizzazione e morte, meritano di essere celebrati, perché richiamano in modo potente il fondamento di tutta l’esistenza del Santo di Pietrelcina: Gesù Cristo.Se infatti nella stimmatizzazione Cristo si fa visibilmente presente nel corpo di Padre Pio, rendendolo partecipe della sua sofferenza e del suo sacrificio, nella morte il Signore risorto si pone come fine primo e ultimo della sua esistenza terrena.I festeggiamenti per le due ricorrenze hanno avuto termine con una breve processione dalla Chiesa parrocchiale alla Piazza Amsicora, che ospita la bella statua di San Pio. Per l’occasione il Gruppo di Preghiera ha organizzato una raccolta di viveri da destinare, attraverso la Caritas, ai poveri della nostra città.   

            Prof. Gianfranco Impagliazzo

 

 

Festa di San Vincenzo de’ Paoli.

SAN-VINCENZO-DE-PAOLILa nostra comunità come ogni anno ha vissuto dal 24 al 26 settembre il triduo in preparazione alla festa di San Vincenzo de’ Paoli, fondatore delle suore della carità. Il triduo è stato guidato da vari sacerdoti, il primo giorno don Paolo Piras che ha sottolineato l’importanza della vita religiosa, sottolineando alcuni aspetti; il secondo giorno don Romolo Fenu, parroco di Cannigione, che ci ha aiutato a meditare sulla povertà e sulle nuove forme presenti nella società moderna, lasciandoci da meditare sul vero senso della carità; infine don Paolo Pala, parroco eletto di Palau che ha dato una sottolineatura sul carattere educativo dell’opera di San Vincenzo. Un triduo ricco che ci ha fatto meditare sulla figura di questo Santo, conclusa con la Santa Messa il giorno 27 presieduta da padre Piero Pigozzi, che ha sottolineato la figura di questo grande Santo che ancora oggi parla alla nostra società e ci mette in discussione. Ringraziamo i sacerdoti e la comunità che ci hanno accompagnato nella preghiera e nella meditazione e nel celebrare la festa del nostro Santo fondatore, ringraziamo il coro Santa Cecilia che ha animato con il canto la celebrazione eucaristica della feste, le maestre e le famiglie presenti alla festa.

W San Vincenzo.        

Le Suore della Carità

 

 

C'è da difendere il Paolo Merlo.

MANIFESTAZIONE-PER-OSPEDALEC'era il sindaco Luca Montella con i consiglieri della maggioranza e quelli dell'opposizione, alla manifestazione del 22 settembre, organizzata da Camminera Noa e dal Comitato Civico in difesa dell'ospedale Paolo Merlo (ma non più di mezzo migliaio di persone), a sottolineare la delicatezza del momento che si vive a La Maddalena riguardo la struttura ospedaliera, un tempo ricca di servizi e ora sempre più ridimensionata; dalla chiusura, qualche anno fa, del reparto di chirurgia a quella più recente del punto nascita e della pediatria, al sottoutilizzo della camera iperbarica ai disagi ai quali vengono sottoposti alcuni malati oncologici che da qualche settimana devono recarsi ad Olbia per le loro terapie, ai dubbi sulla prosecuzione – come è attualmente – del servizio dialisi. Ma il messaggio più ampio lanciato è stato quello che bisogna difendere con forza la sanità pubblica dalle scelte politiche di sviluppo di quella privata e di conseguenza salvaguardare i piccoli ospedali della Sardegna (problemi ci sono anche per l'ospedale di Tempio e per quello di Ozieri, giusto per citarne due piuttosto conosciuti dai maddalenini), particolarmente quelli delle zone disagiate, dai ridimensionamenti già attuati ed in atto se non dalle loro chiusure. Concetti espressi e ribaditi nei diversi interventi, con accenti, toni, sfumature e posizioni politiche diverse ma riconducibili sempre e comunque a quello della difesa della sanità pubblica. Se quello della difficoltà dei trasporti è uno dei problemi dell'intera Sardegna, che proprio per questo – è stato sottolineato – non si può paragonare ad altre regioni italiane che godono di sistemi viari e di comunicazione di gran lunga superiori, che consentono interventi e spostamenti rapidi in campo sanitario, ancor di più il problema si presenta a La Maddalena, isola nell'isola, con la necessità di dover prendere un traghetto per raggiugere Palau e dover poi percorre la poco agevole strada per l'ospedale più vicino, che è quello di Olbia. Problemi che non si possono risolvere con l'elisoccorso, che viene utilizzato da un paio di mesi a questa parte nei casi d'urgenza. Accuse sono state rivolte alla classe politica regionale di centro sinistra per le politiche poste in atto in campo sanitario. Dell'argomento ha parlato mercoledì scorso il consiglio comunale. Due ore di interventi nei quali tutti si sono trovati d'accordo per la difesa del Paolo Merlo.

Claudio Ronchi

 

■ Istituto San Vincenzo: Quando c'era la guerra.

ISTIT--S-VINCENZO-29092018Dopo aver ricordato, a giugno, la fondazione dell'Istituto San Vincenzo, avvenuta nel 1903, ben 115 anni fa, vogliamo ricordare ora un momento assai critico che la comunità vincenziana dovette affrontare oltre settant'anni fa, quando, in piena guerra mondiale, furono necessari gli sfollamenti per il rischio dei bombardamenti. Il 10 giugno 1940 l'Italia mussoliniana, alleata della Germania di Hitler, dichiarò guerra all'Inghilterra e alla Francia. L’entrata in guerra determinò lo sfollamento della popolazione di La Maddalena che era piazzaforte militare. Anche le 15 suore (era superiora suor Maria Elisa Gotteland) e le 40 orfanelle che ospitavano dovettero lasciare l'Istituto alla volta di Tempio. Furono sistemate alla meglio presso un vecchio edificio scolastico. Il successivo armistizio con la Francia consentì il rientro degli sfollati all'Isola e la ripresa delle attività assistenziali, educative e scolastiche. Ma due anni dopo, nel 1942, fu necessario un secondo massiccio sfollamento; in quell'anno infatti l'Isola subì pesanti bombardamenti. Militari e civili vennero uccisi o feriti e molti furono i danni materiali oltre a quelli morali. Due suore rimasero presso l'ospedale militare di La Maddalena per rafforzare il presidio, messo duramente alla prova dalle centinaia di feriti che vi giungevano. Tre suore si trasferirono ad Arzachena dov'era stato organizzato un ambulatorio militare. Una suora accompagnò gli anziani dell'ospizio a Calangianus e le altre con le orfanelle partirono per Buddusò. Complessivamente a Buddusò furono 38 le persone, tra suore e bambine, che trovarono ricovero in una antica e fatiscente casa del paese, abbandonata da trent'anni.

Reso alla meglio abitabile l'edificio, vengono organizzati corsi di studio e furono impartite lezioni di cucito, taglio e ricamo per le donne e le ragazze del paese. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 due suore rientrarono a La Maddalena, a presidiare l'Istituto che correva il rischio di essere occupato dalle truppe militari americane. Organizzarono una lavanderia e una stireria per le truppe di occupazione mentre un’ala del complesso veniva occupata dai militari italiani.

Le due suore tirarono avanti, tra paure e preoccupazioni, affrontando con fede e coraggio la situazione, i non sempre facili rapporti con le truppe d'occupazione anglo-americane, la preoccupante disoccupazione di molti maddalenini e la diffusa conseguente povertà. Finalmente, nell'agosto del 1944 fu possibile far rientrare da Buddusò le altre suore e le orfanelle. Oltre un migliaio di profughi, sbandati militari ed ex prigionieri, vennero accolti presso l'Istituto San Vincenzo nei mesi di giugno, luglio e agosto del 1945. Nei mesi successivi dall'Istituto vennero distribuiti ben 650 pasti giornalieri fino a scendere a 300 all'inizio del 1946. Terminata la guerra, durante la quale, nonostante tutto, l'Istituto rimase intatto, la superiora suor Maria Superina e le consorelle vollero ringraziare la Madonna per la protezione concessa e onorare un voto della comunità. "Se la casa sarà preservata - era stata la promessa a Maria - una statua ne perpetuerà il ricordo e la riconoscenza". L'8 dicembre del 1946 con una solenne cerimonia di benedizione fu scoperta la statua di marmo posta all'ingresso dell'Istituto.

(Da: Centenario dell'Istituto San Vincenzo di La Maddalena 1903-2003,

a cura di Marilisa Amato e Claudio Ronchi).

 

 

Condoglianze ai familiari di Anna d’Oriano ved. Iannone, Velleda Conti ved.Lobrano e Maria De Palma che sono tornate alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 1.Venerdì 5 ottobre primo venerdì del mese. Adorazione del Santissimo Sacramento dalle ore 17.00.

 2. Sabato 6 ottobre primo sabato del mese. S.Messa per il Cuore Immacolato di Maria alle ore 8.00

- ore 16.00 inizia il catechismo.

S.Messa alle ore 17.30.

3.Domenica 7 ottobre Madonna del Rosario, supplica alla Madonna di Pompei dopo la Messa delle ore 9.00.

 4. Sabato 13 ottobre

Alle ore 15.00 presso la Colonia delle suore di Tegge festa di inizio dell’anno catechistico: Santa Messa con mandato alle catechiste. A seguire ci sarà un momento conviviale.

 

 

DA SABATO 6 OTTOBRE

 

PARROCCHIA

AGONIA DI N.S.G.C. - MONETA

 

Cambiano gli Orari delle S. Messe

 

Domenica ore 9.00 Moneta

ore 10.30 Stagnali

 

Sabato e prefestivi ore 17.30

 

Feriali: lunedì ore 8.00

martedì - venerdì ore 17.30

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Lunedì primo ottobre

* Inizia il mese del rosario e delle missioni.

* Ore 18.00: recita del rosario con le litanie.

* Riprendono le attività del Catechismo iniziando con gli incontri coi genitori.

 2) Giovedì 4 ottobre

* Primo giovedì del mese. Festa di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.

Ore 16.00: presso l’oasi san Francesco sulla panoramica, santa Messa e benedizione degli animali.

Ore 17.00 Adorazione solenne. Ore 18.00 rosario per le vocazioni, vespri; ore 19.00 S.Messa.

  3) Venerdì 5 ottobre

Primo venerdì del mese.

Ore 17.00 Adorazione alla chiesa del Bambino Gesù con S. Messa alle ore 18.00.

 4) Sabato 6 ottobre

Da questo sabato la S. Messa nella cappella dell’Ospedale sarà alle ore 17.00.

 

5) Domenica 7 ottobre

* Memoria della Beata Maria Vergine del Rosario.

* Riprende la S.Messa delle ore 11.00 animata dai bambini.

* Ore 12.00: supplica alla Madonna di Pompei.

 6) Sabato 13 ottobre

Alle ore 15.00 presso la Colonia delle suore di Tegge festa di inizio dell’anno catechistico: Santa Messa con mandato alle catechiste. A seguire ci sarà un momento conviviale.

 7) Domenica 14 ottobre

Ore 18.00 S.Messa presieduta dal Vescovo in occasione dell’insediamento di don Andrea Domanski.

 

 

DA DOMENICA 7 OTTOBRE

 

PARROCCHIA

SANTA MARIA MADDALENA

 

Cambiano gli orari delle S. Messe

 

Ore 8.00 Chiesa Bambino Gesù –

Due Strade

 

Ore 9.30 S. Maria Maddalena

Ore 11.00 S. Maria Maddalena

Ore 18.00 S. Maria Maddalena.

 

Ogni prima domenica del mese:

Ore 17.00 Sacra Famiglia (Padule).

 

Ogni secondo sabato del mese:

Ore 16.00 SS.Trinità.

 

 

 

M A G I S T E R O

 NELL’EMPIO, IL MALE CERCA SEMPRE DI ANNIENTARE IL BENE

GESU'-E-GLI-ULTIMIIl Libro della Sapienza ci parla del giusto perseguitato, di colui la cui sola presenza dà fastidio agli empi. L’empio viene descritto come quello che opprime il povero, non ha compassione della vedova né rispetta l’anziano (cfr 2,17-20). L’empio ha la pretesa di pensare che la sua forza è la norma della giustizia. Sottomettere i più fragili, usare la forza in una qualsiasi forma, imporre un modo di pensare, un’ideologia, un discorso dominante, usare la violenza o la repressione per piegare quanti semplicemente, con il loro quotidiano agire onesto, semplice, operoso e solidale, manifestano che un altro mondo, un’altra società è possibile. Nell’empio, il male cerca sempre di annientare il bene.

Come si legge nel Libro della Sapienza, il popolo ebreo passò attraverso oltraggi e tormenti.

Gesù nel Vangelo ci ricorda una tentazione sulla quale dovremo vigilare con attenzione: l’ansia di essere i primi, di primeggiare sugli altri, che può annidarsi in ogni cuore umano. Quante volte è accaduto che un popolo si creda superiore, con più diritti acquisiti, con maggiori privilegi da preservare o conquistare. Qual è il rimedio che propone Gesù quando appare tale pulsione nel nostro cuore e nella mentalità di una società o di un Paese? Farsi l’ultimo di tutti e il servo di tutti; stare là dove nessuno vuole andare, dove non arriva nulla, nella periferia più distante; e servire, creando spazi di incontro con gli ultimi, con gli scartati. Se il potere si decidesse per questo, se permettessimo al Vangelo di Cristo di giungere nel profondo della nostra vita, allora la globalizzazione della solidarietà sarebbe davvero una realtà. «Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci “a portare i pesi gli uni degli altri” (Gal 6,2)» .

Vi invito, mentre preghiamo l’Angelus, a chiedere a Maria che ci aiuti a piantare la croce del nostro servizio, della nostra dedizione lì dove hanno bisogno di noi, laddove abitano gli ultimi, dove si richiede la delicata attenzione agli esclusi, alle minoranze, per allontanare dai nostri ambienti e dalle nostre culture la possibilità di annientare l’altro, di emarginare, di continuare a scartare chi ci dà fastidio e disturba le nostre comodità.

Gesù mette al centro un piccolo, lo mette alla medesima distanza da tutti, perché tutti ci sentiamo provocati a dare una risposta.

(Viaggio Apostolico in Lituania,Lettonia ed Estonia - ANGELUS - Domenica 23/09/2018)

 

GESÙ NON SMETTE DI IMPLORARE: CHE TUTTI SIANO UNO

 Questa Cattedrale ci ospita perché lo Spirito Santo continui a tessere artigianalmente legami di comunione tra noi e, così, renda anche noi artigiani di unità tra la nostra gente, così che le nostre differenze non diventino divisioni. Lasciamo che lo Spirito Santo ci rivesta con le armi del dialogo, della comprensione, della ricerca del rispetto reciproco e della fraternità . La nostra fede non è destinata a stare nascosta, ma ad esser fatta conoscere e risuonare in diversi ambiti della società, perché tutti possano contemplare la sua bellezza ed essere illuminati dalla sua luce .

Padre, «che tutti siano una sola cosa, […] perché il mondo creda». Queste parole continuano a risuonare con forza in mezzo a noi, grazie a Dio. È Gesù che prima del suo sacrificio prega il Padre. È Gesù Cristo che, guardando in faccia la sua croce e la croce di tanti nostri fratelli, non cessa di implorare il Padre. È il mormorio costante di questa preghiera che traccia il sentiero e ci indica la via da seguire. Immersi nella sua preghiera, come credenti in Lui e nella sua Chiesa, desiderando la comunione di grazia che il Padre possiede da tutta l’eternità, troviamo lì l’unica strada possibile per ogni ecumenismo: nella croce della sofferenza di tanti giovani, anziani e bambini esposti spesso allo sfruttamento, al non senso, alla mancanza di opportunità e alla solitudine. Mentre guarda al Padre e a noi suoi fratelli, Gesù non smette di implorare: che tutti siano uno.

Dobbiamo smettere di guardare le ferite del passato ed ogni atteggiamento autoreferenziale per incentrarci sulla preghiera del Maestro. Alcuni possono arrivare a dire: sono tempi difficili, sono tempi complessi quelli che ci capita di vivere. Altri possono arrivare a pensare che, nelle nostre società, i cristiani hanno sempre meno margini di azione e di influenza a causa di innumerevoli fattori come ad esempio il secolarismo o le logiche individualiste. Questo non può portare a un atteggiamento di chiusura, di difesa e nemmeno di rassegnazione. Non possiamo fare a meno di riconoscere che certamente non sono tempi facili, specialmente per molti nostri fratelli che oggi vivono nella loro carne l’esilio e persino il martirio a causa della fede. Ma la loro testimonianza ci conduce a scoprire che il Signore continua a chiamarci e invitarci a vivere il Vangelo con gioia, gratitudine e radicalità. Il Signore ci darà la forza per fare di ogni tempo, di ogni momento, di ogni situazione un’opportunità di comunione e riconciliazione con il Padre e con i fratelli, specialmente con quelli che oggi sono considerati inferiori o materiale di scarto. L’unità a cui il Signore ci chiama è un’unità sempre in chiave missionaria, che ci chiede di uscire e raggiungere il cuore della nostra gente e delle culture, della società postmoderna in cui viviamo. Questa missione ecumenica riusciremo a realizzarla se ci lasceremo impregnare dallo Spirito di Cristo che è capace di «rompere gli schemi noiosi nei quali pretendiamo di imprigionarlo e ci sorprende con la sua costante creatività divina. Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale». Non cessi di risuonare ciò che permette al nostro cuore di continuare a sognare e a tendere alla vita piena a cui il Signore, tutti, ci chiama: essere suoi discepoli missionari in mezzo al mondo in cui viviamo. (Preghiera Ecumenica - DISCORSO nella Cattedrale evangelica luterana di Riga (Lettonia) - Lunedì, 24 settembre 2018) 

 

CATECHESI SUL VIAGGIO NEI PAESI BALTICI

 PAPA-PAESI-BALCANICI-2018Nei giorni scorsi ho compiuto un viaggio apostolico in Lituania, Lettonia ed Estonia, in occasione del centenario dell’indipendenza di questi Paesi detti Baltici. Cento anni che essi hanno vissuto per metà sotto il giogo delle occupazioni, quella nazista, prima, e quella sovietica, poi. Sono popoli che hanno molto sofferto, e per questo il Signore li ha guardati con predilezione. Sono sicuro di questo. La mia missione era annunciare a quei popoli la gioia del Vangelo e la rivoluzione della tenerezza, della misericordia, perché la libertà non basta a dare senso e pienezza alla vita senza l’amore, amore che sempre viene da Dio. Il Vangelo, che nel tempo della prova dà forza e anima la lotta per la liberazione, nel tempo della libertà è luce per il quotidiano cammino delle persone, delle famiglie, delle società ed è sale che dà sapore alla vita ordinaria e la preserva dalla corruzione della mediocrità e degli egoismi.

In Lituania i cattolici sono la maggioranza, mentre in Lettonia e in Estonia prevalgono i luterani e gli ortodossi, ma molti si sono allontanati dalla vita religiosa. Dunque la sfida è quella di rafforzare la comunione tra tutti i cristiani, già sviluppatasi durante il duro periodo della persecuzione.

Ho incoraggiato il dialogo tra la generazione degli anziani e quella dei giovani, perché il contatto con le “radici” possa continuare a fecondare il presente e il futuro. Ho esortato a coniugare sempre la libertà con la solidarietà e l’accoglienza, secondo la tradizione di quelle terre.

Ai giovani e agli anziani erano dedicati due incontri specifici: con i giovani a Vilnius, con gli anziani a Riga. Nella piazza di Vilnius, piena di ragazzi e ragazze, era palpabile il motto della visita in Lituania: «Gesù Cristo nostra speranza». Le testimonianze hanno manifestato la bellezza della preghiera e del canto, dove l’anima si apre a Dio; la gioia di servire gli altri, uscendo dai recinti dell’“io” per essere in cammino, capaci di rialzarsi dopo le cadute. Con gli anziani, in Lettonia, ho sottolineato lo stretto legame tra pazienza e speranza. Coloro che sono passati attraverso dure prove sono radici di un popolo, da custodire con la grazia di Dio, perché i nuovi germogli possano attingervi e fiorire e portare frutto. La sfida per chi invecchia è non indurirsi dentro, ma rimanere aperto e tenero di mente e di cuore; e questo è possibile con la “linfa” dello Spirito Santo, nella preghiera e nell’ascolto della Parola.

Anche con i sacerdoti, i consacrati e i seminaristi, incontrati in Lituania, è apparsa essenziale, per la speranza, la dimensione della costanza: essere centrati in Dio, fermamente radicati nel suo amore. Che grande testimonianza in questo hanno dato e danno ancora tanti preti, religiosi e religiose anziani! Hanno sofferto calunnie, prigioni, deportazioni…, ma sono rimasti saldi nella fede. Ho esortato a non dimenticare, a custodire la memoria dei martiri, per seguire i loro esempi. E a proposito di memoria, a Vilnius ho reso omaggio alle vittime del genocidio ebraico in Lituania, esattamente a 75 anni dalla chiusura del grande Ghetto, che fu anticamera della morte per decine di migliaia di ebrei. Nello stesso tempo ho visitato il Museo delle Occupazioni e delle Lotte per la Libertà: ho sostato in preghiera proprio nelle stanze dove venivano detenuti, torturati e uccisi gli oppositori del regime. Ne uccidevano più o meno quaranta per notte. È commovente vedere fino a che punto può arrivare la crudeltà umana. Pensiamo a questo.

Nelle tre celebrazioni Eucaristiche – a Kaunas, Lituania, ad Aglona, Lettonia, e a Tallinn, Estonia – il santo Popolo fedele di Dio in cammino in quelle terre ha rinnovato il suo “sì” a Cristo nostra speranza; lo ha rinnovato con Maria, che sempre si mostra Madre dei suoi figli, specialmente dei più sofferenti; lo ha rinnovato come popolo scelto, sacerdotale e santo, nel cui cuore Dio risveglia la grazia del Battesimo. Preghiamo per i nostri fratelli e sorelle della Lituania, della Lettonia, e dell’Estonia. Grazie! (Udienza Generale - Mercoledì 26/09/2018)

 
Copyright © 2018 parrocchia mariamaddalena. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.