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n° 33 Sabato  25 Agosto 2018

 

EDITORIALE

 MAI PIÙ ABUSI SUI PICCOLI

 Con un gesto particolarmente significativo, Papa Francesco ha scritto nei giorni scorsi una lettera a tutto il popolo di Dio, per denunciare le responsabilità e i ritardi della Chiesa nell’affrontare i casi di violenze sui minori, compiuti da sacerdoti e persone consacrate. La lettera giunge dopo la pubblicazione di un documento, nello stato della Pennsylvania negli Stati Uniti, che riporta l’esperienza di almeno mille persone vittime di abusi sessuali in un arco di circa settanta anni. I sacerdoti accusati sono circa 300. Il documento ha scosso l’opinione pubblica americana e non solo. La lettera del Papa a tutta la Chiesa giunge dopo la lettera di papa Benedetto XVI alla Chiesa d’Irlanda e dopo le dimissioni della Conferenza Episcopale Cilena, alcuni mesi fa, ugualmente per casi di abusi su minori da parte del clero. È davvero una pagina triste e vergognosa della storia della Chiesa, un frutto avvelenato del nostro tempo e della nostra società che in un sacerdote è ancora più grave. La Chiesa deve riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate e anche da tutti coloro, specialmente vescovi, che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili. Chiediamo perdono per i peccati propri ed altrui. Le ferite delle vittime non vanno mai prescritte. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli. Guardando al passato non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Non sarà mai poco ciò che si fa per evitare che tali casi non solo non si ripetano ma non trovino spazi per essere coperti e perpetuarsi. Le ferite delle vittime non spariscono mai e ci obbligano a condannare con forza queste atrocità come pure a concentrare gli sforzi per sradicare questa cultura di morte. Non basta prendere coscienza dell’accaduto. Diceva san Paolo: “Se un membro soffre tutte le membra soffrono insieme”. Oggi siamo interpellati come popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito. Contro la cultura dell’abuso serve l’impegno di tutta la comunità. Per questo scopo saranno di aiuto la preghiera e la penitenza. Invito quel santo popolo fedele all’esercizio penitenziale della preghiera e del digiuno secondo il comando del Signore”. Questa specie di demoni non si scaccia se non con la preghiera ed il digiuno” (Mt 17,21). Che il digiuno e la preghiera aprano le nostro orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani, dei disabili. Digiuno che ci procuri fame e sete di giustizia, che ci scuota e ci porti a impegnarci nella verità e nella carità con tutti gli uomini di buona volontà, contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza. Anche in Italia serve più prevenzione in tutte le diocesi sulla formazione di sacerdoti, animatori, allenatori che sono a contatto con bambini, adolescenti e persone vulnerabili.                              

     D.D.

 

RAGGI DI SOLE

LA SCELTA

LA-SCELTA-24082018Si racconta che in un passato assai remoto esistesse un re semi-barbaro che amministrava la giustizia in modo allo stesso tempo spettacolare e bizzarro. Per punire i crimini particolarmente gravi aveva concepito una singolare ordalia. L'accusato veniva condotto, in un certo giorno, nell'arena di un circo, sulle cui gradinate si affollava il popolo riunito. Davanti a lui vi erano due porte: dietro una di esse, vi era una tigre affamata, la più feroce che si fosse riusciti a trovare per l'occasione; dietro l'altra, si trovava invece una bella fanciulla, seducente e verginale. Solo il re sapeva chi fosse in attesa dietro ciascuna porta. Il reo era costretto a scegliere immediatamente fra le due porte. In entrambi i casi, la sua sorte era segnata: se compariva la fiera, moriva dilaniato in pochi secondi; se usciva la dama, doveva sposarla seduta stante e con grandi festeggiamenti, con il monarca in persona come testimone delle nozze, annullando qualunque matrimonio o impegno eventualmente contratto in precedenza. Una volta si presentò il caso di un criminale accusato di un delitto molto grave: povero plebeo, aveva avuto l'ardire di corteggiare in segreto l'unica figlia del re, la quale aveva corrisposto appassionatamente, seppure di nascosto, il suo amore. Per il suo giudizio nella fatidica arena, quel barbaro re cercò accuratamente la tigre più vorace, ma scelse anche la più deliziosa delle fanciulle come alternativa. Sconvolta, la principessa innamorata si vide lacerata da una doppia angoscia: da un lato, vedere quel corpo amato e accarezzato fatto

a pezzi dagli artigli della bestia, dall'altro assistere al matrimonio del proprio innamorato con una bella ragazza, alle cui attrattive ella sapeva bene che il giovane colpevole non era del tutto indifferente. Con astuzia di donna e arroganza di principessa, riuscì a sapere quale fosse la porta che, nell'arena, corrispondeva a ognuno degli indesiderati destini. Solo, al centro del circo, il giovane sembrava confuso, incalzato dalle aspettative della moltitudine. Anch'egli conosceva l'intimo dilemma dell'amata e dall'arena le lanciò uno sguardo supplichevole: «Solo tu puoi salvarmi!». Con un gesto discreto, ma inequivocabile, la principessa indicò la porta di destra. E il condannato la scelse senza esitare. Chi uscì dalla porta aperta ... la dama o la tigre?

Secondo me, se la principessa era davvero innamorata, dalla porta uscì…la dama.

Sono convinto infatti che una persona “profondamente innamorata” vuole e opera il bene della persona amata, senza lasciarsi condizionare dall’istinto di possesso o dall’emozione del momento. Chi ama sinceramente non cerca di appropriarsi della persona amata come di un oggetto da trattenere per se’ gelosamente, ma si dona ad essa liberamente per la sua felicità.

Don Paolo Piras

 

I FATTI DELLA SETTIMANA

 Il presidente Mattarella nella chiesa di Moneta.

MATTARELLA-24082018-aSe per la chiesa di S. Maria Maddalena vedere partecipare il presidente della repubblica alla messa domenicale è stato un onore ed un piacere, potete immaginare quale gioia ed emozione abbiamo provato noi di Moneta sabato 18 agosto nel vederlo entrare nella nostra chiesa per partecipare alla messa prefestiva! Veramente una grande e gradita sorpresa vedere lui che, insieme alla sua famiglia, ha partecipato alla celebrazione e, come ha detto don Andrea Domanski, in maniera semplice e composta. Mai ci saremmo aspettati che, in quella giornata, dopo essersi recato a Genova e partecipato, credo con molta angoscia e vicinanza alle vittime della tragedia, lui volesse comunque partecipare alla messa domenicale e in una chiesa di periferia!

Posso dire che, vederlo entrare così stanco e provato, ha procurato una profonda emozione non solo a noi fedeli, ma anche al parroco che di certo non si aspettava di vedere una persona così di riguardo, partecipare alla messa come un semplice parrocchiano dopo una giornata così intensa.MATTARELLA-24082018-b Molto bella la sua riflessione sul Vangelo di Giovanni su Gesù pane di vita, ma egli ha anche espresso il suo pensiero sulla sconvolgente tragedia di Genova dove, ha detto, sarebbe potuto andare anche peggio se il viadotto fosse caduto sui palazzi sottostanti, ma che sicuramente Dio, che viene sempre in nostro aiuto, ha mandato i suoi angeli a sorreggerlo, per evitare la perdita di altre preziose vite umane! Al termine della celebrazione don Andrea ha ringraziato il presidente da parte sua e della comunità, grato per l'onore che egli ha voluto concederci e così i presenti hanno potuto salutarlo con una stretta di mano come un amico e porgergli un sincero ringraziamento per questa sua inaspettata e straordinaria visita! Un avvenimento davvero speciale per la nostra parrocchia e rimarrà nei nostri ricordi più cari! Grazie signor presidente!

                                 Maria Vitiello

 

   ■ Al Bambino Gesù una nuova casula mariana.

Il giorno dell’Assunta, nella chiesa del Bambino Gesù alle Due Strade il sacerdote ha indossato una nuova casula mariana. Mancava ed allora un benefattore ha provveduto. Per l’occasione il sacerdote ha ricordato che siamo in attesa del permesso della Soprintendenza, tramite l’Ufficio Diocesano Beni Culturali per verificare se i dipinti sul fronte della chiesa del Bambino Gesù valga la pena metterli in evidenza e restaurarli oppure no. Nel precedente restauro dell’abside si era fatto un sondaggio ed sono apparsi i segni dei dipinti confermati dalle antiche fotografie della chiesa.

 

■ Il 39° Meeting di Comunione e Liberazione.

DON-GIUSSANI-24082018A Rimini si sta svolgendo in questi giorni l’annuale meeting (convegno) di Comunione e Liberazione, un movimento ecclesiale, fondato dal sacerdote milanese don Giussani. che, dagli anni ‘70 agli anni ’80, veniva in vacanza a La Maddalena con i suoi collaboratori ed era ospite di Terrosu al villaggio Piras. In quel periodo il Movimento di Comunione e Liberazione sorse anche a La Maddalena. Il meeting di quest’anno si interroga sulla felicità in uno dei momenti più difficili della vita del Paese, dal punto di vista politico, economico e della stessa coesione sociale. Questo il tema: “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice”. Papa Francesco inviando il suo messaggio ha evocato il ’68 di mezzo secolo fa, ricordando che nessuna rivoluzione soddisfa il cuore dell’uomo. Solo Dio che ci ha fatti con un desiderio infinito, lo può riempire della sua presenza infinita; bisogna liberarsi dalla schiavitù dei falsi infiniti che promettono felicità senza poterla assicurare. Anche il Presidente Sergio Mattarella, probabilmente quando era ancora a La Maddalena, ha mandato un messaggio invitando a connettere la ricerca di felicità della persone col desiderio di costruire una storia migliore per sé e per gli altri. È intervenuto Luciano Violante rimarcando la differenza tra l’espressione “essere italiani” e quella oggi molto comune “Prima gli italiani”. La paura del diverso trascura la vera identità italiana fatta di integrazioni fra popoli e culture diverse. Si è parlato di Giobbe testimonial della felicità. Il piagato, lo sventurato, diventa il privilegiato che ricorda a tutti la nudità della condizione umana e insieme l’intensa familiarità con Dio. Si è parlato della educazione alla sessualità e alla affettività componenti importanti della felicità, come anche di astrofisica alla ricerca di vita e di senso nelle profondità del cosmo.

 

■ Convegno nazionale dell’Ordo virginum

Si sta svolgendo in questi giorni nella diocesi di Treviso con la partecipazione di circa 200 consacrate, il trentesimo convegno nazionale dell’Ordo virginum. Nel convegno approfondiscono alcuni temi dell’esortazione di papa Francesco “Evangelii gaudium” come: “La gioia del Vangelo abita, educa e trasforma il cuore” e “Evangelizzare arricchisce la mente ed il cuore, apre orizzonti spirituali, rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito. L’Ordine delle vergini è una recente forma di vita consacrata, riconosciuta dalla Chiesa, con la quale delle donne, pur vivendo nel mondo e non indossando alcun abito religioso, si impegnano a seguire Cristo più da vicino, professando pubblicamente i tre consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza nella mani del Vescovo diocesano, dedicandosi al servizio della chiesa parrocchiale e diocesana. Questo carisma va diffondendosi in tante Chiese particolari.

 

 

■Incontro mondiale delle famiglie a Dublino.

È iniziato da pochi giorni il 9° incontro mondiale delle famiglie. Un grande evento ecclesiale ed una preziosa occasione per approfondire l’esortazione apostolica “Amoris laetitia” di papa Francesco che sabato 25 sarà presente all’incontro. Nella capitale irlandese il mondo si mette in ascolto delle famiglie tra storie di gioie, di ferite e di rinascite. Nel corso dell’incontro si è detto di promuovere e sostenere la famiglia, che vuol dire costruire adulti equilibrati nelle relazioni e negli affetti. Più famiglia, significa anche meno situazioni contrarie al bene della società e della Chiesa. La famiglia è la prima e più potente medicina contro una delle peggiori malattie dell’uomo contemporaneo, la solitudine. Ma anche la famiglia se rimane sola rischia di generare una ulteriore solitudine. “Non è bene che la famiglia sia sola” potremo dire parafrasando la sapienza biblica. Famiglie in rete, così si vince la solitudine. Nell’associarsi c’è una ricchezza ed anche più forza per farsi sentire dalle istituzioni. Si è parlato dei senza tetto, persone sole, senza famiglia, senza affetti, senza casa. Non si tratta di filantropia ma di giustizia, di restituire una prospettiva umana in una società che si è persa nel magma del profitto. Si è riflettuto sulla crisi di coppia; troppi coniugi si perdono nel bosco della provvisorietà, delle illusioni, della superficialità perché nessuno ha spiegato loro quale è il percorso più opportuno per il matrimonio cristiano. Ma quando lo imparano, spesso dopo sofferenze che lasciano cicatrici profonde, capiscono che la vera felicità è quella di resistere, di non perdere di vista il proprio progetto di vita a due, di perseverare anche in mezzo alle difficoltà. Si è anche detto di non giudicare una persona per il suo diverso orientamento sessuale. Una persona è molto, molto di più del proprio orientamento sessuale. Non è mancato un approfondimento del rapporto tra famiglia, cucina, cibo e preparazione dei pasti dal momento che la cucina è il luogo della casa in cui si trascorre più tempo.

 

Concerto live di Suor Cristina. I

SUOR-CRISTINA-2018Martedì 28 agosto alle ore 22:00 in Piazza Umberto I, nel 250° anniversario della Parrocchia di Santa Maria Maddalena, il Sindaco e l’Amministrazione Comunale hanno invitato la cantante Suor Cristina Scuccia. La religiosa ha vinto nel 2014 l’edizione del talent show The Voice of Italy nella squadra capitanata dal rapper J-Ax. La vocalist di eccezionale talento, in tour per l’Italia con i brani tratti dal suo ultimo lavoro “Felice”, ha totalizzato milioni di visualizzazioni sui social oltre ad aver ottenuto un enorme successo all’estero. Il Parroco ed i Parrocchiani compiaciuti ringraziano

 

 

■ Chiude il mercatino di beneficenza.

FRANCO-E-CATERINA-2-018Molte sono le persone, locali e turisti, che tutte le estati visitano il mercatino dell’usato allestito nella biblioteca parrocchiale da Franco e Caterina di Milano. Franco è del mestiere, è un artista, uno scultore, ha partecipato a importanti esposizioni. Essi portano sempre cose di buon gusto, mobiletti d’epoca, quadri, sopramobili, oggettistica varia a cui si aggiungono oggetti donati dai parrocchiani.

 

Vengono a La Maddalena dal 2006, tutti gli anni, e con il mercatino si son fatti un bel gruppo di amici e di estimatori. È un mercatino di beneficenza perché tolte le spese, col ricavato danno un sostegno ad iniziative della parrocchia secondo le urgenze, casa suor Nicòli, oratorio o altro. Questa estate hanno esposto dal 23 luglio al 23 agosto. Le cose sono andate discretamente, sebbene come tutti, abbiano risentito del calo di presenze rispetto allo scorso anno. Li ringraziamo per l’aiuto, la simpatia e l’amicizia. Essi sono animatori a Milano del gruppo delle Cellule, presente anche a La Maddalena. Se Dio vuole, arrivederci al prossimo anno.  

 

Il ritorno a casa.

Quanto è difficile il ritorno a casa dopo aver trascorso le vacanze a La Maddalena! Ritrovarsi la mattina i palazzoni davanti, mentre si apre la finestra, invece, dell'isola di Caprera, è una specie di shock.

Eppure, a parte la nostalgia, grazie a questo periodo di riposo nel corpo e nello spirito, nel cuore c'è una luce nuova, una speranza fortificata da una fede che si è ravvivata con le edificanti esperienze spirituali vissute insieme ai parrocchiani, conosciuti ormai da anni, ma anche con persone incontrate per una sola volta. Mi piace ricordare tra i tanti momenti, l'iniziativa della "Notte delle luci" che si è tenuta il 9 Agosto dalle 21.30 in poi dove appunto ho conosciuto tanti nuovi turisti in vacanza, ma anche gente del luogo. L'incontro è stato ideato dal Rinnovamento nello Spirito, grazie alla sua responsabile Gianna Mamberti e ad Angelo, un fratello maddalenino, ma residente ad Imperia. È stata chiamata così perché ogni visitatore che entrava in chiesa era invitato a prendere un lumino, come simbolo della fede e di portarlo sull'altare davanti al Santissimo Sacramento, inchinandosi per adorarLo, dopo aver attinto un foglietto da un cesto dove era riportata la Parola del Signore con un messaggio personale per ognuno. Molte, veramente, sono state le persone adulte, ma anche giovani e bambini che si sono fermate a meditare e a pregare per le loro intenzioni, scrivendole anche per poi depositarle davanti a Gesù con la speranza nel cuore di essere esauditi. Noi sorelle, insieme ai nostri fratelli del Rinnovamento, li abbiamo tutti accolti con amore e li abbiamo accompagnati in questo percorso, pregando insieme a loro con devozione. Gianna ha guidato attraverso canti e preghiere ispirate l'adorazione eucaristica alla quale ha partecipato anche Don Giustino, un sacerdote della Guinea francese, ospite della Parrocchia; mentre Don Domenico era disponibile per le confessioni e attento a benedire intere famigliole desiderose anche di una parola di conforto. Ancora ricordo i volti di ognuno di loro, alcuni con gli occhi fissi su Gesù, implorandoLo; altri hanno dato sfogo al dolore piangendo, tutti, veramente, desiderosi di incontrare Gesù nel loro cuore. Qualcuno, invece, entrato per la prima volta in una chiesa, ci guardava incredulo e poi meravigliato mentre gli parlavamo di un Dio Padre che ha a cuore la vita di ogni suo figlio, pronto ad amarlo nonostante tutto e a perdonarlo. Mentre li accompagnavamo all'uscita, la gioia che traspariva dai loro occhi, unita ad un grazie, ci riempiva il cuore. Ma il grazie più grande era per te Gesù che ci hai guidato con il tuo Spirito e per tua madre Maria, Donna dell'accoglienza e Madre dell'Unità, per averci preso per mano, invitandoci ad abbracciare i nostri fratelli di qualunque nazionalità, entrati in chiesa durante questa notte speciale di preghiera, facendoci sentire uniti in un cuore solo, pronti per percorrere un tratto di strada insieme, lodando e ringraziando suo figlio Gesù, unico nostro bene e vero compagno di viaggio verso una meta comune, il Regno dei cieli.

Maria Giovanna Cilla

 

■ Alcool e giovani: lo sballo del sabato crea dipendenza.

Gli esperti hanno analizzato il comportamento di 2.700 giovani di età compresa tra i 13 e i 20 anni. L’80% beve anche se la legge lo vieta. Un errore considerarla ragazzata. Le “abbuffate alcooliche di chi beve diversi bicchieri in rapida successione per stordirsi e ubriacarsi, possono portare a sviluppare una vera dipendenza, soprattutto tra i più giovani. Lo ha dimostrato uno studio effettuato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È a rischio la salute di 800 mila minorenni in tutta Italia. Un messaggio di pericolo per educatori e genitori che sono chiamati a non sottovalutare eventuali segnali. I giovani non temono i rischi per la salute, gli incidenti, le malattie ma l’esclusione da parte del loro gruppo sociale. Su questo bisogna lavorare.

 

Condoglianze ai familiari di Luigia Marini nota Gina che è tornata alla casa del Padre celeste.

 

 

Avvisi

Parrocchia Agonia di N.S.G.C. –Moneta

 

1. Sabato e domenica 25 e 26 agosto sarà presente per una testimonianza e raccolta delle offerte un sacerdote dell’Aiuto alla Chiesa che soffre.

 2. Sabato 26 agosto – ultima S. Messa nella cappella Stella Maris del Villaggio Piras.

 3. Giovedì 30 agosto – inizio della Novena in preparazione alla festa della Natività della B. V. Maria. La Novena sarà legata alla S. Messa delle 18.30.

- S. Messa per don Giuseppe Riva nel 22° anniversario della sua morte. La Messa sarà animata dal Coro di Monti che dopo la celebrazione eseguirà il concerto.

 4. Sabato 1 settembre – primo sabato del mese, la S. Messa in onore del Cuore Immacolato di Maria alle ore 8.00.

 5. Venerdì 7 settembre – Giornata del Malato e dell’Anziano. S. Messa nel giardino dell’Oasi Serena alle ore 17.30, a seguire un rinfresco.

 6. Sabato 8 settembre – festa della Natività della B. V. Maria. S. Messa presieduta da Mons. Sebastiano Sanguinetti in piazza don G. Riva alle ore 18.00, la processione e la solenne benedizione. A seguire la cena e intrattenimento musicale preparato dal Comitato delle feste patronali festeggiamenti 250°.

 

 

Avvisi

Parrocchia Santa Maria Maddalena

 

1) Martedì 28 agosto

* Pellegrinaggio all’isola di Spargi. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano (tel.3491534378) o in sacrestia.

*Alle ore 22:00 in Piazza Umberto I concerto di suor Cristina Scuccia.

 2) Sabato 1 settembre

* Giornata per la custodia del creato.

* Pellegrinaggio all’isola di santo Stefano. Per le iscrizioni rivolgersi a Pier Luigi Aversano (tel.3491534378) o in sacrestia.

 3) Domenica 3 settembre

* Giornata di aiuto alla Chiesa che soffre.

 4) Dal 24 settembre al 6 ottobre pellegrinaggio a Lourdes, Fatima e Santiago de Compostela.

Per informazioni rivolgersi a Paolo Provenzano (tel.3403596991).

 

 

 

Orari delle Messe

nelle Chiese dell’Isola

 

Giorni Festivi

 

Ore 7.30 Santa Maria Maddalena

Ore 8.30 Bambino Gesù (Due Strade).

  • ore 9.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 10.00 Santa Maria Maddalena.

Ore 18.00 Sacra Famiglia (Padule).

Ore 19.00 Santa Maria Maddalena.

Ore 19.00 Madonna della Pace - Stagnali

Ore 21.00 Santa Maria Maddalena.

 

Sabato e Prefestivi

 

Ore 17.30 Cappella Ospedale Civile

Ore 18.00 Agonia di N.S.G.C. - Moneta.

Ore 18.30 Madonna Medaglia Miracolosa

Ore 19.00 Cappella Stella Maris Villaggio Piras (per i mesi di luglio e agosto).

Ore 19.00 S. Maria Maddalena

 

Giorni Feriali

 

Ore 8.00 lunedì Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 08.30 S. Maria Maddalena

Ore 18.30 da martedì a venerdì, Agonia di N.S.G.C. - Moneta

Ore 19.00 S. Maria Maddalena.

 

M A G I S T E R O

 RICEVERE LA COMUNIONE, È RICEVERE CRISTO VIVO

 ULTIMA-CENA-24082018Il brano evangelico di questa domenica (cfr Gv 6,51-58) ci introduce nella seconda parte del discorso che fece Gesù nella sinagoga di Cafarnao, dopo aver sfamato una grande folla con cinque pani e due pesci: la moltiplicazione dei pani. Egli si presenta come «il pane vivo disceso dal cielo», il pane che dà la vita eterna, e aggiunge: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Questo passaggio è decisivo, e infatti provoca la reazione degli ascoltatori, che si mettono a discutere tra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Quando il segno del pane condiviso porta al suo significato vero, cioè il dono di sé fino al sacrificio, emerge l’incomprensione, emerge addirittura il rifiuto di Colui che poco prima si voleva portare in trionfo. Ricordiamoci che Gesù ha dovuto nascondersi perché volevamo farlo re. Gesù prosegue: «Se non mangiate la carne del figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». Qui insieme alla carne compare anche il sangue. Carne e sangue nel linguaggio biblico esprimono l’umanità concreta. La gente e gli stessi discepoli intuiscono che Gesù li invita ad entrare in comunione con Lui, a “mangiare” Lui, la sua umanità, per condividere con Lui il dono della vita per il mondo. Altro che trionfi e miraggi di successo! È proprio il sacrificio di Gesù che dona se stesso per noi.

Questo pane di vita, sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo, viene a noi donato gratuitamente nella mensa dell’Eucaristia. Attorno all’altare troviamo ciò che ci sfama e ci disseta spiritualmente oggi e per l’eternità. Ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa, in un certo senso, anticipiamo il cielo sulla terra, perché dal cibo eucaristico, il Corpo e il Sangue di Gesù, impariamo cos’è la vita eterna. Essa è vivere per il Signore: «colui che mangia me vivrà per me», dice il Signore. L’Eucaristia ci plasma perché non viviamo solo per noi stessi, ma per il Signore e per i fratelli. La felicità e l’eternità della vita dipendono dalla nostra capacità di rendere fecondo l’amore evangelico che riceviamo nell’Eucaristia.

Gesù, come a quel tempo, anche oggi ripete a ciascuno di noi: «Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita». Fratelli e sorelle, non si tratta di un cibo materiale, ma di un pane vivo e vivificante, che comunica la vita stessa di Dio. Quando facciamo la comunione riceviamo la vita stessa di Dio. Per avere questa vita è necessario nutrirsi del Vangelo e dell’amore dei fratelli. Dinanzi all’invito di Gesù a nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue, potremmo avvertire la necessità di discutere e di resistere, come hanno fatto gli ascoltatori di cui ha parlato il Vangelo di oggi. Questo avviene quando facciamo fatica a modellare la nostra esistenza su quella di Gesù, ad agire secondo i suoi criteri e non secondo i criteri del mondo. Nutrendoci di questo cibo possiamo entrare in piena sintonia con Cristo, con i suoi sentimenti, con i suoi comportamenti. Questo è tanto importate: andare a Messa e comunicarsi, perché ricevere la comunione è ricevere questo Cristo vivo, che ci trasforma dentro e ci prepara per il cielo.

La Vergine Maria sostenga il nostro proposito di fare comunione con Gesù Cristo, nutrendoci della sua Eucaristia, per diventare a nostra volta pane spezzato per i fratelli.

(Angelus - Domenica 12/08/2018)

 

 

LA NATURA STESSA DEL CRISTIANESIMO CONSISTE NEL RICONOSCERE LA PRESENZA DI GESÙ E SEGUIRLO

 

SECONDO-COMANDAMENTO-2018…omissis…Esaminiamo alcuni sintomi che emergono dalla situazione attuale dell’Occidente. Si torna ad erigere muri, invece di costruire ponti. Si tende ad essere chiusi, invece che aperti all’altro diverso da noi. Cresce l’indifferenza, piuttosto che il desiderio di prendere iniziativa per un cambiamento. Prevale un senso di paura sulla fiducia nel futuro. E ci domandiamo se in questo mezzo secolo il mondo sia diventato più abitabile.

Il cristiano non può rinunciare a sognare che il mondo cambi in meglio. È ragionevole sognarlo, perché alla radice di questa certezza c’è la convinzione profonda che Cristo è l’inizio del mondo nuovo. La sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo. Dove sembra che tutto sia morto, da ogni parte tornano ad apparire i germogli della risurrezione. È una forza senza uguali. Nel mezzo dell’oscurità comincia sempre a sbocciare qualcosa di nuovo. Nessuno sforzo, nessuna rivoluzione può soddisfare il cuore dell’uomo. Solo Dio, che ci ha fatti con un desiderio infinito, lo può riempire della sua presenza infinita; per questo si è fatto uomo: affinché gli uomini possano incontrare Colui che salva e compie il desiderio di giorni felici. La natura stessa del cristianesimo consiste nel riconoscere la presenza di Gesù e seguirlo. L’evangelista Giovanni ci ha raccontato, con forza icastica, l’impatto che la persona di Gesù produsse nei primi due discepoli, Giovanni e Andrea, che lo incontrarono. Tutto comincia con la domanda: “Che cercate?”. Alla quale fece seguito l’invito a vivere un’esperienza: “Venite e vedrete”. Questa narrazione rimarrà nella storia come sintesi unica del metodo cristiano.

Auguro che il Meeting di quest’anno sia occasione per approfondire o per accogliere l’invito del Signore Gesù: «Venite e vedrete». È questa la forza che, mentre libera l’uomo dalla schiavitù dei “falsi infiniti”, che promettono felicità senza poterla assicurare, lo rende protagonista nuovo sulla scena del mondo, chiamato a fare della storia il luogo dell’incontro dei figli di Dio col loro Padre e dei fratelli tra loro.

(Messaggio in occasione del XXXIX Meeting a Rimini per l’amicizia dei popoli - 19 agosto 2018)

 

 

CATECHESI SUI COMANDAMENTI: RISPETTARE IL NOME DEL SIGNORE.

 

Oggi affrontiamo il comandamento «Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio» (Es 20,7). Giustamente leggiamo questa Parola come l’invito a non offendere il nome di Dio ed evitare di usarlo inopportunamente. Questo chiaro significato ci prepara ad approfondire di più queste preziose parole, di non usare il nome di Dio invano, inopportunamente.

Ascoltiamole meglio. La versione «Non pronuncerai» traduce un’espressione che significa letteralmente, in ebraico come in greco, «non prenderai su di te, non ti farai carico».

L’espressione «invano» è più chiara e vuol dire: «a vuoto, vanamente». Fa riferimento a un involucro vuoto, a una forma priva di contenuto. È la caratteristica dell’ipocrisia, del formalismo e della menzogna, dell’usare le parole o usare il nome di Dio, ma vuoto, senza verità.

Il nome nella Bibbia è la verità intima delle cose e soprattutto delle persone. Il nome rappresenta spesso la missione. E conoscere veramente il nome di Dio porta alla trasformazione della propria vita: dal momento in cui Mosè conosce il nome di Dio la sua storia cambia .

Il nome di Dio, nei riti ebraici, viene proclamato solennemente nel Giorno del Grande Perdono, e il popolo viene perdonato perché per mezzo del nome si viene a contatto con la vita stessa di Dio che è misericordia.

Allora “prendere su di sé il nome di Dio” vuol dire assumere su di noi la sua realtà, entrare in una relazione forte, in una relazione stretta con Lui. Per noi cristiani, questo comandamento è il richiamo a ricordarci che siamo battezzati «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo», come affermiamo ogni volta che facciamo su noi stessi il segno della croce, per vivere le nostre azioni quotidiane in comunione sentita e reale con Dio, cioè nel suo amore. E su questo, di fare il segno della croce, io vorrei ribadire un’altra volta: insegnate ai bambini a fare il segno della croce. Insegnate loro a fare il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il primo atto di fede di un bambino.

Ci si può domandare: è possibile prendere su di sé il nome di Dio in maniera ipocrita, come una formalità, a vuoto? La risposta è purtroppo positiva: sì, è possibile. Si può vivere una relazione falsa con Dio. Gesù lo diceva di quei dottori della legge; loro facevano delle cose, ma non facevano quello che Dio voleva. Parlavano di Dio, ma non facevano la volontà di Dio. E il consiglio che dà Gesù è: “Fate quello che dicono, ma non quello che fanno”. Si può vivere una relazione falsa con Dio, come quella gente. E questa Parola del Decalogo è proprio l’invito a un rapporto con Dio che non sia falso, senza ipocrisie, a una relazione in cui ci affidiamo a Lui con tutto quello che siamo. In fondo, fino al giorno in cui non rischiamo l’esistenza con il Signore, toccando con mano che in Lui si trova la vita, facciamo solo teorie. Questo è il cristianesimo che tocca i cuori. Perché i santi sono così capaci di toccare i cuori? Perché i santi non solo parlano, muovono! Ci si muove il cuore quando una persona santa ci parla, ci dice le cose. E sono capaci, perché nei santi vediamo quello che il nostro cuore profondamente desidera: autenticità, relazioni vere, radicalità. E questo si vede anche in quei “santi della porta accanto” che sono, ad esempio, i tanti genitori che danno ai figli l’esempio di una vita coerente, semplice, onesta e generosa.

Se si moltiplicano i cristiani che prendono su di sé il nome di Dio senza falsità – praticando così la prima domanda del Padre Nostro, «sia santificato il tuo nome» – l’annuncio della Chiesa viene più ascoltato e risulta più credibile. Se la nostra vita concreta manifesta il nome di Dio, si vede quanto è bello il Battesimo e che grande dono è l’Eucaristia!, quale sublime unione ci sia fra il nostro corpo e il Corpo di Cristo: Cristo in noi e noi in Lui! Uniti! Questa non è ipocrisia, questa è verità. Questo non è parlare o pregare come un pappagallo, questo è pregare con il cuore, amare il Signore.

Dalla croce chiunque può invocare il santo nome del Signore, che è Amore fedele e misericordioso, in qualunque situazione si trovi. Dio non dirà mai di “no” a un cuore che lo invoca sinceramente. E torniamo ai compiti da fare a casa: insegnare ai bambini a fare il segno della croce ben fatto.

(Udienza Generale - Mercoledì 22/08/2018)

 
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