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n° 35 Sabato  8 Settembre 2018

 

EDITORIALE

 Giornata per la Custodia del Creato

GIORNATA-DEL-CREATO-2018Il primo settembre già da quattro anni si celebra la Giornata mondiale di Preghiera per la Custodia del Creato, indetta da Papa Francesco. Ma da tredici anni la Chiesa italiana si è associata alla Chiesa di Oriente che già celebrava il primo settembre la Giornata per la Salvaguardia del Creato, per iniziativa del patriarca ortodosso Bartolomeo I. Anche noi a La Maddalena ci siamo associati organizzando un pellegrinaggio all’isola di Santo Stefano lodando Dio per le meraviglie del creato. È una giornata di preghiera e di ringraziamento al Signore per il dono della casa comune e per tutti gli uomini di buona volontà che si impegnano a custodirla. Dobbiamo riconoscerlo, dice il Papa nel suo messaggio per la Giornata, non abbiamo saputo custodire il creato con responsabilità. È necessaria una alleanza tra l’umanità ed il creato a beneficio della presente e delle future generazioni. Richiama l’attenzione sulla questione dell’acqua, elemento tanto semplice e prezioso a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile. Eppure l’accesso all’acqua potabile è un diritto umano essenziale per la sopravvivenza e la salute delle persone. Prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente. Ogni privatizzazione del bene naturale dell’acqua è inaccettabile. Tocca anche la questione dei mari e degli oceani. Non possiamo permettere che i mari si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante. Preghiamo perché le acque non siano segno di separazione tra i popoli, ma di incontro per la comunità umana. Sia salvaguardato chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore. “Preghiamo, -conclude il messaggio- perché le giovani generazioni crescano nella conoscenza e nel rispetto della casa comune e col desiderio di prendersi cura del bene essenziale dell’acqua a vantaggio di tutti”.                         

              D.D.

  

RAGGI DI SOLE

 IL CAPITALE

 VISO-BAMBINA-08092018Un papà aveva passato la cera sulla carrozzeria dell'auto e ora la strofinava accuratamente per renderla splendente.

Il figlio undicenne lo aiutava, passando lo straccio sui paraurti. «Vedi, ragazzo mio», diceva il padre, «l'auto è un capitale della famiglia: dobbiamo dedicargli cure, attenzioni e tempo».

«Certo, papà». «Ecco, bravo!». Un momento di silenzio.

«Allora, io non sono un capitale della famiglia» mormorò piano il figlio. «Perché?». «Tu non hai mai tempo per me».

Qual è il tuo capitale familiare?

Che tempo dedichiamo ai nostri figli? Siamo generalmente super indaffarati, ma è tanto bello ogni tanto riservare un’oasi di sosta per “stare” con loro. Per ascoltarli, mostrando sincero interesse alle loro confidenze, anche se riguardano solo la partita di calcio o la cantante preferita… Per giocare con loro, spegnendo per un po’ Tv e smartphone. Per raccontar loro qualche bella storia. Magari una parabola del Vangelo. Per scambiarsi delle coccole e sussurrarsi a vicenda: «Ti voglio bene!».

Don Paolo Piras

 

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 ■ L'ultima gita - pellegrinaggio della stagione alle Isole.

 GITA-S.STEFANO-2018Anche se soffiava forte il vento di maestrale, sabato 1 settembre, il giovane comandante della barca "Il Paradiso" Matteo Canu ha sfidato i marosi con grande abilità conducendoci prima alla banchina di Palau, dove ci aspettavano un gruppetto di persone provenienti da Badesi mentre, provenienti da Olbia, c'erano gli ospiti della "casa del fanciullo" accompagnati da Rosa Demurtas e suor Angela Orunesu, che si sono uniti a noi maddalenini e turisti, e poi ci ha portati all'isola di S.Stefano. Eravamo accompagnati da Pier Luigi Aversano, suor Regina e don Domenico, il quale, appena sbarcati al porticciolo di Villamarina, ci ha dato delle informazioni sulla storia dell'isola. Nel 1956 alcuni studiosi individuarono in un riparo sotto la roccia circa 200 utensili di ossidiana, porfido, quarzo e selce: questo materiale fu datato attorno al IV millennio a. C. L'ossidiana, proveniente dal monte Arci in Sardegna, rappresentava nel neolitico uno dei beni di scambio più prezioso nel bacino del Mediterraneo. Durante questo pellegrinaggio c'è stata la possibilità di visitare le due fortificazioni: la torre Napoleonica e il forte S.Giorgio, che furono costruite per difendere la cala di Villamarina e l'altro versante. Tutto questo è molto interessante dal punto di vista storico. Salendo poi per un'impervia strada abbiamo potuto vedere da vicino la statua di Costanzo Ciano, il capo e gli altri pezzi restanti che non sono mai stati assemblati. La statua di granito, che composta avrebbe raggiunto i 13 metri, doveva essere trasportata nel porto di Livorno, invece è rimasta lì nella cava di S.Stefano.

Ma il momento centrale del pellegrinaggio è la S. Messa celebrata naturalmente da don Domenico in uno spiazzo sottostante ad un gruppo granitico molto particolare: infatti in questa scultura naturale appaiono due figure umane, una eretta e l'altra genuflessa con il capo chino e a giusto titolo è stata denominata "Il Santo e il penitente"! Don Domenico ha fatto presente che era la giornata per la custodia del creato, celebrata con la Chiesa Ortodossa e che siamo invitati a rispettare l'alleanza che Dio ha stabilito tra l'uomo e il creato, ancora di più per noi che viviamo tra queste meraviglie. Nel viaggio di ritorno poi, tra un'invitante pizza e una fetta di torta, abbiamo coinvolto tutti a cantare allegramente con grande divertimento.

Questo è stato l'ultimo pellegrinaggio della stagione e ne avremo sicuramente nostalgia: abbiamo vissuto la spiritualità nello stare insieme, abbiamo fatto nuove amicizie conosciuto qualche posto nuovo e siamo stati privilegiati nel poter godere appieno delle straordinarie bellezze del nostro mare e delle nostre isole.

Ringraziamo per questo don Domenico, Pier Luigi Aversano ideatori e organizzatori di questi pellegrinaggi, i presenti, i comandanti delle barche ed il loro equipaggio che con la loro premura e cortesia hanno contribuito a renderli molto speciali!                           

  Maria Vitiello

 

■ I pastori di Cascia alla festa del Redentore

PELLEGRINI-CASCIA-2018Si è svolta il 29 agosto a Nuoro sul monte Ortobene la festa del Cristo Redentore che si rinnova ogni anno dal 1900 con grande partecipazione di popolo e di folklore sardo.

 Il vescovo Mons. Mosè Marcia all’omelia della Messa solenne ha lanciato un appello all’unità e alla concordia. “La nostra è una società in crisi, crisi economica, sociale e politica che deriva dalla crisi spirituale e non riesce a trovare l’unità”.

Ha parlato del male di vivere delle nuove generazioni, il triste primato dell’abuso di alcool e l’attenzione che vien spesso a mancare nei confronti dei vecchi. ”Perché si vuole allontanare gli anziani illudendoli con la prospettiva di paradisi fiscali?” Chiaro riferimento alla proposta di un parlamentare. Alla festa era presente con una trentina di persone la delegazione di Cascia, che era venuta a La Maddalena ai primi di giugno con 150 persone. In occasione della festa del Redentore si è rinnovato il gesto di solidarietà della “paradura” donando una quarantina di agnelle nate dalle mille pecore inviate dai pastori sardi a quelli umbri dopo il terremoto. La delegazione umbra era guidata dal vice sindaco Gino Emili, a La Maddalena era venuto il Sindaco, era presente padre Bernardino, rettore del santuario di Cascia, ed è stato bello rivedersi con gli amici incontrati a La Maddalena, Emilio Garau, presidente della Protezione civile, Gigi Sanna degli Istentales e, dalla parrocchia di Santa Maria Maddalena, don Davide Mela.                                       

            D.D.

 

■ Don Andrea: Abbiamo molto da costruire insieme.

 

 


TRE-DON-08092018“Una tegola inaspettata per me. Ho accettato in spirito di obbedienza al vescovo e di fede. È una bella sfida!". Sono state queste le prime parole pronunciate di fronte al consiglio pastorale dal nuovo parroco, in pectore, di Santa Maria Maddalena don Andrea Domanski. Il passaggio di consegne avverrà tra un mesetto, nella prima decade di ottobre. La riunione svoltasi lo scorso 3 settembre era stata aperta da don Domenico Degortes, parroco uscente, il quale dopo aver letto e commentato un brano del Vangelo di Luca aveva affermato "di essere molto contento della scelta del nuovo parroco fatta dal vescovo. È all'isola da 14 anni, conosce le situazioni e le persone". Don Andrea ha espresso compiacimento per il fatto che don Domenico rimanga alla Maddalena, a collaborare con lui insieme a don Davide Mela e a don Paolo Piras. Don Andrea rimarrà per qualche tempo parroco di Moneta, fino a quando il vescovo non nominerà il suo successore, cosa prevista non prima del prossimo anno o forse di più. Ci saranno alcuni cambiamenti, ha detto, ed è un'opportunità per dimostrare che i componenti delle due parrocchie riescono a collaborare. Sarà necessaria la ricerca e la valorizzazione di ciò che unisce e quindi la buona volontà da parte di tutti. Le parrocchie rimangono divise e anche i vari gruppi che le compongono pur tuttavia alcune attività verranno svolte in maniera unitaria come ad esempio gli incontri di formazione per le catechiste, la pastorale per i giovani, la pastorale della famiglia eccetera. Poi un timore ma anche un ammonimento: si fatica tanto per costruire nelle parrocchie e poi bastano due colpi di lingua per abbattere quanto costruito con impegno e fatica. Un appello dunque alla "continenza" delle parole. Gli ha fatto eco la superiora dell'Istituto San Vincenzo: ci vuole spirito di fede e meno spirito di critiche; e ci vuole rispetto!. Don Andrea sarà parroco di Santa Maria Maddalena a tutti gli effetti e ne sarà il rappresentante legale. A lui faranno riferimento tutti gli altri sacerdoti e a lui dovranno fare riferimento i fedeli. Abbiamo molto da costruire insieme, ha detto don Andrea.                                      

Claudio Ronchi

 

Pellegrinaggio a Luogosanto

PELLEGRINI-LUOGOSANTO-2018Mercoledì 5 settembre 41 maddalenini, in occasione della festività di Maria Bambina, si sono recati a Luogosanto nel bellissimo Santuario che ospita la Regina di Gallura, tenera statua tanto amata in tutto il territorio che fa pensare alla santità del luogo (Locu Santu).

In attesa dell’inizio della solenne funzione pomeridiana, si sono visitate due località ben note e ricche di storia. Con profonda commozione siamo entrati nella caverna naturale, una grande roccia concava dove, la tradizione racconta, si rifugiavano dalle intemperie e nel riposo notturno i due eremiti francescani San Nicolò e San Trano che tanti devoti invocano in tutta la terra sarda, in particolare i galluresi.

Si meditava sulla santità e testimonianza dei due santi che portavano la voce del vangelo alla popolazione. Il magnifico complesso di rocce sovrastava il paese inondandolo della luce del meriggio come in un abbraccio benedicente.

Il secondo sito visitato detto di Santu Stevanu parlava di tempi lontani e documentati da reperti storici addirittura risalenti al Neolitico e successivamente soprattutto durante il Medioevo quando la centralità del territorio consentiva lo sviluppo di un villaggio che aveva come luogo di culto la chiesa di Santo Stefano. Dopo un periodo di potere bizantino si affermò nell’XI secolo uno sviluppo economico – amministrativo con la nascita di entità politiche nell’isola ripartita fra 4 giudicati. Il centro abitato di Santu Stevanu fu pertanto inglobato nel Giudicato di Gallura, appunto nel Nord Est della Sardegna, nel territorio della curatoria di Balaiana situato nella zona di Locu Santu, ricco di insediamenti.

CHIESA-LUOGOSANTO-08092018Nel XII secolo già si ergeva il castello noto come “Lu Palazzu di Baldu” complesso edilizio dalle mura poderose tuttora esistenti, si suppone residenza estiva del signore che gestiva il territorio come da documenti risalenti al censimento del 1358 redatto dai Catalani-Aragonesi. Si documentavano intensi scambi diplomatici e commerciali con le diverse sponde del Mediterraneo.

Infine la partecipazione alle funzioni religiose in onore della dolce e potente figura di Maria Bambina ha inondato il cuore di tenerezza e di affidamento alla Mamma del cielo che sempre protegge i suoi figli. Molto incisiva ed efficace l’omelia del nostro don Davide sul tema affidatogli, la lode nel Magnificat “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome”. Siamo stati invitati a fare anche nostra questa potente lode per le meraviglie che il Signore ha compiuto nella vita di ciascuno di noi. Il nostro pellegrinaggio è stato molto apprezzato anche dal caro parroco, don Serreri, dalle autorità e dai tanti cittadini che ci salutavano con molta simpatia, dedicando al termine delle funzioni un bel canto nella lingua dialettale rivolto alla dolce Regina di Gallura.  

                   Gianna Ferrero Mamberti

 

■ Don Davide a Lourdes con l’OFTAL.

Giovedì 6 è partito da Porto Torres il pellegrinaggio regionale dell’OFTAL, una delle associazioni che organizza i pellegrinaggi dei malati a Lourdes e in altri santuari. Sono circa 500 i partecipanti a questo pellegrinaggio, molti i malati con i rispettivi assistenti, medici, infermieri, barellieri e damine. È presieduto dal vescovo emerito di Ales Mons. Giovanni Dettori. I sacerdoti accompagnatori erano solo due e don Davide si è aggiunto a dare man forte. Al pellegrinaggio partecipa anche Angela Canu, damina dell’associazione e animatrice del gruppo OFTAL di La Maddalena che all’altro pellegrinaggio di luglio era presente con una quindicina di persone tra cui alcuni malati.    

   D.D.

 

■ Cristiani perseguitati: la testimonianza di don Karam.

Abbiamo resistito con la fede, la famiglia e la Chiesa. Le parole sono state pronunciate domenica scorsa in Santa Maria Maddalena da don Karam Najeeb Yousif Shamasha, sacerdote della diocesi caldea di Alqosh in Iraq rendendo testimonianza delle sofferenze subite dai cristiani e inferte loro dai musulmani dell'Isis. Per loro venivano imposte tre soluzioni: o la conversione all'Islam, o il pagamento di un tributo e la privazione dei loro beni oppure la deportazione o la morte. Chi è sopravvissuto, chi ha resistito è perché si è aggrappato a questi tre valori fondamentali: fede, famiglia e chiesa. Valori molto attenuati nel mondo occidentale. Don Karam fa parte di “Aiuto alla chiesa che soffre (ACS)” fondazione di diritto pontificio, fondata nel 1947 dal sacerdote olandese padre Werenfried van Straaten. Scopo di questa organizzazione è quello di soccorrere, in termini di assistenza morale ed economica, le chiese e i cristiani in quelle regioni del mondo dove per motivi economici o politici le libertà religiose non vengono garantite, là dove la Chiesa non può svolgere la propria missione evangelizzatrice e dove essere cristiani può significare discriminazione, persecuzione, morte. Durante l'omelia di domenica scorsa don Karam, ha raccontato della persecuzione dei cristiani in Iraq, della distruzione dei loro villaggi, in particolare nella Piana di Ninive (95mila le persone costrette alla fuga da Mosul). C’è un Progetto di ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive. Per questo e per altri progetti “Aiuto alla chiesa che soffre” chiede preghiere ma anche offerte. La testimonianza del sacerdote iracheno dovrebbe servire da stimolo per noi, cristiani dell'Occidente, a pacificamente schierarci contro il dilagare del virus delle persecuzioni anticristiane che purtroppo avvengono oltre che in Iraq e nel Medio Oriente anche in Africa, particolarmente nella parte centrale (basti pensare alle atrocità di Boko Haram in Nigeria) e in Pakistan. Ci sono paesi nei quali i cristiani vengono combattuti dai musulmani e dagli induisti ma anche dall'ateismo di Stato. E questo purtroppo avviene spesso nell'indifferenza delle cancellerie degli Stati occidentali e nel silenzio sostanziale dei mass media.

                                   Claudio Ronchi

 

■ Il Bollettino è gratuito ma non si rifiuta un sostegno

Il Bollettino interparrocchiale svolge un servizio prezioso nelle nostre comunità ecclesiali. Non solo riporta gli avvisi da ricordare portandoli a casa, ma anche le cose buone che il Signore opera all’interno delle comunità per mezzo dei suoi servi. Si riporta anche qualche cosa non buona perché non si ripeta e serva di lezione per migliorare. Si ricorda qualche fatto del passato perché la storia è maestra di vita. Si presenta una sintesi della catechesi del Papa sia nell’udienza del mercoledì sia dell’omelia nella Messa a Santa Marta. Inoltre si propone qualche riflessione su momenti forti della Chiesa diocesana e universale. Si stampano complessivamente circa 400 copie per le tre parrocchie. Lo stampiamo presso la tipografia Rossi perché il prezzo che ci ha fatto era pressappoco lo stesso che spendevamo acquistando noi al minuto carta e toner. Tutto questo ha un costo di circa 200 euro la settimana. Il Bollettino è gratuito, si può ritirare all’uscita di chiesa, anche all’entrata, purché non si legga durante la Messa. Naturalmente ha un costo, circa 40 centesimi a copia. Per questa ragione in chiesa si metterà un bussolotto per raccogliere offerte libere per il Bollettino. Rimane dunque gratuito ma non dispiace un’offerta libera di sostegno da parte di chi può.

D.D.

 

 ■ 1768 (250 anni fa): l’estate del parroco Mannu.

Chissà se il parroco Virgilio Mannu, tempiese, nell'estate del 1768 (di 250 anni fa), approfittando della sua presenza a La Magdalena e considerato il gran caldo che dovette anche allora fare, pensò bene di farsi qualche bagno a mare per trarne refrigerio … Pensando ai nostri attuali preti, quantomeno a quelli più giovani e a quelli che dal resto della Sardegna, dal Continente e dal resto del mondo giungono d'estate qui (e vi ritornano) ci sarebbe da ritenere di sì. In effetti all'epoca ciò non era usuale, tantomeno per un prete, per cui l'unico refrigerio per il nostro grondante sacerdote sarà stato solo da secchi d'acqua issati a braccia da uno dei pozzi scavati vicino al suo alloggio, che era nei pressi dell'attuale chiesetta della Trinita, allora in costruzione (i lavori erano iniziati a giugno). Il nostro parroco era giunto alla fine dell'anno precedente alla Maddalena inviato dal vescovo. Era un canonico della collegiata di Tempio, quindi una figura importante, e da lì ne chiedevano il ritorno. E dopo tanti mesi trascorsi nei disagi, in un’isoletta da frontiera, dove tutto era da costruire (anche la Chiesa come abbiamo visto) anche il buon Virgilio Mannu doveva sentire un po' di nostalgia non solo per i suoi affetti ma anche per gli agi che il suo rango gli assicurava, e per potersi di nuovo confrontare e per poter dialogare con persone, preti e laici, che non fossero solo pastori corsi e militari e marinai più o meno ignoranti. Da oltre un secolo a Tempio aveva sede un collegio dei padri Scolopi dove si insegnavano latino, filosofia, musica e teologia e dalla fine del 600 era stato aperto un monastero di cappuccine. Le famiglie nobiliari che vivevano nel centro della cittadina avevano costruito i bei palazzi giunti fino a noi e alcune strade erano già lastricate. Mentre a La Magdalena e Caprera si contavano poco più di 200 abitanti, ad Olbia-Terranova circa 400 a Tempio se ne contavano oltre 4.000. Il canonico Vigilio Mannu, celebrata per la prima volta la festa patronale di Santa Maria Maddalena e la festa dell'Assunta (il 15 agosto), sul finire dell'estate, anche in concomitanza con la vendemmia, lasciò per qualche tempo l'arcipelago e i suoi abitanti per trascorrere un breve periodo a Tempio.                                   

        Claudio Ronchi

 

Condoglianze ai familiari di Antonietta Pitturru ved. Bebbu e Anna Laura Morello che sono tornate alla casa del Padre celeste.

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 1) Venerdì 14 settembre

* Festa della Esaltazione della Santa Croce.

 2) Sabato 15 settembre

* Ore17.00: S.Messa alla Trinita.

 3) Dal 20 al 23 settembre

Triduo di San Pio da Pietrelcina.

Ore 18.00 Recita del S. Rosario meditato.

Ore 19.00 S.Messa.

Sabato 22 settembre alle ore 21.30 Adorazione Eucaristica

Domenica 23 Settembre Festa di San Pio da Pietrelcina.

Ore 18.00 Recita del S. Rosario meditato.

Ore 19.00 S.Messa solenne e processione.

 

MARIA BAMBINA

 Tu, Bambina,

Grazia salvifica

per tutti noi,

dal Cuore infinito

di Dio

sei discesa

sulla terra offuscata.

    Tu, incontaminato fiore,

    ad allietare vieni,

    col tuo soave profumo

     le sterili zolle abbandonate,

Con l'immacolato

tuo sorriso

di Bimba corredentrice

ci attiri,

piccolo Angelo sapiente,

sotto le tue ali potenti.

      Con le manine

      di setosa delicatezza

      accarezzi

      e ridai splendore

      ai fratellini tuoi

      sofferenti.

Tu, Bambina amorosa,

la sola capace

di riportare

la perduta gente

al tuo Dio,

Redentore

e nostro Signore,

 

Maddalena Migliore

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 Giorni Festivi

 Ore 7.30 Santa Maria Maddalena

Ore 8.30 Bambino Gesù (Due Strade).

  • ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 10.00 Santa Maria Maddalena.

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule).

Ore 18.00 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena.

 Sabato e Prefestivi

 Ore 17.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta.

Ore 18.30 Madonna Medaglia Miracolosa

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì, Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

M A G I S T E R O

 LA PAROLA DI DIO ACCOLTA BENE, CI LIBERA DALL’IPOCRISIA

 GESU'-PREDICA-08092018Nel brano di Mc 7,1-8.14-15.21-23, Gesù affronta un tema importante per tutti noi credenti: l’autenticità della nostra obbedienza alla Parola di Dio, contro ogni contaminazione mondana o formalismo legalistico. Gli scribi e i farisei rivolgono a Gesù un’obiezione, accusando i suoi discepoli di non seguire i precetti rituali secondo le tradizioni per colpire l’attendibilità e l’autorevolezza di Gesù come Maestro perché dicevano: “Ma questo maestro lascia che i discepoli non compiano le prescrizioni della tradizione”. Ma Gesù replica forte e replica dicendo: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”». Così dice Gesù. Parole chiare e forti! Ipocrita è, per così dire, uno degli aggettivi più forti che Gesù usa nel Vangelo e lo pronuncia rivolgendosi ai maestri della religione: dottori della legge, scribi… “Ipocrita”, dice Gesù.

Gesù infatti vuole scuotere gli scribi e i farisei dall’errore in cui sono caduti, e qual è questo errore? Quello di stravolgere la volontà di Dio, trascurando i suoi comandamenti per osservare le tradizioni umane. La reazione di Gesù è severa perché grande è la posta in gioco: si tratta della verità del rapporto tra l’uomo e Dio, dell’autenticità della vita religiosa. L’ipocrita è un bugiardo, non è autentico.

Anche oggi il Signore ci invita a fuggire il pericolo di dare più importanza alla forma che alla sostanza. Ci chiama a riconoscere, sempre di nuovo, quello che è il vero centro dell’esperienza di fede, cioè l’amore di Dio e l’amore del prossimo, purificandola dall’ipocrisia del legalismo e del ritualismo.

“Non lasciarsi contaminare da questo mondo” non vuol dire isolarsi e chiudersi alla realtà. No. Anche qui non dev’essere un atteggiamento esteriore ma interiore, di sostanza. Un uomo o una donna che vive nella vanità, nell’avarizia, nella superbia e nello stesso tempo crede e si fa vedere come religioso e addirittura arriva a condannare gli altri, è un ipocrita.

Facciamo un esame di coscienza per vedere come accogliamo la Parola di Dio. Alla domenica la ascoltiamo nella Messa. Se la ascoltiamo in modo distratto o superficiale, essa non ci servirà molto. Dobbiamo, invece, accogliere la Parola con mente e cuore aperti, come un terreno buono, in modo che sia assimilata e porti frutto nella vita concreta. Gesù dice che la Parola di Dio è come il grano, è un seme che deve crescere nelle opere concrete. Così la Parola stessa ci purifica il cuore e le azioni e il nostro rapporto con Dio e con gli altri viene liberato dall’ipocrisia. (Angelus - Domenica 02/09/2018)

 

ESAME DI COSCIENZA

 Fare tutte le sere l’«esame di coscienza» come una preghiera, per individuare se a muoverci nella giornata è stato lo spirito di Dio o lo spirito del mondo, è un esercizio decisivo nel nostro combattimento spirituale che ci porta a capire il cuore e il senso di Cristo. Il cuore dell’uomo è come un campo di battaglia dove si affrontano di continuo lo spirito di Dio, che ci porta alle opere buone, alla carità, alla fraternità, e lo spirito del mondo che invece ci porta verso la vanità, l’orgoglio, la sufficienza, il chiacchiericcio.

Nella prima lettura della prima lettera ai Corinzi (2, 10-16) — l’apostolo Paolo insegna ai Corinzi la strada per avere il pensiero di Cristo, il sentimento di Cristo, per avere quell’atteggiamento che era quello di Cristo. E la strada è quella del lasciare fare in noi lo Spirito Santo ricevuto. San Paolo infatti scrive che voi tutti, noi tutti abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio.

È lo Spirito Santo che ti porta avanti nella vita e ti porta a quello scopo di conoscere Gesù, di avere gli stessi sentimenti di Gesù. In realtà, noi possiamo studiare tanto, studiare la Bibbia, studiare storia, studiare teologia, ma quella non è la strada per arrivare ai sentimenti di Gesù: aiuta, aiuta tanto, ma la strada vera è lasciarsi portare avanti dallo Spirito Santo. Ed è proprio lo Spirito Santo che ci porta avanti al cuore di Gesù, a capire chi è Gesù, come attua Gesù, cosa vuole Gesù, qual è la volontà di Gesù. A capire il cuore di Gesù. La questione è: come possiamo andare?. San Paolo afferma che l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito. Dunque, abbiamo bisogno dello Spirito Santo per questo cammino cristiano. L’apostolo spiega anche che noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio.

Il nostro cuore, diceva un santo, è come un “campo di battaglia, un campo di guerra dove questi due spiriti lottano” e chiamava questo il “combattimento spirituale”. Nella vita cristiana si deve combattere per lasciare spazio allo spirito di Dio e cacciare via — come Gesù ha cacciato questo demonio — lo spirito del mondo.

Prima di andare a letto, domandiamoci: «Ma quale spirito ho io oggi seguito? Lo spirito di Dio o lo spirito del mondo?». Questo si chiama fare l’esame di coscienza. Come mi sono difeso dalle tentazioni concrete?. Si devono individuare le tentazioni. E questo si fa come preghiera, prima di andare a letto, oggi: quali sentimenti ho avuto. Individuare qual è lo spirito che mi ha spinto a quel sentimento, mi ha ispirato quel sentimento: è lo spirito del mondo o lo spirito di Dio?.

In realtà, è molto semplice: abbiamo questo gran dono, che è lo spirito di Dio, ma siamo fragili, siamo peccatori e abbiamo anche la tentazione dello spirito del mondo. E in questo combattimento spirituale, in questa guerra dello spirito, bisogna essere vincitori come Gesù, ma è necessario sapere quale strada si percorre. Proprio per questo è tanto utile l’esame di coscienza, alla sera rivedere la giornata e dire: “sì, oggi sono stato tentato qui, ho vinto qui, lo Spirito Santo mi ha dato questa ispirazione”. Si tratta di conoscere cosa succede nel cuore. E per questo è importante capire cosa è successo oggi nel mio cuore. Il Signore ci insegni a fare sempre, tutti i giorni, l’esame di coscienza».

(Meditazione mattutina nella cappella della domus Sanctae Marthae - Martedì, 4 settembre 2018)

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI:

Il giorno del riposo

ESODO-2018 Il viaggio attraverso il Decalogo ci porta oggi al comandamento sul giorno del riposo. Sembra un comando facile da compiere, ma è un’impressione errata. Riposarsi davvero non è semplice, perché c’è riposo falso e riposo vero. Come possiamo riconoscerli? Le parole del Decalogo cercano e trovano il cuore del problema, gettando una luce diversa su cosa sia il riposo. Il comando ha un elemento peculiare: fornisce una motivazione. Il riposo nel nome del Signore ha un preciso motivo: «Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato» (Es 20,11).

Questo rimanda alla fine della creazione, quando Dio dice: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco era cosa molto buona» (Gen 1,31). E allora inizia il giorno del riposo, che è la gioia di Dio per quanto ha creato. È il giorno della contemplazione e della benedizione. Che cos’è dunque il riposo secondo questo comandamento? È il momento della contemplazione, è il momento della lode, non dell’evasione. È il tempo per guardare la realtà e dire: com’è bella la vita! Al riposo come fuga dalla realtà, il Decalogo oppone il riposo come benedizione della realtà. Per noi cristiani, il centro del giorno del Signore, la domenica, è l’Eucaristia, che significa “rendimento di grazie”. È il giorno per dire a Dio: grazie Signore della vita, della tua misericordia, di tutti i tuoi doni. La domenica non è il giorno per cancellare gli altri giorni ma per ricordarli, benedirli e fare pace con la vita. Quanta gente che ha tanta possibilità di divertirsi, e non vive in pace con la vita! La domenica è la giornata per fare pace con la vita, dicendo: la vita è preziosa; non è facile, a volte è dolorosa, ma è preziosa. Essere introdotti nel riposo autentico è un’opera di Dio in noi, ma richiede di allontanarsi dalla maledizione e dal suo fascino. Piegare il cuore all’infelicità, infatti, sottolineando motivi di scontento è facilissimo. La benedizione e la gioia implicano un’apertura al bene che è un movimento adulto del cuore. Il bene è amorevole e non si impone mai. Va scelto.

La pace si sceglie, non si può imporre e non si trova per caso. Allontanandosi dalle pieghe amare del suo cuore, l’uomo ha bisogno di fare pace con ciò da cui fugge. È necessario riconciliarsi con la propria storia, con i fatti che non si accettano, con le parti difficili della propria esistenza. Io vi domando: ognuno di voi si è riconciliato con la propria storia? La vera pace, infatti, non è cambiare la propria storia ma accoglierla, valorizzarla, così com’è andata. Quante volte abbiamo incontrato cristiani malati che ci hanno consolato con una serenità che non si trova nei gaudenti e negli edonisti! E abbiamo visto persone umili e povere gioire di piccole grazie con una felicità che sapeva di eternità. Dice il Signore nel Deuteronomio: «Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione. Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza». Questa scelta è il “fiat” della Vergine Maria, è un’apertura allo Spirito Santo che ci mette sulle orme di Cristo, Colui che si consegna al Padre nel momento più drammatico e imbocca così la via che porta alla risurrezione.

Quando diventa bella la vita? Quando si inizia a pensare bene di essa, qualunque sia la nostra storia. Quando si fa strada il dono di un dubbio: quello che tutto sia grazia, e quel santo pensiero sgretola il muro interiore dell’insoddisfazione inaugurando il riposo autentico. La vita diventa bella quando si apre il cuore alla Provvidenza e si scopre vero quello che dice il Salmo: «Solo in Dio riposa l’anima mia» (62,2).

(Udienza Generale - Mercoledì 05/09/2018)

 
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