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n° 36 Sabato  15 Settembre 2018

 

EDITORIALE

Natività di Maria

MARIA-BAMBINA-15092018La Chiesa celebra la festa dei santi il giorno in cui sono morti, cioè sono nati al cielo, alla vita vera ed eterna. Fa solo tre eccezioni: per la natività di Cristo, il 25 dicembre, la natività di Maria, l’8 settembre e la natività di Giovanni Battista, il 24 giugno.

 La natività di Cristo è entrata profondamente nel cuore del popolo cristiano, della sua cultura e delle sue tradizioni. Grazie anche a San Francesco. Ma anche la natività di Maria è molto sentita nella Chiesa. È una festa antichissima, già si celebrava a Gerusalemme nella basilica costruita dove la tradizione localizzava la casa dei genitori di Maria: Gioacchino ed Anna. La liturgia, che esprime la fede della Chiesa, canta la natività di Maria come speranza ed aurora di salvezza al mondo intero. Per questo era stata fissata l’8 settembre all’inizio dell’ antico anno solare, che cominciava in settembre. Ancora oggi, nel dialetto sardo, il mese di settembre è detto “Capidanni” dal latino caput anni cioè inizio dell’anno. La festa della Natività di Maria, detta anche festa di Maria Bambina, è molto sentita in Gallura. A Maria Bambina è dedicata la Basilica di Nostra Signora di Luogosanto proclamata patrona e regina della Gallura. La “festa manna”, giunta alla 790a edizione, vede tutt’oggi la partecipazione non solo dei Luogosantesi ma anche delle comunità della Gallura. Lo scorso 8 settembre erano rappresentati una quindicina di Comuni Galluresi. Dalla nostra comunità c’è stato un pellegrinaggio pochi giorni prima. A La Maddalena Maria Bambina è molto venerata. Lo era dagli arsenalotti che l’avevano scelta come patrona e tutti gli anni l’8 settembre organizzavano una bella festa. Anche la parrocchia di Moneta l’ha scelta come patrona, e la statua di bronzo opera di Bruschi, che era all’arsenale ora è venerata nel giardino dell’Oasi. Nella parrocchia di Santa Maria Maddalena durante la novena è stata esposto un bel simulacro di Maria Bambina dono delle suore di Milano che avevano ospitato per un periodo della malattia, la giovanissima Alessia Guccini. Cosa può dire oggi al popolo cristiano la festa di Maria Bambina? Prima di tutto insegna l’efficacia della preghiera: Gioacchino ed Anna che erano sterili, hanno pregato intensamente il Signore ed hanno avuto la grazia di una figlia, e che figlia. Un altro insegnamento è che Dio realizza il suo piano di salvezza con mezzi piccoli perché si manifesti maggiormente la sua grandezza. Inoltre in Maria Bambina la Chiesa contempla il Creatore dell’universo che ha costruito il suo tempio e la creatura che diventa dimora prescelta del Creatore e l’ha voluta santa e immacolata. Tutto questo insegna che il Signore, che nella comunione viene nel cristiano come in un tempio, ama essere accolto in una dimora santa, senza macchia di peccato.   

  D.D.

  Il nome di Maria

 Il 12 settembre, come prolungamento della Natività, si fa memoria del nome di Maria. Molte donne portano il nome di Maria; è il più diffuso nel mondo cristiano. San Bernardo, grande devoto della Beatissima Vergine, dice che il nome Maria significa “stella del mare”. Il raggio non diminuisce lo splendore della stella, così il Figlio non diminuisce l’integrità della Vergine Madre. Gesù è il raggio che illumina l’universo intero, il cui splendore rifulge nei cieli, penetra negli inferi, percorre le terre, favorisce lo sbocciare delle virtù e brucia i vizi. Scrive san Bernardo: non distogliere gli occhi dallo splendore della stella! Se si levano i venti delle tentazioni, se ti imbatti negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria. Se sei sballottato dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, della gelosia, guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira o l’amore al danaro o i piaceri illeciti scuotono la navicella del tuo cuore, guarda la stella, invoca Maria. Segui l’esempio della sua vita. Seguendo lei non devierai, pregando lei non ti scoraggerai, pensando a lei non sbaglierai; se lei ti tiene per mano non cadi, se lei ti protegge non temi, se lei ti fa da guida non ti affatichi, se lei ti è favorevole arrivi al porto. Cosi sperimenterai la potenza del nome della Vergine Maria. Auguri a tutte le Marie.                                      

    D.D.

 

 RAGGI DI SOLE

 LA VECCHIA SIGNORA SCORBUTICA

MANI-GIUNTE-15092018“Sul tavolino da notte di una vecchia signora ricoverata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata alla giovane infermiera del reparto.

«Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me? Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po' pazza, lo sguardo smarrito, che non è più completamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe. E non smette di perdere le scarpe e calze, che docile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia. È questo che vedi! Allora apri gli occhi. Non sono io. Ti dirò chi sono. Sono l'ultima di dieci figli con un padre e una madre. Fratelli e sorelle che si amavano. Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, sognante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent'anni. Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno. Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa. Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l'uno all'altra da vincoli che dureranno. Quarant'anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uomo veglia al mio fianco. Cinquant'anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi. Rieccomi con dei bambini, io e il mio diletto. Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro. E penso agli anni e all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia.

Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano.

E con l'età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra. Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo. Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto passati. E accetto l'implacabile realtà del mio tramonto.

Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica... Guarda meglio e mi vedrai»”.

Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrociamo, ogni giorno. Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze. Se imparassimo invece a intuire i sogni, i palpiti, gli affetti spesso così accuratamente nascosti dietro il sipario degli anni… Il nostro sguardo scioglierebbe tante ombre comunicando luce di speranza e di nuova aurora.

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 La giornata dell'anziano e dell'ammalato a Moneta.

MESSA-MALATI-MONETA-2018I festeggiamenti in preparazione alla festa di Maria Bambina compatrona della chiesa di Moneta sono iniziati già dal 30 agosto con la novena ad essa dedicata e in quel giorno il comitato delle feste patronali S. Maria Maddalena e Maria Bambina ha invitato il coro S. Gavino Martire di Monti per animare la messa ed eseguire poi un piccolo concerto.

Una bella rappresentanza del comitato era presente non solo in quel giorno ma per tutti i giorni della novena, partecipando attivamente.

L'ultimo giorno il 7 settembre si è celebrata come ogni anno la giornata dell'anziano e dell'ammalato con la Messa nel giardino dell'Oasi Serena, davanti alla Madonnina dell'arsenale e alla statua di Maria Bambina, messa celebrata da don Andrea Domanski e concelebrata da don Domenico Degortes mentre Padre Roberto Marciniak era disponibile per le confessioni. Alla messa, alla quale hanno partecipato molte persone, era presente la Confraternita del Getsemani il comitato, i volontari ospedalieri ed è stata resa gioiosa dalle voci del coro S. Giovanni Paolo e dalle musiche della banda S. Domenico Savio. Aiutati dal personale, hanno potuto partecipare tanti ospiti della comunità alloggio Padre Salvatore Vico, specialmente quelli che non possono camminare. Durante l'omelia don Domenico ha fatto presente che l'insegnamento che ci dà Gesù è di dare sollievo a chi soffre e un bell'esempio ce lo ha dato Maria, come diceva il Vangelo del giorno, quando "in fretta" si è recata a dare aiuto e sollievo all'anziana cugina Elisabetta. Durante la messa c'è stata una particolarità: per la prima volta in questa occasione è stato amministrato il Sacramento dell'Unzione degli infermi. Una volta si pensava fosse solo per i moribondi, ma così non è. Dato alle persone seriamente ammalate dà conforto e sollievo, un segno della bontà di Dio verso chi soffre. Al termine della messa le tante persone presenti hanno partecipato al rinfresco preparato sia dalle "signore dei dolci" della parrocchia, che dai volontari ospedalieri e dal comitato. Nelle giornate del 6 e 7 settembre si è anche svolto nei campetti dell'oratorio il torneo di calcetto con quattro squadre partecipanti: la Finanza, la Capitaneria di porto, Pratiche automobilistiche di Contini e l'oratorio S. Domenico Savio. Nel primo giorno ci sono state le partite di qualificazione, nel secondo si sono giocate le finali con correttezza e serenità. Ancora una volta si conferma l'integrazione tra la rappresentanza civile e quella militare. Sempre il giorno 7 nella piazza don Giuseppe Riva è stata organizzata dal comitato una serata di ballo liscio e di gruppo intitolata "Fisarmoniche di notte". I brani, magistralmente suonati dalle abili mani dei fisarmonicisti Andrea Loi e Lorenzo Satta, hanno coinvolto circa 150 persone a ballare con grande divertimento e allegria, facendo di questa festa una serata indimenticabile!   

        Maria Vitiello

 

8 Settembre: festa di Maria Bambina a Moneta.

MESSA-MARIA-BAMBINA-2018SL'8 Settembre, festa della natività di Maria rimarrà impressa negli annali della parrocchia per la sua straordinarietà. Alle ore 18 hanno fatto ingresso nella piazza Don Giuseppe Riva, la confraternita del Getzemani che portava la statua di Maria Bambina, il gruppo Folk "Santu Giuanne Battista" di Mara in provincia di Sassari, i sacerdoti e il comitato festeggiamenti, accompagnati dal canto del coro San Giovanni Paolo, "Tu sei l'Immacolata". La piazza era gremita di persone per partecipare alla messa solenne celebrata da don Andrea Domanski e concelebrata da Padre Roberto Marciniak ed era presente, oltre alla banda musicale S. Domenico Savio, una rappresentanza civile e militare. Avrebbe dovuto presiedere la celebrazione il Vescovo mons. Sebastiano Sanguinetti, ma non ha potuto farlo per poter presenziare al funerale del padre di don Paolo Pala e così anche don Domenico Degortes. La messa è stata animata dal coro e dalla banda musicale. Padre Roberto ha così iniziato l'omelia: "Siamo qui per celebrare solennemente la festa della Natività della Beata Vergine, Maria Bambina compatrona della chiesa di Moneta, festa molto sentita e celebrata in molti santuari della Sardegna". Ha proseguito poi ricordando le parole di Gesù "se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli: un bambino si fida, si lascia guidare e questo atteggiamento di fiducia noi lo troviamo incarnato in tutta la vita di Maria". Subito dopo è iniziata la processione aperta dalla confraternita, seguita dal gruppo Folk che, con i loro bei costumi hanno dato al corteo un tocco di originalità: un bel segno vedere che ognuno di loro aveva il rosario in mano. Seguiva la banda, il coro, i sacerdoti , il comitato che portava Maria Bambina e tantissimi fedeli. PROCESSIONE-MONETA-2018Le preghiere erano intervallate dai canti del coro, dalla musica della banda e dal fisarmonicista del gruppo Folk. Ritornati in chiesa per la benedizione, don Andrea ha esteso i ringraziamenti a tutti quelli che hanno partecipato e collaborato per la riuscita di questa festa. Subito dopo nella piazza abbiamo potuto apprezzare la Junior Band S. Domenico Savio, i ragazzi che si preparano al loro ingresso nell'organico degli adulti e che ci hanno dato un saggio della loro bravura. C'è stata poi l'esibizione del gruppo Folk, composto da giovani appassionati del balletto sardo che ci hanno regalato dei bei momenti, riscuotendo molti consensi. È stata poi servita la cena alla moltitudine di persone presenti: pensate, sono stati distribuiti più di 400 pasti! Non mancava certo Tonino Scanu che con il suo staff, ha preparato le sue famose e molto gradite frittelle. Dopo la cena un altro grande spettacolo ci aspettava: Stefano Signoroni e la sua super band! Egli è un cantante, compositore, musicista e intrattenitore molto bravo e conosciutissimo in TV. Ci sono stati grandi applausi e consensi per la loro bravura! Tra un brano e l'altro c'è stata l'estrazione dei 6050 biglietti venduti della lotteria e la premiazione del torneo di calcetto che è stato vinto dall'oratorio S.Domenico Savio capitanato da Nino Canu. Che dire: la serata è stata straordinaria, un vero successo ed è doveroso ringraziare il comitato festeggiamenti per l'impegno e il costante lavoro svolto in tutti gli eventi organizzati. Credo che abbiano raggiunto i migliori obiettivi che si erano proposti di fare e sono stati molto appezzati da tutti gli isolani!

Maria Vitiello 

 

■ Corso pre-matrimoniale dopo Natale.

Nei mesi di settembre e ottobre si celebrano diversi matrimoni. Ma tutti sappiamo che i matrimoni diminuiscono, sia quelli religiosi sia anche quelli civili. Purtroppo oggi vige la moda della convivenza che è segno di un amore che ha paura, che non si fida più di tanto, un amore minore. Le coppie cristiane pur confidando nel reciproco amore, chiedono al Signore che fortifichi il loro amore umano col suo amore divino. Esse confidano nella forza del sacramento del Matrimonio, presenza del Santo Spirito di amore nella loro vita di sposi. Si preparano coscienziosamente a ricevere il sacramento del Matrimonio partecipando al corso di preparazione. I sacerdoti di La Maddalena propongono un unico corso annuale di preparazione per le tre parrocchie da farsi subito dopo l’Epifania. Avrà la durata di due mesi, con un incontro una volta la settimana. Anche quelli che hanno programmato il matrimonio nell’autunno del 2019 sono pregati di frequentare il corso che si terrà dopo l’Epifania. Naturalmente il corso va seguito non solo con la testa ma anche col cuore esercitandosi alla frequentazione della Messa domenicale, fonte perenne dell’amore sempre nuovo. Dopo il Matrimonio in ogni Eucaristia, fonte dell’amore senza misura, gli sposi rinnovano la grazia del sacramento che hanno ricevuto. Saranno aiutati anche dalla Pastorale della famiglia promossa unitariamente dalle tre parrocchie cittadine.                               

   D.D.

 

Condoglianze ai familiari di Maria Luisa Chiocca ved.Gelasio e Anna Rosa Erminia Conti ved.Acciaro che sono tornate alla casa del Padre celeste.

 

M A G I S T E R O

 IL BENE VA COMPIUTO IN SILENZIO, SENZA CLAMORI

GESU-GUARISCE-SORDOMUTOIl Vangelo di questa domenica (cfr Mc 7,31-37) riferisce l’episodio della guarigione miracolosa di un sordomuto, operata da Gesù. Gli portarono un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.

Egli, invece, compie su di lui diversi gesti: prima di tutto lo condusse in disparte lontano dalla folla. In questa occasione, come in altre, Gesù agisce sempre con discrezione. Non vuole fare colpo sulla gente, Lui non è alla ricerca della popolarità o del successo, ma desidera soltanto fare del bene alle persone. Con questo atteggiamento, Egli ci insegna che il bene va compiuto senza clamori, senza ostentazione, senza “far suonare la tromba”. Va compiuto in silenzio.

Quando si trovò in disparte, Gesù mise le dita nelle orecchie del sordomuto e con la saliva gli toccò la lingua. Questo gesto rimanda all’Incarnazione. Il Figlio di Dio è un uomo inserito nella realtà umana: si è fatto uomo, pertanto può comprendere la condizione penosa di un altro uomo e interviene con un gesto nel quale è coinvolta la propria umanità. Al tempo stesso, Gesù vuol far capire che il miracolo avviene a motivo della sua unione con il Padre: per questo, alzò lo sguardo al cielo. Poi emise un sospiro e pronunciò la parola risolutiva: «Effatà», che significa “Apriti”. E subito l’uomo venne sanato: gli si aprirono gli orecchi, gli si sciolse la lingua. La guarigione fu per lui un’«apertura» agli altri e al mondo.

Questo racconto del Vangelo sottolinea l’esigenza di una duplice guarigione. Innanzitutto la guarigione dalla malattia e dalla sofferenza fisica, per restituire la salute del corpo; anche se questa finalità non è completamente raggiungibile nell’orizzonte terreno, nonostante tanti sforzi della scienza e della medicina. Ma c’è una seconda guarigione, forse più difficile, ed è la guarigione dalla paura. La guarigione dalla paura che ci spinge ad emarginare l’ammalato, ad emarginare il sofferente, il disabile. E ci sono molti modi di emarginare, anche con una pseudo pietà o con la rimozione del problema; si resta sordi e muti di fronte ai dolori delle persone segnate da malattie, angosce e difficoltà. Troppe volte l’ammalato e il sofferente diventano un problema, mentre dovrebbero essere occasione per manifestare la sollecitudine e la solidarietà di una società nei confronti dei più deboli.

Gesù ci ha svelato il segreto di un miracolo che possiamo ripetere anche noi, diventando protagonisti dell’«Effatà», di quella parola “Apriti” con la quale Egli ha ridato la parola e l’udito al sordomuto. Si tratta di aprirci alle necessità dei nostri fratelli sofferenti e bisognosi di aiuto, rifuggendo l’egoismo e la chiusura del cuore. È proprio il cuore, cioè il nucleo profondo della persona, che Gesù è venuto ad «aprire», a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri. Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, possa ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, traducendolo in gesti di generosità e di donazione di sé. Maria, Colei che si è totalmente «aperta» all’amore del Signore, ci ottenga di sperimentare ogni giorno, nella fede, il miracolo dell’«Effatà», per vivere in comunione con Dio e con i fratelli.

(Angelus - Domenica 09/09/2018)

 


LA VEDOVANZA È UN’ESPERIENZA PARTICOLARMENTE DIFFICILE

 Care amiche, alcuni mostrano di saper riversare le proprie energie con ancor più dedizione sui figli e i nipoti, trovando in questa espressione di amore una nuova missione educativa». Se questo è vero per la maggior parte di voi, la morte del vostro sposo vi ha portato anche a riconoscere una chiamata particolare del Signore e a rispondervi consacrandovi a Lui per amore e con amore. Insieme a voi rendo grazie a Dio per la fedeltà del suo amore che unisce ognuna di voi, al di là della morte, al suo sposo e che vi ha chiamate e consacrate per vivere oggi la sequela di Cristo in castità, obbedienza e povertà. Così, con la vostra consacrazione, voi attestate che è possibile, con la grazia di Dio e il sostegno e l’accompagnamento dei ministri e di altri membri della Chiesa, vivere i consigli evangelici esercitando le proprie responsabilità familiari, professionali e sociali.

La vostra consacrazione nella vedovanza è un dono che il Signore fa alla sua Chiesa per richiamare a tutti i battezzati che la forza del suo amore misericordioso è una strada di vita e di santità, che ci permette di superare le prove e di rinascere alla speranza e alla gioia del Vangelo. Vi invito pertanto a tenere il vostro sguardo fisso su Gesù Cristo e a coltivare il legame particolare che vi unisce a Lui. Perché è lì, nel cuore a cuore con il Signore, in ascolto della sua parola, che noi attingiamo il coraggio e la perseveranza di donarci corpo e anima per offrire il meglio di noi stessi attraverso la nostra consacrazione e i nostri impegni .

Possiate anche voi, mediante la vostra vita sacramentale, portare la testimonianza di questo amore di Dio che è per ogni uomo chiamata a riconoscere la bellezza e la felicità di essere amati da Lui. Unite a Gesù Cristo, siate lievito nella pasta di questo mondo, luce per quanti camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte. In questa prospettiva, vi incoraggio a vivere la vostra consacrazione nel quotidiano con semplicità e umiltà, invocando lo Spirito Santo perché vi aiuti a testimoniare, nell’ambito della Chiesa e del mondo, che «Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti» e che «chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo» .

Con questa speranza, vi affido al Signore e, per intercessione della Vergine Maria, vi impartisco la Benedizione Apostolica, che estendo a quante fanno parte della Fraternité Notre Dame de la Résurrection e della Communauté Anne la Prophetesse. E, per favore, pregate per me come io prego per voi. Grazie!

(Discorso ai partecipanti al convegno internazionale per le VEDOVE consacrate - Giovedì, 6 settembre 2018)

 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

Il giorno del riposo, profezia di liberazione

CATENE-SPEZZATE-15092018Nell’Esodo il motivo del riposo è la benedizione della creazione, nel Deuteronomio, invece, esso commemora la fine della schiavitù. In questo giorno lo schiavo si deve riposare come il padrone, per celebrare la memoria della Pasqua di liberazione.

Gli schiavi, infatti, per definizione non possono riposare. Ma esistono tanti tipi di schiavitù, sia esteriore che interiore. Ci sono le costrizioni esterne come le oppressioni, le vite sequestrate dalla violenza e da altri tipi di ingiustizia. Esistono poi le prigionie interiori, che sono, ad esempio, i blocchi psicologici, i complessi, i limiti caratteriali e altro. Esiste riposo in queste condizioni? Un uomo recluso o oppresso può restare comunque libero? E una persona tormentata da difficoltà interiori può essere libera? Ci sono persone segnate da grandi fragilità interiori che però conoscono il riposo della misericordia e lo sanno trasmettere. La misericordia di Dio ci libera. E quando tu ti incontri con la misericordia di Dio, hai una libertà interiore grande e sei anche capace di trasmetterla. Per questo è tanto importante aprirsi alla misericordia di Dio per non essere schiavi di noi stessi.

Che cos’è dunque la vera libertà? Consiste forse nella libertà di scelta? Certamente questa è una parte della libertà, e ci impegniamo perché sia assicurata ad ogni uomo e donna. Ma sappiamo bene che poter fare ciò che si desidera non basta per essere veramente liberi, e nemmeno felici. La vera libertà è molto di più.

Infatti, c’è una schiavitù che incatena più di una prigione, più di una crisi di panico, più di una imposizione di qualsiasi genere: è la schiavitù del proprio ego. Quella gente che tutta la giornata si specchia per vedere l’ego. E il proprio ego ha una statura più alta del proprio corpo. Sono schiavi dell’ego. L’ego può diventare un aguzzino che tortura l’uomo ovunque sia e gli procura la più profonda oppressione, quella che si chiama “peccato”, che non è banale violazione di un codice, ma fallimento dell’esistenza e condizione di schiavi .

L’ego, per esempio, pensiamo nelle passione umane: il goloso, il lussurioso, l’avaro, l’iracondo, l’invidioso, l’accidioso, il superbo – e così via - sono schiavi dei loro vizi, che li tiranneggiano e li tormentano. Non c’è tregua per il goloso, perché la gola è l’ipocrisia dello stomaco, che è pieno ma ci fa credere che è vuoto. Non c’è tregua per il goloso e il lussurioso che devono vivere di piacere; l’ansia del possesso distrugge l’avaro, sempre ammucchiano soldi, facendo male agli altri; il fuoco dell’ira e il tarlo dell’invidia rovinano le relazioni. Gli scrittori dicono che l’invidia fa venire giallo il corpo e l’anima, come quando una persona ha l’epatite: diventa gialla. Gli invidiosi hanno gialla l’anima, perché mai possono avere la freschezza della salute dell’anima. L’invidia distrugge. L’accidia che scansa ogni fatica rende incapaci di vivere; l’egocentrismo – quell’ego di cui parlavo - superbo scava un fosso fra sé e gli altri.

Cari fratelli e sorelle, chi è dunque il vero schiavo? Chi è colui che non conosce riposo? Chi non è capace di amare! E tutti questi vizi, questi peccati, questo egoismo ci allontanano dall’amore e ci fanno incapaci di amare. Siamo schiavi di noi stessi e non possiamo amare, perché l’amore è sempre verso gli altri.

Il terzo comandamento, che invita a celebrare nel riposo la liberazione, per noi cristiani è profezia del Signore Gesù, che spezza la schiavitù interiore del peccato per rendere l’uomo capace di amare. L’amore vero è la vera libertà: distacca dal possesso, ricostruisce le relazioni, sa accogliere e valorizzare il prossimo, trasforma in dono gioioso ogni fatica e rende capaci di comunione. L’amore rende liberi anche in carcere, anche se deboli e limitati.

Questa è la libertà che riceviamo dal nostro Redentore, il Signore nostro Gesù Cristo.

(Udienza Generale - Mercoledì 12/09/2018)

 
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